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Piacenza. Ultimati i restauri della tomba romana rinvenuta nel 1998 durante i lavori del Polichirugico e oggi in un vano interrato dell’ospedale, ora fruibile

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La tomba romana conservata negli interrati dell’ospedale “Guglielmo da Saliceto” a Piacenza (foto sabap pr-pc)

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Il ritrovamento della tomba romana nel 1998 durante la costruzione del Polichirurgico a Piacenza (foto sabap pr-pc)

Presentati i lavori di restauro della tomba romana conservata all’interno di uno dei vani interrati dell’ospedale “Guglielmo da Saliceto”. Il restauro, appena terminato, è stato realizzato con fondi ministeriali sotto la direzione scientifica e tecnica della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza e con il sostegno dell’Azienda Usl di Piacenza, che ospita il monumento. I lavori edili e di valorizzazione e restauro sono stati condotti dall’impresa Pizzasegola Dioscoride e dalla restauratrice Alessandra D’Elia su progettazione dell’architetto Daniele Silva.

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La musealizzazione della tomba romana ni vani interrati dell’ospedale di Piacenza (foto sabap pr-pc)

La tomba, rinvenuta nel 1998, durante la costruzione del Polichirurgico, necessitava da tempo di un intervento di restauro e valorizzazione che consentisse di renderla fruibile. Nel maggio del 2021 è stata inaugurata la nuova sezione archeologica romana dei Musei civici di Piacenza a Palazzo Farnese, dove il letto in osso decorato rinvenuto all’interno della tomba ha trovato la sua definitiva sistemazione. L’intervento conservativo sulla tomba completa quindi l’opera di restituzione alla pubblica fruizione di questo rinvenimento e del relativo contesto archeologico.

Santa Maria Capua Vetere (Ce). Un’intera giornata dedicata a promuovere la candidatura della “Via Appia Regina Viarum” a patrimonio dell’Umanità: laboratorio per bambini, visite guidate, presentazione della “Mappia”, e mostra “I Segni del Paesaggio: l’Appia e Capua”

firenze_TourismA-2022_Appia-candidatura-Unesco_locandinaUn’intera giornata dedicata all’Appia per promuovere la candidatura della “Via Appia Regina Viarum” per l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco: appuntamento a Santa Maria Capua Vetere martedì 23 maggio 2023 con tre eventi proposti dal Segretariato generale del ministero della Cultura e il Comune di Santa Maria Capua Vetere, in collaborazione con la Panini Disney e l’artista Roberto Paci Dalò. Parteciperanno all’evento Marta Ragozzino, direttore regionale Musei Campania; Angela Maria Ferroni e Laura Acampora, segretariato generale MiC (Servizio II – Ufficio UNESCO); Gennaro Leva, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento; Antonio Mirra, sindaco di Santa Maria Capua Vetere; Stefania Gigli, Giuseppe Ceraudo, Alfonso Santoriello, componenti del Comitato scientifico per la candidatura della “Via Appia. Regina Viarum”; e Roberto Paci Dalò, autore di “Mappia”.

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L’anfiteatro romano a Santa Maria Capua Vetere (foto drm-campania)

Si comincia alle 10, con il laboratorio “Topolino e la Via della Storia”, in sala consiliare del Comune di Santa Maria Capua Vetere, tenuto da artisti della Panini Disney, il disegnatore Marco Palazzi e lo sceneggiatore Francesco Artibani. Il laboratorio è rivolto alle classi della scuola primaria dell’istituto comprensivo Alessio Simmaco Mazzocchi – Plesso di Sant’Erasmo, già impegnati in attività didattiche con il museo Archeologico dell’antica Capua nel progetto “Horticultura. I bambini coltivano il museo, spazi verdi educativi nei siti MIC”. Dopo il laboratorio i bambini raggiungeranno l’Anfiteatro campano nei pressi dell’antica Via Appia, dove saranno accompagnati in visita dall’archeologa Ilaria Barca de “Le Nuvole”, che illustrerà il monumento e racconterà i suoi legami con la storia della Regina Viarum. Tutti i visitatori potranno, invece, partecipare alle visite guidate a cura del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’università della Campania “L. Vanvitelli”.

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La “Mappia” opera dell’artista e cartografo Roberto Paci Dalò al museo Archeologico dell’antica Capua (foto drm-campania)

Nel pomeriggio la giornata dedicata alla scoperta della Via Appia continua, alle 16, al museo Archeologico dell’antica Capua, con l’esposizione dell’opera d’arte “Mappia” dell’artista e cartografo Roberto Paci Dalò. Nell’opera, una mappa lunga oltre 9 metri in formato di leporello, ispirata alla Tabula Peutingeriana, copia medievale di un’antica “carta stradale” romana, appaiono stilizzati i tracciati dell’Appia Claudia e della Traiana, associati a una serie di luoghi, architetture, accadimenti storici e artistici raffigurati tramite il disegno. L’artista ha unito, così, le pratiche dello scriba e del miniaturista medievale, in un viaggio lungo la Via Appia che mette in evidenza i momenti salienti e i personaggi apparsi nell’arco di ventitré secoli fino ai giorni nostri, mostrando tutta la vitalità e la straordinarietà della Regina Viarum. L’opera accompagna la candidatura, fortemente voluta dal ministero della Cultura, della Via Appia nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, insieme a un documentario realizzato appositamente dalla RAI, che sarà mostrato in anteprima al Museo archeologico dell’antica Capua nelle sue versioni in italiano e in inglese.

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Le sale del museo Archeologico dell’antica Capua (foto drm-campania)

Al termine della presentazione sarà possibile visitare la mostra “I Segni del Paesaggio: l’Appia e Capua”, organizzata nell’ambito del progetto “I Segni del Paesaggio: la via Appia e i Castelli della Campania”, POC Campania – Programma di Azione e Coesione – Piano Operativo Complementare 2014-2020”. La mostra, che si avvale della collaborazione della Regione Campania, del dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’università della Campania “L. Vanvitelli” e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, oltre che di esperti del settore, illustra il percorso dell’Appia nella città romana di Capua, legandolo agli altri luoghi della cultura della Campania attraversati dalla consolare, con un progetto di musealizzazione dinamico, sotto il segno dell’Appia, definita “Regina Viarum” dal poeta latino Publio Papinio Stazio. Un segno forte e ancora incisivo, filo conduttore di un percorso per ri-conoscere il territorio campano come museo diffuso e il sistema dei musei come via privilegiata.

Belgrado. Alla XXIII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Paese ospite la Grecia, l’Italia è presente con quattro film portati dall’IIC di Belgrado grazie alla collaborazione del RAM film festival

belgrado_istituto-italiano-cultura_XXIII-rassegna-cinema-archeologico_locandinaDal 22 al 27 maggio 2022, il museo nazionale di Belgrado ospita nell’atrio la XXII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Belgrado, organizzata dal museo nazionale di Belgrado in collaborazione con principali istituzioni culturali serbe e internazionali attive nella capitale serba. La Rassegna offre agli esperti del settore e al vasto pubblico di appassionati la possibilità di conoscere le produzioni più recenti nel settore dell’archeologia e delle discipline affini. L’ospite d’onore della rassegna di quest’anno è la Repubblica di Grecia – la Fondazione ellenica per la cultura, i cui film “Il ritorno dei perduti” e “Dodici decenni di scoperte” aprono la rassegna di quest’anno. Il coro della Fondazione ellenica per la cultura “Helenofonia”, diretto da Nefeli Papoutsaki, si esibirà alla cerimonia di apertura della fiera. Il programma di quest’anno comprende 22 film provenienti da 6 Paesi: Grecia (2), Italia (4), Spagna (3), Russia (2), Iran (2) e Serbia (9). L’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado, uno dei principali promotori della Rassegna fin dalla prima edizione, presenta quattro documentari italiani, messi a disposizione dell’IIC Belgrado dai loro autori grazie alla preziosa collaborazione del RAM film festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: “L’oro di Venezia” (Italia, 2022), regia di Nicola Pittarello; “La frequentazione dell’orso” (Italia, 2022), regia di Federico Betta; “Il sapore della terra” (Italia, 2022), regia di Giulio Filippo Giunti; “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” (Italia, 2021), regia di Francesco Bocchieri.

Il primo film italiano in concorso a Belgrado è “L’oro di Venezia” (Italia 2022, 52’) di Nicola Pittarello, lunedì 22 maggio 2023. Il film-documentario, prodotto da SD Cinematografica, racconta il rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti. È soprattutto la necessità di rifornirsi di legname a spingere la Serenissima, nel Cinquecento e nel Seicento, ad espandersi nell’entroterra. Ed è la grande sfida con l’Impero Ottomano per la supremazia sul Mediterraneo ad alimentare questa necessità. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia poteva infatti trovare il legno migliore, la materia prima essenziale per costruire le navi da guerra di cui aveva bisogno in vista di uno scontro decisivo con i Turchi, che avverrà nel 1571 nella famosissima Battaglia di Lepanto. Per preservare i suoi preziosi boschi, Venezia mette in atto una serie di pratiche di buona gestione del territorio, dando anche il via ad un profondo cambiamento di mentalità. La salvaguardia del territorio diventa una vera parola d’ordine, con un approccio che sembra avvicinarsi alla nostra attuale sensibilità ambientalista. “L’oro di Venezia” è la storia di quest’avventura e di come quelle pratiche e quella mentalità siano arrivate fino ad oggi.

Il secondo film italiano in concorso, mercoledì 24 maggio 2023, è “La frequentazione dell’orso” (Italia 2022, 60’) di Federico Betta, un viaggio nella storia del rapporto tra esseri umani e orsi in Trentino, la regione più settentrionale d’Italia. Personaggi diversi creano un puzzle di visioni che attraversa la preistoria, la storia, la lotta per la salvezza, il grande progetto di ripopolamento e il presente. Il documentario ci lascia con molte domande, senza ignorare la realtà: la convivenza di orsi e umani crea conflitti che non possono essere eliminati e richiede un forte impegno da parte di tutti. Uno sforzo condiviso per garantire la permanenza dei grandi carnivori sul nostro territorio a lungo termine.

Il terzo film italiano in concorso, venerdì 26 maggio 2023, è “Il sapore della terra” (Italia 2021, 60’) di Giulio Filippo Giunti. Nel 1577 Giacomo Boncompagni, nuovo Signore del Marchesato di Vignola, invia un proprio emissario alla scoperta del feudo che ha ricevuto in dono dal papa Gregorio XIII. Il Visitatore attraversa il territorio in lungo e in largo e nella relazione che scrive al termine del suo lungo viaggio parla di queste terre come di un luogo abitato da gente ingegnosa vasto e variegato, che si estende dalla pianura ai crinali degli Appennini, un luogo punteggiato di castelli che ha il suo fulcro nel fiorente mercato della Città di Vignola, la capitale. Oggi queste terre sono ancora abitate da uomini ingegnosi, che fanno tesoro di tradizioni secolari per realizzare prodotti gastronomici unici e speciali e guardano fiduciosi al futuro del proprio territorio. Un mosaico di voci, luoghi e foto d’epoca per comporre un racconto che restituisce il ritmo lento del lavoro della terra nel corso delle stagioni e il fascino discreto e profondo dell’unione tra un paesaggio e una cultura secolare custodita all’ombra dei castelli.

Quarto e ultimo film italiano in concorso, sabato 27 maggio 2023, è “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” (Italia 2021, 80’) di Francesco Bocchieri. Un viaggio attraverso la Sicilia, seguendo il percorso dell’Antica Trasversale Sicula, uno dei cammini più antichi d’Italia. Da Mozia a Camarina, 650 km di strade riscoperte da un gruppo di appassionati ispirati dalle ricerche dell’archeologo Biagio Pace, immerse nella natura, nel paesaggio e nella Storia. Un viaggio di luoghi, persone, incontri e di forti emozioni, un atto di amore per la propria terra.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale attivata la nuova App “ArtWare Caronte”, gratuita e inclusiva: oltre 90 tra video e audio, interazione e raccolta dati. Si va alla scoperta delle collezioni, dei capolavori, delle storie che le opere esposte sanno raccontare

L’hanno chiamata Caronte, come il traghettatore dell’Ade. È la nuova app del Mann che “traghetta” i visitatori del museo Archeologico nazionale di Napoli alla scoperta delle collezioni, dei capolavori, delle storie che le opere esposte sanno raccontare. È stata presentata nei giorni scorsi la nuova App del Mann, gratuita e inclusiva, “ArtWare Caronte”, scaricabile con tutti i tipi di smartphone inquadrando un QR Code (segnalato all’interno del museo) o attraverso app-store: oltre 90 contenuti tra video e audio, in italiano e in inglese. Tra le novità della App la possibilità per l’utente di interagire commentando in tempo reale l’esperienza di visita. Finanziata con fondi PON Cultura e Sviluppo FESR 2014-2020, ideata da ArtWare, start-up campana operante nel settore dell’intrattenimento culturale, la App risponde con un alto contenuto d’innovazione e tanta semplicità d’utilizzo alle nuove sfide di fruibilità degli ambienti espositivi, in un contesto sempre più proteso all’integrazione con il digitale. E al Museo, grazie alla collegata WebApp “Archimede”, saranno forniti costantemente dati sulla segmentazione del pubblico e indicazioni sul gradimento rilevato. “Dopo una prima fase sperimentale, presentiamo un nuovo servizio a disposizione del pubblico in un museo che da anni offre copertura free wi-fi in ogni sua area e per primo ha prodotto due videogames di successo come Father and Son, per comunicare il suo patrimonio alle giovani generazioni”, sottolinea il direttore Paolo Giulierini. “Questa nuova App, con contenuti digitali di grande qualità e attenta cura scientifica, vuole essere anche un modo per entrare nel mondo del Mann, nelle sue suggestioni e nella sua storia, scoprendo con una narrazione coinvolgente la passione di chi ci lavora. Grazie ad una innovativa tecnologia il Museo potrà raccogliere informazioni importanti per conoscere sempre più il pubblico. E il 19 giugno dedicheremo una giornata a tutti i progetti digitali del Mann”.

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Una schermata della nuova App del Mann (foto mann)

ArtWare Caronte rende disponibili, solo all’interno del museo, produzioni audiovisive anche inedite nel segno dell’inclusività, compresi, ad esempio, contenuti realizzati nella lingua italiana e internazionale dei segni. La App consente ai visitatori di orientarsi attraverso la funzionalità delle mappe e dei Point of Interest. Ecco i primi contenuti disponibili, che a breve saranno ulteriormente implementati anche in collaborazione con Coopculture: le collezioni del Mann- Podcast; Mann Stories; il Gran Mosaico; GENS. Intrighi Di Famiglia – Tales of Emperors; E.LIS.A Enjoy LIS art- Video-guida in LIS.

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Schermata della sezione Collezioni della nuova App del MANN (foto mann)

Le collezioni del Mann. Podcast e testi in italiano e in inglese. Attraverso la voce di speaker professionisti i podcast introducono i visitatori al patrimonio del Museo, facendo scoprire loro la storia della formazione di ciascuna collezione, le vicende più significative degli allestimenti, i contesti di provenienza dei reperti, percorsi tematici e opere più rappresentative.

Mann Stories. Oltre 40 videoguide, sottotitolate in inglese, narrate con passione da chi lavora al Museo e lo vive tutti i giorni: il racconto è incentrato sugli highlights, dal mosaico di Alessandro ai bronzi della Villa dei Papiri, dagli affreschi agli oggetti della vita quotidiana delle città vesuviane, dalle sculture della Collezione Farnese ai reperti delle Sezioni Preistoria e Protostoria, Egizia e Magna Grecia. Firmate dal regista Mauro Fermariello, le Mann Stories sono state realizzate nell’ambito del progetto universitario Obvia- Out of boundaries viral art dissemination coordinato da Daniela Savy (università di Napoli “Federico II”)

Il Gran Mosaico. Video di approfondimento sul Mosaico di Alessandro con sottotitoli in italiano e in inglese. Il progetto nasce dalla collaborazione dei Servizi Educativi del Mann con la Protom Group spa.

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Agrippina è la protagonista della prima GENS Intrighi di Famiglia, miniserie disponibili sulla nuova App del MANN (foto mann)

GENS. Intrighi Di Famiglia – Tales of Emperors. Miniserie con sottotitoli in italiano e in inglese dedicata alle vicende della dinastia Giulio-Claudia, ispirata dalle sculture esposte nella sezione Campania Romana. La serie nasce come progetto di ricerca scientifica per il Design, utilizzando l’Intelligenza Artificiale, realizzato nell’ambito della convenzione tra il Mann e il dipartimento di Architettura e Disegno industriale dell’università della Campania Luigi Vanvitelli. Primo episodio inserito nella App: Agrippina

E.LIS.A Enjoy LIS art- Video-guida in LIS (Lingua Italiana dei Segni) con sottotitoli in italiano, e Video-guida in IS (Lingua Internazionale dei Segni) con sottotitoli in inglese. La video-guida del Mann introduce i visitatori sordi e ipo-udenti alla storia del Museo e alle sue principali collezioni. Il percorso si sviluppa in 26 video-guide che descrivono singole opere o gruppi di opere. Il progetto è promosso dalla Regione Campania – assessorato alla Scuola, alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili.

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Schermata di Archimede, la Web App dedicata alla visualizzazione dei dati elaborati da ArtWare (foto mann)

Ulteriore elemento di innovazione di questo sistema è rappresentato da Archimede, la Web App dedicata alla visualizzazione dei dati elaborati da ArtWare mediante modelli di Data Science e Machine Learning. Questi dati sono comunicati regolarmente al Museo, fornendo così importanti indicazioni che possono essere tradotte in scelte operative. Attraverso gli algoritmi proprietari, Archimede sviluppa infatti analisi descrittive, predittive e prescrittive per misurare la performance delle istituzioni. Una maggiore comprensione dell’audience permetterà di adattare la programmazione agli interessi dei visitatori, basandosi su un sistema di predizione della domanda. In particolare, Archimede dispone delle seguenti funzionalità. Sezione demografia: dalla piattaforma di ArtWare si ottengono informazioni storiche ed analisi su età, nazionalità e sesso dei visitatori, con la possibilità di poter anche filtrare i segmenti temporali d’interesse. Sezione Biglietti: inserendo le informazioni storiche relative ai biglietti emessi, si possono effettuare delle proiezioni sul numero di visitatori attesi. Sezione visite e comportamento: è possibile ottenere analisi sui contenuti multimediali di maggior interesse, anche filtrando specifici segmenti temporali. Sezione stanze: permette di visualizzare le sale maggiormente visitate. Sezione NLP: contiene diversi indicatori chiave di performance (KPI), che permettono di verificare il grado di fidelizzazione e soddisfazione dei visitatori.

Altino. Decima puntata della rubrica #archeoaltino: focus su i Celti ad Altino: da località Le Brustolade provengono sepolture celtiche a inumazione e incinerazione, ora al museo Archeologico nazionale

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Mappa del sito archeologico di Altino: nel cerchietto rosso località Le Brustolade da cui provengono le sepolture celtiche (foto drm-veneto)

Decima puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su i Celti ad Altino. La necropoli a Nord dell’antico abitato di Altino, oltre ad averci fornito molte informazioni preziose sulla fase veneta della città, ci ha dato interessanti testimonianze sulla mobilità dei popoli preromani: da località Le Brustolade, infatti, provengono anche alcune sepolture celtiche.

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Museo Archeologico nazionale: Tomba Brustolade 1, corredo funerario di una sepoltura maschile a inumazione, riferibile a un Celta (spada, fibula e olla con due coppe di produzione etrusco-padana), fine IV sec. a.C. (foto drm-veneto)

Da località Le Brustolade provengono infatti alcune sepolture databili tra il IV e l’inizio del III sec. a.C., caratterizzate dalla deposizione di armi e dall’inumazione: questi elementi sono del tutto estranei alla ritualità funeraria veneta, ma caratteristici delle popolazioni celtiche.

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Museo Archeologico nazionale: Tomba Brustolade 32, sepoltura maschile a incinerazione con deposizione di armi (una delle quali, una spada, ripiegata ritualmente) e coppe, II sec. a.C. (foto drm-veneto)

Sono state trovate anche sepolture con elementi “misti”: ad esempio corredi con presenza di armi, ma con l’uso dell’incinerazione al posto dell’inumazione.

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Museo Archeologico nazionale: ipotesi ricostruttiva di una tomba a inumazione celtica con panoplia e corredo (foto drm-veneto)

La presenza di piccoli nuclei di Celti della Altino preromana è spiegabile in base alla necessità di importare forza-lavoro, oppure alla presenza di mercenari; il fatto che questi individui siano stati sepolti con la panoplia (corredo di armi) e altri oggetti del corredo funerario nella necropoli settentrionale, la più prestigiosa dell’abitato, fa intuire che avessero raggiunto un buon livello di integrazione sociale e culturale.

Budoia (Pn). In sala consiliare conferenza dell’archeologo Roberto Micheli su “Un territorio e la sua storia: nuove scoperte archeologiche a Budoia”: tre insediamenti diversi per tipologia, ubicazione e cronologia tra protostoria e altomedioevo

budoia_sala-consiliare_incontro-un-territorio-e-la-sua-storia_locandinaDopo Erto (“Indagare, ricostruire, narrare: la chiesa di San Martino di Erto tra storia e archeologia”) sulla campagna di rilievo delle strutture esistenti e l’indagine archeologica, in occasione del progetto di costruzione del memoriale della Chiesa di San Martino di Erto, quasi interamente distrutta dal disastro del Vajont il 9 ottobre del 1963, tocca a Budoia, sempre in provincia di Pordenone, incontri promossi dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia nell’ambito della Settimana della Cultura Friulana. Appuntamento sabato 20 maggio 2023, alle 18, in sala consiliare del Comune di Budoia, piazza Umberto I 6, per il secondo incontro su “Un territorio e la sua storia: nuove scoperte archeologiche a Budoia” con Roberto Micheli, archeologo della SABAP Friuli Venezia Giulia. Saranno illustrate le recenti scoperte archeologiche effettuate nel territorio di Budoia che svelano tre insediamenti diversi per tipologia, ubicazione e cronologia e che consentono di fare luce su modalità differenti di uso del territorio tra la fase protostorica e l’età altomedievale. L’incontro vuole offrire inoltre un momento di approfondimento sulla storia del territorio di Budoia e un’occasione di confronto pubblico sul tema del patrimonio archeologico come bene comune. Il territorio di Budoia si colloca in un’area molto interessante dal punto di vista storico-archeologico tra il margine settentrionale della pianura e la falda del massiccio del monte Cavallo dove percorsi differenti consentirono a uomini, cose e idee di circolare e di diffondersi verso le terre alte seguendo le valli fluviali. In quest’area si conoscono infatti numerosi siti archeologici che provano un intenso utilizzo del territorio a partire dalla tarda preistoria e la presenza di un insediamento diffuso con abitati di pianura e d’altura posti su rilievi panoramici.

Palestrina. Al museo Archeologico nazionale “POESIA APERTA. La Poesia incontra Fortuna”: per la prima volta insieme poeti, musicisti e pittori, in un luogo carico di storia e cultura, sotto lo sguardo beneaugurante della Dea Fortuna, nel Santuario a lei dedicato

palestrina_archeologico_poesia-aperta_locandina“La Dea Fortuna ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te”: così Ferzan Ozpetek in “La Dea Fortuna”. Sabato 20 maggio 2023, alle 16, nella sala convegni del museo Archeologico nazionale di Palestrina appuntamento con “POESIA APERTA. La Poesia incontra Fortuna”, evento che per la prima volta mette insieme poeti, musicisti e pittori, in un luogo carico di storia e cultura, proseguendo quella tradizione che vedeva i poeti declamare le loro opere oralmente accompagnandosi con la musica, organizzato dal Circolo Culturale Prenestino “Roberto Simeoni” in collaborazione con la Direzione regionale Musei Lazio, FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori, Premio internazionale Pushkin, Convegni di cultura Maria Cristina di Savoia, Salotto Letterario Tevere, Banca Centro Lazio Credito Cooperativo. “Nonostante le nostre invocazioni alla Dea Fortuna”, scherzano gli organizzatori, “il tempo inclemente non fermerà la poesia”. È un maggio ricco di iniziative per il Circolo Culturale Prenestino Roberto Simeoni di Palestrina. Dopo il Festival del Libro itinerante, ecco al museo Archeologico nazionale di Palestrina, “Poesia aperta – la Poesia incontra Fortuna”, un incontro di alcuni fra i più affermati poeti italiani con dei giovani poeti degli istituti scolastici Eliano Luzzatti e Livatino sotto lo sguardo beneaugurante della Dea Fortuna, nel Santuario a lei dedicato. I poeti guidati dal più illustre poeta contemporaneo, Elio Pecora, saranno accompagnati dalle musiche del coro polifonico Pierluigi da Palestrina, diretto dal maestro Vinicio Lulli e dal duo di violino, Chiara Febbi, e chitarra, Amir Lagadari, con brani tratti dalla musica polifonica, e qui non potrà non mancare Pierluigi da Palestrina, fino alle sonorità della musica moderna di Ennio Morricone. A fare da contorno le opere pittoriche di Luigi Proietti e Loredana Manciati. “È la prima volta che nei luoghi della Dea Fortuna poesia, musica e pittura si fondono per restituirci la bellezza del luogo, un Museo che merita di essere visitato per le pregevoli opere che contiene”, commenta Roberto Papa, responsabile culturale Circolo Simeoni. “Vorremmo che l’evento diventasse un viaggio attraverso i luoghi dell’arte da osservare con gli occhi dei poeti, perché come scrive Giovanni Pascoli nel saggio Il fanciullino: il poeta… è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei. E nel nostro cielo abbiamo la Dea Fortuna”.

Isola della Scala (Vr). Al museo Archeologico apre l’esposizione “Livia e la villa ad gallinas albas”: modellini della villa di Livia di Prima Porta realizzati dagli studenti del liceo scientifico “A. Messedaglia”

isola-della-scala_archeologico_mostra-livia-e-la-villa-ad-gallinas-albas_locandina“Livia e la villa ad gallinas albas”: il 20 maggio 2023, alle 10.30, al museo Archeologico di Isola della Scala (Verona), in via Roma 35, si presenta l’esposizione di modellini della villa di Livia di Prima Porta realizzati dagli studenti della classe 2.E del liceo scientifico “A. Messedaglia” di Verona che si potrà visitare fino al 18 giugno 2023. La presentazione sarà curata dagli stessi studenti che non solo illustreranno gli aspetti architettonici della villa e i suoi straordinari affreschi ma anche le vicende dei suoi famosi abitanti: Augusto, primo imperatore di Roma, e Livia, prima first lady. Alla presentazione seguirà un aperitivo “romano” con la placinta, tradizionale focaccia della Romania di origine romana.

Pomezia. Al museo civico Archeologico Lavinium “Santuari e città nel Lazio: aspetti urbanistici, architettonici e cultuali”: prima giornata di studio in memoria di Maria Fenelli, che aveva dedicato a Lavinium buona parte della sua importante ricerca archeologica

pomezia_archeologico_giornata-di-studio-in-memoria-di-maria-fenelli_locandina“Santuari e città nel Lazio: aspetti urbanistici, architettonici e cultuali”: I giornata di studio in memoria di Maria Fenelli. Sabato 20 maggio 2023, alle 9.30, nella sala conferenze del museo civico Archeologico Lavinium a Pomezia, mattinata all’insegna dell’archeologia. Il museo Lavinium ospita, infatti, una giornata di studio in ricordo di Maria Fenelli, che aveva dedicato a Lavinium buona parte della sua importante ricerca archeologica e a cui dobbiamo gli eccezionali ritrovamenti, in parte oggi nel percorso espositivo del museo. La mattinata, densa di interventi, è stata organizzata dal direttore del museo, Federica Colaiacomo, in collaborazione con “La Sapienza” Università di Roma, cattedra di Topografia di Roma e dell’Italia Antica, con Alessandro Maria Jaia e Laura Ebanista, responsabili anche della Missione Lavinium e la soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti con il funzionario archeologo, Francesca Licordari. Modera Rossella Zaccagnini. Dopo i saluti istituzionali, gli interventi. Alle 10, Laura Ebanista su “Aspetti del culto di Minerva a Lavinium: il caso dei cosiddetti bambini in fasce”; 10.15, Alessandro Maria Iaia su “Lavinium. Minerva e le altre: lavori in corso per la seriazione delle statue del Santuario orientale”; 10.30, David Nonnis su “Lavinium Religiosa Civitas: appunti sull’epigrafia del sacro in età repubblicana”; 10.45, Clara di Fazio su “La dimensione del sacro nelle città del Lazio antico: sistema religioso e identità culturale”. Dopo la pausa caffè, alle 11.30, Zaccaria Mari su “Il culto di Ercole a Tibur e nel territorio tiburtino in ambito pubblico e privato: tra vecchie e nuove testimonianze archeologiche”; 11.45, Francesca Maria Cifarelli e Federica Colaiacomo su “Colle Noce e il territorio di Segni: la prima fase architettonica del santuario e gli altri luoghi del sacro”; 12, Massimiliano Valenti su “Topografia del sacro a Casinum”; 12.15, Francesca Licordari su “Testimonianze di religiosità nell’Ager Aequicolanus in età imperiale”; 12.30, conclusioni.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “Il restauratore racconta. La Latona di Veio: dalla scoperta al restauro”: terzo incontro del ciclo “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”. L’incontro nell’anniversario della scoperta dell’Apollo di Veio, ricordato con il racconto del dio Ermes

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_terzo-incontro_lamonaca-guido_locandina“Il restauratore racconta. La Latona di Veio: dalla scoperta al restauro”: al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia terzo incontro del ciclo “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”. Otto conferenze tenute da esperti e studiosi che aprono il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico e sono rivolte a curiosi, studenti e specialisti di ogni età, a cura dei Servizi educativi del Museo. Venerdì 19 maggio 2023, alle 16, i restauratori Miriam Lamonaca e Sante Guido presentano il restauro della Latona di Veio rivelandoci le novità emerse dal loro lavoro. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: mn-etru.didattica@cultura.gov.it-. La data non è affatto casuale. Il 19 maggio del 1916 veniva alla luce in frammenti la scultura in terracotta dell’Apollo di Veio destinata a decorare, anch’essa, la sommità del tetto del tempio di Portonaccio a Veio, dedicato alla dea etrusca Menerva (Atena) e datato alla fine del VI secolo a. C.

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Sante Guido in una fase del restauro della statua di Latona dal tempio di Portonaccio di Veio conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto pasquale de bellis)

Fra le opere di eccezionale fattura conservate a Villa Giulia, la statua di Latona, la madre di Apollo, è stata oggetto di un importante lavoro di restauro concluso proprio in questi giorni. Sotto le sapienti mani dei restauratori Miriam Lamonaca e Sante Guido, questa eccezionale scultura in terracotta policroma risalente al 510-500 a.C., è tornata a brillare, rivelando dettagli tecnici e particolari che solo un delicato e attento intervento restauro è in grado di restituire.

Miriam Lamonaca è funzionario restauratore al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dopo la laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, facoltà ad alta formazione e specializzazione, alla Reggia di Venaria, ha frequentato all’università La Sapienza di Roma un Master di II livello “Restauri e Consolidamenti ad alta complessità”. Dal 2018 si prende cura di Villa Giulia e dei suoi preziosi reperti archeologici del mondo etrusco.

Sante Guido è restauratore e docente a contratto all’università di Trento. Si è laureato in restauro di opere d’arte all’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e diplomato in Conservazione dei Beni Culturali della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Svolge attività di restauro di opere d’arte dal 1982 presso numerose soprintendenze italiane, in missioni archeologiche all’estero e presso la Città del Vaticano. Tra il 2007 e il 2011 si è già occupato delle opere di Veio all’Etru, in particolare delle straordinarie statue di Eracle, Apollo e Mercurio.

107 anni fa, il 19 maggio del 1916, la statua dell’Apollo, insieme ai frammenti di altre statue provenienti dal tempio di Portonaccio a Veio, fu rinvenuta in uno scarico, spezzata in più parti ben allineate lungo un terrapieno. Fu una scoperta eccezionale. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lo ricorda da un insolito punto di vista: quello del dio Hermes, Turms in etrusco, che – a suo modo – vuole celebrare l’anniversario e ricordare che c’era anche lui fra le statue rinvenute. Accanto ad Apollo ed Eracle, infatti, dovevano trovar posto, come parte integrante della stessa scena mitologica, anche Artemide, la dea a cui era stata sottratta la cerva, e Hermes, in veste di pacificatore, la cui testa oggi è esposta nella stessa sala. La voce e il racconto sono di Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni del museo.