Piacenza. Ultimati i restauri della tomba romana rinvenuta nel 1998 durante i lavori del Polichirugico e oggi in un vano interrato dell’ospedale, ora fruibile

La tomba romana conservata negli interrati dell’ospedale “Guglielmo da Saliceto” a Piacenza (foto sabap pr-pc)

Il ritrovamento della tomba romana nel 1998 durante la costruzione del Polichirurgico a Piacenza (foto sabap pr-pc)
Presentati i lavori di restauro della tomba romana conservata all’interno di uno dei vani interrati dell’ospedale “Guglielmo da Saliceto”. Il restauro, appena terminato, è stato realizzato con fondi ministeriali sotto la direzione scientifica e tecnica della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza e con il sostegno dell’Azienda Usl di Piacenza, che ospita il monumento. I lavori edili e di valorizzazione e restauro sono stati condotti dall’impresa Pizzasegola Dioscoride e dalla restauratrice Alessandra D’Elia su progettazione dell’architetto Daniele Silva.

La musealizzazione della tomba romana ni vani interrati dell’ospedale di Piacenza (foto sabap pr-pc)
La tomba, rinvenuta nel 1998, durante la costruzione del Polichirurgico, necessitava da tempo di un intervento di restauro e valorizzazione che consentisse di renderla fruibile. Nel maggio del 2021 è stata inaugurata la nuova sezione archeologica romana dei Musei civici di Piacenza a Palazzo Farnese, dove il letto in osso decorato rinvenuto all’interno della tomba ha trovato la sua definitiva sistemazione. L’intervento conservativo sulla tomba completa quindi l’opera di restituzione alla pubblica fruizione di questo rinvenimento e del relativo contesto archeologico.
Belgrado. Alla XXIII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Paese ospite la Grecia, l’Italia è presente con quattro film portati dall’IIC di Belgrado grazie alla collaborazione del RAM film festival
Dal 22 al 27 maggio 2022, il museo nazionale di Belgrado ospita nell’atrio la XXII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Belgrado, organizzata dal museo nazionale di Belgrado in collaborazione con principali istituzioni culturali serbe e internazionali attive nella capitale serba. La Rassegna offre agli esperti del settore e al vasto pubblico di appassionati la possibilità di conoscere le produzioni più recenti nel settore dell’archeologia e delle discipline affini. L’ospite d’onore della rassegna di quest’anno è la Repubblica di Grecia – la Fondazione ellenica per la cultura, i cui film “Il ritorno dei perduti” e “Dodici decenni di scoperte” aprono la rassegna di quest’anno. Il coro della Fondazione ellenica per la cultura “Helenofonia”, diretto da Nefeli Papoutsaki, si esibirà alla cerimonia di apertura della fiera. Il programma di quest’anno comprende 22 film provenienti da 6 Paesi: Grecia (2), Italia (4), Spagna (3), Russia (2), Iran (2) e Serbia (9). L’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado, uno dei principali promotori della Rassegna fin dalla prima edizione, presenta quattro documentari italiani, messi a disposizione dell’IIC Belgrado dai loro autori grazie alla preziosa collaborazione del RAM film festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: “L’oro di Venezia” (Italia, 2022), regia di Nicola Pittarello; “La frequentazione dell’orso” (Italia, 2022), regia di Federico Betta; “Il sapore della terra” (Italia, 2022), regia di Giulio Filippo Giunti; “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” (Italia, 2021), regia di Francesco Bocchieri.
Il primo film italiano in concorso a Belgrado è “L’oro di Venezia” (Italia 2022, 52’) di Nicola Pittarello, lunedì 22 maggio 2023. Il film-documentario, prodotto da SD Cinematografica, racconta il rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti. È soprattutto la necessità di rifornirsi di legname a spingere la Serenissima, nel Cinquecento e nel Seicento, ad espandersi nell’entroterra. Ed è la grande sfida con l’Impero Ottomano per la supremazia sul Mediterraneo ad alimentare questa necessità. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia poteva infatti trovare il legno migliore, la materia prima essenziale per costruire le navi da guerra di cui aveva bisogno in vista di uno scontro decisivo con i Turchi, che avverrà nel 1571 nella famosissima Battaglia di Lepanto. Per preservare i suoi preziosi boschi, Venezia mette in atto una serie di pratiche di buona gestione del territorio, dando anche il via ad un profondo cambiamento di mentalità. La salvaguardia del territorio diventa una vera parola d’ordine, con un approccio che sembra avvicinarsi alla nostra attuale sensibilità ambientalista. “L’oro di Venezia” è la storia di quest’avventura e di come quelle pratiche e quella mentalità siano arrivate fino ad oggi.
Il secondo film italiano in concorso, mercoledì 24 maggio 2023, è “La frequentazione dell’orso” (Italia 2022, 60’) di Federico Betta, un viaggio nella storia del rapporto tra esseri umani e orsi in Trentino, la regione più settentrionale d’Italia. Personaggi diversi creano un puzzle di visioni che attraversa la preistoria, la storia, la lotta per la salvezza, il grande progetto di ripopolamento e il presente. Il documentario ci lascia con molte domande, senza ignorare la realtà: la convivenza di orsi e umani crea conflitti che non possono essere eliminati e richiede un forte impegno da parte di tutti. Uno sforzo condiviso per garantire la permanenza dei grandi carnivori sul nostro territorio a lungo termine.
Il terzo film italiano in concorso, venerdì 26 maggio 2023, è “Il sapore della terra” (Italia 2021, 60’) di Giulio Filippo Giunti. Nel 1577 Giacomo Boncompagni, nuovo Signore del Marchesato di Vignola, invia un proprio emissario alla scoperta del feudo che ha ricevuto in dono dal papa Gregorio XIII. Il Visitatore attraversa il territorio in lungo e in largo e nella relazione che scrive al termine del suo lungo viaggio parla di queste terre come di un luogo abitato da gente ingegnosa vasto e variegato, che si estende dalla pianura ai crinali degli Appennini, un luogo punteggiato di castelli che ha il suo fulcro nel fiorente mercato della Città di Vignola, la capitale. Oggi queste terre sono ancora abitate da uomini ingegnosi, che fanno tesoro di tradizioni secolari per realizzare prodotti gastronomici unici e speciali e guardano fiduciosi al futuro del proprio territorio. Un mosaico di voci, luoghi e foto d’epoca per comporre un racconto che restituisce il ritmo lento del lavoro della terra nel corso delle stagioni e il fascino discreto e profondo dell’unione tra un paesaggio e una cultura secolare custodita all’ombra dei castelli.
Quarto e ultimo film italiano in concorso, sabato 27 maggio 2023, è “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” (Italia 2021, 80’) di Francesco Bocchieri. Un viaggio attraverso la Sicilia, seguendo il percorso dell’Antica Trasversale Sicula, uno dei cammini più antichi d’Italia. Da Mozia a Camarina, 650 km di strade riscoperte da un gruppo di appassionati ispirati dalle ricerche dell’archeologo Biagio Pace, immerse nella natura, nel paesaggio e nella Storia. Un viaggio di luoghi, persone, incontri e di forti emozioni, un atto di amore per la propria terra.
Budoia (Pn). In sala consiliare conferenza dell’archeologo Roberto Micheli su “Un territorio e la sua storia: nuove scoperte archeologiche a Budoia”: tre insediamenti diversi per tipologia, ubicazione e cronologia tra protostoria e altomedioevo
Dopo Erto (“Indagare, ricostruire, narrare: la chiesa di San Martino di Erto tra storia e archeologia”) sulla campagna di rilievo delle strutture esistenti e l’indagine archeologica, in occasione del progetto di costruzione del memoriale della Chiesa di San Martino di Erto, quasi interamente distrutta dal disastro del Vajont il 9 ottobre del 1963, tocca a Budoia, sempre in provincia di Pordenone, incontri promossi dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia nell’ambito della Settimana della Cultura Friulana. Appuntamento sabato 20 maggio 2023, alle 18, in sala consiliare del Comune di Budoia, piazza Umberto I 6, per il secondo incontro su “Un territorio e la sua storia: nuove scoperte archeologiche a Budoia” con Roberto Micheli, archeologo della SABAP Friuli Venezia Giulia. Saranno illustrate le recenti scoperte archeologiche effettuate nel territorio di Budoia che svelano tre insediamenti diversi per tipologia, ubicazione e cronologia e che consentono di fare luce su modalità differenti di uso del territorio tra la fase protostorica e l’età altomedievale. L’incontro vuole offrire inoltre un momento di approfondimento sulla storia del territorio di Budoia e un’occasione di confronto pubblico sul tema del patrimonio archeologico come bene comune. Il territorio di Budoia si colloca in un’area molto interessante dal punto di vista storico-archeologico tra il margine settentrionale della pianura e la falda del massiccio del monte Cavallo dove percorsi differenti consentirono a uomini, cose e idee di circolare e di diffondersi verso le terre alte seguendo le valli fluviali. In quest’area si conoscono infatti numerosi siti archeologici che provano un intenso utilizzo del territorio a partire dalla tarda preistoria e la presenza di un insediamento diffuso con abitati di pianura e d’altura posti su rilievi panoramici.
Palestrina. Al museo Archeologico nazionale “POESIA APERTA. La Poesia incontra Fortuna”: per la prima volta insieme poeti, musicisti e pittori, in un luogo carico di storia e cultura, sotto lo sguardo beneaugurante della Dea Fortuna, nel Santuario a lei dedicato
“La Dea Fortuna ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te”: così Ferzan Ozpetek in “La Dea Fortuna”. Sabato 20 maggio 2023, alle 16, nella sala convegni del museo Archeologico nazionale di Palestrina appuntamento con “POESIA APERTA. La Poesia incontra Fortuna”, evento che per la prima volta mette insieme poeti, musicisti e pittori, in un luogo carico di storia e cultura, proseguendo quella tradizione che vedeva i poeti declamare le loro opere oralmente accompagnandosi con la musica, organizzato dal Circolo Culturale Prenestino “Roberto Simeoni” in collaborazione con la Direzione regionale Musei Lazio, FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori, Premio internazionale Pushkin, Convegni di cultura Maria Cristina di Savoia, Salotto Letterario Tevere, Banca Centro Lazio Credito Cooperativo. “Nonostante le nostre invocazioni alla Dea Fortuna”, scherzano gli organizzatori, “il tempo inclemente non fermerà la poesia”. È un maggio ricco di iniziative per il Circolo Culturale Prenestino Roberto Simeoni di Palestrina. Dopo il Festival del Libro itinerante, ecco al museo Archeologico nazionale di Palestrina, “Poesia aperta – la Poesia incontra Fortuna”, un incontro di alcuni fra i più affermati poeti italiani con dei giovani poeti degli istituti scolastici Eliano Luzzatti e Livatino sotto lo sguardo beneaugurante della Dea Fortuna, nel Santuario a lei dedicato. I poeti guidati dal più illustre poeta contemporaneo, Elio Pecora, saranno accompagnati dalle musiche del coro polifonico Pierluigi da Palestrina, diretto dal maestro Vinicio Lulli e dal duo di violino, Chiara Febbi, e chitarra, Amir Lagadari, con brani tratti dalla musica polifonica, e qui non potrà non mancare Pierluigi da Palestrina, fino alle sonorità della musica moderna di Ennio Morricone. A fare da contorno le opere pittoriche di Luigi Proietti e Loredana Manciati. “È la prima volta che nei luoghi della Dea Fortuna poesia, musica e pittura si fondono per restituirci la bellezza del luogo, un Museo che merita di essere visitato per le pregevoli opere che contiene”, commenta Roberto Papa, responsabile culturale Circolo Simeoni. “Vorremmo che l’evento diventasse un viaggio attraverso i luoghi dell’arte da osservare con gli occhi dei poeti, perché come scrive Giovanni Pascoli nel saggio Il fanciullino: il poeta… è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei. E nel nostro cielo abbiamo la Dea Fortuna”.
Pomezia. Al museo civico Archeologico Lavinium “Santuari e città nel Lazio: aspetti urbanistici, architettonici e cultuali”: prima giornata di studio in memoria di Maria Fenelli, che aveva dedicato a Lavinium buona parte della sua importante ricerca archeologica
“Santuari e città nel Lazio: aspetti urbanistici, architettonici e cultuali”: I giornata di studio in memoria di Maria Fenelli. Sabato 20 maggio 2023, alle 9.30, nella sala conferenze del museo civico Archeologico Lavinium a Pomezia, mattinata all’insegna dell’archeologia. Il museo Lavinium ospita, infatti, una giornata di studio in ricordo di Maria Fenelli, che aveva dedicato a Lavinium buona parte della sua importante ricerca archeologica e a cui dobbiamo gli eccezionali ritrovamenti, in parte oggi nel percorso espositivo del museo. La mattinata, densa di interventi, è stata organizzata dal direttore del museo, Federica Colaiacomo, in collaborazione con “La Sapienza” Università di Roma, cattedra di Topografia di Roma e dell’Italia Antica, con Alessandro Maria Jaia e Laura Ebanista, responsabili anche della Missione Lavinium e la soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti con il funzionario archeologo, Francesca Licordari. Modera Rossella Zaccagnini. Dopo i saluti istituzionali, gli interventi. Alle 10, Laura Ebanista su “Aspetti del culto di Minerva a Lavinium: il caso dei cosiddetti bambini in fasce”; 10.15, Alessandro Maria Iaia su “Lavinium. Minerva e le altre: lavori in corso per la seriazione delle statue del Santuario orientale”; 10.30, David Nonnis su “Lavinium Religiosa Civitas: appunti sull’epigrafia del sacro in età repubblicana”; 10.45, Clara di Fazio su “La dimensione del sacro nelle città del Lazio antico: sistema religioso e identità culturale”. Dopo la pausa caffè, alle 11.30, Zaccaria Mari su “Il culto di Ercole a Tibur e nel territorio tiburtino in ambito pubblico e privato: tra vecchie e nuove testimonianze archeologiche”; 11.45, Francesca Maria Cifarelli e Federica Colaiacomo su “Colle Noce e il territorio di Segni: la prima fase architettonica del santuario e gli altri luoghi del sacro”; 12, Massimiliano Valenti su “Topografia del sacro a Casinum”; 12.15, Francesca Licordari su “Testimonianze di religiosità nell’Ager Aequicolanus in età imperiale”; 12.30, conclusioni.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “Il restauratore racconta. La Latona di Veio: dalla scoperta al restauro”: terzo incontro del ciclo “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”. L’incontro nell’anniversario della scoperta dell’Apollo di Veio, ricordato con il racconto del dio Ermes
“Il restauratore racconta. La Latona di Veio: dalla scoperta al restauro”: al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia terzo incontro del ciclo “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”. Otto conferenze tenute da esperti e studiosi che aprono il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico e sono rivolte a curiosi, studenti e specialisti di ogni età, a cura dei Servizi educativi del Museo. Venerdì 19 maggio 2023, alle 16, i restauratori Miriam Lamonaca e Sante Guido presentano il restauro della Latona di Veio rivelandoci le novità emerse dal loro lavoro. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: mn-etru.didattica@cultura.gov.it-. La data non è affatto casuale. Il 19 maggio del 1916 veniva alla luce in frammenti la scultura in terracotta dell’Apollo di Veio destinata a decorare, anch’essa, la sommità del tetto del tempio di Portonaccio a Veio, dedicato alla dea etrusca Menerva (Atena) e datato alla fine del VI secolo a. C.

Sante Guido in una fase del restauro della statua di Latona dal tempio di Portonaccio di Veio conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto pasquale de bellis)
Fra le opere di eccezionale fattura conservate a Villa Giulia, la statua di Latona, la madre di Apollo, è stata oggetto di un importante lavoro di restauro concluso proprio in questi giorni. Sotto le sapienti mani dei restauratori Miriam Lamonaca e Sante Guido, questa eccezionale scultura in terracotta policroma risalente al 510-500 a.C., è tornata a brillare, rivelando dettagli tecnici e particolari che solo un delicato e attento intervento restauro è in grado di restituire.
Miriam Lamonaca è funzionario restauratore al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dopo la laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, facoltà ad alta formazione e specializzazione, alla Reggia di Venaria, ha frequentato all’università La Sapienza di Roma un Master di II livello “Restauri e Consolidamenti ad alta complessità”. Dal 2018 si prende cura di Villa Giulia e dei suoi preziosi reperti archeologici del mondo etrusco.
Sante Guido è restauratore e docente a contratto all’università di Trento. Si è laureato in restauro di opere d’arte all’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e diplomato in Conservazione dei Beni Culturali della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Svolge attività di restauro di opere d’arte dal 1982 presso numerose soprintendenze italiane, in missioni archeologiche all’estero e presso la Città del Vaticano. Tra il 2007 e il 2011 si è già occupato delle opere di Veio all’Etru, in particolare delle straordinarie statue di Eracle, Apollo e Mercurio.
107 anni fa, il 19 maggio del 1916, la statua dell’Apollo, insieme ai frammenti di altre statue provenienti dal tempio di Portonaccio a Veio, fu rinvenuta in uno scarico, spezzata in più parti ben allineate lungo un terrapieno. Fu una scoperta eccezionale. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lo ricorda da un insolito punto di vista: quello del dio Hermes, Turms in etrusco, che – a suo modo – vuole celebrare l’anniversario e ricordare che c’era anche lui fra le statue rinvenute. Accanto ad Apollo ed Eracle, infatti, dovevano trovar posto, come parte integrante della stessa scena mitologica, anche Artemide, la dea a cui era stata sottratta la cerva, e Hermes, in veste di pacificatore, la cui testa oggi è esposta nella stessa sala. La voce e il racconto sono di Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni del museo.
Un’intera giornata dedicata all’Appia per promuovere la candidatura della “Via Appia Regina Viarum” per l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco: appuntamento a Santa Maria Capua Vetere martedì 23 maggio 2023 con tre eventi proposti dal Segretariato generale del ministero della Cultura e il Comune di Santa Maria Capua Vetere, in collaborazione con la Panini Disney e l’artista Roberto Paci Dalò. Parteciperanno all’evento Marta Ragozzino, direttore regionale Musei Campania; Angela Maria Ferroni e Laura Acampora, segretariato generale MiC (Servizio II – Ufficio UNESCO); Gennaro Leva, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento; Antonio Mirra, sindaco di Santa Maria Capua Vetere; Stefania Gigli, Giuseppe Ceraudo, Alfonso Santoriello, componenti del Comitato scientifico per la candidatura della “Via Appia. Regina Viarum”; e Roberto Paci Dalò, autore di “Mappia”.










“Livia e la villa ad gallinas albas”: il 20 maggio 2023, alle 10.30, al museo Archeologico di Isola della Scala (Verona), in via Roma 35, si presenta l’esposizione di modellini della villa di Livia di Prima Porta realizzati dagli studenti della classe 2.E del liceo scientifico “A. Messedaglia” di Verona che si potrà visitare fino al 18 giugno 2023. La presentazione sarà curata dagli stessi studenti che non solo illustreranno gli aspetti architettonici della villa e i suoi straordinari affreschi ma anche le vicende dei suoi famosi abitanti: Augusto, primo imperatore di Roma, e Livia, prima first lady. Alla presentazione seguirà un aperitivo “romano” con la placinta, tradizionale focaccia della Romania di origine romana.
Commenti recenti