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Firenze. Al Palazzo dei Congressi tre giorni di interventi a tourismA 2026 promossi dal ministero della Cultura: dalle scoperte nel sottosuolo di Roma ai cantieri aperti al pubblico al Piano Olivetti. Ecco il programma

Il ministero della Cultura partecipa TourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale, in programma dal 27 febbraio al 1° marzo 2026 al Palazzo dei Congressi di Firenze. Per tre giornate il MiC è presente con uno spazio istituzionale dedicato alla divulgazione e al confronto con il pubblico, offrendo un’occasione di approfondimento sulle iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale. Venerdì 27 febbraio 2026, dalle 13.45 alle 18.45, nell’Auditorium, nell’ambito del XXII Incontro Nazionale di Archeologia Viva, interviene il Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, Alfonsina Russo, insieme a Daniela Porro, soprintendente speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma. Il contributo, dal titolo “Viaggio nel tempo (in metropolitana): ultime scoperte sotto il suolo di Roma”, sarà dedicato alle stazioni-museo Colosseo/Fori Imperiali e Porta Metronia, nel nuovo tratto della Linea C della metropolitana di Roma. L’incontro consente di illustrare un intervento di straordinaria rilevanza, nel quale le esigenze della mobilità urbana si integrano con la tutela e la valorizzazione delle testimonianze archeologiche. Le scoperte emerse nel corso dei lavori hanno permesso di restituire alla collettività significative evidenze del passato, trasformando un’infrastruttura strategica per cittadini e turisti in un luogo di conoscenza e fruizione culturale.

“Close-up” cantieri aperti al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Il 28 febbraio 2026, alle 15, in Sala Verde, si terrà il convegno “Raccontare lavorando. Cantieri aperti e partecipati per il patrimonio culturale”, a cura del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (DiVa) e dell’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale (IC-VEPP). L’iniziativa, aperta dai saluti del Capo Dipartimento Alfonsina Russo, proporrà un articolato confronto sulle esperienze di cantieri aperti e narranti, con il coinvolgimento della Direzione generale Musei, di parchi archeologici e soprintendenze. Attraverso casi studio provenienti da diversi territori – da Pompei a Ercolano, dal parco archeologico del Colosseo ai musei nazionali – saranno presentati modelli di comunicazione partecipata, restauro condiviso e allestimenti inclusivi, capaci di trasformare il “lavoro in corso” in un’occasione di dialogo con cittadini, scuole e visitatori. La tavola rotonda conclusiva sarà coordinata e conclusa dal Direttore dell’IC-VEPP, Alessio De Cristofaro.

La mattina del 1° marzo 2026, dalle 9.30 nella Sala Onice, il Ministero promuoverà il convegno “Rigenerare con la cultura. Il Piano Olivetti per le comunità e i territori”, a cura di DiVa, IC-VEPP e dell’Unità di Missione Piano Olivetti per la cultura. L’incontro, introdotto da Stefano Lanna, Direttore Generale Piano Olivetti per la cultura del MiC, sarà dedicato alle prospettive e ai progetti del Piano Olivetti, cuore del Decreto Cultura 2025, quale strumento strategico per favorire l’accesso alla cultura e sostenere la rigenerazione delle periferie, delle aree interne e dei contesti segnati da marginalità sociale ed economica. Attraverso interventi istituzionali e testimonianze progettuali – dalla valorizzazione del patrimonio archeologico alla promozione della lettura, fino ai percorsi di cooperazione culturale e di innovazione nei luoghi fragili – saranno illustrate esperienze che vedono la cultura quale leva di coesione e sviluppo.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del catalogo della mostra “Un Mecenate e i suoi Tesori. Dalla Collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona in Roma” in corso al museo civico Archeologico di Vetulonia (Gr)

Venerdì 27 febbraio 2026, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, in Sala della Fortuna, presentazione del catalogo della mostra “Un Mecenate e i suoi Tesori. Dalla Collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona in Roma”. Introduce Luana Toniolo, direttrice museo ETRU. Intervengono i curatori del catalogo Simona Rafanelli, direttore scientifico del museo civico Archeologico di Vetulonia; e Vincent Jolivet, CNRS-Parigi. E Florence Le Bars-Tosi, HARTIS – UMR 9028 (Université Lille, CNRS, MC), con la partecipazione speciale del collezionista Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Prenotazione richiesta all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.

Con la mostra “Un Mecenate e i suoi Tesori. Dalla Collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona in Roma”, aperta al pubblico fino al 9 aprile 2026 (vedi Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro falchi” apre la mostra evento “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma” a cura di Simona Rafanelli e Vincent Jolivet con una selezione della collezione archeologica del marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, per la prima volta fuori dalla residenza romana in un dialogo tra Arte Antica e Arte Contemporanea | archeologiavocidalpassato), il museo civico Archeologico di Vetulonia ha celebrato i 25 anni dalla sua nascita e la sua ininterrotta attività espositiva a partire dal giugno 2000. La mostra ha portato a Vetulonia una prestigiosa selezione della collezione archeologica del marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, che per la prima volta esce dalle stanze private della sua residenza romana e si offre all’incontro con il pubblico. Il volume è il risultato di un lungo e articolato lavoro di ricerca condotto da un gruppo internazionale di studiosi e consente, per la prima volta, al grande pubblico di conoscere un insieme di opere di straordinaria rilevanza per la storia del collezionismo archeologico in Italia.

 

Bari. Al museo Archeologico di Santa Scolastica presentazione del libro “Il Neolitico della Bassa Murgia. Le ricerche archeologiche a Balsignano” a cura di Francesca Radina e Azurra Tenore

Venerdì 27 febbraio 2026, alle 17.30, al museo Archeologico di Santa Scolastica, in via Venezia 73 a Bari, si propone un viaggio nella Preistoria della Bassa Murgia con la presentazione del libro “Il Neolitico della Bassa Murgia. Le ricerche archeologiche a Balsignano” a cura di Francesca Radina e Azurra Tenore (Adda Editore, Bari, 2025). Il libro, promosso dal Comune di Modugno e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari, raccoglie i risultati delle pluriennali ricerche nel villaggio neolitico di Balsignano, risalente a 7.500 anni fa. Intervengono Francesca Bottalico, delegata alla promozione socio-culturale e al turismo – Città metropolitana di Bari; Roberta Giuliani, responsabile del museo di Santa Scolastica; Francesca Romana Paolillo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari; Nicola Bonasia, sindaco del Comune di Modugno; Antonio Alfonsi, assessore ai Beni culturali – Comune di Modugno. Ne discuteranno con curatrici e autori Cecilia Conati, archeologa – Sapienza Università di Roma; Giulio Palumbi, archeologo – università di Bari “Aldo Moro”. A seguire, visita guidata alla Sezione “Preistoria e protostoria in Terra di Bari”, con i reperti neolitici provenienti dal sito di Balsignano.

Copertina del libro “Il Neolitico della Bassa Murgia. Le ricerche archeologiche a Balsignano”

Il Neolitico della Bassa Murgia. A partire da 7500 anni fa il pianoro attiguo al Casale medievale, proteso su lama Lamasinata, era occupato da un villaggio stabile, abitato da comunità di capaci agricoltori che edificavano grandi capanne quadrangolari allungate, con pavimentazione in pietra, ed elevato in legno e argilla. Di queste strutture sono ancora eccezionalmente conservate le fondazioni e gli strati abitativi. La pubblicazione dei risultati di pluriennali ricerche nel sito neolitico rientrano in un più vasto progetto di valorizzazione, che parte dall’acquisizione pubblica dell’area, dando seguito al comune impegno di Comune di Modugno e Soprintendenza che da anni perseguono nell’opera di conservazione e conoscenza dell’area archeologica e monumentale di Balsignano.

 

Ercolano (Na). A Villa Campolieto il convegno “Dieta mediterranea e stile di vita” nell’ambito del progetto PNRR OnFoods con visita alla mostra “Dall’Uovo alle Mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola”. Ecco il programma

Villa Campolieto, una delle più affascinanti ville di età borbonica del Miglio d’Oro a Ercolano (foto ente ville vesuviane)

Il parco archeologico di Ercolano partecipa al convegno “Dieta Mediterranea e stile di vita. Lifelong Nutrition: the Mediterranean diet. A true intangible cultural heritage of human health”, in programma il 28 febbraio 2026, dalle 9.30, a Villa Campolieto di Ercolano (Na), nell’ambito del progetto PNRR OnFoods. L’iniziativa, dedicata alla “Dieta Mediterranea e allo stile di vita” quali patrimonio culturale immateriale della salute umana, riunisce studiosi, ricercatori e rappresentanti istituzionali in un confronto multidisciplinare tra archeologia, storia dell’alimentazione, medicina e scienze della nutrizione. L’approccio diacronico proposto dal convegno intende collegare il mondo antico alle sfide contemporanee, evidenziando la continuità culturale e scientifica dei modelli alimentari mediterranei. La direzione del Parco esprime vivo apprezzamento per la promozione di iniziative volte a valorizzare la cultura alimentare antica, considerata una chiave interpretativa privilegiata per comprendere l’evoluzione dei modelli nutrizionali e degli stili di vita nel corso dei secoli, nonché per rafforzare il dialogo tra patrimonio culturale e salute pubblica.

Allestimento della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” a Villa Campolieto di Ercolano (foto paerco)

Il programma scientifico si apre con la lectio magistralis della prof.ssa Annamaria Colao, titolare della Cattedra UNESCO “Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e prosegue con contributi dedicati alla cultura del vino nell’antichità, alla vita quotidiana e alla salute dei Romani documentate dalle evidenze archeologiche di Ercolano, nonché al ruolo dei ricettari medievali quali ponte tra tradizioni gastronomiche antiche e contemporanee. In questo contesto si inserisce l’intervento della prof.ssa Maria Vittoria Bramante (università Pegaso), dal titolo “Vita quotidiana, alimentazione e salute dei Romani nelle evidenze da Ercolano antica”. Il contributo approfondisce il rapporto tra pratiche alimentari, condizioni di salute e organizzazione della vita quotidiana nel mondo romano, alla luce delle testimonianze archeologiche restituite dal sito di Ercolano, offrendo una lettura integrata tra dati materiali, storia sociale e scienze della nutrizione. Particolare rilievo riveste il contributo scientifico del Parco, che offre una testimonianza concreta e fondata su dati archeologici della cultura alimentare del passato. In tale ambito è prevista una visita guidata alla mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, a cura di Maricarmen Pepe, funzionario archeologo del Parco. L’esposizione illustra consuetudini culinarie, rituali conviviali e significati simbolici del cibo nel mondo romano, attraverso reperti, apparati didattici e approfondimenti tematici che restituiscono uno spaccato vivido della quotidianità antica. Il convegno prosegue con contributi dedicati ai benefici dell’esercizio fisico per la salute e agli approcci innovativi al fabbisogno nutrizionale nella popolazione giovanile, nell’ambito del progetto IPerseo, con particolare attenzione al paradigma della “Lifelong Nutrition”, intesa come educazione permanente a stili di vita sani e sostenibili. La partecipazione del parco archeologico di Ercolano conferma il valore della ricerca archeologica quale strumento fondamentale per comprendere le radici culturali della Dieta Mediterranea e il suo ruolo nella costruzione di modelli sostenibili di salute e benessere, oggi riconosciuti e promossi a livello internazionale come patrimonio condiviso dell’umanità.

PROGRAMMA. Alle 9.30, Saluti Introduttivi: Annamaria Colao, università Federico II; saluti Istituzionali: . Gennaro Miranda, presidente Fondazione Ente Ville Vesuviane; Roberto Chianese, direttore generale Ente Ville Vesuviane; Dario Caputo, commissario prefettizio; Corrado Piscopo, funzionario f.f. direttore del Parco Archeologico Ercolano. Alle 10, Lettura Inaugurale: Annamaria Colao, Cattedra UNESCO ‘’Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile’’, università di Napoli Federico II; 10.30 Interventi: Flavio Castaldo, archeologo, “Oinopoteroi. La cultura dei bevitori di vino in Italia tra Greci, Etruschi e Italici”; Maria Vittoria Bramante, università Pegaso, “Vita quotidiana, alimentazione e salute dei Romani nelle evidenze da Ercolano antica”; Gianni Cicia, università di Napoli Federico II, “I ricettari medioevali, crocevia tra la cultura gastronomica del mondo antico e quella contemporanea”; 11.30, visita della mostra ‘Dall’Uovo alle Mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola’ a cura di MariCarmen Pepe, Funzionario Archeologo, Pa-Erco; 12.30, Interventi: Guido Iaccarino, Antonio Bianco, università di Napoli Federico II, “I benefici dell’esercizio fisico per la promozione della salute nella popolazione generale e negli individui con multimorbilità”; Maddalena Ilario, Sara Aprano, Iacopo Meglio, università di Napoli Federico II, “Approcci innovativi al fabbisogno nutrizionale nella popolazione giovanile: il progetto IPerseo”. Conclusioni: Annamaria Colao. 13.30. Light lunch.

 

Firenze. Per “I pomeriggi all’Archeologico” al MAF presentazione del libro “Alkedo. Storia e archeologia di una nave (15-50 d.C.)” di Andrea Camilli, sulla più famosa imbarcazione delle Navi antiche di Pisa

Per il ciclo “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 26 febbraio 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, in via della Colonna 38, presentazione del libro “Alkedo. Storia e archeologia di una nave (15-50 D.C.)” di Andrea Camilli, direzione regionale Musei nazionali Toscana. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria a man-fi@cultura.gov.it. Il Cantiere delle Navi Antiche di Pisa ha rappresentato un punto miliare nella archeologia marittima e navale, e nello sviluppo delle tecniche di ricerca e restauro. A distanza di 27 anni dalla scoperta, di 20 dal recupero, e di 6 anni dalla musealizzazione, presentiamo l’edizione definitiva della più famosa e meglio conservata imbarcazione, l’Alkedo, comprensiva di un esaustivo studio del contesto di rinvenimento e della suppellettile di bordo. Allo studio dei contesti e dell’imbarcazione si affiancano studi specialistici sulle analisi fisico-chimiche effettuate e l’analisi delle modalità di restauro e musealizzazione della nave. Un’ opera che ha richiesto molti anni di studio ed analisi da parte di una equipe internazionale, e che viene edita in una forma che unisce la correttezza scientifica con un linguaggio che la rende accessibile al più ampio pubblico.

Vetulonia (Gr). al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” l’incontro “Etruschi e Contemporaneo. Il Giano Bifronte di Gino Severini e il Culsans etrusco del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC”, in occasione dei 60 anni dalla scomparsa del Maestro Gino Severini

Giovedì 26 febbraio 2026, alle 16.30, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi”, in occasione dei 60 anni dalla scomparsa del Maestro Gino Severini, l’incontro “Etruschi e Contemporaneo. Il Giano Bifronte di Gino Severini e il Culsans etrusco del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC”, con l’intento di onorare e celebrare la memoria di questo grande artista, uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento. Introduce Elena Nappi, sindaco del Comune di Castiglione della Pescaia con delega alle politiche culturali. Intervengono Paolo Bruschetti, presidente dell’Accademia Etrusca; Giulio Paolucci, direttore del MAEC; Paolo Giulierini, dirigente area Cultura del Comune di Cortona. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Apertura straordinaria del museo fino alle 18.

 

Firenze. In occasione di tourismA, al Palazzo dei Congressi, presentazione in anteprima l’Urna del Bottarone, nella mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, al termine di un intervento che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze

La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’Urna del Bottarone, un’urna etrusca di 2400 anni fa, al termine di un prezioso restauro al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove fa parte delle collezioni fiorentine dal 1887, che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze, si potrà ammirare in anteprima assoluta al Palazzo dei Congressi di Firenze, dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, in occasione di tourismA 2026, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), nella mostra del MAF “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, a cura di Daniele F. Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, realizzata dal museo Archeologico nazionale di Firenze, con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia. L’’esposizione celebra il completamento di un importante intervento conservativo su uno dei capolavori dell’arte etrusca, tra le opere gravemente colpite dal terribile evento del 1966. Il restauro, recentemente concluso grazie al sostegno dell’Ufficio Federale Svizzero della Cultura, ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell’urna di alabastro riportando alla luce l’abbraccio senza tempo della coppia di sposi etruschi scolpita oltre 2400 anni fa (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna | archeologiavocidalpassato). Dopo l’esposizione a tourismA il reperto etrusco torna nella collezione permanente del museo Archeologico nazionale di Firenze a cui appartiene dal 1887.

L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

 

Pompei. Alla Biblioteca del Parco il convegno “Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento”: due giornate su biblioteche e archivi come strumenti fondamentali per la ricostruzione della storia della disciplina archeologica. Ecco il programma

Due giornate di studio al parco archeologico di Pompei accendono i riflettori su biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento. Dalla collaborazione del parco archeologico di Pompei con l’Associazione Italiana Biblioteche (Sezione Campania e Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore) prende vita il convegno “Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento” che si articola in due giornate, il 26 e 27 febbraio 2026, alla Biblioteca del Parco, tematicamente distinte ma complementari, in cui studiosi e professionisti si confronteranno sul tema di biblioteche e archivi come strumenti fondamentali per la ricostruzione della storia della disciplina archeologica. L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare una realtà strategica del parco archeologico di Pompei: la Biblioteca che insieme all’Archivio storico, conserva importanti fondi di persona legati ai grandi protagonisti degli scavi e degli studi pompeiani. A partire da questo patrimonio, il Parco ha avviato un dialogo strutturato con le associazioni di categoria AIB – Associazione Italiana Biblioteche e ANAI – Associazione Nazionale Archivistica Italiana, riconosciute come risorse fondamentali per la tutela, lo studio e la valorizzazione dei fondi bibliografici e archivistici. Comitato scientifico: Alessandra Boccone; Concetta Damiani; Concetta Filodemo; Tania Maio; Pio Manzo; Valentina Sonzini; Gabriel Zuchtriegel. Segreteria organizzativa: Adele Acanfora, Rosa De Venezia, Silvia Maiorano, Valentina Mautone, Salvatore Nardiello, Remo Rivelli.

La prima giornata, giovedì 26 febbraio, è dedicata ai pompeianisti e alle raccolte librarie e archivistiche legate alla storia degli scavi di Pompei. La seconda giornata, venerdì 27 febbraio, amplia lo sguardo alle biblioteche e agli archivi degli archeologi del Novecento grazie al contributo di numerosi enti, istituti di ricerca e università. Il programma del convegno è il risultato di una call for papers che ha riscosso un notevole successo, testimoniato dall’elevato numero e dalla qualità delle proposte pervenute, provenienti da università, archivi, biblioteche, enti di ricerca e istituzioni culturali. La call ha attivato una rete ampia di studiosi e professionisti, confermando l’interesse e l’attualità del tema. Scavi bibliografici si configura così come un appuntamento di rilievo nel panorama degli studi archeologici, archivistici e biblioteconomici, al fine di coniugare ricerca storica, riflessione metodologica e valorizzazione del patrimonio documentario, riaffermando il ruolo del Parco Archeologico di Pompei come luogo di conservazione, produzione e condivisione della conoscenza.

GIOVEDÌ 26 FEBBRAIO 2026, I Giornata: “Raccolte librarie e carte d’archivio nell’orbita degli scavi archeologici di Pompei”. Alle 9, registrazione; 9.30, saluti: Gabriel Zuchtriegel, direttore parco archeologico di Pompei; Alessandra Boccone, AIB Commissione biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore; Alessia Ricci, ANAI Campania. Alle 10.30, Introduzione ai lavori: Concetta Filodemo, Biblioteca del parco archeologico di Pompei; Pio Manzo, AIB Campania. Interventi: “Le raccolte librarie dei pompeianisti nella Biblioteca del Parco Archeologico di Pompei”, Cristina Del Fiacco, Concetta Filodemo, Gabriel Zuchtriegel (parco archeologico di Pompei); “Le carte d’archivio dei pompeianisti nell’Archivio storico del Parco Archeologico di Pompei”, Rosanna De Simone, Giuseppe Scarpati (parco archeologico di Pompei). Sessione call. Introduce e modera Tania Maio, AIB Commissione biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore. Interventi: “Vis maior. L’architetto René von Schöfer e la Casa del Fauno. Un percorso accademico del Novecento”, Julian Bauch (Deutsches Archäologisches Institut / DAI Berlino); “Oltre la carta: il Fondo Sogliano tra digitalizzazione e storytelling”, Marilina Laganà (Sistema bibliotecario di ateneo dell’università di Salerno); “Carlo Giordano e l’ornitologia pompeiana. Una vita spesa tra archeologia e insegnamento, epigrafia e ricerca”, Anna Cio e Antonio Giordano (Biblioteca e archivio Giordano); “Il caso Fiorelli: vicende di un archivio disperso tra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale”, Lavinia De Rosa (Biblioteca Universitaria di Napoli – MiC). Tavola rotonda. Coordina Pio Manzo (AIB Campania). “Archivi e biblioteche dei pompeianisti: stato dell’arte e nuove prospettive”, Laurentino Garcia y Garcia (editore), Umberto Pappalardo (Centro internazionale per gli Studi pompeiani, université de Tunis), Grete Stefani (già funzionario ministero della Cultura), Antonio Varone (già funzionario ministero della Cultura); 13.30, pausa pranzo; 15, visita agli Scavi nuovi del parco archeologico di Pompei, a cura di Alessandro Russo e Gennaro Iovino (parco archeologico di Pompei).

VENERDÌ 27 FEBBRAIO 2026, II Giornata: “Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento”. Alle 9.30, registrazione; 10, introduce e modera Valentina Sonzini (università di Firenze). Interventi: “Pietre d’oltremare. Archeologia e propaganda del colonialismo fascista”, Simona Troilo (università dell’Aquila); “La Bibliothèque de l’INP comme reflet de l’histoire de l’archéologie en Tunisie”, Nejib Ben Lazreg (Ancien Membre de l’Institut National du Patrimoine (INP) Tunis); “Gli archivi degli archeologi”, Concetta Damiani (università della Campania “Luigi Vanvitelli”); “Per un primo censimento delle biblioteche degli archeologi italiani”, Manuela Parrilli (università di Salerno). Sessione call, “L’archivio di Gabriella Bordenache Battaglia presso il CNR di Roma”, Laura Ambrosini e Adriana Emiliozzi (CNR ISPC – Roma); “Eugénie Strong, un’archeologa britannica a Roma”, Raphaële Mouren (British School at Rome); 12.30, pausa pranzo; 14, sessione call. Introduce e modera Simona Inserra (università di Catania). BIBLIOTECHE: “Memorabilia Urbis. La costellazione documentaria di Antonio Muñoz tra libri, restauri e archeologia urbana”, Rosa Parlavecchia (università di Salerno); “Antonio Bellucci: un bibliotecario archeologo da ri-scoprire”, Angelica Parisi (Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini di Napoli), “Il Fondo bibliografico di Werner Johannowsky”, Vittoria Minniti (museo Archeologico nazionale di Napoli). ARCHIVI: “Il soprintendente e la Libia. Ricostruzioni bio-bibliografiche attraverso le carte personali dell’archeologo”, Giacomo Caputo Laura Buccino (università di Firenze) e Lorenzo Sergi (università della Tuscia); “Dal fondo d’autore alla storia del restauro: l’opera di Salvatore Aurigemma per la conservazione di Villa Adriana”, Martina Ambrogi (Sapienza università di Roma); “Le carte di Guglielmo Gatti all’Archivio centrale dello Stato: un unicum tra gli archivi di archeologi”, Mirco Modolo (università di Siena).

 

Vigevano (Pv). Al museo Archeologico nazionale della Lomellina nel Castello Sforzesco, dopo un impegnativo restauro, apre la mostra “Regina. Sperimentatrice geniale”: 108 opere tra sculture, disegni e collage ripercorrono la straordinaria parabola creativa di Regina Cassolo

Dal 26 febbraio 2026, al museo Archeologico nazionale della Lomellina (MANLo), apre l’allestimento “Regina. Sperimentatrice geniale”. Negli spazi restaurati per l’occasione del Castello Sforzesco di Vigevano, il museo Archeologico nazionale della Lomellina dedica a Regina Cassolo un grande allestimento che ne ripercorre la straordinaria parabola creativa. La mostra valorizza 108 opere tra sculture, disegni e collage, mettendo in luce la forza innovativa di un’artista capace di anticipare le avanguardie e di fondere sperimentazione, materia e poesia. Con un progetto reso possibile da interventi di ristrutturazione e restauro per quasi 300.000 euro, l’allestimento raccoglie 41 sculture e circa 65 tra disegni e collage, con l’obiettivo di restituire al pubblico la modernità di una delle voci più originali del panorama artistico del Novecento. Obiettivo del progetto, a cura della direttrice del museo Stefania Bossi con Valentina Cane e Michele Tavola e con il contributo di un comitato scientifico, è quello di evidenziare la cultura artistica maturata da Regina nelle diverse fasi evolutive della sua carriera, ricostruendone le esperienze a partire dalla formazione accademica fino agli sviluppi più moderni dovuti all’incontro con le avanguardie, rielaborate con intelligenza e originalità. Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni tematiche: Regina in breve: un’introduzione alla vita e alla carriera dell’artista, dalla formazione accademica ai primi tentati-vi di emancipazione artistica, fino agli sviluppi maturi dell’astrazione; I materiali di Regina: la tensione costante tra radici classiche e ricerca sperimentale che si evince attraverso l’utilizzo innovativo dei materiali; Il Futurismo secondo Regina: l’adesione al movimento con una declinazione personale e indipendente che vede l’uso dell’alluminio al centro della sperimentazione; Regina e la natura: la ricerca della sintesi attraverso gli erbari. L’esposizione è corredata da un catalogo per i tipi di Emuse, in cui confluiscono saggi di approfondimento e accurati apparati. Il volume è stato finanziato da Fondazione Monte di Lombardia, Società Storica Vigevanese, Istituzioni riunite ETS Mede, Sicam e Rotary club Vigevano Mortara. Fondazione Monte di Lombardia ha finanziato anche le descrizioni certificate Descrivendo presenti in mostra per consentire l’accessibilità rispetto alle forme di disabilità visiva.

“È con grande soddisfazione”, afferma il direttore dei Musei statali lombardi Rosario Maria Anzalone, “che giungiamo all’inaugurazione di questa importante esposizione nei rinnovati ambienti del primo piano del MANLo a Vigevano. Il lungo percorso progettuale, avviato nel 2024 con l’accordo di comodato delle opere con il Comune di Mede e la riqualificazione degli spazi nello straordinario complesso sforzesco, trova così il suo più naturale compimento. Ringrazio di cuore le istituzioni e le persone coinvolte per l’alacre lavoro di questi anni, orientato a offrire al pubblico un racconto ricco e sfaccettato di un artista speciale: Regina. Sperimentatrice geniale costituisce una concreta occasione di rilancio per il nostro museo, sul quale stiamo investendo con l’intento di supportare la comunità lomellina. Siamo pronti ad accogliere i visitatori che vorranno condividere con la città e il nostro istituto questa splendida esperienza espositiva”.

Roma. A Palazzo Altemps presentazione del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga” a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro (edizioni Quasar), primo incontro del ciclo “Museo che legge” nei mercoledì di divulgazione del museo nazionale Romano 

Nell’ambito dell’appuntamento del mercoledì dedicato alla divulgazione, agli incontri e allo scambio di saperi al museo nazionale Romano, Il “Museo che legge” è un nuovo ciclo di conferenze organizzato in collaborazione con l’associazione Terra Italia Onlus e a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei. Nel primo incontro, mercoledì 25 febbraio 2026, alle 17, a Palazzo Altemps, presentazione del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga”, Quasar 2025, a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Modera Chiara Giobbe (museo nazionale Romano). Presentano Alessandra Capodiferro (AIAC) e Silvia Orlandi (Sapienza – università di Roma).

Copertina del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga” a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro

Il libro. Quella di Evan (Gennaro Evangelista) Gorga (1865-1957) è una delle tante collezioni epigrafiche romane del primo quarto del ’900, formata sul mercato antiquario cittadino nel fervore degli scavi per Roma capitale. Sequestrata nel 1929 e, per quel che si può ricostruire, quasi integralmente finita nel Museo Nazionale Romano, non aveva ancora ricevuto una edizione complessiva, a differenza di altre categorie di materiali acquistati dal bulimico collezionista. Da qui l’idea di una edizione globale dei materiali epigrafici con il duplice obiettivo di ricostruire un tassello significativo del collezionismo romano di antichità del primo ’900 e, al tempo stesso, valorizzare una componente importante delle collezioni epigrafiche del Museo Nazionale Romano. Precedono il catalogo scientifico alcuni capitoli dedicati alla storia dell’acquisizione della collezione epigrafica da parte dello Stato, alla storia della formazione della collezione con le ipotesi di provenienza delle iscrizioni e alle vicende della dispersione. Seguono il catalogo alcuni approfondimenti sulla composizione della raccolta nel tentativo di delineare, se possibile, il gusto del proprietario che nelle «Camere delle meraviglie» dei suoi appartamenti aveva voluto riunire la varietà del reale.