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Cavriana (Mn). Alla seconda edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico “Frammenti dal tempo”, promossa da Petrafilm al museo civico Archeologico dell’Alto Mantovano, vince il film “Donne di miniera” di Roberto Carta che ha conquistato il favore del pubblico

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana 2026: da sinistra, Stefano Zampini, Lorenzo Scaraggi, Petra Paola Lucini, Filippo Ticozzi e Roberto Carta (foto graziano tavan)

Quando sono saliti sul palco era ormai mezzanotte a Cavriana (Mn) alla fine di una giornata intensa di proiezioni e incontri con i protagonisti. Petra Paola Lucini, l’anima della rassegna internazionale del cinema archeologico “Frammenti dal tempo” giunta alla seconda edizione promossa da Petrafilm col museo civico Archeologico dell’Alto Mantovano, aveva appena letto con delicatezza, con i toni distanti dai proclami da stadio, la classifica finale decretata dal voto del pubblico, e tutti i registi presenti in sala civica – vincitori e vinti – si sono raccolti attorno a Petra – Stefano Zampini, Lorenzo Scaraggi, Filippo Ticozzi e Roberto Carta. E questo esemplifica lo stile e il clima che caratterizzano la rassegna del cinema archeologico di Cavriana: un’occasione di incontro e confronto con registi indipendenti tra loro e con il pubblico.

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana 2026: Petra Paola Lucini (Petrafilm) e Adalberto Piccoli (direttore museo Archeologico dell’Alto Mantovano) plaudono il regista Roberto Carta vincitore col film “Donne in miniera” (foto graziano tavan)
Frame del film “Donne in miniera” di Roberto Carta

Tra pomeriggio e sera, sabato 19 settembre 2026, “Frammenti dal tempo” ha proposto un suggestivo viaggio in 10 tappe tra lungometraggi e cortometraggi d’autore: dieci sguardi unici che hanno ricomposto un grande disegno collettivo permettendo al pubblico di immergersi nel passato. E il pubblico alla fine ha premiato il film “Donne di miniera” di Roberto Carta (Italia 2023, 54’). Il film vuole raccontare quella che è stata la grande industria mineraria nel Sulcis Iglesiente in Sardegna attraverso l’originale punto di vista femminile. Ribaltando l’immaginario comune che mette in relazione l’ambiente minerario solo col genere maschile, il documentario vuole riportare alla luce le storie di queste lavoratrici che hanno contribuito a spianare la strada all’emancipazione delle donne di oggi.

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana 2026: il regista Lorenzo Scaraggi riceve il premio da Petra Paola Lucini e Adallberto Piccoli per il film “Metabolè” (foto graziano tavan)

Al secondo posto il film “Metabolè” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’). Antonella è una regista pugliese che da anni percorre le coste della sua terra inseguendo storie. Non è una turista, non è un’accademica: è una cacciatrice di memorie, che ha imparato a guardare sotto la superficie delle cose — sotto la sabbia, tra le pietre consumate dal vento — e a riconoscere che nessun luogo è davvero immobile. Il film attraversa un viaggio lungo il mare, insieme letterale e interiore, lungo alcuni dei luoghi più stratificati della Puglia adriatica e ionica: Vieste e il Gargano, Siponto, le Isole Tremiti, Scalo di Furno, Porto Cesareo, Leuca. In ogni tappa, Antonella incontra archeologi, studiosi e abitanti, entrando in contatto con storie che affiorano tra superficie e profondità. È attraverso questi incontri che il Mediterraneo prende forma: non come sfondo, ma come protagonista.

Frame del film “Le colline moreniche del Garda” di Mario Piavoli

Al terzo posto il film “Le colline moreniche del Garda. Ambienti, paesaggi e insediamenti umani” di Mario Piavoli (Italia 2025, 34’). Le colline moreniche del lago di Garda dalla formazione geologica ai paesaggi della contemporaneità con un particolare approfondimento sui siti Unesco di Tosina di Monzambano e di Castellaro Lagusello. Flora, fauna, reperti neolitici e romani, testimonianze dei principali protagonisti delle ricerche e scavi archeologici. 

Locri (RC). La rassegna multidisciplinare “Ierofania – Sulle vie del Sacro” fa tappa nel week end al museo e parco archeologico nazionale. Ecco il programma

Il parco archeologico di Locri (RC) (foto drm-cal)

La rassegna multidisciplinare “Ierofania – Sulle vie del Sacro” fa tappa in questo week end a Locri. Ideato dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (DiVa) e organizzato tramite l’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale (IC-VEPP), l’evento del ministero della Cultura ad oggi ha coinvolto i musei e i parchi archeologici di Praeneste e Gabii (Lazio), i parchi archeologici di Paestum e Velia (Campania), il Castello Carlo V e l’Anfiteatro romano di Lecce (Puglia), il museo nazionale di Matera (Basilicata). In rassegna un calendario di incontri, spettacoli, mostre, visite guidate e letture nei luoghi identitari della memoria culturale nazionale del Centro e del Mezzogiorno d’Italia, realizzati con l’obiettivo di promuovere una nuova relazione tra beni culturali, comunità e linguaggi contemporanei. Ora lo step in Calabria, al museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri (RC).

La due giorni di eventi è in programma sabato 19 e domenica 20 settembre 2026. Il primo dei due appuntamenti ha preso il via il 19 settembre alle 11.30 al Parco con il Vernissage “Archetype” di Antonio Taschini e l’accompagnamento sonoro degli Hang Dub. Si è proseguito alle 18.30 all’interno del museo Archeologico nazionale con “Il canto del creato. Sulle tracce di San Francesco”, conversazione con padre Antonio Bottino, Pierfranco Bruni, Beatrice Buscaroli, Angelo Piero Cappello, Oronzo Cilli, Fulvio Delle Donne e il direttore della Direzione regionale Musei nazionali Calabria, Fabrizio Sudano, moderata da Mariangela Preta. La prima giornata di eventi si è conclusa alle 20.30 nella splendida cornice del Teatro Greco-Romano, con “Danza in corpi liturgici” della compagnia Zappalà. La coreografia è la regia dello spettacolo sono di Roberto Zappalà, tra i protagonisti la danzatrice Maud de la Purification. Domenica 20 la rassegna multidisciplinare proseguirà, alle 18, con la visita guidata al Parco archeologico, a cura della direttrice Elena Trunfio, e con il successivo reading teatrale e poetico “Pietre che cantano”, introdotto da Francesca Serragnoli, in programma alle 19.15 presso il Museo archeologico. Nell’occasione, a dare voce ai versi della poetessa Cristina Campo sarà l’attrice Galatea Ranzi. 2026.

Il viaggio di “Ierofania – Sulle vie del Sacro” tra le regioni del Centro e Sud Italia si concluderà il 26 e 27 settembre 2026 in Sicilia, al parco archeologico Naxos di Taormina, consentendo di realizzare una geografia che unisce luoghi simbolo della cultura italiana, rivisti come spazi capaci di generare nuove interpretazioni, partecipazione e dialogo tra patrimonio, territori e comunità. Il nome della rassegna richiama il concetto di “ierofania” elaborato dallo storico delle religioni Mircea Eliade, cui il Ministero aveva già dedicato un incontro introduttivo lo scorso giugno alla Curia Iulia del Parco archeologico del Colosseo.

Rutigliano (Ba). Al museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” apre la mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” curata da Sandra Sivilli e Silvana Annicchiarico con le opere di Tarshito che connette reperti antichi, arte contemporanea, installazioni, performance e pratiche partecipative

La mostra sta prendendo forma. Giorno dopo giorno, gli spazi del museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” di Rutigliano (Ba) si trasformano per accogliere Tarshito e la mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” curata da Sandra Sivilli e Silvana Annicchiarico. L’attesa è finita. Domenica 20 settembre 2026, alle 18.30, inaugurazione della mostra che sarà visitabile fino al 31 dicembre 2026. Sviluppato con la collaborazione e il contributo scientifico della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari, il supporto, il patrocinio e la collaborazione scientifico-didattica del Politecnico di Milano, Scuola del Design, i patrocini e la collaborazione scientifico-didattica del Politecnico di Bari, dipartimento Architettura, Costruzione, Design e dell’Accademia di Belle arti di Bari, i patrocini di Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, Poli Biblio-Museali di Puglia, Terre di Bari, Rete Musei di Puglia, Puglia Culture, il partenariato di realtà imprenditoriali e associative locali.

L’artista pugliese Tarshito (foto da profilo FB di Tarshito)

Il percorso espositivo si sviluppa nei tre livelli del museo Archeologico, con azioni in vari luoghi della città, connettendo reperti antichi, arte contemporanea, installazioni, performance e pratiche partecipative, attraverso le opere di Tarshito, artista pugliese che da oltre quarant’anni realizza progetti condivisi con artigiani e comunità di numerosi Paesi del mondo. La mostra si articola in tre nuclei simbolici – Il Lavoro, Il Rito/Dono e il Viaggio – dedicati alla terra che genera, alla relazione e all’incontro tra culture. Ne emergono le radici archeologiche della tradizione artigianale e agricola di Rutigliano e in genere della Puglia, la vocazione dell’artigianato della ceramica di Rutigliano, la pratica artistica e collaborativa dall’arte di Tarshito.

Al piano terra, la sezione dedicata al Lavoro si apre con un monumentale vaso rivestito da frammenti di terracotta provenienti da diverse aree geografiche e caratterizzato dalle impronte digitali di numerosi partecipanti: una metafora della comunità che, nell’atto creativo, si fonde in un unico corpo sociale. Lungo la rampa d’accesso, un ricamo di 14 metri simboleggia un pellegrinaggio che introduce il visitatore al percorso, integrato da manufatti provenienti da Bangladesh, Kashmir e Gujarat. Seguono opere realizzate in Messico con sfere di vetro su cera, pitture cerimoniali Warli, vasi in terra cruda della tradizione sarda e i “Guerrieri d’Amore” in bronzo, a testimonianza della pluralità di gesti e culture del fare. Il legame con la terra e la sua trasformazione guida la sezione archeologica, arricchita da materiali inediti. La lavorazione dell’argilla emerge come simbolo della trasformazione neolitica e del processo di sedentarizzazione, avvenuta in Puglia circa 8000 anni fa. Le opere contemporanee di Tarshito incontrano frammenti di ceramica impressa neolitiche, pesi da telaio, intonaci di capanne antiche, macine in pietra, creando un ponte tra le prime comunità agricole e la ricerca artistica odierna.

Allestimento della mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” al museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” di Rutigliano (foto museo archeologico rutigliano)

Il primo piano esplora la trasformazione simbolica del lavoro in Rito, Dono e Celebrazione. L’installazione “Zorba Buddha” mette in relazione la terra con l’offerta spirituale — frutti, piante e cibo — accompagnata da una performance video sull’incontro tra nutrimento materiale e interiore. I reperti archeologici delineano, insieme alle icone contemporanee di Tarshito – animali sacri, vasi rituali, elefanti-tempio e figure dorate – un paesaggio rituale. Tra i reperti delle necropoli di Rutigliano databili tra il VII sec. a.C. e il II sec. d.C., emerge la figura di Dioniso, divinità liminale tra vita e morte, umano e selvaggio. Il suo culto, legato alla fertilità e ai cicli naturali, è evocato attraverso i suoi simboli iconografici — la vite, l’edera, il tirso e gli animali sacri, le figure danzanti— che rappresentano l’unione tra il piano materiale e l’estasi spirituale. Il banchetto dionisiaco, rappresentato da crateri e coppe a figure rosse o vernice nera, trova una sintesi ideale nelle opere di Tarshito. L’ultimo piano è dedicato al Viaggio e all’Incontro. Attraverso strutture mobili, fiumi sacri e architetture simboliche realizzate in India, Colombia, Mongolia e Perù, si delinea una geografia immaginaria e nomade, la visione di una terra senza confini, dove il movimento dei popoli e lo scambio culturale divengono opportunità di evoluzione collettiva. Il tema dell’umanità in movimento emerge dalle testimonianze archeologiche degli spostamenti preistorici e di età classica; strumenti in selce e ossidiana rinvenuti nel territorio di Rutigliano documentano reti di scambio e relazioni intessute già 6000 anni fa da esperti navigatori e viaggiatori neolitici.

Elemento centrale del progetto è il coinvolgimento della comunità: maestri ceramisti, cittadini, studenti del Politecnico di Milano, del Politecnico di Bari e dell’Accademia di Belle Arti di Bari prenderanno infatti parte a laboratori, performance e momenti di confronto (dal 16 al 20 ottobre 2026 workshop con politecnico di Milano e politecnico di Bari, dal 1° al 3 dicembre 2026 con Accademia di Belle Arti di Bari), trasformando la mostra in un’esperienza condivisa in diversi luoghi della rete museale e cittadina: il museo del Fischietto, rappresentativo di un’arte popolare diffusa in tutto il mondo, è il più ricco museo italiano con una collezione di circa 1000 fischietti creati da artigiani e artisti di tutt’Italia negli ultimi 50 anni; il Museo a cielo aperto Galloforie nel centro storico di Rutigliano, che prevede una collaborazione annuale tra un artista ospite e gli artigiani locali, culminando nella performance pubblica “Picciafuoco”, le botteghe di circa 20 artigiani e artisti coinvolti a più riprese in progetti di creazione e valorizzazione della tradizione. La tradizione locale ha come elemento centrale la Fiera del Fischietto, un evento-concorso che permette di arricchire la collezione museale di nuove opere con il contributo di artisti e artigiani da tutta l’Italia.

Torino. Al museo Egizio il concerto “Fusioni” con Kymeia Duo, nuovo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio”. Al termine visita gratuita alla sezione “Materia. Forma del Tempo”

Domenica 20 settembre 2026, alle 11, al museo Egizio di Torino, il concerto “Fusioni”, nuovo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio” con l’orchestra Filarmonica di Torino, conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino e Fondazione Merz. L’Orchestra Filarmonica di Torino, con Kymeia Duo, trasforma i due mondi apparentemente distanti, quello del violoncello e delle percussioni, in un unico organismo espressivo. Il duo, composto da Serena Costenaro e Fabio Saccavino, ci rivelerà nuove possibilità timbriche e narrative in un concerto che esplora il dialogo, il contrasto e la fusione tra corpo, ritmo e canto. Il concerto si terrà in Sala Conferenze (con ingresso da via Maria Vittoria 3M: gratuito con prenotazione al link: https://www.museoegizio.it/…/torna-onde-con-12-matinee…/) e i partecipanti potranno visitare gratuitamente “Materia. Forma del Tempo” alla fine dello spettacolo.

Cavriana (Mn). Al museo Archeologico dell’Alto Mantovano la seconda edizione della rassegna cinematografica “Frammenti dal tempo”, promossa da Petrafilm: 10 tappe tra lungometraggi e cortometraggi d’autore, dieci sguardi unici che ricompongono un grande disegno collettivo e permettono di immergersi nel passato. E un incontro con i registi

Come i tasselli di un antico mosaico custodito nel museo Archeologico dell’Alto Mantovano a Cavriana (Mn), la storia e la memoria non si svelano mai tutte in una volta, si svelano per frammenti. A volte è proprio in quella parte mancante, in quel vuoto lasciato nel disegno, che si nasconde la certezza fondamentale per comprendere il passato e metterci in cammino. E allora appuntamento sabato 19 settembre 2026, proprio al museo Archeologico dell’Alto Mantovano con la seconda edizione della rassegna cinematografica “Frammenti dal tempo”, per una giornata all’insegna della cultura, del cinema e della storia. La rassegna propone un suggestivo viaggio in 10 tappe tra lungometraggi e cortometraggi d’autore: dieci sguardi unici che ricompongono un grande disegno collettivo e permettono di immergersi nel passato. L’evento è organizzato da Petrafilm, Solari Fotostudio e Cremona, con il patrocinio e il sostegno di enti e realtà del territorio.

Frame del film “Le colline moreniche del Garda” di Mario Piavoli

Si inizia alle 16 con la prima sessione di proiezioni: apre il film “Il fiume e Nina” di Lorenzo Daniele (Italia 2025, 6’); segue il film “Mauro Curtona. Immaginare la preistoria” di Stefano Zampini e Nicolò Scialpi (Italia 2025, 19’); quindi il film “Neanderthal. Avvoltoi e riti ancestrali” di Stefano Zampini (Italia 2025, 5’). Dopo i tre corti, il film “Gargano Sacro” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2025, 28’); segue il film “Le colline moreniche del Garda. Ambienti, paesaggi e insediamenti umani” di Mario Piavoli (Italia 2025, 34’); chiude la sessione il film “La necropoli ellenistica di Reghion” di Lorenzo Daniele (Italia 2026, 20’).

Dopo un gustoso intermezzo gastronomico offerto ai partecipanti, alle 20.30 inizia la seconda sessione di proiezioni: apre il film “Donne di miniera” di Roberto Carta (Italia 2023, 54’); segue il film “Metabolè” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’); quindi il film “Io mi sono conosciuto nel sogno” di Filippo Ticozzi (Italia 2025, 20’); chiude il film “Aphrodisia” di Michele Iodice (Italia 2023, 7’).

Frame del film “Iuliae” di Massimo D’Alessandro

Tra gli appuntamenti più attesi, la prima assoluta del trailer di “IULIAE”, il nuovo documentario di Massimo D’Alessandro.

Registi alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana 2025: da sinistra, , Stefano Zampini, Filippo Ticozzi, Massimo D’Alessandro, Marco Castiglioni. e Nicolò Bongiorno (foto graziano tavan)

Questa giornata nasce da un’appassionata sinergia che, partendo dai luoghi del museo, aprirà le porte alla storia e alla memoria. Ad accogliere i visitatori vi saranno il direttore del museo di Cavriana, il prof. Adalberto Piccoli, e il personale scientifico della struttura, a disposizione per arricchire l’esperienza con approfondimenti storico-archeologici. Durante l’intera giornata saranno presenti in sala quasi tutti i registi dei film proiettati, pronti a dialogare con il pubblico, condividere dettagli e approfondire il retroscena dei loro lavori. Saranno proprio i registi, alle 23, a chiudere “Frammenti dal tempo” con un incontro-confronto in dialogo col pubblico, in attesa della premiazione del film scelto dal pubblico.

Torino. Al museo Egizio giornata di studi in occasione della presentazione del libro “Fare museo. Nuovi scenari, professioni e formazione continua” a cura di Martina De Luca ed Elena Pelosi. Ecco il programma

Cosa significa oggi “fare museo”? Il 19 settembre 2026, alle 10, in sala conferenze del museo Egizio di Torino, in occasione della presentazione del libro “Fare museo. Nuovi scenari, professioni e formazione continua” (Luca Sossella Editore), a cura di Martina De Luca ed Elena Pelosi della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, giornata di studi dedicata alla scoperta delle professioni museali, raccontate attraverso la voce di chi ogni giorno lavora in queste istituzioni. La “macchina museo” è un organismo complesso e affascinante, la cui conoscenza al di fuori degli addetti ai lavori è ancora poco approfondita. Una mattinata dedicata all’approfondimento di alcune di queste figure professionali, riflettendo anche sulla loro profonda e costante trasformazione, in relazione al cambiamento del ruolo dei musei nella società e alle sfide sociali, tecnologiche, ambientali e organizzative che stanno ridisegnando il settore. L’incontro è pensato per chi il museo lo vive da dentro e per chi vorrebbe farlo in futuro: professionisti e professioniste del settore, studenti e studentesse universitari, giovani che intendono intraprendere un percorso lavorativo nel mondo dei musei, e più in generale chiunque sia appassionato di questo ambito. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al link: https://www.museoegizio.it/…/fare-museo-oggi…/

Programma. Alle 10, saluti istituzionali. PRIMA SESSIONE Le professioni museali oggi: come orientarsi tra ruolo dei musei, competenze e formazione: alle 10.30, Daniele Jalla (ICOM Italia) “Le professioni museali nel sistema italiano”; 11, Martina De Luca (scuola nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali) “Fare musei. Nuovi scenari, professioni e formazioni continua”; 11.20, pausa. SECONDA SESSIONE Le sfide contemporanee e profili: quali competenze per il museo del futuro?: 11.40, tavola rotonda: Paola D’Agostino (musei Reali), Marco Rossani (museo Egizio), Elena Stradiotto (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) in dialogo con Elena Pelosi (scuola nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali); 12.30, Sara Menato (museo Egizio), Sylvia Mazzoccoli (museo Egizio), Paola Zanini (Castello di Rivoli); 13.15, confronto con il pubblico.

Tivoli (Roma). Per VILLAEstate 2026 a Villa Adriana lo spettacolo “Lumen Lunae”: un viaggio tra parola e musica, memoria e contemplazione, dedicato alla figura dell’imperatore Adriano

Per VILLAEstate 2026, venerdì 18 settembre 2026, alle 20, con ingresso dalle 19.15, a Villa Adriana di Tivoli (Roma), lo spettacolo “Lumen Lunae”: un viaggio tra parola e musica, memoria e contemplazione, dedicato alla figura dell’Imperatore Adriano. Davanti alle imponenti architetture delle Grandi Terme prende vita Lumen Lunae, melologo per voce recitante, controtenore e quartetto d’archi, scritto da Filippo Arriva e musicato dal Maestro Mario Modestini. I testi sono liberamente ispirati a scritti di Marguerite Yourcenar, Lucio Piccolo, Lucio Anneo Seneca, Rainer Maria Rilke, Inni Omerici, Publio Virgilio Marone, Cassio Dione, Elio Spaziano. Sul palco, Manuela Mandracchia dà voce al racconto, Raffaele Pe interpreta la Luna, presenza misteriosa e confidente dell’Imperatore, mentre il quartetto d’archi La Lira di Orfeo (Elisa Citterio, Artem Dzeganovski, Martin Moya, Marcello Scandelli) accompagna la narrazione, intrecciando eleganti composizioni musicali a versi di grandi poeti e scrittori, in un percorso che restituisce la dimensione più intima di Adriano: il rapporto con il tempo e il desiderio di eternità che, attraverso la Luna, diventa universale. Biglietto di ingresso a Villa Adriana + supplemento di 2 euro. Acquisto online obbligatorio. Info e biglietti: https://villae.midaticket.com/…/lumen-lunae-di-filippo…/

Civitavecchia. Alle Terme Taurine “Oltre il restauro e i consolidamenti, un modello di rilancio culturale”: apertura straordinaria con presentazione degli interventi del PNRR

L’area archeologica delle Terme Taurine a Civitavecchia, alla fine degli interventi PNRR (foto drm-lazio)

Apertura straordinaria e presentazione dei restauri alle Terme Taurine di Civitavecchia. Venerdì 18 settembre 2026, alle 16, appuntamento speciale alla scoperta del patrimonio archeologico del territorio, nell’area archeologica delle Terme Taurine o di Traiano a Civitavecchia. Il sito apre eccezionalmente al pubblico per l’evento “Oltre il restauro e i consolidamenti: un modello di rilancio culturale”, in cui verranno presentati gli interventi PNRR realizzati dalla soprintendenza per l’Etruria meridionale nel biennio 2024-2026. Questo appuntamento segna una tappa fondamentale per la valorizzazione del sito, entrato recentemente a far parte della rete della direzione regionale Musei nazionali Lazio. Nei prossimi mesi si avvierà infatti la nuova gestione del bene, che prenderà il via a breve proprio con un fitto calendario di aperture straordinarie. Il programma della giornata prevede l’apertura con i saluti istituzionali, a cui seguirà la presentazione degli interventi PNRR realizzati tra il 2024 e il 2026. A conclusione dell’incontro, i funzionari ed il personale accompagneranno i partecipanti in una visita guidata alla scoperta del sito restaurato. Info e prenotazioni: museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, drm-laz.mucivitavecchia@cultura.gov.it – 0766 23604.

Metaponto (Mt). Nella sala Depositi del museo Archeologico nazionale (aperto fino alle 23) presentazione dei volumi 4 e 5 dell’Atlante Aerofotografico “In volo sulla Basilicata di Dinu Adamesteanu” a cura di Immacolata Ditaranto e Giuseppe Scardozzi

Uno sguardo dall’alto per ripercorrere uno dei temi più importanti della storia degli studi nella regione, leggere il paesaggio e riscoprire le trasformazioni della Basilicata nel corso del Novecento. Un appuntamento per osservare la Basilicata da una prospettiva diversa e riconoscere, nelle tracce del paesaggio, le molte storie che hanno costruito il territorio che abitiamo oggi. Venerdì 18 settembre 2026, alle 18, nella sala Depositi del museo Archeologico nazionale di Metaponto, aperto straordinariamente fino alle 23, presentazione dei volumi 4 e 5 dell’Atlante Aerofotografico “In volo sulla Basilicata di Dinu Adamesteanu” a cura di Immacolata Ditaranto e Giuseppe Scardozzi. Due volumi che, attraverso la straordinaria documentazione aerofotografica, raccontano il territorio lucano tra archeologia, insediamenti, paesaggi e trasformazioni: dagli abitati indigeni e dalle colonie greche fino alle città romane e ai centri medievali. A dialogare con gli autori sarà Vincenzo Cracolici, direttore del museo Archeologico nazionale di Metaponto, con la partecipazione della Pro Loco Metaponto e di FIDAPA Bernalda. La serata continua anche dopo la presentazione dei due volumi: apertura straordinaria dello spazio mostre fino alle 23 con la possibilità di visitare la mostra “Il grano senza dee” e la mostra “Don Chisciotte in Basilicata”. La presentazione è a ingresso gratuito, le mostre sono visitabili al costo di 3 euro salvo gratuità e riduzioni per legge.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “L’Atleta di Taranto: il genoma di un antico campione” col prof. Beniamino Trombetta della Sapienza Università di Roma che presenterà i risultati delle analisi sul DNA dell’Atleta di Taranto

A qualche mese dalla stipula di un accordo di collaborazione tra la direzione generale Musei del ministero della Cultura, il dipartimento di Biologia e Biotecnologie “C. Darwin” della Sapienza Università di Roma, che ha dato vita ad un progetto dal titolo “L’eredità genetica della Magna Grecia nel Sud Italia”, per la mappatura del processo di colonizzazione di buona parte dell’Italia meridionale grazie all’equipe di biologi e biotecnologici guidati dal prof. Beniamino Trombetta, che hanno preso in considerazione circa 300 reperti osteologici, in 13 siti distribuiti lungo l’arco ionico, arrivano i primi risultati. Venerdì 18 settembre 2026, alle 17, nella Sala Lippolis del museo Archeologico nazionale di Taranto la conferenza “L’Atleta di Taranto: il genoma di un antico campione” col prof. Beniamino Trombetta della Sapienza Università di Roma che presenterà i risultati delle analisi sul DNA dell’Atleta di Taranto, offrendo nuove chiavi di lettura su una delle figure più affascinanti della Taranto antica. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.