Verona. Riapre al pubblico, dopo un decennio di chiusura, il Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri con la mostra “Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972” nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026
Dopo un decennio di chiusura, il Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri riapre al pubblico e torna a essere uno spazio vivo di produzione culturale e confronto. Dal 20 febbraio 2026, i suggestivi ambienti sotterranei nel cuore di Verona accolgono la mostra “Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972” che intreccia fotografia, sport, storia e immaginario collettivo, inserendosi nel palinsesto di iniziative che accompagnano la città durante i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, di cui Verona è protagonista. Attraverso questa mostra, gli Scavi Scaligeri non segnano soltanto la riapertura di un luogo emblematico per la fotografia italiana, ma ribadiscono anche la centralità di Verona come polo di produzione culturale, confronto internazionale e riflessione sull’immaginario contemporaneo. Un ritorno a lungo atteso, fortemente voluto dall’Amministrazione attraverso l’Assessorato alla Cultura, che restituisce al pubblico uno spazio affascinante e unico, capace di guardare al futuro a partire da immagini che hanno segnato la storia. La mostra, da un’idea di Giuseppe Ceroni e curata da Simone Azzoni, inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, è promossa dal Comune di Verona e prodotta da Silvana Editoriale, in collaborazione con PEP Artists e Grenze Arsenali Fotografici, e porta negli Scavi Scaligeri uno sguardo iconico e senza tempo: quello della storica rivista LIFE, uno dei magazine fotografici più influenti del Novecento. A rendere unica questa esposizione è l’assoluta originalità del progetto, pensato e realizzato ad hoc per Verona e per questa occasione.
Il percorso espositivo prende avvio dagli sport invernali, ma va ben oltre la dimensione della competizione e della pura performance atletica. Le circa cento immagini selezionate, molte delle quali inedite, restituiscono lo sport come esperienza condivisa, spettacolo, rito collettivo e potente specchio del proprio tempo. Dalle Olimpiadi invernali di Garmisch-Partenkirchen del 1936 a quelle di Sapporo del 1972, passando per la storica edizione di Cortina 1956, LIFE racconta quasi quarant’anni di storia segnati da guerre, ricostruzioni, crescita economica e tensioni geopolitiche. Il percorso espositivo si articola in sei aree tematiche – Ice Lines, People, Experienced, Cortina 1956, Garmisch-Partenkirchen 1936 e Fun out of Life – che guidano il visitatore attraverso diversi livelli di lettura, offrendo una narrazione fluida e immersiva. Un vero e proprio viaggio nella memoria visiva del Novecento, capace di rendere il pubblico testimone e partecipe allo stesso tempo. La visita alla mostra offre un’occasione speciale per riscoprire gli Scavi Scaligeri, che tornano accessibili al pubblico proprio in concomitanza con l’esposizione, dopo dieci anni di importanti lavori di restauro e valorizzazione. Con un unico biglietto, i visitatori potranno accedere sia alla mostra sia all’area archeologica, riscoprendo un luogo di straordinario valore storico, all’interno del quale si snoda l’allestimento, in un dialogo suggestivo tra fotografie, architettura e stratificazioni del passato.
Roma. Con la conferenza “Patrimonium Appiae. Le ragioni di questo volume e le sue istruzioni d’uso” di Stefano Roascio al via il ciclo di incontri in biblioteca “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica” promosso dal parco archeologico dell’Appia antica per rafforzare il rapporto tra il Parco e le comunità locali. Ecco il programma
Come lavora un archeologo o come nasce un parco archeologico? Lo scopriremo seguendo “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica”, il progetto di incontri pubblici dedicati alla conoscenza e alla condivisione del patrimonio archeologico, storico e paesaggistico dell’Appia Antica. Il parco archeologico dell’Appia Antica con questo progetto avvia una nuova collaborazione con le Biblioteche del Comune di Roma, in particolare con quelle che si affacciano sul suo territorio, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra il Parco e le comunità locali e di promuovere una conoscenza più consapevole del patrimonio archeologico, storico e paesaggistico. Il progetto nasce dalla volontà di sensibilizzare i cittadini che vivono in prossimità dell’area protetta, utilizzando come strumento di dialogo il libro “Patrimonium Appiae. Depositi emersi” (disponibile gratuitamente online cliccando qui), edito come catalogo dell’omonima mostra, che diventa così il punto di partenza per gli incontri pubblici ospitati in due biblioteche limitrofe al Parco: la Biblioteca Nelson Mandela e la Biblioteca Arcipelago Auditorium. Gli incontri affronteranno temi generali legati alla storia, all’uso e alla percezione del territorio dell’Appia Antica. A questi momenti di approfondimento teorico seguiranno visite guidate nei principali luoghi della cultura del Parco, per favorire un collegamento diretto tra narrazione, studio ed esperienza dei luoghi. Particolare rilievo assume il circle time, momento conclusivo del ciclo di incontri che si svolgerà all’Antiquarium di Lucrezia Romana. Si tratta di uno spazio di ascolto e condivisione in cui il Parco accoglierà testimonianze, ricordi ed esperienze personali di cittadini, appassionati e frequentatori abituali dei luoghi, valorizzando saperi e narrazioni che contribuiscono a costruire un patrimonio culturale condiviso. L’iniziativa si propone, dunque, come progetto pilota, con la prospettiva di poter coinvolgere ulteriori biblioteche del circuito comunale e sviluppare nuove tematiche, nel segno della partecipazione, dell’inclusione e del dialogo tra istituzioni culturali e cittadinanza.
Questo un nuovo percorso nelle biblioteche di quartiere in collaborazione con le Biblioteche di Roma prende il via mercoledì 18 febbraio 2026, alle 17, alla Biblioteca Arcipelago Auditorium in via Benedetto Croce 50 a Roma, con la conferenza “Patrimonium Appiae, le ragioni di questo volume e le sue istruzioni d’uso” di Stefano Roascio che farà scoprire come una mostra organizzata su base topografica che diventa libro e offre una finestra sul lavoro dello storico, dell’archeologo e dell’architetto, possa trasformarsi in racconto, e come, dal Settecento a oggi, l’impegno di storici e architetti abbia contribuito a custodire e valorizzare la bellezza senza tempo della Regina Viarum con la formazione del Parco Archeologico dell’Appia Antica. Ingresso libero fino a esaurimento posti. La partecipazione agli Incontri in Biblioteca dà diritto a una visita guidata gratuita nei siti del Parco.
Calendario di “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica”. Mercoledì 25 febbraio 2026, alle 17, alla Biblioteca Arcipelago Auditorium, “La morte e la memoria” con Mara Pontisso: sepolcri e pratiche funerarie presenti nell’area del parco archeologico dell’Appia Antica, tra monumenti funerari, rituali e forme di autorappresentazione che raccontano il rapporto tra i vivi, i defunti e il territorio. Lunedì 2 marzo 2026, alle 17, alla Biblioteca Nelson Mandela, “Percorsi per la conquista, le migrazioni, i viaggi” con Federica Pollari: strade fondamentali per l’organizzazione politica e gestionale dell’impero, come la via Appia, la via Latina e la via Ardeatina, che in seguito diventeranno cammini della fede. Lunedì 9 marzo 2026, alle 17, alla Biblioteca Nelson Mandela, “I luoghi del vivere” con Maria Cristina Rinaldoni: come viene utilizzato il territorio dall’età Repubblicana al Medioevo, tra abitati, villaggi, ville, fortificazioni, acquedotti e chiese, per comprendere le diverse forme di insediamento, organizzazione e vita quotidiana. L’ingresso agli incontri in biblioteca e alle visite guidate è libero fino ad esaurimento posti.
Roma. Nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari la conferenza “Crypta Balbi. Il chiostro rinascimentale” con gli architetti Saveria Petillo e Mauro Marzullo e lo Studio Jurina e Radaelli, primo incontro del ciclo “Il Museo si trasforma. I cantieri del Programma URBS. Dalla città alla campagna romana”
Mercoledì 18 febbraio 2026, per “Il Museo si trasforma. I cantieri del Programma URBS. Dalla città alla campagna romana”, nuovo ciclo di conferenze al museo nazionale Romano, curato da Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, e da Saveria Petillo, e dedicato alla presentazione dei cantieri del grande progetto URBS, dalla città alla campagna romana, alle 17, nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari, in collaborazione con la Rettoria di S. Caterina de’ Funari e l’Istituto Romano di S. Michele, la conferenza “Crypta Balbi. Il chiostro rinascimentale” con gli architetti Saveria Petillo e Mauro Marzullo e lo Studio Jurina e Radaelli. Modera Federica Rinaldi. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-si…
Verona. Al museo di Storia naturale l’incontro “Specie aliene in viaggio: storie e impatti sugli ecosistemi naturali” con Piero Genovesi (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale di Roma) per le conferenze dei Musei civici
Martedì 17 febbraio 2026, alle 17, nella Sala “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, l’incontro “Specie aliene in viaggio: storie e impatti sugli ecosistemi naturali” con Piero Genovesi dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale di Roma, nuovo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Per millenni, il trasporto intenzionale e involontario di flora e fauna da parte dell’uomo ha plasmato culture e economie, facilitando la diffusione di risorse agricole e zootecniche che sono ormai elementi fondanti delle nostre culture e delle nostre civiltà. Tuttavia, l’accelerazione degli scambi globali ha trasformato questo fenomeno in una delle principali cause di perdita di biodiversità a livello planetario che sta crescendo in modo esponenziale, con gravissimi impatti anche sulla salute e il benessere delle comunità umane. Capire le cause e gli effetti delle invasioni biologiche ci offre una base essenziale prevenire e mitigare gli effetti negativi di questa minaccia, in modo da mettere al sicuro gli ecosistemi naturali, l’economia e la vita delle persone.
Torino. Al museo Egizio presentazione del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano (UniMi)
I soffitti astronomici delle tombe e dei templi funerari dell’Egitto del Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) sono alcune tra le più antiche rappresentazioni sistematiche del firmamento. Inventati da Senenmut, astronomo della regina Hatshepsut, essi si svilupparono in epoca ramesside assumendo forme e contenuti diversi: da semplici mappe stellari a complessi programmi figurativi accompagnati da testi di carattere cosmologico-religioso. Martedì 17 febbraio 2026, alle 18, nuovo appuntamento in sala conferenze del museo Egizio di Torino, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, con la presentazione editoriale del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano, che raccoglie per la prima volta tutti i soffitti astronomici di questo periodo, offrendone un originale studio tipologico e l’edizione critica completa dei testi. L’autore ne discuterà con Christian Greco (direttore del museo Egizio) e Patrizia Piacentini (ordinario di Egittologia, università di Milano). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/il-cielo-dei-faraoni-i…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio.

Copertina del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” di Lorenzo Guardiano
Il cielo dei faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno. Nel Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) un alto funzionario di nome Senenmut fece dipingere sul soffitto della camera funeraria della sua tomba a Deir el-Bahari l’immagine della volta notturna: si tratta del primo soffitto astronomico egiziano giunto a noi, nonché di una delle prime rappresentazioni del firmamento compiute nella storia. In seguito, per tutto il Nuovo Regno, i faraoni fecero realizzare nelle loro tombe e nei loro templi funerari splendidi soffitti astronomici di diverso tipo: in alcuni casi si tratta di semplici mappe celesti, in altri di complesse opere che narrano il periplo del sole e delle stelle. Questi veri e propri atlanti celesti, arricchiti da didascalie e da complessi testi di natura scientifico-religiosa con connotazioni funerarie, ci permettono di ritrovare ancora oggi la cifra dell’astronomia e della cosmologia faraonica. Il libro di Lorenzo Guardiano offre uno studio sistematico di tutti i soffitti egiziani che contengono raffigurazioni o testi di natura astronomica databili al Nuovo Regno, fornendo anche la loro edizione critica completa. Due tomi indivisibili.
Lorenzo Guardiano è egittologo all’università di Milano dove insegna Introduction to Pharaonic Egypt e dirige il gruppo di ricerca A Book of the Dead in Milan. È epigrafista della missione archeologica EIMAWA ad Assuan (Egitto), diretta da Patrizia Piacentini, ha vinto borse di studio di Egittologia dell’Institut français d’archéologie orientale (Cairo), dell’American Society of Overseas Research (Boston) e un finanziamento internazionale della Fondazione Cariplo (Milano). Ha pubblicato su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Tra i suoi libri, Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno (Milano University Press, 2024) e Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico (Il Mulino, 2026).
Ercolano. Al parco archeologico, ogni lunedì e mercoledì fino a maggio, arriva “Veni, Vidi, Herculaneum”, la Virtual Reality Experience che trasforma la visita in un viaggio immersivo nel tempo grazie all’utilizzo di visori
La storia si vive, non si guarda: al parco archeologico di Ercolano arriva la Virtual Reality Experience. Dal 16 febbraio al 5 maggio 2026, ogni lunedì e mercoledì, i visitatori potranno vivere l’esperienza senza costi aggiuntivi: sarà sufficiente acquistare il biglietto di ingresso e prenotarsi in anticipo per indossare i visori; e si potranno muovere i primi passi virtuali tra le antiche mura della città. Il passato non è mai stato così vicino al parco archeologico di Ercolano che presenta VENI, VIDI, HERCVLANEVM – Virtual Reality Experience, un nuovo progetto sperimentale che, ancora prima di accedere al sito archeologico, trasforma la visita in un viaggio immersivo nel tempo grazie all’utilizzo di visori di realtà virtuale. Con VENI, VIDI, HERCVLANEVM – Virtual Reality Experience il patrimonio archeologico non si osserva soltanto: si attraversa, si esplora, si vive.
Si tratta di un’iniziativa innovativa, coinvolgente e accessibile, che consente di entrare idealmente nell’antica Ercolano, esplorarne gli spazi, riviverne atmosfere e dettagli, osservare ambienti e architetture ricostruiti in 3D come se fossero davanti ai propri occhi. Grazie alla realtà virtuale, i visitatori possono comprendere meglio l’organizzazione urbana, gli edifici e la vita quotidiana della città antica, con un livello di coinvolgimento emotivo e cognitivo particolarmente intenso. Orari e modalità: dalle 9.30 alle 12.30, turni da 10 minuti (comprensivi di consegna e ritiro dei visori, con supporto di personale del Parco); 2 postazioni, per 2 visitatori ogni turno; attività presso il Visitor Center. L’attività è gratuita, previo acquisto del biglietto ordinario di ingresso al sito (valide riduzioni e gratuità secondo normativa). Prenotazione obbligatoria: online: ercolano.coopculture.it; call center: +39 081 0106490 (dal lunedì al sabato, 9–17). Partecipazione fino a esaurimento dei posti disponibili. Un’esperienza per tutti: particolare attenzione è dedicata all’inclusione. L’attività è pensata per ogni tipologia di pubblico, con un’apertura specifica alle persone con disabilità fisiche, cognitive e sensoriali. L’esperienza si svolge in totale sicurezza, con il supporto di personale specializzato del Parco che accoglie, guida e assiste i partecipanti in ogni fase. Un modo concreto per abbattere le barriere e rendere la cultura realmente accessibile e condivisa.
Locri (RC). Alla Biblioteca G. Incorpora l’incontro “Locri Epizefiri e l’arte delle Muse”, viaggio tra storia e cultura dell’antica colonia magnogreca
Domenica 15 febbraio 2026, alle 17, alla Biblioteca G. Incorpora di Locri (RC), l’incontro “Locri Epizefiri e l’arte delle Muse”, promosso dall’Archeoclub di Locri, un viaggio tra storia e cultura, un momento di riflessione e approfondimento sulla dimensione artistica e spirituale dell’antica colonia magnogreca. Aprono i saluti istituzionali di Nicola Monteleone, presidente dell’Archeoclub di Locri; Domenica Bumbaca, assessore alla Cultura del Comune di Locri; Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico di Locri; e Maria Teresa Iannelli, direttrice della Biblioteca Calabrese ETS. Segue la relazione di Lucia Lepore, già docente dell’università di Firenze sull’arte e sul significato simbolico delle Muse nel contesto locrese. Conclude Pino Rubino, costruttore di strumenti musicali antichi.

















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