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Aquileia (Ud). Workshop “Sulle tracce dell’archeologia seguendo la Via Gemina” nell’ambito del progetto “RIMROM-storia romana transfrontaliera” per approfondire il ruolo della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico. Ecco il programma

Mercoledì 9 luglio 2025, dalle 14.30 alle 18, alla Domus e Palazzo episcopale di Aquileia, workshop formativo “Sulle tracce dell’archeologia seguendo la Via Gemina”, organizzato nell’ambito del progetto “RIMROM-storia romana transfrontaliera” per approfondire il ruolo cruciale della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico, mettendo in luce la sua funzione non solo militare ma anche commerciale e culturale. La partecipazione è gratuita su prenotazione obbligatoria a questo link https://forms.gle/QmQmmy4KboicmjcH7. Il progetto è finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Fondo per piccoli progetti GO! 2025 del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027, gestito dal GECT GO. L’area transfrontaliera è di fatti da sempre unita da questa strada, che da Aquileia attraversava Ajdovščina (Castra) per poi proseguire fino a Lubiana e avanti ancora. Particolare attenzione verrà posta agli scavi, ai ritrovamenti e alle indagini archeologiche condotte nell’area di San Canzian d’Isonzo, centro che probabilmente si sviluppò proprio attorno al IV-V secolo e che si trova proprio lungo la via Gemina. Seguirà poi un’illustrazione, direttamente sul campo, relativa alle indagini archeologiche in corso nell’area degli antichi mercati-Fondo Pasqualis, da parte degli archeologi impegnati nella campagna di scavo volta a chiarire il ruolo centrale, nella fase tardoantica, del centro urbano di Aquileia.

PROGRAMMA. Alle 14.30, ritrovo e registrazione dei partecipanti (presso Domus e Palazzo Episcopale); 14.45, Benvenuto! Breve introduzione sul progetto RIMROM-storia romana transfrontaliera a cura della Fondazione Aquileia. Alle 15, “Lungo la via Gemina: da Aquileia ad Ajdovščina, passando per San Canzian d’Isonzo” a cura di Fondazione Aquileia e Luca Villa, archeologo. Sessione formativa volta a delineare il ruolo della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico, mettendo in luce la sua funzione non solo militare ma anche commerciale e culturale. Particolare attenzione verrà posta agli scavi, ai ritrovamenti e alle indagini archeologiche condotte nell’area di San Canzian d’Isonzo, centro che probabilmente si sviluppò proprio attorno al IV-V secolo. Alle 16.30, “Aquileia Tardo Antica: le nuove scoperte e i nuovi settori di scavo nell’area degli antichi mercati” a cura di università di Verona – dipartimento di Culture e Civiltà. Approfondimento sul campo dedicato alle indagini attualmente condotte, all’interno dell’area archeologica del Fondo Pasqualis, dagli archeologi impegnati nella campagna di scavo -volta a chiarire il ruolo centrale, nella fase tardoantica, del centro urbano di Aquileia (presso area del Fondo Pasqualis). Alle 17.30, visita libera alla mostra fotografica “La Battaglia del Frigido”, un percorso narrativo composto da sei pannelli tematici che guidano il visitatore alla scoperta della Battaglia del Frigido (394 d.C.) e dei personaggi storici che ne sono stati i protagonisti: un’occasione per immergersi ulteriormente nel IV secolo e comprendere il significato di questa significativa vicenda storica, nella transizione dall’Impero romano al mondo tardoantico.

Firenze. All’auditorium Paolucci (Gallerie degli Uffizi) la conferenza “Politica e istituzioni: i magistrati e le città”, con Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale, quinto appuntamento del ciclo “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”

Quinto appuntamento del ciclo di conferenze “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”, organizzato dall’Istituto di Studi Etruschi e Italici di Firenze e dalle Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con la Regione Toscana. Mercoledì 9 luglio 2025, alle 17, all’Auditorium “Antonio Paolucci” delle Gallerie degli Uffizi, in piazzale degli Uffizi 6 a Firenze, toccherà a Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, con la conferenza “Politica e istituzioni: i magistrati e le città”. L’incontro è dedicato alla memoria di Adriano Maggiani, recentemente scomparso, massimo esperto di istituzioni etrusche e amico del MAF. Ingresso gratuito. Il calendario degli incontri proseguirà poi fino all’8 ottobre 2025, per celebrare degnamente il quarantesimo anniversario dell’Anno degli Etruschi e rilanciare la conoscenza di questo importante popolo dell’Italia preromana, la cui storia si intreccia con i fondamenti delle identità culturali italiana, mediterranea ed europea.

Comacchio (Fe). Al museo Delta Antico il concerto “Suoni antichi. Visioni future” con narrazioni del direttore Marco Bruni per la rassegna “Sonate al Chiaro di Luna”

Per “Sonate al Chiaro di Luna”, rassegna di concerti nei luoghi più caratteristici e storici del comune di Comacchio (Fe), mercoledì 9 luglio 2025, alle 21.30, al museo Delta Antico, il concerto “Suoni antichi. Visioni future”, un viaggio sonoro tra musica classica, jazz e contemporanea, con il pianoforte di Federico Rubin accompagnato da giovani talenti e dalla narrazione del direttore del museo Delta Antico, Marco Bruni. La rassegna di concerti estivi prende il nome dalla celebre “Sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore” di Ludwig van Beethoven, più nota appunto come “Sonata al Chiaro di Luna” per le sue sonorità descrittive e suggestive. Così come Beethoven dedicò quest’opera alla contessa Giulietta Guicciardi di cui era stato innamorato, questa rassegna promossa dall’Amministrazione Comunale in sinergia con la Civica Scuola di Musica, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, vuole essere un omaggio alla bellezza e un’opportunità di divulgazione ed educazione musicale, con un programma legato alle atmosfere classiche ma che strizza l’occhio alla contemporaneità e ai linguaggi più moderni.

Cabras (Or). In occasione del Festival Letterario dell’Archeologia si va “Alla scoperta della Peschiera Mar’e Pontis”: visita guidata gratuita in uno dei luoghi più affascinanti della Laguna

Dal 9 all’11 luglio 2025, in occasione del Festival Letterario dell’Archeologia a Cabras (Or), “Alla scoperta della Peschiera Mar’e Pontis”: visita guidata gratuita in uno dei luoghi più affascinanti della Laguna. Un viaggio tra archeologia, natura e antiche tecniche di pesca, con attività di educazione ambientale per tutte le età. Si scopre così come le tecniche tradizionali di pesca custodiscono la storia di una comunità che da millenni dialoga con il mare. Previsti due turni: alle 9.30 e alle 11, posti limitati (max 20 persone per turno). Prenotazione consigliata su Eventbrite: https://www.eventbrite.com/…/festival-lettarario…. Lo stagno di Mar ‘e Pontis, un vero e proprio mare, come da sempre viene definito dalle genti locali per la sua grande estensione, è una delle zone umide più estese e importanti d’Europa. Da sempre stagno pescosissimo quello di Mar ‘e Pontis , citato persino da autorevoli fonti latine. E non a caso la presenza di antichissimi siti archeologici, risalenti al Neolitico, come quelli di Cucuru is arrius, Conca Illonis e quasi certamente altri in attesa di essere riportati alla luce, attestano la presenza antropica nella zona nel lontano passato e confermano che le vicine acque dello stagno e i terreni fertili circostanti potevano assicurare alle popolazioni di allora una ricca fonte di sostentamento.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Antichi oboe dal mondo egizio” con Marco Sciascia e Barnaby Brown, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Che suono aveva la musica dell’antico Egitto? Cosa ci dicono le pipe sopravvissute (circa un quarto delle quali si trovano a Torino) sul mondo culturale dei loro suonatori? È possibile risolvere il mistero del perché la pipa tenuta in una mano ha tre fori, mentre quella tenuta nell’altra mano ne ha quattro? Cosa ci dice il confronto con le doppie pipe trovate nelle tombe mesopotamiche e greche sul ruolo di questi strumenti egiziani nella più ampia storia della musica? Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 8 luglio 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “Antichi oboe dal mondo egizio” con Marco Sciascia e Barnaby Brown. La conferenza è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link Antichi oboe dal mondo egizio Tickets, Tue, Jul 8, 2025 at 6:30 PM | Eventbrite. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Il museo Egizio di Torino possiede undici oboe. Si tratta della più grande collezione al di fuori del Cairo di uno strumento musicale che ha goduto di grande prestigio tra il Nuovo Regno e l’epoca tolemaica. In questa conferenza verranno condivisi i risultati di varie indagini in corso.

Barbaby Brown, musicista (foto emap)

Barnaby Brown suona ricostruzioni di strumenti a fiato basati su originali dell’Età della Pietra, della civiltà sumera, egizia, greca, romana e della tarda antichità. Canta inoltre e interpreta il repertorio classico della cornamusa scozzese, guidando anche il revival del suo predecessore medievale: il triplepipe. La sua passione per dare una voce contemporanea agli strumenti più antichi lo ha portato a realizzare quattro progetti discografici con Delphian Records: In Praise of Saint Columba: the sound world of the Celtic Church (2014), Spellweaving: ancient music from the Highlands of Scotland (2016), Set upon the Rood: new music for choir & ancient instruments (2017), e Apollo & Dionysus: sounds from Classical Antiquity (2018). Tra le opere scritte per lui si ricordano Noli Pater di Sir James MacMillan (2015) e Il sogno di Marsia di Dario Marianelli (2022). Nel 2023 ha co-fondato, insieme a Stef Conner e Marco Sciascia, Lotos Lab, un laboratorio che sviluppa strumenti musicali e attività ludico-didattiche per rafforzare il senso di appartenenza tra luoghi e tempi diversi.

Marco Sciascia. studioso di strumenti antichi (foto emap)

Marco Sciascia studia i più antichi strumenti musicali conservati nei musei dal 2005. Per l’European Music Archeology Project ha ricostruito i flauti d’argento di Ur (2450 a.C.), l’aulos di Poseidonia (480 a.C.) e le tibiae romane a partire da originali provenienti da Pompei. I suoi strumenti sono diventati noti attraverso i concerti, le registrazioni e i laboratori legati alla mostra itinerante ARCHÆOMUSICA (2013–2018) e sono oggi suonati da musicisti professionisti e studenti in tutto il mondo. Il suo kit di lira trans-storica sta entrando nelle università e nelle scuole primarie, dando nuova vita alla letteratura delle civiltà antiche. Tra le sue pubblicazioni scientifiche si segnala “Doublepipe reeds: Phragmites, straw, and data-logging for distributed reed research” nel Journal of Music Archaeology 2 (2024). Attualmente collabora con l’Accademia Austriaca delle Scienze per realizzare ricostruzioni suonabili di auloi meccanici rinvenuti a Meroë, in Sudan, nel sito funerario della regina Amanishakheto (10 a.C.).

Paestum. La Borsa mediterranea del Turismo archeologico annuncia le 5 scoperte archeologiche del 2024 candidate alla vittoria della 11ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”: sono in Cambogia (statue di arenaria); Creta (Grecia) (palazzo che richiama al labirinto); Israele (carico di un naufragio dell’età del Bronzo); Perù (tempio cerimoniale di 5000 anni fa); Turchia (strada colonnata romana)

In Cambogia, nel terreno sabbioso 100 pezzi di statue in arenaria; in Grecia, sull’Isola di Creta, un misterioso palazzo che richiama il mito del labirinto; in Israele, al largo di Haifa il carico di un naufragio nella tarda età del Bronzo; in Perù, un tempio cerimoniale di 5.000 anni sotto una duna di sabbia; in Turchia, una strada colonnata romana lunga 800 metri: sono le cinque scoperte archeologiche del 2024 finaliste della 11ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”: intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Il Premio International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo, sarà consegnato a Paestum venerdì 31 ottobre in occasione della XXVII BMTA, in programma a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre 2025. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno infatti inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso questo Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), arCHaeo (Svizzera), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Il direttore della BMTA Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 7 luglio – 7 ottobre 2025 sulla pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico). Ecco le cinque scoperte archeologiche finaliste, annunciate dalla segreteria del Premio.

Cambogia, nel terreno sabbioso 100 pezzi di statue in arenaria. Nel corso di recenti scavi di restauro condotti al Tempio Ta Prohm, una delle più iconiche strutture del complesso di Angkor, l’Autorità Nazionale APSARA ha scoperto più di 100 pezzi di statue di Buddha in arenaria, grazie agli esperti del Dipartimento di Conservazione Monumenti e Archeologia Preventiva. I frammenti recuperati includono una varietà di rappresentazioni, tra cui statue di Buddha protette da un Naga, statue di Avalokite śvara e altri frammenti di statue. L’archeologo Neth Simon, che ha guidato il team di scavo, ha spiegato che la scoperta è avvenuta durante la pulizia di un ammasso di terreno situato sul lato sud del muro in laterite del terzo recinto del tempio Ta Prohm, a una profondità di 10-15 cm e scavando più a fondo sono emersi sempre più frammenti di statua, oltre 100 pezzi, con altezze di circa mezzo metro e larghezze comprese tra 40 e 50 cm, per i quali si ipotizza che appartengano allo stile Bayon, XIII-XIV sec. circa, periodo noto per la sua raffinata arte scultorea e architettonica. Il Bayon fu eretto nei primi anni del XIII sec. come tempio di stato dal Re Jayavarman VII. Situato al centro di Angkor Thom, la sua peculiarità principale sono i numerosi volti sorridenti scolpiti sulle quattro facce delle torri a sezione quadrata che si ergono verso la maestosa torre centrale.

Grecia, sull’Isola di Creta, un misterioso palazzo che richiama il mito del labirinto. Durante la costruzione di un nuovo aeroporto, sulla cima della collina di Papoura, a nord-ovest della città di Kastelli, è stato scoperto un monumento risalente a 4000 anni fa, che si ritiene risalga alla civiltà minoica. L’edificio con mura circolari e stanze intricate, del diametro di 48 mt e con superficie di 1800 mq, che si sviluppa in otto anelli, era adibito forse a funzioni religiose. La struttura circolare, che ricorda una gigantesca ruota, ha fatto scattare l’accostamento al mito di Arianna. La civiltà minoica, del resto, risale all’età del Bronzo ed è sorta sull’isola di Creta circa dal 2700 a.C. al 1400 a.C. e l’edificio si inquadra in un periodo importante di Creta, che vede nel giro di pochi decenni la nascita sull’isola di imponenti palazzi come quello di Cnosso e Festo. La presenza di molte ossa di animali, rinvenute tra i reperti di ceramica, suggerisce un uso per feste rituali, che prevedevano cibo, vino e altre offerte. E se i palazzi minoici erano disposti su planimetrie quadrate o rettangolari, la struttura scoperta è circolare, forma che si trova più spesso nelle tombe minoiche. Potrebbe essere, dunque, un tumulo con le strutture di rinforzo, che seguono il modello del cerchio con elementi circolari e a raggiera, che potevano dar luogo a diverse stanze. Il culto degli antenati e i rituali, che prevedevano l’utilizzo di tumuli, sono diffusi nella Grecia nell’età del bronzo.

Israele, al largo di Haifa il carico di un naufragio dell’età del Bronzo. Risalente a circa 3400 anni fa, nella tarda età del Bronzo, a 90 km dalla costa e sul fondale a 1800 mt di profondità, ritrovato il relitto di una nave mercantile con centinaia di anfore intatte, l’unico così al largo e di un’epoca così antica. La grande pila di anfore è stata scoperta grazie ai rilievi condotti da Energean, compagnia di gas naturale, che opera nelle piattaforme al largo, durante l’esplorazione del fondale marino alla ricerca di nuove opportunità di scavo per l’apertura di altri pozzi. Jacob Sharvit, capo dell’unità marina dell’Autorità israeliana, che si occupa di reperti antichi, ipotizza che la nave fosse lunga 12-16 mt per trasportare prodotti di largo consumo, come olio, vino e frutta e che sia affondata all’improvviso per una tempesta o un attacco pirata, eventi comuni nella tarda età del Bronzo, definendo il ritrovamento “una scoperta che cambia la storia a livello mondiale”. La posizione del relitto, lontano da qualsiasi linea di costa visibile, rivela l’abilità dei marinai di navigare attraverso il Mediterraneo senza vedere la terraferma, sfidando le ipotesi accademiche precedenti, che suggerivano una navigazione esclusivamente costiera, in quanto i relitti antichi trovati finora nel Mediterraneo erano in acque poco profonde, uno al largo dell’isola disabitata di Dokos, in Grecia; altri due al largo delle coste turche, Uluburun e la barca di Capo Gelidonya che si è schiantata sugli scogli. Qui lo scenario completamente diverso ha richiesto un sommergibile robotizzato ad alta tecnologia per intervenire sul relitto.

Perù, un tempio cerimoniale di 5000 anni sotto una duna di sabbia. Nel distretto di Zaña (scritto anche Saña), nel Perù nord-occidentale, i ricercatori hanno scoperto ciò che restava delle mura di un tempio a più piani e, incastrati tra le mura, gli scheletri di tre adulti. Il sito del tempio fa parte del complesso archeologico Los Paredones de la Otra Banda-Las Ánimas. Per Luis Armando Muro Ynoñán, direttore del progetto archeologico dei paesaggi culturali di Úcupe – Valle di Zaña, trattasi di un complesso religioso in uno spazio archeologico definito da muri costruiti in fango, con una scalinata centrale, da cui si saliva a una specie di palco nella parte centrale, le cui pareti erano decorate con intricati fregi raffiguranti immagini del corpo umano con una testa di uccello, tratti felini e artigli di rettile; le parti superiori delle pareti, invece, erano rivestite di un intonaco fine con un disegno pittorico. È stato portato alla luce anche un altro monumento risalente a un periodo compreso tra il 600 e il 700 d.C., che sarebbe avvenuto durante il periodo Moche del Perù, popolazione che praticava sacrifici umani e noti per i grandi templi e le opere d’arte, tra cui calici di ceramica modellati in modo da sembrare teste umane.

Turchia, una strada colonnata romana lunga 800 metri. Durante scavi archeologici condotti nella Torre Hıdırlık, uno dei simboli storici più rilevanti di Antalya, rinomata località turistica nel sud della Turchia, è stata scoperta una strada colonnata di epoca romana, che si sviluppa su una lunghezza di 800 mt. Nel 133 a.C. la città fu annessa dai Romani ed è per questo che la romanità del luogo conserva importanti vestigia, tra le quali la porta di Adriano, un arco trionfale realizzato intorno al 130 d.C. in onore dell’imperatore. La Torre romana Hıdırlık rappresenta uno dei monumenti più antichi sopravvissuti nella città di Antalya. Situata all’incrocio tra Kaleiçi, il quartiere storico della città, e il Parco Karaalioğlu, si caratterizza per essere costruita con blocchi di pietra giallo-marrone, un dettaglio che conferisce un’aura di antichità e maestosità. La Direzione del Museo di Antalya e la Municipalità metropolitana mirano a trasformare la torre in un sito culturale e turistico di rilievo. Il direttore del progetto della Municipalità, Ezgi Öz, ha dichiarato che la strada, già scavata per circa 100 mt, sembra estendersi fino a Üçkapılar, rivelando così un collegamento diretto con il mare, con una lunghezza totale di 800 mt. Il completamento del progetto porterà alla realizzazione di una vasta terrazza panoramica, la più grande in Turchia, che consentirà al pubblico di ammirare le strutture storiche esposte attraverso coperture di vetro, oltre ad aree pedonali in legno per garantire un’esperienza completa e immersiva.

Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo; nel 2020 a Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’università di Udine, per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia; nel 2021 alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”; nel 2022 a Zahi Hawass, direttore della Missione Archeologica che ha scoperto “la città d’oro perduta”, fondata da Amenhotep III, riaffiorata dal deserto nei pressi di Luxor; nel 2023 ad Agnese Carletti sindaco di San Casciano dei Bagni in rappresentanza dell’amministrazione comunale titolare dell’area e a Jacopo Tabolli responsabile scientifico dello scavo per la scoperta delle 24 statue di bronzo di epoca etrusca e romana riaffiorate dal fango a San Casciano dei Bagni (provincia di Siena); nel 2024 al MOLA Museum of London Archaeology per la scoperta a Londra, nel quartiere di Southwark, dei resti di un mausoleo romano.

 

Montebelluna (Tv). Doppio appuntamento al museo di Storia naturale e Archeologia: visita guidata alla mostra “Fabulae” con la conservatrice Emanuela Gilli, e l’incontro “Il cielo dei veneti antichi tra archeologia e astronomia” con Zaghetto e il gruppo naturalistico Bellona

Mostra “Fabulae” al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv): la sala delle situle (foto graziano tavan)

Martedì 8 luglio 2025 doppio appuntamento al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv). Prima di cena, alle 19, speciale visita guidata alla mostra “FABULAE Le situle raccontano i Veneti antichi” a cura della conservatrice archeologa del Museo., Emanuela Gilli. Per giovani e adulti. La visita è gratuita con pagamento del biglietto di ingresso al museo. Su prenotazione. Per info e prenotazioni: info@museomontebelluna.it, 0423 617479.

Alle 21, nel giardino del museo civico, “Il cielo dei veneti antichi tra archeologia e astronomia”, un nuovo sguardo sul sapere degli antichi alla luce dei più recenti studi che abbracciano vari campi d’indagine: archeologia, mitologia e astronomia. Segue l’osservazione astronomica nella specola-osservatorio “R. Colognese” nel giardino del Museo. A cura di Luca Zaghetto e del Gruppo naturalistico Bellona. Per giovani e adulti. Ingresso libero e gratuito. In caso di maltempo l’evento si terrà all’interno della mostra “FABULAE”. Per info: info@museomontebelluna.it, 0423 617479.

Roma. Al Tempio di Venere e Roma al via la quarta edizione di “QUO VADIS? Al cinema nel cuore di Roma”: dieci film italiani che raccontano il delicato rapporto tra favola e sogno. Ecco il programma

Torna a Roma “QUO VADIS? Al cinema nel cuore di Roma”, la rassegna promossa da CSC – Cineteca Nazionale e parco archeologico del Colosseo. L’iniziativa è in programma da martedì 8 a venerdì 18 luglio 2025 nel Tempio di Venere e Roma ad ingresso libero, con accesso da piazza del Colosseo. La quarta edizione di “Quo Vadis? Al cinema nel cuore di Roma”, attraverso dieci film italiani, racconta il delicato rapporto tra favola e sogno, reso ancora più favolistico e onirico dalla splendida scenografia naturale. Ingresso libero fino a esaurimento posti – prenotazione consigliata su https://bit.ly/quovadis_2025. Biglietti disponibili 7 giorni prima della data della proiezione alle 11 e la mattina stessa nel giorno della proiezione alle 11. Accesso da piazza del Colosseo dalle 20. I film sono introdotti da esperti alle 20.45. La prenotazione decade alle ore 21.00: da quel momento i posti non occupati saranno assegnati al pubblico in attesa. Le proiezioni iniziano alle 21.30. Tutti i film sono in versione originale con sottotitoli in italiano (o inglese per i film in italiano).

IL PROGRAMMA. Martedì 8 luglio, 20.45 Incontro con Steve Della Casa. A seguire Sogni d’oro di Nanni Moretti (1981, 105′). Mercoledì 9 luglio, 20.45 Incontro con Massimo Gaudioso. A seguire Il racconto dei racconti – Tale of Tales di Matteo Garrone (2015, 128′). Giovedì 10 luglio, 20.45 Incontro con Tetyana Filevska e Maria Keil. A seguire Malevych di Daria Onyshchenko (2024, 90′). Venerdì 11 luglio, 20.45 Incontro con Flavio De Bernardinis. A seguire  di Federico Fellini (1963, 138′). Sabato 12 luglio, 20.45 Incontro con Alessandro Rossellini. A seguire Il miracolo di Roberto Rossellini (ep. de “L’amore”, 1948, 42′) e La ricotta Director’s cut di Pier Paolo Pasolini (ep. di “Ro.Go.Pa.G.”, 1963, 38′). Domenica 13 luglio, 20.45 Incontro con Gianrico Tondinelli. A seguire Casotto di Sergio Citti (1977, 106′). Martedì 15 luglio, 20.45 Incontro con David Grieco. A seguire Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini (1966, 85′). Mercoledì 16 luglio, 20.45 Incontro con Pedro Armocida. A seguire Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo (2020, 98′). Giovedì 17 luglio, 20.45 Incontro con Paola Minaccioni. A seguire Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani (2019, 96′). Venerdì 18 luglio, 20.45 Incontro con Maria Coletti. A a seguire ‘A Santanotte di Elvira Notari (1922, 60′). Accompagnamento musicale dal vivo del M° Michele Catania. Con il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni del 150° anniversario dalla nascita di Elvira Coda Notari. Istituito con DM n. 85 del 28 marzo 2025. Gli incontri saranno moderati da Caterina Taricano.

Cabras (Or). Il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant si è aggiudicato il premio del pubblico della IV edizione del Sardegna Archeofilm Festival, quattro serate con proiezioni, incontri con registi e studiosi, nell’area archeologica di Mont’e Prama. Il premio Archeociak all’Ic di Uta (Ca). Applausi per il film fuori concorso “Carlo Tronchetti – La mia Sardegna Archeologica” di Nicola Castangia

Giulia Pruneti e Tore Cubeddu proclamano il film “I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant vincitore del premio Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Il pubblico della IV edizione del Sardegna Archeofilm Festival, che si è tenuto nell’area archeologica di Mont’e Prama, a Cabras (Or), ha premiato il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant (Francia, 52’) cui è andato il premio Sardegna archeofilm 2025 a conclusione di una rassegna che ha riunito per quattro giorni – dal 2 al 5 luglio 2025 – archeologi, registi, divulgatori e appassionati da tutta Italia, consolidandosi come uno degli appuntamenti di riferimento per il cinema documentario dedicato all’archeologia, alla storia antica e alla memoria dei popoli. Oltre venti i titoli selezionati, provenienti da diversi Paesi, capaci di raccontare scoperte, ricerche, avventure intellettuali e siti straordinari, con una particolare attenzione ai temi dell’identità e del patrimonio culturale mediterraneo. A consegnare il premio il direttore artistico Tore Cubeddu e Giulia Pruneti di Archeologia Viva che hanno animato le serate del festival. Al secondo posto nella speciale classifica del pubblico si è classificato “Némos andando per mare” di Marco Antonio Pani (Italia, 110’), al terzo “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya, 34’).

Frame del film “Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion / I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant

La pellicola francese “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant (Francia, 52’) rievoca una delle più grandi conquiste intellettuali dell’umanità: la decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion, avvenuta nel 1822 grazie alla stele di Rosetta. Ma il racconto si arricchisce di una nuova prospettiva, rivelando il ruolo determinante del fratello maggiore Jacques-Joseph, figura chiave e fino a oggi rimasta in ombra. Attraverso archivi familiari e studi recenti, il documentario riscrive una pagina di storia della linguistica e della ricerca archeologica.

Giulia Pruneti e Paolo Carboni consegnano il premio Archeociak 2025 all’istituto comprensivo di Uta (Ca) (foto mont’e prama)

Nella serata finale è stato consegnato anche il Premio Archeociak, in collaborazione con l’Associazione Babel, rivolto a studentesse e studenti delle scuole primarie e secondarie della Sardegna con lo scopo di promuovere la conoscenza e la valorizzazione dell’archeologia e della storia dell’Isola attraverso la scrittura cinematografica. Il riconoscimento è andato all’istituto comprensivo di Uta (Ca) con il progetto “La pietra del tempo”. Sul palco, per la consegna, Paolo Carboni, direttore artistico del Babel Festival.

Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama, al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Soddisfatto il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, che ha sottolineato l’importanza di una manifestazione (realizzata in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva e Giunti Editore) che anno dopo anno è riuscita a crescere e ad attirare l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso. Vinta anche la sfida di portare la rassegna cinematografica nell’area archeologica di Mont’e Prama, in un luogo dove la narrazione del passato assume un significato particolare, con gli scavi a poche decine di metri dal pubblico.

Giorgio Murru e Nicola Castangia al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

La serata finale del Sardegna Archeofilm Festival è stata l’occasione per presentare fuori concorso “Carlo Tronchetti – La mia Sardegna Archeologica” (Italia, 45’), un documentario-intervista realizzato da Nicola Castangia, con soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni e consulenza scientifica di Giorgio Murru. Carlo Tronchetti, presente alla proiezione, è stato un protagonista assoluto della scena archeologica sarda, e attraverso un racconto appassionato ha ripercorso dal vivo la sua lunga carriera: dagli scavi di Mont’e Prama e Nora fino a Tharros e Sant’Antioco. Il racconto filmico è scandito da riprese aeree, ricostruzioni tridimensionali e fotografie d’archivio, che restituiscono con intensità la passione, la visione e la dedizione di una vita spesa a difendere e valorizzare il patrimonio della Sardegna.

Giorgio Murru, Nicola Castangia, Giulia Pruneti, Anthony Muroni e Carlo Tronchetti al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Carlo Tronchetti, al termine della proiezione, ha voluto ringraziare la Fondazione Mont’e Prama per avergli dato la possibilità di raccontare un pezzo memorabile dell’archeologia sarda, che lo ha visto protagonista dagli anni Settanta in poi e, con la consueta ironia, ricordando quel periodo fantastico, ha concluso la sua riflessione sul palco con una citazione del film Blade Runner: “Io ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Muroni, dal suo canto, ha sottolineato come il film sia il giusto tributo a un archeologo vivente e rappresenti anche “un segnale contro la tendenza dei nostri tempi a dimenticare troppo facilmente le persone che hanno lasciato un segno nel corso delle loro attività di ricerca e studio”. Piero Pruneti, fondatore di Archeologia Viva, la prima grande rivista italiana di divulgazione archeologica, partner della manifestazione, è intervenuto a conclusione del Festival per annunciare che il documentario realizzato da Nicola Castangia sarà in concorso alla prossima edizione del Firenze Archeofilm, un riconoscimento per un lavoro, ha affermato, “che avrebbe dato del filo da torcere al film vincitore di questa edizione del Sardegna Archeofilm”.

Baia (Na). Al Castello Aragonese entra nel vivo “ANTRO” il festival del parco archeologico dei Campi Flegrei che propone appuntamenti con l’arte, la musica, la danza, coinvolgendo anche Cuma e l’anfiteatro di Pozzuoli, sul tema “Ausus se credere caelo” (Osando affidarsi al cielo). Il direttore Pagano: “Un invito a superare barriere, confini, limiti”. Ecco il programma

Con lo spettacolo “Selene e il mito di Cassiopea”, domenica 6 luglio 2025, alle 21, al Castello di Baia, entra nel vivo “ANTRO 2025”, il festival del parco archeologico dei Campi Flegrei che, dal 5 al 20 luglio 2025, mette in cartellone appuntamenti con l’arte, la musica, la danza e la conoscenza in tre luoghi: il cuore resta il Castello Aragonese di Baia ma la rassegna propone eventi anche al Parco archeologico di Cuma e all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. “Selene e il mito di Cassiopea”, a cura di Casa Shakespeare, regia e drammaturgia di Livia Bertè, coreografie e movimenti scenici di Luisa Leone, è uno spettacolo tra teatro, musica e danza che ci porta nell’antica Grecia, alla scoperta di Selene, dea della Luna, nata dai titani Iperione e Teia. Sorella di Elio (il Sole) ed Eos (l’Aurora), Selene è una figura eterea e ancestrale, che ha dato vita ai culti lunari di Artemide, Diana ed Ecate. Attraverso una narrazione teatralizzata, seguiremo il mito della sua bellezza folgorante, capace di far innamorare dei ed esseri umani. Dalle sue lacrime nascerà il firmamento, e la costellazione più luminosa: Cassiopea. Un racconto mitico che esplora le origini del tempo ciclico, scandito dalle fasi lunari, e dell’amore tra Selene e suo fratello Apollo. Una performance evocativa e suggestiva, nella cornice notturna del Castello di Baia.

Il titolo scelto quest’anno per ANTRO è “Ausus se credere caelo” – Osando affidarsi al cielo. Finanziato dal parco archeologico dei Campi Flegrei, il festival Antro 2025 si è aperto sabato 5 luglio, alle 21, al Castello Aragonese di Baia con la conferenza “Di voli, cavalcate e altre utopie flegree” a cura del direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano che, partendo dal tema di questa edizione “Ausus se credere caelo” (“Osando affidarsi al cielo”) – un passo tratto da libro VI dell’Eneide di Virgilio (VI, 15) –, ha offerto una lettura inedita del mito di Dedalo. “Partendo da una visione e dalla volontà di mostrare la nostra idea di festival come una realtà che va ben oltre un calendario di eventi, Antro è diventato ora un appuntamento atteso e importante per il nostro territorio”, racconta il direttore Fabio Pagano. “Molte cose sono cambiate negli ultimi anni per il parco archeologico dei Campi Flegrei e per l’intero territorio flegreo. Molte cose sono successe. Rimane immutata, però, la nostra idea di cosa sia un festival e soprattutto di cosa debba essere qui, nell’amata terra flegrea. L’obiettivo è invitare il pubblico a confrontarsi con una delle più vigorose manifestazioni di memoria materiale e immateriale, che diventa patrimonio quando entra in contatto con le comunità locali. Ci piace pensare che il nostro festival Antro sia una cornice dentro la quale entrare insieme; un esercizio collettivo nel quale chiediamo ai nostri ospiti di seguirci nell’interpretazione dei nostri luoghi facendoci guidare nel percorso dall’arte. Per questo abbiamo scelto il nome Antro. La cornice più forte che avevamo a disposizione: il nostro Antro della Sibilla di Cuma. Uno spazio dove si entra percorrendo un vuoto che taglia la materia, ma che si trasfigura in un paesaggio diverso quando smettiamo di guardarlo con gli occhi e lo viviamo con la mente e con il cuore. Nel tema “Ausus se credere caelo” (Osando affidarsi al cielo), nella breve sequenza di queste parole, armoniche nella sintassi del latino virgiliano, abbiamo trovato lo stimolo per una riflessione sul sogno, sull’utopia, sulla speranza. L’invito a superare barriere, confini, limiti. L’impulso a mettere in discussione le regole, anche quelle imposte della natura che sembrano inviolabili. La spinta a guardare le cose da prospettive diverse e scoprire, come ci ricorda il nostro fico di Baia cresciuto a testa in giù, che si può costruire un futuro diverso”.

Da mercoledì 9 luglio a venerdì 11 luglio 2025, al Castello Aragonese di Baia, sono in programma due conferenze e uno spettacolo. Mercoledì 9 luglio (ore 21), l’archeologa CNRS del Centre Jean Bérard di Napoli Marcella Leone terrà la conferenza “Uccellacci e uccellini nella necropoli di Cuma”. Giovedì 10 luglio (ore 21), l’ingegnere Daniele Spizzichino terrà la conferenza “Utopie in orbita: volo tecnologico sul patrimonio dell’umanità”. Venerdì 11 luglio (ore 21), in scena “Iside e la Luna” con Carmela Ioime (danza con il fuoco), Adriana D’Agostino, Anna Bocchino, Maria Gerarda Cavezza (voce e tammorra). Regia e drammaturgia Francesca Esposito.

Frame del film animato “Le avventure del Principe Achmed”

Sabato 12 luglio 2025, alle 21, c’è un evento in programma anche al Parco archeologico di Cuma, dove verrà proiettato il film animato “Le avventure del Principe Achmed”, sonorizzato dal vivo dall’Ensemble Dissonanzen con musiche originali di Marco Sannini (tromba, loops), protagonista dell’evento insieme a Luca Signorini (violoncello), Ciro Longobardi (tastiere, live electronics) e Carlo Lomanto (voce, live electronics).

Lo spettacolo “Odisseo Superstar – L’eroe di cui Nessuno ha bisogno” con Andrea Di Falco, Gabriele Manfredi, Andrea Pacelli, Gabriele Rametta e Pierantonio Savo Valente (foto pafleg)

Da domenica 13 a venerdì 18 luglio 2025, al Castello Aragonese di Baia, in programma uno spettacolo teatrale, un festival del cortometraggio e la presentazione di un libro. Domenica 13 luglio, alle 21, il Collettivo VAN propone lo spettacolo “Odisseo Superstar – L’eroe di cui Nessuno ha bisogno” con Andrea Di Falco, Gabriele Manfredi, Andrea Pacelli, Gabriele Rametta e Pierantonio Savo Valente. Il Collettivo VAN cura la regia e firma la drammaturgia con Aureliano Delisi. Scenografia Carlo Gilè. Consulenza ai costumi Fabiana Amato. Luci Antonio Curcio. Martedì 15 luglio, alle 20, il Castello ospiterà un evento del Festival “Corto Flegreo”, curato nella direzione artistica da Mariagrazia Siciliano, che proporrà un concerto a cura del Conservatorio San Pietro a Majella e le esibizioni di Adea, Danse et Ballet e Arancia Blu. Guest della serata: Devil A e Alien Artisti NOX. Presentano Gigi & Ross. Mercoledì 16 luglio, alle 18, in programma la presentazione del libro “Mare paesaggio” (Libria editore) di Daniela Colafranceschi. Giovedì 17 luglio (ore 21), in programma la presentazione del libro “Campi Flegrei. Tessere per un mosaico” (edizioni Artem) di Franco Bevilacqua. Venerdì 18 luglio, alle 21, in scena “Del labirinto e altre storie” con Rino Di Martino, Carlotta Bruni, Elisa Carta Carosi, Lorenzo della Rocca, Paola Saribas. Drammaturgia Aurelio Gatti e Diego Sommaripa. Regia e coreografia Aurelio Gatti; sabato 19 luglio, alle 18, l’associazione Pluriverso propone un appuntamento con l’artista Carmine Calò che terrà la conferenza “In volo da Irpinia ai ai Campi Flegrei, lungo la Via dell’Acqua che unisce uomini e territori”, raccontando al pubblico il percorso creativo di opere che, per l’occasione, saranno esposte al Castello.

All’anfiteatro flavio di Pozzuoli la rievocazione storica “Dies in Arena – il Cielo della Polvere” (foto pafleg)

Particolarmente suggestivo sarà l’appuntamento in rassegna sabato 19 luglio 2025 (due repliche: dalle 19 alle 20:30; dalle 21 alle 22.30), all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, dove andrà in scena “Dies in Arena – il Cielo della Polvere”, una rievocazione storica dedicata al tema della gladiatura, ideata e sceneggiata da Dario Battaglia che si è dedicato alla ricerca scientifica insieme a Luca Ventura, con la consulenza di Federica Rinaldi. In palcoscenico i Rievocatori storici del Gruppo Storico Romano e di Ars Dimicandi.

Lo spettacolo “Polifemo innamorato” di e con Giovanni Calcagno (foto pafleg)

Antro 2025 chiuderà il suo calendario domenica 20 luglio 2025, alle 21, al Castello di Baia, con lo spettacolo “Polifemo innamorato” di e con Giovanni Calcagno che anima le grandi marionette corporee di Bianca Bonaconza, raccontando la storia dell’impossibile amore tra Polifemo e Galatea. La scrittura scenica dello spettacolo è di Giovanni Calcagno e Alessandra Pescetta. Musiche, canti e paesaggi sonori a cura di Puccio Castrogiovanni.