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Un libro al giorno. “Storia d’amore e d’archeologia” di Marinella Fiume sulla relazione in Sicilia tra l’archeologo rumeno Dinu Adamesteanu, profugo dalla Romania di Ceausescu, e la neuropsichiatra infantile inglese Daphne Phelps

Copertina del libro “Storia d’amore e d’archeologia” di Marinella Fiume

È uscito per i tipi di Algra Editore il libro “Storia d’amore e d’archeologia” di Marinella Fiume. Una storia d’amore in terra di Sicilia negli anni Cinquanta tra l’archeologo rumeno Dinu Adamesteanu (1913-2004), profugo dalla Romania di Ceausescu, e la neuropsichiatra infantile inglese Daphne Phelps (1911-2005), nipote del pittore Robert Kitson e vestale della bella dimora di Taormina da lui ereditata. Un perfetto esempio di integrazione per entrambi, alla stessa stregua di quello tra colonizzatori greci e indigeni di Sicilia. Dello spaccato di vita trascorsa dall’archeologo qui, del suo lavoro e dei suoi tormenti di profugo il libro è una straordinaria fonte di informazione. E forse, in quel gruppetto di lettere annodate con un nastrino rosso e fino all’ultimo accarezzate da Daphne, si cela una relazione di coppia impossibile. E mentre la Phelps chiude i suoi giorni a Taormina, l’archeologo conclude il suo viaggio nell’antica Herakleia, perché il nóstos, il “ritorno a casa” è verso quella patria dove si è scelto di vivere e di morire. Intrecciando citazioni saggistiche e testimonianze dirette e contaminando il genere del romanzo con la biografia, l’Autrice ricostruisce le figure di due grandi personaggi il cui profilo prende vita in luoghi ricchi di storia e di bellezza.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale “Memorie Trafugate. I reperti recuperati dal Comando Carabinieri TPC”, con 20 reperti trafugati, finiti al Metropolitan Museum di New York, e rientrati in Italia grazie al TPC. Visite guidate alla scoperta dei tesori esposti

Locandina dell’esposizione “Memorie Trafugate. I reperti recuperati dal Comando Carabinieri TPC” al museo Archeologico nazionale di Taranto

A un anno e mezzo dal rientro in Italia del gruppo scultoreo in terracotta di Orfeo e le sirene, trafugato dall’area di Taranto, e finito prima in Svizzera e poi a Los Angeles, al Paul Getty Museum, e consegnato al MArTa, dal 16 dicembre 2025 al museo Archeologico nazionale di Taranto nell’esposizione “Memorie Trafugate. I reperti recuperati dal Comando Carabinieri TPC” sono in mostra importanti reperti archeologici, tra cui una monumentale testa di Athena in marmo (fine del III al II secolo a.C.): 19 lotti che fanno parte di un patrimonio di circa 60, provenienti stavolta dal Metropolitan Museum di New York dove erano approdati con un giro illegale e tornati in Italia grazie all’azione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Procura della Repubblica di Roma. Un regalo di Natale per i visitatori del MArTa. A presentare le opere e a raccontare il percorso investigativo fino al rimpatrio sono stati la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone, e il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Taranto, colonnello Antonio Marinucci.

Domenica 28 dicembre 2028, c’è un’occasione speciale per approfondire la mostra “Memorie Trafugate. I reperti recuperati dal Comando Carabinieri TPC”: alle 16.30 e alle 18, una funzionaria archeologa del MArTA accompagnerà gratuitamente i visitatori alla scoperta dei reperti esposti, illustrando il percorso che ne ha permesso il rientro nel patrimonio pubblico, le fasi di studio e le analisi conservative. Attività inclusa nel biglietto d’ingresso (10 euro, salvo gratuità e riduzioni). Nessuna prenotazione richiesta.

“Memorie trafugate”: testa di Athena ancora nella cassa usata per il trasporto (foto marta)

Tra i beni spicca una testa in marmo della dea Athena che risale alla fine del III secolo a.C. La testa della dea è collocata nella cassa usata per il trasporto e potrebbe essere stata inizialmente collocata nella cella di un tempio all’aperto come immagine votiva. Atena è una dea guerriera. Altri oggetti sono una pittura parietale con scene di battaglia, fibule del 325-300 a.C. e II secolo a.C., anello del VI secolo a.C., rilievi in terracotta e pietra tenera, ornamenti in bronzo con innesti d’oro.

Stella Falzone, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

“I reperti sono rientrati in Italia grazie all’azione dei carabinieri addetti alla tutela del patrimonio culturale”, interviene la direttrice Stella Falzone, “un’eccellenza italiana che sta a dimostrare che il nostro patrimonio storico-artistico è protetto da mani sapienti e capacita vigilanti. Purtroppo il traffico illecito dei reperti e l’azione criminosa hanno staccato l’oggetto, il bene, dalla connessione con il contesto della storia e del territorio. La relazione tra oggetti e contesto è molto importante – continua Falzone -, noi abbiamo riconnesso e dato senso a qualcosa che qualcuno aveva scambiato per mercimonio e trarne solo un profitto economico. Sino a qualche tempo fa istituzioni museali importanti non si ponevano grandi scrupoli nel prendere beni d’arte e archeologici di ignota provenienza, ma adesso la rotta si è invertita. Grandi musei come Boston, Metropolitan, Getty, parlo dei più importanti musei americani, stanno favorendo le restituzioni grazie alla diplomazia culturale dell’Italia e del nostro ministero della Cultura. Ora analisi specifiche dovrebbero consentire di risalire ai luoghi di provenienza iniziale di questi reperti”.

Colonnello Antonio Marinucci, comandante provinciale dei carabinieri di Taranto (foto marta)

“Ci si chiede spesso come mai questi reperti rientrano in Italia dopo venti anni e a volte anche più”, sottolinea il colonnello Antonio Marinucci, comandante provinciale dei carabinieri di Taranto. “Il motivo è che si fanno prima tante verifiche, indagini complesse, lunghe, internazionali. I carabinieri della tutela del patrimonio culturale partono dal monitoraggio delle case d’asta e dei broker di oggetti d’arte, seguono la loro attività e spesso le opere esportate senza certificazione e autorizzazione seguono percorsi infiniti, molto complessi, e anche i documenti relativi al bene sono sottoposti a lavaggi e rilavaggi in modo che la ricostruzione dei vari passaggi diventi difficile. Solo dopo che questo lavoro è stato fatto, si può andare in un museo e presentare riscontri e dati oggettivi che testimoniano che quel bene archeologico è stato trafugato. È molto importante – conclude Marinucci – fotografare i beni d’arte. I carabinieri del patrimonio artistico hanno una banca dati relativa alle opere d’arte rubate costantemente alimentata e questo facilita il rintraccio e il recupero delle stesse opere”.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale “I miti e le stelle”, un percorso di valorizzazione gratuito che intreccia astronomia e archeologia

Fin dall’antichità l’uomo ha alzato lo sguardo al cielo, cercando nelle costellazioni un racconto, un ordine, un senso. Le stelle non sono solo luci nel cielo: sono storie antiche di dei, eroi, colpe e redenzioni. Venerdì 26 dicembre 2025 il museo Archeologico nazionale di Taranto propone “I miti e le stelle”, un percorso di valorizzazione gratuito che intreccia astronomia e archeologia: un viaggio tra cielo, mito e collezioni del museo. Il pubblico potrà partecipare alle 18.30, 19.30, 20.30, a sessioni di osservazione e spiegazione delle costellazioni autunnali e invernali, curate dal prof. Paolo Battista, all’interno del planetario e nel chiostro, anche con l’ausilio di un telescopio. L’evento si svolgerà regolarmente anche in caso di condizioni meteo avverse. La prenotazione obbligatoria dovrà essere effettuata al numero 099 4532112 sino ad esaurimento dei posti disponibili, comunicando il proprio nome e cognome, email, telefono e numero di partecipanti. A seguire, con l’acquisto del biglietto, sono previsti approfondimenti sui reperti del museo legati ai personaggi mitologici delle costellazioni osservate, creando un dialogo suggestivo tra astronomia, mito e archeologia. Durante la serata verranno raccontati, tra gli altri, i miti di Andromeda, Perseo, Cassiopea, Orione e i Dioscuri, per scoprire come gli antichi Greci abbiano proiettato nel firmamento storie di potere, amore, hybris e punizione divina.

Un libro al giorno. “My Name is Your Name: Anthroponyms as Divine Attributes in the Greco-Roman World” a cura di Valentino Gasparini, Jaime Alvar Ezquerra e Corinne Bonnet

Copertina del libro “My Name is Your Name: Anthroponyms as Divine Attributes in the Greco-Roman World” a cura di Valentino Gasparini, Jaime Alvar Ezquerra e Corinne Bonnet

È uscito per i tipi di De Gruyter il libro (in inglese) “My Name is Your Name: Anthroponyms as Divine Attributes in the Greco-Roman World / My Name Is Your Name: Antroponimi come attributi divini nel mondo greco-romano” a cura di Valentino Gasparini, Jaime Alvar Ezquerra e Corinne Bonnet. Gli epiteti divini servono a una varietà di scopi, i più frequenti dei quali sono quelli legati alle località e alle funzioni degli dèi. Gli epiteti derivati da nomi individuali, tuttavia, hanno ricevuto meno attenzione. Sebbene pochi studi si siano concentrati sul mondo greco, la ricerca sul Mediterraneo di lingua latina è ancora sporadica. Tali attributi onomastici “antropoforici” sono stati spesso interpretati come legati al nome di un fondatore di culto. Tuttavia, tale pratica suggerisce piuttosto varie forme di relazioni tra il dio e l’individuo (o gruppo) il cui nome modella l’epiteto. Queste dinamiche di “individualizzazione” di una divinità richiedono ulteriori esplorazioni. Questo libro collettivo fornisce, per la prima volta, un catalogo dettagliato di 398 casi greci e latini provenienti dall’ampia area circostante mediterranea (inclusi Grecia, Anatolia, Levante, Nord Africa, penisola iberica, Europa centrale, Italia e Roma), relativi a 45 divinità e 191 epiteti diversi. Numerosi casi di studio che vanno dal V-IV secolo a.C. al IV secolo d.C., esaminato attraverso diverse prospettive cronologiche, geografiche e tematiche, offre preziose intuizioni sulle strategie locali e regionali di appropriazione religiosa.

Roma. Regalo di Natale: riaperto al pubblico dopo sei anni di lavori il Medagliere del museo nazionale Romano a Palazzo Massimo: con oltre mezzo milione di pezzi è una tra le più importanti e prestigiose strutture di settore a livello internazionale

Regalo di Natale per i visitatori di Palazzo Massimo a Roma, una delle sedi del museo nazionale Romano: il 23 dicembre 2025, dopo sei anni di chiusura ha riaperto al pubblico il Medagliere del museo nazionale Romano. Con oltre mezzo milione di pezzi tra monete, medaglie, pesi monetali, tessere, oggetti da conio e poi anche gemme, oreficerie, preziose suppellettili e altri pregiati manufatti in metallo, il Medagliere del museo nazionale Romano è una tra le più importanti e prestigiose strutture di settore a livello internazionale. Istituito alla fine dell’Ottocento nel Complesso delle Terme di Diocleziano in seno al museo nazionale Romano appena costituito con il preminente scopo di farvi confluire tutti i materiali numismatici provenienti dal territorio di Roma e del Lazio, il Medagliere costituì il suo primo importante nucleo con i reperti rinvenuti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento in occasione dei lavori di adeguamento urbanistico della nuova capitale del Regno d’Italia e di sistemazione dell’alveo del Tevere. Accanto al grande quantitativo di materiali numismatici che il sottosuolo generosamente restituiva, in forma sporadica o riuniti in gruzzoli, altre varie acquisizioni andarono nel tempo ad arricchire i forzieri del Medagliere sino ad arrivare all’odierna consistenza di oltre mezzo milione di pezzi tra monete, medaglie, pesi monetali, tessere, oggetti da conio e poi anche gemme, oreficerie, preziose suppellettili e altri pregiati manufatti in metallo. Un significativo incremento delle sue collezioni fu esercitato anche da generose donazioni di intere raccolte private e da una serrata politica di acquisti sul mercato antiquario. Tra le acquisizioni più significative si evidenziano i materiali provenienti dal museo Kircheriano, la collezione di monete di età romana e alto medievale di Francesco Gnecchi e la raccolta di monete italiane di età medievale e moderna di Vittorio Emanuele III di Savoia.

Il Medagliere del museo nazionale Romano conserva oltre mezzo milione di pezzi (foto mnr)

“L’occasione di oggi è sicuramente molto importante”, dichiara Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, “e dimostra come sia possibile mantenere fede agli obiettivi prefissati, quando lavoro, dedizione e passione contribuiscono al risultato. La riapertura del Medagliere era stata annunciata a giungo scorso come obiettivo del 2025 e di rilancio del museo nazionale Romano”. E Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano: “Restituire alla città e al mondo uno dei più importanti medaglieri al mondo rappresenta per il museo nazionale Romano un importante obiettivo culturale. Riaprire il Medagliere, dopo adeguati lavori di miglioramento ambientale, conservativo, scientifico e allestitivo, ribadisce il nuovo ruolo del museo nazionale Romano, impegnato a posizionarsi come spazio vivo, inclusivo e partecipato”.

Un libro al giorno. “Tracce in movimento. Archeologia delle migrazioni contemporanee a Lampedusa” di Francesca Anichini che spiega le potenzialità dell’approccio archeologico al presente

Copertina del libro “Tracce in movimento. Archeologia delle migrazioni contemporanee a Lampedusa” di Francesca Anichini

È uscito per i tipi della casa editrice All’Insegna del Giglio il libro “Tracce in movimento. Archeologia delle migrazioni contemporanee a Lampedusa” di Francesca Anichini. Esiste una crescente consapevolezza delle potenzialità dell’approccio archeologico al presente. Siamo in grado di cogliere l’invisibile e valorizzare i dettagli marginali, attribuendo importanza alle tracce materiali e lavorando con la memoria, le storie delle persone e dei luoghi, in un intreccio di relazioni tra paesaggi e comunità, tangibili e intangibili. L’archeologia del presente è chiamata a fare uno sforzo di restituzione collettiva, in particolare nei contesti critici, dove contro-narrare diventa un atto politico essenziale per contrastare immaginari precostituiti, dove gli oggetti si trasformano in elementi probatori e i territori diventano parlanti. A Lampedusa le persone migranti sono quasi invisibili. A raccontare i loro viaggi disperati attraverso il Mediterraneo e il rapporto con l’isola e le sue comunità sono le tracce che si stratificano lungo le coste, sui muri, nelle manifestazioni pubbliche e nel cimitero. Una ricerca archeologica che, attraverso i dati raccolti sul campo, racconta incroci, trasformazioni, ricontestualizzazioni e nuove attribuzioni di valore alle cose, provando a opporre resistenza alla condizione silenziata nella quale viene mantenuta la memoria di tuttə coloro che sono in movimento.

Buone Feste in museo: aperture di musei e parchi archeologici durante le festività. Chiuso solo a Natale

Buone Feste in museo. Il ministero della Cultura comunica che il 24 e il 26 dicembre 2025, 1° gennaio e il 6 gennaio 2026 i musei, i complessi monumentali e i parchi archeologici statali resteranno aperti su tutto il territorio nazionale. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, su prenotazione dove previsto. Solo il 25 dicembre i musei e i luoghi della cultura statali resteranno chiusi. Il 4 gennaio 2026 è il giorno della #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei, gallerie, aree e parchi archeologici, castelli e complessi monumentali, abbazie, ville e giardini storici statali.

Licodia Eubea (Ct). Con i video-diari di Terra Hyblea produzioni video e le riflessioni di Alessandra Cilio ecco il bilancio del XV festival della Comunicazione e del Cinema archeologico, cresciuto in qualità di film e approfondimenti, in quantità di eventi collaterali, in partecipazione del pubblico, in sedi e premi

Due settimane fa, domenica 7 dicembre 2025, quando si sono spente le luci al Polo culturale della Badia di Licodia Eubea (Ct), al termine della cerimonia di premiazione, si è chiusa ufficialmente la XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea: sei giorni intensi, tra Catania e Licodia Eubea, partecipati, dove ai film si sono accompagnati incontri, confronti con registi e produttori cinematografici, ma anche momenti conviviali e di approfondimento del patrimonio culturale che è anche tradizione e prodotti del territorio. Per questo, per introdurre la riflessione di Alessandra Cilio, archeologa, co-direttrice artistica del festival col regista Lorenzo Daniele, che traccia un primo bilancio della kermesse, abbiamo proposto senza soluzione di continuità i video-diari (uno per i ter giorni di Catania, tre per ogni giornata di Licodia Eubea) realizzati da Francesco Bocchieri con la direzione tecnica di Mauro Italia e la fotografia di Roberto Greco, le tre colonne portanti dello staff tecnico del festival.

XV festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea: la sala proiezioni al Polo culturale della Badia (foto graziano tavan)

“Il bilancio di questa XV edizione è assolutamente positivo”, esordisce Alessandra Cilio: “positivo anche per il riscontro del pubblico che è stato numeroso, presente, attivo. Tutti i momenti di incontro con autori, registi, tutti i talk hanno visto sempre un pubblico attento ma soprattutto partecipe nel porre domande, nell’interrogare gli ospiti e se stessi. E questo è stata la ciliegina sulla torta perché ci ha fatto capire che fare cultura, ma Cultura con la C maiuscola, è possibile. Ma non è scontato perché purtroppo oggi viviamo dietro lo schermo della parvenza di quello che i social, i media ci comunicano. Bisogna recuperare l’autenticità. Questo è un festival autentico. Questo è un festival che vuole continuare a crescere ancora nei prossimi anni”.

Sul palco: lo staff che garantisce la complessa organizzazione del festival di Licodia Eubea (foto graziano tavan)

“Il festival dopo 15 anni è cresciuto”, continua Cilio. “Non soltanto nei numeri delle persone coinvolte – parlo dello staff tecnico legato alla comunicazione e alla logistica dell’evento, che lavora insieme alla direzione artistica -, ma è cresciuto anche in termini di qualità e di consapevolezza di sé. È un evento di cinema, di buon cinema, che utilizza questo strumento per rendere la società consapevole del valore del patrimonio culturale. Patrimonio culturale che attraverso i film, i talk, messi in campo durante questa edizione, si dimostra estremamente vario e multiforme”.

Il prof. Massimo Frasca consegna il prenio Antonino Di Vita 2025 al prof. Maurizio Bettini: L’Oracolo, un’opera dell’artista Santo Paolo Guccione (foto graziano tavan)

“Il festival ha la parola archeologia che campeggia, ma in realtà l’archeologia è presente anche nella nostra quotidianità, nel nostro tempo. E l’archeologia – sottolinea Cilio – non è necessariamente lo scavo, il coccio, o il monumento, può essere anche una tradizione che vive questo tempo all’interno di una comunità come ha ben raccontato il film che ha vinto il premio del pubblico di questa edizione, La Festa, di Manuel Gutierrez Aragón. E quindi il patrimonio culturale è anche riflessione sul nostro tempo, su quello che è stato e su quello che sarà. Noi siamo gli eredi del passato ma, come ha detto Maurizio Bettini che è stato il nostro meritatissimo splendido premio Antonino Di Vita 2025, noi siamo anche i maiores, gli antenati dei minores, dei nostri discendenti. E ci dobbiamo sempre interrogare su quello che noi lasceremo in eredità. Se siamo dei buoni antenati oppure no”.

XV festival della comunicazione e del cinema archeologico: Alessandra Cilio al Centro universitario teatrale di Catania (foto graziano tavan)

“L’evento ha funzionato. La tappa catanese ha dato la possibilità a un pubblico più ampio di comprendere il senso di questa avventura che all’interno di Licodia Eubea diventa un fiore all’occhiello, un’eccellenza, un fuoco d’artificio. Ma che dentro la dimensione catanese si esprime in perfetta continuità con il fervore culturale e il dinamismo di questa città. Bello il leit motiv di questa edizione, l’ombra, perché è stata declinata in tutte le forme: dalle attività trasversali ai concerti ai film, per arrivare anche alle opere fuori concorso. Straordinaria la potenza del cinema – conclude Cilio – per opere come “Sotto le nuvole”, “La bocca dell’anima”, che, attraverso i linguaggi visionari di registi e produttori cinematografici che fortemente promuovono questo genere di opere, guarda alle profondità di terre soltanto apparentemente lontane e di mondi che in realtà sono molto vicini tra di loro”.

Un libro al giorno. “Tradurre e mettere in scena il teatro antico. Ippolito portatore di corona, Elena, Filottete, Eraclidi” di Anna Maria Belardinelli con le opere realizzate e messe in scena dal progetto Theatron

Copertina del libro “Tradurre e mettere in scena il teatro antico” di Anna Maria Belardinelli

È uscito per i tipi de L’Erma di Bretschneider il libro “Tradurre e mettere in scena il teatro antico. Ippolito portatore di corona, Elena, Filottete, Eraclidi” di Anna Maria Belardinelli. Il libro ospita le traduzioni dell’Ippolito, dell’Elena di Euripide, del Filottete di Sofocle e degli Eraclidi di Euripide, realizzate e messe in scena dal progetto Theatron. Teatro Antico alla Sapienza. Precedute da una premessa di A. M. Belardinelli, coordinatrice del progetto, le traduzioni sono introdotte da quattro brevi saggi in cui si dà conto delle linee ermeneutiche ispiratrici delle scelte traduttive, sempre comunque nell’ottica di rendere i drammi fruibili anche da un pubblico di non addetti ai lavori, in linea con l’ispirazione democratica e collettiva del teatro ateniese di V secolo a.C.

La prof.ssa Anna Maria Belardinelli (Sapienza Università di Roma)

Anna Maria Belardinelli è professore ordinario di Filologia classica alla Sapienza Università di Roma. L’ambito di ricerca privilegiato è il dramma attico, del quale studia vari aspetti, dalla storia e critica del testo, alla traduzione, alla tecnica drammaturgica, ai rapporti intertestuali tra i due generi, alla ricezione antica, alla fortuna. Particolare interesse è rivolto, in ambito tragico, a Eschilo e a Euripide; in ambito comico, ad Aristofane, e, soprattutto, a Menandro. Della produzione comica antica studia inoltre le opere frammentarie di commediografi del IV e del III secolo a.C. dei quali ha curato la redazione di alcune voci in The Encyclopedia of Greek Comedy pubblicata da A. Sommerstein (2019). Dal 2010 è coordinatrice del progetto Theatron. Teatro Antico alla Sapienza, con cui appronta e pubblica traduzioni dei testi teatrali antichi pensate per la messa in scena.

Nel giorno del Solstizio i parchi di Paestum e Velia illuminati dalla Fiamma dei XXV Giochi Olimpici e al museo Archeologico concerto candlelight “Luce d’inverno”

Il 21 dicembre 2025, alle 18, i parchi archeologici di Paestum e Velia saranno protagonisti di un evento unico: il passaggio della Fiamma dei XXV Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali MilanoCortina2026. Simbolo universale di eccellenza, coraggio e unità, la Fiamma attraverserà le testimonianze millenarie dei Parchi, illuminando gli spazi antichi e creando un ponte ideale tra mito, storia e contemporaneità. Un’occasione straordinaria per vivere da vicino la forza evocativa di questo gesto, che porta con sé valori di speranza e rinascita. L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso ai Parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia.

La giornata speciale, continua a Paestum.  C’è una notte, nel cuore dell’inverno, in cui la luce diventa racconto. Al parco archeologico di Paestum il Solstizio domenica 21 dicembre 2025, alle 21, si accende con “Luce d’Inverno”, un evento speciale che celebra il passaggio della Fiamma Olimpica tra le vestigia dell’antica città, simbolo di rinascita, continuità e memoria. Alla luce della sera il museo Archeologico nazionale di Paestum apre straordinariamente le sue porte e si trasforma in uno spazio di emozione e ascolto: nella Sala Spazio Pubblico, avvolta da una suggestiva atmosfera, un concerto candlelight accompagna il pubblico con musiche ispirate al Natale, creando un dialogo intimo tra suoni, storia e silenzio. Un’esperienza da vivere lentamente, lasciandosi guidare dalla luce, dalle note e dalla magia di una notte senza tempo. Apertura straordinaria serale del Museo dalle 20 fino a mezzanotte (ultimo ingresso ore 23.15). Si può acquistare il biglietto by night al link  https://parchipaestumvelia.cultura.gov.it/eventi/luce-dinverno-la-notte-del-solstizio-si-accende-con-la-fiamma-olimpica/. Il concerto è incluso nel biglietto serale di ingresso e nell’abbonamento Paestum&Velia.