archivio | Egitto RSS per la sezione

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie: al museo Egizio di Torino, dopo Napoli-Pompei, secondo atto della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”. Antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei affrontano il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani

La locandina della sessione al museo Egizio di Torino della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”

“Human remains: ethics, conservation, display”, atto secondo. Al museo Egizio di Torino. Dai calchi di Pompei alle mummie egizie. Quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico? Il corpo ha ancora dei diritti? O tali diritti vengono considerati di minore importanza rispetto al valore scientifico che racchiude? Un corpo umano può essere proprietà di un ente o esso ne è solo il custode? Quali diritti hanno le comunità di eredità (cioè quelle che con quei corpi hanno ancora un legame)? A queste e a molte altre domande rispondono, ciascuno dal suo punto di vista, antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei, chiamati a confrontarsi nella conferenza Internazionale che, dopo la tappa di maggio al parco archeologico di Pompei e all’università Federico II di Napoli, approda al museo Egizio di Torino lunedì 30 e martedì 1° ottobre 2019, col coordinamento scientifico di Massimo Osanna (università Federico II), Christian Greco (museo Egizio), Valeria Amoretti (parco archeologico di Pompei) e Paolo Del Vesco (museo Egizio) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/05/21/dai-calchi-di-pompei-alle-mummie-egizie-tra-pompei-e-napoli-la-conferenza-internazionale-human-remains-ethics-conservation-display-antropologi-medici-universitari-ricercatori/). Tutelare, conservare, esporre i resti umani consegnatici in maniera straordinaria dalla storia, assicurando il più alto rispetto etico di questo patrimonio unico, è il delicato compito di alcune istituzioni come il parco archeologico di Pompei e il museo Egizio di Torino, partner del progetto, accomunato dalle stesse problematiche, in particolare riguardo alle mummie. Come il precedente evento, la conferenza di Torino intende affrontare il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani (http://www.humanremains.org), ma con particolare attenzione alle mummie, data la natura della collezione del museo Egizio.

Una mummia esposta al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Nella piena consapevolezza del fatto che non esiste una risposta unica alla questione dell’accettabilità o meno dell’esposizione umana e che una varietà di strategie espositive sono state adottate da diverse istituzioni sulla scena internazionale, questi giorni di studio vogliono dare voce alla vasta gamma di approcci a una questione così delicata. L’apertura a discipline al di fuori dell’Egittologia rimane un prerequisito indispensabile per il dibattito sull’esibizione umana. Da qui il desiderio di coinvolgere antropologi fisici e culturali, biologi, restauratori, sociologi, curatori e operatori di musei, medici legali e paleopatologi. La conferenza sarà divisa in tre sezioni: I vivi e i morti; Preservare il corpo, preservare la mummia; Musei e mostre: casi studio. Questioni etiche e punti di discussione. Alla fine della conferenza, le questioni più urgenti e i principali punti di riflessione emersi negli ultimi due giorni saranno discussi e discussi tra tutti i partecipanti.

Torino. Per la Notte Europea dei Ricercatori al museo Egizio 13 eventi con i collaboratori del museo e 16 con gli istituti di ricerca: occasione unica per incontrare egittologi, archeologi, fotografi, archivisti, docenti di chimica e restauratori

Il museo Egizio di Torino partecipa alla Notte europea dei Ricercatori

Evento speciale a Torino. Venerdì 27 settembre 2019 il museo Egizio partecipa alla Notte Europea dei Ricercatori con un’apertura straordinaria fino alle 24 e ingresso gratuito a parte dalle 18.30. Ultimo ingresso alle 23.30. La notte è organizzata con il patrocinio di università di Torino, Politecnico di Torino, Città Metropolitana e Città di Torino, in collaborazione con la Compagnia di San Paolo e il Sistema Scienza Piemonte, con il supporto dei volontari dell’Associazione Solidarietà Insieme 2010. L’evento è un’occasione unica per incontrare egittologi, archeologi, fotografi, archivisti, docenti di chimica e restauratori, pronti a svelare cosa accade “dietro le quinte” del Museo. Un modo per mettere al centro, con un evento straordinario e attività di divulgazione accessibili a tutti, una delle mission fondamentali all’interno della vita e dell’attività dell’istituzione, ossia la ricerca. In primo piano, quindi, le ricerche svolte dal personale del Museo, anche in collaborazione con altri enti – che spaziano dagli studi sui sarcofagi alle analisi sui colori, dalle storie custodite dalla fototeca storica all’uso delle tecnologie 3D negli scavi archeologici -, che verranno illustrate in numerosi corner disseminati nelle sale, con una ricca offerta di laboratori per i più piccoli e altri adatti anche a ragazzi e adulti. Nella serata di venerdì, il Museo ospiterà inoltre professori e ricercatori dell’università di Torino e di altri istituti di ricerca (INFN, INAF, MBC e CNR), che presenteranno i loro progetti attraverso spiegazioni scientifiche, esperimenti e dimostrazioni pratiche. Le attività saranno ospitate principalmente nel cortile, ma anche al piano terra e nei tre piani del Museo. Anche Spazio Zero Sei Egizio partecipa alla serata: grandi scoperte e ricerche (nella sabbia e non solo…) per piccoli esploratori futuri scienziati! Ingresso libero dalle 18.30 alle 23.

I partecipanti del Vatican Coffin Project al Centro conservazione e restauro de La Venaria (foto museo Egizio)

Ecco le attività realizzate per la Notte dei Ricercatori a cura del Museo Egizio (nelle sale del Museo): “Vatican Coffin Project: conoscere e conservare i sarcofagi gialli”: si indaga e conosce la storia del sarcofago ligneo policromo dello scriba reale Butehamon, protagonista della mostra “Archeologia invisibile”. A cura di Giovanna Prestipino (musei Vaticani); “La dama e lo scultore: viaggio intorno a una statua”: un viaggio nell’officina dello scultore e nella cultura artistica della XIX dinastia, a partire dalla statua di una donna e dalla sua iscrizione geroglifica. A cura di Federico Poole (museo Egizio); “Scavi nella fototeca storica del Museo Egizio”: la Fototeca storica del Museo contiene migliaia di fotografie che consentono di raccontare episodi e contesti poco conosciuti. A cura di Beppe Moiso e Tommaso Montonati (museo Egizio); “La chimica dei colori egizi”: studiamo la scienza che va alla ricerca dei segreti per la preparazione e l’uso dei colori realizzati dagli artigiani egizi. A cura di Enrico Ferraris (museo Egizio); “Archeologia digitale. La missione archeologica del museo Egizio a Saqqara e lo scavo in 3D”: come si lavora in uno scavo archeologico oggi? Scopriamo insieme il lavoro sul campo e i modelli digitali tridimensionali. A cura di Paolo Del Vesco (museo Egizio); “I viaggi di Sekhmet: un’antica dea egizia in giro per il mondo”: dal 2015 il Museo ha avviato un intenso programma di mostre itineranti, che consente al suo patrimonio di girare il mondo. A cura di Alessandro Girardi (museo Egizio); “Creare doppi digitali”: impariamo insieme a creare modelli 3D! Quale funzione ha la fotogrammetria per un museo o un istituto di ricerca? A cura di Riccardo Antonino (Robin Studio) e Nicola dell’Aquila (museo Egizio); “La divinità dietro le bende. Le dee bendate”: il culto degli animali, i processi di mummificazione, il restauro delle mummie e un laboratorio per bambini per realizzare una mummia di gatto. A cura di Federica Facchetti, Sara Aicardi (museo Egizio), Matilde Borla (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino), Cinzia Oliva; “Falegnami, pittori e scribi, dal Museo alla scuola”: Esperimento di artigianato parte del progetto “Liberi di imparare”, in collaborazione con primo liceo Artistico, IPIA “G. Plana” e Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino. A cura di Alessia Fassone (museo Egizio), con Guido Gallione, Enrica Panero, Annalisa Gallo; “Fiori e alberi sacri nell’antico Egitto: tra simbolismo e materialità”: l’interesse pratico e religioso degli Egizi per la flora si manifesta in molti dei reperti materiali che ci sono pervenuti. Fiori, ghirlande e alberi assumono infatti importanti significati simbolici. A cura di Divina Centore (museo Egizio); “The Turin Papyrus Online Platform. Modalità e strumenti della documentazione e ricomposizione dei papiri”: il Museo Egizio ospita una delle collezioni di papiri più significative al mondo. Saranno presentati il nuovo sito e il database online con la loro storia e altri contenuti. A cura di Susanne Töpfer (museo Egizio); “Manufatti in osso e avorio al Museo Egizio: dagli scavi alla ricerca su forme, materiali e significati”: presentazione della ricerca condotta con l’archeologa Cristina Ghiringhello sul contesto archeologico di provenienza di alcuni oggetti della collezione del Museo Egizio, sui processi di lavorazione e il loro impiego. A cura di Marcella Trapani (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino); “Stone. Pietre egizie”: una app per conoscere le pietre con cui gli Egizi hanno costruito il loro patrimonio tangibile ed eterno, dalle piramidi alle statue. A cura di Francesca Gambino (dipartimento di Scienze della Terra – università di Torino).

Il planetario di Torino

Ecco le attività realizzate per la Notte dei Ricercatori a cura dei Dipartimenti e degli istituti di ricerca (nel cortile del Museo): “Occhio al telescopio!”: gli astronomi dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino faranno ammirare gli astri con i loro telescopi portatili e racconteranno l’affascinante avventura del Cosmo. A cura di Daniele Gardiol, Carlo Benna, Giuseppe Pettiti (istituto nazionale di Astrofisica – Osservatorio Astrofisico di Torino); “Racconti di cielo”: 2019, cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna. Conosciamo da vicino il nostro satellite grazie al Planetario virtuale Stellarium. A cura di Simona Romaniello, Emanuele Balboni (Infini.To – Planetario di Torino – museo dell’Astronomia e dello Spazio); “Beyond archeology. Le scienze si uniscono per studiare (e raccontare) la protostoria del Giappone: attività legate allo studio della tomba megalitica di Tobi Otsuka in Giappone, scoprendo modelli 3D, parlando con geofisici, esperti di datazione e partecipando a curiosi indovinelli. A cura del gruppo Be-Archeo (università di Torino e TecnArt); “Divertiamoci con la filogenesi”: costruire un albero filogenetico partendo dalle caratteristiche esteriori di alcuni esemplari di scarabei e, per i ragazzi più grandi, visualizzare le relazioni evolutive con tecniche di filogenesi molecolare. A cura di Cornelia di Gaetano (UniTo Polo Biotech), con la partecipazione del museo di Zoologia Doderlein di Palermo; “Le proprietà ‘geniali’ del DNA”: un laboratorio per analizzare la trasmissione genetica dei tratti di una famiglia ed estrarre del DNA a partire da diversi tipi di cellule. A cura di Antonella Roetto (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Le fantastiche 4 (forze)”: un laboratorio sperimentale sulle quattro forze fondamentali – gravitazionale, eletromagnetica, forte e debole – con esperimenti, exhibit e giochi. A cura di Michela Chiosso e Chiara Oppedisano (dipartimento di Fisica e INFN); “Machine learning in ematologia”: verrà illustrato come l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per identificare le caratteristiche predittive della progressione di leucemia mieloide cronica. A cura di Paola Berchialla e Carmen Fava (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Come ti difendo le piante: virus amici e biodiversità”: un modo per conoscere da vicino i nemici delle piante giocando su un pezzo di foglia, in cui i virus dovranno passare di foglia in foglia. A cura di Marta Vallino e Marina Ciuffo (CNR – Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante); “Mi batte il cuore per la ricerca”: alla scoperta dell’attività del cuore, dalla posizione, alla forma, alla dimensione, alla frequenza cardiaca. A cura di Stefano Comità (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Colesterolo: Dottor Jekyll e Mister Hyde”: il colesterolo è un alleato o un nemico della nostra salute? Attività pratiche e avvincenti esperimenti illumineranno l’oscuro mondo dei grassi. A cura di Noemi Iaia (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Il micromondo”: attraverso esperimenti, giochi e quiz impariamo come sono fatti i microrganismi invisibili al nostro occhio e qual è il loro ruolo. A cura di Rachele Francese, Andrea Civra e Irene Arduino (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Lattattack”: ti sei mai chiesto com’è fatto il latte? Ecco a voi un alimento completo, ma anche una perfetta base per creazioni artistiche. A cura di Francesca Orso (UniTo Polo Biotech); “Molecole colorate”: come usare sostanze naturali coloratissime (cavolo rosso, curcuma, …) per costruire cartine al tornasole “home made” e una scala cromatica. A cura di Francesca Orso (UniTo Polo Biotech); “Assaggio di cromatografia”: vi siete mai chiesti quali pigmenti compongono il vostro colore preferito? E quali costituiscono i colori dei fiori e delle foglie? Scopriamolo insieme! A cura di Sarah Allegra (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Da Platone a domani: filosofia antica e vita nel mondo contemporaneo”: attività interattive di lettura, discussione di testi filosofici greco-latini e dibattito sull’eredità del pensiero antico con particolare riferimento al mondo dell’Islam medievale. A cura di Federico Petrucci (dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione).

“Uno, due tre… Antico Egitto!”: per le Giornate Europee del Patrimonio apertura straordinaria del museo Egizio di Torino con speed tour tematico gratuito

Locandina dell’iniziativa “Uno, due, tre… Antico Egitto!” al museo Egizio di Torino per le Gep 2019

Le Giornate Europee del Patrimonio, promosse dal Consiglio d’Europa con l’appoggio della Commissione europea, tornano quest’anno con il tema “Uno, due tre… Arte!”: un’occasione per aprire ai cittadini le porte di monumenti e siti storici, artistici e naturalistici. La manifestazione coinvolge dal 1991, in diversi fine settimana di settembre e ottobre, i 49 Stati Membri della Convenzione culturale europea. Il museo Egizio di Torino aderisce alle Gep 2019 con “Uno, due, tre… Antico Egitto!”: sabato 21 settembre 2019 apertura straordinaria fino alle 22.30, con ultimo ingresso alle 22. A partire dalle 18.30 l’ingresso al museo sarà inoltre per tutti a 5 euro, e sarà possibile prenotarsi a uno speed tour tematico gratuito con prenotazione in loco. In totale ci saranno 8 tour, con partenza ogni 20 minuti. Il museo Egizio di Torino è, come quello del Cairo, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico. Molti studiosi di fama internazionale, a partire dal decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicano da allora allo studio delle sue collezioni, confermando così quanto scrisse lo stesso Champollion: “La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”.

Road to Rome. A Vittorio Veneto la mostra “30 anni per Abydos – Egitto”: esperienze di Paolo Renier dal 1989 al 2019 con testimonianze fotografiche e ricostruzioni del tempio di Seti I. Primo passo verso la grande mostra di Roma

La locandina della mostra “30 anni per Abydos – Egitto” di Paolo Renier a Vittorio Veneto

Road to Rome. Se fossimo in ambito calcistico questo sarebbe l’incipit dell’iniziativa di Paolo Renier “30 anni per Abydos – Egitto”. Perché la mostra che il 31 agosto 2019 alle 18 apre alla Rotonda Villa Papadopoli di Vittorio Veneto (Tv) potrebbe essere considerata una prova generale, o almeno il primo step, verso l’obiettivo prestigioso: la Grande Moschea di Roma. Grazie infatti all’interessamento dell’Accademia d’Egitto a Roma e di Mariapia Ciaghi, direttrice de “Il Sextante”, Editoria-Comunicazione-Eventi di Roma, il complesso disegnato da Paolo Portoghesi potrebbe ospitare al suo interno, dove ci sono spazi notevoli adatti a esposizioni significative, le gigantografie di rilievi e architetture di Abydos e i plastici dei suoi monumenti più significativi realizzati da Paolo Renier con la collaborazione di Maurizio Sfiotti. Senza dimenticare che c’è un’altra sede espositiva prestigiosa che si è detta interessata al lavoro del fotografo (anche se il termine è riduttivo) trevigiano: è Villa Manin di Passariano (Ud), la dimora dell’ultimo doge di Venezia.

Andreas M. Steiner, direttore di Archeo

In attesa del “gran salto”, godiamoci l’esposizione di Vittorio Veneto che ripercorre i 30 anni di esperienze di Paolo Renier in Egitto, e in special modo ad Abydos, a partire proprio da quel 1989, lontano ormai ma che segnò una svolta nella vita di Renier, quando realizzò il suo primo viaggio in Egitto, partecipando a un tour promosso dalla rivista Archeo, diretta da Andreas M. Steiner con il quale nel tempo è nata una stretta amicizia. Non è un caso che proprio Steiner sia tra gli invitati d’onore alla vernice vittoriese. Dopo quel viaggio memorabile per Paolo, ne seguirono molti altri: 30 anni ininterrotti all’insegna del motto “Rispetto, conoscenza, valore” che è diventato un po’ il mantra di Renier. “È proprio in questo contatto diretto con l’Antico Egitto”, spiega, “in questo vivere quasi in simbiosi con la città sacra ad Osiride che mi resi conto che proprio in questo sito nasce la storia della regalità e monumentalità dei Faraoni”.

La stanza del sarcofago nell’Osireion ad Abydos (foto Paolo Renier)

Il fotografo Paolo Renier con l’egittologa Carla Alfano

L’egittologo Sergio Donadoni nel suo studio a Roma (foto Paolo Renier)

Anni di viaggi, ma anche di incontri e di eventi. Uno dei primi, e tra i più importanti, fu la piccola mostra fotografica su Abydos negli spazi dell’Accademia d’Egitto a Roma, nel 2004, con la presentazione dell’egittologa Carla Alfano: piccola ma sufficiente per far conoscere a tutti le capacità e gli obiettivi di Paolo Renier e, soprattutto, il suo amore per Abydos. Ma in quell’occasione non fu presentata solo la mostra fotografica ma anche il libro “Abydos, Egitto” che Renier scrive con il cuore: un viaggio emozionale di immagini e testi alla scoperta della città sacra ad Osiride, un reportage praticamente irripetibile – visto il degrado che ha colpito molti monumenti, a partire da quello più simbolico, l’Osireion – che incontra l’entusiasmo e l’approvazione del decano degli egittologi, Sergio Donadoni, il quale – nella prefazione – ha parole di ammirazione per la sensibilità di Renier fotografo nel solco di una tradizione che affonda nell’Ottocento. Tra gli invitati alla vernice di Roma c’era anche Roberto Giacobbo, all’epoca direttore del programma Voyager su Rai3 che nel febbraio 2005, memore della mostra all’Accademia d’Egitto, invitò Renier come fotografo in una spedizione In Egitto: “Fu in quell’occasione – ricorda – che ebbi modo di conoscere e di lavorare con Zahi Hawass, il più famoso egittologo egiziano, allora segretario del Consiglio supremo delle Antichità”.

Paolo Renier con l’archeologo Stephen P. Harvey dell’università di Chicago ad Abydos (foto Graziano Tavan)

Paolo Renier ad Abydos con l’egittologo Gunter Dreyer dell’università Tedesca del Cairo (foto Graziano Tavan)

È dalla mostra di Roma che nasce l’idea di un viaggio in Egitto, invitato dall’allora ministro egiziano alla Cultura, Farouk Hosny, incontrato nel suo ufficio al Cairo, e mirato su Abydos per incontrare i protagonisti, cioè i direttori delle missioni archeologiche ad Abydos. Così nel dicembre 2004 Paolo Renier spiega il suo progetto di valorizzazione di Abydos al responsabile della missione tedesca, Gunter Dreyer, lo scopritore a Umm el-Ghaab, nella zona Sud-Ovest di Abydos, dei primi ideogrammi e segni di scrittura databili a 5200 anni fa: straordinari reperti, iscritti su piccole tavolette in avorio o in pietra, testimonianze delle prime dinastie dei faraoni, oggi conservate al museo Egizio del Cairo e all’università tedesca al Cairo. E ancora, ecco l’incontro con gli egittologi americani Stephen P. Harvey, dell’università di Chicago, scopritore dell’ultima piramide (siamo ormai nel Medio Regno) nella zona a sud, vicino alle montagne, dove invece sono state trovate tracce dell’uomo preistorico di 200mila anni fa, e Matthew Adams, dell’università di New York, impegnato nella zona di Shunet el-Zebib, nella grande muraglia del faraone Khasekhemwy (2700 a.C.), un monumento in mattoni crudi con mura perimetrali alte anche 15 metri e larghe 4-5, che racchiudono un grande spazio vuoto, il cui significato e utilizzo lascia aperti ancora molti interrogativi.

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

In questi anni, tra il 2003 e il 2005, Paolo Renier realizza la sua opera più preziosa: la ricognizione fotografica a 360 gradi del soffitto astronomico dell’Osireion. “Riuscii a entrare nella Stanza del Sarcofago con grande difficoltà”, racconta, ancora emozionato, “rischiando anche la vita, perché si camminava in un acquitrino putrido pieno di larve pericolose e su un pavimento irregolare, scivoloso e pieno di buche, purtroppo invisibili per la scarsa illuminazione e l’acqua melmosa. Ma sentivo che dovevo farcela, perché umidità e pipistrelli, insieme all’incuria dell’uomo, stavano minando irrimediabilmente l’integrità della stanza segreta del faraone Seti I”. E continua: “Feci varie riprese del soffitto, con i suoi bellissimi rilievi che raffigurano due scene della dea Nut”. È qui che incontra un altro egittologo, James Westerman, incaricato dal governo egiziano di studiare la provenienza e i livelli in continuo movimento dell’acqua ancora presente nel canale attorno all’isola centrale dell’Osireion. Un modo per cercare di capire i segreti di questo tempio, molto particolare, un unicum, con dieci pilastri in granito rosa di 80-90 tonnellate l’uno e un canale attorno all’isola centrale profondo una quindicina di metri. “Westerman con le sue ricerche geologiche”, interviene Renier, “è riuscito a definire quando fu costruito il tempio dell’Osireion, datandolo almeno al 4000/5000 a.C., quindi prima dei faraoni. Mi piace pensare che Seti I abbia scoperto e capito l’importanza di questo monumento e abbia deciso di costruire qui il suo tempio, inglobando l’Osireion, probabilmente per riti straordinari, legati probabilmente ai livelli della sua acqua purificatrice. Non dimentichiamo che l’Osireion è così chiamato perché gli antichi egizi ritenevano che custodisse la testa di Osiride”.

La locandina della mostra “Il tempio di Osiride svelato. L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos” al museo Archeologico nazionale di Firenze nel 2009

Il Progetto Abydos e le mostre. Ormai Paolo Renier e il suo Progetto Abydos per la conoscenza e la valorizzazione del sito sono una realtà. È il momento di allargare la platea. Vengono così organizzate alcune mostre che allargano le conoscenze e le collaborazioni. Si inizia nel 2006 con “Abydos, Egitto. Ricostruzione scenografica del sito di Abydos” nella prestigiosa cripta della basilica di San Lorenzo a Firenze, con il contributo di Maria Cristina Guidotti direttrice del museo Egizio di Firenze. L’anno successivo la stessa mostra viene proposta al Palazzo del Turismo al Lido di Jesolo (Ve), e nel 2008 passa nell’aula magna dell’istituto scolastico di Tarzo (Tv). Nel 2009 Renier torna a Firenze con “Il tempio di Osiride svelato. L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos”. Stavolta siamo nel cuore archeologico di Firenze. La mostra infatti viene ospitata nella sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Firenze, dove, con la direttrice Maria Cristina Guidotti, viene proposto un percorso di documenti fotografici e gigantografie insieme a splendidi reperti egizi del museo fiorentino.

Manifesto della mostra “Il tempio di Osiride svelato” alla Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista a Venezia

La locandina della mostra “L’Osirion di Abydo. Viaggio nel cuore spirituale dell’Antico Egitto” nelle antiche scuderie di Dolo (Ve)

Nel 2012 la mostra diventa sempre più ricca. Alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia va in scena “Il tempio di Osiride svelato”, mostra allestita tra un antico cimitero coperto e l’annessa bellissima chiesa di S. Giovanni Evangelista. “Non abbiamo mai visto un allestimento così in sintonia con le nostre particolari sale: Renier è riuscito a sposare i nostri ambienti religiosi con la spiritualità dell’Antico Egitto”, il commento del Guardian Grande della Scuola. Per l’occasione il museo Egizio di Firenze ha messo a disposizione ben 23 reperti tra cui un sarcofago con la dea Nut, restaurato e presentato per la prima volta, che dialogava idealmente con le raffigurazioni della dea Nut del soffitto astronomico riprodotto, grazie alle immagini di Renier, nella cappella centrale dell’altare della chiesa. A Venezia intervengono Matthew Adams dell’università di New York, Emanuele Ciampini dell’università Ca’ Foscari di Venezia e Alessandro Roccati dell’Accademia delle Scienze di Torino. Nel 2013 con la mostra “L’Osirion di Abydo. Viaggio nel cuore spirituale dell’Antico Egitto” nelle antiche scuderie di Dolo (Ve), Renier con l’egittologa di Ca’ Foscari, Federica Pancin, “ricrea” l’Osireion, la tomba di Osiride, cioè il luogo più sacro nella città più sacra dell’Egitto dei faraoni: Abydo, a 150 chilometri da Luxor, ai margini dei deserto occidentale, è la città di Osiride, il dio dell’Oltretomba ma anche della Rinascita, per tremila anni meta di pellegrinaggi dal faraone all’egiziano comune; la città dove le prime dinastie (solo dalla V le sepolture monumentali sono state spostate a nord, nella piana di Giza) hanno posto le loro tombe; la città che prima il faraone Seti I (XIX dinastia) e poi il figlio Ramses II hanno monumentalizzato (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2013/11/30/in-riva-al-brenta-losireion-di-abydo-e-i-misteri-dellantico-egitto/).

Maurizio Sfiotti durante i rilievi dell’Osireion ad Abydos, in Egitto

Il plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

Nel 2014 un nuovo salto di qualità con la mostra a Palazzo Sarcinelli di Conegliano (Tv): “Egitto. Come faraoni e sacerdoti nel tempio di Osiride custodi di percorsi ormai inaccessibili” con la collaborazione dell’egittologa di Ca’ Foscari, Federica Pancin (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2014/09/09/lantico-egitto-a-conegliano-nella-mostra-a-palazzo-sarcinelli-viaggio-alla-scoperta-dei-misteri-di-osiride-ad-abido-dalla-stanza-del-sarcofago-con-il-soffitto-astronomico-in-scala-11-al-co/). La mostra è preceduta da un ennesimo viaggio-missione ad Abido. Stavolta ad accompagnare Renier c’è Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione culturale Osireion di Abydos, che realizza i rilievi necessari a realizzare in scala 1:20 i modellini del tempio di Seti I con le sette cappelle e dell’Osireion, ma anche le misure esatte del soffitto astronomico della Stanza del Sarcofago. Questi modellini vengono esposti proprio nella mostra di Conegliano. E, per la prima volta, è possibile toccare con mano il soffitto astronomico della stanza del sarcofago a ridosso dell’Osireion di Abido, posizionato con tutto il suo straordinario potere comunicativo in verticale in uno sviluppo che avvolge il visitatore.

Paolo Renier tra i pannelli della mostra a Vittorio Veneto (foto Graziano Tavan)

Nel 2015, grazie all’invito e alla collaborazione della associazione Zheneda e di Ceneda Arte e Cultura, Renier approda per la prima volta alla Rotonda Villa Papadopoli di Vittorio Veneto (Tv) con la mostra “Egitto. Il tempio del faraone Seti I: le sacre rappresentazioni” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2015/04/24/lantico-egitto-a-vittorio-veneto-il-tempio-del-faraone-seti-i-ad-abido-nella-mostra-di-paolo-renier-alla-rotonda/), un allestimento del tutto originale dove, ovviamente, non manca l’esposizione in scala 1:1 del soffitto astronomico dell’Osireion di Abido (vero unicum che può permettersi di mostrare solo Paolo Renier) e un excursus su Abido, la città sacra dedicata a Osiride il dio dell’Aldilà e della resurrezione. Ma stavolta il focus è incentrato tutto sul grande faraone Seti I, il padre di Ramses II, sotto il cui regno l’arte egizia toccò uno dei suoi punti più elevati, un vero “rinascimento”. Tre anni dopo Renier è ancora a Vittorio Veneto con “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto” dove Renier presenta un racconto particolare in cui il protagonista è proprio lui o, meglio, la sua trentennale esperienza dedicata all’antico Egitto, tra incontri, scoperte e documenti fotografici (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/21/1989-2018-paolo-renier-per-abydos-egitto-a-vittorio-veneto-il-fotografo-trevigiano-racconta-per-immagini-e-emozioni-la-sua-trentennale-esperienza-dedicata-alla-citta-sacra-dei-fara/).

Franco Naldoni, ricercatore dell’associazione Archeosofica di Firenze, esperto di Egittologia

E siamo al 2019. Ancora a Vittorio Veneto, con “30 anni per Abydos – Egitto. Esperienze di Paolo Renier dal 1989 al 2019. Testimonianze fotografiche, ricostruzioni del tempio di Seti I”, a cura di Paolo Renier e Maurizio Sfiotti, in collaborazione con le associazioni Zheneda, Osirion Abydos, Archeosofica, aperta alla Rotonda Villa Papadopoli fino al 13 ottobre 2019. All’inaugurazione, sabato 31 agosto 2019, alle 18.30, Renier e Sfiotti insieme a Franco Naldoni dell’associazione Archeosofica di Firenze anticiperanno, con approfondimenti, alcuni temi che saranno trattati nella prossima grande mostra. Road to Rome.

Ferragosto e dintorni al museo Egizio di Torino: visite guidate speciali e a tema per bambini, famiglie e adulti alla scoperta dei segreti e dei misteri dell’Antico Egitto, come dei veri detective del passato

La Galleria dei Sarcofagi al museo Egizio di Torino

Ferragosto e dintorni al museo Egizio di Torino per una full immersion nell’Antico Egitto. Il museo Egizio resta aperto al pubblico il giorno di Ferragosto 2019, con un fitto programma di attività e visite guidate che proseguirà anche nei giorni successivi. Giovedì 15 agosto 2019 il museo osserverà l’orario di apertura ordinario (9–18.30), mentre venerdì 16, grazie allo Speciale Estate, sarà aperto fino alle 22.30, con biglietteria aperta fino a un’ora prima e ingresso a tariffa unica (5 euro) dalle 18.30.

Vasetti per olii sacri esposti al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Sulle tracce del passato. AAA piccoli detective cercansi! Da giovedì 15 a domenica 18 agosto, alle 10.10, attività per famiglie. Il museo Egizio invita le famiglie a partecipare a una nuova attività didattica, da vivere in museo in modo piacevole e costruttivo. Da martedì 13 a domenica 18 agosto 2019, i piccoli visitatori potranno farsi accompagnare dai loro genitori per sperimentare il lavoro d’indagine compiuto da un archeologo, aiutato dalle moderne tecnologie. In questo modo, utilizzando speciali programmi informatici, sarà possibile vedere come “dal vivo” lo scavo archeologico nel deserto egiziano mediante l’uso della fotogrammetria e della riproduzione in 3D degli oggetti emersi dalla sabbia. Attraverso i potenti mezzi della tecnologia sarà possibile “sbirciare” dentro un vaso antico ancora sigillato, così come all’interno di un corpo imbalsamato senza spostare di una virgola le sue bende. A seguire le famiglie, fornite di una torcia UV, potranno collaborare alla ricerca di errori, correzioni, mutilazioni antiche e restauri più recenti che l’occhio umano non è in grado di vedere. Le scoperte effettuate in museo saranno annotate sul proprio quaderno che ciascuno potrà personalizzare segretamente mediante una penna magica. Grazie a tale dotazione piccoli e grandi detective potranno dare continuità alle indagini iniziate in museo! Durata: 120 minuti, per famiglie con bambini (ragazzi tra i 5 e gli 11 anni). Prezzo: 12 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/event/visita-museo-egizio-sulle-tracce-del-passato

L’ala del museo Egizio di Torino dove è esposto il ricco materiale della tomba di Kha (foto Graziano Tavan)

A casa di Kha. Giovedì 15 agosto 2019, alle 10.30, visita guidata. Si tratta di un percorso dedicato alla vita quotidiana dell’Antico Egitto, che per molti aspetti rispecchia le difficoltà che ancora oggi l’uomo affronta giorno per giorno, dividendosi tra il lavoro e la vita privata. Le attività lavorative erano frenetiche, ma non mancava il tempo da condividere in famiglia, ciascuno con il proprio ruolo. Il percorso propone di osservare gli oggetti più adatti a ricostruire uno spaccato di vita, particolarmente dettagliato nel caso del corredo funerario di Kha e Merit: dai mobili ai vestiti persino agli strumenti di lavoro, il pubblico potrà stupirsi di fronte alla straordinaria attualità di oggetti appartenuti ad un architetto e scriba reale vissuto circa 3400 anni fa. Durata: 90 minuti per famiglie con bambini. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso) Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/event/egizio-a-casa-di-kha

Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani dei faraoni cintato da mura

Tebe capitale d’Egitto. Giovedì 15 agosto 2019, alle 15.40, visita guidata. Un percorso che conduce alla scoperta del dinamismo culturale del Nuovo Regno. In area tebana, Deir-el Medina offre una testimonianza straordinaria: l’abitato costituisce la residenza di tutti coloro che sono impiegati a vario titolo nella costruzione delle tombe reali. Il “papiro dello sciopero”, gli esercizi scolastici degli apprendisti che vanno “a bottega”, il culto degli antenati e il ricorso a divinità pressoché sconosciute rivelano la sorprendente attualità di usi e tradizioni di cui sono testimonianza. Il percorso culmina illustrando le strategie impiegate dall’architetto Kha per preservare dai ladri la propria tomba: il suo corredo funerario è considerato il più ampio e completo esposto fuori dall’Egitto. Durata: 60 minuti per adulti. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it.

Il Papiro dei re conservato al museo Egizio di Torino

L’antico sapere dei faraoni. Venerdì 16 agosto, alle 10.30, visita guidata per famiglie che condurrà alla scoperta dell’Antico Egitto, della sua storia e delle sue curiosità. Dove inizia e finisce una parola? Come si riconosce una formula magica? Quale significato nascondono i geroglifici? All’epoca dei faraoni il sapere veniva trasmesso mediante formule e testi presenti nei papiri oppure presenti su statue, sarcofagi o stele. L’uso della scrittura geroglifica era rivelato a pochi eletti, grazie ad un lungo e difficile insegnamento. Il percorso guidato si concentra sul fascino delle antiche iscrizioni geroglifiche e, attraverso la descrizione dei reperti esposti, farà luce sul sapere dei faraoni, sulle paure e sui loro desideri. Durata: 90 minuti. Costo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare il biglietto online: https://www.ticketlandia.com/m/event/egizio-antico-sapere-dei-faraoni

Immagini 3D dei sarcofagi egizi nella mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Sulle tracce del passato (speciale adulti) AAA Detective Cercansi! Venerdì 16 agosto 2019, alle 19.30. Il museo Egizio invita il suo pubblico adulto a partecipare a una nuova attività didattica, da vivere in museo in modo piacevole e costruttivo. I visitatori potranno sperimentare il lavoro d’indagine compiuto da un archeologo, aiutato dalle moderne tecnologie. In questo modo, utilizzando speciali programmi informatici, sarà possibile vedere come “dal vivo” lo scavo archeologico nel deserto egiziano mediante l’uso della fotogrammetria e della riproduzione in 3D degli oggetti emersi dalla sabbia. Attraverso i potenti mezzi della tecnologia sarà possibile “sbirciare” dentro un vaso antico ancora sigillato, così come all’interno di un corpo imbalsamato senza spostare di una virgola le sue bende. A seguire i partecipanti, forniti di una torcia UV, potranno collaborare alla ricerca di errori, correzioni, mutilazioni antiche e restauri più recenti che l’occhio umano non è in grado di vedere. Grazie a tale dotazione i detective potranno dare continuità alle indagini iniziate in museo! Orario: 19:30 Durata: 90 minuti per adulti (edizione speciale!). Prezzo: 8 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Visita guidata al museo Egizio di Torino

Museo Egizio nascosto. Venerdì 16 agosto 2019, alle 19, visite speciali. Il percorso mette in luce le curiosità più interessanti relative alla fondazione del museo. La descrizione dei reperti è accompagnata dalla narrazione di alcuni aneddoti, che consentono di scoprire le meraviglie e gli aspetti più insoliti della cultura materiale egizia che il Museo custodisce. Durata: 90 minuti per adulti. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti anche online: https://www.ticketlandia.com/m/event/museo-egizionascosto-132

Amuleti dell’Antico Egitto al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Formule magiche, storie e incantesimi sulle sponde del Nilo. Sabato 17 e domenica 18 agosto 2019, alle 11.30, visita tematica. Un percorso guidato inusuale propone ai giovani visitatori una scelta di oggetti della collezione, che offrano l’occasione di raccontare storie di maghi ultracentenari capaci di prodigi sorprendenti, come trasformare una tavoletta di cera in uno spietato coccodrillo, spalancare le acque di un lago oppure riportare magicamente in vita animali dal capo mozzato. Le famiglie hanno l’occasione di ascoltare storie e testimonianze materiali poco note, immersi nella millenaria e affascinante dimensione magica egizia. Durata: 90 minuti per famiglie con bambini (bambini in età di Scuola Primaria). Prezzo: 5 euro per adulti e bambini (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Mostra “Magnifici ritorni”. L’archeologo Godard: “I capolavori di Aquileia – in mostra ce ne sono 110 – appartengono al mondo classico e al mondo cristiano, che sono alle fondamenta dell’Europa. Aquileia si mostra come luogo di dialogo privilegiato tra i vari popoli, dove si può elaborare una sintesi tra culture diverse”

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia, tra le vetrine della mostra “Magnifici ritorni” (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” dall’8 giugno al 20 ottobre 2019

“La mostra di Aquileia Magnifici ritorni è nata dalla collaborazione della Fondazione Aquileia con il Kunsthistorisches Museum di Vienna. È una splendida collaborazione di respiro europeo che insiste sul destino europeo di Aquileia, mostrando capolavori che appartengono al mondo classico e al mondo cristiano. Se pensiamo che l’eredità classica e quella cristiana sono alle fondamenta dell’Europa, possiamo capire meglio la valenza dell’esposizione aquileiese che illustra con reperti unici proprio tutti e due i pilastri della cultura europea”. Inizia così la prolusione dell’archeologo Louis Godart alla presentazione della mostra “Magnifici ritorni. I tesori aquileiesi conservati al Kunsthistorisches Museum di Vienna” aperta al museo Archeologico nazionale di Aquileia fino al 20 ottobre 2019. Organizzata dalla Fondazione Aquileia, dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna con il patrocinio del Comune di Aquileia e in collaborazione con Fondazione So.co.Ba per celebrare i 2200 dalla fondazione dell’antica città romana, la mostra riporta ad Aquileia, a distanza di quasi 200 anni, alcuni tra i più importanti reperti archeologici restituiti dal ricchissimo sottosuolo aquileiese, attualmente esposti nella collezione permanente del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Un viaggio nel tempo che, grazie ai 110 reperti del Kunsthistorisches, ci trasporta nell’Aquileia di 2200 anni fa ma anche nell’Aquileia dell’Ottocento quando la città era parte dell’Impero asburgico e le raccolte viennesi rappresentavano l’alternativa istituzionale al collezionismo privato delle famiglie locali e alla dispersione del materiale sul mercato antiquario.

Testa di Demetra-Iside, marmo del I sec. d.C., espressione di regalità e abbondanza anche per i romani. L’opera è conservata al Kunsthistorishes Museum di Vienna (foto Graziano Tavan)

L’archeologo accademico Louis Godart (foto Graziano Tavan)

“Come si manifesta l’antichità classica ad Aquileia?”, si chiede Godart. “Il territorio di Aquileia da sempre apre orizzonti verso l’Europa del Nord e Orientale, ma anche verso l’Europa Occidentale. Aquileia si mostra dunque come luogo di dialogo privilegiato tra culture diverse, dove si può elaborare una sintesi tra culture diverse. Troviamo così tra i reperti provenienti da Aquileia divinità che appartengono al pantheon romano ma anche a realtà estranee al mondo romano, come le divinità egizie. È un bellissimo esempio della tolleranza che gli antichi avevano nei confronti delle altre religioni. Il successo dell’impero romano – e non è un caso – è legato all’estrema tolleranza verso le religioni dei popoli sottomessi, realizzata inserendo nel pantheon romano le divinità straniere”.

Rilievo in marmo che uccide il toro trovato ad Aquileia, oggi al Kunsthistorisches museum di Vienna: il culto arrivò dall’Oriente portato dai legionari (foto Graziano Tavan)

“Mi chiedo”, continua l’archeologo: “questa tolleranza esiste ancora? Temo di no. Alle porte dell’Europa ci sono tendenze che vanno a cozzare contro quella tolleranza che invece emerge nel mondo classico. In questo senso è esemplare quanto “codificato” della tragedia greca di Eschilo Le supplici, scritta 2500 anni fa, che illustra una storia di profughe. Le protagoniste in questione sono le 50 figlie di Danao, le cosiddette Danaidi, che lo zio Egitto – fratello gemello di Danao con il quale condivideva la sovranità dell’Egitto – voleva andassero in sposa ai suoi 50 figli. Le Danaidi rifiutano il matrimonio con i cugini e fuggono ad Argo, in Grecia. Qui supplicano accoglienza al re di Argo. Nota che sono straniere perché hanno il colore della pelle diversa. Così chiede loro cosa vogliono o cercano. Per loro parla il padre Danao che spiega che le sue figlie chiedono ospitalità. Allora il re invita Danao a partecipare all’assemblea del popolo. E al suo ritorno Danao spiega alle figlie che Argo le accoglie. Ma quell’accoglienza va meritata e onorata. Come? Rispettando gli dei di Argo e ubbidendo alle leggi della città. Un insegnamento che dovrebbe essere preso ad esempio anche oggi”.

La croce bronzea Chrismon trovata ad Aquileia e oggi a Vienna al Kunsthistorishes Museum (foto Graziano Tavan)

Come si manifesta l’eredità cristiana ad Aquileia? “C’è un oggetto che parla per tutti”, indica Godart: “è la Croce di Aquileia, con l’alfa e l’omega, che è proprio la rappresentazione del messaggio cristiano. La massiccia croce bronzea è stata ritrovata intorno alla metà dell’Ottocento, durante i lavori per l’aratura di un vigneto in località Monastero, poi donata a Vienna dal barone Ettore von Ritter. La croce richiama il simbolo del Chrismon, dato dall’intersezione delle iniziali del nome greco di Cristo (cioè le lettere Chi e Ro), e rappresenta uno dei simboli cristiani più antichi, con le lettere alpha e omega appese al braccio orizzontale della croce latina. “Il significato – chiude Godart – è legato all’origine e alla fine ultima della creazione divina, come si legge nelle parole della Bibbia “Io sono l’Alpha e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Apocalisse 22:13-21)”.

Preistoria. Nelle acque salentine dell’area protetta di Torre Guaceto una missione archeologica subacquea italo-tedesca cerca l’anello mancante tra le origini mesopotamiche delle immagini e il suo ritrovamento in Germania del famoso Disco di Nebra, la più antica raffigurazione del cielo

L’area marina protetta di Torre Guaceto (Brindisi) con insediamenti protostorici fortificati

Il team di ricercatori impegnati nelle ricerche archeologiche subacquee del progetto Disco di Nebra

È la più antica raffigurazione del cielo: un’opera dallo straordinario valore storico e archeologico. Stiamo parlando del famoso Disco di Nebra, su lastra in bronzo con lamine d’oro: fu deposto intorno al 1600 a.C. tra i boschi del Mittelberg (Germania), dove fu rinvenuto nel 1999 da clandestini insieme ad armi e ornamenti in bronzo. E oggi è conservato nel museo archeologico di Halle. Ma le origini delle immagini, la rappresentazione dei fenomeni astronomici sul disco di Nebra non sono dei popoli del Centro-Europa dell’età del Bronzo ma vanno ricercati in Egitto e in Mesopotamia. Per trovare un collegamento del Disco di Nebra con il Vicino Oriente i ricercatori dell’università di Halle stanno cercando indizi al largo della costa brindisina e leccese, utilizzando SeaCat, un modernissimo veicolo autonomo sottomarino progettato e messo a disposizione da Atlas Elektronik. I ricercatori della Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt di Halle, della soprintendenza tedesca e di quella di Brindisi Lecce Taranto hanno iniziato le ricerche archeologiche subacquee nell’area marina protetta di Torre Guaceto; si proseguirà a Roca Vecchia di Melendugno. “Si cerca il collegamento mancante”, spiega François Bertemes, docente di archeologia preistorica alla Martin-Luther Universität di Halle -. Sappiamo che le origini delle immagini, la rappresentazione dei fenomeni astronomici sul disco di Nebra sono in Egitto e in Mesopotamia. Ma non sappiamo in che modo questa informazione è arrivata in Europa”.

Il famoso disco di Nebra (museo di Halle, in Sassonia) dell’età del Bronzo, una delle più antiche rappresentazioni del cielo

Il Disco di Nebra. La piastra metallica, di forma quasi circolare, con un diametro di circa 32 centimetri, uno spessore di 4,5 mm al centro e di 1,7 mm sul bordo, pesa circa 2 kg, ed è costruita in bronzo, una lega di rame e stagno. Le applicazioni in lamina d’oro presentano una tecnica particolare di lavorazione ad intarsio e sono state aggiunte e più volte modificate. Grazie ad altri ritrovamenti (spade di bronzo, due asce, uno scalpello e frammenti di un bracciale a forma di spirale) è presumibile che il disco sia stato sotterrato intorno al 1600 a.C., mentre la data di fabbricazione viene stimata tra il 1700 e il 2100 a.C. Queste applicazioni consistevano inizialmente in 32 piccole placche rotonde, e due più grandi, una rotonda e una a forma di falce; sette delle placche più piccole sono raggruppate in alto tra le due maggiori. Più tardi sul bordo destro e sinistro furono applicati i cosiddetti archi dell’orizzonte, costituiti da oro estratto in altri luoghi, meno puro dal punto di vista chimico; per poterli applicare una delle placche più piccole fu spostata dalla parte sinistra verso il centro, e altre due sulla parte destra furono ricoperte; così, oggi sono visibili solo 30 placche minori. In un ultimo tempo è stato aggiunto un altro arco sul bordo inferiore, ancora una volta con oro di diversa provenienza. Questa specie di barca solare è formata da due linee quasi parallele con sottili tratteggi intagliati sugli angoli esterni. Secondo l’interpretazione dell’archeologo Harald Meller (Ente per l’Archeologia e la conservazione dei monumenti storici di Halle) e dell’ astronomo Wolfhard Schlosser (università di Bochum) le placche più piccole rappresentano le stelle, e il gruppo di sette rappresenta forse le Pleiadi visibili nella costellazione del Toro. Si ritiene che le altre 25 non siano astri, ma semplici decorazioni. Il disco maggiore in un primo momento fu considerato il Sole ma anche la Luna, mentre la falce era la luna crescente. L’insieme dei corpi celesti nel cielo ad ovest, poco prima del tramonto, formato a periodi alterni dalle Pleiadi con la Luna crescente e con la Luna piena, nell’età del bronzo coincideva, rispettivamente, con il 10 marzo e il 17 ottobre; perciò il disco potrebbe essere servito a ricordare il periodo adatto per i lavori dell’agricoltura, dalla preparazione del terreno fino al termine del raccolto.

“La missione prende il via nelle acque della Riserva sulle cui coste sono presenti due insediamenti protostorici fortificati, Torre Guaceto e scogli di Apani, realizzando una mappatura completa dei fondali attorno a essi”, interviene Rino Scarano, specialista per gli studi sull’età del Bronzo in Puglia, archeologo del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto che, insieme al Comune di Melendugno, sostiene questa ricerca archeologica subacquea nell’ambito del progetto di cooperazione internazionale siglato tra i due uffici di soprintendenza, con Atlas Elektronik GmbH di Brema sponsor tecnologico del progetto, in collaborazione con il Cetma di Mesagne. E la soprintendente Maria Piccarreta: “La soprintendenza con il Consorzio di Torre Guaceto e l’Amministrazione comunale di Melendugno guidano, da qualche tempo, un rinnovato fermento culturale in questi luoghi. Grazie a questa ricerca l’attenzione si concentrerà in particolare sul ricco patrimonio subacqueo prospiciente Torre Guaceto e Roca Vecchia. La ricognizione eseguita con i colleghi tedeschi ci permetterà di svelare qualche mistero su queste affascinanti vicende che legano sorprendentemente il nostro Salento alla Germania, dove si trova oggi il disco”. Conclude Corrado Tarantino, presidente del Consorzio: “Torre Guaceto ed il suo immenso patrimonio naturalistico ed archeologico non smettono di stupirci. Siamo orgogliosi di far parte della cordata che ha dato vita a questa missione. Attendiamo i risultati della ricerca e, come sempre, lavoriamo tutti uniti per la tutela di Torre Guaceto in tutte le sue parti e la sua promozione”.

Museo Egizio di Torino: agenda di agosto ricca di eventi con visite guidate a tema, attività didattiche per adulti e bambini, percorsi per famiglie, per scoprire l’Antico Egitto in modo originale, anche con l’aiuto della tecnologia

La magica atmosfera dello statuario del museo Egizio di Torino

È un agosto pieno di eventi e idee quello proposto dallo staff del museo Egizio di Torino; visite guidate a tema, attività didattiche per gli adulti, attività per i bambini, visite per le famiglie. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Visita guidata al museo Egizio di Torino

Museo Egizio nascosto. I venerdì 2, 9, 16, 23 e 30 agosto 2019, alle 19, visite speciali che mettono in luce le curiosità più interessanti relative alla fondazione del Museo. La descrizione dei reperti è accompagnata dalla narrazione di alcuni aneddoti, che consentono di scoprire le meraviglie e gli aspetti più insoliti della cultura materiale egizia che il Museo custodisce. Durata: 90 minuti. Pubblico: adulti. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011 4406903 – email: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13. È possibile acquistare i biglietti anche online: https://www.ticketlandia.com/m/event/museo-egizio-nascosto-132

Una sala storica del museo Egizio di Torino con l’allestimento ottocentesco (foto Graziano Tavan)

L’Egitto a Torino. Giovedì 1° agosto 2019, alle 15:40, visita guidata attraverso un percorso articolato tra le sale storiche del Museo e la mostra temporanea “Archeologia Invisibile” che si trasforma in un viaggio nel tempo, dal ‘700 ad oggi, alla scoperta dell’importanza di Torino nella disciplina egittologica. La visita guidata permette ai visitatori di scoprire come il collezionismo antiquario abbia suscitato interesse e curiosità crescenti, fino al cambio epocale che ha coinciso con la nascita dell’archeologia. Il primo reperto giunto a Torino, le iniziali disavventure nel deciframento dei geroglifici e l’accanita competizione tra studiosi, i viaggi rocamboleschi condotti in una terra pressoché sconosciuta, la scoperta di tombe nascoste ad arte e talvolta inviolate: tutti aneddoti avvincenti che saranno condivisi con i partecipanti. Durata: 60 minuti. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011 4406903 – email: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Immagini 3D dei sarcofagi egizi nella mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

AAA Detective Cercansi! Sulle tracce del passato (speciale adulti). Venerdì 2, 9, 16, 23 e 30 agosto 2019, alle 19:30, il museo Egizio invita il suo pubblico adulto a partecipare a una nuova attività didattica, da vivere in museo in modo piacevole e costruttivo. I visitatori potranno sperimentare il lavoro d’indagine compiuto da un archeologo, aiutato dalle moderne tecnologie. In questo modo, utilizzando speciali programmi informatici, sarà possibile vedere come “dal vivo” lo scavo archeologico nel deserto egiziano mediante l’uso della fotogrammetria e della riproduzione in 3D degli oggetti emersi dalla sabbia. Attraverso i potenti mezzi della tecnologia sarà possibile “sbirciare” dentro un vaso antico ancora sigillato, così come all’interno di un corpo imbalsamato senza spostare di una virgola le sue bende. A seguire i partecipanti, forniti di una torcia UV, potranno collaborare alla ricerca di errori, correzioni, mutilazioni antiche e restauri più recenti che l’occhio umano non è in grado di vedere. Grazie a tale dotazione i detective potranno dare continuità alle indagini iniziate in museo! Durata: 90 minuti. Pubblico: adulti (edizione speciale!). Prezzo: 12 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011 4406903 – email: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani dei faraoni cintato da mura

AAA piccoli archeologi cercansi! Caccia al reperto. Sabato 3 e domenica 4 agosto 2019, alle 11:30, il museo Egizio invita le famiglie a partecipare ad una nuova attività didattica, da vivere in museo in modo piacevole e costruttivo: “Caccia al reperto!”. Nel corso della visita i piccoli visitatori potranno farsi accompagnare dai loro genitori per sperimentare il lavoro d’indagine e documentazione compiuto da un archeologo, aiutato dalle moderne tecnologie, ma soprattutto dal suo spirito d’osservazione! Dopo una visita alla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, dove riveleremo ciò che l’occhio umano non può vedere, la visita si sposterà sui restanti piani del museo, approfondendo diverse tematiche: quali erano le pratiche funerarie nell’antico Egitto? Come si viveva nel villaggio degli operai di Deir el-Medina? Nel corso della visita verrà messo alla prova lo spirito d’osservazione dei piccoli archeologi che partiranno per una vera e propria caccia alla ricerca di reperti speciali! Una volta trovati, come ogni buon archeologo, dovranno compilare la scheda reperto. Documentare i reperti è uno degli aspetti fondamentali del mestiere dell’archeologo! Durata: 90 minuti. Pubblico: famiglie con bambini (ragazzi tra i 5 e gli 11 anni). Prezzo: 12 euro (biglietto d’ingresso escluso). Le prenotazioni sono obbligatorie. Per prenotare chiamare 011 4406903 oppure mandare una email: info@museitorino.it (fornendo i seguenti dati: nominativo, un recapito telefonico, età dei partecipanti). L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Vasetti per olii sacri esposti al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Egitto essenziale. Sabato 3 e domenica 4 agosto 2019, alle 10:10, il Museo propone un percorso per famiglie dedicato all’olfatto. Gli antichi egizi si prendevano cura del proprio corpo, per esaltarne la bellezza e ottenere benessere. Da subito impararono a sfruttare le proprietà delle piante e dei minerali, alla ricerca di rimedi naturali, talvolta anche molto fantasiosi (ma poco efficaci). Unguenti, oli profumati, spezie e legni erano considerati preziosi, così come le resine profumate, bruciate durante le cerimonie religiose e funerarie. La visita guidata rivela gli aspetti più curiosi della cosmesi egizia e, mediante appositi totem da annusare, distribuiti lungo il percorso, i partecipanti potranno cogliere alcune note olfattive, capaci di evocare la vita lungo le antiche sponde del Nilo. Durata: 90 minuti. Costo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011 4406903 – email: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

La “falsa porta” proveniente dagli scavi Schiaparelli al Giza, oggi al museo Egizio di Torino (foto da Antonella Giroldini Travels Blog)

Dalla sabbia alle piramidi. Giovedì 8 agosto 2019, alla 15:40. La visita guidata illustra le caratteristiche delle diverse comunità di villaggio che abitavano le antiche sponde del Nilo in Epoca Predinastica (3900-3300 a.C.), ripercorrendo i passaggi salienti delle complesse dinamiche che hanno portato all’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto. Vengono illustrate le testimonianze materiali a partire dal IV millennio a.C. scelte nella produzione ceramica più rappresentativa, tra pratici oggetti quotidiani e curiosi elementi dei corredi funerari. Le tradizioni cultuali sono indagate nella loro evoluzione storica; le tombe a “mastaba”, la funzione simbolica della “falsa porta”, i contesti tombali connessi ai governatori di provincia sono alcuni degli elementi che non solo rivelano l’identità di funzionari di spicco, ma conducono anche al recupero di differenti realtà di vita quotidiana. Durata: 60 minuti. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011 4406903 – email: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Amuleti dell’Antico Egitto al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Formule magiche, storie e incantesimi sulle sponde del Nilo. Sabato 10 e domenica 11, sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 agosto 2019, alle 11:30. Visita tematica lungo un percorso guidato inusuale che propone ai giovani visitatori una scelta di oggetti della collezione, che offrano l’occasione di raccontare storie di maghi ultracentenari capaci di prodigi sorprendenti, come trasformare una tavoletta di cera in uno spietato coccodrillo, spalancare le acque di un lago oppure riportare magicamente in vita animali dal capo mozzato. Le famiglie hanno l’occasione di ascoltare storie e testimonianze materiali poco note, immersi nella millenaria e affascinante dimensione magica egizia. Durata: 90 minuti. Pubblico: famiglie con bambini (bambini in età di Scuola Primaria). Prezzo al pubblico: 5 euro, per adulti e bambini (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011 4406903 – email: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Scena di caccia dalla Tomba di Nakht (foto Ado)

Una fame da Oltretomba: menù per il corpo e per lo spirito. Lunedì 12 agosto 2019, alle 10.30, torna l’attività per famiglie “Una fame da Oltretomba: menù per il corpo e per lo spirito”. Al museo Egizio potrete scoprire le principali strategie di sopravvivenza adottate dagli antichi abitanti della Valle del Nilo mediante la coltivazione della terra e le attività di caccia, pesca e allevamento. Le esigenze nutrite nel corso della vita quotidiana per gli Egizi avrebbero dovuto essere soddisfatte anche dopo la morte, in un Aldilà popolato dalle anime dei defunti e dalle divinità. Con l’aiuto della guida, osservando curiosi reperti, cibo e ingredienti da cucina perfettamente conservati e alcune raffigurazioni sulle pareti delle tombe, si andrà alla scoperta delle abitudini alimentari degli egizi, imparando a distinguere gli “ingredienti” comuni dai prodotti più pregiati riservati alla “tavola” del faraone e degli dei. Durata: 90 minuti. Pubblico: bambini (6-11 anni) accompagnati dai genitori. Prezzo: 5 euro per adulti e bambini (biglietto di ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011 4406903 – email: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Oman primo, Mesopotamia seconda, Pisidia terza: il Vicino Oriente affascina il pubblico dell’Aquileia Film Festival chiamato ad assegnare il premio Aquileia al miglior film. Alberto Angela (a lui la cittadinanza onoraria) ha fatto sognare gli appassionati, rimasti tutti nonostante il fortunale

L’Aquileia Film Festival richiama in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Il fascino e l’archeologia del Vicino Oriente ha conquistato il numeroso e appassionato pubblico dell’Aquileia Film Festival che per quattro sere, dal 23 al 26 luglio 2019, si è assiepato nella suggestiva piazza Capitolo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/07/22/dalla-mesopotamia-alloman-da-creta-allegitto-dalla-pisidia-a-venezia-al-via-il-x-aquileia-film-festival-quattro-serate-di-cinema-archeologia-arte-e-grandi-divulgatori-scientifi/) per seguire la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, il patrocinio del comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann, giunta quest’anno alla sua decima edizione.

Film “Oman, il tesoro di Mudhmar” di Cédric Robion

Una scena del film “Mesopotamia. In memoriam” di Alberto Castellani

Si è aggiudicato il premio Aquileia del pubblico, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli, come annunciato da una nota dell’agenzia AgiCult, il docu-film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 2017; 52’) che segue gli scavi in Oman condotti da un team di scienziati francesi. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. All’équipe di giovani archeologi il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Vicino Oriente. Al secondo posto il film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 2019; 50’) che propone un’indagine sul “passato” e sul “presente” della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e dello sviluppo della cultura urbana in Iraq. Grazie al secolare apporto della ricerca archeologica emerge nella “terra tra i due fiumi” una lunga storia fatta di insediamenti e di figure entrate nel mito. Al terzo posto il film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isilay Gürsu (Turchia, 2017; 14’) che esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia.

Aquileia Film Festival 2019: il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, conferisce la cittadinanza onoraria ad Alberto Angela (foto agicult.it)

Un fortunale, che si è abbattuto su Aquileia proprio alle 21 dell’ultima serata, venerdì 26 luglio 2019, ha stravolto la scaletta, ma non il pubblico che è rimasto impassibile per seguire film e incontro in programma. Così alle 22, passato il temporale, ha aperto la serata Alberto Angela, intervistato dal direttore di Archeologia Viva Piero Pruneti, che ha fatto sognare il pubblico conducendolo per mano tra le curiosità dello sbarco sulla luna e qualche aneddoto del backstage delle sue recenti riprese a Houston, passando a parlare poi del fascino di Cleopatra e della battaglia delle Egadi con un omaggio all’archeologo Sebastiano Tusa recentemente scomparso. Dopo la conversazione è salito sul palco il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino che ha conferito ad Alberto Angela la cittadinanza onoraria e la targa con il sigillo della città deliberata nei giorni scorsi dal consiglio comunale per la lunga amicizia con Aquileia (da 7 anni partecipa al Film Festival), “per il lungo e proficuo rapporto con il territorio aquileiese e la sua cittadinanza che negli anni si è consolidato, per il servizio reso nel valorizzare e dare visibilità al proprio paese con un’opera di divulgazione a livello nazionale e internazionale, per l’attenzione e il rispetto che da sempre riserva ad Aquileia e alle sue tante sfaccettature storiche, archeologiche, architettoniche e artistiche, per la costante disponibilità e le numerose partecipazioni a iniziative che hanno visto il coinvolgimento dei cittadini”.

Il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas

Così è slittato a fine serata, fuori concorso, il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 2017; 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto…

Il profumo dei reperti racconta la storia dell’Antico Egitto. All’Egizio di Torino un’indagine mai svolta prima in un museo: si annusa il profumo dei reperti della Tomba di Kha e Merit per avere informazioni inedite. I risultati tra qualche settimana

Alcuni reperti del corredo della Tomba di Kha e Merit al museo Egizio di Torino impacchettati e pronti per essere annusati (foto Federico Taverni / museo Egizio)

Il logo del museo Egizio di Torino

La storia dell’Antico Egitto raccontata attraverso il profumo dei reperti. È l’ultima frontiera delle tecnologie applicate all’archeologia: in questo caso è la chimica che si è messa al servizio dei beni culturali per un’indagine mai svolta in un museo: il corredo funebre della Tomba di Kha e Merit al museo Egizio di Torino “annusati” dai ricercatori dell’università di Pisa. Quando Ernesto Schiaparelli scoprì nel 1906 la tomba di intatta di Kha e Merit, nel villaggio di Deir el-Medina, sapeva bene di aver trovato un tesoro inestimabile. A distanza di 3500 anni circa, questa tomba, che rappresenta uno dei principali tesori della collezione egittologica torinese, continua a svelare le sue meraviglie. In questi giorni, una ventina di contenitori provenienti dalla tomba sono stati protagonisti di un’indagine innovativa, mai eseguita prima d’ora in un museo: la ricerca del loro “profumo”. Nel quadro di un progetto europeo di ricerca, un team di chimici dell’università di Pisa, in collaborazione con gli archeologi e i curatori del museo Egizio, ha analizzato in modo del tutto non invasivo, senza prelevare alcun campione, il contenuto di più di venti vasi. Ad essere “annusati” grazie a questa tecnologia sono i composti volatili rilasciati nell’aria in concentrazioni estremamente basse (ultratracce) dai residui organici presenti nei contenitori al fine di identificarne la natura. L’indagine ha coinvolto il dottor Jacopo La Nasa e le professoresse Francesca Modugno, Erika Ribechini, Ilaria Degano e Maria Perla Colombini dell’università di Pisa, il dottor Andrea Carretta della SRA Instruments e Federica Facchetti, Enrico Ferraris e Valentina Turina del museo Egizio. L’iniziativa rientra nel progetto MOMUS – Spettrometria di Massa SIFT portatile e identificazione di Materiali Organici in ambiente museale, realizzato con il sostegno della Regione Toscana e di SRA Instruments, cha inoltre ha messo a disposizione lo spettrometro di massa e la sua esperienza.

Lo spettrometro di massa SIFT-MS (Selected Ion Flow Tube-Mass Spectrometry) annusa il contenuto di una ciotola del corredo della Tomba di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto Federico Taverni / museo Egizio)

Delle provviste alimentari contenute in un piatto, per esempio, furono identificate come “verdura finemente triturata e impastata con un condimento” da Ernesto Schiaparelli, che scoprì la tomba intatta di Kha e Merit a Deir el-Medina. Ma finora nessuna analisi ha potuto confermare né smentire tale ipotesi, e una risposta potrebbe ora arrivare dalla spettrometria. L’esame è stato eseguito con uno spettrometro di massa SIFT-MS (Selected Ion Flow Tube-Mass Spectrometry) trasportabile, un macchinario che solitamente viene impiegato in ambito medico per quantificare i metaboliti del respiro e che solo recentemente ha dimostrato la sua utilità anche nel campo dei beni culturali per eseguire indagini preservando l’integrità dei reperti.

Esperti al lavoro con lo spettrometro di massa SIFT-MS (Selected Ion Flow Tube-Mass Spectrometry) al museo Egizio di Torino (foto Federico Taverni / museo Egizio)

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

“Per svolgere l’esame sono stati necessari alcuni giorni; infatti nella prima fase abbiamo chiuso ampolle, vasi e anfore in sacchetti a tenuta stagna in modo da concentrare il più possibile le molecole nell’aria”, spiega Francesca Modugno dell’università di Pisa, “i dati saranno registrati nell’arco di due giorni, ma risultati delle analisi saranno disponibili tra alcune settimane, considerata la difficoltà della loro interpretazione. Quello che ci aspettiamo di rilevare sono frazioni volatili di oli, resine o cere naturali”. E il direttore del museo Egizio, Christian Greco: “Siamo orgogliosi di collaborare con i partner di questo progetto e di sperimentare nelle nostre sale l’utilizzo di una tecnica così sofisticata. La ricerca è il cuore delle nostre attività e sentiamo fortemente il dovere di sostenerla, pur garantendo l’integrità della straordinaria collezione che abbiamo l’onore di custodire”.