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Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara conferma l’eccezionalità della scoperta in tre pozzi sacri. Il ministro: “Siamo arrivati a 59 sarcofagi in legno ancora sigillati, di 2500 anni fa; 28 statue del dio Ptah Sokar e un gran numero di amuleti e ushabti. E non è finita”

L’impressionante distesa dei sarcofagi scoperti dalla missione archeologica egiziana a Saqqara alla presentazione agli ambasciatori e ai media (foto Ministry of Tourism adn Aniquities)

Cinquanta sarcofagi, tutti integri. E la ricerca non è ancora finita! Da quando, ai primi di settembre, il ministro delle Antichità e del Turismo,  Khaled el-Anani, aveva annunciato l’eccezionale scoperta nell’area della necropoli di Saqqara di un pozzo sacro con una decina di sarcofagi inviolati da parte della missione archeologica egiziana diretta da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, è stato tutto un susseguirsi di nuove scoperte all’interno di pozzi funerari nell’area delle antichità di Saqqara: 59 bare di legno chiuse ancora nelle loro condizioni iniziali della loro deposizione 2500 anni fa; 28 statue del dio della necropoli di Saqqara, Ptah Sokar e un gran numero di amuleti, statue ushabti e reperti archeologici. Numeri impressionanti presentati dal ministro egiziano al-Anani in un affollato incontro sotto un tendone nell’area della necropoli di Saqqara dove, davanti una sessantina di ambasciatori stranieri, arabi e africani al Cairo e delle loro famiglie, e di numerose agenzie di stampa locali e straniere, giornali e canali televisivi, sono stati distesi i sarcofagi in legno colorati scoperti dalla missione archeologica  egiziana accatastati uno sull’altro in tre pozzi sepolcrali a diverse profondità che vanno dai 10 ai 12 metri.

Uno dei sarcofagi in legno dipinto risalente all’epoca tarda trovati in un pozzo sacro a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“Questo è un giorno importante per l’Egitto”, ha esordito el-Anani: “Questa scoperta conferma l’unicità dell’Egitto riconosciuta da tutto il mondo. E la partecipazione oggi di tanti ambasciatori di 43 Paesi amici dell’Egitto e di media stranieri ne è la conferma”. Il ministro ha ricordato le tappe delle ricerche della missione egiziana in un’area, quella di Saqqara, particolarmente importante, Patrimonio dell’Umanità dal 1979, famosa per la piramide a gradoni di Djoser, che è stata riaperta al pubblico proprio nel marzo 2020 dopo un lungo restauro, iniziato nel 2006 e interrotto nel 2011 e completato nuovamente con un finanziamento egiziano di 150 milioni di sterline: “Inizialmente, tra la fine di agosto e il primi di settembre 2020 sono stati scoperti 3 pozzi contenenti 13 bare; due settimane dopo sono state trovate altre 14 bare, e ad oggi siamo arrivati a 59 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/09/21/egitto-la-missione-archeologica-egiziana-nella-necropoli-di-saqqara-ha-scoperto-27-sarcofagi-di-epoca-tarda-risalenti-a-2500-anni-fa-ancora-sigillati-il-ministro-el-anani-una-scoperta-mo/). Ma non è ancora finita. Abbiamo trovato altri strati di bare che verranno illustrati più avanti”. Khaled el-Anani ha spiegato che i sarcofagi trovati sono in buone condizioni di conservazione e conservano ancora i loro colori originali: “I primi studi effettuati dagli archeologi rivelano che risalgono alla XXVI dinastia e che appartengono a un gruppo di sacerdoti, diplomatici anziani e personalità di spicco nella società”. E poi l’annuncio ufficiale: “Questi sarcofagi saranno trasferiti al Grand Egyptian Museum per essere esposti nella sala di fronte a quella dedicata alla presentazione del nascondiglio di Al-Asasif, vicino al tempio della regina Hatshepsut (riva occidentale dell’odierna Luxor), trovato dalla missione archeologica egiziana nel 2019, dove sono state scoperte circa 32 bare chiuse ancora perfettamente integre di sacerdoti, alcune donne e bambini risalenti alla XXI-inizio XXII dinastia”.

Khaled el-Anani, ministro del Turismo e delle Antichità dell’Egitto, alla presentazione della scoperta degli oltre 50 sarcofagi di 2500 anni fa nell’area archeologica di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“Questa è la prima scoperta archeologica annunciata in piena crisi da coronavirus”, ha sottolineato el-Anani, che ha ringraziato i suoi colleghi che lavorano nel Consiglio Supremo delle Antichità guidato da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio, soprattutto per il loro lavoro in circostanze difficili e ardue, il che conferma comunque che le ripercussioni del Covid-19 non hanno impedito il completamento del loro lavoro, nel rispetto di meticolose misure precauzionali per garantire la sicurezza a tutti gli archeologi, restauratori, lavoratori e partecipanti nella missione. “Oggi la maggior parte delle scoperte archeologiche egiziane sono nelle mani degli egiziani, archeologi dipendenti del Consiglio supremo delle antichità”, orgoglioso di far parte di questa squadra in cui è entrato dal 2016. “E un grazie anche alla Banca Nazionale d’Egitto per aver sponsorizzato questo evento”.

Il ministro Khaled el-Anani e il segretario dello Sca Mostafa Waziri (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Le fasi della scoperta sono state ricordate anche da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità: “La missione ha iniziato i lavori di scavo lo scorso agosto, quando sono state trovate 13 bare e con il proseguimento degli scavi, gli archeologi hanno scoperto altre 14 bare, fino a quando il numero di bare è arrivato a  59. Trovate anche 28 statue in legno del dio Ptah Sokar, che è il dio principale della necropoli di Saqqara, oltre a un gran numero di statue e amuleti ushabti in maiolica, nonché una statua in bronzo del dio Nefertum, adorato a Memfi, dove era considerato figlio di Ptaḥ e di Sakhmis. La statuetta, intarsiata con pietre preziose, come agata rossa, turchese e azzurro, è alta 35 cm, e sulla base c’è un’iscrizione che porta il nome del suo proprietario, il sacerdote Badi-Amon”.

Alla presentazione della scoperta archeologica è intervenuto anche il famoso egittologo Zahi Hawass, che ha descritto l’emozione provata all’apertura di un sarcofago che conteneva ancora la mummia (come si vede nel cortometraggio sulla scoperta mostrato al pubblico presente, e qui sopra riprodotto), apertura avvenuta in occasione del suo sopralluogo a Saqqara su invito del ministro del Turismo e delle Antichità: “Il momento dell’apertura della bara per la prima volta non può essere descritto: lo si vede nei giovani archeologi egiziani che partecipano a queste missioni. E sono particolarmente felice del successo della missione archeologico guidata da Mostafa Waziri”. E ha aggiunto: “Queste scoperte archeologiche sono avvenute non in un’area qualsiasi: qui si trovano alcune tra le tombe più famose, tra cui la tomba di Maya “nutrice del re Tutankhamon”, la tomba del primo ministro durante il regno di re Amenhotep III, o la tomba di Pay e Raia”.

31.ma Rassegna internazionale del Cinema di Rovereto 2020: assegnati i premi e le menzioni. Il premio “Città di Rovereto” del pubblico assegnato ex aequo a “La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo”, di Eugenio Farioli Vecchioli, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa

“La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa hanno conquistato ex aequo i favori del pubblico della 31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico 2020 di Rovereto. Alla fine il coraggio della Fondazione Museo Civico di Rovereto: la rassegna edizione speciale “L’Italia si racconta” si è fatta, e soprattutto si è fatta in presenza. Con una buona risposta del pubblico, tenuto conto anche del maltempo che ha caratterizzato i giorni della rassegna 2020, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. E il pubblico ha dato il suo responso, come annunciato domenica 4 ottobre 2020, al teatro Zandonai, e non nel giardino del teatro (inagibile per pioggia), dal presidente della fondazione, Giovanni Laezza, in apertura della cerimonia di premiazione. Il premio CITTÀ DI ROVERETO è stato attribuito dal pubblico a pari merito a due film che raccontano, sia pure con modalità diverse, i protagonisti italiani della ricerca storica e archeologica, “La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo”, di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, RAI CULTURA, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa, Studio FIlm Tv. La Menzione speciale “CinemAMoRe – SEZIONE FILM IN LINGUA ORIGINALE” assegnata al film “Postcards from India. A busker’s adventure” di Tommaso Dolcetta Capuzzo. La Menzione speciale ARCHEOBLOGGER al film “Italia: viaggio nella bellezza. Nella terra dei faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di  Eugenio Farioli Vecchioli – RAI CULTURA. La Menzione speciale Nuvolette al film “The Fourfold (il quadruplice)” di Alisi Telengut. “È una Rassegna che abbiamo caparbiamente voluto in presenza, nonostante le grosse difficoltà organizzative e la consapevolezza della diffusa preoccupazione del pubblico a frequentare luoghi chiusi come cinema e teatri”, ha dichiarato Laezza. “Ma pur avendo offerto per la prima volta anche i film in streaming online, siamo convinti che un festival resta tale solo se permette di incontrare protagonisti, di scambiare opinioni. E grazie allo staff dell’istituzione che presiedo e al Comune di Rovereto che ha messo a disposizione il teatro Zandonai, tutto ciò è stato possibile anche quest’anno”.

 

Frame del film “Italia: viaggio nella bellezza. La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli

Premio CITTÀ DI ROVERETO: “Italia: viaggio nella bellezza. La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, RAI CULTURA ((Italia, 2019, 59’). Il film è dedicato alla celebre Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA), in occasione del 110° anniversario dalla sua nascita. Un viaggio nell’archeologia italiana in Grecia, con la storia degli scavi e le meravigliose scoperte sulle isole di Creta e di Lemno: i siti minoici di Festòs e Hagia Triada, la città di Gortyna a Creta, e Poliochni a Lemno, definita la città più antica d’Europa. 

Il paletnologo Fabrizio Mori nel film di Lucio Rosa “Fabrizio Mori. Un ricordo” (foto Lucio Rosa)

Premio CITTÀ DI ROVERETO: “Fabrizio Mori. Un Ricordo” di Lucio Rosa. Una produzione Studio Film Tv (Italia, 2020, 20’). Rosa riesce a tratteggiare non solo la figura del paletnologo di fama internazionale, uno dei più grandi studiosi delle antiche civiltà del Sahara, ma anche la grande umanità e sensibilità dell’uomo. E lo fa con un protagonista d’eccezione: lo stesso Fabrizio Mori, che Rosa aveva intervistato in occasione del film “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome” (Italia, 2006, 50’), film che lo stesso Mori aveva apprezzato moltissimo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/10/04/gran-finale-alla-31-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-chiude-le-proiezioni-il-film-di-lucio-rosa-fabrizio-mori-un-ricordo-dove-il-regista-veneziano/).

Frame del film “Postcards from India. A busker’s adventure” di Tommaso Dolcetta Capuzzo

Menzione speciale CinemAMoRe. Per la Menzione speciale “CinemAMoRe – SEZIONE FILM IN LINGUA ORIGINALE”: Istituito dal coordinamento di Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Trento Festival e Religion Today Film Festival, la giuria composta da Miro Forti (TFF), Kosovare Krasniqi (RTFF) e Claudia Beretta (RICA) ha deciso all’unanimità di assegnare la menzione al film: “Postcards from India. A busker’s adventure”, di Tommaso Dolcetta Capuzzo (Italia/India, 2019, 68’). Motivazione: “Postcards from India” è Il film che meglio integra lo spirito dei tre festival rappresentati dalla Giuria. Una storia originale, appassionante e ben narrata: il tema principale è la musica, calata nei contesti popolari e quotidiani, strumento di comunicazione e solidarietà. La personalità vulcanica e la vicenda particolare e avventurosa del busker Filippo Masé, grazie alla regia attuale e dinamica di Tommaso Dolcetta Capuzzo, coinvolge lo spettatore in contesti di integrazione culturale, di tradizioni e modernità, attraversando la storia, la società e le affascinanti contraddizioni dell’India di oggi. Segnalazione della giuria di “CinemAMoRe” al film: “In their hands. Reshaping pottery of the European Bronze Age” di Marcello Peres, Nicola Tagliabue, Thomas Claus, Csaba Balogh, Vladan Caricic Tzar  (Spagna/Germania/Ungheria/Serbia, 2019, 32’). Motivazione: “Un riuscito tentativo di attualizzare il passato, in questo caso la storia della ceramica dell’Età del Bronzo europea, attraverso le “mani” e le competenze degli artigiani di oggi. A più mani anche la regia, con episodi che si integrano e si intrecciano perfettamente mantenendo equilibrio, ritmo e unità narrativa. L’assenza di un testo parlato favorisce l’immediatezza del linguaggio visuale”.

Il direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco nel film “Italia: viaggio nella bellezza Nella terra dei faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di  Eugenio Farioli Vecchioli

Menzione speciale ARCHEOBLOGGER. Per la Menzione speciale ARCHEOBLOGGER sui film a carattere archeologico in programma, la giuria composta da Antonia Falcone, Domenica Pate, Giovina Caldarola, Astrid D’Eredità, Alessandro Tagliapietra, Giovanna Baldassarre, Marina Lo Blundo, Marta Coccoluto, Mattia Mancini, Michele Stefanile ha attribuito il premio al film: “Italia: viaggio nella bellezza Nella terra dei faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di  Eugenio Farioli Vecchioli – RAI CULTURA (Italia, 2019, 58’). Motivazione: “L’Egitto non smette di stupire, anche al cinema! “Le cose sono impossibili finché qualcuno non le ha fatte”, dice ad un certo punto uno dei protagonisti del film. E potrebbe essere proprio questo il sottotitolo della nostra menzione. Perché “Italia: viaggio nella bellezza. Nella terra dei faraoni” si distingue per essere non il solito documentario sull’Egitto, argomento sempre molto gettonato, ma un sorprendente e interessante viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta delle tappe cruciali che hanno reso l’egittologia italiana quella che è oggi. Un film faraonico, ma senza sensazionalismi: nonostante tutto sia straordinario – papiri srotolati “in diretta”, obelischi romani che riprendono vita e il direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco in gran forma tra i ricordi del suo primo viaggio e la passeggiata tra le sale di uno dei musei più visitati in Italia – è un documentario privo dell’esaltazione “egittomaniacale” raccontando invece in modo compiuto la storia della ricerca italiana nelle terre del Nilo. Un prodotto ben strutturato, a più voci, con diversi registri narrativi che sfiora un’ora di girato senza stancare: ha l’incredibile merito di raccontare vicende e personaggi magari già noti agli addetti ai lavori, senza però mai innescare noia da ripetizioni. Da sottolineare la consapevolezza delle origini “colonialiste” (in senso lato) della disciplina che pone una questione centrale: quanto in termini di cultura materiale è stato tolto all’Egitto e quanto invece è stato restituito in termini di scienza e conoscenza? E poi lasciatecelo dire: finalmente tante donne!”.

Frame del film “The Fourfold (il quadruplice)” di Alisi Telengut

Menzione NUVOLETTE. Per la menzione speciale Nuvolette, assegnata dagli organizzatori e dagli artisti del Festival Nuvolette dedicato all’illustrazione, al racconto per immagini e al fumetto (Rovereto, 1-4 ottobre 2020) a cura di Impact Hub Trentino, la giuria composta da Daniele Pampanelli, Francesco Biagini, Chiara Galletti, Dalia Macii, al film: “The Fourfold (il quadruplice)” di Alisi Telengut (Canada, 2020, 7’). Motivazione: “Per il linguaggio visivo astratto che esprime perfettamente l’argomento a tema mitologico spirituale. Per l’armonico connubio tra visivo e sonoro, la voce narrante che ricorda la “Grande Madre” che accompagna in maniera perfetta le immagini e contribuisce a creare un effetto molto suggestivo e coerente con il mito. Per l’originalità con cui sono stati interpretati gli elementi naturali, la coerenza visiva e la fluidità dei movimenti nei cambi scena”. Segnalazione speciale della  giuria al film: “Back To Nature (Ritorno alla Natura)” di João Pombeiro (Portogallo, 2017, 8’). Motivazione: “Per l’ottimo impatto visivo  della narrazione che si avvale di uno stile “psichedelico” retrò grazie all’utilizzo della tecnica del collage, animazione con effetto caleidoscopio e colorazione acida dei frame. Per la “precisione” della scelta nei frame che comunicano con forza la bellezza variegata del mondo in cui viviamo e i pericoli a cui questo è esposto. Per la perfetta sincronia tra immagini e musica, molto ricercata e originale”.

In anteprima nazionale alla Rassegna internazionale del cinema archeologico il film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena” evento clou della seconda giornata “L’Italia si racconta”

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Sarà l’evento clou di sabato 3 ottobre 2020, seconda giornata della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto – L’Italia si racconta: alle 18.30 al teatro Zandonai anteprima nazionale del film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena” (Italia, 2020, 51’)  con la presenza in sala dei registi Luca Lancise e Davide Morabito e dei responsabili del Parco del Colosseo Federica Rinaldi e Elisa Cella. Nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro. Il 50% del traffico di turisti su Roma, ruota intorno al Colosseo, il monumento più visitato d’Italia, capace di generare un indotto locale e nazionale di miliardi di euro e di migliaia di posti di lavoro. Anche se durante il lockdown  il Colosseo sembrava  respirare e riposare, d’altro canto per sopravvivere ha bisogno delle entrate generate dalla vendita dei biglietti, necessaria a mantenerlo e preservarlo. Il team del Colosseo si è trovato così, di fronte alla più grande sfida della sua carriera. Una corsa contro il tempo per preparare questo gigante fragile alla riapertura al tempo del Covid-19.

Frame del film “Racconto di una strage” di Gaetano Di Lorenzo

Il programma di sabato 3 ottobre 2020 inizia al mattino con un episodio poco conosciuto della storia siciliana, Racconto di una strage, di Gaetano di Lorenzo, per proseguire con un film breve di Luca Annovi curiosamente interamente girato con lo smartphone dal titolo Sei statue in cerca di Roma. Il ricordo di un grande regista napoletano che ha narrato vita e tradizioni del sud, Luigi Di Gianni: Soul of the South, coproduzione italo statunitense diretta da Jeannine Guilyard  prosegue la mattinata, seguito da Ragusa Terra Iblea di Francesco Bocchieri che narra la storia della città fino alla sua rinascita barocca dopo il terremoto, e da un film sul Chad, il leggendario Gerewol di Yuri de Palma sul tradizionale corteggiamento tribale. La mattinata si chiude con Il Palazzo, di Alberto Valtellina, storia molto particolare con protagonista la tradizione del ricamo a tombolo.

Frame del film “Enzo, De Gasperi e la Bolex Paillard” di Delio Colangelo

Nel pomeriggio, spazio alle missioni Italiane nel mondo con il film prodotto da RAI Cultura Italia: Viaggio nella bellezza. La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo, dedicato alla celebre Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA). Subito dopo il corto Venice is On the water di  Paolo Pandin, un gioco di immagini per raccontare Venezia, cui segue un originale e poetico  documentario che racconta dei sassi di Matera non come monumenti storici, ma come vita quotidiana  negli anni Cinquanta,  dal titolo Enzo, De Gasperi e la Bolex Paillard, di Delio Colangelo. A seguire una fiction sulla figura del musicista Domenico Cimarosa, Le stravaganze del conte, di Francesco Veronà e Peppe Lanzetta, un film su Eroi, Miti e Leggende alle origini delle città del Lazio, di  Alessandro Grassi e il poetico  Il Luciaiuolo di Joe Nappa, il corto che narra  la breve storia di un pescatore di sardine di Procida, nel Golfo di Napoli. Il pomeriggio prosegue con Attimi Sospesi di  Stefano Fiori, sul tentativo di salvare i reperti storico archeologici italiani nella seconda guerra mondiale, e Matera, il film più bello di  Vito Cea, ritratto della  Capitale europea della cultura. A chiudere il pomeriggio – come detto – l’evento speciale alle 18.30 sul Colosseo in quarantena.

Frame del film “Costruttori di piramidi: nuovi indizi” di Florence Tran

La serata del festival  è dedicata ai film Dal mondo con un documentario francese della Gedeon Programmes dal titolo  Costruttori di piramidi: nuovi indizi, una produzione su Petra, simbolo di multiculturalismo in Medioriente, un film  portoghese su Gli enigmi di Cabeço da Mina, un sito enigmatico in Portogallo, a Villa Flor, dove è stata scoperta una serie di stele e menhir dai tratti antropomorfi, e Madre di Mosul, film iracheno delicato e tragico sui bambini di Mosul che dopo essere stati evacuati dalle proprie case, studiano la storia della loro città distrutta e la perdita della loro identità. A chiudere, Elarmekora, film francese sulle tracce dei primi uomini preistorici del bacino del Congo, e Gonj (miele), film iraniano sulla raccolta del miele, usato per i malati,  in condizioni estreme sui Monti Zagros.

Al via a Rovereto la 31.ma Rassegna internazionale del cinema Archeologico edizione speciale “L’ITALIA SI RACCONTA. Il PATRIMONIO CULTURALE AL CINEMA”, con una novità dell’ultima ora: per la prima volta oltre che in presenza sarà anche on-line

Per la prima volta la rassegna internazionale del cinema archeologico ha una platea virtuale (foto Fmcr)

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”

30 settembre 2020: apre la 31.ma Rassegna internazionale del cinema Archeologico con la sua edizione speciale “L’ITALIA SI RACCONTA. Il PATRIMONIO CULTURALE AL CINEMA”, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. E apre con una novità dell’ultima ora: il Festival, oltre agli spazi in presenza, inaugura una grande sala virtuale da 500 posti: chi è interessato non perda tempo. “Visto che l’emergenza sanitaria ha limitato i numeri dei posti disponibili in presenza al teatro Zandonai e al museo di Scienze e Archeologia”, spiegano alla Fondazione, “la Rassegna ha deciso di offrire per la prima volta anche una programmazione online, affiancata al programma tradizionale. Basterà una semplice registrazione sulla piattaforma dedicata (http://www.rassegnacinemaarcheologico.it/rassegnaonline), e saranno disponibili online, per 24 ore dall’orario do programmazione del film, su tutti i dispositivi o le smart tv tutti i film in concorso e gran parte della programmazione”. Le prime due giornate, mercoledì 30 settembre e giovedì 1° ottobre 2020,  saranno ospitate nella sala convegni del museo di Scienze e Archeologia di Rovereto, dal venerdì 2 ottobre a domenica 4 ottobre 2020 al Teatro Zandonai. L’ingresso è libero e gratuito. Per garantire la sicurezza, i posti  sono  contingentati secondo le attuali norme. I numeri della Rassegna: 65 nuovissimi film sul patrimonio con 20 nazioni rappresentate, 2 mattine per le scuole con proiezioni dedicate, 2 pomeriggi  dedicati ai film in lingua originale, domenica pomeriggio 1 nuova sezione  di corti animati. “In questo momento diventa più che mai importante conoscere e valorizzare il patrimonio culturale, materiale e immateriale del nostro paese, la storia, le tradizioni  e i  mestieri la cui memoria va a scomparire, con produzioni perlopiù inedite per gli schermi italiani: Matera e i “sassi”, Venezia, le statue di Roma, il Colosseo in quarantena, le Missioni Italiane nel mondo, la comunità cinese in Italia,  in un programma ricco di immagini straordinarie e di temi su cui riflettere. Oltre al programma principale  non mancano le migliori produzioni straniere sul patrimonio mondiale, dalle piramidi alle tavolette assire, dall’uomo di Neanderthal all’archeologia industriale nell’Antartico, da Petra alle stele antropomorfe del Portogallo”. Non tutti gli eventi sono online, per seguire il programma disponibile: http://www.rassegnacinemaarcheologico.it/rassegnaonline.

Giornate europee del Patrimonio 2020. Apertura straordinaria con visite guidate al museo Archeologico nazionale di Firenze: “Reinterpretare il Passato”

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Tavoletta scrittoria in avorio, Marsiliana d’Albegna, Circolo degli Avori, decenni centrali del VII secolo a.C. (foto Maf)

n occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2020, dal tema “Imparare per la vita”, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha deciso di aprire le proprie porte per scoprire insieme al pubblico come gli antichi possano essere per noi grandi maestri di architettura, di scrittura e di vita. “Reinterpretare il Passato” sarà il fulcro di tutte le visite guidate proposte in questa giornata. Il percorso si articolerà attraverso le sale soffermandosi sulle testimonianze dirette, ma anche su quelle che per le loro particolari caratteristiche possono insegnarci molto sulle abitudini dei nostri antenati. Una serie di visite guidate rivolte a piccoli gruppi, brevi e diversificate, permetteranno a tutto il pubblico di godere del museo e delle sue opere nel pieno rispetto della normativa vigente per l’emergenza Covid-19. Orario: domenica 27 settembre 2020 apertura straordinaria dalle 9 alle 13 (con biglietto normale). Visite guidate al giardino, con le ricostruzioni dei monumenti etruschi e la rivisitazione “etrusca” della struttura del giardino stesso (Michele Recanatini). Segni e parole del passato sui monumenti del Museo: Iscrizioni greche e latine “parlanti “ (Mario Iozzo); Iscrizioni etrusche “parlanti” (Claudia Noferi).

“VEDERE, SCOPRIRE, CONOSCERE. Imparare per la vita”: il museo Egizio di Torino partecipa alle Giornate europee del Patrimonio propone percorsi autonomi di visita per scoprire l’antico Egitto e i suoi segreti a tariffe scontate

“VEDERE, SCOPRIRE, CONOSCERE. Imparare per la vita”: anche quest’anno il museo Egizio aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio, promosse dal 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e dedicate quest’anno al tema dell’educazione con il titolo “Imparare per la vita. Per l’occasione, sabato 26 e domenica 27 settembre 2020 il museo propone dei percorsi autonomi di visita per scoprire l’antico Egitto e i suoi segreti, mantenendo le tariffe di ingresso scontate per tutti, in vigore dall’estate. Prenotazione obbligatoria online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio. Ai visitatori verrà infatti consegnato gratuitamente un percorso de “Le Bussole di Carta”, tour tematici per adulti e ragazzi, ciascuno dei quali approfondisce un aspetto inedito della collezione: i luoghi classici di un viaggio in Egitto, le grandi scoperte degli esploratori, falsi miti e curiosità sugli antichi egizi, oltre ai percorsi “Trova l’indizio, scopri l’Egizio” dedicati alle famiglie. Quattro le aree tematiche: “Come uno scriba”, i geroglifici; “Come una mummia”, vita eterna; “Come una divinità”, animali e dei; “Come un artigiano”, colori. Ricordate di portare con voi una…matita! Una volta completata la visita, cliccare qui per le soluzioni dei quattro percorsi “Trova l’indizio, scopri l’Egizio”.

Rovereto. Presentata la 31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”, un’edizione speciale che accanto alle tematiche archeologiche racconta la tutela del patrimonio culturale e ambientale, la scoperta di civiltà, le tradizioni, la conservazione della memoria popolare

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”

31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto: il conto alla rovescia è iniziato. E quella del 2020, da mercoledì 30 settembre a domenica 4 ottobre, sarà un’edizione speciale: “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”: 65 proiezioni, 20 nazioni rappresentate, 2 mattine per le scuole con proiezioni dedicate, 2 pomeriggi dedicati ai film in lingua originale, 1 nuova sezione di corti animati, 1 evento speciale con il film del Parco del Colosseo, 2 appuntamenti speciali, 1 premio del pubblico e 3 menzioni con giurie di esperti. Da una difficoltà, un’opportunità, sottolineano alla Fondazione museo civico Rovereto. “Le difficoltà organizzative imposte dalla pandemia in corso hanno obbligato tutti a ripensare e reinventare manifestazioni culturali anche molto consolidate nel tempo”. La riflessione degli organizzatori della Rassegna, dalla direttrice Alessandra Cattoi al presidente Giovanni Laezza all’archeologa del museo Barbara Maurina, si è spostata dunque sul contributo che il festival può dare in un’occasione come questa, per raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico del nostro Paese, la sua bellezza, la sua storia anche minuta, e ha prodotto un’edizione speciale, fuori dalla tradizione, dal titolo “L’Italia si racconta. Il patrimonio culturale al cinema”. Le tematiche archeologiche rimangono al centro del concorso cinematografico, lasciando però spazio anche ad altri argomenti, più legati alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, alla scoperta di civiltà, alle tradizioni, alla conservazione della memoria popolare. L’attenzione è puntata al racconto dell’Italia ma anche alle produzioni italiane nel mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani, che sono anch’essi un patrimonio da preservare. Non mancano naturalmente le sezioni dedicate alle novità più recenti, la selezione delle migliori produzioni della cinematografia sul patrimonio archeologico e culturale dal resto del mondo, con una nuova proposta in lingua originale, e infine uno spazio interamente riservato agli specialissimi corti animati. La Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri.

National Geographic Italia media partner della Fondazione museo civico di Rovereto

La rivista Archeo media partner della Fondazione museo civico di Rovereto

Le collaborazioni. Si rinnova anche quest’anno la collaborazione con importantissimi partner, quali la prestigiosa rivista internazionale National Geographic, media partner della manifestazione. Altra testata nazionale che seguirà in modo particolare la rassegna, la rivista tematica Archeo. Collaborazioni anche con Apt di Rovereto e Vallagarina, il Festival Nuvolette di Impact Hub Trentino, Exquisita, Vivallis e altre realtà del territorio. “Il 2020 sarà ricordato a lungo come un anno molto complicato, drammatico, doloroso, pieno di incognite. Eppure, a volte è proprio da circostanze così particolari come quelle che tutti stiamo vivendo che le opportunità si presentano”, afferma Giovanni Laezza, presidente della Fondazione MCR. “Così, un po’ per calcolo e un po’ per fatalità, la Rassegna internazionale del Cinema archeologico nel 2020 ha imboccato una strada inconsueta, proponendo al pubblico un’edizione fuori dalla tradizione. Si è deciso infatti di raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico, concentrando il punto di vista soprattutto sull’Italia, pur non trascurando il patrimonio mondiale”. E Alessandra Cattoi, direttore della Fondazione e della Rassegna: “Nel solco di un lungo percorso che ha portato il Festival ad affermarsi come appuntamento di riferimento non solo in Italia ma a livello internazionale. “L’Italia si racconta” ha l’ambizione di dedicare molta attenzione non solo al racconto del paese, ma anche alle produzioni italiane in tutto il mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani. Il nostro patrimonio sono anche loro”.

I documentari 2020. Un record i film iscritti per la selezione, oltre 1250, da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, ai film in programma, che garantiscono un’elevata qualità della proposta cinematografica, con ampio spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi film in palinsesto in questa Rassegna: 65 nuovi film provenienti da 20 nazioni diverse, molti in anteprima per l’italia e uno in anteprima mondiale. Il programma prevede una carrellata di film italiani che raccontano il patrimonio materiale e immateriale del nostro paese, oppure film prodotti o diretti da autori italiani. Le serate del venerdì e del sabato apriranno invece una finestra sulle migliori proposte documentaristiche a livello mondiale: full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture, nelle tradizioni del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. Nel programma si trovano anche film che scoprono popoli, tradizioni, genius loci anche con approcci diversi, come la musica, la storia familiare, gli antichi mestieri, la storia che si intreccia con l’attualità. Novità dell’edizione, una sezione speciale dedicata ai film in lingua originale, un’altra sezione ai cortometraggi d’animazione. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Il focus è sul patrimonio materiale e immateriale dell’Italia, tutto da scoprire attraverso i sensibili obiettivi dei registi, ma anche sul patrimonio mondiale. Non mancano film sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, Roma e il Medioevo, le civiltà africane o orientali, gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Ma c’è spazio per scoprire le tradizioni e i mestieri antichi che si tramandano di generazione in generazione, c’è spazio per modi nuovi per scoprire il patrimonio, nel paesaggio industriale, in bicicletta, nelle tappe dei concerti di una grande cantante come Tosca, nei viaggi in India di un Busker e in molto altro di curioso e affascinante.

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita il programma principale della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Le giornate e i premi. Le prime due giornate del festival, mercoledì 30 e giovedì 1°, con le sezioni dedicate alle scuole e ai film in lingua originale, saranno ospitate nella sala Zeni del museo di Scienze e Archeologia (borgo S. Caterina, 41 Rovereto), mentre dal giovedì sera alla domenica il programma sarà ospitato nella splendida cornice del Teatro Zandonai (corso Bettini, 78 Rovereto), con il programma de “L’Italia si racconta”, le finestre sul mondo e la sezione dei corti animati. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemA.Mo.Re., insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani, e per la prima volta la menzione Nuvolette, attribuita dagli esperti del festival alla migliore tra le animazioni nella sezione dei corti animati. La premiazione avverrà con un piccolo evento all’aperto di fianco al teatro Zandonai domenica 4 ottobre 2020 alle 18.30.

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Gli incontri. La Rassegna è molto più dei film. E anche in quest’annata particolare dove, per ragioni di sicurezza, non sono previsti aperitivi, conversazioni e tavole rotonde, rimangono tre momenti speciali, uno a teatro, il giovedì 1° ottobre alle 20.45, in collaborazione con Montura Editing, dal titolo “Bikethehistory”, con Alessandro De Bertolini. Una serata speciale con l’autore di un reportage di viaggio tra filmati e immagini straordinarie, con il racconto di un viaggiatore in sella alla sua bicicletta. Altro appuntamento la domenica pomeriggio, con la presentazione del documentario in prima nazionale “Project China”, con la presenza in sala dei registi Thomas Saglia e Elisabetta Giacchi. Il pomeriggio di sabato 3 ottobre 2020 ospiterà invece un appuntamento specialissimo, con la presentazione del nuovissimo documentario di stringente attualità realizzato da Luca Lancise e Davide Morabito in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo dal titolo “Reopening Colosseum, Il Colosseo in Quarantena”, con la presenza dei responsabili del parco e dei registi.

Il castrum dell’area archeologica di Loppio sull’isola di Sant’Andrea (foto Fmcr)

Non solo festival. Oltre al programma cinematografico, pur seguendo tutte le prescrizioni per garantire la sicurezza e nonostante le limitazioni, sono diversi gli eventi collaterali all’aperto offerti dalla Rassegna. Sabato 3 ottobre 2020, alle 10, “A Rovereto sulle tracce di Paolo Orsi”, visita guidata nel centro storico attraverso i luoghi che raccontano il famoso archeologo roveretano in onore del quale la rassegna nasce. Sabato 3 e domenica 4 ottobre 2020, alle 11, “Visita al giardino segreto di Palazzo Betta Grillo”, a cura di associazione Quercus, Becoming X e Fondazione Museo Civico nell’ambito del Festival Nuvolette di Impact Hub Trentino. Una visita guidata con esperti del Museo alla scoperta della storia e della flora del giardino di Palazzo Betta Grillo. Due illustratori del Collettivo Becoming X racconteranno, in una sorta di comic reportage, la visita tra fiori e alberi del giardino monumentale ottocentesco. Domenica pomeriggio, “Alla scoperta del castrum”, visita al sito archeologico situato sull’isola di Sant’Andrea nell’alveo del lago di Loppio di Garda. Tutte le attività sono gratuite per i partecipanti al Festival, su prenotazione presso la segreteria del Festival. Gratuito per i partecipanti al Festival anche l’ingresso alla mostra “Ci vuole un fiore”, sia nella sede del museo di Scienze e Archeologia che nel museo della Città. La Rassegna è anche occasione di esperienze di conoscenza del territorio realizzate in collaborazione con APT Rovereto e Vallagarina: alle visite guidate in città sulle tracce di Paolo Orsi e alla scoperta del castrum sull’isola di Sant’Andrea presso il lago di Loppio possono essere abbinati menù tematici proposti dai ristoranti della valle, che porteranno in tavola colori e sapori dell’autunno. E per chi prenota queste esperienze online su visitrovereto.it o telefonando all’APT di Rovereto, la Fondazione Museo Civico riserverà un posto in prima fila per le proiezioni del Festival.

Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara ha scoperto 27 sarcofagi di epoca tarda, risalenti a 2500 anni fa, ancora sigillati. Il ministro el-Anani: “Una scoperta molto emozionante. E penso siamo solo all’inizio”. E ora gli egittologi sperano di trovare all’interno intatto anche il corredo

Il gruppo della missione archeologica egiziana che opera nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

“Una scoperta molto emozionante. E penso siamo solo all’inizio”. Ai primi di settembre 2020 l’annuncio è arrivato in un brevissimo video da un emozionato Khaled el-Anani, ministro del turismo e delle antichità: lo scavo della missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara, diretta da Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, aveva individuato un pozzo sacro in fondo al quale, a una profondità di 11 metri, si vedevano alcuni sarcofagi dipinti che sembravano inviolati. L’entusiasmo del ministro egiziano non era fuori luogo. A meno di due settimane dall’avvio delle ricerche nel pozzo sacro nella necropoli di Saqqara, a una trentina di chilometri a Sud del Cairo, l’annuncio ufficiale dal ministero del Turismo e delle Antichità egiziano: scoperti 27 sarcofagi di epoca tarda (risalgono a 2500 anni fa) ancora completamente sigillati. “Si ritiene che Saqqara sia stata la necropoli di Menfi, capitale dell’antico Egitto”, ricorda el-Anani. “In questo luogo vennero seppelliti i morti per circa 3mila anni: si tratta infatti di un luogo di grande interesse archeologico. Nel corso dei millenni, molte di queste tombe sono state saccheggiate, è quindi facile capire che trovare un deposito di sarcofagi rimasti indisturbati e non aperti per millenni è una notizia di notevole interesse che lascia sperare gli studiosi che all’interno sia ancora presente l’originale corredo funerario”.

Il ministro Khaled el-Anani (al centro) e il segretario dello Sca Mustafa Waziri (a destra) nel sopralluogo in fondo al pozzo sacro a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

Il ministro egiziano Khaled el-Anani si cala nel pozzo sacro per il sopralluogo (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

“Il 6 settembre 2020 – comunica il ministero egiziano – il ministro Khaled el-Anani, accompagnato dal segretario dello Sca Mustafa Waziri, ha ispezionato gli scavi della missione archeologica egiziana operante nell’area delle antichità di Saqqara, che hanno portato alla scoperta di un profondo pozzo sepolcrale con più di 13 sarcofagi chiusi da più di 2500 anni. Il pozzo è lungo circa 11 metri, e al suo interno sono state trovate bare di legno colorato accatastate l’una sull’altra. Il ministro era ansioso di andare in fondo al pozzo con Waziri per ispezionare la scoperta e poterla annunciare al mondo. El-Anani ha anche ringraziato i lavoratori del sito per aver lavorato in condizioni difficili pur rispettando le misure precauzionali”.

Alcuni dei sarcofagi scoperti in un pozzo sacro nella necropoli di Saqqara dalla missione archeologica egiziana diretta da Waziri (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

I sarcofago dipinti accatastati uno sull’altro in fondo al pozzo sacro a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

I primi studi indicano che questi sarcofagi sono completamente chiusi e non sono stati aperti da quando sono stati sepolti all’interno del pozzo. Per ora l’identità e le posizioni dei proprietari di questi sarcofagi, o il loro numero totale, non sono state determinate, ma a queste domande verrà data risposta continuando lo scavo. I risultati, nei programmi del ministero del Turismo e delle Antichità, saranno promossi e pubblicati a breve.

Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, accanto a un sarcofago dipinto scoperto nel pozzo sacro nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

Uno dei 27 sarcofagi dipinti trovati in un pozzo sacro nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

Il 19 settembre 2020 il nuovo annuncio. “Due giorni fa, la missione archeologica egiziana guidata da Mustafa Waziri, è stata in grado di scoprire un altro pozzo con 14 sarcofagi, portando il numero di bare scoperte a 27 sarcofagi sigillati. I primi studi confermano che questi sarcofagi sono completamente chiusi e non sono stati aperti da quando sono stati sepolti e che non sono gli unici, è probabile che altri si trovino all’interno delle nicchie ai lati dei pozzi, dove al loro interno sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici e casse di legno. Finora l’identità dei sepolti non è stata individuata. È probabile che le tombe possano ospitare non solo gli esponenti delle classi nobiliari ma anche persone della classe media o operaia”.

Varese Archeofilm 2020: il premio “Alfredo Castiglioni” assegnato dalla giuria tecnica al film “Egitto: i templi salvati” cui è andato anche il premio del pubblico “Città di Varese” ex aequo con il film “Ingegneria romana: Città II”

La locandina della terza edizione di Varese ArcheoFilm

Alla terza edizione di Varese Archeofilm 2020 il film di Olivier Lemaitre “Egitto: i templi salvati” ha conquistato giuria tecnica e pubblico. Entrambi i film sono stati proiettati sabato 5 settembre 2020. Il premio “Città di Varese” assegnato dal pubblico è andato ex aequo al film di Olivier Lemaitre e al film di Jose Antonio Muñiz “Ingegneria romana: Città II” (Spagna, 2018, 56’). Il documentario descrive la capacità dei Romani di accettare e assimilare ogni tipo di conoscenza, indipendentemente dalla sua provenienza, per poi perfezionarla e applicarla alle prodigiose strutture progettate per edificare le straordinarie città dell’Impero.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre

Ma a fare la parte del leone, come detto è stato il film di Olivier Lemaitre “Egitto: i templi salvati” (Francia, 2018, 53’) cui la giuria tecnica, dopo aver preso visione dei film programmati nel corso della terza edizione di “Varese ArcheoFilm”, ha assegna il premio “Alfredo Castiglioni”. Nel film, ricco di animazioni 3D e documenti storici, vengono illustrati gli ingegnosi piani che hanno consentito il salvataggio di oltre venti antichi santuari che sarebbero altrimenti scomparsi sotto l’acqua del Nilo in seguito alla costruzione della Diga di Assuan. Un grande apporto in questa impresa è stato dato anche dagli archeologi e dai tecnici italiani. La giuria tecnica (composta da Angelo Castiglioni, archeologo, antropologo, scrittore, cineasta; Matteo Inzaghi, direttore TG Rete55, critico cinematografico, scrittore; Diego Pisati, già Capo Redattore Cultura de “La Prealpina” e grande esperto di cinema; Giulio Rossini, fondatore e presidente di Film Studio90, da sempre punto di riferimento a Varese della cinematografia d’autore) ha assegnato il premio con la seguente motivazione: “L’opera si contraddistingue per la grandiosità documentale e la cura estetica nel montaggio. La precisa, accurata e certamente non facile ricerca dei filmati storici, risalenti a oltre mezzo solo fa, nonché il montaggio serrato, mettono in evidenza, non solo la fatica ma anche i rischi, il calore torrido, e le infinite difficoltà incontrate dalla cooperazione internazionale per salvare gli importantissimi monumenti di un’antica e irripetibile civiltà. Questo film ha anche il pregio di fissare il ricordo, per le future generazioni, di un momento storico in cui numerose nazioni si sono unite per il raggiungimento del medesimo scopo: preservare la cultura e la storia per chi verrà dopo di noi”.

Varese ArcheoFilm: con la consegna del Premio Città di Varese e del Premio Alfredo Castiglioni e la retrospettiva delle opere dei fratelli Castiglioni chiude la terza edizione della rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia

La locandina della terza edizione di Varese ArcheoFilm

Un momento della presentazione della prima edizione del Varese ArcheoFilm 2018 (foto museo Castiglioni)

Con la premiazione dei documentari vincitori del “Premio città di Varese” conferito dalla giuria popolare e del “Premio Alfredo Castiglioni”, assegnato dalla giuria tecnica, domenica 6 settembre 2020 chiude la terza edizione di “Varese ArcheoFilm” (3-6 settembre 2020), la rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia, organizzata dell’associazione Conoscere Varese in collaborazione col Comune di Varese, Museo Castiglioni e Firenze ArcheoFilm: organizzazione generale, Marco Castiglioni; direzione artistica, Dario Di Blasi; direzione editoriale, Giuditta Pruneti; conduzione delle serate, Giulia Pruneti. “Quest’anno per garantire la sicurezza del pubblico”, spiega Marco Castiglioni, “l’organizzazione ha previsto tutti gli accorgimenti necessari affinché la rassegna si svolga nel miglior modo possibile con il dovuto rispetto delle norme sanitarie. Come tutta la stagione culturale estiva varesina, anche il festival ha rischiato di saltare. Fortunatamente, grazie al Comune di Varese che si è impegnato e ha investito risorse e personale, è stato possibile mantenere il programma intatto. Per Varese ArcheoFilm sarebbe stato davvero un peccato perché la terza edizione rappresenta sempre il consolidamento di una formula. È quella che conferisce la certezza che l’appuntamento durerà nel tempo ed è entrato a far parte dell’offerta culturale che i cittadini attendono ogni anno. Lo dimostra anche il fatto che il sistema di prenotazioni che abbiamo realizzato sul sito del museo Castiglioni ha velocemente registrando il tutto esaurito”. E continua: “Anche quest’anno, dopo una lunga selezione tra circa 80 documentari a loro volta già selezionati dal festival Firenze ArcheoFilm da cui nasce la rassegna varesina, abbiamo composto un programma interessante e per molti versi originale. Come sempre abbiamo affiancato a filmati sull’archeologia “classica” dell’Antico Egitto,  romana e preistorica, ma sempre sviluppati in modo innovativo, tematiche diverse e inconsuete in modo da interessare e attirare un pubblico più vasto ed eterogeneo possibile. Anche gli ospiti sono stati certamente all’altezza delle scorse edizioni. Sono tutti studiosi dalle grandi doti comunicative e divulgative in grado di raccontare tematiche scientifiche complesse in modo tale che siano comprensibili a tutti”. I posti a disposizione per gli spettatori nella “tendo struttura” dei Giardini Estensi sono come sempre gratuiti ma ridotti rispetto al consueto per i noti motivi sanitari. Considerata la grande affluenza di pubblico delle passate edizioni, l’organizzazione per questo ha realizzato un sistema di prenotazione dei posti sul sito del museo Castiglioni (www.museocastiglioni.it). Le norme anti Covid-19 hanno imposto anche di trovare un sistema alternativo alle schede cartacee per far esprimere al pubblico la propria preferenza ai filmati e assegnare il premio della giuria popolare. Quest’anno è stato possibile esprimere il voto per via telematica attraverso lo smartphone o collegandosi al sito del Museo Castiglioni con le modalità spiegate nel corso delle serate. La giuria tecnica composta da Angelo Castiglioni, Matteo Inzaghi, Diego Pisati e Giulio Rossini, invece, assegna il premio “Alfredo Castiglioni” dedicato alla memoria dell’etnologo e archeologo scomparso nel 2016.

Frame del film “La memoria di un filo” di Franco Zaffanella

Nel corso della serata di giovedì 3 settembre 2020 sono stati proiettati 3 documentari: “Mostri e miti” di Carsten Gutschmidt )Germania, 2018, 52’), che affronta il tema dei draghi, i mostri più celebri di tutti i tempi, utilizzando metodi scientifici per rintracciare la verità che si nasconde dietro la nascita di questo mito universale. Elaborate animazioni riportano in vita i leggendari mostri. È seguito “Indagini in profondità – il robot degli abissi” di Guilain Depardieu, Frédéric Lossignol (Francia, 2017, 26’), che racconta come l’utilizzo di automi meccanici possano sostituire l’essere umano nelle ricerche archeologiche sottomarine a grandi profondità. Ha chiuso la serata “La memoria di un filo” di Franco Zaffanella (Italia, 2019, 30’), un progetto di archeologia sperimentale che mostra la realizzazione di un tessuto di lino con tecniche preistoriche partendo dai semi della pianta. Ospite della serata la professoressa Irene Affede Di Paola, sinologa dell’università dell’Insubria.

Frame del film “Stonehenge bringing the dead” di Nick Gillam-Smith

Venerdì 4 settembre 2020, è stata la volta di “Stonehenge bringing the dead” di Nick Gillam-Smith (Austria, 2013, 50’), prima nazionale, che racconta le straordinarie scoperte effettuate in uno dei siti preistorici più famosi al mondo dal team guidato dal celebre archeologo Mike Person che ha ritrovato i corpi di 63 individui sepolti sotto i monoliti. È seguito “La prossima Pompei” di Duncan Bulling (Regno Unito, Usa, 2019, 52’). All’ombra del Vesuvio, un vulcano meno noto minaccia la zona dei Campi Flegrei. Gli scienziati studiando ciò che è avvenuto a Pompei quasi 2000 anni fa riusciranno a scoprire se questo territorio in continua evoluzione sta raggiungendo un nuovo punto di rottura? Ospite della serata il dott. Omar Larentis, antropologo fisico e paleopatologo presso l’Università dell’Insubria.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre

Sabato 5 settembre 2020 è stata la volta dei faraoni con “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre (Francia, 2018, 53’). Nel film, ricco di animazioni 3D e documenti storici, vengono illustrati gli ingegnosi piani che hanno consentito il salvataggio di oltre venti antichi santuari che sarebbero altrimenti scomparsi sotto l’acqua del Nilo in seguito alla costruzione della Diga di Assuan. Un grande apporto in questa impresa è stato dato anche dagli archeologi e dai tecnici italiani. Ha completato la serata “Ingegneria romana: Città II” di Jose Antonio Muñiz (Spagna, 2018, 56’). Il documentario descrive la capacità dei Romani di accettare e assimilare ogni tipo di conoscenza, indipendentemente dalla sua provenienza, per poi perfezionarla e applicarla alle prodigiose strutture progettate per edificare le straordinarie città dell’Impero. È intervenuta la prof.ssa Donatella Avanzo, egittologa e storica dell’arte.

Ricerche ad Adulis (Eritrea) dalla missione archeologica diretta da Serena Massa (foto museo Castiglioni)

E arriviamo a domenica 5 settembre 2020. Si inizia alle 20.30, con le proiezioni dedicate alla retrospettiva sul lavoro di Angelo e Alfredo Castiglioni. “Adulis. Cronaca della missione archeologica 2012 – 2013” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 43’), aprirà la serata. Il Mar Rosso nell’antichità ebbe un’importanza paragonabile a quella della via della seta o dell’ambra. Nei suoi porti affluivano e venivano ridistribuiti beni di lusso destinati al consumo di una élite internazionale, accanto a derrate per le necessità quotidiane di più ampio consumo. Il sito di Adulis, ubicato sulla costa sud occidentale del Mar Rosso, all’interno della ben protetta baia di Zula, (attuale Eritrea) fu uno dei più importanti scali nei rapporti tra Africa orientale, India e Mediterraneo a partire forse dall’epoca faraonica, con uno sviluppo crescente ben documentato in concomitanza con l’ascesa del regno aksumita, di cui Adulis rappresentava l’accesso al mare. Il filmato è la cronaca della missione nel sito archeologico nell’inverno 2012-2013. Oltre all’attività di scavo e alle scoperte effettuate, vengono evidenziate le difficoltà organizzative e logistiche in un ambiente dove la ricerca scientifica è difficile: l’approvvigionamento dell’acqua, del cibo, i problemi sanitari e l’allestimento del capo campo tendato. Ma anche l’amicizia e la proficua collaborazione di tutti i partecipanti ad un grande progetto culturale che unisce l’Eritrea e l’Italia, del quale nel 2021 si festeggeranno dieci anni di attività. Interverranno la prof.ssa Serena Massa, archeologa dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttrice scientifica Missione a Adulis e il dott. Angelo Castiglioni, archeologo, antropologo, cineasta.

La locandina del film “Sulle tracce degli esploratori” di Angelo e Alfredo Castiglioni

Dopo la premiazione dei documentari vincitori del “Premio città di Varese” conferito dalla giuria popolare e del “Premio Alfredo Castiglioni”,  seguirà il film “Sulle tracce degli esploratori” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 22’). Alla metà dell’800 le sorgenti del Nilo non erano ancora state scoperte. Svelare il mistero che avvolgeva l’origine di questo grande fiume lungo le cui sponde si sviluppò una civiltà millenaria, aveva fatto nascere una accesa competizione tra gli esploratori europei e le Società Geografiche. Iniziò, quindi, l’esplorazione geografica dell’Alto Nilo Bianco. Sarebbe impossibile elencare tutti i viaggiatori che risalirono il Nilo e i suoi affluenti. Tra questi ricordiamo l’inglese Samuel Baker, il tedesco Georg Schweinfurth, gli italiani Carlo Piaggia e Giovanni Miani che ci lasciarono dettagliate descrizioni delle popolazioni incontrate. I loro diari sono stati punti di riferimento delle spedizioni da noi effettuate negli anni tra il 1960 e il 1965 lungo l’Alto Nilo Bianco, nelle regioni di Equatoria nel Sud Sudan. Missioni che ci hanno permesso di realizzare questo documentario sulla vita delle popolazioni nilotiche (soprattutto dei pastori Mundari), constatando che i riti e i costumi di questi gruppi etnici erano rimasti pressoché immutati dall’epoca dei primi esploratori. Un sorprendente immobilismo che contrastava con lo sviluppo del nostro mondo occidentale che, proprio negli anni ’60 aveva iniziato (con lo sbarco dell’uomo sulla Luna, un’altra esplorazione: quella del cosmo.