Torino. Apre: “Cortile aperto: flora dell’antico Egitto”. Così il cortile interno del museo Egizio ripropone un giardino del Nuovo Regno con le essenze, i colori e i profumi di 3500 anni fa. Primo passo nel processo di trasformazione del museo in vista del bicentenario del 2024
C’è il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all’alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto. Un giardino speciale con la flora dell’Antico Egitto nel cuore di Torino: al museo Egizio. “Natura, cultura e bellezza”, ci ricordano gli egittologi, “si intrecciano nei rigogliosi giardini egizi, che sono tra le testimonianze più antiche di spazi verdi creati dall’uomo”. Ispirandosi proprio alle famose raffigurazioni rivenute nelle tombe dell’alta società egizia e con il supporto di studi archeobotanici, il museo Egizio presenta “Cortile aperto: Flora dell’antico Egitto”, uno spazio verde nel cortile del Collegio dei Nobili e aperto a tutti dal 29 giugno 2022. Da punto di passaggio verso la biglietteria e l’inizio del percorso espositivo, questo luogo si trasforma così in un giardino, aperto gratuitamente e che dal 30 giugno 2022 sarà anche animato da uno spettacolo serale di videomapping.

Il giardino con essenze dell’antico Egitto ricreato nel cortile interno del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Si tratta del primo tassello di un percorso di trasformazione dell’Egizio, con cinque progetti di ricerca, alta tecnologia e restituzione alla Città. Il Museo, infatti, in vista delle celebrazioni del bicentenario nel 2024, cambierà volto a partire dalla corte interna del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte.

L’ampia pannellistica permette di apprezzare la flora dell’antico Egitto nel cortile interno del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Ma non c’è solo il fior di loto o il papiro. Queste, infatti, sono solo alcune tra le piante protagoniste di “Cortile Aperto”, un omaggio alla civiltà dell’antico Egitto, che fu tra le prime a sviluppare una cultura del giardino e a conferire significati simbolici a piante e fiori, come testimoniano le raffigurazioni di giardini rivenute nelle tombe dell’alta società egizia. “Cortile aperto” si ispira ai giardini del Nuovo Regno (1539-1076 a.C.). A curare il nuovo progetto a cavallo tra archeologia e botanica è stato un team internazionale di egittologi del Museo, composto da Johannes Auenmüller, Divina Centore e Cédric Gobeil.

Il grande cortile del Collegio dei Nobili diventa un nuovo punto di incontro per la città (foto museo egizio)
“È un primo passo, un intervento strutturale e creativo, che ci proietta verso il bicentenario che celebreremo nel 2024 e verso progetti ancora più ambiziosi di trasformazione del Museo Egizio”, dichiarato Evelina Christillin, presidente del museo Egizio. “L’auspicio”, continua Christian Greco, direttore del museo Egizio, “è che questo giardino, una volta ultimato, diventi un luogo importantissimo nella nuova agorà, la corte coperta, che sarà un punto di incontro nel centro storico della città. Si tratta, inoltre, di un tentativo di restituzione del paesaggio. Abbiamo cercato di riportare le piante, i colori ed i profumi dei giardini di piacere del Nuovo Regno. Un piccolo angolo d’Egitto che accoglierà i visitatori”.

Alla sera il cortile interno del museo Egizio diventa un luogo di intrattenimento culturale (foto museo egizio)
Inoltre, dal 30 giugno al 30 luglio 2022, dal giovedì al sabato, dalle 22 alle 24, una delle facciate del cortile interno del Museo si trasforma in uno schermo dinamico. Attraverso la tecnica del video mapping si schiuderanno fiori e piante dell’antico Egitto, tre alberi racconteranno una lirica amorosa e, infine, al ritmo di una incalzante melodia, la fauna dell’antico Egitto popolerà il giardino. L’ingresso per la proiezione è gratuito, fino ad esaurimento posti. Sono previste 4 proiezioni all’ora, dalla durata di circa 8 minuti.
Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologo Tommaso Montonati su “Il sito archeologico di Qau el-Kebir”. Incontro in presenza e on line

Giovedì 30 giugno 2022, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti”. Tommaso Montonati, egittologo archivista del museo Egizio, ci guida alla scoperta dei viaggi e del sito archeologico di Qau el-Kebir. Introduce Beppe Moiso, curatore e responsabile dell’Archivio Storico del museo Egizio. Ingresso libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. La necropoli rupestre di Qau el-Kebir, nel X nomo (provincia) dell’Alto Egitto, è un’area indissolubilmente legata al museo Egizio di Torino. Fu infatti esplorata dal Museo nel 1905 e nel 1906, sotto la direzione di Ernesto Schiaparelli. Dagli scavi sono emerse imponenti tombe nobiliari appartenenti ai governatori della provincia. Oltre agli eccezionali reperti integri furono rinvenuti, e portati a Torino, anche migliaia di frammenti, di statue, pareti e soffitti decorati, rivelando soltanto in minima parte lo splendore che un tempo doveva essere presente all’interno delle tombe, insieme alla sfarzosità delle élites provinciali.
Torino. Al museo Egizio per “Incontro con gli autori”, in presenza e on line, presentazione del libro “Cleopatra” di Livia Capponi. Introduce il direttore Greco
Un nuovo appuntamento del ciclo “incontri con gli autori” al museo Egizio di Torino. La prof.ssa Livia Capponi ci guiderà alla scoperta della figura di Cleopatra presentando il suo libro “Cleopatra” (Editori Laterza) martedì 28 giugno 2022, alle 18, nella Sala Conferenze del museo Egizio, ingresso libero fino ad esaurimento posti. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

La copertina del libro “Cleopatra” di Livia Capponi
Cleopatra. Avida, sanguinaria, assetata di potere, ma insieme intelligentissima, seducente e colta. Chi era davvero Cleopatra? L’incontro restituirà la verità storica alla straordinaria figura dell’ultima e più famosa regina della dinastia tolemaica. La vita di Cleopatra ci parla dei rapporti tra Roma e l’Egitto; ci porta a ripercorrere le storie d’amore e di politica intrecciate con Giulio Cesare e con Antonio. Rappresenta, infine, un punto di vista privilegiato per ripercorrere i principali eventi accaduti nel I secolo a.C. su tutti i paesi affacciati sul Mediterraneo, e in parte dell’Asia. La reputazione di Cleopatra è stata deformata dalla propaganda di Augusto, che ha consegnato alla posterità un’immagine della regina totalmente negativa, preda sessuale e insieme nemica pubblica dell’Italia, nonché principale responsabile della guerra civile che decretò la fine della repubblica. Visione che è stata rilanciata dalla storiografia moderna, di stampo prevalentemente eurocentrico e maschilista, e da teatro e cinema, dove la regina è stata presentata come l’antesignana della vamp o della donna in carriera e senza scrupoli. Cleopatra fu invece soprattutto una consapevole erede dei faraoni, che si impegnò per tutta la vita a trasformare l’Egitto nel fulcro di un nuovo ordine mondiale in una auspicata età dell’oro.

Livia Capponi (unipv)
Livia Capponi (Brescia 1975) dopo circa quindici anni di studio e lavoro alle Università di Oxford e Newcastle upon Tyne, è tornata all’università di Pavia come professoressa associata di storia romana. Tra i suoi interessi, l’Egitto greco e romano, la storia degli Ebrei, la papirologia. Ha pubblicato “Il ritorno della Fenice. Intellettuali e potere nell’Egitto romano” (ETS 2017); “Il mistero del Tempio. La rivolta ebraica sotto Traiano” (Salerno 2018); “Cleopatra” (Laterza 2021).
Rovereto presenta ufficialmente il libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan, prefazione di Edda Bresciani (Marsilio Arte): un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta dell’Egitto centrale, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi


Maurizio Zulian con la prof.ssa Edda Bresciani in un incontro a Rovereto (foto graziano tavan)
L’appuntamento è per martedì 28 giugno 2022 alla Cantina Vivallis di Nogaredo (Tn) a un passo da Rovereto. Qui, alle 18.30, la Fondazione museo civico di Rovereto e il Comune di Rovereto organizzano la prima presentazione ufficiale del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan, prefazione di Edda Bresciani (Marsilio Arte). Il libro è già disponibile, da qualche giorno, nelle Librerie Feltrinelli e on line sulle piattaforme di e-commerce di Amazon, Marsilio, Feltrinelli, Ibs, Hoepli. “Nella terra di Pakhet”, spiegano gli autori, “non è una guida archeologica tout court né un libro fotografico sull’Egitto, ma è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta di un Egitto “nascosto”, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi -, in quello che gli egittologi chiamano Medio Egitto, ma che più correttamente è l’Egitto Centrale, dal governatorato di Beni Suef, appena a Sud del Cairo, a quello di Sohag, che finisce ad Abydos: “Un’ampia regione che trova la sua espressione “mitologica” nel titolo principale del libro Nella terra di Pakhet; Pakhet era una dea leonessa, un felino potente “grande di magia”, con caratteri che l’avvicinavano sia a Bastet-la-gatta sia a Sekhmet-la-leonessa, e la cui area di culto era appunto nel Medio Egitto”, scrive nella prefazione la compianta professoressa Edda Bresciani, tra i più grandi egittologi del Novecento, che ha seguito passo-passo la realizzazione di questo libro – praticamente uno dei suoi ultimi lavori, che purtroppo non ha fatto in tempo a vedere stampato -, intervenendo anche con proprie ricerche inedite”.

Akhenaten, Nefertiti e le figlie: una delle più belle rappresentazioni della famiglia reale rimaste ad Amarna: è conservata nella Tomba 10 di Ipy (foto maurizio zulian)

Maurizio Zulian “sbuca” da un pozzo funerario durante una delle sue missioni in Egitto (foto Mohsen Edward Fadel)
Ad accompagnarci in questo viaggio di scoperta ed esplorazione è Maurizio Zulian che in trent’anni, come un novello Flaubert, ha girato in lungo e in largo l’Egitto Centrale, visitando personalmente anche più volte tutti i siti, raccogliendo sui suoi taccuini una messe di informazioni, archiviando decine di migliaia di fotografie (oggi parte dell’Archivio on line della Fondazione Museo Civico di Rovereto), incontrando direttori di missioni archeologiche da ogni parte del mondo e confrontandosi con loro. Con più di 800 foto inedite e il racconto in prima persona sui 31 siti archeologici più importanti dell’Egitto Centrale, il lettore si immedesima esploratore al fianco di Zulian, entra nelle tombe precluse al pubblico, ammira i vasti paesaggi della valle del Nilo, conosce riti millenari e usi e costumi moderni. Ma il libro “Nella terra di Pakhet” di 576 pagine (Marsilio Arte) è anche occasione di ricerca e approfondimento, grazie al ricco apparato bibliografico, curato da Graziano Tavan: bibliografia (con oltre 400 titoli specifici su questi siti, pubblicati tra la fine del Settecento e il 2021), indici analitici (con quasi 1200 lemmi, tra luoghi e nomi citati nel libro), glossario (30 termini tecnici che aiutano meglio il lettore meno specialistico a capire) e tavole cronologiche (un confronto diacronico e sincronico dei 31 siti illustrati nel libro).

Maurizio Zulian
Maurizio Zulian, conservatore onorario per la sezione Scienze naturali e Archeologia in immagini della Fondazione Museo Civico di Rovereto, è sempre stato mosso da una passione per una grande civiltà del passato, quella dei Faraoni, e un amore per un grande Paese, l’Egitto, che è diventata nel tempo un impegno scientifico ed esempio unico di collaborazione culturale ed istituzionale a livello internazionale. Nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso ha visitato le aree archeologiche dell’Egitto Centrale per procurarsi di persona, a fini di studio, le immagini di siti, tombe e templi. Viaggio dopo viaggio ha raccolto oltre 100mila immagini che alla fine degli anni ’90 ha donato al Museo Civico di Rovereto, ora Fondazione.

Graziano Tavan
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de “Il Gazzettino” di Venezia, per il quale ha curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ha collaborato con le principali riviste di archeologia italiane. Cura l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (archeologiavocidalpassato.com, con testi in italiano). Al suo attivo, oltre a molti libri di storia locale, il contributo nel progetto “Abydos” di Paolo Renier (2004-segg.), e la prima guida archeologica in italiano “Iran. Tesori di Persia” (1999).
Perugia Archeofilm. Per la prima edizione, il pubblico premia il Ladakh di Nicolò Bongiorno e la giuria scientifica il salvataggio dei templi nubiani dalle acque del Nilo di Olivier Lemaitre

Tanto pubblico ai Giardini del Fronte per la prima edizione del Perugia Archeofilm (foto archeologia viva)
Al pubblico piace il fascino selvaggio del Ladakh mentre lo storico salvataggio dei templi salvati dalle acque del Nilo in Egitto convince la giuria di esperti. Si è chiusa con questi verdetti la prima edizione del Perugia Archeofilm – la manifestazione del cinema storico-archeologico-ambientale – tenutasi dal 21 al 23 giugno 2022 nel capoluogo umbro tra i Giardini del Frontone e il museo Archeologico nazionale dell’Umbria. L’evento è stato organizzato da Città di Perugia con “Archeologia Viva/Firenze Archeofilm” in collaborazione con Direzione regionale musei Umbria – Museo Archeologico nazionale dell’Umbria e Università degli Studi di Perugia. In collaborazione con Fondazione Carlo Lorenzini, Umbria Film Commission e Cinegatti.

Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno
Il pubblico, in qualità di giuria popolare, ha decretato vincitore del Premio “Città di Perugia- Archeologia Viva” il film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia, 100’). Il film è interamente girato in Ladakh, una regione dell’India in profonda trasformazione, che sta affrontando un percorso di rigenerazione culturale in bilico tra il richiamo di una tradizione arcana e uno sviluppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura i suoi abitanti. Menti coraggiose vogliono superare questo dualismo proponendo una mediazione virtuosa per restare se stessi senza chiudersi al mondo, valorizzando gli stimoli di una modernità che non implichi una mutazione antropologica.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre
Il Premio della giuria scientifica “Università degli Studi di Perugia” è stato invece assegnato a “Egitto: i templi salvati” del regista francese Olivier Lemaitre (Francia, 53’). Il film ripercorre lo storico salvataggio, negli anni Cinquanta del secolo scorso, di oltre venti templi nubiani destinati a sparire sotto le acque del Nilo a seguito della costruzione della nuova diga di Assuan. “L’opera – si legge nella motivazione – ha scelto di valorizzare una realtà archeologica particolarmente importante per la storia della civiltà egizia, nota al grande pubblico ma non nelle sue vicende più recenti, facendolo con un’informazione scientifica di grande ricchezza e qualità. Gli interventi di alta ingegneria, progettati e messi in opera per la salvaguardia dell’ingente patrimonio a rischio distruzione, sono narrati con grande chiarezza e notevole efficacia, suscitando perciò interesse e partecipazione emotiva. Le immagini suggestive, la rilevanza dei monumenti mostrati, il ricorso a una formula troppo spesso considerata desueta, come gli ottimi disegni, il diario di scavo e i documenti di archivio, il ritmo scorrevole ma non esasperato impresso al racconto, non in tendenza con mode più diffuse, suscitano il piacere della narrazione svolta nel tempo, e pertanto essa stessa capace di evocare il senso più profondo dell’antico”. Per la grafica del poster di “Perugia Archeofilm 2022” realizzato in concorso dagli studenti di Ingegneria Civile e Ambientale dell’università di Perugia è stato infine assegnato il Premio speciale “Carlo Lorenzini”.
Al via la prima edizione di Perugia Archeofilm: tre serate di proiezioni e conversazioni. Tre premi in concorso: del pubblico, dell’università e della grafica
Sono passate sono alcune ore dall’archiviazione del Maremma Archeofilm che il festival diffuso del Firenze Archeofilm propone un nuovo appuntamento. Martedì 21 giugno 2022 a Perugia, nei Giardini del Frontone, alle 21.15, prende il via la prima edizione del Perugia Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia di Perugia a ingresso libero organizzato da Archeologia Viva/Firenze Archeofilm con Comune di Perugia, museo Archeologico nazionale dell’Umbria, università di Perugia. Tre sere di proiezioni e conversazioni: i primi due, 21 – 22 giugno 2022, alle 21.15, a Perugia nei Giardini del Frontone (Borgo XX Giugno snc), il terzo, 23 giugno 2022, alle 21, a Perugia nel museo Archeologico nazionale dell’Umbria (piazza Giordano Bruno 10). In caso di maltempo il festival si svolgerà presso il museo Archeologico nazionale dell’Umbria. Ogni sera due film e un incontro. Martedì 21 giugno 2022, i film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 52′) e “Il regno del sale. I 7000 anni di Hallstatt / The kingdom of salt. 7000 years of Hallstatt” di Domingo Rodes (Spagna, 23′) inframezzati dalla conversazione con Maria Angela Turchetti, direttore museo Archeologico nazionale dell’Umbria. Mercoledì 22 giugno 2022, i film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia, 100′) e “Il busto di Nefertiti: nascita di un’icona / Le buste de Néfertiti, naissance d’une icône” di Jean-Dominique Ferrucci (Francia, 17′) inframezzati dalla conversazione con il regista Nicolò Bongiorno. Giovedì 23 giugno 2022, il film “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lemaitre (Francia, 53’) seguito dalla conversazione con Gian Luca Grassigli, ordinario Archeologia classica all’università di Perugia. Quindi cerimonia di premiazione con consegna del Premio del pubblico “Città di Perugia – Archeologia Viva”, del Premio della giuria scientifica “Università degli Studi di Perugia”, e del Premio speciale “Carlo Lorenzini” per la grafica del poster di “Perugia Archeofilm 2022” realizzato in concorso dagli studenti del “Laboratorio di Architettura e Composizione 1” attivato nel dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’università di Perugia in collaborazione con Fondazione “Carlo Lorenzini”. Chiude la rassegna perugina il film fuori concorso “Pompei 3D, una storia sepolta” di Maria Chiffi (Italia, 26’).
Grosseto. Al via Maremma Archeofilm: tre sere a ingresso gratuito con il meglio della cinematografia sulle civiltà del passato. Primo appuntamento della grande stagione 2022 dei Festival organizzati con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm

Si viaggia nel tempo e nello spazio con i film proposti da “Archeologia Viva/Firenze Archeofilm” e Associazione M.Arte al “Maremma Archeofilm”, il festival di archeologia arte e ambiente che sbarca a Grosseto dal 17 al 19 giugno, alle 21.15, nel Giardino dell’Archeologia: tre sere – tutte a ingresso gratuito – con il meglio della cinematografia sulle civiltà che hanno fatto la storia del nostro passato. L’evento è sostenuto da Comune di Grosseto, Regione Toscana, con il contributo Fondazione CR Firenze e Cesvot. Sponsor: Conad, Banca Tema, Cesvot. Informazioni: 0564. 488752 (museo Archeologico di Grosseto). In caso di maltempo il festival si svolgerà presso il museo di Storia naturale (str. Corsini 5, Grosseto).
La fortuna e la memoria del popolo degli Etruschi tra passato presente e futuro, ma anche la spettacolare scoperta di nuove specie di dinosauri e mostri marini che ha cambiato il panorama paleontologico. E poi l’Egitto al femminile attraverso la storia del Busto di Nefertiti scoperto nel 1912 nella terra dei faraoni, ma tuttora conservato a Berlino, la preistoria con il rinvenimento del primo essere umano in Sud Africa, il film animato su Seleuco fondatore della potente dinastia dei Selucidi nonché successore di Alessandro Magno nel settore orientale dello sterminato impero ellenistico. Infine le ultimissime scoperte sugli Incas costruttori del più grande impero precolombiano che l’America abbia conosciuto.
Ogni sera in programma oltre ai film, una conversazione con i protagonisti dell’archeologia tra cui Susanna Sarti, direttore Area archeologica nazionale di Roselle; Chiara Valdambrini, direttore museo Archeologico e d’Arte della Maremma; Simona Rafanelli, direttore museo Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia. Il pubblico, in qualità di giuria popolare, potrà esprimere il proprio giudizio sui film in concorso contribuendo all’attribuzione del Premio “Maremma Archeofilm” alla pellicola più gradita. “Torna l’appuntamento con “Maremma Archeofilm”, la kermesse che coniuga l’arte, la cultura e la storia”, dichiarano il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore alla Cultura, Luca Agresti. “A partire dalle radici etrusche del nostro territorio si potranno scoprire mondi antichi e volare sulle ali della fantasia, grazie alla splendida selezione cinematografica che sarà proposta nella stupenda cornice del Giardino dell’archeologia. L’amministrazione è felice di sostenere questo progetto, che mira alla riscoperta, alla valorizzazione e alla condivisione di un inestimabile patrimonio comune”.

Con “Maremma Archeofilm” inizia la grande stagione 2022 dei Festival del cinema di Archeologia Arte Ambiente organizzati con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm, sempre a ingresso libero e gratuito. Dopo Grosseto, sarà la volta di Perugia, con “Perugia Archeofilm” ai Giardini del Frontone (21 – 22 giugno) e al museo Archeologico nazionale dell’Umbria (23 giugno), alle 21.15. Programma: www.firenzearcheofilm.it/perugia/ . Chiude il mese di giugno con “Vieste Archeofilm” al Castello di Vieste (29 giugno – 1° luglio), alle 21.15. Programma: www.firenzearcheofilm.it/vieste-fg/. All’inizio di luglio tocca a Centuripe (En) con “Centuripe Archeofilm” in piazza Duomo (8 – 11 luglio), alle 21.30. Programma: www.firenzearcheofilm.it/centuripe-en/. E a fine mese si torna ad Aquileia con “Aquileia Film Festival” in piazza Capitolo (26 luglio – 2 agosto), alle 21. Programma: www.firenzearcheofilm.it/aquileia/. La programmazione riprende a settembre a Varese con “Varese Archeofilm” ai Giardini Estensi (1° – 4 settembre), alle 20.30. Programma: www.firenzearcheofilm.it/varese/. Il mese successivo si chiude a Napoli con “Archeocinemann” al museo Archeologico nazionale (20 – 22 ottobre). Qui il programma è da definire.
Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line con Paolo del Vesco, curatore del museo Egizio su “Schiaparelli a Tebe. Dai primi viaggi ai primi scavi archeologici”
Ernesto Schiaparelli (1856-1928) è sicuramente noto per la direzione del Museo Egizio (dal 1894), per la fondazione della M.A.I., la Missione Archeologica Italiana, e per le grandi scoperte avvenute durante le ricerche e gli scavi realizzati in Egitto dal 1903 al 1920, fra le quali spiccano certamente il rinvenimento della tomba della regina Nefertari nella Valle delle Regine e quello della tomba intatta di Kha e Merit a Deir el-Medina. Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio di Torino, ci guiderà alla scoperta dei primi e meno noti viaggi compiuti da Ernesto Schiaparelli in Egitto, nel nuovo appuntamento con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti” su “Schiaparelli a Tebe. Dai primi viaggi ai primi scavi archeologici”: giovedì 16 giugno 2022, alle 18, in presenza nella sala Conferenze del museo Egizio (ingresso libero fino ad esaurimento posti) e in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo: https://museoegizio.it/…/schiaparelli-a-tebe-dai-primi…/ Introduce Alessia Fassone, curatrice del museo Egizio.

Ernesto Schiaparelli da Biella, direttore del museo Egizio di Torino
Meno noti sono i primi tre viaggi di Schiaparelli in Egitto realizzati fra il 1884 e il 1901: due quando l’egittologo era direttore della sezione egizia del museo Archeologico di Firenze e un terzo compiuto invece per conto del museo torinese. Durante questi primi viaggi Schiaparelli visitò numerosi siti lungo il corso del Nilo, studiandone i monumenti, copiando e fotografando iscrizioni e scene, acquistando antichità e realizzando piccoli scavi, ma i suoi interessi si concentrarono principalmente nello studio dei resti archeologici di Tebe, presso la moderna Luxor. Sulle orme dei primi importanti studi realizzati da Pier Roberto Del Francia e Beppe Moiso, e grazie a documenti inediti degli Archivi di Stato di Roma e Torino, fotografie storiche dell’archivio del museo Egizio e alcune note rinvenute in una guida turistica dell’Egitto datata 1881 è oggi possibile ricostruire in modo più dettagliato l’attività di ricerca svolta da Schiaparelli in questi primi viaggi.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per gli “Incontri al museo” La papirologa Paola Boffula Alimeni (Chau Chak Wing Museum, Sydney University, Australia) presenta “Un tesoro unico al mondo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: il Papiro con gli Stendardi del Museo Egizio”
È al papiro che spetta il primato di supporto scrittorio più utilizzato in antichità: ben 41 secoli, dal 3100 a.C. (papiro di Hemaka, I Dinastia) al 1088 d.C. – 480 anno dell’Ègira (P. Ryl. Arab. I, X 10, XI secolo). Il papiro a metà tra un bene archeologico (contesto da cui proviene) e un bene librario (contesto a cui viene affiliato) è un materiale molto fragile e deperibile che necessita di mano ferma e conoscenze pregresse di discipline quali quelle papirologiche, egittologiche e filologiche oltre che chimiche, fisiche e diagnostiche. La papirologa Paola Boffula Alimeni (Chau Chak Wing Museum, Sydney University, Australia) approfondirà questi temi affrontando un caso specifico nella conferenza “Un tesoro unico al mondo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: il Papiro con gli Stendardi del Museo Egizio”, giovedì 9 Giugno 2022, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze (ingresso gratuito), per la nona edizione della rassegna “Incontri al museo” durante i quali studiosi e appassionati di archeologia e storia dell’arte condividono con il pubblico la comune passione per le antiche civiltà.

Dettaglio del papiro con gli stendardi conservato al museo Egizio di Firenze (foto maf)
A questi preziosi reperti ha dedicato studi e pubblicazioni Paola Boffula Alimeni, papirologo e tecnico del restauro, nata a Roma, dove ha conseguito una laurea in Lettere e Filosofia, cattedra di “Storia dei Paesi Islamici” (2003); una laurea in Metodologie e Tecniche per la Conservazione e il Restauro dei Beni Librari, cattedra di “Papirologia” (2009) e una laurea in Restauro dei Materiali Librari, cattedra di “Chimica dei Materiali” (2013). Nel 2014 ha conseguito il Master “La tutela del patrimonio culturale: conoscenza storica e diagnostica scientifica contro le aggressioni criminali” all’università Roma Tre, a Roma. Ha restaurato papiri per la Biblioteca Nazionale Corsiniana e dei Lincei di Roma; per l’Istituto Nazionale di Archeologia e di Storia dell’Arte – Palazzo Venezia di Roma; per l’Österreichische Nationalbibliothek di Vienna; per il Museo Nazionale Archeologico di Firenze e il Museum of Ancient Cultures della Macquarie University di Sydney. Nel 2020 ha dedicato a “Il restauro del papiro” un intero volume, pubblicato da Il Prato nella collana “I talenti”.
Torino. Al museo Egizio l’archeologa Bettina Bader (Accademia austriaca delle Scienze) su “Objective identities. How Egyptian is Egyptian Material Culture? / Identità oggettive. Quanto è egiziana la cultura materiale egiziana?”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme
Martedì 7 giugno 2022 alle 18, in presenza e on line, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate in con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio. Bettina Bader dell’Accademia austriaca delle Scienze interverrà su “Objective identities. How Egyptian is Egyptian Material Culture? / Identità oggettive. Quanto è egiziana la cultura materiale egiziana?” per sensibilizzare l’opinione pubblica su pregiudizi e idee preconcette in qualche modo nascoste sull’identità dei popoli antichi, basate sulla cultura materiale in varie forme. Spesso queste idee non possono essere realmente corroborate dalla conoscenza attuale degli oggetti e anche i riferimenti testuali, se esistono, non sono così immediati come vorremmo. In primo luogo, gli individui possono aver avuto più identità di quanto non appaia immediatamente e non tutte sono facilmente riconoscibili nella documentazione archeologica. Inoltre, la ricerca dimostra che alcune idee sull’antico Egitto e sui suoi abitanti sono radicate in paradigmi storico-culturali antiquati, che risalgono a narrazioni ideologiche. È giunto il momento di evidenziare questi problemi e di evitare narrazioni storiche semplicistiche a favore di ricostruzioni più complesse. Appuntamento in la sala Conferenze del museo Egizio di Torino, ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Conferenza in lingua inglese. Introduce Federica Facchetti, curatrice del museo Egizio. La conferenza fornirà alcune basi teoriche del pensiero archeologico con una proposta di ricostruzione delle circostanze e delle realtà della vita antica, con un caso di studio ambientato nel tardo Medio Regno (1800-1700 a.C. circa).

L’archeologa Bettina Bader (Accademia austriaca delle Scienze)
Bettina Bader è responsabile del gruppo di ricerca Archeologia in Egitto e Sudan, Dipartimento di Preistoria e Archeologia dell’Asia occidentale e dell’Africa nordorientale, Accademia Austriaca delle Scienze. Dopo aver terminato la laurea (1998) e il dottorato (2004) all’ Istituto di Egittologia, Università di Vienna, prosegue con diversi post-doc finanziati dal Fondo Scientifico Austriaco, la Banca Nazionale Austriaca e la Commissione Europea (2004-2009). Segue il Marie Curie Project, condotto al McDonald Institute for Archaeological Research, Università di Cambridge (UK). Nel 2010-2014 è la principale ricercatrice del progetto Foreigners in Ancient Egypt – The Archaeology of Culture Contact (FWF, V147-G21) e Assistente Professore all’ Istituto di Archeologia, Università di Vienna (anno Accademico 2012-2013). Dal 2015 è principale ricercatrice del START-project Beyond Politics: Material Culture of Second Intermediate Period Egypt and Nubia (FWF, Y754-G19) e responsabile del gruppo di ricerca Material culture in Egypt and Nubia. Dal 2021 è responsabile del gruppo di ricerca di Archeologia in Egitto e in Sudan, Dipartimento di Preistoria e Archeologia dell’Asia Occidentale e dell’Africa Nordorientale, Accademia Austriaca delle Scienze.
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