Torino. Il museo Egizio presenta al pubblico il “Papiro Erotico-Satirico” sottoposto a un accurato intervento di pulitura, restauro e consolidamento, dopo 200 anni di vari trattamenti dal suo arrivo nel capoluogo piemontese

Il nuovo allestimento per l’esposizione al museo Egizio di Torino del cosiddetto “Papiro erotico-satirico” (foto museo egizio)

Una fase dei delicatissimi restauri del cosiddetto “Papiro erotico-satirico” del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Per la prima volta il “Papiro Erotico-Satirico” viene presentato al museo Egizio di Torino in un sicuro stato di conservazione e in un allestimento totalmente nuovo, che delizierà a lungo i visitatori, grazie all’intervento di CRC Innova in collaborazione con il museo Egizio di Torino. Dopo circa 200 anni di vari trattamenti e considerato il fragile stato di conservazione, il papiro erotico-satirico è stato infatti soggetto di un accurato intervento di pulitura, restauro e consolidamento. Grazie al contributo della Fondazione CRC, il papiro è stato consolidato secondo strategie preventive preservando l’antico aspetto dei frammenti con metodi reversibili. Le macchie di colla con cui i frammenti erano montati sul vetro sono state accuratamente rimosse dal papiro, tutti i frammenti sono stati puliti senza distruggere la superficie, le fibre sono state consolidate e i frammenti sono stati fissati con strisce di carta giapponese rimovibile. Durante il processo è stato possibile anche porre nella giusta collocazione alcuni frammenti che in passato erano stati posizionati in punti errati.
Il Papiro Erotico-Satirico è il “papiro del mese” proposto e descritto nella sezione della Collezione papirologica del museo Egizio. La storia del Papiro “Erotico-Satirico” comincia a Torino, quando i suoi frammenti giungono nel 1824 insieme agli altri oggetti della collezione Bernardino Drovetti. Proprio durante il lavoro su un cumulo di frammenti, Jean-François Champollion nota delle immagini che rinviano a un inatteso senso profano che non si concilia affatto con l’immagine solenne che gli intellettuali dell’epoca attribuiscono alla civiltà faraonica. Champollion non si rende conto che tanto le scene grottesche quanto quelle satiriche appartengono a uno stesso documento. Ciò apparirà chiaro solo grazie ad alcuni studiosi che, proprio negli stessi anni, effettueranno delle copie di quei frammenti proponendo delle ricostruzioni. Tra i primi a eseguire una copia vi è lo spagnolo Louis De Usoz, che tracciò un fac-simile dei disegni su carta trasparente oggi conservato alla Biblioteca Nazionale di Spagna. Il tedesco Gustav Seyffarth, il primo a ipotizzare un collegamento tra la parte erotica e quella satirica, esegue poi un fac-simile e una seconda copia a mano libera meno ricca di dettagli ma con l’aggiunta di colori ad acquerello, oggi conservata al Brooklyn Museum. Un’altra copia di estrema importanza è quella realizzata, tra il 1826 e il 1827, dall’italiano Ippolito Rosellini sul cui modello si basa anche una copia oggi conservata al Louvre, entrambe a colori. Questi prototipi restituiscono dunque informazioni utili sull’aspetto che il papiro aveva circa 200 anni fa, quando venne osservato per la prima volta, evidenziando ciò che il tempo aveva inevitabilmente cancellato. Oggi, grazie agli strumenti che la ricerca scientifica e le scienze della conservazione hanno a disposizione, possiamo raccontare questo straordinario quanto enigmatico papiro.

Particolare della sezione satirica del cosiddetto “Papiro erotico-satirico” del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
La parte satirica. Il papiro è composto da due parti, apparentemente non collegate fra di loro ma entrambe di carattere ironico e satirico. Il manoscritto si legge da destra verso sinistra. La parte destra del papiro raffigura un mondo al contrario in cui gli animali si comportano come esseri umani. Alcuni di essi indossano vestiti, altri suonano strumenti musicali, mentre altri ancora combattono con arco e frecce. I ruoli di predatore e preda sono invertiti: topi e uccelli hanno la meglio sui gatti, mentre le gazzelle fanno prigionieri i leoni con lance e corde.

Particolare della sezione erotica del cosiddetto “Papiro erotico-satirico” del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
La parte erotica. Nella parte sinistra è rappresentata una scena erotica in cui giovani donne, verosimilmente cantanti, stanno avendo rapporti intimi in diverse posizioni con uomini raffigurati con falli sovradimensionati. Mentre le giovani donne sono tutte di bell’aspetto, gli uomini sono calvi e grassi. È importante sottolineare che questo papiro è un documento umoristico e satirico. In Egitto le caricature che mettono in scena animali e soggetti sessualmente espliciti sono sempre state considerate di carattere ironico, così come spesso avviene nelle vignette moderne.

Il cosiddetto “Papiro erotico-satirico” del museo Egizio di Torino sul tavolo dei restauratori (foto museo egizio)
Il restauro. Il papiro, quando giunse a Torino nel 1824, versava già in uno stato frammentario con numerose crepe e danni causati dall’intervento di insetti e localizzati in diversi punti. Per questo motivo, Giulio Cordero di San Quintino commissionò subito un restauro che fu condotto tra il 1825 e il 1827 da Gustav Seyffarth. In tale occasione Jean-François Champollion suggerì di intervenire incollando i frammenti su cartone. Nonostante tale indicazione, Seyffarth decise tuttavia di consolidare i frammenti con piccole e strette strisce di carta. In seguito, nel 1946, il manoscritto fu nuovamente restaurato da Erminia Caudana, che fissò i frammenti su seta, li consolidò e fissò le due parti tra vetri. Dall’analisi effettuata sul papiro sono emerse diverse tracce di ulteriori trattamenti conservativi realizzati nel corso del tempo, tra i quali il pesante rivestimento lucido, costituito da colla animale o gelatina, che copre l’intera superficie. Tale spesso strato di rivestimento ha favorito il processo di degrado dei pigmenti (divenuti acidi marroni) con conseguente perdita della coloritura originaria. Inoltre la colla apposta, particolarmente dura, ha provocato stress alle fibre del papiro rendendo difficoltosa la pulitura dei frammenti. Sono state inoltre individuate numerose strisce di garza, alcune delle quali foderate con uno sottile strato di carta, incollate sul verso per unire i frammenti. Alcune strisce, oggi particolarmente danneggiate, erano state invece incollate al bordo probabilmente per fissare i frammenti su un precedente supporto.
Torino. Al museo Egizio la conferenza “Cent’anni di educazione museale: da Jean Capart ai PCTO” affronta i temi dell’educazione al patrimonio culturale e del ruolo educativo del museo sia in termini storici che attuali
“Cent’anni di educazione museale: da Jean Capart ai PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento)”: è il titolo della conferenza, in presenza nella Sala Conferenze e in streaming sui canali social, che si tiene martedì 13 settembre 2022 alle 17.30 al museo Egizio di Torino, per affrontare i temi dell’educazione al patrimonio culturale e del ruolo educativo del museo sia in termini storici che attuali. L’evento, in lingua italiana, è a ingresso libero fino ad esaurimento dei posti. Prenota il tuo posto: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-centanni-di… Il posto in sala verrà riservato fino alle 17.30. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo: https://www.youtube.com/watch?v=Mpj2ySs519s. La prima parte della conferenza sarà dedicata alle ricerche condotte dalla professoressa Patrizia Dragoni sulla pioneristica figura di Jean Capart (Bruxelles 1877 – Etterbeek 1947), egittologo, promotore nel 1922 della nascita dei servizi educativi presso il Musée Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles, “forte sostenitore del ruolo sociale che i musei avrebbero dovuto giocare per trasformare la società, a partire dalle più giovani generazioni”. Queste innovative iniziative e i principi che le sostennero sono alla base di un progetto pilota di Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento per la Scuola Secondaria di II° grado. Il progetto è stato ideato e realizzato dall’università di Macerata e dal museo Egizio nell’anno scolastico appena concluso, al quale hanno partecipato due classi Liceo Artistico Statale Renato Cottini di Torino. Il racconto della progettazione e dell’esperienza saranno protagonisti della seconda parte della conferenza, con una tavola rotonda conclusiva sulle esperienze relative all’educazione al patrimonio per la Scuola Secondaria di Secondo Grado con un particolare focus al museo Egizio. Durante l’evento verrà inoltre presentata l’offerta didattica del museo Egizio e il nuovo programma Membership del Museo.
Licodia Eubea (Ct). Tra un mese al via la XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico. Prime anticipazioni e qualche importante novità: ben 41 film nel nuovo Teatro della Legalità e una giornata di studi dedicata alla comunicazione culturale e alle sue strategie

Il direttore artistico Lorenzo Daniele mostra la locandina della XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico (foto archeovisiva)
Le immagini del backstage dell’XI edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) scorrono veloci ripercorrendo gli intensi momenti della preparazione, allestimento, proiezioni e incontri della rassegna 2021. Ma l’ultima immagine è già futuro: è la locandina della nuova edizione, la XII, in programma nel piccolo Comune nel cuore degli Iblei dal 12 al 16 ottobre 2022, promosso dall’associazione culturale Archeovisiva, e che Lorenzo Daniele, direttore artistico con Alessandra Cilio, mostra con orgoglio. Anche perché le novità sono molte. A cominciare dalle sedi: non più solo quella tradizionale nella chiesa di San Benedetto e Santa Chiara in piazza Stefania Noce, palcoscenico di tutte le edizioni precedenti, ma quest’anno ci sarà anche il Teatro della Legalità, in piazza Papa Giovanni XXIII. L’anno scorso l’allora sindaco Giovanni Verga nell’intervento sul palco del Festival l’aveva promesso: “L’anno prossimo sarà pronto il Teatro della Legalità che potrà essere sede delle proiezioni della rassegna di cinema archeologico”. E questa novità porta subito un effetto positivo: dalla ventina di film in programma proiettati nel tardo pomeriggio e la sera, si passa ai 41 film in concorso quest’anno (selezionati tra oltre 400 opere pervenute da tutto il mondo) perché a teatro sarà possibile fare proiezioni anche il mattino e il primo pomeriggio.

Riunione di lavoro dei ragazzi con lo staff del festival di Licodia (foto archeovisiva)
12 ottobre 2022: manca meno di un mese al “taglio del nastro”. Sembra tanto, ma questi giorni sono destinati a volare. Lo sanno bene i ragazzi, volontari che sono cresciuti negli anni di pari passo con la rassegna, e che da qualche giorno si ritrovano per discutere e confrontarsi sulla programmazione logistica della nuova edizione coordinata da Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele. Ci saranno cinque giornate di proiezione, con 11 prime internazionali e 7 prime nazionali. E poi workshop e incontri con esperti del settore della divulgazione, archeologi, ricercatori, registi e produttori.

La locandina della XII edizione del Festival della comunicazione e del cinema archeologico (foto archeovisiva)
Tra le novità anche un’intera giornata di studi dedicata alla comunicazione culturale e alle sue strategie. E poi due mostre inedite a tema e una nuova performance di Margherita Peluso che tanto successo ha riscosso l’anno scorso. Ogni giorno, aperitivi “archeologici” abbinati alla visita delle sale del museo civico “Antonino Di Vita”. Confermati il premio Antonino Di Vita assegnato da un comitato scientifico a chi ha speso la propria attività professionale nell’ambito della divulgazione dell’Antico; il premio Archeoclub d’Italia assegnato al documentario più gradito dal pubblico; e il premio Archeovisiva assegnato dalla giuria di qualità al miglior film.
Bolzano. Apre la mostra “Mummies | Il passato svelato. Die enthüllte Vergangenheit”, corollario del X Congresso mondiale sugli studi sulle mummie. Esposte due rare mummie egizie: la mummia con il sudario dipinto e la mummia di fanciullo con tre tuniche
L’antico Egitto è arrivato a Bolzano. Un progetto nato dalla collaborazione tra il museo civico Archeologico di Bologna ed Eurac Research ha restituito alla comunità scientifica e al pubblico due rare mummie egizie: la mummia con il sudario dipinto e la mummia di fanciullo con tre tuniche. Entrambe le mummie sono esposte al NOI Techpark, in via Volta 13a a Bolzano, dal 2 settembre all’8 ottobre 2022, nella mostra “Mummies | Il passato svelato. Die enthüllte Vergangenheit”. L’ingresso è gratuito. La più antica è la mummia di una donna, vissuta nell’Egitto di età romana. Lo straordinario sudario dipinto con cui è stata preparata per la sepoltura avvolge ancora il corpo. È questa la sua caratteristica più unica. La mummia più recente è invece quella di un bambino vissuto nel XIII secolo d.C., ed è una rara testimonianza del rituale funerario dell’Egitto medievale.
Nel 2019 i ricercatori di Eurac Research e l’egittologa del museo civico Archeologico di Bologna hanno avviato un progetto di studio e di recupero conservativo di due rare mummie egizie custodite da tempo nel magazzino del museo. Le due mummie appartengono a individui diversi per età, sesso ed epoca, e mostrano caratteristiche che le rendono uniche. Dopo un approfondito studio interdisciplinare e un accurato intervento conservativo, le due mummie verranno restituite alla comunità scientifica e al pubblico in una mostra nella cornice del 10° Congresso mondiale sugli studi sulle mummie in programma dal 5 al 9 settembre 2022. Il programma scientifico si concentrerà su tutti gli aspetti della ricerca sulle mummie, che vanno dai recenti progressi tecnologici e metodologici alla conservazione delle mummie e all’uso museologico e agli aspetti etici dei resti mummificati. Particolare attenzione sarà data al tema “Standards in Mummy Science”. In tal modo, si vorrà migliorare la discussione e lo sviluppo di approcci standardizzati per lo studio delle mummie, compresa l’interpretazione dei dati, la contestualizzazione, nonché la conservazione e gli aspetti etici.
Torino. Al museo Egizio la mostra “Champollion e Torino” del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” a cura di Beppe Moiso e Tommaso Montonati, a un mese dal bicentenario della decifrazione dei geroglifici, ad opera di Jean-François Champollion, padre dell’egittologia. E a settembre sarà esposto il Canone Regio, studiato da Champollion

L’ingresso della mostra “Champollion e Torino” al museo Egizio di Torino per il ciclo “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)

La stele dedicata ad Amenhotep I e Ahmose Nefertari della collezione Drovetti esposta nella mostra “Champollion e Torino” (foto museo egizio)
A un mese dal bicentenario della decifrazione dei geroglifici, ad opera di Jean-François Champollion, padre dell’egittologia, il museo Egizio di Torino racconta e approfondisce con la mostra “Champollion e Torino” un inedito aspetto della vita dello studioso francese, che nel 1824 giunse a Torino per collaborare all’ordinamento dei reperti della collezione del Museo Egizio, appena fondato. E davanti alla ricca collezione egittologica esclamò la frase divenuta famosa: “La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”. In particolare, Champollion restò estasiato dalla statua di Ramses II, oggi esposta nella Galleria dei Re. Di essa, lo studioso francese disse: “In breve, ne sono innamorato”. La mostra “Champollion e Torino” curata da Beppe Moiso e Tommaso Montonati, curatori del museo Egizio e dell’Archivio Storico fotografico del museo, apre il 26 agosto 2022. L’esposizione fa parte del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”, una serie di mostre bimestrali che accompagnano i visitatori dietro le quinte dell’Egizio, alla scoperta dell’attività scientifica, condotta dai curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca del museo. La mostra, aperta al pubblico fino al 30 ottobre 2022, è visitabile al primo piano del museo. E il 27 settembre 2022, in occasione del bicentenario della decifrazione dei geroglifici, il museo osserverà un orario di apertura speciale, fino alle 22, con ingresso gratuito a partire dalle 18.30.

L’allestimento della mostra “Champollion e Torino” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Jean François Champollion ritratto da Leon Cogniet nel 1831
Champollion, l’uomo che ci ha permesso di comprendere i testi dell’antico Egitto, dai papiri alle iscrizioni, decifrando i geroglifici nel 1822, arriva a Torino il 7 giugno 1824 e da subito si concentra sul riordino e sullo studio dei reperti egizi della collezione di antichità egizie, riunite dal console francese Bernardino Drovetti e giunta a Torino dopo essere stata acquistata da re Carlo Felice di Savoia. Appena giunto in città, Champollion alloggia all’hotel Féder in strada della Zecca 8 (l’attuale via Verdi), si trasferisce poi presso l’amico Ludovico Costa, in via Barra di Ferro (attuale via Bertola). La sua permanenza in città si protrae fino al marzo 1825, mesi durante i quali visita i luoghi di cultura cittadini, studia la collezione del museo e tesse legami con diversi intellettuali torinesi. Anche se non mancheranno le frizioni con Giulio Cordero di San Quintino, conservatore del museo, che si occupa della prima catalogazione della collezione Drovetti, quando ancora è stivata al porto di Livorno.

Appunti autografi di Jean-François Champollion conservati al museo Egizio di Torino ed esposti nella mostra “Champollion e Torino” (foto museo egizio)
All’arrivo di Champollion alcuni dei reperti oggi esposti al museo Egizio erano ancora conservati nelle casse in cui arrivarono a Torino dall’Egitto. Il suo lavoro dapprima si concentra sul riconoscimento dei nomi reali all’interno dei cartigli, riportati sia in geroglifico sia in ieratico. La collezione del museo Egizio per lui fu una folgorazione. In una lettera al fratello scrisse in italiano: “Questo è cosa stupenda” e trascorre le sue giornate torinesi a catalogare, decifrare e a prendere appunti. Pubblicazioni ottocentesche e lettere autografe di Champollion, reperti e statuette sono gli ingredienti principali della mostra che ricostruisce i 9 mesi del padre dell’egittologia nel capoluogo piemontese.

Alcuni frammenti del papiro dei Re o Canone Regio conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
A Champollion si deve un primo studio del Canone Regio, papiro che è arrivato a noi in numerosi frammenti e che è famoso nel mondo perché riporta sul retro l’elenco dei faraoni fino a Ramses II (vedi #iorestoacasa. “Passeggiate del Direttore”: nel quinto incontro il direttore del museo Egizio ci ricorda il ruolo di Vidua nella nascita del museo, ci riporta alle atmosfere dell’Ottocento con le sale storiche, e ci fa conoscere il Canone Regio | archeologiavocidalpassato). Il Papiro, conservato a Torino, tornerà in esposizione a fine settembre 2022, dopo essere stato restaurato, grazie all’opera di un team di studiosi e restauratori internazionali, una triangolazione tra Torino, Berlino e Copenaghen, sotto la supervisione della responsabile della Papiroteca del museo Susanne Töpfer.
Fresco di stampa il manuale “Archeologia. Teorie, metodi, strumenti” dell’archeologo Massimo Vidale che offre una panoramica generale sullo stato della ricerca archeologica contemporanea

La copertina del libro “Archeologia. Teorie, metodi, strumenti” dell’archeologo Massimo Vidale

Il prof. Massimo Vidale, dell’università di Padova (foto castellani)
C’è un libro, fresco di stampa, uscito per la collana Manuali Universitari di Carocci, destinato ai corsi di laurea triennali, che offre una panoramica generale sullo stato della ricerca archeologica contemporanea e sulle sue più recenti prospettive di sviluppo utilizzando un linguaggio accessibile ma tecnicamente preciso e fornendo un consistente apparato di riferimenti bibliografici, così da guidare studenti e studentesse nella definizione del proprio percorso scientifico e professionale di interesse. Parliamo di “Archeologia. Teorie, metodi, strumenti” dell’archeologo Massimo Vidale, che insegna Metodologia della ricerca archeologica all’università di Padova. Vidale, codirettore della Missione archeologica italiana nell’Iran sud-orientale e membro del Consiglio direttivo dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO), ha effettuato ricerche in Italia, Iran, Pakistan, India, Asia centrale, Iraq e Africa settentrionale. Il libro affronta in primo luogo le tecniche e le condizioni operative dello scavo archeologico, per poi proseguire, nell’ordine, con l’assetto epistemologico del campo di studi, la materialità dei reperti, i principi e le tecniche di datazione, l’archeologia dei territori, lo studio dell’organizzazione sociale, l’archeologia del sacro e del funerario e le attuali ricerche sull’identità umana (sia culturale sia biologica, riservando ampio spazio al recente impatto degli studi sul DNA antico). Conclude il testo un capitolo dedicato alla scrittura delle pubblicazioni scientifiche e divulgative e di progetti finanziabili, e alle informazioni indispensabili sulle attuali procedure di valutazione e misurazione della produzione scientifica.
Torino. Weekend di Ferragosto: al museo Egizio più che raddoppiati gli ingressi rispetto allo stesso periodo del 2021. In agosto sono tornati anche i visitatori stranieri

Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)
Quest’anno in un giorno – sabato 13 agosto – tanti visitatori quanto in tutto il weekend di metà agosto di un anno fa. Sono più che raddoppiati gli ingressi al museo Egizio di Torino nel fine settimana di Ferragosto 2022, rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Da sabato 13 a lunedì 15 agosto 2022 il Museo ha registrato 12051 ingressi, mentre l’anno precedente nei tre giorni a cavallo di Ferragosto si erano registrati 4950 visitatori. Il giorno di maggiore afflusso è stato sabato 13 agosto, con 4491 visitatori. “Si tratta di dati che superano le più rosee aspettative e che ci riportano con la memoria alle affluenze degli anni pre-pandemia. A Ferragosto 2019, il Museo aveva registrato 10925 ingressi nei tre giorni di Ferragosto, con circa 5mila visitatori nel giorno di maggior affluenza. Il lavoro condotto negli anni difficili della pandemia per attrarre nuovi pubblici e divulgare l’archeologia e l’Antico Egitto al di là dei confini nazionali e presso nuovi pubblici inizia a dare i suoi frutti”, hanno commentato la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, e il direttore, Christian Greco.
Buone, inoltre, le affluenze, con un notevole ritorno di visitatori stranieri, nella prima metà di agosto all’Egizio, superiori anche al periodo pre-Covid: registrati 42336 ingressi nella prima metà del mese, contro i 33mila circa del 2019 e i circa 20mila dell’anno scorso. La novità dell’estate è stata “Cortile Aperto: Flora dell’Antico Egitto”, uno spazio verde sul modello degli antichi giardini egizi, animato la sera, dal giovedì al sabato, da uno spettacolo gratuito di videomapping proiettato dalle 22 alle 24 sulle pareti del Collegio dei Nobili, il palazzo barocco, sede del Museo. Sono stati 3173 gli ingressi registrati tra luglio e la prima metà di agosto. L’iniziativa gratuita è stata recentemente prorogata fino al 17 settembre 2022. Mentre sono iniziati i lavori per la pulitura delle facciate esterne, che avranno termine entro la fine dell’anno.






Annunciate le 5 scoperte archeologiche del 2021 candidate alla vittoria della 8ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo archeologico e dalla rivista Archeo. Le cinque scoperte archeologiche del 2021 finaliste sono: Egitto: dal deserto riaffiora la città fondata da Amenhotep III a Luxor; Italia: Pompei, a Civita Giuliana scoperta la stanza degli schiavi; Pakistan: nel sito di Barikot il più antico tempio buddhista urbano della valle dello Swat; Regno Unito: in Inghilterra nella contea di Rutland uno straordinario mosaico con scene dell’Iliade; Turchia: in Anatolia il sito di Karahantepe un santuario rupestre di oltre 11mila anni fa. Il Premio, assegnato alla scoperta archeologica prima classificata, sarà selezionato dalle 5 finaliste segnalate dai direttori di ciascuna testata e sarà consegnato venerdì 28 ottobre 2022, in occasione della XXIV BMTA in programma a Paestum dal 27 al 30 ottobre 2022, alla presenza di Fayrouz Asaad, archeologa e figlia di Khaled. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 4 luglio – 30 settembre sulla pagina Facebook della Borsa (
La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Il direttore della Borsa Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto alla 8ª edizione e intitolato all’archeologo di Palmira, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.





Con la pubblicazione del programma la Fondazione museo civico di Rovereto inizia a scoprire le carte dell’edizione 2022 del film festival RAM – Rovereto – Archeologia – Memorie, dedicato al patrimonio culturale materiale e immateriale, a Rovereto dal 28 settembre al 2 ottobre 2022, con il focus “Sguardi al femminile”: un riflettore puntato sul ruolo delle donne nella storia, su parità di genere e opportunità attraverso testimonianze di registe, archeologhe, scrittrici, anche da zone di crisi e da quei paesi in cui cultura e formazione non sono scontate, soprattutto per le donne. La formula del Festival prevede proiezioni, incontri, corsi di formazione, visite alla scoperta del territorio. Il Teatro Zandonai, gioiello settecentesco della città, ospita le proiezioni dei film, gli eventi speciali e gli archeobook brunch. Ma la settimana del festival è anche occasione per scoprire il centro storico e il territorio attraverso gli appuntamenti del festival diffuso.
I film. Il programma dei film si articola in cinque giornate di proiezioni. In calendario 62 film (9 dei quali per il focus Sguardi al femminile) suddivisi nelle quattro sezioni che concorrono ad altrettanti premi assegnati da giurie composte da professionisti che operano nel campo del cinema, della cultura e della tutela del patrimonio. : 16 in concorso per il premio CINEMA ARCHEOLOGICO e la menzione speciale Archeoblogger, con tre prime nazionali; 17 in concorso per il premio CULTURA ANIMATA con 4 prime nazionali, 1 europea e 1 assoluta; 16 in concorso per il premio SGUARDI DAL MONDO e la menzione speciale CinemA.Mo.Re con 2 prime nazionali e 2 assolute; 13 in concorso per il premio L’ITALIA SI RACCONTA con 1 prima nazionale e 2 assolute. Tutti i film concorrono al premio “RAM film festival”, decretato dal pubblico in sala tramite votazione. Le mattinate di mercoledì, giovedì e venerdì sono dedicate alle scuole che hanno partecipato al progetto CINEMaSCUOLA. Due momenti sono dedicati in particolare al cinema d’animazione, venerdì pomeriggio e sabato mattina.



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