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Torino. Al museo Egizio riprendono “Le Passeggiate del Direttore” dal vivo: Christian Greco accoglie i visitatori a porte chiuse, per guidarli nelle sale del Museo seguendo l’ispirazione del momento

Il direttore del museo Egizio, Christian Greco, riprende le “Passeggiate” dal vivo (foto museo egizio)

Tornano dal vivo “Le Passeggiate del Direttore” con un nuovo appuntamento: venerdì 20 agosto 2021, alle 18.30. Christian Greco accoglie i visitatori a porte chiuse, per guidarli nelle sale del Museo seguendo l’ispirazione del momento. Un percorso riservato a un piccolo gruppo (max 25 persone) per aprire un dialogo con i partecipanti che, a fine percorso, avranno 30 minuti per confrontarsi con il direttore per approfondire o ricevere risposte alle loro curiosità. La nuova proposta intende creare un rapporto più intimo con le collezioni, una maggiore condivisione di esperienza e conoscenza. Ogni visita corrisponde ad un concreto sostegno destinato alla ricerca e alla valorizzazione di un patrimonio che appartiene a tutti e di cui tutti possono prendersi cura. Durata: 2 ore. Biglietto d’ingresso: 50 euro a persona (per i possessori della Carta Abbonamento Musei 46 euro). Prenotazione obbligatoria: Ufficio Informazioni e Prenotazioni 011 44 06 903 dal lunedì al venerdì, 9-17; sabato, 9-19; info@museitorino.it.

Torino. Ferragosto sold out al museo Egizio: oltre 6mila visitatori nel fine settimana. E ora per due martedì visita guidata con il curatore della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”

L’ingresso della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino

Ultime due settimane di agosto con altrettante visite guidate al museo Egizio di Torino. Appuntamento martedì 17 e 24 agosto 2021, alle 16.30: visita guidata con il curatore della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, realizzata nell’ambito del ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso”. Il curatore Enrico Ferraris accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’osservazione del firmamento nell’antico Egitto e dei sistemi sviluppati dalla cultura nilotica per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste. Al centro della visita la decifrazione della tavola stellare di Mereru, protagonista della mostra. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. Durata: 60 minuti. Prezzo: 7 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione online obbligatoria: https://egizio.museitorino.it/eventi/visita-guidata-con-curatore-museale/

Visitatori al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Ferragosto sold-out. Intanto sono stati pubblicati i dati dell’affluenza nel week end ferragostano. Sono stati 6031 gli ingressi al museo Egizio tra venerdì 13 e domenica 15 agosto 2021, con la giornata di Ferragosto che ha registrato il “tutto esaurito”. “Siamo davvero soddisfatti dei numeri registrati in questo fine settimana, che confermano l’andamento positivo che sta caratterizzando i mesi estivi”, dichiarano Evelina Christillin e Christian Greco, presidente e direttore del museo Egizio. “Una fiducia a cui il museo risponde con un’offerta ricca, che va dalle visite guidate ai servizi per i più piccoli dello Spazio ZeroSei, nonché capace di rinnovarsi grazie alla ricerca, come dimostrano la nuova sala permanente Alla ricerca della Vita, inaugurata a giugno, e il ciclo di mostre Nel laboratorio dello studioso”.

Torino. Il museo Egizio aperto regolarmente per Ferragosto, con prenotazione obbligatoria. Sabato e domenica, attività per i bambini a Spazio ZeroSei Egizio. E un annuncio: in autunno il concerto “Silent Wifi Concert Torino 2021 – stay tuned”

Al museo Egizio di Torino week end di Ferragosto dedicato ai bambini. E non solo. Sabato 14 e domenica 15 agosto 2021, in programma attività per bambini allo Spazio ZeroSei Egizio: un’attività di scoperta e narrazione di miti e leggende egizie, percorsi esperienziali, visivi e tattili dedicata ai bambini fino ai 6 anni. L’esperienza si compone di 30 minuti in Spazio ZeroSei Egizio + 30 minuti nelle sale Deir El Medina e Galleria dei Re. Sabato 14 e domenica 15 agosto le attività si svolgeranno nei seguenti orari: dalle 9:15 alle 10:15, dalle 10:45 alle 11:45, dalle 12:15 alle 13:15, dalle 14:15 alle 15:15, dalle 15:45 alle 16:45. Le attività sono gratuite, per un massimo di 14 partecipanti per fascia di orario, nel rispetto dei protocolli anti-contagio. I bambini devono essere accompagnati da un adulto. Prenotazione obbligatoria tramite form online.

torino_egizio_logo_1824Domenica 15 agosto 2021, Ferragosto al Museo Egizio. Nella giornata di Ferragosto il Museo resterà aperto con orario ordinario, dalle 9 alle 18.30. Ultimo ingresso ore 17.30. Prenotazione online obbligatoria.

Ma al museo Egizio di Torino la programmazione non si ferma. “Mentre voi vi godete le tanto attese vacanze estive”, annunciano, “noi stiamo già organizzando per il 9 ottobre 2021 un concerto davvero speciale, con Andrea Vizzini al pianoforte, che ci farà iniziare l’autunno nel migliore dei modi… è il Silent Wifi Concert Torino 2021 – stay tuned, in collaborazione con PianoLink e Yamaha Pianos”.

Egitto. La barca solare del faraone Cheope/Khufu è arrivata “sana e salva” al Grande Museo Egizio. Nuovo trasporto spettacolare, e tecnicamente impegnativo, dell’imbarcazione intera (42 metri) dal museo all’ombra della piramide al Gem: 7 km e mezzo coperti in 48 ore. Il personale del museo è riuscito a installarla nella nuova esposizione permanente in attesa dell’apertura del Gem

Il museo della Barca Solare di Cheope all’ombra della piramide, aperto nel 1982 su progetto dell’architetto Franco Minissi

Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni. È la barca solare di Cheope (Khufu per gli egiziani): “il più grande e antico manufatto in legno della storia dell’umanità” secondo il ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Era stata scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato Sud della Grande Piramide. Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi, il cui legno si è conservato intatto per più di 4600 anni. Per ricostruirla ci sono voluti tredici anni. E finalmente, nel 1982, è stata esposta nel museo creato appositamente a fianco della piramide e progettato dall’architetto italiano Franco Minissi. Fino all’agosto 2021, quando ha abbandonato la “vecchia” casa per raggiungere la nuova dimora, definitiva: il Khufu Boat Museum all’interno del Grand Epyptian Museum (Gem) di cui si attende ora l’apertura, continuamente rinviata.

Per coprire i 7 chilometri e mezzo che corrono tra i due musei senza smontare l’enorme imbarcazione che – ricordiamolo – a più di 4600 anni, è stato necessario allestire un altro spettacolare trasporto, che ha ricordato quello delle 22 mummie dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo della Civiltà egizia a Fustat (vedi Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali | archeologiavocidalpassato), ma stavolta soprattutto tecnicamente impegnativa, anche se non ha raggiunto la popolarità del trasferimento delle mummie reali. Per preparare l’operazione c’è voluto quasi una anno, da quando cioè il museo all’ombre della piramide è stato chiuso al pubblico. E per realizzarla sono state necessarie 48 ore.

La mattina di sabato 7 agosto 2021 la Barca solare di Cheope è arrivata al Grande Museo Egizio. “Il gruppo di lavoro del Gem è riuscito a installare la struttura metallica contenente la prima imbarcazione del re Khufu dove troverà sistemazione definitiva, nell’edificio museale dedicato alle barche del re Cheope/Khufu nel Grande Museo Egizio, dopo che è arrivata sana e salva al museo all’alba di sabato 7 agosto, provenendo dalla zona delle Piramidi di Giza”: lo ha affermato Al-Tayeb Abbas, viceministro del Turismo e delle Antichità per gli affari archeologici al Grand Egyptian Museum, spiegando che la barca rimarrà all’interno del suo involucro metallico fino al completamento dell’edificio del Khufu Boat Museum, dove all’interno dello scafo è stato predisposto un sistema di controllo per il monitoraggio della temperatura e dell’umidità, facendo attenzione a mantenere le corrette proporzioni adeguate al mantenimento del mix ambientale. E Isa Zeidan, direttore generale del restauro e del trasporto di monumenti nel Grand Egyptian Museum, ha indicato che “non appena la barca è arrivata ed è stata installata, gli archeologi e il centro di restauro nel museo hanno esaminato la barca, sottolineando che i lavori di screening hanno dimostrato che la barca era in buone condizioni e non è stata interessata dal processo di trasporto, grazie al buon lavoro di conservazione e imballaggio svolto dal team di restauratori e archeologi, e ai dispositivi di misurazione e controllo che sono stati messi per regolare l’atmosfera circostante e assorbire vibrazioni”. Ha aggiunto che i restauratori solleveranno la cassa di legno che copre la barca per iniziare i lavori di restauro e riabilitazione fino a quando non sarà mostrata nella sua forma definitiva.

Torino. Dal 6 agosto al museo Egizio si entra con il Green Pass: “Ognuno protegge tutti”

Al museo Egizio di Torino si entra con il Green Pass

Ognuno protegge tutti: nuove modalità per la visita al museo Egizio di Torino. In ottemperanza alle disposizioni governative vigenti, previste per tutti i luoghi di cultura italiani (rif. D.L. del 23 luglio 2021), dal 6 agosto 2021 è obbligatorio che i visitatori esibiscano il Green Pass corredato da un valido documento di identità per accedere al museo Egizio. Le disposizioni non si applicano ai bambini di età inferiore ai 12 anni e ai soggetti con certificazione medica specifica. ATTENZIONE: in mancanza del Green Pass e di un documento valido non sarà possibile accedere al Museo e il biglietto acquistato non sarà rimborsato. La Certificazione verde COVID-19 – EU digital COVID è una certificazione digitale e stampabile (cartacea), che contiene un codice a barre bidimensionale (QR Code) e un sigillo elettronico qualificato. Rimangono inoltre in vigore le prescrizioni di sicurezza anti-Covid: per l’ingresso è necessaria la misurazione della temperatura ed è obbligatorio indossare la propria mascherina (per chi non ne fosse autonomamente provvisto è disponibile in loco). Lungo il percorso museale sono inoltre posizionati dispenser di gel igienizzante, mentre le sale hanno una capienza contingentata nel rispetto della distanza fisica prevista per la sicurezza dei visitatori.

Torino, Egitto a km Ø: quest’estate biglietti ridotti per chi raggiunge il museo Egizio con i treni regionali

Egitto a km Ø: quest’estate chi raggiunge il museo Egizio di Torino con i treni regionali può approfittare di speciali tariffe grazie a un accordo con Trenitalia. Oltre all’ingresso ridotto sul biglietto singolo (12 euro anziché 15 euro), è possibile ricevere lo sconto anche sul Family Ticket (2 adulti e 2 minori 28 euro anziché 30 euro). È sufficiente essere in possesso di un biglietto o abbonamento regionale, sovraregionale o integrato Formula (per la riduzione sul Family Ticket almeno un membro della famiglia), valido da o per Torino, anche nei tre giorni precedenti o successivi alla data del viaggio. Il titolo di viaggio va conservato durante la visita del Museo. La promozione è valida fino al 31 ottobre 2021. Per raggiungere il Museo con i regionali veloci sono a disposizione collegamenti quotidiani con Milano, Genova, Cuneo, Savona, oltre ai regionali tra Torino e Aosta. Con oltre 300 treni del servizio ferroviario metropolitano (SFM), la città della Mole è connessa con tutta la Regione: Pinerolo e Chivasso, Alba ed Asti, Fossano, Rivarolo, Chieri, Susa e Bardonecchia. Per maggiori informazioni su orari e prezzi: www.trenitalia.com. Resta comunque valido l’obbligo di prenotazione online dei biglietti d’ingresso al Museo. Per maggiori informazioni e aggiornamenti sulle modalità di ingresso consultare il sito www.museoegizio.it.

La 32.ma Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione del 1° RAM (Rovereto Archeologia Memorie) Film Festival. La città diventa protagonista. Dai temi archeologici alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e a nuovi stili comunicativi come l’animazione

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Gli elementi estratti dai reperti di antiche civiltà per dare forma al logo del RAM film festival di Rovereto (foto f

Prendi l’’occhio di Horus (che rappresenta anche lo sguardo del cinema), aggiungici il profilo delle maschere azteche e combinalo con quello dei Moai dell’Isola di Pasqua. Risultato? Il logo del “nuovo” festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: RAM film festival, cioè Rovereto – Archeologia – Memorie film festival. Il nuovo logo è stato studiato, interpretando gli input dello staff del Festival, dall’agenzia di comunicazione Archimede di Trento, un logo modernissimo ma ispirato a grandi civiltà antiche. Nuovo nel nome e in parte nei contenuti perché la “storica” Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, dopo aver rappresentato per più di trent’anni il punto di riferimento nazionale della miglior produzione documentaristica sulla ricerca e la divulgazione archeologica, non va in “pensione” ma viene inglobata nel rinnovato festival roveretano – diventandone una sezione – previsto su 5 giornate, da mercoledì 13 ottobre a domenica 17 ottobre 2021, al teatro Riccardo Zandonai di Rovereto, con eventi al museo della Città della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e in altri spazi di rilievo culturale sul territorio. È comunque prevista la diffusione dei contenuti anche attraverso piattaforma digitale, sulla quale potrebbero essere inseriti anche webinar e workshop. Partner editoriali nazionali in grado di amplificare l’attività della kermesse sono National Geographic e la rivista Archeo.

rovereto_ram-film-festival_logo-colori_foto-fmcr.jpg.pngNel 2021, dopo 31 fortunate edizioni, la formula del tradizionale festival documentaristico roveretano autunnale “Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico” della Fondazione Museo Civico si rinnova dunque allargando i temi archeologici alla più ampia tematica della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sia materiale che immateriale e su nuovi stili comunicativi come l’animazione. Il focus si amplia sulla città ospitante, che diventa protagonista della manifestazione. La memoria RAM è universalmente conosciuta in informatica ed elettronica come la memoria operativa del computer. Analogamente anche il RAM film festival si pone come una memoria fattiva, uno strumento per la conservazione e valorizzazione attiva, attraverso il cinema documentario e la voce di esperti e testimonial, di ciò che non deve essere dimenticato, il patrimonio dell’umanità.

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Isabella Bossi Fedrigotti, presidente comitato scientifico RAM film festival

Il 1° RAM film festival (con la 32.ma rassegna internazionale del cinema archeologico) è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Caritro, con il patrocinio del Ministero per i Beni e  le Attività Culturali e del Ministero degli Esteri. Novità di questa edizione, con l’ampliamento degli ambiti di narrazione del patrimonio, è anche la nascita di un prestigioso comitato scientifico, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, roveretana di nascita, che vive a Milano dove scrive per il Corriere della Sera. Gli altri componenti sono: Barbara Maurina, archeologa classica, dal 1999 conservatrice della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Andrea Artusi, disegnatore e sceneggiatore, veneziano classe 1964; Duccio Canestrini, antropologo, roveretano, insegna Sociologia e antropologia del turismo al Campus di Lucca (Università di Pisa).

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film della Rassegna internazionale del Cinema archeologico (foto fmcr)

“La Fondazione Museo Civico ha intrapreso in questi anni un percorso di rinnovamento su tutti i fronti, tenendo saldi i principi e le competenze che da sempre la contraddistinguono”, dichiara Giovanni Laezza, presidente della Fondazione. “Anche la Rassegna del Cinema Archeologico, dopo più di trent’anni di successi, cambia pelle e rivede identità, nome e contenuti, intraprendendo un coraggioso percorso di autoanalisi e di innovazione, interpretando gli input che ci arrivano dal contesto attuale, dagli autori e anche dal pubblico. Innovazione anche sul format, che si apre ancora di più alla città, con nuove sinergie e collaborazioni, che si aggiungono a quelle consolidate, nazionali e internazionali. Nuovissimo anche il Comitato scientifico, di cui vado particolarmente fiero, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, con l’archeologa del Museo Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini e  lo sceneggiatore, fumettista e animatore Andrea Artusi. Il programma sarà una sorpresa, che a breve sveleremo. Lo staff è al lavoro”.

rovereto_ram-film-festival_logo-BN_foto-fmcr.jpg“La Rassegna del Cinema Archeologico di Rovereto ha tracciato un percorso lungo oltre trent’anni, ispirato dal desiderio di valorizzare il contributo dato dalla città alla storia dell’archeologia, grazie ad alcuni suoi concittadini illustri come Paolo Orsi e Federico Halbherr, ricercatori e viaggiatori riconosciuti a livello internazionale”, sottolinea l’assessore Micol Cossali, che con il Comune di Rovereto sostiene da vicino l’iniziativa RAM Film Festival, “raccoglie questa eredità e la rilancia ampliando i suoi interessi per la storia dei popoli, del loro modo di vivere e di pensare, e scommettendo sul coinvolgimento di un nuovo pubblico con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Il nuovo nome racconta in modo efficace questo importante progetto, radicato nel tempo e rivolto al futuro, alla scoperta delle molteplici tracce lasciate da un’umanità in continua trasformazione”.

Fino al 3 settembre al museo civico Archeologico di Bologna cantiere di restauro della mummia dal sudario rosso aperto al pubblico. La mummia restaurata andrà a Mantova secondo l’accordo “OLTRE LE BENDE: storia di un antico egiziano”, progetto per la collezione Egiziana di Giuseppe Acerbi (museo della Città di Mantova)

La mummia umana dal sudario rosso, conservata nei depositi del museo civico Archeologico di Bologna, pronta per i restauri (foto

Fino al 3 settembre 2021, nella Sezione Egiziana del museo civico Archeologico di Bologna sarà visibile al pubblico il restauro di una mummia umana di adulto (nota come mummia umana dal sudario rosso) conservata nei depositi del museo dal lontano 1994. La mummia appartiene alla straordinaria collezione di antichità egizie, greche, etrusche e romane che Pelagio Palagi (Bologna, 1775 – Torino, 1860), poliedrica figura di architetto, pittore, scultore, ornatista e collezionista, destinò per lascito testamentario al Comune di Bologna. L’intervento conservativo – affidato a Cinzia Oliva, fra i massimi esperti nel restauro dei tessuti antichi e consulente di importanti istituzioni museali – è previsto in tre tranches: 16-18 giugno, 12-16 luglio, 30 agosto-3 settembre 2021. Durante gli orari di apertura del museo e nel rispetto delle misure di sicurezza finalizzate al contenimento del rischio di contagio da Covid-19, i visitatori possono osservare dal vivo quali siano le operazioni necessarie al complesso restauro tessile di una mummia egiziana dalla storia millenaria, in parte ancora inedita.

Il gruppo di lavoro impegnato nel progetto “Oltre le bende: storia di un antico egiziano” (foto Istituzione Bologna Musei

Il restauro rientra nell’importante iniziativa congiunta di recupero, valorizzazione e divulgazione del patrimonio culturale attraverso il progetto “OLTRE LE BENDE: storia di un antico egiziano” annunciato qualche settimana fa dal museo civico Archeologico | Istituzione Bologna Musei e i Musei Civici di Mantova. Progetto per la Collezione egiziana di Giuseppe Acerbi, Museo della Città di Mantova, realizzato in collaborazione e grazie al finanziamento del Comune di Mantova con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana e Regione Lombardia. Il progetto vede inoltre le preziose collaborazioni istituzionali con il Dipartimento di Radiologia dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, l’Eurac Research – Istituto per lo studio delle mummie di Bolzano e la rivista MediterraneoAntico.

Una vetrina, con mummia e sarcofago, della collezione Egiziana del museo civico Archeologico di Bologna (foto Istituzione Bologna Musei)

Il trattamento conservativo rappresenta la premessa necessaria al trasferimento in sicurezza della mummia, che il museo civico di Bologna ha concesso in prestito ai musei civici di Mantova per una durata di 5 anni, unitamente a un prezioso gruppo di 11 bronzetti di divinità egiziane. A distanza di 27 anni, la mummia tornerà quindi visibile al pubblico nella sede di Palazzo San Sebastiano a Mantova per arricchire e integrare la Collezione Egiziana di Giuseppe Acerbi, costituita dai reperti archeologici raccolti dall’erudito e scienziato naturalista di Castelgoffredo (1773–1846), durante il suo soggiorno in Egitto dal 1826 al 1834 quale Console Generale d’Austria. La restituzione alla visione pubblica della mummia appartenente alla raccolta Palagi nell’ambito della collezione Acerbi metterà a confronto due tra i più importanti collezionisti di antichità egiziane della prima metà dell’Ottocento, senza per questo esaurire il proficuo rapporto di collaborazione con finalità culturali instauratosi tra Bologna e Mantova. L’iniziativa costituisce infatti solo uno dei tasselli di un accordo pluriennale di più ampio respiro, siglato nel 2017 nel quadro del piano di riordino complessivo delle collezioni civiche della città lombarda con l’obiettivo primario di studiare, valorizzare e migliorare la fruizione pubblica di un importante patrimonio archeologico, etnografico e storico-artistico.

Palazzo San Sebastiano a Mantova, sede del museo della Città

Il piano strategico del Comune di Mantova prevede un complesso programma di riordino delle Collezioni civiche e consiste in un nuovo percorso espositivo per il museo di Palazzo San Sebastiano, in cui verranno trasferiti i due importanti nuclei di reperti di Giuseppe Acerbi e di Ugo Sissa. Il rinnovato percorso del museo della Città in Palazzo San Sebastiano intende fornire nuove chiavi di lettura legate prevalentemente agli illustri mantovani che dedicarono parte della loro esistenza a creare un patrimonio artistico personale che ora rappresenta un eterogeneo patrimonio civico. I nuovi allestimenti saranno un’opportunità per meglio comprendere i trascorsi collezionistici di questi reperti che come i tasselli di un mosaico raccontano la storia della città di Mantova oltre che le origini della cultura occidentale. Nel ridefinire la nuova narrazione espositiva, il museo civico Archeologico di Bologna ha svolto un ruolo di attiva partecipazione mettendo a disposizione la propria esperienza e le competenze altamente qualificate di Paola Giovetti (direttrice del museo) e di Daniela Picchi (responsabile della sezione Egiziana) rispettivamente per la curatela scientifica del riallestimento della Collezione Mesopotamica di Ugo Sissa e della Collezione Egiziana di Giuseppe Acerbi.

La mummia dal sudario rosso, conservata nei depositi del museo civico Archeologico di Bologna, sul tavolo dei tecnici per gli esami diagnostici (foto Istituzione Bologna Musei)

La mummia egizia del museo civico Archeologico di Bologna (Inv. MCABo EG 1976): storia collezionistica, ricerche diagnostiche e progetto di restauro conservativo. Pelagio Palagi acquistò questa mummia, il cui contesto archeologico di provenienza rimane tuttora sconosciuto, nel 1833 assieme a due sarcofagi a cassa e a un’altra mummia. Il mercato antiquario offriva allora molte opportunità di acquisto, sia per l’arrivo di consistenti nuclei di oggetti direttamente dall’Egitto sia per lo smembramento di importanti collezioni costituite nel XVIII secolo e Palagi attinse certamente a entrambi i canali per i suoi acquisti. L’artista all’epoca si era già trasferito da Milano a Torino al servizio di Carlo Alberto di Savoia come “pittore preposto alla decorazione dei Reali Palazzi”, ma queste antichità egiziane, così come varie altre, continuarono ad arricchirne la casa museo milanese, da dove furono trasferite a Bologna dopo la sua morte. Nel passaggio da Milano a Bologna si perse contezza di questa e di altre mummie perché nascoste all’interno di sarcofagi, non sempre di pertinenza. Il primo a registrare a Bologna l’esistenza della mummia fu Giovanni Kminek-Szedlo, primo curatore della Collezione Egiziana del Museo Civico inaugurato nel 1881 in Palazzo Galvani. La mummia restò ininterrottamente esposta al primo piano del museo sino al 1994, anno in cui fu trasferita nei depositi in concomitanza al trasferimento della Collezione Egiziana in nuovi spazi museali al piano interrato di Palazzo Galvani. La sinergia progettuale instauratasi tra i musei civici di Mantova e il museo civico Archeologico di Bologna ha fornito l’occasione opportuna per restituire alla fruizione pubblica questa mummia, stimolando nuovi studi collezionistici e avviando la pianificazione di un accurato intervento di studio e restauro conservativo necessario alle esigenze scientifiche ed espositive.

L’equipe dell’IRCCS diretta da Rita Golfieri impegnata nelle indagini diagnostiche (TAC) sulla mummia dal sudario rosso (foto mediterraneoantico.it)

Sotto la direzione scientifica di Daniela Picchi, è stato definito un articolato programma di indagini diagnostiche per studiare i resti umani, le tecniche di imbalsamazione e i tessuti utilizzati per il bendaggio della mummia. Questo ha comportato il coinvolgimento interdisciplinare di prestigiosi istituti di ricerca e di esperti professionisti di settore che hanno proficuamente messo a confronto le proprie specifiche competenze. Nell’ambito delle indagini di imaging, un particolare rilievo ha avuto la tomografia assiale computerizzata (TAC), effettuata nel gennaio 2020 presso il Dipartimento di Radiologia dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna sotto la direzione della Prof.ssa Rita Golfieri e del suo staff. L’indagine ad altissima definizione, finalizzata alla diagnostica delle caratteristiche anatomiche, delle eventuali evidenze paleopatologiche, così come dello stato conservativo del corpo e delle tecniche di imbalsamazione, è stata eseguita in orario di chiusura del reparto, dove la mummia è stata trasportata all’interno di un apposito contenitore sigillato, in modo da non contaminare gli ambienti ospedalieri e non creare oneri aggiuntivi a carico della struttura sanitaria.

Tecnici ed esperti al capezzale della mummia dal sudario rosso (foto mediterraneoantico.it)

Un’altra struttura di eccellenza, l’Istituto per lo studio delle mummie afferente all’Eurac Research di Bolzano diretto da Albert Zink, dapprima ha esaminato sotto la supervisione di Marco Samadelli, responsabile del laboratorio di Conservazione, lo stato di conservazione della mummia riportandola ad un adeguato stato di mantenimento, mentre Alice Paladin, responsabile del laboratorio di Antropologia, ha condotto lo studio antropologico, paleopatologico e delle tecniche di imbalsamazione sul corpo mummificato. A seguito di queste indagini è stato possibile determinare il sesso maschile dell’individuo, l’altezza di circa 160-163 cm, l’età biologica alla morte, sopraggiunta in età matura, tra i 50-55 anni, oltre a stabilire una discreta conservazione dei suoi tessuti e delle sue strutture anatomiche. L’analisi paleopatologica non ha permesso di determinare la causa di morte. Utilizzando il metodo del radiocarbonio (C14) si è inoltre scoperto che i tessuti utilizzati per avvolgere il corpo, prelevati dal sudario e dagli strati inferiori del bendaggio della mummia, risalgono all’VIII-VI sec. a.C. Questo dato esclude che la mummia sia appartenuta originariamente ai sarcofagi acquistati da Palagi nel 1833, perché più antichi di molti secoli (Medio Regno, 2046-1794 a.C.). Il fatto non sorprende perché era abitudine diffusa nell’Ottocento quella di assemblare materiali di provenienza e datazione anche diverse per aumentare il prezzo di vendita sul mercato antiquario.

Cinzia Oliva, restauratrice di tessuti antichi, accanto alla mummia dal sudario rosso (foto Istituzione Bologna Musei)

L’intervento di restauro conservativo è stato affidato alla restauratrice di tessuti antichi Cinzia Oliva. L’esame preliminare al restauro ha consentito di stabilire che il corpo è stato bendato utilizzando un ricco apparato tessile, caratterizzato da due sudari sovrapposti, presumibilmente tinti di rosso (il colorante compare solo in alcune parti, più protette dalla luce), e da bende ricavate da teli di grandi dimensioni. I guasti maggiori rilevati sono da attribuirsi alle precedenti traversie collezionistiche e alle condizioni di esposizione: l’azione combinata della luce e degli agenti inquinanti ha accelerato il degrado chimico-fisico del materiale cellulosico, indebolendone la tenuta meccanica generale. La prolungata azione della luce combinata alla scarsa tenuta delle tinture riscontrate sui tessuti faraonici (è ragionevole pensare che tingessero senza l’ausilio di mordenzature adeguate e questo produceva tinture più deboli e maggiormente foto-sensibili) ha alterato in modo significativo le tinture originali del tessuto, indebolendone al contempo la struttura meccanica. Il restauro si propone di stabilizzare lo stato di conservazione, arrestando il degrado del materiale mediante la rimozione delle cause principali (polvere, agenti inquinanti, stress meccanico, deformazioni), di recuperare l’integrità  del bendaggio, sia dal punto di vista meccanico che estetico e di studiare l’apparato tessile.

La sala dei Trionfi di Palazzo San Sebastiano a Mantova ospiterà la sezione Egiziana (foto palazzo te)

Il progetto di riordino dei musei civici di Mantova. Il progetto del nuovo museo della Città di Palazzo San Sebastiano costituisce il cuore del piano di riordino complessivo delle collezioni di proprietà civica che il Comune di Mantova sta sviluppando in accordo con le altre istituzioni museali cittadine. Esso consiste nella realizzazione di un nuovo ordinamento museale incentrato sulle personalità che costituirono i nuclei delle collezioni conservate presso i musei. Sarà dedicata una sezione a Francesco II Gonzaga, il committente di Palazzo San Sebastiano che ospita il museo e una sezione alla statuaria greco-romana e al recupero dell’antico di Vespasiano Gonzaga. La Sala dei Trionfi di Palazzo San Sebastiano ospiterà le nuove sezioni Egiziana, Araba e Mesopotamica, con approfondimenti dedicati ai relativi collezionisti. Le opere di decorazione architettonica quattrocentesca di ambito fancelliano saranno allestire nel Tempio di San Sebastiano creando una sezione dedicata ai temi dell’architettura all’interno dello spazio albertiano.

Ritratto di Giuseppe Acerbi, opera di Luigi Basiletti, conservato nei Musei civici di Mantova (foto musei civici mn)

La collezione Egiziana “Giuseppe Acerbi”. La collezione Acerbi è frutto della passione collezionistica dello studioso, diplomatico e viaggiatore mantovano Giuseppe Acerbi (1773-1846), che soggiornò in Egitto dal 1826 al 1834, ricoprendo l’incarico diplomatico di Console Generale d’Austria. La collezione Egiziana si compone di 414 oggetti, che datano dalla fine dell’Antico Regno (2707-2170 a.C.), al quale appartiene uno splendido e raro acquamanile in bronzo con il relativo vaso versatoio, sino all’Epoca Greco-Romana (332 a.C.-395 d.C.), documentata dalla testa bronzea in puro stile ellenistico che ritrae la regina tolemaica Arsinoe III. Come in tutte le collezioni di formazione antica e/o ottocentesca, le fasi storiche più attestate della civiltà egiziana sono il Nuovo Regno (1539-1070 a.C.) e l’Epoca Tarda (664-332 a.C.). Sono in particolare alcune sculture in pietra raffiguranti o riconducibili a sovrani di varie epoche ad avvalorare e rendere degna di attenzione la raccolta, tra le quali tre teste di sovrano, una con corona kheperesh o casco da guerra risalente al Nuovo Regno e due con copricapo nemes databili alla XXVI dinastia (664-525 a.C.). La collezione mantovana è inoltre caratterizzata da alcuni nuclei numericamente significativi, che ne determinano la ricchezza e varietà tipologica. Una categoria di materiali molto rappresentata è quella delle statuette funerarie che conta 127 ushabti, 4 statuette di falco-akhem, 3 statuette di Ptah-Sokar-Osiri, 2 statuette di Anubi e 2 di Ba. Altrettanto numerosi sono gli amuleti, 128 esemplari di varia tipologia, epoca e materiale. Ragguardevole è poi anche il nucleo dei bronzetti votivi, raffiguranti varie divinità del pantheon egiziano. Il bronzetto di maggiore notorietà e pregio è rappresentato da uno splendido sarcofago in bronzo a forma di gatto, in origine collocato in un’area templare dedicata alla dea Bastet. I materiali della collezione Egiziana saranno integrati ed arricchiti dalla cosiddetta collezione Araba di Acerbi costituita da reperti etnografici e naturalistici selezionati dal Console durante il soggiorno egiziano. Fra questi oggetti spiccano una magnifica sella ottomana-mamelucca, una ciotola a vernice nera con iscrizioni in arabo, strumenti musicali, armi, oltre ad animali imbalsamati, conchiglie e fossili.

Statuetta di Shuebte (XIX dinastia) conservata nella collezione Acerbi di Mantova (foto musei civici mn)

La sezione di Palazzo San Sebastiano a Mantova dedicata alla collezione Acerbi sarà suddivisa in quattro aree tematiche. La prima introdurrà la figura di Giuseppe Acerbi, console d’Austria in Egitto, nonché viaggiatore esperto, studioso multidisciplinare e collezionista. La seconda esporrà il nucleo più prestigioso delle antichità egiziane, ovvero le teste reali, che documentano l’interesse di Acerbi per Dinastie e sovrani a partire dalla decifrazione dei loro nomi. La terza sezione sarà dedicata a Il corredo funerario, che avrà nella mummia di Bologna il proprio fulcro espositivo e tematico, quale necessaria integrazione alle antichità Acerbi per introdurre i visitatori alla conoscenza del rituale funerario egiziano. La quarta area tematica si concentrerà su Dei e templi ai quali il diplomatico mantovano ha dedicato molte pagine delle sue note di viaggio e disegni. Questa sezione sarà arricchita dagli undici bronzetti di divinità del museo di Bologna così da rappresentare le principali divinità del pantheon egiziano.

Statuetta di divinità (XIX-XVIII sec) conservata nella collezione Sissa di Mantova (foto palazzo te)

La collezione Mesopotamica “Ugo Sissa”. La Collezione Mesopotamica è stata raccolta dall’illustre architetto, pittore, fotografo e saggista mantovano Ugo Sissa (1913-1980), mentre ricopriva a Bagdad l’incarico di capo architetto (1953-1980). Si tratta di una collezione di proprietà privata, depositata dal 1994 presso il Museo Civico di Palazzo Te. Essa si compone di 279 reperti mesopotamici, diversi per provenienza, epoca e tipologia, tutti esposti nel percorso di visita del museo. Questo piccolo nucleo risulta di particolare interesse anche perché le collezioni museali di reperti del Vicino oriente antico sono piuttosto rare nei musei italiani, tra cui Bologna: diventa questo un ulteriore punto di contatto sulla storia del collezionismo e sulla civiltà mesopotamica tra le due città.

Torino. Al museo Egizio tre visite guidate col curatore alla mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”. Intervista a Enrico Ferraris che si racconta e descrive il reperto scelto per il ciclo “Nel laboratorio dello studioso”

L’ingresso della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Martedì 27 luglio, 17 e 24 agosto 2021, alle 16.30, il museo Egizio di Torino organizza una visita guidata con il curatore della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, realizzata nell’ambito del ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso” (vedi Torino. Al museo Egizio “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, seconda mostra del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” dedicata all’osservazione del firmamento nell’Antico Egitto e sui sistemi sviluppati per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste | archeologiavocidalpassato). Il curatore Enrico Ferraris accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’osservazione del firmamento nell’antico Egitto e dei sistemi sviluppati dalla cultura nilotica per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste. Al centro della visita la decifrazione della tavola stellare di Mereru, protagonista della mostra. Durata: 60 minuti. Prezzo: 7 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione online obbligatoria: https://egizio.museitorino.it/eventi/visita-guidata-con-curatore-museale/ I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza.

Enrico Ferraris, curatore del Museo Egizio e della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, parte del ciclo espositivo “Nel Laboratorio dello studioso”, ci racconta il suo percorso per diventare un curatore del Museo dal 2013. “In realtà non ho fatto questa scelta”, spiega. “All’epoca l’accesso al mondo del lavoro nei musei, per quello che riguardava le collezioni egittologiche, in Italia erano collegate prevalentemente alle soprintendenze. C’erano dei concorsi che si aprivano quando capitava, anche a distanza di 10-15 anni. E per questo il museo non era esattamente un orizzonte verosimile. Per chi si formava in Egittologia era più che altro l’università. L’attività di scavo archeologico però è capitata un po’ casualmente. Proprio durante la mia seconda stagione di scavo a cui partecipavo con l’università di Torino ad Alessandria d’Egitto, di ritorno da una giornata di lavoro, ricordo il mio professore Paolo Gallo che riceve una telefonata dalla sua professoressa Edda Bresciani, la compianta Edda Bresciani, che proponeva un progetto di collaborazione Italia-Egitto per la nascita del nuovo museo Egizio del Cairo a Giza. E quando iniziai a lavorare al Cairo – continua – fu una svolta. Improvvisamente quello che avevo studiato trovava dei nuovi agganci e soprattutto mi si rivelavano delle nuove lacune che dovevano essere colmate. Soprattutto il lavoro con gli oggetti, la dimensione storica di un museo, il progettare e selezionare degli oggetti che dovevano narrare una storia, sono tutte esperienze che ho iniziato a fare lì, dove ho scoperto di avere effettivamente un particolare affetto per questo tipo di lavoro, cioè quello della narrazione. Sono passati alcuni anni, ed è venuto fuori un concorso al museo Egizio di Torino”. E rivela: “Se non avessi fatto il curatore, avrei fatto il veterinario. Grazie ai racconti dei miei genitori, intorno ai 5 anni manifestai il desiderio di fare il veterinario perché mentre le persone sono in grado di dire dove ti fa male gli animali no, e allora per loro bisogna avere un’attenzione un po’ più particolare”.

La tavola stellare di Mereru al centro della mostra “Ad Astra” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

“Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”. Per il ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso” Enrico Ferraris ha scelto la tavola stellare dipinta sulla parte interna del coperchio del sarcofago del Medio Regno appartenuto a un personaggio che si chiamava Mereru. “Qui in museo ne abbiamo due di queste tavole stellari e sono conservate nella medesima vetrina. L’ho scelta per due ragioni. La prima è perché è un argomento a me molto caro, proprio perché ho dedicato il mio dottorato di ricerca alle stelle. La seconda è perché è un tipo di oggetto molto raro (ne esistono soltanto una trentina di esempi in tutto il mondo, tra integri e frammenti) ed è difficile da spiegare e dunque questa nostra piccola mostra bimestrale rappresenta un po’ una sfida per riuscire a far passare un tipo di informazione che altrimenti è storicamente relegato nell’ambito delle scienze esatte e dunque poco popolare, poco leggibile”. E continua: “Questo reperto ci parla di una storia che non siamo altrimenti in grado di raccontare, ovverossia una storia di generazioni di sacerdoti astronomi che si impegnano a osservare a occhio nudo il firmamento, a registrare, a prendere nota e a selezionare in un processo che tuttavia ci è totalmente oscuro. Non ci sono infatti testimonianze a mostrarci i passaggi formativi a tenere nota e a selezionare stelle, proprio quelle della cintura dei 36 decani, trasmettendo le conoscenze via via apprese alle generazioni successive fino a codificare una tabella che di per sé è a sua volta una nuova sfida. Ovverossia prima hanno raccolto i dati con uno sforzo davvero gigantesco, dopodiché hanno cercato un modo per rappresentare in maniera facile da consultare queste informazioni e si sono inventati una specie di Excel, perciò una griglia, con le ore della notte per le righe, e per le colonne invece le decadi, e anche in queste perciò abbiamo uno sforzo di astrazione, di organizzazione dell’informazione. E in più quando noi poi vediamo queste tabelle sul sarcofago, come quello appunto in mostra, assistiamo a un ulteriore passaggio: quando queste tabelle che venivano di fatto utilizzate per vari scopi anche religiosi, non solo funerari, approdano nel mondo appunto del rituale funerario, diventano una rappresentazione, è una visione che però è anche una speranza per la vita nell’aldilà”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale di Napoli aperto il Baby Pit Stop, promosso da Unicef e Soroptimist Italia. Accanto alla poltrona Big Mama, tre reperti permettono un approfondimento sul significato dell’allattamento nel corso dei secoli

La poltrona Big Mama per il Baby Pit Stop al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
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Bronzetto di età tolemaica (332-30 a.C.): donna porta su una spalla il simulacro della dea gatta Bastet, legata alla fecondità, alla maternità (foto mann)

Il Baby Pit Stop fa tappa al Mann: dal 15 luglio 2021 (ore 19.30), in occasione della programmazione culturale dei giovedì sera, il museo Archeologico nazionale di Napoli allestisce uno spazio dedicato all’allattamento. Il progetto Baby Pit Stop è promosso da Unicef e Soroptimist International d’Italia, l’associazione mondiale di donne che sono impegnate nel sostegno all’avanzamento della condizione femminile nella società e nel mondo del lavoro, per contribuire alla creazione, all’interno del Mann, di uno spazio permanente dedicato alle donne e ai bambini, secondo quanto prevede la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Soroptimist Italia ha donato al Museo una poltrona di design, dal nome non casuale “Big Mama”: il Baby Pit Stop del Museo, così, si configura non solo come spazio riservato per le mamme, ma anche come un angolo di approfondimento, per scoprire, attraverso l’arte antica, il significato dell’allattamento nel corso dei secoli.

Bronzetto della collezione Borgia con Iside lactans (tardo periodo dinastico, 664-332 a.C.) (foto mann)
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Gruppo votivo in bronzo di età romana (I sec. a.C. – I sec. d.C.), con una gatta che allatta dei cuccioli (foto mann)

In prossimità della postazione, infatti, sono presentati in vetrina tre reperti: si tratta di opere poco note, provenienti dai depositi o sottoposte a restauro. In mostra, in ordine cronologico, il bronzetto della collezione Borgia raffigurante Iside lactans, risalente al tardo periodo dinastico (664-332 a.C.): la dea in trono allatta il figlio Horus/Arpocrate; ancora, un bronzetto di età tolemaica (332-30 a.C.), raffigurante una donna che porta su una spalla il simulacro della dea gatta Bastet, legata alla fecondità, alla maternità e alla tutela della sfera riproduttiva; infine, un gruppo votivo in bronzo di età romana (I secolo a.C. – I secolo d.C.), con la rappresentazione di una gatta che allatta dei cuccioli, ancora una volta immagine della dea Bastet nel suo aspetto di madre e nutrice.

il direttore del Mann Paolo Giulierini, la presidente Soroptimist Italia Mariolina Coppola e la presidente Unicef Campania Emilia Narciso alla presentazione del Baby Pit Stop (foto mann)

Archeologia e non solo: con il prossimo restyling dell’Atrio, il Baby Pit Stop sarà arricchito da una libreria, con volumi per l’infanzia donati dall’azienda Coelmo. Nella serata inaugurale dell’allestimento del Baby Pit Stop, il direttore del Mann Paolo Giulierini, la presidente Soroptimist Italia Mariolina Coppola e la presidente Unicef Campania Emilia Narciso hanno illustrato al pubblico le caratteristiche del progetto con un focus, tratteggiato dagli esperti del Museo, sulla simbologia dell’allattamento fra passato e presente.