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Firenze. Al museo Archeologico nazionale per gli “Incontri al museo” La papirologa Paola Boffula Alimeni (Chau Chak Wing Museum, Sydney University, Australia) presenta “Un tesoro unico al mondo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: il Papiro con gli Stendardi del Museo Egizio”

firenze_archeologico_conferenza-il-papiro-con-gli-stendardi_boffula-alimeni_locandinaÈ al papiro che spetta il primato di supporto scrittorio più utilizzato in antichità: ben 41 secoli, dal 3100 a.C. (papiro di Hemaka, I Dinastia) al 1088 d.C. – 480 anno dell’Ègira (P. Ryl. Arab. I, X 10, XI secolo). Il papiro a metà tra un bene archeologico (contesto da cui proviene) e un bene librario (contesto a cui viene affiliato) è un materiale molto fragile e deperibile che necessita di mano ferma e conoscenze pregresse di discipline quali quelle papirologiche, egittologiche e filologiche oltre che chimiche, fisiche e diagnostiche. La papirologa Paola Boffula Alimeni (Chau Chak Wing Museum, Sydney University, Australia) approfondirà questi temi affrontando un caso specifico nella conferenza “Un tesoro unico al mondo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: il Papiro con gli Stendardi del Museo Egizio”, giovedì 9 Giugno 2022, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze (ingresso gratuito), per la nona edizione della rassegna “Incontri al museo” durante i quali studiosi e appassionati di archeologia e storia dell’arte condividono con il pubblico la comune passione per le antiche civiltà.

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Dettaglio del papiro con gli stendardi conservato al museo Egizio di Firenze (foto maf)

A questi preziosi reperti ha dedicato studi e pubblicazioni Paola Boffula Alimeni, papirologo e tecnico del restauro, nata a Roma, dove ha conseguito una laurea in Lettere e Filosofia, cattedra di “Storia dei Paesi Islamici” (2003); una laurea in Metodologie e Tecniche per la Conservazione e il Restauro dei Beni Librari, cattedra di “Papirologia” (2009) e una laurea in Restauro dei Materiali Librari, cattedra di “Chimica dei Materiali” (2013). Nel 2014 ha conseguito il Master “La tutela del patrimonio culturale: conoscenza storica e diagnostica scientifica contro le aggressioni criminali” all’università Roma Tre, a Roma. Ha restaurato papiri per la Biblioteca Nazionale Corsiniana e dei Lincei di Roma; per l’Istituto Nazionale di Archeologia e di Storia dell’Arte – Palazzo Venezia di Roma; per l’Österreichische Nationalbibliothek di Vienna; per il Museo Nazionale Archeologico di Firenze e il Museum of Ancient Cultures della Macquarie University di Sydney. Nel 2020 ha dedicato a “Il restauro del papiro” un intero volume, pubblicato da Il Prato nella collana “I talenti”.

Torino. Al museo Egizio l’archeologa Bettina Bader (Accademia austriaca delle Scienze) su “Objective identities. How Egyptian is Egyptian Material Culture? / Identità oggettive. Quanto è egiziana la cultura materiale egiziana?”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-Objective identities_bettina-bader_locandinaMartedì 7 giugno 2022 alle 18, in presenza e on line, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate in con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio. Bettina Bader dell’Accademia austriaca delle Scienze interverrà su “Objective identities. How Egyptian is Egyptian Material Culture? / Identità oggettive. Quanto è egiziana la cultura materiale egiziana?” per sensibilizzare l’opinione pubblica su pregiudizi e idee preconcette in qualche modo nascoste sull’identità dei popoli antichi, basate sulla cultura materiale in varie forme. Spesso queste idee non possono essere realmente corroborate dalla conoscenza attuale degli oggetti e anche i riferimenti testuali, se esistono, non sono così immediati come vorremmo. In primo luogo, gli individui possono aver avuto più identità di quanto non appaia immediatamente e non tutte sono facilmente riconoscibili nella documentazione archeologica. Inoltre, la ricerca dimostra che alcune idee sull’antico Egitto e sui suoi abitanti sono radicate in paradigmi storico-culturali antiquati, che risalgono a narrazioni ideologiche. È giunto il momento di evidenziare questi problemi e di evitare narrazioni storiche semplicistiche a favore di ricostruzioni più complesse. Appuntamento in la sala Conferenze del museo Egizio di Torino, ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Conferenza in lingua inglese. Introduce Federica Facchetti, curatrice del museo Egizio. La conferenza fornirà alcune basi teoriche del pensiero archeologico con una proposta di ricostruzione delle circostanze e delle realtà della vita antica, con un caso di studio ambientato nel tardo Medio Regno (1800-1700 a.C. circa).

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L’archeologa Bettina Bader (Accademia austriaca delle Scienze)

Bettina Bader è responsabile del gruppo di ricerca Archeologia in Egitto e Sudan, Dipartimento di Preistoria e Archeologia dell’Asia occidentale e dell’Africa nordorientale, Accademia Austriaca delle Scienze. Dopo aver terminato la laurea (1998) e il dottorato (2004) all’ Istituto di Egittologia, Università di Vienna, prosegue con diversi post-doc finanziati dal Fondo Scientifico Austriaco, la Banca Nazionale Austriaca e la Commissione Europea (2004-2009). Segue il Marie Curie Project, condotto al McDonald Institute for Archaeological Research, Università di Cambridge (UK). Nel 2010-2014 è la principale ricercatrice del progetto Foreigners in Ancient Egypt – The Archaeology of Culture Contact (FWF, V147-G21) e Assistente Professore all’ Istituto di Archeologia, Università di Vienna (anno Accademico 2012-2013). Dal 2015 è principale ricercatrice del START-project Beyond Politics: Material Culture of Second Intermediate Period Egypt and Nubia (FWF, Y754-G19) e responsabile del gruppo di ricerca Material culture in Egypt and Nubia. Dal 2021 è responsabile del gruppo di ricerca di Archeologia in Egitto e in Sudan, Dipartimento di Preistoria e Archeologia dell’Asia Occidentale e dell’Africa Nordorientale, Accademia Austriaca delle Scienze.

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, la conferenza di Stefano de Martino (università di Torino) su “La principessa ittita andata in sposa al faraone Ramesses II” che chiude il ciclo “Regine e principesse dell’antichità”

Venerdì 3 giugno 2022, alle 12, nella sala delle Conferenze il museo Egizio di Torino ospiterà la conferenza “La principessa ittita andata in sposa al faraone Ramesses II”. Stefano de Martino (università di Torino) e il direttore Christian Greco dialogheranno sulla principessa ittita che, sposando il faraone Ramses II, rese possibile la pace tra il suo popolo e gli Egizi. L’incontro chiude il ciclo di conferenze “Regine e Principesse dell’antichità. Protagoniste e vittime nello scacchiere politico del loro tempo” nell’ambito della mostra “Aida, figlia di due mondi” e all’interno del cartellone di “UniVerso – Un osservatorio permanente sulla contemporaneità”. Il programma, curato da Stefano de Martino e Gianluca Cuniberti, prevede un ciclo di incontri dedicato a quattro personaggi femminili della storia entrati nell’immaginario condiviso anche grazie alle narrazioni che la musica, la letteratura e le arti ne hanno fatto. Ingresso libero fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione compilando il form: UniVerso per Aida – Regine e principesse dell’antichità. Protagoniste e vittime nello scacchiere politico del loro tempo (google.com).
Per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2. L’evento sarà trasmesso anche in streaming sui canali Facebook e YouTube del Museo.

Egitto. Scoperto nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara il primo e più grande deposito di 150 statue di bronzo di antiche divinità egizie e di 250 sarcofagi di legno dipinti, sigillati, con mummie

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I sarcofagi in legno dipinto trovati nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)

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Lo staff della missione archeologica egiziana a Saqqara con al centro Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità (foto ministry of tourism and antiquities)

Una nuova grande scoperta archeologica in Egitto: centinaia di piccole sculture faraoniche e sarcofagi colorati sono stati rinvenuti nel cimitero degli Animali sacri, a Saqqara, necropoli situata circa 30 km a sud del Cairo. Sono 250 sarcofagi con mummie ben conservate, 150 statue di bronzo e molti altri tesori tra cui un papiro di 9 metri ben conservato: si tratta del primo e più grande deposito del sito risalente al periodo tardo. Questi tesori scoperti dalla missione archeologica egiziana a Saqqara, durante i lavori della quarta stagione di scavo, saranno esposti al Grand Egyptian Museum.

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Le statuette in bronzo trovate nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara dalla missione archeologica egiziana (foto ministry of tourism and antiquities)

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La statuetta in bronzo della dea Bastet trovata dalla missione archeologica egiziana a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)

“Il deposito scoperto”, ha spiegato Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità e capo della missione, “include 150 statue di bronzo di varie dimensioni che rappresentano diverse divinità egizie antiche, tra cui Anubi, Amun Min, Osiride, Iside, Nefertum, Bastet e Hathor, oltre a un gruppo di vasi in bronzo legati ai rituali della dea Iside, nonché una statua in bronzo dell’ingegnere Imhotep senza testa, molto precisa e bella”.

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Le statue in legno delle dee Iside e Nefti trovate dalla missione archeologica egiziana a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)

“La missione – ha aggiunto – è riuscita anche a scoprire un nuovo gruppo di pozzi funerari, in cui è stato rinvenuto un gruppo di 250 sarcofagi in legno dipinto del periodo tardo, circa 500 a.C., chiusi, contenenti mummie in buone condizioni di conservazione. E poi un gruppo di amuleti, scatole di legno dipinte, e statue lignee, alcune delle quali dorate in faccia: tra queste, in buono stato di conservazione, le statue delle dee Iside e Nefti in posizione di lutto. Inoltre è stata trovata una sepoltura del Nuovo Regno (databile intorno al 1500 a.C.) contenente numerosi ornamenti strumenti come uno specchio in bronzo e un gruppo di bracciali, collane, orecchini e cavigliere hanno le proprie graffette e strumenti di rame per la vita di tutti i giorni”.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Luigi Prada (università di Uppsala) su “Il guardiano dei coccodrilli: alla scoperta delle origini antico-egizie di una “leggenda” plurimillenaria”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-il-guardiano-dei-coccodrilli_prada_locandinaNel secondo libro delle sue Storie, dedicato all’Egitto, Erodoto racconta non solo della storia antica del paese, ma anche della sua natura. Tra i passi più famosi è quello che descrive la peculiare simbiosi fra il coccodrillo del Nilo e un piccolo uccello, chiamato trochilo. A detta dello storico greco, questo volatile, anche noto come il “guardiano dei coccodrilli”, si ciba dei parassiti che infestano la bocca del coccodrillo, il quale, beneficiandone, gli permette di entrare e uscire illeso dalle sue fauci. Il “guardiano dei coccodrilli” è il tema del nuovo appuntamento con le conferenze organizzate al museo Egizio di Torino con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Martedì 31 maggio 2022, alle 18, in presenza nella Sala Conferenze del museo Egizio, ingresso libero fino ad esaurimento posti (è gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it: i posti saranno riservati fino alle 18; per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2) e on line in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo, l’egittologo Luigi Prada dell’università di Uppsala parlerà de “Il guardiano dei coccodrilli: alla scoperta delle origini antico-egizie di una “leggenda” plurimillenaria”. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’aneddoto del trochilo è sempre stato ritenuto un’invenzione di Erodoto, senza autentica base nella cultura egizia. Al contrario, la conferenza di Luigi Prada (università di Uppsala) dimostrerà come la storia abbia le sue origini in genuine tradizioni egizie, come rivelato da recenti scoperte papirologiche. L’intera tradizione del trochilo, che godette di immensa fortuna dall’antichità classica al presente, fra racconti scritti e arti visive, sia nelle tradizioni occidentali che nelle culture islamica ed ebraica, deve alfine le sue origini all’attenzione che gli antichi Egizi sempre ebbero per la natura che li circondava.

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L’egittologo Luigi Prada

Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, ed è ora Assistant Professor in egittologia all’università di Uppsala e Research Associate in quella di Oxford. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford e Uppsala ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Come presidente di ACME, collabora da anni con il museo Egizio. Uno dei suoi progetti attuali concerne lo studio del multilinguismo e scambio culturale fra gli Egizi e i Greci nell’Egitto di Epoca Tolemaico-Romana e Tardo-Antica.

Torino. Al museo Egizio conferenza in presenza e on line con Sara Demichelis e Elisa Fiore Marochetti su “Il Libro dei Morti di Baki e la tradizione funeraria di Deir el Medina”

torino_egizio_conferenza-libro-dei-morti-di-baki_demichelis-marochetti_locandinaPer circa due secoli i frammenti del Libro dei Morti di Baki sono rimasti custoditi nei depositi del museo Egizio di Torino, ora dopo una lunga e complessa opera di restauro e ricomposizione, iniziata nel 2014, più della metà del papiro è stata riportata a nuova vita. E ora è visibile al pubblico nella nuova mostra del Museo Egizio nell’ambito del ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso”. L’opera di restauro  è avvenuta sotto la direzione di Sara Demichelis e Elisa Fiore Marochetti della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Torino,  in collaborazione con il museo Egizio, l’Archivio di Stato di Torino e l’Istituto di Archeologia orientale del Cairo. Proprio Sara Maria Demichelis e Elisa Fiore Marochetti ne parlano mercoledì 25 maggio 2022, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio, nella conferenza “Il Libro dei Morti di Baki e la tradizione funeraria di Deir el Medina”. Introducono la conferenza Christian Greco, direttore del museo Egizio, e Luisa Papotti, dirigente soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino. Durante l’evento verrà anche presentata la collana “Studi del Museo Egizio”, la serie di pubblicazioni di argomento scientifico pubblicata da Franco Cosimo Panini Editore insieme al museo Egizio, il cui ultimo volume è dedicato al Libro dei Morti di Baki. L’ingresso alla sala conferenze è libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una e-mail a comunicazione@museoegizio.it. Il posto in sala verrà riservato fino alle 18. Per accedere alla sala è necessario indossare una mascherina FFP2. La conferenza verrà anche trasmessa live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

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Frammenti del Libro dei Morti di Baki sotto la lente di ingrandimento nella mostra “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Un manoscritto frantumato in migliaia di pezzi, ricostruito grazie alla sinergia tra egittologi e restauratori, rivela aspetti inediti della tradizione funeraria di Deir el-Medina agli albori dell’età ramesside. Questo Libro dei Morti, realizzato per lo scriba Baki, direttore dei lavori di costruzione della tomba di Seti I nella Valle dei re, anticipa elementi testuali e iconografici che ispireranno le opere degli artisti locali e raggiungeranno la loro massima espressione nella decorazione della tomba della regina Nefertari, sposa di Ramses II. Sara Maria Demichelis è funzionaria della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della città metropolitana di Torino. Dottore di ricerca in Egittologia è specialista di papiri ieratici e geroglifici, con una particolare vocazione per la ricostruzione di manoscritti frammentari.  Elisa Fiore Marochetti è funzionaria della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della città metropolitana di Torino e dottore di ricerca in Egittologia. Le sue ricerche si indirizzano in particolare sull’archeologia di Gebelein e Qau el-Kebir nell’Antico e Medio Regno e di Deir el Medina.

Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con il curatore Beppe Moiso su “Gebelein: un’area archeologica vasta e complessa”

torino_egizio_conferenza-gebelein_moiso_locandinaIl sito di Gebelein, in arabo le due montagne, sorge a una trentina di chilometri a sud di Luxor e costituì, già dalle epoche preistoriche, un importante centro abitato che continuò a vivere fino al periodo tolemaico, pur non mancando sepolture ascrivibili al periodo arabo. La spettacolarità di questo luogo, caratterizzato da due possenti rilievi, non mancò di stupire i savant al seguito della spedizione militare napoleonica del 1798, e l’artista Vivant Denon ne rese una bella tavola nella quale è esaltata l’asperità del luogo. Anche il mondo scientifico non tardò ad interessarsi a questo sito, attratto dalle tante antichità che emergevano dal terreno e già nel 1885 Gaston Masperò, allora direttore del Service des Antiquités, inaugurò una serie di ricerche sistematiche, tese a testare l’importanza archeologica del sito. Negli anni seguenti altri ricercatori avviarono improvvisate campagne di scavi, alcune anche illegali, e bisognerà attendere il 1910 perché la concessione di scavo venga rilasciata a Ernesto Schiaparelli, direttore del museo Egizio di Torino. Giovedì 12 maggio 2022, alle 18, nuovo appuntamento, in presenza e on line, con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti”. Beppe Moiso, curatore del museo Egizio e responsabile dell’Archivio Storico, con la conferenza “Gebelein: un’area archeologica vasta e complessa” ci guida alla scoperta del sito di Gebelein. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. Ingresso libero in sala Conferenze del museo Egizio fino a esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it (i posti saranno riservati fino alle 18). Sarà necessario indossare una mascherina FFP2. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo: https://youtu.be/CYRqM1oSJ7o.

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Operai impegnati nello scavo del sito di Gebelein (foto Archivio museo Egizio di Torino)

La Missione Archeologica Italiana, diretta da Ernesto Schiaparelli, iniziò le sue ricerche agli inizi di gennaio del 1910, esplorando principalmente la sommità e il versante occidentale della prima collina. Sarà tuttavia la successiva campagna di ricerche concentrata sulla seconda collina e affidata al giovane Virginio Rosa, che consentirà lo straordinario ritrovamento di numerose tombe, alcune intatte con i loro corredi funerari. Gli scavi proseguirono nel 1914 e nel 1920, con la presenza dell’antropologo Giovanni Marro, presenza voluta da Schiaparelli stesso per affrontare lo studio del molto materiale osteologico presente sullo scavo. Le ricerche riprenderanno nel 1930 con Giulio Farina per proseguire nel 1935 e 1937. In tempi più recenti il sito venne ulteriormente indagato negli anni 1995, 1996 e 1999 dalla missione del museo Egizio con Anna Maria Donadoni Roveri, con lo scopo di contestualizzare, con scavi, le zone archeologiche esplorate in passato, redigendo nel contempo le mappe archeologiche del territorio. Attualmente l’intera area è oggetto di studio, con estese ricognizioni sul campo, da parte del Gebelein Archaeological Project dell’università di Varsavia che dal 1993, con la direzione di Wojciech Ejsmond, intende completare i rilievi individuando dai pochi resti esistenti, la posizione delle principali tombe. Questo lavoro riveste particolare importanza anche a causa dell’avanzare delle coltivazioni, con l’occupazione di terreni di notevole rilevanza archeologica.

“Tutankhamon. L’ultima mostra”: solo il 9, 10 e 11 maggio in esclusiva al cinema il film, un racconto straordinario con immagini ad altissima definizione, a cento anni dalla scoperta della tomba del faraone che ha rivoluzionato la storia dell’archeologia

Howard Carter davanti al sarcofago con la mummia del faraone Tutankhamon

È il 26 novembre 1922 quando l’archeologo ed egittologo britannico Howard Carter, eseguito un piccolo foro nell’intonaco di copertura di una parete sotterranea, getta per la prima volta lo sguardo nella camera sepolcrale della tomba del faraone Tutankhamon. La stanza è stracolma di oggetti e praticamente intatta e si appresta ad entrare nella leggenda. Oggi quello di Tutankhamon è un nome entrato nell’immaginario collettivo mondiale: per tutti racchiude quanto di più imponente e misterioso possano evocare l’Antico Egitto, le sue piramidi, la leggenda della maledizione del faraone. Pochi, però, associano la sua celebrità a una convergenza di fatti unici e soprattutto all’ostinazione di quell’archeologo inglese che ne scoprì la tomba proprio negli anni in cui mezzi di comunicazione di massa cominciavano a rivoluzionare completamente le nostre vite.  

Per celebrare il centenario di quella rivoluzionaria scoperta che cadrà nel 2022, solo il 9, 10, 11 maggio arriva al cinema il docu-film “Tutankhamon. L’ultima mostra”, diretto da Ernesto Pagano e prodotto da Laboratoriorosso e Nexo Digital. Per la prima volta gli spettatori cinematografici avranno così un’opportunità straordinaria: incontrare il faraone, rivivendo sul grande schermo quei momenti unici e seguendo in esclusiva lo spostamento di 150 oggetti del tesoro di Tutankhamon per la più grande mostra internazionale mai dedicata al Golden Boy che il fotografo Sandro Vannini ha seguito in esclusiva mondiale: l’ultima mostra in assoluto dedicata al tesoro perché per volere del governo egiziano ora questo patrimonio immenso diverrà inamovibile e potrà essere visitato solo nella sua sede del Cairo. A guidare lo spettatore attraverso la scoperta, la voce di Manuel Agnelli, sin da giovanissimo appassionato di Antico Egitto e rimasto folgorato dalla visita della tomba di Tutankhamon nel 1996. “Ho provato subito un grande entusiasmo nell’accettare di prendere parte a questa avventura perché in realtà, da piccolo, avrei voluto fare l’archeologo”, spiega Manuel Agnelli. “Poi ho avuto l’occasione di visitare i luoghi che avevo studiato. Così lavorare al film è stato come un cerchio che si chiudeva. E poi Tutankhamon è diventato una sorta di rockstar e, come succede alle rockstar, le persone si immaginano di provare le tue emozioni, di conoscere la tua vita… Quello che affascina di lui è proprio il mistero. Per questo forse è bene che non sia mai svelato, mai sconfitto. È il mistero che rende Tutankhamon così tanto evocativo e poetico”. La colonna sonora del film è firmata da Marco Mirk. “Tutankhamon. L’ultima mostra” è prodotto da Laboratoriorosso e Nexo Digital. La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital. Per il 2022 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.

La maschera funeraria di Tutankhamon: uno dei tesori trovati da Carter e Carnarvon nella tomba del giovane faraone

Il docu-film offre un accesso esclusivo ad alcuni dei luoghi che ancor oggi rappresentano il cuore pulsante della leggenda di Tutankhamon, proprio a partire dai primi istanti che segnarono la scoperta della celebre tomba. “Fra il profondo silenzio, la pesante lastra si sollevò. La luce brillò nel sarcofago. Ci sfuggì dalle labbra un grido di meraviglia, tanto splendida era la vista che si presentò ai nostri occhi: l’effige d’oro del giovane re fanciullo”, annotò Howard Carter. Scopriremo questa storia attraverso i dipartimenti dell’area restauro del nuovo Grand Egyptian Museum di Giza, ancora chiuso al pubblico, e il museo Egizio di piazza Tahrir del Cairo, dove – in occasione dell’ultima tournée internazionale organizzata per la mostra “KING TUT. Treasures of the Golden Pharaoh” – osserveremo a pochi centimetri di distanza gli oggetti del tesoro del faraone e i passaggi più impegnativi e poco noti del backstage della mostra, come lo spostamento dell’imponente Statua del Guardiano del Re in legno dipinto e dorato, mai più mossa da quando Carter l’aveva inviata da Luxor al Cairo alla fine degli anni ’20.

Studi approfonditi delle pitture murali della Tomba di Tutankhamon (foto Getty Conservation Institute)

Grazie a uno dei più ricchi archivi fotografici privati del mondo dedicati al tesoro e grazie a materiali fotografici e cinematografici originali raccolti tra il Metropolitan Museum di New York e il Griffith Institute di Oxford, gli spettatori potranno rivivere i momenti più emozionanti della scoperta di Carter, l’eco della celebre maledizione di Tutankhamon, i frammenti della storia del giovane faraone: un ragazzino elevato al rango di semidio, morto prematuramente e accompagnato in una tomba di fortuna per intraprendere il viaggio attraverso l’eternità insieme al suo ricchissimo corredo funerario. Dopo un regno effimero, Tutankhamon morì nel 1824 a.C. e venne ben presto dimenticato. Ma per un intreccio di casualità, 3342 anni dopo la sua sepoltura, il suo nome è diventato, tra quello dei faraoni dell’antico Egitto, l’unico capace di travalicare ogni confine, guadagnando una forma di eternità del tutto inattesa: quella della celebrità. Il racconto storico permetterà di arrivare anche all’epoca contemporanea quando il celebre archeologo Zahi Hawass, ministro delle Antichità Egizie fino al 2011, trasformò il Golden Boy in un ambasciatore d’Egitto nel mondo. Fu in quegli anni che per la prima volta venne fatta una TAC alla mummia del faraone per indagarne le cause della morte: proprio alle scansioni di quelle TAC è stato concesso l’accesso esclusivo in occasione del docu-film.

L’ingresso della Tomba di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re (foto Getty Conservation Institute)

Saranno le fotografie ad altissima risoluzione di Sandro Vannini, fotografo tra i più prolifici del tesoro di Tutankhamon e unico ad aver avuto acceso al tesoro liberato dalle sue vetrine prima della partenza della tournée della mostra “KING TUT. Treasures of the Golden Pharaoh”, a raccontare come gli oggetti danneggiati nel corso della Rivoluzione del 2011 abbiano recuperato le loro fattezze originarie grazie al sapiente lavoro dei restauratori: il lavoro di Vannini è basato principalmente su tecnologie digitali sofisticate e d’avanguardia che, applicate alla ricostruzione virtuale, alla fotografia e alle riprese video, rappresentano la nuova frontiera della narrazione e della descrizione dei Patrimoni Artistici e Culturali. Attraverso le spettacolari e rivoluzionarie fotografie di Vannini si snoda anche la ricostruzione di stralci della vita e del rituale funebre del faraone della XVIII dinastia. Secondo gli egizi, l’eternità di un uomo finirà soltanto quando non ci sarà più nessuno al mondo a pronunciare il suo nome. Ma la maschera d’oro di Tutankhamon e il suo nome rimangono e rimarranno ben incisi e vivi nella memoria dell’umanità. E continueranno ad essere pronunciati ad alta voce, come accade in questo film.

“Torino ai tempi di Aida”. Il museo Egizio, in occasione della mostra “Aida. Figlia di due mondi”, organizza tre incontri letterari al dehors di Baratti&Milano con prenotazione obbligatoria. Il primo è un focus sulle pubblicazioni dell’epoca di Aida

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Locandina della mostra “Aida. Figlia di due mondi” al museo Egizio di Torino dal 17 marzo al 5 giugno 2022

In occasione della mostra “Aida, figlia di due mondi”, in corso al museo Egizio di Torino fino al 5 giugno 2022 (vedi Torino. Al museo Egizio (aperture speciali a Pasqua e Pasquetta) la mostra “Aida, figlia di due mondi” racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi | archeologiavocidalpassato), l’Egizio organizza in collaborazione con la Libreria Gilibert e il Caffé Baratti&Milano tre incontri letterari a partire dalle pubblicazioni dell’epoca di Aida. Gli incontri su “Torino ai tempi di Aida” si terranno nel dehors di Baratti&Milano, che si trova nella Galleria Subalpina, e sono gratuiti fino a esaurimento posti, previa prenotazione su EventBrite. Posto garantito fino alle 18. Il primo incontro di venerdì 6 maggio 2022, alle 18, sarà incentrato su “I labirinti antiquari: Aida la Galleria Subalpina e il viaggio per le vie e le librerie storiche di Torino”. È obbligatoria la prenotazione: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-torino-ai-tempi-di-aida-331710463927. Al pubblico prenotato agli incontri sarà offerta una degustazione di Vermouth Riserva Carlo Albert e cioccolato Baratti&Milano. Durante gli incontri sarà, inoltre, disponibile una drink list dedicata proposta dal Caffé Baratti&Milano in collaborazione con Dispensa. Gli altri incontri in calendario: venerdì 13 maggio 2022, alle 18, “Torino, porto di mare: visioni e conquiste ingegneristiche di Torino, al tempo del Canale di Suez” (per questo evento si potrà prenotare l’ingresso a partire dal 9 maggio 2022); venerdì 20 maggio 2022, alle 18, “Là dove il mondo si incontra: dall’Esposizione Universale di Parigi del 1867 alle edizioni di Torino” (per questo evento si potrà prenotare l’ingresso a partire dal 16 maggio 2022).

Rovereto. Per il ciclo “Storie e storia 2022” webinar di presentazione del libro di Simona Troilo “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” sulle grandi campagne archeologiche nel Mediterraneo tra Otto e Novecento legate all’espansionismo coloniale europeo

rovereto_pietre-d-oltremare_presentazione-libro_locandinaLe grandi campagne archeologiche nel Mediterraneo tra Otto e Novecento furono operazioni politiche e culturali strettamente legate all’espansionismo coloniale europeo. Se ne parla mercoledì 4 maggio 2022, alle 17.30, per il ciclo di incontri online “Storie e storia 2022”, promosso dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e dall’Accademia Roveretana degli Agiati, nel webinar di presentazione del libro “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” di Simona Troilo (Editori Laterza). Con l’autrice intervengono Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Francesco Frizzera del Museo Storico Italiano della Guerra. Per seguire il webinar andare sulla pagina Facebook del Museo Storico Italiano della Guerra e accedere al link. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Provincia autonoma di Trento, Comune di Rovereto, Fondazione Caritro.

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Copertina del libro “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” di Simona Troilo

Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940). Tra Ottocento e Novecento molti paesi europei si lanciarono in grandi campagne archeologiche nei paesi del Mediterraneo, alimentando le collezioni di prestigiosissimi musei a Londra, Parigi e Berlino. Tali operazioni politiche e culturali servivano a giustificare l’espansionismo coloniale attraverso l’appropriazione e l’uso simbolico dei materiali della storia. Anche in Italia l’archeologia ha svolto un ruolo di primo piano, e mai prima esplorato, nella costruzione di un’alterità barbara, inferiore e subalterna, incapace di aver cura del passato. Un ruolo tanto più rilevante in quanto, nello stato liberale prima che nella propaganda fascista, l’archeologia proiettò l’immagine dell’Impero moderno sulle fondamenta di quello romano. Partendo dall’istituzione della Missione archeologica italiana a Creta (1899), passando per il ‘discorso dell’antico’ nella guerra italo-turca (1911-1912) e la nascita degli organismi di tutela nelle colonie di Libia e del Dodecaneso, il libro ricostruisce questa stagione attraverso il vissuto dei protagonisti (archeologi e “scavatori” reclutati localmente) e getta luce sulle reazioni locali all’‘espropriazione’. Ampio spazio viene dedicato al fascismo, mostrando la centralità dei nuovi siti libici (Cirene, Sabratha e Leptis Magna) nelle politiche del consenso del regime.

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Simona Troilo (università dell’Aquila)

Simona Troilo insegna Storia contemporanea all’università dell’Aquila. È autrice di “La patria e la memoria. Tutela e patrimonio culturale nell’Italia unita” (Electa Mondadori 2005) e di numerosi saggi sull’uso identitario dei materiali della storia in chiave nazionalista e imperialista.