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Trieste. All’auditorium della Casa della Musica la conferenza “Dalla Nubia all’Egitto attraverso gli scavi della Missione archeologica italiana in Sudan” con Francesca Iannarilli egittologa dell’università Ca’ Foscari

L’egittologa Francesca Iannarilli

Martedì 28 ottobre 2025, alle 18, all’auditorium della Casa della Musica in via Capitelli 3 a Trieste, il Centro culturale egittologico “Claudia Dolzani” propone la conferenza “Dalla Nubia all’Egitto attraverso gli scavi della Missione Archeologica Italiana in Sudan” con Francesca Iannarilli egittologa dell’università Ca’ Foscari di Venezia, field director della MAI in Sudan. “Nel mio intervento”, anticipa Francesca Iannarilli, “voglio introdurre il pubblico all’archeologia e alla storia antica del Sudan, passando attraverso i suoi legami secolari con l’Egitto faraonico e con il mondo mediterraneo. Questo percorso seguirà le orme della Missione Archeologica Italiana in Sudan, che per 50 anni ha lavorato sul sito UNESCO di Jebel Barkal (nord Sudan) – portando alla luce una città regale del I secolo d.C. – fino all’avvento della guerra civile del 2023. Si tratterà di un viaggio breve ma ricco che si propone di incuriosire e destare interesse su una realtà sconosciuta ai più, eppure così ricca di storia e cultura (sia antica che moderna)” (vedi È uscito per Gangemi editore International il libro “Jebel Barkal. Mezzo secolo della Missione Archeologica Italiana in Sudan” a cura di Emanuele Ciampini e Francesca Iannarilli che raccoglie il risultato di mezzo secolo di lavoro, ereditato, rivisto e ripensato nel sito meroitico di Jebel Barkal | archeologiavocidalpassato).

Cuneo. Al via la terza edizione del Cuneo Archeofilm” con la nuova formula dell’orario preserale: aperitivo conviviale nel chiostro del Complesso durante l’intervallo tra le proiezioni. I film concorrono per il premio “Cuneo Archeofilm” e il premio “Cuneo Archeofilm – Scuole”

Giovedì 2 ottobre 2025, alle 18.30, al Complesso Monumentale di San Francesco in via Santa Maria 10, a Cuneo, prende il via la terza edizione del “Cuneo Archeofilm”. Con la nuova formula dell’orario preserale, il Festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente quest’anno offre agli spettatori un aperitivo conviviale nel chiostro del Complesso durante l’intervallo tra le proiezioni. Due i film in programma giovedì 2 ottobre e tre quelli di venerdì 3 ottobre, mentre sabato 4, dopo la proiezione dell’ultimo docufilm in concorso vengono assegnati i premi “Cuneo Archeofilm” al film più votato dal pubblico e “Cuneo Archeofilm – Scuole” al più apprezzato dai ragazzi. La serata finale si chiude con la proiezione di un film fuori concorso e del cortometraggio premiato dagli studenti. La mattinata di venerdì 3 ottobre 2025 è dedicata alle scuole secondarie di I e II grado, con la proiezione di documentari realizzati ad hoc per i ragazzi di quell’età. Nei pomeriggi di giovedì, venerdì e sabato, dalle 16 alle 18, il museo civico di Cuneo propone alle famiglie con bambini tra i 3 e gli 8 anni attività laboratoriali gratuite a tema archeologico. L’ingresso a tutti gli appuntamenti è gratuito. Il Festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente è organizzato dal museo civico e dal Comune di Cuneo, in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva (Giunti Editore) e soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo e con il sostegno di Fondazione CRC.

Frame del film “La tomba della Sciamana / Das Grab der Schamanin” di Christian Stiefenhofer

GIOVEDÌ 2 OTTOBRE 2025. Alle 18.30, apre il film “La tomba della Sciamana / Das Grab der Schamanin” di Christian Stiefenhofer (Germania, 52’). Il film è il racconto di uno dei casi più spettacolari dell’archeologia europea: la tomba della sciamana di Bad Dürrenberg vicino ad Halle in Germania, risalente a 9000 anni fa. Una scoperta chiave dell’ultimo gruppo di cacciatori-raccoglitori dell’Europa centrale. Quindi il film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya, 34’). Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro emotivo rito di passaggio nel 2022, Maasai Eunoto segue il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano, rivelando il passato e il presente nascosti di una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa.

Frame del film “Notre-Dame: i tesori sepolti / Enquête sur les trésors enfouis de Notre-Dame” di Florence Tran

VENERDÌ 3 OTTOBRE 2025. Alle 18.30, apre il film “Notre-Dame: i tesori sepolti / Enquête sur les trésors enfouis de Notre-Dame” di Florence Tran (Francia, 52’). In seguito all’incendio che ha devastato Notre-Dame de Paris, straordinari scavi archeologici hanno rivelato inaspettati tesori che erano stati nascosti per secoli sotto la cattedrale: due sarcofagi in piombo e frammenti dell’ex paravento, distrutto nel XVIII secolo. Un’affascinante indagine storica e scientifica durante la quale molti esperti cercheranno di decifrarne i segreti. Quindi il film “L’uomo di Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia, 19’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio. In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale. Chiude il film “Restauro dell’altare della Sindone del Duomo di Torino” di Marco Iozzo (Italia, 15’). Per celebrare il completamento dei lavori di restauro della Cappella della Sacra Sindone, il Consorzio San Luca ha creato un progetto di “storytelling” dedicato a Torino e a tutte le persone che hanno sostenuto e reso possibile un progetto iniziato 24 anni fa. Il Consorzio San Luca si è occupato del restauro dell’altare di Bertola, l’ultimo “pezzo” che ancora ricordava l’incendio, impiegando diversi mesi per comprendere, agire e documentare un evento davvero unico.

Frame del film “Artemide. Il tempio perduto / Artemis. Le temple perdu” di Sébastien Reichenbach

SABATO 4 OTTOBRE 2024. Alle 18.30 apre il film “Artemide. Il tempio perduto / Artemis. Le temple perdu” di Sébastien Reichenbach (Svizzera, 52’). L’ubicazione del santuario di Artemide ad Amarynthos è rimasta a lungo uno dei grandi enigmi archeologici dell’antichità greca. Da cinquant’anni l’archeologo Denis Knoepfler si è appassionato a questo tempio perduto. Grazie alle sue ricerche e alla tenacia di un team internazionale di archeologi, il mistero è stato finalmente svelato. Il film ripercorre questa epopea collettiva, ricca di colpi di scena descrivendo le fasi cruciali di un’indagine che ha affascinato, e continua ad affascinare, diverse generazioni di archeologi. Quindi la Cerimonia di premiazione: attribuzione del “Premio Cuneo Archeofilm” al film più votato dal pubblico; e attribuzione del “Premio Cuneo Archeofilm – Scuole” al cortometraggio più votato dagli studenti. Segue il film “La religione dei Longobardi” di Simone Vrech e Sandra Lopez Cabrera (Italia, 20’). Il docufilm analizza la questione della religione nel popolo longobardo attraverso il suo passaggio dalla fase pagana a quella cristiana. Viene analizzato il periodo pagano attraverso la tribalità e le saghe di questo popolo fino alla conversione nel periodo del regno nella penisola italica. Il pubblico avrà la possibilità di approfondire l’argomento grazie agli interventi di storici e archeologi e soprattutto grazie al lavoro di ricostruzione dei rievocatori storici di Invicti Lupi. Chiude la serata e il festival la proiezione del cortometraggio vincitore del “Premio Cuneo Archeofilm – Scuole”.

Varese. Assegnati i premi dell’VIII edizione del Varese Archeofilm: quello del pubblico al film “Alhambra, il paradiso perduto” e quello della giuria tecnica al film “Luigi De Gregori. Salvare la creatura”

Assegnati i premi dell’VIII edizione del Varese Archeofilm: Il pubblico ha decretato vincitore il film “ALHAMBRA, IL PARADISO PERDUTO” di Marc Jampolsky. La giuria tecnica ha assegnato il premio “Angelo e Alfredo Castiglioni” a “LUIGI DE GREGORI. SALVARE LA CREATURA” di Tommaso Sestito e Lorenzo Chechi. Sono state assegnate due menzioni speciali a “UNA SCUOLA NELLA SAVANA” di Annalisa Losacco e Giulia Pinto e “SUI TETTI DI CHI DORME” di Antonello Pisano Murgia. Varese Archeofilm è organizzato dal Comune di Varese In collaborazione con museo Castiglioni, ass. Conoscere Varese, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O., con il patrocinio dell’università Insubria. Selezione filmati a cura di Marco Castiglioni, Archivio cinematografico: Firenze Archeofilm.

Frame del film “Alhambra, il paradiso perduto / Alhambra, the lost paradise” di Marc Jampolsky

PREMIO CITTÀ DI VARESE. Il film “Alhambra, il paradiso perduto / Alhambra, the lost paradise” di Marc Jampolsky (Francia, 52’). L’Alhambra, sontuosa residenza difensiva, simbolo dell’apice socio-culturale del Regno di Granada, ultima roccaforte musulmana in una Spagna ancora cattolica e palazzo rinascimentale sotto Carlo V, conserva ancora oggi gli strati di 800 anni di storia, architettura, sogni e fantasie… Dai numerosi scavi e progetti di restauro in corso, storici e scienziati fanno emergere l’eccezionale e tragico destino di questa città islamica capolavoro architettonico d’Occidente.

Frame del film “Luigi de Gregori. Salvare la creatura / Luigi De Gregori. Save the creature” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi

PREMIO ALFREDO E ANGELO CASTIGLIONI. Il film “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (Italia, 18’). Roma, 1936. La Seconda Guerra Mondiale è all’orizzonte. Il governo italiano decide di attuare un piano di protezione antiaerea per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale nazionale. La difesa dei materiali librari più preziosi della Capitale è affidata a Luigi De Gregori, bibliotecario di fama internazionale e punto di riferimento per i direttori di biblioteche di tutta Italia. Inizia così la ricerca di nascondigli sicuri.

MENZIONE SPECIALE. Il film “Una Scuola nella Savana” di Annalisa Losacco e Giulia Pinto (Italia, 43’). Nel cuore dell’area protetta transfrontaliera più vasta del mondo – la Kavango-Zambezi TFCA, grande quanto la Germania e l’Austria insieme – c’è una scuola ideale per il futuro delle nuove generazioni e per il Pianeta: la Wild Kids Academy. Il suo obiettivo più importante è creare una generazione di adulti che abbiano piena coscienza dell’ambiente e dell’essere parte di un ecosistema, con la capacità così di prevenire i problemi. Per questo, le attività accademiche vengono sempre coniugate sulla conservazione della Natura e sulla diversità culturale. Importanti sono le attività extrascolastiche, come vivere qualche giorno con la popolazione di boscimani San, i più antichi abitanti dell’Africa australe. È la migliore occasione per imparare dal loro immenso patrimonio culturale.

MENZIONE SPECIALE. Il film “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia, 15’). Tuvixeddu è la più grande necropoli punica del Mediterraneo. Ciò che rimane della necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo, della storia e dei costruttori. Un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma tra sussurri e grida di fugacità.

Cavriana (Mn). Al via la Rassegna internazionale del Cinema Archeologico, Ideata e curata da Petra Paola Lucini per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM: 9 film e incontri con i registi

La Rassegna internazionale del Cinema Archeologico 2025, ideata e curata da Petra Paola Lucini, riparte da Cavriana (Mn) per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM. Appuntamento sabato 26 luglio 2025 in sala civica a Cavriana: in programma nove proiezioni, sei nella sezione pomeridiana a partire dalle 16, e tre seguiranno la sera a partire dalle 20.30. Lo spettatore avrà l’opportunità di viaggiare nel tempo, visitare terre lontane, scoprire tesori nascosti in pozzi dimenticati, rivivere battaglie storiche su navi che hanno fatto la storia, vivere la vita in palafitta, dopo aver assistito a una ricostruzione con tecniche preistoriche, e aver scoperto 111 insediamenti nell’arco alpino. Poi immergersi nell’antico Egitto alla ricerca delle miniere dei Faraoni, assistere al trasloco di un museo, confrontarsi con i misteri sciamanici, e cacciare nei boschi della Preistoria, percependo l’aria umida sulla pelle, mista a odori e profumi di una natura persa nel tempo. Nell’intervallo sarà allestito un assaggio di prodotti tipici locali. Alle 23 ci sarà lo stimolante faccia a faccia con i registi, Federico Basso, Niccolò Bongiorno, Massimo D’Alessandro, Mario Piavoli, Filippo Ticozzi, Stefano Zampini, che si concluderà con la premiazione del film scelto dal pubblico.

La Rassegna segue infatti la data zero dello scorso anno quando la rassegna fu definita appunto “evento zero” con due location: il teatro Filo di Cremona (3 luglio 2024) e il museo Archeologico dell’Alto Mantovano a Cavriana (5 luglio 2024): Petra Paola Lucini aveva detto, in quell’occasione, che voleva partire in punta di piedi, ma la Rassegna internazionale del Cinema Archeologico aveva già tutte le carte in regola per una manifestazione di qualità (vedi Al via l’evento zero della Rassegna internazionale del Cinema Archeologico organizzato da Petrafilm. Prima tappa al teatro Filo di Cremona, seconda al museo Archeologico Alto Mantovano di Cavriana (Mn): otto film in cartellone con una prima mondiale | archeologiavocidalpassato).

IL PROGRAMMA DEI FILM DEL POMERIGGIO. Alle 16, apre il film “L’uomo di Val Rosna”, di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’). Docu-drama che mostra alcuni momenti della vita dell’Uomo di Val Rosna, un cacciatore vissuto 14.000 anni fa nell’attuale territorio del Comune di Sovramonte (Belluno). La sepoltura di questo cacciatore è stata scoperta negli anni ’80 da Aldo Villabruna e studiata dal professor Alberto Broglio dell’Università degli Studi di Ferrara. Caccia, vita di comunità, cure dentali e un rito funebre sono i momenti di vita messi in scena. Segue il film “Au Chevet des palafittes”, di Christophe Goumand (Svizzera 2023, 9’30”). I laghi alpini hanno ricoperto le vestigia di villaggi preistorici costruiti tra il 5000 e l’850 a.C. Questa conservazione in un contesto umido ha permesso di proteggere gran parte degli elementi organici e oggi fornisce preziosi elementi alla comprensione della preistoria europea. Per questo motivo, nel 2011, l’UNESCO ha incluso 111 villaggi palafitticoli sparsi in sei paesi dell’arco alpino nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Si procede con il film “Carpentieri e falegnami nell’età del bronzo” di Mario Piavoli (Italia 2015, 24’). Sulla base di quanto rinvenuto e documentato nel corso degli scavi condotti sulla palafitta di Bande di Cavriana e nell’abitato peri-lacustre di Castellaro Lagusello (di recente inseriti nel patrimonio Unesco), il film vuole illustrare le fasi di lavoro, le tecniche costruttive e la fedele ricostruzione di alcuni elementi delle strutture abitative di una popolazione vissuta nell’entroterra sud-gardesano migliaia di anni fa. Quindi il film “Antiche tracce. La vita in palafitta” di Federico Basso (6’). In Realtà Virtuale racconta la vita e la quotidianità delle comunità preistoriche che hanno vissuto presso i siti palafitticoli dell’Italia settentrionale attraverso uno storytelling immersivo. Ambientato nel parco Archeo Natura del sito Unesco di Fiavè (Tn), restituisce con rigore scientifico-archeologico come si svolgevamo le attività di pesca, caccia, artigianato e costruzione delle palafitte. A seguire il film “Sciamani: comunicare con l’invisibile. Dialoghi con l’antropologo Sergio Poggianella” di Niccolò Bongiorno (Italia 2023, 22’). Chi è lo sciamano e come nasce una collezione di oggetti sciamanici? Sono solo alcuni dei quesiti posti dal regista Nicolò Bongiorno a Sergio Poggianella, antropologo ed ideatore della mostra “Sciamani. Comunicare con l’Invisibile”. Ripercorrendo in un’intervista le tappe principali della sua ricerca, il collezionista tesse una narrazione intima del suo rapporto con questa imperscrutabile figura, mostrandone sia la poetica sociale sia il valore artistico alla base dell’esposizione. Chiude il pomeriggio il film “L’Eldorado dei Faraoni” di Pippo Cappellano (52’). Il film è la cronaca di tre anni di missioni archeologiche (1990 – 1991 – 1993) nel deserto nubiano sudanese: dalla scoperta di Berenice Pancrisia, effettuata dai fratelli Castiglioni e da Giancarlo Negro nel febbraio 1989 (la mitica “città tutta d’oro” ” citata da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historiae” e di cui si era persa ogni traccia), ai primi scavi di alcune imponenti tombe, trovate nella vasta regione aurifera che gravita intorno a Berenice. Il film sottolinea le difficoltà incontrate dalla missione archeologica, isolata per due mesi nel cuore del deserto; la durezza di un percorso attraverso montagne e sabbie cedevoli; i sistemi usati per orientarsi nel dedalo degli “wadi”, ed infine le scoperte: semplici ornamenti, ma anche preziosi monili d’oro che confermano l’abbondanza di questo metallo che ha avvalso alla regione il nome di Eldorado africano.

PROGRAMMA DEI FILM DELLA SERA. Alle 20.30, apre il film “Le cime di Asclepio”, di Filippo Ticozzi (Italia 2024, 17’). Un museo si sta svuotando. Ciò che normalmente lo abita cambia posizione e prospettiva. Possono oggetti, statue, cimeli morire? Il film racconta il trasloco di un museo archeologico cercando di assumere il punto di vista dei protagonisti inanimati: oggetti antichi e immortali, ora senz’aura, costretti a confrontarsi con la corruttibilità terrena. Segue il film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico. Chiude il film “I leoni di Lissa” di Niccolò Bongiorno (Italia 2018, 76’). Il film evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Il racconto si sviluppa tra le acque di Lissa, lungo i sentieri della memoria, nel cuore di quel mare Adriatico che è luogo di nascita degli eroi e ponte tra le culture del mediterraneo. Una moderna fiaba visiva raccontata in prima persona da grandi pionieri delle immersioni profonde e da maestri dell’archeologia subacquea, che vivono l’esplorazione come un concetto mentale, e conducono lo spettatore, attraverso “l’epica della subacquea”, dentro un affascinante mosaico di suggestioni visive e storiche, alla ricerca del relitto più nascosto e dimenticato, nel grembo profondo dell’Unità d’Italia.

 

Cabras (Or). Il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant si è aggiudicato il premio del pubblico della IV edizione del Sardegna Archeofilm Festival, quattro serate con proiezioni, incontri con registi e studiosi, nell’area archeologica di Mont’e Prama. Il premio Archeociak all’Ic di Uta (Ca). Applausi per il film fuori concorso “Carlo Tronchetti – La mia Sardegna Archeologica” di Nicola Castangia

Giulia Pruneti e Tore Cubeddu proclamano il film “I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant vincitore del premio Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Il pubblico della IV edizione del Sardegna Archeofilm Festival, che si è tenuto nell’area archeologica di Mont’e Prama, a Cabras (Or), ha premiato il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant (Francia, 52’) cui è andato il premio Sardegna archeofilm 2025 a conclusione di una rassegna che ha riunito per quattro giorni – dal 2 al 5 luglio 2025 – archeologi, registi, divulgatori e appassionati da tutta Italia, consolidandosi come uno degli appuntamenti di riferimento per il cinema documentario dedicato all’archeologia, alla storia antica e alla memoria dei popoli. Oltre venti i titoli selezionati, provenienti da diversi Paesi, capaci di raccontare scoperte, ricerche, avventure intellettuali e siti straordinari, con una particolare attenzione ai temi dell’identità e del patrimonio culturale mediterraneo. A consegnare il premio il direttore artistico Tore Cubeddu e Giulia Pruneti di Archeologia Viva che hanno animato le serate del festival. Al secondo posto nella speciale classifica del pubblico si è classificato “Némos andando per mare” di Marco Antonio Pani (Italia, 110’), al terzo “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya, 34’).

Frame del film “Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion / I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant

La pellicola francese “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant (Francia, 52’) rievoca una delle più grandi conquiste intellettuali dell’umanità: la decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion, avvenuta nel 1822 grazie alla stele di Rosetta. Ma il racconto si arricchisce di una nuova prospettiva, rivelando il ruolo determinante del fratello maggiore Jacques-Joseph, figura chiave e fino a oggi rimasta in ombra. Attraverso archivi familiari e studi recenti, il documentario riscrive una pagina di storia della linguistica e della ricerca archeologica.

Giulia Pruneti e Paolo Carboni consegnano il premio Archeociak 2025 all’istituto comprensivo di Uta (Ca) (foto mont’e prama)

Nella serata finale è stato consegnato anche il Premio Archeociak, in collaborazione con l’Associazione Babel, rivolto a studentesse e studenti delle scuole primarie e secondarie della Sardegna con lo scopo di promuovere la conoscenza e la valorizzazione dell’archeologia e della storia dell’Isola attraverso la scrittura cinematografica. Il riconoscimento è andato all’istituto comprensivo di Uta (Ca) con il progetto “La pietra del tempo”. Sul palco, per la consegna, Paolo Carboni, direttore artistico del Babel Festival.

Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama, al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Soddisfatto il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, che ha sottolineato l’importanza di una manifestazione (realizzata in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva e Giunti Editore) che anno dopo anno è riuscita a crescere e ad attirare l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso. Vinta anche la sfida di portare la rassegna cinematografica nell’area archeologica di Mont’e Prama, in un luogo dove la narrazione del passato assume un significato particolare, con gli scavi a poche decine di metri dal pubblico.

Giorgio Murru e Nicola Castangia al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

La serata finale del Sardegna Archeofilm Festival è stata l’occasione per presentare fuori concorso “Carlo Tronchetti – La mia Sardegna Archeologica” (Italia, 45’), un documentario-intervista realizzato da Nicola Castangia, con soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni e consulenza scientifica di Giorgio Murru. Carlo Tronchetti, presente alla proiezione, è stato un protagonista assoluto della scena archeologica sarda, e attraverso un racconto appassionato ha ripercorso dal vivo la sua lunga carriera: dagli scavi di Mont’e Prama e Nora fino a Tharros e Sant’Antioco. Il racconto filmico è scandito da riprese aeree, ricostruzioni tridimensionali e fotografie d’archivio, che restituiscono con intensità la passione, la visione e la dedizione di una vita spesa a difendere e valorizzare il patrimonio della Sardegna.

Giorgio Murru, Nicola Castangia, Giulia Pruneti, Anthony Muroni e Carlo Tronchetti al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Carlo Tronchetti, al termine della proiezione, ha voluto ringraziare la Fondazione Mont’e Prama per avergli dato la possibilità di raccontare un pezzo memorabile dell’archeologia sarda, che lo ha visto protagonista dagli anni Settanta in poi e, con la consueta ironia, ricordando quel periodo fantastico, ha concluso la sua riflessione sul palco con una citazione del film Blade Runner: “Io ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Muroni, dal suo canto, ha sottolineato come il film sia il giusto tributo a un archeologo vivente e rappresenti anche “un segnale contro la tendenza dei nostri tempi a dimenticare troppo facilmente le persone che hanno lasciato un segno nel corso delle loro attività di ricerca e studio”. Piero Pruneti, fondatore di Archeologia Viva, la prima grande rivista italiana di divulgazione archeologica, partner della manifestazione, è intervenuto a conclusione del Festival per annunciare che il documentario realizzato da Nicola Castangia sarà in concorso alla prossima edizione del Firenze Archeofilm, un riconoscimento per un lavoro, ha affermato, “che avrebbe dato del filo da torcere al film vincitore di questa edizione del Sardegna Archeofilm”.

Nuoro. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Isole e idoli”, oltre 70 opere conta reperti archeologici e opere dei maestri moderni per comprendere come il potere simbolico e mitico delle figure arcaiche, custodite entro i confini dell’insularità, si sia rigenerato, a distanza di secoli, nelle forme del moderno

Quale legame profondo unisce un’isola ai suoi simulacri? E come hanno assorbito e interpretato tale legame i maestri del Novecento in viaggio fra Mediterraneo e Mari del Sud? La mostra “ISOLE E IDOLI”, a cura di Chiara Gatti e Stefano Giuliani col contributo di Matteo Meschiari, dal 27 giugno 2025 al 16 novembre 2025, che inaugura la stagione estiva del museo Archeologico nazionale “Giorgio Asproni” di Nuoro, nasce per rispondere a queste domande e per comprendere come il potere simbolico e mitico delle figure arcaiche, custodite entro i confini dell’insularità, si sia rigenerato, a distanza di secoli, nelle forme del moderno.

“Hurlou” (1957) bronzo di Jean Arp da collezione Città di Locarno (foto esseci)

Una selezione di oltre 70 opere conta reperti archeologici in arrivo dai maggiori musei di archeologia della Sardegna, dal Menhir Museum di Laconi e dai Musei della Bretagna, oltre al prestito eccezionale concesso dal dipartimento di Antichità greche, etrusche e romane del Musée du Louvre di Parigi. Accanto a questi, le opere dei maestri moderni giungono da importanti collezioni europee, fra cui la National Gallery Prague (per le sculture lignee di Gauguin), la Galleria d’arte moderna di Milano, il Musée départemental Maurice Denis, il museo della Città di Locarno, la Fondation Giacometti e gli Archives Henri Matisse, cui si aggiungono l’Archivio Florence Henri e collezioni private italiane come Diffusione Italia International Group srl e la collezione di stampe di Enrico Sesana.

Statua Menhir maschile da Bau Caddore (2800-2500 a.C.) conservato al museo della Statuaria Preistorica della Sardegna di Laconi (foto nicola castangia)

In bilico fra neolitico e alba del Novecento, fra archeologia ed avanguardia, fra gli idoli cicladici e le sculture lignee che Gauguin intagliò nei suoi anni di Tahiti, il percorso fluttua fra passato e presente in cerca di ritorni, sentimenti condivisi, eredità genetiche, spinte effusive destinate a riaffiorare a fasi alterne, come nei cicli geologici, e a guidare le mani degli autori tese a plasmare forme affini. Non, dunque, l’idea del viaggiatore che, esplorando, trova, assorbe e replica. Ma il concetto, più vitale, che l’antico e il moderno si tocchino al di fuori del tempo e dello spazio, fortissimamente nutriti da una medesima necessità: rappresentare l’altrove attraverso statue, steli, monoliti che personifichino l’invisibile in terra. Un affondo dedicato alla Sardegna preistorica offre, infine, un approfondimento sul mondo dell’idolo in terra sarda, articolato intorno a quattro nuclei tematici principali: il toro (simbolo maschile associato al culto del potere e della fertilità), la Dea Madre (figura femminile legata alla nascita e alla continuità della vita), il “capovolto” (rappresentazione dell’aldilà e del rovesciamento rituale), e le statue menhir antropomorfe, veri idoli scolpiti nella pietra e destinati a dominare il paesaggio come presenze eterne.

“Tramonto su Port-de-Bouc” (1904) litografia di Francis Picabia da collezione privata (foto esseci)

L’allestimento, curato dall’architetto Giovanni Maria Filindeu, organizza l’insieme delle opere esposte in una forma spaziale che richiama la configurazione di un arcipelago formato da piccoli raggruppamenti tematici. A guidare l’articolazione degli elementi, sia a parete che a pavimento, sono l’uso intenzionale e critico del colore e la scelta dei materiali. In particolare, il celenit (un aggregato di fibre di legno e cemento) utilizzato per le basi espositive, oltre all’impiego della sabbia lavata, legante naturale ed evocativo, i cui toni algidi sposano la palette estiva delle trame che disegnano mappe metafisiche.

“Donne al lago” (1927) pittura e tempera su carta di Giuseppe Biasi dalla collezione d’arte della Fondazione di Sardegna (foto fondazione banco sardegna)

Ponendosi criticamente come una riflessione sui concetti odierni di alterità, primitivismo e sulle loro ricadute nel cuore del dibattito postcoloniale – esteso ben oltre la storia dell’arte – la mostra affonda dentro ragioni antropologiche connaturate alla presenza di figure totemiche nei circoscritti perimetri di un’isola e spiega quanto maestri del calibro di Gauguin, Pechstein, Miró, Arp o Matisse, nel corso dei loro viaggi, abbiano rielaborato tale convivenza, proiettando le loro stesse icone statuarie nella dimensione assoluta del sacro.

“Il cantastorie parla” (1894) xilografia di Paul Gauguin da collezione privata (foto esseci)

Partendo dalla prima “fuga” di Gauguin verso la Bretagna, nel 1886, secondo un concetto di isola come luogo ideale, immune dalle derive del mondo civilizzato, il percorso narra l’esperienza di Jean Arp, che collezionava statuette cicladiche, irretito dal loro magnetismo concentrato in un pugno, e di Max Pechstein approdato nel 1914 nell’arcipelago di Palau, dove visse a contatto con le comunità locali sull’isola di Angaur e vi ritrasse volti maschili solenni come divinità. “Vedevo gli idoli scolpiti in cui una trepidante pietà e il timore reverenziale di fronte all’imperscrutabile potere della natura avevano impresso speranza, paura e soggezione, davanti al loro ineluttabile destino”. Joan Miró, nei suoi appunti quotidiani, evocava le statue Moai dell’Isola di Pasqua, come riferimento potente per nuove forme scultoree, riconoscendo in esse l’incarnazione di uno spirito ancestrale. E ancora, Alberto Giacometti che aveva trovato la propria isola fra i massi erratici del Maloja, fece di ogni suo ritratto un idolo, un custode del tempio, inginocchiato al cospetto dell’immateriale.

Idolo schematico in marmo della cultura di Keros-Syros (Antico Cicladico II, 2700-2300 a.C.) conservato al Louvre di Parigi (foto musée du louvre)

“Non serve – scrive Chiara Gatti nel suo testo – il revisionismo postcoloniale per affermare che, nella loro statura ieratica, non vi sia nulla di primitivo, esotico, conturbante. È astrazione allo stato puro. Sono dee madri, pietose e grandiose allo stesso tempo, come prefiche egizie, come offerenti etrusche, come ancelle rubate alla pittura vascolare greca. E i loro sguardi che scrutano nel vuoto, immersi in un’attesa casoratiana, ricordano l’immobilità disarmata della Melencolia di Dürer, allegoria dell’intelletto umano che medita sul destino del cosmo”. Scrive Matteo Meschiari nel suo testo a catalogo: “Il punto è cercare di capire non tanto la sociologia, la filosofia e la geopolitica dell’essere e vivere l’isola, quanto in che modo la geomorfologia Terra-Mare contenga in sé dei fossili di pensiero mitico, in che modo l’incontro tra roccia e acqua sia una specie di campo morfogenetico in grado di generare mito. Gli stereotipi concettuali legati all’isola sono un filtro oscurante: esclusione, separatezza, solitudine, naufragio, arroccamento, prigione, esilio, confino, sono solo i più diffusi, ma appena ci spostiamo in culture Ocean-centered come quella vichinga o quella polinesiana, ci rendiamo conto che l’Occidente è impastoiato in un paradigma coloniale geocentrico che dà sempre priorità alle terre, uno sguardo continentale che perpetua un modello geografico egemonico dove il mare è il vuoto. Per chi vive in mare, al contrario, l’acqua è il centro del mondo, le sue mappe indicano paesaggi sommersi e moti di correnti, mentre le isole, soprattutto quelle oceaniche, sono piccole pause, zone di sospensione nell’immensità salata, e l’arcipelago è un iperoggetto bucherellato tenuto assieme dal dinamismo delle acque, dal pieno del mare”.

Roma. Al via il IV Convegno Internazionale di Archeologia Aerea “L’eredità di Bradford (1975-2025) – Immagini aeree e paesaggi antichi” a distanza di 50 anni dalla prematura scomparsa di John Bradford, autore di uno dei testi fondamentali e più conosciuti nel campo dell’archeologia aerea: quattro giorni di contributi tra Aerofototeca Nazionale, Cnr, British School at Rome, Sapienza Università di Roma. Ecco il programma

A distanza di 50 anni dalla prematura scomparsa di John Bradford (1918-1975), autore del libro “Ancient Landscape” (1957), uno dei testi fondamentali e più conosciuti nel campo dell’archeologia aerea, il IV Convegno Internazionale di Archeologia Aerea “L’eredità di Bradford (1975-2025) – Immagini aeree e paesaggi antichi”, si svolgerà a Roma dal 20 al 23 maggio 2025, nelle sedi dell’Aerofototeca Nazionale, della British School at Rome e della Sapienza Università di Roma, ha come tema principale e filo conduttore l’eredità scientifica dello studioso inglese, uno dei pionieri e dei più grandi maestri nell’uso delle immagini aeree per l’aerotopografia archeologica. Lingue ufficiali del convegno: italiano e inglese. Organizzato dal Laboratorio di Topografia antica e Fotogrammetria (LabTAF) dell’università del Salento e dall’ Archaeological Mapping Lab | Laboratorio di Topografia Antica e Cartografia Archeologica del CNR ISPC, in collaborazione con l’Aerofototeca Nazionale dell’ICCD, la British School at Rome e la Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Scienze dell’Antichità, il convegno offre anche un quadro rappresentativo dei principali orientamenti e metodologie di ricerca che animano l’attuale panorama italiano e internazionale dell’archeologia aerea.

PROGRAMMA MARTEDÌ 20 MAGGIO. ICCD – Aerofototeca Nazionale (Sala della Biblioteca delle Arti, Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, via di San Michele a Ripa, 22): alle 14, Indirizzi di saluto, LUIGI LA ROCCA (capo dipartimento Tutela del Patrimonio culturale – MiC), CARLO BIRROZZI (direttore ICCD), FRANCESCO DI LORENZO (responsabile Aerofototeca Nazionale); 14.30, Apertura dei lavori “L’eredità di Bradford (1975-2025)”: GIUSEPPE CERAUDO, IMMACOLATA DITARANTO, VERONICA FERRARI, GIUSEPPE SCARDOZZI “Immagini aeree e paesaggi antichi”; COL. GERARDO CERVONE, COL. EDOARDO GRASSIA (Stato Maggiore Aeronautica) “L’Archivio Storico dell’Aeronautica Militare”. PRIMA SESSIONE “TRA FOTO AEREE STORICHE E RECENTI” [chair: ELIZABETH J. SHEPHERD]: alle 15, CRISTINA CORSI, A scuola di fotointerpretazione. Un dossier inedito di foto aeree storiche dell’Aeronautica Militare su Santa Severa (Santa Marinella, Roma); 15.20, FRANCESCA CARINCI, ANTONIO LEOPARDI, MARA ROMANIELLO, ADRIANA VALCHERA, L’eredità di Adamesteanu. L’archivio fotografico della Soprintendenza della Basilicata per la tutela del territorio”; 15.40, ALESSANDRA DELL’ANNA, ROBERTA CRISTALLO, “Storie in volo: l’arte di comunicare l’Aerofototeca Nazionale”; 16, GIUSEPPE SCARDOZZI, LAURA CASTRIANNI, “Aerofotografie storiche per lo studio delle città antiche del Nord-Africa: i casi di Tripoli-Oea e Bengasi-Berenice”; 16.20, pausa caffè; 16.20, Presentazione Poster [chair: GIANLUCA CANTORO]: alle 17, RODOLFO BRANCATO, IMMACOLATA DITARANTO, FRANCESCA DI PALMA, GIUSEPPE LUONGO, PASQUALE MEROLA, “Indagini aerotopografiche ad Atella (Sant’Arpino-CE). Un approccio integrato tra tradizione e innovazione”; 17.20, GIOVANNA CERA, “Lo studio del paesaggio antico attraverso i dati aerofotografici e da telerilevamento. Controllo del territorio, viabilità, appoderamento e popolamento nell’alta valle del Volturno”; 17.40, PATRIZIA TARTARA, “Cerveteri ed il suo territorio: dalla documentazione del paesaggio antico a quello attuale”; 18, Discussione.

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 21 MAGGIO. Consiglio Nazionale delle Ricerche (Sala Convegni, piazzale Aldo Moro, 7): alle 9, Indirizzi di saluto, SALVATORE CAPASSO (direttore dipartimento Scienze umane e sociali, Patrimonio culturale – CNR); COSTANZA MILIANI (direttrice Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – CNR). Apertura dei lavori SECONDA SESSIONE “ARCHEOLOGIA AEREA PER LO STUDIO DEI PAESAGGI ANTICHI” [chair: MARCELLO GUAITOLI]: alle 9.20, FEDERICA BOSCHI, ENRICO GIORGI, GIUSEPPE GUARINO, “Archeologia del paesaggio di una città adriatica. Trenta anni di ricerche a Suasa (AN)”; 9.40, GILLES LEROUX, “I paesaggi gallici riscoperti dei bacini della Seiche e dell’Oudon”; 10, GRÉGORY MAINET, GIUSEPPE CERAUDO, DARIO DAFFARA, JOÉ JUNCKER, “Il contributo del remote sensing all’elaborazione della carta archeologica del suburbio meridionale di Ostia (località Pianabella)”; 10.20, LUISA MIGLIORATI, GIORGIA LEONI, ALESSANDRO VECCHIONE, “Peltuinum tra dati aerofotografici e verifiche archeologiche”; 10.40, pausa caffè [chair: STEFANIA QUILICI GIGLI]: alle 11, GIORGIO F. POCOBELLI, “Nuovi dati sulla limitatio di Florentia”; 11.20, IMMACOLATA DITARANTO, MARIN HAXHIMIHALI, “Indagini integrate sulle trasformazioni del paesaggio costiero albanese: Apollonia di Illiria e il suo porto”; 11.40, MICHELE SILANI, MICHELE STEFANILE, MARIA LUISA TARDUGNO, “Tra cielo e mare. Fotografia aerea e resti sommersi: nuovi dati per la mappatura della ripa puteolana (Pozzuoli, Italia)”; 12, ROBERTO GOFFREDO, ANTONIO MINERVINO AMODIO, NICODEMO ABATE, ALESSIA FRISETTI, ANTONIO LOPERTE, ROSA LASAPONARA, NICOLA MASINI, “Percorsi integrati di indagini non invasive a Castiglione (Conversano, Puglia): dalla ricostruzione dei paesaggi storici al progetto di tutela e valorizzazione del sito”; 12.20, DAMIANO PISARRA, PAOLA AURINO, MARIANGELA BARBATO, “I paesaggi della Sibaritide. Il rapporto uomo-ambiente nella diacronia dei sistemi insediativi”; 12.40, Discussione; 13, pausa pranzo. Alle 14, Presentazione [chair: ENRICO GIORGI]; 15, ANDREA ANGELINI, GIOVANNI CARATELLI, MARILENA COZZOLINO, VINCENZO GENTILE, PAOLO MAURIELLO, DANIELA QUADRINO, “L’area archeologica di Madonna del Piano a Castro dei Volsci (FR). Una lettura integrata per la conoscenza e la valorizzazione”; 15.20, DARIO MONTI, “Distant eyes on the Apennines. The contribution of aerial photography and remote sensing to the understanding of the territory of northern inland Sabina between the pre-roman and roman periods”; 15.40, VINCENZA FORGIA, “Paesaggi in movimento: il tracciato della via Valeria tra Thermae Himeraeae e Aquae Segestanae”; 16, GLORIA ADINOLFI, RODOLFO CARMAGNOLA, PATRIZIA TARTARA, “Trasformazioni del paesaggio tarquiniese”; 16.20, pausa caffè [chair: MARIA LUISA MARCHI]; 16.40, PASQUALE MEROLA, “Memorie di guerra della Legione Straniera in Marocco: le fortezze per il controllo del territorio”; 17, PATRIZIA GENTILE, “Sistemi di telerilevamento e di rappresentazione del territorio finalizzati all’incremento della conoscenza del patrimonio archeologico del Tavoliere”; 17.20, FIORELLA DE LUCA, “Studio e analisi di un abitato fortificato della chora tarantina: l’insediamento “messapico” di masseria Vicentino (Grottaglie -TA)”; 17.40, Discussione.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 22 MAGGIO British School at Rome (via Antonio Gramsci, 61): alle 9, Indirizzi di saluto, ABIGAIL BRUNDIN (direttrice della British School at Rome); STEPHEN KAY (British School at Rome). Apertura dei lavori TERZA SESSIONE “L’EREDITÀ DI BRADFORD” [chair: STEPHEN KAY]: alle 9.20, LAURA CASTRIANNI, ALESSANDRA GIOVENCO, “Rescued from pulping. Aerial photography and Bradford’s cultural legacy across archival collections at the BSR”; 9.40, DARIO DAFFARA, ELIZABETH J. SHEPHERD, “Beneath, beyond the valley, breaks the sea: John Bradford a Ostia”; 10, WŁODZIMIERZ RĄCZKOWSKI, “John Bradford’s landscapes and beyond: reflections on remote sensing applicability in the past landscapes studies”; 10.20, BARTUL ŠILJEG, HRVOJE KALAFATIĆ, RAJNA ŠOSIĆ KLINDŽIĆ, “Bradford legacy in Croatia – 50 years after”; 10.40, pausa caffè [chair: MARCELLO SPANU]; 11, MARINELLA PASQUINUCCI, “J.S.P. Bradford, P. Fraccaro e lo studio dei territori centuriati”; 11.20, VERONICA FERRARI, “Bradford e l’ager Aecanus: “un incomparabile paesaggio centuriato romano”; 11.40, GIUSEPPE CERAUDO, “Successful strategy depends on the right tactics”. Archeologia aerea e questioni di metodo: da Bradford ai droni”; 12, FRANCESCO ARTIBANI, “Viaggi e visioni di John Bradford: una straordinaria storia da raccontare a fumetti”; 12.40, Discussione; 13, pausa pranzo [chair: FRANK VERMEULEN]; 14.30, FRANCESCO MARIA CIFARELLI, STEPHEN KAY, ALBERTA MARTELLONE, ELENA POMAR, CHRIS WHITTAKER, CESARE FELICI, “The contribution of remote sensing and geophysical prospection to the investigation of the vicus of Furfo, Abruzzo”; 14.50, VALENTINA PESCARI, GIORGIO F. POCOBELLI, STEFANO CAMPANA, KEN SAITO, BEATRICE FOCHETTI, PAOLO LIVERANI, “La Tenuta Presidenziale di Castelporziano e il progetto Hidden Landscape of Latium (HiLL): le foto RAF per la conoscenza dell’antica costa Laziale”; 15.10, MARIA LUISA MARCHI, GIOVANNI FORTE, ANTONELLA FRANGIOSA, VITTORIO PETRELLA, “Dopo Bradford. I paesaggi della Daunia raccontano la loro storia dal cielo”; 15.30, ANNA PAOLA MOSCA, “La penisola del Sinis e l’insediamento di Tharros: una lunga storia di ricerche e di impiego di fotografie aeree”; 15.50, pausa caffè [chair: PAOLO LIVERANI]: alle 16.30, GIANCARLO PASTURA, FRANCESCA FRANDI, Archeologia Preventiva e proximal sensing. Applicazioni e sperimentazioni connesse alla progettazione di infrastrutture ferroviarie”; 16.50, BEATRICE FOCHETTI, “L’utilizzo integrato di fotografia aerea, indagini geofisiche e ricerche d’archivio per lo studio del monumento antico: il caso di Falerii Novi”; 17.10, FRANK VERMEULEN, LIEVEN VERDONCK, DEVI TAELMAN, ELENA POMAR, “Discovery of a large suburban villa near the south gate of Falerii Novi (Lazio): confronting aerial photography with geophysical prospection and focused stratigraphic probing”; 17.30, Discussione.

PROGRAMMA VENERDÌ 23 MAGGIO Sapienza Università di Roma (Museo dell’Arte Classica, Aula di Archeologia): alle 9, Indirizzi di saluto, FRANCESCA ROMANA STASOLLA (direttrice del dipartimento di Scienze dell’Antichità – Sapienza Università di Roma), MARIA TERESA D’ALESSIO (direttrice della Scuola di Dottorato in Archeologia – Sapienza Università di Roma). Apertura dei lavori QUARTA SESSIONE “METODOLOGIE INTEGRATE DI REMOTE SENSING PER LO STUDIO DEI CONTESTI ANTICHI [chair: IRMA DELLA GIOVAMPAOLA]: alle 9.20, LAURA EBANISTA, ALESSANDRO JAIA, “L’uso degli indici NDVI e VARI nell’ambito della diagnostica archeologica”; 9.40, FEDERICA BOSCHI, ILARIA LATINI, ENRICO ZAMPIERI, “Archeologia scoperta e riscoperta. Il progetto SEARCH – Sensing ARCHaeology – e le nuove acquisizioni”; 10, GIUSEPPE P. CIRIGLIANO, GABRIELE MAZZACCA, FABIO REMONDINO, PAOLO LIVERANI, GIOVANNA LIBEROTTI, GIANLUCA CANTORO, GIORGIO F. POCOBELLI, HERBERT MASCHNER, STEFANO CAMPANA, “Archeologia delle aree boschive del mediterraneo. Acquisizione, processing, interpretazione di dati LiDAR ad alta risoluzione nell’ager Rusellanus”; 10.20, GRÉGORY MAINET, PHILLIPPE DE SMEDT, CLAUDIA DEVOTO, THOMAS MORARD, MARCELLO TURCI, LIEVEN VERDONCK, JEROEN VERHEGGE, FRANK VERMEULEN, “Un confronto tra riprese aeree e indagini geofisiche: la zona non scavata della regio IV a Ostia antica”; 10.40, GIUSEPPE CACCIAGUERRA, ALESSANDRA CASTORINA, “Archeologia aerea e paesaggio costiero tra l’età classica e medievale. Insediamenti, viabilità e latomie nell’area megarese”; 11, pausa caffè [chair: STEFANO CAMPANA]; 11.20, JACOPO TURCHETTO, SILVIA PALTINERI, CATERINA PREVIATO, JACOPO BONETTO, “Remote e proximal sensing a San Basilio (Ariano nel Polesine, Rovigo)”; 11.40, FABRIZIO MOLLO, MARCO SFACTERIA, ANTONIO MINERVINO AMODIO, GIUSEPPE CORRADO, DARIO GIOIA, LUIGI BLOISE, “Santa Gada di Laino Borgo: indagini integrate per la ricostruzione di un sito e del suo paesaggio”; 12, Discussione; 12.30, Assemblea annuale della Consulta di Topografia antica; 13, pausa pranzo; Presentazione Poster [chair: NICOLA MASINI]; 15, TILL HENDRIK MÜLLER, MATTHIAS LANG, “Remote Sensing on the Monte Abatone Plateau (Cerveteri, RM). New contributions to almost 100 Years of Aerial Archaeology on the Caeretan southern Necropolis”; 15.20, ANTONIO CORBO, CARLO VIRILI, ALESSANDRO JAIA, “Approcci multiscala e multi sensore per lo studio della topografia antica della conca velina e del bacino di Piediluco”; 15.40, BRUNO MARCOLONGO, “Foto aeree zenitali e immagini multispettrali da satellite per la ricostruzione dell’occupazione antica dell’oasi di Dûmat al-Jandal (Arabia Saudita)”; 16, GIANLUCA NORINI, CORRADO ALVARO, MARIACARMELA MONTESANTO, TATIANA PEDRAZZI, MARINA PUCCI, “Amrit e la sua regione (Tartus, Siria): l’uso di LiDAR, immagini satellitari e scansioni 3d per l’analisi del paesaggio urbano e dell’ambiente”; 16.20, pausa caffè; [chair: ALESSANDRO JAIA]: 16.40, NICOLA MASINI, IVAN GHEZZI, NICODEMO ABATE, MARIA SILEO, ANTONIO MINERVINO AMODIO, VALENTINO VITALE, ROSA LASAPONARA, “Approccio integrato multisensore per lo studio dell’Osservatorio Solare di Chankillo in Perù”; 17, ILARIA MICCOLI, “Applicazioni GIS e di remote sensing per lo studio delle divisioni agrarie antiche nella valle del fiume Bistrica (Albania)”; 17.20, JORGE ANGÁS, PAULA URIBE, CRISTIAN IRANZO, CARLOS VALLADARES, LARA ÍÑIGUEZ, ENRIQUE ARIÑO, JOSÉ ÁNGEL ASENSIO, MILAGROS NAVARRO, VERÓNICA MARTÍNEZ, JOSEP MARÍA GURT, Mª ÁNGELES MAGALLÓN, “A Decade of Expertise in Aerial Archaeology from Satellite to Drone: Exploring Spain and Beyond the Mediterranean”; 17.40, PAWEL WOLF, “Detecting and studying ancient rural settlement structures in Shaqadud (Northern Sudan) by UAV-based 3Dphotogrammetry, satellite imagery and GIS”; 18, Discussione e conclusioni.

Palermo. Alla Gipsoteca (unipa) giornata di studio sulle attività della Missione archeologica italo-tunisina al Teatro romano di Althiburos. L’incontro, in presenza e on line, segue di qualche giorno le due giornate di studio a Tunisi sulle missioni di scavo attive e i progetti di cooperazione nel 60.mo della prima missione archeologica italo-tunisina

Martedì 29 aprile 2025, alle 10, nella Gipsoteca del dipartimento Culture e Società, Edificio 15 di viale delle Scienze, 8° piano, a Palermo, giornata di studio sulle attività della “Missione archeologica italo-tunisina al Teatro romano di Althiburos”. Sarà possibile seguire i lavori anche on line sulla piattaforma Teams al link: https://tinyurl.com/Althiburos.

La squadra della missione italo-tunisina con l’università di Palermo al Teatro romano di Althiburos nella campagna 2023 (foto unipa)

La missione dell’università di Palermo, iniziata nel 2007 e diretta dal prof. Gilberto Montali, in collaborazione con l’Institut National du Patrimoine de Tunisie, ha come oggetto lo scavo, il rilievo, lo studio architettonico e dei materiali del Teatro romano di Althiburos (Governatorato di El Kef, Tunisia). La ricerca inoltre si prefigge di inserire il monumento nell’ambito dell’architettura teatrale romana della provincia dell’Africa proconsolare, per giungere ad una proposta di restauro del monumento, per la valorizzazione dell’intero sito. Il teatro romano di Althiburos è in uno stato di conservazione davvero eccezionale: costruito probabilmente alla fine del II secolo d.C. venne fortificato in età bizantina e rioccupato in età medievale.

La giornata di studi dell’università di Palermo segue di una settimana le due giornate di studio, dedicate ai risultati delle missioni di scavo attive e ai progetti di cooperazione in avvio, promosse al museo nazionale del Bardo a Tunisi, il 23 e 24 aprile 2025, dall’Institut National du Patrimoine, dall’Ambasciata d’Italia in Tunisia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi in occasione del sessantesimo anniversario della prima missione archeologica italo-tunisina. Le Journée d’ètude hanno consentito ai direttori delle 14 missioni di scavo congiunte italo-tunisine di presentare, anche in chiave divulgativa, il lavoro finora svolto presso importanti siti archeologici in tutto il Paese come Cartagine, Capo Bon, Thuburbo Maius, Althiburos, ecc. e gli obiettivi dei progetti in fieri. Si è parlato anche di rilevanti progetti di cooperazione in atto, come quello che vede collaborare l’Institut National du Patrimoine con il Parco archeologico del Colosseo sulla tutela e la valorizzazione del sito di El Jem. Uno spazio particolare è stato riservato ai progetti in fase di definizione, come un’articolata collaborazione che vedrà protagonisti l’Institut National du Patrimoine, l’Istituto centrale per il restauro, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) di Tunisi e l’Istituto centrale per l’archeologia.

Firenze. Alla VII edizione di Firenze Archeofilm il pubblico premia il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (che prende anche una menzione speciale dall’università di Firenze). Ecco tutti i film che hanno vinto gli altri premi o hanno ricevuto menzioni

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Il regista Massimo D’Alessandro riceve il premio Firenze Archeofilm 2025 da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, per il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (foto beppe cabras / archeologia viva)

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Le scoperte archeologiche in un pozzo ai piedi di Orvieto, gli ultimi Maasai del Kenya, le storie di “bibliotecari-eroi” e i monumenti preistorici mostrati per la prima volta al cinema sono gli argomenti sviluppati dai film premiati alla VII edizione di Firenze Archeofilm, il festival di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al Cinema La Compagnia di Firenze dove, dal 5 al 9 marzo 2025, sono stati proposti al pubblico 80 film da tutto il mondo di cui oltre la metà anteprime.  

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Premio “Firenze archeofilm” 2025 al film “Campo della Fiera e il pozzo del temèpo” di Massimo D’Alessandro (foto beppe cabras / archeologia viva)

Il PREMIO “FIRENZE ARCHEOFILM” 2025 al film più votato dal pubblico è stato assegnato a “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2025, 52’). Produzione: A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione) ETS. Consulenza scientifica: Marco Cruciani, Danilo Leone, Mario Mazzoli, Silvia Simonetti, Simonetta Stopponi, Vincenzo Valenzano. Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria. Grazie a decenni di scavi archeologici affiorano reperti straordinari: ceramiche pregiate, antichi templi e un pozzo misterioso che racchiude tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni emozionanti, interviste agli archeologi e riprese spettacolari, il documentario svela la vita, il declino e la rinascita di un luogo unico.

PRIMI 15 CLASSIFICATI FIRENZE ARCHEOFILM 2025 (Voto “film più gradito al pubblico” da 1 a 5)

1° Campo della Fiera e il pozzo del tempo (4,41)
Nazione: Italia – Regia: Massimo D’Alessandro
2° Threads of Heritage. Nel Tunnel dei Crimini d’Arte (4,40)
Nazione: Italia – Regia: Brian Parodi
3° Luigi De Gregori. Salvare la creatura (4,37)
Nazione: Italia – Regia: Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi
4° Alhambra, il paradiso perduto / Alhambra, the lost paradise (4,32)
Nazione: Francia – Regia: Marc Jampolsky
5° Libano segreto: i tesori di Byblos / Secret Lebanon: the treasures of Byblos (4,30)
Nazione: Francia – Regia: Philippe Aractingi
6° Viaje a Itaca / Journey to Ithaca (4,29)
Nazione: Spagna – Regia: Juan Prado
7° Vangelo secondo Maria (4,27)
Nazione: Italia – Regia: Paolo Zucca
8° Langobardi – Grimoaldo, il primo re friulano (4,24)
Nazione: Italia – Regia: Sandra Lopez Cabrera
9° L’uomo di Val Rosna (4,234)
Nazione: Italia – Regia: Stefano Zampini
10° Donne di Miniera (4,230)
Nazione: Italia – Regia: Roberto Carta
11° Giordania biblica. Tra presenze remote e splendori nascosti (4,217)
Nazione: Italia – Regia: Alberto Castellani
12° Un altro mondo – L’esilio di Rolando Nannicini a Latronico (4,211)
Nazione: Italia – Regia: Daniela Zottola
13° Huarmis Sachamantas / Le donne del telaio (4,18)
Nazione: Italia – Regia: Federico Ferrario
14° La tomba della Sciamana / Das Grab der Schamanin (4,168)
Nazione: Germania – Regia: Christian Stiefenhofer
15° L’altro mondo dei dinosauri / L’autre monde des dinosaures (4,164)
Nazione: Francia – Regia: Pascal Cuissot

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Il premio “Studenti UniFi” 2025 al film “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (foto beppe cabras / archeologia viva)

Il PREMIO “STUDENTI UNIFI” per il miglior cortometraggio è stato assegnato dalla giuria di studentesse e studenti dell’Università di Firenze a: “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (Italia 2024, 18’). Produzione: Luca Pirolo, Tommaso Sestito. Roma, 1936. La Seconda Guerra Mondiale è all’orizzonte. Il governo italiano decide di attuare un piano di protezione antiaerea per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale nazionale. La difesa dei materiali librari più preziosi della Capitale è affidata a Luigi De Gregori, bibliotecario di fama internazionale e punto di riferimento per i direttori di biblioteche di tutta Italia. Inizia così la ricerca di nascondigli sicuri.

2° classificato: “Lawrence of Moravia” di Jan Cechl (Repubblica Ceca, Portogallo 2024, 14’). Produzione: Radim Procházka, Irina Calado. 3° classificato: “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia 2024, 15’). Produzione: Fabio Fanni Marceddu.

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Il Premio “Università di Firenze” 2025 al film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (foto beppe cabras / archeologia viva)

Il PREMIO “UNIVERSITÀ DI FIRENZE” è stato assegnato dalla giuria composta da tre docenti dell’università di Firenze: Sara Casoli docente di Cinema, fotografia e televisione, Domenico Lo Vetro docente di Archeologia preistorica, Silvia Pezzoli docente di Sociologia della Comunicazione, a: “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya 2024, 34’). Produzione: Angela Fisher, Carol Beckwith, Kire Godal. Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro emotivo rito di passaggio nel 2022, Maasai Eunoto segue il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano, rivelando il passato e il presente nascosti di una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa.

MOTIVAZIONE: “Maasai Eunoto dipinge con grande forza narrativa e potenza visiva la cultura e le tradizioni del popolo Maasai, raccontando con vividezza e sensibilità il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano. Le immagini realizzate dalla documentarista Kire Godal, di grande poesia ed eleganza, si amalgamano efficacemente con le voci narranti dei protagonisti, che raccontano in prima persona il significato del rito di passaggio che si accingono a compiere, in una forma di autorappresentazione ancora troppo rara nei documentari etnografici”.

MENZIONE SPECIALE ad “Approdi” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2024, 45’). Produzione: Lorenzo Scaraggi per Omero su Marte. Consulenza scientifica: Nicolò Carnimeo
MOTIVAZIONE: “Approdi è un viaggio “geopoetico” che prende spunto dal Breviario Mediterraneo di Pedrag Matvejevic. Attraverso la metafora del viaggio e gli approdi nei porti pugliesi, lo spettatore viene accompagnato ad approfondire ad ogni tappa temi diversi, aiutato da voci esperte di studiosi, artisti, giornalisti e intellettuali. La narrazione di alta qualità, il linguaggio poetico, la fotografia e la voce fuori campo del regista svelano i legami tra i valori storico-archeologici dei porti e il loro significato contemporaneo”.

MENZIONE SPECIALE a “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2025, 52’). Produzione: A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione) ETS. Consulenza scientifica: Marco Cruciani, Danilo Leone, Mario Mazzoli, Silvia Simonetti, Simonetta Stopponi, Vincenzo Valenzano
MOTIVAZIONE: “Una storia secolare riscoperta grazie a 20 anni di ricerche archeologiche condotte al Campo della Fiera sotto la rupe di Orvieto. Con abilità narrativa, e grazie al montaggio sapiente delle immagini e all’uso delle nuove tecnologie, il documentario ripercorre le affascinati vicende di questo luogo della memoria in un filo continuo che dagli etruschi conduce al medioevo. Fulcro della narrazione sono le recenti indagini nel profondo pozzo medievale del convento di San Pietro in Vetere da cui, grazie alla sinergia tra archeologi e speleologi, emergono inaspettate meraviglie”.

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Il premio “Museo e istituto fiorentino di Preistoria” al film “Rondelle: 7000 anni di mistero / Roundels: the 7000 years old mystery” di Krzysztof Paluszyński (foto beppe cabras / archeologia viva)

Il PREMIO “MUSEO E ISTITUTO FIORENTINO DI PREISTORIA” al miglior film di archeologia preistorica è stato assegnato dalla giuria composta da: Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura Provincia di Firenze, membro del CdA del  Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria), Maddalena Chelini (archeologa, responsabile dei Servizi  educativi e comunicazione del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria), Fabio Martini (archeologo, già docente all’università di Firenze e presidente del museo e istituto fiorentino di Preistoria) a “Rondelle: 7000 anni di mistero / Roundels, the 7,000 years old mystery” di Krzysztof Paluszyński (Polonia 2021, 54’). Produzione: PFS PalFilmStudio – Consulenza scientifica: Lech Czerniak, Jacek Wierzbicki. Il film è un viaggio attraverso il territorio polacco ed europeo che risale a circa 7000 anni fa. Le scene svolte all’aperto, le accurate inquadrature, l’uso di ricostruzioni, rievocatori e animazioni in 3D faranno rivivere quel mondo lontano. Protagoniste sono le rondelle, ancora poco conosciute e studiate, tra i più antichi esempi di architettura monumentale in Europa.

MOTIVAZIONE: “Il filmato ricostruisce con accuratezza e rigore scientifico un fenomeno che ha interessato l’intera Europa nella Preistoria recente, una pionieristica architettura monumentale neolitica della quale sono rimaste tracce importanti per la loro descrizione ed evidenze più labili che vanno interpretate. Il risultato dell’operazione di ricostruzione storica, proposta in chiave accessibile e divulgativa, è di ottimo livello informativo ed educativo. La narrazione è organica e tiene un ritmo molto apprezzabile. La comunicazione si avvale di ricostruzioni, animazioni 3D e rievocazione che utilizzano con rigore e prudenza il dato archeologico”.

MENZIONE SPECIALE a “L’Uomo prima dei Neanderthal / Humans before Neanderthals” di Emma Baus (Francia 2024, 52’). Produzione: Anne Labro / Tangerine Productions. Consulenza scientifica: Amélie Vialet
MOTIVAZIONE: “Il più antico popolamento dell’Europa, a seguito dei processi migratori fuori dall’Africa, viene affrontato sulla base della documentazione archeologica disponibile che viene presentata e interpretata con competenza e rigore scientifico. Il pregio del film, oltre ad una innegabile perizia tecnica, sta nella sensibilità e nella capacità di offrire allo spettatore un quadro storico talora labile nel quale vengono ricostruite le capacità cognitive di quei nostri antichi antenati e alcuni caratteri che ancora oggi definiscono il nostro essere umani”.

Padova. A Palazzo Folco, sede Sabap, al via il ciclo di conferenze “Riti e Miti attraverso la cultura materiale” per tutto il mese di marzo: apre Francesca Iannarilli, poi Nicolò Scialpi, Aldo Villabruna e Luca Zaghetto

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Nel mese di marzo 2025, ogni venerdì dalle 15 alle 16, a Palazzo Folco, in via Aquileia a Padova, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, appuntamento con “Riti e Miti attraverso la cultura materiale”, ciclo di conferenze promosse dalla Società Archeologica Veneta, in collaborazione con la Soprintendenza. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Il programma: 7 marzo, Francesca Iannarilli su “(…) e lo fece a pezzi: la morte di Osiride e la manipolazione rituale del corpo in antico Egitto”; 14 marzo, Nicolò Scialpi su “Alle origini del simbolismo: le prime tracce di cultura nel Paleolitico”; 21 marzo, Aldo Villabruna su “Il cavallo, il bronzo e la pazzia: credenze e rituali magici in Africa centrale”; 28 marzo, Luca Zaghetto su “Mito vs Rito. Veneti Antichi, Etruschi e popolazioni dell’Alto Adriatico del I millennio a.C.”.