San Valentino al museo, tra selfie, baci, visite guidate e ingressi gratuiti. Ecco alcune idee dal museo Archeologico di Napoli, l’Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, l’Egizio di Torino, l’Archeologico di Taranto, l’Etrusco di Villa Giulia a Roma, al Bailo di Treviso

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“Amore e Psiche”: affresco da Pompei (50-79 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

San Valentino al museo, con amore. Succede in molti musei, da nord a sud. Durante tutta la giornata di lunedì 14 febbraio 2022 le coppie al museo Archeologico nazionale di Napoli pagheranno un solo biglietto intero. Ma soprattutto al Mann sarà un San Valentino di baci. Nell’ambito della rassegna “Lo scaffale del MANN”, curata dai Servizi Educativi dell’Archeologico, Elisabetta Moro (professore ordinario di Antropologia culturale/ università di Napoli Suor Orsola Benincasa) e Marino Niola (professore ordinario di Antropologia dei simboli/ università di Napoli Suor Orsola Benincasa) intraprendono il viaggio culturale raccontato nel libro “Baciarsi” (Einaudi, 2021) con queste parole: “Il più epidermico dei gesti umani, ma anche il meno superficiale”.

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Elisabetta Niola e Marino Moro con il loro libro “Baciarsi” (foto mann)

Elisabetta Moro e Marino Niola presenteranno il loro saggio proprio lunedì 14 febbraio 2022, alle 16, in Auditorium: così la tradizionale festa degli innamorati sarà celebrata al Museo con un excursus antropologico sulle fondamenta degli affetti e delle relazioni sociali. L’incontro con gli antropologi Moro e Niola sarà anticipato, sui canali Facebook e Instagram del MANN, da post e stories sul tema dell’amore. A conclusione dell’evento, il direttore del Museo, Paolo Giulierini, donerà al pubblico un pensiero simbolico: un bacio Perugina. La partecipazione alla presentazione del libro “Baciarsi” sarà gratuita; per accedere all’Auditorium, richiesti Green Pass rafforzato e mascherina ffp2.

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Polifemo e Galatea: affresco dalla Casa dei Capitelli colorati di Pompei (50-79 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un percorso affascinante attraverso i baci di ieri e di oggi, alla scoperta dei mille significati di un gesto che caratterizza gli esseri viventi da quando, agli albori della storia, le mamme scimpanzé masticano il cibo e lo passano bocca a bocca ai propri cuccioli. Nato come strumento per la nutrizione, nel tempo il bacio diventa passione, dedizione, emozione. E, quando il Covid ci ha chiusi in un lockdown del corpo e dell’anima, abbiamo capito quanto questo contatto a fior di labbra sia vitale. In questo senso, il bacio è la prima vittima della pandemia. Individuo e comunità, intimità e prestigio, eros e pathos, sentimento e tradimento, religione e rivoluzione, sottomissione e liberazione. Tutto in un bacio. Insieme a Paolo Giulierini (direttore del Mann) e Paola Villani (direttrice del dipartimento di Scienze Umanistiche dell’università Suor Orsola Benincasa), Moro e Niola tracceranno così un percorso dialettico e coinvolgente, ricco di rimandi ad arte, archeologia, cinema, tecnologia e filosofia dell’amore.

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Satiro e menade: affresco da Ercolano (intorno I sec. d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un focus ad hoc sarà dedicato alle più celebri immagini dei baci, partendo dall’antichità, quando questo gesto non aveva una frequente rappresentazione iconografica: gli splendidi affreschi vesuviani con le effusioni di Amore e Psiche, Satiro e Menade, Polifemo e Galatea, saranno accostati non soltanto ad antiche raffigurazioni in cui il bacio era un segno di ossequio (Piritoo riceve l’omaggio dei centauri e Teseo liberatore), ma anche ad opere di arte moderna e contemporanea.  Per citare solo alcune delle immagini raccontate al pubblico del Museo, ecco gli indimenticabili baci di Hayez, Klimt e Picasso, l’emozionante bianco e nero del celebre scatto di Doisneau, il “verismo”metropolitano dei Kissing Coppers di Bansky, il contatto che diventa correlativo oggettivo di una presa di posizione civile nel bacio sulla bocca fra l’immunologo Fernando Aiuti e Rosaria Iardino, una paziente sieropositiva.

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San Valentino al MArTa: “Innamorarsi al museo”

“Innamorarsi al Museo” è il motto del museo Archeologico nazionale di Taranto che a San Valentino omaggia l’amore in tutte le sue forme. Amori carnali, travolgenti, mitici e struggenti, romantici ed eroici. Tutte le sfumature del sentimento più celebrato si trovano all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Il giorno di San Valentino il MArTA apre le sue porte a un percorso tematico e diventa così una delle proposte più originali per celebrare la festa degli innamorati. L’amore per la terra e per la fertilità con le statuette preistoriche delle Veneri di Parabita, fino all’abbraccio travolgente fissato sull’argilla di Eros e Psyche, passando dall’arte della ceramica a figure rosse che raffigura Andromeda e Perseo sull’imponente loutrophoros recuperata agli inizi degli anni 2000 dal Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. “Una storia di un amore ritrovato anche quella del ritorno in patria di tanti reperti trafugati”, dice la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Storia che abbiamo omaggiato nella mostra “Mitomania” che ha anticipato di quasi due anni l’impegno assunto alcune settimane fa dal Governo italiano con la ratifica della Convenzione di Nicosia, che ha l’obiettivo di contrastare il traffico illegale di opere, di cui anche il territorio tarantino è vittima”. Lunedì 14 febbraio 2022, alle 17.30, il MArTA presenta “Innamorarsi al Museo”: un percorso guidato – a cura dell’archeologa prof.ssa Silvia De Vitis – in cui i visitatori si immergeranno nel mondo dei sentimenti rappresentanti nelle opere conservate all’interno del museo tarantino. Secoli d’amore, passione e sentimenti saranno narrati nel percorso tematico guidato. La visita è inclusa nell’acquisto del biglietto della fascia oraria delle 17.30 del 14 febbraio 2022. Per acquistare il biglietto, si deve accedere alla piattaforma www.shopmuseomarta.it e selezionare l’ingresso del lunedì 14 febbraio 2022.

torino_egizio_san-valentino_locandinaPer San Valentino basta essere in due per visitare il museo Egizio di Torino al costo di un solo biglietto intero. Domenica 13 febbraio 2022, dalle 9 alle 18.30, e lunedì 14 febbraio 2022, dalle 9 alle 14, il museo Egizio celebra San Valentino: chi si presenta in coppia alla biglietteria del Museo pagherà un solo ingresso.

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“Aspettando San Valentino: d’amore e d’ozio” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia

“Aspettiamo insieme San Valentino al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” con il nuovo “Itinerario dell’ozio” da scoprire ed apprezzare come un vero e proprio pegno d’amore: appuntamento al Muvet di Vetulonia domenica 13 febbraio 2022, alle 11, con il percorso nel percorso dedicato ai temi della musica, della poesia, del simposio, nei quali si racchiude e sintetizza il senso delle “non attività” che scandiscono dall’antichità ad oggi i momenti del relax e del “tempo libero”, quel tempo che l’essere umano prende per se stesso, dedicandosi per intero a ciò che più ama. Punto di partenza “materiale” del nuovo itinerario è la vetrina riallestita nel cosiddetto “Angolo dell’otium” ricavato nella sala B del museo che, attraverso l’esposizione di inediti originali e copie di reperti conservati in altri musei d’Italia, introduce il visitatore all’interno di una nuova narrazione che prende vita dai pochi oggetti esposti capaci di raccontare i “temi dell’ozio”, per guidarlo alla scoperta degli altri oggetti custoditi nelle sale del museo, come i dadi e le pedine da gioco, il sonaglio per ninnare i bambini, i vasi per bere il vino mescolato con l’acqua, il miele e le spezie e il kottabos per giuocare insieme al termine di una festa, ed altro ancora, riscoprendo insieme un passato che continua senza interruzioni nel nostro presente. L’evento, programmato nel rispetto delle vigenti norme sanitarie, è a ingresso libero, sarà gradita la prenotazione: 0564927241, 0564948058.

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L’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini sul palco dell’auditorium del Palacongressi di Firenze per Tourisma 2021 (foto graziano tavan)

Dal progetto archeologico e musicale di Simona Rafanelli, direttore scientifico del MuVet, e di Stefano “Cocco” Cantini, sassofonista jazz di fama internazionale, ha preso l’avvio un viaggio assolutamente inedito, quello “alla ricerca di un suono”, volto a recuperare la voce autentica degli strumenti musicali a fiato del nostro “passato etrusco”, a partire dallo studio e riproduzione al vero di un piccolo lotto di strumenti a fiato, in legno di bosso e in avorio, recuperati nelle acque della Baia del Campese dal relitto di una nave affondata presso l’Isola del Giglio 2.600 anni fa, e di due strumenti a fiato in osso di cervo restituiti dal corredo funerario di una tomba scoperta accanto a quella celeberrima del Tuffatore nella necropoli extraurbana di Paestum. Musica, canti, esibizioni, mescolati alle essenze che bruciavano negli incensieri di bronzo, formavano l’atmosfera che si respirava, al termine del banchetto, durante il simposio, la cerimonia dedicata alla mescita del vino, da attuare fra “uguali”, ossia fra convitati appartenenti al medesimo elevato ceto sociale. E fra tutti i giuochi, quello “che di preferenza soleva rallegrare i banchetti galanti”, come ci racconta l’archeologo Luigi Pernier (1919), genero di Isidoro Falchi, il medico-archeologo cui si deve la riscoperta di Vetulonia, era il gioco del kottabos, inventato in Sicilia e largamente diffuso in Grecia e in Etruria. Al celebre kòttabos di Vetulonia, l’arredo che ha il medesimo nome del giuoco restituito da un deposito votivo scoperto sull’Acropoli della città etrusca, è stata riservata nel nuovo allestimento una vetrina apposita, ove ancora si esibisce il piccolo Sileno danzante, personaggio del mito al seguito di Fufluns dio del vino, che coronava l’asta dell’arredo bronzeo.

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“Il pegno” d’amore di Eugenio Montale per Clizia al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto muvet)

E infine, al centro della vetrina, una vera e propria sorpresa, che ha sancito l’ingresso del MuVet negli itinerari montaliani d’Italia. Accanto al cofanetto entro il quale era riposto, accompagnato dall’autografo di Irma con la dicitura “Il pegno”, il piccolo pendaglio etrusco inviato da Eugenio Montale alla sua musa e amante americana di origine ebraica Irma Brandeis, celebrata come Clizia nelle sue poesie, a suggello e ricordo del loro amore e come amuleto portafortuna. Recuperato da Marco Sonzogni, italianista e poeta pavese, dalle mani dell’ultima “erede” delle memorie di Irma e donato al museo di Vetulonia, il “pegno” coronava un nettaunghie etrusco-piceno in bronzo indossato in antico come pendente per collana e riproduce l’immagine di una figurina femminile nuda, una sorta di piccola Venere o dea della fertilità, simbolo dell’eternità della vita. Durante la giornata che precede San Valentino, le coppie presenti all’interno del Falchi si potranno scattare un selfie accanto al pegno d’amore fra Eugenio ed Irma e condividerlo anche sulla pagina Facebook della struttura, utilizzando l’hastag #MuVet2022.

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“Aspettando San Valentino” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Si avvicina il 14 febbraio 2022, la festa degli Innamorati. Ma quest’anno viene di lunedì e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è chiuso per riposo settimanale. “Allora”, spiegano all’Etru, “dato che non possiamo certo rinunciare a raccontare l’Amore… vi aspettiamo domenica 13 febbraio 2022, con Aspettando San Valentino: due visite guidate comprese nel costo del biglietto e dedicate al tema dell’Amore”. Alle 11, “Storie d’Amore: fra mito e realtà quotidiana”: visita guidata a cura di Luca Mazzocco; alle 17, “Giardini d’Amore: la sala di Venere a Villa Giulia”: visita guidata a cura di Francesca Montuori. Le visite sono comprese nel costo del biglietto. Prenotazione obbligatoria entro sabato 12 febbraio all’indirizzo mn-etru.comunicazione@beniculturali.it “Venite a trovarci e pubblicate i vostri scatti d’Amore a Villa Giulia. Taggate il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con l’hashtag #LoveETRU. Le foto più belle saranno pubblicate sui canali social ufficiali del Museo!”.

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Un selfie e una promessa con Amore e Psiche di Antonio Canova al museo Bailo di Treviso

Al museo Bailo, per San Valentino un selfie e una promessa d’amore davanti ad “Amore e Psiche” di Canova, con ingresso gratuito per gli innamorati il 13 febbraio e il 14 febbraio al pomeriggio. A Treviso, un appuntamento che ricorda a tutti gli innamorati che niente e nessuno può fermare l’Amore, nemmeno gli Dei e nemmeno una “suocera” che non vuol proprio saperne della “nuora” troppo bella, com’è accaduto ad Amore e Psiche. Antonio Canova da questa antica vicenda tramandata da Apuleo ha tratto una celeberrima opera, quell’ “Amore e Psiche” il cui gesso originale sarà eccezionalmente esposto il 13 e il 14 febbraio pomeriggio, al Museo Bailo. In omaggio a San Valentino. Saranno due giorni di anteprima di un’opera che dal prossimo 14 maggio, sarà tra i capolavori della grande mostra “Canova Gloria Trevigiana. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico”, curata dal direttore dei musei Civici Fabrizio Malachin, e dai professori Giuseppe Pavanello e Nico Stringa. Il gruppo scultoreo di “Amore e Psiche” sarà al centro di una delle sale ancora non allestite del Nuovo Bailo. Tutti gli innamorati potranno avvicinarsi ad esso per lasciarsi suggerire un bacio come i tanti che appassionatamente si scambiarono Amore e Psiche e per farsi un selfie con loro. Giurandosi, ovviamente, amore eterno, quali che siano gli ostacoli presenti, passati e futuri.  Che, per quanto grandi possano essere, ben difficilmente eguaglieranno quelli con cui si ebbero a misurare i due antichi amanti. E in effetti prima di poter coronare il loro immenso amore, Amore e Psiche dovettero combattere non poco e non contro gli uomini ma contro gli dei.

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Dettaglio di “Amore e Psiche” di Antonio Canova (foto mann / Electa)

Psiche era una ragazza dolcissima, ammirata da tutti e paragonata per bellezza alla stessa Venere, la dea della bellezza e dell’amore. Lui, Amore, o con altro nome, Cupido, altrettanto bello, è colui che accende la passione amorosa della fanciulla. Forse involontariamente, la freccia che scocca dal suo arco colpisce proprio Psiche ed entrambi vengono travolti dall’amore. Che è un amore impossibile, sgradito alla suocera, Venere appunto, ostacolato anche dai genitori di lei e dalle sue invidiosissime sorelle. Papà e mamma, non sapendo che fare per far rinsavire la figlia, si rivolgono ad un oracolo che li invita ad abbandonarla su un’alta rupe. Con l’aiuto di Zefiro, re dei venti, Cupido trasporta l’amata nel suo palazzo. Qui i due si amano appassionatamente, ogni momento possibile, ma  sempre e  solo al buio, per evitare  di essere scoperti da Venere. Lei non ha mai visto il volto del suo Amore,  sino a che, spinta dalle sorelle, decide di illuminarlo. Ma, mentre avvicina la lampada al corpo del giovane dio dormiente, una goccia d’olio bollente cade ustionandolo. Il giovane dio, risentito dal fatto che lei non aveva saputo mantenere la promessa di amarsi senza svelarsi, l’abbandona. Psiche è disperata; tenta e ritenta il suicidio, poi comincia a vagabondare, passando da un luogo all’altro, facendo tappa nei principali templi, dove si ferma per rendersi utile. Giunge anche al tempio di Venere e si consegna alla dea sperando così di placarla per averle disonorato il figlio. Venere condanna Psiche a prove impossibili, che lei incredibilmente riesce a superare grazie ad insperati aiuti. L’ultima prova non è altrettanto fortunata ma Amore risolve la situazione ricorrendo all’aiuto del Padre Giove che, mosso da compassione, consente ai due amanti di ricongiungersi. Tutto termina in festa, con un grandioso banchetto al  quale partecipano tutti gli dei, offrendo anche i loro servizi. Così Vulcano alimenta i fuochi per i cibi, Bacco offre il vino e le tre Grazie suonano e danzano. A coronare l’unione c’è la nascita di una bambina, naturalmente bellissima, cui viene dato il nome di Voluttà, ovvero di piacere supremo. Così, superate difficoltà e prove, “vissero per sempre felici e contenti”. Che è quanto si augurano tutti gli innamorati.

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  1. Italina Bacciga dice :

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