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Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia alle 6 del mattino per “L’alba dei poeti”: 20 celebri poeti contemporanei per la prima volta insieme per leggere i loro versi tra l’ultimo buio della notte e il sorgere dl sole. Performance nell’ambito della mostra “Basta Buste” di Oreste Baldini

Una domenica al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma alle 6 del mattino. BASTABUSTE, personale dell’artista Oreste Baldini (vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Etru di sera” apre la mostra “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free. La presentazione del direttore Nizzo e dello stesso autore | archeologiavocidalpassato), propone “L’alba dei poeti”, una performance unica, nell’abbraccio del giardino centrale di Villa Giulia. Una piccola grande adunanza da ascoltare in silenzio fra le più belle voci nel panorama dei poeti italiani, uniti nell’appello d’amore e difesa dei nostri luoghi. All’alba di domenica 24 ottobre 2021, alle prime luci del mattino, 20 celebri poeti contemporanei si riuniranno per la prima volta per leggere i loro versi, celebrare la poesia attraverso la tematica ambientale, la tutela e valorizzazione dei luoghi e della Terra in cui abitiamo. La poesia si eleva così, nell’alba che rischiara ciò che osserva e denuncia, nell’interpretazione corale di un senso diverso che riconosciamo e pretendiamo, per continuare ad essere nel mondo. “L’alba dei poeti” nasce da un’idea di Nicola Bultrini. Responsabili dell’evento: Antonella Giannaccaro e Marlene Socal. Partecipano i poeti: Annelisa Alleva, Luca Archibugi, Daniela Attanasio, Silvia Bre, Nicola Bultrini, Maria Grazia Calandrone, Davide Cortese, Francesco Dalessandro, Claudio Damiani, Elisabetta Destasio, Moira Egan, Emanuele Franceschetti, Marco Giovenale, Vittorio Lingiardi, Cinzia Marulli, Vincenzo Mascolo, Elio Pecora, Maria Concetta Petrollo, Lidia Riviello, Beppe Sebaste, Gabriella Sica, Sara Ventroni. Improvvisazioni musicali di Emanuele Bultrini, Pino Pecorelli, Ziad Trabelsi. Riprese fotografiche di Dino Ignani. Riprese video di Franco Diana. Grafica di Enrico Sartini. L’ingresso all’evento da parte del pubblico prenotato sarà consentito fra le 6 e le 06.30. La lettura dei poeti è prevista alle 6.45, nell’ultimo buio della notte, e proseguirà accompagnando il sorgere del sole. Ad aprire e chiudere l’incontro due improvvisazioni musicali eseguite da alcuni musicisti dell’Orchestra di Piazza Vittorio. A tutti i presenti verrà offerta la colazione grazie alla Coop. Soc. PANTA COOP, Caffè Galeotto. Evento con prenotazione OBBLIGATORIA all’indirizzo: albadeipoeti@gmail.com. Obbligo di Green Pass.

Roma. “Donne dall’antichità”: al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a splendere, dopo un delicato e complesso restauro, l’urna cineraria dalla necropoli ceretana di Monte Abatone con i resti di una donna etrusca dell’alta società, vissuta e morta nell’antica Caere, l’attuale Cerveteri, nel VI secolo a.C.

L’urna cineraria dalla necropoli ceretana di Monte Abatone esposta dopo i restauri al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Torna a splendere, dopo un delicato e complesso intervento di restauro realizzato dalla ditta DE.CO.RE.​ con il coordinamento del Servizio Restauro del Museo, uno dei reperti più emblematici delle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, raffigurante una donna etrusca vissuta oltre 2500 anni fa: torna a splendere l’urna dalla necropoli ceretana di Monte Abatone grazie alla collaborazione fra Q8 e Museo ETRU. Da mercoledì 20 ottobre 2021 è possibile tornare ad ammirare l’opera restaurata. E nei giorni di giovedì 21 e martedì 26 ottobre 2021, dalle 12 alle 16, l’opera è visibile fuori dalla sua vetrina nella Sala della Fortuna con possibilità di scoprire dettagli del restauro a cura della funzionaria restauratrice Miriam Lamonaca e delle restauratrici della ditta DE.CO.RE che hanno curato l’intervento. È un’urna cineraria in terracotta risalente alla seconda metà del VI secolo a.C., particolarissima nel suo genere, poiché raffigura una figura femminile distesa su un kline, l’antico letto conviviale su cui si distendevano gli invitati ai banchetti. Doveva con molta probabilità contenere i resti di una donna etrusca dell’alta società, vissuta e morta nell’antica Caere, l’attuale Cerveteri. Nella sua fattezza sontuosa e ricercata restituisce un’immagine molto precisa di come amavano essere rappresentate le donne del tempo: accessori curati e gioielli vistosi denotano lusso e desiderio di esibire il proprio status sociale. Un’opera particolarmente fragile e lacunosa, ricomposta da diversi frammenti e per questo bisognosa di uno specifico e rinnovato intervento di restauro per garantire la sua conservazione e una migliore fruizione da parte del pubblico, anche alla luce delle movimentazioni necessarie nell’ambito di possibili esposizioni temporanee. Il restauro è stato possibile grazie al contributo di Q8, una partnership coerente con la missione del museo che ha tra i propri obiettivi non solo la tutela, la valorizzazione e l’accessibilità del patrimonio culturale di propria competenza, ma anche il coinvolgimento attivo della comunità, dei cittadini e lo sviluppo di stretti legami con il territorio, incoraggiando così la formazione di comunità patrimoniali nello spirito indicato dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005).

Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, al centro del gruppo di restauratrici dell’urna da monte Abatone (foto etru)

“Questa partnership si fonda sulla consapevolezza dell’importanza di valorizzare le specificità, di dialogare con il territorio anche attraverso il sostegno di progetti che permettono una migliore leggibilità e comprensione del nostro passato”, afferma Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. E ancora: “Siamo grati a Q8 per aver sposato la nostra filosofia e di averci consentito di restituire al pubblico in forma ancora più “seducente” un’opera straordinaria, davvero unica nel suo genere poiché, come il celebre Sarcofago degli Sposi, ci aiuta a comprendere in ogni suo dettaglio l’immagine e il ruolo nella società di una donna etrusca”. Da questa proficua collaborazione, nata con il sostegno di LoveItaly, è stato possibile realizzare un’operazione di restauro molto complessa, condotta con l’obiettivo di garantire la conservazione a lungo termine del reperto e la restituzione della leggibilità della forma e della superficie ai fini della comprensione del significato dell’oggetto. L’intervento ha comportato, oltre alla pulitura, il consolidamento delle linee di frattura, lo smontaggio di alcune parti, la ricomposizione del manufatto con relativa integrazione, stuccature e protezione finale. È stato inoltre progettato e realizzato un nuovo supporto, le cui caratteristiche tecniche sono state concordate in relazione alla particolare complessità dell’opera. “Siamo molto orgogliosi di aver sostenuto questo progetto di restauro”, spiega Livio Livi, consigliere di amministrazione e direttore Risorse Umane e Relazioni Esterne di Q8 e prosegue, “Q8 conferma così il suo impegno nella sostenibilità intesa in tutte le sue dimensioni: siamo convinti che le imprese svolgano un ruolo non solo economico, ma anche sociale a sostegno della comunità e del territorio. Il museo e in particolare l’opera in questione, poi, ci aveva particolarmente colpito per il ruolo paritario e quindi all’avanguardia che le donne ricoprivano nella società etrusca: una testimonianza ante litteram all’idea di inclusion che condividiamo anche nella nostra Azienda”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Etru di sera” apre la mostra “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free. La presentazione del direttore Nizzo e dello stesso autore

Locandina dell’apertura della mostra “Basta buste” di Oreste Baldini al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Sabato 16 ottobre 2021, in occasione di ETRU DI SERA, l’apertura serale straordinaria del museo nazionale Etrusco “Villa Giulia” di Roma, dalle 20 alle 23, apre al pubblico “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, a cura di Maria Paola Guidobaldi con il patrocinio di Istituto Polacco di Roma, in collaborazione con Frame by Frame. La mostra, allestita nelle Sale dei Sette Colli e di Venere, al piano nobile di Villa Giulia, sarà visitabile fino al 16 gennaio 2022. La mostra è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo che, in occasione dell’apertura serale straordinaria, è al costo ridotto di 3 euro. Già sede nell’autunno del 2019 della mostra “Acqua”, nella quale l’artista si era misurato con l’emergenza ambientale, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a farsi scrigno delle creazioni artistiche di Oreste Baldini: uno spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free, suo ulteriore approfondimento intorno a un tema di forte attualità. Fra le opere presenti in mostra, potenti sculture con pesci soffocati dalla plastica si ergono, provocatorie e denuncianti, come monito imponente a ridurre il nostro impatto ambientale e come metafora, più che mai vivida in questo tempo segnato dalla pandemia, delle costrizioni psichiche e fisiche in cui l’Uomo è ingabbiato e fra cui si dimena alla ricerca di una via d’uscita.

Richiamare l’attenzione sulla necessità della salvaguardia ambientale e del patrimonio culturale e paesaggistico, sul rispetto della Terra e della Natura, sentimento per altro profondamente radicato nella cultura etrusca e disseminato in molteplici testimonianze della raccolta museale permanente, è uno dei tanti compiti di un’istituzione culturale che si prende cura del passato per trasmetterlo alle generazioni future. “L’urgenza del messaggio”, scrive Maria Paola Guidobaldi, nel catalogo della mostra (ed. sillabe), “scorre rapida e incisiva nelle sue talentuose mani di pittore e di scultore e l’immagine delle acque avvelenate assume allora forma e concretezza nella materia in cui essa si eterna, il durevole bronzo (quattro “Lische” e otto  “Mari”, cui si aggiunge lo splendido mosaico in pietre, marmi e tessere d’oro che incarna l’Oceano Pacifico), mentre le visioni delle correnti marine che disegnano le rotte della plastica si imprimono in sedici struggenti tavole dipinte in tecnica mista con studiate cromie e ci trascinano negli abissi profondi in cui le creature del mare, intrappolate nelle buste di plastica, si dimenano e soccombono”. La mostra segue cronologicamente le iniziative nazionali e internazionali di sensibilizzazione e mobilitazione ai temi del cambiamento climatico come Youth4Climate (28-30 settembre 2021) e il Festival dello Sviluppo sostenibile (28 settembre-14 ottobre), quest’ultima, la più grande iniziativa italiana per il coinvolgimento di cittadini, giovani generazioni, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale e per la diffusione di comportamenti responsabili.

Roma. Per “Etru di sera” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia anteprima del progetto “Anche le statue parlano”, viaggio alla scoperta dei capolavori del museo attraverso la musica e la voce di giovani attori

Locandina del progetto “Anche le statue parlano” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

E se gli Sposi del sarcofago cominciassero a parlare, che cosa direbbero? A rispondere ci prova il cantautore Edoardo de Angelis con il progetto “Anche le statue parlano” a cura dell’associazione culturale CulturArti”. Un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, con l’inclusione in particolare dei non vedenti e ipovedenti, ideato per far conoscere le storie e i tesori che si nascondono nel museo di Villa Giulia attraverso la musica e la voce di giovani attori. Nell’ambito di ETRU DI SERA, le aperture serali straordinarie del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il nuovo progetto dell’associazione culturale CulturArti si presenta con un’anteprima assoluta. Appuntamento sabato 9 ottobre 2021, alle 20 e alle 21.30, con “Anche le statue parlano… Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”, che nasce come un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico: un percorso tra le opere più significative del Museo, che ci racconteranno la loro storia attraverso la voce di due giovani attori: Silvia Morigi e Alessandro Lupi. Le “voci” delle opere sono state redatte da Edoardo de Angelis, uno dei nomi più significativi della canzone d’autore italiana.

ETRU DI SERA. Aperture serali straordinarie del museo di Villa Giulia dalle 20 alle 23 (la biglietteria apre alle 19.30; ultimo ingresso alle 22). Chiusura sale espositive alle 22.30. Per “Anche le statue parlano” previsti due gruppi: alle 20 e alle 21.30. Posti limitati. Obbligo di prenotazione all’indirizzo ac.culturarti@yahoo.com. Evento incluso nel biglietto del Museo al costo di 3 euro. Sono previste visite guidate a cura del personale del Museo. Tutti gli eventi prevedono l’obbligo di prenotazione e si svolgono nel rispetto delle norme anti Covid. L’ingresso è consentito con esibizione del Green Pass corredato di un valido documento di riconoscimento. Durante l’apertura serale è possibile visitare le mostre temporanee in corso: “Felice Barnabei. Gocce di memorie private” (fino al 10 ottobre 2021) e “Libri stregati a Villa Giulia” (fino al 10 ottobre 2021).

Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma: nei venerdì di ottobre apertura straordinaria di Villa Poniatowski con il nuovo allestimento delle tombe Barberini e Bernardini di Palestrina, due tra i più importanti corredi principeschi del periodo Orientalizzante

Il nuovo allestimento delle tombe principesche di Palestrina a villa Poniatowski (foto etru)

La “prova generale” durante le Giornate europee del Patrimonio il 24 e 25 settembre 2021 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma: l’apertura al pubblico di Villa Poniatowski con il nuovo allestimento delle tombe Barberini e Bernardini di Palestrina, due tra i più importanti corredi principeschi del periodo Orientalizzante, risalenti all’inizio del VII secolo a.C., di nuovo esposti dopo otto anni chiusi alle visite. Villa Poniatowski riapre straordinariamente al pubblico tutti i venerdì di ottobre 2021, dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 18. Ingresso contingentato per motivi di sicurezza a cura del personale in servizio. Il biglietto si acquista nella sede di Villa Giulia e dà accesso a tutte le collezioni e alle mostre temporanee in corso.

Gli straordinari corredi delle tombe principesche di Palestrina esposti a villa Poniatowski (foto etru)

Ciascun corredo è composto da decine di oggetti di inestimabile valore e da alcuni capolavori assoluti dell’oreficeria, della bronzistica e della scultura in avorio di questo periodo. Materiali provenienti dal vicino Oriente e dall’Egitto figuravano insieme a gioielli e vasellame di produzione etrusca, rendendo i “principi” che li indossavano e li utilizzavano simili ai monarchi più influenti del Mediterraneo orientale. Questa è una peculiarità del periodo Orientalizzante ed è manifestata ad altissimo livello dalle due sepolture prenestine che, pur provenendo da un’area culturale di influenza latina, beneficiavano del controllo delle vie di transito e delle risorse ad esse connesse per rappresentarsi al massimo livello di sfarzo possibile come e anche in modo più esuberante dei loro vicini Etruschi sull’opposta sponda del fiume Tevere. Il progetto dell’attuale allestimento è dell’architetto Andrea Mandara con la collaborazione di Claudia Pescatori (Studio di Architettura, Roma), il progetto grafico è di Francesca Pavese, l’organizzazione generale di Electa; il progetto scientifico è stato curato da Antonietta Simonelli, funzionario archeologo del museo di Villa Giulia e curatore della sezione museale di Villa Poniatowski, con la supervisione del direttore Valentino Nizzo. L’allestimento è stato realizzato dal personale del Museo coordinato dalla funzionaria restauratrice Miriam Lamonaca supportata dalla collega Irene Cristofari.

La vetrina a villa Poniatowski con il corredo della tomba Barberini di Palestrina (foto etru)

La Tomba Barberini. Nel 1855 nel fondo della Colombella, che insisteva sull’area di necropoli dell’antica Praeneste (attuale Palestrina), viene riportata alla luce la Tomba Barberini, fondamentale testimonianza del periodo Orientalizzante nel Latium vetus e, più in generale, uno dei contesti più rappresentativi di una fase storica e artistica profondamente influenzata dai contatti tra Oriente e Occidente, mediati, tra gli altri, dai Greci e dai Fenici. Insieme con altre centinaia di oggetti di scavo, il contesto della Tomba Barberini, attraverso l’omonima collezione della celebre nobile famiglia romana, viene acquisito dallo Stato italiano nel 1908 per 350mila lire e, grazie all’interessamento dell’allora direttore Angelo Maria Colini, viene destinato al museo di Villa Giulia, nato nel 1889 e subito divenuto un punto di riferimento nel panorama museografico romano.

Fermaglio in oro, a sbalzo e granulazione, dal corredo della Tomba Barberini di Palestrina esposta a villa Poniatowski (foto etru)

Presentando la Collezione nel Bollettino d’Arte del 1909 Alessandro Della Seta nota come nello scavo della Tomba Barberini non si fosse prestata alcuna attenzione al contesto e che una ricostruzione del corredo era stata possibile solo a posteriori mettendo insieme le prime notizie sul rinvenimento, individuando affinità stilistiche tra gruppi di oggetti e ricorrendo al confronto con le associazioni già riscontrate nella Tomba Bernardini (675-650 a.C.). E infatti nel nuovo allestimento, appena inaugurato a settembre 2021, il posizionamento del corredo della Tomba Barberini segue per analogia quello dell’altra tomba prenestina. Intorno alla sagoma del defunto trovano posto gli ornamenti personali in oro, come la meravigliosa piastra decorata con piccole figure di animali reali e fantastici eseguiti a sbalzo e a granulazione, lo spillone dalla testa d’argento a forma di bocciolo di fiore e la fibula a “drago”.

Trono in lamina di bronzo decorata a sbalzo dal corredo della Tomba Barberini di Palestrina conservato a villa Poniatowski (foto etru)
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Coppa (kotyle) di bronzo a doppia parete dal corredo della Tomba Barberini di Palestrina esposta a villa Poniatowski (foto etru)

Tra gli oggetti d’avorio già Della Seta dava grande rilievo, accanto ai calici su alto piede, al corno musicale (?) decorato con incisioni e incrostazioni di ambra e ai tre sorprendenti avambracci lavorati a intaglio con fregi di animali e terminanti a forma di mano, interpretati come manici di specchi o di ventagli. L’altissimo rango sociale del personaggio, a cui doveva essere appartenuto il corredo, è evidenziato dalla ricca dotazione di oggetti per il banchetto sia in bronzo, come il cratere con teste di grifo su alto sostegno, le brocche e le coppe, sia in argento dorato, come le coppe a due manici (kotylai) e la coppa “fenicia”; ma ancor di più ne sottolineano la funzione regale e sacerdotale nell’ambito della comunità di riferimento il trono di lamina di bronzo e gli oggetti legati alla cottura delle carni e alla celebrazione di sacrifici, come l’ascia, il coltello, i bacini, le patere baccellate, il carrello per offerte.

La fibula prenestina, in oro, con la più antica testimonianza della lingua latina

La Tomba Bernardini, scoperta nel febbraio del 1876, prende il nome dai fratelli che ne finanziarono lo scavo nel territorio dell’antica Praeneste (attuale Palestrina). Il suo corredo, originariamente esposto nel museo Kircheriano e poi in quello preistorico-etnografico “Luigi Pigorini”, venne infine dal 1960 trasferito nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, dove oggi è conservato nell’adiacente Villa Poniatowski. L’unico oggetto rimasto nella sezione preistorica dell’odierno museo delle Civiltà, erede del “Pigorini”, è la celebre fibula prenestina, con la più antica iscrizione latina fino ad oggi nota. Considerata fino a pochi anni fa un falso e oggi finalmente riabilitata dalla critica grazie ad approfondite indagini archeometriche, la fibula era riemersa diversi anni dopo la scavo della Tomba Bernardini, in circostanze sospette che avevano fatto dubitare della sua autenticità e della sua appartenenza al celebre corredo prenestino, cui invece diverse testimonianze la attribuivano.

Piastra d’oro decorata con file di leoni, cavalli, chimere e sfingi dal corredo della Tomba Bernardini esposta a Villa Poniatowski (foto etru)

La tomba era a pseudocamera consistente in una fossa rettangolare irregolare (m 5,45×3,82/3,92) orientata E-O e profonda ca 1,70 m; le pareti erano rivestite da filari di blocchi di tufo con copertura a lastroni di calcare e travertino; sul fondo vi era un incavo lungo circa 2 metri presso il lato Sud. La disposizione del corredo è nota grazie al sopralluogo effettuato dopo la scoperta dal celebre archeologo tedesco Wolfgang Helbig e alla pubblicazione che ne seguì. Gli ornamenti personali in oro e in argento, come la piastra, la fibula, i fermagli, le frange, da immaginarsi sul petto e sulle spalle quale parte integrante dell’abbigliamento, si concentravano nella zona Est dell’incavo, confermando sia il luogo della deposizione del corpo, già suggerito dal ritrovamento di ossa umane, poi gettate via, che il suo orientamento.

Finale angolare di carro di bronzo con figurine applicate dal corredo della Tomba Bernardini di Palestrina (foto etru)

Sull’orlo della fossa verso Sud trovavano posto le armi (lance di ferro, spada d’argento e spada di ferro), mentre nella parte opposta vi erano i finali di bronzo, pertinenti con ogni probabilità a un carro. Sulla parete Sud erano appesi i tre scudi, mentre lungo quella Est vennero ritrovati il grande calderone di bronzo a protomi di grifo, con all’interno una coppa di bronzo e il suo sostegno. Tutti questi oggetti raccolti nella zona Est della tomba, a cui si possono unire le due falere d’argento rivestite di lamina d’oro, pertinenti la bardatura di un cavallo, sono segni distintivi del ruolo sociale del defunto quale principe guerriero.

Piccolo calderone d’argento dorato decorato con sei teste di serpente dal corredo della Tomba Bernardini esposto a Villa Poniatowski (foto etru)
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Lebete d’argento con coperchio a colino, attingitoio e coppa dal corredo della Tomba Bernardini esposti a Villa Poniatowski (foto etru)

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Coppa di vetro blu dal corredo della Tomba Bernardini esposta a Villa Poniatowski (foto etru)

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Coppa “fenicia” d’argento dorato con fregi di tori e cavalli dal corredo della Tomba Bernardini esposta a Villa Poniatowski (foto etru)

Nella zona Ovest della tomba trovano posto, invece, gli oggetti da ricondursi al banchetto e all’offerta, rappresentativi della condizione socio-economica del defunto, come la coppa (kotyle) d’oro, il calderone a teste di serpenti, le coppe “fenicie” in argento dorato, il lebete con coperchio a colino e attingitoio d’argento, la coppa di vetro blu, gli avori per il rivestimento di scatole o mobili, tra cui risalta il frammento con scena nilotica, il tripode con statuette maschili e cani affacciati sull’orlo; rientrano in questa tipologia di oggetti anche le coppe d’argento appartenenti a un servizio potorio destinato al consumo del vino insieme con la grattugia, mentre il calderone di bronzo con gli spiedi e gli alari sono da collegarsi alla cottura e alla distribuzione delle carni, appannaggio esclusivo degli esponenti dell’aristocrazia. Per tecniche esecutive, tipologica e decorazioni gli oggetti del corredo trovano stringenti confronti con materiali provenienti da Fenicia, Siria, ma anche Grecia insulare e orientale, rappresentando nel loro complesso uno degli esempi più significativi dell’Orientalizzante Antico nell’Italia centrale, dove a oggetti di importazione se ne affiancano altri fabbricati in Italia da artigiani immigrati, che propongono ai nuovi signori un repertorio figurativo diffuso nelle corti del Vicino Oriente segno di prestigio e regalità. La cronologia dei materiali oscilla tra la fine dell’VIII e il secondo quarto del VII secolo a. C. e, grazie a oggetti datanti come la kotyle d’oro, la tomba può essere riferita al 675- 660 a.C.

Roma. Al museo nazionale Etrusco per le GEP 2021 nuovo allestimento delle tombe principesche di Palestrina e la prima edizione del festival archeostorico “FESTA ETRUSCA! La storia si racconta”: momenti di svago, videogames, libri, musica, conferenze, documentari, performance rievocative, laboratori didattici e visite guidate

I Principi di Palestrina fanno ritorno a Villa Giulia per “Festa Etrusca!”. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio promosse dal ministero della Cultura il 25 e 26 settembre 2021, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma fine settimana all’insegna della cultura con momenti di svago, videogames, libri, musica, conferenze, documentari, performance rievocative, laboratori didattici e visite guidate per conoscere usi e costumi degli Etruschi e delle genti che hanno popolato il Lazio antico. Punti di forza del ricco programma sono il nuovo allestimento delle tombe principesche di Palestrina e la prima edizione del festival archeostorico “FESTA ETRUSCA! La storia si racconta”. Orari: 25 settembre 2021, 9 – 23 (ultimo ingresso alle 22.30); 26 settembre 2021, 9 – 19 (ultimo ingresso alle 18.30). Ingresso compreso nel biglietto del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (ETRU). Info e prenotazioni: le visite guidate, i laboratori didattici (i laboratori didattici all’esterno e le visite guidate al museo prevedono un massimo di 15 partecipanti, mentre i laboratori didattici all’interno del museo un numero massimo di 8) e la presenza alle tavole rotonde potranno essere prenotati all’indirizzo info@festaetrusca.info e, durante la manifestazione, direttamente al Museo presso la segreteria organizzativa di Festa Etrusca (fino a esaurimento posti).

“FESTA ETRUSCA! La storia si racconta” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto Federico Rubini / associazione SUODALES

“FESTA ETRUSCA! La storia si racconta” è una manifestazione culturale dedicata all’archeologia e alla storia, in particolare agli strumenti per la loro divulgazione: dai libri alla rievocazione storica, un’occasione di incontro, divertimento e scambio culturale tra i molteplici operatori del settore (Musei, Università, Centri di ricerca, Case editrici, Società e Cooperative archeologiche, Agenzie specializzate nel Turismo culturale, Associazioni Culturali) e il pubblico dei visitatori. Il progetto è prodotto e finanziato interamente da Entertainment Game Apps, Ltd., con il sostegno scientifico e organizzativo del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e la collaborazione dell’associazione culturale Suodales.

Il nuovo allestimento delle tombe principesche di Palestrina a villa Poniatowski (foto etru)

FESTA ETRUSCA! è l’occasione per svelare al pubblico il nuovo allestimento permanente delle tombe principesche Barberini e Bernardini di Palestrina conservate a Villa Poniatowski, scoperte nell’800 ed entrate nelle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia sin dai primi del ‘900. Si tratta senza dubbio di due tra i più importanti corredi principeschi del periodo Orientalizzante, risalenti all’inizio del VII secolo a.C. Ciascun corredo è composto da decine di oggetti di inestimabile valore e da alcuni capolavori assoluti dell’oreficeria, della bronzistica e della scultura in avorio di questo periodo. Materiali provenienti dal vicino oriente e dall’Egitto figuravano insieme a gioielli e vasellame di produzione etrusca, rendendo i “principi” che li indossavano e li utilizzavano simili ai monarchi più influenti del mediterraneo orientale. Questa è una peculiarità del periodo Orientalizzante ed è manifestata ad altissimo livello dalle due sepolture prenestine che, pur provenendo da un’area culturale di influenza latina, beneficiavano del controllo delle vie di transito e delle risorse ad esse connesse per rappresentarsi al massimo livello di sfarzo possibile come e anche in modo più esuberante dei loro vicini Etruschi sull’opposta sponda del fiume Tevere.

Gli straordinari corredi delle tombe principesche di Palestrine esposti a villa Poniatowski (foto etru)

I due corredi sono esposti dal 2012 nelle dieci sale di Villa Poniatowski, incluse nel percorso espositivo di Villa Giulia ma, dal 2013, in seguito al furto di una parte degli ori Castellani, per motivi di sicurezza gli oggetti più preziosi sono stati prelevati dalle vetrine, privando il pubblico di una visione di insieme dei due importanti contesti. Grazie a una proficua collaborazione con il parco archeologico di Pompei (e dell’allora direttore Massimo Osanna) e con il museo Archeologico nazionale di Napoli (e del direttore Paolo Giulierini) e al prestito dei corredi per due importanti mostre dedicate agli Etruschi nel 2018 e nel 2020/21, il museo di Villa Giulia ha potuto contare sul supporto dei partner nella realizzazione di due nuove vetrine con le quali è stato possibile migliorare la sicurezza e la qualità dell’esposizione. I due corredi torneranno così, per la prima volta dopo oltre 8 anni, ad essere ammirati dal pubblico nella sala a loro dedicata a Villa Poniatowski che sarà eccezionalmente aperta al pubblico e il ritorno dei “Principi” di Palestrina costituirà una ulteriore occasione per festeggiare le iniziative intraprese negli ultimi anni dal Museo al fine di arricchire e migliorare l’esperienza dei visitatori, nello spirito del tema delle Giornate Europee del Patrimonio 2021 “Patrimonio culturale: TUTTI inclusi!”.

La copertina della Guida archeologica del Parco di Veio

Il festival archeostorico FESTA ETRUSCA! propone un ricco programma di eventi, un’occasione di incontro, divertimento e scambio culturale tra i molteplici operatori del settore e il pubblico dei visitatori. Gli editori (Arbor Sapientiae, MMC Edizioni, Campi di carta, D’Abruzzo Edizioni Menabò, Valtrend Editore, Tored, L’Erma di Bretschneider, Archeoares, Edizioni Efesto, Gangemi Editore e Castelvecchi editore) presenteranno le proprie novità e i libri di maggior successo. La manifestazione si apre, infatti, con l’attesissima presentazione della Guida archeologica del Parco di Veio. roma_villa-giulia_concerti-di-musicainsieme_locandinaQuattro focus didattici indagheranno la ceramica, la pittura, la tessitura e la musica nel mondo antico; e quattro tavole rotonde, ispirandosi alle Giornate Europee del Patrimonio 2021, offriranno spunti di riflessione su vari temi: gli Etruschi patrimonio dell’Umanità; il racconto dei musei del Lazio, della Toscana e dell’Umbria; i videogames per la cultura (con tutti i giochi di EGA) e la rievocazione nei musei. Per allietare il pubblico dopo una intensa prima giornata di festa, l’associazione Musicaimmagine, in occasione dell’apertura serale del Museo a 1 euro, darà vita a La Vigna di Papa Giulio e il Palestrina, concerto-conversazione sui madrigali di Giovanni Pierluigi da Palestrina.

Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia animazione “etrusca” con l’associazione Suodales (foto Federico Rubini / associazione Suodales)
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Home page di un videogame della Entertainment Game Apps Ltd

Non mancheranno laboratori dedicati ai bambini! Cinque le divertenti e interessanti tipologie proposte da associazione culturale ChissàDove, associazione culturale Suodales, Valter Fattorini: Caro Larth ti scrivo: la scrittura degli Etruschi; Etrusca disciplina: la scuola degli aruspicini; Kottabos che passione! Giochiamo come gli antichi Etruschi; Il Mestiere del Restauratore; Gli ori etruschi. Il pubblico, inoltre, potrà prendere parte a visite guidate (a cura del Museo) e assistere a rievocazioni storiche (organizzate dall’associazione culturale Suodales e dall’associazione culturale Herentas – I passi del tempo).

Roma. A un anno dalle celebrazioni ufficiali per il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, apre la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private”, con parte dei disegni giovanili e della collezione archeologica dell’illustre archeologo donata al museo dai suoi discendenti. Ingresso col Green Pass

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La locandina della mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Il 29 ottobre 2022 ricorrerà il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, Felice Barnabei, figura di spicco nell’ambito della direzione generale Antichità e Belle Arti e deputato alla Camera del Regno d’Italia dal 1899 al 1917 per i Collegi di Teramo e di Atri. Manca ancora un anno, ma in attesa delle celebrazioni ufficiali il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia offre un primo assaggio giovedì 9 settembre 2021, alle 17, quando si inaugura la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private” (fino al 10 ottobre 2021 nella Sala dei Sette Colli, al piano nobile di Villa Giulia), curata da Maria Paola Guidobaldi con il contributo alla progettazione di Antonietta Simonelli, Miriam Lamonaca, Vittoria Lecce e Angela Laganà. La mostra è visitabile negli orari di apertura del museo (martedì-domenica, dalle 9 alle 20) ed è compresa nel costo del biglietto di ingresso. ​ L’ingresso al museo è consentito nel rispetto delle misure di prevenzione anti-Covid. Obbligo di esibizione del Green Pass corredato da un valido documento di riconoscimento. “Dobbiamo essere grati ad alcuni dei suoi discendenti, che in anni recenti hanno donato a questo luogo del cuore del loro illustre antenato venti suoi disegni giovanili e la sua collezione archeologica, di cui il nostro museo si è preso cura e che ora per la prima volta espone al pubblico”, scrive la curatrice Maria Paola Guidobaldi. “Un’occasione per onorare colui che ha legato il proprio nome e la propria intelligente ed energica azione al museo di Villa Giulia, la cui fondazione nel 1889 come sezione extraurbana del museo nazionale Romano si colloca nel fervido clima dell’Italia postunitaria, in cui si gettarono le basi dell’Archeologia Nazionale”.

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Un disegno giovanile di Felice Barnabei, prima e dopo il restauro (foto etru)

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Palazzo Fuschi, casa di Felice Barnabei, a Castelli, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, in Abruzzo (foto etru)

Un primo assaggio dunque in attesa delle celebrazioni per il centenario della sua morte del 2022, e perciò “gocce”, in questo caso di memorie private, restaurate da Barbara Costantini (i disegni) e da Miriam Lamonaca e Irene Cristofari (la collezione archeologica). Si potranno ammirare otto dei venti disegni autografi donati nel 2019 da Lucia, Guido, Maria Angelina, Francesca e Caterina Fiegna, pronipoti di Caterina, sorella di Felice Barnabei, trovati nell’estate del 2018 nelle soffitte di Palazzo Fuschi di Castelli, pittoresco borgo abruzzese alle pendici del Gran Sasso d’Italia, dominato dal Monte Camicia, ferito dal sisma del 2016 e ove Felice Barnabei nacque il 13 gennaio del 1842. Realizzati a matita e a carboncino su carta, sono esercitazioni sul disegno anatomico che denotano spiccate qualità disegnative. Risalgono agli anni 1854-1858, quando Felice Barnabei, grazie a un sussidio del governo borbonico, poté studiare a Teramo presso i Padri Barnabiti e frequentare la scuola di disegno di Pasquale Della Monica.

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Alcune ceramiche della collezione archeologica di Felice Barnabei (foto etru)

Le vetrine accolgono una significativa selezione della collezione archeologica donata nel 2018 dalla pronipote Roberta Nicoli Barnabei. Costituita da ottantuno oggetti fra originali e riproduzioni moderne di reperti antichi, la raccolta riflette gli interessi scientifici e professionali di Barnabei. Fra gli oggetti di bronzo spiccano quelli di provenienza medio-adriatica, molto vicini ai materiali caratteristici della necropoli di Alfedena in Abruzzo, la cui esplorazione era stata condotta dalla direzione generale Antichità e Belle Arti e seguita dallo stesso Barnabei. Rilevanti anche i frammenti di ceramica sigillata, detta anche “aretina” che dalla metà dell’Ottocento destò la curiosità degli studiosi, sia per la tecnica esecutiva, sia per la presenza di marchi di fabbrica.

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Un calco di marchio di fabbrica con il nome Marcus Perennius (foto etru)

Di grande interesse appaiono pertanto i calchi di sette marchi di fabbrica in cui ricorre il nome di Marcus Perennius, titolare della più nota officina aretina, individuata proprio negli anni ’80 dell’Ottocento e pubblicata in “Notizie degli Scavi di Antichità”, periodico dell’Accademia nazionale dei Lincei, di cui dal 1880 Barnabei era redattore ed è dunque probabile, come ha intuito Antonietta Simonelli, che dopo essere stati utilizzati per la pubblicazione tali calchi siano rimasti nella disponibilità dello stesso Barnabei. Analoga spiegazione potrebbe avere la presenza nella collezione del calco del Vaso dei mietitori, opera rinvenuta a Creta nel 1902 e pubblicata l’anno successivo insieme a foto tratte sia dall’originale, sia da calchi appositamente eseguiti in un altro periodico curato da Barnabei, i “Monumenti Antichi”.

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Singolare caricatura di Felice Barnabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio (foto etru)

Completano l’esposizione una singolare caricatura di Felice Barnabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio, prestata per l’occasione dal pronipote Peppino Scarselli, e alcune foto di famiglia prestate dal pronipote Alfredo Celli. Un video realizzato da Mauro Benedetti presenta in modo suggestivo tutte le opere donate e le foto di famiglia e le vedute di Castelli degli inizi del Novecento appartenenti all’archivio di Alfredo Celli. L’allestimento comprende infine due inusitati pannelli dipinti che, lungi dall’essere meri fondali, diventano essi stessi opere esposte. Sono stati eseguiti da artisti generosi che hanno messo a disposizione il proprio talento per onorare insieme a tutti noi il fondatore del Museo e omaggiare, da artisti, le sue inattese qualità disegnative che l’esposizione per la prima volta disvela.

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L’albero genealogico della famiglia Barnabei dipinto da Giampiero Abate e Bianca Maria Scrugli (foto etru)

L’albero genealogico della famiglia Barnabei, ricostruito grazie al contributo fondamentale di Alfredo Celli, è stato mirabilmente trasformato da Giampiero Abate e Bianca Maria Scrugli in un’opera figurativa di grande piacevolezza, dipinta per esigenze di allestimento con colori acrilici su una pellicola in PVC autoadesiva, successivamente applicata a uno dei supporti di sala (1.50×2 metri). Giancarlo Bucci ha invece con grande efficacia e sapienza coloristica trasfigurato una veduta storica del natio borgo di Castelli, ove egli stesso ha studiato, diplomandosi come “Maestro d’arte per la ceramica” in quella Scuola d’arte fondata proprio da Felice Barnabei nel 1906. Il dipinto (3×2 metri) è stato realizzato su pannelli di forex con colori acrilici e con finitura di vernice trasparente opaca, una tecnica sperimentata per la prima volta dall’artista e dettata anch’essa da necessità di allestimento.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia viene presentato il progetto Musitaly per il rilancio e l’internazionalizzazione dello spettacolo dal vivo e del turismo italiani. E avvio degli “Incontri con la Musica”: accesso col Green Pass

Il giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

“Musitaly”, ovvero come rilanciare e internazionalizzare lo spettacolo dal vivo e il turismo del nostro Paese. Mercoledì 15 settembre 2021, alle 18, nel giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, presentazione del progetto “Musitaly”, iniziativa patrocinata dal Parlamento Europeo, dal ministero della Cultura e dall’associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale, che si propone di attuare dei piani concreti per il rilancio del settore dello spettacolo dal vivo italiano (in particolare quello musicale) a livello nazionale e internazionale, attraverso una sinergica collaborazione con enti di produzione artistica e di promozione turistica in Italia e soprattutto all’estero. L’obiettivo è quello di esportare i prodotti e gli spettacoli musicali che rappresentano un’eccellenza del “Made in Italy” nel mondo, attraverso attività di internazionalizzazione, digitalizzazione e marketing. Un nuovo approccio alla promozione e alla distribuzione dei contenuti artistici del nostro Paese con una visione internazionale. All’incontro parteciperanno Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Alessandro Muller ed Enrico Loprevite, fondatori di Promu – All For Music; Michele De Gasperis, presidente dell’istituto italiano Obor e altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Tra le attività previste nel progetto “Musitaly” ci sono la realizzazione di eventi musicali ideati appositamente per la valorizzazione del territorio: lo spettacolo inteso come offerta turistica per la creazione e il rilancio di nuove e tradizionali destinazioni turistiche; la creazione di un portale on-line per la promozione e la vendita dei migliori spettacoli italiani su circuiti internazionali; l’organizzazione di tavoli di lavoro con stakeholders stranieri operanti nei settori di promozione turistica e culturale, marketing e comunicazione, al fine di ideare prodotti ed iniziative artistiche esportabili all’estero.

musitaly_logo“Musitaly” è stato ideato da Promu – All For Music, una factory di giovani professionisti attivi nella produzione e promozione di prodotti ed eventi musicali classici, jazz e contemporanei, con l’obiettivo di superare i tradizionali, talvolta anacronistici, schemi e contesti di marketing e distribuzione del circuito della musica “colta”. Promu nei suoi anni di attività ha lavorato con artisti del calibro di Ennio Morricone, Nicola Piovani, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi, Rita Marcotulli, Fabrizio Bosso, Roberto Gatto, Gabriele Geminiani, Carlo Boccadoro e l’ensemble Sentieri Selvaggi, l’Orchestra d’Archi de I Solisti Aquilani e molti altri. I principali clienti e collaboratori sono la galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea, il museo Maxxi, il comitato per l’apprendimento pratico della musica nelle scuole (Miur), associazione Teatrale tra i Comuni del Lazio (Atcl).  Hanno collaborato con il Parlamento Europeo di Bruxelles e con la Camera dei Deputati di Roma per la presentazione del progetto “Una Nuova Stagione”, un’interpretazione in chiave ambientalista de “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi a cura di Daniele Orlando e de I Solisti Aquilani. Sono organizzatori, direttori artistici e direttori tecnici di numerosi festival musicali diffusi sul territorio della Regione Lazio, tra cui l’Appia Antica Chamber Music Festival (Roma) e l’Etruria Jazz Festival (Cerveteri).

istituto-italiano-obor_logoPartner principale del progetto è l’Istituto Italiano OBOR, il network più competitivo per la creazione di sbocchi commerciali sul mercato della Nuova Via della Seta, nonché il partner di riferimento per istituzioni e imprese italiane intenzionate ad aprirsi a questo nuovo mercato. L’Istituto ha un’organizzazione diffusa in Cina e in Italia, ma anche in Europa, Emirati Arabi Uniti e Marocco, con 33 organizzazioni partner in Italia e 17 in Cina. Dispone inoltre di una rete di 47 advisor in Italia e 65 in Cina. Grazie all’esperienza dell’Istituto Italiano OBOR e del suo network locale, il progetto avrà pieno riscontro sul mercato cinese, uno dei più grandi al Mondo e in costante crescita. L’istituto, infatti, si occuperà di promuovere l’iniziativa presso i principali canali istituzionali in Italia e in Cina, e di elaborare un piano di promozione del progetto, indirizzandolo verso gli stakeholder cinesi.

La locandina della rassegna “Incontri con la musica” nel giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

La rassegna “Incontri con la Musica” fino al 19 settembre 2021 ospiterà nel giardino centrale del museo di Villa Giulia i grandi nomi della musica classica a livello internazionale. La rassegna è stata realizzata grazie al contributo della Regione Lazio. I concerti sono compresi nel biglietto di ingresso al Museo, al costo eccezionale di 3 euro. Il primo concerto il 15 settembre 2021, alle 20.15: inaugura la rassegna il prestigioso trio composto dalle prime parti dei Solisti di Pavia Sergio Lamberto (violino), Riccardo Savinelli (viola) e Jacopo Di Tonno (violoncello), che eseguirà le “Variazioni Goldberg, BWV 988” di J.S. Bach, nell’elaborazione per trio d’archi di Bruno Giuranna. Il 16 settembre 2021 sarà la volta del violinista Rocco Roggia e del pianista Riccardo Natale, che presenteranno un programma composto dalle opere dei più grandi compositori napoletani dell’800 come: G. Martucci, A. D’ Ambrosio, A. Curci e L. De Felice. Si proseguirà il 17 settembre 2021 con un evento speciale dedicato al Maestro Ezio Bosso. Il TTR_Piano Trio composto dal pianista Mario Montore, dal violinista David Romano e dal violoncellista Diego Romano eseguirà le composizioni del Maestro Bosso in occasione dell’anniversario della sua nascita (13 settembre 1971). TTR è l’acronimo di Things That Remain, frase iconica del Maestro che intitolerà anche il docu-film a lui dedicato, che verrà presentato in anteprima nella prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il 18 settembre 2021 si esibiranno il Primo Violoncello dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Gabriele Geminiani, e il pianista Monaldo Braconi con un concerto dedicato a S. Prokofiev e D. Shostakovich. A chiudere la rassegna, il 19 settembre 2021, il pianista Enrico Zanisi che si esibirà in un recital di piano solo nel quale proporrà alcune delle sue composizioni tratte dal suo ultimo progetto “Piano Tales” che spaziano da uno stile classico contemporaneo al jazz.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia “Tular Rasnal. Etruschi senza confini”, la prima convenzione, in Italia, che intreccia relazioni con i Comuni italiani per promuovere la cultura etrusco-italica lungo tutta la Penisola: ecco tutte le opportunità e i vantaggi. E dal 6 agosto si entra col Green Pass

Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ha lanciato “Tular Rasnal. Etruschi senza Confini”, la prima convenzione con i Comuni italiani (foto etru)

Due parole etrusche: Tular Rasnal, i confini degli Etruschi. E un sottotitolo, Etruschi senza confini, che sembrano essere in contraddizione. In realtà non è così. Ma è un’opportunità in più questa estate (e non solo) per venire a visitare ETRU – museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. “Tular Rasnal. Etruschi senza confini” è la prima convenzione, in Italia, che vuole intrecciare relazioni con i Comuni italiani per promuovere la cultura etrusco-italica lungo tutta la Penisola, con l’obiettivo di stimolare la partecipazione collettiva e favorire la crescita culturale e sociale. Con “Tular Rasnal” il Museo ritrova la sua centralità territoriale come agente del cambiamento e, ispirandosi alla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005), incoraggia la formazione di comunità patrimoniali. Per entrare a far parte della famiglia di ETRU è sufficiente scaricare il modello di convenzione dalla pagina dedicata del sito https://www.museoetru.it/convenzione-tular-rasnal e promuovere l’iniziativa e i suoi valori attraverso la stampa e i canali di comunicazione dell’Ente.

In un video lo spiega molto bene Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che nell’illustrare la valenza dell’iniziativa ci fa anche un ripasso sulle presenze etrusche monumentali e storiche dei più di 20 Comuni italiani che hanno deciso di aderire senza alcun costo alla convenzione “Tular Rasnal. Etruschi senza confini”, offrendo ai propri residenti un motivo molto convincente per compiere una visita al Museo più rappresentativo al mondo della cultura e della civiltà etrusca. Esibendo un documento di riconoscimento che attesti la residenza in uno dei Comuni aderenti, si può beneficiare di una significativa riduzione sull’acquisto del biglietto d’ingresso e sulle varie formule di abbonamento all’ETRU. E ci sono anche una serie di vantaggi negli acquisti al bookshop e nell’accesso al Temporary Garden. Sono Alatri, Amelia, ​Bolsena, Bracciano, Calcata, Canale Monterano, Castiglione della Pescaia, Cerveteri, Chiusi, Cortona, Labico, Lanuvio, Monte Romano, Perugia, Segni, Tarquinia, Todi, Trevignano Romano, Tuscania, Verucchio, Volterra i comuni italiani che ad oggi hanno accolto l’appello del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, sposandone i valori, promuovendone le opportunità. Fra di loro, i Comuni di Amelia, Bolsena, Lanuvio e Todi hanno anche previsto condizioni di reciprocità per l’ingresso nei musei civici. Questo significa che i possessori di un biglietto o di un abbonamento al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, esibendo il titolo, possono ottenere una riduzione all’ingresso nei musei del circuito cittadino. E così le opportunità di visita si moltiplicano, i legami si intrecciano, le persone ne beneficiano. Insomma, l’invito lanciato dal museo ETRU lo scorso anno a tutti gli Enti locali, in piena pandemia, è stato certamente un atto di impegno verso la ripresa delle relazioni attive fra il Museo e il territorio, ma anche un segno di fiducia nei confronti dell’importanza dei legami fra le persone.

icona-green-pass“Dal 6 agosto 2021”, ricorda Valentino Nizzo, “c’è l’obbligo per accedere al museo di esibire il Green Pass. Io ce l’ho già. Molti lo stanno ottenendo in questi giorni. Insomma è un gesto molto significativo di rispetto per noi e per gli altri. Davvero è semplice verificare il possesso di quello che non è un lasciapassare, ma è una promessa, una condivisione nella speranza appunto di non aver più bisogno di mostrare nulla. Però consideriamolo come un nostro documento di identità, consideriamolo davvero come un gesto di rispetto alla luce delle sofferenze che tutti quanti noi abbiamo provato. Il personale lo chiederà all’ingresso. Davvero speriamo nella collaborazione di tutti perché dobbiamo puntare a uscire da questa situazione che ha limitato le nostre libertà. Il Green Pass non le limita ma le rende possibili per tutti. Grazie”.

Roma, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: a oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo intervento, un ambizioso restauro darà nuova vita al Tempio di Alatri, realizzato nel giardino nel 1891 con gli elementi del tempio etrusco-italico scoperto a Alatri. Il cantiere è presupposto per la futura trasformazione del tempio in una “Macchina del tempio”

Il tempietto di Alatri realizzato nel 1891 nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

A oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo intervento, la ricostruzione del Tempio di Alatri realizzata alla fine dell’800 è protagonista di un ambizioso restauro che darà nuova vita a questa avveniristica struttura e consentirà di trasformarla in una ‘macchina del tempio’. In uno dei giardini del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, tra il Ninfeo e l’ala destra del percorso espositivo, è infatti posta la riproduzione a grandezza naturale di un tempio etrusco-italico rinvenuto ad Alatri (Fr) nel 1882. La ricostruzione, curata dall’architetto e archeologo Adolfo Cozza per volere di Felice Barnabei, padre fondatore del Museo, fu realizzata in base ai risultati di uno scavo condotto dallo stesso Cozza e da H. Winnefeld dell’Istituto archeologico Germanico in località La Stazza (1 km a Nord di Alatri). Le indagini avevano portato alla luce le fondamenta di un tempietto risalente al III-II secolo a.C., oltre ai resti della sua decorazione architettonica, che servì da modello per la ricostruzione fedele degli elementi decorativi moderni, riprodotti con le stesse tecniche e materiali adoperati oltre duemila anni prima. 

Il giardino laterale destro del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con il tempietto di Alatri e il busto di Felice Bernabei (foto etru)

Il tempio, realizzato tra il 1889 (anno in cui venne inaugurato il Museo) e il 1891, costituisce uno dei primi esempi al mondo di ricostruzione per fini didattici e divulgativi. Un’opera certamente avveniristica e uno dei primi casi di “open air museum” a livello internazionale, finora ingiustamente sottovalutato dalla critica museologica che ha concentrato la sua attenzione su alcune famose esperienze contemporanee del nord Europa e del nord America, quasi ignorando l’impresa di Cozza e Barnabei, anche a causa della sua precoce trasformazione in un semplice deposito, inaccessibile al pubblico.

Il degrado della copertura del tempietto di Alatri al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Dopo decenni di trascuratezza e di travisamento delle funzioni originarie che hanno portato a un progressivo logoramento delle decorazioni architettoniche, grazie agli interventi avviati nelle scorse settimane il tempio di Alatri potrà essere finalmente restituito alla pubblica fruizione. Ma questo importante restauro è solo il primo passo di un percorso più ampio, già finanziato dalla Regione Lazio con un bando per l’innovazione tecnologica. A 45 anni dall’ultimo intervento di restauro coordinato da Lucos Cozza (archeologo nipote di Adolfo), il nuovo cantiere costituisce infatti il presupposto per la futura trasformazione del tempio in una “Macchina del tempio”, che ospiterà al suo interno uno spazio immersivo digitale, in cui vivere l’esperienza del racconto della storia come in un viaggio attraverso il tempo giocando non soltanto sulla componente tecnologica, ma anche su quella della narrazione storica.

Il Tempietto etrusco-italico di Alatri, con carattere di assoluta eccezionalità, è stato realizzato con lungimiranza museografica alla fine dell’800 sulla base dei dati di scavo e pertanto ricopre un ruolo educativo fondamentale all’interno del complesso museale. L’intervento origina dall’esigenza di ripristinare le condizioni di sicurezza della copertura e degli elementi decorativi (acroteri, antefisse, sime, embrici, etc.) del Tempietto, dopo quarantacinque anni di distanza dall’ultimo intervento eseguito dall’archeologo Lucos Cozza (nipote dell’archeologo Adolfo Cozza). L’intervento in essere vuole principalmente ristabilire le condizioni di sicurezza del bene, revisionando gli ancoraggi di tutti gli acroteri e la relativa pulitura, nonché degli elementi decorativi costituiti da cornici architettoniche in terracotta policroma su cui insistono elementi scultorei alati, di cui alcuni nel tempo si sono distaccati e altri versavano in evidente pericolo di distacco.

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Lo stato di degrado della copertura del tempietto di Alatri (foto etru)

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La copertura del tempietto di Alatri dopo la pulitura (foto etru)

Si è proceduto pertanto ad un accurato rilievo, catalogazione e mappatura dello stato di degrado degli elementi del manto di copertura, di cui circa il 25% ha riportato evidenti lesioni causate sia da eventi metereologici sia dalla corrosione dei precedenti perni a vite di ancoraggio che fissano le antefisse agli embrici sulla gronda delle due falde. Tale fase è stata di fondamentale importanza per eseguire lo smontaggio degli elementi del manto di copertura e delle lastre di terracotta della trabeazione, utile per eseguire una mappatura dello stato di degrado dell’orditura lignea del tetto; sono state, infatti, individuate parti ammalorate in limitate aree, per lo più corrispondenti alle travi d’angolo dove i legni sono apparsi marciti a causa del ristagno dell’acqua piovana in alcune aree e/o per infiltrazioni d’acqua dagli elementi lesionati del manto di copertura. Si è proceduto pertanto a eseguire su tutte le parti lignee il trattamento impregnante per la protezione da attacchi parassitari e, a sostituire alcune tavole verticali delle pareti laterali su cui erano ancorate le formelle di trabeazione, sostituendo inoltre i perni di ancoraggio in ferro, ormai ossidati, con perni in acciaio inox. Sono state ripulite dal marciume alcune parti degli elementi lignei e sgorbiate fino a trovare il legno ancora in buono stato e sostituiti con parti nuove e rinforzate mediante una fasciatura metallica.

Gli spazi retrostanti del tempietto di Alatri dopo il restauro (foto etru)

Tali interventi saranno riproposti all’interno della cella del Tempio sia per gli elementi decorativi che per l’orditura lignea. Le successive fasi di intervento vedranno un approfondimento della capacità statica della struttura tramite saggi e indagini anche agli apparati radicali delle alberature monumentali presenti nel perimetro del sito; seguiranno interventi relativi alla revisione delle parti di intonaco esterno ammalorato e al risarcimento delle lesioni in corrispondenza dell’apertura sul fronte principale e quella sul fronte posteriore – chiusa in epoca precedente con tamponatura di diversa consistenza materica non ammorsata con quella preesistente. Le ultime fasi di intervento proporranno la realizzazione di percorsi perimetrali ed apposita illuminazione volti a migliorare l’accessibilità fisica del tempietto, in previsione del prossimo allestimento multimediale del Tempio che lo riporterà alla sua funzione didattica nel percorso museale.