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Roma, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: a oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo intervento, un ambizioso restauro darà nuova vita al Tempio di Alatri, realizzato nel giardino nel 1891 con gli elementi del tempio etrusco-italico scoperto a Alatri. Il cantiere è presupposto per la futura trasformazione del tempio in una “Macchina del tempio”

Il tempietto di Alatri realizzato nel 1891 nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

A oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo intervento, la ricostruzione del Tempio di Alatri realizzata alla fine dell’800 è protagonista di un ambizioso restauro che darà nuova vita a questa avveniristica struttura e consentirà di trasformarla in una ‘macchina del tempio’. In uno dei giardini del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, tra il Ninfeo e l’ala destra del percorso espositivo, è infatti posta la riproduzione a grandezza naturale di un tempio etrusco-italico rinvenuto ad Alatri (Fr) nel 1882. La ricostruzione, curata dall’architetto e archeologo Adolfo Cozza per volere di Felice Barnabei, padre fondatore del Museo, fu realizzata in base ai risultati di uno scavo condotto dallo stesso Cozza e da H. Winnefeld dell’Istituto archeologico Germanico in località La Stazza (1 km a Nord di Alatri). Le indagini avevano portato alla luce le fondamenta di un tempietto risalente al III-II secolo a.C., oltre ai resti della sua decorazione architettonica, che servì da modello per la ricostruzione fedele degli elementi decorativi moderni, riprodotti con le stesse tecniche e materiali adoperati oltre duemila anni prima. 

Il giardino laterale destro del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con il tempietto di Alatri e il busto di Felice Bernabei (foto etru)

Il tempio, realizzato tra il 1889 (anno in cui venne inaugurato il Museo) e il 1891, costituisce uno dei primi esempi al mondo di ricostruzione per fini didattici e divulgativi. Un’opera certamente avveniristica e uno dei primi casi di “open air museum” a livello internazionale, finora ingiustamente sottovalutato dalla critica museologica che ha concentrato la sua attenzione su alcune famose esperienze contemporanee del nord Europa e del nord America, quasi ignorando l’impresa di Cozza e Barnabei, anche a causa della sua precoce trasformazione in un semplice deposito, inaccessibile al pubblico.

Il degrado della copertura del tempietto di Alatri al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Dopo decenni di trascuratezza e di travisamento delle funzioni originarie che hanno portato a un progressivo logoramento delle decorazioni architettoniche, grazie agli interventi avviati nelle scorse settimane il tempio di Alatri potrà essere finalmente restituito alla pubblica fruizione. Ma questo importante restauro è solo il primo passo di un percorso più ampio, già finanziato dalla Regione Lazio con un bando per l’innovazione tecnologica. A 45 anni dall’ultimo intervento di restauro coordinato da Lucos Cozza (archeologo nipote di Adolfo), il nuovo cantiere costituisce infatti il presupposto per la futura trasformazione del tempio in una “Macchina del tempio”, che ospiterà al suo interno uno spazio immersivo digitale, in cui vivere l’esperienza del racconto della storia come in un viaggio attraverso il tempo giocando non soltanto sulla componente tecnologica, ma anche su quella della narrazione storica.

Il Tempietto etrusco-italico di Alatri, con carattere di assoluta eccezionalità, è stato realizzato con lungimiranza museografica alla fine dell’800 sulla base dei dati di scavo e pertanto ricopre un ruolo educativo fondamentale all’interno del complesso museale. L’intervento origina dall’esigenza di ripristinare le condizioni di sicurezza della copertura e degli elementi decorativi (acroteri, antefisse, sime, embrici, etc.) del Tempietto, dopo quarantacinque anni di distanza dall’ultimo intervento eseguito dall’archeologo Lucos Cozza (nipote dell’archeologo Adolfo Cozza). L’intervento in essere vuole principalmente ristabilire le condizioni di sicurezza del bene, revisionando gli ancoraggi di tutti gli acroteri e la relativa pulitura, nonché degli elementi decorativi costituiti da cornici architettoniche in terracotta policroma su cui insistono elementi scultorei alati, di cui alcuni nel tempo si sono distaccati e altri versavano in evidente pericolo di distacco.

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Lo stato di degrado della copertura del tempietto di Alatri (foto etru)

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La copertura del tempietto di Alatri dopo la pulitura (foto etru)

Si è proceduto pertanto ad un accurato rilievo, catalogazione e mappatura dello stato di degrado degli elementi del manto di copertura, di cui circa il 25% ha riportato evidenti lesioni causate sia da eventi metereologici sia dalla corrosione dei precedenti perni a vite di ancoraggio che fissano le antefisse agli embrici sulla gronda delle due falde. Tale fase è stata di fondamentale importanza per eseguire lo smontaggio degli elementi del manto di copertura e delle lastre di terracotta della trabeazione, utile per eseguire una mappatura dello stato di degrado dell’orditura lignea del tetto; sono state, infatti, individuate parti ammalorate in limitate aree, per lo più corrispondenti alle travi d’angolo dove i legni sono apparsi marciti a causa del ristagno dell’acqua piovana in alcune aree e/o per infiltrazioni d’acqua dagli elementi lesionati del manto di copertura. Si è proceduto pertanto a eseguire su tutte le parti lignee il trattamento impregnante per la protezione da attacchi parassitari e, a sostituire alcune tavole verticali delle pareti laterali su cui erano ancorate le formelle di trabeazione, sostituendo inoltre i perni di ancoraggio in ferro, ormai ossidati, con perni in acciaio inox. Sono state ripulite dal marciume alcune parti degli elementi lignei e sgorbiate fino a trovare il legno ancora in buono stato e sostituiti con parti nuove e rinforzate mediante una fasciatura metallica.

Gli spazi retrostanti del tempietto di Alatri dopo il restauro (foto etru)

Tali interventi saranno riproposti all’interno della cella del Tempio sia per gli elementi decorativi che per l’orditura lignea. Le successive fasi di intervento vedranno un approfondimento della capacità statica della struttura tramite saggi e indagini anche agli apparati radicali delle alberature monumentali presenti nel perimetro del sito; seguiranno interventi relativi alla revisione delle parti di intonaco esterno ammalorato e al risarcimento delle lesioni in corrispondenza dell’apertura sul fronte principale e quella sul fronte posteriore – chiusa in epoca precedente con tamponatura di diversa consistenza materica non ammorsata con quella preesistente. Le ultime fasi di intervento proporranno la realizzazione di percorsi perimetrali ed apposita illuminazione volti a migliorare l’accessibilità fisica del tempietto, in previsione del prossimo allestimento multimediale del Tempio che lo riporterà alla sua funzione didattica nel percorso museale.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita la V edizione della Scuola di Archeoastronomia. Lezioni in presenza e streaming con sette professionisti della scienza, della storia e dell’archeologia, ricercatori e professori universitari. Visite guidate al museo Etrusco e osservazioni astronomiche

La locandina della V edizione della Scuola di Archeoastronomia

Sarà il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma a ospitare la V edizione della Scuola di Archeoastronomia, in programma dal 23 al 24 luglio 2021. La scuola, organizzata dalla sezione di ricerca “Archeoastronomia e Storia dell’Astronomia” dell’Unione Astrofili Italiani (UAI) e patrocinata dalla Società Italiana di Archeoastronomia, fornirà agli iscritti – cultori della materia, professionisti, semplici curiosi, studenti e docenti – gli strumenti fondamentali per orientarsi nell’affascinante mondo dell’archeoastronomia. Da quest’anno la scuola sarà fruibile anche in modalità online. La Scuola, che ha il patrocinio della Società Italiana di Archeoastronomia, è frutto dell’impegno di professionisti e docenti di ambiti di ricerca sia umanistici sia scientifici, per fornire agli iscritti gli strumenti fondamentali per orientarsi nel mondo dell’archeoastronomia. “L’archeoastronomia è la scienza che individua e studia il contenuto astronomico dei reperti antichi, siano essi edifici e templi, o racconti e testi sacri, dando un enorme contributo alla conoscenza del passato”, spiega Paolo Colona, astrofisico e direttore della Scuola. “Questa disciplina, che si può definire neonata, raccoglie moltissimi contributi di provenienza disparata, tra i quali si nascondono sovente teorie fallaci in grado di fuorviare sia i lettori sia la ricerca nel campo. Il più grande pericolo per chi fa ricerca o si accosta all’Archeoastronomia come cultore è di prendere per buone tesi false. La Scuola metterà i partecipanti nella condizione di riconoscere una tesi plausibile da una meno attraverso l’indagine di cosa è una scoperta”.

Paolo Colona, astrofisico e direttore della Scuola di Archeoastronomia

Sette professionisti della scienza, della storia e dell’archeologia, ricercatori e professori universitari spiegheranno agli iscritti, nell’arco delle due giornate di formazione, come si svolgono le ricerche archeoastronomiche e come distinguere i lavori utili alla conoscenza dalle affermazioni sensazionalistiche prive di fondamento scientifico, passando in rassegna le più importanti scoperte realizzate in questo ambito. “Il percorso formativo affronterà una vasta gamma di argomenti: dall’analisi dei reperti neandertaliani all’incredibile vicenda della scoperta di Nettuno, dalla soluzione dell’enigma mitraico alle meticolose imprese dell’astrometria, dall’astronomia caldea ai passaggi astronomici più oscuri in Omero”, prosegue Colona.

roma_villa-giulia_museo-etrusco_logoOltre alle lezioni in aula e in modalità online, il programma della scuola contempla visite guidate al museo Etrusco di Villa Giulia e alla Sala dello Zodiaco – riprese in streaming – e osservazioni astronomiche a occhio nudo e al telescopio nella serata del 24 luglio, da confermare in base alle previsioni meteo. I corsisti potranno decidere, all’atto dell’iscrizione, se seguire l’intero corso o solo alcune sessioni. Per i docenti il corso di formazione, inserito nella piattaforma SOFIA del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), è valido per l’aggiornamento professionale ed è fruibile con il bonus docenti. Tutti i corsisti riceveranno l’attestato di partecipazione e i materiali didattici, risulteranno iscritti all’Unione Astrofili Italiani e abbonati per un anno alla rivista dell’UAI “Astronomia” in formato digitale, potranno consultare l’Almanacco UAI 2021 in modalità online e avranno accesso alle video registrazioni delle sessioni formative. L’elenco dei docenti, il programma della scuola e le modalità di iscrizione sono disponibili al seguente link: http://www.uai.it/archeoastronomia/scuola-di-archeoastronomia-2021-v-ed/

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra personale di Evgeny Antufiev “Dead nations. Eternal version”, le cui figure in trasformazione ben si sposano con il repertorio iconografico etrusco

Una ceramica di Evgeny Antufiev nella mostra “Dead nations. Eternal version” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

È un lungo romanzo a capitoli il rapporto di Evgeny Antufiev con il patrimonio archeologico sedimentato nel nostro territorio e presente nei nostri musei. Una fascinazione che Antufiev subisce per la stratificazione segnica e simbolica, per l’eco profondo di antiche storie che continuano a parlarci nelle sale dei musei. Quale migliore sintonia per un artista che da sempre esplora l’idea dell’immortalità e della rigenerazione attraverso archetipi che hanno accompagnato l’esistenza e l’immaginazione umana in una storia senza fine? La risposta nella mostra “Dead nations. Eternal version”, personale di Evgeny Antufiev, a cura di Marina Dacci e Svetlana Marich, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma fino al 26 settembre 2021.  In questo capitolo l’incontro è con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, importante custode dell’affascinante e per alcuni ancora misteriosa civiltà etrusca che ha saputo – così come il processo creativo di Antufiev – assorbire e metabolizzare contatti e relazioni con molteplici civiltà (da Oriente ad Occidente, dai Fenici ai Greci, ai Cartaginesi) e ha creato un rapporto peculiare, molto stretto, con le caratteristiche dei singoli territori in cui si è insediata, generando qualcosa di assolutamente nuovo. Il lavoro di Antufiev trasporta nel tempo e nello spazio figure simboliche che hanno da sempre accompagnato l’esistenza e l’immaginazione umana. Le sue ceramiche così come le fusioni, con trame e superfici ossidate e trattate con patine e bagni particolari, evocano antiche scoperte e ci appaiono come “dono” rinvenuto nel sottosuolo. La presenza di figure in trasformazione ben si sposa con il repertorio iconografico etrusco che viene splendidamente illustrato negli oggetti esposti nel Museo di Villa Giulia. L’esito formale è intrigante, labirintico, assolutamente unico: le opere di Antufiev assumono identità ibride, capaci di generare assonanze tra mondi e culture differenti, ma inevitabilmente sono filtrate attraverso la cultura del Paese di provenienza dell’artista, la Siberia, e la tradizione popolare russa nel trattamento dei materiali.

Barumini. La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” racconta i legami tra Sardegna e Campania. La vernice nell’ambito del 7° Expo del Turismo Culturale in Sardegna con le eccellenze culturali, l’artigianato artistico e l’enogastronomia nell’area archeologica Su Nuraxi, laboratori e incontri nel centro “G. Lilliu”

Una fase dell’allestimento della mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto fondazione barumini / mann)
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La locandina della mostra La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei”, dal 2 luglio 2021 al 10 gennaio 2022, al Centro “Giovanni Lilliu” a Barumini

La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei”, dal 2 luglio 2021 al 10  gennaio 2022, al Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “G.Lilliu” a Barumini vicino all’area archeologica “Su-Nuraxi”, racconta i legami tra Sardegna e Campania. La Fondazione Barumini Sistema Cultura e il Comune di Barumini, nonostante il momento di grave difficoltà per i noti fatti che hanno colpito l’Italia e il Mondo, decidono comunque di mantenere viva la propria offerta culturale, e di contribuire alla ripartenza con una mostra di grande prestigio scientifico. Un sforzo importante per mettere a disposizione dei turisti, ma soprattutto, di tutti gli studenti della Sardegna, contenuti che danno riscontro di traiettorie che hanno caratterizzato la Storia della civiltà mediterranea. E in questo contesto, la Fondazione rinnova il profilo delle sue attività non soltanto riguardo alla gestione di “Su Nuraxi”, sito archeologico Patrimonio Unesco e meta di migliaia di turisti l’anno, ma anche per quanto riguarda il Centro di Promozione G. Lilliu, su cui verranno concentrate sempre più iniziative che ne rinforzeranno il ruolo di promozione della divulgazione scientifica e di offerta culturale secondo una programmazione costante e attenta alle esigenze dei cittadini della Sardegna soprattutto, ma sempre in un’ ottica di rilancio dell’identità a livello nazionale. Fondamentale è il contributo del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il direttore Paolo Giulierini ha sposato con entusiasmo la proposta di collaborazione della Fondazione, dimostrando così flessibilità e visione che ne sanciscono il riconosciuto successo, e riuscendo in pochi mesi a programmare un prestito di reperti di altissimo livello scientifico.

L’allestimento della mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto fondazione barumini / mann)

La mostra, a cura di Andreina Ghiani e Marialucia Giacco con la collaborazione scientifica di Antonio M. Corda (università di Cagliari), Caterina Lilliu (Fondazione Barumini Sistema Cultura), Gianfranca Salis (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna), si apre con una sezione dedicata alla Sardegna con reperti databili tra la seconda metà del ferro e l’età imperiale romana. Si rappresenta il processo di trasformazione e l’incontro delle culture indigene che hanno animato la storia della Sardegna fino all’incontro con il mondo romano. Frammenti e vasi punici, testimonianze della frequentazione di Su Nuraxi fino all’ esempio emblematico del tempio di Antas, un luogo sacro dedicato al dio Sardus Pater Babai,   o Sid Addir per i cartaginesi, figlio di Melkart identificato con Ercole, e ancora abilitato a culto fino a Caracalla. L’incontro fra i popoli dunque, come ci mostrano le iscrizioni che arrivano direttamente dalla Campania in osco e in volsco e che ci raccontano di un territorio, quello delle città vesuviane, frequentato prima dell’arrivo dei romani da popolazioni che hanno scritto la storia del Mediterraneo.

Bronzi romani alla mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto mann)

Ci si addentra poi nel cuore della mostra, per arrivare a Pompei tra scene di vita quotidiana: Pompei nella ricostruzione del suo splendore e rappresentata in tutta la sua umanità conservata intatta nel momento in cui il grande gigante decise di suggellare con la sua colata lavica una storia. Per gentile concessione del parco archeologico di Pompei e del direttore Gabriel Zuchtriegel sarà esposto al pubblico la copia di un calco di vittima dell’eruzione del 79 d.C.

La locandina del 7° Expo del Turismo culturale in Sardegna a Barumini

La mostra “Humanum” apre all’interno della due giorni del 7° Expo a Barumini. Dopo un anno di stop a causa della pandemia da Covid 19, torna a Barumini l’Expo del Turismo Culturale in Sardegna, uno degli eventi più importanti per la promozione del turismo culturale in Sardegna e per la commercializzazione dell’offerta turistica sarda in Italia e all’estero. Giunta alla sua settima edizione, la manifestazione si propone come occasione di scambio tra gli operatori culturali e gli altri settori e comparti produttivi della Sardegna legati al turismo, ponendo le basi per la costruzione di una valida e reale alternativa al modello di turismo balneare, fortemente localizzata e stagionale, a favore del turismo nelle zone interne, fruibile durante tutto l’anno. Il 2 e 3 luglio 2021 nella suggestiva cornice dell’area archeologica SU NURAXI saranno in mostra le eccellenze dei beni culturali, all’artigianato artistico e all’enogastronomia della Sardegna e al Centro GIOVANNI LILLIU si terranno importanti convegni e laboratori. Per info e prenotazioni: 070 9368128, amministrazione@fondazionebarumini.it, expo@fondazionebarumini.it.

Il nuraghe Su Nuraxi a Barumini (foto mae-mic)
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Il Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “Giovanni Lilliu” a Barumini (foto fondazione Barumini)

Il programma di venerdì 2 luglio 2021. Alle 10, apertura degli stand espositivi nell’area archeologica Su Nuraxi. Sempre alle 10, al Centro “G. Lilliu”, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura, e la tavola rotonda “Musei e luoghi della cultura a confronto. I nuovi strumenti di comunicazione”. Francesco Muscolino, direttore della Direzione regionale Musei Sardegna e direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari; Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Valentino Nizzo, direttore museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; e Maura Picciau, soprintendente per l’Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e sud Sardegna, si confronteranno sul tema  “identità culturale e gli scambi” fra i popoli e le civiltà che hanno animato la storia dell’Italia più antica, in un approfondimento del progetto scientifico della mostra. Ma quali sono le aspettative e i cambiamenti nei Beni Culturali nel campo della valorizzazione e della digitalizzazione verso soprattutto il nuovo pubblico? Ne parleranno due prestigiosi professionisti nonché autori di best seller del settore. Il prof. Ludovico Solima, autore di saggi di economia e professore ordinario di Economia e gestione delle imprese , titolare della cattedra di Management delle imprese culturali all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, insegna anche Management dei musei all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli; ed Elisa Bonacini, autrice di saggi e Courtesy Visiting Adjunct Professor Institute for Digital Exploration (IDEx), Department of History, University of South Florida – Board of Fellows IEMEST – Euro-Mediterranean Institute of Science and Technology, Palermo. Pomeriggio al centro “G. Lilliu”: alle 16, laboratorio del gusto “Colori, sapori e valori delle erbe officinali e aromatiche della Sardegna” a cura di Slow Food Sardegna; alle 18, inaugurazione della mostra archeologica “Humanum. Sardegna e Campania da Su Nuraxi a Pompei” in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, con il patrocinio del Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali dell’università di Cagliari; alle 18, laboratorio del gusto “Profumi e colori dei mieli della Sardegna” a cura di Slow Food Sardegna; alle 19, presentazione del nuovo impianto di illuminazione notturna nel sito Unesco Su Nuraxi a cura della Direzione Regionale Musei Sardegna. La giornata si conclude alle 21.30, nell’area archeologica Su Nuraxi, concerto Nuragika con Gavino Murgia trio (Gavino Murgia – Marcello Peghin – Alessandro Garau) e la partecipazione di Luigi Lai -Marcello Floris – Tenore Gòine di Nuoro.

Una sala del Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “Giovanni Lilliu” (foto fondazione barumini)
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Il nuraghe Su Nuraxi di Barumini è sito Unesco dal 1997

Programma di sabato 3 luglio 2021. Alle 10, all’area archeologica Su Nuraxi, apertura degli stand espositivi; alle 10, ma al centro “G. Lilliu”, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura; alle 10.30, webinar sui valori Unesco: Management del patrimonio mondiale per lo sviluppo turistico-culturale a cura dell’UNINT; alle 12.30, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura; alle 17, animazione per bambini a cura di Kecco Spettacoli; alle 17.30, presentazione del catalogo della mostra “Mario Cesare. Dalla tela dipinta alla forma scolpita” a cura dell’associazione Mario Cesare. Infine, all’area archeologica Su Nuraxi, alle 19.30, Photowalk al tramonto; alle 19.30, Wine Festival, con intrattenimento musical; alle 21, inaugurazione e apertura al pubblico delle visite guidate notturne nel sito Unesco Su Nuraxi.

“Veio: Lost City”, è il progetto di ricerca, tutela e valorizzazione condiviso dal ministero della Cultura con la Sapienza Università di Roma e l’Ente Regionale Parco di Veio. Nuova edizione della “Guida Archeologica del Parco di Veio”

L’Apollo di Veio (510-500 a.C.): statua acroteriale, terracotta policroma plasmata a mano, dal santuario del Portonaccio, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Si chiama “Veio: Lost City”, titolo che richiama l’aura leggendaria di una città scomparsa, da riscoprire e valorizzare e non da esplorare e saccheggiare alla maniera dei ‘cercatori di tesori’, è il progetto di ricerca, tutela e valorizzazione condiviso dal ministero della Cultura con la Sapienza Università di Roma e l’Ente Regionale Parco di Veio, che da molti anni spende impegno ed energie per la promozione del territorio (www.parcodiveio.it). Le problematiche relative al sito archeologico di Veio sono tornate di attualità all’indomani del servizio di Striscia la notizia che ha denunciato l’intrusione di estranei nell’area archeologica dell’antica Veio, nonostante che penetrare nelle aree archeologiche chiuse e recintate senza autorizzazione della Soprintendenza e manomettere i beni archeologici (sia pure con buone intenzioni) sia un reato e metta a rischio proprio quelle testimonianze di arte e di cultura che si intendono apprezzare e proteggere. Il pianoro urbano della città di Veio è un sito archeologico e naturalistico di grande estensione, compreso nel Parco di Veio e incuneato nel XV Municipio di Roma Capitale, che spesso viene trascurato e dimenticato dai normali percorsi turistici. Ma il territorio riserva ancora scorci meravigliosi e paesaggi sorprendenti per i visitatori che vi si avventurano, magari come pellegrini lungo la Via Francigena.

La copertina della “Guida archeologica del Parco di Veio”

Progetto “Veio: Lost City”. La collaborazione dei dipartimenti della Sapienza di Architettura e Progetto e di Scienze dell’Antichità fornisce le competenze necessarie a programmare un piano strategico di riqualificazione dell’area archeologica e naturale, alla quale prendono parte attiva la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, competente per territorio; la direzione dei Musei statali della Città di Roma, titolare del santuario di Portonaccio; e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, dove le maggiori testimonianze archeologiche di Veio sono esposte. i interventi di progetto coniugano gli obiettivi di riqualificazione e valorizzazione con le esigenze di messa in sicurezza e accessibilità delle aree archeologiche attualmente chiuse al pubblico. A tempo debito saranno coinvolti nella progettazione, anche gli enti locali interessati al territorio di Veio, che si estende su diversi comuni e arrivava nell’antichità fino alla riva destra del Tevere. Un primo risultato è stato già ottenuto dal Parco di Veio, che in accordo con la Soprintendenza ha portato a termine la nuova edizione della “Guida Archeologica del Parco di Veio”, che a breve verrà presentata nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, inaugurando così la nuova stagione di valorizzazione della “città scomparsa” etrusca e romana.​

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per le Giornate europee dell’Archeologia 2021 propone un video di approfondimento sulla phiale con lo sterminio dei Proci proveniente dal santuario meridionale di Pyrgi

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2021, l’iniziativa nata nel 2009 sotto l’egida del ministero della Cultura francese per mezzo dell’Inrap, Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (INRAP), e in seguito estesa ai Paesi europei, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma) presenta un video di approfondimento su un’opera molto importante della collezione museale: la phiale con lo sterminio dei Proci. Un vaso rituale attribuito al Pittore di Brigos e dipinto nella tecnica a figure rosse, offerto in dono alle divinità nel Santuario meridionale di Pyrgi, il porto dell’antica Caere. Il video-racconto, costruito e narrato da Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni e responsabile anche della sezione Cerveteri-Pyrgi del museo, nell’illustrare caratteristiche e significati complessi e profondi dell’opera nel suo specifico e plurisecolare contesto di rinvenimento, pone in evidenza anche quanto articolato, variegato e stratificato sia il lavoro scientifico che è alla base di ogni ricerca archeologica, a conclusione e a valle del quale ogni frammento è in grado di raccontare le piccole e grandi storie in esso racchiuse. Si ringrazia Oreste Baldini per la partecipazione.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il film “Bassin d’attraction” di Jonathan Pêpe, artista vincitore del premio Wicar per il progetto “Format à l’Italienne”: l’opera immersiva nasce dagli oggetti etruschi fotografati in 3D

Nell’ambito dell’XI edizione del progetto “Format à l’Italienne” l’artista in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Jonathan Pêpe presenta il film “Bassin d’attraction”, opera installativa e immersiva nata dagli oggetti etruschi fotografati in 3D. Ci saranno anche delle stampe 3D rielaborate di oggetti provenienti dalla collezione etrusca del Museo che rappresentano l’interno del corpo umano. Dal 18 maggio al 6 giugno 2021 il film è proiettato nella Sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia negli orari di apertura del museo (ore 9-20). 

Frame del film “Bassin d’attraction” di Jonathan Pêpe

“Format à l’Italienne” è l’XI edizione di un progetto di restituzione dei lavori realizzati dai vincitori del Premio Wicar durante la residenza di artisti francesi a Roma. Ogni anno, il Municipio di Lille propone a tre artisti della scena artistica emergente di Lille e dintorni una residenza di tre mesi nella capitale italiana. Gli artisti possono sviluppare un progetto legato al territorio e alle problematiche contemporanee. Nel 2019-2020 questa opportunità è stata proposta a Michel Jocaille, Jonathan Pêpe e Fabien Zocco. “Alla prima impressione”, scrive Indira Béraud, curatrice indipendente e fondatrice della rivista Figure Figure, “l’immaginario degli artisti è stato impregnato dalle abbondanti ornamentazioni romane, chiese, statue antiche e arte barocca. Poi, dalle loro passeggiate urbane, dal vagabondare solitario alla conquista di corpi estranei, è la questione del confronto verso l’altro che emerge: quest’altro a volte così simile e così diverso”.

Jonathan Pepe, artista vincitore del Premio Wicar nel 2020. In residenza a Roma da giugno a settembre 2020 Jonathan Pêpe (nato nel 1987 a Toulouse), vive e lavora a Lille. Formato alle Beaux-Arts de Bourges poi laureato al Fresnoy – Studio National des Arts Contemporains. Le sue ricerche si concentrano sulla distinzione tra il vivo e il non-vivo. L’artista interroga la relazione intima tra l’umano e l’utensile. In un’atmosfera medicalizzata e con un approccio fantascientifico cyberpunk, l’artista produce delle fiction contornando le tecnologie contemporanee come la robotica nelle opere Exo-biote (2015) et Haruspices (2019), sculture di silicone in movimento che respirano.

Roma. Aperta alle Scuderie del Quirinale la mostra “TOTA ITALIA. Alle origini di una Nazione”, oltre 400 reperti (da 36 enti di 12 regioni italiane) per raccontare la prima grande unificazione della penisola al tempo di Augusto

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Locandina della mostra “Tota Italia. Alle origini di una Nazione” alle Scuderie del Quirinale fino al 25 luglio 2021

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Statua di Apollo lampadoforo (I sec. a.C.), bronzo da Pompei (foto Archivio dell’Arte -Luciano Marco Pedicini)

Un’occasione unica per vedere riuniti nello stesso luogo reperti dall’assoluto valore storico, quali il Trono decorato a rilievo delle Gallerie nazionali Barberini Corsini di Roma, il Ritratto di Augusto con il capo velato del museo Archeologico nazionale delle Marche, il Busto di Ottavia Minore del museo nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme; corredi funerari iconici come il Corredo della “tomba dei due guerrieri”, conservato al museo Archeologico Melfese “Massimo Pallottino” e il Corredo di una tomba femminile proveniente dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia e custodita nel museo Archeologico nazionale delle Marche. E ancora la Cista portagioielli con iscrizione in latino arcaico del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Sostegno di mensa con due grifoni che attaccano un cerbiatto del museo civico di Ascoli Satriano fino al celebre Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano custodito nel museo Archeologico nazionale di Taranto. Dove possiamo ammirare tanti tesori tutti insieme? Alle Scuderie del Quirinale a Roma dove, fino al 25 luglio 2021, è aperta la mostra “Tota Italia. Alle origini di una Nazione”, una nuova grande esposizione, inaugurata dal Presidente Sergio Mattarella, e curata da Massimo Osanna e Stéphane Verger, resa possibile grazie allo straordinario impegno della Direzione Generale Musei e di tutto il sistema museale italiano. Ben 36 prestatori, fra musei statali e civici nonché soprintendenze di Stato, dal Veneto alla Calabria, per un totale di 12 regioni, hanno fatto “rete” per raccontare, in un momento così complesso, un periodo cruciale della storia del Paese, manifestando concretamente, nonostante la situazione di chiusura forzata in cui tali Musei si trovavano, la capacità e la volontà di riaprire e mostrare un patrimonio culturale unico al mondo.

Corona dal corredo di una tomba femminile (III sec. a.C.) dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia conservata nel museo Archeologico nazionale delle Marche di Ancona (foto Sabap-Marche)
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Statua di Marsia con ceppi da schiavo (III sec. a.C.) da Paestum (foto pa-paeve)

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Ritratto di filosofo su erma iscritta, Parmenide (prima metà I sec. d.C.,) da Velia (foto pa-paeve)

“Con Tota Italia la cultura riparte alle Scuderie del Quirinale con uno sguardo introspettivo, capace di indagare, attraverso il nostro patrimonio, le radici più profonde della nostra identità”, sottolinea Dario Franceschini, ministro della Cultura. “La stretta sinergia fra una delle sedi espositive più prestigiose del Paese e il ministero della Cultura ha permesso infatti di allestire in breve tempo una mostra di grande spessore scientifico e culturale, che ripercorre la progressiva fusione delle differenti popolazioni italiche in un’unica nazione nel segno di Roma”.  E Mario De Simoni, presidente e ad di Ales – Scuderie del Quirinale: “Dopo l’imprevista ma straordinaria esperienza della mostra su Raffaello le Scuderie riaprono con una mostra di grande rilievo culturale e simbolico, realizzata con la direzione generale Musei del MiC. Una mostra che vuol essere segno tangibile della partecipazione delle Scuderie allo sforzo delle riaperture, plastica rappresentazione della collaborazione armonica di tutto il sistema museale italiano e stimolo per un’ulteriore riflessione sui valori dell’unità nazionale, nell’anno del 160° anniversario della moderna unità d’Italia, del 150° dalla proclamazione di Roma Capitale, del 75° dalla proclamazione della Repubblica”. Aggiunge Matteo Lafranconi, direttore Scuderie del Quirinale: “Una straordinaria prova di coesione sinergica tra istituzioni nazionali; un’autentica mostra-gioiello che rivela ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, la formidabile ricchezza del patrimonio diffuso nei musei di tutta Italia e il suo potenziale inesauribile come terreno della migliore ricerca scientifica”.

Ritratto di Augusto con il capo velato (fine I sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale delle Marche di Ancona (foto sabap-marche)

“Tutta l’Italia giurò spontaneamente fedeltà a me” (Iuravit in mea verba tota Italia sponte sua) scriveva Augusto nelle sue Res gestae divi Augusti (“Le imprese del divino Augusto”): il titolo della mostra riprende proprio la famosa formula del giuramento di Augusto, l’uomo che per la prima volta riunificò l’Italia in un territorio omogeneo, non solo dal punto di vista politico e amministrativo ma anche culturale, religioso e linguistico. Partendo dalla straordinaria varietà e ricchezza culturale dell’Italia preromana, affascinante mosaico di genti e tradizioni, Tota Italia racconta il processo di romanizzazione, che fu scontro, incontro e ibridazione, e ripercorre le tappe che condussero all’unificazione sotto le insegne di Roma, dal IV secolo a.C. all’età giulio-claudia.

Triade Capitolina (II sec. d.C.) conservata al museo civico Archeologico “Rodolfo Lanciani” di Guidonia Montecelio (foto Giovanni Coccia)

Roma, cuore pulsante di un gigantesco impero globale, conquistò il suo spazio e il suo ruolo relazionandosi, di volta in volta, con le tante culture e popolazioni che avevano guadagnato nei secoli un posto sulla scena del Mediterraneo, avendo come primo grande teatro del suo espansionismo la penisola italiana. Un’unificazione sotto il segno di Roma ma capace di conservare, al contempo, quella divisione in regioni che testimonia ancora oggi la ricchezza e la varietà delle nostre tradizioni.

Decorazione di uno scudo (episema) con Taras (IV sec. a.C.) dal santuario di Rossano di Vaglio conservata al museo Archeologico nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu” a Potenza (foto mic)
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Sostegno di mensa (trapezophoros) con due grifoni che attaccano un cerbiatto (seconda metà IV sec. a.C.) conservato nel museo civico di Ascoli Satriano (foto sabap-Barletta-Andria-Trani e Foggia)

Lungo un percorso coerente ed unitario, articolato su entrambi i piani delle Scuderie sarà possibile ammirare nella stessa sede espositiva le opere più significative di quella varietà espressiva che concorse alla formazione dell’Italia augustea e dell’Impero. Oltre 400 reperti esemplari, quali statue, elementi di arredo, produzioni ceramiche, a testimonianza del complesso dialogo tra Roma e il resto della Penisola. Il filo conduttore della prima parte della mostra sarà la varietà dei popoli italici prima dell’unificazione romana; in primo piano, dunque, gli aspetti sociali, culturali e artistici caratterizzanti la variegata composizione etnica della Penisola. La seconda parte del racconto sarà incentrata sulla guerra, documentata attraverso oggetti iconici o grandi fregi figurati in grado di fornire nitide istantanee dell’espansione di Roma e dell’impatto sui suoi avversari, a partire dall’unificazione romana dopo le guerre puniche fino all’età di Augusto.

Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano (III sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)
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Affresco con anatre appese e antilopi (prima metà I sec. a.C.) dalla Villa dei Papiri di Ercolano, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Attraverso una selezione di opere di eccezionale rilevanza conservate nei principali musei italiani”, spiega Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura, e curatore dell’esposizione, “con la mostra Tota Italia. Alle origini di una Nazione si è inteso proporre una riflessione su quel lungo e grandioso processo di unificazione culturale, linguistica e giuridica e di trasformazione degli assetti economici, sociali e territoriali che, sotto la spinta di Roma, portò le varie popolazioni dell’Italia antica a riconoscersi in un’unica grande entità comune. Nella prima parte della mostra, alcune delle più rappresentative testimonianze archeologiche delle culture proprie delle genti italiche illustrano la grande varietà dei modi di vivere e di esprimersi, di costruire e di abitare, di onorare i morti e di venerare le divinità diffusi nella Penisola prima della cosiddetta romanizzazione. Nel prosieguo del percorso espositivo, le marcate differenze tra i popoli tendono a sfumare gradualmente ed emergono con forza i tratti comuni e distintivi di quella Tota Italia che, dopo la guerra sociale e, definitivamente, al tempo di Augusto, riconobbe sé stessa come nazione unica e centro del mondo mediterraneo. Una mostra corale – conclude -, in cui opere provenienti da tanti musei italiani raccontano la storia di una straordinaria ricchezza culturale che affonda le sue radici nell’Italia più antica e nella prima, grande unificazione augustea della Penisola, e che permea ancora profondamente l’Italia di oggi attraverso i tanti lasciti di Roma nella cultura, nella lingua, nel diritto, ma anche nei confini regionali, nel tracciato delle strade, nelle città e nei paesaggi rurali”.

“Storie di vita”: la rubrica prodotta da Streamcult, in streaming e on demand, è condotta da Dario Di Blasi che stavolta incontra Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di villa Giulia, per conoscere meglio gli Etruschi: il loro rapporto con Roma, i contatti con i coloni greci, la lingua, le donne…

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Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Secondo appuntamento con la rubrica “Storie di vita” da seguire on line in streaming e on demand, una rubrica che utilizza le relazioni e i rapporti di conoscenza acquisiti nel mondo dell’archeologia e del cinema da Dario Di Blasi, curatore per più di 30 anni di manifestazioni cinematografiche dedicate all’archeologia, all’etnografia e all’antropologia culturale, direttore del Firenze Archeofilm. Prodotta da StreamCult in collaborazione con la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, “Storie di vita” è un format di approfondimento culturale che vedrà importanti personalità del campo dell’archeologia, della cinematografia e della cultura raccontarci le loro esperienze, le loro passioni e il loro lavoro.

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Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto Mann)

Appuntamento martedì 23 marzo 2021 alle 17 con Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di villa Giulia a Roma, in streaming sul sito www.streamcult.it e sui canali social di StreamCult (Facebook e YouTube). La stessa puntata resterà visibile on demand per permettere a chiunque, nelle settimane a seguire, di poterla vedere. “Mi sono stati sempre simpatici i popoli nemici di Roma”, interviene Dario Di Blasi, “come Annibale e i cartaginesi o i popoli che hanno fatto ombra ai Romani perché hanno subìto immancabilmente una sorta di damnatio memoriae che ci ha impedito di conoscerli compiutamente; tra questi gli Etruschi”. Di Blasi ne parla con Valentino Nizzo, direttore di uno straordinario museo che raccoglie parte della memoria di questo straordinario popolo la cui cultura non aveva nulla da invidiare con tutti i coevi popoli mediterranei. “In questo incontro con Valentino Nizzo ci ho messo tutta la mia curiosità per gli Etruschi”, continua Di Blasi. “Per comprendere il rapporto con gli altri popoli di quel periodo. Con Roma conflitto o cosa altrimenti?  Quanto rimase della loro cultura nella vita, nella cultura, nella religione di Roma? Gli Etruschi avevano una loro lingua ma perché non una scrittura? Anche con i colonizzatori greci che frequentarono il Tirreno fu scambio, conflitto o altro?  L’autonomia delle donne etrusche e il rapporto molto più paritario con gli uomini fu veramente una realtà? Tante curiosità da appagare! Il comportamento di Roma nel cancellare quasi del tutto la loro memoria non mi condiziona, mi stimola!”. 

Fondazione Scuola Beni culturali: nel primo seminario on line rafforzato il ruolo internazionale dell’Italia per l’area del Mediterraneo nella gestione del patrimonio

Progettare il futuro nella gestione del patrimonio: la dimensione internazionale. Con un seminario online dal titolo “Programme follow-up: twinnings and skills sharing” (Aggiornamento del programma: gemellaggi e condivisione delle competenze) si è conclusa, alla presenza del ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, la prima edizione della International School of Cultural Heritage, il programma di scambio e aggiornamento professionale per l’area del Mediterraneo lanciato nel novembre 2019 dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. Un appuntamento di lavoro basato sul reciproco ascolto e sulla condivisione di esperienze, con il quale si è voluto valorizzare il cospicuo investimento realizzato dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, allo scopo di rafforzare il ruolo internazionale dell’Italia nel campo della gestione del patrimonio e condividere con i Paesi partecipanti il know how italiano. Le indicazioni e le valutazioni emerse durante il seminario conclusivo costituiranno una base di partenza condivisa per la programmazione di attività future: è già prevista per la fine del 2021 una seconda edizione del Programma, e l’avvio di accordi e gemellaggi tra istituzioni italiane e dei Paesi coinvolti. La vice ministra MAECI Marina Sereni e l’Assistant Director-General per la Cultura dell’UNESCO, Ernesto Ottone Ramirez, hanno portato i loro saluti confermando l’interesse e la piena disponibilità delle loro istituzioni a continuare nel lavoro comune. Al seminario hanno preso parte i rappresentanti di alcuni dei partner coinvolti, che hanno ospitato i referenti stranieri nelle loro esperienze sul campo in Italia: Parco archeologico di Paestum, Parco Archeologico dell’Appia Antica, Coopculture, Museo Egizio di Torino, CNR – Istituto di scienze per il patrimonio culturale, Museo Etrusco di Villa Giulia, Fondazione Brescia Musei. Sono intervenuti poi i responsabili apicali delle istituzioni dell’area mediterranea che hanno aderito al Programma, da Algeria, Egitto, Etiopia, Giordania, Iraq, Israele, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Tunisia e Turchia. Il confronto è stato coordinato da Mounir Bouchenaki, archeologo algerino già Vice-Direttore dell’UNESCO per la Cultura e Direttore Generale di ICCROM, attualmente consulente esperto per l’UNESCO.

La prima edizione della International School ha visto la partecipazione di diciannove tra archeologi, architetti, esperti e gestori di musei provenienti da diverse aree del Mediterraneo e dall’Etiopia coinvolti in un corso residenziale della durata di cinque mesi, con il titolo “Gestione del patrimonio archeologico mediterraneo: sfide e strategie”. I professionisti hanno partecipato, in un primo tempo, alla parte teorica del programma: lezioni, visite tematiche e visite di studio a siti e istituzioni culturali, workshop, casi di studio e incontri, si sono susseguiti offrendo un vasto panorama di tematiche legate alla conservazione e alla ricerca, alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Successivamente, e fino allo scorso marzo, ogni partecipante si è poi dedicato individualmente a uno specifico progetto sul campo presso enti e istituzioni in tutta la Penisola: da Brescia ad Agrigento, Torino, Roma, Napoli, Paestum, Ercolano e Pompei, collaborando con i colleghi italiani appartenenti a istituzioni, musei e parchi archeologici. Durante il lavoro sul campo, i partecipanti stranieri hanno potuto studiare i modelli e le pratiche delle istituzioni ospitanti e sviluppare un proprio progetto applicabile al contesto di provenienza.

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Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali


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Maria Alessandra Vittorini, direttore Fondazione Scuola Beni e Attività culturali

“Grazie al contributo delle istituzioni archeologiche italiane già coinvolte nel Programma”, spiega Vincenzo Trione, presidente della Fondazione, “è già in corso la costruzione di una offerta formativa, al momento online, di profilo internazionale: una serie di webinar, in lingua inglese, come occasione di formazione per i partecipanti stranieri e come momento di “promozione” delle istituzioni italiane”. E il direttore Alessandra Vittorini: “L’iniziativa odierna, che ha visto partecipazioni di alto profilo e interessanti riconoscimenti sui risultati conseguiti, rafforza la Fondazione, nel suo impegno volto a contribuire alla costruzione di una rete permanente per l’aggiornamento e l’accrescimento dei professionisti del patrimonio culturale, puntando prevalentemente sullo scambio di esperienze di eccellenza e la condivisione di modelli di lavoro”. “Oggi abbiamo constatato un grande interesse nel modello di scambio della International School e nella proposta di lavorare su possibili gemellaggi tra istituzioni italiane e Paesi stranieri”, conclude Andrea Meloni, membro del Consiglio di Gestione della Fondazione e delegato per i rapporti internazionali, aggiungendo che “tutti i colleghi dei Paesi esteri hanno confermato il pieno apprezzamento per il lavoro fatto e si sono dichiarati fortemente interessati a continuare a lavorare per progetti di collaborazione nel prossimo futuro”.