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Torino. Pubblicato il primo bilancio integrato del museo Egizio: visione a 360° delle proprie numerose attività, dalla ricerca all’inclusione sociale

È online il primo bilancio integrato del museo Egizio di Torino: il documento nasce dalla volontà di unire la rendicontazione qualitativa e quantitativa delle proprie attività, ma in particolare di analizzare e misurare gli elementi che ne determinano il valore oltre gli indicatori che tradizionalmente costituiscono il bilancio. Dal 2018 il museo Egizio ha sviluppato infatti un progetto di rendicontazione non finanziaria: dopo tre edizioni di bilancio sociale (2017, 2018 e 2019) e il documento “La Creazione del Valore” (2018), primo passo verso una presentazione integrata, per il racconto del 2020 è stata realizzata un’analisi attenta che ribadisce con forza gli obbiettivi culturali, di ricerca e di formazione centrali in tutte le attività svolte. Il documento restituisce quindi la sperimentazione di un metodo innovativo di misurazione delle attività svolte e dei risultati raggiunti, che va ben oltre le rilevazioni economiche tradizionali, basate su dati come i ricavi di biglietteria. Il valore di un museo risiede nella sua missione di custode della memoria collettiva e tutte le sue attività sono svolte a radicare questa consapevolezza nella società. Attraverso il Report integrato 2020 il Museo ha inteso dunque restituire una visione a 360° delle proprie numerose attività, dalla ricerca all’inclusione sociale, che l’istituzione svolge quotidianamente e che ha continuato ad implementare anche durante un anno complesso come quello preso in esame. I contenuti presentati nel report sono stati elaborati a partire da una serie di indicatori chiave di prestazione e analizzano i processi che caratterizzano il lavoro del Museo, e come questi si integrino con aspetti come il rapporto con gli stakeholder e i temi materiali, ossia le attività rilevanti dell’ente. Il racconto qualitativo è inoltre arricchito con grafici e tabelle di grande impatto, che offrono una maggiore intelligibilità dei progetti svolti e dei risultati ottenuti.

Torino. Al museo Egizio quattro visite guidate speciali con il curatore Enrico Ferraris in un affascinante viaggio “stellare” alla scoperta della decifrazione proprio della tavola stellare di Mereru, protagonista della nuova mostra “Ad Astra”

La tavola stellare di Mereru al centro della mostra “Ad Astra” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Vi siete mai chiesti come, in un mondo ancora da comprendere, gli antichi misurassero il tempo? Oggi sarebbe impossibile vivere senza orologio, ma in antichità era il cielo ad essere utilizzato per seguire la ciclicità delle stagioni, l’alternanza del giorno e della notte: un vero e proprio orologio cosmico. Questa delicata alternanza vita/morte della natura divenne presto emblema del ciclo vitale umano. Per questa ragione, Sirio e i decani entrarono a far parte dei cicli funerari attraverso sarcofagi e tavole stellari, come la protagonista della nuova mostra del ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso”: la tavola stellare di Mereru (vedi Torino. Al museo Egizio “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, seconda mostra del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” dedicata all’osservazione del firmamento nell’Antico Egitto e sui sistemi sviluppati per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste | archeologiavocidalpassato). E in quattro visite guidate speciali l’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino, che vi guiderà in un affascinante viaggio “stellare” alla scoperta della decifrazione proprio della tavola stellare di Mereru. Quando? Fissate bene queste date sulla vostra agenda: il 13 e 27 luglio, e il 17 e 24 agosto 2021, alle 16.30. Costo: 7 euro a persona (escluso il biglietto di ingresso). I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Luigi Prada su “I geroglifici dei Cesari: un caso di appropriazione culturale nell’antichità?”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Sembra un paradosso, ma oggigiorno ci sono più obelischi eretti a Roma di quanti ce ne siano in qualunque altra città al mondo, persino in Egitto. Martedì 13 luglio 2021 alle 18 il museo Egizio di Torino, in collaborazione con ACME, presenta la conferenza online “I geroglifici dei Cesari: un caso di appropriazione culturale nell’antichità?”, tenuta da Luigi Prada. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

L’obelisco egizio al Pincio a Roma (foto museo egizio)

A cominciare dall’imperatore Augusto, i Romani rimossero dal suolo egiziano decine di obelischi, per esibirli a Roma e in altre località dell’impero come monumenti al proprio potere. Ma i Romani usarono gli obelischi egizi non solo come mezzi di propaganda politica. In alcuni casi, imperatori e anche cittadini facoltosi commissionarono nuovi obelischi, facendoli ricoprire con iscrizioni geroglifiche composte su misura per celebrare il nuovo mondo dell’impero romano attraverso il filtro della cultura antico-egizia. Questi monumenti si ergono non come banali spoglie di guerra, ma come espressioni di un progetto di appropriazione culturale, che fece uso delle tradizioni linguistiche, religiose, e artistiche dell’Egitto antico per il tornaconto di Roma. La conferenza presenterà in dettaglio specifici esempi di obelischi romani, fra cui la celebre coppia di quelli eretti a Benevento in onore della dea Iside e dell’imperatore Domiziano.

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L’egittologo Luigi Prada

Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle Università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, e di recente è stato promosso ad assistant professor in Egittologia all’università di Uppsala. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Uno dei suoi progetti al momento include lo studio degli obelischi romano-egizi. Come parte di questa ricerca, ha preparato un nuovo studio degli obelischi di Benevento per il Getty Museum di Los Angeles.

Torino. Al museo Egizio “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, seconda mostra del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” dedicata all’osservazione del firmamento nell’Antico Egitto e sui sistemi sviluppati per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste

L’ingresso della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Dopo la statua di Hel, secondo appuntamento del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso”, dedicato all’attività scientifica che quotidianamente si svolge sugli oggetti esposti nelle sale e custoditi nei magazzini del museo Egizio di Torino.  Dal 2 luglio al 29 agosto 2021 c’è la nuova mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”. Il tema al centro di questa mostra è l’osservazione del firmamento nell’antico Egitto e i sistemi sviluppati dalla cultura nilotica per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste. L’esposizione dedicata alla tavola stellare di Mereru è a cura di Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio dal 2013. All’interno del Dipartimento Collezione e Ricerca, Ferraris è responsabile del programma di analisi archeometriche dei reperti della tomba intatta di Kha e Merit, denominato TT8 Project (2018-2023). E ha curato la mostra temporanea “Archeologia Invisibile” (attualmente in corso). Nel mese di luglio e agosto 2021 sono inoltre in programma quattro visite guidate con il curatore della mostra, che porterà i visitatori alla scoperta della decifrazione della tavola stellare di Mereru: le visite sono programmate per martedì 13 luglio, martedì 27 luglio, martedì 17 agosto e martedì 24 agosto 2021, sempre alle 16.30. La partecipazione è consentita a un massimo di 20 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso). 

La tavola stellare di Mereru al centro della mostra “Ad Astra” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

In particolare, a costituire il centro dell’esposizione è la tavola stellare di Mereru: il reperto, risalente Medio Regno (2000 a.C. circa) e rinvenuto nel 1908 dalla Missione Archeologica Italiana nella necropoli di Assiut, ha l’aspetto di una griglia nella quale trovano posto i nomi di 36 stelle appositamente selezionate per scandire, con il loro sorgere, le dodici ore della notte nel corso dell’anno. La loro sequenza, che nelle tavole stellari assume un andamento diagonale, era caratterizzata in particolare dalla levata di Sirio, che a fine luglio annunciava l’arrivo della piena del Nilo e l’avvio del nuovo anno agricolo e la promessa di rinascita per gli spiriti dei defunti. Una rappresentazione che testimonia da una parte un processo di registrazione e traduzione grafica dei moti delle stelle, e dall’altra la peculiare concezione circolare del tempo che permea la tradizione religiosa antico egiziana. 

Mostra “Ad Astra” al museo Egizio di Torino: nelle vetrine oggetti che illustrano la rappresentazione della volta celeste (

Questi temi vengono ripresi anche nelle restanti quattro vetrine, che espongono, tra gli altri, stele, strumenti rituali e frammenti decorati che raffigurano le modalità di rappresentazione della volta celeste, concepita come un’immensa distesa d’acqua, e le tradizioni religiose legate alla concezione ciclica del tempo. Le didascalie e un pannello dedicato accompagnano inoltre il visitatore nella lettura e comprensione delle tavole stellari.

La copertina del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso” del museo Egizio di Torino

“Nel laboratorio dello studioso” è un ciclo di mostre per mettere sotto la lente di ingrandimento una serie di reperti della collezione torinese e offrire ai visitatori un approfondimento inedito sulle storie che custodiscono e sulle ricerche realizzate dal museo Egizio di Torino. Ecco il calendario delle prossime mostre che saranno realizzate nello spazio della mostra: SETTEMBRE-NOVEMBRE 2021:  Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha (a cura di Paolo Marini); NOVEMBRE 2021 – GENNAIO 2022: Gatti, falchi e anguille. I bronzi votivi per mummie animali (a cura di Johannes Auenmüller); GENNAIO – MARZO 2022: Un santuario portatile per la dea Anuket (a cura di Paolo Del Vesco); MARZO – MAGGIO 2022: Il Libro dei Morti di Baki, Scriba del Signore delle Due Terre (a cura di Susanne Töpfer)

Torino. Il museo Egizio apre la nuova sala “Alla ricerca della vita” con una teca allestita per contenere 91 mummie. Tra queste, sei scelte per raccontare le varie fasi dell’esistenza, dalla gravidanza all’età avanzata, nell’Antico Egitto. Riflessione sull’esposizione di resti umani e implicazioni etiche

“Alla ricerca della vita”, la nuova sala espositiva del museo Egizio di Torino dedicata alle mummie (foto museo egizio)

Sei storie per raccontare una vita. Sei “protagonisti”, appositamente scelti di età differenti per mostrare le varie fasi dell’esistenza, da quella nemmeno sbocciata di un feto, fino all’avanzata maturità di una donna cinquantenne. Tracce di storie intime, frammenti di esistenze lontane nel tempo, riaffiorano dal passato per raccontare la vita nell’Antico Egitto, attraverso sei individui che hanno cessato il proprio cammino terreno a età diverse fra loro, ma accomunati dall’averlo proseguito per l’aldilà affidando il proprio corpo al rito della mummificazione. A svelarle è la nuova sala con cui il museo Egizio di Torino amplia il suo percorso di visita, conducendo il pubblico in un autentico itinerario a ritroso “Alla ricerca della vita” – nome con cui è stato battezzato il nuovo spazio articolato su due piani. A costituire il fulcro dell’esposizione è una teca allestita per contenere 91 mummie che fanno parte della collezione del Museo: grazie a una speciale pellicola sei di queste mummie sono svelate al pubblico, a rappresentare le tappe fondamentali della vita. La speciale teca assolve alla doppia funzione di vetrina e deposito, ed è stata quindi progettata per garantire i massimi standard conservativi per resti umani ed organici estremamente fragili. Realizzata con l’importante sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, la sala “Alla ricerca della vita”, collocata al primo piano del Museo, esplora e approfondisce quindi il tema della vita nell’antico Egitto, il rapporto della cultura nilotica con la mummificazione e il concetto di aldilà, partendo dallo studio dei resti umani e dei corredi che in alcuni casi li accompagnano.

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Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)

“Questo progetto nasce da un’esigenza conservativa ma, in linea con la volontà di rendere i magazzini del museo accessibili ai visitatori, intende fornire un “affaccio” sui reperti qui custoditi e sulle ricerche condotte su di essi, ripercorrendo una vita ideale dalla nascita all’età avanzata”, spiega Christian Greco, direttore museo Egizio. “Gli spazi di ‘Alla ricerca della vita’ rappresentano non solo un nuovo spazio a disposizione dei visitatori, ma inaugurano un nuovo capitolo della riflessione del Museo sullo studio e l’esposizione dei resti umani della nostra collezione, anche in dialogo con il pubblico. Chi accederà alla sala potrà infatti farci conoscere il proprio punto di vista sul tema compilando il questionario, che abbiamo creato ad hoc, compilabile in tempo reale da smartphone attraverso un QR Code dedicato. Allo stesso modo tutti i contenuti multimediali della sala sono liberamente accessibili attraverso il nostro sito, per dare l’opportunità a tutti di fruirne, e di espandere l’esperienza anche al di fuori della sala”.

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Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

“Poter aprire al pubblico queste nuove sale permanenti è per noi una grande gioia, e in particolare poterlo fare in questo giorno di festa”, interviene Evelina Christillin, presidente museo Egizio. “L’inaugurazione odierna è inoltre segno di come il Museo abbia saputo affrontare i mesi difficili della pandemia senza mai rinunciare ai progetti propri di un’istituzione museale, ossia, oltre alla ricerca, il rinnovamento espositivo. Obiettivi che trovano una perfetta sintesi negli spazi de ‘Alla ricerca della vita’, un progetto ambizioso la cui realizzazione è stata resa possibile, oltre che dall’impegno del personale della Fondazione, anche dall’importante e generoso sostegno della Consulta di Torino, e da quello che i nostri Soci Fondatori continuano ad accordarci: a tutti va il mio e nostro ringraziamento, per aver reso possibile un altro significativo tassello del rinnovamento e ampliamento del Museo inaugurato nel 2015, e che prosegue in vista del bicentenario del 2024”.

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Giorgio Marsiaj, presidente della Consulta di Torino

“Le aziende e gli enti Soci della Consulta”, assicura il presidente Giorgio Marsiaj, “da 34 anni si prendono cura del patrimonio storico-artistico del territorio, preziosa risorsa per comprendere il presente e costruire il futuro. La nostra collaborazione con il museo Egizio inizia nel 2018 – anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale – con la partecipazione al progetto ‘Anche le statue muoiono’. La sala ‘Alla ricerca della Vita’ che oggi inauguriamo e alla cui realizzazione siamo onorati di aver preso parte, è un ideale percorso offerto al visitatore, attraverso le diverse fasi dell’esistenza. Si tratta di uno straordinario esempio di nuova forma di narrazione, sostenuta da studi approfonditi, da collaborazioni scientifiche di alto livello, dall’innovazione tecnologica e da un profondo senso etico di rispetto per la Vita”.

Sala “Alla ricerca della vita” nel museo Egizio di Torino: una delle sei mummie scelte e studiate per presentare le varie fasi della vita nell’Antico Egitto (foto museo egizio)

“Alla ricerca della vita” in sei storie. È quindi idealmente una vita intera, dalla nascita alla vecchiaia, quella che si ricompone dall’insieme delle sei mummie, esposte in un ambiente raccolto e intimo per un’esperienza di confronto ravvicinata e al contempo riguardosa nei confronti di questi esseri umani vissuti fra i 4mila e i 2mila anni fa. Un modo per restituire al visitatore il profondo rispetto per la vita che caratterizza la civiltà antico egiziana, così come l’idea di una eterna esistenza dell’individuo dopo la morte.

Il primo reperto esposto è una scatola di legno risalente alla fine del Secondo Periodo Intermedio (1550-1450 a.C.) contenente i resti scheletrici di un feto: una testimonianza di quanto la gravidanza fosse non solo una fase delicata della vita, ma anche legata a precisi rituali, come dimostrano diversi papiri medici e formule magiche del medesimo periodo.

A parlarci dell’infanzia nell’antico Egitto sono poi le informazioni che emergono dal corredo funebre e dalla mummia di un bambino di circa 4 – 5 anni, vissuto in epoca Tolemaica e probabilmente di sesso maschile. L’accurata mummificazione e il sudario riccamente decorato suggeriscono l’appartenenza del fanciullo a una famiglia di alto rango e, di conseguenza, il suo probabile avvio ai primi rudimenti dell’istruzione, benché resti l’elemento del gioco quello che più caratterizzava questa fase della vita.

Dall’infanzia all’adolescenza – periodo che per durata e dinamiche si differenzia molto dal concetto contemporaneo – si passa a Meres, una ragazza di circa 13 anni e perciò prossima all’ingresso nella vita adulta. Testimonianze risalenti allo stesso periodo confermano la presenza, seppur in rari casi, di donne che sapevano leggere e scrivere e che dovevano quindi aver ricevuto un’istruzione da scriba, tipicamente riservata agli uomini: vista la sua età ed il livello sociale medio-alto, anche Meres avrebbe potuto accedere, magari in famiglia, ai primi rudimenti della scrittura oppure essere avviata ad una professione più tipicamente femminile, come quella di balia, governante, oppure tessitrice, mugnaia o sacerdotessa. La mummia risale al 2100 a.C. circa ed è adagiata sul fianco sinistro, com’era usanza all’epoca, adornata da una maschera funeraria in cartonnage. A protezione della giovane e del suo viaggio nell’aldilà erano state sicuramente predisposte delle formule scritte sulla cassa lignea che doveva ospitare il corpo e che non è però purtroppo giunta fino a noi, ma anche un amuleto, individuato al di sotto delle bende grazie alle analisi condotte con l’ausilio della TAC.

Appartiene invece già all’età adulta, seppur nelle sue prime fasi, la quarta vita raccontata nella sala: è quella di una sedicenne, il cui sarcofago faceva parte della collezione acquistata da Bernardino Drovetti nel 1824. La datazione al carbonio 14 e studi stilistici hanno però messo in luce come i due elementi appartengano a periodi che distano circa 300 anni l’uno dall’altro, ossia il V secolo a.C. nel caso del sarcofago, che indica il nome di Menrekhmut, e il II secolo a.C. nel caso della giovane donna anonima: ci troviamo dunque di fronte alla testimonianza di vita di due donne diverse. La mummia, in particolare, reca i segni di una imbalsamazione molto accurata, comprendente anche l’asportazione degli organi ad eccezione del cuore, considerato sede dell’intelletto e dello spirito del defunto.

Tra le mummie di età adulta conservate al museo Egizio, alcune appartengono a personaggi con ruoli di particolare importanza: è il caso di Imhotep, alto funzionario della corte del faraone Thutmosi I, di cui sono esposti i resti e il corredo funebre. La tomba di Imhotep, in vita alto poco più di un metro e sessanta centimetri e deceduto a circa 40 anni, fu ritrovata nella Valle delle Regine dall’allora direttore del Museo Egizio, Ernesto Schiaparelli, insieme a Francesco Ballerini, nei primi mesi del 1904. Come è evidente dalle condizioni del corredo funerario e dallo stato di conservazione del defunto, la tomba fu saccheggiata. L’importanza del ruolo di Imhotep, che nelle iscrizioni del sarcofago viene indicato come “visir” (secondo, cioè, solo al faraone), è confermata dal fatto che circa 200 anni dopo la sua morte il sacerdote Userhat I lo farà ritrarre, insieme al padre e al figlio, all’interno della propria tomba.

Seppur basata su parametri anagrafici assai differenti rispetto a quelli dei giorni nostri, l’età avanzata godeva di grande considerazione all’interno della società e nei nuclei familiari dell’antico Egitto: era così per la donna di circa 50 anni che va a chiudere l’esposizione della sala “Alla ricerca della vita”, appartenuta quasi certamente a un’alta classe sociale ma della quale non conosciamo né il nome né la provenienza. La datazione al carbonio 14 ci permette tuttavia di farla risalire alla XXII Dinastia, durante il Terzo Periodo Intermedio (945-712 a.C. circa) e, dal confronto con altri reperti della medesima epoca, possiamo supporre che provenisse dall’area di Tebe. La maturità corrispondeva per i più alla fine dell’attività lavorativa, col conseguente intervento dei figli per il sostentamento.

L’area audiovisivi della nuova sala espositiva “Alla ricerca della vita” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Sotto il profilo scientifico, lo studio antropologico dei corpi di queste persone e quello egittologico degli oggetti deposti nelle loro sepolture e di altri documenti materiali e testuali ad essi contemporanei, permettono di ricostruire in parte le storie dei singoli individui e di conoscere alcuni aspetti della loro vita. Il ricco corpus di informazioni, restituite ai visitatori attraverso i testi e i video presenti in sala, è frutto del lavoro di ricerca realizzato dallo staff scientifico del Museo, nonché della collaborazione con gli esperti del partner scientifico esterno, l’Eurac Research di Bolzano. Gli studi, sia antropologici che conservativi, condotti su tutte le mummie e i resti umani della collezione del Museo, hanno permesso di raccogliere una vasta mole di dati e di realizzare veri e propri “sbendaggi virtuali”, consentendo inoltre di osservare aspetti perlopiù invisibili all’occhio umano e di scoprire dettagli inediti sulla vita e le patologie di esseri umani vissuti anche più di 4000 anni fa.

Uno spazio particolare è dedicato inoltre all’imbalsamazione e ai suoi significati simbolici e religiosi: tale pratica serviva a far sì che il defunto giungesse nell’aldilà completo di tutte le componenti di cui era costituito in vita. Tali elementi sono, in vita, riuniti insieme a formare la persona, ma alla morte tale unità si perde. Per garantire l’eterna esistenza del defunto nell’aldilà e per consolidare la sua identità nelle tre sfere del cosmo (il cielo, la terra e l’aldilà) queste componenti devono essere nuovamente riunite: ecco l’obiettivo della mummificazione. Un tema fondamentale e complesso, che è affrontato nella nuova sala permanente del museo anche in prospettiva diacronica: l’evoluzione di tale usanza negli oltre tre millenni di storia dell’antico Egitto è mostrata al pubblico attraverso un’ampia infografica che ne restituisce i principali cambiamenti, oltre che tramite un video di approfondimento che i visitatori possono trovare in un apposito spazio allestito al piano superiore e raggiungibile direttamente dalla sala.

L’ingresso della nuova sala “Alla ricerca della vita” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Esporre i resti umani. La sala “Alla ricerca della vita” non si confronta solo con lo studio dei resti umani, ma anche con il tema della loro esposizione e le implicazioni etiche che la caratterizzano. Una questione di grande complessità, che vede il Museo impegnato in un confronto costante, da una parte con il proprio pubblico, dall’altra con la comunità scientifica nazionale e internazionale. Questa riflessione coinvolge l’istituzione su più livelli e si riflette proprio in questi spazi: già a partire dal nuovo allestimento inaugurato nel 2015, la scelta del Museo fu quella di esporre alcune mummie e resti umani della collezione, ma sviluppando una segnaletica specifica che potesse avvertire i visitatori della presenza di resti umani in una vetrina, e allo stesso tempo invitandoli ad accostarsi ad essi con il dovuto rispetto. Fra settembre e ottobre del 2019 inoltre il Museo Egizio ha deciso di commissionare all’istituto di ricerca Quorum un sondaggio per investigare l’opinione dei propri pubblici riguardo al tema dell’esposizione dei resti umani in un contesto museale. Una prima analisi dei dati raccolti ha confermato un interesse positivo dei visitatori nei confronti dei reperti umani esposti e, anche la stessa modalità di presentazione di tali resti è stata giudicata positivamente: nel 44,7% dei casi, infatti, il metodo di esposizione è stato ritenuto educativo e nel 50,7% affascinante, e oltre il 70% degli intervistati ha ritenuto l’esposizione adeguata.

Torino. Al museo Egizio Stephen Quirke (Petrie Museum e UCL), su “Middle Kingdom birth tusks, and an enigmatic coffin in Turin: troubling authenticity”: oggetti autentici o interpretazioni moderne?. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Le zanne della nascita (“birth tusks“) sono oggetti distintivi dell’arte sacra del Medio Regno, formate rimuovendo lo strato esterno ruvido di una zanna di ippopotamo e tagliandone una metà per produrre una zanna liscia e lucente. Delle birth tusks parla il prof. Stephen Quirke, venerdì 9 luglio 2021, alle 18,  al museo Egizio di Torino nella conferenza egittologica online “Middle Kingdom birth tusks, and an enigmatic coffin in Turin: troubling authenticity”, realizzata in collaborazione con ACME. La conferenza, in lingua inglese, sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. E verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

Il sarcofago enigmatico conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Oltre settanta esempi di birth tusks lavorate sono documentati da scavi dal 1860 in Egitto, Nubia e Levante. Si sa che ne furono acquistati altri cento fino al 1973, comprese moderne imitazioni attestate già nel 1888. La maggior parte reca una processione di figure divine, e alcune iscrizioni invocano la loro protezione per donne e bambini. Gli egittologi James Breasted e Flinders Petrie hanno pubblicato degli studi su due zanne non provate con figure che sono in uno stile altrimenti ineguagliabile e potrebbero essere aggiunte moderne. Tuttavia, una visita a Torino ha rivelato figure altrettanto sconcertanti su un’enigmatica bara esposta al museo Egizio. Conferma di autenticità? O ancora il segno di una mano moderna? A seconda della risposta, questi tre oggetti possono estendere e cambiare la nostra immagine di una finestra unica sul passato. Nel corso della conferenza Stephen Quirke illustrerà le zanne di nascita come tipo di oggetto, e quindi affronta il dilemma curatoriale: come incorporare nella nostra ricerca e mostrare i manufatti museali non provati senza paralleli dagli scavi. La loro storia è un racconto dell’antico Egitto o di sogni moderni?

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L’egittologo Stephen Quirke

Stephen Quirke ha studiato Egittologia all’università di Cambridge, specializzandosi in scrittura ieratica del Medio Regno con un focus sulla storia sociale. Ha lavorato per nove anni come curatore al dipartimento di Antichità Egiziane del British Museum, prima di trasferirsi all’University College di Londra per diventare curatore al Petrie Museum of Egyptian Archaeology. Dal 2013 lavora come insegnante all’Istituto di Archeologia dell’UCL. Le sue pubblicazioni includono, con Mark Collier, The UCL Lahun Papyri (2002-2006), Hidden Hands: Egyptian Workforces in Petrie Excavation Archives, 1880-1924 (2010), Exploring Religion in Ancient Egypt (2014) e Birth tusks: the armoury of health in context – Egypt 1800 BC (2016). Attualmente sta lavorando a uno studio sulle migliaia di acquisti in Egitto dell’archeologo Flinders Petrie dal 1880 al 1920.

Torino. Conferenza egittologica on line al museo Egizio con il curatore Cédric Gobeil sulle ricerche condotte dal museo Egizio a Deir el-Medina su alcune tombe ramessidi

Nell’ambito della missione archeologica francese a Deir El-Medina condotta dall’IFAO, il museo Egizio di Torino sta conducendo ricerche su alcune tombe di epoca ramesside situate nella necropoli occidentale. Ne parla Cédric Gobeil, curatore del museo Egizio, nella conferenza egittologica online “The Museo Egizio’s current research at Deir El-Medina”, giovedì 17 giugno 2021 alle 18. La conferenza, introdotta da un altro curatore del museo Paolo Del Vesco, si terrà in inglese e verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

Panoramica sul sito archeologico di Deir el-Medina a Tebe Ovest (foto museo egizio)

Queste tombe sono state scelte in base ai numerosi manufatti che appartenevano ai proprietari di queste tombe e conservate nel museo. Oltre a dare l’opportunità di eseguire uno studio su queste fragili strutture utilizzando le nuove tecnologie, questo lavoro sul campo è un’occasione unica per ricontestualizzare molti oggetti della collezione del museo Egizio gettando su di essi una nuova luce. Durante la conferenza sarà quindi possibile avere un’anteprima degli scavi e delle ricerche in corso.

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L’egittologo Cédric Gobeil, curatore del museo Egizio di Torino

Cédric Gobeil, curatore del museo Egizio dal 2019, è un egittologo specializzato in archeologia della vita quotidiana e cultura materiale del Nuovo Regno, con un focus primario su Deir el-Medina, argomenti per i quali sta portando avanti un lavoro sul campo in Egitto e Sudan. Dopo aver conseguito il dottorato in Francia (all’Université Paris IV-Sorbonne), ha lavorato in Egitto per l’Institut français d’archéologie orientale du Caire e nel Regno Unito per l’Egypt Exploration Society. Oltre all’attività curatoriale è anche professore a contratto presso il Dipartimento di Storia dell’Université du Québec à Montréal e ricercatore associato presso l’Unità di ricerca HiSoMA di Lione (CNRS). HiSoMA di Lione (CNRS).


Torino. Per la prima volta il festival Borgate dal vivo apre in città con un evento speciale al museo Egizio: Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino accompagnata da una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza che capterà in tempo reale segnali da radiosorgenti provenienti dallo spazio

borgate-dal-vivo_2021_logoSeduti nel centro di Torino, ma con le orecchie rivolte al cielo. Un meraviglioso inizio per “Borgate dal vivo” 2021 sabato 12 giugno 2021, alle 21, con l’evento speciale al museo Egizio “Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino”, già sold out da tempo (per aggiornamenti sulla disponibilità di nuovi biglietti consultare il sito www.borgatedalvivo.it). Evento in collaborazione con il museo Egizio e Seeyousound. Un festival delle borgate alpine che si apre dunque in città. Una meravigliosa attrice, che nel 2020 era stata protagonista di uno degli ultimi e più suggestivi appuntamenti, e che nel 2021 torna per inaugurare la nuova edizione. Racconti che prendono spunto dalla scienza e dalla musica che proviene dallo spazio. Sono molti gli elementi che rendono speciale l’appuntamento di sabato 12 giugno 2021, evento di apertura della sesta edizione di “Borgate dal vivo”, a partire dalla cornice. Forse per la prima volta, il festival si allontana dalle vallate e dai piccoli borghi, obiettivo di un più ampio progetto di decentramento della cultura che da sempre guida l’operato della rassegna, e scende in uno degli spazi più noti del capoluogo, vero centro di attrazione e divulgazione: il museo Egizio di Torino, nuovo e prestigioso partner che si aggiunge a questa edizione. “È la prima volta che collaboriamo con Borgate dal vivo, che ‘scende in città’ per inaugurare il festival 2021 con un reading tratto da Le Cosmicomiche di Italo Calvino, una gloria del Piemonte, nel cortile del nostro Museo”, ha dichiarato Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie alla presentazione del festival. “Credo sia molto bella questa collaborazione, questo mettere in rete i saperi e i patrimoni culturali. Auguro al festival un grande successo e ringrazio Borgate dal vivo per averci voluto al suo fianco”.

Riccardo Mazza, compositore e musicista
Isabella Ragonese photo DIRK VOGEL

L’attrice Isabella Ragonese (foto Dirk Vogel)

Sarà infatti nel cortile di via Accademia delle Scienze che Isabella Ragonese darà il via a tre mesi di eventi diffusi in quattro regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta), con una lettura de Le Cosmicomiche di Italo Calvino, raccolta di racconti riuniti per la prima volta sotto questo titolo da Einaudi nel 1965. Ispirati a concetti scientifici, ma fortemente surreali e venati di comicità, i racconti guardano in particolare all’universo e all’astronomia, e sono uno dei molteplici campi di interesse che l’autore tradusse in letteratura nel corso della sua carriera. La stessa Ragonese, ad agosto 2020 all’arena delle Alpi di Venaus, aveva letto la Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico di Luis Sepúlveda, accompagnata dalle musiche scritte e dirette da Giorgio Mirto. Per l’attrice si tratta quindi di un ritorno a Borgate dal vivo, e anche questa volta la sua voce si unirà a una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza: Cosmomusiche. Esplorazione sonora per radiosorgente e sintesi audio. In omaggio al testo di Calvino, infatti, il compositore e musicista costruirà un intreccio di tessiture sonore partendo dai segnali che capterà in tempo reale da radiosorgenti provenienti dallo spazio, rielaborati dal vivo utilizzando sintetizzatori analogici e con l’uso di un piccolo radiotelescopio ricavato da un ricevitore satellitare. La perfomance diventa così un’esperienza dove il cosmo entra nella composizione stessa interagendo con l’universo interiore del compositore. L’universo, nell’equazione cosmologica di Einstein, è dinamico e in espansione: le radiosorgenti, dunque, rappresentano il quanto temporale e di fatto rendono il momento unico e mai ripetibile.

Torino. Al museo Egizio doppia visita guidata con curatore “Una statua sonora”: Federico Poole guida i partecipanti alla scoperta di Hel, “signora della casa”

La statua di Hel, di epoca ramesside, conservata al museo Egizio di Torino, apre le mostre del progetto “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Appuntamento giovedì 10 giugno 2021, alle 13, e mercoledì 16 giugno 2021, alle 16.30, con “Una statua sonora”, visita guidata con curatore. Federico Poole, curatore del museo Egizio e della rivista scientifica RIME, guiderà i partecipanti alla scoperta di Hel, “signora della casa”, una statua “sonora” di epoca Ramesside. Grazie ad altri reperti a essa connessi sarà possibile viaggiare con la mente e avvicinarsi all’arte egizia del periodo, i culti religiosi e agli strumenti musicali rituali. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. Costo: 7 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione online obbligatoria: https://egizio.museitorino.it/eventi/visita-guidata-con-curatore-una-statua-sonora/.

Federico Poole si occupa dell’editoria scientifica del museo e dirige la Rivista del Museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il Nilo a Pompei” (2016). Fra i suoi interessi di studio vi sono i rapporti di dipendenza nell’antico Egitto, l’ideologia funeraria, gli ushabti e la ricezione di elementi culturali egiziani nella Campania antica. Sapete però che aveva altri sogni nel cassetto? Conosciamo il suo lavoro da vicino in questa intervista.

Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con i curatori Beppe Moiso e Tommaso Montonati su “Come l’Occidente scopre l’Egitto?”: dalla spedizione napoleonica all’avvento della fotografia

Nell’ambito dell’edizione 2021 della rassegna Archivissima, il museo Egizio di Torino dedica una conferenza al rapporto tra l’Egitto e i Paesi europei. Appuntamento mercoledì 9 giugno 2021, alle 18, al museo Egizio con la conferenza egittologica “Come l’Occidente scopre l’Egitto?”, tenuta dal curatore Beppe Moiso e da Tommaso Montonati, egittologo addetto all’archivio storico del Museo. L’evento si terrà in presenza nella sala conferenze del Museo con accesso dalle 17.30 fino a esaurimento posti, e sarà inoltre trasmesso in streaming sul profilo Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio, oltre che sul sito di Archivissima, “l’unico festival”, ricorda Francesca Leon, assessore alla Cultura della Città di Torino, “dedicato alla promozione degli archivi e della documentazione che conservano, che permette di scoprire un patrimonio enorme. Questa edizione lancia lo sguardo verso l’Europa ed è un elemento importante, così come aver fatto tesoro dell’esperienza dell’anno di pandemia portando i contenuti sia in presenza che online con una programmazione ibrida che consente di diffondere in modo vasto le iniziative e le proposte”. Al museo Egizio Beppe Moiso e Tommaso Montonati raccontano a due voci come prende forma l’identità visiva dell’antico Egitto nell’immaginario collettivo, partendo dalle prime incisioni pubblicate sulla Description de l’Egypt fino all’avvento della fotografia. La conferenza si terrà in italiano e sarà moderata da Alessia Fassone, curatrice del Museo.