#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: con il nono appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco, ci porta letteralmente dentro la Tomba di Iti e Neferu, scoperta a Gebelein nel 1911: le pitture originali furono strappate e portate a Torino

Dopo aver conosciuto la Tomba di Ignoti, con la nona puntata delle “Passeggiate del Direttore” Christian Greco ci porta letteralmente all’interno della Tomba di Iti e Neferu, grazie a un particolare allestimento adottato al museo Egizio di Torino. Siamo ancora nel 1911, anno in cui fu trovata la Tomba di Ignoti: un anno particolarmente favorevole per la Missione Archeologica Italiana in Egitto. Infatti in quello stesso anno fu ritrovata la Tomba di Iti e Neferu, sempre a Gebelein, una trentina di chilometri a sud di Tebe, l’odierna Luxor. È un tomba semi-rupestre in una corte scavata nella roccia, con sedici pilastri che delimitavano un corridoio sul cui lato interno si aprivano una serie di cappelle. Questa tomba aveva una peculiarità: le pareti erano decorate da pitture che furono strappate dalle pareti e portate a Torino. “Studiando gli archivi fotografici, e l’archivio storico”, spiega Greco, “siamo riusciti a ricostruire la contestualizzazione archeologica e quindi innanzitutto lo sviluppo della tomba: dal primo pilastro alla fine della tomba ci sono 29 metri che sono stati riproposti nell’allestimento del museo Egizio. Camminare in questo corridoio è come se camminassimo dentro lo stesso spazio nella tomba. Se poi dalla cappella principale ci giriamo come a guardare tra e oltre i pilastri vediamo la valle del Nilo. E questa non è una veduta generica, ma proprio quella che a Gebelein si vede dalla Tomba di Iti e Neferu. L’ha scattata Anna Maria Roveri quando nel 1992 era impegnata in quel sito col marito, il prof. Sergio Donadoni. Quindi è come se in questo momento fossimo in Egitto, all’interno della Tomba di Iti e Neferu e guardassimo verso il Nilo. Questa è una modalità per portare l’Egitto dentro il museo. Un museo archeologico ha sempre un livello di astrazione, perché l’oggetto viene separato dal contesto. Qui abbiamo cercato di ricreare il contesto e il paesaggio”.

La scena dalla Tomba di Iti e Neferu di Gebelein, oggi al museo Egizio di Torino, con l’asino che mostra le piaghe sanguinanti per le frustate ricevute (foto Graziano Tavan)

La piante delle cappelle della Tomba di Iti e Neferu a Gebelein (foto Graziano Tavan)

Al centro di questo “corridoio” ricreato al museo Egizio si apre quella che era la principale cappelle della Tomba, la cappella del culto di Iti. L’unica differenza è che a Torino presenta uno spazio maggiore per permettere una migliore fruizione al pubblico delle raffigurazioni originali. Il proprietario della tomba, Iti, si nota subito: è il personaggio con la pelle più chiara (non bruciata quindi dal sole, come chi lavora nei campi) e con evidente adiposità, che ostenta quasi come uno status symbol del suo benessere e della sua posizione sociale. In questa cappella si contrappongono scene di un crudo realismo, come la macellazione di un bovino (col coletto che affonda nel collo e gli zampilli di sangue raccolto da un servitore), ad altre di grande tenerezza, come l’amorevole cura riservata a un vitellino dalla madre che ha ancora la placenta. Lungo il corridoio altre scene legate alla vita quotidiana, come il trasporto di ceste con gli asini che, a forza di essere frustati, hanno le terga piagate e sanguinanti. “Gli egizi sapevano osservare la natura e il mondo che li circondava, e così nelle loro pitture troviamo immagini ricche di dettagli. È il realismo degli antichi egizi. Platone nella “Politeia” esclude l’arte dalla Città ideale perché corrompe i giovani anche perché l’arte greca è imitazione dell’imitazione. Ma salva l’arte degli egizi, un’arte antichissima, che sa catturare le idee e ha un grande valore allegorico”.

Tag:, , , , , , , , ,

Una risposta a “#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: con il nono appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco, ci porta letteralmente dentro la Tomba di Iti e Neferu, scoperta a Gebelein nel 1911: le pitture originali furono strappate e portate a Torino”

  1. Italina Bacciga dice :

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: