Tag Archive | Christian Greco

Tesori italiani nel mondo. È “egittomania” a Rio per la mostra “Antico Egitto” con 140 reperti da Torino. Nuovo successo internazionale del museo Egizio che nel 2018, con esposizioni all’estero, ha attratto 4 milioni di visitatori: un record

La locandina della mostra “Antico Egitto: dalla vita quotidiana all’eternità” promossa dal museo Egizio di Torino a Rio de Janeiro

Ben 140 pezzi della collezione del museo Egizio di Torino sono volati sull’altra sponda dell’Atlantico, a Rio de Janeiro, per la mostra “Antico Egitto: dalla vita quotidiana all’eternità”, visitabile fino al 27 gennaio 2020 al Centro Cultural Banco do Brasil. E dopo neanche venti giorni è già “egittomania”: superati i 200mila visitatori, numeri che segnano un nuovo successo internazionale del museo Egizio che con questo progetto approda per la prima volta in Brasile dando vita a un evento espositivo con cui vengono celebrati i trent’anni di attività dello stesso Centro Cultural Banco do Brasil, istituzione a cui si deve la volontà di proporre alla comunità carioca un percorso di visita capace di svelare la vita dell’antico Egitto grazie ai reperti provenienti da Torino.

La dea Sekhmet arrivata dal museo Egizio di Torino a Rio de Janeiro (foto museo Egizio)

Una risposta del pubblico straordinaria, quella fin qui registrata da “Egito Antigo”, un risultato record in termini assoluti per le iniziative culturali a Rio de Janeiro, dove nessuna mostra finora promossa dall’organizzatore Art Unlimited, partner locale dell’operazione, aveva mai registrato un’affluenza analoga in meno di venti giorni. Ma si tratta solo dell’inizio di una lunga trasferta, poiché l’allestimento – che contempla anche uno spazio di promozione turistica con un video dedicato al Museo e a Torino – verrà in seguito portato in tour durante tutto il 2020, facendo tappa a San Paolo, Brasilia e Belo Horizonte, le altre tre sedi nazionali dell’ente culturale dell’istituto di credito brasiliano.

Il gruppo di egittologi del museo Egizio di Torino coordinato dal direttore Christian Greco con i coleghi brasiliani (foto museo Egizio)

Una sala della mostra “Antico Egitto” a Rio de Janeiro con i reperti del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

“È emozionante vedere come la cultura millenaria dell’antico Egitto sia in grado di accendere l’interesse e la passione del pubblico ad ogni latitudine, attirando così tanti visitatori nelle mostre che il Museo Egizio sta portando in giro per il mondo”, interviene il direttore del museo Egizio, Christian Greco, “ed è per me motivo di grande orgoglio che quest’opera di divulgazione avvenga grazie ai reperti della nostra collezione. Esposizioni che mostrano come gli oggetti giunti a noi attraverso i millenni non siano la muta testimonianza di una civiltà passata, bensì dei veri e propri narratori, in grado di raccontarci delle storie: dalla loro creazione e utilizzo fino alla ‘rinascita’ col momento della loro scoperta in uno scavo archeologico. Un modo, quindi, per sensibilizzare il pubblico circa l’importanza del passato, in particolare quale chiave di lettura fondamentale per capire noi stessi e il tempo presente”. E la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin, aggiunge: “L’attività internazionale del museo Egizio è quanto mai dinamica in questo momento: la mostra di Rio de Janeiro, che proseguirà poi per altre tre sedi in Brasile, si affianca alla tournée statunitense in corso. Dopo il debutto all’Ermitage di San Pietroburgo nel 2017, e le felicissime esperienze in Canada e in Cina, che complessivamente hanno saputo attrarre nel 2018 la cifra record di 4 milioni di visitatori, il museo Egizio prosegue dunque, in perfetta sintonia con il Mibact e la soprintendenza torinese, il suo percorso di internalizzazione e di diffusione della cultura egizia e della propria attività di scavo e ricerca, in vista dell’importante realizzazione del progetto europeo di supporto al rinnovo del museo del Cairo, e del bicentenario della nostra istituzione, la più antica al mondo, che verrà celebrato nel 2024”.

La collezione di papiri del museo Egizio di Torino, 700 completi e oltre 17mila frammenti, è ora online grazie alla piattaforma “TTOP. Turin Papyrus Online Platform” aperta a studiosi e appassionati

Uno dei preziosi papiri da Deir el Medina conservati nella collezione papirologica del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio Torino)

Papiro da Deir el Medina conservato nella collezione papirologica del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio Torino)

È una delle collezioni di papiri più significative a livello mondiale quella custodita dal museo Egizio di Torino con quasi 700 manoscritti completi (interi o ricomposti) e oltre 17mila frammenti di papiro. Circa la metà di questi testi sono scritti in egiziano (nella scrittura corsivo-geroglifica o ieratica), mentre il resto è scritto in demotico, greco, copto o arabo. I manoscritti spaziano da contenuti documentari (ad es. amministrazione di necropoli e templi, testi giuridici) a quelli letterari, rituali, religiosi, magici e funerari (ad es. il Libro dei morti). Solo una piccola parte della collezione trova spazio lungo il percorso espositivo, mentre la maggior parte di essi è custodita nella “papiroteca” del museo, il deposito in cui vengono archiviati e conservati gli antichi scritti. Da oggi questo patrimonio inestimabile, in larga parte non visibile né noto al pubblico, non sarà più “chiuso” nelle mura dell’istituzione torinese, riservato a pochi studiosi, perché i papiri del museo Egizio di Torino approdano sul web grazie alla piattaforma online open data “TPOP – Turin Papyrus Online Platform” che rende accessibili i reperti digitalizzati della collezione papirologica torinese con l’obiettivo, in particolare, di consentirne liberamente lo studio alla comunità scientifica, oltreché di garantirne una migliore conservazione e valorizzazione. “TPOP – Turin Papyrus Online Platform” rappresenta un progetto strategico per il Museo, che permetterà di implementare la conoscenza sulla propria collezione di papiri e, inoltre, si propone di diventare in prospettiva un punto di riferimento per gli egittologi di tutto il mondo, nonché un luogo virtuale di ricerca, condivisione e confronto, in particolare per quanto riguarda l’attività di studio sui frammenti, anche nell’ottica di contribuire a ricomporre documenti finora divisi in porzioni di ogni dimensione.

Una pagina della nuova piattaforma online Tpop Turin Papyrus Online Platform per l’accesso alla collezione papirologica del museo Egizio di Torino n(foto museo Egizio Torino)

Il sito che rende disponibile la piattaforma (https://collezionepapiri.museoegizio.it/), al momento in lingua inglese e prossimamente disponibile anche in italiano, si sviluppa attorno a un database che attualmente conta 230 papiri, la cui totalità è a disposizione degli utenti professionali e di coloro che si registrano sul portale, mentre 50 di essi sono liberamente “navigabili” da chiunque. È comunque in corso una costante attività di implementazione che renderà sempre più ricco questo eccezionale catalogo digitale, le cui schede, oltre all’immagine fotografica ingrandibile di entrambe le facciate di ciascun papiro, propongono la trascrizione dei contenuti e la loro traslitterazione in caratteri geroglifici, le informazioni sul reperto e la sua storia. Inoltre specifiche sezioni del sito consentono anche di scoprire l’attività di ricerca che si sta compiendo attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie su questi antichi manoscritti. La maggior parte dei testi presenti sono in ieratico (la forma di scrittura dell’antico Egitto più utilizzata nel quotidiano), e appartengono al gruppo di papiri legati al sito archeologico di Deir el-Medina.

Susanne Töpfer, responsabile della collezione papirologica del museo Egizio di Torino

Il numero dei reperti disponibili online è in continua crescita: il progetto TPOP, infatti, avviato e sostenuto fortemente dal Museo, è sviluppato con un lavoro quotidiano e continuativo a cura dei ricercatori del Museo – e in particolare della responsabile della collezione papiri, Susanne Töpfer – e con l’apporto di una comunità accademica internazionale. Ecco perché il database è stato realizzato in lingua inglese, ma in futuro, e in particolare le traduzioni dei testi, saranno disponibili anche in altre lingue. Tra le iniziative che vedono protagonista la collezione papiri vale la pena di citare inoltre il progetto internazionale “Crossing Boundaries” che, oltre al Museo, coinvolge le università di Basilea e Liegi: tale programma, che ha l’obiettivo di approfondire lo studio dei papiri di epoca Ramesside (1292 – 1076 a.C. circa) del sito di Deir el-Medina presenti nella collezione torinese, ha garantito un sostegno economico al Museo che, in particolare, permette di impiegare un restauratore che si occupa della conservazione e del consolidamento dei papiri ramessidi. Molti frammenti devono infatti essere puliti, distesi e stabilizzati per migliorare (o semplicemente permettere) la leggibilità e per consentire la loro riproduzione fotografica, e il successivo inserimento nel database digitale.

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

“La messa online di TPOP, Turin Papyrus Online Platform, è un risultato importante, che permetterà di rendere visibile a tutti una delle parti fondamentali della ricerca del museo Egizio”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “In questi anni abbiamo infatti dedicato una grande attenzione ai papiri: con la piattaforma d’ora in poi studiosi, studenti, ma anche appassionati e curiosi, potranno trovare numerose e preziose informazioni che riguardano una delle documentazioni più importanti che si sono preservate dall’antico Egitto. Sarà così possibile costruire, e in alcuni casi rafforzare, la rete di accademici che studiano sulla nostra collezione papirologica, e allo stesso tempo permettere a tutti di scoprire tesori inediti custoditi nel Museo. Un’ulteriore testimonianza del forte impegno a fare della ricerca sulla cultura materiale, sulla biografia degli oggetti e sulla ricerca filologica, la spina dorsale di questa istituzione”.

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie: al museo Egizio di Torino, dopo Napoli-Pompei, secondo atto della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”. Antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei affrontano il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani

La locandina della sessione al museo Egizio di Torino della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”

“Human remains: ethics, conservation, display”, atto secondo. Al museo Egizio di Torino. Dai calchi di Pompei alle mummie egizie. Quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico? Il corpo ha ancora dei diritti? O tali diritti vengono considerati di minore importanza rispetto al valore scientifico che racchiude? Un corpo umano può essere proprietà di un ente o esso ne è solo il custode? Quali diritti hanno le comunità di eredità (cioè quelle che con quei corpi hanno ancora un legame)? A queste e a molte altre domande rispondono, ciascuno dal suo punto di vista, antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei, chiamati a confrontarsi nella conferenza Internazionale che, dopo la tappa di maggio al parco archeologico di Pompei e all’università Federico II di Napoli, approda al museo Egizio di Torino lunedì 30 e martedì 1° ottobre 2019, col coordinamento scientifico di Massimo Osanna (università Federico II), Christian Greco (museo Egizio), Valeria Amoretti (parco archeologico di Pompei) e Paolo Del Vesco (museo Egizio) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/05/21/dai-calchi-di-pompei-alle-mummie-egizie-tra-pompei-e-napoli-la-conferenza-internazionale-human-remains-ethics-conservation-display-antropologi-medici-universitari-ricercatori/). Tutelare, conservare, esporre i resti umani consegnatici in maniera straordinaria dalla storia, assicurando il più alto rispetto etico di questo patrimonio unico, è il delicato compito di alcune istituzioni come il parco archeologico di Pompei e il museo Egizio di Torino, partner del progetto, accomunato dalle stesse problematiche, in particolare riguardo alle mummie. Come il precedente evento, la conferenza di Torino intende affrontare il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani (http://www.humanremains.org), ma con particolare attenzione alle mummie, data la natura della collezione del museo Egizio.

Una mummia esposta al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Nella piena consapevolezza del fatto che non esiste una risposta unica alla questione dell’accettabilità o meno dell’esposizione umana e che una varietà di strategie espositive sono state adottate da diverse istituzioni sulla scena internazionale, questi giorni di studio vogliono dare voce alla vasta gamma di approcci a una questione così delicata. L’apertura a discipline al di fuori dell’Egittologia rimane un prerequisito indispensabile per il dibattito sull’esibizione umana. Da qui il desiderio di coinvolgere antropologi fisici e culturali, biologi, restauratori, sociologi, curatori e operatori di musei, medici legali e paleopatologi. La conferenza sarà divisa in tre sezioni: I vivi e i morti; Preservare il corpo, preservare la mummia; Musei e mostre: casi studio. Questioni etiche e punti di discussione. Alla fine della conferenza, le questioni più urgenti e i principali punti di riflessione emersi negli ultimi due giorni saranno discussi e discussi tra tutti i partecipanti.

A Torino due giorni di confronto tra i massimi esperti di sarcofagi nell’ambito del progetto internazionale Vatican Coffin Project

Il gruppo di esperti partecipanti alla conferenza a Torino dei membri del Vatican Coffin Project (foto museo Egizio di Torino)

Museo Egizio di Torino e Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” protagonisti nello studio dei sarcofagi: due giorni di confronto a Torino con alcuni fra i massimi esperti internazionali nello studio dei sarcofagi, partner del progetto internazionale Vatican Coffin Project, a cui entrambe le istituzioni culturali torinesi partecipano. Negli incontri torinesi sono intervenuti, oltre al direttore del museo Egizio, Christian Greco e ai vertici del Centro Conservazione e Restauro, gli esperti degli altri partner del progetto: i musei Vaticani – con la direttrice del reparto Antichità Egizie, Alessia Amenta – il museo del Louvre, il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France e il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden.

La locandina del Vatican Coffin Project

Il Vatican Coffin Project è un progetto internazionale avviato nel 2008 dai musei Vaticani per approfondire la conoscenza e affinare le tecniche diagnostiche, di conservazione e restauro dei sarcofagi lignei policromi del Terzo Periodo Intermedio (1076 a.C. – 722 a.C.), i cosiddetti “sarcofagi gialli”. Il Vatican Coffin Project coinvolge da cinque anni il museo Egizio e il Centro Conservazione e Restauro e ha portato a un’attività continuativa di analisi e di lavoro su numerosi reperti, alcuni dei quali sono allo studio e in restauro all’interno dei laboratori del Centro e in una nuova area dedicata e visibile al pubblico al secondo piano del museo Egizio. Un esempio delle potenzialità dell’attività di ricerca condotta in seno al Vatican Coffin Project è offerta dalla mostra “Archeologia Invisibile” in corso al museo Egizio di Torino: proprio all’azione del gruppo di lavoro si deve la suggestiva sala che propone la riproduzione 3D del sarcofago dello scriba Butehamon, con la tecnologica proiezione in video mapping del suo stesso processo realizzativo e decorativo. Restaurato nell’ambito di questa iniziativa, il reperto rappresenta uno fra i più significativi oggetti esposti nella Galleria dei sarcofagi. Oggetto delle indagini sono infatti, tra gli altri, lo studio della tecnica costruttiva e pittorica dei sarcofagi, l’identificazione di eventuali atelier, le analisi diagnostiche sui reperti.

I partecipanti del Vatican Coffin Project al Centro conservazione e restauro de La Venaria (foto museo Egizio)

“Si tratta di un progetto prezioso per il museo Egizio”, spiega Christian Greco, direttore del museo torinese, “che ho fortemente voluto portare all’interno delle nostre attività per il suo valore, tanto sotto l’aspetto scientifico e di ricerca quanto in termini museali. L’opportunità di lavorare fianco a fianco fra istituzioni scientifiche di tale rilievo internazionale rappresenta un’occasione di arricchimento reciproco, nonché il corretto approccio con cui ha il dovere di operare chiunque, come noi, abbia l’onore e l’onere di custodire parte del patrimonio culturale dell’umanità”. Ed Elisa Rosso, segretario generale del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”: “Grazie a questa importante collaborazione internazionale, negli anni, il Centro ha potuto approfondire un tema scientifico di altissimo rilievo e ha costituito un team di restauratori e tecnici scientifici specializzato nell’analisi e nell’intervento conservativo sulle antichità egizie. Siamo grati ai nostri partner di progetto perché solo attraverso il confronto e la condivisione si aprono le strade della ricerca e dell’innovazione, obiettivi primari per un centro di formazione e ricerca come il nostro”.

Ottobre 2020: grazie alla collaborazione Torino-Helsinki-Tallinn, il museo Egizio di Torino apre all’Amos Rex e all’Art Museum of Estonia la mostra “Egypt of Glory”

L’atmosfera magica dello Statuario del museo Egizio di Torino nell’allestimento del premio Oscar Dante Ferretti

Il logo del museo Egizio di Torino

Segnate le date: 8 ottobre 2020 a Helsinki e 9 ottobre 2020 a Tallinn. Perché? Il museo Egizio di Torino porta l’antico Egitto in Nord Europa: a ottobre 2020 la mostra “Egypt of Glory” in due sedi, al museo Amos Rex di Helsinki (fino al 17 gennaio 2021) e all’Art Museum of Estonia di Tallinn (fino al 31 gennaio 2021). Il museo Egizio di Torino, il museo Amos Rex di Helsinki e l’Art Museum of Estonia annunciano una collaborazione unica. È stata infatti formalizzata in questi giorni un’intesa tra i tre enti che permetterà, a ottobre 2020, di inaugurare una mostra inedita dal titolo “Egypt of Glory”, costruita a partire dalle collezioni del museo Egizio di Torino e che sarà suddivisa in due sedi: il museo Amos Rex di Helsinki e il Kumu Art Museum di Tallinn, sede principale dell’Art Museum of Estonia.

Il museo Amos Rex di Helsinki (foto Mika Huisman)

Amos Rex è un museo d’arte dove passato, presente e futuro si incontrano. L’iconico Lasipalatsi (“palazzo di vetro”), edificio di architettura funzionalista, e i nuovi spazi espositivi che si trovano sotto la superficie della piazza si estendono su 10mila metri quadrati, dando ai visitatori la possibilità di vivere esperienze uniche sotto e sopra il livello del suolo, oltre che sullo schermo della sala cinematografica Bio Rex. Il programma di mostre dell’Amos Rex spazia dalle forme più recenti, e spesso sperimentali, dell’arte contemporanea, al Modernismo del 20° secolo, alle culture antiche.

Il Kumu Art Museum di Tallinn

L’Art Museum of Estonia, che nel 2019 festeggia i 100 anni dalla fondazione, si sviluppa su più sedi museali: Kumu Art Museum, Kadriorg Art Museum, Mikkel Museum, Niguliste Museum e Adamson-Eric Museum. Il Kumu Art Museum è il principale museo a ospitare importanti mostre d’arte internazionali in Estonia.

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

Il museo Egizio di Torino – nato nel 1824 – è il più antico museo dedicato alla civiltà sviluppatasi sulle rive del Nilo e vanta la seconda collezione di antichità egizie del mondo nonché la più importante al di fuori dell’Egitto. Nei suoi quasi 200 anni di storia, il Museo si è più volte trasformato, rinnovato e ripensato, cercando di coniugare le esigenze della ricerca scientifica con quelle di fruizione del pubblico. Il percorso permanente ricostruisce la storia del Museo e delle collezioni, i contesti archeologici degli oggetti in mostra, ma anche la storia delle missioni, la loro organizzazione e il loro modo di operare.

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino; Sirje Helme, Chief Executive Officer, Art Museum of Estonia; Kadi Polli, Director of Kumu Art Museum; Kai Kartio, Museum Director of Amos Rex (foto Stella Ojala / Amos Rex)

“Egypt of Glory”, spiega Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, “è un progetto straordinario che, con oltre 500 pezzi della collezione del museo Egizio di Torino distribuiti in due location, permetterà di narrare la storia della civiltà egizia dalle sue origini al periodo Tolemaico. I temi del tempo e dell’arte costituiranno il fil rouge che accompagnerà i visitatori nella scoperta dell’Egitto del primo millennio”. E Kai Karto, direttore del museo Amos Rex: “All’Amos Rex e al Kumu Art Museum il nostro obiettivo è esporre, insieme, arte antica e contemporanea. Pensiamo infatti che conoscere il passato ci aiuti ad affrontare il futuro. Con questa esposizione sarà inoltre interessante vedere quale valore aggiunto le tecnologie più avanzate possono portare all’interno un’esposizione sull’antico Egitto”. Chiude Kadi Polli, direttore del Kumu Art Museum: “La mostra riguarderà uno degli aspetti più interessanti dell’arte e della religione dell’antico Egitto, ossia la maniera rigorosamente convenzionale e simbolica di rappresentare il mondo”.

Il faraone eretico e la rivoluzione religiosa nell’Antico Egitto. Al museo Egizio di Torino incontro con l’egittologo Marco Zecchi su “Adorare Aten: il tema della gioia nei testi solari del regno di Akhenaten”

Rilievo proveniente da tell el-Amarna (Egitto) con la famiglia reale di Akhenaten e Nefertiti sotto la protezione dell’Aten

“Tu sorgi bello all’orizzonte del cielo / o Aten vivo, da cui nacque ogni vita / Quando ti levi all’orizzonte orientale / tutte le terre riempi della tua bellezza. / Tu sei bello, grande, splendente, eccelso in ogni paese; / i tuoi raggi abbracciano le terre / tenendole strette per il tuo amato figlio.
“Tu sei lontano ma i tuoi raggi sono sulla terra. / Tu sei davanti agli uomini, ma essi non vedono la tua via. / Quando vai in pace all’orizzonte occidentale, / la terra è nell’oscurità come morta. / allora gli uomini dormono nelle loro stanze, /le teste sono ammantate, un occhio non vede l’altro.
“(…) All’alba tu riappari all’orizzonte, / Con il tuo disco splendente di giorno. / Tu lanci i tuoi raggi scacciando le tenebre. / Le Due Terre sono in festa: / svegliate e levate sui due piedi”.
Comincia così il Grande Inno ad Aten, uno dei componimenti più citati negli studi di Egittologia, scoperto alla fine del secolo scorso in una delle tombe della necropoli di tell El-Amarna, la nuova capitale religiosa e politica fondata nel 1345 a.C. dal faraone “eretico” Amenofi IV (anche Amenhotep IV) poi Akhenaten. L’inno celebra un dio di luce, gioia, calore, amore per tutte le forme di vita e per tutti i popoli, compresi i tradizionali nemici dell’Egitto. In tutta la composizione non si trova una parola di odio, nessun accenno a premiazioni o punizioni.

La locandina dell’incontro con l’egittorlogo Marco Zecchi dell’università di Bologna al museo Egizio di Torino

L’egittologo Marzo Zecchi

Martedì 28 maggio 2019, alle 18, il museo Egizio di Torino ospiterà la conferenza “Adorare Aten: il tema della gioia nei testi solari del regno di Akhenaten”, tenuta da Marco Zecchi, professore associato di Egittologia all’università di Bologna.La conferenza, introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio, è a ingresso libero in sala Conferenze fino a esaurimento posti. L’incontro si potrà seguire anche LIVE STREAMING sulla pagina Facebook del Museo. Marco Zecchi ha studiato all’Alma Mater Studiorum, università di Bologna, e il Department of Archaeology, Classics and Egyptology dell’università di Liverpool.

Particolare della statua del faraone eretico Akhenaten

Alla metà del XIV secolo a.C. l’Egitto fu sconvolto dalla salita al trono di Amenhotep IV, il quale, nel quinto anno di regno, cambiò il suo nome in Akhenaten, inaugurando una politica religiosa ed economica che apparve già ai suoi contemporanei come volutamente in contrasto con la oramai millenaria tradizione della civiltà egiziana. Votato esclusivamente al culto del dio sole Aten, il re concentrò il potere religioso ed economico nelle sue mani a scapito della potente classe sacerdotale. A causa delle sue idee, così in netta contrapposizione con la tradizione culturale del paese, alla sua morte Akhenaten fu estromesso dalla memoria storica dell’Egitto. Eppure, il suo regno costituisce uno dei periodi più complessi e originali della storia egiziana, dominato dalla figura di un sovrano unico nel suo genere, sempre in bilico tra l’essere ritenuto un idealista e primo monoteista della storia o un opportunista, che celò una rivoluzione politica in termini religiosi.

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie: tra Pompei e Napoli la conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”. Antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei fanno il punto sulla situazione e si chiedono quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico

La locandina della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display” a Pompei e Napoli

Il logo del parco archeologico di Pompei

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie. Quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico? Il corpo ha ancora dei diritti? O tali diritti vengono considerati di minore importanza rispetto al valore scientifico che racchiude? Un corpo umano può essere proprietà di un ente o esso ne è solo il custode? Quali diritti hanno le comunità di eredità (cioè quelle che con quei corpi hanno ancora un legame)? A queste e a molte altre domande rispondono, ciascuno dal suo punto di vista, antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei, chiamati a confrontarsi nella conferenza Internazionale “HUMAN REMAINS: ETHICS, CONSERVATION, DISPLAY” in programma nel doppio appuntamento del 20 maggio 2019 al parco archeologico di Pompei e del 21 maggio 2019 a Napoli all’università Federico II di Napoli, col coordinamento scientifico di Massimo Osanna (università Federico II), Christian Greco (museo Egizio), Valeria Amoretti (parco archeologico di Pompei) e Paolo Del Vesco (museo Egizio). Tutelare, conservare, esporre i resti umani consegnatici in maniera straordinaria dalla storia, assicurando il più alto rispetto etico di questo patrimonio unico, è il delicato compito che alcune istituzioni come il parco archeologico di Pompei e il museo Egizio di Torino, partener del progetto (dove la conferenza si chiuderà con una seconda sessione in programma il 19 e 20 settembre 2019), accomunato dalle stesse problematiche, in particolare riguardo alle mummie.

Esposizione di calchi umani nell’anfiteatro di Pompei

La conferenza, che prevede gli interventi dei maggiori esperti in ambito italiano ed internazionale, è volta a indagare il patrimonio bioantropologico dei resti umani del passato, affrontando la questione dello status legislativo, i rapporti con le comunità di discendenti, le realtà locali, la scienza, nonché il rapporto con i visitatori, approfondendo le tematiche di conservazione e restauro. Un tale confronto di studi non poteva non partire dal sito di Pompei che conserva uno dei più straordinari patrimoni biologici esistenti al mondo, fra cui i calchi. L’unicità delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. è non solo nelle loro condizioni di ritrovamento, tragica testimonianza di una antica catastrofe, ma costituisce un unicum dal punto di vista biologico, in quanto riflette senza filtri le caratteristiche della popolazione di una città romana di epoca imperiale congelata nel tempo. “Si giunse ad un punto in cui la terra sfondando sotto la cazzuola”, scriveva Giuseppe Fiorelli nella lettera “Scoverta Pompejana” pubblicata sul Giornale di Napoli il 13 febbraio 1863, “mostrò una cavità vuota e profonda tanto, da poterne introdurre un braccio e cavarne fuori delle ossa. Mi avvidi allora ch’era quella l’impressione di un corpo umano, e pensai che colandovi dentro prontamente la scagliola, si sarebbe ottenuto il rilievo della intiera persona. L’esito ha superato ogni mia aspettazione”.

La scoperta di un fossile umano in una campagna di scavo archeologico

All’esposizione di materiali sensibili il codice etico per i musei dell’Icom (International Council of Museums) dedica l’articolo 4, comma 3: “I resti umani e i materiali di significato sacro devono essere visualizzati in modo coerente con gli standard professionali e, dove noto, tenendo conto degli interessi e delle credenze dei membri della comunità, gruppi etnici o religiosi da cui hanno origine gli oggetti. Devono essere presentati con grande tatto e rispetto per i sentimenti di dignità umana detenuti da tutti i popoli”. E sul rispetto per i morti c’è il “Vermillon Accord” sui resti umani del 1989 che dice: “Il rispetto per i resti mortali dei morti deve essere accordato a tutti, indipendentemente da origine, razza, religione, nazionalità, costume e tradizione”. E il paleoantropologo Alan Walker nel 2000 ha scritto: “sebbene l’essere umano dal quale i resti scheletrici derivano non esista più, la loro precedente associazione intima con una persona vivente è più che sufficiente perché abbia un trattamento rispettoso”. Vari casi di studio provenienti dall’Italia e dall’Europa sono oggetto dei confronti nella seconda giornata di studio, prevista come detto all’università Federico II di Napoli: dalla cosiddetta “Dama di Bonifacio”, il più antico scheletro umano completo rinvenuto in Corsica, in località di Araguaina-Sennola vicino a Bonifacio (Henry Duday, università di Bordeaux 1) ai resti dei soldati della Grande Guerra (Franco Nicolis, Ufficio Beni Archeologici di Trento). Chiude la conferenza, martedì 21 maggio 2019 alle 14.30, la tavola rotonda sulla situazione dei resti umani in Italia, moderata da Luca Bondioli. Partecipano Francesca Alhaique (Museo delle Civiltà, Roma), Valeria Amoretti (Parco Archeologico di Pompei), Francesca Candilio (Soprintendenza ABAP Cagliari, Oristano e Sud Sardegna), Claudio Cavazzuti (Museo delle Civiltà, Roma), Deneb Cesana (Soprintendenza ABAP L’Aquila e cratere), Elena Dellù (Soprintendenza ABAP Bari), Irene Dori (Soprintendenza ABAP Verona, Rovigo e Vicenza), Leonardo Lamanna (Soprintendenza ABAP Cremona, Lodi e Mantova), Nico Radi (Soprintendenza ABAP Genova, Imperia, la Spezia e Savona), Alessandro Riga (Soprintendenza ABAP Firenze, Pistoia e Prato), Paola Francesca Rossi (ICCD, Parco Archeologico di Ostia Antica), Mauro Rubini (Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma, provincia di Viterbo e Etruria Meridionale, Soprintendenza ABAP per le province di Frosinone, Latina e Rieti), Alessandra Sperduti (Museo delle Civiltà, Roma).