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Museo Egizio di Torino: il nuovo anno porta la proroga di sei mesi della mostra “Archeologia invisibile” che mette al centro i temi della ricerca e dell’interdisciplinarietà per addentrarsi nella biografia dei reperti egittologici. Sul sito del museo la novità del Virtual tour in 3D

La mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino è stata prorogata al 7 giugno 2020

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Il nuovo anno porta in dote una bella notizia: la mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino non chiuderà il 6 gennaio 2020, come programmato, ma il 7 giugno 2020. È una proroga speciale, della durata di ben un semestre, quella con cui il museo Egizio ha deciso di estendere l’apertura della sua mostra temporanea “Archeologia Invisibile”. “Una scelta quasi inevitabile”, dichiara Evelina Christillin, presidente della Fondazione, “non soltanto dinanzi all’alto gradimento riscontrato dalla innovativa proposta espositiva inaugurata nel marzo 2019, ma anche in virtù delle sollecitazioni giunte in tal senso dalle scuole. Il prolungamento copre infatti per intero l’anno scolastico, consentendo così alle classi di inserire la visita dell’allestimento temporaneo fra le “uscite” al museo Egizio programmate nella primavera”. “Archeologia Invisibile”, mettendo al centro i temi della ricerca e dell’interdisciplinarietà quali strumenti con cui addentrarsi nella biografia dei reperti egittologici e grazie a una forte impronta divulgativa, ha saputo infatti coinvolgere attivamente il pubblico svelando, con modalità e linguaggi accessibili in particolare alle nuove generazioni, l’affascinante attività di “investigazione” che le tecnologie contemporanee consentono di compiere nello studio di oggetti giunti a noi dal passato. Dall’utilizzo dell’archeometria nella documentazione degli scavi allo sbendaggio virtuale delle mummie, dalle analisi dei pigmenti pittorici a quelle sui vasi del corredo della tomba di Kha e Merit, le attività di studio e ricerca svolte dal museo rimangono quindi protagoniste delle sale destinate agli allestimenti temporanei al terzo piano del Collegio dei Nobili. “Siamo rimasti molto colpiti dall’interesse che ‘Archeologia Invisibile’ ha saputo suscitare, in particolare nei più giovani, risultando particolarmente adatta, nonché richiesta, dalle scuole”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Una conferma di quanto la ricerca e il rapporto tra egittologia e nuove tecnologie siano temi in grado di mettere in comunicazione i diversi pubblici che visitano il nostro Museo e coloro che ci lavorano, dai curatori, ai conservatori, agli scienziati che con noi hanno collaborato. Un valore aggiunto importante, che siamo lieti possa continuare a essere apprezzato e approfondito da coloro che visiteranno l’esposizione nei prossimi mesi”.

Goielli di Merit “ritrovati” sotto le bende della mummia con le nuove tecnologie (foto museo Egizio)

La mostra “Archeologia Invisibile” nasce dall’incontro fra il lavoro di ricostruzione storica degli archeologi e dei conservatori del museo Egizio sulla propria collezione e gli strumenti mutuati dalle più recenti frontiere dello sviluppo tecnologico. Cos’è in grado di raccontare un oggetto di sé? I nostri sensi, la vista in primis, ce ne restituiscono informazioni di base come l’aspetto, la dimensione, la forma, il colore, finanche le tracce che l’uomo, la natura o il tempo vi hanno impresso. Eppure, tutto ciò non è evidentemente sufficiente a disvelarne l’intera storia e il ciclo di vita, a partire dalla sua origine, né le reali funzioni, i contesti d’impiego, il valore materiale o simbolico e molto altro ancora. Nulla, fra ciò che ci circonda, ne è sottratto, ma quando tale principio viene traslato in ambito archeologico, l’approccio, nel farsi scientifico, comporta un grado di analisi superiore, che poggia proprio sulla conoscenza approfondita del reperto, il cui percorso biografico si amplia: anche l’oblio entra a far parte della narrazione e la vita dell’oggetto si dilata – potremmo forse dire si rianima – col momento stesso del suo ritrovamento e poi, ancora, col suo successivo destino in una collezione, con la sua musealizzazione.

Analisi Macro XRF sul cofanetto proveniente dal corredo della tomba di Kha scavata da Schiaparelli nel 1906 (foto museo Egizio)

Il progetto “Archeologia Invisibile” muove proprio dall’intento di esplorare l’affascinante dimensione di quell’attività d’investigazione che le moderne apparecchiature, applicate alle modalità d’indagine e ricerca dell’egittologia, consentono di compiere nello studio di un reperto archeologico: grazie alla crescente interazione con la chimica, la fisica o la radiologia, il patrimonio materiale della collezione di Torino rivela di sé elementi e notizie altrimenti inaccessibili, che permettono di tratteggiarne volti ancora ignoti. L’archeometria – insieme delle tecniche adottate per studiare i materiali, i metodi di produzione e la storia conservativa dei reperti – rende così possibile “interrogare” gli oggetti, domandare a un vaso, a una mummia, a un sarcofago chi siano davvero e perché oggi si trovino al museo Egizio. Quesiti con cui pubblico di “Archeologia Invisibile” si cimenta lungo un percorso espositivo che, con l’ausilio di tali strumenti, invita a guardare oltre il visibile, osservando da vicino i segreti custoditi all’interno degli oggetti, scoprendone aspetti inattesi e trovando risposte talvolta sorprendenti alla propria curiosità come alle domande degli archeologi, nonché ad alcuni rilevanti quesiti della scienza. Le tre sezioni in cui si articola la mostra – dedicate, nell’ordine, alla fase di scavo, alle analisi diagnostiche, a restauro e conservazione – a loro volta suddivise in dieci sottosezioni tematiche, propongono dimostrazioni concrete delle differenti aree di applicazione di questo connubio fra l’egittologia e le nuove tecnologie, a cui peraltro l’allestimento stesso ricorre, caratterizzandosi con installazioni multimediali e spazi d’interazione digitale per un’esperienza di visita immersiva, supportata da un’audioguida dedicata, realizzata dalla Scuola Holden.

La documentazione aerofotogrammetrica dello scavo di Saqqara (foto museo Egizio)

Documentare gli scavi. È lo scavo il primo fondamentale testimone da consultare in questa vera e propria attività d’investigazione: l’egittologo, al pari del detective di un caso giudiziario, pone le basi della sua indagine nella minuziosa analisi del luogo del ritrovamento. Non soltanto per conoscerne le caratteristiche – del terreno, delle sue stratificazioni, del tipo di sito, dell’insediamento ospitato ecc. – ma anche per documentarne, con la massima precisione, lo scenario e il contesto così come si presentava prima dell’avvio del dissotterramento e, soprattutto, della rimozione di quanto rinvenuto. In tale ambito, ad esempio, i recenti sviluppi della fotogrammetria permettono il ripristino virtuale di un contesto archeologico che materialmente potrebbe non più esistere, dando vita a un modello digitale che, “agganciandovi” i dati di scavo, diviene un archivio aggiornabile in tempo reale e facilmente accessibile alla comunità scientifica.

L’analisi del contenuto di un vaso in alabastro con la radiografia neutronica (foto museo Egizio)

Le analisi diagnostiche. Quasi come in una ulteriore fase di scavo, l’impiego sui reperti di tecniche d’indagine riconducibili alla cosiddetta archeometria porta alla luce diversi “strati invisibili” di dati. Studiare la natura fisica e materica degli oggetti significa quindi poterne osservare aspetti perlopiù invisibili all’occhio umano, spesso liberando da essi storie dimenticate. È il caso del corredo funerario della Tomba di Kha, un unicum nella collezione del Museo Egizio con 460 pezzi ritrovati integri e ottimamente conservati: benché giunti a Torino oltre un secolo fa, solo recenti esami diagnostici hanno permesso di iniziare conoscerli a fondo. Con le tomografie neutroniche, effettuate a Oxford presso lo Science & Technologies Facilities Council, si è ad esempio andati alla ricerca del contenuto di sette vasi sigillati realizzati in alabastro, accertandone la natura di recipienti riservati agli altrettanti oli sacri usati per il rito dell’imbalsamazione. Analogamente, l’indagine multispettrale ha consentito di compiere importanti scoperte sulla chimica dei colori utilizzati nell’Antico Egitto, come quella del “blu egizio”, il primo colore sintetico prodotto nella storia dell’umanità.

Ma anche le stesse mummie di Kha e della sua sposa Merit sono state sottoposte ad accurati accertamenti. In passato la conoscenza di quanto celato dalle bende era di fatto impossibile, se non compromettendo irrimediabilmente l’integrità della mummia, ma oggi l’azione combinata di analisi radiografiche e TAC ha permesso di realizzare un vero e proprio sbendaggio virtuale di questa coppia di 3400 anni fa: per il loro viaggio nell’aldilà entrambi furono ornati di gioielli dalla raffinata fattura – bracciali, collane, orecchini e un “scarabeo del cuore” – che oggi possiamo rivedere grazie alla modellazione 3D.

Lo studio e la conservazione dei tessuti è facilitato dalle nuove tecnologie (foto museo Egizio)

Conservazione e restauro. Oltre ad accompagnare la ricerca scientifica sui reperti, l’indagine archeometrica assume un ruolo fondamentale nella definizione dei metodi migliori di restauro e conservazione. Ne è un esempio il recente avvio di un lavoro congiunto fra il Museo Egizio, il Bundesanstalt für Materialforschung di Berlino e il Centre for the Study of Manuscript Cultures di Amburgo, in cooperazione con il progetto PAThs di Paola Buzi (Università La Sapienza di Roma). L’attività si concentra sull’analisi dei manoscritti copti della collezione egittologica torinese, raro esempio di biblioteca tardoantica ben conservata e interamente trasmessa tramite codici su papiro, prima che la pergamena diventasse il principale supporto. Dall’analisi degli inchiostri e del papiro sono attese informazioni su natura e provenienza dei materiali utilizzati nel laboratorio dello scriba, permettendo di definire gli interventi di restauro.

Sul sito del museo Egizio di Torino è possibile fare un “virtual tour” della mostra “Archeologia invisibile”

La proroga della mostra “Archeologia invisibile” si accompagna inoltre al lancio di ulteriori strumenti per la visita: è infatti disponibile sul sito del Museo un virtual tour della mostra. Uno strumento innovativo e immersivo, sviluppato da alcuni studenti del corso di laurea in Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione del Politecnico di Torino in collaborazione con lo studio creativo Robin Studio, che, utilizzando fotocamere a 360°, hanno realizzato una riproduzione 3D dell’esposizione. Grazie al virtual tour sarà così possibile esplorare le sale espositive e le vetrine ospitate, “navigandone” tutti gli elementi, dai video ai singoli reperti, da qualunque dispositivo: una novità disposizione di insegnati, studenti, e ovviamente di tutti i visitatori.

Torino. Il museo Egizio apre al pubblico nuovi spazi dedicati al racconto della propria storia: allestite cinque nuove sale, fra cui quella dedicata alla fedele ricostruzione di un ambiente museale dell’800

Al museo Egizio di Torino inedito percorso biografico nell’allestimento di cinque nuove sale, fra cui quella dedicata alla fedele ricostruzione di un ambiente museale dell’800. La costante opera di ricerca e di indagine che caratterizza l’attività scientifica dell’equipe del museo Egizio di Torino, negli ultimi anni ha intensamente coinvolto anche l’ambito archivistico, offrendo, fra gli altri, elementi utili a meglio tratteggiare le vicende storiche dell’istituzione culturale torinese, nonché a rileggere pagine dell’egittologia che l’hanno vista al centro della scena fin dall’800. Nasce da qui il bisogno di dare un’altra forma e, soprattutto, maggiore sostanza a queste sale, fornendo una esaustiva e articolata risposta al quesito che inevitabilmente ci si pone varcando la soglia dell’edificio al numero 6 di via Accademia delle Scienze: perché il museo Egizio è a Torino?

Il nuovo allestimento delle sale storiche del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

A meno di cinque anni dall’aprile del 2015, quando fu svelata al pubblico la nuova configurazione del museo Egizio, frutto dell’imponente opera di rifunzionalizzazione che ne aveva trasformato gli spazi e ripensato la disposizione della collezione, le superfici all’interno dell’ex Collegio dei Nobili si arricchiscono ora di un ulteriore e significativo ampliamento del percorso espositivo. “Si tratta di un importante intervento strutturale”, spiegano all’Egizio, “realizzato nel corso dell’autunno, che ha per protagoniste le cosiddette “sale storiche” con cui i visitatori iniziano il percorso al piano ipogeo, laddove l’itinerario alla scoperta dell’antico Egitto è introdotto da un racconto sulle origini del museo stesso. Una narrazione proposta ora in una modalità rinnovata, approfondita e interattiva, grazie al completo riallestimento che ha articolato tale area in cinque inediti ambienti, uno dei quali destinato ad ospitare la fedele ricostruzione di una sala così come si presentava nell’800”.

Bernardino Drovetti, al centro, tra le rovine di Tebe nel 1818 (foto museo egizio)

“Dopo quasi 200 anni di storia il museo Egizio continua a caratterizzarsi come un’istituzione dinamica e in continuo fermento”, interviene Evelina Christillin, presidente del museo Egizio. “Il riallestimento delle sale che introducono la visita con il racconto delle origini di questa collezione, costituisce un’occasione preziosa per riscoprire e approfondire le profonde connessioni tra la storia di questo luogo e quella del territorio che lo ospita, nonché a collocarla all’interno del più generale contesto socio-culturale nazionale e internazionale. Un progetto particolarmente significativo lungo il percorso di avvicinamento al bicentenario del Museo Egizio che celebreremo nel 2024 e per il quale siamo già all’opera per sviluppare un’opportuna concertazione con il Mibact, la Soprintendenza, gli enti del territorio e gli altri soggetti coinvolti”. E il direttore Christian Greco: “L’esigenza di intervenire sull’assetto espositivo a meno di cinque anni dal riallestimento della collezione pone le sue basi nella natura stessa di un museo e dell’Egizio in particolare: questo è un luogo vivo, in continuo divenire, che muta e si evolve in virtù dei risultati della ricerca e del suo essere parte attiva della comunità. Cambiare e adeguare se stessi è quindi una naturale vocazione per un’istituzione come la nostra. Per questo importante progetto la ricerca rappresenta ancora una volta il punto di partenza per la nostra attività espositiva. Grazie al lavoro svolto dai nostri curatori sugli archivi, infatti, il nuovo percorso espositivo sviluppa ed espande la narrazione sulla storia del Museo, con elementi utili a rappresentare il contesto culturale al cui interno si è sviluppata. Tale scelta ha permesso di affiancare alla narrazione principale altre storie, che finora non erano state approfondite all’interno dell’esposizione, che, tra l’altro, contribuiscono a inserire la vicenda torinese nel quadro più complesso della realtà egiziana ed europea”.

Il nuovo allestimento della sala con Iside al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Descrivere la storia del museo Egizio di Torino significa ripercorrere un cammino che muove i suoi passi iniziali circa 400 anni fa, quando le prime antichità egizie approdano a Torino per volere dei sovrani di Casa Savoia, alla ricerca di ciò che oggi definiremmo uno “storytelling”, radicato nel mito, che ne legittimasse il potere. Un ruolo, quello della monarchia sabauda, che sarà poi determinante nel 1824, con la decisione del re Carlo Felice di acquistare la collezione Drovetti, facendone il nucleo fondante del museo, che nasce così in quello stesso anno.

Il museo Egizio nel 1941-1942 con i reperti imballati (foto museo egizio)

Il nuovo percorso storico è stato modellato attorno agli studi condotti all’interno del museo Egizio dal curatore Beppe Moiso e dall’archivista Tommaso Montonati ed è impreziosito e reso di agevole fruizione da un raffinato progetto di comunicazione visiva, realizzato dagli uffici del Museo in collaborazione di Nationhood per i prodotti multimediale, con il ricorso a immagini d’archivio – antiche litografie, stampe e fotografie d’epoca – nonché a una serie di video e supporti digitali che si incontrano esplorando le cinque sale.

La Mensa Isiaca nella prima sala del museo (foto museo egizio)

Alla prima di esse spetta il compito di illustrare la fase in cui tutto ebbe inizio, a partire dalle ragioni del rapporto tra Torino e l’antico Egitto. Un’introduzione affidata ai depositari di questa vera e propria epopea, ossia quei reperti giunti da antesignani sulle rive del Po: ad accogliere il visitatore nella nuova area è l’imponente statua di Ramses II, dopo la quale si svelano la Mensa Isiaca, pregevole tavola metallica di provenienza romanica, e via via gli altri reperti che testimoniano la genesi della collezione, fra cui la riproduzione della testa con segni cabalistici, visualizzata in 3D su un apposito schermo, conservata ai musei Reali, presso il museo di Antichità di Torino.

La nuova sala dedicata alle spedizioni napoleoniche e a Champollion (foto museo egizio)

Il cammino prosegue poi, dopo aver approfondito il fondamentale contributo delle figure chiave di Vitaliano Donati e Bernardino Drovetti, tratteggiando lo sviluppo della “Egittomania” in epoca Napoleonica, nata sull’onda della spedizione lungo il Nilo delle truppe francesi, che lo stesso Bonaparte aveva voluto fossero affiancate da oltre 150 Savants, studiosi di varie discipline provenienti dalle Università francesi, con una decina di disegnatori. Proprio il lavoro di questi ultimi, confluito negli undici volumi della famosa Description de l’Ègypte, viene qui messo a disposizione del pubblico in formato digitale, per mezzo di un monitor touchscreen che consente di scorrerne le pagine della seconda edizione, stampata tra il 1821 e il 1829.
Sulla parete opposta allo schermo si estende il suggestivo e scenografico riallestimento del libro dei morti di Iuefankh, papiro la cui lunghezza sfiora i 19 metri, esposto corredato da un apparato infografico che ne percorre e descrive minuziosamente l’intero sviluppo, sulla base degli studi compiuti dalla curatrice e filologa del Museo, Susanne Töpfer, consentendo al visitatore di osservare da vicino e comprendere i disegni e le formule che compongono questo straordinario reperto.

Gli scavi nell’area del tempio di Eliopoli della Missione Archeologica Italiana tra il 1903 al 1905 (foto museo egizio)

Nella prosecuzione del percorso espositivo numerosi sono gli elementi che restituiscono il clima del tempo, e il fervore sviluppatosi attorno all’antico Egitto e ai suoi reperti in quegli anni pionieristici per l’egittologia: in tal senso, di particolare interesse appare l’inedita sezione dedicata al contesto europeo ed egiziano, che permette di comprendere in che modo la collezione torinese si inscriva entro un quadro più generale di grande interesse per la nascente disciplina. Ma altrettanto fondamentale per comprendere il museo Egizio di Torino risulta essere la conoscenza di fasi storiche dense di entusiasmo, come accade con il racconto della M.A.I. – Missione Archeologica Italiana in Egitto e della direzione di Ernesto Schiaparelli, oppure il ricordo di momenti cupi quali gli anni del Fascismo e l’impatto sul museo della Seconda Guerra Mondiale.

Le due tele di Lorenzo Delleani del 1871 con il museo Egizio e il museo di Scienze naturali (foto museo egizio)

Entrare in una sala del museo Egizio dell’800. Uno degli aspetti che si è inteso approfondire, nell’ottica di offrire al pubblico un’esperienza immersiva reale, è quello relativo alla storia delle modalità espositive della collezione egittologica torinese, della loro evoluzione nel tempo: per introdurre il visitatore nell’autentica atmosfera ottocentesca e far meglio comprendere l’aspetto del museo di allora, è stata realizzata una sala che riproduce puntualmente l’allestimento di quegli anni, che rende più che mai evidenti il gusto e i canoni museali dell’epoca. In quel periodo le antichità in pietra e le statue erano collocate al piano terreno dell’edificio, come documentato da un acquerello di Marco Nicolosino, mentre il resto stava ai piani superiori, come invece illustrano le due tele di Lorenzo Delleani, rispettivamente del 1871 e 1881, che immortalano due momenti allestitivi distinti con vetrine di tipo diverso.

La ricostruzione di una sala del museo con l’allestimento come era nell’800 (foto museo egizio)

La ricostruzione storica ha pertanto preso a modello proprio la testimonianza pittorica del 1871: al piacevole disordine che caratterizza l’ambiente, ancora inteso quale luogo di studio più che sala museale, con reperti sparsi sul pavimento, si contrappongono severe vetrine a parete ingentilite da una delicata colorazione pastello; in alcuni casi sono esposte le medesime antichità, nel tentativo di trasmettere al visitatore il fascino di vivere la stessa esperienza di chi lo ha preceduto di 150 anni. Gli oggetti sono sistemati all’interno di alcune vetrine ottocentesche e, come allora, sono privi di didascalie, segno di una fruizione ancora riservata a pochi. Il centro della sala ospita una vetrina storica con all’interno il Canone Regio, un preziosissimo papiro che ha contribuito alla ricostruzione della cronologia egiziana antica. A fianco una mummia ancora completamente bendata all’interno del suo sarcofago. Tutto intorno altre teche, appartenenti al primo allestimento, contengono oggetti di culto e di uso quotidiano. Una parete intera è dedicata all’esposizione delle stele funerarie, in pietra e in legno. È infine possibile vedere – grazie al prestito dei musei Reali di Torino – una selezione delle oltre 3000 medaglie e monete di epoca tolemaica e romana che fanno parte della collezione riunita da Bernardino Drovetti.

“Carte d’Egitto. Sulle tracce del passato”: a Torino giornata studi sulla collaborazione tra museo Egizio e Archivio di Stato per riunire il proprio patrimonio archivistico

La locandina della giornata di studi “Carte d’Egitto. Sulle tracce del passato” al museo Egizio e all’Archivio di Stato di Torino

Il museo Egizio e l’Archivio di Stato di Torino insieme in una nuova iniziativa che racconta la loro proficua collaborazione volta a riunire il proprio patrimonio archivistico, all’interno di una giornata di studi dal titolo “Carte d’Egitto. Sulle tracce del passato” in programma mercoledì 27 novembre 2019. L’intento è quello di proporre una riflessione sul ruolo degli Archivi e dei Musei quali luoghi di condivisione, comunicazione e conoscenza del patrimonio e sulla possibilità – agevolata anche dalle tecnologie digitali – di mettere in relazione frammenti di archivi per renderli nuovamente fruibili nella loro omogeneità. Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria su Eventbrite entro il 25 novembre, alle 13. Il simposio si svolgerà nelle sedi delle due Istituzioni (mattina all’Archivio di Stato, pomeriggio al museo Egizio) e la partecipazione prevede l’adesione a tutta la giornata. Ecco il programma.

La sede dell’Archivio di Stato di Torino

ARCHIVIO DI STATO DI TORINO, in sala Conferenze: piazzetta Mollino, 1. Alle 9, registrazione; 9.20, saluti istituzionali: Elisabetta Reale (Archivio di Stato di Torino), Luisa Papotti (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino); Anna Maria Buzzi (direzione generale Archivi). SESSIONE 1: “Archivi e musei: patrimoni per la collettività”, presidente Christian Greco (museo Egizio): 9.40, introduzione ai lavori, Christian Greco in “Storia e prospettive di un progetto”; 10, Roberto Balzani (università di Bologna) in “Il racconto degli oggetti”; 10.20, Stefano Benedetto (Area Cultura e Archivio Storico della Città di Torino) in “Dialogo tra diverse realtà. Archivi, musei e biblioteche per la città”. Dopo il coffee break, SESSIONE 2: “Dallo scavo all’ archivio”, presidente Marco Carassi (Amici Archivio di Stato di Torino): 11, Elena Calandra (Istituto Centrale per l’Archeologia) in “La preziosità degli archivi e della documentazione archeologica: la conservazione digitale e il geoportale nazionale per l’archeologia”; 11.20, Egle Micheletto (già soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le provincie di Alessandria, Asti, Cuneo) in “Archivi della soprintendenza, archivi dei musei: relazioni istituzionali e reti virtuali per un patrimonio documentario da condividere”; 11.40, Maria Gattullo (Archivio di Stato di Torino) in “Coltivare la memoria in una casa comune: il museo Egizio nell’Archivio di corte”; 12, visita ai depositi juvarriani (per partecipare è necessario prenotarsi in loco al momento della registrazione). Dalle 12.30 alle 14, pausa pranzo.

L’ingresso del museo Egizio di Torino

MUSEO EGIZIO, in sala Conferenze: via Accademia delle Scienze, 6. SESSIONE 3: “Conoscere per conservare. Gli archivi raccontano”, presidente Elena Calandra (Istituto Centrale per l’Archeologia): 14, Marilina Betrò (università di Pisa) in “Introduzione ai lavori. Progetto Archivio Rosellini: valorizzazione e digitalizzazione dell’archivio”; 14.20, Beppe Moiso (museo Egizio) in “Carte a confronto: Gebelein 1911, un difficile scavo della Missione Archeologica Italiana in Egitto”; 14.40, Tommaso Montonati (museo Egizio) in “Le carte di Qau el-Kebir, indagini per la ricostruzione dell’area archeologica”; 15, Paolo Del Vesco (museo Egizio) in “E cantano, cantano tutto il giorno…: canzoni di lavoro degli operai della Missione Archeologica Italiana in Egitto nel 1909”; 15.20, Federica Ugliano (università di Pisa) in “Ernesto Schiaparelli e la Missione Archeologica Italiana a Eliopoli (1903 – 1906): un dialogo tra archivi del passato e scavi del presente”. Dopo il Coffee break, SESSIONE 4: “Un’eredità per il futuro”, presidente Elisabetta Reale (Archivio di Stato di Torino): 16, Edoardo Garis (Archivio di Stato di Torino) in “Archivi e carte d’Egitto: strategie per la conoscenza e la divulgazione del patrimonio dell’Archivio di Stato di Torino mediante il suo sito web”; 16.20, Sara Rivoira (Archivio Tavola Valdese) in “Comunicare carte e oggetti: la “rete” del patrimonio culturale valdese”; 16.40, dibattito; 17, visita alla fototeca storica del museo Egizio (per partecipare è necessario prenotarsi in loco al momento della registrazione).

Christian Greco, direttore del museo Egizio, a Vicenza e Torino per parlare de “La biografia dell’oggetto”. E nella città berica curerà la grande mostra “Tebe nel Nuovo Regno”

Ciascun oggetto, antico o contemporaneo, possiede una propria biografia, unica ed irripetibile, che non termina insieme all’epoca o alla civiltà dalle quali ha avuto origine, ma continua a registrare silenziosamente frammenti di nuove memorie, via via che l’oggetto attraversa il tempo e i mutamenti della storia. Proprio “La biografia dell’oggetto” è il tema della conferenza che tiene Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, con un doppio appuntamento: domenica 24 novembre 2019, alle 17.30, sarà a Vicenza nel salone d’onore di Palazzo Chiericati. L’incontro è a cura del Gruppo Archeologico C.R.T. in collaborazione con l’assessorato alla cultura e i Musei civici di Vicenza, che registra già il tutto esaurito. Martedì 26 novembre 2019, alle 18, giocherà “in casa”, al museo Egizio, in collaborazione con ACME (Associazione Amici e collaboratori del Museo Egizio). La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sulla pagina Facebook del museo Egizio. Ingresso gratuito alla sala conferenze in base alla disponibilità.

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 Marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale. Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. Il lavoro sul campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2011, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.

Un poster della mostra “Archeologia Invisibile” al museo Egizio di Torino che spiega quante informazioni si possono ricavare da una mummia (foto Graziano Tavan)

Raccontando come sono stati usati, trasformati, abbandonati, dimenticati, riscoperti e poi tramandati magari per sottrarli ad un nuovo oblio, gli oggetti si oppongono perciò al tempo come testimoni della nostra esistenza e di quelle che ci hanno preceduto. Siano essi artistici o di uso quotidiano, reperti antichissimi o oggetti della nostra infanzia, gli oggetti agiscono come un ponte che mette in contatto chi li ha prodotti allora con chi oggi li osserva e li interroga. Nel tentativo di rendere sempre più nitido il mondo e le persone che hanno creato quegli oggetti, un Museo assolve così al fondamentale compito di raffinare continuamente quel contatto tra uomini ed esperienze di ogni tempo. Per cogliere negli oggetti i frammenti biografici che essi custodiscono nei materiali e nelle tecniche usati per produrli, nei danni, nelle riparazioni e nelle alterazioni a cui sono andati incontro con il tempo, un Museo ricorre alla sua più profonda e raffinata forma di ascolto: la Ricerca.

Il sarcofago intermedio di Merit al museo Egizio di Torino (foro museo Egizio)

Pendua e Nefertari, calcare da Deir el Medina, oggi al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Christian Greco sarà a Vicenza anche per annunciare la terza grande mostra in Basilica palladiana. Sarà proprio Christian Greco a curare la mostra “Tebe nel Nuovo Regno” (dall’11 dicembre 2021 al 18 aprile 2022) che chiuderà il ciclo dei tre eventi culturali che si aprirà il 6 dicembre con “Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi” (fino al 13 aprile 2020) curata da Stefania Portinari e che proseguirà con “Rinascimento privato” (dal 5 dicembre 2020 al 5 aprile 2021) per la curatela di Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Mattia Vinco. “È un piacere ospitare a Vicenza Christian Greco con cui collaboreremo per la terza grande mostra in Basilica palladiana che sarà dedicata a “Tebe nel Nuovo Regno” e che aprirà nel 2021”, dichiara l’assessore Simona Siotto che sarà presente alla conferenza e porterà i saluti dell’amministrazione. “È per noi un grande onore collaborare con un direttore esperto e capace, apprezzato per avere trasformato il museo Egizio di Torino in un museo efficiente e attrattivo. La conferenza in programma domenica a Palazzo Chiericati registra già il tutto esaurito, un significativo segnale di quanto Greco si apprezzato e stimato”. E il direttore Greco: “Il museo Egizio, e anch’io a titolo personale, siamo davvero lieti di essere a fianco della città di Vicenza in questa nuova programmazione culturale. Da molti anni ho messo al centro della mia attività e dell’istituzione che ho l’onore e l’onere di dirigere quello della ricerca, la ricerca del passato. Del passato di una terra vicina all’Italia, l’Egitto, per studiarne la cultura materiale, per capirne gli sviluppi sociali, per comprenderne la concezione del mondo soprannaturale, della vita e della caducità dell’esistenza. Approfondire queste tematiche ci permette di capire chi siamo noi oggi. Ecco perché sono davvero felice di poter partecipare a questa nuova impresa culturale e di poter condividere con la mia città di origine, alla quale devo così tanto (in primis per la mia formazione), la ricerca che stiamo portando avanti al museo Egizio. Una ricerca a 360 gradi, che permetterà al pubblico non solo di vedere alcuni dei nostri magnifici reperti ma anche di conoscerne la loro biografia, di scoprire come grazie alle nuove metodologie d’indagine siamo riusciti a portare alla luce segreti che finora erano rimasti nascosti. Al contempo, per noi che siamo un museo archeologico è centrale l’attività sul campo: ecco quindi che l’artefatto esposto non è solo un oggetto d’arte, ma è restituito nel suo contesto, è letto come un documento storico, come la pagina di un libro aperto su un paesaggio in cui ha operato l’elemento antropico. Per questo ribadisco sempre l’importanza della ricerca, dell’archeologia di base, la sola che può farci scoprire nuovi segreti permettendoci di riconnettere un popolo e una società all’importantissimo patrimonio culturale che abbiamo; perché – lo ricordo – il museo Egizio è la seconda collezione egittologica al mondo e la più importante dopo quella conservata al Cairo”.

Tesori italiani nel mondo. È “egittomania” a Rio per la mostra “Antico Egitto” con 140 reperti da Torino. Nuovo successo internazionale del museo Egizio che nel 2018, con esposizioni all’estero, ha attratto 4 milioni di visitatori: un record

La locandina della mostra “Antico Egitto: dalla vita quotidiana all’eternità” promossa dal museo Egizio di Torino a Rio de Janeiro

Ben 140 pezzi della collezione del museo Egizio di Torino sono volati sull’altra sponda dell’Atlantico, a Rio de Janeiro, per la mostra “Antico Egitto: dalla vita quotidiana all’eternità”, visitabile fino al 27 gennaio 2020 al Centro Cultural Banco do Brasil. E dopo neanche venti giorni è già “egittomania”: superati i 200mila visitatori, numeri che segnano un nuovo successo internazionale del museo Egizio che con questo progetto approda per la prima volta in Brasile dando vita a un evento espositivo con cui vengono celebrati i trent’anni di attività dello stesso Centro Cultural Banco do Brasil, istituzione a cui si deve la volontà di proporre alla comunità carioca un percorso di visita capace di svelare la vita dell’antico Egitto grazie ai reperti provenienti da Torino.

La dea Sekhmet arrivata dal museo Egizio di Torino a Rio de Janeiro (foto museo Egizio)

Una risposta del pubblico straordinaria, quella fin qui registrata da “Egito Antigo”, un risultato record in termini assoluti per le iniziative culturali a Rio de Janeiro, dove nessuna mostra finora promossa dall’organizzatore Art Unlimited, partner locale dell’operazione, aveva mai registrato un’affluenza analoga in meno di venti giorni. Ma si tratta solo dell’inizio di una lunga trasferta, poiché l’allestimento – che contempla anche uno spazio di promozione turistica con un video dedicato al Museo e a Torino – verrà in seguito portato in tour durante tutto il 2020, facendo tappa a San Paolo, Brasilia e Belo Horizonte, le altre tre sedi nazionali dell’ente culturale dell’istituto di credito brasiliano.

Il gruppo di egittologi del museo Egizio di Torino coordinato dal direttore Christian Greco con i coleghi brasiliani (foto museo Egizio)

Una sala della mostra “Antico Egitto” a Rio de Janeiro con i reperti del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

“È emozionante vedere come la cultura millenaria dell’antico Egitto sia in grado di accendere l’interesse e la passione del pubblico ad ogni latitudine, attirando così tanti visitatori nelle mostre che il Museo Egizio sta portando in giro per il mondo”, interviene il direttore del museo Egizio, Christian Greco, “ed è per me motivo di grande orgoglio che quest’opera di divulgazione avvenga grazie ai reperti della nostra collezione. Esposizioni che mostrano come gli oggetti giunti a noi attraverso i millenni non siano la muta testimonianza di una civiltà passata, bensì dei veri e propri narratori, in grado di raccontarci delle storie: dalla loro creazione e utilizzo fino alla ‘rinascita’ col momento della loro scoperta in uno scavo archeologico. Un modo, quindi, per sensibilizzare il pubblico circa l’importanza del passato, in particolare quale chiave di lettura fondamentale per capire noi stessi e il tempo presente”. E la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin, aggiunge: “L’attività internazionale del museo Egizio è quanto mai dinamica in questo momento: la mostra di Rio de Janeiro, che proseguirà poi per altre tre sedi in Brasile, si affianca alla tournée statunitense in corso. Dopo il debutto all’Ermitage di San Pietroburgo nel 2017, e le felicissime esperienze in Canada e in Cina, che complessivamente hanno saputo attrarre nel 2018 la cifra record di 4 milioni di visitatori, il museo Egizio prosegue dunque, in perfetta sintonia con il Mibact e la soprintendenza torinese, il suo percorso di internalizzazione e di diffusione della cultura egizia e della propria attività di scavo e ricerca, in vista dell’importante realizzazione del progetto europeo di supporto al rinnovo del museo del Cairo, e del bicentenario della nostra istituzione, la più antica al mondo, che verrà celebrato nel 2024”.

La collezione di papiri del museo Egizio di Torino, 700 completi e oltre 17mila frammenti, è ora online grazie alla piattaforma “TTOP. Turin Papyrus Online Platform” aperta a studiosi e appassionati

Uno dei preziosi papiri da Deir el Medina conservati nella collezione papirologica del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio Torino)

Papiro da Deir el Medina conservato nella collezione papirologica del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio Torino)

È una delle collezioni di papiri più significative a livello mondiale quella custodita dal museo Egizio di Torino con quasi 700 manoscritti completi (interi o ricomposti) e oltre 17mila frammenti di papiro. Circa la metà di questi testi sono scritti in egiziano (nella scrittura corsivo-geroglifica o ieratica), mentre il resto è scritto in demotico, greco, copto o arabo. I manoscritti spaziano da contenuti documentari (ad es. amministrazione di necropoli e templi, testi giuridici) a quelli letterari, rituali, religiosi, magici e funerari (ad es. il Libro dei morti). Solo una piccola parte della collezione trova spazio lungo il percorso espositivo, mentre la maggior parte di essi è custodita nella “papiroteca” del museo, il deposito in cui vengono archiviati e conservati gli antichi scritti. Da oggi questo patrimonio inestimabile, in larga parte non visibile né noto al pubblico, non sarà più “chiuso” nelle mura dell’istituzione torinese, riservato a pochi studiosi, perché i papiri del museo Egizio di Torino approdano sul web grazie alla piattaforma online open data “TPOP – Turin Papyrus Online Platform” che rende accessibili i reperti digitalizzati della collezione papirologica torinese con l’obiettivo, in particolare, di consentirne liberamente lo studio alla comunità scientifica, oltreché di garantirne una migliore conservazione e valorizzazione. “TPOP – Turin Papyrus Online Platform” rappresenta un progetto strategico per il Museo, che permetterà di implementare la conoscenza sulla propria collezione di papiri e, inoltre, si propone di diventare in prospettiva un punto di riferimento per gli egittologi di tutto il mondo, nonché un luogo virtuale di ricerca, condivisione e confronto, in particolare per quanto riguarda l’attività di studio sui frammenti, anche nell’ottica di contribuire a ricomporre documenti finora divisi in porzioni di ogni dimensione.

Una pagina della nuova piattaforma online Tpop Turin Papyrus Online Platform per l’accesso alla collezione papirologica del museo Egizio di Torino n(foto museo Egizio Torino)

Il sito che rende disponibile la piattaforma (https://collezionepapiri.museoegizio.it/), al momento in lingua inglese e prossimamente disponibile anche in italiano, si sviluppa attorno a un database che attualmente conta 230 papiri, la cui totalità è a disposizione degli utenti professionali e di coloro che si registrano sul portale, mentre 50 di essi sono liberamente “navigabili” da chiunque. È comunque in corso una costante attività di implementazione che renderà sempre più ricco questo eccezionale catalogo digitale, le cui schede, oltre all’immagine fotografica ingrandibile di entrambe le facciate di ciascun papiro, propongono la trascrizione dei contenuti e la loro traslitterazione in caratteri geroglifici, le informazioni sul reperto e la sua storia. Inoltre specifiche sezioni del sito consentono anche di scoprire l’attività di ricerca che si sta compiendo attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie su questi antichi manoscritti. La maggior parte dei testi presenti sono in ieratico (la forma di scrittura dell’antico Egitto più utilizzata nel quotidiano), e appartengono al gruppo di papiri legati al sito archeologico di Deir el-Medina.

Susanne Töpfer, responsabile della collezione papirologica del museo Egizio di Torino

Il numero dei reperti disponibili online è in continua crescita: il progetto TPOP, infatti, avviato e sostenuto fortemente dal Museo, è sviluppato con un lavoro quotidiano e continuativo a cura dei ricercatori del Museo – e in particolare della responsabile della collezione papiri, Susanne Töpfer – e con l’apporto di una comunità accademica internazionale. Ecco perché il database è stato realizzato in lingua inglese, ma in futuro, e in particolare le traduzioni dei testi, saranno disponibili anche in altre lingue. Tra le iniziative che vedono protagonista la collezione papiri vale la pena di citare inoltre il progetto internazionale “Crossing Boundaries” che, oltre al Museo, coinvolge le università di Basilea e Liegi: tale programma, che ha l’obiettivo di approfondire lo studio dei papiri di epoca Ramesside (1292 – 1076 a.C. circa) del sito di Deir el-Medina presenti nella collezione torinese, ha garantito un sostegno economico al Museo che, in particolare, permette di impiegare un restauratore che si occupa della conservazione e del consolidamento dei papiri ramessidi. Molti frammenti devono infatti essere puliti, distesi e stabilizzati per migliorare (o semplicemente permettere) la leggibilità e per consentire la loro riproduzione fotografica, e il successivo inserimento nel database digitale.

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

“La messa online di TPOP, Turin Papyrus Online Platform, è un risultato importante, che permetterà di rendere visibile a tutti una delle parti fondamentali della ricerca del museo Egizio”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “In questi anni abbiamo infatti dedicato una grande attenzione ai papiri: con la piattaforma d’ora in poi studiosi, studenti, ma anche appassionati e curiosi, potranno trovare numerose e preziose informazioni che riguardano una delle documentazioni più importanti che si sono preservate dall’antico Egitto. Sarà così possibile costruire, e in alcuni casi rafforzare, la rete di accademici che studiano sulla nostra collezione papirologica, e allo stesso tempo permettere a tutti di scoprire tesori inediti custoditi nel Museo. Un’ulteriore testimonianza del forte impegno a fare della ricerca sulla cultura materiale, sulla biografia degli oggetti e sulla ricerca filologica, la spina dorsale di questa istituzione”.

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie: al museo Egizio di Torino, dopo Napoli-Pompei, secondo atto della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”. Antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei affrontano il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani

La locandina della sessione al museo Egizio di Torino della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”

“Human remains: ethics, conservation, display”, atto secondo. Al museo Egizio di Torino. Dai calchi di Pompei alle mummie egizie. Quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico? Il corpo ha ancora dei diritti? O tali diritti vengono considerati di minore importanza rispetto al valore scientifico che racchiude? Un corpo umano può essere proprietà di un ente o esso ne è solo il custode? Quali diritti hanno le comunità di eredità (cioè quelle che con quei corpi hanno ancora un legame)? A queste e a molte altre domande rispondono, ciascuno dal suo punto di vista, antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei, chiamati a confrontarsi nella conferenza Internazionale che, dopo la tappa di maggio al parco archeologico di Pompei e all’università Federico II di Napoli, approda al museo Egizio di Torino lunedì 30 e martedì 1° ottobre 2019, col coordinamento scientifico di Massimo Osanna (università Federico II), Christian Greco (museo Egizio), Valeria Amoretti (parco archeologico di Pompei) e Paolo Del Vesco (museo Egizio) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/05/21/dai-calchi-di-pompei-alle-mummie-egizie-tra-pompei-e-napoli-la-conferenza-internazionale-human-remains-ethics-conservation-display-antropologi-medici-universitari-ricercatori/). Tutelare, conservare, esporre i resti umani consegnatici in maniera straordinaria dalla storia, assicurando il più alto rispetto etico di questo patrimonio unico, è il delicato compito di alcune istituzioni come il parco archeologico di Pompei e il museo Egizio di Torino, partner del progetto, accomunato dalle stesse problematiche, in particolare riguardo alle mummie. Come il precedente evento, la conferenza di Torino intende affrontare il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani (http://www.humanremains.org), ma con particolare attenzione alle mummie, data la natura della collezione del museo Egizio.

Una mummia esposta al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Nella piena consapevolezza del fatto che non esiste una risposta unica alla questione dell’accettabilità o meno dell’esposizione umana e che una varietà di strategie espositive sono state adottate da diverse istituzioni sulla scena internazionale, questi giorni di studio vogliono dare voce alla vasta gamma di approcci a una questione così delicata. L’apertura a discipline al di fuori dell’Egittologia rimane un prerequisito indispensabile per il dibattito sull’esibizione umana. Da qui il desiderio di coinvolgere antropologi fisici e culturali, biologi, restauratori, sociologi, curatori e operatori di musei, medici legali e paleopatologi. La conferenza sarà divisa in tre sezioni: I vivi e i morti; Preservare il corpo, preservare la mummia; Musei e mostre: casi studio. Questioni etiche e punti di discussione. Alla fine della conferenza, le questioni più urgenti e i principali punti di riflessione emersi negli ultimi due giorni saranno discussi e discussi tra tutti i partecipanti.