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Torino. Al museo Egizio presentazione on line del libro “Dignitari di corte del Medio Regno” di Wolfram Grajetzki in dialogo con la curatrice Moser e il direttore Greco

Per gli “Incontri con gli autori”, martedì 19 gennaio 2021, alle18, il museo Egizio di Torino ospita la presentazione del volume “Dignitari di corte del Medio Regno” (ed. Kemet) attraverso un dialogo tra l’autore Wolfram Grajetzki, la curatrice dell’edizione italiana Susanna Moser e il direttore del museo Egizio, Christian Greco. La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio.

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La copertina del libro “Dignitari di corte nel Medio Regno” di Wolfram Grajetzki (ed. Kemet)

Basandosi sulle ultime ricerche, Wolfram Grajetzki esamina in dettaglio il contesto dei dignitari di corte che circondavano il sovrano nel Medio Regno dell’antico Egitto, tra la XI e la XIII dinastia, comprendendo anche il Secondo Periodo Intermedio (2040-1550 a.C.). Descrivendo la storia dei principali dignitari, l’autore prende in considerazione le iscrizioni, i monumenti e le poche tombe rimaste per ricostruire la carriera di alcuni di loro. I titolari di questi uffici erano gli uomini scelti dal re come suoi intimi consiglieri. Essi hanno ricevuto sequenze di titoli importanti e i loro monumenti sono tra le più belle opere d’arte e di architettura del tempo. Al di sopra di tutti gli altri funzionari e secondo solo al re c’era il visir, mentre accanto a lui, e di uno status solo leggermente inferiore, il tesoriere era responsabile delle risorse del paese. Dalle testimonianze delle attività di questi uomini emerge un’immagine nuova e più precisa dell’antica civiltà egizia, sia nelle sue monumentali realizzazioni che nella sua gestione quotidiana. Il volume è una testo essenziale per tutti gli studiosi del periodo, e questa ediziona italiana riporta tutti gli aggiornamenti che l’autore ha raccolto dalla sua prima pubblicazione ad oggi.

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Wolfram Grajetzki, egittologo

Wolfram Grajetzki è un egittologo tedesco. Ha studiato alla Freie Universität di Berlino e ha conseguito il dottorato in filosofia presso la Humboldt-Universität. Ha eseguito scavi in Egitto e in Pakistan. È autore di diversi articoli e libri sul Medio Regno egiziano: le sue ultime pubblicazioni sono “Burial Customs in Ancient Egypt” e “The Middle Kingdom of Ancient Egypt”, che sarà prossimamente pubblicato in lingua italiana.

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Susanna Moser, egittologa

Susanna Moser, laureata in Archeologia con una tesi in Egittologia, è presidente del comitato organizzatore e membro del comitato scientifico del ECE IX – Ninth European Conference of Egyptologists, Trieste 2019-2021; dal 2010 è collaboratrice del civico museo d’Antichità “J.J. Winckelmann” per le collezioni egizia e preistorica e, nel triennio 2011-13, è stata consulente scientifica presso il Centro Produzioni Televisive della Regione FVG per la produzione del documentario su Trieste in età romana “La città invisibile. Frammenti di Tergeste romana”.

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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del Museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’Università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.

Torino. Conferenza egittologica con Enrico Ferraris curatore del museo Egizio su “Ritorni celesti nel firmamento d’Egitto: i due orologi stellari del museo Egizio” con la presentazione di un nuovo frammento inedito di tavola stellare diagonale

La locandina della conferenza on line di Enrico Ferraris al museo Egizio di Torino

L’osservazione del moto apparente del firmamento ha dato forma, in Egitto, ad una peculiare concezione circolare del tempo che permea la tradizione religiosa e funeraria egizia. Se ne parla giovedì 14 gennaio 2021, alle 18, al museo Egizio che ospita la conferenza egittologica online “Ritorni celesti nel firmamento d’Egitto: i due orologi stellari del Museo Egizio” tenuta dal curatore Enrico Ferraris. Nel corso della conferenza saranno analizzate due tavole stellari diagonali presenti nella collezione del museo Egizio (Mereru e Iqer) e sarà presentato un nuovo frammento inedito che porta così a 28 il numero complessivo dei documenti, interi o frammentari, esistenti al mondo. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Tavola stellare diagonale conservata al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

L’osservazione del moto apparente del firmamento ha dato forma, in Egitto, a una peculiare concezione circolare del tempo che permea la tradizione religiosa e funeraria egizia. La prima chiara evidenza di un processo di registrazione e traduzione grafica dei moti delle stelle è documentata dalle cosiddette tavole stellari diagonali che decorano i coperchi di sarcofagi datati tra la fine del Primo Periodo Intermedio e l’inizio del Medio Regno (ca. 2000 a.C.) e provenienti principalmente dalla necropoli di Assiut. Una tavola stellare diagonale ha l’aspetto di una griglia nella quale trovano posto i nomi di 36 stelle appositamente selezionate per scandire, con il loro sorgere, le dodici ore della notte nel corso dell’anno; la loro sequenza, si rinnova così idealmente con la levata di Sirio che, a fine luglio, annunciava l’arrivo della piena del Nilo, l’avvio del nuovo anno agricolo e la promessa di rinascita per gli spiriti dei defunti.

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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Enrico Ferraris si è laureato in Egittologia all’università di Torino e poi ha conseguito il dottorato di ricerca a Pisa con una tesi intitolata: “Oggetti celesti e culti stellari nella documentazione figurativa e testuale egiziana”. Ha lavorato per la missione di scavo dell’università di Torino ad Alessandria d’Egitto (2001-2007) e per il ministero degli Affari Esteri italiano al museo Egizio del Cairo nell’ambito del progetto “GEM – Grand Egyptian Museum” (2004). Dal 2013 è curatore al museo Egizio di Torino ed è responsabile del programma di analisi archeometriche dei reperti della tomba intatta di Kha e Merit, denominato TT8 Project (2018-2023). Ha curato la mostra temporanea “Archeologia Invisibile” (attualmente in corso).

Torino. “Lettera aperta” della restauratrice Sara Aicardi sulla campagna “Prenditi cura di ME” per sostenere la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti del museo Egizio: “Con il mio lavoro conservo e tramando la storia. Puoi farlo anche tu”

torino_egizio_logo_1824Si chiama “Prenditi cura di ME”, dove il ME sta per Museo Egizio: è la campagna lanciata durante le Festività dal direttore Christian Greco con una lettera aperta ad appassionati, a potenziali visitatori, o semplicemente a persone sensibili per sostenere il museo Egizio. “In questo anno così complesso per tutti, abbiamo dovuto affrontare nuove sfide e darci nuovi obiettivi. La ricerca non si è interrotta neppure un giorno e continuiamo a prenderci cura delle collezioni custodite nelle sale per raccontarvi le vicende di un passato che ci guida nel futuro. Per far proseguire il viaggio di questa astronave del tempo che è il Museo Egizio, ti invitiamo a salire a bordo: DONA ORA”. Questa volta la lettera aperta la spedisce Sara Aicardi, restauratrice del museo Egizio. Sempre accompagnata con un video. Per qualunque informazione su come sostenere il museo Egizio, basta scrivere all’indirizzo: sostieni@museoegizio.it

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Sara Aicardi, restauratrice del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

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Ciotola con semi, noci e pesci essiccati, prodotti tipici dell’alimentazione Egizia, parte del corredo della Tomba di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

“Mi interrogo spesso su cosa spinga le persone a venire al museo Egizio”, scrive Sara Aicardi. “La risposta che mi do è che in questo museo si parla della nostra umanità, e non c’è nulla di più umano degli oggetti custoditi in queste sale, così simili a quelli che utilizziamo noi tutti i giorni ma così lontani nel tempo. Ogni reperto cela una storia, e io sono orgogliosa di contribuire alla salvaguardia di questa incredibile collezione. Mi chiamo Sara, sono una restauratrice specializzata in ceramica, vetro e metalli. Ho deciso di intraprendere questa strada in terza media, quando ho incontrato il mio professore di educazione artistica. È stato lui a farmi innamorare dell’arte, da lì ho capito che la mia vocazione era prendermene cura. Oggi, lavoro al museo Egizio nell’ufficio preposto alla conservazione e alla diagnostica. I reperti sono i protagonisti delle mie giornate. Sono custode del loro riposo e, quando necessario, li risveglio dal loro sonno durato millenni. Essere una restauratrice mi consente di vedere da vicino il materiale, andando oltre l’estetica dell’oggetto per arrivare a capire la sua vera natura. La simbiosi che si viene a creare tra me e il reperto è tale da permettermi di comprendere i suoi mutamenti o alterazioni. Passeggiando tra le sale museali è possibile vedere centinaia di oggetti in ceramica, possono sembrare tutti uguali ma ognuno è un frammento di vita. Un semplice vaso o una ciotola riescono a raccontare storie millenarie. E a volte, perfettamente conservati al loro interno, troviamo anche pane, frutta, verdure e granaglie, giunti fino a noi dopo aver attraversato i secoli. Questa ciotola ad esempio contiene semi, noci e pesci essiccati, prodotti tipici dell’alimentazione Egizia. Non è così diversa da quella che potremmo portare noi in tavola oggi, vero? Il senso di quotidianità e condivisione che emana sopravvivono allo scorrere del tempo attraverso gli occhi di chi ammira questo reperto, e riconosce in esso un breve fotogramma della sua vita. Garantire la trasmissione di una memoria che appartiene a tutta l’umanità è una grandissima e meravigliosa responsabilità, che a mio avviso è un poco di tutti noi. Con il mio lavoro conservo e tramando la storia. Puoi farlo anche tu: con una donazione puoi, insieme a me, preservare questi fragili reperti e dar loro voce, così che possano continuare a parlare alle generazioni che verranno. Grazie, di cuore”. 

Torino. Il direttore Christian Greco lancia la campagna “Prenditi cura di me” per sostenere la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti del museo Egizio

torino_egizio_logo_1824Già più di cento anni fa il problema del finanziamento dei musei, e nello specifico del museo Egizio di Torino, era ben presente e prioritario per Ernesto Schiaparelli, il grande egittologo, all’epoca direttore del museo Egizio. In una lettera del dicembre 1908 scriveva al ministro della Pubblica istruzione e al ministro degli Esteri: “…conscio del mio dovere di promuovere l’incremento di questo Museo onde esso non perda nuovamente il primato, non senza fatica ripreso fra gli altri Musei d’Europa, mi credetti in debito di cercare se non fosse possibile avere, da altre fonti, altri contributi …”. Parte da questo assunto la lettera dell’odierno direttore del museo Egizio, Christian Greco, scritta ad appassionati, a potenziali visitatori, o semplicemente a persone sensibili per sostenere la campagna “Prenditi cura di me”, accompagnata anche da un video. Per qualunque informazione su come sostenere il museo Egizio, basta scrivere all’indirizzo:
sostieni@museoegizio.it

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Il direttore Christian Greco mostra il sarcofago di Harua durante una delle sue “Passeggiate” (foto museo Egizio)

“Oggi desidero raccontarti una storia”, inizia Greco. “Una storia che si ripete, quella che riguarda la richiesta di sostenere un patrimonio che appartiene a tutti. Dal 1824, anno di fondazione, il museo Egizio continua a evolversi, a crescere, a migliorarsi. Ma la missione non cambia e ci dà uno scopo comune: conoscere sempre di più gli oggetti di cui siamo custodi, studiarli per comprenderli, per consegnarli alle prossime generazioni affinché possano continuare a raccontare la storia delle donne e degli uomini che prima di noi li hanno creati, usati, amati, abbandonati. ​Quest’anno, quando tutto si è fermato, la sfida è diventata ancora più impegnativa – continua Greco -, abbiamo sentito quella tensione forte che annuncia i grandi cambiamenti ed è stato subito chiaro quale fosse il nuovo obiettivo: non interrompere il dialogo, portare il museo Egizio a casa vostra. La ricerca è andata avanti, anche a porte chiuse e, con Le Passeggiate del Direttore, i dialoghi online con i curatori, i laboratori di L’Antico Egitto fai da te, ci siamo tenuti compagnia reciprocamente in un momento difficile. Non ringrazieremo mai abbastanza per l’affetto, la partecipazione e l’entusiasmo che ci è stato dimostrato. Ci ha lasciato senza fiato. ​Ogni giorno lavoriamo per costruire una nuova relazione con te, per metterci in ascolto e ripensare con il nostro pubblico il miglior modo di essere Museo. Se non sarà possibile accoglierti nelle nostre sale entreremo in punta di piedi nella tua casa. Potrai comunque seguirci perché accompagneremo sempre gli interessi e la curiosità di chi ama la cultura e la civiltà. È per questo che ti chiedo di sostenere il museo Egizio. Ci impegniamo ogni giorno affinché nel nostro spazio, fisico o virtuale, ciascuno possa sentirsi accolto e possa continuare a scoprire le inesauribili storie che la nostra collezione racconta. ​Il tuo contributo – conclude – è fondamentale per continuare a scrivere la biografia degli oggetti: sostieni la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti. Vogliamo continuare a fare quello che ci viene meglio: essere il tuo museo Egizio. ​La generosità inizia con l’ascolto. Grazie per il tempo che ci hai dedicato”.

Torino. Greco tiene la conferenza (on line) del museo Egizio con l’Acme su “Un monumento dimenticato a Tebe: la tomba di Ramose (TT132), responsabile del tesoro del sovrano Taharqa”. Diretta streaming

“Un monumento dimenticato a Tebe: la tomba di Ramose (TT132), responsabile del tesoro del sovrano Taharqa” è il tema affrontato dal direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, nella nuova conferenza egittologica on line promossa dal museo Egizio in collaborazione con ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Appuntamento il 1° dicembre 2020, alle 18. La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio.

La decorazione della camera sepolcrale della Tomba di Ramose (TT132) a Tebe Ovest (foto museo Egizio)

La camera sepolcrale della tomba di Ramose (TT 132) descrive in modo accurato il sapere cosmografico dell’antico Egitto. Le immagini e i testi dipinti sulle pareti forniscono al defunto tutte le nozioni necessarie per compiere con successo il suo rito di passaggio. Il defunto raggiunge la camera sepolcrale nel suo stato pre-liminale. Ha abbandonato il mondo dei viventi ed entra nell’aldilà. Nel suo stato liminale viene associato ad Osiride, ed il suo corpo necessita di essere protetto durante la veglia notturna. L’iconografia della camera sepolcrale rappresenta gli episodi cruciali per la rinascita del defunto. Nel suo stato post-liminale, dopo il risveglio dal torpore della morte ascende al cielo, entra nel grembo di Nut ed inizia il viaggio assieme al dio sole.

Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio

Christian Greco. Nato nel 1975 ad Arzignano (VI), Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come key-note speaker.

Torino. De Martino e Greco aprono le conferenze (on line) del museo Egizio con l’Acme su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita nel XIV secolo a.C.”. Diretta streaming

La locandina della conferenza egittologica on line al museo Egizio con Stefano De Martino e Christian Greco
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Nel XIV sec. a.C. ci fu una pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita (foto museo Egizio)

Negli ultimi anni di regno del faraone Amenhotep IV, il re ittita Suppiluliuma I condusse due spedizioni militari nella regione corrispondente all’attuale Libano che a quel tempo era sotto il dominio egiziano. Le fonti ittite tramandano la notizia che i soldati dell’esercito di Suppiluliuma I furono contagiati dalle truppe egiziane e contrassero una grave malattia epidemica. Di questo terribile evento si parlerà nella conferenza egittologica online “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita nel XIV secolo a.C.” con  Stefano de Martino e Christian Greco, martedì 24 novembre 2020, alle 18. La conferenza, che sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio di Torino, inaugura il ciclo di appuntamenti online che vede uniti museo Egizio e ACME Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio nel dare voce a studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero per rendere noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in campo egittologico. Le lettere di Tell el Amarna confermano che nel Levante si fosse in effetti diffusa un’epidemia. Questa pandemia dilagò in tutto il regno ittita e durò per circa venti anni. Analizzando le fonti ittite disponibili, e in particolare le preghiere innalzate alle divinità dal re Mursili II per scongiurare la fine della pandemia, il relatore, in dialogo con il direttore del museo Egizio, cercherà di comprendere che malattia fosse stata, quali fossero stati i provvedimenti presi dal re ittita, e quali ricadute a livello politico ed economico questa grave pandemia avesse avuto.

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Stefano De Martino del dipartimento di Studi storici dell’università di Torino (foto museo Egizio)

Stefano de Martino. È professore ordinario al dipartimento di Studi storici dell’università di Torino, dove insegna Ittitologia e Civiltà dell’Anatolia preclassica. Direttore scientifico del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia, è inoltre coordinatore del dottorato dell’università di Torino “Technology Driven Sciences: Technologies for the Cultural Heritage”. È autore di saggi e volumi sulla storia, la civiltà e la lingue degli Ittiti e dei Hurriti; fa parte del team internazionale che studia e pubblica le tavolette in lingua hurrita rinvenute nel sito di Ortaköy (Turchia).

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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Christian Greco. Nato nel 1975 ad Arzignano (VI), Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.

Torino. Il museo Egizio online non si ferma, mette al centro la ricerca, e raddoppia le conferenze con due calendari 2020-’21, entrambi al via da novembre: il primo con studiosi dall’Italia e dall’estero, su risultati e passi avanti delle ricerche in corso; il secondo con protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio

torino_egizio_non-perdiamoci-di-vista_logoLa cura e la cultura: per la stagione 2020/21 il museo Egizio di Torino “raddoppia” con due calendari di conferenze egittologiche, tutte online. A novembre il museo Egizio dà il via al proprio programma di conferenze scientifiche, che per la stagione 2020/2021 si presenta con un doppio calendario di incontri interamente online, incentrati sui temi di ricerca e di indagine egittologica, museale e archivistica, che vedrà alternarsi ricercatori internazionali e curatori del museo. L’istituzione, in linea con i propri principi e le proprie finalità, si propone quindi di diventare un palcoscenico dove egittologi e la comunità scientifica tutta raccontino le ricerche e gli studi condotti rendendoli accessibili a un pubblico ampio, che riunisce addetti ai lavori, appassionati e curiosi. Tutti gli appuntamenti verranno trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. “Uno dei compiti propri di un museo è quello di rendere visibile la ricerca che compie diffondendo i risultati degli studi compiuti e mettendoli a disposizione della comunità scientifica e del pubblico”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Un’ambizione che in questo periodo assume una centralità ancora più forte perché ci permette di coltivare e mantenere vivo il fondamentale legame tra il museo e il suo pubblico, oltre che con la comunità scientifica nazionale e internazionale. Questo è possibile grazie a tutti coloro che seguono il museo Egizio e che possono esserne parte attiva non solo visitandolo, ma anche supportandone le attività di ricerca”.

Il primo ciclo di conferenze, realizzato in collaborazione con Acme (Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio), si concentrerà sulla partecipazione di studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero, i quali renderanno noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in corso. Tra questi Vincent Rondot, direttore del Dipartimento di antichità egizie del Louvre (25 maggio 2021); Rita Lucarelli, che all’università di Berkeley sta conducendo degli studi sull’arte funeraria egizia utilizzando tecnologie 3D e di realtà aumentata (8 giugno 2021); Ramadan Badri Hussein, che terrà una lezione su alcune recenti scoperte legate agli scavi di Saqqara in Egitto (26 gennaio 2021); e Luigi Prada, membro del Dipartimento di Egittologia dell’università di Oxford e presidente ACME (29 giungi 2021). La prima Conferenza è in programma martedì 24 novembre 2020, a cura di Stefano De Martino dell’università di Torino e del direttore Christian Greco su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il Regno Ittita nel XIV secolo a.C.”.

La novità di quest’anno è invece rappresentata dal ciclo di conferenze “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi e Reperti”, che vedrà come protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio. Un modo per dare evidenza e centralità agli studi in corso sulla collezione, che comprendono sia approfondimenti specifici su singoli reperti o contesti archeologici, sia progetti di più ampio respiro e di interesse generale, sempre connessi alla cultura materiale custodita in museo. Sarà proprio con un incontro tenuto da uno dei curatori del Museo che inizierà la programmazione, che proseguirà fino al mese di giugno 2021: giovedì 12 novembre 2020 alle 18, infatti, sarà una conferenza a cura di Paolo del Vesco sugli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo Nazionale di Antichità di Leiden a Saqqara a inaugurare la nuova stagione di conferenze egittologiche dell’istituzione. 

“Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”: nella prima clip del museo Egizio protagonista Cuneo e Giulio Cordero di San Quintino, lo studioso che trasferì e ordinò la collezione a Torino

Parte da Cuneo il viaggio proposto dal museo Egizio di Torino con la prima delle otto clip del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” in collaborazione con il Centro Studi Piemontesi e il patrocinio della Regione Piemonte. “Vi porteremo in giro per il Piemonte per raccontarvi storie di uomini audaci e appassionati di antico Egitto”, spiegano al museo. “Partiremo da Cuneo per toccare tutte le province piemontesi, incontreremo le storie di personaggi vissuti tanto tempo fa: numismatici, viaggiatori, archeologi, architetti e collezionisti che, “parlando” in piemontese (sottotitolata in italiano), racconteranno perché c’è un museo Egizio proprio a Torino!”.

Giulio Cordero di San Quintino da Mondovì (Cuneo) (foto museo egizio)

Cuneo è legata alla figura di Giulio Cordero di San Quintino (1778-1857), lo studioso che trasferì e ordinò la collezione a Torino. A raccontare in piemontese letterario la storia e la vita di Giulio Cordero (“e anche le sue emozioni, almeno verosimili, non essendoci testimonianze a riguardo”, ricorda il direttore Christian Greco) è Albina Malerba, direttrice del Centro Studi Piemontesi. Originario di Mondovì, dove nasce nel 1778, è tra i protagonisti della nascita del museo Egizio e della sua apertura al pubblico. Nel 1823 il Cordero fu chiamato a far parte di una commissione di accademici incaricati di redigere l’inventario della raccolta di antichità egiziane di Bernardino Drovetti, acquistata da re Carlo Felice di Savoia, e di curarne il trasporto e il trasferimento da Livorno a Torino: erano più di 300 casse colme di reperti insieme alla colossale statua di Seti II, alta più di 5 metri per cinque tonnellate di peso, che giunse nella capitale sabauda su due carri di artiglieria trainati da 16 cavalli. Giulio Cordero fu incaricato anche di trovare una sede adatta all’esposizione della ricca collezione. Nel 1824 aveva già catalogato più di 8mila oggetti posti nell’ex Collegio dei Nobili, dove era stato da studente, ora Reale Accademia delle Scienze. Lì nello stesso anno, il 1824, aprì il museo Egizio, il primo di antichità egizi del mondo, sotto lo sguardo soddisfatto di Giulio Cordero di San Quintino che, in occasione della visita a Torino di Jean François Champollion, che da poco aveva decifrato i geroglifici, respinse la richiesta dello studioso francese di tagliare i lunghi papiri per facilitarne la lettura. Grazie a lui i preziosi papiri sono ancora a Torino, integri.

Torino. Il museo Egizio si racconta in piemontese (la lingua dei suoi ideatori) nel progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”: otto clip (una per ogni provincia) realizzate col Centro Studi Piemontesi e patrocinate dalla Regione Piemonte. Greco: “Ricerca e comunicazione non si fermano neppure con la pandemia”. Christillin: “Torino e il Piemonte: un rapporto antico con l’Egizio”. Cirio: “Egitto e Piemonte insieme contro la desertificazione linguistica”

La copertina del progetto del museo Egizio di Torino “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” (foto museo egizio)
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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Il museo Egizio non si ferma, nel rispetto delle regole. E si racconta in piemontese, la lingua dei suoi ideatori. Così mentre l’emergenza sanitaria non molla la presa, ed è imminente un nuovo Dpcm con ulteriori misure restrittive per contenere il contagio, come la chiusura di musei e mostre (e per il museo Egizio sarebbe la terza in questo horribilis anno 2020, dopo quella del 24 febbraio e dell’8 marzo), il direttore Christian Greco ne è certo: “In tempi di pandemia siamo tutti chiamati a fare la nostra parte, a seguire quanto ci viene chiesto. Ma non verremo meno alla missione del museo. Continueremo a curare, studiare, restaurare, custodire le collezioni egizie; e anche a comunicare, a mantenere il dialogo con il pubblico – locale, nazionale, globale -, perché il museo è la casa di tutti. E quando questa casa è chiusa, siamo noi ad andarli a trovare nella loro”. È in questa filosofia – di ricerca e comunicazione – che si inserisce il nuovo progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” otto clip realizzate in collaborazione col Centro Studi Piemontesi e patrocinate dalla Regione Piemonte in cui il museo Egizio di Torino si racconta in piemontese. Il progetto è stato presentato in un’inedita sala conferenze dell’Egizio priva di pubblico, con la presidente Evelina Christillin, il direttore Christian Greco, il governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio e la direttrice del Centro Studi Piemontesi Albina Malerba a parlare davanti alla telecamera.

Gli otto personaggi, in rappresentanza delle otto province piemontesi, protagonisti del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” (foto museo egizio)

Il cammino di riscoperta delle proprie radici intrapreso dal museo Egizio in vista della celebrazione dei suoi 200 anni di vita nel 2024, avviato nell’autunno scorso con il riallestimento delle cosiddette “sale storiche” dedicate alla genesi della collezione egittologica torinese, vive oggi una nuova e inedita tappa. Un’operazione culturale vede protagonista la “lingua” della Torino dell’800, il tempo in cui l’istituzione vide la luce: il piemontese è infatti stato scelto come strumento per un viaggio narrativo sul filo della memoria che racconta la storia del museo Egizio e dei personaggi che l’hanno reso grande. Nascono così le otto clip del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” che, nel vero senso della parola, ridà voce, con la parlata del loro tempo (ma con sottotitoli in italiano), ad alcune delle più autorevoli figure del passato del Museo, ciascuna legata a una provincia della nostra regione. Sarà quindi possibile ascoltare in perfetto piemontese le vicende di Bernardino Drovetti nel video dedicato alla provincia di Torino, quelle del casalese Carlo Vidua per la provincia di Alessandria, conoscere l’astigiano Leonetto Ottolenghi, il biellese Ernesto Schiapparelli, per la provincia di Cuneo il monregalese Giulio Cordero di San Quintino, per quella di Novara Stefano Molli, natio di Borgomanero, mentre la provincia di Vercelli sarà rappresentata da Virginio Rosa e quella del Verbano Cusio Ossola da Giuseppe Botti.

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Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

“Nell’assolvere al nostro ruolo di custodi di un patrimonio culturale che appartiene all’umanità intera”, spiega la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin, “abbiamo al contempo il dovere e l’onore di valorizzare il legame che ci unisce a Torino e alla Regione Piemonte, di cui siamo ambasciatori nel mondo. Un rapporto antico in cui affondano le origini di questa storica istituzione, in virtù del quale la comunità regionale vive con orgoglio la presenza del museo Egizio sul proprio territorio, così come noi siamo orgogliosi di far parte della storia del Piemonte e di rappresentare un punto di riferimento per la sua gente. Raccontando nel nostro dialetto le vicende dei personaggi provenienti dalle otto Province del territorio, desideriamo dedicarle al 50esimo anniversario della fondazione delle Regioni italiane, e a tutti coloro che ne hanno costruito la storia”.

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Il Centro Studi Piemontesi è attivo da mezzo secolo a Torino

“Il Centro Studi Piemontesi”, spiega la direttrice, Albina Malerba, “da sempre ha a cuore la collaborazione con chi è impegnato nella valorizzazione dell’immagine e della storia del Piemonte e ha accolto con entusiasmo l’invito del museo Egizio, una bella e ghiotta occasione – dovremmo dire galupa in piemontese – per raggiungere un pubblico più ampio e probabilmente meno avvezzo alle parlate della nostra terra, ma che ci auguriamo possa affezionarsi a questa lingua di lunga e ricca tradizione letteraria nonché glottologico-linguistica. Come Centro Studi siamo depositari e promotori di una lingua capace di indiscutibile forza espressiva e creativa, e dunque non diminutivamente confinabile nell’esercizio di un quotidiano e purtroppo sempre più povero parlare. Per i testi del progetto del Museo abbiamo optato per il piemontese di koinè, cioè quello della tradizione letteraria scritta (e anche parlata nel capoluogo), che tuttavia non rinuncia ad accogliere apporti di altre realtà più periferiche. Una soluzione ragionevolmente obbligata, che certo non sottovaluta le singole e plurime parlate del Piemonte, ma consente una più ampia e comune comprensibilità”.

Nel corso dei mesi di novembre e dicembre, ogni martedì con cadenza settimanale, il canale YouTube del museo Egizio proporrà queste otto storie esclusive, offrendo al pubblico non soltanto l’opportunità di riscoprire il dialetto piemontese quale patrimonio linguistico accessibile, ridando vigore e dignità alla cultura regionale, ma anche l’occasione per dare un volto ai protagonisti di grandi imprese e guardare da una nuova prospettiva al legame fra questa regione e l’antico Egitto. Ciascuno degli otto racconti si fonda su notizie documentate ed accertate seppur restituite da una narrazione creativa, non inverosimile, con l’intento di accompagnare i fatti reali ai sentimenti, alle ambizioni e allo spirito di uomini che guardarono allo studio, alla scoperta e alla cultura come uniche vie di arricchimento e crescita della società. Il medesimo approccio ha inoltre guidato la scelta della colonna sonora che caratterizza i video: si tratta della Danza Piemontese op. 31 di Leone Sinigaglia (1868-1944) nell’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino. Anche Sinigaglia è un illustre figlio del Piemonte, formatosi fra Torino, Vienna e Praga, la cui produzione musicale comprende opere sinfoniche, da camera e vocali. Molti dei suoi lavori, e quello che accompagna i racconti del Museo Egizio ne è un esempio, traggono spunto dal patrimonio della musica popolare piemontese e si fondono con gli schemi formali del romanticismo tedesco.

Da sinistra, Albina Malerba, Alberto Cirio, Evelina Christillin e Christian Greco alla presentazione in streaming del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” (foto Ansa)
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Il logo della Regione Piemonte nel 50.mo dell’istituzione

Il progetto ha raccolto l’attenzione della Regione Piemonte, che l’ha patrocinato quale omaggio del museo Egizio ai piemontesi e alla loro terra nell’anno in cui si celebrano i 50 anni della costituzione delle Regioni a statuto ordinario. Un omaggio realizzato grazie alla collaborazione e alla piena condivisione dell’iniziativa con il Centro Studi Piemontesi, la cui attività istituzionale si fonda proprio sull’impegno scientifico volto a promuovere lo studio della vita e della cultura piemontese in ogni sua manifestazione, nella convinzione che un’identità affonda le sue radici più vere e profonde nel proprio patrimonio storico e culturale. “Non è un paradosso parlare la lingua piemontese dentro al più grande museo egizio del mondo”, interviene Alberto Cirio, governatore della Regione Piemonte, che non è voluto mancare alla presentazione del progetto, nonostante questo difficile momento. “La storia si incarica sempre, prima o poi, di scuotere la scatola della memoria per disvelare arcani misteri. Erano Piemontesi e parlavano piemontese i collezionisti del tempo quando fu pensato e costruito il secondo più grande museo dedicato alle antichità egizie dopo quello del Cairo. A queste persone, la cui storia è pressoché sconosciuta se non per gli addetti ai lavori, gli organizzatori hanno dedicato l’omaggio più grande, quello di farli parlare in video attraverso i loro manoscritti trasformandoli così da nomi stampati sui libri in personaggi che raccontano le loro scoperte nella lingua del loro tempo. Nel 50esimo anniversario delle identità regionali siamo orgogliosi di aver sostenuto questa iniziativa geniale nella sua «intuizione scenica», e allo stesso tempo pedagogica quando ricorda che la nostra terra custodisce beni materiali di inestimabile valore ma anche immateriali come quello dell’antico idioma che parlavano i nostri antenati. Spesso parliamo per acronimi che condensano meccanismi complessi in poche letterine che testimoniano la dolorosa rinuncia ai nostri idiomi, da quello nazionale a quelli dialettali. Egitto e Piemonte – chi l’avrebbe detto – uniscono oggi le forze per resistere alla tempesta della desertificazione linguistica, ma anche per omaggiare personaggi illustri della nostra regione che parlavano piemontese anche nelle terre d’Oriente. C’è, tuttavia, un significato ulteriore – conclude – che segna il passo di iniziative come questa che coincidono con il «senso della continuità» e la voglia di «proseguire» per portare a termine un progetto, un’idea un programma che non si fermano neppure di fronte alla pandemia trasformando così le insidie della condizione umana in opportunità”.

Al museo Egizio di Torino torna Silvia Giorcelli Bersani per presentare in streaming il libro “L’Impero in quota. I Romani e le Alpi”, evento annullato a marzo per l’emergenza coronavirus

La locandina dell’incontro con Silvia Giorcelli Bersani per la presentazione in streaming del libro “L’Impero in quota. I Romani e le Alpi”

Silvia Giorcelli Bersani torna al museo Egizio di Torino per presentare il suo libro “L’impero in quota. I romani e le Alpi” (Einaudi, 2019) in dialogo con il direttore del museo Egizio, Christian Greco. L’appuntamento è per lunedì 19 ottobre 2020, alle 18. Ma stavolta non ci sarà il rischio che salti per l’emergenza Covid, come è già successo il 2 marzo scorso, perché la presentazione sarà in streaming  sulla sola pagina Facebook del museo Egizio (https://www.facebook.com/events/950654795455141/). Al termine, la registrazione verrà caricata sul nostro canale ufficiale YouTube.

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La prof.ssa Silvia Giorcelli Bersani dell’università di Torino

Silvia Giorcelli Bersani insegna Storia romana ed Epigrafia latina all’università di Torino e, dall’anno 2020/21, Storia delle donne romane. Studia i processi di romanizzazione in area cisalpina con particolare riferimento alle strutture istituzionali, sociali, religiose delle comunità urbane; si interessa di ricezione del passato romano tra XVI e XX secolo, con attenzione alla storiografia e alle antichità sabaude. Ha curato le edizioni critiche del patrimonio epigrafico di Alba Pompeia, Vercellae e Augusta Praetoria e, sulla genesi del Corpus Inscriptionum Latinarum, ha curato la mostra “Carlo Promis e Theodor Mommsen cacciatori di pietre fra Torino e Berlino”, Biblioteca Reale di Torino, Catalogo edizioni Hapax 2015. Tra i suoi volumi, si segnalano: Epigrafia e storia di Roma (2004 e 2015); L’auctoritas degli antichi. Hannah Arendt tra Grecia e Roma (2010); Torino «capitale degli studi seri». Carteggio Theodor Mommsen-Carlo Promis, (2014); con Filippo Carlà-Uhink, «Monsieur le Professeur». Correspondances italiennes 1853-1888 (2018). Ha presieduto il Comitato Pari Opportunità e il Comitato Unico di Garanzia dell’Ateneo torinese ed è attualmente Presidente del corso di laurea magistrale in Archeologia e Storia antica e vicedirettrice della Scuola di Scienze Umanistiche. Per il volume L’impero in quota. I Romani e le Alpi (2019) ha vinto il Premio Itas del Libro di montagna 2020 (sezione Vita e Storie di montagna) e il Premio Mario Rigoni Stern 2020.

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La copertina del libro “L’impero in quota. I Romani e le Alpi”

Il volume non ha una sequenza cronologica, ma segue lo snodarsi storico degli eventi importanti con approfondimenti sulla vita materiale, sulle mentalità, sulle strutture sociali, economiche e religiose entro cui si sono formati e hanno operato uomini e donne vissuti nel territorio alpino. I Romani hanno scritto un capitolo importante nella storia delle Alpi, anche se a loro non piacevano affatto; per ragioni politiche e strategiche essi decisero di occuparle, abbastanza tardi nella loro storia, per riuscire a valicarle in sicurezza e completare la costruzione del loro grande impero. La conquista non si tradusse però nella mera occupazione militare di un territorio sottratto con le armi ai popoli che lo abitavano. Ben presto i Romani compresero che le Terre Alte, in apparenza «naturalmente» svantaggiate, potevano essere utili non solo dal punto di vista del controllo territoriale ma anche come serbatoio di materie prime e come potenziali incubatori di sviluppo economico. Nei secoli della conquista le Alpi diventarono dunque il teatro di avventure umane quasi in stile Far West rappresentando un’opportunità concreta per uomini spregiudicati alla ricerca di fortuna, per coloni italici trapiantati nelle città alpine, per imprenditori che fondarono le loro attività nelle valli e nelle aree collinari prealpine.