Torino. Al museo Egizio, per Salone OFF 2026, presentazione del libro “Il demone della nostalgia. L’invenzione della Grecia da Nietzsche a Arendt” di Mauro Bonazzi (Giulio Einaudi Editore) con Christian Greco, direttore del museo Egizio

Venerdì 15 maggio 2026, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino (ingresso da via Maria Vittoria 3M), presentazione del libro “Il demone della nostalgia. L’invenzione della Grecia da Nietzsche a Arendt” di Mauro Bonazzi (Giulio Einaudi Editore) nell’ambito del programma del Salone OFF 2026. Mauro Bonazzi, filosofo e docente di Filosofia antica, che si occupa di platonismo e della ricezione del pensiero greco nella modernità, con particolare attenzione al rapporto tra antico e contemporaneo, converserà con Christian Greco, direttore del museo Egizio. Il libro indaga il modo in cui il pensiero novecentesco ha reinterpretato e in qualche modo “reinventato” la Grecia antica, da Nietzsche ad Arendt, facendone un modello culturale, politico e filosofico. Un percorso che mette in luce il ruolo della nostalgia nella costruzione dell’idea di classicità e nella riflessione sull’identità europea. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/il-demone-della-nostalgia….

Il demone della nostalgia. L’invenzione della Grecia da Nietzsche a Arendt. La tempesta che ha attraversato l’Europa tra Otto e Novecento è stata anche una battaglia di idee, identità, visioni del mondo: una storia di uomini e donne, filosofi e filologi, scrittori, intellettuali che in quei tempi inquieti per capire chi erano – e chi siamo – hanno guardato in una direzione precisa: la Grecia antica, la sola e vera patria, da cui tutti si sentivano esuli. Qual era allora, ed è oggi, il peso del passato nella costruzione della nostra identità, sia individuale sia collettiva, di europei e occidentali? Qual è il segreto che la Grecia custodisce così gelosamente? Mauro Bonazzi ricostruisce l’appassionante genealogia di questi dibattiti, in cui ritornare agli antichi è l’unico modo per fare i conti con una modernità che si scopre in crisi. E nel ricostruirla rievoca tutti quei personaggi che in maniera geniale, provocatoria e sorprendente hanno proposto «un’altra idea di Grecia»: da Nietzsche a Heidegger, da Adorno e Popper ad Hannah Arendt. Perché non c’è niente di meno pacifico del passato, ed è il modo in cui lo immaginiamo a dare forma al nostro futuro. Tra Ottocento e Novecento si scatena in tutta Europa, e in particolare in Germania, un acceso dibattito sull’eredità greca. Quanto e come di ciò che era stato scritto in quel tempo così remoto doveva sopravvivere nei tempi moderni? Un dibattito che riemerge in tutta la sua vivacità in queste pagine, riccamente documentate, che compongono un grande racconto che non ha mai smesso di parlarci. Discutere dei Greci significa infatti discutere di noi, della nostra identità di europei e occidentali, ed è fondamentale farlo adesso, in un mondo che sta cambiando velocemente. Il punto di partenza è colui che più di tutti attaccò il mito ottocentesco della Grecia ideale, perfetta, razionale. L’anno è il 1872, il libro è “La nascita della tragedia”, il protagonista è Friedrich Nietzsche. È lui che per primo svela tutte le mistificazioni del classicismo ottocentesco, conducendo i suoi lettori verso una Grecia completamente diversa, molto più oscura e inebriante, arcaica, di cui la modernità europea è traditrice e non certo erede. Le sirene di questa Grecia attrarranno poi molti altri – siamo a cavallo delle due guerre mondiali – intenzionati a coglierne il potenziale politico. Al centro di tutto è allora Platone, un Platone umano, fin troppo umano, per cui la contemplazione teoretica deve tradursi in un’azione concreta. È appropriandosi di questa Grecia che i nazisti potranno presentarsi come i guardiani della Germania, e dell’Europa tutta, gli unici capaci di proteggere una tradizione che sembrava ormai prossima al collasso. Si tratta solo di un’aberrazione o la storia è più complicata? Nel 1933 discuteranno proprio di questo, in un dialogo a distanza, Martin Heidegger e Edmund Husserl. Per chi dal nazismo scappa invece, come Auerbach, Adorno, Weil e Bespaloff, gli stessi numi tutelari del mondo antico assumono altri connotati, meno monolitici e più critici. La resistenza passa anche per i libri. Per arrivare ad Arendt e Strauss, convinti che sia necessario tornare alle origini per portare il mondo della modernità fuori dalle secche in cui si è arenato: tornare in Grecia, dove tutto era cominciato, per capire il perché di tutto ciò che sarebbe poi successo. Bonazzi ci guida, con la consapevolezza dello studioso e il passo leggero del narratore, tra i meandri di un intreccio di pensiero e storie che riguarda il nostro rapporto sempre multiforme con il passato, e che può aiutarci a decifrare il tempo caotico che stiamo attraversando.
Torino. Al museo Egizio, per Salone OFF 2026, presentazione del libro “Platone. Una storia d’amore” di Matteo Nucci (Feltrinelli Editore) con Christian Greco, direttore del museo Egizio

Giovedì 14 maggio 2026, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino (ingresso da via Maria Vittoria 3M), presentazione del libro “Platone. Una storia d’amore” di Matteo Nucci (Feltrinelli Editore) nell’ambito del programma del Salone OFF 2026. Matteo Nucci, scrittore e studioso del mondo antico, autore di saggi e romanzi in cui i classici sono riletti con uno sguardo contemporaneo, converserà con Christian Greco, direttore del museo Egizio. Un racconto che intreccia filosofia e narrazione per fare emergere il pensiero di Platone attraverso il tema dell’amore, inteso come forza centrale della sua riflessione e come chiave per comprendere il rapporto tra desiderio, conoscenza e verità. Il dibattito con l’autore sarà aperto dagli studenti e dalle studentesse del Collegio Universitario Einaudi di Torino che, tramite Matteo Nucci, sottoporranno al celebre filosofo greco alcune “domande impossibili”, mettendo alla prova l’atemporalità delle sue teorie di fronte a questioni di attualità. Durante la presentazione, ampio spazio sarà dedicato anche al dialogo con il pubblico. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/platone-una-storia-damore….
Platone. Una storia d’amore. È un mattino d’estate del 415 a.C. e su un masso che sporge sopra il porto del Pireo sono appollaiati quattro ragazzini. Il canto delle cicale copre il brusio della folla. C’è aria di festa, ma la guerra incombe, e i quattro tacciono, assorti. Tra loro c’è un dodicenne dallo sguardo febbrile. Si chiama Aristocle e, cinque anni più tardi, per via delle ampie spalle, prenderà un nome destinato all’eternità: Platone. Accanto a lui, in quel mattino decisivo, l’uomo che ne racconta la storia. Questa storia. Una storia d’amore. È un romanzo di verità, quello che avete in mano. Un romanzo che per la prima volta ripercorre la vita del più grande filosofo di sempre. Bambino timido e facile all’ira, all’inizio. Sofferente per la morte prematura del padre, dominato da una madre onnipresente, e accudito da una sorella che lo accompagna nel mondo senza darlo a vedere, il ragazzo scruta le vicende del suo tempo con occhi onnivori e assiste attonito alla sconfitta di Atene contro Sparta. Gli zii lo invitano a partecipare a un’operazione politica sanguinaria, ma resiste. Ha conosciuto Socrate, infatti, l’uomo più strano di Atene, e con lui si consegna alla filosofia. La filosofia però non basta, Socrate viene condannato a morte. Platone allora parte verso Cirene e l’Egitto per trovare la sua strada. Sarà una strada retta e tortuosa assieme. Ciò che la segna, tuttavia, è l’eros, l’amore sensuale vissuto con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante, e l’amore totalizzante, la passione sublime, il motore più potente dell’animo umano. Con il suo stile inconfondibile, Matteo Nucci ci regala un romanzo fuori dal tempo, frutto di anni di studio e di sana ossessione, con cui riesce a farci superare di nuovo la linea d’ombra della letteratura, rendendo la nostra esperienza di lettori un capitolo di vita epico, erotico, illuminante. Scopriamo in Platone un uomo sempre in lotta per realizzare giustizia e felicità, un “atleta dell’anima”. Seguendone dolori, fallimenti e amori, alla fine di questa lettura travolgente, ci ritroveremo diversi: cambiati nel profondo da uno scrittore filosofico capace di sfidare ogni luogo comune pur di dare a noi la possibilità di rimettere sempre in gioco il nostro modo di vivere il tempo che ci è concesso.
Torino. Grazie al contributo della Fondazione CRT è nato ME-Scripta, il centro di ricerca del museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti dai papiri agli ostraca, fino alle legature copte
È nato ME-Scripta, il centro di ricerca del museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti dai papiri agli ostraca, fino alle legature copte. Tra i più rilevanti progetti a livello internazionale in questo ambito, ME-Scripta è reso possibile grazie a un investimento di circa 3 milioni di euro da parte della Fondazione CRT, principale sostenitore dell’iniziativa. La Fondazione CRT, socio fondatore della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, accompagna da oltre vent’anni lo sviluppo del museo Egizio contribuendo alla sua valorizzazione e trasformazione. ME-Scripta nasce come progetto interno al Museo, con una propria struttura scientifica e operativa.

Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del museo Egizio, con Andrea Fanciulli, dottorando a Liegi (foto museo egizio)
Diretto da Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del museo Egizio, il centro impiega 2 curatori, 3 collaboratori, un’apprendista e un data manager. Istituzione di riferimento internazionale per l’egittologia, il museo Egizio da anni è impegnato sul fronte della ricerca. Con ME-Scripta, questa vocazione si arricchisce di un nuovo capitolo: un programma sistematico e di lungo periodo interamente dedicato a una delle più significative collezioni di papiri al mondo, composta da circa mille manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 30mila frammenti, che documentano più di 3000 anni di cultura materiale scritta, in 7 scritture e 8 lingue. Un patrimonio di straordinaria ricchezza, ancora in parte da studiare, valorizzare e restituire al pubblico e alla comunità scientifica.

La presentazione del centro di ricerca ME-Scripta al museo Egizio di Torino: da sinistra, Anna Maria Poggi (Crt), Gianluca Cuniberti (UniTo), Susanne Töpfer (museo Egizio), Evelina Christillin (museo Egizio), e a destra, il direttore Christian Greco (foto museo egizio)
“Duecento anni dopo la fondazione”, dichiara la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin, “il Museo si concentra sempre più sulla ricerca. Nell’Ottocento l’arrivo delle collezioni segnò l’inizio della nostra istituzione e rese Torino un punto di riferimento internazionale per lo studio dell’Egitto antico. Il Novecento portò l’avvio della grande stagione di scavi ed oggi, grazie alla generosità e lungimiranza della Fondazione CRT, parte un progetto decennale che pone al centro lo studio dei papiri e degli ostraka. L’obiettivo è quello di pubblicare il materiale, elaborare edizioni critiche e continuare nella formazione delle nuove generazioni. La nostra ambizione è quella di divenire un centro internazionale di riferimento per lo studio della scrittura ieratica”. E la Presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi: “Oggi segniamo un passo significativo per la città e per il Paese: la nascita del centro ME-Scripta che unisce storia, cultura, tecnologia e ricerca. Un polo di eccellenza nella ricerca scientifica e nello studio di un patrimonio di valore inestimabile, reso possibile da una collaborazione pubblico-privata ormai consolidata tra Museo Egizio e Fondazione CRT. Si tratta di un progetto con una visione pluriennale, che si inserisce tra le linee strategiche individuate dalla Fondazione CRT nel Documento Programmatico Pluriennale 2026-2028, e sul quale saranno investite risorse significative. Un investimento strategico che mira non solo a conservare, valorizzare, rendere accessibile alla comunità scientifica e alla collettività un patrimonio straordinario della storia dell’Antico Egitto, che è anche parte della nostra storia, ma anche a rafforzare il ruolo di Torino come punto di riferimento internazionale per l’innovazione culturale e la ricerca, ambiti su cui siamo da sempre fortemente impegnati”.
Una visione di lungo periodo. Studiare, analizzare e rendere accessibile alla comunità scientifica e al pubblico le fonti scritte dell’Antico Egitto, nell’ambito di un programma di ricerca attivo, aperto a partnership accademiche e istituzionali: è questo l’obiettivo principale di ME-Scripta. Filologia e analisi multispettrali, papirologia e informatica: ME-Scripta nasce dall’incontro tra discipline umanistiche e scientifiche. Il centro inoltre integra ricerca filologica, restauro avanzato e innovazione digitale in un unico luogo, con l’obiettivo di produrre nuova conoscenza e renderla accessibile, non solo alla comunità scientifica internazionale.
Tre i filoni di ricerca. Il programma scientifico si articola in tre macro-progetti complementari, ciascuno dedicato a una diversa categoria di materiale scritto, con interlocutori e partner scientifici che vanno dall’Università di Torino all’IFAO del Cairo. Il primo macro-progetto è focalizzato su papiri e filologia, comprende il riassemblaggio e lo studio del cartonnage di Assiut, testi fiscali, economici e letterari del III-II secolo a.C., preziosi per la storia amministrativa dell’Egitto tolemaico – e l’edizione critica di circa 25 manoscritti demotici inediti provenienti da Gebelein, che documentano la vita dei templi, le proprietà fondiarie e gli archivi sacerdotali dell’epoca. Particolare rilievo hanno due filoni: uno studio pionieristico sul ruolo delle donne nel Libro dei Morti, con un’analisi sistematica dei rotoli funerari femminili tra iconografia e funzione religiosa; e un nuovo intervento sul celebre Libro dei Morti di Kha, il rotolo del XV secolo a.C. che sarà oggetto di restauro avanzato, imaging multispettrale e nuova edizione critica. Completa il quadro ECHiMaP, progetto dedicato allo sviluppo di metodologie innovative per rimuovere supporti e adesivi non conservativi applicati in restauri storici su papiri.
Il secondo macro-progetto si concentra sugli ostraca, le schegge di pietra calcarea e i cocci di ceramica che costituivano i supporti su cui scrivevano e disegnavano gli antichi egizi. Gli ostraca demotici da Pathyris (Gebelein) restituiranno informazioni sulla mobilità sociale e sui sistemi fiscali del II secolo a.C., mentre i 560 frammenti ieratici provenienti da Deir el-Medina – il villaggio delle maestranze delle tombe reali nella Valle dei Re – saranno restaurati e pubblicati in un’edizione sistematica. Questo filone prevede anche un collegamento con l’Institut Français d’Archéologie Orientale (IFAO) del Cairo, per reperti frammentari in parte conservati a Torino e in parte al Cairo.
Il terzo macro-progetto, RE-BIND, affronta il restauro e lo studio di diciassette legature copte delle collezioni del Museo, manufatti che racchiudono strati di cuoio, papiro e cartonnage databili tra il VII e l’VIII secolo. Attraverso tecnologie come la spettroscopia FT-IR, la microtomografia a raggi X (µ-CT), l’imaging 3D e la tecnica RTI, sarà possibile ricostruire i volumi nella loro forma originaria e restituirli al contesto monastico di provenienza.
Una piattaforma digitale per 3.000 anni di scrittura egiziana. A coronamento del programma, ME-Scripta prevede entro il 2034 il lancio di una piattaforma digitale integrata, che estenderà l’attuale piattaforma digitale online TPOP, un database dedicato ai papiri, anche agli ostraca, alle pergamene e legature in un unico ambiente di ricerca online. Con immagini in formato IIIF, trascrizioni digitali e collegamenti alle principali banche dati internazionali, la piattaforma sarà la prima risorsa al mondo dedicata in modo sistematico alla scrittura egizia attraverso 3.000 anni di storia.

Il museo Egizio di Torino si avvale dell’apporto di qualificati restauratori internazionali, come Eva Menei da Parigi (foto museo egizio)
Ricadute per Torino e il Piemonte. ME-Scripta avrà effetti diretti e misurabili sul territorio. Il progetto l’impiego di ricercatori postdoc, restauratori, informatici. Si stima che in 9 anni oltre 150 professionisti accederanno a programmi di formazione, tra summer school internazionali, tirocini, workshop tecnici su imaging multispettrale, TEI-XML e restauro avanzato.
Didattica, divulgazione e servizi educativi. ME-Scripta non è solo un centro di ricerca: è anche uno strumento di trasmissione della conoscenza. Il programma prevede la produzione di contenuti didattici bilingui (italiano e inglese) destinati a scuole e università, insieme a percorsi educativi strutturati per gli istituti scolastici piemontesi. Laboratori aperti, workshop, giornate di studio e attività con docenti e studenti renderanno il centro un luogo vivo, capace di dialogare con il territorio. La ricerca diventerà esperienza accessibile attraverso mostre digitali e fisiche concepite per un pubblico ampio. La piattaforma ME-Scripta – con le sue immagini in formato IIIF e le trascrizioni ricercabili – funzionerà come risorsa educativa globale, messa a disposizione di chiunque voglia avvicinarsi alla scrittura dell’Antico Egitto: studenti, insegnanti o semplici appassionati. ME-Scripta rafforzerà così la didattica museale del museo Egizio, arricchendone l’offerta formativa.
Trieste. Aperta alle Scuderie del Castello di Miramare la mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”, a cura di Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner: oltre cento repertitestimonianola passione per l’Egittologia nel panorama del collezionismo ottocentesco triestino

I quattro curatori, Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner, all’inaugurazione della mostra “La Sfinge l’attrae” alle Scuderie del Castello di Miramare (foto castello miramare)

Allestimento della mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna” alle Scuderie del Castello di Miramare (foto f. parenzan)
Sono passati 143 anni da quando la collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo fu trasferita a Vienna, dove venne esposta nella Collezione egizio-orientale del Kunsthistorisches Museum nel 1891. Proprio grazie alla prestigiosa collaborazione tra il museo viennese e il museo storico di Miramare, una parte importante della collezione egizia di Massimiliano torna a Trieste, dal 2 aprile al 1° novembre 2026, con la mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”, a cura di Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner, organizzata dal museo storico e parco del Castello di Miramare, co-organizzata dal Kunsthistorisches Museum, realizzata da MondoMostre e CoopCulture, in collaborazione con il Comune di Trieste e PromoTurismoFVG, e con il contributo scientifico del museo Egizio di Torino. In mostra oltre cento reperti, in prestito anche dal civico museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste, testimonianza della passione per l’egittologia nel panorama del collezionismo ottocentesco triestino. Alle Scuderie del Castello di Miramare, la dimora nobiliare progettata dall’arciduca d’Austria e futuro imperatore del Messico, i visitatori avranno la possibilità di scoprire il sogno di Massimiliano e la sua lungimirante visione: la realizzazione di un museo ideale dove esporre le sue eclettiche collezioni. “Il ritorno di questi oggetti a Trieste, anche se temporaneo”, sottolinea Jonathan Fine, direttore generale, Kunsthistorisches Museum, “mette in luce la straordinaria storia internazionale della collezione di Massimiliano e i profondi legami culturali che da tempo uniscono città come Vienna e Trieste. In un momento in cui il dialogo e la cooperazione in Europa sono più importanti che mai, la collaborazione tra i musei dimostra come il patrimonio culturale possa costruire ponti tra i confini e le generazioni. Collezioni come questa ci ricordano che i musei non sono depositi statici, ma parte di uno spazio culturale europeo condiviso, plasmato dallo scambio, dalla cultura e dalla comprensione reciproca”.

Statuetta di Osiride in oro massiccio (Terzo periodo intermedio) conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna (foto KHM-Museumsverband)

Occhio udjat in faience verde (Terzo periodo intermedio) conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna (foto KHM-Museumsverband)
Per l’esposizione di Miramare, i curatori Massimo Osanna, direttore della direzione generale Musei; Christian Greco, direttore del museo Egizio; Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del KHM; e Michaela Hüttner, curatrice della Collezione egizio-orientale del KHM, hanno selezionato una serie di opere provenienti dalle raccolte costituite da Massimiliano d’Asburgo in diverse fasi della sua vita. Si tratta di reperti oggi appartenenti alla Collezione egizio-orientale del Kunsthistorisches Museum, dove confluirono in seguito all’ingresso di Miramare nella rete delle residenze imperiali austriache amministrate direttamente da Vienna. Il percorso espositivo racconta la storia della collezione in relazione al suo contesto, le scelte e gli interessi di Massimiliano come collezionista di antichità e offre lo spunto per riflettere sul concetto di museo di antichità nell’Ottocento: da luogo privato di godimento estetico e di collezionismo, riservato a una ristretta élite, esso assume progressivamente il valore di testimonianza storica, destinata allo studio, alla conservazione e alla fruizione collettiva. Oltre ai prestiti viennesi e ad alcune opere della collezione di Miramare, saranno esposti reperti provenienti dal Civico Museo d’Antichità J. J. Winckelmann di Trieste, che testimoniano come la passione per l’egittologia di Massimiliano riflettesse un gusto diffuso nel panorama del vivace collezionismo ottocentesco triestino.
“Un’importante mostra Una Sfinge l’attrae qui al Castello di Miramare, uno dei luoghi più straordinari del sistema museale nazionale”, interviene Massimo Osanna, “una mostra che nasce da un progetto di ricerca solido grazie a una collaborazione istituzionale straordinaria, innanzitutto con il Kunsthistorisches Museum di Vienna, ma non solo: anche con il museo civico d’Antichità J. J. Winckelmann di Trieste, con la collaborazione scientifica del museo Egizio di Torino, quindi un grande rapporto istituzionale di collaborazione. E poi una collaborazione fondamentale di MondoMostre che ha reso possibile l’inaugurazione di una mostra che definirei un piccolo gioiello qui, in un luogo talmente emblematico dove è bello che ritornino a casa oggetti che da lungo tempo erano stati allontanati, e ritrovano finalmente – anche se temporaneamente – la loro casa”.

Allestimento della mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna” alle Scuderie del Castello di Miramare (foto f. parenzan)
“Si apre un’esposizione importantissima – spiega Christian Greco – oggi a Miramare, una mostra che mette al centro la biografia dell’oggetto, che ci racconta quello che avvenne in Europa 200 anni fa con la riscoperta dell’Egitto, la curiosità per la formazione delle collezioni, lo studio, la ricerca, che è la radice ontologica del nostro continente, e poi come la ricerca è evoluta fino ad oggi dove abbiamo cercato di fare scavi per la contestualizzazione archeologica e come oggi ci poniamo di fronte a temi quale l’esposizione dei resti umani e ai temi etici che ad essi sono collegati. Una mostra che ci fa fare un viaggio nel tempo, gli ultimi 150 anni della storia del continente, nel cuore dell’Europa, qui a Trieste, al confine con diversi Stati nazionali, che ci parla di noi stessi, e lo fa usando la categoria culturale che negli ultimi 200 anni forse ha più forgiato il nostro continente, ovvero l’Egitto”.

Mostra “Una Sfinge l’attrae”: testa di Sfinge di Sesostri III in siltite (Medio Regno, XII dinastia), conservata al Kunsthistorisches Museum (foto f. parenzan)
La genesi della collezione illustra il duraturo interesse dell’Arciduca per le antichità egizie e il suo stretto intreccio con la vicenda personale. Nei primi anni Cinquanta dell’Ottocento egli acquistò in blocco un primo nucleo di reperti da Anton von Laurin, già console generale ad Alessandria d’Egitto; la raccolta si ampliò poi negli anni successivi attraverso missioni diplomatiche e vere e proprie campagne di acquisto. Nelle intenzioni dell’Arciduca, la collezione che andava costituendo non doveva essere soltanto uno strumento di accrescimento del proprio patrimonio e prestigio personale, ma anche un mezzo a sostegno della ricerca storica e filologica sulla civiltà egizia. Per questo motivo Massimiliano incaricò l’egittologo S.L. Reinisch di studiare la raccolta e di redigere un catalogo ragionato. Successivamente, una volta divenuto imperatore del Messico, affidò allo stesso Reinisch una vasta campagna di acquisti in Egitto (1865–1866), con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la collezione e destinarla al Museo Nacional del Messico, progetto che tuttavia non si realizzò. Massimiliano morì infatti alla soglia dei 35 anni, giustiziato dai repubblicani in un Messico sconvolto dalla guerra civile.

Allestimento della mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna” alle Scuderie del Castello di Miramare (foto f. parenzan)
In occasione della mostra, il Museo storico e Parco del Castello di Miramare, in collaborazione con CoopCulture, propone un importante programma di attività educative pensato per coinvolgere le scuole di ogni ordine e grado. Le esperienze offerte combinano esplorazione, gioco, narrazione e laboratorio, con l’obiettivo di far vivere agli studenti un incontro stimolante con la civiltà egizia, i suoi simboli e il suo fascino senza tempo. Ad affiancare le attività educative, un calendario di appuntamenti come i workshop con egittologa per un pubblico adulto e per famiglie, con partecipazione gratuita inclusa nell’acquisto del biglietto d’ingresso alla mostra.
Torino. Al museo Egizio presentazione del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano (UniMi)
I soffitti astronomici delle tombe e dei templi funerari dell’Egitto del Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) sono alcune tra le più antiche rappresentazioni sistematiche del firmamento. Inventati da Senenmut, astronomo della regina Hatshepsut, essi si svilupparono in epoca ramesside assumendo forme e contenuti diversi: da semplici mappe stellari a complessi programmi figurativi accompagnati da testi di carattere cosmologico-religioso. Martedì 17 febbraio 2026, alle 18, nuovo appuntamento in sala conferenze del museo Egizio di Torino, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, con la presentazione editoriale del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano, che raccoglie per la prima volta tutti i soffitti astronomici di questo periodo, offrendone un originale studio tipologico e l’edizione critica completa dei testi. L’autore ne discuterà con Christian Greco (direttore del museo Egizio) e Patrizia Piacentini (ordinario di Egittologia, università di Milano). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/il-cielo-dei-faraoni-i…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio.

Copertina del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” di Lorenzo Guardiano
Il cielo dei faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno. Nel Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) un alto funzionario di nome Senenmut fece dipingere sul soffitto della camera funeraria della sua tomba a Deir el-Bahari l’immagine della volta notturna: si tratta del primo soffitto astronomico egiziano giunto a noi, nonché di una delle prime rappresentazioni del firmamento compiute nella storia. In seguito, per tutto il Nuovo Regno, i faraoni fecero realizzare nelle loro tombe e nei loro templi funerari splendidi soffitti astronomici di diverso tipo: in alcuni casi si tratta di semplici mappe celesti, in altri di complesse opere che narrano il periplo del sole e delle stelle. Questi veri e propri atlanti celesti, arricchiti da didascalie e da complessi testi di natura scientifico-religiosa con connotazioni funerarie, ci permettono di ritrovare ancora oggi la cifra dell’astronomia e della cosmologia faraonica. Il libro di Lorenzo Guardiano offre uno studio sistematico di tutti i soffitti egiziani che contengono raffigurazioni o testi di natura astronomica databili al Nuovo Regno, fornendo anche la loro edizione critica completa. Due tomi indivisibili.
Lorenzo Guardiano è egittologo all’università di Milano dove insegna Introduction to Pharaonic Egypt e dirige il gruppo di ricerca A Book of the Dead in Milan. È epigrafista della missione archeologica EIMAWA ad Assuan (Egitto), diretta da Patrizia Piacentini, ha vinto borse di studio di Egittologia dell’Institut français d’archéologie orientale (Cairo), dell’American Society of Overseas Research (Boston) e un finanziamento internazionale della Fondazione Cariplo (Milano). Ha pubblicato su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Tra i suoi libri, Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno (Milano University Press, 2024) e Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico (Il Mulino, 2026).
Torino. Al museo Egizio l’incontro “Da Parigi per Kha e Merit” con i massimi esperti internazionali e nazionali che racconteranno la storia della tomba di Kha e Merit nel 120° della sua scoperta, a corollario dello straordinario prestito di due reperti provenienti da Parigi: il Pyramidion di Kha e il Libro dei Morti di Merit
In occasione del 120° anniversario dalla scoperta della tomba di Kha e Merit, a corollario dello straordinario prestito di due reperti provenienti da Parigi: il Pyramidion di Kha dal Musée du Louvre e il Libro dei Morti di Merit dalla Bibliothèque nationale de France, eccezionalmente esposti al museo Egizio di Torino per soli sei mesi, a partire dal 14 febbraio 2026 (vedi Torino. San Valentino al museo Egizio: ingresso in due con un biglietto; una mostra, con due eccezionali reperti, “Da Parigi per Kha e Merit: due capolavori in prestito per il 120° anniversario della scoperta della tomba”; e alla sera, silent wifi concert “Amore ai tempi di Kha e Merit” | archeologiavocidalpassato), domenica 15 febbraio 2026, a partire dalle 15.30, il museo Egizio ospita l’incontro “Da Parigi per Kha e Merit” con i massimi esperti internazionali e nazionali che racconteranno la storia della tomba di Kha e Merit attraverso tre momenti chiave: la scoperta del Libro dei Morti nel 1862, il ritrovamento della tomba intatta nel 1906 e il restauro del Pyramidion nel 1923. Durante la conferenza, si discuterà anche degli esiti delle recenti ricerche svolte sul Pyramidion e sul Papiro proprio in occasione della loro esposizione al museo Egizio. L’evento si terrà in sala conferenze (accesso da via Maria Vittoria 3M) e l’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/da-parigi-per-kha-e-merit….

Il pyramidion della cappella di Kha esposto a Torino, consevato al museo del Louvre (foto museo egizio)
Programma. Alle 15.30, dopo i saluti del direttore Christian Greco, il pomeriggio si apre con l’introduzione del curatore del museo Egizio Enrico Ferraris. Segue l’intervento “1862: il Libro dei Morti di Merit della collezione del duca di Luynes” di Mathilde Avisseau-Broustet, direttrice del dipartimento di Monete, medaglie e antichità della Bibliothèque nationale de France, insieme a Susanne Töpfer, responsabile della Collezione dei Papiri dell’Egizio, che ricostruiranno la storia e il contenuto del Libro dei Morti di Merit, acquisito nel 1862 dalla collezione del duca di Luynes. Alle 17, “1906: la tomba e il corredo di Kha” con Christian Greco che racconterà la straordinaria scoperta della tomba intatta avvenuta nel 1906 grazie agli scavi di Ernesto Schiaparelli. Alle 18, “1923: Bruyére, il pyramidion e il restauro di TT8”: Hélène Guichard, direttrice del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre, illustrerà la campagna di scavi del 1923 condotta da Bernard Bruyère, che portò alla scoperta del Pyramidion, e i successivi lavori di restauro della cappella funeraria di Kha e Merit. Un pomeriggio in cui si approfondisce una storia archeologica di scoperte, di separazioni e di ricomposizioni, che mette al centro la ricerca e la collaborazione tra istituzioni come parte integrante del lavoro sul patrimonio archeologico e culturale. Conclusioni e saluti.
Milano. Al teatro Carcano l’incontro “L’anima egizia. Riti funerari e viaggi ultraterreni” di e con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino
Lunedì 12 gennaio 2026, alle 20.30, al Teatro Carcano di Milano, per gli incontri del lunedì la conferenza “L’anima egizia. Riti funerari e viaggi ultraterreni” di e con Christian Greco: il direttore del museo Egizio di Torino e archeologo di fama internazionale, guida un incontro dedicato alla concezione egizia dell’anima e ai riti funerari che accompagnavano il defunto nell’Aldilà. Esperto di egittologia e divulgatore, Greco approfondisce il significato culturale e simbolico delle cerimonie funebri nell’antico Egitto. Biglietti teatrocarcano.com.
Torino. Oltre 1,2 milioni di visitatori al museo Egizio nel 2025: +22,8% in un anno. “Anche nel 2026 il museo Egizio continuerà a trasformarsi con l’obiettivo di diventare sempre più accogliente, stimolante e accessibile”
Il museo Egizio di Torino chiude il 2025 con un nuovo record: 1.273.354 di visitatori nel 2025, in crescita del 22,8% rispetto ai 1.036.689, registrati nel 2024, anno del bicentenario. Il dato conferma il consolidamento dell’attrattività del museo, anche in presenza delle complessità logistiche determinate dal cantiere per la realizzazione della piazza Egizia. Il mese che ha registrato un maggiore afflusso di pubblico è stato aprile 2025 (con +28,5% rispetto all’analogo mese del 2024), ma l’incremento maggiore sull’anno precedente lo ha avuto maggio, con + 35,5% rispetto all’anno precedente.

Il direttore Christian Greco e la presidente Evelina Christillin con tutto il personale del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Tantissimi anche i visitatori virtuali attraverso i canali digitali del museo Egizio che manda un ringraziamento speciale anche ai Soci Fondatori, a chi ha deciso di contribuire concretamente alle attività del museo e all’Associazione Amici Collaboratori del Museo Egizio per il loro supporto costante e prezioso. “Anche nel 2026 – assicurano dalla direzione – il museo Egizio continuerà a trasformarsi con l’obiettivo di diventare sempre più accogliente, stimolante e accessibile – come sempre lo farà assieme”.



























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