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Al via Tourisma 2019 con tanti big, da Angela a Daverio, da Carandini a Osanna, da Matthiae a Manfredi: in tre giorni 250 relatori e un centinaio di espositori. Si inizia con un focus sull’Arte e un report sui beni archeologici in aree di guerra o a rischio

L’auditorium del centro congressi di Firenze gremito per TourismA (foto Valerio Ricciardi)

Alberto Angela con Piero Pruneti a Firenze (foto Graziano Tavan

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

L’archeologo prof. Andrea Carandini, presidente del Fai

Alberto Angela, ormai acclamato padrino della manifestazione, e poi il presidente del FAI Andrea Carandini, l’ex direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, l’ex presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Giuliano Volpe, l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il gen. Fabrizio Parrulli comandante Carabinieri tutela patrimonio culturale, Paolo Matthiae, l’archeologo scopritore di Ebla, decano degli orientalisti. E ancora i big della divulgazione storico-artistica Philippe Daverio, Eike Schmidt, Antonio Paolucci. Sono alcuni dei nomi famosi protagonisti della quinta edizione di Tourisma, salone dell’Archeologia e del Turismo culturale, organizzato da Archeologia Viva (Giunti editore) dal 22 al 24 febbraio 2019 al centro congressi di Firenze: una tre giorni non stop per sapere tutto e anche di più del passato, presente e futuro dei nostri beni culturali, tra arte, archeologia e ambiente, dedicata alla comunicazione delle grandi scoperte archeologiche e alla promozione del patrimonio e del turismo culturale. Un centinaio di espositori con significative presenze straniere (tra cui Francia, Cipro, Israele, Malta, Croazia, …) ma anche e soprattutto le principiali realtà italiane che proporranno itinerari pensati per un pubblico che non si accontenta certo del mordi e fuggi da cartolina. A “tourismA” si viaggia anche restando comodamente seduti con gli oltre duecentocinquanta relatori che accompagnano il pubblico indietro nel tempo per riscoprire il presente con occhi nuovi e maggior consapevolezza.

Il generale Fabrizio Parrulli, comandante del nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

Uno dei giganti di Mont’e Prama conservati nel museo archeologico di Cagliari

Venerdì 22 febbraio 2019 si parte con un grande focus sull’Arte, strumento universale per superare diversità e confini. A far da guida un “trio” d’eccezione: Eike Schmidt, direttore della galleria degli Uffizi, lo storico dell’arte Antonio Paolucci e il critico Philppe Daverio. Spazio poi alla grande storia con lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi, ma anche alle tendenze del turismo culturale per scoprire, con un workshop dedicato al tema, che la ricerca delle nostre radici “muove” un buon numero di viaggiatori anche verso nuove mete tra cui Albania, Armenia, Pakistan, Sudan. Le isole e i miti del Mar Egeo, le battaglie navali tra Etruschi Greci e Punici nel Mediterraneo, l’archeologia a rischio sotto le bombe (e sotto l’Isis) gli altri temi di questa giornata inaugurale. Un focus speciale a questo proposito riguarderà la situazione dei beni culturali in un’area tra le più calde del Medioriente ovvero la Palestina di cui parlerà l ’archeologo, noto per la scoperta della città siriana di Ebla, Paolo Matthiae. Per quanto riguarda invece i rischi del patrimonio di casa nostra si scoprirà quanto e come agisce una speciale “Arma”, quella del Comando tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Il generale Fabrizio Parrulli a tourismA farà il punto della situazione mostrando al pubblico le principali scoperte di trafugamenti e di restituzioni avvenuti negli ultimi tempi. Si parlerà poi anche dei misteriosi dolmen e delle tombe giganti della Sardegna antica per approdare ad un’altra isola, quella siciliana, alla scoperta delle ricchezze non solo architettoniche della Val di Noto. Una speciale sessione sarà dedicata infine ai padroni di casa, gli Etruschi e a come valorizzare in maniera innovativa tutte le testimonianze che hanno lasciato nella nostra regione.

TourismA 2018, Sgarbi lancia la sfida-progetto: “Ricostruirò per anastilosi il tempio G di Selinunte, il più grande dell’occidente greco. Sarà un valore aggiunto di bellezza per la Sicilia”. Costo dell’operazione: 15 milioni, da coprire con sponsor

L’ammasso di rocchi di colonne effetto del crollo del tempio G di Selinunte

Sulla collina orientale di Selinunte si vede solo un informe ammasso di rocchi di colonne, più vicino a una ruina dantesca che a una vestigia antica. È quello che rimane di quello che oggi è noto come Tempio G, tempio greco di ordine dorico (VI-V sec. a.C.) dedicato agli dei olimpici e alle principali divinità della città di Selinunte (Zeus, Phebo, Apollo, Pasikrateia, Malophoros), che con i suoi quasi 45 metri di larghezza e 109 di lunghezza era uno dei più grandi dell’occidente greco. “Basterebbero sette mesi per vedere in piedi le prime colonne”, ha affermato Vittorio Sgarbi, neo assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, ospite sabato 7 febbraio di TourismA 2018, a Firenze. Poi, rivolgendosi all’auditorium gremito del centro congressi, mostra un’immagine sul grande schermo: “Guardate. Qui in primo piano le rovine del tempio G, sullo sfondo il tempio E maestoso. Ma non è sempre stato così. Anche quel tempio era a terra ed è stato riassemblato. Perché allora non fare altrettanto con il più grande tempio greco dell’occidente?”.

Vittorio Sgaarbi sul palco di TourismA 2018 mostra la grande “ruina” del tempio G a Selinunte (foto Graziano Tavan)

L’idea-progetto del suo assessorato Sgarbi l’aveva manifestata la prima volta un mese fa proprio a Selinunte, intervenendo al convegno “Valorizzazione e tutela dai rischi geologici della polis di Selinunte” al baglio Florio del parco archeologico selinuntino, dove sono stati presentati i risultati del primo di tre anni di una ricerca che i geomorfologi dell’università di Camerino stanno svolgendo nel sito. E a Firenze l’ha ribadito con forza: “Mi sto impegnando per raggiungere l’obiettivo: la ricostruzione per anastilosi del tempio G, che rappresenterà un valore aggiunto di bellezza per il parco archeologico selinuntino. Una bellezza in più per il patrimonio siciliano”.

La mapppa del crollo del tempio G di Selinunte con gli elementi delle singole colonne colorati con colori diversi (foto Graziano Tavan)

Un plastico che mostra come doveva essere il tempio G di Selinunte

Il tempio G presentava 8 colonne sul fronte e 17 sui fianchi. Il peristilio circondava un naos suddiviso in 3 navate. Sgarbi ha già un’idea dei costi dell’operazione: circa 15 milioni di euro da coprire con sponsorizzazioni, senza gravare sul bilancio pubblico. Da una prima stima il prezzo della ricostruzione per ogni colonna sarebbe di 600mila euro. “Ho chiesto preventivi a quattro diverse fonti”, ha chiarito, “e ritengo che quello più autorevole sia il progetto da 12 milioni elaborato dalla soprintendenza del Mare, ente capofila, con la soprintendenza del sito”. Un altro progetto, che prevede la ricostruzione anche della cella e di altre componenti del tempio, si avvicinerebbe ai 35 milioni di euro. “Ho detto alle due soprintendenze di mettersi d’accordo e di darmi un preventivo certo, che pare potrebbe essere intorno ai 15 milioni con la ricostruzione del solo peristilio”. Sgarbi, una volta che avrà in mano il progetto definitivo (“Questione di settimane”), cercherà dei mecenati che lo possano sostenere. “La volontà politica della ricostruzione esiste”, ha concluso, “gli studi sono stati in gran parte esperiti con un convegno del 2013, altri studi sono stati fatti e quelli dell’università di Camerino sono utili sul piano della geologia”.

A Firenze apre TourismA, salone di Archeologia e turismo culturale. Per tre giorni incontri e convegni con 250 relatori e ospiti d’eccezione; stand, allestimenti, box poster, laboratori per piccoli e grandi. E in auditorium il 14° incontro nazionale di Archeologia Viva

L’auditorium del centro congressi di Firenze gremito per TourismA (foto Valerio Ricciardi)

Andrea Pessina, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Firenze Pistoia e Prato (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Ancora una settimana di attesa per l’edizione 2018 di TourismA, “l’appuntamento con la storia”, parola di organizzatori. Dal 16 al 18 febbraio 2018 al Palazzo dei Congressi di Firenze c’è TourismA, il salone di archeologia e turismo culturale diventato ormai un must per addetti ai lavori e appassionati: in programma convegni e incontri con la partecipazione di 250 relatori e ospiti d’eccezione, fra cui Alberto Angela, Philippe Daverio, Massimo Cacciari, Valerio Massimo Manfredi, Vittorio Sgarbi, Tommaso Cerno, Andrea Carandini, Lucio Caracciolo, Giuliano Volpe, Chiara Frugoni… Negli spazi del Palazzo dei Congressi stand, allestimenti, desk e box poster di realtà culturali, turistiche, economiche italiane ed estere. Novità del 2018 sarà il primo workshop del Turismo Culturale in Italia “AAA Archeologia Arte Ambiente”: un evento B2B riservato all’incontro tra domanda e offerta di itinerari culturali tra professionisti del settore. E ancora laboratori didattici per piccoli e grandi, scuole e famiglie: dalla scheggiatura della pietra allo scavo archeologico, dai geroglifici alla tecnica del mosaico… Con un’anteprima: giovedì 15 febbraio 2018, alle 20.45, inaugurazione ufficiale di “Tourisma 2018” dedicata al Medioevo con Dario Nardella, sindaco di Firenze; Andrea Pessina, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Firenze Pistoia e Prato; Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e “tourismA”. Chiara Frugoni, storica e saggista, già professoressa di Storia medievale alle università di Pisa, Roma e Parigi, interverrà su “Nascere e sopravvivere nel Medioevo, soprattutto a Firenze”. Giuliano Volpe, presidente del consiglio superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici illustrerà il premio “Riccardo Francovich” per la comunicazione del Medioevo, attribuito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani. E Andrea Macaluso, attore e regista, fondatore dello spazio culturale “Il Lavoratorio” di Firenze, parlerà della “Seconda novella della nona giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio”. Da venerdì 16 febbraio si entrerà nel vivo dei lavori. Intenso il programma dei tre giorni. Vediamo qualche appuntamento da non perdere.

Ricerche nello Swat (Pakistan) dove opera una missione archeologica italiana

Adulis, la Pompei d’Africa, in Eritrea dove lavora una missione archeologica italiana

Antonia Falcone (Professione archeologo)

Protagoniste della prima giornata di TourismA, venerdì 16 febbraio 2018, saranno le missioni archeologiche italiane all’estero in periodo di crisi nella sezione “Spes contra spem” (9.45-13-30), a cura di Ettore Janulardo, della “Sapienza” di Roma, referente Missioni archeologiche italiane all’estero: interverranno Michele Nucciotti, direttore missione archeologica italiana in Armenia dell’università di Firenze (“I paesaggi della Via della Seta in Armenia”); Elisa Iori,  field director Missione archeologica italiana in Pakistan (Swat) (“Archeologia in aree di crisi: scavo e turismo come mobilizzatori sociali. L’esperienza italiana nello Swat”); Romolo Loreto, direttore Missione archeologica italiana nel Regno dell’Arabia Saudita a Dumat al-Jandal (antica Adummatu) (“Le attività della Missione archeologica italiana in Arabia Saudita. Alle origini degli Arabi”); Serena Massa, direttore Missione italo-eritrea “Adulis Project”, e Susanna Bortolotto, architetto del Politecnico di Milano (“Adulis Pompei d’Africa. La missione archeologica italo-eritrea”); Gilberto Montali, direttore Missione archeologica ad Althiburos in Tunisia (“Al di là del mare. Novità dal Nord Africa”). Ma sempre venerdì ci sarà spazio per “Archeosocial. Il potere delle immagini: l’archeologia tra meme e storytelling” (9-18) a cura di Antonia Falcone e Domenica Pate di Professione Archeologo, e Astrid d’Eredità di ArcheoPop; per un “Invito a Malta: i segreti dei templi megalitici” (15.30-16-30) a cura di Malta Tourism Autority; per un viaggio “Dall’Adriatico al Tirreno. Piccoli musei e grandi storie” (9-12.30) a cura di Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “I. Falchi” di Vetulonia, e Elena Rodriguez, direttore del museo Archeologico di Verucchio.

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” a Napoli dal 21 dicembre 2017 al 25 marzo 2018

Una cosiddetta “Fibula a S” in argento dorato, almandine e pietre, trovata nella necropoli Cella; oggi al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli

L’immagine di San Michele sulla facciata della chiesa di Monte Santangelo (Foggia)

Sabato 17 febbraio 2018, seconda giornata, faremo la conoscenza dei “Longobardi in Italia: eredità e messaggi di un popolo in viaggio” (8.20-13.30) a cura di Associazione Italia Langobardorum: introduce Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo, ufficio Unesco MiBACT; modera Cinzia Dal Maso, direttore Archeostorie. Interverranno Mariarosaria Salvatore, archeologa, già dirigente MiBACT (“I Longobardi, un popolo in viaggio dall’Europa del nord all’attenzione mondiale”); quindi si passeranno in rassegna le località del sito Unesco dei Longobardi: “Cividale del Friuli, il primo ducato”, con Luca Villa archeologo, direttore scavi archeologici nel Monastero di Santa Maria in Valle; “Brescia, la sede dell’ultimo re dei Longobardi”, con Francesca Morandini archeologo musei civici d’Arte e Storia di Brescia; “Castelseprio e Torba”, con Sara Masseroli, direttrice parco archeologico di Castelseprio – MiBACT; “Il Ducato di Spoleto e i suoi monumenti longobardi”, con Maria Stovali, responsabile ufficio Unesco – Comune di Spoleto; “Benevento e la continuità dei Longobardi”, con Pasquale Palmieri, architetto – Comune di Benevento; “Il culto di San Michele e il santuario federale dei Longobardi”, con Immacolata Aulisa, docente di Storia del Cristianesimo Antico all’università di Bari “Aldo Moro”. Seguiranno Francesca Morandini, del coordinamento Progetto per Italia Langobardorum, e Paolo Braconi, docente di Antichità romane e di Storia dell’Agricoltura e dell’Alimentazione all’università di Perugia (“A tavola con re Rotari. Cultura e alimentazione dei Longobardi come paradigma per l’integrazione tra popoli”);  e Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli (“I Longobardi al Mann”). Chiude la sezione la tavola rotonda “Popoli migranti ieri e oggi. Integrazioni possibili” con Stefano Balloch, presidente Italia Langobardorum, sindaco di Cividale del Friuli; Massimo Cacciari, filosofo, politico e accademico; Lucio Caracciolo, direttore Limes Rivista Italiana di Geopolitica; Tommaso Cerno, già condirettore de La Repubblica. Coordina Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e TourismA. Ma sabato da non perdere anche l’approfondimento “Sulla strada degli etruschi” (14-18.30), project work “Tra Archeologia Arte Cultura” a cura di Agostino De Angelis, attore e regista teatrale, con Simona Rafanelli, direttore museo di Vetulonia (“I principi etruschi di Caere e Vetulonia al centro del Mediterraneo”); Lorenzo Guzzardi, direttore Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali (“Siracusa, Caere e il mondo tirrenico”); Flavio Enei, direttore museo civico del Mare e della Navigazione antica di Santa Marinella (“Gli Etruschi del mare: archeologia subacquea a Pyrgi nel porto dell’antica Cerveteri”); Marcello Tagliente, archeologo (“Incontro con il poeta-archeologo: voci e storie del Mediterraneo, in ricordo di Khaled Al-Asaad”); Lisa Turroni, responsabile didattica Museo interreligioso di Bertinoro (“Fratelli di sangue, fratelli di spirito”); Enzo Dall’Ara, geografo, critico e storico dell’arte (“Lo spazio geofisico, fondamento primario per lo sviluppo degli insediamenti antropici”); Lorenza Altamore, artista Progetto artistico-culturale (“Incontro con gli Etruschi”); Valerio Faccini, fotografo di scena (“Fotografare le rappresentazioni teatrali nei luoghi storico-archeologici”); Desirée Arlotta, presidente associazione culturale ArchéoTheatron di Cerveteri (“Sulla Strada degli Etruschi: un progetto”); Marco Scuotto, presidente associazione culturale Extramoenia di Siracusa (“Raccontare il sito archeologico attraverso la macchina da presa”). E per gli appassionati di preistoria da non perdere “Storie profonde. Le caverne tra scienza e turismo” (14.30-18) a cura dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria con introduzione di Roberto Maggi già soprintendenza Archeologia della Liguria. E quasi in contemporanea (16-18.30) c’è “Archeologia in Oriente. Il contributo degli archeologi italiani: dalla tutela del patrimonio culturale al turismo consapevole” a cura dell’Associazione Nazionale Archeologi.

Il prof. Fabio Martini, archeologo preistorico dell’università di Firenze

Il prof. Carlo Peretto dell’università di Ferrara

Terza giornata di incontri domenica 18 febbraio 2018.  Al mattino “Archeologia e itinerari giudaici” (10-13). Project work “Testimonianze ebraiche e paesaggio nella cuspide orientale della Sicilia in periodo romano e tardoantico” a cura di Archeoclub d’Italia sede di Noto (Sr). Al pomeriggio “Chi siamo? da dove veniamo? Pagine della più antica storia dell’uomo” (13.45-18) a cura di Fabio Martini dell’università di Firenze. Interverranno Nicoletta Volante, università di Siena (“Preistoria e archeologia sperimentale”); Olga Rickards, Cristina Martinez Labarga università di Roma Tor Vergata, Gabriele Scorrano university of Copenaghen (“Il menù dei paleolitici: ricerche sulla paleo dieta”); Pier Francesco Fabbri università del Salento, Domenico Lo Vetro università di Firenze (“Luoghi della memoria: le evidenze funerarie come indicatori biologici e culturali”); Fabio Macciardi California University – Irvine, Fabio Martini università di Firenze (“Preistoria e neuroscienze”); Marta Arzarello università di Ferrara (“Homo faber e la prima tecnologia ovvero quando l’uomo ha cominciato a modificare la materia”); Federica Fontana, Ursula Thun Hohenstein università di Ferrara (“The day after: cambiamenti climatici e nuove strategie comportamentali dopo l’ultima glaciazione”); Carlo Peretto, università di Ferrara (“Perché si studia la Preistoria?”).

Gli spettacolari mosaici della “Domus dei tappeti di pietra” a Ravanna: le è stato assegnato il Premio “Riccardo Francovich” – V edizione

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

Daniele Morandi Bonacossi a Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

Venerdì e sabato pomeriggio, e domenica tutto il giorno, l’auditorium del centro congressi ospita i lavori del 14° incontro nazionale di Archeologia Viva a cura di Piero Pruneti. Venerdì sul palco saliranno, tra gli altri, Andrea Carandini, presidente Fai (“I miei primi ottant’anni! Bilancio di un archeologo”); Franco Marzatico, soprintendente della Provincia di Trento (“Tre metri sopra l’acqua… Palafitte mito e realtà: il Parco archeologico di Fiavè”); Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore (“Il fascino della rovina (abbandonata o restaurata?): il caso del Tempio G di Selinunte”). Invece la soprintendenza Capitolina venerdì parla di “Winckelmann a trecento anni dalla nascita”, mentre sabato di “Traiano a 1900 anni dalla morte dell’imperatore”. Sabato dopo Luciano Canfora, professore emerito Filologia greca e latina all’università di Bari (“Cleofonte deve morire. Teatro e politica in Aristofane”); Vittorio Sgarbi, assessore Beni Culturali – Regione Siciliana (“La bellezza contro la mafia”) e Giuliano Volpe, presidente Consiglio superiore Beni culturali (“Risorgere dalla cenere: la villa tardoantica di Faragola (Ascoli Satriano). Dopo l’incendio, la ricostruzione”), cerimonia di consegna del Premio “Riccardo Francovich” – V edizione, attribuito dalla SAMI – Società Archeologi Medievisti Italiani alla Domus dei Tappeti di Pietra (Ravenna) e al museo provinciale di Campobasso – Sezione Medievale. Giornata clou domenica. Al mattino, Francesco Tiboni, archeologo navale (“Il cavallo di Troia: un inganno venuto dal mare”); Mario Torelli, premio Balzan per l’Archeologia classica (“Alla scoperta di Nuceria: storia di una città fra gli antichi popoli della Campania”); Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli, e Massimo Osanna, direttore generale Parco Archeologico di Pompei (“Etruschi in Campania: una vicenda straordinaria e le ragioni di una mostra”); Brando Quilici, regista (“Ramses III: la ricerca di Zahi Hawass sull’“Harem Cospiracy” e un omicidio di 3000 anni fa. Postille ai margini di un film”). Nel pomeriggio, Lucrezia Ungaro, responsabile museo Fori Imperiali – Mercati di Traiano, sovrintendenza Capitolina (“Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa: perché Traiano, perché l’Europa?”); Giulio Magli, archeoastronomo, direttore Dipartimento di Matematica al Politecnico di Milano (“L’archeoastronomia non è un’opinione. Piramidi e stelle: verità e bufale galattiche da Palenque a Giza”); Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico all’università di Udine, e Antonio Zanardi Landi, presidente Fondazione Aquileia (“Giona da Mossul ad Aquileia. Storia di un mito e di un dramma contemporaneo”).

Selinunte, scoperta dai geologi dell’università di Camerino la città greca di 2700 anni fa. Le immagini dall’alto con la termocamera permetteranno di far vedere come era la prima Selinunte e avere informazioni per la salvaguardia del parco archeologico. Presto sondaggi mirati

Il cosiddetto Tempio C domina l’acropoli nel parco archeologico di Selinunte

La mappa del parco archeologico di Selinunte in Sicilia

Selinunte non ha bisogno di presentazioni. La città fondata nella seconda metà del VII sec. a.C. dai greci provenienti dalla colonia di Megara Hyblaea, una delle prime in Sicilia, costituisce oggi il più grande parco archeologico d’Europa, oltre 270 ettari, visitato da oltre 300mila persone ogni anno. Ma se dell’area archeologica sappiamo molto, dalla collina orientale (piana Marinella) con i tre grandi templi dorici “Tempio E”, “Tempio F” e il “Tempio G”, all’acropoli con le mura lungo le sponde del fiume Cottone; dalla collina di Manuzza con l’abitato vero e proprio e due santuari extraurbani, al santuario di Malaphoros sulla valle del fiume Selinus, della Selinunte di 2700 anni fa, all’epoca della sua fondazione, si sa ben poco. La risposta è arrivata dal sottosuolo grazie agli studi effettuati dai geologi dell’università di Camerino. I risultati sono stati presentati il 16 e 17 gennaio 2018 alla presenza del critico d’arte Vittorio Sgarbi, assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia, e del rettore Unicam Claudio Pettinari, dal team di ricercatori, guidato dal prof. Gilberto Pambianchi, ordinario di Geomorfologia e Geografia fisica dell’università di Camerino e presidente nazionale dei geomorfologi Italiani.

L’immagine rdi Selinunte ealizzata con la termocamera posizionata su un drone a cura dei tecnici dell’università di Camerino

Il prof. Gilberto Pambianchi

Una termocamera ad alta sensibilità termica, caricata su drone, ha permesso ai geologi dell’università di Camerino di rilevare sul terreno dell’area archeologica di Selinunte, alcune anomalie riconducibili ad importanti strutture sepolte di circa 2700 anni fa che dal Tempio M scendono verso il porto. Lo spiega bene Fabio Pallotta, geoarcheologo consulente dell’università di Camerino del parco archeologico di Selinunte: “Verosimilmente era un susseguirsi di templi e di vasche colme di limpida acqua sorgiva che ruscellava verso il mare africano per offrire prezioso ristoro ai viaggiatori di confine. Da queste immagini termiche tutti possono osservare come il gradiente di calore delinea nel terreno perfetti disegni geometrici che circondano proprio i resti del cosiddetto Tempio M, ora collocato lungo la sponda destra del fiume Selino, ma che in origine spiccava con tutta la sua bellezza sull’estremo promontorio occidentale dell’incantevole laguna”. E precisa il prof. Pambianchi: “È da un anno che stiamo lavorando ad un progetto di ricerca molto importante e riguardante il sito archeologico di Selinunte, in Sicilia. Siamo riusciti a delineare, attraverso indagini di campagna e con la termo-camera, gli ambienti naturali dei primi insediamenti, dunque una realtà non ancora venuta alla luce, ma che è sotto. Siamo riusciti anche a individuare sul paesaggio alcune tracce, molto probabilmente correlate a terremoti, frane, alluvioni del passato che ora dovremmo inquadrare nel tempo. Questi indizi ci consentiranno di registrare una memoria storica estremamente importante per le politiche di prevenzione e di tutela dei siti archeologici non solo in Sicilia, ma anche in tutta Italia”.

La planimetria della città greca di Selinunte 2700 anni fa

Enrico Caruso, direttore del parco archeologico di Selinunte

Particolarmente soddisfatto Enrico Caruso, direttore del parco archeologico di Selinunte: “Il lavoro avviato con i geologi dell’Unicam, frutto di un anno di letture e sopralluoghi, promette bene: procedere alla conoscenza degli strati più profondi del terreno su cui i greci decisero di insediarsi, ci permetterà di trovare le soluzioni migliori per perpetuare nel futuro prossimo e anche oltre il patrimonio straordinario di Selinunte”. E continua: “Di Selinunte conosciamo le meraviglie dell’architettura religiosa, dell’urbanistica greca e delle sue principali componenti, quali le possenti fortificazioni. Molte parti di quelle che furono le magnificenze dell’antichità sono oggi allo stato ruderale perché gli edifici più grandiosi sono collassati a causa di violenti terremoti avvenuti in più tempi nei secoli scorsi. Non sappiamo però se le cause di queste distruzioni siano dovute a imperizia costruttiva o se dovute, invece, solo alle cause naturali che ne hanno decretato il crollo: conosciamo bene questi edifici dal punto di vista estetico e meno dal punto di vista statico, sia per ciò che attiene all’elevato che per il terreno su cui sorgono. Conoscere le ragioni dei crolli che hanno decretato la fine dei templi e delle case è molto importante anche per capire cosa si può fare oggi per salvaguardare le strutture giunte fino a noi, anche, e soprattutto, quelle crollate”.

Al parco archeologico di Selinunte a breve sondaggi e carotaggi mirati

Risultati eccezionali che hanno indotto l’università di Camerino e il parco archeologico di Selinunte a continuare le ricerche per altri due anni. Lo conferma il prof. Pambianchi: “A breve eseguiremo una serie di mirati e programmati sondaggi geognostici, strategicamente ubicati nell’area del parco e fondamentali alla taratura geoarcheologica, stratigrafica, cronologica e paleo ambientale del sito.  Effettueremo dunque sul territorio dei sondaggi meccanici con una larghezza del foro di circa 10 cm ed una profondità variabile dai 5 ai 30 metri. Le carote estratte saranno identificate ed archiviate su apposite cassette catalogatrici depositate presso i laboratori del parco di Selinunte e quindi messe a disposizione dei ricercatori archeologi, botanici, geologi, storici, climatologi ed esperti di storia dell’alimentazione. Grazie allo studio dei materiali delle carote si potrà infatti risalire alle condizioni climatiche passate, allo stato della vegetazione e, con un po’ di fortuna, anche alla alimentazione degli abitanti di Selinunte”.

Al castello di Lipari nelle Eolie un tuffo tra arte e archeologia col festival “Segni e sogni del Mediterraneo”

Il castello di Lipari (Isole Eolie) che ospita il museo archeologico "Bernabò Brea"

Il castello di Lipari (Isole Eolie) che ospita il museo archeologico “Bernabò Brea”

Arte contemporanea e archeologia a Lipari diventano un binomio vincente: grazie all’impegno dell’associazione tra imprese alla quale è stata aggiudicata la gara (Syremont, capofila, responsabile degli interventi architettonici e impiantistici, il Cigno, che progetta e coordina le mostre e gli eventi, e Artém, responsabile dell’identità, della comunicazione e dell’editoria) nella stessa area della principale isola delle Eolie coesisteranno le preziose collezioni del museo archeologico “Luigi Bernabò Brea” e un nuovo centro per l’arte contemporanea che occuperà le celle dell’ex carcere. Dal 5 al 7 settembre il castello di Lipari ospita il festival “Segni e sogni del Mediterraneo”, patrocinato dall’assessorato regionale dei Beni Culturali con la  collaborazione del museo archeologico “Luigi Bernabò Brea” e voluta dal progetto “Mare Eolie”: per tre giorni critici, giornalisti e artisti si confronteranno sul tema dei significati dell’arte e sul rapporto tra arte e mercato. Il festival si articolerà in tre giornate, nella prima “A sud del mercato dell’arte”, la conduzione sarà affidata a Tahar Ben Jelloun con la partecipazione di ospiti quali: Mariolina Bassetti (Christie’s Italia) Roberta Cremoncini (Estorick Collection Londra) Marco di Capua (Panorama). Il 6 settembre sempre in teatro, alle 19, il tema sarà “Dal confino politico ai sogni degli artisti”, Tahar ben Jelloun e Lea Mattarella (La Repubblica) cureranno l’incontro con alcuni dei protagonisti. Il festival chiuderà poi i battenti il 7 settembre con la conferenza di Vittorio Sgarbi su “Archeologia e arte: dal pittore di Lipari all’arte contemporanea”.

Il manifesto del festival "Segni e sogni del Mediterraneo"

Il manifesto del festival “Segni e sogni del Mediterraneo”

Sabato 6 settembre alle 10.30 l’anteprima stampa del Festival d’arte contemporanea “Segni e Sogni del Mediterraneo”, primo appuntamento del progetto biennale “Mare Eolie”. All’ex chiesa di Santa Caterina di Lipari, gli interventi di Marco Giorgianni, sindaco di Lipari, Rocco Giovanni Scimone, soprintendente di Messina, Michele Benfari, ideatore del progetto “Mare Eolie” ed ex direttore del museo archeologico “Luigi Bernabò Brea”, Maria Amalia Mastelloni, direttrice del museo archeologico “Bernabò Brea”, e Lorenzo Zichichi, direttore de Il Cigno GG Edizioni e curatore della mostra 2Eolie 1950/2015. Mare Motus”, chiariranno le caratteristiche e gli obiettivi del progetto che prevede un intervento sull’area della cittadella fortificata di Lipari – il “Castello” – per rivelarne ed esaltarne gli elementi storici e culturali.

Un'opera di Fabrizio Plessi esposta nella mostra "Eolie 1950/2015. Mare Motus"

Un’opera di Fabrizio Plessi esposta nella mostra “Eolie 1950/2015. Mare Motus”

Nell’ultima giornata della rassegna, domenica 7 settembre, verrà inaugurata l’area del Castello che sarà dedicata all’arte contemporanea, quella dell’ex-carcere, con l’anteprima della mostra “Eolie 1950/2015. Mare Motus” che sarà aperta nella primavera 2015 con opere di Matteo Basilé, Tahar Ben Jelloun, Ettore de Conciliis con Alex Caminiti, Teresa Emanuele, Ernesto Lamagna, Igor Mitoraj, Piero Pizzi Cannella, Fabrizio Plessi e Maurizio Savini. L’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ha infatti destinato una misura di fondi europei PO-FESR 2007/2013 alla conoscenza dell’arte contemporanea, con il progetto “Centro per l’Arte Contemporanea nel Parco Archeologico delle Isole Eolie e Rassegna Internazionale Eolie”, di cui il Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea è promotore. Con l’anteprima della mostra “Eolie 1950/2015. Mare Motus”, curata da Lea Mattarella e Lorenzo Zichichi, le celle dell’ex carcere diventano dunque ‘contenitori’ di opere d’arte  (fotografia, scultura, video arte, pittura) di protagonisti della scena artistica contemporanea: Igor Mitoraj e Fabrizio Plessi, già in passato coinvolti in mostre imponenti in altri siti Unesco; Teresa Emanuele e Matteo Basilé, interpreti di un’esperienza analoga nella Valle dei Templi di Agrigento; Tahar Ben Jelloun, nelle cui tele brillano colori e intensità vitale mediterranei, memorie certe di viaggi in Sicilia; Piero Pizzi Cannella e Maurizio Savini, che trasformano un luogo di dolore e sofferenza in un sogno pittorico; Ettore de Conciliis con Alex Caminiti che, con il loro lavoro, trasfigurano l’entrata all’ex carcere nell’accesso a un luogo ‘altro’, dedicato al mare e, infine, il site specific di Ernesto Lamagna.

 

I Bronzi di Riace all’Expo 2015? Maroni e Sgarbi li chiedono ufficialmente e spiegano perché non è pericoloso ed è conveniente per la Calabria. Il soprintendente: inamovibili. I restauratori: microfratture, trasporto ad alto rischio. Il ministro: deciderà una commissione. Il Psi: a Milano un ologramma in 3D. Il Pd: decidano i calabresi con un referendum

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi osserva i Bronzi di Riace nel museo archeologico nazionale di Reggio Calabria

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi osserva i Bronzi di Riace nel museo archeologico nazionale di Reggio Calabria

Ora è ufficiale. Non è più una “boutade” agostana che sa di provocazione: il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, e l’ambasciatore delle Belle arti per l’Expo, Vittorio Sgarbi, hanno chiesto ufficialmente al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini l’autorizzazione a portare in mostra all’Expo Milano 2015 i Bronzi di Riace.  Una richiesta che, come era logico, ha rinfocolato le polemiche con un botta e risposta senza esclusione di colpi, supportati da motivazioni ora tecnico-scientifiche ora politiche, tra i difensori a oltranza dell’inamovibilità dei due Guerrieri (soprintendente e restauratori in testa) e i propugnatori dell’opportunità promozionale dell’esposizione universale meneghina per dei tesori perché comunque non rischierebbero danni (gli organizzatori dell’Expo, ma non solo). Per ora il ministro Franceschini non si è espresso, né a favore né contro, ma ha annunciato la creazione di una commissione competente per dirimere la querelle e dare una risposta definitiva.

Primo piano della Statua A e della Statua B: i due Guerrieri di Riace

Primo piano della Statua A e della Statua B: i due Guerrieri di Riace

Roberto Maroni e Vittorio Sgarbi hanno chiesto i Bronzi per l'Expo

Roberto Maroni e Vittorio Sgarbi hanno chiesto i Bronzi per l’Expo

“Illustre Signor Ministro, in occasione dell’Expo universale di Milano, la Regione Lombardia intende rappresentare i valori più alti della civiltà artistica italiana. Milano, in questa occasione, non è soltanto il capoluogo della Lombardia ma la capitale culturale d’Italia e una delle più importanti europee. Per questo, come sono presenti i padiglioni di ogni nazione, Milano vuole presentarsi con le testimonianze universali di cui è più alto simbolo la Pinacoteca nazionale di Brera”. Così inizia la lettera al ministro Dario Franceschini del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e del critico d’arte Vittorio Sgarbi per chiedere il prestito dei Bronzi di Riace. “Così – prosegue la lettera – come era accaduto a Roma più di trent’anni fa, non per ragioni spettacolari, ma per mostrare le radici più profonde della civiltà occidentale, si è pensato, e si chiede di valutare al Presidente del Consiglio e al Ministro dei Beni Culturali, di esporre i due Bronzi di Riace, che soltanto ignoranza e malafede legano esclusivamente alla Calabria. Essi sono bensì patrimonio di tutti, patrimonio nazionale e beni dello Stato”. Secondo i due firmatari della lettera i Bronzi di Riace “sono trasportabilissimi, con tutte le cautele che le opere d’arte chiedono”. E “chi si preoccupa della fragilità dei Bronzi avrebbe dovuto avere il buon senso di non sottoporli a un terzo traumatico restauro in poco più di trent’anni, tanto più inutile e pericoloso di un trasferimento. Confidando nel buon senso e nella responsabilità del ministro, non abbiamo dubbi che la richiesta di prestito verrà accolta”. Sgarbi ha stimato in “5 milioni di euro” la parte di introiti provenienti dalla vendita dei biglietti per la visita dei monumenti che potrebbe essere versato alla Regione Calabria, a titolo di compensazione. Chi è contrario al trasferimento a Milano delle statue, come l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno, secondo Sgarbi ha delle “motivazioni terzomondiste. È come se dicessero: ‘Noi vogliamo bene alla Calabria, per favore andate a Reggio’. Sono convinto che tra otto mesi Del Corno mi dirà che ho avuto una bella idea. Ci vuole un po’ di tempo”. Secondo Sgarbi “è bizzarro pensare che un visitatore dell’Expo, già stremato da Rampello, Maroni e Sgarbi, prenda un treno e vada a Reggio. ‘Mi dicono che in un paesino che si chiama Reggio ci sono delle statue di bronzo’: questo è quello che pensa uno che viene da Sydney. Li devi prendere a calci nel sedere per farli arrivare a Reggio, i visitatori”.

Nuccio Schepis durante i restauri dei Bronzi di Riace

Nuccio Schepis durante i restauri dei Bronzi di Riace

“A mio avviso sarebbe meglio non farli viaggiare”, interviene Nuccio Schepis, uno dei restauratori dei Bronzi di Riace, a proposito della querelle innescata da Vittorio Sgarbi sulla possibile “partecipazione” dei Bronzi all’Expo di Milano. “Le recenti radiografie hanno dimostrato che i Bronzi di Riace sono pieni di microfratture. Sono meravigliosi vecchi di oltre 2mila anni. Sarebbe meglio non muoverli da Reggio Calabria. Perché non è detto che non possano giungere a Milano dal museo nazionale Archeologico di Reggio Calabria, ma ci sono dei rischi e tutto questo è inconfutabile. Sono come delle persone anziane con problemi alle ossa. Possono rompersi, sfaldarsi, piegarsi. E il guaio sarebbe poi irreparabile”. Schepis poi ricorda che al museo Archeologico di Reggio Calabria possono entrare, per visitare i Bronzi di Riace, al massimo 20 persone per volta. “I Bronzi sono super protetti, super sorvegliati, monitorati quotidianamente per quelle loro “microfessurazioni”. Ma non è sempre facile esaudire le numerose richieste dei visitatori. I gruppi di 20 persone che entrano per i Bronzi di Riace devono attraversare varie sale. In una di queste – spiega il noto restauratore – per precauzione vengono aspirate, per esempio, polveri e tutto quello che potrebbe danneggiare i Bronzi che ‘vivono’ grazie alla creazione di un microclima realizzato ad hoc. Non prevedo folle di visitatori a Milano anche per questo problema”. Schepis infine sottolinea che i Bronzi sono opere rare, nel mondo ce ne sono solo 5. “Potrebbe anche non succedere nulla a Milano – spiega ancora- Ma già solo il viaggio sarebbe un’operazione complessa e delicata proprio per la loro estrema fragilità e debolezza. E poi, non nascondiamocelo, il museo vive con i Bronzi. Perché toglierli a una città, di cui sono il vanto, l’orgoglio?», si domanda.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini affiderà a una commissione la risposta definitiva

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini affiderà a una commissione la risposta definitiva

“Legittimo il dibattito sull’opportunità di portare all’Expo i Bronzi di Riace, ma la priorità è stabilire se possono viaggiare altrimenti discutiamo a vuoto”, taglia corto il ministro Franceschini annunciando che sarà una “commissione di esperti interni ed esterni al Mibact a decidere se i Bronzi si possono trasportare”. “Una commissione è fattibile”, interviene la soprintendente ai Beni archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi, da cui dipende il museo archeologico di Reggio Calabria in cui le due statue sono ospitate. “Ma gli esperti si devono misurare su questi dati di fatto che sono emersi dalle campagne di restauro. Da tutte le relazioni dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro fatte dopo le campagne di restauro di questi anni emerge infatti in grande evidenza la fragilità strutturale dei Bronzi di Riace. “Hanno delle microfessurazioni – ricorda – che rendono la struttura molto vulnerabile. Sono state fatte anche prove scientifiche con una campagna gammagrafica che è una sorta di radiografia e da questi accertamenti è stata confermata la vulnerabilità strutturale dei Bronzi. Le due statue, poi, sono molto sensibili all’ambiente tanto che nel museo di Reggio Calabria sono conservate in una sala climatizzata. Dalle ultime indagini fatte – conclude – è emersa anche una vulnerabilità delle due statue dal punto di vista chimico. Questi sono tutti dati oggettivi che non possono essere trascurati e che una eventuale commissione dovrà tenere in considerazione prima di decidere su un eventuale trasporto. C’è poi anche un aspetto di carattere sociale, perché la Calabria da sempre identifica nei Bronzi di Riace la massima espressione archeologica di tutto il territorio regionale”.

Il Satiro Danzante dopo aver girato per il mondo ora è tra i beni inamovibili del museo di Marsala

Il Satiro Danzante dopo aver girato per il mondo ora è tra i beni inamovibili del museo di Marsala

Immediata la replica di Sgarbi che – fa notare – “poiché il ministero ha una struttura verticistica, se il soprintendente ai beni archeologici della Calabria è contrario e il ministro favorevole, il trasporto si deve fare”. Poi torna sui Bronzi. “Il luogo dove l’opera d’arte sta è altra cosa da quello che l’opera è. Le nostre richieste sui Bronzi hanno generato reazioni scomposte e selvagge. I Bronzi di Riace sono stati trovati nel relitto di una nave che è naufragata al largo delle coste della Calabria, ma avrebbe potuto naufragare altrove. Stanno in Calabria per un motivo di natura legislativa. I Bronzi di Riace come valori di civiltà arrivano a Milano non contro Reggio Calabria, ma per portare la Calabria a Milano. Noi ribadiamo questa richiesta con la Calabria e per la Calabria”. Secondo Maroni e Sgarbi “ogni opera d’arte è fragile e chiede di essere conservata con prudenza, ma l’argomento applicato ai Bronzi è un’evidente menzogna di chi diffonde terrorismo, fingendo di ignorare la dimostrata resistenza sott’acqua, esposti a ogni rischio, di quei Bronzi che sono trasportabilissimi con tutte le cautele che le opere d’arte richiedono. I Bronzi non sono certo più fragili del Satiro danzante di Mazara del Vallo, dei cui movimenti nessuno si è preoccupato e che non ha avuto alcun danno”. Perciò la Regione Lombardia “nel chiedere responsabilmente questo prestito ha già condotto tutte le verifiche sulla fattibilità della trasferta e chiede che, della commissione che dovrà valutare i rischi, sia chiamato a far parte Bruno Zanardi, illustre restauratore che fu devoto allievo di Giovanni Urbani e che insegna all’Università di Urbino”.

Uno dei due Guerrieri adagiato durante i restauri

Uno dei due Guerrieri adagiato durante i restauri

Ma l’idea della commissione proprio non va giù a Francesco Alì e Pasquale Amato (Comitato per la Valorizzazione e la Tutela dei Bronzi di Riace), “È una sceneggiata quella messa in piedi dal ministro Franceschini che ha dichiarato di aver bisogno di esperti esterni al ministero per sapere se i Bronzi di Riace possano viaggiare o meno, con essa egli ha offeso e umiliato le relazioni scientifiche degli ultimi 40 anni redatte da soprintendenti, restauratori, esperti Iscr ed Enea che hanno già decretato la massima fragilità delle due statue che, in caso di spostamenti anche minimi, rischiano il danneggiamento irrimediabile e addirittura la distruzione”. Poi rincarano la dose: “O il ministro ha già deciso, nei fatti, di portare a Milano le delicate statue per promuovere un piano che mira solo a monetizzare a favore della Lombardia l’Expo, abbandonando il Mezzogiorno e il resto d’Italia, o piuttosto non è in grado di svolgere il ruolo che il suo mandato richiede: valorizzare il patrimonio ma preservandolo dal rischio altissimo della sua distruzione”. Secondo Alì e Amato “un serio programma per l’Expo 2015 non può ridursi a una processione di visitatori nella ricca Milano, lasciando il resto del Paese, Reggio e la Calabria in primis, non solo isolate dal resto dello Stivale, in termini di servizi e trasporti, ma anche svuotati del loro potere attrattivo che consiste soprattutto nei propri tesori”. I promotori del Comitato per la valorizzazione dei Bronzi di Riace e del museo Magna Grecia di Reggio Calabria chiedono che il ministro risponda “a chi chiede trasparenza sulle operazioni poco chiare che si stanno evidentemente realizzando per uno spostamento dei Bronzi che sembra già deciso a tavolino. Se non è così si chiarisca in quale considerazione il ministro abbia i propri esperti e i propri tecnici e soprintendenti, il cui parere, a quanto pare, per Franceschini vale meno del parere di un passante o del «capriccio» di un governatore leghista”.

La sala asettica che ospita i Bronzi di Riace nel museo nazionale Archeologico di Reggio Calabria

La sala asettica che ospita i Bronzi di Riace nel museo nazionale Archeologico di Reggio Calabria

La parola torna alla politica. “Con cadenza sempre più frequente, la querelle attorno allo spostamento dei Bronzi di Riace torna a sconvolgere la cronaca di Reggio e della sua provincia”, stigmatizza Pierpaolo Zavettieri, capogruppo Socialisti Uniti – Psi nella Provincia di Reggio Calabria. “Dopo le Olimpiadi di Atene e il G8, adesso tocca all’Expò 2015, che si celebrerà a Milano, rivendicare la presenza dei «due guerrieri». Personalmente, ritengo corretta la posizione della soprintendente ai beni archeologici, Simonetta Bonomi. La motivazione non è affatto di carattere campanilistico, bensì tecnico. La lamina di bronzo, presente all’interno delle due antichissime sculture, è vuota e il rischio di causare danni irreparabili alle due statue, patrimonio dell’umanità, non può essere sottovalutato. Lo stesso ministro Franceschini può legittimamente costituire una commissione di esperti, benché appaia superflua anche in virtù dei pareri tecnici già forniti. Piuttosto, a mio avviso, occorrerebbe puntare a veicolare l’immagine dei Bronzi di Riace. Per Zavattieri, superata la fase della clonazione, che destò molte polemiche, “i due guerrieri potrebbero essere presenti all’Expò, ma attraverso la via cibernetica”. E precisa: “La mia proposta è che venga allestito un apposito padiglione al cui centro possa essere proiettato, in 3D, l’ologramma delle due statue, accompagnato da apposita contestualizzazione storica. Questo potrebbe essere l’inizio di una politica in grado di diffondere l’immagine dei Bronzi, portando indotto alla Calabria sia per ciò che concerne i beni culturali che per quanto riguarda l’economia locale. Non è una novità, tutti i musei più importanti lo fanno con le grandi opere, sarebbe il caso di cominciare a pensarlo anche alle nostre latitudini”.

I Bronzi di Riace sono il simbolo della Calabria: dopo i restauri sono stati sconsigliati i trasferimenti delle due statue

I Bronzi di Riace sono il simbolo della Calabria: dopo i restauri sono stati sconsigliati i trasferimenti delle due statue

In ogni caso, cerca di tirare le fila del discorso Stefano Pedica del Pd, l’ultima parola spetta ai calabresi. “Lanciamo un referendum on line sul sito del Mibact per chiedere l’opinione dei calabresi sul possibile trasferimento dei Bronzi di Riace a Milano per Expo 2015. Fa bene il ministro Franceschini a proporre una commissione per stabilire se le statue sono idonee allo spostamento oppure no ma allo stesso tempo credo che sarebbe giusto consultare anche i calabresi. I bronzi di Riace sono diventati il simbolo della Calabria nel mondo e sono un patrimonio artistico che ogni anno attira migliaia di turisti in una terra tanto bella quanto sfortunata. I bronzi – conclude – sono un patrimonio universale che rappresenta la Calabria. Portarli via sarebbe come privare Roma per qualche mese del Colosseo. E poi Expo non deve essere un’opportunità solo per Milano. È un’occasione per mettere in vetrina tutti i tesori d’Italia e attirare turisti anche nelle altre Regioni”. Ma è proprio sui numeri che Sgarbi insiste per convincere il ministro. “Per i Bronzi quale percorso virtuoso migliore di farli vedere a cinque milioni di persone che non andrebbero mai a Reggio Calabria ma che il prossimo anno potrebbero tornare in Italia per vedere la Magna Grecia pensando che la Calabria non è soltanto ‘ndrangheta ma anche due capolavori. È talmente semplice. E se adesso ogni giorno incassano 840 euro d’estate e 320 d’inverno qui possono incassare 15 milioni di euro, prendiamo un milione di visitatori a 15 euro, di cui la Calabria può avere cinque milioni di euro”.

 

“Nessuno ha chiesto i Bronzi di Riace”. Il soprintendente: “A settembre riapre il cantiere. Il rinnovato museo della Magna Grecia (con i Bronzi) sarà pronto per l’Expo: i visitatori potranno venire a Reggio Calabria”

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

“Se non ci saranno intoppi, ai primi di settembre inizieranno i lavori per il completamento del Museo archeologico della Magna Grecia di Reggio Calabria, che dovrebbero concludersi in sei mesi”. Quindi in tempo per l’avvio di Expo Milano 2015: i visitatori dell’Esposizione universale potranno venire a Reggio Calabria. È questo l’annuncio più bello che si sente di fare Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria, in una settimana che ha visto i Bronzi di Riace, che del museo di Reggio e di tutta la Calabria sono il simbolo e il tesoro più famoso, al centro di una querelle nazionale dopo che Vittorio Sgarbi, nominato ambasciatore delle Belle Arti per l’Expo 2015, ha lanciato l’idea di portare i due guerrieri all’esposizione milanese. Ma “il caso Bronzi” non è stato ancor archiviato, e la “soprintendente di ferro” lo sa bene, come sa bene che non si può – nell’attuale sistema Italia – valutare l’importanza di un bene o di una istituzione culturale dalla sua redditività.

I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

“Lo spostamento dei Bronzi di Riace li espone a rischi di danneggiamenti e di perdita. È un dato di fatto”, ribadisce decisa. “E comunque nessuno ha fatto richiesta per averli”. Da Simonetta Bonomi dipende il museo archeologico di Reggio Calabria in cui le due statue sono ospitate. “Come soprintendenza lo diciamo da 30 anni che c’è questo rischio, visto che ciclicamente scoppiano le solite polemiche. La prima fu addirittura nel 1982. Evidentemente ci si dimentica che queste statue hanno 2500 anni, 2000 dei quali trascorsi sotto l’acqua. La loro struttura è fragile anche da un punto di vista meccanico e non solo chimico-fisico. Spostarli vuol dire assumersi una grande responsabilità. A Reggio Calabria sono ospitati in una sala con un micro clima controllato per l’umidità e la temperatura, poggiati su basi antisismiche e con un filtraggio dei visitatori. Per spostarli occorrerebbero mezzi speciali e particolari accorgimenti nelle sale in cui dovessero essere ospitati. Ed i rischi ci sarebbero lo stesso. La corrosione ciclica, conosciuta come cancro del bronzo, può essere innestata anche da un piccolo incidente climatico. Ed una volta partita, la corrosione è difficile da fermare perché all’inizio si manifesta all’interno, quindi più difficilmente individuabile”. E comunque – è l’opinione del soprintendente – “l’Expo non è Milano, ma un’iniziativa che punta a valorizzare l’immagine di tutta l’Italia”.

Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria

Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria

Simonetta Bonomi interviene anche sulla redditività dei Bronzi: “È inaccettabile fare un discorso economico sui Bronzi. Un museo non nasce per fare cassa, ma per fare cultura. Non è una fabbrica di bulloni. Certo, se poi gli incassi ci sono è meglio, ma un museo non nasce per quello. Tra l’altro, i limiti di età per accedere gratis al museo non li stabiliamo noi ma sono decisi dal Ministero. E comunque a luglio è andata molto bene. Abbiamo avuto 16640 visitatori e non c’è stata una flessione di paganti. Tanto che, al netto degli oneri di concessione, restano 42mila euro netti, che significa 1500 euro al giorno con punte di 2000”.

 

In sei mesi 98mila visitatori a Reggio Calabria per i soli Bronzi. Petizione on-line “Proteggiamo i Bronzi di Riace dall’Expo”. Senza i guerrieri il museo della Magna Grecia chiude

Il Comitato Bronzi-Museo ha lanciato una petizione on-line "Proteggiamo i Bronzi di Riace"

Il Comitato Bronzi-Museo ha lanciato una petizione on-line “Proteggiamo i Bronzi di Riace”

“Proteggiamo i Bronzi di Riace” da chi l’anno prossimo li vuol portare all’Expo di Milano. È il mantra del Comitato per la Valorizzazione e la tutela dei Bronzi di Riace e del museo nazionale della Magna Grecia che invita a firmare la petizione “Proteggiamo i Bronzi”, lanciata in collaborazione con Firmiamo.it e Socialbombing.org, alla quale hanno già aderito migliaia di cittadini tra cui Gherardo Colombo, Marcelle Padovani, Pino Aprile, Cinzia Dal Maso, Celeste Costantino, 99 Posse. “A proposito dell’ennesimo attacco da parte della coppia Maroni-Sgarbi per i Bronzi all’Expo di Milano il Comitato Bronzi-Museo denuncia l’ennesima infamante e razzistica offensiva finalizzata a togliere al prestigioso museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria i suoi due Beni Identitari e Inamovibili – scrive il Comitato -. Si tratta di un’offensiva grave che non tiene conto del fatto che i Bronzi sono appunto Beni Identitari e Inamovibili del loro museo. Senza di loro – prosegue – esso perderebbe la più ragguardevole forza attrattiva e ne riceverebbe un ulteriore danno l’intera economia calabrese e meridionale già disastrata. Un esempio lampante di questa idea disastrosa è stato l’invio all’estero del Satiro Danzante di Mazara del Vallo: un fallimento totale, con un drastico calo di visite al museo che lo custodiva e senza i milioni di turisti in più strombazzati come prospettiva per la Sicilia”.

Visitatori nella sala che accoglie i Bronzi di Riace al museo della Magna Grecia

Visitatori nella sala che accoglie i Bronzi di Riace al museo della Magna Grecia

Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria

Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria

“Da cinque anni sono perseguitata da questa storia. Io non vedo qual è il problema. È la Calabria?”, è il commento amaro del soprintendente ai Beni archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi, che torna a difendere i Bronzi di Riace, esposti dal dicembre scorso dopo un lungo restauro al museo nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria, ponendo l’accento sui numeri soddisfacenti di visitatori e sottolineando che l’Expo, vetrina per l’intera Italia, dovrebbe essere in grado di portare turismo anche in Calabria, senza che sia necessario spostare i Guerrieri a Milano. “Posso dimostrare che i numeri di visitatori a Reggio Calabria sono mediamente buoni. Nei primi sei mesi del 2014 ci sono stati 98mila visitatori. Negli ultimi mesi del 2009, prima che venissero portati al restauro, erano 68mila, e nei primi mesi del 2010 a palazzo Campanella ci sono stati 48mila visitatori», spiega il soprintendente. L’obiettivo è di arrivare a 240mila visitatori, pur tenendo conto che l’accesso alla sala dove sono esposti è contingentata perché è necessaria una sosta in un ambiente con condizioni particolari per una ventina di minuti. “Questi numeri, tra l’altro – precisa Bonomi – sono stati realizzati con il museo non ancora allestito completamente. La gente cioè è venuta a vedere soltanto i Bronzi”. Per il completamento del museo nazionale bisognerà aspettare almeno febbraio “se è vero che la consegna del cantiere sarà il primo settembre”.

I Bronzi di Riace sono il simbolo del Museo della Magna Grecia e di Reggio Calabria

I Bronzi di Riace sono il simbolo del Museo della Magna Grecia e di Reggio Calabria

La sola ipotesi di spostare i Bronzi a Milano rappresenta per il Comitato “un’offensiva grave che non tiene conto neanche del fatto che i Bronzi di Riace sono estremamente fragili. E la fragilità renderebbe altamente prevedibile il loro danneggiamento e la loro frantumazione in caso di sollecitazioni anche minime. Per questo il Comitato si augura che siano in molti nel Nord a condividere l’affermazione piena di buon senso dell’architetto milanese Stefano Boeri (“Problemi tecnici a parte, trovo più bello che i visitatori partano da Milano per andare a vedere i Bronzi a Reggio. Milano dovrebbe essere non solo la sede di Expo ma anche il volano per un viaggio in Italia”). Dopo 153 anni dal 1861 sarebbe una scossa nei confronti di coloro – e sono numerosi – che non riescono ancora ad accettare l’idea che la Calabria e il Sud possano custodire e valorizzare beni artistici di valore universale”. Proprio sull’Expo taglia corto Simonetta Bonomi che di trasferimenti dei Guerrieri a Milano non vuol sentire parlare: “L’Expo è una vetrina per tutta l’Italia, Milano deve essere capace di mandare gente ovunque nel Paese”. Il Ministero dei Beni culturali intanto sta organizzando iniziative e programmi di valorizzazione anche dell’area del bergamotto, nella zona meridionale del Reggino, in occasione dell’esposizione universale. Un prodotto dalle proprietà eccezionali, usato nella cosmesi e in campo farmacologico, che si unisce alle bellezze culturali e archeologiche che rendono unica la Calabria.

I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

I tecnici, nei lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono molto fragili

A dar man forte ai difensori dei Bronzi è intervenuto anche il consigliere regionale di Forza Italia, Gesuele Vilasi, facendo il punto della situazione. “Primo riscontro ufficiale: i Bronzi di Riace sono stati visitati negli ultimi sei mesi da 98mila persone. Seconda questione: le statue presentano, secondo quanto rilevato dai tecnici, numerose microfratture che ne possono pregiudicare ulteriormente la loro integrità. Terza questione: muovere da Reggio Calabria i Bronzi, significa chiudere il museo nazionale della Magna Grecia, in questa fase, tra l’altro, interessato da una ristrutturazione che ne permette un utilizzo parziale”.

Vittorio Sgarbi, ambasciatore delle Belle arti, vuole portare i Bronzi di Riace a Milano per Expo 2015

Vittorio Sgarbi, ambasciatore delle Belle arti, vuole portare i Bronzi di Riace a Milano per Expo 2015

Gabriele Vilasi, consigliere regionale di Forza Italia

Gabriele Vilasi, consigliere regionale di Forza Italia

Sul piano politico – assicura Vilasi – è chiaro che Fi è ufficialmente contraria alla trasferta dei Bronzi per l’Expo 2015. “Chiarito questo, ritengo assolutamente fuori controllo “l’intemerata” del prof. Vittorio Sgarbi, condita dai pregiudizi sulla ndrangheta e sui calabresi. La Calabria è terra difficile, ma al suo interno vivono migliaia di persone che ancora non hanno ceduto al ricatto della delinquenza organizzata, anzi, si rivolgono a gran voce allo Stato di attrezzare adeguatamente sul piano del contrasto e della prevenzione sociale, una forte azione di recupero del territorio e dell’agibilità civile”. “La cultura –conclude – non è un’esigenza soltanto del prof. Sgarbi, ma un bisogno di tutti i cittadini, soprattutto i calabresi, che con il loro potenziale di testimonianze archeologiche e paesaggistiche, possono davvero scrivere pagine nuove per attrarre visitatori e turisti e ridare alla società civile quella passione per la libertà, la sola che alimenta l’orgoglio di sentirsi cittadini e non sudditi. Mi auguro che le parole del prof. Sgarbi non siano state il classico ‘sasso in piccionaia’ giusto per testare la reazione della nostra regione, perché vorrebbe dire che i calabresi necessitano di vivere sotto tutela e sempre disponibili alle scelte altrui. Non è questa la strada per incontrarci: anzi, il tentativo di sottrarci una delle pochissime risorse come i Bronzi di Riace, costituirebbe davvero un atto di straordinaria arroganza verso cui dovremmo reagire adeguatamente”.

 

Sgarbi, ambasciatore delle Belle arti: “Portiamo i Bronzi di Riace all’Expo Milano 2015”. E la Calabria si divide tra contrari e favorevoli

Vittorio Sgarbi, ambasciatore delle Belle arti, vuole portare i Bronzi di Riace a Milano per Expo 2015

Vittorio Sgarbi, ambasciatore delle Belle arti, vuole portare i Bronzi di Riace a Milano per Expo 2015

Non c’è pace per i Bronzi di Riace. Troppo famosi, troppo eccezionali per essere lasciati tranquilli nella loro nuova “casa” creato a Palazzo Piacentini di Reggio Calabria, il museo di quella Magna Grecia dove, 2500 anni fa, finirono tragicamente il loro viaggio dalla madre patria. Ma l’Expo Milano 2015 è occasione troppo ghiotta perché non venga in mente di “coinvolgere” i Bronzi con qualche incarico di “alta rappresentanza”. È successo qualche giorno fa quando il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha “arruolato” l’ex sottosegretario e critico d’arte Vittorio Sgarbi fra gli ambasciatori (‘alle belle arti’) della Regione Lombardia per l’Expo del 2015 a Milano col compito di progettare un’offerta culturale per i 20 milioni di visitatori attesi in città. Fra le idee condivise con Maroni, la richiesta di portare a Milano per i 6 mesi dell’Expo i Bronzi di Riace, che sono “ostaggio della ‘ndrangheta” rappresentata dagli interessi delle istituzioni locali, magari “in cambio di due Caravaggio” del fondo gestito dal ministero dell’Interno.

I Bronzi di Riace sono il simbolo della Calabria: dopo i restauri sono stati sconsigliati i trasferimenti delle due statue

I Bronzi di Riace sono il simbolo della Calabria: dopo i restauri sono stati sconsigliati i trasferimenti delle due statue

E subito è montata la polemica tra favorevoli (al momento in minoranza) e contrari. “L’affermazione del prof.Vittorio Sgarbi, secondo cui i Bronzi di Riace sono inamovibili da Reggio Calabria perché ‘ostaggio della ndrangheta’, lascia sbigottiti”, è il primo commento di Francesco Talarico, presidente del Consiglio regionale della Calabria. “Sono sinceramente sprovvisto di conoscenze tecniche circa la possibilità di muovere i Bronzi dai loro piedistalli. Considerato, però, l’intenso lavoro di oltre quattro anni da parte dei tecnici della soprintendenza archeologica della Calabria e dell’Istituto centrale per il Restauro nell’apposita sala allestita a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale, da cui è emersa l’estrema fragilità dei due capolavori dell’antica Grecia, dovremmo seriamente riflettere prima di lanciare idee, senza dubbio straordinarie, ma, evidentemente, prive di praticabilità. Voglio inoltre ribadire che le due statue, per come confermato dagli studi, presentano numerose microfratture che ne sconsiglierebbero fermamente lo spostamento”. E Jole Santelli, deputata calabrese di Forza Italia, rincara la dose: “Chi vuole vedere i Bronzi di Riace prenda l’aereo e venga in Calabria. L’esposizione universale dovrebbe essere un’occasione di sviluppo per l’intero Paese, in particolare per il turismo, e non solo per la Lombardia. Oltretutto, è noto che un trasferimento rischierebbe di danneggiare i Bronzi, estremamente fragili. Quindi mi sembra del tutto superfluo parlarne. La verità è che ciclicamente c’è qualcuno che ci prova. Si rassegnino: i Bronzi sono qui, in Calabria”. Dello stesso tono l’intervento di Giuseppe Nucera, presidente della sezione Turismo di Confindustria Reggio Calabria: “L’Expo 2015 in programma a Milano dal prossimo maggio dovrà essere l’occasione per rilanciare e valorizzare l’intero Paese, e perché no, anche la Calabria con le sue bellezze naturali, enogastronomiche e culturali, a cominciare dai Bronzi di Riace che sono e devono restare nella loro sede naturale del Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria”. Secondo Nucera “va assolutamente respinta la logica perversa, ormai sempre più di moda, di una Calabria che è sempre e solo ‘ndrangheta. Siamo stufi oltre ogni limite di queste convinzioni che non fanno altro che aggravare uno stato di difficoltà di una Regione fatta da persone per bene, già logorata da tanti altri problemi anche per colpe della ‘ndrangheta”.

I Bronzi di Riace nell'allestimento al museo archeologico della Magna Grecia a Reggio Calabria

I Bronzi di Riace nell’allestimento al museo archeologico della Magna Grecia a Reggio Calabria

Ma dalla Calabria si alzano voci in favore della proposta di Vittorio Sgarbi. “Sarebbe utile per la Calabria che i Bronzi di Riace andassero in giro a rappresentare un’idea diversa della nostra regione”, sostiene l’ex presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. «Non accetto l’esagerazione di Vittorio Sgarbi, che è persona di qualità e spesso parla per paradossi (qui questa volta la ‘ndrangheta non c’entra nulla) – aggiunge – ma sono del parere che i Bronzi debbano poter andare a Milano per Expo 2015, per evocare un’altra Calabria, diversa da quella imperante negli ultimi tempi sui media. Queste due opere d’arte rinviano invece a un secolo in cui la storia del nostro territorio era luminosa”. E se l’on. Santelli – come abbiamo visto – è assolutamente contraria allo spostamento dei Bronzi, il suo partito – Forza Italia – la pensa diversamente. Nella riunione tenutasi nella sede della Provincia di Reggio Calabria, la posizione del dipartimento Cultura di Forza Italia è chiaro: “La Calabria rappresenta per l’Italia un valore aggiunto, di tradizione, di cultura, di passioni ed energie che trovano linfa vitale e inesauribile nell’eredità della Magna Grecia”, sintetizza il responsabile nazionale Edoardo Sylos Labini. Di qui la proposta di trasferimento temporaneo dei Bronzi di Riace dalla regione Calabria verso l’Expo di Milano, per far conoscere questi e altri tesori noti e ignorati di questa grande terra e attirare i flussi turistici mondiali verso il Mezzogiorno.