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Catania. A Palazzo Ingrassia, “L’archeologia egea nell’Università Italiana. Bilanci e prospettive di una disciplina”, in presenza e on line: il primo convegno sulla storia della archeologia egea con i docenti della disciplina delle università italiane e i direttori delle missioni archeologiche in Grecia. Ecco il programma della due giorni

catania_palazzo-ingrassia_l'archeologia-egea-nell-università-italiana_bilanci-e-prospettive-di-una-disciplina-accademica_locandinaA circa 50 anni dall’inizio dell’insegnamento di egea in Italia docenti e ricercatori si riuniscono per fare il punto sugli sviluppi e le prospettive future della disciplina. Martedì 28 e mercoledì 29 gennaio 2025, a Catania il primo convegno sulla storia della archeologia egea “L’archeologia egea nell’Università Italiana. Bilanci e prospettive di una disciplina”. Appuntamento, martedì 28 gennaio 2025, alle 16, in presenza, a Palazzo Ingrassia, Aula V. La Rosa, in via Biblioteca 4 a Catania. Si possono seguire i lavori da remoto registrandosi al link https://forms.gle/zBcsixcuTwL8eMCM8. Al convegno prenderanno parte i docenti della disciplina delle università italiane e i direttori delle missioni archeologiche in Grecia per fare il punto sullo sviluppo storico dell’Archeologia Egea in Italia, le acquisizioni scientifiche raggiunte e le prospettive per il futuro.

PROGRAMMA DEL 28 GENNAIO. Alle 16, saluti istituzionali: Marina Caterina Paino, direttrice DISUM; Mauro Tulli, università di Pisa, consigliere CUN; Simona Todaro, presidente del corso di laurea magistrale in Archeologia, direttrice CEARC; 16.45, Pietro Militello (università di Catania), “Introduzione ai lavori”. Relazioni: alle 17, Pietro Militello (università di Catania), “L’archeologia egea nella Università di Catania: da Paolo Orsi a Vincenzo La Rosa”; 17.30, Simona Todaro (università di Catania), “Archeologia egea e preistoria nell’Università di Catania: il primo ventennio del XXI secolo”; 18, Massimo Cultraro (CNR-Istituto Scienze per il Patrimonio Culturale), “L’archeologia egea in Italia. Il ruolo del CNR”; 18.30, Luca Girella (università telematica internazionale UniNettuno), “L’archeologia egea nella manualistica italiana”; 19, Ilaria Caloi (università Ca’ Foscari, Venezia), “Le Civiltà Egee tra storia e archeologia”; 20.30, cena.

PROGRAMMA DEL 29 GENNAIO. Alle 9.30, Nicola Cucuzza (università di Genova), “Una Missione senza Scuola: destini delle ricerche minoiche in Italia”; 10, Luca Bombardieri (università di Siena), “Archeologia al crocevia. La preistoria e la protostoria cipriota fra problematiche e potenzialità didattiche e di ricerca sul campo”; 10.30, Gianpaolo Graziadio, Salvatore Vitale (università di Pisa), “L’archeologia egea a Pisa nel più ampio contesto delle dinamiche scientifiche nazionali e internazionali. Epistemologia di una disciplina tra passato, presente e futuro”; 11, Maria Emanuela Alberti (università di Firenze), “Una vita in bilico: lo studio delle Civiltà Egee tra ristrettezze disciplinari e normative”; 11.30, pausa caffè; 12, Elisabetta Borgna (università di Udine), “Gli studi egei presso le università di Trieste e Udine”; 12:30, Filippo Carinci (università Ca’ Foscari, Venezia), “Gli studi egei presso l’università Ca’ Foscari di Venezia”; 13, Dario Puglisi (università di Catania), “Archeologia egea: apologia di una disciplina”; 13.30, pausa pranzo; 15, interventi programmati; 16, discussione e conclusioni.

Ispica (Rg). Nelle acque di Santa Maria del Focallo scoperto un relitto arcaico risalente al VI-V secolo a.C., insieme a quattro ancore litiche e due in ferro, che testimonia i commerci tra Grecia e Sicilia

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Rilievi del relitto di VI-V secolo a.C. scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo nel Comune di Ispica (Rg) (foto regione siciliana)

Un relitto arcaico risalente al VI-V secolo a.C., insieme a quattro ancore litiche e due in ferro, è stato scoperto a dicembre 2024 nelle acque di Santa Maria del Focallo, nel Comune di Ispica nel ragusano, durante una campagna di scavi subacquei condotta dal dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.

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Una delle anfore in ferro scoperte a pochi metri dal relitto di Ispica (foto regione siciliana)

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Una delle anfore litiche scoperte a pochi metri dal relitto di Ispica (foto regione siciliana)

Il relitto è stato rinvenuto a sei metri di profondità, sepolto da sabbia e massi. Lo scavo ha rivelato uno scafo costruito con la tecnica “su guscio”, caratterizzato da tavole del fasciame collegate tramite incastri (tenoni e mortase) che conferivano alla struttura una funzione autoportante. A pochi metri dal naufragio sono stati individuati due nuclei di ancore: due in ferro del tipo a “T” rovesciata, probabilmente risalenti al VII secolo d.C., e quattro litiche, di probabile epoca preistorica.

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Rilievi del relitto di VI-V secolo a.C. scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo nel Comune di Ispica (Rg) (foto regione siciliana)

La segnalazione del sito alla soprintendenza del Mare era stata fatta nel 2022 da Antonino Giunta, che con l’associazione BCsicilia aveva elaborato una mappa 3D dell’area. La campagna di scavi, durata tre settimane e conclusa nello scorso mese di settembre, ha visto il coinvolgimento del Nucleo sommozzatori della Guardia Costiera di Messina e della Capitaneria di Porto di Pozzallo, che hanno garantito supporto tecnico e logistico alle operazioni. Grazie alla fotogrammetria subacquea, è stato possibile generare un modello tridimensionale del relitto, mentre i campioni prelevati consentiranno ulteriori analisi paleobotaniche per approfondire lo studio dei materiali utilizzati.

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Lo scafo del relitto di VI-V secolo a.C. scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo nel Comune di Ispica (Rg) (foto regione siciliana)

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Il tream impegnato nelle ricerche subacquee nell’ambito del progetto “Kaukana Project” (foto regione siciliana)

Questa attività di ricerca è stata condotta nell’ambito del “Kaukana Project”, alla sua quinta campagna di scavo effettuata come approccio integrato per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale sommerso. Il progetto, nato nel 2017, prosegue con l’obiettivo di ricostruire il paesaggio costiero e sommerso lungo il litorale compreso tra Ispica, Kaukana e Kamarina, in collaborazione con l’università di Udine e prestigiosi enti di ricerca italiani e internazionali.

 

Aquileia. Bilancio campagna 2024: nuove scoperte alle Grandi Terme, dalla grande abside del frigidarium alle statue, alle colonne colossali. Gli archeologi dell’università di Udine hanno anche anticipato all’inizio del IV secolo d.C. la costruzione del maestoso complesso termale

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Grandi terme di Aquileia, scavi archeologici dell’università di Udine: la grande abside del frigidarium, vista dal drone (foto uniud)

Un’abside (ambiente semicircolare) monumentale di circa 30 metri di ampiezza, una decina di parti di statue di divinità e di imperatori, o alti dignitari, e frammenti di colonne, tra cui una colossale del cosiddetto marmo africano (l’odierna Turchia). Sono le principali scoperte fatte nell’area delle Grandi Terme di Aquileia dagli archeologi dell’università di Udine nell’ultima campagna di scavi. Gli studiosi dell’ateneo friulano hanno inoltre scoperto che la costruzione del complesso è iniziata intorno al 300 d.C., cioè almeno un decennio prima di quanto finora ipotizzato. E questo grazie all’analisi radiocarbonica di un palo di ontano utilizzato dai romani per la bonifica dell’area al momento della costruzione dell’edificio e portato alla luce durante gli scavi. La missione è condotta su concessione ministeriale, in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione scientifica e il supporto finanziario della Fondazione Aquileia. Le ricerche sono condotte da un team di archeologi del dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’università di Udine guidato da Matteo Cadario, insieme a Marina Rubinich e Antonio Dell’Acqua, e con la collaborazione scientifica della Fondazione Aquileia e del suo direttore, Cristiano Tiussi. Agli scavi hanno partecipato anche 35 studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale dell’Ateneo e della Scuola di specializzazione in beni archeologici. La presenza dell’Ateneo friulano alle Grandi Terme è ormai consolidata da oltre due decenni. Le prime ricerche infatti risalgono al 2002. Nelle campagne di scavo annuali, in concessione ministeriale, si sono formati oltre 700 studenti di archeologia che hanno potuto acquisire i crediti di tirocinio previsti dal loro percorso di studio. Dal 2016, anno della prima concessione di scavo dal Ministero, allora dei beni e delle attività culturali, fu avviata una nuova e proficua collaborazione con la Soprintendenza e con la Fondazione Aquileia, che aveva appena acquisito l’area in gestione, e che partecipa attivamente alla progettazione dei nuovi interventi di scavo e alla loro valorizzazione.

“Le novità portate alla luce nella campagna 2024 sono di valore straordinario sia per lo stato di conservazione delle strutture che per il significato dei reperti rinvenuti per la ricostruzione della funzione dell’edificio”, sottolinea il direttore degli scavi Matteo Cadario. Nel corso dei 23 anni di scavo dell’area, iniziato nel 2002, l’Ateneo friulano sta progressivamente mettendo in luce la grandiosità e lo sfarzo delle Grandi Terme, confermando anche l’importanza strategica di Aquileia durante l’impero romano. “Le evidenze emerse e i nuovi dati acquisiti grazie agli scavi dell’università di Udine”, dichiara la soprintendente, Valentina Minosi, “dimostrano l’importanza della collaborazione proficua che si è da anni instaurata fra Università e Soprintendenza e che si esplicita attraverso l’affidamento in concessione delle attività di scavo da parte del Ministero della cultura e attraverso il costante confronto fra le Istituzioni sulle indagini conoscitive svolte e per assicurare le attività di tutela”.

LA GRANDE ABSIDE DEL FRIGIDARIUM. La scoperta dell’abside di 30 metri, muri compresi, è avvenuta nell’area del percorso balneare delle terme. Era infatti aperta sulla grande aula del frigidarium (la zona destinata ai bagni in acqua fredda). Pavimentata in lastre di marmo e di calcare, l’abside chiude a est l’asse centrale delle terme. Trova una perfetta corrispondenza nella più piccola abside del calidarium (la zona destinata ai bagni in acqua calda), larga 15 metri, situata sul lato opposto e messa in luce tra il 2021 e il 2023. Le fondazioni dei muri dell’abside, larghe più di 5 metri, dovevano sostenere un imponente alzato a più piani che doveva contenere nicchie per statue e serviva anche da facciata monumentale delle terme verso la città di Aquileia. “È una novità eccezionale”, spiega il professor Cadario, “che conferma ulteriormente lo splendore e la maestosità dell’edificio e consente di comprenderne meglio la pianta. Come si comprende dai confronti con le terme Erculee di Milano e con le Kaiserthermen di Trier, il modello è caratteristico delle terme imperiali di età tetrarchica, ossia costruite tra il 293 e il 305 d.C., quando l’impero fu governato da quattro imperatori”.

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Frammento di statua togata proveniente dalle Grandi Terme di Aquileia, scoperta nella campagna 2024 (foto uniud)

LE STATUE E LA COLONNA. Nel corso dello scavo è stata scoperta anche una decina di frammenti di statue di epoche diverse. Le statue furono riunite all’inizio del IV secolo d.C. per ornare adeguatamente il frigidarium, che si presentava quindi come la sala più splendida dell’edificio. Spiccano due parti di statue maschili in toga, una in origine colossale, e una statua con indosso la corazza di dimensioni pari al vero, probabilmente raffiguranti in origine imperatori o alti dignitari. Ma sono stati trovati anche alcuni frammenti di statue di divinità, tra cui la parte inferiore di un Esculapio, dio della medicina, e una probabile statuetta di Giove con egida (la pelle della capra Amaltea che il dio usava come mantello). Sono stati portati alla luce anche diversi elementi dell’architettura dell’edificio, che spesso dovevano essere stati recuperati da edifici più antichi per essere riusati. “Il frigidarium doveva ospitare colonne colossali di marmo africano”, commenta Antonio Dell’Acqua, “e basi riccamente decorate, simili a quelle impiegate nelle terme inaugurate da Caracalla a Roma nel 216 d.C.”. Dalla stessa zona proviene anche la statua di Diomede scoperta dagli archeologi dell’Ateneo friulano nel 2003 a conferma della ricchezza dell’arredo scultoreo che contribuiva a trasformare le terme imperiali tardoantiche in “musei”. Le indagini proseguiranno anche nel settore dove sorgeva il caldarium e nel settore corrispondente a una serie di ambienti di più fasi adiacenti il corpo centrale nella zona Nord-Est dell’edificio.

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Grandi Terme di Aquileia: campagna di scavo 2024, veduta da drone dell’abside del calidarium (foto uniud)

Retrodatato l’inizio della costruzione. Gli archeologi dell’università di Udine hanno anche scoperto che i lavori di costruzione delle Grandi Terme sono iniziati probabilmente all’inizio del IV secolo d.C. anziché diversi decenni più tardi. “Abbiamo fatto analizzare al carbonio 14”, racconta Marina Rubinich, “un palo di ontano che abbiamo scoperto effettuando un carotaggio nell’area dell’abside del frigidarium, e che era stato utilizzato dai romani per bonificare la zona prima di costruire il muro”. La costruzione dell’edificio iniziò quindi al tempo di Massimiano e Diocleziano, i due Augusti che abdicarono nel 305 d.C. Costantino, che conquistò Aquileia nel 312 d.C., potrebbe quindi aver solo completato l’opera, prima del 325, appropriandosi però del merito e intestandosi le terme.

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: fotopiano dell’abside del frigidarium (foto uniud)

La collaborazione con Fondazione Aquileia. “L’area delle Grandi Terme non smette di rivelare nuovi e importanti tasselli della sua affascinante storia grazie all’impegno congiunto dell’università di Udine e della Fondazione Aquileia sancito da un accordo di collaborazione scientifica ed economica”, affermano il presidente Roberto Corciulo e il direttore Cristiano Tiussi. “La prosecuzione e l’ampliamento delle ricerche archeologiche nelle aree conferite dal ministero della Cultura rappresentano una fonte inesauribile di conoscenza e costituiscono perciò una delle linee strategiche fondamentali della Fondazione Aquileia verso la costituzione del parco archeologico”, spiegano Corciuolo e Tiussi. “Il Piano strategico degli interventi, approvato ad aprile 2024, definisce anche per il prossimo quinquennio un sostanzioso impegno economico per le indagini in collaborazione con le Università – evidenziano i vertici della Fondazione –. Nel caso specifico, abbiamo inteso intraprendere programmaticamente nel Piano i passaggi preliminari per l’apertura al pubblico dell’area delle Grandi Terme, la più vasta tra quelle conferite dal ministero della Cultura alla Fondazione Aquileia con i suoi 8 ettari di estensione. Essa include – spiegano Corciulo e Tiussi – due complessi monumentali di primaria importanza nell’urbanistica aquileiese, le terme e il teatro, e inoltre si collega a due aree già aperte al pubblico, il decumano di Aratria Galla con le mura altomedievali e il Sepolcreto. Due distinti itinerari attraverseranno questa zona: uno più prettamente archeologico, l’altro di carattere naturalistico collegato alla storica Roggia del Mulino, della quale stiamo trattando con il Demanio il conferimento e la gestione. Così come per lo scavo del vicino teatro, la collaborazione con l’università di Udine – sottolineano infine Corciulo e Tiussi – pone anche le basi per pensare concretamente alla futura valorizzazione del complesso termale, di cui nel progetto scientifico allegato all’accordo di programma si è inteso prima di tutto determinare le considerevoli dimensioni. L’emozionante scoperta dei numerosi frammenti di statue avvenuta quest’anno, oltre a quella già nota dei bellissimi mosaici, rendono la sfida ancor più affascinante”. 

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: colonna colossale in marmo africano (foto uniud)

Il contesto storico. Le Grandi Terme di Aquileia, o Thermae felices Constantinianae, come sono chiamate nell’iscrizione di una base di statua di Costantino rinvenuta nell’area, erano state realizzate in una città che era uno dei porti principali del Mediterraneo e una delle nuove residenze imperiali. In età tetrarchica l’impero era stato infatti suddiviso tra quattro imperatori, due Augusti e due Cesari. Gli imperatori cessarono di abitare a Roma, scegliendo altre città, tra cui Aquileia, come loro sedi e dotandole degli edifici adeguati al prestigio di una “capitale”. “La collocazione delle terme nello spazio dell’ampliamento della città protetto dalle nuove mura tardoantiche”, sottolinea Cadario, “prova inoltre la volontà imperiale di beneficare l’otium della popolazione aquileiese, dotandola di una magnifica struttura termale, come avvenne anche a Milano, Trier, Arles, Antiochia e poi Costantinopoli”.

Gli scavi dell’università di Udine, ricollegandosi a quelli condotti dalla locale Soprintendenza archeologica nel corso del ‘900, hanno permesso di ricostruire un edificio “fuori scala” anche per una città importante come Aquileia. Un complesso con elevati superiori a 10 metri e un corpo centrale di circa 10000 metri quadrati di estensione e un fronte di ben 138 metri, paragonabile quindi solo alle grandi terme imperiali costruite a Roma e nelle altre nuove “capitali”. Come di norma nelle terme imperiali, l’edificio era organizzato intorno a un asse centrale di più di 90 metri di lunghezza, formato dalle sale che offrivano bagni in acque di temperature diverse (caldariumtepidarium e frigidarium) secondo il modello di pratica balneare tipico del mondo romano.

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: pavimento dell’abside in lastre di pavonazzetto (foto uniud)

Il fulcro dell’edificio era l’enorme frigidarium pavimentato in lastre di marmi colorati, affiancato da due grandi spogliatoi (apodyteria), a nord e a sud, con raffinati pavimenti musivi. In particolare, dall’aula nord provengono gli splendidi mosaici opera di maestranze greco-orientali, oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, e raffiguranti soggetti marini e atletici. Questi ultimi ricordano che le terme imperiali ospitavano anche spazi per allenamento e agonismo sportivo, attività che proprio i tetrarchi stessi spesso sponsorizzarono, confermando così la coerenza dell’impianto aquileiese con l’ideologia tetrarchica. Al corpo centrale si ricollegano gli ambienti del settore nord-orientale dove è ancora visibile la sovrapposizione di tre fasi successive, con ambienti musivi nelle ultime due. Questa sequenza dimostra che la frequentazione dell’edificio continuò fino alla fine del V secolo d.C. In seguito, tra il VI e il VII secolo i resti dell’edificio, parzialmente crollati, furono riutilizzati a fini abitativi, mentre, dopo il definitivo abbandono e il crollo finale di volte ed elevati, l’edificio diventò una cava di marmi e mattoni da riutilizzare come materiale da costruzione o da cuocere per ottenere calce.

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Grandi terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: frammenti di tre statue (foto uniud)

La spoliazione dei resti delle terme continuò tra XIII-XIV secolo eliminando tutti i resti delle strutture fino alle fondazioni dei muri e trasformando completamente l’aspetto del sito. Prima dell’inizio degli scavi moderni l’area si presentava infatti come un campo coltivato (Braida Murada), reso tale proprio grazie a grandi riporti di terra disposti sulle macerie. Oggi delle terme si conservano quindi solo i pavimenti circondati dalle trincee di spoliazione dei muri depredati fino all’età moderna. Varie zone dell’edificio sono state indagate più volte nel corso del XX secolo dalla locale Soprintendenza e da alcuni dei nomi più noti dell’archeologia aquileiese: Giovanni Battista Brusin (1922-1923); Luisa Bertacchi (1961); Paola Lopreato (1981-1987).

Padova. A Palazzo Maldura l’incontro “IL NORD-EST a EST: il contributo delle Missioni archeologiche dell’Italia nord-orientale alle ricerche di campo nel Vicino Oriente” nell’ambito del corso “Archeologia dell’Egitto e della Mesopotamia” del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova

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Nell’ambito del corso “Archeologia dell’Egitto e della Mesopotamia” (prof. Massimo Vidale) del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, mercoledì 18 dicembre 2024, alle 10 e fino alle 16.30, nella sala Branca di Palazzo Maldura (secondo piano), in piazzetta Folena 1 a Padova, l’incontro “IL NORD-EST a EST: il contributo delle Missioni archeologiche dell’Italia nord-orientale alle ricerche di campo nel Vicino Oriente” aperto a tutti gli interessati. Parteciperanno Elena Rova (università Ca’ Foscari, Venezia), Marco lamoni (università di Udine), Andrea Squitieri (Ludwig Maximilians Universitat Munchen), Roberto Micheli (Sabap FGV), Luca Maria Olivieri (università Ca’ Foscari, Venezia), Elisa Iori (università Ca’ Foscari, Venezia), Cristina Tonghini (università Ca’ Foscari, Venezia), Massimo Vidale (università di Padova).

Verona. In soprintendenza la giornata di studi “La Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: una ricerca interdisciplinare” promossa dall’università di Verona sui risultati preliminari degli scavi archeologici diretti da Gianni De Zuccato che per “archeologiavocidalpassato.com” presenta e anticipa i temi del convegno, descrivendo anche la villa dallo scavo alla musealizzazione

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Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

negrar_villa-dei-mosaici_nuovo-logo“La Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: una ricerca interdisciplinare”: è il titolo della giornata di studi promossi dall’università di Verona che si tiene lunedì 16 dicembre 2024, in sala Gazzola nella sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, in piazza San Fermo 3° a Verona, dedicata ai risultati preliminari degli scavi archeologici della Villa dei mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). La partecipazione è aperta a tutti gli interessati A seguire un brindisi con vino della Valpolicella, offerto dalle aziende agricole Benedetti “La Villa” e Franchini di Negrar. È Gianni De Zuccato, direttore dello scavo archeologico, come funzionario archeologo della Sabap di Verona, a presentare e anticipare ai lettori di archeologiavocidalpassato.com i temi del convegno. E con l’occasione ne approfitta per ripercorrere lo sviluppo della ricerca archeologica, dallo scavo alla presentazione dei risultati alla comunità, non solo scientifica, e per descrivere la villa come risulta dagli scavi nella sua articolazione tra la zona residenziale e l’area produttiva, nell’arco della “vita” della struttura tardo-antica.

“Il 16 dicembre 2024 – esordisce De Zuccato – ci sarà questa giornata di studio ospitata dalla soprintendenza di Verona, in piazza San Fermo, e organizzata dall’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà, per un aggiornamento delle ricerche sulla villa romana tardo-antica di Negrar di Valpolicella. L’idea di fare una giornata è nata perché abbiamo sentito l’esigenza di informare la popolazione in generale, ma anche tutti coloro che avevano seguito le varie vicende, lo scavo, o avevano fatto una visita a Negrar, e comunque gli studiosi interessati per informarli sullo stato di avanzamento delle ricerche. Non è una giornata conclusiva delle ricerche, delle indagini sulla villa di Negrar, perché i lavori – soprattutto la parte dello studio – è tuttora in corso. Abbiamo però sentito il bisogno di mettere al corrente di quello che stiamo facendo. Ci sono parecchi gruppi di lavoro che fanno capo a specialisti delle diverse materie, e abbiamo sentito l’esigenza di informare le persone. Perché è facile pensare, per chi non è addetto ai lavori, che concluso lo scavo tutto sia finito, e l’unica cosa che rimane da fare sia quella di creare un’area archeologica. Non è così. Per far parlare i resti che sono stati trovati è importante lo studio, l’analisi di quello che si è rinvenuto. E al di là degli studi ormai classici che riguardano gli scavi archeologici – quindi lo studio dei materiali nelle varie classi di ceramica, metalli, pietra, ecc. -, al giorno d’oggi si fanno ormai di routine delle indagini che fino a pochi anni fa non erano possibili per i costi e che adesso per fortuna sono stati molto ridotti: mi riferisco non solo alla datazione attraverso il Radio Carbonio 14, ma anche ad altri tipi di analisi, come gli isotopi, che permettono di determinare o almeno di chiarire altri aspetti come la paleo-dieta (in riferimento alle sepolture a inumazione) ma anche la provenienza degli individui che sono stati sepolti nell’area. E poi tutto quello che riguarda la paleobotanica, con l’individuazione di quelli che gli archeologi chiamano i macro resti, cioè semi, resti vegetali in generale: quindi determinazione di questi, ma anche oltre. Ad esempio l’università di Verona, con la professoressa Diana Bellin, sta conducendo delle indagini per tentare di ricomporre il DNA dei vinaccioli rinvenuti in uno degli scarichi della villa per vedere se quei vinaccioli siano riconducibili a vigneti, a tipi di vigne dell’epoca ma che siano le progenitrici anche delle vigne oggi presenti in Valpolicella. Rimane poi sullo sfondo, ma è naturalmente molto importante, la ricerca sulla presenza della lavorazione delle uve e quindi la produzione del vino perché naturalmente siamo in Valpolicella, e quindi la ricerca è stata anche indirizzata in questo senso e ha avuto dei buoni risultati, che non anticipo”.

“Le ricerche a Negrar – ricorda De Zuccato – sono ricominciate intorno al 2016 con ricognizioni sul campo, ma le prime trincee esplorative sono state fatte nel 2019, e lo scavo stratigrafico è cominciato nel 2020 dopo che avevamo individuato con le trincee sia i resti scavati nel 1922 da Tina Campanile ma anche dei resti nuovi che nessuno aveva mai trovato (vedi Negrar di Valpolicella (Verona). A meno di un anno dalla ri-scoperta della Villa dei Mosaici, una villa rustica a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), Comune Soprintendenza e Aziende vitivinicole siglano un patto per lo scavo, la musealizzazione e la valorizzazione del sito immerso tra i vigneti: archeologia e vino, due eccellenze in sinergia. Il ministro Franceschini: “Modello di rapporto pubblico-privato da esportare” | archeologiavocidalpassato).

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Archeologi e operatori riportano alla luce di mosaici pavimentali della villa rustica romana di Negrar di Valpolicella, poi chiamata Villa dei Mosaici (foto comune di negrar)

Purtroppo c’è stato il Covid, che ci ha ostacolato gli scavi – come ha ostacolato un po’ tutto – per cui abbiamo dovuto sospendere per un po’ di tempo. Era tutto molto difficile. Però in un paio di anni siamo riusciti a portare quasi a termine questa impresa, cioè lo scavo diciamo di tutta l’area. In realtà che non sia tutta l’area qualche dubbio ce l’abbiamo. Ma comunque è quasi tutta l’area della villa. A differenza di altre ville tardo-antiche famose, senza andare lontanissimo penso a Desenzano però si potrebbe arrivare anche a Piazza Armerina alla Villa del Casale, che sono organizzate più a padiglioni, la villa di Negrar si presenta come un corpo unico, una specie di monoblocco con qualche estensione, tipo l’area delle terme.

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I resti della fontana al centro del cortile-giardino della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

È tutto un blocco che ruota attorno al peristilio, cioè a un cortile-giardino centrale circondato da un colonnato che aveva una fontana al centro. Sicuramente era molto bello, avrà avuto piante e fiori. Questa parte l’abbiano scavata quasi tutta. Abbiamo individuato dei resti che vanno oltre i limiti dello scavo attuale sia a Nord sotto la strada asfaltata, sia a Est verso la valle dove abbiamo individuato i limiti di un muro che forse circondava un’area aperta o semiaperta che però non abbiamo potuto scavare perché è fuori dalla proprietà disponibile per gli scavi. E anche verso Sud ci sono dei muri che proseguono sotto al vigneto. Insomma, non posso dire che l’abbiano scavata tutta!

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Dettaglio del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar con i mosaici policromi e una base di colonna del porticato (foto graziano tavan)

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Pianta schematica della Villa dei Mosaici di Negrar a cura della Sabap di Verona, con evidenziate le aree mosaicate (residenziali) e quelle lastricate (produttive) (foto graziano tavan)

“Comunque – continua De Zuccato – quello che oggi si può vedere se uno va a visitare il sito, anche in condizioni ancora di cantiere, perché i resti sono stati coperti e protetti con delle coperture che mi auguro siano provvisorie benché siano state efficaci in questi anni in cui i resti sono stati portati alla luce, sono dei ruderi, certamente. La prima cosa che secondo me balza agli occhi è la quantità di resti di mosaici presenti e che ci hanno fatto dare alla villa il nome di villa dei mosaici, perché è un po’ ciò che la caratterizza. Intorno al cortile-giardino c’è un corridoio, un po’ l’antenato del chiostro delle chiede medievali, e su questo chiostro si affacciavano vari ambienti. La villa è suddivisa tra una parte residenziale verso Est, e una parte produttiva verso Ovest, separate da un muro. Probabilmente erano collegate anche tra di loro però sono anche nettamente separate.

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Villa dei Mosaici di Negrar: l’ambiente absidato dei cosiddetti “appartamenti” (foto comune di negrar)

“La parte che era stata scoperta 100 anni fa e che abbiamo riportato alla luce – sottolinea De Zuccato – è la parte di rappresentanza, la parte bella, quella dove il padrone della villa, il dominus, riceveva i suoi amici, e probabilmente li riceveva anche organizzando pranzi o cene. C’era una grande sala, la sala dei ricevimenti e dei banchetti. Ai due lati, due coppie di stanze, che noi identifichiamo come appartamenti, che probabilmente ospitavano anche la camera da letto dei padroni, dei proprietari. Una situazione analoga a questa doveva esistere anche sul lato settentrionale che purtroppo è stato pesantemente danneggiato nel 1974 dallo scavo per la costruzione di una casa. È stata purtroppo distrutta l’aula principale, l’aula absidata. Queste aule, infatti, avevano la caratteristica nell’età tardo-antica, cioè IV-V secolo, di avere un muro tondeggiante come appunto l’abside delle chiese soprattutto medievali. Quest’aula è stata distrutta completamente. Sono rimasti degli ambienti, che anche qui chiamiamo appartamenti, ai lati di quest’aula. Uno conserva quasi integro un mosaico. Un altro è un ambiente molto particolare. Non sappiamo esattamente cosa fosse, ma la particolarità di questo ambiente è che al centro ha una piccola vasca a sette lati, ettagonale. E dall’altro ci sono i resti di una delle due stanze, pavimentata a mosaico anche questa, mentre un’altra era già stata danneggiata in antico. Sulla sala con vasca ettagonale stiamo ancora approfondendo le indagini perché la presenza di questa strana forma del catino della vasca ci indurrebbe a pensare a un possibile battistero. Però il discorso è ancora in sospeso.

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Il quartiere termale della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Poi c’è il settore termale lì vicino, a Nord-Est – descrive De Zuccato -. Un settore ampio, articolato. C’è lo spogliatoio, un grande frigidarium; il calidarium; il tepidarium. C’è una piccola saletta, forse un laconicum una sudatio. C’è il prefurnio. C’è la vasca per i bagni in acqua fredda. Insomma è un settore molto affascinante. Sul lato Est ci sono delle altre stanze, mentre non ci sono stanze sul lato Ovest che confina col settore produttivo.

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La foto originale del 1922 rappresentante il mosaico della Sala A della villa romana di Negrar (foto archivio sabap-vr)

“Due parole sui mosaici che si possono vedere. A parte quelli che erano conosciuti attraverso le foto in bianco e nero della Campanile e attraverso i frammenti che erano stati strappati ancora nell’800 e portati al museo Archeologico al Teatro Romano, abbiamo trovato un altro pavimento a mosaico sul lato Est, un mosaico abbastanza semplice però ugualmente interessante. Il lato Est conserva anche una scalinata in pietra, perché la villa era disposta su terrazze per seguire un po’ il declivio naturale della collina.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Il mosaico più bello – spiega De Zuccato – è sicuramente quello che è conservato sul lato Ovest del peristilio e che presenta una serie di tondi che racchiudono delle figure, anche di persone: una figura femminile, un volto femminile, un volto maschile, un busto maschile; degli oggetti, vasi. Un canestro di frutta; degli animali, uccelli. Anche il telaio del disegno di questi tondi figurati è interessantissimo perché ha delle soluzioni che suggeriscono una profondità spaziale, una profondità di volume al mosaico. È una cosa particolarissima. Gli specialisti dicono che al momento è un unicum”.

“Per quello che riguarda invece la parte produttiva – continua De Zuccato -, l’altra caratteristica che ne fa anche qui un unicum, è la presenza di una grande struttura articolata in tre ambienti: al centro un ambiente scoperto e ai lati due ambienti coperti. Ma la caratteristica che ne fa appunto una cosa unica è la pavimentazione in lastre di pietra: dovrebbe trattarsi di un grandissimo magazzino, lungo una trentina di metri. Ci siamo chiesti che cosa potesse contenere questo magazzino, a cosa potesse servire, oltre alla raccolta delle normali produzioni, normali derrate, che venivano dalla proprietà, da quel fundus, dai terreni che stavano attorno alla villa. Abbiamo fatto anche qui una serie di analisi che hanno evidenziato quasi ovunque il contatto con mosto e con vino. A fianco di quest’area c’è una grande piattaforma che ospitava uno spazio con una vasca per la produzione del mosto calcatorium, insomma il mosto che veniva prodotto schiacciando l’uva coi piedi. Però abbiamo trovato anche due grossi contrappesi per il torchio meccanico, perciò anche questi dovevano essere presenti in sede. Poi abbiamo trovato un po’ dappertutto i resti di lastre che servivano a sorreggere le lastre laterali. Un po’ come le fontane che sono tuttora presenti in Valpolicella. Solo che in questo caso dovevano contenere mosto e vino. Quello che non abbiamo trovato, e che inizialmente credevamo di trovare, erano questi grandi contenitori per il mosto e per il vino che vediamo seminterrati nelle ville del Centro-Sud d’Italia, i cosiddetti dolia de fossa. Qui invece non ci sono. Ma non ci sono perché qui a Negrar, come in altre situazioni nel Nord Italia e anche nel resto dell’Europa, il mosto e il vino venivano già allora raccolti in botti di legno che si prestavano meglio anche per il trasporto, con i carri via strada, o con il trasporto fluviale. Un po’ come le botti che sono raffigurate sulla famosa stele di Tenazio Essimno, trovata qualche anno fa a Passau (antica Batavium, ndr) in Baviera (e oggi conservata all’Oberhaus Museum di Passau, ndr), che ricorda appunto questo personaggio nativo di Trento, il cui nome però lo dichiara originario della Valpolicella, un commerciante di vini. E lui nel suo monumento funerario si è fatto raffigurare appunto al fianco di una catasta di piccole botti, delle botticelle, con cui sicuramente trasportava il vino.

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Veduta d’insieme dell’area produttiva della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Altre situazioni particolari di quest’area produttiva, di cui si parlerà estesamente nella giornata del 16 dicembre, sono una serie di ambienti che forse facevano parte di una prima sistemazione della villa. Ci stiamo chiedendo se questa grande struttura, questo grande magazzino in lastre non sia stato realizzato quando una parte della villa viveva già. E quindi la suggestione è che questo magazzino potesse servire per la produzione certamente del vino ma magari anche per l’appassimento delle uve secondo la tradizione che è riconducibile a Cassiodoro e che potrebbe farne uno dei luoghi di produzione di quell’acinaticium (acinatico) nella sua lettera al re Teodorico. Ci stiamo lavorando – conclude De Zuccato – soprattutto per quello che riguarda la datazione, perché vorrebbe dire che questa produzione vitivinicola è durata parecchio nella villa, forse anche oltre il limite della vita della villa stessa come tale”.

“La vita della villa con i resti così come li vediamo oggi – spiega De Zuccato – forse termina poco dopo la fine dell’Impero romano. Pensiamo che la villa sia vissuta per tutto il V secolo, anche se non è proprio semplice stabilire dei confini cronologici tra un’epoca e l’altra. Però abbiamo trovato tracce notevoli di quella che noi abbiamo chiamato, in una delle sessioni del convegno, Dopo la villa, perché c’è una frequentazione chiara, diffusa anche dell’area della villa e di quelle che probabilmente erano le strutture sicuramente in parte ancora in piedi, ancora in discreto stato, e in parte forse integrate da strutture nuove fatte con materiali di demolizione, di recupero dei muri della villa. E poi andando avanti nel tempo, con il proseguire della decadenza di queste strutture e delle demolizioni, si arriva anche al VII, l’VIII secolo, forse anche al IX secolo. Quindi siamo in età contemporanea alla presenza di Teodorico, dei Goti, e poi dei Longobardi. Questo è sicuro per il fatto che sono presenti alcune sepolture fatte all’interno delle strutture della villa. Sepolture povere, soprattutto di bambini, che sono state datate tra il VII e l’VIII secolo. Ma la cosa interessante è che sul limite delle strutture della villa abbiamo trovato anche due tombe di età longobarda. Una di queste due tombe è riferibile a una principessa (?), una nobildonna sicuramente perché aveva tre bracciali, due dei quali molto belli, bracciali tipicamente longobardi a tamponi, e uno in ferro. Nell’altra tomba invece c’erano vari inumati. È stata una tomba utilizzata più volte, una tomba multipla, e anche qui con i segni della cultura longobarda, i caratteristici pettini in osso, delle perle in pasta vitrea. Ciò vuol dire che la villa ha continuato a vivere per un bel po’ di tempo. Tutto questo è oggetto di studio. Anche le tracce delle abitazioni realizzate tra i resti della villa sono interessanti: in parte sono state realizzate con materiali di spoglio, ma in parte sono state realizzate con strutture di legno, perché ci sono i buchi nei pavimenti che testimoniano questi impianti. Di questa fase abbiamo trovato una grande abbondanza di materiali ceramici, come stoviglie da cucina, materiali insomma di uso comune, cosa che invece abbiamo trovato in maniera scarsissima per quello che riguarda la villa in età romana. Lì c’è una povertà assoluta forse proprio perché la villa è stata spogliata intenzionalmente prima di essere abbandonata”.

verona_sabap_convegno-villa-di-mosaici-di-negrar_presentazione_locandinaIL PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI STUDIO LUNEDÌ 16 DICEMBRE 2024. Alle 9.30 Saluti istituzionali: Andrea Rosignoli (soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo, Vicenza), Paolo De Paolis (direttore dipartimento di Culture e Civiltà – università di Verona); Fausto Rossignoli (sindaco di Negrar di Valpolicella). INTRODUZIONE Alle 10, Vincenzo Tinè (soprintendente ABAP VE-Met), “Il progetto di studio e la valorizzazione”. SESSIONE 1: LA VILLA Presiede Francesca Ghedini (università di Padova) Alle 10.15, Patrizia Basso, Nicola Delbarba (università di Verona), Gianni de Zuccato (già soprintendenza ABAP Verona Rovigo, Vicenza), “La villa: considerazioni planimetriche e funzionali”; 10.45, Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), “I rivestimenti pavimentali: decorazione, funzione e cronologia”; 11, pausa caffè; 11.15, Monica Salvadori (università di Padova), Katia Boldo, Simone Dilaria, Anna Favero, Federica Stella Mosimann, Clelia Sbrolli, “Approcci multidisciplinari per la conoscenza della pittura parietale in contesto: il caso della villa di Negrar”; 11.30, Diana Dobreva, Anna Nicolussi (università di Verona), “Note preliminari sulla ceramica tardoantica della villa: osservazioni cronologiche, tipologiche e archeometriche”; 11.45, Dario Calomino (università di Verona), “Il quadro dei ritrovamenti monetali”. SESSIONE 2: DOPO LA VILLA Presiede Andrea Augenti (università di Bologna) Alle 12, Fabio Saggioro, Nicola Mancassola (università di Verona), Alberto Manicardi (SAP), “Le fasi di frequentazione altomedievale”; 12.30, Nicola Mancassola (università di Verona), “Le ceramiche da cucina altomedievali”; 12.45, pausa pranzo; 14.15, Laura Bonfanti, Irene Dori (università di Firenze), Alessandra Varalli (Aix-Marseille Université, CNRS, Ministère de la Culture, LAMPEA), “Gli inumati altomedievali: i risultati delle analisi bioarchaeologiche e isotopiche”; 14.30, Elisa Possenti (università di Trento), Lisa Martinelli (università di Udine), “I reperti metallici e in osso lavorato di età medievale”. SESSIONE 3 APPROCCI ANALITICI Presiede Jacopo Bonetto (università di Padova) Alle 14.45 Gianfranco Valle (geoarcheologo professionista), “Studio geomorfologico e ricostruzione ambientale”; 15, Valeria Luciani, Elena Marrocchino, Michele Zuccotto (università di Ferrara), “Caratterizzazione in sezione sottile di materiali lapidei”; 15.15, pausa caffè; 15.30, Elena Marrocchino, Michele Sempreboni (università di Ferrara), “Prime analisi sui leganti”; 15.45, Silvia Bandera (università di Verona), “Analisi dei resti faunistici”; 16, Marco Marchesini, Madalina Daniela Ghereg, Silvia Marvelli, Anna Chiara Muscogiuri, Elisabetta Rizzoli (Laboratorio di Palinologia e Archeobotanica C.A.A. Nicoli), “Vegetazione, viticoltura e alimentazione attraverso le analisi archeobotaniche”; 16.30, dibattito.

 

 

Aquileia (Ud). Due convegni per celebrare i 26 anni di Aquileia sito UNESCO e i 90 anni dall’apertura dell’area archeologica del porto fluviale e della “via Sacra”: il secondo appuntamento è “Porti, approdi e rotte antiche. Vie di comunicazione e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale nel Mediterraneo” che porta all’attenzione i risultati delle ultime indagini in corso e le prospettive di valorizzazione

aquileia_fondazione_convegno-porti-approdi-e-rotte-antiche_locandinaIl 5 e 6 dicembre 2024 Aquileia celebra i 26 anni dal riconoscimento Unesco e i 90 anni dall’apertura dell’area archeologica del porto fluviale e della “via Sacra” con due convegni che si terranno negli spazi della cantina Ca’ Tullio (via Beligna 41, Aquileia) aperti al pubblico e agli operatori. E dopo il convegno “Aquileia meta sostenibile” di giovedì 5 dicembre 2024 (vedi Aquileia (Ud). Due convegni per celebrare i 26 anni di Aquileia sito UNESCO e i 90 anni dall’apertura dell’area archeologica del porto fluviale e della “via Sacra”: si comincia con “Aquileia meta sostenibile”, ospite Luca Mercalli | archeologiavocidalpassato), Si prosegue poi venerdì 6 dicembre 2024 con il convegno “Porti approdi e rotte antiche. Vie di comunicazione e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale nel Mediterraneo”, a cura di La Rotta dei Fenici – Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, in collaborazione con la Fondazione Aquileia e la Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura. L’evento è organizzato in occasione del 90° Anniversario dell’apertura dell’area archeologica del porto fluviale di Aquileia e del 20° Anniversario della costituzione dell’Associazione Internazionale Rotta dei Fenici.

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Veduta panoramica dell’antico porto fluviale di Aquileia (foto nicola oleotto)

La prima parte di questo convegno approfondirà il tema del sistema portuale di Aquileia nell’antichità e quello della navigazione antica nell’Adriatico, portando all’attenzione i risultati delle ultime indagini in corso e le prospettive di valorizzazione. “Sarà questa l’occasione”, dice il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi, “per celebrare i 90 anni dall’apertura, avvenuta il 4 giungo 1934, dell’area archeologica del porto fluviale e della suggestiva passeggiata della via Sacra, una delle più note e frequentate di Aquileia. I grandiosi lavori di sterro eseguiti tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta sotto la guida di Giovanni Brusin consentirono di mettere in luce uno dei complessi portuali meglio conservati della romanità. Qui tuttavia continuano le indagini archeologiche condotte dalla Fondazione, dalla Soprintendenza e dalle Università, grazie alle quali emergono preziose testimonianze dell’assetto complessivo del sistema portuale e del suo funzionamento. Parallelamente la Fondazione sta elaborando un grande progetto di restauro e valorizzazione dell’area archeologica, che punta anche a risolvere la questione delle acque stagnanti sui resti antichi, garantendone nuovamente il deflusso”. Chiuderà la mattinata una riflessione sul tema dei “saper fare” del mare, delle antiche tecniche di carpenteria navale, nate proprio in epoca fenicia e ancora oggi utilizzate in molte località del Mediterraneo, possano rappresentare non solo uno strumento di dialogo interculturale tra le comunità coinvolte, ma anche un volano per la valorizzazione di queste tradizioni quali patrimonio culturale materiale e immateriale. Nella seconda parte del convegno si analizzerà il tema della navigazione antica, delle interazioni culturali e degli scambi commerciali nel resto del bacino del Mediterraneo, a partire dall’epoca fenicio-punica, passando per l’epoca greca fino ad arrivare a quella romana. Verranno anche raccontati alcuni casi di eccellenza nel campo dell’esposizione del patrimonio archeologico subacqueo, in Italia, in Spagna e a Cipro.

Programma 6 dicembre 2024. Alle 9, registrazione partecipanti e saluti istituzionali. Sessione 1: 1934-2024. Novant’anni fa l’apertura dell’area archeologica del Porto Fluviale e della “Via Sacra”. La scoperta, le ricerche recenti, le prospettive di valorizzazione. Moderatore: Luigi Fozzati, già soprintendente Archeologia del Friuli Venezia Giulia: alle 9.30, Luca Villa, Associazione Nazionale per Aquileia, “Noi s’era qui di fronte a un impianto portuale romano di tempi ottimi…”. La scoperta e la sistemazione del Porto Fluviale e della via Sacra (1926-1934); 9.50, Marie-Brigitte Carre, École française de Rome; Claudio Zaccaria, università di Trieste, “Gli scavi del Porto fluviale (1991-2003)”; 10.10, Cristiano Tiussi, Fondazione Aquileia; Paola Maggi, università di Trieste; Luca Villa, Associazione Nazionale per Aquileia, “Lo scavo archeologico nel porto fluviale (2017-2018). Risultati e prospettive di ricerca”; 10.30, Serena Di Tonto, Paola Ventura, Soprintendenza ABAP per il FVG, “Recenti ricerche archeologiche della Soprintendenza nell’area del porto e nelle sue adiacenze”; 10.50, Daniela Cottica e Andrea Cipolato, università Ca’ Foscari Venezia, “Nuove indagini lungo la sponda orientale, progetti di didattica ed inclusione”; 11.10, coffee break; 11.30, Maria Bosco e Nicola Delbarba, università di Verona, “Primi dati sugli apprestamenti fluviali nel settore meridionale di Aquileia: gli scavi nell’ex fondo Pasqualis”; 11.50, Cristiano Tiussi, Fondazione Aquileia, “L’area archeologica del porto fluviale. I progetti di restauro, sistemazione e valorizzazione”; 12.10, Alessio Re, Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, “Scenari di dialogo e cooperazione sul boat-making”; 12.30, light lunch. Sessione 2: Vie d’acqua mediterranee. Storia dei traffici, musealizzazione e valorizzazione degli antichi saperi. Moderatore: Marie-Brigitte Carre, École française de Rome. Alle 14, Massimo Capulli, università di Udine, “Aquileia Waterscape. Navi, rotte e portualità della metropoli nord-adriatica”; 14.20, Rita Auriemma, università del Salento Lecce, “L’Adriatico dei paesaggi invisibili: i relitti raccontano le vie del mare”; 14.40, Tatiana Pedrazzi, CNR, “Interazioni culturali e scambi commerciali in epoca fenicio-punica nel Mediterraneo”; 15, Marta Novello, museo Archeologico nazionale di Aquileia, “Aquileia. Porta del Mediterraneo. Percorsi museali tra ricerca e comunicazione”; 15.20, Kostantinos Tziampasis, archeologo, “Le rotte nel Mediterraneo Orientale, tra protostoria e storia”; 15.40, Jusèp Boya, Museu d’Arqueologia de Catalunya, “Naufragi. Storia sommersa”, un percorso espositivo per raccontare la ricchezza e la diversità del patrimonio archeologico subacqueo della Catalogna e del resto del Mediterraneo; 16, Iosif Hadjikyriakos, CMMI – Cyprus Marine and Maritime Institute, “Valorizzazione e comunicazione dell’antico porto di Kition”; 16.30, discussione.

Gep 2024 ad Aquileia: Open-day dei cantieri di scavo, aperture straordinarie, visite guidate, archeologia sperimentale, musica e quest’anno una novità assoluta, la prima edizione della rievocazione storica “Aquileia splendida civitas” all’epoca della battaglia del Frigido. Ecco il ricco programma della tre giorni aquileiese

aquileia_gep-2024_locandinaIl 28-29 settembre 2024 in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, Aquileia si anima con gli Open-day dei cantieri di scavo (solo sabato 28, 10-13 / 15.30-18), aperture straordinarie, visite guidate, archeologia sperimentale, musica e quest’anno una novità assoluta, la prima edizione della rievocazione storica “Aquileia splendida civitas” che ci porterà nel IV secolo all’epoca della Battaglia del Frigido, realizzata nell’ambito del progetto RIMROM finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Fondo per piccoli progetti (Small Project Fund) GO! 2025 del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027 gestito dal GECT GO. Le attività sono realizzate grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, Comune di Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, direzione regionale musei del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia, PromoTurismoFVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona, Pro Loco Aquileia, Associazione Nazionale per Aquileia, Fondazione Radio Magica. Le aree archeologiche dell’Open Day quest’anno saranno: Foro romano, Decumano di Aratria Galla e Mura a zig-zag, Grandi Terme, Teatro romano, Antico Porto Fluviale, Sponda orientale del Porto Fluviale, Domus dei Putti Danzanti, Antichi Mercati (Fondo Pasqualis), Domus romane (Fondo CAL).

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Il programma si aprirà con l’anteprima di venerdì 27 settembre alle 15 con l’incontro di presentazione di EducA, il nuovo dipartimento educativo del sito Unesco di Aquileia. L’incontro è riservato agli insegnanti e si terrà al Museo archeologico nazionale. Alle 20.30 l’archeologo Cristiano Tiussi e il teologo Andrea Bellavite guideranno una speciale visita notturna alla Basilica di Aquileia, alla Domus e Palazzo Episcopale, al Battistero cromaziano con la sua Südhalle, con particolare attenzione alla scoperta e alle simbologie dei mosaici nelle aule teodoriane (biglietto e inizio visita: bookshop della Basilica in piazza Capitolo, euro 7.50 -fino a 18 anni gratuito).

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Open day ad Aquileia: visite guidate nel foro romano (foto fondazione aquileia)

Le attività entreranno nel vivo sabato 28 settembre con gli open day delle aree archeologiche, quando dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18 gli archeologi e i restauratori della Fondazione Aquileia e delle Università accolgono i visitatori per raccontare le nuove scoperte, i reperti emersi nelle ultime campagne di scavo, le storie e i costumi dell’Aquileia antica. Saranno aperte gratuitamente le aree: Foro, Decumano e Mura a zig-zag, Grandi Terme, Teatro romano, Antico Porto Fluviale, Sponda orientale del Porto Fluviale, Domus dei Putti Danzanti, Antichi Mercati (Fondo Pasqualis), Domus romane (Fondo CAL). Dalle 10 alle 19 nell’area degli antichi mercati la lavorazione sperimentale del vetro nell’antico forno romano, dove più maestri vetrai muranesi si alterneranno, nell’evento speciale “Un soffio per Giovanni” in ricordo del maestro Giovanni Nicola, protagonista delle precedenti edizioni.

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Statue in prospettiva nel museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Alle 10.30 la visita alle collezioni del museo Archeologico nazionale con la direttrice Marta Novello (attività compresa nel costo del biglietto di ingresso. Prenotazione obbligatoria: museoaquileiaeventi@cultura.gov.it). Alle 15 (per fascia d’età 5-9 anni) e alle 16.30 (per 10-14 anni) la passeggiata teatralizzata per bambini e ragazzi “Il triumviro Titus Annius Luscus e le origini di Aquileia” (partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria a: +39 375 6562461 – didattica@discoveraquileia.com. Fascia d’eta: 5-9 anni accompagnati da un adulto. Durata: 1 ora).

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Visite guidate a Casa Bertoli ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

Dalle 15 alle 18 visita guidata alla casa e al giardino di Giandomenico Bertoli, fondatore della scienza archeologica di Aquileia, con illustrazione degli affreschi medievali e dei materiali lapidei reimpiegati (Ingresso gratuito in via Popone 6, a piccoli gruppi, senza prenotazione Per informazioni: assaquileia@libero.it). Alle 15 visita guidata Benvenuti nelle Domus Romane di Aquileia (Biglietto: 15 euro visita guidata + 5 euro ingresso Domus e Palazzo Episcopale + 5 euro Domus di Tito Macro. Gratis con FVGCard e FVGCardAquileia. Per informazioni e prenotazioni contattare InfoPoint PromoTurismoFVG: +39 0431 919491 – info.aquileia@promoturismo.fvg.it). Alle 16 al museo Archeologico “Medusa dove sei? Caccia al tesoro in Museo!”, attività per bambini dai 7 anni (durata: 1h e mezza ca., Attività compresa nel costo del biglietto di ingresso. Gratuito sotto i 18 anni. Per info e prenotazioni: museoaquileiaeventi@cultura.gov.it).

aquileia_archeologico_concerto-pianoforte-poesia-musicale-e-virtuosismo_locandinaAlle 18.30 al museo Archeologico il concerto per pianoforte. Recital “Poesia musicale e virtuosismo: un viaggio nel mondo di Franz Liszt” (M° Diego Vrech) con conferenza introduttiva ed esibizione del coro giovanile “Natissa”( Ingresso libero previa prenotazione. Per info e prenotazioni: www.cedim.org). Il Museo sarà aperto fino alle 22 con ingresso a 1 euro a partire dalle 19. Chiusura biglietteria e bookshop alle 21.30. Domenica 29 settembre in programma dalle 10 alle 17.30 nell’area degli antichi mercati (fondi Pasqualis) la lavorazione sperimentale del vetro nell’antico forno romano, dove più maestri vetrai muranesi si alterneranno, nell’evento speciale “Un soffio per Giovanni” in ricordo del maestro Giovanni Nicola, protagonista delle precedenti edizioni.

aquileia_archeologico_concerto-matinee-romantica_locandinaDalle 10 alle 14 è prevista l’apertura straordinaria del museo Paleocristiano, alle 11 al museo Archeologico il concerto per pianoforte “Matinée romantica” con musiche di F. Schubert e R. Schumann con Agnese La Boria e Alberto Nocera ed esibizione del coro giovanile “Natissa” e sempre alle 11 la visita guidata “Viaggia con noi nella storia di Aquileia” (Biglietto: 15€ visita guidata + 5 euro ingresso Basilica – Gratis con FVGCard e FVGCardAquileia. Per informazioni e prenotazioni contattare InfoPoint PromoTurismoFVG: +39 0431 919491 – info.aquileia@promoturismo.fvg.it).

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RIMROM – Storia romana transfrontaliera. Due workshop formativi alla scoperta della Tarda Antichità. Aquileia, 27-28 settembre. Nell’ambito del progetto europeo RIMROM / Storia romana transfrontaliera, a cui partecipa anche Občina Ajdovščina (Comune di Aidussina), Fondazione Aquileia organizza due workshop gratuiti con l’obiettivo di approfondire la conoscenza della storia dei siti coinvolti nel progetto (Aquileia e Aidussina/Ajdovščina); agevolare il processo di interpretazione del patrimonio da parte del pubblico; evidenziare il potenziale del patrimonio archeologico; incentivare la partecipazione attiva del pubblico all’evento di rievocazione storica.

Un viaggio transfrontaliero nell’Aquileia Tardo-Antica, venerdì 27 settembre. 9.45-10: benvenuto e registrazione dei partecipanti (ritrovo: sarà comunicato via email agli iscritti alcuni giorni prima dell’evento); 10-11: breve introduzione sul progetto RIMROM / Storia romana transfrontaliera. Presentazione: Il contesto storico e il patrimonio archeologico di Aquileia (e Aidussina/Ajdovščina) della Tarda Antichità a cura di Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia; Andrea Bellavite, direttore della Basilica di Aquileia; Luca Villa, presidente dell’Associazione Nazionale per Aquileia; 11-13, visita guidata ai siti archeologici e culturali di Aquileia della Tarda Antichità.

Una giornata tra gli accampamenti dell’Aquileia Tardo-Antica, sabato 28 settembre. 9.45-10, benvenuto e registrazione dei partecipanti (ritrovo presso Domus e Palazzo Episcopale); 10-10.30, percorso didattico sui giochi da tavolo; 10.30-11, percorso didattico su l’elaborazione di fibbie; 11.30-12, percorso didattico sull’artiglieria nell’antichità; 12-12.30, percorso didattico sull’arcieria nell’antichità; 12.30-13, sessione di approfondimento delle tecniche di lavorazione sperimentale di vetro con un forno “romano”

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Rievocazione storica “Aquileia splendida civitas”. Sabato 28 e domenica 29 settembre 2024 si terrà ad Aquileia la prima edizione della rievocazione storica “Aquileia splendida civitas” e la città si tufferà nel IV secolo all’epoca della Battaglia del Frigido per due giornate ricche di attività animate da un centinaio di rievocatori: coinvolgenti didattiche nell’accampamento romano, danze antiche, ludi gladiatori e appassionanti spettacoli per vivere in prima persona un importante tassello della storia romana di Aquileia e non solo.

aquileia_RIMROM-Storia-romana-transfrontaliera_accampamento_locandinaSabato 28 settembre 2024. Dalle 10 alle 19. Area accampamento romano-Piazza Patriarcato. Apertura accampamenti e didattiche: Armature gladiatori; Artiglieria nell’antichità, giochi da tavolo, racconti su diversi oggetti del tardo antico, disegni per bambini, elaborazione di fibbie, meridiane; percorsi didattici con cenni sulla Religione Romana dal Paganesimo al Cristianesimo, sull’arte romana (mosaico e ritrattistica), sulla topografia romana, sul diritto romano, sull’arcieria e i tipi di tiro con l’arco in antichità, sugli armamenti militari nell’antichità attraverso i diorami, sulla cucina romana, sui giochi di epoca romana, sulla storia, l’armamento e la religione dei Goti, sul mosaico, sull’abbigliamento ed equipaggiamento militare del IV secolo, sulla scrittura romana, sullo spazio e tempo nel mondo romano (meridiane, astrolabio, misure), sul viaggio nel mondo antico. Dalle 10.30 alle 11.30. Piazza Capitolo. Addestramento, manovre esercito tardo antico. Dalle 14 alle 15. Area archeologica degli antichi mercati-Fondo Pasqualis. “Ludi Aquileiesi” – un rievocatore per associazione si cimenterà nelle tre prove: Tiro con l’arco, Lancio della plumbata, Lancio del giavellotto. Il vincitore sarà celebrato come il campione dei giochi di Aquileia. Dalle 16 alle 16.30. Piazza Capitolo. Rappresentazione storica: La strage di Tessalonica e l’incontro tra Ambrogio e Teodosio. Dalle 16.30 alle 18. Area archeologica degli antichi mercati-Fondo Pasqualis. Esercitazioni di tiro con l’arco. Dalle 18 alle 19. Piazza Capitolo. Gladiatura e danze.

Domenica 29 settembre 2024. Dalle 10 alle 16. Area accampamento romano-Piazza Patriarcato. Apertura accampamenti e didattiche: Armature gladiatori; Artiglieria nell’antichità, giochi da tavolo, racconti su diversi oggetti del tardo antico, disegni per bambini, elaborazione di fibbie, meridiane; percorsi didattici con cenni sulla Religione Romana dal Paganesimo al Cristianesimo, sull’arte romana (mosaico e ritrattistica), sulla topografia romana, sul diritto romano, sull’arcieria e i tipi di tiro con l’arco in antichità, sugli armamenti militari nell’antichità attraverso i diorami, sulla cucina romana, sui giochi di epoca romana, sulla storia, l’armamento e la religione dei Goti, sul mosaico, sull’abbigliamento ed equipaggiamento militare del IV secolo, sulla scrittura romana, sullo spazio e tempo nel mondo romano (meridiane, astrolabio, misure), sul viaggio nel mondo antico. Dalle 10.30. Dall’area dell’accampamento romano (Piazza Patriarcato) a piazza Capitolo. Parata militare dei rievocatori. Rappresentazione storica: La Battaglia del Frigido. Dalle 13.30 alle 15. Area archeologica degli antichi mercati-Fondo Pasqualis. Esercitazioni di tiro con l’arco. Dalle 15 alle 16. Piazza Capitolo. Gladiatura e danze. L’evento è organizzato da Fondazione Aquileia in collaborazione con Comune di Aquileia, Basilica di Aquileia, Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio del FVG, Associazione Legio VI Ferrata, Pro Loco Aquileia, Associazione Imprenditori Aquileia – nell’ambito del progetto RIMROM ed è finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Fondo per piccoli progetti (Small Project Fund) GO! 2025 del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027, gestito dal GECT GO.

Ostia antica (Roma). All’antiquarium del parco archeologico presentazione del libro “Portus. Studio sul cosiddetto portico di Claudio” di Riccardo Frontoni (Il Formichiere). Intervengono Stefano Borghini (parco Colosseo) e Patrizia Verduchi (università di Udine)

ostia-antica_antiquarium_libro-portus-studio-sul-cosiddetto-portico-di-claudio_riccardo-frontoni_presentazione_locandinaIl parco archeologico di Ostia antica promuove la presentazione del libro “Portus. Studio sul cosiddetto portico di Claudio” di Riccardo Frontoni (Il Formichiere). Appuntamento venerdì 20 settembre 2024, alle 17, nella Sala Mireille Cébeillac (Antiquarium) di Ostia antica. Introduce il direttore del Parco Alessandro D’Alessio; presentano Stefano Borghini, funzionario architetto del parco archeologico del Colosseo, e Patrizia Verduchi, professoressa di Architettura antica all’università di Udine. Interviene l’autore. L’ingresso è libero. Per assistere alla conferenza è necessario recarsi in biglietteria e ritirare il titolo di accesso gratuito, a partire dalle 16.45 e fino alle 18.

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Copertina del libro “Portus. Studio sul cosiddetto portico di Claudio” di Riccardo Frontoni (Il Formichiere)

“Portus. Studio sul cosiddetto portico di Claudio”. Il porto di Roma in epoca imperiale non era più quello fluviale di Ostia: l’imperatore Claudio (41-54 d.C.) intraprese l’opera di costruirne un altro 3 km più a nord. Con la realizzazione di un bacino di circa 1 km di diametro, diede avvio alla nuova realtà urbana di Portus, sorta di appendice commerciale di Ostia. Più tardi l’imperatore Traiano (98-117 d.C.) costruì un secondo bacino, esagonale e più interno rispetto al primo, soprattutto per risolvere problemi di insabbiamento. Il presente lavoro tratta una nuova e inedita ipotesi sulla datazione del portico “delle Colonnacce”, riferito, fin dalla sua scoperta, all’epoca dell’imperatore Claudio. Attraverso l’analisi stilistica delle colonne e dai dati emersi e documentati durante lo scavo condotto dall’Autore tra il marzo 1992 e l’aprile 1993, viene qui avanzata una datazione posteriore rispetto a quella consolidata.

Aquileia (Ud). La Fondazione traccia un bilancio della XV edizione dell’Aquileia Film Festival, annuncia le date del 2025, e mette a disposizione su YouTube le conversazioni tenute con i grandi ospiti a cura di Piero Pruneti

aquileia_film-festival-2024_locandina6 serate, 9 film, 5 ospiti delle conversazioni, 5000 spettatori in piazza e 20.000 in diretta streaming: la Fondazione Aquileia fa il bilancio della XV edizione dell’Aquileia Film Festival, la rassegna di cinema arte e archeologia, che ha animato Aquileia per una settimana. Annuncia le date per la prossima edizione, 29 luglio – 5 agosto 2025; e mette a disposizione sul canale YouTube della Fondazione le conversazioni tenute con i grandi ospiti del Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva, Firenze Archeofilm con il sostegno di PromoTurismoFvg e di Cassa Rurale Fvg e il patrocinio di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo., e in collaborazione con ministero della Cultura, Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia e Basilica di Aquileia e si inserisce nel percorso verso GO! 2025.

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Piazza Capitolo ad Aquileia colma di pubblico durante il Film Festival 2024 (foto fondazione aquileia)

“La splendida piazza Capitolo con la Basilica dei Patriarchi illuminata scenograficamente per l’occasione sono state il palcoscenico naturale di un’edizione da record”, sottolinea Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia, “tutti esauriti, spesso già in fase di prenotazione, ogni sera i 900 posti a sedere in piazza per un totale di 5000 persone in presenza (una serata è stata trasmessa solo in streaming per pioggia) e sfiorati i 20.000 utenti unici collegati in diretta streaming dall’Italia e dall’estero (Francia, Croazia, Germania, Svizzera, Gran Bretagna in testa ma anche Stati Uniti, Canada, Australia). Il 20% del pubblico in piazza appartiene alla fascia d’età 35-54, il 57% è over 55. Circa l’80% proviene dal Friuli Venezia Giulia, di cui più della metà dalla provincia di Udine e un quarto dalla provincia di Gorizia. Altre presenze dal Veneto, Lombardia, Toscana e Lazio”.

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I protagonisti delle conversazioni con Piero Pruneti alla XV edizione di Aquileia Film Festival 2024 (foto fondazione aquileia)

Il viaggio tra i siti Unesco del Mediterraneo ha portato il pubblico dall’antica Mesopotamia, fino a Persepoli, dall’isola di Pantelleria a Iznik, l’antica Nicea e nell’antico Egitto per poi chiudersi con un evento esclusivo, la proiezione in prima visione del film “Riccardo Muti in concerto ad Aquileia”. Oltre ai film le conversazioni- intervista con gli ospiti – Daniele Morandi Bonacossi, Emilio Casalini, Rita Auriemma, Paolo Mieli, Christian Greco – hanno arricchito e completato la proposta festivaliera. Ora queste conversazioni sono disponibili on line.

30 luglio 2024 Conversazione con Daniele Morandi Bonacossi Professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente antico all’università di Udine. Ha diretto numerose campagne di scavo e ricognizione archeologica in diversi siti del Vicino Oriente (Siria, Oman, Yemen, Iraq). Dal 2012 dirige il “Land of Nineveh Archaeological Project”. Dal 2013 è responsabile del progetto di formazione di personale iracheno specializzato nella conservazione e gestione del patrimonio archeologico e del progetto di creazione del parco archeologico del sistema di canali e rilievi rupestri assiri di Sennacherib e del loro inserimento nella World Heritage Tentative List dell’UNESCO, finanziato dal ministero degli Affari Esteri e dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Conversazione a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

31 luglio 2024 Conversazione con Emilio Casalini Conduttore televisivo, giornalista, scrittore e progettista culturale. Dal 2000 lavora come inviato RAI vincendo, tra gli altri, il premio Ilaria Alpi nel 2012. Dal 2014 si occupa di strumenti di narrazione del patrimonio materiale e immateriale e di valorizzazione delle identità dei territori. Ha scritto il libro “Rifondata sulla Bellezza”diventato un programma di RAIRADIO3 “Bella Davvero”e un programma televisivo per la prima serata di RAI3, “GenerAzione Bellezza”giunto alla quarta edizione. Conversazione a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

1° agosto 2024 Conversazione con Rita Auriemma Archeologa, professoressa associata al dipartimento di Beni culturali dell’università del Salento. Linea direttrice delle sue attività è l’archeologia dei paesaggi, in particolar modo costieri e subacquei, attraverso lo studio delle forme e dei modi del popolamento costiero nell’antichità e le dinamiche di interazione tra uomo e ambiente. Conversazione a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

2 agosto 2024 Conversazione con Paolo Mieli Giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato all’“Espresso”, poi alla “Repubblica” e alla “Stampa”, che ha diretto dal 1990 al 1992. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 è stato direttore del “Corriere della Sera”. Dal 2009 al 2016 è stato presidente di RCS Libri. Tra i suoi saggi per Rizzoli, oggi disponibili nel catalogo BUR, Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002), I conti con la storia (2013), L’arma della memoria (2015), In guerra con il passato (2016), Il caos italiano (2017), Lampi sulla storia (2018), Le verità nascoste (2019), La terapia dell’oblio (2020), Il tribunale della Storia (2021) e Ferite ancora aperte (2022). Presenterà il suo ultimo libro “II secolo autoritario. Perché i buoni non vincono mai” edito da Rizzoli. Conversazione a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

5 agosto 2024 Conversazione con Christian Greco. Direttore del museo Egizio dal 2014. È responsabile dei progetti di ristrutturazione e riorganizzazione del percorso museale del 2014-2015 e del 2023-2025. Supervisiona gli aspetti legali e finanziari del Museo e tutte le attività scientifiche. Alla guida del Museo, ha promosso la realizzazione di numerose mostre temporanee e itineranti, l’organizzazione di convegni e workshop e progetti di inclusione sociale e ha sviluppato collaborazioni con musei, università e istituti di ricerca, in ambito sia nazionale che internazionale.È autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche ed è stato keynote speaker in numerosi convegni nazionali e internazionali. Affianca all’attività di insegnamento in Egittologia e Museologia in università e istituti di ricerca sia in Italia che all’estero una fitta agenda di impegni pubblici di divulgazione scientifica. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui Miglior Direttore di Museo Italiano per Artribune nel 2019 e nel 2022, Torinese dell’Anno 2023, Premio Ghislieri 2014. A cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Torbole (Tn). Per gli “aperitivi scientifici” del parco naturale del Monte Baldo, incontro con il prof. Massimo Capulli (università di Udine) su “L’impresa delle “galeas per montes” (galee tra le montagne) e il relitto di Lazise”

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Il relitto della galea veneziana sui fondali del lago di Garda davanti a Lazise (foto fmcr)

La memorabile impresa delle Galeas per montes, la risalita delle navi della Repubblica di Venezia attraverso i monti trentini, ha superato non solo i valichi montani ma anche le nebbie della storia. Nel 1439, durante un’operazione bellica, venne compiuta un’impresa straordinaria. Una piccola flotta, che comprendeva anche delle vere e proprie galee da guerra veneziane, percorse un tratto montano che vide la risalita dell’Adige e l’attraversamento della Valle del Lago di Loppio fino a Torbole. Ma che relazione c’è tra questo evento storico e il relitto trovato sul fondo del lago di Garda nella zona di Lazise? Per scoprirlo, il parco naturale del Monte Baldo offre un incontro con aperitivo scientifico. Appuntamento venerdì 26 luglio 2024, alle 18, al Parco degli Ulivi a Torbole (Tn) con il prof. Massimo Capulli, esperto di Archeologia subacquea dell’università di Udine, su “L’impresa delle “galeas per montes” (galee tra le montagne) e il relitto di Lazise”. Modera l’incontro l’archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto Maurizio Battisti. L’accoglienza sarà organizzata dall’associazione Galeando. La partecipazione è gratuita, su prenotazione entro giovedì alle 17 >>>QUI.

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Il programma estivo del Parco proseguirà nelle prossime settimane con proposte esperienze da non perdere tra avventura, relax e convivialità per vivere e scoprire il fascino unico di un angolo di Natura incontaminato, una perla del territorio trentino. Le attività fanno parte del progetto di gestione e valorizzazione avviato con il nuovo Protocollo d’Intesa tra il Comune di Brentonico e la Fondazione Museo Civico di Rovereto. Il parco naturale locale Monte Baldo si trova sul territorio dei Comuni di Brentonico (ente capofila), Mori, Nago Torbole, Ala e Avio con una convenzione sottoscritta anche dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Comunità̀ Alto Garda e Ledro, dalla Comunità̀ della Vallagarina, dal Consorzio dei Comuni del B.I.M. Sarca – Mincio – Garda e dal Consorzio dei Comuni del B.I.M. dell’Adige. Tutte le attività sono a partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria. Le attività all’aperto richiedono abbigliamento e calzature appropriate e possono essere annullate in caso di maltempo.