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Alle Grotte di Castellana “Valorizzare il patrimonio culturale: la sfida di coniugare sostenibilità, innovazione e territorialità”: incontro-confronto università, ricerca scientifica e settore culturale. L’evento sancisce l’avvio di una partnership strategica fra le Grotte di Castellana e il MArTA. Ingresso con super Green Pass

Le Grotte di Castellana in Puglia (foto MArTa)

GROTTE-DI-CASTELLANA_LOGO_OKtaranto_marta_logo“Valorizzare il patrimonio culturale: la sfida di coniugare sostenibilità, innovazione e territorialità”. Sarà questo il focus dell’appuntamento di sabato 11 dicembre 2021, alle 17.30, nella caverna della Grave delle Grotte di Castellana (Ba), un’occasione di incontro e confronto fra mondo dell’università, della ricerca scientifica e del settore culturale, voluto dalle Grotte di Castellana in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA, e il supporto dell’università di Bari “Aldo Moro” e del Politecnico di Bari. L’evento sancirà anche l’avvio di una partnership strategica tra il museo MArTA e le Grotte di Castellana, due grandi attrattori pugliesi. Grazie agli interventi dei relatori, inoltre, si metterà in evidenza il tema della valorizzazione del patrimonio, seguendo le tre direttrici della sostenibilità, dell’innovazione e della territorialità, affinché da un’illuminata gestione di un bene culturale o paesaggistico si possa favorire lo sviluppo sociale, culturale ed economico di un territorio. L’evento gratuito si svolgerà, in ottemperanza alle misure in vigore di contenimento del Covid-19, all’interno delle Grotte di Castellana. Sarà possibile assistere in presenza all’evento previa prenotazione all’indirizzo e-mail segreteria@grottedicastellana.it e con esibizione del super Green Pass. Informazioni sul sito www.grottedicastellana.it e sui social ufficiali delle Grotte.

taranto_marta_accordo-grotte-di-castellana_locandinaPer i saluti istituzionali interverranno il sindaco di Castellana Grotte, Francesco De Ruvo; il prof. Stefano Bronzini, rettore dell’università di Bari “Aldo Moro”; il prof. Francesco Cupertino, rettore del Politecnico di Bari; il prof. Riccardo Pagano, direttore del dipartimento Jonico dell’università di Bari “Aldo Moro”; l’avv. Agusto dell’Erba, presidente della federazione italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali e presidente della BCC CRA di Castellana Grotte; la senatrice Patty L’Abbate, componente della commissione Territorio, Ambiente e Beni ambientali del Senato della Repubblica; l’onorevole Ubaldo Pagano, componente della commissione Bilancio della Camera dei Deputati; e il presidente del CdA delle Grotte di Castellana, Victor Casulli. Relatori dell’appuntamento saranno la direttrice del MArTA Eva Degl’Innocenti, il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari “Aldo Moro” e presidente emerito del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici del ministero della Cultura, il prof. Stefano Dell’Atti dell’università di Foggia, e il prof. Stefano Miani dell’università di Udine. A introdurre e moderare sarà il prof. Vincenzo Pacelli dell’università di Bari “Aldo Moro”.

Udine. “Nuove scoperte dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno: acqua, vino e divinità dell’antica Mesopotamia”: incontro in presenza a Palazzo Antonini e on line in diretta streaming

paestum_XXIII-bmta_international-archaeological-discovery-award_locandinaDodici imponenti rilievi rupestri raffiguranti il sovrano e i grandi dei d’Assiria lungo un grande canale d’irrigazione scavato nella roccia rappresentano l’ultimo eccezionale risultato delle ricerche della missione archeologica dell’università di Udine e della direzione delle Antichità di Duhok guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi e dal dottor Hasan Ahmed Qasim in una terra, la Mesopotamia del nord, cruciale per la storia rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione politica che l’ha caratterizzata fino ad anni recenti. Era il dicembre 2019 quando il progetto di ricerca, tutela, restauri, valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale fu presentato a Roma nella sede di rappresentanza della Regione Friuli-Venezia Giulia. Una scoperta che non passò inosservata tanto che nel 2020 la giuria internazionale dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” le ha assegnato il premio di scoperta, consegnato solo a fine novembre 2021 (causa Covid) alla XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum (vedi Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, scelta tra le cinque più importanti del 2020. A novembre sarà consegnato anche il premio della 6° edizione (saltato per il Covid) andato alla scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida (Iraq) | archeologiavocidalpassato).

Rilievo 7 a Faida (Kurdistan iracheno) dell’VIII-VII sec. a.C. (foto di Alberto Savioli / LoNAP)
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Il logo del progetto archeologico regionale “Terre di Ninive” (“Land of Nineveh Archaeological Project”)

Giovedì 9 dicembre 2021, alle 16, a cura del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive (PARTEN), incontro su “Nuove scoperte dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno: acqua, vino e divinità dell’antica Mesopotamia”: in presenza nella sala Gusmani di Palazzo Antonini a Udine (per partecipare di persona – max 60 posti – scrivere una mail a francesca.simi@uniud.it); oppure on line con la diretta streaming: https://youtu.be/x5kL1NRmcD8. Programma. Saluti di Roberto Pinton, magnifico rettore dell’università di Udine; Linda Borean, direttrice del Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale; Fabrizio Cigolot, assessore Cultura del Comune di Udine; Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli; Guido Giordano, Dipartimento di Scienze, sezione Geologia, università Roma Tre; Francesco Zorgno, ArcheoCrowd srl; Paolo Girardi, ceo di 3DTarget; Alessia Rosolen, assessore Lavoro, Ricerca e Università della Regione Friuli Venezia Giulia. Seguono gli interventi; Daniele Morandi Bonacossi, direttore del Progetto PARTEN e professore di Archeologia del Vicino Oriente antico, università di Udine, su “Presentazione dei risultati e delle nuove scoperte del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive 2019-2021”; Francesca Simi, vicedirettrice del Progetto PARTEN e assegnista di Ricerca, università di Udine, su “Archeologia Pubblica e protezione del patrimonio archeologico in uno scenario post-bellico”; Alessandro Cecili, responsabile Tecnico di Lab GIS, Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre, su “Presentazione della visita virtuale di Faida”.

Veduta d’insieme col drone dell’area di scavo dei rilievi 5-10-6-7 a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)
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Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missione dell’università di Udine, davanti al rilievo 4 scoperto a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)

Durante l’incontro saranno presentati i più recenti risultati dell’attività di scavo che vede gli archeologi del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive del DIUM impegnati nell’investigazione della regione di Duhok, nel Kurdistan iracheno settentrionale. Si tratta del frutto di un paziente lavoro di documentazione, analisi e conservazione di un patrimonio culturale di straordinaria rilevanza, che ci ha restituito testimonianze di uno dei più antichi acquedotti noti, di un’area di produzione vinaria su scala “industriale” di 2700 anni fa (probabilmente, di nuovo, la più antica che conosciamo, almeno per quel che riguarda la Mesopotamia). L’area di produzione messa in luce comprendeva 14 vasche di grandi dimensioni scavate nella roccia: l’uva veniva spremuta in quelle superiori, di forma rettangolare, e il succo così ottenuto scorreva verso il basso e veniva raccolto in pozzetti circolari posti al di sotto. Da qui veniva poi versato in grandi giare, dove lo si lasciava fermentare. Il ritrovamento rappresenta una conferma importante del forte aumento della domanda di vino da parte delle élite assire tra VIII e VII secolo a.C., fino ad ora documentato solo dalle fonti scritte e dall’analisi di resti archeobotanici di vinaccioli rinvenuti in numerosi siti coevi nella vasta regione un tempo appartenuta all’impero assiro. Il ritrovamento ha permesso soprattutto di recuperare i dodici rilievi rupestri monumentali appartenenti al complesso di Faida che, come detto, è valsa al coordinatore del progetto, il prof. Daniele Morandi Bonacossi, l’edizione 2019 dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Durante l’evento sarà lanciata la visita virtuale dei rilievi assiri di Faida: The Virtual Tour of Faida to be launched soon! – Terra di Ninive.

Udine. All’università e in streaming su Teams il seminario conclusivo del progetto “BENĀCUS – Ricerche storico-archeologiche e prospezioni geofisiche integrate per una mappatura del patrimonio culturale sommerso del lago di Garda” per il recupero di fonti archeologiche inedite da affiancare a quelle storico-archivistiche nella ricostruzione delle vicende della flotta veneziana tra XV e XVI secolo

Locandina del seminario sul progetto “Banacus” dell’università di Udine, anche in streaming
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Prospezioni archeologiche subacquee nelle acque del lago di Garda, lungo la sponda veronese (foto uniud)

Martedì 19 ottobre 2021 seminario conclusivo del Progetto di Ricerca Dipartimentale (PRID) “BENĀCUS – Ricerche storico-archeologiche e prospezioni geofisiche integrate per una mappatura del patrimonio culturale sommerso del lago di Garda”. L’evento verrà offerto in modalità ibrida: studenti e personale interno dell’università di Udine potranno assistere in presenza previa prenotazione, mentre il pubblico esterno potrà seguire la diretta trasmessa su Teams. Nato dalla collaborazione tra il dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e il dipartimento di Matematica e Scienze della Terra dell’università di Trieste, e forte dell’accordo con la soprintendenze locali, il progetto PRID “Benacus” ha portato avanti un’analisi autoptica della sponda veronese del lago di Garda per il recupero di fonti archeologiche inedite da affiancare a quelle storico-archivistiche nella ricostruzione delle vicende della flotta veneziana tra XV e XVI secolo. A conclusione delle ricerche, il DIUM organizza il seminario “BENĀCUS – Ricerche storico-archeologiche e prospezioni geofisiche integrate per una mappatura del patrimonio sommerso del lago di Garda”, curato da Massimo Capulli (responsabile scientifico del progetto) e dal prof. Andrea Zannini, in programma per il pomeriggio di martedì 19 ottobre 2021, alle 16, a Palazzo Antonini-Cernazai, Aula 13 (ex 14), in via Petracco 8 a Udine. Interverranno anche Giovanni Falezza e Alessandro Asta in rappresentanza delle soprintendenze Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo, Vicenza e per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso.

Relitto di una galea veneziana sui fondali della sponda veronese del lago di Garda (foto uniud)

“BENĀCUS – Ricerche storico-archeologiche e prospezioni geofisiche integrate per una mappatura del patrimonio culturale sommerso del lago di Garda” è un progetto del dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’università di Udine in collaborazione con il dipartimento di Matematica e Scienze dell’università di Trieste (referente prof. Michele Pipan) e il dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Firenze (referente prof. Benedetto Allotta), ed in accordo con la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. L’obiettivo principale è di condurre una ricerca interdisciplinare che abbia per oggetto la sponda veronese del lago di Garda, finalizzata in primis alla ricostruzione storico-archeologica delle vicende connesse alla flotta della Serenissima nel periodo compreso tra la guerra veneto-viscontea e quella di Cambrai. La ricerca e la mappatura si avvalgono di una metodica interdisciplinare che prevede la raccolta e analisi delle fonti storico-archivistiche, lo spoglio dell’inedito archeologico disponibile presso gli uffici della Soprintendenza e l’organizzazione di campagne di prospezione strumentale. Queste ultime si basano sull’uso combinato di AUV (Autonomous Underwater Vehicle) e sistemi acustici, quali il Side Scan Sonar e il Sub Bottom Profiler, elettrici ERT (Electrical Resistivity Tomography) ed elettromagnetici GPR (Ground Penetrating Radar). La validazione finale del carattere archeologico delle segnalazioni/anomalie esito delle campagne di prospezione strumentale è affidata ad analisi autoptica da parte di archeologi subacquei fino ad una profondità massima di 50 metri, mentre per i siti più profondi ci si avvarrà di ROV, in questo caso dotati di fotocamere professionali e manipolatori che consentono in remoto di produrre una prima documentazione e prelevare eventuali campioni. Quest’attività farà sì che per ogni zona oggetto di indagine saranno disponibili le seguenti informazioni: coordinate precise di ciascun sito; documentazione video–fotografica; dimensioni e possibile datazione.

Aquileia. Ecco il ricco programma per le GEP 2021: open day delle aree archeologiche, visite guidate e teatralizzate, aperture straordinarie, laboratori didattici, itinerari alla scoperta di un’Aquileia inedita, musica, archeologia sperimentale

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“Open days” nelle aree archeologiche di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Sabato 25 e domenica 26 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio , Aquileia si anima con un ricco programma di eventi: open day delle aree archeologiche, visite guidate e teatralizzate, aperture straordinarie, laboratori didattici, itinerari alla scoperta di un’Aquileia inedita, musica, archeologia sperimentale. “Il fine settimana”, sottolinea il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino, “si chiude, inoltre, con un momento solenne dedicato al centenario del Milite Ignoto: domenica, alle 17 è in programma l’arrivo della bandiera  italiana che nel 1921 avvolse il feretro del Milite Ignoto nel suo viaggio da Aquileia a Roma. L’arrivo sarà preceduto dal sorvolo di aerei storici. La bandiera, che verrà accolta dalla fanfara militare e dal picchetto d’onore, rimarrà esposta in Basilica fino al 29 ottobre”.  aquileia_cerimonia-arrivo-bandiera-centenario-milite-ignoto_locandina“Un palinsesto di eventi così ricco di proposte – continua il sindaco – è frutto di una straordinaria collaborazione tra enti e associazioni del territorio a cui va riconosciuta la capacità di fare rete: Fondazione Aquileia, Comune di Aquileia, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Direzione regionale musei del Friuli Venezia Giulia – Museo archeologico nazionale di Aquileia, Basilica di Aquileia, PromoTurismoFVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona, Pro Loco Aquileia, associazione nazionale per Aquileia, associazione Il Pozzo d’Oro, associazione culturale musicale San Paolino e Fondazione Radio Magica”. Le Giornate del Patrimonio coincidono anche con l’ultimo fine settimana di apertura della mostra “Da Aquileia a Betlemme” (6 euro incluso ingresso in Basilica) visitabile a Palazzo Meizlik dalle 10 alle 19.

Visite guidate alle aree archeologiche di Aquileia negli “open days” promosse da Fondazione e Università (foto fondazione aquileia)

Sabato 25 settembre 2021, in occasione dell’open day delle aree archeologiche, saranno gli archeologi della Fondazione Aquileia e delle Università a ad accogliere i cittadini e gli appassionati nelle aree archeologiche e nei cantieri di scavo: nel foro, nell’area del decumano di Aratria Galla e delle mura a zig-zag, al teatro e alle grandi terme, alla domus delle Bestie Ferite, negli antichi mercati, al fondo Cal, alla domus dei Putti danzanti e sulla sua sponda orientale dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18 senza prenotazione e con ingresso gratuito. Sarà visitabile invece solo su prenotazione  (domus.titomacro@gmail.com) alle 10, 11 e 12 la Domus di Tito Macro, la dimora di 1700 mq che si estendeva tra due cardini dell’antica città.

Aquileia: al Fondo Pasqualis archeologia sperimentale con accensione di un forno vetraio (foto fondazione aquileia)

Al fondo Pasqualis, nell’area degli antichi mercati durante l’intera giornata di sabato e domenica mattina ci sarà spazio per l’archeologia sperimentale con l’accensione di un forno vetrario, unico del suo genere in Italia e costruito come una struttura romana, realizzato grazie a un finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell’ambito del progetto V.E.R.I. del Comitato Nazionale Italiano dell’AIHV (Association Internationale pour l’Histoire du Verre). Durante la giornata si potrà anche assistere alle prove di soffiatura del maestro vetrario muranese Nicola Moretti.

Percorsi tattili su reperti originali al museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto man-aquileia)

Il museo Archeologico nazionale sarà straordinariamente aperto sabato 25 settembre 2021 fino alle 22 (ultimo ingresso alle 21.30); dalle 19, il biglietto d’ingresso avrà il costo simbolico di 1 euro. Nel corso della serata, a partire dalle 19, saranno proposte visite tattili “al buio” che, attraverso l’esplorazione diretta di reperti della collezione, consentiranno un’inusuale esperienza di scoperta della nuova sezione del museo dedicata a lusso e ricchezza nella città antica. Le visite si svolgeranno a gruppi di massimo 8 persone per volta. Domenica 26 settembre 2021, alle 10 e alle 11.30, nel museo Archeologico nazionale sarà possibile seguire la visita guidata alla nuova sezione espositiva del museo “lusso e ricchezza”, che dal mese di maggio scorso completa il percorso di visita con l’esposizione delle eccellenze della produzione artigianale aquileiese: ambre, gemme e gioielli (prenotazione a bookshopmanaquileia@gmail.com / al numero 0431 91016 dal martedì alla domenica con orario 10-18). In occasione della commemorazione dei 100 anni dalla cerimonia del milite ignoto, il museo propone inoltre, in collaborazione con la basilica di Aquileia, un percorso di approfondimento che, attraverso documenti d’archivio, racconterà personaggi ed eventi di Aquileia tra la prima guerra mondiale e gli anni Venti: il tour di approfondimento dedicato alla vicenda del milite ignoto parte in Basilica alle 19.45 e continua in museo alle 21.15. (costo 5 euro visita Basilica, 1 euro visita MAN prenotazione obbligatoria: comunicazione@basilicadiaquileia.it).

Il museo Paleocristiano di Aquileia (foto fondazione aquileia)

In occasione delle GEP si ampliano anche gli orari di apertura del museo Paleocristiano che sarà accessibile, sempre ad ingresso libero, sabato 25 settembre dalle 8.30 alle 13.30 e domenica 26 settembre dalle 14.30 alle 18.30. Alle 15.30 sarà dedicata ai più piccoli una caccia al tesoro incentrata sui simboli del primo cristianesimo aquileiese. Per tutte le attività, comprese nel costo del biglietto d’ingresso, è richiesta la prenotazione a bookshopmanaquileia@gmail.com / al numero 0431 91016 dal martedì alla domenica con orario 10-18. Sabato 25, dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18, sarà possibile esplorare “Casa Bertoli”, lungo il viale che conduce a piazza Capitolo e alla Basilica, e scoprire i suoi meravigliosi affreschi grazie alla visita curata dalla associazione nazionale per Aquileia e alla Soprintendenza.

Visite guidate alla Domus di Tito Macro ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

PromoTurismoFvg propone invece una visita guidata gratuita alle aree archeologiche alle ore 10 e 11 e la visita alla domus di Tito Macro alle 15 e alle 16 (prenotazione tel. 0431-919491 o info.aquileia@promoturismo.fvg.it). Alle 17.30 l’associazione Il Pozzo d’Oro accompagnerà i visitatori in un itinerario inedito “L’ombra di Aquileia” alla scoperta  delle bellezze nascoste della città. Il ritrovo è  in piazza Capitolo. Prenotazioni al 3347070063 o 3480866752. La giornata di sabato si chiuderà alle 20.45 in piazza Pirano con il concerto  “Cor l’aga ad Aquilea” a cura dell’associazione culturale musicale San Paolino con il patrocinio del Fogolar Furlan. Nel corso della giornata di domenica 26 in programma, a cura di PromoTurismoFvg, la visita guidata alla Domus di Tito Macro alle 10 e alle 11 (costo 3 euro) e la visita teatralizzata di radio Magica alle 15 (costo 15 euro). Per entrambe le iniziative prenotazione obbligatoria al 0431919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it).

Cividale. Per il 700mo di Dante e il 50mo della Fondazione de Claricini Dornpacher apre al museo Archeologico nazionale la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli, esposti in prima assoluta

Locandina della mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)” al museo Archeologico nazionale di Cividale dal 19 settembre al 7 novembre 2021

università-di-udine_logofondazione-de-claricini-dornpacher_logoNel 2021 ricorrono i 50 anni della Fondazione de Claricini Dornpacher di Bottenicco di Moimacco (Ud), istituita con lascito dalla contessa Giuditta de Claricini Dornpacher nel 1971, e i 700 anni della morte di Dante. Per il cinquantennale la Fondazione ha avviato assieme all’università di Udine un percorso progettuale celebrativo intitolato “Dante 700 – Tutte quelle vive luci”. Il progetto ha ottenuto il patrocinio, l’uso del logo e il supporto del ministero dei Beni Culturali (Mic) nell’ambito delle celebrazioni dantesche nazionali che si sono svolte durante tutto il 2021. Tra queste, di particolare importanza la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli che saranno esposti, in prima assoluta, dal 19 settembre al 7 novembre 2021 al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli.

Veduta aerea di Villa de Claricini Dornpacher in Bottenicco di Moimacco (Ud) (foto fondazione de Claricini Dornpacher)

Il motivo principale che ha indotto la Fondazione ad elaborare tale progetto è dovuto al ruolo che la famiglia de Claricini Dornpacher ha svolto nei secoli per lo sviluppo degli studi danteschi, tant’è che nel 1466 il conte Nicolò de Claricini esemplò la Commedia editandola in Cividale del Friuli. Oltre al codice miniato denominato “de Claricini” la nobile famiglia ha costituito una imponente biblioteca dantesca con oltre 5000 volumi ora donata alla biblioteca storica del Comune di Padova, dove la famiglia aveva anche una residenza, e altrettanti volumi presenti presso la biblioteca di Villa de Claricini Dornpacher in Bottenicco di Moimacco. E fino al 7 novembre 2021 è istituito un servizio di bus navetta gratuito da Cividale a villa de Claricini Dornpacher con partenza da Cividale alle 9.30, 10.30, 11.30, 14, 16, 18; e da villa de Claricini Dornpacher alle 9.45, 10.45, 11.45, 14.15, 16.15, 18.15.

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Foglio incipitale del Codice de Claricini (foto fondazione de Claricini Dornpacher)

La mostra riunisce per la prima volta in un medesimo spazio espositivo alcuni codici della Commedia: quello un tempo proprietà della famiglia de Claricini, unico provatamente copiato in Friuli e altri quattro codici pervenuti in Friuli in varie epoche, attualmente custoditi in collezioni librarie pubbliche o private. Al nucleo dei codici danteschi, sono affiancati alcuni manoscritti copiati in Friuli e connessi variamente con il poema dantesco, i quali anch’essi, pur indirettamente, ne testimoniano la diffusione e la lettura. Obiettivo principale è di documentare e far conoscere al vasto pubblico la fortuna e l’incidenza che l’opera di Dante ebbe nella cultura friulana tardo medievale, moderna e contemporanea.

Per le Giornate europee dell’Archeologia Aquileia lancia una tre giorni speciale con Visite guidate, open day delle aree archeologiche, aperture straordinarie, archeologia sperimentale e musica. Gran finale lunedì all’alba al porto fluviale con il Concerto del Solstizio

aquileia_fondazione_logoVisite guidate, open day delle aree archeologiche, aperture straordinarie, archeologia sperimentale e musica: sono questi alcuni eventi del ricco programma predisposto dalla Fondazione Aquileia per le Giornate europee dell’archeologia 2021, da sabato 19 giugno fino all’alba di lunedì 21. E questo grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, Comune di Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, direzione regionale musei del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, PromoTurismoFVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona, Pro Loco Aquileia, Associazione nazionale per Aquileia e Fondazione Radio Magica.

Visite guidate con archeologo durante l’Open Day nelle aree archeologiche di Aquileia (foto fondazione aquileia)

SABATO 19 GIUGNO 2021 è l’Open day, dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19. Gli archeologi e i restauratori della Fondazione Aquileia, delle università e della soprintendenza accoglieranno i cittadini e gli appassionati nelle aree archeologiche e nei cantieri di scavo: foro, area del decumano di Aratria Galla e delle mura a zig-zag, teatro e grandi terme, domus delle Bestie Ferite, antichi mercati, fondo Cal, domus dei Putti danzanti, porto fluviale e la sua sponda orientale. Non serve la prenotazione. L’ingresso è gratuito.

La domus di Tito Macro ad Aquileia (foto fondazione Aquileia)

Visite con l’archeologo alla domus di Tito Macro: alle 10.30, 11, 11.30, 16.30, 17, 17.30, 18. L’ingresso è gratuito con ritrovo presso la domus, ma attenzione: qui è necessaria la prenotazione (tel. 0431.919491 o info.aquileia@promoturismo.fvg.it) perché i posti sono limitati.

Una fase della realizzazione del forno romano per la produzione del vetro ad Aquileia col progetto Veri (foto Aihv)

Archeologia sperimentale: accensione di un forno vetrario romano, dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19. L’attività si svolge nel fondo Pasqualis, nell’area degli antichi mercati, con l’accensione di un forno vetrario, unico del suo genere in Italia e costruito come una struttura romana, realizzato grazie a un finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito del progetto V.E.R.I. del Comitato Nazionale Italiano dell’AIHV (Association Internationale pour l’Histoire du Verre). Durante la giornata si potrà anche assistere alle prove di soffiatura del maestro vetrario muranese Nicola Moretti.

La locandina della nuova sezione del museo Archeologico nazionale dedicata a “Lusso e ricchezza” (foto man-aquileia)

Museo Archeologico nazionale. Visita guidata alla nuova sezione “Lusso e ricchezza”, alle 10 e alle 11, a cura del Man, inaugurata il 27 maggio 2021 e dedicata alla straordinaria collezione di oggetti in ambra, gemme, cammei, gioielli e monete. Qui la prenotazione è obbligatoria a bookshopmanaquileia@gmail.com. La visita è compresa nella normale tariffa di ingresso al museo.

L’esterno di Casa Bertoli ad Aquileia (foto archeocarta del FVG)

Apertura straordinaria di Casa Bertoli dalle 10 alle 13, a cura della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e dell’Associazione nazionale per Aquileia. Sarà così possibili esplorare Casa Bertoli, lungo il viale che conduce a piazza Capitolo e alla Basilica, e scoprire i suoi meravigliosi affreschi.

Il foro romano di Aquileia e il plinto della Medusa fotografati da Elio Ciol

Visita guidata classica di Aquileia alle 10.30 a cura di PromoTurismoFVG, con prenotazione obbligatoria telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it.

Pubblico in piazza Capitolo ad Aquileia per l’Aquileia Film Festival

Sacro e profano: il Patriarcato di Aquileia, alle 21, in piazza Capitolo, con ingresso libero: la conferenza-concerto a cura della Trieste Flute Association chiude la prima delle Giornate europee dell’Archeologia.

Il museo Paleocristiano ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

DOMENICA 20 GIUGNO 2021. Apertura straordinaria del museo Paleocristiano, dalle 14.30 alle 18.30, con ingresso gratuito. E alle 16 ci sarà una visita guidata gratuita a cura del museo con prenotazione obbligatoria scrivendo a bookshopmanaquileia@gmail.com.

La statua in marmo di Venere del I sec. a.C. – I sec. d.C. da un originale di età ellenistica nel nuovo allestimento del Man di Aquileia (foto di Alessandra Chemollo)

Visita guidata al museo Archeologico nazionale di Aquileia alle 10.30 e alle 16.30, a cura di PromoTurismoFVG. Costo 10 euro oltre al biglietto di ingresso al museo. Prenotazione obbligatoria telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it.

L’area archeologica del fondo Cossar dopo la realizzazione del primo lotto di lavori dell’innovativo progetto di ricostruzione dei volumi della domus di Tito Macro (foto fondazione Aquileia)

Visita guidata alla domus di Tito Macro alle 10. 11, 15, 16, a cura di PromoTurismoFVG. Costo 3 euro, durata 40 minuti. Prenotazione obbligatoria telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it.

Fondazione Radio Magica propone speciali visite guidate teatralizzate nell’area archeologica di Aquileia (foto fondazione radio magica)

In diretta con la storia: visite teatralizzate da Fondazione Radio Magica, alle 10. Itinerario con guida e attori tra le aree degli antichi mercati, il porto fluviale e il decumano. Costo 15 euro, durata 2 ore, prenotazione obbligatoria telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it.

Una veduta aerea di Fondo Pasqualis, l’area dei mercati di Aquileia, prima delle ultime campagne di scavo (foto fondazione Aquileia)

Archeologia sperimentale: accensione di un forno vetrario romano, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17, a cura della Pro loco Aquileia, ingresso libero. L’attività si svolge nel fondo Pasqualis, nell’area degli antichi mercati, con l’accensione di un forno vetrario, unico del suo genere in Italia e costruito come una struttura romana.

Il cimitero degli Eroi ad Aquileia, nel cuore della città romana, a ridosso della basilica paleocristiana (foto archeocarta del FVG)

Visita al cimitero dei Caduti, alle 17, a cura della Pro loco Aquileia, in occasione dell’anno del centenario della traslazione del Milite Ignoto da Aquileia a Roma. Prenotazione obbligatoria telefonando al 3279065531 o scrivendo a prolocoaquileia@libero.it.

La locandina del Concerto del Solstizio nel porto fluviale romano di Aquileia (foto fondazione aquileia)

LUNEDÌ 21 GIUGNO 2021. Concerto del Solstizio, alle 4.30. Appuntamento finale delle Giornate europee dell’Archeologia, all’alba del solstizio d’estate nell’atmosfera rarefatta dell’antico porto fluviale di Aquileia, con il concerto per pianoforte e voce di Alessandra Celletti che proporrà il suo progetto “Experience” che mette in musica l’essenza dell’acqua e il fascino della trasformazione. Il pubblico potrà così assaporare il passaggio dal buio alla luce tra le rovine romane, l’acqua e il verde della natura che circonda il paesaggio. Prenotazione telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it.

Il ritrovamento dei dieci rilievi rupestri di Faida nel Kurdistan iracheno da parte dell’università di Udine premiato come la scoperta archeologica più importante del 2019 con l’assegnazione della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” promossa dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo

La scoperta dei “dieci rilievi rupestri assiri nel Kurdistan Iracheno” ha vinto la sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo, e assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania),  Archéologia (Francia),  as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia) e da quest’anno anche con British Archaeology (Regno Unito) la testata del prestigioso Council for British Archaeology. E queste testate hanno segnalato la scoperta in Kurdistan, rispetto alle altre finaliste candidate alla vittoria per il 2020: Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Il Premio sarà consegnato a Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’università di Udine, venerdì 9 aprile 2021 (non più venerdì 20 novembre 2020, dopo i provvedimenti restrittivi dovuto all’emergenza sanitaria da Covid-19)  alla presenza di Fayrouz, archeologa e figlia di Khaled al-Asaad, in occasione della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. I rilievi rupestri del Kurdistan Iracheno si aggiudicano anche lo “Special Award”, il Premio alla scoperta con il maggior consenso sulla pagina Facebook della BMTA. L’importanza della scoperta archeologica compiuta dall’università di Udine è stata riconosciuta anche da Aliph, l’unico fondo globale dedicato esclusivamente alla protezione e riabilitazione del patrimonio culturale in aree di conflitto e post-conflitto, che ha finanziato la documentazione dei rilievi assiri di Faida e l’elaborazione di un progetto di restauro e protezione di questo monumentale complesso di arte rupestre gravemente minacciato da vandalismo e dall’espansione delle attività produttive del vicino villaggio (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/10/grandi-dei-e-sovrani-scolpiti-nella-roccia-lungo-un-imponente-canale-dirrigazione-la-grande-scoperta-delluniversita-di-udine-nel-kurdistan-iracheno-illustrata-a-roma-il-team-di-dan/).

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

L’International Archaeological Discovery Award, il Premio intitolato a Khaled al-Asaad, direttore dell’area archeologica e del Museo di Palmira dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Nella 1ª edizione (2015) il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri per la Tomba di Amphipolis (Grecia); la 2ª edizione (2016) all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del Presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner Direttore della missione archeologica che ha scoperto la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, Responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, Responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo.

Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missione dell’università di Udine, davanti al rilievo 4 scoperto a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)

“Da oltre 25 anni il nostro ateneo opera nel Vicino Oriente, prima in Siria e ora nel Kurdistan iracheno, con un gruppo di lavoro di archeologi, studenti e specialisti di varie discipline guidato dal prof. Morandi Bonacossi”, dice il rettore, Roberto Pinton. Gli importanti riconoscimenti di oggi sono frutto del pieno e convinto sostegno dell’intero Dipartimento, dell’Università, di tutti i rettori che si sono succeduti e, aspetto assolutamente non irrilevante, di un intero sistema regionale e nazionale. Il premio per l’eccezionale scoperta dei rilievi assiri di Faida e l’importante finanziamento ricevuto da parte di ALIPH per garantire protezione e conservazione di questo patrimonio culturale dell’umanità sono per l’università di Udine motivo di grande orgoglio e soddisfazione”. E Daniele Morandi Bonacossi sottolinea: “L’attribuzione dell’autorevole premio della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico intitolato a Khaled al-Asaad alla scoperta dei rilievi assiri di Faida e la nuova collaborazione con ALIPH, che ha come obiettivo proprio la tutela di questi straordinari monumenti di arte rupestre sono traguardi molto importanti per il nostro progetto, frutto di una stretta collaborazione con i colleghi e le autorità del Kurdistan e di una sinergia sistemica fra il nostro Ateneo, il Ministero degli Affari Esteri, la Regione Friuli Venezia Giulia, la Fondazione Friuli e ArcheoCrowd, cui si aggiunge ora anche ALIPH. Questi due riconoscimenti rafforzano la convinzione che l’università di Udine, sede del primo dipartimento in Italia dedicato alla storia e tutela dei beni culturali, possa e debba dare un importante contributo internazionale allo studio, documentazione, protezione e valorizzazione del patrimonio culturale dell’umanità minacciato da conflitti e degrado. Il sostegno di ALIPH, infatti, consentirà di elaborare un progetto di tutela e restauro dei rilievi assiri di Faida”.

Operazione di rilievo fotogrammetrico da drone dei rilievi 6-7 VIII-VII sec. a.C. nell’area archeologica di Faida nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)

Il progetto Kurdish-Italian Faida Archaeological Project (KIFAP) è diretto da Daniele Morandi Bonacossi e da Hasan Ahmed Qasim, rispettivamente per l’università di Udine e la direzione delle Antichità di Duhok. Lo scavo dei rilievi assiri di Faida si svolge in una terra, la Mesopotamia del nord, cruciale per la storia e rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione politica e d’instabilità che l’ha caratterizzata fino ad anni recenti. Ricerca, tutela, restauri, valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale sono i cardini del progetto, che è sostenuto anche da Repubblica dell’Iraq, Governo Regionale del Kurdistan – Iraq, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Consolato d’Italia a Erbil e Ambasciata d’Italia a Baghdad, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, ArcheoCrowd srl e Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. “Il Faida Salvage Project incarna molti dei valori di ALIPH, ovvero la realizzazione di azioni concrete per proteggere un sito culturale unico che è stato minacciato da conflitto. Il successo di questo progetto, coordinato dal team dell’Università di Udine diretto dal Prof. Daniele Morandi Bonacossi, è il risultato di vari anni di impegno e collaborazione con le comunità, le autorità e gli esperti locali”, afferma il direttore generale Valéry Freland. “Il riconoscimento assegnato ai rilievi di Faida dallo International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è la conferma del loro valore e importanza e ALIPH si congratula calorosamente con l’intero team per questo eccezionale riconoscimento. Quando il lavoro di valutazione e contenimento dei danni al sito sarà completato, auspichiamo che si possa procedere rapidamente alla progettazione e realizzazione delle misure di protezione del complesso archeologico. ALIPH sostiene questo importante progetto che non solo migliora la nostra comprensione di uno dei momenti chiave del passato dell’umanità, ma contribuisce anche a porre le basi per una ripresa culturale, sociale ed economica sostenibile in Iraq”.

Fase di scavi del rilievo 6 a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)
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Il logo del progetto archeologico regionale “Terre di Ninive” (“Land of Nineveh Archaeological Project”)

“L’assegnazione dello International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” 2020 al prof. Daniele Morandi Bonacossi per la scoperta dei rilievi assiri di Faida”, dichiara l’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università Alessia Rosolen, “è motivo di orgoglio e successo per tutta la Regione Friuli Venezia Giulia. Abbiamo sostenuto sin dall’inizio l’importanza del Progetto Archeologico Regionale Terre di Ninive in un’ottica di valutazione non solo squisitamente scientifica, ma anche in rapporto ad una crescita del livello reputazionale del nostro Paese e, nello specifico, del nostro Sistema Regione, ricordandoci che la cura e la ricerca del settore archeologico riportano in essere le radici e le origini della nostra Storia Moderna. La costante sinergia messa in atto fra l’Università di Udine e la Regione FVG ha fortemente contribuito a fortificare il legame a favore della cooperazione culturale ed umanitaria nella complessa realtà dell’Iraq settentrionale e del Kurdistan iracheno”. “La Fondazione Friuli, che dal 2005 è a fianco dell’ateneo udinese a sostegno dei suoi progetti di ricerca archeologica prima in Siria e poi in Iraq”, afferma il presidente Giuseppe Morandini, “è orgogliosa del premio internazionale assegnato al prof. Morandi Bonacossi per la scoperta dei rilievi assiri di Faida e del sostegno garantito dalla Fondazione Aliph alla protezione di questo complesso di arte rupestre unico al mondo. Questo successo testimonia come l’Università di Udine, voluta dalla popolazione e dalle istituzioni del Friuli nel 1978, con il sostegno dell’intero sistema regionale abbia saputo proiettarsi ai vertici della ricerca scientifica, della cooperazione internazionale e della tutela del patrimonio culturale minacciato da conflitti”. E il presidente di ArcheoCrowd, Francesco Zorgno, conclude: “ArcheoCrowd è orgogliosa di far parte della squadra che ha reso possibile questo progetto. L’elevatissimo valore di questo riconoscimento sarà uno stimolo importante a quegli imprenditori privati che, come noi, intendono affiancare il pubblico nel sostegno della ricerca archeologica”.

I rilievi rupestri di Faida. Nell’estate e autunno del 2019, la missione congiunta italo-curda “IAMKRI Italian Archaeological Mission to the Kurdistan Region of Iraq”, coordinata da Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine con la direzione delle Antichità di Duhok guidata da Hasan Ahmed Qasim, ha individuato presso il sito archeologico di Faida, a 50 km da Mosul,  dieci imponenti rilievi rupestri di epoca assira (VIII-VII secolo a.C.) scolpiti nella roccia lungo un antico canale d’irrigazione di 8,5 km di lunghezza. Il canale di Faida, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, fu fatto probabilmente scavare dal sovrano assiro Sargon II (721-705 a.C.) alla base di una collina. Oggi, il canale, che ha una larghezza media di 4 metri, è quasi completamente sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco della collina. Dal canale principale si diramavano canali più piccoli, che consentivano di irrigare i campi circostanti e di aumentare la produzione agricola della campagna ubicata nell’entroterra di Khorsabad e Ninive, le ultime due capitali dell’impero assiro.

Rilievo 7 a Faida (Kurdistan iracheno) dell’VIII-VII sec. a.C. (foto di Alberto Savioli / LoNAP)

I pannelli rinvenuti sono imponenti, lunghi quasi 5 metri e alti 2. Sulla roccia è raffigurato un campionario straordinario di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro, e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra su un leone. I rilievi, ripetuti in dieci esemplari (e altri sono verosimilmente ancora sepolti sotto ai detriti che colmano il canale), furono fatti eseguire dal sovrano assiro per celebrare la costruzione del canale d’irrigazione. I pannelli scolpiti a bassorilievo rappresentano una scena di profondo significato religioso e ideologico incentrata sull’adorazione delle divinità da parte del re e sulla celebrazione della creazione di questa importante infrastruttura idraulica destinata a garantire fertilità al territorio circostante potenziandone la produttività agricola.

Il film “Mesopotamia: la stagione dei grandi imperi”, seconda parte della miniserie “Mesopotamia: in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” del regista veneziano selezionato per l’8° festival internazionale di Arkhaios (Pittsburgh, Pennsylvania, USA) che, causa Covid.19, sarà on-line

Il resgita Alberto Castellani durante le riprese della collezione mesopotamica “Ugo Sissa” a Palazzo Te di Mantova (foto Graziano Tavan)

Una scena del film “Mesopotamia. In memoriam” di Alberto Castellani

La prima parte è stata presentata con successo all’edizione 2019 del  Firenze Archeofilm; è stata invitata come  evento nella serata conclusiva della Rassegna Internazionale del Film archeologico 2019 di Rovereto; e, sempre nel 2019, ha ottenuto un significativo riconoscimento nell’ambito di Aquileia Film Festival 2019 e di Imagines 2019 a Bologna, dove è stata presentata un’anteprima anche della seconda parte che avrebbe dovuto esordire nella versione definitiva al Firenze Archeofilm 2020: stiamo parlando della miniserie “Mesopotamia in memoriam” del regista veneziano Alberto Castellani, un affresco su quella  terra fertile a forma di mezzaluna, dove nacquero civiltà antiche, Sumeri, Assiri, Babilonesi, cui far risalire scoperte come la scrittura o la nascita della società urbana. Il film abbina il racconto delle pagine più significative di quelle antiche civiltà con l’individuazione di ciò che l’uomo ha perduto: si tratta dei dolorosi saccheggi operati dall’Isis ma anche delle razzie operate da regimi diversi e favorite da connivenze colpevoli. Per queste testimonianze perdute – si tratta di sculture, tavolette cuneiformi, sigilli cilindrici – il film sottolinea come sia davvero difficile per le popolazioni della Mesopotamia conservare il legame con la propria terra perché sono venuti meno i riferimenti storici del mondo di cui sono eredi. E rimane, allora, soltanto un gigantesco buco nero di smarrimento e di angoscia sociale. “Il film – ricorda Castellani – gode dell’amichevole consulenza di alcuni eminenti studiosi quali Paolo Matthiae della Sapienza di Roma, Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine, Paolo Brusasco dell’università di Genova e Massimo Vidale dell’università di Padova.

La presentazione del film di Castellani “Mesopotamia: la stagione dei grandi imperi” sul sito di Arkhaios Film Festival 2020

Ma il Covid-19 ha fatto prima rinviare (due volte) e poi cancellare definitivamente Firenze Archeofilm 2020. Ma dal 5 all’11 ottobre 2020 il film “Mesopotamia: la stagione dei grandi imperi”, diretto e prodotto da Alberto Castellani, Media Venice Comunicazione e Immagine, si potrà vedere on line sulla piattaforma Vimeo perché è stato inserito nella selezione finale di 2020 Arkhaios Cultural Heritage and Archaeology Film Festival di Pittsburgh ( Pennsylvania, USA). E quest’anno, proprio causa Covid-19, l’8° festival internazionale di Arkhaios sarà un’edizione on-line, e quindi si potrà seguire anche dall’Italia. Basta seguire le modalità di iscrizione sul sito http://www.arkhaiosfilmfestival.org/home.html. Soddisfatto Castellani che ha realizzato una versione in lingua inglese del film proprio per facilitarne una diffusione in ambito internazionale: “Siamo onorati che il film “ Mesopotamia: la stagione dei grandi imperi” sia stato prescelto ed inserito a rappresentare l’Italia in una così autorevole manifestazione. Ci auguriamo anche che questa produzione possa suscitare l’interesse di organizzazioni culturali e di networks  sensibili al mondo dell’archeologia ed in particolare alle vicende del Vicino Oriente, purtroppo  protagonista, in questi anni, di tragiche  vicende”.

Arkhaios 2020 propone quattordici film di grande qualità e vasta gamma di argomenti, risultato di una rigorosa selezione. Registi di tutto il mondo hanno proposto i loro film, tra cui Argentina, Bangladesh, Brasile, Canada, Cile, Cipro, Repubblica Dominicana, Francia, Germania, Grecia, Iran, Italia, Messico, Polonia, Polinesia, Portogallo, Singapore, Spagna, Turchia e Stati Uniti. Il festival è sponsorizzato da The Friends of Arkhaios; The South Carolina Institute of Archaeology & Anthropology (SCIAA), University of South Carolina; The Department of Anthropology, University of South Carolina; The Greater Piedmont Chapter of The Explorers Club; The Council of South Carolina Professional Archaeologists (COSCAPA); The Department of Anthropology, University of Pittsburgh; The Allegheny Chapter #1, and the Ohio Valley Chapter #22, of the Society for Pennsylvania Archaeology (SPA). Arkhaios Cutural Heritage and Archaeology Film Festival  considerato tra le più importanti manifestazioni internazionali del settore, ha confermato anche quest’anno, secondo lo spirito degli organizzatori, la propria linea editoriale: quella  di promuovere  il racconto di  “una storia sia locale che globale, traendo ispirazione da produzioni che si ispirino alle radici della nostra civiltà così da meglio  comprendere  popoli  appartenenti a culture provenienti da ogni parte del  mondo” (dr. Costal Ganiewicz, president and CEO Coastal Discovery Museum – dr Stefen Smith, University of South Carolina, Director Institute of Archaeology and Anthropology).

“Mesopotamia: in memoriam. Appunti su un patrimonio violato”. Dopo “Kaled Asaad: quel giorno a Palmira”, realizzato dal regista veneziano Alberto Castellani sull’onda dell’orrore suscitato per l’eccidio del direttore del museo di Palmira, è nata una miniserie in due puntate di 50’ l’una (in italiano e in inglese) a cura dello stesso autore: “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato”. Il programma rappresenta il  ritorno dell’autore sulle terre martoriate del Vicino Oriente e affronta il dramma in termini sociali e culturali che sta vivendo la Mesopotamia ed in particolare l’Iraq. C’erano una volta due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, e tutt’attorno una terra fertile a forma di mezzaluna, dove nacquero civiltà antiche, a cui  far risalire scoperte come la scrittura o la nascita della società urbana. Ora possiamo definirla come la tomba della civiltà della Mesopotamia. L’elenco di ciò che l’uomo ha perduto è oggi impossibile, si tratta di saccheggi operati dall’Isis che non hanno alcuna giustificazione:  men che meno quella  della distruzione dell’idolatria. Ma si tratta anche di razzie operate da regimi diversi  e favorite da connivenze colpevoli. Per queste testimonianze perdute,  si tratta di sculture, tavolette cuneiformi, sigilli cilindrici,  risulta  difficile se non impossibile per le popolazioni della Mesopotamia conservare  il legame con la propria terra perché sono venuti meno i riferimento storici del mondo di cui sono eredi. E rimane allora soltanto un  gigantesco buco nero di smarrimento e di angoscia sociale. Tutto finito dunque, nessuna speranza per il futuro? Per dare un senso al domani, il film si chiede allora perché il bassorilievo di un toro antropomorfo del primo millennio assiro fa ancora paura a ciò che resta del califfato, perché le statue di Mosul spaventano tanto che i suoi sgherri , le hanno fatte a pezzi, si sono accanite su di esse , le hanno gettate al suolo sbriciolate come se fossero nemici armati o ribelli. Perché forse, è la risposta dell’Autore in sintonia con quanto è già stato scritto da autorevoli testimoni, le pietre, le statue, i templi parlano. Parlano più dei sermoni e dei discorsi e tutti  possono leggere quelle tracce. Allora bisogna ucciderle, quelle pietre,  polverizzarle per affermare che la Storia è stata scritta di nuovo e definitivamente. Altrimenti l’impalcatura della finzione cade, l’avvento islamista diventa arbitrario, incerto, una parentesi che prima o poi finirà. Le riprese  hanno interessato i maggiori musei Europei, in particolare  il Louvre, il British Museum ed il Pergamon Museum di Berlino. Le riprese in  Iraq e Kurdistan Iracheno  sono state realizzate in collaborazione con l’università di Udine.

Giornate europee del Patrimonio. Ad Aquileia aree archeologiche e cantieri di scavo aperti gratuitamente al pubblico. Visite guidte con gli archeologi della fondazione e delle università. Prenotazione obbligatoria

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2020 le aree archeologiche di Aquileia e i cantieri di scavo saranno aperti gratuitamente al pubblico, grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, PromoTurismo FVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona e Comune di Aquileia. Quest’anno, nel rispetto del protocollo anti-Covid 19, le visite sono su prenotazione obbligatoria in base al calendario programmato telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it. Gli archeologi aspetteranno i vari gruppi di visitatori all’ingresso di ciascuna area archeologica. Si ricorda l’obbligo del distanziamento fisico e l’uso della mascherina.

Sabato 26 settembre 2020 gli archeologi della Fondazione Aquileia e delle università  accoglieranno i cittadini e gli appassionati nelle aree archeologiche della città: per la prima volta sarà visitabile la Domus di Tito Macro, e poi si potranno scoprire il Foro, il Decumano di Aratria Galla e le mura a zig-zag, il teatro, le grandi terme, gli antichi mercati, la Domus dei putti danzanti e la sponda orientale del porto. Visite con l’archeologo alla Domus di Tito Macro, orari: 10.30, 11, 11.30, 16.30, 17, 17.30, 18. Visite con l’archeologo al foro, decumano e mura a zig-zag, orari: 10, 11, 16.30, 17.30. Visite con l’archeologo a teatro, grandi terme, antichi mercati, Domus dei Putti danzanti, sponda orientale del porto, orari: 10, 10.45, 11.30, 16.30, 17.15, 18.

Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: ecco le 5 scoperte archeologiche (in Cambogia, Iraq, Israele e due in Italia) candidate alla vittoria della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Anche il pubblico può votarle su Facebook per lo “Special Award”

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Le cinque scoperte archeologiche del 2019, candidate alla vittoria della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, sono: Cambogia, la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Iraq, nel Kurdistan presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul, dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia; Israele, a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia, a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia, nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Lo hanno annunciato la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo che hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia), da quest’anno anche con British Archaeology (Regno Unito) la testata del prestigioso Council for British Archaeology. Il direttore della Borsa Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale. Il Premio sarà assegnato alla scoperta archeologica prima classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata. La cerimonia di consegna si svolgerà venerdì 20 novembre 2020 in occasione della XXIII BMTA, a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 1° giugno – 30 settembre 2020 sulla pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico).

Il più antico relitto intatto del mondo (risale a 2400 anni fa) scoperto nelle acque del mar Nero (Bulgaria) (foto-rodrigo-pacheco-ruiz)

Edizioni precedenti. Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la scoperta della città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel mar Nero del più antico relitto intatto del mondo, alla presenza di Fayrouz, la figlia archeologa di Khaled al-Asaad.

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal prima della sua distruzione

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto alla sesta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Così lo ricorda l’archeologo Paolo Matthiae: “Khaled al-Asaad è stato per quarant’anni il direttore degli scavi archeologici di Palmira. Era l’archeologo della città, ha collaborato con missioni di ogni Paese: dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera all’Olanda, dagli Stati Uniti alla Polonia e da ultimo anche con l’Italia, con la missione statale di Milano. Era uno studioso completo, ma soprattutto era una persona tipica delle famiglie delle città del deserto. Questo tipo di uomini, come i beduini di un tempo, sono caratterizzati da una amabilità, da una cortesia e da un’ospitalità straordinaria che per loro è del tutto naturale. Non eccessiva, ma misurata e discreta, Khaled al-Asaad era una persona di grandissima amabilità, misura e gentilezza d’animo. Anche archeologi che non si occupano di quel periodo, cioè di antichità romane, andavano di frequente a Palmira in visita e la disponibilità di Khaled era totale. Era una personalità fortemente radicata nella città, ma per il carattere internazionale del sito che gestiva era una sorta di cittadino del mondo. In varie occasioni il suo nome era stato proposto per il ruolo di direttore generale delle antichità a Damasco, ma credo che lui preferisse rimanere a Palmira, una città con la quale si identificava”. E conclude: “Khaled era talmente sicuro di fare soltanto il suo mestiere che non riteneva di avere motivo di fuggire. E per come lo ricordo non era persona che temesse per la propria vita. Pur essendo in pensione, aveva quasi 82 anni, ha preferito rimanere nella sua città proprio perché ha capito che le antichità correvano dei rischi. E probabilmente ha immaginato che la sua indiscussa autorevolezza morale potesse proteggere maggiormente quello che c’era e c’è tuttora a Palmira: le rovine di un sito archeologico assolutamente straordinari per tutto il Mediterraneo e per tutto il mondo”.

Scoperta in cambogia la città perduta di Mahendraparvata, capitale dell’impero Khmer (foto Bmta)

Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor. Grazie alla tecnica di telerilevamento laser aviotrasportata (LIDAR) e spedizioni sul campo, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della ADF Archaeology & Development Foundation di Londra è riuscito a far emergere nella sua interezza la spettacolare città perduta di Mahendraparvata, che nel IX secolo d.C. si estendeva per ben 50 kmq, tratteggiandone una mappa dettagliata e scoprendo numerosi altri siti nascosti. La Fondazione sin dal 2008 è impegnata nel “Phnom Kulen Program” a stretto contatto con la National Authority for the Protection and Management of Angkor and the Region of Siem Reap (APSARA National Authority) e i colleghi dell’Ecole Française d’Extreme-Orient di Parigi. Jean-Baptiste Chevance assieme a Damian Evans dell’University of Sydney’s Overseas Research Centre a Siem Reap-Angkor, fu il primo a scoprirla sepolta sotto la foresta della Cambogia per secoli, incastonata sul massiccio collinare di Phnom Kulen, a nord-est del sito archeologico di Angkor. L’antica città perduta fu una delle prime capitali del potente Impero Khmer, che dominò tra IX e il XV sec. nel Sud-Est asiatico. La sua influenza si estese oltre l’attuale Cambogia, abbracciando anche una porzione estesa del Vietnam, del Laos e della Thailandia. Benché fiorente, Mahendraparvata non durò a lungo come capitale dell’Impero Khmer. I regnanti decisero, infatti, di spostare rapidamente la capitale ad Angkor, che si trovava in un luogo più pianeggiante e dunque decisamente più favorevole per la coltivazione dei prodotti alimentari e l’allevamento del bestiame.

Scoperti in Kurdistan dieci rilievi rupestri assiri con gli antichi dei delal Mesopotamia (foto Bmta)

Iraq: nel Kurdistan dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia. Presso il sito archeologico di Faida, 20 km a sud della città di Duhok e 50 km da Mosul 10 rilievi rupestri assiri dell’VIII-VII secolo a.C. portati alla luce, dal team di archeologi “Land of Nineveh Archaeological Project”, coordinato da Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine con la direzione delle Antichità di Duhok guidata da Hasan Ahmed (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/10/grandi-dei-e-sovrani-scolpiti-nella-roccia-lungo-un-imponente-canale-dirrigazione-la-grande-scoperta-delluniversita-di-udine-nel-kurdistan-iracheno-illustrata-a-roma-il-team-di-dan/). Si tratta di pannelli imponenti, grandi 5 mt e larghi 2 mt, scolpiti lungo un antico canale d’irrigazione lungo quasi 7 km, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, oggi sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco della collina. Ma nell’antichità dal canale si diramava una rete di canali più piccoli, che consentivano di irrigare i campi circostanti, rendendo ancora più fertile le campagne coltivate nell’entroterra di Ninive, capitale dell’impero. La mitologia assira raffigurata sulla roccia è un campionario significativo di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra su un leone.

A Motza in Israele è stata scoperta una metropoli neolitica di 9mila anni fa (foto Bmta)

Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9mila anni fa. È la prima volta che in Israele si scopre un sito di questa portata, circa 4.000 mq, risalente al periodo neolitico, dove vivevano 2/3.000 residenti e per gli standard dell’epoca possiamo parlare di una vera e propria metropoli. Grandi edifici residenziali con pavimenti in gesso, strutture pubbliche, spazi dedicati al culto e sepolture, con la presenza di vialetti, testimonianza di un livello di pianificazione architettonica e urbanistica avanzata e ariosa. Le case erano costruite con mattoni di terra, disintegrati da molto tempo, ma le fondamenta degli edifici in grandi mattoni di pietra sono ancora visibili. Dai reperti si evince che gli abitanti avevano relazioni commerciali e culturali con popolazioni dell’Anatolia, dell’Egitto e della Siria. Alla luce luoghi di sepoltura, che si trovavano dentro e tra le case, nei quali erano collocate varie offerte funerarie, strumenti utili o preziosi: oggetti di ossidiana (vetro vulcanico nero) proveniente dall’Anatolia e di conchiglie dal Mediterraneo e dal Mar Rosso, braccialetti in pietra calcarea e in madreperla, medaglioni e monili d’alabastro lunghi 2,5 cm provenienti, probabilmente, dal vicino antico Egitto. I resti del villaggio indicano anche la presenza di magazzini contenenti una grande quantità di semi di legumi, soprattutto lenticchie in buono stato di conservazione, che prova il ricorso a pratiche di agricoltura intensiva. Le ossa di animali domestici, essenzialmente capre, evidenziano che la popolazione locale si era sempre più specializzata nell’allevamento, a scapito della caccia. La scoperta del sito è avvenuta in occasione di importanti lavori stradali, per cui il progetto è stato finanziato dalla Società Israeliana delle Infrastrutture e dei Trasporti “Netivei Israel” con la direzione di Hamoudi Khalaily e Jacob Vardi dell’IAA Israel Antiquities Authority.

La Sala delal Sfinge scoperta nella Domus Aurea a Roma (foto Bmta)

Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge. Sontuosa e interamente decorata torna alla luce dopo 2000 anni, durante il restauro della volta della sala 72 della Domus Aurea, una delle 150 dell’immensa dimora diffusa che l’imperatore Nerone si fece costruire nel 64 d.C. dopo il grande incendio che aveva devastato Roma, con superbi padiglioni che si susseguivano senza soluzione di continuità, sul modello delle regge tolemaiche, da un colle all’altro della capitale dell’Impero Romano (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/22/iorestoacasa-gli-artisti-del-rinascimento-tra-cui-raffaello-scoprirono-le-pitture-della-domus-aurea-attraverso-unapertura-lo-stesso-e-capitato-anche-agli-archeologi-moderni/). La scoperta è il frutto della strategia dedicata alla tutela e alla ricerca scientifica, e messa a punto dal Direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. Larga parte della nuova sala, che ha la pianta rettangolare ed è chiusa da una volta a botte anch’essa fittamente decorata, sia ancora interrata, sepolta sotto quintali di terra su ordine degli architetti di Traiano (che proprio qui, sopra la reggia dell’odiato Nerone, fece costruire un complesso termale) e in qualche modo destinata a rimanere tale, in quanto per ragioni di stabilità non è prevista per il momento la rimozione della terra. Quello che emerge racconta già molto di questa grande stanza, che anche ai tempi di Nerone doveva essere non molto illuminata e che per questo si decise di decorare con un fondo bianco, sul quale risaltano eleganti figurine suddivise in riquadri bordati di rosso o di giallo oro. In un quadrato il dio Pan, in un altro un personaggio armato di spada, faretra e scudo che combatte con una pantera, in un altro la piccola sfinge, che svetta su un piedistallo. E poi creature acquatiche stilizzate, reali o fantastiche, accenni di architetture come andava all’epoca, ghirlande vegetali e rami con delicate foglioline verdi, gialle, rosse, festoni di fiori e frutta, uccellini in posa. Proprio questo tipo di decorazione, che si ritrova anche nella Domus di Colle Oppio e in altre sale e ambienti della Reggia neroniana come il Criptoportico 92, porta gli esperti ad attribuire la Sala della Sfinge alla cosiddetta Bottega A, operante tra il 65 ed il 68 d.C.

Scoperta a Vulci una statua di un leone alato del VI sec. a.C. di produzione etrusca (foto Bmta)

Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Vulci, una delle più grandi città-stato dell’Etruria con un forte sviluppo marinaro e commerciale nel territorio di Canino e di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, nella Maremma laziale, regala una nuova scultura durante l’ultima campagna di scavo alla necropoli dell’Osteria. Gli archeologi hanno rinvenuto una statua raffigurante un leone alato risalente al VI secolo a.C. La scoperta è avvenuta durante la fase di evidenziazione della stratigrafia orizzontale del terreno, in prossimità di alcune strutture funerarie sepolte nella necropoli. Il leone per il popolo etrusco era considerato fiero, possente e apotropaico, ossia aveva la funzione di allontanare dalle tombe profanatori, gli dei avversi e il fato. La scultura è una raffinata testimonianza di quella che fu una tradizione propria della produzione artistica vulcente del VI secolo a.C. In questo periodo botteghe vulcenti scolpirono sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini, vigili guardiani della quiete eterna dei morti. Ma già intorno al 520 a.C. la produzione di queste statue venne a cessare, forse nel tentativo di porre un limite alle ostentazioni di lusso ormai ritenute inopportune. I lavori di scavo diretti da Simona Carosi della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale si sono svolti presso l’area della necropoli dell’Osteria, dove a fine 2011 fu trovata la Sfinge di Vulci.