Firenze. Al polo didattico del dipartimento SAGAS dell’università – e on line su YouTube – il workshop “Il patrimonio archeologico siriano: protezione e progettualità”. Ecco il programma

Giovedì Il 23 gennaio 2025, alle 15, in presenza nell’Aula 8 del polo didattico di via Capponi 9, del dipartimento SAGAS – Storia Archeologia Geografia Arte e Spettacolo dell’università di Firenze, e on line sul canale YouTube del SAGAS, si tiene il workshop “Il patrimonio archeologico siriano: protezione e progettualità”. Il workshop organizzato dall’università di Firenze all’interno della Syrian Heritage Week ha come obiettivo principale quello di suggerire possibili linee di azione e interventi progettuali che tengano conto delle condizioni attuali del Paese: la presentazione di progetti sul campo rimasti attivi, il contributo di ricercatori siriani in ambito archeologico e l’esperienza maturata in interventi di salvaguardia e formazione professionale in paesi nella stessa area intendono offrire spunti utili per il confronto e la discussione. Il ricchissimo patrimonio archeologico siriano non solo ha dato agli studiosi del settore grandi quantità di dati fondamentali per la ricostruzione delle società antiche, ma le sue imponenti vestigia, ancora evidenti, hanno costituito e tutt’oggi costituiscono sul territorio un visibile e cruciale elemento identitario per la popolazione e un fattore determinante per lo sviluppo del paese sia in ambito economico sia in quello della ricerca archeologica.
IL PROGRAMMA. Saluti istituzionali: 15, per l’ateneo, un rappresentante del rettorato; per il dipartimento, Fulvio Cervini, vicedirettore del dipartimento SAGAS; per l’ambasciata d’Italia a Damasco, S.E. Stefano Ravagnan; per il DGAM, il direttore generale, Anas Haj Zeidan (da confermare). RILEVANZA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO SIRIANO: 15.30, Stefania Mazzoni, archeologa, università di Firenze. ATTIVITÀ RECENTI IN SIRIA SITI E TERRITORIO, dalle 15.45 alle 16.45. EBLA: Davide Nadali, archeologo, università Sapienza di Roma. AMRIT: Corrado Alvaro, topografo, Sapienza università di Roma; Mariacarmela Montesanto, archeologa, università di Firenze. MOZAN: Hiba Qassar, museografa, Urkesh Project. AL-SHAMIYAH, Ahmad Deeb, archeologo, Damasco. MUSEI E COMUNITÀ, dalle 16.45 alle 17.45. AFIS: Candida Felli, archeologa, università di Firenze. DAMASCO: Ibrahim Ahmad, archeologo, università di Firenze. ALEPPO: Marina Pucci, archeologa, università di Firenze. ALEPPO E DINTORNI: Ugo Tonietti, architetto, università di Firenze, Società Restruere HERITAGE E COMUNITÀ, Ali Ahmad, storico, università di Firenze. BEST PRACTICES PER LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO IN PAESI DELL’AREA, dalle 17.45 alle 18.30. AFGHANISTAN, HERAT E BAMIYAN, Mirella Loda, geografa, università di Firenze. GIORDANIA, SHOBAQ, Michele Nucciotti, archeologo, università di Firenze. AFGHANISTAN, Arash Boostani, ingegnere, università di Firenze, ReStruere. DISCUSSIONE: 18.30-19.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Poggetti Vecchi e Schöningen. Vivere tra gli elefanti migliaia di anni fa” con Jordi Serangeli (università di Tübingen) con visita guidata alle due sezioni della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”
Martedì 26 novembre 2024, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Firenze, in via della Colonna 38, la conferenza “Poggetti Vecchi e Schöningen. Vivere tra gli elefanti migliaia di anni fa” con Jordi Serangeli (università di Tübingen) a corollario della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”, organizzata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, che celebra così il suo 70° anniversario, in collaborazione con il Sistema Museale di Ateneo, università di Firenze e con il museo Archeologico nazionale di Firenze, in accordo con la direzione regionale Musei nazionali Toscana, e con il contributo di Regione Toscana e Fondazione CR Firenze.

La vita a Poggetti Vecchi 170mila anni fa: disegno (foto maf)
“Il sito di Poggetti Vecchi, datato a circa 170.000 anni, ed il complesso di siti di Schöningen, datati a circa 300.000 anni, sono come due finestre aperte in un passato lontanissimo. La preservazione del legno ha in entrambi quasi dell’incredibile. Lo studio di questi siti ci ha permesso di raccogliere dati sull’ambiente, il clima ed il modo di vivere dei nostri antenati. Questi dati, lungi dall’essere fine a se stessi, ci aiutano a capire meglio il nostro presente e ci permettono di riflettere su aspetti centrali ed attualissimi quali la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico e l’evoluzione culturale”.

Locandina della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima” al museo Archeologico nazionale di Firenze dal 24 ottobre 2024 al 12 gennaio 2025
In occasione della conferenza sarà possibile visitare gratuitamente con le curatrici le due sezioni della mostra “170.000 anni a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”: il primo appuntamento è alle 16.15 al museo di Antropologia e Etnologia, via del Proconsolo 12, per poi proseguire al museo Archeologico nazionale. È necessaria la prenotazione a info@iipp.it specificando se si intende partecipare a entrambi gli eventi o solo alla conferenza. Posti limitati.
Appia Antica (Roma). Al Complesso di Capo di Bove l’incontro “L’Appia è moderna. Quali prospettive?”, riflessione sul futuro della regina viarum, a celebrazione della proroga della mostra “L’Appia è moderna”, sui progetti e le iniziative architettoniche e artistiche per l’Appia antica nel Novecento

La mostra “L’Appia è moderna” al Compesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia Antica (foto parco appia antica)
Sabato 19 ottobre 2024, alle 11, nel Complesso di Capo di Bove del parco archeologico dell’Appia Antica si terrà lo speciale evento “L’Appia è moderna. Quali prospettive?” a celebrazione della proroga della mostra “L’Appia è moderna” promossa dal parco archeologico dell’Appia Antica e dalla direzione generale Creatività contemporanea del ministero della Cultura, con l’organizzazione di Electa editore, e curata da Claudia Conforti, Roberto Dulio, Simone Quilici e Ilaria Sgarbozza (aperta al pubblico fino al 17 novembre 2024). L’evento che invita alla riflessione sul futuro della regina viarum prevede interventi di Simone Quilici (curatore e direttore del parco archeologico dell’Appia Antica), Claudia Conforti (curatore e professoressa ordinaria di Storia dell’architettura, università di Roma Tor Vergata e membro dell’accademia nazionale di San Luca), Paolo Liverani (professore ordinario di Topografia Antica, università di Firenze), Maria Vittoria Marina Clarelli (dirigente Servizio III – Architettura contemporanea, periferie e rigenerazione urbana della DGCC, ministero della Cultura). Il dibattito sarà moderato da Orazio Carpenzano, preside della Facoltà di Architettura, “Sapienza” università di Roma.

La mostra “L’Appia è moderna” al Compesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia Antica (foto parco appia antica)
L’esposizione, promossa dal parco archeologico dell’Appia Antica e dalla direzione generale Creatività Contemporanea del ministero della Cultura, con l’organizzazione di Electa, anche editore del catalogo, punta l’attenzione sui progetti e le iniziative architettoniche e artistiche del Novecento, dimostrando che l’Appia è anche moderna. Senza entrare in contrapposizione con l’antico, disegni, dipinti, fotografie, illustrazioni, manifesti pubblicitari, invenzioni architettoniche e documenti d’archivio restituiscono l’energia di un secolo che ha fortemente disegnato una delle più note vie consolari, rendendola parte vivente e integrante delle dinamiche urbane e sociali di Roma, lontana dal concetto ottocentesco di museo a cielo aperto. Attraverso sei sezioni il racconto presenta i progetti architettonici firmati dai grandi architetti del secolo scorso; la trasformazione del paesaggio botanico ad opera di Antonio Muñoz; i fotogrammi inediti estrapolati da pellicole cinematografiche; le arti figurative – tra verismo, simbolismo e astrazione – nei dipinti di Duilio Cambellotti, Giulio Aristide Sartorio, Francesco Trombadori, Carlo Socrate; le esclusive ville dei divi di Hollywood; nel cinema e infine nei fumetti.
Licodia Eubea (Ct). Per la quarta giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico protagonista lo storico dell’arte Fabrizio Federici col suo “Mo(n)stre) per l’Incontro con l’Antico” tra le due sezioni di proiezione con sette film (tra cui una prima nazionale e una assoluta


Lo storico dell’arte Fabrizio Federici creatore del sito “Mo(n)stre” (foto fcca)
Per sabato 12 ottobre 2024, quarta giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) il programma accanto ai sette film in concorso (cinquei prime regionali, una prima nazionale e una prima assoluta) un nuovo “Incontro con l’Antico”: protagonista Fabrizio Federici, lo storico dell’arte toscano, ricercatore all’università di Firenze, e creatore del profilo social virale in cui “storia dell’arte e cultura pop si incontrano, e si prendono a borsettate”, subito diventato virale, e che oggi conta più di 83mila follower su Facebook e quasi 24mila su Instagram.. Alle 19.15, al teatro della Legalità, Federici parlerà appunto di “Mo(n)stre. Ironia e comunicazione del patrimonio culturale”. Il segreto del suo successo? Riuscire a raccontare l’attualità, l’arte e il patrimonio culturale con ironia attraverso meme graffianti, freddure e giochi di parole che riescono a catturare un pubblico ampio ed eterogeneo.
I FILM DI SABATO 12 OTTOBRE 2024. Alle 16.30, ad aprire la prima sessione di proiezioni è il film, in prima assoluta, “The first Asgard of Wutai Mountain” Cina 2024, 9′) di Zhang Hai. Dei tanti templi immersi nelle foreste del monte Wutai, il primo Asgard, ovvero la prima dimora celeste, è il Tempio di Tai Lu. Si tratta di un tempio della dinastia Ming, per il quale non sono mai state condotte ricerche. Nel 1683, durante la dinastia Qing, accanto al Tempio di Tai Lu venne costruito il Palazzo Kangxi. Nell’autunno del 1938, entrambi gli edifici vennero bruciati durante l’invasione delle truppe giapponesi. Nel 2022 il Maestro Haichun divenne abate del Tempio di Tai Lu e decise di avviare un nuovo progetto di restauro.
Segue in prima regionale il film “Artémis le temple perdu” (Svizzera 2023, 52′) di Sébastien Reichenbach. L’ubicazione del santuario di Artemide ad Amarynthos è stata a lungo uno degli ultimi grandi enigmi archeologici dell’antichità greca. Questo grande Artemision è menzionato in vari testi antichi, che addirittura specificano la distanza tra il santuario e la città di Eretria. Nonostante gli sforzi delle tante spedizioni scientifiche a partire dalla fine del XIX secolo, nessuna traccia del santuario o del suo tempio è stata mai trovata, lasciando il mistero irrisolto.
Quindi in prima nazionale il film “The Custodian” (Turchia 2022, 33′) di Mehmet Fatih Guden. Perché non possiamo essere tutti come Mehmet Coban? Dopo il genocidio armeno del 1915, a distanza di oltre un secolo, i tanti monasteri e le strutture ecclesiastiche lasciate dal popolo armeno in Anatolia sono ancora oggetto di saccheggio e distruzione. Questo documentario racconta la storia di Mehmet Coban, imam della moschea del villaggio, e della sua scelta di proteggere l’antico monastero armeno di Varakavank, nel villaggio di Bakraçlı della città di Van, nel Kurdistan turco. Lo fa da quarant’anni, seguendo l’esempio del padre.
Chiude il pomeriggio, in prima regionale. Il film “Guercino. Uno su cento” (Italia 2023, 64′) di Giulia Giapponesi. La storia di Guercino, il pittore dei sentimenti e maestro del Seicento, è intrecciata con quella della sua cittadina natale Cento, a cui rimase sempre fedele nonostante il successo. Un legame reciproco che è riaffiorato durante il terremoto del 2012, quando l’intera comunità locale corse a salvare le opere del pittore per poi inviarle in un viaggio incredibile nei musei del mondo, dall’Italia fino al Giappone, nel nome dell’amore per l’arte e della solidarietà tra i popoli.
Le proiezioni riprendono alle 21.15, con tre film in prima regionale. Apre il film “Villa Rosa” di Alessandro Tricarico (Italia 2023, 23′) di Alessandro Tricarico. Villa Rosa è un cortometraggio sperimentale che abbraccia l’arte urbana, la rovina, la fiction, il documentario, il romanzo storico, la fotografia e molto altro ancora. Gli eventi raccontati risalgono al 1943, quando Foggia fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati. In quegli anni si costruiva Villa Rosa, il cui nome è una dedica del proprietario alla memoria della moglie che, morta prematuramente, non riuscì a vederla ultimata.
Segue il film “Bansky e la ragazza del Bataclan” (Italia-Francia 2023, 52′) di Edoardo Anselmi. Per quanto possa sembrare strano, una anonima porta d’emergenza di una sala concerti può raccontare la storia di una comunità. Con pochi tratti di vernice spray, può addirittura diventare il simbolo di una nazione. Ma nella società dell’immagine e dei consumi tutto, anche un’icona, ha un valore di mercato, e può stimolare i desideri più oscuri. Il film ripercorre l’incredibile viaggio dell’opera iconica realizzata da Banksy al Bataclan, che simboleggia l’orrore del terrorismo e il paradosso della street art e di Banksy stesso.
Chiude la serata il film “Sui tetti di chi dorme” (Italia 2024, 15′) di Antonello Murgia Pisano. Tuvixeddu è la più grande necropoli punica del Mediterraneo. Ciò che rimane della necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo, della storia e dei costruttori. È un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma: sussurri e grida di questa fugacità. E fanno loro i versi tratti da “La sera del dì di festa” di Giacomo Leopardi: “e pensar come tutto al mondo passa e quasi orma non lascia”.
Verona. Il museo di Storia naturale presenta “NatureCulture. Storie di scienza, musei e ambienti”, nuova collana di pubblicazioni monografiche incentrata sull’evoluzione storica del pensiero scientifico. I volumi disponibili in open access
A Verona nasce una nuova pubblicazione scientifica: “NatureCulture. Storie di scienza, musei e ambienti”, incentrata sull’evoluzione storica del pensiero scientifico. La nuova collana di pubblicazioni monografiche del museo di Storia naturale di Verona sarà presentata venerdì 4 ottobre 2024 nella sala “Sandro Ruffo” del museo, dalle 16 alle 18. Alle 16, i saluti di benvenuto; alle 16.15, Andrea Tenca (Musei Civici di Verona) presenta la collana; 16.30, lectio di Gianluca Solla (università di Verona); 17.15, interventi di Cora Ariane Dröscher (università di Firenze) e Mauro Mandrioli (università di Modena e Reggio Emilia). Seguirà una tavola rotonda con Luca Cianco (università di Verona) e Leonardo Latella (Musei Civici di Verona). La pubblicazione esplora diversi ambiti, tra cui la storia delle scienze naturali, delle discipline umanistiche ambientali, dei musei di storia naturale e delle varie pratiche scientifiche condotte, promuovendo un approccio interdisciplinare per analizzare in modo completo e articolato l’intersezione dinamica tra Natura e Cultura. Tutti i saggi in NatureCulture sono sottoposti a un rigoroso processo di peer review, nel rispetto delle best pratices COPE (Comitato per l’etica della pubblicazione), garantendo così il rigore accademico e l’integrità del contenuto. Inoltre la collana segue un modello open access, fornendo accesso illimitato ai suoi contributi accademici. Questo approccio è in linea con l’impegno a favorire un’ampia diffusione della conoscenza, incoraggiando l’accessibilità e il coinvolgimento di un pubblico diversificato interessato alle sfumature storiche dell’indagine scientifica. I volumi della collana sono disponibili in open access – in formato pdf – su sito del Museo. Fanno parte del Comitato Scientifico: Marco Bresadola, università di Ferrara; Elena Canadelli, università di Padova; Simona Casonato, museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci” di Milano; Maria Conforti, università di Roma La Sapienza; Pietro Corsi, Oxford Centre for the History of Science, Medicine, and Technology; Cora Ariane Dröscher, università di Firenze; Floriana Giallombardo, Archivio di Stato di Palermo; Mauro Mandrioli, università di Modena e Reggio Emilia; Francesco Mezzalira, ricercatore indipendente; Daniela Monaldi, università di York – Canada; Alessandra Passariello, Stazione Zoologica di Napoli; Riccardo Rao, università di Bergamo; Giovanna Residori, museo Miniscalchi-Erizzo di Verona; Niccolò Scaffai, università di Siena; Gianluca Solla, università di Verona; Luigi Turri, università di Verona; Ezio Vaccari, università dell’Insubria; Gian Maria Varanini, università di Verona.
Venezia. È online il primo ‘dizionario’ digitale delle lingue dell’Italia antica: l’osco, il falisco, il venetico e il celtico d’Italia nell’ambito del progetto “Lingue e culture dell’Italia antica: linguistica storica e modelli digitali – PRIN 2017”, coordinato da Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari. Ecco come funziona la piattaforma


La professoressa Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari Venezia (foto unive)
È online il primo ‘dizionario’ digitale delle lingue dell’Italia antica. Ne dà notizia Sara Moscatello nel numero di settembre 2024 di CfNews. L’osco, il falisco, il venetico e il celtico d’Italia sono le quattro lingue dell’Italia antica studiate nell’ambito del progetto “Lingue e culture dell’Italia antica: linguistica storica e modelli digitali – PRIN 2017”, iniziato nel 2020 e ufficialmente concluso a luglio 2024, coordinato dalla professoressa Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’università di Firenze e l’Istituto di Linguistica Computazionale “A. Zampolli” del CNR di Pisa. il progetto, presentato a Palazzo Malcanton Marcorà il 20 settembre 2024 durante il workshop conclusivo del progetto PRIN, ha coinvolto numerosi ricercatori e ricercatrici, tra cui Patrizia Solinas, Federico Boschetti e Luca Rigobianco, docente di Linguistica di Ca’ Foscari, uno dei massimi conoscitori della lingua falisca, scritta nel Lazio, tra la riva destra del Tevere e i monti Cimini e Sabatini, in un arco temporale che va dal VII al II sec a.C.

Il professor Luca Rigobianco dell’università Ca’ Foscari Venezia (foto unive)
L’obiettivo principale del progetto è stato indagare le culture e le lingue dell’Italia antica integrando i metodi della linguistica storica con l’allestimento di tecnologie digitali per creare un archivio online con un thesaurus elettronico e colmando una lacuna nel panorama della ricerca sull’Italia ante romanizzazione diffusa. “Prima di questo progetto, le lingue dell’Italia antica erano state ‘trascurate’ digitalmente” spiega Luca Rigobianco. “Per la prima volta, abbiamo creato una piattaforma che permette l’accesso a corpora digitalizzati secondo standard internazionali. Questa piattaforma include informazioni contestuali, linguistiche e un vocabolario di riferimento”. La piattaforma permette l’accesso a una vasta gamma di materiali e utilizzando uno schema di codifica basato su standard come TEI-EpiDoc, i ricercatori e le ricercatrici possono analizzare e confrontare i testi in modo efficace e accurato. “Abbiamo adattato gli standard internazionali per codificare le diverse lingue in modo appropriato”, continua Rigobianco. “Questo ci ha permesso di rendere i dati interoperabili, consentendo agli studiosi di utilizzare le nostre schede anche su altre piattaforme e viceversa”.

Kylix a figure rosse (350 a.C.) con iscrizione “foied vino (pi)pafo cra carefo” (oggi berrò vino, domani starò senza) dalla tomba 4 della Necropoli della Penna di Falerii Veteres, conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Foied vino pipafo cra carefo. “Il corpus di iscrizioni delle quattro lingue dell’Italia antica di cui ci siamo occupati, osco, falisco, venetico e celtico d’Italia”, racconta Rigobianco, “comprende perlopiù iscrizioni votive, funerarie, di possesso, pubbliche, firme d’artefice, bolli. Non mancano tuttavia testi per così dire più curiosi. È il caso, per l’appunto, dell’iscrizione falisca foied vino (pi)pafo cra carefo, dipinta su due kylikes, coppe da vino in ceramica, del IV secolo a.C. (in una con la forma pipafo, nell’altra, probabilmente per errore dello scriba, pafo), che si può tradurre all’incirca come: oggi berrò vino, domani starò senza. Il testo è stato comunemente inteso quale ‘carpe diem’ ante litteram, ossia quale invito a bere senza preoccuparsi del domani. Tuttavia, come ho proposto in un articolo pubblicato nel 2017, il testo può essere interpretato piuttosto quale invito scherzoso a bere vino ogni giorno. Per chiunque legga e interpreti il testo è sempre oggi (foied), tempo di bere, e l’astinenza è rimandata a un domani (cra) che di fatto non diventa mai oggi, in accordo a un meccanismo comune a numerosi testi scritti di natura scherzosa. Recentemente è stata rinvenuta una kylix analoga alle due in questione che riporta lo stesso testo, però in latino anziché in falisco”.

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: frammento della codifica relativa al testo dell’iscrizione falisca (foto unive)

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: struttura lessicale della parola “pifafo” (foto unive)
Come funziona la piattaforma. Il lavoro che sta alla base della piattaforma prevede anzitutto la codifica delle iscrizioni secondo lo standard TEI-EpiDoc, opportunamente adattato alle specificità delle lingue di attestazione frammentaria dell’Italia antica. Il lessico viene codificato secondo un altro standard, chiamato OntoLex Lemon, anch’esso adattato alle specificità delle lingue in questione, operando su una piattaforma creata ad hoc. Ecco come è stata implementata la forma dell’iscrizione raccontata in precedenza: pipafo, ossia berrò. “Come si può vedere – commenta Rigobianco – sono codificati la parte del discorso cui la forma pertiene (in questo caso ‘verbo’), le informazioni morfosintattiche (nell’esempio: modo, tempo, persona, numero), il significato e l’etimologia. La piattaforma permette quindi di collegare le forme lessicali codificate con le iscrizioni in cui compaiono”.
Le maledizioni osche. In piattaforma si trovano anche delle tabellae defixionum osche, ovverosia lamine di piombo con iscrizioni di maledizione, che venivano usualmente manipolate – ad esempio arrotolate – e deposte – ad esempio in aree necropolari -, secondo una pratica diffusa anche in altri ambiti del Mediterraneo antico. Tra queste vi è una defixio, proveniente dalla Campania e databile al I secolo a.C., in cui si riporta il nome di cinque individui, a cui segue il testo pus olu solu fancua recta sint pus flatu sicu olu sit, ossia che le lingue di tutti loro siano rigide, che il loro fiato (respiro) sia secco.

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: schermata della piattaforma realizzata per il progetto in cui si vede come i termini dell’iscrizione si collegano agli approfondimenti lessicali (foto unive)
Impatto e futuro della ricerca. Il progetto non solo facilita la ricerca accademica, ma promuove anche la conservazione e la valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale dell’Italia antica. “Il connubio tra linguistica storica e tecnologie digitali, per il quale all’inizio dei miei studi umanistici ero io stesso scettico, lo trovo oggi essenziale. Grazie a piattaforme come quella che abbiamo sviluppato si migliora la possibilità di fruizione per studiosi e studiose: si può consultare questo patrimonio di conoscenze in modo immediato, ma avendo una visione completa. La piattaforma restituisce anche tutta le ‘complicazioni’ che emergono dagli studi, mostra che sono state operate delle scelte da chi ha studiato l’iscrizione, e che spesso i dati non sono accertati. Seppur nella velocità della consultazione, le complessità interpretative risultano evidenti”.
Firenze. Al cinema Giunti-Odeon l’incontro “Firenze… Etruschi nel cimitero degli Inglesi” con l’etruscologo Luigi Donati che riapre l’ipotesi del soprintendente Nicosia: quella collinetta era il tumulo di un principe etrusco. Con una novità: parte di quella necropoli si estenderebbe nel parco dell’attuale hotel Four Seasons

Il Cimitero degli Inglesi di Firenze era il tumulo di un principe etrusco? La collinetta dove nel capoluogo della Toscana sorge quello che ancora oggi i fiorentini chiamano Cimitero degli Inglesi – spartitraffico naturale lungo i viali di circonvallazione – potrebbe avere una storia molto più lunga di quanto si è pensato finora: addirittura un’origine etrusca come grandioso tumulo sepolcrale di un principe. L’ipotesi era già stata avanzata molti anni fa, dall’allora soprintendente Francesco Nicosia che transitando in auto da piazzale Donatello dichiarò a bruciapelo: “Quella non è una collinetta normale… nasconde un bel tumulo etrusco!”. Da allora, anche Luigi Donati, già docente di Etruscologia all’università di Firenze, nonché lucumone dell’Accademia Etrusca di Cortona, passando di lì ha sempre guardato a quell’altura con altri occhi. L’ipotesi torna attuale con un lungo articolo dell’etruscologo Luigi Donati sull’ultimo numero di Archeologia Viva (Giunti Editore) e riapre “il caso” con un elemento in più: parte di quella necropoli si estenderebbe nel parco dell’attuale hotel Four Seasons. Il racconto in anteprima di uno dei più avvincenti cold case dell’archeologia etrusca a Firenze sarà al centro dell’incontro “Firenze… Etruschi nel cimitero degli Inglesi”, aperto alla cittadinanza, al Cinema Giunti-Odeon martedì 23 luglio 2024, alle 18.30. Intervengono Luigi Donati, etruscologo e “lucumone” dell’Accademia etrusca di Cortona; Alessandra Parrini, archeologa dell’università di Firenze; Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e tourismA. Ingresso libero.

Il cinema Giunti-Odeon dove si tiene l’incontro promosso da Archeologia Viva (foto AV)
Dopo il 1865 con l’abbattimento delle mura fiorentine, “di Qua d’Arno” (riva destra del fiume con il centro cittadino) furono lasciate in piedi solo le torri e le porte più monumentali. Fra quelle scomparse c’era anche Porta a Pinti, sotto la quale passava una strada, Borgo Pinti, che tuttora sbocca sui viali proprio a ridosso della collinetta del Cimitero degli Inglesi. Questa strada è parte di un tracciato di origine etrusca che, partendo all’incirca dalla riva destra dell’Arno nelle vicinanze del futuro Ponte Vecchio, dove si trovava una necropoli villanoviana (VIII sec. a.C.), dopo aver attraversato la bassa zona pianeggiante su cui alla fine del I sec. a.C. sorgerà la colonia romana di Florentia e si svilupperà la città medievale, cominciava a salire sempre più ripida in direzione nord verso l’etrusca Fiesole, arroccata sul suo panoramico colle. Non a caso in Borgo Pinti, nel 1978, vennero trovati un rocchetto d’impasto e una fibula a sanguisuga in bronzo, riferibili a una tomba distrutta risalente all’VIII/VII sec. a.C. Alla fine della strada, sull’altro lato si affaccia il vasto Giardino dei Conti della Gherardesca (oggi parte del lussuoso ed esclusivo “Four Seasons Hotel”) allestito nel 1820 con boschetti, prati e “due deliziose collinette”, come lo descriveva l’architetto Federico Fantozzi nel 1844. Il problema è se le collinette furono create in quella circostanza, o piuttosto furono rimodellate sfruttando precedenti rilievi.

Il Cimitero degli Inglesi a Firenze: potrebbe essere il tumulo di un principe etrusco (foto AV)
Purtroppo le tante vicende che hanno interessato la collinetta del Cimitero degli Inglesi ne hanno cambiato le dimensioni e l’aspetto generale. “Sicuramente – spiega Luigi Donati – una grossa pietra di forma oblunga completamente diversa dalle altre è appartenuta a una struttura più antica forse proprio al dromos (corridoio) di un tumulo etrusco”. Non mancano indizi per ipotizzare un antico nucleo sepolcrale nei dintorni di Porta a Pinti: un nucleo costituito da tumuli di diverse dimensioni a distanze variabili lungo il tragitto che univa la piana alluvionale dove sorgerà Firenze alla città etrusca di Fiesole, ben visibile in alto sulla collina. Dichiara Francesca Paoletti, presidente del Cimitero degli Inglesi: “La Chiesa Evangelica Riformata Svizzera, proprietaria del Cimitero detto ‘degli Inglesi’ accoglie con grande interesse la teoria illustrata nell’articolo del professor Luigi Donati relativa alle origini etrusche del sito, auspicando che questa venga approfondita. Inoltre desidero ricordare che il Cimitero accoglie le ceneri di chiunque senza distinzione alcuna e che la nostra Chiesa si impegna a continuare nel suo sostegno quotidiano di sempre di supporto di qualsiasi genere per la gestione, l’amministrazione ed il restauro di questa importante testimonianza della Firenze ottocentesca”.
Torino. Al museo Egizio lo storico Aldo Schiavone dialoga con Christian Greco e Orazio Licandro sul suo libro suo libro “Cleopatra. Una donna” (Einaudi). Incontro in presenza e on line
Nell’ambito del palinsesto di appuntamenti in occasione del Salone del Libro OFF di Torino, il 13 maggio 2024, alle 18.30, il museo Egizio di Torino ospita un incontro con Aldo Schiavone sul suo libro “Cleopatra. Una donna” (Einaudi), in conversazione con il direttore Christian Greco e l’epigrafista e papirologo Orazio Licandro (università di Catania). Ingresso libero in sala conferenze, con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/aldo-schiavone-cleopatra…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul nostro canale YouTube del museo. L’evento è in collaborazione con Einaudi Editore. Aldo Schiavone ha insegnato all’università di Firenze, l’Istituto Italiano di Scienze Umane, di cui è stato direttore, e la Scuola Normale di Pisa. Nel suo nuovo lavoro racconta la vita di Cleopatra attraverso sette momenti cruciali, recuperando uno sguardo oltre la narrazione dei vincitori e, soprattutto, superando la diffusione dei tanti stereotipi legati ad una donna di grande potere, all’impensabile.

Copertina del libro “Cleopatra. Una donna” di Aldo Schiavone
Cleopatra. Una donna. Nella storia che qui si presenta, a concepire l’idea di conquistare il potere sul mondo è stata una donna. Una regina che avrebbe lottato sino alla fine, mettendo tutto in gioco, per portare a compimento il suo progetto. Un piano che se si fosse realizzato avrebbe spostato definitivamente a Oriente l’asse politico e culturale dell’impero romano. Cleopatra sarebbe diventata così la garante di questo nuovo equilibrio, mettendo l’Egitto alla guida di un sistema di dominio organicamente integrato in quello romano. Il tentativo si concluderà con una rovinosa sconfitta, ma l’intelligenza, l’ambizione e la libertà di cui la protagonista aveva dato prova erano uno scandalo indicibile per il suo tempo, assolutamente da rimuovere e da trasformare in qualcosa di meno sconvolgente e di più comprensibile e familiare: non altro che in una dismisura sfrenata – e tuttavia non eversiva – di sesso, di seduzione e di tradimenti. Cleopatra ha dedicato la sua intera vita alla realizzazione di un progetto di straordinaria ambizione: spostare a Oriente l’asse politico e culturale dell’impero romano, e diventare ella stessa la garante di questo nuovo equilibrio, mettendo l’Egitto alla guida di un sistema di dominio organicamente integrato in quello romano, che sarebbe dovuto arrivare dal Nilo al regno dei Parti e oltre. Se un simile disegno fosse stato realizzato, la storia di Roma avrebbe preso un’altra direzione, e con essa, probabilmente, la storia d’Europa. L’aver concepito questa visione è la chiave del rapporto della regina con Cesare, e poi con Antonio: in apparenza subalterno nel primo caso; da leader incontrastata nel secondo. La vicenda di Cleopatra viene ricostruita illuminandone in presa diretta sette momenti cruciali, intorno ai quali è eseguito il montaggio dell’intero racconto: la notte prima della battaglia di Azio; l’incontro con Cesare, ad Alessandria, nell’autunno del 48; il giorno della morte di Cesare, trascorso dalla regina nella sua villa romana di Trastevere; il primo incontro con Antonio, a Tarso, in Cilicia, sulle rive del Cidno, in un giorno d’estate del 41; la ripresa dei rapporti con lui, nell’estate del 37, ad Antiochia; la giornata di Azio, il 2 settembre del 31; il colloquio con Ottaviano (Augusto) e il suicidio ad Alessandria, nel Palazzo dei Tolomei, fra l’8 e il 10 agosto del 30.

“La Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: una ricerca interdisciplinare”: è il titolo della giornata di studi promossi dall’università di Verona che si tiene lunedì 16 dicembre 2024, in sala Gazzola nella sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, in piazza San Fermo 3° a Verona, dedicata ai risultati preliminari degli scavi archeologici della Villa dei mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). La partecipazione è aperta a tutti gli interessati A seguire un brindisi con vino della Valpolicella, offerto dalle aziende agricole Benedetti “La Villa” e Franchini di Negrar. È Gianni De Zuccato, direttore dello scavo archeologico, come funzionario archeologo della Sabap di Verona, a presentare e anticipare ai lettori di archeologiavocidalpassato.com i temi del convegno. E con l’occasione ne approfitta per ripercorrere lo sviluppo della ricerca archeologica, dallo scavo alla presentazione dei risultati alla comunità, non solo scientifica, e per descrivere la villa come risulta dagli scavi nella sua articolazione tra la zona residenziale e l’area produttiva, nell’arco della “vita” della struttura tardo-antica.








IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI STUDIO LUNEDÌ 16 DICEMBRE 2024. Alle 9.30 Saluti istituzionali: Andrea Rosignoli (soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo, Vicenza), Paolo De Paolis (direttore dipartimento di Culture e Civiltà – università di Verona); Fausto Rossignoli (sindaco di Negrar di Valpolicella). INTRODUZIONE Alle 10, Vincenzo Tinè (soprintendente ABAP VE-Met), “Il progetto di studio e la valorizzazione”. SESSIONE 1: LA VILLA Presiede Francesca Ghedini (università di Padova) Alle 10.15, Patrizia Basso, Nicola Delbarba (università di Verona), Gianni de Zuccato (già soprintendenza ABAP Verona Rovigo, Vicenza), “La villa: considerazioni planimetriche e funzionali”; 10.45, Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), “I rivestimenti pavimentali: decorazione, funzione e cronologia”; 11, pausa caffè; 11.15, Monica Salvadori (università di Padova), Katia Boldo, Simone Dilaria, Anna Favero, Federica Stella Mosimann, Clelia Sbrolli, “Approcci multidisciplinari per la conoscenza della pittura parietale in contesto: il caso della villa di Negrar”; 11.30, Diana Dobreva, Anna Nicolussi (università di Verona), “Note preliminari sulla ceramica tardoantica della villa: osservazioni cronologiche, tipologiche e archeometriche”; 11.45, Dario Calomino (università di Verona), “Il quadro dei ritrovamenti monetali”. SESSIONE 2: DOPO LA VILLA Presiede Andrea Augenti (università di Bologna) Alle 12, Fabio Saggioro, Nicola Mancassola (università di Verona), Alberto Manicardi (SAP), “Le fasi di frequentazione altomedievale”; 12.30, Nicola Mancassola (università di Verona), “Le ceramiche da cucina altomedievali”; 12.45, pausa pranzo; 14.15, Laura Bonfanti, Irene Dori (università di Firenze), Alessandra Varalli (Aix-Marseille Université, CNRS, Ministère de la Culture, LAMPEA), “Gli inumati altomedievali: i risultati delle analisi bioarchaeologiche e isotopiche”; 14.30, Elisa Possenti (università di Trento), Lisa Martinelli (università di Udine), “I reperti metallici e in osso lavorato di età medievale”. SESSIONE 3 APPROCCI ANALITICI Presiede Jacopo Bonetto (università di Padova) Alle 14.45 Gianfranco Valle (geoarcheologo professionista), “Studio geomorfologico e ricostruzione ambientale”; 15, Valeria Luciani, Elena Marrocchino, Michele Zuccotto (università di Ferrara), “Caratterizzazione in sezione sottile di materiali lapidei”; 15.15, pausa caffè; 15.30, Elena Marrocchino, Michele Sempreboni (università di Ferrara), “Prime analisi sui leganti”; 15.45, Silvia Bandera (università di Verona), “Analisi dei resti faunistici”; 16, Marco Marchesini, Madalina Daniela Ghereg, Silvia Marvelli, Anna Chiara Muscogiuri, Elisabetta Rizzoli (Laboratorio di Palinologia e Archeobotanica C.A.A. Nicoli), “Vegetazione, viticoltura e alimentazione attraverso le analisi archeobotaniche”; 16.30, dibattito.
Dal 28 luglio al 4 agosto 2024 a Rosignano Marittimo (Li) torna “Vivere l’archeologia”, festival organizzato dal Comune di Rosignano Marittimo e dal museo civico Archeologico “Palazzo Bombardieri”, in collaborazione con l’insegnamento di Topografia antica del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’università di Pisa, allo scopo di promuovere e valorizzare i paesaggi e il patrimonio archeologico del territorio di Rosignano, che comprende l’antico centro portuale di Vada Volaterrana e i due importanti musei archeologici di Rosignano Marittimo e Castiglioncello, e di condividere con la comunità il senso e il valore dell’archeologia nella società contemporanea. Giunto alla quarta edizione, il Festival prevede un programma ricco di appuntamenti, con open days degli scavi, visite guidate e dialoghi con gli archeologi, conferenze, dibattiti, presentazioni di libri, laboratori didattici, rievocazioni, spettacoli dal vivo, mercato romano e degustazioni ispirate alla cucina romana.
Commenti recenti