Archivio tag | università di Firenze

Firenze. Tra un mese al via la quinta edizione di Firenze Archeofilm: un’ottantina di film, moltissime anteprime. Ecco alcune anticipazioni

firenze_archeofilm_2023_locandinaEsattamente tra un mese, il 1° marzo 2023, nelle sale dello storico Cinema La Compagnia, a Firenze in via Cavour 50 rosso, con la proiezione del film vincitore nel 2022 “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois aprirà la quinta edizione di Firenze Archeofilm, il grande cinema che racconta la vicenda dell’Uomo, promosso da Archeologia Viva (Giunti editore) con il patrocinio e la collaborazione dell’università di Firenze e la partecipazione del museo e istituto fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”: direttore Giuditta Pruneti, responsabile della comunicazione Giulia Pruneti, collaborazione tecnica Luigi Forciniti, consulente cinematografico V edizione Dario Di Blasi. Per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. In programma un’ottantina di film: 63 in concorso, tra cui moltissime anteprime, provenienti da 16 nazioni diverse, e 15 nella sezione “Original Sound” con film in lingua originale (greco, spagnolo, francese, portoghese, turco). Domenica 5 marzo, a conclusione della rassegna, saranno assegnati i seguenti premi: premio “Firenze Archeofilm” 2023 al film più votato dal pubblico; premio “Università di Firenze”: giuria composta da docenti dell’università di Firenze: Silvia Pezzoli (docente di Scienze della comunicazione), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica); premio “Studenti UniFi” per il miglior cortometraggio: giuria coordinata da Diego Brugnoni; premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica: giuria composta da Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura della Provincia di Firenze, membro del CdA del museo e istituto fiorentino di Preistoria), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica), Fabio Martini (archeologo, docente all’università di Firenze e presidente del museo e istituto fiorentino di Preistoria); premio Archeologia Viva per la comunicazione del patrimonio.

firenze_archeofilm_cinema-la-compagnia_1_foto-AV-giunti

Il Cinema La Compagnia ospita il Firenze Archeofilm (foto AV / giunti)

“Potremmo presentare Firenze Archeofilm 2023 come il Giro del mondo in 80 film”, scrive Giuditta Pruneti, direttore della Rassegna. “Il mondo dell’archeologia, della storia, dell’arte, dell’ambiente, tra nuove scoperte e “vecchie” ma sempre affascinanti storie. È l’uomo che attraverso il cinema racconta se stesso, omaggia il proprio passato, un mare non sempre limpido in cui però è fondamentale imparare a specchiarsi. Un festival che ogni anno rinnova la ferma volontà di farsi promotore di film e documentari che in molti casi troverebbero, ingiustamente, scarsa visibilità. Sempre lontano da scontati sensazionalismi, nel pieno rispetto della linea dettata da Archeologia Viva, rivista organizzatrice dell’evento. Questa quinta edizione dà voce a una selezione di ben ottanta documentari arrivati da ogni angolo del pianeta: Francia, Stati Uniti, Spagna, Malesia, Regno Unito, Italia, Iran, Germania, Australia, Portogallo, Turchia, Cina, Indonesia, Grecia, Svizzera, Brasile… Una voce che parla molte lingue ma che ci comunica lo stesso amore e lo stesso rispetto per l’Uomo che è stato, e forse speranza per l’Uomo che sarà”.

film-the-radkan-tower_la-torre-di-radkan

Frame del film iraniano “Radkan Tower / La Torre di Radkan”

È proprio Dario Di Blasi, consulente cinematografico di Firenze Archeofilm, a farci qualche anticipazione sul ricco programma. Cominciamo con un interessante film iraniano “Radkan Tower / La Torre Radkan “. “La cinematografia iraniana – scrive Di Biasi – si dimostra sempre vitale e professionalmente ottima a dimostrazione dell’amore di quel popolo per la cultura. Bisogna incentivarla e promuoverla anche a sostegno delle donne che lottano per la loro libertà ed emancipazione e che da sempre sono una grande forza culturale per l’Iran”. La Radkan Tower, questa torre conica in mattoni di 25 metri, attira da secoli l’attenzione dei visitatori. Era una tomba personale sopraelevata? O un capolavoro astronomico? Secondo recenti scoperte, la Torre Radkan è ora ritenuta uno strumento astronomico altamente avanzato, costruito quasi 800 anni fa sotto la supervisione di Khawaja Nasir al-Din al-Tusi. “La Torre Radkan” ha la capacità di determinare l’ora del cambio di ogni stagione e portare buone notizie dell’arrivo della primavera.

film_Scoperta la città perduta di Tutankhamon_Tut’s Lost City Revealed

Frame del film “Scoperta la città perduta di Tutankhamon / Tut’s Lost City Revealed”

Di Blasi segnala poi un’opera inedita inglese prodotta da Caterina Turoni per Discovery+ “Scoperta la città perduta di Tutankhamon / Tut’s Lost City Revealed”: un secolo fa, Howard Carter scoprì gli sbalorditivi tesori del re bambino, Tutankhamon. Ora, il leggendario archeologo Dr. Zahi Hawass ha scoperto una città d’oro perduta che custodisce i segreti degli ultimi giorni di Tut e dell’età dell’oro dell’Egitto.

film_Stromboli_a provocative island_Stromboli_un-isola provocatoria_sara-levi

L’archeologa Sara Levi in un frame del film “Stromboli: a provocative island / Stromboli: un’isola provocatoria”

Alla quinta edizione di Firenze Archeofilm sarà proiettato il film “Stromboli: a provocative island / Stromboli: un’isola provocatoria” di Pascal Guerin che presenta la ricerca curata dall’archeologa Sara Levi. Lo scavo ripreso da telecamere documenta la presenza di attività umane in un’isola dove vivere è sempre stato difficile per le attività di un vulcano sempre attivo.

film_la-stele-mancante

Frame del film “La stele mancante” sul megalitismo a Carnac in Bretagna

Di megalitismo si parla nel film su Carnac, in Bretagna, “La Stele Mancante”. Immersi nella quieta campagna del Morbihan meridionale, i menhir di Carnac si distinguono per il loro incredibile allineamento. Carnac vanta più di 3000 menhir, risalenti a 7000 anni fa. All’interno del parco archeologico, si possono esplorare 3 siti distinti: Ménec, Kermario e Kerlescan. Questi allineamenti si estendono per quasi 4 chilometri: le pietre sono affilate in ordine decrescente e ogni allineamento termina con un recinto megalitico. Gli studiosi e gli archeologi hanno cercato di trovare una spiegazione per questa tipologia di costruzione. Le ipotesi sono diverse: monumenti religiosi, culto della luna o del sole, calendario per l’agricoltura o addirittura, secondo un’antica leggenda, un intero esercito romano trasformato in pietre. Sebbene certezze non ve ne siano, l’ipotesi più attendibile sarebbe quella di funzione sacra e funeraria.

film-Mamody-the-last-baobab-diggher_ Mamody- l-ultimo-scavatore-di-baobab

Frame del film “Mamody, the last baobab diggher / Mamody, l’ultimo scavatore di baobab”

Tra le ultime segnalazioni di Di Blasi un film francese di carattere etnografico pluripremiato “Mamody, the last baobab diggher / Mamody, l’ultimo scavatore di baobab”. L’approccio sviluppato viene utilizzato per localizzare e caratterizzare gli ecosistemi di baobab del Madagascar e delle Comore, per studiare l’impatto dei cambiamenti globali su questi ecosistemi e per valutare la rilevanza della rete di aree protette attuali e future per la conservazione del genere Adansonia. Viene testato per descrivere l’organizzazione spaziale dei chiodi di garofano e le loro dinamiche sulla costa orientale del Madagascar. Sarà presto applicato alla localizzazione del rimboschimento di eucalipto nella regione di Anjozorobe, all’identificazione di piantagioni di litchi lungo la costa orientale e alla caratterizzazione delle dinamiche di deforestazione (agricoltura su disboscamento/taglio e bruciatura) nell’ovest del Madagascar. Per mettere in prospettiva questa diversità di applicazioni, si sta studiando un metodo più generico e concettuale.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la tavola rotonda, in presenza e on line, su “Resti umani. Ricerca, tutela e valorizzazione di un archivio bio-naturalistico” partendo dal libro Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” curato da Maria Giovanna Belcastro, Giorgio Manzi e Jacopo Moggi Cecchi

roma_villa-giulia_tavola-rotonda_resti-umani_locandina“Resti umani. Ricerca, tutela e valorizzazione di un archivio bio-naturalistico” è il titolo della tavola rotonda che prende spunto dal libro “Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” curato da Maria Giovanna Belcastro, Giorgio Manzi e Jacopo Moggi Cecchi. Appuntamento giovedì 19 gennaio 2023, alle 17.30, in sala della Fortuna con ingresso libero fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione all’indirizzo relazioniesterne@mulino.it. Sarà possibile seguire l’evento in diretta sul canale YouTube Etruschannel al seguente link https://youtu.be/FU0UCjRZVNo. Introduce: Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; ne discutono: Cristina Cattaneo, antropologo forense, Labanof – università statale di Milano; Francesco Remotti, antropologo, linceo e accademico delle Scienze di Torino; Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze e National Geographic Italia, Roma. Saranno presenti autori e curatori del volume.

libro_quel-che-resta_scheòetri-e-resti-umani_come-beni-culturali_copertina

Copertina del libro “Quel che resta. Scheletri e altro resti umani come beni culturali” (Il Mulino)

Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” (Il Mulino). Che provengano dalla preistoria o da epoche storiche, i resti umani racchiudono uno straordinario potenziale informativo per la nostra evoluzione bio-culturale e per la ricostruzione delle storie di vita del passato. Costituiscono la base della ricerca scientifica in antropologia, ma sono anche di grande interesse per la museologia, per la didattica scolastica e universitaria, per la diffusione delle conoscenze scientifiche sulla natura umana. Rappresentano un vero e proprio archivio biologico delle popolazioni del passato, affiancandosi ai documenti a carattere storico e archeologico; assumono così, a pieno titolo, la valenza di «bene culturale». Nondimeno, quando si tratta di resti umani è necessario confrontarsi su diversi temi: che tipo di patrimonio culturale rappresentano? Quali figure professionali e quali strutture sono adeguati a studiarli e a tutelarli? Quali sono i limiti dell’indagine scientifica e della conservazione? come orientarsi nella formazione e nella disseminazione? L’assenza di chiarezza su questi temi può comportare – e, di fatto, ha comportato e comporta – una serie di problemi, con soluzioni solo di carattere generale, spesso non condivise, che si intrecciano con problemi di ordine religioso, etico e sociale, nonché politico.

associazione-amtopologica-italiana_logoI curatori: Maria Giovanna Belcastro è professoressa ordinaria di Antropologia all’università di Bologna dove è responsabile delle collezioni museali di Antropologia; fa inoltre parte del Consiglio Direttivo dell’Associazione Antropologica Italiana. Giorgio Manzi è professore ordinario di Antropologia alla Sapienza università di Roma, vicepresidente dell’Associazione Antropologica Italiana e Accademico dei Lincei. Jacopo Moggi Cecchi è professore associato di Antropologia all’università di Firenze e segretario dell’Associazione Antropologica Italiana.

Siracusa. Al Castello Maniace il XXI convegno di Egittologia e Papirologia: tre giorni di contributi. Ecco tutti gli interventi

siracusa_castello-maniace_convegno-egittologia-papirologia_locandinaFull immersion nell’Antico Egitto. Dal 15 al 17 dicembre 2022 a Siracusa è in programma il XXI convegno di Egittologia e Papirologia promosso dall’istituto italiano per la Civiltà egizia e dall’istituto internazionale del Papiro-museo del Papiro “Corrado Basile”, comitato scientifico: Giuseppina Capriotti, CNR-ISPC Roma; Emanuele M. Ciampini, università Ca’ Foscari di Venezia; Maria Cristina Guidotti, museo Egizio di Firenze; Rosario Pintaudi, università di Messina; Gloria Rosati, università di Firenze; Silvia Strassi, università di Padova. Nel corso della tre giorni nella sala convegni Ferruzza-Romano del consorzio Plemmirio-Castello Maniace, questi gli interventi previsti: Abdel Rahman Abdel Samie (università di Firenze) su “Un gruppo di ostraca ieratici inediti presso il Museo Egizio del Cairo appartenenti all’epoca ramesside”; Grażyna Bąkowska-Czerner (università Jagellonica di Cracovia), Rafał Czerner (politecnico di Breslavia) su “Case di El Darazya in Egitto rispetto al vicino sito di Marina el-Alamein”; Silvia Bassilichi (università di Firenze) su “Il cigno nell’Antico Egitto: aspetti iconografici e culturali”; Giorgia Cafici (università di Verona) su “Corpus of Ptolemaic Non-Royal Sculpture: aspetti poco noti della statuaria privata di Epoca Tolemaica”; Giorgia Calamusa (università di Torino), Nadia Brindisi (università di Torino) su “L’Egitto a Torino: un progetto di public history per favorire il dialogo tra il museo e la comunità arabo-egiziana del territorio piemontese”; Ilaria Cariddi (istituto papirologico “G. Vitelli” di Firenze) su “Che il tuo cuore sia una diga possentesiracusa_castello-maniace_convegno-egittologia-papirologia_foto-museo-papiro. L’uso metaforico dell’acqua nel genere degli Insegnamenti egiziani”; Giacomo Cavillier (centro studi di Egittologia e Civiltà copta “J.F. Champollion” Genova-Il Cairo) su “Ricerche e riflessioni su un rilievo di Siamon da Tanis e sulla possibile conquista di Gezer”; Emanuele M. Ciampini (università di Venezia Ca’ Foscari) su “La parola effettiva: osservazioni sul senso della scrittura nella riflessione egizia”; Anna Consonni (museo Archeologico nazionale – museo Egizio di Firenze), Federico Contardi (università di Firenze) su “Ostraca ramessidi nelle collezioni egizie del Museo Archeologico di Firenze”; Ilaria Davino (Roma) su “Sarcofagi e mummie. Nuove prospettive su un rito funerario”; Marco De Pietri (università di Pavia) su “Jean-François Champollion, un decifratore all’opera: un savant a confronto con una stele”; Lorenzo Guardiano (università statale di Milano) su “Jean-François Champollion e i Libri del Cielo”; Maria Cristina Guidotti (museo Archeologico nazionale – museo Egizio di Firenze), Marta Mariotti (università di Firenze) su “Un cofanetto in fibre di papiro nel Museo Egizio di Firenze”; Francesca Iannarilli (università di Venezia Ca’ Foscari) su “Un nuovo look per Taharqo al Jebel Barkal: rilettura iconografica ed epigrafica del Tempio di Mut dopo il restauro dell’ICR”; Ilaria Incordino (università di Napoli “L’Orientale”) su “La necropoli della III Dinastia a Bet Khallaf (Abido): una possibile sepoltura regale”; Vincent Pierre-Michel Laisney (Pontificio Istituto Biblico Roma) su “Osservazioni sulla grammatica di Amarna (2)”; Susanna Lena (centro egittologico “Claudia Dolzani”, Trieste) su “La collezione imperiale di Ferdinando Massimiliano d’Asburgo e le collezioni “minori” della Trieste ottocentesca”; Mattia Mancini (università di Pisa) su “Progetto “TEMA – la Toscana Egittologica tra Musei e Archivi”: panoramica finale dei risultati”; Paolo Marini (museo Egizio di Torino), Federico Poole (museo Egizio di Torino), Susanne Töpfer (museo Egizio di Torino) su “Scrittura e scritture nell’antico Egitto: una nuova mostra del Museo Egizio di Torino”; Filippo Mi (università di Strasburgo) su “La Necropoli Menfita nel primo millennio a.C.: una nuova narrativa per comprendere la necropoli di una capitale”; siracusa_castello-maniace_convegno-egittologia-papirologia_1_foto-museo-papiroCinzia Oliva (Progetto EgittoVeneto, università di Padova e università di Venezia Ca’ Foscari) su “La mummia n. 55 Correr conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Venezia”; Christian Orsenigo (museo civico di Crema e del Cremasco) su “Le antichità egizie del Museo Archeologico Regionale della Valle d’Aosta”; Moamen M. Othman (ministero del Turismo e delle Antichità, Il Cairo), Mohamed Abdel-Rahman (ministero del Turismo e delle Antichità, Il Cairo), Nour M. Badr (museo Egizio del Cairo), Ahmed Tarek (Grand Egyptian Museum, Giza) su “An observational analytical study for the funerary wooden mask of King Awibre I Hor”; Rosanna Pirelli (università di Napoli “L’Orientale”) su “L’Iseo di Benevento: Iside, Domiziano e i culti egiziani”; Federica Pancin (università di Roma “La Sapienza”) su “L’uso del geroglifico xpr (L1) nella Litania di Neith (Esna 216)”; Mario C.D. Paganini (Österreichische Akademie der Wissenschaften, Vienna) su “Migranti del mondo greco nell’Egitto ellenistico: alcune considerazioni”; Nicola Reggiani (università di Parma) su “Medicina per corrispondenza nell’Egitto greco-romano: le testimonianze dei papiri greci”; Gloria Rosati (università di Firenze) su “Le stele egizie nel Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona”; Lorenzo Uggetti (Centre National de la Recherche Scientifique, Francia) su “Gli archivi papiracei di epoca tarda e tolemaica portati alla luce da Pierre Jouguet nel Fayyum”; Elena Urzì (università di Parma) su “Il divino sta nei particolari (Mies van der Rohe). Appellarsi al soprannaturale grazie all’ortografia”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco “Gli ori Castellani si raccontano. I risultati delle indagini scientifiche al museo di Villa Giulia”: tavola rotonda, in presenza e on line, sulle ricerche svolte sui gioielli realizzati dai Castellani, la cosiddetta “oreficeria archeologica italiana”

roma_villa-giulia_tavola-rotonda_gli-ori-castellani_locandinaPer gli “Incontri con la cultura” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma martedì 15 novembre 2022, alle 17, nella tavola rotonda “Gli ori Castellani si raccontano. I risultati delle indagini scientifiche al museo di Villa Giulia” vengono presentati i risultati degli studi svolti al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia dalle ricercatrici Rosarosa Manca (università di Firenze) e Simona Scrivano (università di Siviglia) sui gioielli realizzati dai Castellani, i celebri orafi che nel XIX secolo inventarono la cosiddetta “oreficeria archeologica italiana”. Introduce i lavori Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni del museo. Posti limitati in Sala della Fortuna: è consigliata la prenotazione all’indirizzo castellani15novembre@gmail.com. È possibile assistere alla presentazione in diretta collegandosi al canale Yt Etruschannel al seguente link: https://youtu.be/6sbbMrZ3lQA. La presentazione si concluderà con una visita alle sale degli ori Castellani.

roma_villa-giulia_gli-ori-castellani_foto-da-scientific-reports

Gli Ori Castellani, i gioielli realizzati dai celebri orafi che nel XIX secolo inventarono la cosiddetta “oreficeria archeologica italiana” (foto da rivista Scientific Reports)

La ricerca, condotta dall’università di Firenze in collaborazione con il Centro Nacional de Aceleradores e l’università di Siviglia, è stata recentemente pubblicata sulla rivista Scientific Reports (https://rdcu.be/cNoLb): “Caratterizzazione dei gioielli in oro del XIX secolo di Castellani mediante spettroscopia micro-XRF in situ”. Queste le conclusioni delle due ricercatrici. “L’utilizzo di un’apparecchiatura portatile micro-XRF ha consentito l’acquisizione del più ampio set di dati compositivi sui gioielli del XIX secolo fino ad oggi disponibili. Sono state personalizzate sia le leghe base che le tecniche di giunzione utilizzate dagli orafi Castellani. Salvo poche eccezioni, i gioielli Castellani di Villa Giulia erano realizzati con leghe di oro e argento ad alta caratura con rame come componente minore, mentre le giunzioni erano realizzate con saldature brasanti di oro e argento, con rame come componente minore e nessun altro metallo. L’utilizzo di un rivelatore con filtro allo zinco ha permesso di escludere senza ambiguità l’utilizzo di saldature contenenti cadmio nei gioielli analizzati. Lo studio delle intensità relative delle righe radiografiche L3, L2 e M dell’oro indica che su molti, ma non tutti, i gioielli Castellani si verifica un arricchimento superficiale in oro, compatibile con l’utilizzo di trattamenti coloranti. Pertanto, il nuovo metodo proposto in questo studio si è rivelato un potente strumento per ottenere informazioni sulla presenza di gradienti compositivi dalla superficie al sottosuolo di un gioiello utilizzando esclusivamente un’analisi superficiale non invasiva. Le analisi presentate in questo contributo hanno fornito nuovi spunti sugli aspetti tecnici dei processi di creazione e imitazione seguiti dagli orafi Castellani e saranno utili in futuri studi di autenticità. Ulteriori ricerche sui materiali utilizzati da altri orafi ottocenteschi, le cui produzioni sono ancora in gran parte inesplorate, nonché sugli standard ufficiali dell’epoca, saranno fondamentali per meglio contestualizzare le pratiche produttive di Castel-Lani. Le informazioni ottenute in questo studio costituiranno, si spera, una solida base per la progettazione di future ricerche sull’argomento”.

Firenze. Paleogenomica e archeologia: all’università l’incontro “Neanderthal da Nobel”, che prende spunto dal recente Nobel al paleobiologo Svante Pääbo. Presentazione della mostra virtuale “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. Neanderthal ed elefanti nella Maremma toscana”

firenze_università_conferenza-neanderthal-da-nobel_locandinaCos’è la paleogenomica? Perché il biologo svedese Svante Pääbo ha vinto il Nobel 2022 della Medicina per lo studio del sequenziamento del genoma dei nostri “antenati”, i Neanderthal? E come può l’archeologia supportare i dati biologici? Per rispondere a queste domande e capire l’apporto fondamentale che la paleogenomica e l’archeologia hanno recato agli studi sull’evoluzione umana, il dipartimento di Biologia dell’università fiorentina e l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP), hanno ideato l’incontro dal titolo “Neanderthal da Nobel”, in programma martedì 25 ottobre 2022, alle 18.30, a Palazzo Nonfinito, via del Proconsolo, 12 – Aula 1 del dipartimento di Biologia, a Firenze.

lipsia_max-planck-society_Svante-Pääbo_nobel-2022_foto-Frank Vinken_MPG

Svante Pääbo, paleobiologo svedese, premio Nobel per la Medicina 2022 (foto Frank Vinken MPG)

David Caramelli, docente di Antropologia molecolare e direttore del Dipartimento di Biologia dell’università di Firenze, introdurrà il pubblico nel mondo della paleogenomica, offrendo un quadro delle potenzialità di questa affascinante materia nel mondo odierno. Lo spunto è offerto dal recente conferimento del premio Nobel per la medicina a Svante Pääbo, (67 anni), ritenuto uno dei fondatori della paleobiologia, studioso che per primo ha applicato la genetica alla paleontologia: “per le scoperte riguardanti i genomi degli ominidi estinti e l’evoluzione umana”, in particolare per aver sequenziato il genoma dell’uomo di Neanderthal. La giuria del Premio Nobel così si è espressa: “Le sue scoperte hanno fornito la base per esplorare ciò che rende noi esseri umani così unici”. Grazie ai suoi studi, infatti, nel 2010 è stato possibile ottenere per la prima volta il sequenziamento del genoma di Neanderthal, e nello stesso anno, uno tra i genomi più sorprendenti che siano stati mai sequenziati: il genoma della “donna di Denisova”. È stato così possibile caratterizzare in dettaglio i frammenti arcaici presenti nei nostri moderni genomi. E con questo, i loro effetti sulla nostra salute e sulla nostra risposta a diverse patologie, come ad esempio l’infezione al SARS COVID 19, le cui risposte immunitarie in noi sapiens potrebbero essere legate ad un’eredità neanderthaliana.

grosseto_poggetti_vecchi_resti_elefante_3

Il rinvenimento di resti di Elephas antiquus a Poggetti Vecchi (foto unifi-sabap-gr)

Insieme alla paleogenomica, anche l’archeologia ci aiuta a ridefinire l’immagine dei nostri “cugini” neanderthaliani, offrendoci un quadro molto diverso da quello che fino ad ora abbiamo ipotizzato. Basti pensare alla straordinaria scoperta fatta a Poggetti Vecchi (Grosseto) dei più antichi bastoni da scavo in legno mai trovati in Italia, che ci testimoniano le abilità dei neanderthaliani nella fabbricazione e nell’utilizzo di questi strumenti molto particolari.

IIPP Titolo mostra virtuale OK

In occasione dell’incontro si terrà la presentazione della mostra virtuale “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. Neanderthal ed elefanti nella Maremma toscana” (vedi artsteps | 170.000 anni fa a Poggetti Vecchi), curata dall’ l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto Arezzo e il contributo della Fondazione CR Firenze: sarà possibile entrare virtualmente nello scavo del sito di Poggetti Vecchi, in un affascinante viaggio a ritroso nel tempo. La mostra è realizzata dall’ Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Con la mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. Neanderthal ed elefanti nella Maremma toscana, la sfida del clima” l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria presenta l’eccezionale caso studio di Poggetti Vecchi (Grosseto), un sito datato a 170.000 anni fa frequentato da neandertaliani e da elefanti antichi, dove è documentata una moria di questi enormi animali, oggi estinti, probabilmente dovuta all’inasprimento del clima al passaggio verso una glaciazione, ma dove è anche attestata la capacità delle comunità umane di utilizzare al meglio le opportunità offerte dall’ambiente. La mostra si articola come un percorso a ritroso nel tempo, a partire dagli scavi che hanno svelato una nicchia ecologica particolare per la presenza di acque termali, dove uomini e animali hanno trovato rifugio in un periodo di crisi climatica. La mostra è arricchita dalle numerose illustrazioni di Tom Björklund, un artista che si è dedicato in modo particolare a ricostruire uomini e ambienti della Preistoria, rendendo visibile ciò che altrimenti è possibile solo immaginare.

Trento. Al Muse, nella giornata “di mezza estate” dedicata alla preistoria, apre la mostra “Lascaux experience. La grotta dei racconti perduti” che offre un’esplorazione della grotta attraverso reperti, video e una coinvolgente esperienza virtuale

trento_muse_di-mezza-estate_locandinaUna giornata dedicata alla preistoria. Con un momento clou: l’inaugurazione della mostra “Lascaux experience. La grotta dei racconti perduti”. Succede sabato 23 luglio 2022 a Trento al Muse – il museo delle Scienze. Torna infatti “Il MUSE di mezza estate” l’appuntamento estivo nel giardino del museo. Attività per famiglie, visite guidate, spettacoli e musica animeranno il grande giardino e le sale espositive del MUSE. Nel pomeriggio inaugurazione e visita della nuova mostra “Lascaux Experience. La grotta dei racconti perduti”. Ingresso gratuito in museo dalle 16. E fino alle 20 attività per famiglie a tema preistoria. Alle 18, inaugurazione mostra “Lascaux Experience. La grotta dei passi perduti”. L’esperienza VR collegata alla mostra Lascaux è a numero chiuso e su prenotazione da effettuare direttamente in museo il giorno dell’evento a partire dalle 16. Dalle 18.30 alle 21 e dalle 22.40 alle 24, visita libera alla mostra. Ingresso compreso nel biglietto MUSE. Esperienza in realtà virtuale all’interno della mostra (2 euro a persona) su prenotazione in loco fino a esaurimento posti. Alle 20, conferenza “La nascita dell’arte” con Fabio Martini, professore dell’università di Firenze. Alle 21, monologo teatrale “Antenati”, di e con Marco Paolini: un viaggio indietro nel tempo per immaginare il nostro futuro. Dalle 22.30 alle 24, dj set nel giardino MUSE.

“Lascaux experience. La grotta dei racconti perduti” dal 24 luglio 2022 all’8 gennaio 2023. La Grotta di Lascaux, Patrimonio Mondiale UNESCO, conserva oltre 6mila pitture risalenti a circa 20.000 anni fa, testimonianze uniche che raccontano la vita nella preistoria. La mostra offre un’esplorazione della grotta attraverso reperti, video e una coinvolgente esperienza virtuale. “Il 31 gennaio 2020 si inaugurò al Mann di Napoli l’Esposizione Lascaux, vi rimase nei 4 mesi sfortunati che videro i primi segni tremendi dell’epidemia”, ricorda Dario Di Blasi. “Ho collaborato in quell’occasione con il Mann ma soprattutto con la Società pubblica francese Semitour che gestisce le grotte Lascaux (originale e copie). Essendo cittadino onorario del Dipartimento della Gironde, Semitour mi propose allora d’interessarmi per far rimanere in Italia la copia della grotta, ne parlai con il Muse, museo della scienza e con il Mart, museo d’arte moderna e contemporanea, visto che Lascaux ha ispirato tanti artisti ma le dimensioni della copia erano troppo grandi per gli spazi disponibili e l’epidemia non accennava a diminuire. La “nuova” copia che arriva a Trento ha dimensioni minori e nuove tecniche di visione che permetteranno di entrare virtualmente in questo autentico santuario d’arte e Spiritualità” (vedi Al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra “Lascaux 3.0”: per la prima volta in Italia la copia della grotta di Lascaux, la “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica, scoperta nella valle della Vézère (Dordogna) nel 1940 | archeologiavocidalpassato).

trento_muse_mostra-lascaux-experience_locandina-inaugurazioneEra il 12 settembre 1940 quando, per recuperare il cagnolino Rabot che sembrava essere stato inghiottito dal buio, in una fessura tra i ginepri, quattro ragazzi, Marcel Ravidat, Jacques Marsal, Georges Agniel e Simon Coencas, si addentrano nel cunicolo che porta a una profondità misteriosa. È lì che scoprono per caso numerose pitture rupestri, che si sarebbe rivelato uno dei tesori più importanti dell’arte pittorica mondiale: oltre 600 pitture rupestri di quasi 18mila anni fa, capolavoro dell’Uomo di Cromagnon. Ecco buoi, vacche rosse, orsi, bisonti, cavalli, cervi, un rinoceronte, un liocorno, armi e trappole e un uomo-sciamano mascherato con la testa da uccello. Uno spettacolo incantevole che nel 2016 il Centro internazionale d’arte parietale ha riprodotto in Lascaux IV: l’intero insieme del sito originario (eccetto una sezione minima quasi inaccessibile), ovvero i 900 metri quadri affrescati e incisi. Ma dal 24 luglio 2022 per avere un’idea immersiva della Grotta di Lascaux non sarà necessario andare in Dordogna-Perigord. Basterà andare a Trento per un viaggio dentro la grotta di Lascaux grazie alla realtà virtuale.

trento_muse_di-mezza-estate_antenati-di-paolini_locandina“Antenati”. La nostra storia è un poema epico in codice, un cammino tortuoso, una saga senza paragoni e noi non siamo né la fine, né il fine di quella storia… A “MUSE di mezza estate”, alle 21, arriva “Antenati. The grave party”, di e con Marco Paolini, musiche Fabio Barovero, che ripercorre l’evoluzione della specie umana: un viaggio indietro nel tempo per immaginare il nostro futuro.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia studiati per la prima volta i gioielli in oro ottocenteschi della Collezione Castellani. Lo studio di Rosarosa Manca pubblicato su Scientific Reports

roma_villa-giulia_collezione-castellani_analisi-gioielli-in-oro_rosarosa-manca-1_foto-etru

Rosarosa Manca impegnata nello studio dei gioielli in oro della Collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Ad annunciarlo è lo stesso direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo: “Pochi giorni fa sono stati pubblicati i risultati delle analisi scientifiche condotte presso il Museo sui gioielli della collezione Castellani. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports, rivista scientifica del prestigioso gruppo editoriale Nature Portfolio, e può essere letto e scaricato liberamente a questo link: https://rdcu.be/cNoLb. I gioielli Castellani sono stati analizzati in modo completamente non invasivo tramite uno spettrometro portatile di Fluorescenza dei Raggi X (XRF). Se ne è studiata la composizione delle leghe d’oro e delle saldature e la presenza di arricchimenti superficiali. Si tratta di uno dei più ampi studi composizionali mai condotti su gioielli ottocenteschi e ci auguriamo che sia un punto di partenza per accrescere le nostre conoscenze sull’oreficeria revival e sulle pratiche produttive dell’Ottocento. Lo studio è stato coordinato da Rosarosa Manca nell’ambito del suo Dottorato presso il Dipartimento di Scienze della Terra DST UNIFI dell’università di Firenze, in collaborazione con l’università di Siviglia, il Centro Nacional de Aceleradores e l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR Consiglio nazionale delle Ricerche”.

roma_villa-giulia_collezione-castellani_analisi-gioielli-in-oro_rosarosa-manca-2_foto-etru

Un momento dello studio dei gioielli in oro della collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

“L’Ottocento fu caratterizzato da grandi trasformazioni culturali e tecnologiche”, si legge nell’articolo di Rosarosa Manca. “Importanti innovazioni stavano avvenendo nel quadro della rivoluzione industriale e nuovi materiali e tecniche divennero disponibili anche per artisti e artigiani. Allo stesso tempo, un profondo fascino per le antiche civiltà, ispirate alle importanti e numerose scoperte archeologiche dell’epoca, si diffuse in tutta Europa e lo stile revivalista (o storicista) raggiunse una grande popolarità. In particolare, il design del gioiello ha visto un periodo di significativa trasformazione nella seconda metà del secolo. Nonostante il loro significato storico, i gioielli ottocenteschi sono stati trascurati negli studi archeometrici e scientifici del patrimonio fino ad oggi e attualmente manca una vasta conoscenza delle leghe, delle tecniche di giunzione e dei trattamenti superficiali utilizzati dagli orafi di questo periodo. Uno dei motivi di questa mancanza di dati è da individuare nelle difficoltà legate all’analisi dei gioielli in oro, che richiede: a) l’utilizzo di tecniche non invasive; b) la produzione di risultati quantitativi, dal momento che le leghe sono invariabilmente costituite da oro, argento e rame come componenti principali; c) la capacità di indagare sulle microaree; d) l’uso di attrezzature portatili, poiché spesso è impossibile trasportare i gioielli in un laboratorio”.

roma_villa-giulia_collezione-castellani_analisi-gioielli-in-oro_tecnica-granulazione_foto-etru

Lo studio della tecnica di granulazione dei gioielli della collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Tecniche orafe Castellani. “L’attività dei Castellani – Fortunato Pio (1794-1865) e dei suoi figli Alessandro (1823-1883) e Augusto (1829-1914) – risale tra il 1814 e il 1930, con il suo picco tra il 1850 e il 1880. Hanno dedicato parte della loro attività all’indagine di gioielli archeologici, come quelli della tomba Regolini-Galassi recentemente scoperta e della collezione del marchese Campana, e le tecniche per riprodurli. Prima di tutto, non si sa che tipo di leghe utilizzassero le botteghe Castellani e se scegliessero leghe diverse in base a tecniche o stili specifici. È interessante a questo proposito che i Castellani fossero stati esentati dall’obbligo, imposto a tutti gli altri orafi romani, di certificare la purezza delle leghe d’oro da loro utilizzate. Inoltre, i Castellani erano noti per l’uso di trattamenti superficiali, chiamati ‘colorazione’. Questi trattamenti consistevano nell’applicazione di soluzioni di incisione per rimuovere rame e argento dalla lega d’oro per lasciare la superficie arricchita in oro. Un’altra tecnica profondamente studiata e applicata dai Castellani è la granulazione, ovvero l’applicazione di minuscole sfere d’oro (granuli) su una lamina d’oro per creare decorazioni o motivi lineari. La principale difficoltà della tecnica consiste nella capacità di saldare in modo efficiente i granuli alla lamina senza lasciare residui. Gli Etruschi ne furono padroni indiscussi, soprattutto grazie all’utilizzo della tecnica di saldatura dei sali di rame. Tuttavia quest’ultimo era andato perduto nell’Ottocento, quando i Castellani iniziarono a dedicare la loro attenzione alla granulazione nel tentativo di riprodurre gli antichi capolavori e non si sa con certezza quale tecnica utilizzassero. Per quanto riguarda le tecniche di saldatura, è possibile che i Castellani siano stati tra i primi ad utilizzare saldature contenenti cadmio, che sono stati effettivamente introdotti in gioielleria nel 1860, diventando poi comuni solo nel XX secolo”.

roma_villa-giulia_collezione-castellani_analisi-gioielli-in-oro_foto-etru

La varietà di gioielli in oro della collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Materiali. “La collezione di gioielli Castellani presso il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è stata identificata come la più appropriata per questo studio, perché è l’unica passata direttamente dalla bottega Castellani a un museo pubblico senza essere manipolata da altri, e perché offre la più ampia gamma possibile di gioielli prodotti da loro. La collezione fu raccolta da Augusto Castellani tra il 1870 e il 1880, ma la data di produzione dei singoli gioielli è sconosciuta. I gioielli Castellani a Villa Giulia sono divisi in otto gruppi, seguendo la classificazione di Augusto della storia della gioielleria italiana. I gioielli selezionati riguardano tutti i diversi periodi individuati da Augusto, escluso il ‘Primigenio’, che non comprende i gioielli in oro. Quarantatré gioielli sono stati selezionati per l’analisi seguendo criteri stilistici e tecnologici, al fine di coprire la più ampia gamma possibile di manufatti”.

roma_villa-giulia_collezione-castellani_analisi-gioielli-in-oro_strumentazione_foto-etru

La strumentazione usata per lo studio dei gioielli in oro della collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

roma_villa-giulia_collezione-castellani_analisi-gioielli-in-oro_rosarosa-manca-3_foto-etru

Rosarosa Manca coordinatrice dello studio sui gioielli in oro della collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Conclusioni. “L’utilizzo di un’apparecchiatura micro-XRF portatile ha permesso l’acquisizione del più ampio set di dati compositivi su gioielli ottocenteschi ad oggi disponibili. Sono state caratterizzate sia le leghe di base che le tecniche di giunzione utilizzate dagli orafi Castellani. Con poche eccezioni, i gioielli Castellani a Villa Giulia erano realizzati con leghe ad alto carato d’oro e argento con rame come componente minore, mentre i giunti erano realizzati con saldatrici brasate di oro e argento, con rame come componente minore e nessun altro metallo. L’utilizzo di un rivelatore con filtro zincato ha permesso di escludere senza ambiguità l’utilizzo di saldature contenenti cadmio nei gioielli analizzati. Lo studio delle intensità relative delle linee a raggi X L3, L2 e M dell’oro suggerisce che un arricchimento superficiale in oro, compatibile con l’uso di trattamenti coloranti, si verifica su molti, ma non tutti, i gioielli Castellani. Pertanto, il nuovo metodo proposto in questo studio si è rivelato un potente strumento per ottenere informazioni sulla presenza di gradienti compositivi dalla superficie al sottosuolo di un gioiello utilizzando esclusivamente analisi superficiali non invasive. Le analisi presentate in questo articolo hanno fornito nuovi approfondimenti sugli aspetti tecnici dei processi di creazione e imitazione seguiti dagli orafi Castellani e saranno utili nei futuri studi di autenticità. Ulteriori ricerche sui materiali utilizzati da altri orafi ottocenteschi, le cui produzioni sono ancora in gran parte inesplorate, oltre che sugli standard ufficiali dell’epoca, saranno fondamentali per contestualizzare al meglio le pratiche produttive di Castellani. Si spera che le informazioni ottenute in questo studio costituiscano una solida base per la pianificazione di future ricerche sull’argomento”.

A Firenze Archeofilm anteprima nazionale del film “Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois: la storia vera di archeologi, operai e custodi che nel 2011 hanno portato in salvo 24mila reperti sotto i bombardamenti e il tiro dei cecchini, consentendo la rinascita del Museo di Aleppo. Una statua restaurata dall’università di Firenze

L’incredibile salvataggio delle opere d’arte del museo Archeologico nazionale di Aleppo, in Siria, dalle bombe e dalla distruzione della guerra civile, nel docufilm sugli “angeli dell’arte” dai toni thriller “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois (Andorra, 2021; 73’), in anteprima nazionale a “Firenze Archeofilm”, venerdì 4 marzo 2022, alle 21, al Cinema La Compagnia. Per la prima volta viene mostrata al pubblico l’opera di archeologi, operai e custodi che nel 2011 ha permesso di portare in salvo 24mila reperti sotto i bombardamenti e il tiro dei cecchini, consentendo la rinascita del museo di Aleppo, e scongiurando il disastro avvenuto al museo di Baghdad: gli “angeli dell’arte” del museo vengono filmati mentre imballano i reperti con i propri vestiti, costruiscono muri per nascondere le statue ai saccheggiatori, arrivando a trasferire 24mila reperti da Aleppo a Damasco, grazie a camion di fortuna.

film_Il-giuramento-di-Ciriaco_The-oath-of-Cyriac_di-Olivier-Bourgeois_locandina

Locandina del film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois

Custodi, archeologi, guardie museali sono, loro malgrado, attori-eroi nel film evento di Olivier Bourgeois, girato all’apice dell’ultimo conflitto siriano, mentre la guerra civile infuria. Volti di donne e uomini disperati quanto tenaci “sfilano” incuranti delle telecamere così come della grandine dei proiettili mentre si dirigono ogni giorno verso il museo affrontando come in una moderna via crucis il fuoco dei cecchini, spesso dormendo in terra nello stesso museo, nel tentativo di portare a termine il salvataggio delle opere. Ci riusciranno. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti, nel risorto museo di Aleppo. Il titolo del film-evento che arriva ora in Italia è un omaggio a Ciriaco d’Ancona, il più prolifico studioso delle antichità greche e romane del XV secolo, riconosciuto come uno dei padri fondatori dell’archeologia classica moderna. Ciriaco d’Ancona aveva giurato a sé stesso di salvare le antichità condannate a scomparire. Proprio come hanno fatto i protagonisti del film.

aleppo_archeologico_distruzione_statua-di-‘Ain-et-Tell_foto-AV-giunti

La statua di ‘Ain et-Tell, sovrano dell’area di Aleppo nel IX sec. a.C., distrutta nel cortile del museo Archeologico nazionale di Aleppo in Siria (foto AV / giunti)

firenze_unifi_restauro-statua-da-museo-aleppo_documentazione-danno_foto-AV-giunti

La verifica del danno della statua di ‘Ain et-Tell, sovrano dell’area di Aleppo nel IX sec. a.C., all’università di Firenze (foto AV / giunti)

Tra i protagonisti dei restauri post-bellici anche l’università di Firenze che ha fatto risorgere dalle macerie una straordinaria statua del IX sec.  a.C.  La professoressa Marina Pucci (università di Firenze): “Il testamento di Ciriaco ci ha fatto rivivere quei terribili momenti ma anche il sospirato lieto fine”. Una bellissima statua di oltre due metri e risalente al IX sec. a.C. colpita e spezzata in tre parti giace nel cortile del museo Archeologico di Aleppo. Un ordigno l’ha centrata in pieno durante l’ultimo conflitto civile siriano. Il volto è danneggiato. Ma non tutto è perduto. Scende in campo l’università di Firenze che da più di sessant’anni, sotto l’egida del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, porta avanti progetti di tutela restauro e valorizzazione dei monumenti legati a questo territorio così martoriato. Fanno parte del gruppo Unifi: Marina Pucci (direzione), Gianluca Buonomini (restauratore), Stefano Sarri (restauratore museo Archeologico nazionale Firenze), Margherita Carletti (documentazione), Corrado Alvaro (grafica pannelli, documentazione). La statua viene restaurata nell’ambito di due recenti missioni, nell’ambito del progetto “Still Standing” promosso dal dipartimento SAGAS e grazie all’équipe coordinata dalla professoressa Marina Pucci. Il risultato è sorprendente.  La scultura è quella di ‘Ain et-Tell, raffigura un sovrano dell’area di Aleppo nel IX sec. a.C., in un periodo politico in cui la città faceva parte di entità politiche regionali. Dichiara la professoressa Pucci: “Fare qualcosa di concreto per la città, aiutare a esaudire il desiderio dei colleghi e della comunità locale di tornare a occuparsi di altro che non fosse la mera sopravvivenza ci ha fatto dimenticare la mancanza di corrente elettrica, il muoversi tra edifici distrutti, le difficoltà di reperire i materiali”.

firenze_unifi_restauro-statua-da-museo-aleppo_gruppo-di-lavoro_foto-AV-giunti

Gruppo di lavoro dell’università di Firenze impegnato nel restauro della statua di ‘Ain et-Tell dal museo Archeologico nazionale di Aleppo (foto AV / giunti)

Il film “Il testamento di Ciriaco” di Oliverier Bourgeois, in prima nazionale al Firenze Archeofilm, documenta in presa diretta i momenti disperati dell’impresa che ha portato al salvataggio di oltre ventimila reperti facendo rivivere emozioni contrastanti a chi si è trovato a operare in quei momenti. Conclude la Pucci: “È stata un’infinita soddisfazione. Quel giorno di ottobre 2021, quando il velo che la copriva è caduto mostrando al pubblico il re di ‘Ain et Tell restituito alla sua maestà, la gioia e l’entusiasmo dei presenti, ragazzi delle scuole, insegnanti, uomini in divisa e no, donne velate o meno, ministri e quant’altro, ha dimostrato il valore assoluto che il passato di una comunità, specialmente una comunità ferita, rappresenta per le sue componenti. La percezione di aver contribuito a tutto questo dà un senso al lavoro di tutti noi”.

Firenze. Tre settimane al via del quarto Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente: cinque giorni con oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, 11 prime nazionali. Ecco il programma

La locandina della quarta edizione di Firenze Archeofilm 2022

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano esattamente tre settimane alla quarta edizione di Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente, che apre la stagione dei grandi appuntamenti con il cinema archeologico, in programma nelle sale dello storico Cinema La Compagnia (Firenze, via Cavour 50 rosso) da mercoledì 2 a domenica 6 marzo 2022, con ingresso libero e gratuito (Info: 055.5062303). Firenze Archeofilm è organizzato da Archeologia Viva – Giunti Editore; con il patrocinio dell’università di Firenze e la partecipazione di Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “P. Graziosi”, in collaborazione con La Compagnia – FST. Direttore artistico Dario Di Blasi, direttore editoriale Giuditta Pruneti. Per cinque giornate (mattino, pomeriggio e sera) sullo schermo scorrerà il meglio della produzione mondiale sui temi dell’Archeologia, dell’Arte e dell’Ambiente. In programma oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, con 11 prime nazionali.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

“Il cinema è uno strumento formidabile per raccontare la storia in modo approfondito e coinvolgente. Trasmette conoscenza, cultura, sapere scientifico”, scrive Dario Di Blasi nella presentazione di Firenze Archeofilm. “È il frutto di un amore difficile ma necessario tra l’archeologo e chi realizza e produce film. Il sapere deve coniugarsi con l’emozione e la passione. Il cinema è racconto, è fiaba, è arte, è cultura. Il mondo antico aspetta di essere raccontato non solo descritto. Il nostro paese, l’Italia, dalla preistoria a oggi è una miniera senza fondo, un mare infinito di possibili racconti, nasconde tesori inesauribili. Da oltre trent’anni, in Italia e in Europa, così come ora a Firenze Archeofilm, con il cinema e con le immagini dedicate ai musei, ai parchi archeologici, alle ricerche, ai nuovi scavi, abbiamo cercato di stimolare la coscienza collettiva sulla bellezza del patrimonio e del panorama storico nei territori di tutto il mondo e sull’importanza per ogni popolo di conoscere, mantenere e promuovere il proprio orizzonte culturale. Siamo ancora testimoni di un periodo difficile, immersi nel clima di una terribile pandemia. Vorremmo conoscere meglio il passato per non commettere nuovi errori fatali”

Il film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling apre il Firenze Archeofilm 2022

Vediamo il programma in sintesi. MERCOLEDÌ 2 MARZO 2022. MATTINA (9.45 – 13): dopo i saluti, apre il film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling (Regno Unito, USA; 53’). Seguono il film “I primi Britannici / First Britons” di Penny Palmer (Regno Unito; 60’); e il film “Decumano Maximo” di Alessio Consorte (Italia; 67’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Briga, la città dimenticata / Briga, la ville oubliée” di David Geoffroy (Francia; 52’). Segue il film “L’enigma delle ossa: Rivoluzione di Genere / Riddle of the bones: Gender Revolution” (prima nazionale) di Birgit Tanner, Carsten Gutschmdit (Germania; 52’);  e il film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella (Italia; 52’). SERA (21 – 23): apre il film “Ecco che cominciamo a dipinger con la pietra” di Massimo D’Alessandro (Italia; 28’); segue il film “L’Arca dell’Alleanza, alle origini della Bibbia / L’Arche d’Alliance, aux origines de la Bible” di Thierry Ragobert (Francia; 90’).

Film “Signore e Principi preistorici / Prehistoric Ladies and Princes” di Pauline Coste

GIOVEDÌ 3 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “Il mondo di Cheope / Le monde de Kheops” di Florence Tran (Francia; 52’); seguono il film “Viarium. Paesaggi culturali dell’Ager Bantinus” di Francesco Gabellone (Italia; 12’); il film “Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre” di Francesco Bocchieri (Italia; 80’); il film “Liguri Apuani” di Diego Bonuccelli (Italia; 15’); e il film “Abbazia di Santa Croce di Sassovivo” di Pietro Galifi (Italia; 15’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Stonehenge, le origini svelate / Stonehenge, ses origines révélées” di Peter Chinn (Francia/Gran Bretagna; 53′); segue il film “Signore e Principi preistorici / Prehistoric Ladies and Princes” (prima nazionale) di Pauline Coste (Francia; 52’); il film “Thalassa, il racconto” di Antonio Longo (Italia; 40’); e il film “Vallus, i denti della Terra / Vallus, les dents de la Terre” di Philippe Axel (Belgio; 23′). SERA (21 – 23): apre il film “Narbo Martius, la figlia di Roma / Narbo Martius, la fille de Rome” (prima nazionale) di Marc Azéma (Francia; 52’); segue il film “The Antikythera Cosmos” di Martin Freeth (Regno Unito; 30’); e il film “Città del Vaticano, alla ricerca dell’eternità / Vatican City, the quest for eternity” di Marie Thiry, Marc Jampolsky (Francia; 52’).

Il film “Kromdraai, alla scoperta del primo essere umano / Kromdraai, à la découverte du premier humain” di Cédic Robion

VENERDÌ 4 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman (Regno Unito; 60’); segue il film “Kromdraai, alla scoperta del primo essere umano / Kromdraai, à la découverte du premier humain” (prima nazionale) di Cédic Robion (Francia; 52′); e il film “La Flotta delle Indie / La Flota de Indias” di Antonio Pérez Molero (Spagna; 68’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Etiopia. Lontano lungo il fiume” di Lucio Rosa (Italia; 44’); segue il film “Cahuachi. Labirinti nella sabbia” di Petra Paola Lucini (Italia; 48’); e il film “The Trace of Time” di Dionysia Kopana (Grecia; 97’). SERA (21 – 23): apre il film “Minorca Talaiòtica / Menorca Talaiòtica” (prima nazionale) di Manu Balaguer (Spagna; 38′); il film “Villa romana del Casale di Piazza Armerina. Alla ricerca del Dominus attraverso i mosaici della residenza tardo-antica” di Maria Aloisi (Italia; 15’); e il film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” (prima nazionale) di Olivier Bourgeois (Andorra; 73’).

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre

SABATO 5 MARZO 2022. MATTINA (10 – 14.30): apre il film “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lemaitre (Francia; 53’); segue il film “Homo sapiens, le nuove origini / Homo sapiens, les nouvelles origines” di Olivier Julien (Francia; 52’); il film  “D’Artagnan e i tre moschettieri: la vera storia / D’Artagnan and the three musketeers: the true story” (prima nazionale) di Augustin Viatte (Francia; 52’); il film “Akragas – città della bellezza” di Maria Aloisi (Italia; 9’); il film “Vasa vasa” di Alessia Scarso (Italia; 12’); e il film “Fe Dux. Federico da Montefeltro duca di Urbino” di Giuseppe Dromedari (Italia; 86’). POMERIGGIO (16 – 19.30): apre il film “Al tempo dei dinosauri / Au temps des dinosaures” (prima nazionale) di Pascal Cuissot, in collaborazione con Yusuke Matsufune e Kazuki Ueda (Francia, Giappone; 52’); il film “Verso Canaan: storie di popoli e di una Terra Promessa” di Alberto Castellani (Italia; 50’); il film “Chi ha scritto la Bibbia? Il mistero svelato / Qui a écrit la Bible? Le mystère révélé” di Nathalie Laville (Francia; 52’); e il film “Così parla Tarām-Kūbi, corrispondenze assire / Ainsi parle Tarām-Kūbi, correspondances Assyriennes” di Vanessa Tubiana-Brun (Francia; 46’). SERA (21 – 23): apre il film “I volti dimenticati di Palmira / Les visages oubliés de Palmyre” di Meyar Al-Roumi (Francia; 53’); segue il film “Il busto di Nefertiti: nascita di un’icona / Le buste de Néfertiti, naissance d’une icône” (prima nazionale) di Jean-Dominique Ferrucci (Francia; 17′); il film “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta / Tomb hunters. The mystery of the painted mummy” (prima nazionale) di Stephen Mizelas, James Franklin (Regno Unito; 44’); e il film “Il riflesso del Dominus tra mito e realtà nei mosaici della Villa romana del Casale di Piazza Armerina” di Maria Aloisi (Italia; 10’).

Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

DOMENICA 6 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “Guerra all’Amazzonia” di Marcello Brecciaroli (Italia; 48’); segue il film “Bakhtiari sulle pendici di Oshtrankuh / Bakhtirihaey Damaneh Oshtrankuh” di Mohammadreza Hafezi (Iran; 40’); il film “Sulle tracce del patrimonio. Le ragioni dell’archeologia” di Eugenio Farioli Vecchioli (Italia; 60’). POMERIGGIO (16 – 20): apre il film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia; 100′): interviene il regista Nicolò Bongiorno. Alle 18, cerimonia di Premiazione: premio “Firenze Archeofilm”, premio “Università di Firenze”, premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”; alle 18.30, proiezione del film vincitore.

Firenze Archeofilm 2021. Proclamati i film vincitori: il premio del pubblico ai segreti di Nazca; il premio dell’università di Firenze ai templi salvati dell’Egitto; il premio del museo fiorentino di Preistoria ai misteri di Cabeço da Mina; menzione al film iraniano sui Bakhtiari

Firenze Archeofilm 2021: la cerimonia di premiazione. Da sinistra, Fabio Martini, Stefania Ippoliti, Alessandra Petrucci, Giulia Pruneti, Piero Pruneti, Dario Di Blasi (foto Firenze Archeofilm)

Archiviata la terza edizione di Firenze Archeofilm. In cinque giorni al Cinema La Compagnia di Firenze per l’edizione 2021 dell’evento più atteso del grande Cinema di Archeologia Arte Ambiente, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), è stata proiettata una sessantina di film selezionati a livello mondiale tradotti e doppiati in italiano e in original sound (60 film in concorso, 10 film “original sound”, 20 prime visioni nazionali) che hanno concorso per i 3 premi in palio. E domenica 12 settembre 2021 il momento clou con la proclamazione dei film che si sono aggiudicati il Premio “Firenze Archeofilm”, il Premio “Università di Firenze”, e il Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi”, alla presenza di Fabio Martini, professore emerito Archeologia preistorica; Stefania Ippoliti, responsabile cinema Sistema Toscana; Alessandra Petrucci, rettrice dell’università di Firenze; Giulia Pruneti, responsabile comunicazione FA/AV; Piero Pruneti, direttore AV; Dario Di Blasi, direttore artistico FA.

Frame del film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca

Premio “Firenze Archeofilm” del pubblico al film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 2018; 52’). Nel sud del Perù, ai piedi delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Premio “Università di Firenze” al film “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lamaitre (Francia, 2018; 53’). Nel 1954 la costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari: alcuni templi furono smantellati in fretta e trasferiti su isole artificiali, altri furono spediti all’estero in città come Madrid, Torino o New York. Nel film, ricco di animazioni 3D, vengono presentanti anche i documenti di archivio che illustrano gli ingegnosi piani di salvataggio e le estenuanti operazioni di lavoro degli operai del cantiere. Questa la motivazione della giuria: “Il premio viene assegnato per il sapiente uso dei filmati e dei documenti d’archivio, grazie ai quali il documentario illustra gli sforzi e le energie politiche, imprenditoriali e scientifiche messe in campo per salvare le preziose vestigia archeologiche ed architettoniche dell’Antico Egitto, un patrimonio messo al sicuro dalla risalita delle acque del Nilo e tramandato così alle generazioni future. A questo si aggiunge la capacità di costruire un dialogo con la realtà del ‘900 e per aver raccontato, con competenza ed equilibrio tra ricerca e divulgazione, una storia esemplare che rappresenta uno stimolo per chi crede nella necessità e nel dovere di conservare la memoria delle antiche civiltà passato”.

frame del film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy

Premio “Museo Fiorentino di Preistoria” al film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2019; 27’). Il film descrive un enigmatico sito archeologico dove è stata scoperta una rara serie di statue-menhir con fattezze antropomorfe. Il documentario collega la realtà geografica e quella storica della regione circostante ad alcune affascinanti scoperte effettuate nella bellissima Vale da Vilariça, nella regione settentrionale del paese. Questa la motivazione della giuria: “Il film si è distinto per il rigore scientifico nella illustrazione del contesto monumentale, per il linguaggio accessibile che facilita la comprensione di quanto è emerso dal sito archeologico, per il valore tecnico. Importante è il collegamento con la realtà ambientale e sociale, indicativo di una visione ampia dell’archeologia come strumento di conoscenza e di identità civica”.

firenze_archeofilm_2021_locandinaMenzione speciale dell’università di Firenze al film “Bakhtiari sulle pendici di Oshtrankuh / Bakhtirihaey Damaneh Oshtrankuh” di Mohammadreza Hafezi (Iran, 2019; 40’). Film etnografico di forte impatto naturalistico e umano che va alla scoperta di una remota realtà. Penetrando del cuore di un Iran poco conosciuto, documenta le tra[1]dizioni e le usanze della piccola tribù dei Bakhtiari. Questa la motivazione della giuria: “Oltre all’interessante ed originale contenuto, il film si distingue per la tensione del racconto, il rigore formale, l’uso sorvegliato dei suoni e della musica, l’ottimo coordinamento tra voce narrante e inquadrature”.