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Paestum. La Borsa mediterranea del turismo archeologico posticipata all’aprile 2021. Il direttore Picarelli: “Abbiamo voluto salvare la manifestazione per permettere a tutti di partecipare”

La XXIII edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum posticipata all’8-11 aprile 2021

Posticipare per salvare la manifestazione, per permettere a tutti di partecipare. La Borsa mediterranea del turismo archeologico riprogrammata per l’aprile dell’anno prossimo. Lo ha annunciato Ugo Picarelli, fondatore e direttore della Bmta, con un breve comunicato. “A seguito del Dpcm del 24/10 del Presidente del Consiglio dei Ministri – inizia Picarelli -, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020 non potrà svolgersi. Pertanto, abbiamo ritenuto di non annullare la XXIII edizione e per assicurare a tutti i protagonisti soprattutto sicurezza, ma anche soddisfazione di risultati, posticiperemo la BMTA da giovedì 8 a domenica 11 aprile 2021, lasciando immutato il programma anche negli orari, come già da tempo pubblicato”. E continua: “La nostra gratitudine va ai 100 espositori che con il loro investimento qualificano il Salone, ai 250 relatori che con la loro confermata partecipazione contribuiscono al programma scientifico, ai buyer e agli operatori turistici che con la loro presenza danno vita all’incontro tra la domanda e l’offerta, ai giornalisti e ai media partner che divulgano i contenuti assicurandone il riscontro mediatico, ai partner istituzionali e alle prestigiose realtà che collaborano e conferiscono il patrocinio, consentendo la migliore realizzazione della BMTA. La nuova data – conclude – consentirà anche ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del Parco Archeologico, sito Unesco, con i colori della primavera, che, siamo certi, sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale e sostenibile, oltre che rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si è ispirata in questa edizione. Certi che plaudirete alla nostra scelta, Vi aspettiamo numerosi con un forte arrivederci a presto”.

XXIII Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum dal 19 al 22 novembre: a quattro mesi dal via c’è già il programma in sicurezza e nel rispetto dei protocolli sanitari. Gli organizzatori: “Non vediamo l’ora di ripartire”

“Non vediamo l’ora di ripartire!”. Gli organizzatori sono ottimisti. E 4 mesi dall’apertura della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020, c’è già il programma: “Il tutto in regime di sicurezza e nel rispetto dei protocolli sanitari”. “Il programma della XXIII edizione – spiegano i promotori – vede protagonista il turismo culturale all’insegna dell’esperienza unica e autentica e poiché la Bmta tratta il segmento archeologico del turismo culturale l’aspetto esperienziale è già di per sé alla base dell’offerta. Oggi più che mai, inoltre, qualsiasi offerta deve avere i caratteri della sostenibilità che, come si evince dal ricco programma, è l’altro tema importante di questa edizione. Dunque, un nuovo modo di proporre e vivere il turismo, oltre all’aumento degli standard di qualità, al rinnovamento e adeguamento delle strutture. Nel 2020 e 2021 dobbiamo ribaltare i dati del nostro incoming, contrassegnati dal 50% di stranieri e dal 50% di italiani: allora, più Italia in Italia e più Europa in Italia. La Bmta propone al Consiglio d’Europa la certificazione di un “Itinerario Culturale Europeo dei siti archeologici subacquei”. A confronto anche i modelli di gestione del patrimonio archeologico, a seguito della riforma Franceschini dei beni culturali, al fine di una migliore valorizzazione”.

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Icomos e Icom hanno scelto la XXIII Bmta, a Paestum dal 19 al 22 novembre, per svolgere le Assemblee Nazionali dei Soci 2020, annullate nei mesi del lockdown. “Paestum è il luogo più naturale in cui ritrovarsi e mai come in questo momento i soci di Icomos Italia, organo consultivo professionale e scientifico dell’Unesco, e i professionisti museali dell’Icom Italia, associato all’Unesco e organo consultivo delle Nazioni Unite, desiderano farlo in presenza. In questo anno da dimenticare, Paestum con la sua Bmta rappresenta la ripartenza del turismo archeologico”, dichiara il fondatore e direttore della Bmta, Ugo Picarelli. “Occorre riqualificare la nostra offerta, in quanto la consapevolezza dei rischi e del non rispetto del pianeta, a cui ci ha riportato l’attuale pandemia, è motivo per intraprendere da subito l’unica strada possibile, un turismo sostenibile nel segno della unicità, dell’accessibilità, della destagionalizzazione e rispettoso dell’ambiente. Il viaggiatore della società contemporanea, una volta definito turista, è sempre più alla ricerca di emozioni e di soddisfare bisogni di conoscenza, ossia di fare turismo esperienziale alla ricerca di luoghi e momenti, che rispecchino i valori personali. Per i grandi attrattori archeologici è fondamentale ragionare sui flussi turistici: l’approccio sostenibile in questo caso deve essere una modalità per visitare i luoghi nel rispetto del bene culturale. Ma turismo sostenibile significa soprattutto valorizzazione del territorio, riscoperta delle aree interne e conoscenza del patrimonio minore, che comunque è un pezzo della nostra identità. Attraverso il racconto delle destinazioni archeologiche minori si favorirà la scoperta del territorio, puntando su un’economia anche circolare. Parlare di turismo culturale e sostenibile significa soprattutto affrontare tante sfaccettature, non solo ambientali, ma anche sociali e politiche: è un discorso ampio e importante per il futuro dei nostri territori e della nostra madre terra”.

Record di visitatori al parco archeologico di Paestum prima dell’emergenza coronavirus (foto parco archeologico Paestum)

Ecco le iniziative in primo piano, giorno per giorno. Giovedì 19 novembre 2020. “I beni culturali e il turismo dopo la pandemia” in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Campania  (saranno rilasciati 4 CFP ai Giornalisti in regola con le firme di controllo). Il Corso di Formazione, che si svolgerà con la partecipazione dei direttori dei principali Musei e Parchi Archeologici nazionali, sulla comunicazione giornalistica per il rilancio dei beni culturali e del turismo, a seguito della crisi sanitaria. “Dall’outgoing all’incoming del turismo archeologico per una domanda di prossimità europea e nazionale” in collaborazione con ENIT Agenzia Nazionale del Turismo con la partecipazione di MiBACT, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Osservatorio Parlamentare per il Turismo, Federturismo Confindustria, CISET Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica Università Ca’ Foscari Venezia, Assoturismo Confesercenti, CNA Turismo, Confturismo Confcommercio, Tour Operator specialisti. Gli addetti ai lavori e i più noti tour operator italiani insieme per discutere della necessità di puntare sulla domanda di prossimità europea e nazionale per le nostre destinazioni interessate dal turismo archeologico, pensando a rinnovati e innovativi prodotti turistici a seguito della recente emergenza che ha ripensato il turismo secondo contenuti esperienziali e autentici. Il 19 e 20 novembre: V Convegno Internazionale Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo “Catastrofi, distruzioni, storia” a cura della Fondazione Paestum. Pur non essendo in assoluto una novità, dal momento che l’uomo da sempre si è interrogato sulle cause di eventi catastrofici naturali, bisogna riconoscere che più che mai oggi l’argomento è (giustamente) al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, soprattutto per il rapporto tra clima ed eventi distruttivi. Diventa quindi naturale il bisogno di rivolgere lo sguardo al passato, alla ricerca di quelle similitudini che permettono, tra l’altro, la migliore individuazione del dispiegarsi dei fenomeni.

Venerdì 20 novembre 2020. “I parchi per la valorizzazione del patrimonio archeologico in chiave più esperienziale e sostenibile” in collaborazione con Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Federparchi, Automobile Club d’Italia, Confagricoltura, Legambiente, Touring Club Italiano. La valorizzazione dei territori improntata da una governance sostenibile ha negli stakeholder la chiave per individuare contenuti e strumenti per promuovere una offerta contrassegnata da unicità, accessibilità, percorsi sensoriali ed emozionali, ecocompatibilità, tipicità, dove le identità sono protagoniste. In questo contesto Federparchi, Automobile Club d’Italia, Confagricoltura, Legambiente, Touring Club Italiano convergono la necessità di pensare anche una mobilità contemporanea, che guardi al prossimo futuro e che integri l’automobile con i nuovi mezzi di trasporto e con l’innovazione sostenibile. Avendo ACI già sperimentato progetti che trovano il miglior equilibrio possibile tra auto e natura, proprio in quest’ottica, le vetture citycar 100% elettriche all’interno dei Parchi Nazionali potrebbero rappresentare un progetto itinerante di educazione alla eco-sostenibilità. Il recente protocollo tra Federparchi, Confagricoltura e Legambiente rafforza la capacità di fare sistema attraverso la condivisione di politiche di marketing locali volte a indirizzare le strategie turistiche nelle aree montane, appenniniche e costiere per uno sviluppo di una agricoltura orientata alla diversificazione a 360°, che integri non solo aspetti produttivi ma anche ambientali. Il nuovo programma di certificazione dei “Cammini e Percorsi” a cura del Touring Club Italiano guarda nella stessa direzione, favorendo un percorso di miglioramento dei territori. Agli operatori turistici il compito di esserne ambasciatori e di promuoverne la narrazione, offrendo un modo di viaggiare all’insegna della sostenibilità e dell’autenticità dell’esperienza turistica, in totale coerenza con gli attuali trend della domanda. “Parchi e Musei autonomi e Fondazioni: modelli di gestione del patrimonio archeologico a confronto” in collaborazione con MiBACT e ANA Associazione Nazionale Archeologi. Alla Conferenza sarà presente l’artefice della riforma del MiBACT, Lorenzo Casini Capo di Gabinetto del Ministro, e le Fondazioni Aquileia, Brescia Musei, Museo delle Antichità Egizie, Parco Archeologico di Classe – RavennAntica.

Sebastiano Tusa in missione nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie (foto soprintendenza del Mare)

Venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020. “1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo e 1° Premio di Archeologia Subacquea in memoria di Sebastiano Tusa”  in collaborazione con Soprintendenza del Mare e Fondazione “Sebastiano Tusa” della Regione Siciliana, Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, ICOMOS Italia, NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto Centrale per il Restauro del MiBACT, Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, Istituto Italiano di Archeologia Subacquea, Gruppi Archeologici d’Italia, Archeoclub d’Italia. In occasione della edizione 2019 la BMTA assegnò postumo il Premio “Paestum Mario Napoli” a Sebastiano Tusa, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. In quegli stessi giorni nacque l’idea di inserire, annualmente all’interno del programma, una iniziativa di carattere internazionale, volta a ricordare l’impegno e le progettualità di Sebastiano Tusa. Pertanto, nell’ambito della XXIII edizione, avranno luogo la 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa” con la partecipazione delle più note destinazioni archeologiche subacquee mediterranee e il 1° Premio di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, che sarà assegnato alla scoperta archeologica dell’anno o quale riconoscimento alla carriera, alla migliore mostra in ambito scientifico internazionale, al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. La presenza della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, dell’Underwater Cultural Heritage Unesco, di ICOMOS Italia, del NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto Centrale per il Restauro del MiBACT, del Parco Archeologico dei Campi Flegrei assume particolare valenza per la certificazione di una rete dei siti sommersi nel “Programma degli Itinerari Culturali”, che fu avviato dal Consiglio d’Europa nel 1987. Gli “Itinerari Culturali dei siti sommersi del Mediterraneo” (una rete che collegherà Campania, Puglia, Sicilia, Egitto, Grecia e Israele attraverso i siti di Baia Sommersa nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle Tremiti, di Ustica-Egadi-Pantelleria, di Alessandria d’Egitto, di Pavlopetri e di Caesarea Maritima) rappresentano una risorsa chiave per il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile, rispondendo alle attività e ai progetti innovativi richiesti dal Consiglio d’Europa nel quadro dei cinque settori d’azione prioritari, strategici per lo sviluppo locale e la valenza culturale dei territori: cooperazione in materia di ricerca e sviluppo; valorizzazione della memoria, della storia e del patrimonio europeo; scambi culturali e educativi per i giovani europei; pratiche artistiche e culturali contemporanee; turismo culturale e sviluppo culturale sostenibile. Il progetto nasce dalla considerazione che ci sono ancora pochi itinerari o aree archeologiche subacquee attrezzate e fruibili al pubblico, sia in Italia che in campo internazionale. Per la verità molteplici sono i siti archeologici subacquei meta di visita, anche guidata, da parte dei diving club locali, ma si tratta di siti non tutelati e, comunque, privi di alcuna segnaletica ed organizzazione didattica propedeutica alla visita. La richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa di un Itinerario Culturale Europeo ha, dunque, l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del turismo archeologico subacqueo per lo sviluppo locale delle tante destinazioni, anche lontane dalle località più note, che richiedono nuove offerte turistiche nel segno della tutela, delle esperienze autentiche e della sostenibilità. Ha assicurato la sua presenza alla Borsa Gabriella Battaini-Dragoni, Vice Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che sin dall’inizio della sua brillante carriera alla Direzione Cultura fu artefice dello sviluppo del “Programma degli Itinerari Culturali Europei” (che partì nel 1987 con il riconoscimento del Cammino di Santiago di Compostela) e della costituzione dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, insediato a Lussemburgo nel 1998.

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020. “International Archaeological Discovery Award Khaled al-Asaad” in collaborazione con Archeo e Incontri con i Protagonisti. Il Premio alla scoperta archeologica dell’anno, intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale. Le 5 candidate, selezionate dai media partner internazionali (Antike Welt – Germania, Archéologia – Francia, as. Archäologie der Schweiz – Svizzera, British Archaeology – Regno Unito, Current Archaeology – Regno Unito, Dossiers d’Archéologie – Francia), che si contendono il Premio: Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Iraq: nel Kurdistan presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul, dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia; Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Inoltre, gli archeologi delle 5 scoperte saranno intervistati negli “Incontri con i Protagonisti”, occasione per il grande pubblico di ascoltare dai diretti interessati i racconti degli emozionanti ritrovamenti.

Il Pietrarsa Express e il museo Ferroviario di Pietrarsa (Na)

Sabato 21 novembre 2020. Conferenza nell’ambito dell’Anno del treno turistico indetto per il 2020 dal MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo “Il treno storico per la connessione territoriale delle destinazioni archeologiche” in collaborazione con MiBACT, Fondazione FS, ENIT, Touring Club Italiano. Il MiBACT aveva dichiarato il 2020 “Anno del treno turistico” e la prevista cerimonia di apertura fissata il 25 febbraio fu annullata a causa della sopraggiunta crisi sanitaria. La scelta, dalle dichiarazioni del Ministro Franceschini, era dettata dalla motivazione di “promuovere un’altra forma di turismo, che permetta al viaggiatore di percorrere il nostro Paese in modo sostenibile e lungo le tratte storiche delle ferrovie, ammirando paesaggi magnifici e toccando località di struggente bellezza. Esistono 800 chilometri di tratte ferroviarie in disuso e abbandonate, che attraversano parchi nazionali, aree protette e territori densi di storia e cultura”. I treni rappresentano l’antico progresso, la produttività e la connessione tra tutti i piccoli territori che attraversano e puntando i riflettori sulle ferrovie turistiche, in particolare quelle storiche, i viaggiatori possono riscoprire un patrimonio immenso, fatto di antichi tracciati, gallerie e vecchi convogli che rievocano il passato del nostro Paese. La Fondazione FS, nell’ambito delle tratte interessate dai treni storici, dedica grande attenzione ai territori con destinazioni archeologiche. In Campania i turisti hanno una ampia offerta di itinerari, da “Archeotreno Campania” (da Napoli a Sapri con fermate a Ercolano, Pompei, Paestum, Ascea Velia) a “Reggia Express” e “Pietrarsa Express”. Il treno “Colori e sapori di Sicilia in un viaggio slow”, con ben 23 itinerari, collega i centri urbani più importanti (Catania, Palermo, Messina) con luoghi custodi di sapori unici (Modica, Bronte e Marsala) e i centri storici millenari (Taormina, Siracusa, Agrigento, Ragusa Ibla). In Toscana il treno a vapore da Siena a Murlo “Paesaggio, Natura, Etruschi e…” permette di scoprire la bellezza delle Terre di Siena con un mezzo e una velocità d’altri tempi.

Sabato 21 novembre 2020. Assemblea Ordinaria 2020 dei Soci di ICOMOS ITALIA. ICOMOS, Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, è un’organizzazione internazionale non-governativa, senza fini di lucro, organo consultivo dell’UNESCO. ICOMOS si dedica alla conservazione e alla tutela dei monumenti, degli edifici e dei siti del patrimonio culturale, operando attraverso i Comitati Nazionali, tra i quali l’Italia rappresenta uno dei Comitati fondatori di ICOMOS sin dal 1965. ICOMOS Italia, negli ultimi anni, ha sviluppato la ricerca scientifica dei testi dottrinali fondando i primi Comitati Scientifici Internazionali oggi rappresentati da ben 28 tematismi a cui l’Italia, attraverso i propri esperti, continua ad offrire contributi innovativi. ICOMOS è l’unica ONG internazionale nel suo genere per la promozione di teoria, metodologia e tecnologia applicata alla conservazione, tutela e valorizzazione dei monumenti, dei siti e dei paesaggi. A Paestum oltre l’Assemblea si svolgerà la 1a Conferenza Nazionale dei Comitati Scientifici Italiani. Sabato 21 e domenica 22 novembre: Convegno e Assemblea Ordinaria 2020 dei Soci di ICOM ITALIA. ICOM è l’organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali impegnata a preservare, ad assicurare la continuità e a comunicare il valore del patrimonio culturale e naturale mondiale, attuale e futuro, materiale e immateriale. ICOM è associato all’UNESCO e gode dello status di organismo consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Oltre all’Assemblea annuale dei soci, si svolgerà il Convegno “Musei e parchi archeologici, nuove prospettive di partenariato pubblico-privato: responsabilità, professionalità, competenze”. Alla luce della crisi nei musei per la pandemia, è opportuno ripensare le collaborazioni tra gli enti pubblici e i privati, che a diverso titolo interagiscono con le istituzioni museali. ICOM Italia discuterà delle numerose esperienze degli ultimi decenni e delle prospettive future con attitudine scevra da pregiudizi, tenendo conto soprattutto delle funzioni essenziali dei musei e degli altri luoghi della cultura e delle competenze necessarie per assolverle, in ultima analisi delle professionalità che, aldilà delle forme di governo, assicurano a nostro avviso progetti culturali e servizi di qualità.

All’ombra del tempio di Nettuno a Paestum l’atteso Concerto dell’Amicizia per la Siria diretto da Riccardo Muti celebra i quasi 20 anni di rapporti speciali tra la Borsa mediterranea del turismo archeologico e Palmira: dall’hashtag #Unite4HeritageforPalmyra al gemellaggio all’istituzione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, tributo al direttore della “Sposa del deserto” ucciso dall’Isis

L’attesa ormai sta per finire. Il Concerto dell’Amicizia dedicato alla Siria e a Khaled al-Asaad con l’Orchestra Cherubini diretta da Riccardo Muti che propone la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 “Eroica”, di Ludwig van Beethoven, si aprirà domenica 5 luglio 2020 alle 21.30 all’ombra del tempio di Nettuno di Paestum, grazie alla Regione Campania, alla Camera di Commercio di Salerno, al Comune di Capaccio Paestum, al Parco Archeologico di Paestum e Velia. Il concerto di Muti a Paestum non è un caso, ma fa ricordare che sono circa 20 gli anni delle relazioni tra Paestum e la Siria, una best practice di dialogo interculturale nell’ambito della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (la XXIII edizione è in programma dal 19 al 22 novembre 2020).

La first lady siriana Asma al-Assad con Ugo Picarelli fondatore e direttore della Borsa mediterranea del turismo archeologico (foto Bmta)

Lo speciale rapporto tra Paestum-Bmta e la Siria ha radici lontane. La Siria, dopo essere stata Paese Ospite Ufficiale nel 2003 alla VI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico con la presenza del ministro del Turismo, è stata ogni anno presente a Paestum sin dal 2002, tanto che la First Lady Siriana Asma al-Assad volle suggellare questo rapporto, invitando a Damasco nel novembre 2005 una delegazione della BMTA per ricevere il Premio “Paestum” in occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata alle missioni archeologiche italiane al museo nazionale.

Ugo Picarelli, direttore della Bmta, con i tre figli archeologi di Khaled al-Asaad: Waleed (ultimo direttore dell’area archeologica di Palmira), Fayrouz e Omar (foto Bmta)

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Per questo e anche per la partecipazione annuale a Paestum del direttore del Turismo di Palmira Mohamad Saleh, del presidente della Federazione Siriana delle Camere del Turismo Mouhamed Al Khaddour e dei direttori generali del Ministero del Turismo Faisal Najati e Bassam Barsik, quest’ultimo nominato da appena un mese Governatore di Homs, la Provincia di cui fa parte Palmira, fu doveroso da parte della BMTA alla luce dei tragici accadimenti del 2015, che portarono alla distruzione del sito di Palmira da parte dell’Isis e all’uccisione del suo carismatico archeologo: lanciare da subito una campagna social all’insegna dell’hashtag #Unite4HeritageforPalmyra, farne l’immagine coordinata della Borsa e organizzare all’interno del programma della XVIII edizione la Conferenza “Distruzione del patrimonio culturale e disintegrazione delle identità” alla presenza di Taleb Rifai numero uno dell’Organizzazione Mondiale del Turismo di Madrid e di Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco e in diretta video con Damasco con Maamoun Abdulkarim direttore delle Antichità della Siria; tributare all’archeologo simbolo di Palmira l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, quest’anno alla 6a edizione e sempre svolto alla presenza dei tre figli archeologi di Khaled al-Asaad: Waleed (ultimo direttore dell’area archeologica di Palmira), Fayrouz e Omar. Il Premio è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.

La firma del gemellaggio ufficiale tra la Città di Capaccio Paestum e la città di Palmira nel 2018 (foto Bmta)

La BMTA per suggellare i tanti anni di relazioni e per tenere alta l’attenzione su Palmira è stata artefice: nel 2016 dell’accordo di amicizia e gemellaggio tra la Città di Capaccio Paestum e la cittadinanza di Palmira, firmato dal sindaco, dal fondatore e direttore della BMTA, dall’ultimo direttore del Turismo di Palmira Mohamad Saleh il 29 ottobre 2016 in occasione della XIX edizione; nel 2018 del gemellaggio ufficiale tra la Città di Capaccio Paestum e la città di Palmira, firmato dal sindaco e dal presidente della Federazione Siriana delle Camere del Turismo Mouhamed Al Khaddour, in rappresentanza del Governatore di Homs Talal al-Barazi il 16 novembre 2018 in occasione della XXI edizione alla presenza di Irina Bokova, fino a qualche mese prima numero uno dell’Unesco di Parigi, Mouhamed Al Khaddour, Mohamad Saleh, Paolo Matthiae l’archeologo che scoprì Ebla, Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco e cittadino onorario di Paestum, Ugo Picarelli.

Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: ecco le 5 scoperte archeologiche (in Cambogia, Iraq, Israele e due in Italia) candidate alla vittoria della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Anche il pubblico può votarle su Facebook per lo “Special Award”

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Le cinque scoperte archeologiche del 2019, candidate alla vittoria della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, sono: Cambogia, la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Iraq, nel Kurdistan presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul, dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia; Israele, a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia, a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia, nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Lo hanno annunciato la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo che hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia), da quest’anno anche con British Archaeology (Regno Unito) la testata del prestigioso Council for British Archaeology. Il direttore della Borsa Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale. Il Premio sarà assegnato alla scoperta archeologica prima classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata. La cerimonia di consegna si svolgerà venerdì 20 novembre 2020 in occasione della XXIII BMTA, a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 1° giugno – 30 settembre 2020 sulla pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico).

Il più antico relitto intatto del mondo (risale a 2400 anni fa) scoperto nelle acque del mar Nero (Bulgaria) (foto-rodrigo-pacheco-ruiz)

Edizioni precedenti. Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la scoperta della città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel mar Nero del più antico relitto intatto del mondo, alla presenza di Fayrouz, la figlia archeologa di Khaled al-Asaad.

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal prima della sua distruzione

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto alla sesta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Così lo ricorda l’archeologo Paolo Matthiae: “Khaled al-Asaad è stato per quarant’anni il direttore degli scavi archeologici di Palmira. Era l’archeologo della città, ha collaborato con missioni di ogni Paese: dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera all’Olanda, dagli Stati Uniti alla Polonia e da ultimo anche con l’Italia, con la missione statale di Milano. Era uno studioso completo, ma soprattutto era una persona tipica delle famiglie delle città del deserto. Questo tipo di uomini, come i beduini di un tempo, sono caratterizzati da una amabilità, da una cortesia e da un’ospitalità straordinaria che per loro è del tutto naturale. Non eccessiva, ma misurata e discreta, Khaled al-Asaad era una persona di grandissima amabilità, misura e gentilezza d’animo. Anche archeologi che non si occupano di quel periodo, cioè di antichità romane, andavano di frequente a Palmira in visita e la disponibilità di Khaled era totale. Era una personalità fortemente radicata nella città, ma per il carattere internazionale del sito che gestiva era una sorta di cittadino del mondo. In varie occasioni il suo nome era stato proposto per il ruolo di direttore generale delle antichità a Damasco, ma credo che lui preferisse rimanere a Palmira, una città con la quale si identificava”. E conclude: “Khaled era talmente sicuro di fare soltanto il suo mestiere che non riteneva di avere motivo di fuggire. E per come lo ricordo non era persona che temesse per la propria vita. Pur essendo in pensione, aveva quasi 82 anni, ha preferito rimanere nella sua città proprio perché ha capito che le antichità correvano dei rischi. E probabilmente ha immaginato che la sua indiscussa autorevolezza morale potesse proteggere maggiormente quello che c’era e c’è tuttora a Palmira: le rovine di un sito archeologico assolutamente straordinari per tutto il Mediterraneo e per tutto il mondo”.

Scoperta in cambogia la città perduta di Mahendraparvata, capitale dell’impero Khmer (foto Bmta)

Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor. Grazie alla tecnica di telerilevamento laser aviotrasportata (LIDAR) e spedizioni sul campo, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della ADF Archaeology & Development Foundation di Londra è riuscito a far emergere nella sua interezza la spettacolare città perduta di Mahendraparvata, che nel IX secolo d.C. si estendeva per ben 50 kmq, tratteggiandone una mappa dettagliata e scoprendo numerosi altri siti nascosti. La Fondazione sin dal 2008 è impegnata nel “Phnom Kulen Program” a stretto contatto con la National Authority for the Protection and Management of Angkor and the Region of Siem Reap (APSARA National Authority) e i colleghi dell’Ecole Française d’Extreme-Orient di Parigi. Jean-Baptiste Chevance assieme a Damian Evans dell’University of Sydney’s Overseas Research Centre a Siem Reap-Angkor, fu il primo a scoprirla sepolta sotto la foresta della Cambogia per secoli, incastonata sul massiccio collinare di Phnom Kulen, a nord-est del sito archeologico di Angkor. L’antica città perduta fu una delle prime capitali del potente Impero Khmer, che dominò tra IX e il XV sec. nel Sud-Est asiatico. La sua influenza si estese oltre l’attuale Cambogia, abbracciando anche una porzione estesa del Vietnam, del Laos e della Thailandia. Benché fiorente, Mahendraparvata non durò a lungo come capitale dell’Impero Khmer. I regnanti decisero, infatti, di spostare rapidamente la capitale ad Angkor, che si trovava in un luogo più pianeggiante e dunque decisamente più favorevole per la coltivazione dei prodotti alimentari e l’allevamento del bestiame.

Scoperti in Kurdistan dieci rilievi rupestri assiri con gli antichi dei delal Mesopotamia (foto Bmta)

Iraq: nel Kurdistan dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia. Presso il sito archeologico di Faida, 20 km a sud della città di Duhok e 50 km da Mosul 10 rilievi rupestri assiri dell’VIII-VII secolo a.C. portati alla luce, dal team di archeologi “Land of Nineveh Archaeological Project”, coordinato da Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine con la direzione delle Antichità di Duhok guidata da Hasan Ahmed (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/10/grandi-dei-e-sovrani-scolpiti-nella-roccia-lungo-un-imponente-canale-dirrigazione-la-grande-scoperta-delluniversita-di-udine-nel-kurdistan-iracheno-illustrata-a-roma-il-team-di-dan/). Si tratta di pannelli imponenti, grandi 5 mt e larghi 2 mt, scolpiti lungo un antico canale d’irrigazione lungo quasi 7 km, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, oggi sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco della collina. Ma nell’antichità dal canale si diramava una rete di canali più piccoli, che consentivano di irrigare i campi circostanti, rendendo ancora più fertile le campagne coltivate nell’entroterra di Ninive, capitale dell’impero. La mitologia assira raffigurata sulla roccia è un campionario significativo di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra su un leone.

A Motza in Israele è stata scoperta una metropoli neolitica di 9mila anni fa (foto Bmta)

Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9mila anni fa. È la prima volta che in Israele si scopre un sito di questa portata, circa 4.000 mq, risalente al periodo neolitico, dove vivevano 2/3.000 residenti e per gli standard dell’epoca possiamo parlare di una vera e propria metropoli. Grandi edifici residenziali con pavimenti in gesso, strutture pubbliche, spazi dedicati al culto e sepolture, con la presenza di vialetti, testimonianza di un livello di pianificazione architettonica e urbanistica avanzata e ariosa. Le case erano costruite con mattoni di terra, disintegrati da molto tempo, ma le fondamenta degli edifici in grandi mattoni di pietra sono ancora visibili. Dai reperti si evince che gli abitanti avevano relazioni commerciali e culturali con popolazioni dell’Anatolia, dell’Egitto e della Siria. Alla luce luoghi di sepoltura, che si trovavano dentro e tra le case, nei quali erano collocate varie offerte funerarie, strumenti utili o preziosi: oggetti di ossidiana (vetro vulcanico nero) proveniente dall’Anatolia e di conchiglie dal Mediterraneo e dal Mar Rosso, braccialetti in pietra calcarea e in madreperla, medaglioni e monili d’alabastro lunghi 2,5 cm provenienti, probabilmente, dal vicino antico Egitto. I resti del villaggio indicano anche la presenza di magazzini contenenti una grande quantità di semi di legumi, soprattutto lenticchie in buono stato di conservazione, che prova il ricorso a pratiche di agricoltura intensiva. Le ossa di animali domestici, essenzialmente capre, evidenziano che la popolazione locale si era sempre più specializzata nell’allevamento, a scapito della caccia. La scoperta del sito è avvenuta in occasione di importanti lavori stradali, per cui il progetto è stato finanziato dalla Società Israeliana delle Infrastrutture e dei Trasporti “Netivei Israel” con la direzione di Hamoudi Khalaily e Jacob Vardi dell’IAA Israel Antiquities Authority.

La Sala delal Sfinge scoperta nella Domus Aurea a Roma (foto Bmta)

Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge. Sontuosa e interamente decorata torna alla luce dopo 2000 anni, durante il restauro della volta della sala 72 della Domus Aurea, una delle 150 dell’immensa dimora diffusa che l’imperatore Nerone si fece costruire nel 64 d.C. dopo il grande incendio che aveva devastato Roma, con superbi padiglioni che si susseguivano senza soluzione di continuità, sul modello delle regge tolemaiche, da un colle all’altro della capitale dell’Impero Romano (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/22/iorestoacasa-gli-artisti-del-rinascimento-tra-cui-raffaello-scoprirono-le-pitture-della-domus-aurea-attraverso-unapertura-lo-stesso-e-capitato-anche-agli-archeologi-moderni/). La scoperta è il frutto della strategia dedicata alla tutela e alla ricerca scientifica, e messa a punto dal Direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. Larga parte della nuova sala, che ha la pianta rettangolare ed è chiusa da una volta a botte anch’essa fittamente decorata, sia ancora interrata, sepolta sotto quintali di terra su ordine degli architetti di Traiano (che proprio qui, sopra la reggia dell’odiato Nerone, fece costruire un complesso termale) e in qualche modo destinata a rimanere tale, in quanto per ragioni di stabilità non è prevista per il momento la rimozione della terra. Quello che emerge racconta già molto di questa grande stanza, che anche ai tempi di Nerone doveva essere non molto illuminata e che per questo si decise di decorare con un fondo bianco, sul quale risaltano eleganti figurine suddivise in riquadri bordati di rosso o di giallo oro. In un quadrato il dio Pan, in un altro un personaggio armato di spada, faretra e scudo che combatte con una pantera, in un altro la piccola sfinge, che svetta su un piedistallo. E poi creature acquatiche stilizzate, reali o fantastiche, accenni di architetture come andava all’epoca, ghirlande vegetali e rami con delicate foglioline verdi, gialle, rosse, festoni di fiori e frutta, uccellini in posa. Proprio questo tipo di decorazione, che si ritrova anche nella Domus di Colle Oppio e in altre sale e ambienti della Reggia neroniana come il Criptoportico 92, porta gli esperti ad attribuire la Sala della Sfinge alla cosiddetta Bottega A, operante tra il 65 ed il 68 d.C.

Scoperta a Vulci una statua di un leone alato del VI sec. a.C. di produzione etrusca (foto Bmta)

Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Vulci, una delle più grandi città-stato dell’Etruria con un forte sviluppo marinaro e commerciale nel territorio di Canino e di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, nella Maremma laziale, regala una nuova scultura durante l’ultima campagna di scavo alla necropoli dell’Osteria. Gli archeologi hanno rinvenuto una statua raffigurante un leone alato risalente al VI secolo a.C. La scoperta è avvenuta durante la fase di evidenziazione della stratigrafia orizzontale del terreno, in prossimità di alcune strutture funerarie sepolte nella necropoli. Il leone per il popolo etrusco era considerato fiero, possente e apotropaico, ossia aveva la funzione di allontanare dalle tombe profanatori, gli dei avversi e il fato. La scultura è una raffinata testimonianza di quella che fu una tradizione propria della produzione artistica vulcente del VI secolo a.C. In questo periodo botteghe vulcenti scolpirono sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini, vigili guardiani della quiete eterna dei morti. Ma già intorno al 520 a.C. la produzione di queste statue venne a cessare, forse nel tentativo di porre un limite alle ostentazioni di lusso ormai ritenute inopportune. I lavori di scavo diretti da Simona Carosi della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale si sono svolti presso l’area della necropoli dell’Osteria, dove a fine 2011 fu trovata la Sfinge di Vulci.

Al via a Paestum la XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: allo stand del Mann l’anteprima della grande mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”, quattrocento reperti riemersi dalle acque che dialogano con tecnologia e ricostruzioni

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Dodici eventi unici al mondo tutti in una Borsa, 70 tra conferenze e incontri, con la partecipazione di 300 relatori e 100 operatori dell’offerta: al via la XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si svolgerà a Paestum, tra Centro Espositivo Savoy Hotel, Basilica, Museo nazionale, Parco archeologico da giovedì 14 a domenica 17 novembre 2019. Promossa e sostenuta da Regione Campania, Città di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum, ideata e organizzata dalla Leader srl con la direzione di Ugo Picarelli, la BMTA si conferma un format di successo, testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO, UNWTO e ICCROM: per quattro giorni sarà l’occasione di incontro e di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori, per gli appassionati, oltre che opportunità di business con il Workshop con i Buyer esteri selezionati dall’ENIT e i Buyer nazionali dell’offerta del turismo culturale ed archeologico.

L’efebo in bronzo, uno dei tesori recuperati dal relitto di Antykithera, oggi conservato al museo Archeologico nazionale di Atene

Parte dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, il viaggio del Mann verso la mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”: non è un caso, infatti, che l’esposizione, in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 5 dicembre 2019 al 9 marzo 2020, trovi un primo ed importante momento di divulgazione proprio nell’ambito della prestigiosa manifestazione di Paestum. Dal 14 al 17 novembre 2019 lo stand del Mann racconta al pubblico del Salone, tramite pannelli e video promo, i contenuti, le caratteristiche e le innovazioni tecnologiche che hanno portato alla realizzazione della mostra “Thalassa”: quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali (tra queste, il museo Archeologico di Atene, che presta circa trenta opere provenienti dal famoso relitto di Antikythera, prima imbarcazione scoperta nel Mediterraneo proprio agli albori del Novecento) tracceranno la natura polisemantica di un Mare nostrum che, già nell’antichità, aveva un profondo valore simbolico, culturale ed economico.

La firma del protocollo d’intesa per la mostra “Thalassa” nel luglio 2018 tra Paolo Giulierini (per il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso tragicamente nel marzo 2019 (per l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Regione Sicilia) e Salvatore Agizza (per Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico ma è, soprattutto, un esempio di metodo”, spiega il direttore del Museo, Paolo Giulierini, che ha inaugurato lo stand. “Al centro del nostro lavoro ci sono la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche private. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Nelle molte sezioni troverete temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. Vi saranno naturalmente anche le nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. “Thalassa” disegna, nel complesso, rotte culturali tra tanti siti campani, del Meridione e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum sia un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le mostre collaterali, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento”.

Una nereide su pistrice proveniente dalla villa romana imperiale sommersa del Pausilypon (Posillipo) di età augustea, sarà esposta in “Thalassa” (foto Mann)

Elmo in bronzo dal relitto della nave romana di Albenga (foto soprintendenza Archeologia della Liguria)

Molteplici, dunque, i filoni tematici che saranno approfonditi dalla mostra “Thalassa”: se un focus ad hoc sarà dedicato all’archeologia subacquea, dagli albori degli studi negli anni Cinquanta del Novecento (tra i primi ritrovamenti, le statue del porto di Baia, le migliaia di lucerne dal porto di Pozzuoli, l’elmo dal relitto di Albenga) alla sperimentazione tecnologica del terzo millennio (grazie a robot e strumentazioni raffinate, è possibile oggi conoscere la ricchezza degli abissi del Tirreno), l’esposizione si connoterà come una vera e propria enciclopedia, per immagini, della vita e della cultura antica dedicata al mare. Indispensabile, per delineare questa summa di significati, l’analisi dei carichi delle imbarcazioni che sono affondate in epoca antica: in “Thalassa”, sarà possibile ammirare raffinati gioielli in oro, pregiate coppe di vetro, parti di statue bronzee ed oggetti della vita di bordo del relitto di Antykithera, così come sezioni di nave ed anfore vinarie del relitto rinvenuto nel 1990 a largo di Punta Licosa.

La dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei di età tiberiana (foto Mann)

Cratere a figure rosse della seconda metà del V sec. a.C. (foto Mann)

Il mare era, dunque, la via per eccellenza dei commerci, la sconfinata distesa d’acqua che veniva solcata da costa a costa o con traversate più lunghe: a questa dimensione sarà legata la presenza, nel percorso di visita, di utensili per la preparazione e conservazione del cibo, anfore per il trasporto di olio, vino e garum, così come di lingotti di piombo che, dalla penisola iberica, raggiungevano Roma, testimoniando la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane; eccezionale l’esposizione di lingotti in oricalco, prezioso materiale citato da Platone nei racconti su Atlantide. Eppure il Mediterraneo era, per gli antichi, non soltanto trait d’union, reale e simbolico, tra popolazioni diverse (testimoniano una suggestiva prassi di contaminazione culturale l’applique d’oro del sito protostorico di Vivara, le coppette del II millennio a.C. provenienti dal relitto di Lipari, la dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei), ma base per il sostentamento delle comunità locali: nella sezione dedicata a “Il mare e le sue risorse”, saranno esposti strumenti provenienti da Pompei, Ercolano e dalle acque di Pantelleria, utilizzati per pesca di cetacei, tonno e corallo; su un’anfora saranno leggibili addirittura resti di pesce, forse garum. Naturalmente, il Mare Nostrum sarà anche raccontato attraverso i luoghi dell’otium, grazie alle sculture ritrovate sui fondali della Grotta Azzurra, ninfeo di età romana, così come ai raffinati affreschi provenienti da Pompei, Ercolano e Stabiae.

La mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario” al Mann

Eppure la mostra “Thalassa” andrà oltre la matrice archeologica, per promuovere un messaggio dall’alto valore culturale e didattico, ben incardinato nella programmazione culturale dell’Archeologico, come sottolinea il direttore Paolo Giulierini: “Il mare è anche avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: per questo ‘Verso thalassa’ abbiamo ospitato la mostra su Corto Maltese nel quadro del progetto Obvia e questo spiega il calendario di eventi che accompagnerà i giorni iniziali dell’ esposizione. Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra -Capire il cambiamento climatico-, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque”. Il progetto espositivo di “Thalassa” è nato nel più ampio framework di collaborazione con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana: questa rete di ricerca è stata resa possibile dall’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019. “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia”, ancora, ha promosso l’esposizione, che è stata realizzata anche in sinergia con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei. La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di: ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia).

Filo diretto tra la Borsa Mediterranea del Turismo archeologico e la “Sposa del deserto”: siglato il gemellaggio tra Paestum e Palmira. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled Al-Asaad” 2018 alla scoperta di Vienne, la “piccola Pompei”: “Sarà aperta al pubblico entro il 2021”

A Vienne, in Francia, è stata scoperta una città romana del I sec. d.C. distrutta da incendi come Pompei

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Filo diretto tra la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum e Palmira: prima con la consegna dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled Al-Asaad”, poi con il gemellaggio Paestum-Palmira. Il premio assegnato dalle testate archeologiche è andato all’archeologo Benjamin Clèment, per la scoperta della “piccola Pompei” a Vienne, in Francia. Il premio, intitolato a Khaled al-Asaad, l’archeologo ucciso il 18 agosto 2015 a Palmira dai terroristi, è stato consegnato dal direttore di Archeo Andreas M. Steiner. “Vogliamo restituire il sito al pubblico entro il 2021”, ha detto Clèment, “e ringraziare gli sponsor che ci permetteranno di completare in tempi brevi il restauro di 27 mosaici”. Alla consegna del Premio hanno partecipato il direttore della Borsa Ugo Picarelli, il sindaco di Capaccio-Paestum Francesco Palumbo, Irina Bokova, già direttore generale Unesco, il direttore Andreas M. Steiner e il figlio di Khaled Al-Asaad, Omar Asaad (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/05/vienne-la-piccola-pompei-francese-e-la-scoperta-archeologica-dellanno-premiata-con-linternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-2018-pr/).

Gemellaggio tra Paestum Palmira: il sindaco di Paestum Francesco Palumbo e il presidente della Federazione delle Camere del Turismo della Siria Mouhamed Al Khaddour firmano la pergamena

Emozionante e dal forte carattere internazionale è stata la cerimonia di gemellaggio tra le città di Paestum e Palmira. La pergamena, firmata in due lingue, dal sindaco di Paestum Francesco Palumbo e dal presidente della Federazione delle Camere del Turismo della Siria Mouhamed Al Khaddour, testimonia la volontà di valorizzare condivisione, amicizia, dialogo e incontro tra i popoli. Cittadinanza onoraria di Paestum a Mohamad Saleh, ultimo direttore per il Turismo di Palmira. Quindi c’è stato uno scambio di targhe: da Ugo Picarelli e dalla BMTA a Saleh e Al Khaddour. E da Mohamad Saleh ad Alfonso Andria, Francesco Palumbo, Irina Bokova, Mounir Bouchenaki, Paolo Matthiae, Ugo Picarelli. “Si rafforza il dialogo interculturale tra due Città”, ha affermato il sindaco di Capaccio Paestum, Francesco Palumbo, “unite dalla bellezza di due aree archeologiche che fanno parte del Patrimonio Unesco. È un gemellaggio che consolida i rapporti di amicizia e di solidarietà con la Città di Palmira, già in essere da alcuni anni. Il gemellaggio con Palmira, che vanta uno dei siti archeologici più belli al mondo e purtroppo pesantemente danneggiato nel corso della guerra siriana, diventa anche l’occasione per rilanciare la necessità di tutelare il patrimonio culturale in funzione della difesa dei valori in grado di rafforzare la democrazia ed il dialogo tra popoli e nazioni”.

Ginnasio ellenistico (Al Fayoum, Egitto), piccola Pompei (Vienne, Francia), il più antico porto di una città sumerica (Abu Tbeirah, Iraq), Domus del Centurione (Roma, Italia), città romana sommersa (Hammamet, Tunisia): sono le cinque scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 4ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Aperto il voto popolare. La premiazione alla XXI Bmta

Alla Bmta di Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum (Egitto), la piccola Pompei di Vienne (Francia), il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah (Iraq), la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma (Italia), e la città romana sommersa nel golfo di Hammamet (Tunisia), sono le cinque scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 4ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo, che sarà consegnato a Paestum il 16 novembre in occasione della XXI BMTA, dal 15 al 18 novembre 2018, alla presenza di Fayrouz, figlia di Khaled al-Asaad. Lo hanno annunciato i promotori, Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo, che hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto alla quarta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Il direttore della Borsa Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale. Il Premio sarà assegnato alla prima scoperta archeologica classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata, che indicherà cinque scoperte in ordine di preferenza, tutte avvenute nell’anno precedente. La somma delle indicazioni di ogni testata determinerà l’assegnazione del riconoscimento. Sarà attribuito, inoltre, uno “Special Award” alla scoperta archeologica che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico) nel periodo 18 luglio – 18 ottobre. E allora cerchiamo di conoscere meglio queste scoperte archeologiche.

Il ginnasio ellenistico scoperto nei pressi dell’oasi di al-Fayyum in Egitto

Egitto: il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum. Presso Al Fayoum, l’oasi più grande dell’Egitto, nota come “il giardino dell’Egitto”, a 130 km a sud-ovest del Cairo, nell’antico villaggio di Philoteris, l’odierna oasi di Madinat Watfa vicino al Qarun Lake, archeologi tedesco-egiziani del Fayum Survey Project hanno rinvenuto il primo ginnasio ellenistico conosciuto in Egitto. La presenza di gymnasia in Egitto era già attestata da fonti scritte, soprattutto nei papiri tolemaici, ma non se n’era mai trovata traccia. Gli scavi hanno portato in luce elementi architettonici riconducibili a una pista da corsa, una palestra, ma anche giardini e altri luoghi di ritrovo. “Il ginnasio”, spiega Aymen Ashmawi, capo del dipartimento delle Antichità dell’Antico Egitto al ministero delle Antichità, “comprendeva una grande sala riunioni, allora con tante statue, una sala da pranzo e un cortile. La pista da corsa era quasi di 200 mt, per le tipiche gare di 180 metri negli stadi. Intorno all’edificio sontuosi giardini”. E Cornelia Römer, responsabile degli scavi per conto dell’Istituto Archeologico Germanico (DAI) aggiunge: “Questi ginnasi erano finanziati privatamente da persone ricche, desiderosi che i loro villaggi diventassero ancora più greci. In questi luoghi i giovani greci dell’alta società si allenavano negli sport, imparavano a leggere e scrivere, e godevano di discussioni filosofiche”. Questa sensazionale scoperta, prima nel suo genere, mostra chiaramente l’impatto che la vita greca ebbe in Egitto; Alessandro Magno fu il primo a introdurla in Egitto e in seguito migliaia di coloni greci vi giunsero attratti dal nuovo regno tolemaico, che prometteva pace e prosperità.

A Vienne, in Francia, è stata scoperta una città romana del I sec. d.C. distrutta da incendi come Pompei

Francia: una piccola Pompei a Vienne. Il ritrovamento di una città romana, di circa 7mila mq abitata dal I sec. d.C., con ville di lusso arredate con mosaici e statue monumentali e uffici pubblici, frequentata per tre secoli e distrutta da una serie di incendi improvvisi, è avvenuto nelle vicinanze di Vienne, sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione, capitale dei Galli. Per Benjamin Clement, l’archeologo ricercatore associato al Laboratorio ArAr, Archéologie et Archéométrie, che guida i lavori, “è senza dubbio lo scavo di un sito romano più importante degli ultimi 40 o 50 anni”. La città di Vienne, già famosa per il suo teatro romano e per un tempio, fu un importante nodo nella strada che collegava la Gallia settentrionale con la provincia della Gallia Narbonensis, la Francia meridionale di oggi. Il sito è stato scoperto nell’aprile 2017, in seguito all’inizio di lavori di costruzione per un complesso abitativo. Molti degli oggetti si sono presentati, non solo in ottimo stato di conservazione, ma in quello stato di razionalità nel disordine, di ambiente pietrificato da un istante all’altro, proprio di un sito abbandonato all’improvviso per un’emergenza. Ecco perché, insieme alla tipologia degli ambienti ritrovati, è stata fatta la similitudine con la città devastata dall’eruzione vesuviana. Tra i ritrovamenti un’imponente casa dei Baccanali, all’interno della quale c’è una pavimentazione a mosaico che mostra una processione di menadi e satiri; e in un’altra area un bellissimo mosaico dipinge Talia, musa protettrice della commedia, rapita dal dio-satiro Pan; c’è poi un grande edificio pubblico con una fontana monumentale, una struttura atipica per i tempi, molto probabilmente la Schola di retorica e/o di filosofia, che gli studiosi sanno venisse ospitata a Vienne.

Nel tell di Abu Tbeirah in Iraq è stato scoperto il più antico porto di una città sumerica

Iraq: il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah. La scoperta di un porto risalente al III millennio a.C. nella parte Nord-Ovest del tell di Abu Tbeirah (di 130×40 mt circa, vicino all’antica linea di costa del golfo arabico, una posizione importante all’interno di un ambiente paludoso e a ridosso del mare) da parte della missione archeologica italo-irachena, diretta da Franco D’Agostino e Licia Romano dell’università La Sapienza di Roma, scrive un nuovo capitolo della storia della Mesopotamia, superando l’immaginario comune che identifica le antiche città attorniate da distese di campi di cereali, irrigati da canali artificiali. Le città sumeriche erano tutte organizzate attorno al polo templare/palatino e collegate tra di loro tramite canali, dotate per questo di un porto che consentisse la gestione dei contatti e dei commerci. Il porto è un bacino artificiale, una zona più depressa, circondata da un massiccio terrapieno con un nucleo di mattoni d’argilla, con due accessi che lo mettevano in comunicazione con la città e che sono chiaramente visibili anche dalle immagini satellitari di Google. Si tratta del porto più antico sinora scavato in Iraq, visto che le uniche testimonianze di strutture portuali provengono da Ur, di duemila anni più tarde. La connessione del sito con le paludi sumeriche non esclude che il porto non fosse deputato esclusivamente alla funzione di ormeggio delle barche e di gestione dei commerci con le altre città, ma anche riserva d’acqua e immensa vasca di compensazione delle piene del fiume, nonché fulcro di varie attività dell’insediamento connesse all’utilizzo della risorsa idrica. La scoperta apre nuovi scenari di ricerca sulla vita delle città del sud della Mesopotamia, ma anche sulle ragioni del loro abbandono. La forte connessione con le paludi del delta, quindi con un ambiente estremamente sensibile ai cambiamenti climatici e al regime delle precipitazioni, potrebbe chiarire i motivi della riduzione e poi scomparsa dell’insediamento di Abu Tbeirah alla fine del III millennio a.C., un momento in cui in diverse parti del mondo si registra un cambiamento climatico importante, il cosiddetto 4.2 ka BP event, cioè un evento di 4200 anni fa.

I lavori per la Metro C a Roma hanno portato alla luce la Domus del Centurione

Italia: la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma. Mosaici in bianco e nero suggestivi, pavimenti di ardesia e marmo bianco, pitture sulle pareti, i resti di una fontana. Tutto questo è stato rinvenuto a dodici metri di profondità, nel corso degli scavi del cantiere della Metro C. Si tratta di una scoperta straordinaria in un’area, nei pressi della stazione della metropolitana di Amba Aradam, che dalla primavera del 2016 restituisce strutture legate al mondo militare. Il rinvenimento più recente, è stato definito la Casa del Comandante. Dagli scavi sono riemersi mosaici bianchi e a figure nere, geometrie, alberi, un satiro e un amorino, che lottano o danzano sotto un tralcio d’uva, un uccello su un ramo e perfino un’antica fontana, e due edifici della caserma con i dormitori dei soldati imperiali. La struttura potrebbe aver ospitato le milizie speciali, ovvero, i servizi segreti dell’imperatore. Per gli archeologi, Simona Morretta e Rossella Rea, della soprintendenza speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, guidata da Francesco Prosperetti, il rinvenimento sarebbe parte integrante del complesso militare, risalente agli inizi del II secolo d.C., nel pieno dell’età adrianea. Protagonista della scoperta è la Domus del Comandante della caserma, un edificio rettangolare di circa 300 mq, in cui sono riconoscibili i gradini di accesso al corridoio, il pavimento di opus spicatum (i mattoncini a spina di pesce tipici dell’epoca), le 14 stanze intorno a una sorta di cortile centrale, i resti di una fontana con vasche, arricchita, probabilmente, da sculture decorative. Incredibili i pavimenti a quadrati di marmo bianco e ardesia, in opus sectile, e intorno le pareti decorate con intonaci colorati o bianchi. Una delle stanze doveva essere riscaldata alla luce del rinvenimento delle suspensurae, pile di mattoni che formavano un’intercapedine per il passaggio dell’aria calda. Lo scavo ha riportato alla luce anche i resti di una scala realizzata successivamente per salire al piano superiore che ospitava, probabilmente, uffici o altri dormitori di soldati. Inoltre, è stata individuata un’area di servizio con pavimenti in mattoncini, vasche, canalizzazioni dell’acqua e una soglia in travertino, destinata ad accogliere le merci da conservare, e ancora, oggetti di uso comune come anelli d’oro, un manico d’avorio intarsiato di un pugnale, amuleti e i bolli laterizi che hanno consentito di datare i resti. I due nuovi edifici, come il dormitorio dei soldati, furono abbandonati e poi rasati a un metro e mezzo di altezza dopo la metà del III secolo, quando nel 271 si cominciarono a costruire le fortificazioni delle Mura Aureliane. L’importanza della scoperta si deve alla complessità e allo stato di conservazione dei CASTRA, nonché alla loro posizione, che integra tutta la cintura di edifici militari rinvenuta tra il Laterano e il Celio, un vero e proprio quartiere militare. I resti sono stati smontati e saranno rimontati all’interno della stazione museo, definita “la stazione archeologica della metropolitana più bella del mondo”.

Nel golfo di Hammamet in Tunisia sotto il mare è stata scoperta una città romana

Tunisia: una città romana sommersa nel golfo di Hammamet. Una città romana sommersa, Neapolis, con il suo reticolo di cardi e decumani che si estende per circa 20 ettari sotto il mare del Golfo di Hammamet in Tunisia è stata scoperta da archeologi sardi, tunisini e algerini, nell’ambito della nona di una serie di missioni archeologiche iniziate nel 2010 da parte del Consorzio Uno per gli studi universitari di Oristano, gli archeologi Raimondo Zucca e Pier Giorgio Spanu del dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della Formazione dell’università di Sassari e il professor Mounir Fantar dell’INP Institut National du Patrimoine di Tunisi. L’area è una sorta di zona industriale della già ben nota Colonia Iulia Neapolis ed è caratterizzata dalla presenza di un gran numero di vasche, dove si procedeva alla salagione di grandi quantità di pesce (in particolare sardine ma anche piccoli tonni), che venivano sistemate all’interno di anfore di terracotta, caricate sulle navi per vari paesi del Mediterraneo. L’avventura era cominciata nel 2009 sulla base di una proposta del professor Zucca, che dopo aver studiato la Neapolis sarda, di fronte al Golfo di Oristano, mirava a studiare anche la gemella e omonima città africana. I rilievi anche subacquei e aerei eseguiti nel corso della missione appena conclusa hanno permesso di completare la planimetria della città sommersa, che rappresenta circa un terzo dell’intera Colonia Iulia Neapolis. Grazie alla scoperta di un grosso frammento di lastra calcarea utilizzata per una iscrizione plateale, la missione ha anche permesso di individuare, tra le rovine della città di terraferma, quella che potrebbe essere la 27a piazza forense romana (la 4a in territorio africano) con il suo tempio dedicato a Giove Capitolino, la sua Curia e la sua Basilica giudiziaria. Un rovinoso terremoto avvenuto più o meno a metà del IV secolo d.C. avrebbe sommerso proprio quella parte della città, aspetti attualmente da svelare anche con la partecipazione di archeosismologi e geomorfologi subacquei.

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico presenta alla Bit di Milano il programma della XXI edizione in cui verrà celebrato il ventennale dell’iscrizione dei siti Unesco di Paestum

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico scopre le carte alla Bit. Domenica 11 febbraio 2018, alle 15.30, nello stand Regione Campania della Borsa internazionale del Turismo di Milano sarà presentata la XXI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma da giovedì 25 a domenica 28 ottobre 2018 a Paestum. L’occasione è data dalla conferenza “Il Sistema Unesco della Campania”, alla quale interverranno Francesco Caruso consigliere ai Rapporti Internazionali e all’Unesco del Presidente della Regione Campania, Nicola Oddati consigliere di amministrazione di Scabec, Francesco Palumbo sindaco di Capaccio Paestum, Rosanna Romano direttore generale per le Politiche culturali e il turismo della Regione Campania, Ugo Picarelli fondatore e direttore della Borsa.

Sempre molto frequentato il salone espositivo della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

La Borsa, ideata e organizzata dalla Leader srl, con circa 12mila visitatori e 120 espositori di cui 25 Paesi Esteri, gode di prestigiosi patrocini quali ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Unesco, Unwto, Iccrom e ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale e si conferma opportunità di business, con il workshop tra la domanda estera selezionata dall’Enit e l’offerta del turismo culturale, e di incontro con i giovani, grazie ai laboratori e alle rievocazioni di ArcheoExperience, la più grande rassegna di archeologia sperimentale in Italia.

Il parco Archeologico di Paestum che ospita la Borsa mediterranea del turismo archeologico

Per Paestum il 2018 è un anno importante: vent’anni fa – era il 1998 – il parco archeologico di Paestum fu inserita nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco insieme al parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, il sito archeologico di Velia e la Certosa di Padula. Non è un caso, quindi, che tra le prime anticipazioni del programma della XXI edizione ci sia la celebrazione del 20° anniversario di Paestum nella lista dei siti Unesco. Inoltre, la Bmta è stata inserita dal MiBACT nelle iniziative dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, voluto dalla Commissione Europea per incoraggiare il maggior numero di persone a scoprire le bellezze d’Europa e a rafforzare il senso di appartenenza a un comune spazio europeo. La Borsa, infatti, con la sua attenzione al dialogo interculturale, ai beni a rischio e con i Premi “Paestum Archeologia” e “Khaled al-Asaad”, è impegnata da anni nel ricordare che il patrimonio è uno strumento fondamentale per il dialogo fra le culture, tanto da essere riconosciuta quale best practice da Unwto e Unesco per il suo contributo.

Apre a Paestum la XX Borsa Mediterranea del Turismo archeologico: 120 espositori di cui 25 Paesi esteri, oltre 70 tra conferenze e incontri, 400 relatori, 30 buyers da 8 Paesi europei, 150 operatori dell’offerta

Una delle location della Bmta accanto al Tempio di Cerere nel parco archeologico di Paestum

Diecimila visitatori, 120 espositori di cui 25 Paesi esteri (per la prima volta Etiopia, Mongolia, San Marino e Sud Africa), oltre 70 tra conferenze e incontri, 400 relatori, 30 buyers da 8 Paesi europei, 150 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati: ecco un po’ di numeri della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico, giunta alla ventesima edizione, che apre a Paestum giovedì 26 ottobre 2017 con i saluti di Francesco Palumbo, sindaco di Capaccio Paestum; Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum; Tommaso Pellegrino, presidente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; Mounir Bouchenaki, consigliere del direttore generale Unesco; con l’intervento di Corrado Matera, assessore Sviluppo e Promozione del Turismo Regione Campania; con le conclusioni di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania; e con la regia di Ugo Picarelli, fondatore e direttore della Borsa che anche quest’anno è ospitata nei luoghi più suggestivi di Paestum: il Parco archeologico (Salone Espositivo, ArcheoExperience, ArcheoIncontri), il museo Archeologico nazionale (ArcheoVirtual, Conferenze, Workshop con i buyers esteri) e la basilica paleocristiana (Conferenze, Premi, ArcheoLavoro, Incontri con i Protagonisti). Tra i protagonisti della cultura, della stampa e della televisione alla Borsa si potrà incontrare Fayrouz, Waleed e Omar Asaad, i tre figli archeologi di Khaled al-Asaad; Moncef Ben Moussa, direttore del museo del Bardo di Tunisi; Syusy Blady con la proiezione del suo recente film “La signora Matilde. Gossip dal Medioevo”; Fabio Isman con la presentazione del libro “L’Italia dell’arte venduta”; Mariangela “Galatea” Vaglio che intervista Giorgio Ieranò e Silvia Romani su “Mostri antichi e moderni: i cattivi del mito da Medusa a Voldemort”; i direttori dei musei Archeologici del Sud (Eva Degl’Innocenti, direttore museo Archeologico nazionale di Taranto; Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli; Carmelo Malacrino, direttore museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; Francesco Sirano, direttore Parco Archeologico di Ercolano; Gabriel Zuchtriegel, direttore Parco archeologico di Paestum) intervistati da Andreas Steiner, direttore di Archeo e Medievo. Intenso e ricco il programma. Vediamo i momenti salienti.

Incontri, conferenze, workshop: ricchissimo il programma della XX borsa mediterranea del turismo archeologico

Il primo evento della prima giornata, giovedì 26 ottobre 2017, è “La Borsa incontra le scuole”: 5mila studenti delle superiori accolti dal direttore del Bardo di Tunisi al tempio di Nettuno. La Borsa intende così dare il suo contributo in termini di conoscenza ed esperienza, soprattutto per i giovani, perché la Cultura è sempre più uno strumento di dialogo tra le nazioni e la difesa del patrimonio è esigenza primaria per la comunità internazionale.  Seguono due conferenze importanti: “I Comuni e i siti archeologici: infrastrutture, gestione e promozione” a cura di ANCI Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; l’Enit propone il “Laboratorio Social delle Regioni” quindi la Conferenza delle Regioni si confronta con gli assessori al Turismo e ai Beni culturali. La seconda giornata, venerdì 27 ottobre 2017, apre con il convegno “Il turismo sostenibile per lo sviluppo dei siti archeologici mondiali” a cura dell’UNWTO, l’Organizzazione Mondiale del Turismo. Saranno presenti Cambogia, Etiopia, Giordania, Italia e Perù in rappresentanza dei prestigiosi siti Unesco (Pompei, Petra, Aksum e Tiya, Angkor Wat) che esprimono al meglio le potenzialità del patrimonio archeologico per lo sviluppo locale e l’occupazione. La Borsa parla ancora internazionale con la conferenza “Il dialogo interculturale valore universale delle identità e del patrimonio culturale: #dontforget Bardo Museum 18.03.2015 – #unite4heritage for Palmyra”: la Borsa, infatti, è riconosciuta best practice per l’impegno a favore del dialogo interculturale, non solo attraverso la partecipazione nel Salone Espositivo di 25 Paesi Esteri, ma anche per dedicare dal 2015 nell’ambito del programma significativi momenti a questo tema.

Il manifesto dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Momento clou venerdì sera con i tre figli di Khaled al-Asaad che consegneranno l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla scoperta archeologica più significativa del 2016, nel nome del direttore dell’area archeologica e del museo di Palmira, dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, alla presenza dei figli Fayrouz, Waleed e Omar. Il Premio, promosso dalla Borsa e da Archeo e giunto alla terza edizione, è assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della BMTA: Antike Welt (Germania), Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Scoperta dell’anno è risultata la città dell’Età del Bronzo nel nord dell’Iraq situata presso il piccolo villaggio curdo di Bassetki nella regione autonoma del Kurdistan, fondata intorno al 3000 a.C. e la cui storia si è protratta per 1200 anni: il Premio sarà consegnato a Peter Pfälzner, coordinatore della missione archeologica e direttore del Dipartimento di Archeologia del Vicino Oriente dell’IANES Institute Ancient Near Eastern Studies dell’Università di Tubinga (Germania).

Focus sull’archeologia subacquea con la conferenza “Ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso mediterraneo”

Si parla di archeologia subacquea sabato 28 ottobre 2017 con la conferenza “Ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso mediterraneo”, in collaborazione con la soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, che farà il punto della situazione dell’archeologia subacquea a livello internazionale con autorevoli specialisti, al fine di individuarne eccellenze e criticità con l’intento di offrire un utile contributo allo sviluppo ulteriore di questo fondamentale settore del patrimonio culturale. Segue il workshop “Archeologia e turismo culturale in gioco” nell’ambito di ArcheoVirtual, la sezione dedicata alle tecnologie multimediali, interattive e virtuali applicate all’archeologia, realizzata in collaborazione con l’ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR. Quindi “Pompei incontra Petra” con Dana Firas presidente del Petra National Trust, Giordania e Massimo Osanna direttore generale del Parco Archeologico di Pompei. Chiude gli eventi della Borsa, domenica 29 ottobre 2017, la conferenza “La tutela del patrimonio culturale, la difesa dell’arte e il ruolo dell’intelligence”, moderata dal giornalista del Corriere della Sera Paolo Conti, con Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco, Mario Caligiuri direttore Master in Intelligence università della Calabria, Tsao Cevoli direttore Master in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale Centro Studi Criminologici di Viterbo, Stefano De Caro direttore generale dell’ICCROM, Paolo Matthiae archeologo e direttore della missione archeologica in Siria “Sapienza” Università di Roma, Rossella Muroni presidente nazionale Legambiente, Fabrizio Parrulli Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Giuliano Volpe presidente Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici.

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico del Ventennale parlerà l’arabo: a Paestum viene introdotta la lingua araba nella comunicazione. La Bmta è best practice per l’impegno a favore del dialogo interculturale

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum parlerà arabo

Il Ventennale allarga gli orizzonti linguistici della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum: dal 26 al 29 ottobre 2017 la Bmta parlerà arabo. È la campagna molto innovativa e senza esempi analoghi in Europa o nel mondo nell’ambito delle Fiere del Turismo, che con lo slogan “Con BMTA il turismo archeologico parla arabo” invita le persone di lingua araba interessate all’archeologia e al turismo culturale a connettersi con il sito http://www.bmta.it o a visitare Paestum, colonia della Magna Grecia che ha fatto tesoro della cultura greca e di quella romana, custodendo le vestigia di entrambe. In arabo non sarà sviluppata solo la comunicazione web, ma anche l’attività di ufficio stampa e la promozione della Borsa con newsletter e una intensa attività attraverso i social network. Che la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum decida di comunicare anche in arabo non capita per caso. La BMTA è riconosciuta quale best practice per l’impegno a favore del dialogo interculturale, non solo attraverso la partecipazione nel Salone Espositivo di circa 25 Paesi Esteri e la presenza annuale di un Paese Ospite Ufficiale (negli anni Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia, Armenia, Venezuela, Azerbaigian, India), ma anche per dedicare annualmente dal 2015 nell’ambito del programma tre significativi momenti a questo tema. Innanzitutto l’incontro “#pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015” con la partecipazione del direttore Moncef Ben Moussa, dopo l’attacco terroristico al museo di Tunisi, per ricordare che il patrimonio culturale è uno strumento fondamentale per il dialogo fra le culture: ogni cittadino del mondo, al di là di appartenenze religiose o politiche, deve essere consapevole che il patrimonio culturale è un bene comune e rappresentazione di identità nazionale, per cui va difeso da tutti i Paesi che fanno della democrazia il loro baluardo.

Siglato alla XIX Borsa Mediterranea del Turismo archeologico l’Accordo di Amicizia tra Paestum e Palmira

Il secondo significativo momento riguarda Palmira con il lancio dell’hashtag “#unite4heritage for Palmyra” e una serie di incontri sulla distruzione del patrimonio culturale, sull’archeologia ferita e sulla disintegrazione delle identità. Quest’anno saranno a Paestum i tre figli di Khaled Asaad, l’archeologo-custode-direttore del sito archeologico siriano patrimonio dell’Unesco, trucidato dai miliziani dell’Isis il 18 agosto 2015: sono Fayrouz, archeologa; Walid, l’ultimo direttore delle Antichità di Palmira; Omar, archeologo. Con loro ci saranno Paolo Matthiae, archeologo e direttore della missione archeologica a Ebla in Siria dell’università la Sapienza di Roma, e Mohamad Saleh, ultimo direttore per il Turismo di Palmira. Palmira, “La Sposa del Deserto”, è la città dell’Antico Regno saccheggiata e distrutta dai terroristi dell’Isis, restituita agli occhi del mondo per la prima volta nel 1929 da Henri Arnold Seyrig (archeologo francese, directeur général des Antiquités de Syrie et du Liban a Beirut – Siria e Libano erano dal 1922 un mandato francese – è stato direttore dei musei di Francia e dell’École du Louvre dal 1960 al 1962). “Uniti per Palmira” significa impegno a tutela dell’identità culturale e spirituale di un unico mondo: quello dei tanti popoli del Mediterraneo che incontrano Roma e l’Ellade per vivificare il deserto. Dove la civiltà trova la sua sposa.

Il manifesto dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Il terzo momento importante è rappresentato dall’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il premio dedicato alla scoperta archeologica più significativa del 2016, nel nome del direttore dell’area archeologica e del museo di Palmira, dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, alla presenza dei figli Fayrouz, Walid e Omar. Il premio, promosso dalla Borsa e dalla rivista Archeo e giunto alla terza edizione, verrà assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della BMTA: Antike Welt (Germania), Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Le cinque scoperte dello scorso anno candidate alla vittoria sono: Egitto, l’edificio della barca di Sesostri III e i graffiti di 120 navi ad Abido; Francia, la prima opera architettonica dei Neanderthal in una caverna di Bruniquel; Iraq, la grande città dell’Età del Bronzo presso il piccolo villaggio curdo di Bassetki; Pakistan, la città indo-greca di Bazira; Regno Unito, le 400 tavolette di epoca romana ritrovate nella City di Londra (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/06/21/annunciate-le-cinque-grandi-scoperte-archeologiche-del-2016-in-lizza-per-il-terzo-international-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-promosso-da-borsa-mediterranea-del-turi/).

La Unite4Heritage è una task force composta da 60 unità pronte a intervenire su chiamata degli Stati

La Borsa con questa mission interpreta in pieno la “diplomazia culturale” che il ministro Angelino Alfano persegue nel suo impegno di politica estera, ma anche l’impegno internazionale che l’Italia ha assunto con il ministro Dario Franceschini nei confronti dell’Unesco e quindi del mondo intero di farsi partecipe della salvaguardia del patrimonio dell’umanità con i Caschi Blu coordinati dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; non ultima l’attenzione che riserva il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca alla cooperazione culturale: il progetto ENI CBC “Mediterranean Sea Basin”, che succede al programma “ENPI – CBC Bacino Mediterraneo 2007-2013”, è il nuovo programma di cooperazione transfrontaliera multilaterale che vede la Campania in partenariato con i Paesi Mediterranei, al fine di creare opportunità economiche attraverso lo sviluppo locale delle destinazioni con siti Unesco e realizzare forme innovative di valorizzazione. “Non è un progetto commerciale, ma culturale”, afferma il fondatore e direttore della Borsa, Ugo Picarelli, “quella di una nuova forma di inclusione sociale, in nome della denominazione Mediterranea della Borsa (area geografica crocevia di civiltà) e del riconoscimento internazionale dell’evento da parte di Unwto e Unesco (le Nazioni Unite del Turismo e della Cultura) quale best practice di dialogo interculturale. Nel Salernitano, come nel Sud Italia, vivono migliaia di cittadini arabi, moltissimi dei quali, probabilmente, del patrimonio culturale non sanno nulla, benché vivano in luoghi dove si afferma la loro storia e dove emerge a pieno una parte non certo secondaria della loro tradizione culturale. Scoprirla non è solo un’acquisizione di conoscenza, ma una opportunità di dialogo e confronto, consapevoli nella loro lingua che il patrimonio culturale, non solo quello dei siti Unesco, appartiene anche a loro”.