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Riva del Garda (Tn). Al museo Alto Garda apre la mostra fotografica itinerante “Pietre parlanti nella Preistoria. La statuaria preistorica in Italia” che offre confronto diretto con un corpus di statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e dalla Sardegna. Ecco il programma delle aperture e delle visite guidate

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Dopo il Menhir Museum di Laconi (Or), il tourismA di Firenze e l’area megalitica di Saint Martin de Corléans ad Aosta, la mostra itinerante “Pietre Parlanti nella Preistoria” arriva nelle sale del museo Alto Garda di Riva del Garda (Tn), dove saranno esposte le gigantografie delle immagini delle statue menhir della Sardegna e delle statue stele esposte negli altri musei italiani. Venerdì 29 novembre 2024, alle 18, inaugurazione della mostra fotografica itinerante “Pietre parlanti nella Preistoria. La statuaria preistorica in Italia” nella sezione archeologica del museo Alto Garda nella Rocca di Riva del Garda che riapre le sue porte per l’occasione dopo la pausa autunnale. La mostra è visitabile dal 30 novembre 2024 al 6 gennaio 2025. Questo progetto di ArcheoFoto Sardegna e del Menhir Museum di Laconi è stato condiviso e supportato dalla Regione Autonoma della Sardegna attraverso l’assessorato dei Beni Culturali. Tra musei ed enti locali, sono 15 le realtà istituzionali coinvolte nel progetto della mostra fotografica tra cui il MAG Museo Alto Garda. Attraverso un percorso visivo ricco di suggestioni e un’accurata selezione di immagini, la mostra invita il pubblico a un confronto diretto con un corpus di statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e dalla Sardegna, mettendo in luce le affinità stilistiche e iconografiche che testimoniano l’esistenza di un’ampia rete di scambi culturali, e a riflettere sulle radici comuni delle nostre culture. Dopo la presentazione del progetto e una visita alla mostra, ci sarà un piacevole momento conviviale con musica per brindare tutti insieme a questa nuova mostra temporanea. Partecipazione libera e gratuita.

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Il museo dell’Alto Garda (MAG) nella Rocca di Riva del Garda (Tn) (foto mag)

Dopo l’inaugurazione della nuova mostra temporanea, il Museo riaprirà le sue porte, dal 30 novembre 2024 al 6 gennaio 2025, dalle 10 alle 18, durante il periodo festivo (dicembre 01, 06, 07, 08, 13, 14, 15, 20, 21, 22, 23, 24, 27, 28, 29, 30, 31; gennaio 02, 03, 04, 05, 06). E, domenica 1° dicembre 2024, in occasione della prima domenica del mese, l’ingresso è gratuito grazie all’iniziativa del ministero della cultura #domenicalmuseo. Per il periodo natalizio sarà applicata a tutte le visitatrici e i visitatori del Museo la tariffa ridotta di 4 euro sul biglietto di ingresso. Rimarranno invece invariate le condizioni di gratuità.

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Le statue-stele conservate nel museo Alto Garda di Riva del Garda (Tn) (foto mag)

Domenica 1° dicembre 2024, alle 11, prima visita guidata alla mostra fotografica “Pietre parlanti nella preistoria”: un affascinante viaggio nell’arte preistorica italiana alla scoperta di un patrimonio artistico straordinario. Sarà l’occasione per ammirare le affinità stilistiche e iconografiche delle statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e comprendere il profondo significato culturale che queste sculture rivestivano per le antiche popolazioni. Insieme a una guida esperta, i partecipanti esploreranno le affascinanti statue menhir e cercheranno di decifrare i messaggi che ci hanno lasciato i nostri antenati. Attività gratuita in quanto prima domenica del mese. Ecco il calendario delle altre visite guidate (Attività inclusa nel biglietto d’ingresso). Visita guidata alla mostra: domenica 15 dicembre, ore 11; domenica 29 dicembre, ore 11. Visita guidata agli “Impedibili del museo”: domenica 08 dicembre, ore 11; domenica 22 dicembre, ore 11; domenica 05 gennaio, ore 11. Visita guidata alla mostra con il direttore: venerdì 03 gennaio, ore 15.

Firenze. Al cinema Giunti-Odeon l’incontro “Firenze… Etruschi nel cimitero degli Inglesi” con l’etruscologo Luigi Donati che riapre l’ipotesi del soprintendente Nicosia: quella collinetta era il tumulo di un principe etrusco. Con una novità: parte di quella necropoli si estenderebbe nel parco dell’attuale hotel Four Seasons

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Il Cimitero degli Inglesi di Firenze era il tumulo di un principe etrusco? La collinetta dove nel capoluogo della Toscana sorge quello che ancora oggi i fiorentini chiamano Cimitero degli Inglesi – spartitraffico naturale lungo i viali di circonvallazione – potrebbe avere una storia molto più lunga di quanto si è pensato finora: addirittura un’origine etrusca come grandioso tumulo sepolcrale di un principe. L’ipotesi era già stata avanzata molti anni fa, dall’allora soprintendente Francesco Nicosia che transitando in auto da piazzale Donatello dichiarò a bruciapelo: “Quella non è una collinetta normale… nasconde un bel tumulo etrusco!”. Da allora, anche Luigi Donati, già docente di Etruscologia all’università di Firenze, nonché lucumone dell’Accademia Etrusca di Cortona, passando di lì ha sempre guardato a quell’altura con altri occhi. L’ipotesi torna attuale con un lungo articolo dell’etruscologo Luigi Donati sull’ultimo numero di Archeologia Viva (Giunti Editore) e riapre “il caso” con un elemento in più: parte di quella necropoli si estenderebbe nel parco dell’attuale hotel Four Seasons. Il racconto in anteprima di uno dei più avvincenti cold case dell’archeologia etrusca a Firenze sarà al centro dell’incontro “Firenze… Etruschi nel cimitero degli Inglesi”, aperto alla cittadinanza, al Cinema Giunti-Odeon martedì 23 luglio 2024, alle 18.30. Intervengono Luigi Donati, etruscologo e “lucumone” dell’Accademia etrusca di Cortona; Alessandra Parrini, archeologa dell’università di Firenze; Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e tourismA. Ingresso libero.

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Il cinema Giunti-Odeon dove si tiene l’incontro promosso da Archeologia Viva (foto AV)

Dopo il 1865 con l’abbattimento delle mura fiorentine, “di Qua d’Arno” (riva destra del fiume con il centro cittadino) furono lasciate in piedi solo le torri e le porte più monumentali. Fra quelle scomparse c’era anche Porta a Pinti, sotto la quale passava una strada, Borgo Pinti, che tuttora sbocca sui viali proprio a ridosso della collinetta del Cimitero degli Inglesi. Questa strada è parte di un tracciato di origine etrusca che, partendo all’incirca dalla riva destra dell’Arno nelle vicinanze del futuro Ponte Vecchio, dove si trovava una necropoli villanoviana (VIII sec. a.C.), dopo aver attraversato la bassa zona pianeggiante su cui alla fine del I sec. a.C. sorgerà la colonia romana di Florentia e si svilupperà la città medievale, cominciava a salire sempre più ripida in direzione nord verso l’etrusca Fiesole, arroccata sul suo panoramico colle. Non a caso in Borgo Pinti, nel 1978, vennero trovati un rocchetto d’impasto e una fibula a sanguisuga in bronzo, riferibili a una tomba distrutta risalente all’VIII/VII sec. a.C. Alla fine della strada, sull’altro lato si affaccia il vasto Giardino dei Conti della Gherardesca (oggi parte del lussuoso ed esclusivo “Four Seasons Hotel”) allestito nel 1820 con boschetti, prati e “due deliziose collinette”, come lo descriveva l’architetto Federico Fantozzi nel 1844. Il problema è se le collinette furono create in quella circostanza, o piuttosto furono rimodellate sfruttando precedenti rilievi.

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Il Cimitero degli Inglesi a Firenze: potrebbe essere il tumulo di un principe etrusco (foto AV)

Purtroppo le tante vicende che hanno interessato la collinetta del Cimitero degli Inglesi ne hanno cambiato le dimensioni e l’aspetto generale. “Sicuramente – spiega Luigi Donati – una grossa pietra di forma oblunga completamente diversa dalle altre è appartenuta a una struttura più antica forse proprio al dromos (corridoio) di un tumulo etrusco”.  Non mancano indizi per ipotizzare un antico nucleo sepolcrale nei dintorni di Porta a Pinti: un nucleo costituito da tumuli di diverse dimensioni a distanze variabili lungo il tragitto che univa la piana alluvionale dove sorgerà Firenze alla città etrusca di Fiesole, ben visibile in alto sulla collina. Dichiara Francesca Paoletti, presidente del Cimitero degli Inglesi: “La Chiesa Evangelica Riformata Svizzera, proprietaria del Cimitero detto ‘degli Inglesi’ accoglie con grande interesse la teoria illustrata nell’articolo del professor Luigi Donati relativa alle origini etrusche del sito, auspicando che questa venga approfondita. Inoltre desidero ricordare che il Cimitero accoglie le ceneri di chiunque senza distinzione alcuna e che la nostra Chiesa si impegna a continuare nel suo sostegno quotidiano di sempre di supporto di qualsiasi genere per la gestione, l’amministrazione ed il restauro di questa importante testimonianza della Firenze ottocentesca”.

Palermo. Al Complesso Monumentale dello Steri la Fondazione Sebastiano Tusa presenta l’ultimo numero di Sicilia Archeologica (114/23) edito da L’Erma di Bretschneider nella Giornata dei Beni culturali siciliani

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Fabio Martini, Valeria Li Vigni Tusa, Massimo Cultraro e Assia Kysnu Ingoglia alla presentazione della rivista Sicilia Archeologica a Spazio Libri di TourismA 2024 (foto graziano tavan)

Dopo l’anteprima a Firenze a Tourisma 2024, nella sezione Spazio Libri a cura di Massimo Cultraro (vedi Firenze. A Spazio Libri di TourismA 2024 presentato il numero 114 della rivista “Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa | archeologiavocidalpassato), è arrivato il momento di presentare il nuovo numero della rivista Sicilia Archeologica, il 114/2023, in casa, a Palermo. E la fondazione Sebastiano Tusa che cura la rivista, portata avanti e sviluppata proprio da Sebastiano Tusa, edita da L’Erma di Bretschneider, ha scelto ancora una volta per la presentazione ufficiale il 10 marzo, cioè l’anniversario della tragica scomparsa dell’archeologo e assessore regionale ai Beni culturali, giorno nel quale la Regione Siciliana ha deciso di commemorare Sebastiano Tusa istituendo la Giornata dei Beni culturali siciliani (vedi 10 marzo, giornata dei Beni culturali siciliani: ingresso gratuito a tutti i luoghi regionali della cultura per onorare il ricordo di Sebastiano Tusa, il grande archeologo e assessore ai Beni culturali, nell’anniversario della sua tragica scomparsa. Ecco qualche idea da non perdere | archeologiavocidalpassato).

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Copertina del numero 114 (2023) della rivista “Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa

Appuntamento dunque domenica 10 marzo 2024, alle 17, nell’aula magna del Complesso Monumentale dello Steri a Palermo, in piazza Marina 61. Aprono i saluti di Massimo Midiri, rettore dell’università di Palermo; Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana; Roberto Lagalla, sindaco di Palermo; Mario La Rocca, dirigente generale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana; p. Sergio M. Catalano op, priore del convento di San Domenico di Palermo. Introduce Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa e direttore di Sicilia Archeologica. Modera Massimo Cultraro, Ispc-Cnr, comitato scientifico Sicilia Archeologica. Intervengono Oscar Belvedere, università di Palermo, comitato scientifico Sicilia Archeologica; Vito Zarzana, ispettore onorario per i Beni culturali, vice direttore Sicilia Archeologica; Assia Kysnu Ingoglia, università di Roma Tor Vergata, redazione Sicilia Archeologica; Roberto Marcucci, editore L’Erma di Bretschneider.

Firenze. A Spazio Libri di TourismA 2024 presentato il libro “Per aquam ad astra. Studi di archeologia delle acque in onore di Luigi Fozzati” (Sap libri) a cura di Alessandro Asta e Massimo Capulli

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Tourisma 2024: “Spazio Libri”, la nuova sezione curata da Massimo Cultraro (cnr-ispc) (foto AV

TourismA 2024 ha ospitato una nuova sezione, “Spazio libri”, dove sono state illustrate, alla presenza degli autori, le ultimissime novità editoriali riguardanti la comunicazione del passato e le grandi personalità che hanno fatto la storia, in un dialogo-confronto con il curatore della sezione, Massimo Cultraro, archeologo, dirigente di ricerca al Cnr-Ispc di Catania; docente di Archeologia egea e Preistoria del Mediterraneo nelle università di Palermo, Messina e Salerno; visiting professor alla Brown University di Providence (USA). Sabato 24 febbraio 2024, Massimo Cultraro con Massimo Capulli, docente di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Udine, co-autore insieme ad Alessandro Asta, funzionario archeologo della soprintendenza Abap di Venezia, il libro “Per aquam ad astra. Studi di archeologia delle acque in onore di Luigi Fozzati” (Sap libri).

Per aquam ad astra”, sintetizza Massimo Capulli per archeologiavocidalpassato.com, “si inserisce nella lunga tradizione di libri che vengono fatti in onore di grandi studiosi da parte degli allievi. Io e Alessandro Asta, che è funzionario della soprintendenza a Venezia, mentre io insegno a Udine, siamo forse tra i primi allievi di Luigi Fozzati. Io sono stato il suo primo laureato quando insegnava a contratto a Venezia, e Alessandro Asta ha preso il suo posto in soprintendenza.

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Copertina del libro “Per aquam ad astra. Studi di archeologia delle acque in onore di Luigi Fozzati” a cura di Alessandro Asta e Massimo Capulli (Sap libri)

“E così – continua – abbiamo deciso di dedicargli un volume andando a collezionare i contributi di colleghi e amici che hanno incrociato la sua lunghissima carriera all’interno del ministero. È stato un lavoro complesso perché significava andare a ritrovare persone con cui noi non abbiamo avuto a che fare direttamente, persone che hanno lavorato con lui in soprintendenza quando era in Piemonte, persone che hanno lavorato con lui quando ancora prima di entrare nel ministero era cultore della materia all’università di Roma, all’istituto Orientale di Preistoria. Molte persone sono andate in pensione, e quindi bisognava cercare le e-mail: cose anche un po’ pratiche. Però alla fine siamo riusciti a mettere insieme ben 61 contributi che si condensano in 540 pagine. Quindi un volume assolutamente corposo che riflette un po’ quelle che sono le anime di Luigi Fozzati. Quindi, al di là di una introduzione di tipo biografico curata dall’ex direttore generale Luigi Malnati e dal fratello di Fozzati, Giorgio Fozzati, c’è tutta una parte dove lui ha lavorato a lungo: quindi Venezia e laguna, dove è stato direttore di Nausicaa; la regione Friuli-Venezia Giulia, dove ha finito la sua carriera come soprintendente; e poi ci sono altre aree tematiche che sono l’archeologia costiera del Mediterraneo, l’archeologia umida e lacustre, studi di carattere generale, e ultimi ma non ultimi – conclude – anche i contributi di colleghi stranieri che hanno voluto scrivere in onore di Luigi: grandissimi studiosi come Xavier Nieto, Katerina Dalla Porta, Eric Rieth, insomma persone che hanno segnato pagine molto importanti dell’archeologia subacquea mondiale”.

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Luigi Fozzati uno dei curatori della mostra “Thalassa” al Mann (foto graziano tavan)

Luigi Fozzati (Ivrea, 21 giugno 1951) archeologo subacqueo, antropologo del mare e delle acque. Laureatosi nel 1973 all’università di Torino, dopo un breve periodo come assistente all’università La Sapienza di Roma (1976-‘79), nel 1979 entra a far parte della soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte, prima come ispettore archeologo e poi archeologo direttore, ruolo che ricoprirà successivamente anche alla soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto (1993-2008), dove darà vita al Nucleo Archeologia Umida Subacquea Italia Centro Alto Adriatico (NAUSICAA), e infine sarà soprintendente per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia (2008-2016). Parallelamente come archeologo subacqueo farà parte del Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea del ministero per i Beni e le Attività culturali (Roma, 1987-2016) e terrà anche l’insegnamento di Archeologia subacquea all’università Ca’ Foscari di Venezia (1994-2011). Già presidente nazionale dell’Associazione Italiana Archeologi Subacquei-AIASub (2003-2009) e socio fondatore dell’Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale, è attualmente membro dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee e socio fondatore dell’Istituto Italiano di Archeologia Subacquea.

Firenze. A TourismA 2024 Valeria Li Vigni, presidente della fondazione “Sebastiano Tusa”, ha consegnato a Mario Tozzi il premio “Thalassa – fondazione Sebastiano Tusa” per aver coniugato al meglio la ricerca scientifica finalizzata alla salvaguardia del Patrimonio Culturale e Ambientale

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Vittorio Sgarbi commemora la figura di Sebastiano Tusa davanti alla platea di TourismA 2020 (foto Graziano Tavan)

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L’archeologo Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso in un incidente aereo nel marzo 2018

L’emozione era palpabile, sabato 24 febbraio 2024, in auditorium al centro congressi di Firenze, sul palco e tra il pubblico, mentre sul grande schermo scorrevano le immagini di Sebastiano Tusa e la voce narrante ne ripercorreva la sua vita intensa di archeologo e amministratore pubblico dei beni culturali della sua Sicilia. Alle 15, nell’intenso di tourismA 2024 era in programma “L’UOMO E IL MARE”, con l’assegnazione della prima edizione del premio “Thalassa – Fondazione Sebastiano Tusa” per la ricerca scientifica nel Mediterraneo con l’intervento di Valeria Li Vigni, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, istituita per portare avanti la mission del marito. Il breve filmato ricorda le scoperte dei rostri, poche miglia a Nord-Ovest del Capo Grosso di Levanzo, che lo convinsero che quello specchio di mare doveva essere proprio il teatro dello storico scontro navale delle Egadi tra la flotta cartaginese e quella romana che nel 241 a.C. segnò la fine alla prima guerra punica (vedi Recuperato nel mare di Levanzo il dodicesimo rostro che conferma l’ubicazione della battaglia delle Egadi del 241 a.C. tra romani e cartaginesi, che pose fine alla prima guerra punica a favore dei romani | archeologiavocidalpassato); e poi si sofferma sulla creazione della soprintendenza del Mare che ha fatto della Sicilia all’avanguardia nella protezione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio subacqueo. E si chiude con il ricordo doloroso della sua tragica morte, avvenuta il 10 marzo 2019, nel disastro aereo del Boing 737 dell’Ethiopian Air Lines per Nairobi (Kenia), con tutti gli altri 156 passeggeri, tra cui 7 italiani, precipitato a Bishoftu (Etiopia) sei minuti dopo il decollo dall’aeroporto della capitale Addis Abeba (vedi Archeologia in lutto. Nel disastro aereo del Boing 737 precipitato in Etiopia è morto l’archeologo Sebastiano Tusa: siciliano doc, docente di paletnologia e archeologia marina, ha creato la soprintendenza del Mare. A Malindi con l’Unesco doveva promuovere ricerche subacquee nell’oceano Indiano | archeologiavocidalpassato).

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TourismA 2024: consegna del premio “Thalassa – fondazione Sebastiano Tusa”: da sinistra, Piero Pruneti, Valeria Li Vigni e Mario Tozzi (foto graziano tavan)

Sul palco, accanto a Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e di TourismA, Valeria Li Vigni, la vedova di Sebastiano Tusa, e presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, che con voce rotta dalla commozione ha spiegato l’istituzione del premio “Thalassa – Fondazione Sebastiano Tusa” per ricordare la figura del grande archeologo nelle scelte di quanti amano il mare e la sua salvaguardia come patrimonio culturale e ambientale. La prima edizione del premio Thalassa – fondazione Sebastiano Tusa (un “rostro”, a ricordare la scoperta più famosa fatta da Tusa) è stata assegnata а Mario Tozzi “per aver coniugato al meglio – si legge nella motivazione – la ricerca scientifica finalizzata alla salvaguardia del Patrimonio Culturale e Ambientale e la conoscenza con una sapiente e avvincente narrazione chiara e capillare stimolando la sensibilità delle giovani generazioni. Per aver contribuito a evidenziare la necessità di un intervento globale per la salvaguardia del pianeta con particolare riguardo al fragile equilibrio del Mediterraneo. Per aver contribuito in maniera fondamentale alla divulgazione del Nostro Patrimonio Culturale e Ambientale come autore e conduttore di numerosi programmi televisivi, radiofonici e in numerose pubblicazioni di carattere scientifico e divulgativo”.

Firenze. Sotto il Viola Park, il centro sportivo di ACF Fiorentina a Bagno a Ripoli, scoperte una fattoria romana, una strada e una necropoli con 170 tombe. La scoperta illustrata dall’archeologo Giroldini a TourismA 2024

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Lo scavo della necropoli nord del Viola Park a Bagno a Ripoli. I teli bianchi proteggono le tombe ancora da scavare (foto giroldini / sabap-fi)

Laddove ora sorge il centro sportivo Viola Park – parafrasando una nota canzone – un tempo c’era un abitato satellite di Florentia. Dopo gli scavi conclusi nel 2022 gli studi e i restauri in corso svelano le storie di vita e morte di una comunità vissuta presso l’odierna Bagno a Ripoli duemila anni fa. Della scoperta ha parlato Pierluigi Giroldini, archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, a tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale organizzata da Archeologia Viva (Giunti Editore), nell’ambito della sezione “ULTIME DALLA TOSCANA. Ricerche e scavi nel cuore della regione” a cura della soprintendenza.  I lavori di costruzione del centro sportivo Viola Park, a Bagno a Ripoli (Fi), terminati nel 2022, hanno consentito infatti di portare alla luce una serie di testimonianze archeologiche che arricchiscono le conoscenze sul passato di un’area che anticamente faceva parte dell’immediata campagna a sud-est della colonia romana di Florentia. L’archeologo Pierluigi Giroldini ha sintetizzato le ricerche per i lettori di archeologiavocidalpassato.com.

“Gli scavi per il Viola Park – spiega Giroldini – sono stati condotti dalla soprintendenza di Firenze nell’ambito del lavoro di costruzione del nuovo centro sportivo di ACF Fiorentina che è stato edificato tra il 2020 e il 2022 nei campi immediatamente a sud di Firenze. Nel corso dei lavori, che sono andati avanti grazie a una collaborazione tra la soprintendenza – quindi ministero della Cultura – e ACF Fiorentina, sono state rinvenute varie evidenze prevalentemente di età romana, ma anche più antiche.

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.Una porzione della strada acciottolata (via glareata) in corso di scavo al Viola Park di Bagno a Ripoli (foto giroldini / sabap-fi)

“La cosa più importante che è stata rinvenuta – sottolinea – è una via glareata, ovvero una strada che attraversava tutta l’area ed era corrispondente a un cardine centuriale della centuriazione di Florentia, attorno alla quale si disponevano due vaste aree di necropoli che hanno restituito circa 170 tombe in totale.

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Coppia di orecchini d’oro di età romana, trovati in una tomba di fanciulla della necropoli nord del Viola Park di Bagno a Ripoli (foto giroldini / sabap-fi)

“Le tombe vanno dalla prima età imperiale romana fino a piena età tardoantica, quindi fino al V-VI secolo a.C., e raccontano la storia della comunità locale, quindi una comunità alle porte di Firenze con oggetti di uso quotidiano, oggetti personali, come specchi in bronzo rivestiti di stagno, ma anche oggetti in metallo prezioso come una coppia di orecchini che probabilmente era pertinente a una ragazza in età giovanile. Non mancano le lucerne, simbolo tipico nella ritualità funeraria romana della vita che si spenge, e che sono state molto spesso deposte in posizione capovolta”.

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Panoramica della necropoli nord in corso di scavo al Viola Park di Bagno a Ripoli: mentre le ruspe procedono, le tombe individuate vengono scavate e documentate (foto giroldini / sabap-fi)

Prima degli Etruschi. A poca distanza dall’Arno, ma in posizione sufficientemente riparata dalle piene del fiume, la zona è stata popolata almeno a partire dall’VIII sec. a.C., quando una piccola comunità villanoviana (che precedette la cultura etrusca) ha lasciato una necropoli composta da sei tombe a pozzetto, con le ceneri dei defunti deposte in semplici vasi di terracotta e pochi oggetti di corredo (prevalentemente fibule, ovvero spille di bronzo per vestiti). Alcuni resti poi mostrano una continuità di vita in piena epoca etrusca.

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Archeologi al lavoro: rilievo e documentazione di tombe “alla cappuccina” (con copertura di tegole) e in anfora della necropoli sud del Viola Park di Bagno a Ripoli (foto giroldini / sabap-fi)

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Antropologhe e archeologhe al lavoro su una sepoltura della necropoli nord al Viola Park di Bagno a Ripoli. Il recupero dei resti ossei è un’attività delicata, che può restituire informazioni preziose sul defunto e dunque va effettuato con la massima accuratezza (foto giroldini / sabap-fi)

La fase romana. Tuttavia è con l’età alto-imperiale (fine I sec. a.C. – II sec. d.C.) che la zona conosce un’“esplosione” di testimonianze: in questa fase viene fondata una fattoria e realizzata una strada, che taglia tutta l’area del Viola Park da Sud-Ovest (lato Bagno a Ripoli) a Nord-Est (verso il Girone). Attorno a questa strada, poi, sorge una necropoli che verrà utilizzata fino al V sec. d.C. circa, alla quale col tempo si affiancherà un altro gruppo di tombe posto più a Sud, per un totale di ben 168 deposizioni, tra incinerati e inumati. Le attività sul campo si sono concluse con la protezione delle strutture rinvenute e il loro riseppellimento, per consentire la conclusione dei lavori del centro sportivo ed evitando danneggiamenti ai resti antichi.

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Dado e pedina da gioco in osso, dalla tomba 65 della necropoli nord del Viola Park di Bagno a Ripolo Rinvenimenti di questi oggetti non sono rari nelle necropoli e negli abitati di quel periodo: i romani erano grandi appassionati di giochi d’azzardo (foto giroldini / sabap-fi)

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Piccolo contenitore per oli profumati in vetro, dalla tomba 121 della necropoli nord del Viola Park a Bagno a Ripoli (foto giroldini / sabap-fi)

I reperti. I materiali recuperati,  in corso di restauro nei laboratori della Soprintendenza,  restituiscono uno spaccato della vita della comunità ripolese di duemila anni fa: accanto a lucerne – diffusissime nelle necropoli romane e spesso deposte in posizione rovescia per simboleggiare la fiamma della vita ormai spenta – si trovano oggetti d’uso personale, come specchi circolari e quadrangolari (questi ultimi paragonabili a moderni specchietti “da borsetta”), spilloni e aghi per capelli, pettini in osso; non mancano pedine e dadi, segno della passione per giochi molto diffusi tra i romani, oppure raffinati balsamari di vetro. In un caso sono stati rinvenuti orecchini d’oro, probabilmente dono per una fanciulla morta prima del tempo. Anche l’analisi dei resti ossei potrà fornire informazioni utili in merito agli usi funerari, all’età degli inumati, alla loro alimentazione e alla diffusione di patologie.

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Lo scheletro di un giovane di epoca romana rinvenuto nella tomba 170 al Viola Park di Bagno a Ripoli. Prima di procedere con la rimozione, le ossa vanno disegnate e fotografate nella loro posizione originaria, per consentirne lo studio approfondito al termine dello scavo (foto giroldini / sabap-fi)

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Lucerna di terracotta in corso di restauro presso il laboratorio della Soprintendenza di Firenze (foto giroldini / sabap-fi)

Nel frattempo era nata Florentia. Una presenza di popolazione così massiccia si spiega se si guarda a cosa stava accadendo, nello stesso periodo, poco più a ovest: poco dopo il 50 a.C. era stata fondata la colonia romana di Florentia, a cui era seguita la grande divisione in centurie di tutta la piana fiorentina. Questa operazione avrebbe consentito l’assegnazione di appezzamenti di terra a coloni o a veterani degli eserciti romani.

 

Firenze. Al Palazzo dei Congressi al via la X edizione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale: decine di incontri, centinaia di relatori, stand, laboratori didattici, lezioni di geroglifico, mostre, cinema, premi internazionali, installazioni multimediali, virtual tour, archeodegustazioni di pietanze etrusco-romane. Pruneti: “Il programma di questa decima edizione è particolarmente ricco ed elaborato”

Tutto pronto per la X edizione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale organizzato al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 23 al 25 febbraio 2024 da Archeologia Viva (Giunti Editore). Decine di incontri, centinaia di relatori, stand, laboratori didattici, lezioni di geroglifico, mostre, cinema, premi internazionali, installazioni multimediali, virtual tour, archeodegustazioni di pietanze etrusco-romane.  E il gran finale con Alberto Angela, padrino della kermesse fin dalla prima edizione. Tutto a ingresso libero e gratuito. 

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Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, a TourismA (foto AV)

“Sono trascorsi dieci anni da quando tourismA si è affacciato al panorama fieristico europeo con il prestigio della rivista da cui proviene, la forza comunicazionale dei suoi collaboratori, la capacità di coinvolgere, l’idea di un turismo culturale rispettoso e formativo”, scrive Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, nella presentazione. “Siamo passati indenni attraverso il dramma del Covid senza mollare un anno, tornando ora ai livelli iniziali di partecipazione. Molto faticoso, ma ce l’abbiamo fatta. In tanti anni di paziente lavoro siamo riusciti a portare all’attenzione degli appassionati, esperti, operatori del settore un grande evento nato spontaneo, senza protezioni, libero e quindi rispondente solo alle scelte di chi lo organizza e di chi vi partecipa. La nostra forza sono l’indipendenza e il sostegno convinto di quanti ci seguono”.

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Alberto Angela in un auditorium gremito protagonista in una edizione di TourismA (foto AV)

Sarà una festa in grande quella per il decennale di tourismA. Tre giornate a ingresso libero e gratuito per parlare di archeologia, ambiente e turismo culturale con particolare attenzione a un modo di viaggiare consapevole e sostenibile. La kermesse, punto di riferimento per tutti gli appassionati del mondo antico e operatori del settore, offre anche quest’anno un programma ricchissimo con decine di incontri e centinaia di relatori di primo piano richiamando a Firenze appassionati, viaggiatori e addetti ai lavori. “Il programma di questa decima edizione è particolarmente ricco ed elaborato”, continua Pruneti, “con la nutrita presenza di istituzioni e personalità di primo piano sotto il profilo scientifico e mediatico, ma anche per l’adesione di tante piccole realtà “minori”, preziose nel rappresentare il grande mosaico di storia, tradizioni e popolazioni del Mediterraneo: un immenso patrimonio di diversità che abbiamo il dovere di scoprire e difendere partendo dalla conoscenza. Sempre più “tourismA” si distingue come spazio pubblico senza censure, per avere assunto i connotati di un’affollata ed emozionante agorà”.

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Il giornalista Aldo Cazzullo tra gli ospiti di TourismA 2024 (foto AV)

Grandi nomi. Oltre 200 i relatori nei convegni previsti negli spazi del Palacongressi. Tra i big in programma quest’anno il giornalista Aldo Cazzullo, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il filologo Luciano Canfora, il geologo Mario Tozzi, il medievista Franco Cardini, il cantautore Francesco Guccini, il paleoantropologo Giorgio Manzi, l’archeologo classico Andrea Carandini, lo storico Aldo Schiavone… e l’attesissimo Alberto Angela (presenza in sala fino a esaurimento posti; non è possibile prenotare; diretta su pagina facebook di tourismA). Il giornalista Massimo Polidoro interverrà per presentare il libro/intervista Piero Angela. La meraviglia del tutto, appena uscito per Mondadori.

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Paolo Giulierini, già direttore del Mann, e Simona Rafanelli, direttore del Muvet, a TourismA 2023 (foto graziano tavan)

Venerdì 23 febbraio 2024. In auditorium, c’è la prima giornata del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA, con la presentazione – tra l’altro – di tre libri: “I custodi della memoria: nel mondo degli scribi” di Louis Godart, “Com’eravamo… L’Italia prima dei Romani” di Paolo Giulierini, e “Maledette! Quando il mito è contro le donne” di Francesca Ghedini. E, dopo la pausa pranzo, la consegna del premio “R. Francovich” COMUNICARE IL MEDIOEVO al museo Archeologico delle Grandi Opere di Pagazzano (Bg) per la valorizzazione del patrimonio medievale, e a Francesco Guccini per aver cantato il mondo medievale accompagnandoci dall’antica Bisanzio fino ai mistici orizzonti di Marco Polo e Cristoforo Colombo. In sala Onice, al mattino, l’edizione 2024 di ITER Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero – L’Archeologia italiana per lo studio, la protezione e la trasmissione del patrimonio culturale dell’umanità a cura di Luca Peyronel dell’università di Milano con focus su alcune missioni archeologiche italiane all’estero. In sala 100, nel pomeriggio, 10 ANNI DI TOURISMA 70 DI IIPP “La Preistoria nella società che cambia”: Workshop a cura di IIPP – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria col coordinamento Monica Miari, Silvia Florindi.

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Vittorio Sgarbi a TourismA 2020 ricorda Sebastiano Tusa (foto Graziano Tavan)

Sabato 24 febbraio 2024. In auditorium la seconda giornata del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA è al pomeriggio: in programma, tra l’altro, L’UOMO E IL MARE: assegnazione del premio “Fondazione Sebastiano Tusa – Thalassa” per la ricerca scientifica nel Mediterraneo con l’intervento di Valeria Li Vigni presidente Fondazione Sebastiano Tusa; MONT’E PRAMA (1974-2024) – CABRAS / SARDEGNA: focus nel cinquantesimo della scoperta che ha riscritto la storia della Sardegna. In sala Verde STATI GENERALI DELL’ARCHEOLOGIA ITALIANA: archeologia oggi tra nodi aperti e sfide future. Prima parte. A cura di ANA – Associazione Nazionale Archeologi, FCdA – Federazione Consulte universitarie di Archeologia, Archeoimprese, API – Archeologi del Pubblico Impiego, Assotecnici. In sala 100, tutto il giorno, SPAZIO LIBRI a cura di Massimo Cultraro dirigente di ricerca Cnr-Ispc con presentazione della produzione più recente di pubblicazioni a soggetto archeologico. In sala Limonaia, al mattino, VIAGGI DI CULTURA E ARCHEOLOGIA: rassegna di itinerari turistico-culturali a cura di Mark PR di Nadia Pasqual – Comunicazione per il turismo. In sala 9, tutto il giorno, CULTURA COLTURA CULTO: patrimonio italiano e turismo culturale a cura di Agostino De Angelis attore e regista.

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Domenica 25 febbraio 2024. In Auditorium, tutto il giorno, giornata conclusiva del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA con molti interventi aperti da Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, e chiusi da Alberto Angela intervistato da Piero Pruneti. In sala Onice, al mattino, CORSICA ETRUSCA: progetto scientifico – Itinerario culturale – Nuovo museo interpretativo del territorio a cura di Jean Castela (università di Corsica, presidente INEACEM – Istituto di Studi applicati sulle Civiltà e gli Spazi del Mediterraneo), e Simona Rafanelli (direttore museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia). In sala Onice, al pomeriggio, ARCHEOLOGIA… CHE PASSIONE! Mille uno modi per “raccogliere l’Antico” a cura di Simona Rafanelli MuVet – museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. In sala 100, al mattino, SPAZIO LIBRI a cura di Massimo Cultraro dirigente di ricerca Cnr-Ispc. In sala 100, al mattino, Esplorazione, scavo e studio di antiche aree sotterranee artificiali, a cura di Ente del Terzo Settore A.S.S.O. – Archeologia Subacquea Speleologia e Organizzazione. In sala Limonia, al mattino, STATI GENERALI DELL’ARCHEOLOGIA ITALIANA: archeologia oggi tra nodi aperti e sfide future. Seconda parte. A cura di ANA – Associazione Nazionale Archeologi, FCdA – Federazione Consulte universitarie di Archeologia, Archeoimprese, API – Archeologi del Pubblico Impiego, Assotecnici. In sala 9, al mattino, LA ROTTA DEI FENICI: Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa tra innovazione e valorizzazione, a cura di The Phoenicians’ Route – Cultural Route of the Council of Europe.

 

 

Archeologia 2024. Ecco le date da fissare in agenda per le grandi kermesse di incontri e confronti, e le rassegne del cinema archeologico in Italia

Siamo all’inizio di gennaio. Avete pronta l’agenda per fissare le date degli appuntamenti da non perdere? Le grandi kermesse di incontri e confronti aprono e chiudono l’anno. Le rassegne del cinema archeologico più importanti sono concentrate tra l’ultimo scorcio dell’inverno e l’avvio dell’autunno.

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L’ingresso al Palacongressi di Firenze per tourismA (foto archeologia viva)

Si inizia a febbraio con tourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, momento di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze promosso da Archeologia Viva, diretta da Piero Pruneti (Giunti editore). Appuntamento al Palacongressi di Firenze dal 23 al 25 febbraio 2024): sarà la decima edizione che, a detta degli organizzatori si annuncia straordinaria. Inaugurazione generale: giovedì 22 febbraio 2024, nel nuovo tempio della cultura Giunti Odeon; inaugurazione riservata a operatori e ospiti: venerdì 23 febbraio 2024, in Palazzo Strozzi Sacrati sede della Regione Toscana.

Si chiude a novembre con la XXIV Borsa mediterranea del Turismo archeologico, promossa da Regione Campania, Città di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia, col patrocinio del ministero della Cultura, del ministero del Turismo, e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Appuntamento al Next – ex tabacchificio di Paestum (Sa) dal 31 ottobre al 3 novembre 2024: 160 espositori, 20 Paesi esteri. 150 conferenze e incontri con 600 relatori, workshop con bayer europei e nazionali, un viaggio nell’antichità con la mostra di archeologia virtuale e i laboratori di archeologia sperimentale, orientamento alla formazione e al lavoro.

firenze_archeofilm_2024_logo-locandinaA marzo arriva il Firenze Archeofilm, il Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente, giunto alla sesta edizione, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) nell’ambito delle manifestazioni promosse da “tourismA”. Appuntamento dal 6 al 10 marzo 2024 a Firenze, al Cinema La Compagnia (via Cavour 50r), con ingresso libero e gratuito. Anche in questa edizione saranno selezionati documentari prodotti a livello mondiale.

rovereto_rassegna-RAM-2024_logo-locandinaA ottobre, invece, è il momento del RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie, giunto alla 35.ma edizione, organizzato dalla Fondazione Museo Civico Rovereto, dedicato all’archeologia e al patrimonio culturale materiale e immateriale. Appuntamento a Rovereto, sede principale il teatro Zandonai, dal 2 al 6 ottobre 2024, con proiezioni, incontri, esposizioni, corsi di formazione, visite guidate alla scoperta del territorio e molto altro, in una contaminazione tra conoscenza, emozione e informazione. In programma i più recenti e spettacolari documentari, docu-fiction e corti animati sulla ricerca archeologica e sul patrimonio culturale materiale e immateriale – siti, monumenti, popoli, culture e tradizioni lontane – per sensibilizzare il pubblico rispetto alla bellezza e alle fragilità dei tesori del nostro passato e del nostro presente attraverso la prospettiva esperienziale del cinema.

licodia-eubea_festival-della-comunicazione-e-del-cinema-archeologico_logoNeanche il tempo di archiviare l’edizione roveretana che è già il momento del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct) giunto alla XIV edizione, evento cinematografico dedicato alla divulgazione dell’Antico attraverso le arti visive, organizzato dall’associazione culturale Archeovisiva con la collaborazione logistica dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto” e il sostegno di Regione Siciliana, Sicilia Film Commission, ministero della Cultura e Comune di Licodia Eubea. Appuntamento al teatro della Legalità e nella chiesa di San Benedetto e Santa Chiara di Licodia Eubea, piccolo borgo nel cuore degli Iblei, dal 7 al 13 ottobre 2024.

Vetulonia. Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” arrivano i Corridori della Villa dei Papiri: serata speciale con seconda inaugurazione della mostra “Corpo a corpo”. Ecco il programma

Stanno arrivando! Sono i Corridori della Villa dei Papiri di Ercolano che dal museo Archeologico nazionale di Napoli raggiungeranno il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia mercoledì 19 luglio 2023 ad arricchire la mostra “Corpo a Corpo: dalla bellezza classica dei capolavori del museo Archeologico nazionale di Napoli alla classicità del Bello nell’opera di IGOR MITORAJ”: alle 19, in piazza Vatluna, ci sarà dunque una seconda inaugurazione. Simona Rafanelli, la vulcanica direttrice del MuVet, l’aveva anticipato ai primi di giugno 2023 (vedi Vetulonia. Annunciata una doppia inaugurazione (a giugno e luglio) per la mostra “Corpo a corpo” con alcuni capolavori dal Mann: nella seconda arriva uno dei Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano | archeologiavocidalpassato), ma sembrava più un sogno che una programmazione certa, anche perché, nel frattempo, i Corridori erano stati portati alle Terme di Diocleziano a Roma per la mostra “L’istante e l’eternità” che chiude il 28 luglio 2023. Ma c’era la parola del direttore del Mann, Paolo Giulierini. E ora Vetulonia può festeggiare con i Corridori la seconda inaugurazione delal mostra “Corpo a corpo”.

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I corridori della Villa dei Papiri di Ercolano, conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli, esposti alle Terme di Diocleziano (foto graziano tavan)

Vi aspettiamo in piazza Vetluna, mercoledì 19 luglio 2023, alle 19”, scrive lo staff del MuVet, “per festeggiare l’arrivo alla mostra evento 2023 “Corpo a Corpo” dei Corridori del museo Archeologico nazionale di Napoli. Sarà una serata straordinaria, come straordinarie sono le due iconiche statue di giovani atleti in bronzo (uno originale, l’altro in copia), in arrivo a Vetulonia direttamente dal museo delle Terme di Diocleziano a Roma dove erano esposte per una mostra. Per l’occasione il giovane regista Lorenzo Antonioni presenterà il video documentario “Viaggio nel Corpo a Corpo” che sarà proiettato per la prima volta nella sala principale della mostra e racconterà il progetto e il backstage della mostra. Andranno inoltre ad arricchire ulteriormente l’esposizione una selezione di reperti di epoca etrusca, legati al tema dell’agone sportivo, frutto della decennale collaborazione avviata con la sezione Tutela Beni demaniali e di interesse pubblico della Guardia di Finanza di Roma. Il museo resterà aperto per l’occasione fino alle 23”.

vetulonia_archeologico_mostra-corpo-a-corpo_arrivano-i-corridori_locandinaProgramma. Alle 19, saluti istituzionali: Elena Nappi, sindaco Castiglione della Pescaia; Eugenio Giani, presidente Regione Toscana; Chiara Lanari, Gabinetto Presidenza Regione Toscana. Intervengono per il Mann-museo Archeologico nazionale di Napoli: Paolo Giulierini, direttore scientifico; Stefania Saviano, direttore amministrativo; Patrizia Cilenti, segreteria della direzione; Daniela Savy, università Federico II di Napoli. Per la Fondazione museo Igor Mitoraj: Graziana Maddalena, curatrice e consulente archivi d’artista. Per l’Atelier Igor Mitoraj: Luca Pizzi, direttore artistico. Per la Guardia di Finanza di Roma: rappresentanti della sezione Tutela Beni demaniali e di interesse pubblico. Intervengono inoltre: Lorenzo Antonioni, regista cinematografico Shutters Production; Ginevra Niccolucci, presidente associazione culturale Prisma, Firenze; Matteo Trentanove, Illuminotecnica Exenia Firenze; coordina Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva e di TourismA-Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale. A seguire: in piazza, brindisi in piazza con il patrocinio di A.I.S.-Associazione Italiana Sommelier Toscana, delegazione di Grosseto; in museo, ingresso alla mostra con la direttrice e le archeologhe dello Staff fino alle 23. Evento Gratuito.

 

Cortona. Al Maec inaugurate le Sale Corbelli che ospitano il nuovo allestimento della Collezione Egizia. L’intervento del vice lucumone, l’etruscologo Paolo Bruschetti, a TourismA 2023

cortona_maec_sezione-egizia_nuovo-allestimento_inaugurazione_locandinaIl nuovo allestimento della Collezione Egizia del MAEC (museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona) è realtà. Era stato annunciato in marzo a TourismA 2023, e venerdì 5 maggio 2023 sono state inaugurate al secondo piano di Palazzo Casali le due sale intitolate a Guido Corbelli, cui si deve la collezione Egizia. Il museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona può così proporre una specifica offerta culturale dedicata all’antica civiltà degli egizi con il progetto espositivo dell’architetto Andrea Mandara. I lavori sono stati realizzati grazie ad un cofinanziamento tra il Comune di Cortona e il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, relativo al progetto “Gli Etruschi in Toscana le città dell’Etruria”. “Con questo nuovo investimento l’offerta culturale del Maec cresce ulteriormente”, dichiara il sindaco di Cortona, Luciano Meoni. “Dopo la realizzazione delle sale dedicate a Gino Severini e prima dell’apertura della mostra dedicata a Luca Signorelli, oggi l’Amministrazione comunale pone un altro mattone sul percorso di crescita del proprio patrimonio. Voglio ringraziare la Regione Toscana, oltre a tutto lo staff che si è occupato delle opere, a partire dall’ufficio Tecnico e l’ufficio Cultura. Con queste sale possiamo offrire un’esperienza più accattivante per i visitatori e in particolare modo alle famiglie, oltre che al mondo dell’istruzione. Cortona e il Maec sono fra le poche realtà in Toscana a poter strutturare una proposta culturale di questo genere”.

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L’architetto Andrea Mandara illustra il nuovo allestimento della collezione Egizia del MAEC (foto comune di cortona)

“La Collezione egizia del Maec, dovuta alla generosità del vescovo cortonese monsignor Guido Corbelli che l’aveva raccolta nella terra del Nilo sul finire dell’Ottocento, costituisce un vanto per il nostro Museo, dove adesso fa ancor più bella mostra di sé grazie al nuovo allestimento”, dichiara Luigi Donati, lucumone dell’Accademia Etrusca. “Grazie ad esso, percorrendo le sale del museo, il visitatore potrà cogliere direttamente l’abissale differenza delle testimonianze archeologiche esistente fra un mondo etrusco in cui, per ragioni ambientali, ci sono pervenuti solo materiali inorganici, e quello degli egizi dove invece essi sono la normalità, restituendoci uno spaccato della loro vita reale che da noi può essere solo immaginata”. E Andrea Mandara, l’architetto curatore del progetto espositivo: “Con questo nuovo allestimento in continuità con quanto già fatto in altre sezioni del Maec, aggiorniamo l’offerta di visita delle collezioni. L’obiettivo è quello di far entrare il pubblico in una suggestione avvolgente del racconto, a partire dalla prima sala, dove si parla della vita quotidiana degli egizi, fino alla seconda dove si descrivono le sepolture. In quest’ultima sala prevale la presenza di una grande teca nella quale le mummie, prima esposte in sarcofagi singoli, ora sono esposte in una nuova ambientazione unica, nella quale si ricrea quasi l’interno di una tomba, completa dei suoi arredi. Le suggestioni grafiche, curate da Francesca Pavese, aiutano il visitatore a sentirsi quasi all’interno di quel mondo. Il nostro obiettivo è stato quello di costruire, insieme con i curatori, un nuovo racconto che, rispettando sempre il carattere collezionistico della raccolta, potesse offrire al visitatore del Maec un’esperienza nuova, più viva e coinvolgente”.

Paolo Bruschetti, vice lucumone e segretario accademia Etrusca di Cortona, etruscologo, che per anni si è occupato del museo, a TourismA 2023 aveva ripercorso la nascita e sistemazione della collezione Egizia del Maec. “A partire dal 1727, anno nel quale fu fondata, assieme al museo, l’accademia etrusca, sono confluiti beni culturali di qualsiasi tipo, frutto da un lato dell’esperienza culturale e collezionistica dell’accademia etrusca a partire dal Settecento e tuttora vitale. Ma anche da una volontà molto più recente che si è sviluppata tra il Comune di Cortona, l’accademia etrusca, la soprintendenza e il concorso dell’università, che hanno destinato nel nostro museo tutto ciò che veniva dai più recenti scavi nella necropoli di Cortona.

cortona_maec_logo“Nel 2005 è nato il Maec – museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona, prima era solo il museo dell’Accademia etrusca, da allora diretto dal collega Paolo Giulierini che poi ha varcato i confini del nostro Granducato per arrivare fino ad altri regni, quelli borbonici. Da tutto questo insieme di situazioni è nato un complesso certamente unico nel suo genere che ritengo possa essere ascritto a un modello culturale valido per tutto il nostro Paese. In un contesto del genere un posto particolare è riservato all’archeologia egizia che tanto successo ha avuto fin dalle prime fasi dell’esperienza collezionistica di Cortona. Un primo nucleo, infatti, ridotto e limitato, di antichità egizie fu lasciato al nostro museo fino dagli ultimi anni del XVIII secolo, da quando una parte della collezione Venuti è arrivata nelle vetrine del museo che in quel momento era un contenitore estremamente eterogeneo e limitato ad alcune sale nelle quali erano insieme biblioteca, archivio, museo, quadreria, e tutto quello che si poteva immaginare in un contenitore di questo tipo. I Venuti insieme ad altri intellettuali cortonesi nel 1727 costituirono l’accademia etrusca e la costituirono come un sodalizio culturale che fin dall’inizio ebbe un posto importante nella cultura della nostra regione, nella cultura granducale di quest’epoca e degli illuministi italiani.

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Il ritratto di mons. Guido Corbelli creatore della collezione Egizia del Maec (foto maec)

“Però il numero più importante del materiale della civiltà egizia è legato a una notissima figura di ecclesiastico cortonese che donò gli oggetti raccolti al museo della sua città natale. Questo ecclesiastico era appunto monsignor Guido Corbelli che, dopo una giovinezza abbastanza burrascosa, scelse l’abito francescano dei Minori osservanti al convento di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Grazie alle sue doti dottrinali e alle sue doti diplomatiche soprattutto, unite poi a una cultura molto profonda e molto articolata, conosceva tutte le lingue che potevano permettergli di viaggiare nel mondo – conosceva l’arabo, conosceva il greco, conosceva varie lingue orientali, aramaico e così via – arrivò così a svolgere tutta una serie di viaggi e di missioni in varie regioni del Medio Oriente che culminarono con la sua nomina da parte papale come 228mo Custode di Terrasanta. Quindi una sorta di plenipotenziario ecclesiastico in quella parte del mondo in un momento come quello della seconda metà dell’Ottocento di rapporti particolarmente complessi e difficili non solo dal punto di vista culturale e religioso, ma soprattutto politico ed economico. Non ci dimentichiamo che in quel periodo c’era una lotta, neanche tanto sommessa, tra vari imperialismi che in quella parte del Mediterraneo predominavano e si dimostravano molto importanti.

“In questo prestigioso ma difficilissimo incarico monsignor Corbelli fu seguace di un altro cortonese, frate Elia da Cortona, che fu il primo seguace di San Francesco, il costruttore della basilica di Assisi e della basilica di Cortona, e fu appunto il primo delegato papale per questa parte del mondo mediterraneo. E siamo nel XIII secolo, quindi ben sei secoli prima di monsignor Corbelli. E con questo incarico di delegato apostolico per l’Arabia e l’Egitto, ricevuto da papa Leone XIII, Corbelli che aveva la sua sede ad Alessandria d’Egitto impostò un dialogo interculturale e direi interreligioso in un periodo in cui parlare di ecumenismo era una cosa non normale. E durante il suo soggiorno alessandrino costituì una raccolta importante di oggetti che in piccola parte gli vennero donati nel corso delle sue visite pastorali e culturali, in gran parte lui aveva acquistato con sue risorse personali.

“Tutti questi materiali furono poi inviati tra il 1891 e il 1896 a Cortona con cinque blocchi di spedizioni attraverso il porto di Livorno che era una sorta di crocevia per tutta una serie di arrivi da viaggi culturali. Altri oggetti furono estrapolati dagli spedizionieri seguendo una volontà malamente espressa da monsignor Corbelli. Lui volle infatti che alcuni di questi pezzi fossero destinati alla raccolta di Assisi, e dette mandato agli spedizionieri di sceglierne alcuni. E gli spedizionieri che tutto erano meno che non solo egittologi ma persone di cultura, presero un po’ da una cassa un po’ dall’altra, e fu così che attraverso la disponibilità del cavaliere Alfonso Brizi, presidente dell’accademia properziana del Subasio di Assisi, un gruppetto di oggetti egizi giunsero appunto in questa raccolta. Nell’ultima parte della sua vita monsignor Corbelli fu nominato dal papa alla cattedra episcopale di Cortona che tenne fino al 1901, non fino alla morte. Fu un periodo abbastanza burrascoso, ebbe una serie di vicissitudini di gestione di questa società ecclesiastica cortonese piuttosto ribelle all’autorità vescovile dell’epoca, tanto che appunto nel 1901 lui rinunciò alla cattedra episcopale, si ritirò ad Assisi e morì nella stessa cella nella quale aveva condotto i suoi primi studi nel convento di Santa Maria degli Angeli. La prima ordinata raccolta dei materiali egizi di monsignor Corbelli non avvenne subito. Nel 1896 – dicevo – fu completata la spedizione, però non c’erano gli spazi, gli oggetti rimasero rinchiusi nelle casse fino alla fine degli anni Venti del Novecento allorché fu possibile allargare gli spazi del museo e dedicare anche alla collezione egizia una sala apposita. Solo in quel momento i materiali di Corbelli poterono essere visti nel loro splendore.

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Sarcofagi esposti nella Collezione Egizia del Maec (foto comune di cortona)

“Le nuove sale sono il completamento di un discorso di ammodernamento e di nuova concezione museografica necessaria per una migliore fruizione di un patrimonio di grande rilievo. La collezione egizia è composta da circa 400 pezzi che comprendono tutte le epoche della storia dell’antica civiltà egizia. Siamo grati alla professoressa Guidotti che insieme con altri egittologi di Firenze ha curato il primo allestimento e ha insegnato a tutti noi, modesti etruscologi, quale era la vera natura di questa collezione. Ripeto, coprono tutte le epoche della civiltà egizia con esemplari di ogni categoria di materiali e con pezzi anche di grande valore storico e di qualità artistica non indifferente. Il nuovo allestimento è stato curato dall’architetto Andrea Mandara che ha elaborato tutta una serie di sistemazioni moderne del nostro museo e questo allestimento che vuole proporre proprio nell’intenzione di Mandara un rinnovato racconto di una civiltà mediterranea che tanta importanza ha avuto nella storia dell’uomo. Le nuove sale – conclude Bruschetti – sono dedicate alla figura di monsignor Corbelli: si chiameranno infatti sale Corbelli”.

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Dettaglio dell’allestimento delle nuove sale della Collezione Egizia del Maec (foto maec)

I lavori hanno riguardato sale già libere da precedenti allestimenti che ora sono state restaurate, consolidate, dotate di tutti gli impianti, compreso quello di climatizzazione, e riallestite. Quest’ultimo lavoro, in particolare, ha riguardato un progetto espositivo e grafico per accompagnare il visitatore all’interno di un racconto che lo spinge ad approfondire la conoscenza del mondo egizio, attraverso un percorso tra le opere esposte. Il progetto grafico guida il visitatore ad attraversare la storia della proposta museale, segnando il passaggio da un’introduzione sulla generale questione della collezione e del collezionismo, al racconto della quotidianità degli egizi, documentati nella prima sala, quella dedicata alla vita, fino alla drammaticità della morte e della mummificazione, nella seconda. Nella prima sala, il progetto comprende quattro vetrine che raccolgono le opere della collezione e un apparato didascalico. Nella seconda sala, una grande teca accoglie la descrizione del tema dell’inumazione con l’esposizione di sarcofagi, mummie e arredi tombali. L’investimento complessivo sfiora i 190mila euro ed è sostenuto dall’Amministrazione comunale per una quota pari al 30% del totale, mentre il restante 70% è stato finanziato dalla Regione Toscana.