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Riva del Garda. Al centro congressi il convegno internazionale “The Transformation of Europe in the Third Millennium BC” in presenza e on line. Focus sul fenomeno campaniforme e sui meccanismi della sua grande diffusione, uno dei misteri più persistenti della preistoria europea

riva-del-garda_centro-congressi_convegno-the-transformation-of-europe-in-the-third-millennium-bc_locandinaCosa rivelano le recenti ricerche sulle comunità umane del terzo millennio avanti Cristo? Quali sono le dinamiche sociali e i processi culturali che caratterizzano il nostro continente in quel periodo cruciale per la nostra storia comune? A quali cambiamenti sono soggette le compagini sociali stanziate nell’Europa di 5000 anni fa? Ne discuteranno archeologi provenienti da molti paesi europei in occasione del convegno internazionale “The Transformation of Europe in the Third Millennium BC” che si terrà al Centro Congressi di Riva del Garda dal 25 al 28 ottobre 2023. L’incontro, a cura di Franco Nicolis, già direttore dell’Ufficio Beni archeologici provinciale, e Volker Heyd docente dell’università di Helsinki, Finlandia, è organizzato dall’Ufficio beni archeologici dell’Umst soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’appuntamento in Trentino è il primo di due convegni scientifici coordinati (il secondo si terrà a Budapest dal 24 al 27 aprile 2024) che hanno come temi principali l’evoluzione culturale, sociale ed economica, la preistoria linguistica, la mobilità umana e le conseguenti interazioni genetiche che hanno trasformato il quadro del popolamento europeo tra il IV e il III millennio a.C. La partecipazione ai lavori, che si svolgeranno in lingua inglese e che potranno essere seguiti anche da remoto, è gratuita previa iscrizione sul sito www.transformeurope1riva2023.com. L’evento è realizzato con la collaborazione e il sostegno di Trentino Marketing, Garda Trentino, MAG Museo Alto Garda, Riva del Garda Fierecongressi e On The Go. Il fitto programma prevede nel corso delle quattro giornate 26 interventi suddivisi in sei sessioni. Studiosi e specialisti di istituti di ricerca e università italiani e di altri Paesi europei avranno modo di confrontarsi al fine di tracciare il quadro aggiornato delle attuali conoscenze in questo particolare settore della disciplina archeologica che vede la collaborazione di molte altre scienze, come l’antropologia, la genetica, la genomica e addirittura la linguistica. Nell’ambito del convegno è inoltre prevista la visita al sito palafitticolo di Fiavé, patrimonio mondiale UNESCO, con il museo delle Palafitte e il Parco Archeo Natura.

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Particolare del fondo decorato di bicchiere campaniforme (seconda meta III millennio a.C.) da Santa Cristina di Fiesse (Brescia) (foto soprintendenza bc-tn)

Il terzo millennio avanti Cristo corrisponde a parte di quella che viene comunemente chiamata l’età del Rame, un periodo di notevoli cambiamenti che hanno interessato anche il territorio trentino. Uno degli aspetti salienti più interessanti di questa fase è il tema che sarà affrontato nell’intervento di Franco Nicolis ed Elisabetta Mottes dell’Ufficio beni archeologici provinciale. Si tratta del cosiddetto “fenomeno del Bicchiere Campaniforme” (in inglese Bell Beaker). Con questa espressione si identificano le manifestazioni culturali relative alla presenza di un particolare tipo di vaso, dalla tipica forma di campana rovesciata e solitamente decorato con caratteristici motivi a fasce orizzontali. Nel corso del III millennio a.C. questo tipo di recipiente è largamente diffuso nei siti archeologici e nelle sepolture su buona parte del continente europeo, dal Portogallo alla Polonia, dalla Scozia alla Sicilia, arrivando persino alle coste dell’Africa Settentrionale.

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Tomba dell’Arciere di Amesbury (Inghilterra) o “The King of Stonehenge” (foto wikipedia)

Il fenomeno campaniforme e i meccanismi della sua grande diffusione rappresentano uno dei misteri più persistenti della preistoria europea. Numerose teorie sono state avanzate per dare una risposta plausibile a tale diffusione, da quella che ha considerato il popolo portatore del vaso campaniforme come una vera e propria realtà etnica, a quella che vi ha identificato invece piccoli gruppi itineranti dediti al commercio e depositari delle conoscenze legate alla metallurgia, alla teoria che ha visto nel vaso campaniforme un simbolo di ricchezza detenuto da un ristretto segmento della popolazione, oppure un elemento connesso ad attività rituali o infine un recipiente destinato a contenere particolari bevande fermentate (birra, idromele). Sembra indubbio, tuttavia, che il bicchiere campaniforme possedesse un alto valore simbolico e una grande forza di rappresentazione dello stato sociale. Ne è una esemplificazione il rinvenimento ad Amesbury, a pochi chilometri da Stonehenge in Inghilterra, di una sepoltura di un individuo adulto con un corredo funerario ricchissimo composto da più di cento oggetti. Tra questi figuravano cinque bicchieri campaniformi, due bracciali da arciere (un altro elemento tipico dell’armamentario campaniforme), numerose punte di freccia, tre pugnali in rame e due orecchini in oro. L’individuo sepolto è stato ribattezzato “The King of Stonehenge”, il re di Stonehenge. Infatti, il massimo sviluppo del celeberrimo monumento megalitico, con l’erezione degli enormi monoliti, risale proprio alla fase campaniforme, tra il 2400 e il 2100 a.C.

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 25 OTTOBRE 2023. Alle 9, Franco Nicolis & Volker Heyd, “Introduzione all’incontro”. SESSIONE 1 “Origini e significato del fenomeno del bicchiere a campana: paradigmi e dati”: alle 9.30, relazione di apertura João Luís Cardoso, “La necropoli della grotta di Verdelha dos Ruivos e la genesi del complesso del bicchiere a campana nell’Estremadura portoghese”; 10.15, Karsten Wentink, “Viaggiare nello spazio e nel tempo. Tumuli funerari, stereotipi e cosmologia del bicchiere a campana”; 10.45, pausa caffè; 11.15, Maria de Jesus Sanches e Maria Helena Lopes Barbosa, “Il fenomeno del bicchiere a campana nel nord-ovest della penisola iberica: considerazioni sulla sua cronologia, sui contesti archeologici e sugli stili ceramici”; 11.45, keynote paper Martin Furholt “I Bell Beaker hanno davvero un’origine?”; 12.30, discussione dopo la prima sessione; 13, pranzo. SESSIONE 2 “Terre di confine del Bell Beaker: interazione e trasformazione nel Mediterraneo centrale”; 14.30, keynote paper Stašo Forenbaher, “L’enigma al bivio: stile, cultura e fenomeno Cetina”; 15.15, Maja Gori, “Vivere nelle terre di confine senza percepire i confini: i Bell Bekers e i Balcani”; 15.45, Elisabetta Borgna e Giulio Simeoni, “Componenti culturali d’impatto marittimo e alpino nell’Adriatico settentrionale agli albori del Bronzo Antico”; 16.15, pausa caffè; 16.45, Franco Nicolis ed Elisabetta Mottes, “Relazioni, connessioni, interazioni, risorse, mobilità umana: i bicchieri (fuzzy) nel Nord Italia”; 17.15, keynote paper Giulia Recchia, “Cross-cultural encounters and transformation: overlapping spheres of interactions in the 3rd millennium BC Central Mediterranean”; 18, final discussion of the day.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 26 OCTOBER 2023. SESSION 3 “Bell Beaker Ideology, Religion, Cosmology, Ritual and Social Practice”. Alle 9, keynote paper Marc Vander Linden, “Places of shared belief, places of collective action: on the role of ideologies in the maintenance of the Bell Beaker network”; 9.45, Ralph Grossmann, “Bell Beaker, Corded Ware, Schönfeld: Material links and the Reflux Theory – A Reconsideration”; 10.15, coffee break; 10.45, Eni Soriano, “From east to west: sex/gender system in Bell Beaker elite”; 11.15, Volker Heyd, “The Trinity of the Bell Beaker Phenomenon or a network of the Rising Sun?”; 11.45, keynote paper Alfredo Mederos Martín and Thomas X. Schuhmacher, “Social and ideological change with the first bell beakers in the Iberian Peninsula (2550-2400 BC)”; 12.30, discussion after the third session; 13, lunch. SESSION 4 “Bell Beaker Economies, Technology, Diets and Lifeways”. Alle 14.30, keynote paper Marie Besse, Jessica Ryan-Despraz, Florian Cousseau, Claudine Abegg, “When craftspeople move: a social approach of the Bell Beaker societies around the Alps”; 15.15, Eve Derenne and Delia Carloni, “Beakers, jars and dolmens: A history of Western Alpine societies and their constellations of practice between 3300 and 1600 BCE”; 15.45, coffee break; 16.15, Quentin Favrel, “Beyond the standard: the organisation of Bell Beaker ceramic production”; 16.45, keynote paper Mike Parker Pearson, “Transformations and continuities in subsistence and society: Bell Beaker-users in Britain”; 17.30, final discussion of the day; 20.30, Conference Dinner in Riva del Garda.

PROGRAMMA VENERDÌ 27 OCTOBER 2023. SESSION 5 “Beaker Folk versus Regional Identities”. Alle 9, keynote paper Pilar Prieto Martinez, “Defining levels of identity through materiality: inquiring into the North and Northwest of Iberia”; 9.45, Ana Catarina Basílio and António Valera, “We don’t want those pots: interpreting the Bell Beaker absence at Santa Vitória ditched enclosure (Southern Portugal)”; 10.15, coffee break; 10.45, Neil Carlin, “Understanding Bell Beaker identities in Ireland – people, places and identities”; 11.15, keynote paper Olivier Lemercier, “Humans and Cups: an archaeological perspective”; 12, discussion after the fifth session; 12.30, Lunch & Poster Session; 14, Leaving for Excursion to Fiavè Archaeological Dwelling Site, Park and Museum.

PROGRAMMA SABATO 28 OCTOBER 2023. SESSION 6 “Special session as link to the 2nd part of the ‘Transformation of Europe’. Bell Beakers, Corded Wares and Steppe Ancestry”. Alle 9, keynote paper Ian Armit, “A sea change? Mobility, genetics and the Beaker Complex in Britain”; 9.45, Alissa Mittnik, Claudio Cavazzuti et alii, “Investigating the 4th-2nd millennium BCE transition in Italy”; 10.15, Coffee Break; 10.45, giornale online Iñigo Olalde, “L’arrivo degli antenati delle steppe nella penisola iberica”; 11.15, Guus Kroonen, “Sulle tracce dei principali gruppi indoeuropei d’Europa: problemi linguistici riguardanti le culture archeologiche derivate dalla steppa del Terzo millennio a.C.”; 11.45, keynote paper Wolfgang Haak, Sandra Penske, Luka Papac, Adam Ben Rohrlach, “I profili genomici degli individui associati a Bell Beaker nell’Europa centrale e orientale”; 12.30, discussione generale, guidata dai relatori principali della sessione (uno per ogni sessione); 13.30, Volker Heyd e Franco Nicolis, conclusione dell’incontro e invito al secondo incontro dal 24 al 27 aprile 2024 a Budapest.

Fondazione Aquileia gold sponsor di Barcolana55 a Trieste con molti eventi nella settimana velica: dalla didattica alla divulgazione scientifica all’enogastronomia per promuovere tutte le eccellenze del sito Unesco di Aquileia. Ecco il programma

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Fondazione Aquileia è gold sponsor di Barcolana55 e durante la settimana velica internazionale sarà presente, in collaborazione con il Comune di Aquileia, la Basilica di Aquileia e la direzione regionale Musei FVG – museo Archeologico nazionale di Aquileia, con una serie di attività, che spaziano dalla didattica alla divulgazione scientifica all’enogastronomia per promuovere tutte le eccellenze del sito Unesco di Aquileia, che celebra quest’anno il traguardo dei 25 anni dal conferimento di questo prestigioso riconoscimento.

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Aquileia sbarca all’Immaginario Scientifico. Uno spazio alla scoperta della storia della città antica. Dal 3 all’ 8 ottobre 2023, all’Immaginario Scientifico di Trieste viene allestito un corner espositivo dedicato all’antica città: il progetto, a cura di Fondazione Aquileia, in collaborazione con la Basilica di Aquileia, Comune di Aquileia e direzione regionale Musei – museo Archeologico nazionale di Aquileia, prevede l’installazione di un totem con il video della ricostruzione 3D dei luoghi simbolo dell’antica Aquileia per scoprire come appariva al tempo dei Romani e ammirare alcuni dei monumenti in epoca imperiale in cui si articolava il tessuto urbano.

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Accanto ad esso si potrà vivere l’esperienza di toccare con mano l’innovativo pannello tiflologico “Nodo di Salomone”: un unicum a livello mondiale che rende accessibile, a tutti, la bellezza di uno dei più rappresentativi mosaici della Basilica Paleocristiana, anche ai non vedenti e ipovedenti e ai non udenti e ipoudenti. Il “Nodo di Salomone” è uno strumento utile anche per gli studenti e i più piccoli che, attraverso la sovrapposizione dei piani di costruzione dell’opera, potranno capire come viene costruito un mosaico, partendo dalla terra e poi dai sassi, fino ai livelli su cui saranno inserite le tesserine che compongono il disegno musivo.

aquileia_fondazione_iniziative-barcolana-2023_guida-grado-aquileia_foto-fondazione-aquileiaPresentazione mappa Tabacco 301 – Laguna di Grado. Mercoledì 4 ottobre 2023, alle 10, ad Aquileia, nella Domus di Tito Macro, presentazione della mappa Tabacco 301 – Laguna di Grado in scala 1:25.000, la prima della nuova collana di carte escursionistiche, ciclistiche e per navigazione interna della costa e lagune dell’Alto Adriatico. L’evento è collegato a Barcolana e realizzato dalla casa editrice Tabacco in collaborazione con Fondazione Aquileia. Presenta: Elena Commessatti. Intervengono: Emanuele Zorino, sindaco di Aquileia e vice presidente di Fondazione Aquileia. Presentazione della carta: Attilio De Rovere, Damiano Geppini, Alessandro Specogna, Casa Editrice Tabacco. Ingresso gratuito senza obbligo di prenotazione.

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Tavola rotonda “La Storia, il Mare e le Navigazioni”. Aquileia sarà presente all’interno del programma del Barcolana Sea Summit, il convegno scientifico che racconta e approfondisce il Mediterraneo, nella giornata inaugurale di mercoledì 4 ottobre 2023 durante la quale ci sarà spazio per la storia del Mediterraneo in connessione con i cambiamenti climatici. All’Auditorium Generali (presso il Trieste Convention Center), alle 18, saranno protagonisti lo scrittore e storico Alessandro Vanoli e il direttore della Fondazione Aquileia, l’archeologo Cristiano Tiussi con la tavola rotonda “La Storia, il Mare e le Navigazioni”.

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La copertina del libro “Aquileia una guida” di Elena Commessatti (editrice Odos)

Presentazione del manuale di viaggio “Aquileia una guida” e aperitivo con i sapori del territorio. Venerdì 6 ottobre 2023, in piazza Unità d’Italia, alle 11, nello stand di PromoTurismoFVG, presentazione di “Aquileia una guida” il manuale di viaggio scritto da Elena Commessatti, edito dalla libreria turistica editrice Odòs nell’ambito della collana “incentro”. Dialogheranno l’autrice e il giornalista Alessandro Mezzena Lona. Il volume è realizzato con il sostegno di Fondazione Aquileia e PromoTurismoFVG, con la collaborazione del Comune di Aquileia, del museo Archeologico nazionale, della Basilica di Aquileia e di molti aquileiesi che hanno accolto e accompagnato la scrittrice alla scoperta del territorio. Nell’occasione si parlerà del rapporto millenario di Aquileia con l’acqua. Vie di mare e vie di terra si incrociano infatti ad Aquileia, città riconosciuta sito UNESCO nel 1998 per essere stata una delle più grandi e ricche città dell’impero romano e per il suo ruolo decisivo nella diffusione del Cristianesimo. Seguirà un focus sull’enogastronomia e una degustazione di sapori del territorio promossa dal Comune di Aquileia e offerta dall’Associazione Imprenditori di Aquileia “Aquileia te salutat”. Evento realizzato da Fondazione Aquileia in collaborazione con PromoTurismoFVG. Partecipazione gratuita senza obbligo di prenotazione.

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Laboratori didattici tra scienza e archeologia. La collaborazione tra Aquileia e Immaginario scientifico prosegue con due giornate di laboratori tra scienza e archeologia sulla vita degli antichi Romani dedicate ai ragazzi dai 10 anni e agli adulti. Si terranno domenica 12 novembre 2023, dalle 10.30 alle 12 all’Immaginario Scientifico di Trieste (Magazzino 26 – Porto Vecchio) e domenica 26 novembre 2023, dalle 10.30 alle 12 al museo Archeologico di Aquileia (via Roma 1). Per maggiori informazioni: www.immaginarioscientifico.itmuseoarcheologicoaquileia.beniculturali.it.

Aquileia. L’archeologia ritorna sul grande schermo dal 1° all’8 agosto 2023 per la XIV edizione dell’Aquileia Film Festival: antiche vie, mosaici sommersi, dinosauri, capolavori di arte etrusca, il mistero dei geroglifici e le pitture rupestri. E incontri con i protagonisti. Ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria

aquileia_fondazione_film-festival-2023_locandinaIl patrimonio culturale al centro di sei serate (1-4 agosto e 7-8 agosto 2023) in cui si alternano cinema, libri, archeologia, esperti, scrittori e divulgatori. L’archeologia ritorna sul grande schermo ad Aquileia dal 1° all’8 agosto 2023 per la XIV edizione dell’Aquileia Film Festival – la rassegna internazionale di cinema archeologico organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm in collaborazione con Comune di Aquileia, Regione Friuli Venezia Giulia, soprintendenza Archeologia Belle Arti paesaggio del FVG, Basilica di Aquileia, PromoTurismoFvg, direzione regionale Musei FVG e museo Archeologico nazionale di Aquileia e il sostegno della Famiglia Mattiussi. Antiche vie, mosaici sommersi, dinosauri, capolavori di arte etrusca, il mistero dei geroglifici e le pitture rupestri al centro dei documentari di produzione internazionale che si alterneranno agli esperti sul palco sotto le stelle di piazza Capitolo da martedì 1° agosto 2023 – serata dedicata alla ricorrenza dei 25 anni dal riconoscimento del titolo Unesco ad Aquileia – a venerdì 4 agosto 2023, alle 21. Il Festival, dopo la pausa del 5 e 6 agosto, proseguirà lunedì 7 e martedì 8 agosto 2023 con due serate dedicate ad “Aquileia, una guida”, il manuale di viaggio di Elena Commessatti e al film “Le donne di Pasolini” una coproduzione Rai Documentari e Anele, con il contributo di Rai Teche e con il sostegno di Fondazione Aquileia. Tutte le serate sono a ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria su www.fondazioneaquleia.it.

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Piazza Capitolo ad Aquileia dove si tiene l’Aquileia Film Festival (foto fondazione aquileia)

Un programma ricco di appuntamenti che permetteranno al pubblico tra immagini inedite, grandi scoperte e scenari mozzafiato di viaggiare in universi lontani, nel tempo e nello spazio, soffermandosi, con gli ospiti intervistati da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, anche su tematiche di grande attualità, come il cambiamento climatico, il traffico di opere d’arte, l’archeologia ferita nel Mediterraneo. Ospiti delle serate saranno Eugenio Farioli Vecchioli, responsabile Rai Cultura con Angela Maria Ferroni e Laura Acampora funzionarie dell’Ufficio Unesco del ministero della Cultura (1° agosto), Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (2 agosto), Fatma Naït Yghil, direttrice del museo nazionale del Bardo a Tunisi (3 agosto), Licia Colò, conduttrice di “Eden- un pianeta da salvare” (4 agosto). Il pubblico sarà chiamato a votare ogni sera il proprio film preferito e il vincitore riceverà il Premio Aquileia, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli che sarà consegnato la sera di venerdì 4 agosto 2023.

aquileia_fondazione_guida-aquileia_presentazione-e-intervista-commessatti_locandinaLunedì 7 agosto 2023 il festival proseguirà con una serata, condotta da Alessandra Salvatori, direttrice di Telefriuli, dedicata ad “Aquileia, una guida” di Elena Commessatti che vedrà protagonisti sul palco, oltre alla scrittrice, gli autori della sezione “le Top 5 dei luoghi del cuore” – da Gigi Delneri a Emilio Rigatti e Francesco Tullio Altan alle guide turistiche, ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale. Martedì 8 agosto 2023 la serata conclusiva condotta dalla scrittrice Elena Commessatti ospiterà la proiezione di “Le donne di Pasolini” e ospiterà sul palco l’attrice Anna Ferruzzo, il regista Eugenio Cappuccio e la produttrice Gloria Giorgianni.

logo_unesco“Da 14 anni l’Aquileia Film Festival, grazie alle proiezioni che ci porteranno alla scoperta di antiche civiltà e agli incontri con i protagonisti del mondo culturale si impegna a diffondere”, sottolinea Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia, “un messaggio di conoscenza e maggior consapevolezza del valore del patrimonio culturale. Quest’anno in particolare, in occasione dei 25 anni dall’assegnazione del riconoscimento Unesco ad Aquileia ci teniamo a ricordare, da questo palcoscenico unico che vede protagonista la Basilica dei Patriarchi e il suo campanile millenario, che il patrimonio è l’eredità culturale di ognuno di noi e richiede l’impegno di tutti per essere trasmesso alle generazioni future”. E il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi: “Come ogni anno, la rassegna rappresenta inoltre – spiega – una utilissima occasione di confronto, anche dietro le quinte, con gli ospiti, rappresentanti di prestigiosi enti ed istituzioni italiane e non, con i quali si tessono o si rafforzano rapporti e relazioni in grado di proiettare sempre più Aquileia in una dimensione internazionale”.

Brescia. Al nuovo Capitolium apre la mostra “Il Pugile e la Vittoria Alata”, per Bergamo Brescia 2023: per la prima volta insieme i due straordinari bronzi di età ellenistica e romana

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Locandina della mostra “Il Pugile e la Vittoria” al Capitolium di Brescia dal 12 luglio al 29 ottobre 2023

Il Pugile e la Vittoria, due straordinari bronzi di età ellenistica e romana per la prima volta insieme a Brescia, esposti in un’evocativa installazione artistica site specific del maestro spagnolo Juan Navarro Baldeweg, in cui il metaforico dialogo sul significato della “vittoria” ci riporta all’universale tensione verso l’alto, sia esso il traguardo sportivo o la pace ritrovata. La mostra “Il Pugile e la Vittoria”, punta di diamante di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, sarà visitabile dal 12 luglio al 29 ottobre 2023 al parco archeologico di Brescia Romana, sito UNESCO. Catalogo Skira.

L’ambizioso progetto, promosso dal Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei con il museo nazionale Romano e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, permette di compiere un confronto culturale tra due assoluti capolavori dell’arte occidentale e sigla un nuovo prezioso tassello del programma di valorizzazione e riqualificazione che Fondazione Brescia Musei sta sviluppando intorno all’area archeologica di Brixia romana.

Legata al progetto espositivo – in collaborazione con Il museo nazionale Romano – è l’esposizione dell‘Ala di Vittoria nella sezione archeologica L’età romana. La città, in corrispondenza della narrazione digitale dedicata alla Vittoria Alata. Un’ala bronzea rinvenuta nell’alveo del fiume Tevere nel 1891, in corrispondenza di ponte Sisto, che sarà visitabile fino al 29 ottobre 2023 al museo di Santa Giulia. Il pezzo venne ritrovato insieme ad altri resti di statue in bronzo che potevano appartenere in origine ad un unico gruppo scultoreo onorario posto proprio a decorazione del Ponte, con la statua della Vittoria in posizione sommitale, in occasione di un restauro effettuato per volontà di Valentiniano e Valente tra il 365 e il 367 d. C., impiegando elementi scultorei più antichi. Contemporaneamente nella sede di Palazzo Massimo a Roma al posto del Pugile sarà esposta una statua in bronzo di un personaggio togato proveniente sempre dal gruppo scultoreo di ponte Sisto.

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La Vittoria Alata e il Pugile in dialogo, anche visivo, tra loro nel Capitolium di Brescia (Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia – foto A. Chemollo)

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Juan Navarro Baldeweg, curatore della mostra “Il Pugile e la Vittoria” (fondazione brescia musei)

“Il Pugile e la Vittoria” costruisce l’ideale legame tra il patrimonio archeologico dell’Urbe, unico al mondo, e quello di Brescia, la Brixia latina, oggetto di un esemplare programma di valorizzazione e riqualificazione che Fondazione Brescia Musei ha intrapreso con l’installazione della Vittoria Alata nel nuovo Capitolium disegnato da Juan Navarro Baldeweg. Tramite il Pugilatore in riposo e la Vittoria Alata, entrambi protagonisti di recenti valorizzazioni e restauri epocali, Fondazione Brescia Musei si protende verso l’arte fondativa della cultura europea, suggellando il rapporto tra la Vittoria bresciana e la cultura ellenistica e romana.  Il tema astratto che lega questi due straordinari bronzi, nell’assenza e nella personificazione, è quello del successo, di un esito positivo, della vittoria appunto. Per il Pugilatore è il responso dell’arbitro al termine dello scontro nel quale si è strenuamente difeso senza esclusione di colpi, come indicano le ferite e gli ematomi sapientemente resi nel bronzo con altissima perizia tecnica; per la Vittoria Alata è la designazione del vincitore sul campo di battaglia e la ricostituzione della pace, la cessazione del conflitto. L’uno attende il verdetto, l’altra omaggia il vincitore militare affidando al bronzo dello scudo, che doveva trattenere in origine nelle mani, il suo nome. Il progetto espositivo sarà l’occasione per ridurre la distanza che ha separato le due opere in antico, con una triangolazione di elementi che grazie all’allestimento permetterà comunque di comprenderla, ma nello stesso tempo di cogliere i numerosi fili rossi che le legano.

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La Vittoria Alata e il Pugile in dialogo, anche visivo, tra loro nel Capitolium di Brescia (Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia – foto A. Chemollo)

Nello spazio dell’aula del Capitolium si insinuerà un racconto visivo, spaziale, in cui l’invocazione del Pugile, che chiede protezione, si incanala attraverso il riflesso speculare della Vittoria Alata, con contrappunti armonici e l’aiuto di un cristallo specchiante, che porteranno lo spettatore a prendere parte, nel raggio di pochi metri, a una narrazione concettuale sui valori assoluti che i due capolavori rappresentano ancora oggi per l’uomo contemporaneo.

Ecco il progetto “Il Pugile e la Vittoria” raccontato dalle voci di chi lo ha pensato, ideato e realizzato: Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei; Stéphane Verger, direttore del museo nazionale Romano; e Fabrizio Paschina, executive director Comunicazione e Immagine di Intesa Sanpaolo.

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Il pugilatore a riposo (IV-I sec. a.C.), scoperto nel 1895 alle pendici del Quirinale, e conservato al museo nazionale Romano (foto fondazione brescia musei)

LE OPERE. Il Pugilatore in riposo, uno dei bronzi di più alta qualità che siano giunti a noi dal mondo antico, fu rinvenuto nel 1885 alle pendici del Quirinale, occultato tra i muri di fondazione di un tempio. Rappresenta un pugile nel momento del riposo dopo una competizione, seduto con le gambe divaricate e gli avambracci poggiati sulle cosce. La critica non è unanime nella datazione di questo capolavoro che oscilla tra il IV e il I secolo a.C. La statua è stata realizzata in bronzo con la tecnica della fusione cava a cera persa con metodo indiretto; fusa in più parti, al busto sono saldate la testa, le braccia e la gamba sinistra, mentre la gamba destra è fusa con il torso. Ogni dettaglio è reso con soluzioni di altissima qualità estetica e sofisticatezza tecnica, con ampio utilizzo anche di metalli di colore contrastante per dare policromia e icasticità all’insieme. Le porosità e i difetti di superficie successivi alla fusione sono stati riparati con estrema cura inserendo piccoli tasselli quadrangolari. Gli occhi non sono conservati, ma dovevano essere realizzati con un materiale differente come pasta vitrea, pietre dure o avorio.

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La Vittoria alata, capolavoro del I sec. d.C., è conservata dal 2020 nel Capitolium di Brescia, dove fu ritrovata nel 1826 (foto Fotostudio Rapuzzi / fondazione Brescia musei)

La statua della Vittoria Alata venne portata in luce la sera del 20 luglio 1826, durante la campagna di scavi avviata nel 1823 dall’Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Brescia, su delega della municipalità e grazie a una raccolta pubblica di fondi, nell’area del Capitolium. La realizzazione della Vittoria Alata – sappiamo oggi – è da circoscrivere a poco dopo la metà del I secolo d.C. e va ricondotta a un atelier di alto livello – da collocarsi nel territorio bresciano – che ha saputo creare un modello statuario nuovo e originale; la tecnica utilizzata è quella della fusione a cera persa cava indiretta, che richiede grande maestria e capacità tecnologica. Alcune parti della statua presentano tracce di doratura, lasciando intendere che il suo aspetto in antico doveva essere diverso da come la percepiamo oggi. La presenza di questa statua, con un significato così strettamente legato a una battaglia militare, lascia supporre che si possa trattare di un dono fatto dalla casa imperiale a Brixia per il supporto dato in un evento militare, forse proprio gli scontri del 69 d.C. verificatisi tra Brixia e Cremona tra gli eserciti di Vespasiano, Ottone e Vitellio. Brescia supportò il primo, che risultò vincitore; il nome di Vespasiano è ricordato anche nel frontone del Capitolium dove non si esclude che la statua fosse esposta.

Aquileia apre a Grado il Centro Visite: da giugno a settembre info sul sito Unesco di Aquileia

aquileia_fondazione_discover-aquileia_foto-fondazione-aquileiaAquileia sbarca a Grado. Il 1° maggio 2023, in occasione dell’inaugurazione ufficiale della stagione balneare 2023 organizzata da GIT Grado, verrà inaugurato il Centro Visite temporaneo dedicato al sito UNESCO di Aquileia: appuntamento alle 13.30 nella sala mostre dell’ingresso principale della spiaggia (viale Dante Alighieri). Lo spazio sarà interamente dedicato alla scoperta del sito UNESCO di Aquileia, delle sue bellezze, territorio e siti culturali. Sarà aperto a maggio e settembre 2023 nei fine settimana dalle 9 alle 20 e tutti i giorni nei mesi di giugno, luglio e agosto 2023 dalle 16 alle 22 da lunedì a venerdì, e dalle 9 alle 23 sabato e domenica. Il Centro visite è realizzato da Fondazione Aquileia e GIT Grado con la collaborazione di PromoTurismoFVG, Comune di Aquileia, Basilica di Aquileia, Direzione regionale musei FVG-Museo archeologico nazionale di Aquileia, Associazione Imprenditori di Aquileia, Pro Loco Aquileia. Sponsor tecnico Moroso.

È uscito per Gangemi editore International il libro “Jebel Barkal. Mezzo secolo della Missione Archeologica Italiana in Sudan” a cura di Emanuele Ciampini e Francesca Iannarilli che raccoglie il risultato di mezzo secolo di lavoro, ereditato, rivisto e ripensato nel sito meroitico di Jebel Barkal

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Copertina del libro “Jebel Barkal. Half a century of the Italian Archaeological Mission in Sudan / Jebel Barkal. Mezzo secolo della Missione Archeologica Italiana in Sudan” a cura di Emanuele Ciampini e Francesca Iannarilli

Mesi di scrittura e rilettura, ma soprattutto anni di scavo: ecco il libro “Jebel Barkal. Half a century of the Italian Archaeological Mission in Sudan / Jebel Barkal. Mezzo secolo della Missione Archeologica Italiana in Sudan” a cura di Emanuele Ciampini e Francesca Iannarilli (Gangemi editore), in inglese, che raccoglie il risultato di mezzo secolo di lavoro, ereditato, rivisto e ripensato, fornendo finalmente una panoramica completa e informata dei principali aspetti dell’ambientazione storica, architettonica e materiale del sito Meroitico di Jebel Barkal. La Missione Archeologica Italiana in Sudan è stata fondata nel 1973 e da allora svolge un intenso e continuo lavoro nel sito UNESCO di Jebel Barkal, l’antica città di Napata. Cinque decenni di scavi e ricerche hanno portato alla luce un quartiere reale del periodo meroitico, caratterizzato dal Palazzo del re Natakamani (I secolo d.C.) e dai numerosi edifici di diversa destinazione e stile architettonico che lo circondano. Pertinenti a questi edifici sono anche numerosi manufatti che testimoniano una cultura materiale ricca di originalità e influenze mediterranee.

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Il prof- Emanuele Ciampini. direttore della Missione archeologica italiana in Sudan (foto mai-sudan)

Emanuele M. Ciampini è professore associato di Egittologia all’università Ca’ Foscari di Venezia. È autore di numerosi libri e articoli scientifici di egittologia e studi nubiani, e direttore della Missione Archeologica Italiana in Sudan a Jebel Barkal.

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Francesca Iannarilli, field director della Missione Archeologica Italiana in Sudan (foto mai-sudan)

Francesca Iannarilli è assegnista di ricerca all’università Ca’ Foscari di Venezia. Come field director della Missione Archeologica Italiana in Sudan, si occupa di ricerca, formazione e divulgazione relative al sito di Jebel Barkal.

Firenze. A tourismA 2023 anteprima di “Aquilea una guida” di Elena Commessatti, sostenuta da Fondazione Aquileia e PromoTurismoFVG per offrire un nuovo racconto della città

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La copertina del libro “Aquileia una guida” di Elena Commessatti (editrice Odos)

L’appuntamento per l’anteprima è un po’ distante da Aquileia, ma in un posto speciale – Firenze – per un’occasione speciale – tourismA 2023. Sabato 25 marzo 2023, alle 16.30, verrà infatti presentata a Firenze nell’ambito di Tourisma – il salone dell’archeologia e del turismo culturale che si tiene al Palazzo dei Congressi di Firenze, la nuova guida sulle meraviglie di Aquileia, scritta da Elena Commessatti, edita dalla libreria turistica editrice Odòs nell’ambito della collana incentro.  Aquileia una guida è realizzata con il sostegno di Fondazione Aquileia e PromoTurismoFVG, sarà distribuita nelle librerie di tutta Italia dal 29 marzo e verrà presentata al museo Archeologico nazionale di Aquileia, sabato 15 aprile 2023. Aquileia una guida è un lungo racconto dentro un format identico per tutta la collana, con quattro sezioni principali – ‘Ritratto di città’, ‘Visioni d’autore’, ‘Passeggiate lente’, ‘Il meglio di’ – in cui fanno irruzione le Top 5 in stile Nick Hornby di High Fidelity, cioè i ‘Luoghi del cuore’ di artisti, giornalisti, scrittori che hanno vissuto la città o la vivono, per nascita o per adozione. Hanno offerto la propria classifica dei luoghi del cuore di Aquileia: l’illustratore Francesco Tullio Altan, inventore della Pimpa e la moglie Mara Chaves; Sonia Bergamasco e Cesare Bocci gli attori protagonisti del film La scelta di Maria dedicato al milite ignoto; Luigi (Gigi) Delneri storico calciatore e allenatore; Emilio Rigatti, insegnante e scrittore; Sara Zamparo, Anna Sairu, Raffaella Grasselli, Antonella Comelli e Francesca Benvegnù, guide turistiche poliglotte profonde conoscitrici di Aquileia.

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Panorama con papaveri e basilica (foto N. Oleotto)

A firmare le oltre duecentocinquanta pagine dedicate ad Aquileia è Elena Commessatti, scrittrice e giornalista letteraria, si occupa di biografie dimenticate, come quella dell’inventore Arturo Malignani, e di luoghi invisibili che fa vivere in radio (Rai) come sceneggiatrice e conduttrice. Dopo un master in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden, ha vissuto alcuni anni tra redazioni e uffici stampa a Milano. Ha una predilezione per la serialità: la saga noir I libri di Agata Est, dedicata alla vicenda del “Mostro di Udine”, e il format di passeggiate slow Udine “genius loci”. Per Odòs è direttrice editoriale della collana incentro, di cui ha inventato il format, e autrice. Qualche anno dopo Udine una guida, è ora tornata per raccontare Aquileia. Collabora alle pagine culturali del “Messaggero Veneto” dal 1995. Dal 2007 è la voce narrante dell’azienda di furniture design Moroso.

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L’infilata delle sale del museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto A. Chemollo)

Oltre alle ‘Passeggiate lente’, le guide incentro si caratterizzano per un’accurata ricerca delle fonti, come si legge nelle sezioni ‘incentro alla storia’ e ‘Visioni d’autore’, dove si prendono in considerazione i tanti personaggi che hanno vissuto e raccontato la città. Fedele alla struttura del manuale di viaggio classico, la guida incentro porta con sé lo sguardo preparato e laterale dell’autore che accompagna il turista in tanti rivoli e suggestioni, scoperte e camminate, racconti tra letteratura, musica, teatro, cinema che fanno del libro uno strumento di servizio con un’originale visione d’autore. Le guide incentro hanno formato tascabile, veste grafica accattivante, 16 pagine di fotografie e mappa allegata (42×30 cm) dove sono riportati alberghi e ristoranti/caffè/bar e alberghi in cui fermarsi (segnalati con un puntino colorato) e ogni Passeggiata lenta riporta un close-up sulla parte della piantina da consultare.

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Le colonne del foro di Aquileia a veduta d’uccello (foto G. Baronchelli)

“Tanto nel racconto di Aquileia, riconosciuta patrimonio Unesco dal 1998, che vuol dire dell’Umanità, è responsabilità per chi scrive”, così si legge nella prefazione di Elena Commessatti, l’autrice insider de Aquileia una guida, “Perché Aquileia è un mito, e vive in più periodi risorgendo dalle sue rovine come una fenice in una girandola di palingenesi, ma mito rimane, e allora bisogna saperlo spiegare al lettore, senza inganni. Perché Aquileia è una città per la maggior parte invisibile, e allora bisogna volerla raccontare, perché chi ci cammina sopra usi gli occhi della fantasia e si fidi di te. Perché Aquileia vive, certo, ma vive ancora sottoterra e tanto c’è ancora da fare. E allora bisogna saperla evocare, suggerendo i colori giusti, dentro una lunga storia che comincia ancora prima della sua fondazione del 181 a.C., arriva fino a ora e continuerà anche dopo di noi. Le guide incentro propongono un viaggio, assieme agli autori, ricco di aneddoti, leggende, fascinazioni personali che creano percorsi inconsueti e attenti anche al “sentimento” dei luoghi, sempre alla ricerca del genius loci. Sono guide slow per un turista non lento ma esigente che si prende il tempo giusto davanti alle cose belle”.

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Ciclovia Alpe Adria tra Grado e Aquileia (foto N. Brollo)

“Abbiamo voluto offrire al visitatore e ai cittadini di Aquileia un nuovo racconto della città”, sottolinea Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia, “uno sguardo accurato e inedito sul suo patrimonio storico e artistico ma anche sulle eccellenze enogastronomiche e sulla bellezza del paesaggio. È stato un lavoro di squadra che ha coinvolto per molti mesi la Fondazione Aquileia e PromoTurismoFVG, con la collaborazione del Comune di Aquileia, del museo Archeologico nazionale, della Basilica di Aquileia e di molti aquileiesi che hanno accolto e accompagnato la scrittrice alla scoperta del territorio”.

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Vendemmia di un vigneto storico nell’area archeologica delle Grandi Terme e del Teatro romano di Aquileia (foto N. Oleotto)

“Aquileia negli ultimi anni è cambiata”, dichiara il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino. “La sua grande eredità culturale è sempre più valorizzata e molteplici sono le novità per chi si accinge a scoprirla. Aquileia, luogo dell’anima, andava raccontata quindi con parole nuove ma soprattutto emozionali nell’ottica di riuscire a rendere il compendio del nostro patrimonio unitamente alle tante esperienze che si possono vivere sul nostro territorio. Per questo di concerto con tutti gli enti abbiamo deciso di promuovere la realizzazione di questa guida che è il contenitore della bellezza, della natura, e dei saperi e dei sapori che ad Aquileia un visitatore può scoprire”.

Milano. Ultimi giorni al Mudec per visitare la mostra “Machu Picchu e gli Imperi d’oro del Perù. In mostra 3000 anni di civiltà dalle origini agli Inca”: viaggio dalle origini all’apoteosi dell’Impero Inca

milano_mudec_mostra-machu-picchu-e-gli-imperi-d-oro-del-peru_locandinaÈ un viaggio meraviglioso – dalle origini all’apoteosi dell’Impero Inca – quello che il Mudec propone ai visitatori ancora per una settimana, fino al 19 febbraio 2023, con il grande progetto espositivo “Machu Picchu e gli Imperi d’oro del Perù. In mostra 3000 anni di civiltà dalle origini agli Inca”. Una mostra che attraverso manufatti plurimillenari, video, ricostruzioni immersive 3D e un allestimento per immagini che rende l’idea di un vero e proprio viaggio nel tempo, traghetterà il pubblico indietro nei millenni raccontando la storia di una civiltà tanto gloriosa quanto antica e remota e di cui spesso si conosce solo l’ultimo tassello, quello più recente e universalmente reso famoso dal ritrovamento dei resti della grande città sacra di Machu Picchu. Ma la storia del Perù inizia da molto, molto più lontano.

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Il suggestivo ingresso del percorso della mostra “Machu Picchu e gli Imperi d’oro del Perù” al Mudec (foto mudec)

Il progetto, a cura di Ulla Holmquist direttrice del museo Larco di Lima e dell’archeologa Carole Fraresso, attraversa la storia artistica e la biodiversità andina in tutta la sua ampia dimensione geografica e profondità cronologica, per culminare con un viaggio ideale nella città inca di Machu Picchu. La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura e realizzata da World Heritage Exhibitions (Cityneon Holdings) e 24 ORE Cultura, in collaborazione con il Governo del Perù e il ministero della Cultura del Perù, l’associazione Inkatera, e grazie alla collaborazione con il museo Larco di Lima, da cui provengono gli oltre 170 manufatti in mostra, opere in terracotta dalla grande espressività e perfezione tecnica, ma anche ori, argenti e tessuti. Una parte del percorso è dedicata all’avventuroso viaggio al fianco del mitico eroe della Cultura moche Ai Apaec attraverso il quale il pubblico scoprirà i misteri della cosmologia andina, muovendosi trasversalmente attraverso i tre piani dell’universo: il sopra, il qui e il sotto. “Machu-Picchu e gli Imperi d’oro del Perù” a Milano è l’esclusiva tappa italiana di un tour internazionale.

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Il percorso immersivo della mostra “Machu Picchu e gli Imperi d’oro del Perù” al Mudec (foto mudec)

Una mostra-racconto. La mostra “Machu Picchu e gli Imperi d’oro del Perù. In mostra 3000 anni di civiltà dalle origini agli Inca” è la narrazione di una storia nella Storia, uno storytelling che si dipana tra video immersivi, ricostruzioni 3D degli ambienti e delle biodiversità e soprattutto manufatti, che prima di essere reperti archeologici furono monili, tessuti e capi d’abbigliamento indossati da uomini e donne che vissero pienamente nel loro mondo e nella loro società, fatta di leggi e costumi, di conoscenze e riti, di simboli e tradizioni, di miti e leggende.

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Copricapo frontale con felini e condor in foglia d’oro della Cultura Moche (100 – 800 d.C.), conservato al museo di Lima (foto museo larco)

La mostra racconta al pubblico questo mondo scomparso, eppure ancora così contemporaneo. Il percorso conduce il pubblico all’interno della culla di una delle più grandi civiltà antiche dell’Emisfero Meridionale. Il Perù dell’età antica, eguagliato solo dall‘Antico Egitto – con cui rivaleggia in longevità – e da Roma per il livello tecnico raggiunto, ha accolto nel suo alveo società potenti e sofisticate, che prosperarono per cinquemila anni su un territorio geografico decisamente vario. Il Perù e la sua storia si estendono dalle fertili coste bagnate dalle acque dell’Oceano Pacifico, attraverso il deserto roccioso, fino al gelido altipiano andino (Altiplano Andino), per poi tuffarsi nell’area tropicale del Bacino del Rio delle Amazzoni. Adagiata su una cresta montuosa, avvolta dalla foresta nebulosa e al di sopra della foresta pluviale, la città di Machu Picchu è il simbolo, che tuttora sopravvive, del grande Impero degli Inca, la cui fine improvvisa e violenta avvenne con la Conquista spagnola terminata nel 1572.

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Veduta del sito archeologico di Machu Picchu, la città sacra sull’altopiano meridionale, Valle dell’Urubamba, in Perù (foto eduard ermanntraut unsplash)

Machu Picchu. Il percorso della mostra parte proprio da Machu Picchu, raccontando la fine della storia dei grandi regni andini, e inizia con un video immersivo che introduce il lussureggiante paesaggio andino, dove le riprese aeree individuano Machu Picchu, la cittadella di pietra patrimonio culturale e naturale UNESCO, costruita nel 1450 all’apice dell’Impero Inca, e con essa i suoi dintorni straordinari. Invisibile dal basso, Machu Picchu è una fortezza nascosta nella foresta nebulosa, protetta da due montagne sacre gemelle che affondano alla base nella foresta pluviale amazzonica. Centro religioso, osservatorio astronomico e luogo di ingegnosità e produzione agricola, Machu Picchu è un complesso formato da più di 200 strutture in pietra – templi, palazzi, “plazas” (spazi aperti), abitazioni. Protetta dall’invasione spagnola, Machu Picchu venne inglobata dalla foresta pluviale, fino a quando lo storico di Yale Hiram Bingham la rivelò al mondo nel 1911.

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Nella mostra “Machu Picchu e gli Imperi d’oro del Perù” al Mudec gli oggetti sono sono raggruppati secondo il loro significato simbolico (foto mudec)

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La maschera funeraria che rappresenta il volto di Ai Apaec (foto mudec)

Leggere gli oggetti. In un ambiente che ricostruisce la foresta pluviale amazzonica, con le sue voci e i suoi colori, la mostra prosegue e aiuta a interpretare, o “leggere”, gli oggetti che incontreremo nell’esposizione. Pur non avendo una lingua scritta, uomini e donne delle società andine rendevano testimonianza delle storie delle collettività cui appartenevano attraverso immagini simboliche visibili sulle pareti dei templi o attraverso sculture di pietra, incisioni lignee, recipienti di ceramica, tessuti e oggetti d’oro e d’argento di incomparabile fattura. Gli oggetti sono raggruppati secondo il loro significato simbolico, ed erano questi i ‘libri’ nei quali venivano documentate le credenze, i rituali, la visione del mondo, le strutture di potere e la vita delle comunità. Vicino all’uscita, un’impressionante maschera funeraria in rame, con artigli di felino fatti di conchiglie e ornamenti per le orecchie a forma di serpente, introduce la figura dell’eroe mitologico, il capo Ai Apaec.

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Ciotola in ceramica svasata con rappresentazione di episodi di epica mitologica di Ai Apaec della cultura Moche, conservata al museo di Lima (foto mudec)

Il viaggio eroico di Ai Apaec. Il viaggio dell’eroe mitologico della Cultura Moche Ai Apaec è al centro di questa parte della mostra. Capo di una comunità rurale, Ai Apaec fu capace di imbrigliare le forze della natura e di affrontare una serie di trasformazioni che gli permetteranno di attraversare mondi diversi, fino all’estrema trasformazione, la sua stessa morte. Dopo essere rinato, l’eroe si unirà alla Madre Terra, la Pachamama, assicurando così la continuità dei cicli naturali che procurano sole e pioggia, elementi necessari per la vita. Le immagini proiettate lungo le pareti di questa sezione della mostra danno vita a una vera e propria ‘storia illustrata’, un percorso che racconta al pubblico con l’immediatezza delle immagini non solo la storia di Ai Apaec, ma attraverso le sue gesta eroiche anche i miti e il mondo simbolico che rappresenta il substrato su cui è stato costruito nei secoli l’universo culturale dell’antico Perù, e di cui è fortemente intriso ancora oggi l’immaginario religioso, simbolico e misterico del Perù contemporaneo.

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Vasi-bottiglia che rappresentano Ai Apaec a forma di granchio (foto mudec)

Vengono raccontati con il linguaggio delle immagini anche i tre mondi che coesistono simultaneamente nella cosmologia andina: Il Mondo di Sopra; il Mondo del Qui e Ora, o Mondo di Mezzo, il luogo dove le persone vivono e lavorano nelle comunità accanto agli animali, alle piante, ai fiumi e alle montagne, e infine il Mondo Basso, il mondo dell’oceano, il mondo sotterraneo, la terra che sta sotto i nostri piedi, su cui cade la pioggia e dove maturano i semi e la terra degli antenati, ovvero il luogo dove vanno le persone quando muoiono. Gli incontri che fa Ai Apaec e le sue esperienze simboleggiano le sfide del mondo naturale che uomini e donne andini si trovano a fronteggiare nel Qui e Ora. La storia mette in evidenza i cardini della cosmologia andina: come sia necessario dare per ricevere e quanto sia importante onorare gli antenati, ringraziare gli Dei e lavorare, fare sacrifici e offerte per mantenere l’equilibrio dei cicli naturali che rendono possibile la vita.

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Coppa del sacrificio cerimoniale nella mostra “Machu Picchu e gli Imperi d’oro del Perù. In mostra 3000 anni di civiltà dalle origini agli Inca” al Mudec (foto mudec)

Rituali: la caccia al cervo e il Sacrificio. Il mondo andino si fonda sulla reciprocità: è necessario dare per ricevere. Affinché i cicli naturali abbiano continuità e si mantenga l’equilibrio tra i tre mondi, si devono compiere rituali, fare sacrifici e portare offerte agli Dei. Un rituale comune era rappresentato dalla caccia al cervo. L’uccisione di questi animali, cui veniva attribuito un grande valore e la cerimonia che ne conseguiva venivano eseguiti unicamente dai membri dell’élite della società, che assumevano il ruolo di predatori canalizzando il potere dei felini. La storia viene narrata con la proiezione di immagini del rituale, che sono state prese da un vaso a staffa, che riveste un’importanza fondamentale. I rituali che si eseguivano nei templi erano strettamente riservati agli sciamani e ai capi delle comunità e venivano compiuti in spazi lontani dalla vista del pubblico. Gli oggetti in esposizione raffigurano musicisti e strumenti musicali. Un ampio tamburo Nazca a forma di sciamano ha dei grandi occhi che indicano uno stato di allucinazione. Un video spiega come, similmente a quanto accadeva in molte culture antiche – come quella azteca, celta, greca e romana, tra le altre – le comunità andine praticassero sacrifici umani. Lungo la mostra ci si muove dentro uno spazio che ricrea l’interno di un tempio, dove i prigionieri venivano preparati per il sacrificio e dove erano collocati gli altari. Nel corso del rituale i guerrieri che erano stati sconfitti venivano legati con corde e, similmente ad Ai Apaec, compivano il sacrificio estremo. Nel momento in cui veniva loro tagliata la gola, essi venivano trasformati in esseri sacri. Il loro sangue – il sangue che dà la vita – veniva raccolto in coppe ed offerto ai sommi sacerdoti, cioè ai rappresentanti degli Dei.

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La galleria degli antenati nella mostra “Machu Picchu e gli Imperi d’oro del Perù. In mostra 3000 anni di civiltà dalle origini agli Inca” al Mudec (foto mudec)

Museo Larco

Sepoltura imperiale Chimu: regali in oro della Cultura Chimu dal museo Larco di Lima (foto museo larco)

L’incontro con gli antenati. Passando sotto un arco a forma di serpente, si entra in una galleria buia, illuminata da un bagliore radiante. Una sontuosa esposizione di manufatti d’oro, d’argento, di rame e di pietre preziose, culmine di maestria e talento, è collocata sullo sfondo di una lussureggiante foresta pluviale, verde e rigogliosa. È il momento dedicato agli antenati, che si presentano al visitatore nell’abbigliamento col quale furono seppelliti. I signori, le signore, i re, le regine e gli imperatori del mondo andino incarnavano gli Dei. Gli abiti preziosi ed i gioielli che indossavano simboleggiavano ciò che erano su questa terra e quello che potevano diventare dopo la morte. I capi politici e religiosi delle comunità, i governanti, personificavano le forze che rendono possibile la vita in questo luogo di acque gelide, deserti aridi e foreste pluviali tropicali. Essi erano in grado di canalizzare il potere del Sole, della Luna e delle stelle con l’oro e l’argento. I metalli preziosi che indossavano non venivano scelti per il valore monetario, bensì per ciò che rappresentavano per l’intera comunità: l’oro era il sudore del Sole e l’argento le lacrime della Luna. I metalli erano il simbolo dei poteri divini che legittimavano il potere dei governanti. Splendenti come corpi celesti, i capi davano la possibilità alla vita di prosperare per il bene dell’intera comunità. Quando morivano venivano sepolti indossando tutto lo splendore dei metalli e si trasformavano in esseri soprannaturali.

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Il sito archeologico di Machu Picchu in Perù (foto tomas sobek unsplash)

Machu Picchu oggi. Al di là della Porta del Sole, un murale di Machu Picchu incombe attraverso la foresta nebulosa. Siamo tornati alla cittadella di pietra degli Inca e siamo rientrati nel ventunesimo secolo. Alcune persone impegnate in un progetto di conservazione, che ha avuto inizio nel 1975, descrivono il loro ruolo e l’impatto della riforestazione in quest’area. Testimonianze video di sciamani e di membri delle comunità andine contemporanee spiegano al pubblico l’importanza e il potere della natura nella vita sulle Ande, il valore del Rito e del suo perpetuarsi nelle celebrazioni e nei cerimoniali, ancora oggi.

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La postazione integrata di realtà virtuale a movimento VR visivo e sonoro nella mostra del Mudec (foto mudec)

L’esperienza immersiva. La mostra offre infine l’opportunità di sperimentare – attraverso una sala immersiva a parte rispetto al percorso espositivo – una vera e propria simulazione di volo sopra la città sacra di Machu Picchu che stimolerà i sensi della vista, dell’udito e il senso del movimento attraverso una postazione integrata di realtà virtuale a movimento VR visivo e sonoro. Si potrà così provare la sensazione reale, ‘fisica’ di volare sopra i resti del Monumento Patrimonio Unesco e sopra le montagne sacre e la foresta amazzonica, in compagnia di una guida virtuale che ‘volerà’ con noi raccontando la storia di questo magico sito, accompagnandoci in un vero e proprio viaggio emozionale.

Roma. Per rispetto della tragedia che sta colpendo la Turchia sud-orientale e la Siria, rinviate le celebrazioni per i 62 anni di ricerca archeologica dell’università la Sapienza ad Arslantepe, sito Unesco dal 2021

roma_sapienza_arlsantepe-2023_conferenza-annullata_locandinaEra tutto pronto per celebrare i 62 anni di ricerca archeologica della Sapienza nella Türkiye sudorientale ad Arslantepe (dal 1961) e l’ingresso del sito nelle liste del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO (2021), il 9 febbraio 2023, nell’aula Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma. Ma la notizia del devastante sciame sismico che sta duramente colpendo la Türkyie meridionale dalla scorsa notte ha fatto venir meno la serenità d’animo per qualunque celebrazione e cerimonia. Il comitato scientifico e organizzativo ha così unanimemente disposto il rinvio della giornata prevista per il prossimo 9 febbraio 2023 a data da destinarsi.

Al via la VII edizione del Concorso Art Bonus: come funziona e come votare. Ecco quattro progetti da votare da Nord a Sud: Villa dei Mosaici a Negrar, epistolario di Paolo Orsi a Rovereto, stanza del custode degli Augustali al parco archeologico di Ercolano, rython assiro al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

art-bonus_2023_manifestoHa preso il via il 1° febbraio 2023 la VII edizione del Concorso Art Bonus, l’iniziativa organizzata dal ministero della Cultura e ALES Spa, con la collaborazione di Promo PA Fondazione, finalizzata a rendere protagonisti i cittadini che potranno esprimere il loro gradimento su oltre 260 progetti beneficiari dei fondi Art Bonus nel 2022. Alla fine del 2022 risultano oltre 2434 gli enti registrati al portale Art Bonus, 31275 i mecenati, 5731 gli interventi pubblicati sulla piattaforma, più di 757 i milioni di euro raccolti su tutto il territorio nazionale. Quindici sono le regioni nelle quali si trovano i progetti in gara (Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto). Per votare, basta un semplice clic o like. La novità di questa edizione è l’introduzione di due categorie di progetti. 1) categoria “Beni e luoghi della cultura”: concorrono progetti di restauro e manutenzione di beni culturali e progetti di sostegno a favore di musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche, complessi monumentali; 2) categoria “Spettacolo dal vivo”: comprende tutti i progetti di sostegno agli enti e alle attività di spettacolo. I vincitori della 7° edizione saranno due, uno per ciascuna categoria.

art-bonus_2023_logoLe fasi di svolgimento del Concorso Art Bonus 2023: FASE 1 – Prima eliminatoria sul sito Art Bonus dal 1° febbraio 2023 fino alle ore 12 del 21 febbraio 2023 le votazioni si svolgeranno esclusivamente sulla piattaforma artbonus.gov.it/concorso2023. Sarà possibile esprimere una sola preferenza per ciascun progetto in gara ma ogni utente potrà votare più progetti. I voti ricevuti da ciascun progetto saranno visibili in tempo reale. FASE 2 – Seconda eliminatoria sul sito Art Bonus dalle ore 13 del 21 febbraio 2023 fino alle ore 12 del 14 marzo 2023 resteranno in gara sulla piattaforma del concorso i soli progetti che avranno ricevuto almeno 200 voti. I progetti con più di 200 voti rimasti in gara saranno divisi in due categorie: “Beni e luoghi della cultura” e “Spettacolo”. I sei progetti di ciascuna categoria che risulteranno più votati alla data del 14 marzo accederanno alla fase finale che si svolgerà solo sui canali FB e IG di Art Bonus. FASE 3 – Finale sui canali Facebook e Instagram di Art Bonus dalle ore 12 del 15 marzo fino alle 12 del 30 marzo 2023 i primi 12 progetti con il maggior numero di voti sulla piattaforma parteciperanno alle votazioni solo sui canali social, sfidandosi a suon di “Likes” sui profili Facebook e Instagram di Art Bonus. I 12 progetti finalisti saranno così suddivisi: 6 per la categoria “Beni e luoghi della cultura” + 6 per la categoria “Spettacolo”. FASE 4 – Proclamazione vincitori. i voti ottenuti da ciascun progetto sui social saranno sommati ai voti precedentemente ricevuti sulla piattaforma Art Bonus. La somma di questi voti determinerà l’ordine finale delle due classifiche e i due vincitori, uno per ogni categoria: 1° classificato categoria “Beni e luoghi della cultura”, 1° classificato categoria “Spettacolo”.

Ecco alcuni progetti da votare, da Nord a Sud.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

NEGRAR (Vr). Villa Romana dei Mosaici: copertura protettiva mosaici (SABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza). Il link per votare: Villa Romana dei Mosaici – Copertura protettiva mosaici – SABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza – Art Bonus. Villa romana tardoantica (IV secolo d.C.) a carattere residenziale e produttivo, con mosaici di straordinario pregio ed eccezionale stato di conservazione.

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Veduta aerea dell’area occupata dalla Villa dei Mosaici di Negrar tra i vigneti della Valpolicella (foto sabap-vr)

Dopo il rinvenimento nel 1885 di alcuni mosaici in parte strappati e venduti al Comune di Verona, nel 1922 venne individuata ed esplorata una parte del settore residenziale (pars urbana) dall’archeologa Tina Campanile, prima donna ammessa alla Scuola Archeologica di Atene. Nel 1974 uno scavo distrusse alcuni ambienti della villa fino ad allora sconosciuti. Del sito non era più nota l’esatta localizzazione: nel 2018 la Soprintendenza riprese le ricerche con la finalità della tutela vincolistica e nel 2019 fu individuata l’area. Negli anni seguenti, grazie ai fondi ministeriali, è stato intrapreso lo scavo archeologico in estensione. Oltre alla riscoperta dei mosaici visti nel 1922, che tanta eco mediatica ha suscitato sulla stampa nazionale e internazionale e sul web (“I mosaici romani tra i filari dei vigneti della Valpolicella”) e di cui è stato finalmente possibile apprezzare la pregevole tecnica realizzativa e lo straordinario stato di conservazione, ne sono stati riportati in luce nuovi con disegni geometrici, raffigurazioni naturalistiche e ritrattistiche. La parte residenziale della villa, scenograficamente disposta su terrazzamenti che assecondavano il declivio naturale del terreno, collegati da scalinate e ordinata attorno a un cortile-giardino centrale cinto dal peristilio, comprendeva un ampio e articolato settore termale. È stata rinvenuta una quantità notevole di frammenti di intonaci a vivaci colori, capitelli, fusti e basi di colonna, oltre a reperti metallici e a numerose monete.

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Una delle coperture esistenti a protezione dei pavimenti musivi della Villa dei Mosaici a Negrar (foto sabap-vr)

Il settore produttivo è caratterizzato dalla presenza di estesi vani lastricati; recentissima e particolarmente rilevante è l’individuazione di strutture dedicate alla produzione vinicola. Si ipotizza che l’abbandono e la spoliazione della villa siano avvenuti nel VI secolo; la successiva frequentazione del sito in epoca altomedievale, nei tre secoli successivi (VII-IX), è caratterizzata da demolizioni, nuove parziali edificazioni e dal riadattamento e riuso di alcuni ambienti superstiti. Sono riferibili a quest’epoca anche alcune sepolture in nuda terra o in cassa litica. Tutti i beni archeologici messi in luce appartengono allo Stato. L’intervento: realizzazione di due coperture con struttura in alluminio e teli con pareti apribili per la protezione dalle intemperie delle aree scavate, analoghe a quelle già esistenti, al fine di consentire gli interventi conservativi più urgenti sulle pavimentazioni musive, con un clima controllato e di permettere agli archeologi di proseguire l’indagine al coperto.

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Il museo civico di Scienze e Archeologia a Palazzo Parolari a Rovereto (foto fmcr)

ROVERETO (Tn). Museo di Scienze e Archeologia | Fondazione Museo Civico di Rovereto: Paolo Orsi. Una storia trentina tra archivi e immagini. Il link per votare: Museo di Scienze e Archeologia | Fondazione Museo Civico di Rovereto – Paolo Orsi. Una storia trentina tra archivi e immagini – Art Bonus. Archeologia, zoologia, botanica, astronomia, scienze della terra, robotica: queste le discipline che animano il Museo di Scienze e Archeologia, dalle sale permanenti con le preziose collezioni fino alle importanti mostre temporanee che approfondiscono temi diversi ogni anno.

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Ritratto dell’archeologo Paolo Orsi, nato a Rovereto nel 1859 (foto fmcr)

Il museo, situato a Palazzo Parolari, è dal 1998 sede della Fondazione Museo Civico di Rovereto, uno dei più antichi musei italiani, fondato come società privata nel 1851. Le collezioni storiche del museo hanno dato vita all’esposizione permanente con sale dedicate ai minerali, ai fossili e agli uccelli, con alcune delle più importanti collezioni regionali. Le sale di archeologia raccontano il territorio ma non solo, grazie alla splendida collezione Paolo Orsi e alla sala Portinaro-Untersteiner con una preziosa raccolta di vasi antichi di produzione italica. Disponibili per le attività per il pubblico e le scuole il Planetario situato nel giardino del museo e il primo LEGO Education Innovation Studio aperto in Italia. L’intervento: riordino, pubblicazione e valorizzazione dell’epistolario inedito e dell’archivio lasciato dall’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) alla Fondazione Museo Civico di Rovereto. Realizzazione di un documentario su Paolo Orsi e il suo rapporto con la terra d’origine.

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Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

PARCO ARCHEOLOGICO ERCOLANO (Na). Restauro stanza del custode, Collegio degli Augustali. Il link per votare: Parco Archeologico Ercolano – Restauro stanza del custode, Collegio degli Augustali – Art Bonus. Il parco archeologico di Ercolano, istituto della cultura di rilevante interesse nazionale dotato di autonomia speciale, è la struttura amministrativa che ha il compito di ricercare, conservare, tutelare, divulgare e valorizzare l’antica Herculaneum, luogo in cui a partire dal 1738 è cominciata l’archeologia delle città vesuviane distrutte dall’eruzione del 79 d.C. L’area archeologica di Ercolano è stata inserita, dal 1997, insieme agli Scavi di Pompei e alle ville di Oplontis, nella lista dei siti del Patrimonio Mondiale redatta dall’UNESCO.  Nel 1961 durante gli scavi a cielo aperto dell’antica Herculaneum, in un ambiente del Collegio degli Augustali, una vittima dell’eruzione del 79 d.C., un uomo di circa 20 anni, probabilmente il custode dell’edificio, fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico.

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I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)

Lo scavo del letto rimase volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva lasciando la porzione più superficiale del letto e i resti scheletrici a vista, protetti da una teca in vetro. Negli anni successivi alla musealizzazione della stanza, la protezione in vetro è andata perduta e i resti scheletrici sono stati soggetti a ripetuti furti e danneggiamenti da agenti esterni, mentre i margini del letto in legno carbonizzato hanno perso l’adesione originaria al blocco di materiale piroclastico sottostante, presentando segni di fratture e sgretolamento. Negli anni più recenti, è stata avvertita la necessità di recuperare questo straordinario contesto archeologico, sia per preservare i dati concernenti il ritrovamento di una vittima dell’eruzione in condizioni di seppellimento molto peculiari, sia per garantire la conservazione del letto, che rientra nel novero di una collezione di mobili, di oggetti di uso comune nonché di elementi strutturali in legno carbonizzato unica al mondo. Per quanto riguarda lo scheletro, in corrispondenza del cranio della vittima, è recentissima la scoperta di resti cerebrali vetrificati il cui risultato più significativo è stata l’identificazione di diverse proteine presenti nei tessuti cerebrali umani, attribuibili al cervello della vittima e ai suoi capelli, consentendo altresì l’individuazione di un intero sistema nervoso centrale. Nell’ambito del progetto è pertanto prioritario procedere ad un’accurata rimozione dei resti scheletrici per preservarne l’eccezionale valore scientifico e garantire la prosecuzione di indagini interdisciplinari; nel contempo, la rimozione del banco tufaceo dell’eruzione, non ancora scavato, consentirebbe di recuperare i nessi strutturali verticali e orizzontali del letto e la possibilità di completarne il consolidamento e il restauro. Il progetto prevede altresì la manutenzione straordinaria degli elementi strutturali e degli apparati decorativi della stanza, con particolare riguardo alla parete in opus craticium, che  ancora conserva tracce del graticcio in legno carbonizzato e la finestra originale, agli intonaci affrescati e al pavimento in cocciopesto. L’unicità dell’area archeologica è data dalla peculiarità del seppellimento che ha sigillato sotto una spessa coltre di materiale piroclastico l’intera città, restituendo l’unico fronte mare di una città romana ed edifici conservati sino al terzo piano di altezza, caratterizzati da apparati decorativi di grande pregio. Ercolano è il solo sito da cui sono stati portati alla luce reperti organici in grande quantità, tra i quali legno (utilizzato sia come elemento architettonico che per la costruzione di mobili e utensili), frammenti di tessuto ed alimenti di vario genere (cereali, legumi, frutta). L’unica biblioteca del mondo antico, la famosa collezione di papiri che dà il nome alla celebre Villa, è stata trovata qui. Le attività di studio e ricerca dello straordinario patrimonio culturale del Parco, mobile ed immobile, sono volte a migliorare la conoscenza della cultura materiale e della società romana del I sec. d.C., nonché a mettere in campo strategie di tutela e conservazione innovative ed efficaci per una fruizione sempre più ampliata, inclusiva e diversificata.

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Rython assiro in bronzo (730-715 a.C.) a testa di leone proveniente da Veio e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

ROMA. Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: restauro Rython assiro a testa di leone. Il link per votare: Restauro Rython assiro a testa di leone – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Art Bonus. Restauro del Rython assiro in bronzo (730-715 a.C.) conformato a testa di leone proveniente da Veio, il cui contesto è purtroppo sconosciuto, ma certamente riconducibile ad un corredo principesco. Utilizzato come contenitore per bere, era dotato probabilmente da un’ansa che permetteva una presa riconducibile a quella di un secchiello. Il reperto è stato realizzato in lamina di bronzo, a doppia parete, e decorato con la tecnica dello sbalzo con anima di materiale refrattario in corrispondenza dei volumi delle fauci. Il manufatto dovrà essere sottoposto a: esame e documentazione dello stato di conservazione iniziale del reperto mediante fotografie e schede descrittive; pulitura (meccanica e/o chimica) delle superfici da depositi incoerenti e coerenti; consolidamento dei materiali costitutivi; eventuale incollaggio con resine adeguate; integrazioni e/o lavorazioni di integrazioni esistenti; presentazione estetica delle integrazioni; applicazione di idoneo protettivo; progettazione ed esecuzione di un nuovo supporto. Il museo ETRU mira a costituire una rete integrata tra siti ed enti culturali volta a favorire la crescita culturale e sociale e lo sviluppo economico delle realtà territoriali che le sue raccolte rappresentano, incoraggiando la formazione di comunità patrimoniali nello spirito indicato dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005).