Giochi e spettacoli nel mondo antico. A Reggio Emilia una giornata di studi internazionali sulle nuove scoperte che aprono nuovi scenari nel campo delle indagini sul divertimento nell’antichità

A Reggio Emilia la giornata di studi “Giochi e spettacoli nel mondo antico. Problematiche e nuove scoperte”
Barcellona, Volterra, Reggio Emilia. Ma anche Claterna di Ozzano dell’Emilia, Bologna e Lodi. Luoghi diversi, anche lontani tra loro. Eppure c’è qualcosa che li lega: la scoperta o la riscoperta degli anfiteatri romani e degli apprestamenti per il divertimento dei legionari al fronte, risultati archeologici importanti che aprono nuovi scenari nel campo delle indagini sul divertimento nell’antichità. Da questa premessa muove la giornata di studio “Giochi e spettacoli nel mondo antico. Problematiche e nuove scoperte”, sabato 24 marzo 2018, dalle 9.30 alle 18, alla Fondazione FAR Studium Regiense, in via San Filippo a Reggio Emilia. Promosso da Famiglia Artistica Reggiana Studium Regiense, con la partecipazione di studiosi di prestigiosi atenei italiani e stranieri e di archeologi pubblici e privati (tra cui quelli delle soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna, Mantova e Pisa) questo convegno internazionale, curato da Paolo Storchi (Sapienza Università di Roma – Scuola Archeologica Italiana ad Atene) e organizzato da P. Storchi, E. Badodi e G. Mete, intende presentare le più importanti novità sul tema degli spettacoli e dei giochi nel mondo antico. Curiosità, conferme e sorprese dal “mondo di sotto”, dai nuovi approcci di ricerca, come la geofisica e le ricostruzioni tridimensionali, all’anfiteatro individuato “scendendo in cantina”, dai ludi gladiatori agli agoni atletici, senza dimenticare i proverbi inventati da greci e romani per parlare del “mondo dello spettacolo” e le nuove prospettive dall’America precolombiana.
Ricco il programma che apre alle 9.30, con i saluti di Carlo Baldi (presidente della fondazione FAR Studium Regiense) e delle autorità. Alle 10, iniziano i lavori con la I sessione “Novità dall’Italia. Fra scavi, fonti antiche e nuove tecnologie” moderata da Roberto Macellari (università di Parma). Intervengono: 10.15: C. Calastri (AnteQuem; Archeoimprese), “Archeologia di cantina: la scoperta dell’anfiteatro di Bologna”; 10.35: R. Curina, M. Molinari, C. Negrelli (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia), “Dalla fotografia aerea allo scavo archeologico: il teatro romano di Claterna”; 10.55: E. Sorge (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Pisa e Livorno), “La scoperta dell’anfiteatro di Volterra”; 11.15: R. Tosi (università di Bologna), “I Proverbi antichi riguardo gli spettacoli ed i giochi”. Dopo il coffee break, 11.55: P. Blockley; G. Mete (Ra.Ga srl), M. Camorani (G.S.T. srl), P. Storchi (Sapienza università di Roma-Scuola Archeologica Italiana ad Atene), “Elementi di novità dal Reggiano”; 12.15: D. Dininno (università di Pisa), “Il Circo Massimo nell’ambito urbanistico della Regio XI”; 12.35: L. Marsicano, S. Onofri (Sapienza università di Roma), M. Montanari (Open History Map), “Interagire con il passato: il caso del circo di Massenzio”. Pausa pranzo.
Nel pomeriggio, la II sessione “Nuove prospettive nella ricerca italiana”, moderata da Stefano Maggi (università di Pavia). Intervengono: 14.15: M. Bianchini (università della Campania L. Vanvitelli), “Il ruolo dell’opus caementicium nel processo evolutivo dell’architettura anfiteatrale”; 14.35: G. Legrottaglie (università Cattolica di Milano), “L’anfiteatro di Milano fra città e ager”; 14.55: M. Balbo (università di Torino), P. Storchi (Sapienza università di Roma-Scuola Archeologica Italiana ad Atene), “Divertirsi nelle campagne. Il curioso caso dell’Ager Saluzzensis”; 15-15: S. De Francesco, S. Jorio (soprintendenza Archeologica per le province di Lodi, Cremona e Mantova ), G. Mete (museo Archeologico di Laus Pompeia), “L’anfiteatro di Laus Pompeia, tra scavo e geofisica”; 15.35: D. Iacobone (Politecnico di Milano), “Il destino degli anfiteatri dopo l’antichità, nuovi dati”. Segue la III sessione “Principali novità dalle Province dell’Impero e fuori dal mondo romano”, moderata da Damiano Iacobone (Politecnico di Milano). Intervengono: 16.15: T. Wilmott (English Heritage), “Anfiteatri e campi militari in Britannia”; 16.35: T. Hufschmid (University of Basel), “Giochi e svago nella Svizzera romana”; 16.55: D. Bomgarder (university of Winchester), “Una rilettura del concetto di anfiteatro nel mondo romano”; 17.15: J. Sales-Carbonell (universitat de Barcelona), “Ipotesi di riconoscimento dell’anfiteatro di Barcino”; 17.35: G. Carosi (Sapienza università di Roma), “Edifici da spettacolo in area maya, un’analisi topografica”. Alle 17.55, saluti e brindisi di fine lavori.
È morto Vincenzo La Rosa “archeologo e gentiluomo”: importanti le sue ricerche nella Sicilia protostorica e soprattutto nella Creta minoica

L’archeologo Vincenzo La Rosa: importanti le sue ricerche nella Sicilia protostorica e soprattutto nella Creta minoica
L’Università di Catania e l’archeologia italiana hanno perso un’importante figura, il professore e archeologo Vincenzo La Rosa. Il suo nome è legato alle ricerche archeologiche a Cipro, nella sua Sicilia, e soprattutto a Creta, lasciando un segno indelebile come studioso e come docente. L’archeologo Vincenzo La Rosa, autore di importanti scavi nella Creta minoica e nella Sicilia protostorica, è morto nei giorni scorsi a Catania all’età di 73 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dall’Accademia dei Lincei di cui era socio. Nato a Noto, in provincia di Siracusa il 21 ottobre del 1941, La Rosa, uno tra i più importanti archeologi italiani, dopo la laurea all’Università di Catania nel 1964 si perfezionò alla Scuola Archeologica italiana di Atene nel 1965-1966. Ha collaborato e diretto numerosi scavi archeologici effettuati in territorio siciliano, in particolare a Milena che hanno permesso di scoprire tesori unici. Vincenzo La Rosa non era solo un studioso, ma era un docente in grado di stimolare i suoi alunni attraverso la passione per la sua materia e la pluralità di interessi verso i quali era spinto dalla sua mente curiosa. A ricordarlo tra gli studenti e i suoi colleghi c’è il professore Antonio Di Grado che si è rivolto a Vincenzo La Rosa con commozione chiamandolo «archeologo e gentiluomo», due appellativi rispecchianti le due anime che Vincenzo La Rosa ha sempre offerto a chi incontrava.
Dal 1975 è stato professore ordinario di Civiltà Indigene della Sicilia all’ateneo di Catania e quindi (dal 1981) di Archeologia e Antichità Egee (primo insegnamento specifico di questa materia in Italia). Direttore del Centro di studi sull’Archeologia greca del Cnr a Catania (1984-87), è stato dal 1993 al 1999 assistente- direttore della Scuola Archeologica italiana di Atene. Rientrato nell’Università di Catania, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Centro di Archeologia cretese, fondando la collana di Studi di Archeologia Cretese e accogliendo la proposta dell’editore Aldo Ausilio di dirigere la rivista Creta Antica che questi desiderava creare. Nel 1996 è stato insignito della cittadinanza onoraria del comune di Kamilari, Creta; nel 2011 della Croce di San Paolo e San Tito dalla Chiesa ortodossa di Creta; nel maggio di quest’anno (2014) della cittadinanza onoraria del comune di Milena, a ricordo della sua attività sul sito.
La sua attività sul campo, oltre che a Cipro (Haghia Irini, 1973), si è manifestata soprattutto in Sicilia e a Creta. Nell’isola dove era nato, dopo aver condotto scavi a Centuripe e a Noto antica (tra il 1968 ed il 1974), ha profuso il suo maggiore impegno nel sito di Milena (1978-1992), nella valle del fiume Platani, poco noto archeologicamente fino alle sue ricerche. È però a Creta che Vincenzo La Rosa trova la sua terra di elezione scientifica, dapprima come collaboratore di Doro Levi negli scavi di Festòs, quindi come direttore degli scavi di Selì di Kamilari (1973-76) e soprattutto di Haghia Triada (dal 1977) e Festòs (1994, 2000-2004), appositamente chiamato dall’allora direttore della Scuola Archeologica italiana di Atene, Antonino Di Vita. L’ampiezza di vedute che caratterizza i suoi interessi scientifici, volti sia alla preistoria che alle fasi più recenti dei siti indagati, riguarda anche gli studi sulla storiografia archeologica. In particolare i contributi relativi all’inizio delle esplorazioni italiane a Creta hanno aperto campi di indagine originali ed innovativi sul rapporto fra archeologia e politica estera, discussi in una lunga serie di articoli a partire da uno specifico convegno tenuto a Catania nel 1985 in margine alla mostra Creta Antica. Cento anni di archeologia italiana a Creta.
Organizzatore di mostre e convegni che sono diventati punto di riferimento per la ricerca (a quelli citati si può aggiungere il simposio italiano di studi egei Epì ponton plazòmenoi con D. Palermo e L. Vagnetti, del 1998, I Cento Anni dello scavo di Festòs, del 2000, e la mostra In Ima Tartara. Miti e leggende delle grotte dell’Etna assieme a F. Privitera, del 2007, il convegno Tra lava a mare, con M.G. Branciforti, dello stesso anno), Vincenzo La Rosa è stato socio di istituzioni culturali internazionali (Accademia Roveretana degli Agiati; Istituto Archeologico Germanico; Archaiologiki Etairia di Atene fino all’Accademia Nazionale dei Lincei).


























Commenti recenti