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Napoli. Al via la terza edizione di archeocineMANN, il Festival Internazionale del cinema archeologico promosso dal museo Archeologico nazionale: venti film in programma e incontri con i protagonisti

napoli_mann_archeocinemann_1_logo-2022Venti i film in programma per un suggestivo viaggio sulla linea del tempo. Dal 10 al 12 novembre 2022 tornerà in calendario, per un pubblico di cinefili e non solo, la terza edizione di archeocineMANN, il Festival Internazionale del cinema archeologico promosso dal museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con “Archeologia Viva” e “Firenze Archeofilm”. Nell’auditorium del MANN, sarà possibile assistere gratuitamente a proiezioni cinematografiche e dibattiti. Anche nell’edizione 2022, in occasione di archeocineMANN, saranno assegnati due riconoscimenti: il Premio MANN per il film più votato dal pubblico e il Premio DIDACTA per la pellicola scelta, in streaming o in presenza, dalle scuole. “Un festival internazionale del cinema archeologico aperto alla città e alle scuole” commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini, “un viaggio appassionante nella storia antica attraverso una selezione di altissima qualità, dalla preistoria alle guerre di oggi, da Pompei ai Longobardi. Tanti prestigiosi ospiti ci aspettano nel nostro accogliente auditorium. E, con archeocineMANN, il Museo entra anche in classe promuovendo uno strumento di didattica coinvolgente, in streaming, e un premio assegnato direttamente dagli studenti.  Grazie ad Archeologia Viva per aver costruito insieme a noi una terza edizione sempre più ricca, che si propone come appuntamento fisso del calendario culturale napoletano”. archeocineMANN sarà arricchito da un programma per tutti, come sottolinea il direttore di “Archeologia Viva”, Piero Pruneti: “Siamo felici di tornare a organizzare a Napoli e proprio al MANN questo Festival internazionale. Il MANN è una sede privilegiata e, al tempo stesso, è la casa naturale di un cinema d’autore per raccontare il passato dell’uomo in maniera avvincente e ravvicinata. È un programma pensato anche per giovani e scuole che saranno protagonisti e parte attiva di questa edizione 2022″.

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Frame del film “Au temps des dinosaures / Al tempo dei dinosauri” di Pascal Cuissot


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Frame del film “The Mystery of the Trojan Horse. On the trial of a myth / Il mistero del cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May e Christian Twente

La rassegna aprirà giovedì 10 novembre 2022 (ore 10) con un film sulle scoperte che riguardano nuove specie di dinosauri e “mostri marini” per comprendere come è cambiato nel tempo il quadro delle conoscenze paleontologiche. Spazio, poi, alle immagini di archivio di Pompei negli anni Sessanta (10 novembre 2022, proiezione mattutina), alla storia (rivista e corretta) del Cavallo di Troia, alle nuove teorie sulle origini di Homo Sapiens (10 novembre 2022, dalle 16.15). Non mancheranno (11 novembre, dalle 10) incursioni nel mondo dei Longobardi e nell’antica Roma vista dalla parte dei bambini. E, ancora, il viaggio di archeocineMANN toccherà i tesori sommersi di Baia, che durante l’impero romano era città del lusso a pochi chilometri da Napoli. Gli itinerari tracciati dalla rassegna porteranno ancora più lontano: da non perdere il documentario sull’incredibile operazione internazionale che, negli anni Cinquanta, coinvolse alcuni dei più importanti templi egizi sulle dighe del Nilo. Interessante, sabato 12 novembre 2022 dalle 10, il focus sull’antichissima grotta Cosquer e sulle sue pitture preistoriche di 27mila anni fa. Gli appassionati dei nuovi linguaggi della comunicazione, infine, non potranno mancare alla proiezione di uno straordinario cartoon sul rinato Museo di Baghdad.

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Frame del film “Thalassa. Il racconto” di Antonio Longo

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Locandina del film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois

La kermesse chiuderà con il film – evento “Il Giuramento di Ciriaco” (12 novembre 2022, ore 16.15), risultato vincitore all’ultima edizione di “Firenze archeofilm”, “Varese archeofilm” e “Ram film festival Rovereto”: il documentario racconta l’incredibile vicenda del salvataggio di centinaia di opere d’arte e preziosi reperti nel Museo di Aleppo durante la guerra civile siriana. archeocineMANN sarà occasione anche per riproporre alcune delle più interessanti produzioni cinematografiche del museo Archeologico nazionale di Napoli: “Thalassa il racconto”, realizzato da Antonio Longo e Salvatore Agizza per raccontare le importanti scoperte dell’archeologia subacquea; “Lo scrigno delle meraviglie”, diretto da Paolo Bonetti e dedicato alle collezioni del nostro Istituto; “Green Bike. MANN est ovest, dall’arte al mare” di Mauro Fermariello che si occupa delle prospettive di interazione ecosostenibile con il territorio.  

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L’archeologo navale Francesco Tiboni


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Fabio Pagano, direttore parco Campi Flegrei

Come da tradizione, archeocineMANN riserverà spazio alla comunicazione storico-scientifica per approfondire le tematiche dei film: tra gli ospiti della rassegna 2022, vi saranno Marco Signore (tecnologo del dipartimento di Conservazione Animali marini e Public engagement/ museo Darwin-Dohrn di Napoli), Francesco Tiboni (archeologo navale), Federico Marazzi (professore di Archeologia cristiana e medievale all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Fabio Pagano (direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei), Stefano De Martino (professore di Ittitologia dell’università di Torino) e Andrea Polcaro (docente di Archeologia del Vicino Oriente antico all’università di Perugia).

Firenze. TourismA 2023: ecco le date. A pochi giorni dalla chiusura dell’edizione 2022, che ha registrato un grande successo, il direttore Piero Pruneti annuncia già la prossima

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Piero Pruneti, direttore di TourismA e della rivista Archeologia Viva (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)

“Segnatevi le date e non prendete impegni in quel week end perché sarà un’edizione assolutamente da non perdere”. Così il direttore di “tourismA – Salone dell’Archeologia e Turismo culturale” Piero Pruneti forte del successo dell’edizione che si è appena conclusa invita alla prossima che questa volta si terrà in primavera: dal 24 al 26 marzo 2023. E sottolinea: “Anche quest’anno la manifestazione è stata la riprova di quanto la storia del nostro passato, comunicata attraverso grandi divulgatori e scoperte in ogni parte del mondo, coinvolga un pubblico sempre più vasto. E ora che si torna a guardare con fiducia alla ripresa dei viaggi, le molte proposte di turismo culturale (e consapevole) trovano “in tourismA” la loro casa privilegiata con incontri e racconti dalle principali destinazioni italiane ed europee. In tre giorni, dalla Toscana alla Sardegna, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, dalla Valle d’Aosta alla Romagna fino a Cipro, Croazia, Turchia, Grecia è stato possibile farsi un’idea di quanto ancora ci sia da conoscere e visitare in Italia e nel mondo grazie all’enorme patrimonio storico-archeologico che parla di un passato comune, aperto e accessibile a tutti. Esattamente come vuole essere la nostra manifestazione”. Ancora presto per anticipare i contenuti di “tourismA 2023”, che tuttavia sono già “in formazione” e andranno a rendere densa la tre giorni ormai più attesa a livello europeo per tutti gli appassionati del mondo antico e della sua riscoperta attraverso viaggi ed esplorazioni in ogni parte del globo. “La nostra forza”, conclude Pruneti, “è il grande pubblico che riconferma ogni anno la sua fedeltà assoluta con numeri in crescita che ci spingono a dare sempre di più. Aspettatevi dunque tanti nomi e altrettante sorprese per l’edizione numero 9. E… stay tuned come direbbero gli inglesi!”.

Vetulonia. Per “Le notti dell’Archeologia” conversazione archeologica sui temi della mostra-evento “A tempo di DANZA. In armonia, grazia e BELLEZZA” al museo “Isidoro Falchi” con Pruneti, Giulierini, Giacco, Saviano, Passa e Spina. Anteprima del corto di Antonioni con Caterina Di Rienzo

vetulonia_archeologico_mostra-a-tempo-di-danza_notti-dell-archeologia_locandina“Le Notti dell’Archeologia” fa tappa a Vetulonia. Mercoledì 20 luglio 2022, alle 21, nell’ambito della rassegna promossa dalla Regione Toscana, piazza Vatluna sarà il palcoscenico di una speciale conversazione archeologica sui temi della mostra evento 2022 “A tempo di DANZA. In armonia, grazia e BELLEZZA” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia fino al 6 novembre 2022. La serata, condotta da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e di tourismA, avrà come ospiti d’eccellenza: Paolo Giulierini direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; le archeologhe del Mann Marialucia Giacco e Stefania Saviano; Antonio Passa, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara; Luigi Spina, il più quotato fotografo contemporaneo di Antichità, autore dei quadri fotografici che nel percorso espositivo della mostra dialogano con le opere esposte. Alla conversazione archeologica seguirà la prima proiezione del cortometraggio videoarte realizzato dal film-maker Lorenzo Antonioni con l’artista Caterina Di Rienzo, danzatrice e coreografa. Il corto, ambientato e proiettato all’interno della Sala della Danza, diventerà esso stesso parte integrante del percorso della mostra. Evento gratuito. Possibilità di prenotare posti a sedere fino esaurimento. Info e prenotazioni: 0564 927241 (da martedì a domenica 10-14 e 15-19).

Delta Archeo Festival a Comacchio. Convegno in presenza e on line “Turismo culturale: il potere dell’archeologia. Identità dei territori e storie di buone pratiche” con Roberto Cantagalli, Paolo Giulierini, Marxiano Melotti, Francesca Morandini, in collaborazione con Archeologia Viva

“Turismo culturale: il potere dell’archeologia. Identità dei territori e storie di buone pratiche”: è il titolo del convegno, in presenza e on line, in programma domenica 29 maggio 2022 a Comacchio nell’ambito del Delta Archeo Festival, in collaborazione con Archeologia Viva. Appuntamento alle 10 nella sala polivalente di Palazzo Bellini a Comacchio. E on line sulla piattaforma Zoom: il link https://us02web.zoom.us/j/82672241161… (ID riunione: 826 7224 1161 Passcode: 598443). Intervengono Roberto Cantagalli, Paolo Giulierini, Marxiano Melotti, Francesca Morandini. Introduce e modera Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Ingresso libero. Dopo i saluti di Pierluigi Negri, sindaco di Comacchio; Lorenzo Marchesini, presidente Gal Delta 2000; Aida Morelli, presidente Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Delta del Po; Moreno Gasparini, presidente Ente Parco Regionale Veneto Delta del Po; intervengono Roberto Cantagalli, dirigente Cultura e Turismo – Comune di Comacchio, project manager progetto Value; Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli; Marxiano Melotti, docente Sociologia del Turismo del Patrimonio culturale – università “Niccolò Cusano”; Francesca Morandini, conservatrice collezioni e aree archeologiche Comune di Brescia – Fondazione Brescia Musei. In collaborazione con “Firenze Archeofilm”: Promozione attraverso il cinema: esempi di best practice. Il film “Antico presente. Del desiderio. Della paura”, regia Lucio Fiorentino, progetto scientifico di Ludovico Solima, produzione Mann, 10’; il film “Viarium. Paesaggi culturali dell’Ager Bantinus”, regia Francesco Gabellone, consulenza scientifica Sabrina Mutino, produzione Pinacoteca Camillo d’Errico, 12’. Programma pomeridiano dalle 14 alle 16. Le esperienze dei partner del Progetto VALUE. Intervengono Andrea Gaucci, Alma Mater Studiorum – università di Bologna; Alessandro Rucco, università Ca’ Foscari di Venezia; Ursula Thun, università di Ferrara; Sara Campagnari, SABAP-BO. Le azioni pilota del progetto VALUE. Intervengono Rahela Veskovic, Town of Cres (HR); Antonio Gottarelli, Alma Mater Studiorum – università di Bologna; Alberta Facchi, direttrice museo Archeologico nazionale di Adria.

Archeologia in lutto. È morto a 60 anni Marcello barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma. Si è interessato di storia dell’archeologia, scultura greca, metodologia della storia dell’arte, storia del collezionismo, archeologia della Magna Grecia, museografia. Il ricordo di colleghi, allievi e appassionati

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Il prof. Marcello Barbanera. Era professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’università La Sapienza di Roma

Archeologia in lutto. L’università La Sapienza di Roma è in lutto. È morto il 10 aprile 2022, a Roma, a sessant’anni, Marcello Barbanera, professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza Università di Roma e presidente del Polo museale dell’ateneo. Molto noto anche tra gli appassionati per il suo “Storia dell’archeologia classica in Italia” (Laterza, 2015), un libro fondamentale per inquadrare lo sviluppo della disciplina in Italia.

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Il prof. Marcello barbanera dal 2016 era direttore del museo dell’Arte classica di Roma La Sapienza

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità esprime la commozione e il cordoglio di tutti i suoi membri per la prematura e tragica scomparsa di Marcello Barbanera, professore di Archeologia classica e Direttore del Museo di Arte Classica. Marcello Barbanera ha insegnato dal 2005 Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento, dove, nel 1991, era diventato conservatore della Gipsoteca’ archeologica, curandone il progetto di restauro e divenendo poi Direttore del Museo dellArte Classica dal 2016 che oggi, 11 aprile 2022, interrompe le sue attività in segno di lutto. Dal 2019 ha diretto lo scavo archeologico di Elaioussa Sebaste (Turchia) e ha assunto le funzioni di Presidente del Polo Museale. In plurime occasioni ha ricoperto il ruolo di coordinatore scientifico di rilevanti progetti nazionali e internazionali, tra gli altri le celebrazioni del bimillenario per la morte di Cesare Germanico e la trasformazione in museo della villa dei mosaici di Spello. “Con la sua scomparsa viene meno non solo un collega, ma anche una figura di riferimento primaria – non solo in Sapienza – per la storia dell’arte e dell’archeologia, per lo studio dell’antico e della sua ricezione, un dotto studioso distintosi per la vasta e raffinata cultura, la cui eredità scientifica non mancherà di suscitare nuove indagini e approfondimenti nei settori esplorati durante la sua lunga e poliedrica carriera.

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La copertina del libro “Storia dell’archeologia classica in Italia” di Marcello Barbanera

Marcello Barbanera si era specializzato a Roma in Storia dell’arte antica. Ha trascorso soggiorni di studio a Parigi con Alain Schnapp (La Sorbonne 1997), è stato borsista a Berlino con Adolf H. Borbein (Alexander von Humboldt Stiftung, Freie Universität 1998 e 2005) e a New York (The Italian Academy, Columbia University 1999). Visiting professor a Parigi (Ecole des Hautes Etudes 1997 e Institut d’Histoire de l’Art 2006), è stato nel 2008 Kress Lecturer per l’Archaeological Institute of America, di cui era membro. Era socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico. Fellow del Morphomata Kolleg di Colonia (2012-13). La sua attività di ricerca è stata orientata verso la storia dell’archeologia, la scultura greca, la metodologia della storia dell’arte, la storia del collezionismo, l’archeologia della Magna Grecia, la museografia, la ricezione dell’antico e la definizione di arte nella società greca. Tra le sue pubblicazioni: “Il Guerriero di Agrigento” (1995), “Il Museo dell’Arte classica” (1995); “L’Archeologia degli Italiani” (1998); “Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia ed epistolario di un grande archeologo” (2003); “Original und Kopie” (2006); “Collezione di antichità di Palazzo Lancellotti ai Coronari. Archeologia, Architettura, Restauro” (2008); “Relitti riletti. Trasformazione delle rovine e identità culturale” (2009); “Memoria. Cultura e Costruzione del ricordo nelle società del Mediterraneo e del Vicino oriente antico” (2010); “Originale e copia nell’arte antica” (2011); “Il Museo impossibile. Storie archeologiche: istituzioni, uomini, idee”, Roma 2012; “The Envy of Daedalus. Essay on the artist as murderer”, Köln (2013); “La forza delle rovine” (2015); “L’archeologia come strumento di coscienza civica. Paolo Orsi e Armando Lucifero pionieri della ricerca archeologica in Calabria” (2015); “Figure del corpo nell’arte antica” (2016); “Figure del corpo nel mondo antico” (2018); “Il classico si fa pop di scavi, copie e altri pasticci. Catalogo della mostra (Roma, 13 dicembre 2018-7 aprile 2019)” (2019); “Germanico Cesare a un passo dall’Impero” (2021). E naturalmente, come si diceva, “Storia dell’archeologia classica in Italia” (2015).

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Il prof. Marcello Barbanera è morto a 60 anni

Unanime il cordoglio espresso dal mondo accademico, da molti allievi e da quanti hanno avuto modo di conoscere il prof. Marcello Barbanera in frequenti conferenze e incontri pubblici. “Oggi per me è un giorno triste – scrive un suo ex allievo Igor Baglioni – per tanti motivi, non da ultimo per la scomparsa di una persona speciale che è stata tra quelli che in passato mi hanno indicato la strada che, da spaesata matricola che si aggirava smarrita per i corridoi del Museo dei Gessi, in Sapienza, mi ha portato ad essere lo studioso che sono oggi. Le brutte notizie non giungono mai sole. Addio Marcello Barbanera. Che la terra ti sia lieve”. Gli fanno eco la professoressa Tiziana Pascucci: “Oggi è un giorno triste per Sapienza Università di Roma e per chi ha avuto la fortuna di conoscere Marcello Barbanera. Riposa in pace”. L’archeologo Andrea Camilli: “Un pensiero a Marcello Barbanera e ai pomeriggi di oltre trenta anni fa, passati in biblioteca di archeologia alla Sapienza a parlare (di archeologia, ma soprattutto di cani)… sit tibi terra levis”. Il professor Giuliano Volpe: “Che notizia tragica! una tristezza infinita, un dolore enorme, un caro amico da tantissimi anni, un collega coltissimo e sensibile”. Il professor Massimiliano Valenti: “Un signore, conosciuto quando facevamo l’università (ha un paio d’anni più me), in contatto nel corso degli anni per alcune notizie reciproche e, più recentemente, per il prestito di alcuni reperti per la mostra di Brescia sulla Vittoria. E quest’estate per una sua conferenza a Otricoli. Una triste tragedia”. Anche il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e lo staff del Mann esprimono cordoglio per la scomparsa di Marcello Barbanera, insigne studioso e sapiente divulgatore, che lascerà un grande vuoto nel mondo dell’archeologia e non solo. E il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, nell’apprendere con infinita tristezza e sgomento della scomparsa di Marcello Barbanera, scrive: “Ciao Marcello, vola altissimo il tuo pensiero cristallino sopra le nostre misere vicende”. Mentre la direzione del parco archeologico del Colosseo ricorda il professore della sapienza ripubblicando un suo intervento nell’ambito dei Dialoghi in Curia (vedi Facebook). Infine noi lo vogliamo ricordare riproponendo una bella intervista che Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, ha fatto al prof. Marcello Barbanera nell’estate 2019 ad Aquileia, nell’ambito dell’Aquileia Film Festival 2019, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm.

Arrivederci al 2022: la XXIV Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum sarà a fine ottobre, l’ottava edizione di TourismA a Firenze probabilmente a ottobre

Le due grandi kermesse dedicate all’archeologia in Italia danno appuntamento al 2022. A cominciare dalla Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum i cui organizzatori, alla chiusura della XXIII edizione, hanno ringraziato e annunciato le nuove date: “Desideriamo ringraziare gli espositori, i relatori, i giornalisti, i visitatori per aver partecipato alla XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e quanti ci hanno seguito anche da lontano. Ci auguriamo che le iniziative della BMTA 2021 abbiano suscitato interesse e gradimento. Vi diamo appuntamento alla XXIV edizione, che avrà luogo da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022 a Paestum presso il Tabacchificio Cafasso”.

A salutare i graditi ospiti e dare loro appuntamento al prossimo anno è stato lo stesso Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, dal palco dell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze, non appena salutato Alberto Angela, che ha chiuso – come da tradizione – TourismA, la tre giorni del Salone fiorentino di archeologia e turismo Culturale. Ma se la settima edizione, causa restrizioni anti-Covid 19, è slittata da febbraio a dicembre 2021, l’ottava non potrà necessariamente rispettare il calendario tradizionale della terza settimana di febbraio 2022. Così Pruneti ha dato un arrivederci prudenzialmente generico “a tra dieci mesi”. TourismA 2022 tornerà dunque a ottobre? Lo vedremo nei prossimi mesi. Intanto godiamoci il promo omaggio del regista veneziano Alberto Castellani intervenuto a Firenze nell’ambito di Tourisma 2021.

Firenze. A TourismA 2021 la cerimonia di consegna del Premio Francovich: il pubblico ha indicato il Classis Ravenna- Museo della città e del territorio. La Sami all’autore-conduttore televisivo Cristoforo Gorno

La giuria SAMI consegnano il premio Francovich al prof. Giuseppe Sassatelli e all’assessore Fabio Sbaraglia per il Classis Ravenna- Museo della città e del territorio (foto graziano tavan)

Un museo romagnolo e un autore-conduttore televisivo: sono loro i destinatari del Premio Francovich, il prestigioso riconoscimento che la SAMI (Società Archeologi Medievisti Italiani) conferisce al museo, parco o complesso archeologico che si sia distinto nelle modalità di comunicazione al grande pubblico dei propri contenuti. La cerimonia di proclamazione sabato 18 dicembre 2021 all’auditorium del centro congressi di Firenze, nell’ambito di TourismA, il salone dell’archeologia e del turismo culturale. A rendere noti i vincitori è stato il presidente di Sami, Paul Arthur, docente Archeologia medievale all’università del Salento, che ha ricordato come la cultura italiana stia riscuotendo riconoscimenti e attenzione a livello mondiale.

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Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Il Premio Francovich è nato nel 2013, e viene assegnato annualmente dalla SAMI per ricordare l’archeologo medievista Riccardo Francovich (1946-2007), fondatore della rivista Archeologia Medievale e ritenuto il principale esponente del gruppo di studiosi che in Italia hanno contribuito alla nascita di questa disciplina. Oltre al presidente Paul Arthur, fanno parte della Commissione giudicatrice del Premio Francovich: Eva Degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Francesca Morandini (responsabile Servizio collezioni e aree archeologiche dei musei civici d’Arte e Storia di Brescia), Fabio Pagano (direttore Parco archeologico dei Campi Flegrei) – unico assente -, Piero Pruneti (direttore Archeologia Viva), Giuliano Volpe (docente Archeologia medievale all’università di Bari, già presidente SAMI), Anna Maria Visser (docente Museologia all’università di Ferrara). Una volta salita sul palco tutta la commissione, chiamata dal presidente Arthur, si è proceduto alla proclamazione dei vincitori.

Il presidente Paul Arthur legge la motivazione per l’assegnazione di una targa speciale all’autore-conduttore televisivo Cristoforo Gorno (foto graziano tavan)

Il premio del pubblico, su una rosa scelta e proposta dalla commissione giudicatrice, è andato al Classis Ravenna- Museo della città e del territorio (col 38,73 per cento delle preferenze dei 6852 votanti), come recita la motivazione, “per le innovative soluzioni espositive e comunicative adottate per favorire la conoscenza della straordinaria storia di Ravenna e del suo Porto di Classe dalla Preistoria al Medioevo e per il curato recupero dell’ex zuccherificio di Classe”. A ricevere la targa dalle mani del presidente Arthur il presidente della Fondazione RavennAntica, prof. Giuseppe Sassatelli, insieme all’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia. “Mi fa piacere siano state apprezzate le soluzioni espositive e comunicative che abbiamo adottato: sono contento di questo premio e stimolato a miglioraci ancora”, ha commentato Sassatelli, annunciando che per il 2022 sono previste due nuove sezioni del museo Classis Ravenna: “Abitare a Ravenna”, dedicata all’architettura-urbanistica civile; e “Pregare a Ravenna”, dedicata all’architettura religiosa. E l’assessore Sbaraglia, visibilmente emozionato: “La storia di questo museo è lunga, frutto di uno sforzo e di un impegno condivisi, per trasformare una testimonianza di archeologia industriale nel racconto di una storia eccezionale del territorio rendendolo accessibile a molti visitatori. Di qui il grazie all’assessore Elsa Signorino, che mi ha preceduto, e soprattutto a tutti i lavoratori della Fondazione RavennAntica che hanno assicurato e assicurano questa offerta culturale”.

Una sala di Classis Ravenna museo della Città e del Territorio (foto Graziano Tavan)

A Classis Ravenna – Museo della Città e del Territorio, inaugurato il 1° dicembre 2018 (vedi L’attesa è finita: sabato 1° dicembre Classis Ravenna – Museo della Città e del Terrirorio, scrigno della memoria del territorio, apre le porte nell’ex Zuccherificio, importante recupero di archeologia industriale. Oltre 600 reperti in 2600 metri quadrati | archeologiavocidalpassato), lo straordinario racconto di una città attraverso i suoi snodi principali, dalle origini etrusco-umbre all’antichità romana, dalle fasi gota e bizantina all’alto Medio Evo, è sviluppato attraverso materiali archeologici il cui valore viene esaltato dall’essere proposto in un’ottica unitaria, nonché supportato da moderni ausili tecnologici. Un museo aperto, pronto ad arricchire la sua narrazione di nuove acquisizioni, sempre attivo sul fronte della ricerca e flessibile nella struttura espositiva, in rispondenza ai criteri museologici contemporanei. Un museo, infine, concepito per suggerire e sollecitare ulteriori itinerari e approfondimenti, creando una reale e virtuosa collaborazione con altri centri espositivi e monumenti del territorio.

Il presidente Paul Arthur legge la motivazione per l’assegnazione della targa a Cristoforo Gorno (foto graziano tavan)

La giuria del Premio “Francovich” ha poi assegnato un riconoscimento speciale a Cristoforo Gorno autore e conduttore televisivo con la seguente motivazione: “per la sua opera di divulgazione scientifica della storia, dall’antichità all’epoca moderna, attraverso documentari e programmi quali le serie di Cronache per RaiStoria”. “Un non specialista premiato da specialisti”, le prime parole di Gorno. “È stato premiato un modo di narrare fatto di passione, senza intervistati né effetti speciali, che mostra l’archeologia come si vede oggi. E il pubblico ci ha apprezzato”.

Firenze. TourismA ’21 apre con una coinvolgente presentazione della musica etrusca perduta. L’etruscologa Rafanelli e il sassofonista Cocco Cantini non solo hanno ripercorso dieci anni di Progetto musica etrusca, ma hanno portato nuove scoperte: gli Etruschi accordavano gli strumenti come Mozart ed erano capaci di eseguire al contempo melodia e accompagnamento

L’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini sul palco dell’auditorium del Palacongressi di Firenze per Tourisma 2021 (foto graziano tavan)

Accordavano gli strumenti come Mozart ed erano capaci di eseguire al contempo melodia e accompagnamento. Chi? Gli Etruschi 2600 anni fa. Se l’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista  e musicista Stefano “Cocco” Cantini volevano stupire il pubblico selezionato e preparato del Palacongressi di Firenze, ci sono riusciti perfettamente. E Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con tutto lo staff della Giunti Editore non poteva trovare argomento migliore, la musica perduta degli Etruschi, per aprire ufficialmente e alla grande la settima edizione di Tourisma, il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale. Alle 9.30, di questa mattina, venerdì 17 dicembre 2021, nel grande auditorium che si riempiva alla spicciolata mentre fuori una lunga coda affrontava i rigorosi controlli secondo le normative anti Covid, è stata Simona Rafanelli, direttore del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, a introdurre il Progetto Musica etrusca, nato nell’ambito della Rete Museale della Maremma di Grosseto e con il sostegno della Regione Toscana. “Sono passati dieci anni da quando è iniziato il nostro “viaggio” alla ricerca di quelle sonorità, e siamo ancora i più apprezzati in questo particolare campo di ricerca”, ha ricordato con un certo orgoglio: “Molti sono i progetti, infatti, dedicati al recupero della musica etrusca, ma noi siamo gli unici che ci basiamo su dati archeologici e non su ricostruzioni di strumenti realizzati osservando le pitture di Tarquinia o i rilievi di Chiusi. I nostri strumenti sono invece la riproduzione perfetta di quegli strumenti è stata possibile grazie al piccolo lotto di strumenti a fiato, in legno di bosso e in avorio, recuperato nelle acque della Baia del Campese, dal relitto di una nave affondata circa duemilaseicento anni orsono, attualmente esposto nell’Antiquarium della Fortezza spagnola di Porto Santo Stefano, che costituisce ad oggi la principale fonte documentaria archeologica”.

Il suplu (suonatore di strumenti): particolare della Tomba dei Leopardi a Tarquinia (foto archeologia viva)

Del resto che la musica facesse parte integrante anche della vita degli Etruschi ce lo ricorda, ad esempio, Aristotele (“Gli Etruschi praticavano il pugilato, fustigavano i servi e impastavano il pane a suon di musica”) e trova puntuale conferma nelle immagini raffigurate sulla superficie dipinta dei vasi o delle tombe di Chiusi, Tarquinia e Orvieto. “Ma una volta riprodotti i flauti, non sapevamo come gli Etruschi riuscissero a usarli”, spiega Cantini: “se si soffia in un tubicino l’aria esce dalla parte opposta silenziosamente. Bisogna creare una vibrazione che produca un suono nella canna”. Purtroppo tutti gli affreschi, se pur bellissimi, mostrano tutti i suonatori col flauto in bocca, impedendo di capire come era il bocchino. Tutti, eccetto uno. “Si tratta della suonatrice sulla parete di fondo della tomba Francesca Giustiniani”, ha annunciato Rafanelli. E Cantini: “Qui il pittore di 2600 anni fa ha dipinto il flauto che si sta avvicinando alla bocca. Così ho capito che gli Etruschi usavano un’ancia semplice. E una volta realizzata, siamo riusciti a riprodurre gli stessi suoni che percepivano gli Etruschi. È fantastico!”.

Ma non è finita. Accordavano come Mozart. Tra le “deduzioni” più straordinarie a cui sono giunti i due studiosi, Cantini e Rafanelli, vi è che l’accordatura dei suoni, avveniva esattamente come facevano i grandi della Musica, Mozart ad esempio per citarne il massimo genio. “Cioè”, continua Cantini, “anche senza il diapason, ma andando solo con la sensibilità dell’orecchio, riuscivano a riprodurre il suono a una frequenza di 432 Hertz, come sappiamo noi oggi con strumenti di misurazione. E quello che è clamoroso è che anche gli auloi trovati a Paestum, pur producendo un suono diverso perché sono più lunghi, rispettano la stessa frequenza di 432 Hertz”. Cantini è andato anche più in là. Melodia e accompagnamento tutto in uno. Dalla gestualità stessa del suonatore sugli affreschi, il posizionamento delle sue mani a coprire i fori sulle due canne che compongono il doppio strumento a fiato, la novità più strabiliante: gli Etruschi suonavano l’unico strumento al mondo capace di eseguire al contempo melodia e accompagnamento. E dal palco di TourismA Cantini ne ha dato una dimostrazione coinvolgente. “Se è ancora evidentemente impossibile comprendere, in assenza di “spartiti” dell’epoca, quali fossero le melodie intonate dai fiatisti nelle diverse occasioni del vivere sociale, laico e religioso”, concludono Cantini e Rafanelli, “questo Progetto ha consentito di ritrovare la voce reale – ed unica – degli strumenti rimasti ad oggi muti. Rompendo di fatto un silenzio durato almeno duemilaseicento anni”.

Firenze Archeofilm 2021. Proclamati i film vincitori: il premio del pubblico ai segreti di Nazca; il premio dell’università di Firenze ai templi salvati dell’Egitto; il premio del museo fiorentino di Preistoria ai misteri di Cabeço da Mina; menzione al film iraniano sui Bakhtiari

Firenze Archeofilm 2021: la cerimonia di premiazione. Da sinistra, Fabio Martini, Stefania Ippoliti, Alessandra Petrucci, Giulia Pruneti, Piero Pruneti, Dario Di Blasi (foto Firenze Archeofilm)

Archiviata la terza edizione di Firenze Archeofilm. In cinque giorni al Cinema La Compagnia di Firenze per l’edizione 2021 dell’evento più atteso del grande Cinema di Archeologia Arte Ambiente, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), è stata proiettata una sessantina di film selezionati a livello mondiale tradotti e doppiati in italiano e in original sound (60 film in concorso, 10 film “original sound”, 20 prime visioni nazionali) che hanno concorso per i 3 premi in palio. E domenica 12 settembre 2021 il momento clou con la proclamazione dei film che si sono aggiudicati il Premio “Firenze Archeofilm”, il Premio “Università di Firenze”, e il Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi”, alla presenza di Fabio Martini, professore emerito Archeologia preistorica; Stefania Ippoliti, responsabile cinema Sistema Toscana; Alessandra Petrucci, rettrice dell’università di Firenze; Giulia Pruneti, responsabile comunicazione FA/AV; Piero Pruneti, direttore AV; Dario Di Blasi, direttore artistico FA.

Frame del film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca

Premio “Firenze Archeofilm” del pubblico al film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 2018; 52’). Nel sud del Perù, ai piedi delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Premio “Università di Firenze” al film “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lamaitre (Francia, 2018; 53’). Nel 1954 la costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari: alcuni templi furono smantellati in fretta e trasferiti su isole artificiali, altri furono spediti all’estero in città come Madrid, Torino o New York. Nel film, ricco di animazioni 3D, vengono presentanti anche i documenti di archivio che illustrano gli ingegnosi piani di salvataggio e le estenuanti operazioni di lavoro degli operai del cantiere. Questa la motivazione della giuria: “Il premio viene assegnato per il sapiente uso dei filmati e dei documenti d’archivio, grazie ai quali il documentario illustra gli sforzi e le energie politiche, imprenditoriali e scientifiche messe in campo per salvare le preziose vestigia archeologiche ed architettoniche dell’Antico Egitto, un patrimonio messo al sicuro dalla risalita delle acque del Nilo e tramandato così alle generazioni future. A questo si aggiunge la capacità di costruire un dialogo con la realtà del ‘900 e per aver raccontato, con competenza ed equilibrio tra ricerca e divulgazione, una storia esemplare che rappresenta uno stimolo per chi crede nella necessità e nel dovere di conservare la memoria delle antiche civiltà passato”.

frame del film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy

Premio “Museo Fiorentino di Preistoria” al film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2019; 27’). Il film descrive un enigmatico sito archeologico dove è stata scoperta una rara serie di statue-menhir con fattezze antropomorfe. Il documentario collega la realtà geografica e quella storica della regione circostante ad alcune affascinanti scoperte effettuate nella bellissima Vale da Vilariça, nella regione settentrionale del paese. Questa la motivazione della giuria: “Il film si è distinto per il rigore scientifico nella illustrazione del contesto monumentale, per il linguaggio accessibile che facilita la comprensione di quanto è emerso dal sito archeologico, per il valore tecnico. Importante è il collegamento con la realtà ambientale e sociale, indicativo di una visione ampia dell’archeologia come strumento di conoscenza e di identità civica”.

firenze_archeofilm_2021_locandinaMenzione speciale dell’università di Firenze al film “Bakhtiari sulle pendici di Oshtrankuh / Bakhtirihaey Damaneh Oshtrankuh” di Mohammadreza Hafezi (Iran, 2019; 40’). Film etnografico di forte impatto naturalistico e umano che va alla scoperta di una remota realtà. Penetrando del cuore di un Iran poco conosciuto, documenta le tra[1]dizioni e le usanze della piccola tribù dei Bakhtiari. Questa la motivazione della giuria: “Oltre all’interessante ed originale contenuto, il film si distingue per la tensione del racconto, il rigore formale, l’uso sorvegliato dei suoni e della musica, l’ottimo coordinamento tra voce narrante e inquadrature”.

Alla prima edizione di Centuripe Archeofilm vincono gli Incas: il Premio Augusto al film francese “Choquequirao” di Agnes Molia e Nathalie Laville in una serata magica segnata dall’eruzione dell’Etna

Piero Pruneti, Giulia Pruneti, Salvatore La Spina e Antonio Natali alla consegna del Premio Augusto del Centuripe Archeofilm 2021 (foto Archeologia Viva)
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Piazza Duomo di Centuripe (En) gremita di pubblico durante le proiezioni (foto Archeologia Viva)

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Frame del film “Choquequirao” di Agnes Molia e Nathalie Laville

Ci voleva anche un’improvvisa eruzione dell’Etna durante l’ultima sera del Centuripe Archeofilm durante la consegna del Premio Augusto per rendere ancora più emozionante il momento ai numerosi spettatori presenti nella spettacolare cornice di piazza Duomo, il “balcone” di Centuripe (En) sul vulcano. Il “Premio Augusto” di Centuripe Archeofilm 2021 è andato al film francese “Choquequirao” di Agnes Molia e Nathalie Laville (Francia, 26’; consulenza scientifica: Thibault Saintenoy – Produzione: Christie Molia). Gli Incas, gli ultimi arrivati sulla scena andina, nel XV secolo costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Senza conoscere né la scrittura né la ruota si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura. A ritirare simbolicamente il premio da Giulia Pruneti che ha condotto le tre serate e Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva che ha curato le conversazioni, il sindaco di Centuripe Salvatore La Spina e l’ex direttore degli Uffizi Antonio Natali.