#domenicalmuseo: Pompei è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di settembre, seguito da Pantheon e Colosseo
Per la prima domenica di settembre 2024 a ingresso gratuito Pompei si conferma – nella classifica assoluta – il sito più visitato (18.356 ingressi), ma si invertono gli altri due gradini del podio: al secondo posto il Pantheon (14.759) e al terzo il Colosseo (14.576).

Visitatori nell’area archeologica di Ostia antica (foto graziano tavan)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 18.356; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 14.759; Colosseo 14.576; Foro Romano e Palatino 8.342; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.600; museo e area archeologica di Paestum 2.569; Villa Adriana 2.468; Terme di Caracalla 2.157; parco archeologico di Ercolano 1.837; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.755; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.750; area archeologica di Ostia antica 1.465; museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.074; Museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 1.044; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 977; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 928; museo nazionale romano – Palazzo Altemps 881; musei nazionali di Cagliari 841; parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo 800; museo Archeologico nazionale di Taranto 709; museo delle Civiltà 683; museo di Palazzo Grimani 611; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 392; museo Archeologico nazionale di Ravenna 352; museo Archeologico nazionale di Firenze 344.
Roma. Passeggiata gratuita nell’Anello Verde del PArCo: dalla Vigna Barberini alla palude preistorica, dalle pendici del Palatino agli Orti Farnesiani
Una passeggiata nell’Anello Verde del parco archeologico del Colosseo. Visita gratuita con acquisto del biglietto di ingresso “forum pass super” con prenotazione obbligatoria su https://30agosto_anelloverde.eventbrite.it. Appuntamento alle 18 all’arco di Tito. L’Anello Verde è un itinerario a tinte verdi che conduce a ritroso nel tempo, partendo dal medioevo della rinnovata Vigna Barberini alla preistorica palude del Foro Romano, ripercorrendo l’età imperiale e repubblicana lungo le pendici del colle Palatino. La visita si conclude con l’affaccio sul Foro Romano dal Belvedere degli Orti Farnesiani, a Parco ormai chiuso al pubblico. La direzione del PArCo si augura che prenoti solo chi è realmente interessato e non solo perché è gratuito. “Riservare un posto se si sa di non poterci essere, toglie spazio a chi desidera partecipare davvero”.
Archeologia sperimentale. Ricostruito il telaio verticale ed esposto nella Domus Tiberiana sul Palatino insieme ai 63 pesi originali lì ritrovati nel 2010. Il parco archeologico del Colosseo ha raccontato e documentato questa ricerca nel video “Nodi al pettine. Un’esperienza di archeotecnologia”, a cura di Andrea Schiappelli

Frame del video “Nodi al pettine. Un’esperienza di archeotecnologia” prodotto dal parco archeologico del Colosseo

La Domus Tiberiana sul colle Palatino, riaperta al pubblico nel settembre 2023, a 50 anni dalla chiusura per gravi problemi strutturali (foto PArCo)
Nel 2010, in un ambiente dell’ala occidentale della Domus Tiberiana sul colle Palatino sono stati messi in luce i resti di un telaio del I sec. d.C., rappresentati da ben 63 pesi di argilla che servivano a tenere tesi i fili. Nel 2023, il nuovo allestimento espositivo della Domus Tiberiana (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2023/09/21/roma-riaperta-al-pubblico-la-domus-tiberiana-a-50-anni-dalla-chiusura-per-gravi-problemi-strutturali-4-ettari-sul-colle-palatino-con-uno-speciale-allestimento-museale-imago-imperii/) è stata l’occasione giusta per ricostruire il telaio in modo “filologico”, pesi di argilla compresi. Il parco archeologico del Colosseo lo ha raccontato in un video documentario: “Nodi al pettine. Un’esperienza di archeotecnologia”, a cura di Andrea Schiappelli per la regia di Flaviano Pizzardi, con Massimo Massussi e Sonia Tucci (archeologi, Società Cooperativa Matrix Novantasei), Ettore Pizzuti (archeotecnologo) e Fulvio Coletti (archeologo – PArCo). Ecco il video prodotto dal Servizio Educazione Didattica e Formazione del PArCo (Andrea Schiappelli-Responsabile, Francesca Boldrighini, Silvio Costa, Silvia D’Offizi, Elena Ferrari, Francesca Ioppi, Federica Rinaldi).

Il telaio verticale ricostruito nelle sale espositive della Domus Tiberiana sul Palatino (foto matrix96/PArCo)
“Le circostanze del rinvenimento dei 63 pesi da telaio messi in mostra nella sala 5 della Domus Tiberiana”, spiega Fulvio Coletti, archeologo del PArCo, “risalgono al 2010 nell’ambito di una importante campagna di scavi in cui si indagarono il settore occidentale e nord della Domus Tiberiana. Nell’ambito di quegli scavi si andarono a investigare i livelli sottostanti il palazzo imperiale e vennero rinvenute cinque domus, tracce naturalmente di domus, perché furono messe in luce solo parti di queste strutture. Nell’ambito di una di queste domus, la più centrale, fu rinvenuto tutto questo importante numero di pesi da telaio, che fece pensare gli archeologi fosse stato abbandonato un telaio – in legno naturalmente – dell’epoca di utilizzo della casa, quindi della I metà del I sec. d.C. Questi pesi sono ora allestiti ed esposti in una teca accanto al telaio ricostruito e testimoniano attività domestiche che si svolgevano in questa domus”.

Sonia Tucci sperimenta il ricostruito telaio verticale romano (foto matrix96/PArCo)
“Questo è un telaio verticale autoportante a 4 licci”, illustra Sonia Tucci, archeologa sperimentale, “e lo monteremo mettendo un subbio orizzontale nella parte alta. A questo andremo ad attaccare l’ordito, poi dei separatori orizzontali che permetteranno ai fili con i pesi di andarsi a posizionare nella parte posteriore del telaio. E poi andiamo a posizionare le aste e i licci. Sulle aste poi andremo a montare i licci. Le aste porta-liccio stanno nella posizione attiva, mentre questa è la posizione a riposo. Chiaramente spostando l’asta-liccio dalla posizione dalla posizione riposo alla posizione attiva abbiamo la possibilità di far passare la spoletta all’interno del passo dei fili d’ordito. Quattro licci consentono di strutturare un tessuto a saia con una decorazione differenziata che va dalla spia di pesce al diamante. Quando andremo a montare l’ordito, i fili dell’ordito saranno messi in tensione da dei pesi di ceramica che li faranno scendere nella verticale. I pesi sono stati realizzati in argilla. Quelli che si vedono sono in terracotta e sono una riproduzione fatta mediante un’analisi prima tecnico-funzionale e sperimentale dei materiali che provengono dal record archeologico e successivamente sono stati riprodotti fedelmente al materiale archeologico. Questi verranno montati su ogni asta porta-liccio. I licci andranno quindi a separare i fili dell’ordito e avremo una disposizione di circa 5 fili per centimetro”.

Un peso da telaio rinvenuto nella Domus Tiberiana sugli appunti della ricerca sperimentale (foto matrix96/PArCo)
“Vista l’importanza del contesto e del ritrovamento del telaio e dei suoi pesi”, interviene Andrea Schiappelli, archeologo del PArCo, “abbiamo pensato come Servizio didattica di documentare con un video il grande lavoro di ricostruzione che è stato organizzato a livello filologico, di archeologia sperimentale, di questo telaio. Abbiamo voluto, come principio, valorizzare un oggetto – un oggetto che ha poi dietro un lavoro – che non fosse diverso da una statua, un rilievo architettonico o da una pittura o un dipinto, per valorizzare alcuni aspetti della vita quotidiana e dei processi di produzione che sono dietro alla vita quotidiana. Come lo era il lavoro del ceramista, chi tesseva aveva dietro una capacità tecnica e un apprendimento sicuramente complesso e prolungato perché usare un telaio non è affatto un’attività facile e scontata. Così come non lo è costruirlo. E grazie al lavoro attentissimo di grande cura di Sonia Tucci, Massimo Massussi ed Ettore Pizzuti, e che stiamo appunto documentando, questa complessità nel fare il telaio e nell’usarlo sicuramente verrà fuori e potrà essere apprezzata da tutti voi”.

L’archeologo sperimentale Massimo Massussi nella realizzazione del telaio verticale della Domus Tiberiana (foto matrix96/PArCo)
“Le essenze che abbiamo utilizzato”, ricorda Massimo Massussi, archeologo sperimentale, “sono essenze che si ritrovano in Italia già a partire dall’epoca preistorica e protostorica, e in epoca romana. Probabilmente la circolazione di legna era anche molto diffusa. In questo caso sono abete e pino per la struttura portante e per quello che riguarda invece il subbio, la struttura che in realtà dovrà tenere in modo particolare i pesi invece è il faggio. Il faggio è un legno molto utilizzato per quello che riguarda anche la cantieristica navale, e veniva utilizzato per le barche storiche per realizzare gli alberi delle vele. Normalmente ritroviamo l’abete in questa forma, questo semplicemente non è lavorato, sarebbe da scortecciare per far venir fuori l’essenza vera e propria. Questo è il faggio che si ritrova appunto andando a raccoglierlo. E poi c’è un altro legno che veniva probabilmente utilizzato per fare le parti più dure, con una stagionatura molto lunga: è il castagno che generalmente viene utilizzato per fare i piedi che sostengono tutta la struttura. La struttura è stata realizzata senza un chiodo di metallo: sono tutti incastri maschio-femmina e sono stati applicati al posto dei chiodi di metallo quelli di legno”.

Il telaio verticale ricostruito nelle sale espositive della Domus Tiberiana sul Palatino (foto matrix96/PArCo)

Archeologia tessile: tessuti realizzati con il telaio verticale ricostruito (foto matrix96/PArCo)
“Il telaio esposto qui nella Domus Tiberiana è una struttura molto complessa”, riprende Sonia Tucci, archeologa sperimentale. “È un telaio verticale autoportante a quattro licci. E su questo telaio è stata realizzata una porzione di tessuto. La cosa interessante è che è stata realizzata anche una decorazione dei bordi con lavorazione a tavoletta. L’archeologia tessile è un ambito di studio particolarmente multiforme. Ci sono diversi ambiti di studio dell’archeologia tessile. La presenza dei tessuti all’interno di scavi archeologici è abbastanza rara, soprattutto in Italia, e tutto ciò è dovuto ad aspetti ambientali, di conservazione dei materiali. Certo è che possiamo rinvenire tracce di tessitura su alcuni reperti, ad esempio i reperti metallici. Dove rinveniamo appunto la traccia della tessitura su porzioni, ad esempio, di fibule o di coltelli, in stato di mineralizzazione”.

Archeologia sperimentale: copie dei tesi di telaio scoperti nel 2010 nella Domus Tiberiana (foto matrix96/PArCo)
“L’archeologia sperimentale”, chiude Massimo Massussi, archeologo sperimentale, “è una disciplina che possiamo considerare in termini di convergenze di tante altre discipline. Quindi si parte ovviamente dall’archeologia e dalla ricerca di dati, quindi attraverso i nostri scavi archeologici, stratigrafici, e di conseguenza al recupero di manufatti, che ovviamente in molti casi devono essere studiati e analizzati, e interpretati. A cosa serve l’archeologia sperimentale? Serve per capire la tecnologia di produzione e in modo particolare anche la funzione degli oggetti, in questo caso dei manufatti, e quindi la possibilità di farli rivivere e rimetterli in funzione. L’archeologia sperimentale nasce alla fine degli anni ’60 – inizio anni ’70 in connessione in modo particolare con lo studio delle industrie litiche paleolitiche con la riproduzione quindi di manufatti in pietra scheggiata che hanno dato la possibilità agli studiosi di poter capire la tecnologia legata a questo tipo di materiale, e in modo particolare la possibilità di andarne a interpretare la funzione. Quindi l’archeologia sperimentale in questo senso è utilissima per poter ricostruire il passato, per poterlo interpretare, per avvicinarci il più possibile alla funzione degli oggetti e alla loro tecnologia. E sicuramente alla possibilità poi di ricostruire oggetti anche di un certo tipo, legati magari anche a delle esposizioni museali, quindi l’allestimento di musei. Nel nostro specifico caso di studio – conclude -, quello appunto della riproduzione di un telaio di epoca romana, accertato dalla presenza di circa 60 pesi da telaio rinvenuti all’internodi alcuni ambienti di questo importante edificio che si trova al centro di Roma, sostanzialmente abbiamo avuto l’incarico di svolgere questa ricerca, la riproduzione di un telaio funzionale, quindi che sia un oggetto realmente funzionale per essere esposto e fruibile dal pubblico”.
Ferragosto 2024 al museo all’insegna dell’archeologia: Colosseo, Foro romano e Palatino, e Pompei i siti più visitati. Numeri alti nonostante l’ingresso a pagamento. Sangiuliano: “Un grazie a tutto il personale che ha assicurato l’apertura e l’accoglienza dei visitatori nei nostri musei”

Ferragosto 2024 al museo: ai visitatori italiani e stranieri sembra una formula gradita visti i numeri comunicati dal ministero della Cultura che conferma l’alta affluenza di pubblico nei musei, nei parchi archeologici e nei luoghi della cultura statali tra cui castelli, abbazie, complessi monumentali, ville e giardini. Il Colosseo con 22.447 ingressi torna sul gradino più alto del podio dei siti più visitati in Italia, superando di un terzo in più – nonostante l’ingresso fosse a pagamento – il numero dei visitatori (15.880) della prima domenica del mese di agosto 2024. Al secondo posto, l’altra “parte” del parco archeologico del Colosseo, cioè il Foro romano e il palatino con 14.936 ingressi, seguito al terzo posto dall’area archeologica di Pompei con 14.837. Quindi un Ferragosto all’insegna dell’archeologia.
Il ministro Gennaro Sangiuliano, in questo giorno speciale, ha scelto di andare al Colosseo. Accompagnato dal capo dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale Alfonsina Russo, dal sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, e dal comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale gen. d. Francesco Gargaro, il ministro ha visitato l’Anfiteatro Flavio e ha salutato il personale in turno oggi. “Ho voluto personalmente ringraziare le lavoratrici e i lavoratori che, anche oggi, hanno assicurato l’apertura e l’accoglienza dei visitatori nei nostri musei”, ha affermato il Ministro Sangiuliano. “Estendo questo ringraziamento al personale degli altri luoghi della cultura aperti in Italia. Con la passione civile che mettono nella loro attività, anche quest’anno abbiamo potuto garantire a cittadini e turisti la possibilità di visitare quei siti che rappresentano un patrimonio di bellezza unico al mondo. Il nostro impegno continua per rendere ancora più fruibili e attrattivi musei e parchi archeologici nazionali”.

Grande affluenza di visitatori al Colosseo e al Foro romano (foto graziano tavan)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo 22.447; Foro Romano e Palatino 14.936; Area archeologica di Pompei 14.837; Pantheon 9.432; museo Archeologico nazionale di Napoli 1.364; Grotte di Catullo 1.197; museo Archeologico nazionale di Venezia 1.127; museo e area archeologica di Paestum 1.036; Parco archeologico di Ercolano 991.
Roma. Sul Palatino ha riaperto la Casa di Livia dopo importanti restauri: ecco come visitarla

La Casa di Livia sul Palatino (foto PArCo)
Dopo importanti interventi di restauro, ha riaperto al pubblico la Casa di Livia sul Palatino. Una ricca domus privata di I secolo a. C., rimessa in luce da scavi ottocenteschi, attribuita a Livia in base al nome Iulia Augusta inciso su una tubatura di piombo esposta nel tablino (sala di ricevimento). Apertura ogni giorno dalle 9.30 alle 17.30. Chiusura il martedì. Accesso con biglietti: Forum Pass SUPER, Full Experience, Membership Card. La casa viene considerata, all’interno del complesso augusteo, un appartamento riservato alla moglie di Augusto. Si compone di un atrio quadrangolare su cui si aprono quattro locali pavimentati in mosaico e con le pareti dipinte databili intorno al 30 a.C.: tra le testimonianze più importanti del II Stile a Roma nella sua fase più matura. Sul fondo si trovano al centro il tablino, e, simmetricamente, due stanze (alae). A destra dell’atrio è situato il triclinium (sala da pranzo).

Palatino, Casa di Livia: un particolare della pittura del tablino. Tra architetture fantastiche ed elaborate (notare il calice di foglie che decora la colonna scanalata in primo piano) si apre un quadretto con una scena domestica, due donne ed un amorino in un interno; sfingi, candelabri e figure alate arricchiscono le ulteriormente la scena (foto PArCo)
Con l’intervento multimediale il visitatore è accolto nella semioscurità, poiché gli ambienti si illuminano a rotazione per facilitarne la lettura: dall’atrio al tablino, per finire con il triclinio. Una voce narrante, cui si abbina il lightmapping, rivela le storie mitologiche raffigurate e sottolinea gli schemi pittorici degli affreschi. Sono così fornite le chiavi di lettura per apprezzare la straordinaria bellezza delle pareti decorate, e scoprire che le immagini dipinte rispondevano a un preciso programma voluto da Augusto. Il tablino è detto anche “sala di Polifemo” perché sulla parete di fondo è raffigurato il ciclope Polifemo che insegue la ninfa Galatea. Sulla parete di destra, al centro, è dipinta Io rivolta verso Argo, il gigante dai cento occhi che la tiene prigioniera, mentre Mercurio arriva per liberarla.

Palatino, Casa di Livia: le pitture dell’ala destra. Le colonne del portico sorreggono una ricca ghirlanda vegetale, ornata con frutta e nastri rossi. Sopra le ghirlande si nota il “fregio giallo” con scenette di carattere “egittizzante”, come voleva la moda dell’epoca (foto PArCo)
Nell’ala destra la decorazione è organizzata intorno a un portico aggettante: tra le colonne, festoni vegetali ornati con bende e oggetti del culto a Dioniso. Sopra, corre un fregio paesaggistico monocromo su fondo giallo, molto raro nel suo genere, con scene di vita reale e scene rituali di ambiente egizio. L’ala sinistra raffigura figure fantastiche (grifi, Vittorie alate), affrontate araldicamente ai lati di candelabri e posate sui rami dell’albero della vita. Il triclinio conserva una straordinaria decorazione pittorica su fondo rosso cinabro, più noto come rosso pompeiano, su cui si aprono edicole che svelano paesaggi sacri e campestri con effetti di profondità spaziale.
#domenicalmuseo: Pompei è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di agosto, seguito da Colosseo e Pantheon. Il ministro Sangiuliano: “Anche questa domenica al museo di agosto si chiude con un bel risultato in termini di affluenza nei musei e nei parchi archeologici statali”
Per la prima domenica di agosto 2024 a ingresso gratuito Pompei torna – nella classifica assoluta – il sito più visitato (17.463 ingressi), seguito dal Colosseo (15.880) e dal Pantheon (12.573). “Anche questa domenica al museo di agosto si chiude con un bel risultato in termini di affluenza nei musei e nei parchi archeologici statali”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Tantissimi visitatori hanno potuto trascorrere parte della loro giornata immersi nella bellezza del patrimonio culturale della nazione. Questi risultati confermano la nostra azione e spingono ad aumentare il nostro impegno per rendere le nostre strutture sempre più accoglienti, moderne ed efficienti. Il mio grande ringraziamento va a tutti i lavoratori che, anche oggi, hanno garantito con la loro professionalità l’apertura dei siti”.

Visitatori all’ingresso dell’antiquarium di Ercolano (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 17.463; Colosseo 15.880; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.573; Foro Romano e Palatino 8.995; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.467; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 2.710; museo e area archeologica di Paestum 2.310; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.689; Villa Adriana 1.232; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.077; museo Archeologico nazionale di Taranto 866; museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 846; musei nazionali di Cagliari 731; museo nazionale romano – Palazzo Altemps 729; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 493; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 485; museo Archeologico nazionale di Ravenna 418; museo delle Civiltà 378; museo Archeologico nazionale di Firenze 373; necropoli della Banditaccia e museo nazionale archeologico Cerite a Cerveteri 306.
#domenicalmuseo compie dieci anni: 2014-2024. Il ministro Sangiuliano: “Un’intuizione felice che in questi anni è diventata un appuntamento irrinunciabile molto apprezzato dai cittadini italiani e dai turisti che giungono qui da tutto il mondo”. Il Colosseo è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di luglio, seguito da Pompei e Pantheon
Anche per la prima domenica di luglio 2024 a ingresso gratuito il Colosseo si conferma – nella classifica assoluta – il sito più visitato (20.986 ingressi), seguito da Pompei (18.409) e dal Pantheon (11.821). Ma il 7 luglio 2024 rappresenta anche un anniversario importante: l’iniziativa #domenicalmuseo compie 10 anni. È stata infatti Istituita con il decreto n. 94 del 27 giugno 2014, prevedendo l’ingresso gratuito nei musei, nei parchi archeologici e in tutti i luoghi della cultura statali. “Si tratta di un’intuizione felice che in questi anni è diventata un appuntamento irrinunciabile molto apprezzato dai cittadini italiani e dai turisti che giungono qui da tutto il mondo”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano commentando i primi dati disponibili relativi alla #domenicalmuseo di luglio. “Alle 12 giornate gratuite previste in origine, ho fortemente voluto aggiungere altre tre date iconiche della storia italiana: il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. In queste 15 giornate gratuite, come quella che s’è appena conclusa, molte centinaia di migliaia di visitatori hanno deciso di trascorrere alcune ore immersi nella bellezza e nell’arte del patrimonio culturale della Nazione. Numeri che confermano lo straordinario successo dei musei italiani, come dimostrano i dati degli ingressi che abbiamo presentato questa settimana che hanno fatto segnare, per il 2023, la cifra di 57.730.502 visitatori, mai registrato nelle serie storiche (vedi Sistema museale nazionale. Bilancio della App Musei Italiani a un anno dal lancio: oltre 400 musei presenti, 150 già con l’e-ticketing. E nel 2023 record di 57.730.502 visitatori (+23% sul 2022). Sul podio sempre il Colosseo con oltre 12 milioni di ingressi, ma tutti i musei e parchi hanno registrato incrementi significativi | archeologiavocidalpassato). I musei italiani hanno un immenso valore storico e identitario, a questo stiamo aggiungendo la qualità dei servizi tra cui la nuova app, uno strumento innovativo e moderno di accesso alle strutture museali che rappresenta una ulteriore tappa verso la modernizzazione e la valorizzazione nel solco di quanto previsto dall’art. 9 della Costituzione”.

Visitatori sull’antica spiaggia di Ercolano, da poco aperta al pubblico (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo 20.986; area archeologica di Pompei 18.409; Pantheon 11.821; Foro Romano e Palatino 6.153; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.381; Terme di Caracalla 2.821; museo e area archeologica di Paestum 2.435; parco archeologico di Ercolano 1.828; Villa Adriana 1.609; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.302; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.088; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.032; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 991; Villa Romana e Antiquarium di Desenzano 980; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 903; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 853; musei nazionali di Cagliari 792; museo Archeologico nazionale di Taranto 600; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 430; museo delle Civiltà 429; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 411; mausoleo di Teodorico 382; museo Archeologico nazionale di Firenze 363; anfiteatro campano, museo Archeologico dell’antica Capua e mitreo di Santa Maria Capua Vetere 318; abbazia di Pomposa e museo Pomposiano 308; Battistero degli Ariani 302.
Sistema museale nazionale. Bilancio della App Musei Italiani a un anno dal lancio: oltre 400 musei presenti, 150 già con l’e-ticketing. E nel 2023 record di 57.730.502 visitatori (+23% sul 2022). Sul podio sempre il Colosseo con oltre 12 milioni di ingressi, ma tutti i musei e parchi hanno registrato incrementi significativi

A un anno dall’avvio dell’app e della piattaforma del Sistema Museale Nazionale sono oltre 400 gli istituti statali presenti che offrono un servizio agile e intuitivo, con percorsi di conoscenza e scoperta del patrimonio culturale della Nazione, il vantaggio di informazioni sempre aggiornate e ufficiali e la possibilità di acquisto online dei biglietti di ingresso. È quanto è emerso alla presentazione del primo bilancio del servizio del ministero della Cultura: un’occasione anche simbolica per promuoverne la conoscenza e l’utilizzo e per fare il punto sui risultati raggiunti e le prospettive future. Nella stessa occasione, sono stati infatti presentati i dati relativi agli ingressi nei musei e parchi archeologici nazionali, per i quali l’anno 2023 ha segnato un record di visitatori e incassi, non solo per la conferma dell’andamento positivo già registrato nel 2022, ma anche per il superamento dei numeri di epoca pre-pandemica.
Promossa dal ministero della Cultura, l’app Musei italiani è stata sviluppata dalla Direzione generale Musei grazie ai fondi del PNRR dedicati al miglioramento dell’accessibilità fisica, cognitiva e senso-percettiva del patrimonio culturale nazionale, nell’ambito del “Progetto Ad Arte, piattaforma nazionale dei servizi per l’accessibilità nei luoghi della cultura”. Dotata di un’identità visiva ben riconoscibile grazie al logo Musei italiani e allo sfondo blu che richiama il colore istituzionale del ministero della Cultura, l’app, disponibile gratuitamente nei principali store, è stata rilasciata un anno fa, insieme alla piattaforma web ad essa collegata, in concomitanza con l’avvio della bigliettazione del Pantheon.
Per la gestione della biglietteria, 130 di questi oltre 400 usufruiscono già oggi del sistema di gestione diretta offerto dalla piattaforma, completo ed efficiente, progettato per integrarsi con eventuali sistemi di cassa fisica o totem digitali sul posto e privo di costi di intermediazione: un’innovazione importante, se consideriamo che la gran parte di questi non aveva mai avuto la possibilità di gestire – e quindi di istituire – un biglietto di ingresso, oppure non aveva alcuna forma di e-ticketing o di pagamento elettronico sul posto. Il carattere vantaggioso di questa formula ha attratto anche grandi realtà come il museo nazionale Romano, le Terme di Caracalla o il museo di Capodimonte. Ad oggi i musei che usano questa modalità di gestione diretta in piattaforma hanno “staccato” oltre 3 milioni di biglietti, con un incasso superiore agli 11 milioni di euro: numeri rilevanti, sia perché in linea con gli obiettivi di trasformazione digitale del Paese, sia perché l’assenza di costi di intermediazione costituisce un vantaggio economico per l’Amministrazione e i visitatori. L’app, in conclusione, rappresenta uno strumento univoco e sicuro per guidare il visitatore all’acquisto del biglietto, o direttamente nella piattaforma di e-ticketing Musei italiani o reindirizzandolo negli altri canali ufficiali di vendita specifici, eventualmente previsti dai singoli Musei.

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, alla presentazione del bilancio dell’App Musei Italiani (foto emanuele antonio minerva / Mic)
“Lo straordinario successo dei musei italiani dimostra che stiamo lavorando nella direzione giusta nel segno della valorizzazione come recita l’art. 9 della Costituzione”, dichiara il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “I musei italiani hanno un immenso valore storico e identitario, a questo stiamo aggiungendo la qualità dei servizi, abbiamo idee e faremo molto di più. La app rappresenta una ulteriore tappa verso la modernizzazione e la valorizzazione. Possiamo offrire al mondo esperienze uniche grazie al nostro passato e alla nostra storia. Ogni italiano deve essere orgoglioso del suo patrimonio”.

Il direttore generale Musei, Massimo Osanna, alla presentazione del bilancio dell’App Musei Italiani (foto emanuele antonio minerva / Mic)
“L’app Musei italiani, che costituisce uno dei primi risultati concreti del PNRR, segna un grande traguardo per il Sistema Museale Nazionale”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna, “che si è in questo modo dotato di un’interfaccia ufficiale, intuitiva e completa, pensata per rendere il nostro patrimonio culturale sempre più accessibile. Già dai primi mesi di attività, Musei italiani si è affermata come punto di riferimento per tutti i cittadini e i visitatori interessati a scoprire i luoghi della cultura italiani. L’innovativo sistema di e-ticketing ha inoltre consentito di superare gli annosi ostacoli amministrativi, economici e logistici che i siti meno noti o di più piccole dimensioni – ma anche alcune realtà maggiori – incontravano nell’organizzare un proprio sistema di bigliettazione completo, nell’ottica di uno sviluppo complessivo ed equo dell’intera rete museale del nostro Paese. L’app infine, è da intendersi come uno strumento in divenire ed entrerà a breve in una nuova fase, accogliendo, oltre ai musei di competenza del MiC, anche i luoghi della cultura non statali, realizzando a pieno gli obiettivi del Sistema Museale Nazionale. Sono inoltre in fase di implementazione nuove funzionalità, presto disponibili, come gli itinerari consigliati o le audioguide e le videoguide che potranno accompagnare i visitatori specialmente in chiave di accessibilità e inclusione”.
I numeri dei Musei Italiani nel 2023.
Il numero assoluto di visitatori ha raggiunto nel 2023 il record di 57.730.502 visitatori, mai registrato nelle serie storiche. Il confronto con il 2022 indica un aumento di 10,7 milioni di visitatori, pari a un incremento di quasi il 23%. Se il confronto viene effettuato con l’anno 2018, che rappresenta, con i suoi 55,3 milioni di visitatori il picco di epoca pre-pandemica, si nota una variazione positiva di 2,4 milioni di visitatori, pari a un incremento percentuale di oltre il 4%. Il 2023 rappresenta un record anche per gli incassi che raggiungono la cifra 313,9 milioni di euro, con un incremento di quasi il 34% rispetto al 2022 (+79,3 milioni di euro). Il dato appare ancora più significativo se paragonato al periodo pre-pandemico e in particolare al 2019, picco massimo della serie storica per gli incassi, con un incremento di quasi il 30% (+71,5 milioni di euro).
I musei più visitati nel 2023 sono tutti in crescita rispetto al 2022. I primi tre in assoluto sono: il Colosseo, 12.298.246 visitatori, +25,34%; il Pantheon, 5.196.106, +5,47%; la Galleria degli Uffizi, 5.138.588, +26,37%. “Gli incrementi rilevati nel 2023 rispetto non solo all’anno precedente, già positivo, ma anche ai record di presenze registrate di epoca pre-pandemica”, osserva il direttore generale Musei, Massimo Osanna, “dimostrano che il nostro Paese vanta un Sistema Museale Nazionale in salute, in crescita e in grado di attrarre i pubblici, con un’offerta culturale ricca, inclusiva e sempre più accessibile. Questi risultati si devono a tutti i direttori e al personale dei siti che in sinergia con la Direzione generale Musei, lavorano incessantemente, in ottica di rete e in accordo con le comunità territoriali, per conservare e valorizzare il patrimonio culturale dei nostri musei”.
Ecco il numero dei visitatori nel 2023 nei musei e parchi archeologici
con la differenza percentuale rispetto al 2022: parco archeologico del Colosseo, 12.298.246 visitatori, +25,34%; il Pantheon, 5.196.106, +5,47%; parco archeologico di Pompei, 4.087.164, +33,64%; museo Egizio di Torino, 1.061.157, +16,74%; Villa Adriana e Villa d’Este, 748.656, +37,74%; parco archeologico di Ercolano, 563.165, +28,86%; museo Archeologico nazionale di Napoli, 553.141, +25,54%; parchi archeologici di Paestum e Velia, 506.853, +29,62%; museo Archeologico di Venezia, 387.683 (dati comprensivi del circuito con alcuni musei civici), +4,64%; museo nazionale Romano, 318.434, +58,77% (il museo con il maggiore incremento in Italia); parco archeologico di Ostia antica, 314.511, +26,64%.
Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, presentazione del libro “Unbound from Rome” di John North Hopkins (New York University) che offre uno sguardo ampio sull’arte e l’architettura antiche nell’arco di quattro secoli
Lunedì 17 giugno 2024, alle 16.30, in Curia Iulia il parco archeologico del Colosseo propone la presentazione del libro “Unbound from Rome” di John North Hopkins. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia; e Dominik Maschek, professore di Archeologia romana all’Universität Trier, Leibniz-Zentrum für Archäologie. Sarà presente l’autore. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it e sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.

Copertina del libro libro “Unbound from Rome” di John North Hopkins (New York University)
Unbound from Rome. L’opera offre uno sguardo ampio sull’arte e l’architettura antiche nell’arco di quattro secoli, concentrandosi sulla diversità degli artisti e dei fruitori all’interno e all’esterno dei confini politici di Roma, in continua evoluzione. L’arte e l’architettura romana sono tipicamente intese come legate in qualche modo a un evento politico o come una serie di scelte ed esperienze estetiche. Superando l’etichetta fuorviante di “romano”, John North Hopkins si propone di districare i molti popoli le cui diverse culture e tradizioni hanno contribuito alla cultura visiva di Roma in un arco di tempo di quattrocento anni nel primo millennio a.C. Hopkins riconsidera attentamente alcune delle opere più iconiche del periodo attraverso le numerose pratiche e i popoli ad esse legati. Tra queste, lo straordinario e complesso sforzo per la costruzione del Tempio di Giove, le azioni creative e i diversi incontri legati a oggetti di lusso come la Cista dei Ficoroni, e gli importanti significati che la scultura sacra dei templi e le offerte votive assumevano attraverso la loro realizzazione e le successive pratiche di devozione. Uno degli scopi principali del volume è quello di mettere in discussione un’idea di Roma che si è concentrata sulla produzione d’élite e sulla documentazione testuale; Hopkins richiama invece l’attenzione sugli attori meno noti, e spesso taciuti, che ne erano invece parte integrante. Il risultato è una profonda comprensione di un mondo italico e mediterraneo diversificato e storicamente ricco, nonché della miriade di culture, comunità e individui che avrebbero fatto e vissuto l’arte all’interno e intorno ai mutevoli confini politici di Roma.

L’archeologo John Hopkins della New York University
John Hopkins è professore associato di Archeologia e Storia dell’arte dei popoli del Mediterraneo nel dipartimento di Storia dell’Arte e presso l’Institute of Fine Arts della New York University. È autore di The Genesis of Roman Architecture (2016, Yale), che ha vinto il Premio Spiro Kostof della Society of Architectural Historians, Unbound from Rome (2024, Yale), e curatore di Object Biographies: Collaborative Approaches to Ancient Mediterranean Art (2020, The Menil Collection e Yale UP) e Forgery Beyond Deceit: Fabrication, Value and the Desire for Ancient Rome (2023, Oxford). È attualmente co-direttore del Quirinal Project, una collaborazione tra la soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma, New York University e la University of Michigan e direttore dell’Antefixa Project, un progetto archeometrico in collaborazione con musei italiani per studiare i segni del manufatto di scultura architettonica nell’Italia Centrale.
Sarà il concerto di Diodato ad aprire mercoledì 19 giugno 2024 la terza edizione di “Venere in Musica”, la rassegna musicale ideata dal parco archeologico del Colosseo diretto da Alfonsina Russo, curata da Fabrizio Arcuri che firma la direzione artistica. Dal 19 al 23 giugno 2024 cinque imperdibili appuntamenti a ingresso gratuito in uno scenario unico al mondo: il Tempio di Venere e Roma, il più grande edificio sacro costruito dai romani (e uno dei più grandi dell’antichità), voluto da Adriano, costruito a partire dal 121 d.C. e dedicato alla dea Roma Aeterna e alla dea Venus Felix. Il programma di quest’anno miscela sonorità che provengono da ambienti musicali differenti, dallo smooth jazz dei Moorcheba al cantautorato d’autore di Diodato, in una nuova tappa site specific del suo tour; poi le atmosfere maliane di una delle voci più significative della world music, Rokia Traoré, e il progetto che incrocia la Babelnova Orchestra, l’orchestra delle donne arabe e del Mediterraneo Almar’à e un’icona della musica alternativa italiana, Ginevra Di Marco, storica voce dei CSI e dei PGR; fino ad arrivare alla travolgente energia rock-blues del “gladiatore” per eccellenza, Russell Crowe insieme ai suoi The Gentlemen Barbers. Il pubblico potrà entrare gratuitamente nell’area del Tempio di Venere e Roma, dalla piazza del Colosseo, a partire dalle 20. Gli spettacoli avranno inizio alle 21 e termineranno alle 23. Solo per lo spettacolo del 19 giugno l’accesso è previsto alle 19.30. La prenotazione è obbligatoria fino ad esaurimento posti su
La rassegna si apre mercoledì 19 giugno 2024 con il concerto di Diodato, un cantautore intenso e ricercato, tra i più apprezzati del nuovo pop italiano, con sei album all’attivo e una carriera costellata di riconoscimenti, fino al recentissimo David di Donatello, vinto nel 2024 nella categoria Miglior Canzone Originale con La mia terra, presente nella colonna sonora di Palazzina Laf di Michele Riondino. L’artista tarantino inaugura Venere in Musica dopo una serie di date nelle principali città del Brasile e con una serie di sold out già registrati per il suo prossimo tour autunnale nei teatri. A Roma presenterà i brani del suo nuovo album Ho acceso un fuoco in cui reinterpreta in una nuova chiave, più vicina alla dimensione del live, alcuni brani fondamentali del suo repertorio.
Ripercorreranno il proprio universo musicale e i quasi trent’anni di carriera anche i Morcheeba, la band londinese che ha plasmato il trip-hop e che il 20 giugno a Venere in Musica si esibirà live con i brani dell’ultimo album, il decimo della sua discografia, Blackest Blue, un’elegante raccolta che mette in evidenza tutte le peculiarità: il mix di downbeat, nu-soul, electro-pop e smooth jazz, le atmosfere chill e un approccio alla scrittura sempre positivo e rilassato.
La sera seguente, 21 giugno 2024, sul palco allestito davanti al Tempio di Venere e Roma che guarda il Colosseo, salirà una delle più affascinanti esponenti della world music, la cantante e chitarrista maliana Rokia Traoré. Compositrice, polistrumentista, artista a tutto tondo con interessi e collaborazioni interdisciplinari – dalla letteratura al teatro, passando per il cinema e l’impegno nella formazione di giovani musicisti africani attraverso la propria fondazione – Rokia Traorè è un’icona della musica africana che mescola continuamente le radici tradizionali alle sonorità jazz, pop e rock di matrice europea e statunitense. Il suo live è incentrato sulla canzone Djamako – Allégresse, vero cuore di un viaggio nel suo repertorio, fra composizioni inedite e reinterpretazioni di classici e standard. Un concerto intimo con una formazione essenziale, un’esperienza fondata sull’idea di limite come punto di incontro fra culture diverse che si incontrano e si amalgamo nel reciproco rispetto.
Il 22 giugno 2024 appuntamento con un progetto che tiene insieme due formazioni centrali nel panorama della world music e una voce storica della scena alternativa e indie italiana: Ginevra Di Marco, fra le più raffinate interpreti del panorama musicale italiano, già voce dei CSI prima e dei PGR dopo, l’ensemble tutto al femminile Almar’à, l’Orchestra di donne arabe e del Mediterraneo, la BabelNova Orchestra, nata dall’esperienza dell’Orchestra di Piazza Vittorio e che ha appena pubblicato il debut album Magma. Tutte e tutti uniti per “She هي Elle Lei. Voci di acqua e di terra suoni di mare e di sabbia”, un concerto dedicato a un universo femminile che evoca, con brani e canzoni più o meno note, storie e racconti di deserti, genti di terre vicine e lontane, danze, speranze, nascite, addii e nuovi inizi. Un tripudio di suoni, melodie e ritmi per una grande festa in musica.
Venere in Musica si chiude domenica 23 giugno 2024 con il live di una star mondiale del cinema che il pubblico italiano ha conosciuto di recente nella versione di artista musicale, Russell Crowe, band leader della formazione The Gentlemen Barbers. Dopo il successo al Festival di Sanremo 2024, dove è stato ospite nella terza serata, Russell Crowe torna infatti in Italia per una serie di concerti in luoghi di particolare bellezza, fra cui il Tempio di Venere e Roma. “Ho sempre avuto un’attrazione nei confronti dell’Italia. È affascinante pensare che questo Paese abbia dato al Mondo un grandissimo contributo, in termini di cultura e dal punto di vista sociale” afferma Crowe che sulla natura di uno straordinario live rock-blues aggiunge: “Rivisitiamo numerosi successi della storia della musica ridando vita a brani iconici, attraverso nuovi arrangiamenti, per regalare al pubblico un’esperienza davvero straordinaria”.
Commenti recenti