A Napoli incontro tra il direttore del Mann e il direttore dell’Ermitage su “Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto” che consolida la collaborazione tra le due istituzioni. E nel 2019 a Napoli mostra sul Canova e a San Pietroburgo su Pompei

La presentazione della mostra sui Longobardi all’Ermitage: al centro, Michail Piotrovsky. Alla sua destra, Maurizio Cecconi; alla sua sinistra, Pasquale Terracciano e Massimo Depaoli (foto Graziano Tavan)
Due mesi fa, era l’inizio di maggio 2018, l’inaugurazione della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo è stato il sigillo – se ancora ce ne fosse stato bisogno – su una collaborazione scientifica e operativa tra il museo Archeologico nazionale di Napoli e la prestigiosa istituzione culturale russa che sta dando ottimi frutti. E che venerdì 13 luglio 2018, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli, vedrà una nuova tappa significativa: nella Sala del Toro Farnese si svolgerà infatti l’incontro tra Michail Piotrovsky, direttore del museo statale Ermitage di San Pietroburgo e Paolo Giulierini, direttore del Mann, che si confronteranno in una conferenza aperta al pubblico su “Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto”, intervistati da Vincenzo Esposito (Il Corriere del Mezzogiorno), Davide Cerbone (Il Mattino di Napoli) ed Antonio Ferrara (La Repubblica di Napoli).

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)
Era il 10 novembre 2016 quando, a San Pietroburgo, il direttore del museo statale Ermitage, Michail Piotrovskij, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna, con il supporto di Villaggio Globale International, siglarono un accordo quadriennale di collaborazione. Fu lo stesso ministro per i Beni culturali dell’epoca, Dario Franceschini, a darne notizia: “L’accordo prevede una condivisione di esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, lo scambio di mostre e la realizzazione congiunta di progetti espositivi e, inoltre, stage di studio tra i collaboratori scientifici e gli specialisti nel campo della storia dell’arte, dell’archeologia, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione e del restauro; l’attuazione di conferenze scientifiche, convegni, seminari, tavole rotonde, sulle problematiche della storia dell’arte, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione, del restauro e della gestione dei Beni Culturali; il confronto in merito all’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative applicate ai beni culturali con particolare riferimento alla digitalizzazione, all’archiviazione, all’applicazione di realtà aumentate e multimedialità finalizzati alla valorizzazione del patrimonio, alla sua conservazione e fruizione pubblica e specialistica; lo studio e confronto sulle nuove forme di approccio e di diffusione della conoscenza, anche attraverso l’interdisciplinarità delle arti, dei patrimoni archeologici e delle eredità storico-artistiche; l’attivazione di borse di studio e la partecipazione reciproca ad attività di indagine e campagne di scavo sulla base di ricerche e progetti condivisi” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/16/mostre-convegni-restauri-scavi-archeologici-scambi-culturali-siglato-protocollo-di-collaborazione-tra-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-gli-scavi-di-pompei-e-il-museo-ermitage-di-san-pie/).
Quindi è stata sancita la volontà di sviluppare progetti culturali, studi e ricerche, scambi e relazioni tra i Musei, in collegamento con Ermitage Italia, con l’intento di valorizzare i patrimoni comuni e la conoscenza della storia ricchissima che unisce l’Italia, e la Campania nello specifico, alla Russia e a San Pietroburgo. E i risultati sono tangibili. Si sono succeduti quindi eventi e iniziative importanti: il prestito eccellente da parte dell’Ermitage di un nucleo di capolavori per la mostra “Amori Divini”, sopraggiunti a dare ulteriore prestigio all’evento espositivo: il cratere a calice attico a figure rosse, attribuito al Pittore di Triptolemos (490-480 a.C. circa), scoperto a Cerveteri, con il mito di Zeus che, attratto dalla bellezza di Danae rinchiusa dal padre in una camera sotterranea, si unisce a lei trasformandosi in una pioggia d’oro filtrata dal tetto. È una delle più antiche rappresentazioni dell’unione divina giunte fino a noi. E ancora l’anfora nolana attica a figure rosse, attribuita al Pittore della Phiale (440 a.C.) con Europa seduta in groppa a un toro: il Pittore della Phiale riesce a dare una visione concisa e rinnovata della figura di Europa, ponendola in parallelo con quella di un uomo anziano, identificabile con il padre Agenore, re di Tiro, che ordinò ai suoi figli maschi di partire alla ricerca della principessa rapita (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/21/sei-eccezionali-pezzi-dal-louvre-e-dallermitage-giunti-ad-arricchire-e-completare-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-amori-divini-percorso-nel-mito-greco-e/). Il 7 dicembre 2017 poi il Mann è stato l’ospite d’onore al compleanno dell’Ermitage, con l’esposizione del gruppo scultoreo del “Piccolo Donario Pergameno”, quale capolavoro unico scelto dal museo di San Pietroburgo per i festeggiamenti internazionali (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/06/san-pietroburgo-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-ospite-donore-per-i-festeggiamenti-del-compleanno-dellermitage-con-il-galata-morente-e-altre-tre-statue-r/). E infine, come si diceva all’inizio, la collaborazione e la straordinaria promozione congiunta per la mostra dedicata ai Longobardi, che dalle sale del museo napoletano è partita alla volta di San Pietroburgo dove sarà visitabile fino al 15 luglio 2018 (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/05/14/i-longobardi-conquistano-la-russia-aperta-allermitage-di-san-pietroburgo-la-mostra-italiana-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-terza-tappa-del-progetto-dopo-pavia/).
E ora l’importante e attesa visita ufficiale al Mann di Napoli e al suo direttore Paolo Giulierini, da parte di Michail Piotrovsky, direttore generale del museo Statale Ermitage – che sarà a Napoli venerdì 13 luglio 2018, accompagnato da Irina Artemieva conservatrice del dipartimento di Pittura veneta del museo russo e direttrice di Ermitage Italia –, con la conferenza-confronto pubblico tra i due direttori: “ERMITAGE/MANN – MANN/ERMITAGE. Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto”. Un’occasione tra due protagonisti della cultura russa e italiana per parlare di patrimoni d’arte e storia e di grandi musei, di ruolo delle istituzioni museali nella società attuale e strategie future, ma anche di collaborazioni internazionali e grandi eventi. Una conferma dell’importante relazione che lega da oltre un anno i due Musei e un riconoscimento del valore del Mann e delle sue collezioni a livello internazionale, grazie al lavoro di apertura e valorizzazione attuato dalla direzione dell’Istituzione napoletana. Straordinari sono del resto i progetti ai quali stanno lavorando congiuntamente i musei russo e italiano e che porteranno, come prossima tappa, a due grandi esposizioni nel marzo del 2019: la prima grande mostra mai dedicata al sommo Canova e ai suoi rapporti con l’antico, in quello che è un vero e proprio tempio dell’arte classica – un’antologica emozionante per prestiti e studi -, e una grande mostra all’Ermitage dedicata a Pompei, insieme alla Soprintendenza Pompei.
“Sono davvero felice e assolutamente onorato della collaborazione con il museo Ermitage”, ha dichiarato Paolo Giulierini da Los Angeles, dove si trova in missione al momento, “e la visita del direttore Piotrovsky è un momento speciale per il nostro museo che si appresta a ospitare capolavori assoluti dall’Ermitage, ma che vuole anche dialogare e lavorare a fianco di questo grande museo e ai loro esperti nel campo degli scavi, del restauro, della valorizzazione museale, come del resto stabilito nel nostro accordo. Nel contempo la volontà di dare il giusto risalto in Russia, e con l’Ermitage a livello internazionale, alle collezioni del Mann che sono comunque d’importanza mondiale. Sarà importante e credo molto stimolante il confronto d’idee pubblico che avremo il 13 sera. Noi abbiamo appena presentato il rapporto annuale relativo al 2017 con grande soddisfazione e stiamo attuando il nostro piano di ampliamento: con la riapertura e il riallestimento delle sezioni museali e con la nuova ala, che ci consentirà di avere spazi e servizi, adeguati ai massimi standard europei. Ma l’Ermitage è un gigante mondiale ed è straordinario l’impulso che il prof. Piotrovsky continua a dare a questo luogo unico della cultura”.
Il parco archeologico dei Campi Flegrei con le terme romane e il castello aragonese di Baia e gli scavi di Cuma ospita la IX edizione del Festival Jazz dei Campi Flegrei
Note jazz che esaltano la bellezza delle aree archeologiche e naturalistiche. Spettacoli itineranti per appassionati musica, ma non solo, per scoprire i Campi Flegrei, la Terra del Mito, tra i territori più ricchi d’Italia per bellezze archeologiche, paesaggistiche e culturali. Per la IX edizione del Pozzuoli Faber Jazz Festival l’associazione Jazz and Conversation si potrà avvalere della straordinaria collaborazione del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, che mette a disposizione le sue suggestive location per ospitare i concerti. Inoltre quest’anno affianca i promotori la Faber Italia srl, un’azienda campana che produce macchine da caffè leader del settore per meccanica e design, particolarmente attenta ai fermenti culturali e agli eventi che li caratterizzano. Dal 5 al 22 luglio 2018 i concerti del Festival Jazz dei Campi Flegrei saranno infatti ospitati in sedi prestigiose come le Terme Romane di Baia, novità assoluta, il Castello aragonese di Baia e gli Scavi di Cuma – città bassa. A far da cornice agli appuntamenti in programma anche il panorama mozzafiato di Miseno dalla location panoramica del Cala Moresca e il lago Lucrino, immerso nel verde della natura. Napoli sarà più volte al centro del repertorio proposto dagli artisti, con tributi a Pino Daniele e versioni jazz di musica classica napoletana.

Antimo Civero e Paolo Giulierini alla presentazione della IX edizione del Festival Jazz dei Campi Flegrei
Si scivolerà dallo swing di tradizione americana, ai tanghi e alle milonghe brasiliane, fino ad assistere all’ incontro tra la musica spirituale africana e il canto gregoriano europeo, e fino al jazz africano di impegno politico. “Un festival dei Campi Flegrei non poteva che essere ospitato dal Parco archeologico. Partiamo da Cuma per ripercorre, attraverso la musica, il filo sottile della storia”, dichiara il direttore Paolo Giulierini. “Viviamo i nostri monumenti, i luoghi della cultura aperti di sera, coniugandoli a performance importanti e valorizzando, oltre al patrimonio, le tante energie e risorse impegnate per la valorizzazione di questa terra”. “Non è soltanto un evento di musica”, secondo il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, “ma è anche l’occasione per mettere in vetrina e promozione alcune tra le zone più suggestive dei Campi Flegrei. È un’iniziativa che unisce il territorio flegreo all’insegna della musica e della cultura. Un percorso che negli anni abbiamo sempre sostenuto, convinti dell’impegno di chi dona il proprio tempo per la crescita del territorio”. “Sin dalla sua prima edizione”, spiega Antimo Civero, “l’associazione con la sua decennale attività, ha avuto come quinta naturale le straordinarie vestigia del territorio flegreo. Il territorio che vive e racconta il suo passato per proiettarlo nel futuro sono momenti che appaiono fondamentali e insostituibili di ogni cultura”.
Un grande palco in movimento con la partecipazione di tanti artisti. Uno spettacolo multiforme e dinamico, una festa per coinvolgere tutti. Un viaggio emozionante di cultura e sapere, di radici e tradizioni, leggendo la storia del territorio fino ai giorni nostri. Apre il festival l’Emilia Zamuner Quartet, il 5 luglio 2018 al Cala Moresca a Miseno (Bacoli) con un omaggio a Pino Daniele; atmosfere intime e poetiche con improvvisazioni in perfetto stile jazzistico che regalano preziose sonorità. Alla voce, Emilia Zamuner, Paolo Zamuner al piano, Michele Sperandio alla batteria, Lorenzo Scipioni. Il 7 luglio 2018 la città bassa di Cuma sarà la location d’eccezione di una grande band, la New Talent Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini – Special guest Stefano di Battista con il progetto musicale “Our Monk”, ispirato a Thelonious Monk, scelto come modello e riferimento per il suo approccio esecutivo fuori dagli schemi. Un omaggio al singolare pianista e compositore statunitense, artista eclettico e originale che ha rappresentato la sfera be bop a New York. La partecipazione di solisti di eccezione e l’utilizzo delle nuove tecnologie di video-mapping completano e arricchiscono la proposta. Il progetto, promosso dalla Fondazione Musica per Roma, ha il sostegno del MiBACT e della SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. Note swing, che collegano le due meravigliose e creative città di Napoli e New Orleans, da Toledo a storyville, da Carosone ad Armstrong, dal mandolino al banjo, in una fusione tra tradizione europea e musica afro–americana, risuoneranno nel concerto di Dr. Jazz & Dirty Bucks Swing Band che il 13 luglio 2018 si esibirà alla Maison Toledo a Pozzuoli: Alfredo “Dr. Jazz” Verga, chitarra e voce; Alessandro “Mr. Groove” Panella, contrabasso; Luciano “Mr.Chugga” De Ioanni, batteria; Ettore “Mr.Dirty” Patrevita, sax.
Il 14 e 15 luglio lo splendido scenario delle Terme romane di Baia farà da cornice a due concerti dalla forte caratterizzazione. Sonorità brasiliane nella musica di Yamandu Costa (il 14 luglio), chitarrista e compositore brasiliano, applaudito da Paco De Lucia. Le sue interpretazioni con la chitarra a 7 corde spaziano dalle milonghe ai tanghi alla zambas, allo chamanè. Yamandu, con il suo tocco unico e l’accurata ricerca delle dinamiche, rappresenta oggi uno dei maggiori interpreti della musica brasiliana di tutti i tempi. Il 15 luglio è la volta del sound aspro e sensuale dalle coloritura africane di Abbey Lincoln, nell’omaggio dell’ Ada Montellanico Quintet, con il progetto Abbey’s Road feat. Giovanni Falzone. Abbey Lincoln, cantante e autrice di grande originalità, fu figura leggendaria non solo in ambito musicale ma per l’intero movimento Black Power. Impegnata politicamente negli anni ’60 in seno alla comunità nera, fece della sua musica una cassa di risonanza nella denuncia delle discriminazioni razziali vissute dalla popolazione afroamericana. Ada Montellanico ripercorre la strada di Abbey, ricalcando la forza narratrice delle sue composizioni, il carattere africano del suo universo sonoro e la sua profonda aggressività. (Ada Montellanico – voce; Giovanni Falzone – tromba; Massimo Pirone – trombone; Jacopo Ferrazza – contrabasso; Valerio Vantaggio – batteria).
Il 19 luglio 2018 al lago Lucrino, presso l’AKademia Cucina & More, la voce e il piano di Lorenzo Helleger si esibirà assieme a Giovanni Campagnoli alla tromba e flicorno, raccontando Napoli nel bello e nel brutto, tra note classiche e swing. Chiude il Festival il 21 luglio 2018 il grande pianista, compositore e direttore d’orchestra, Enrico Intra che con la cantante afroamericana Joyce Yuille, porta una proposta originale che mescola il cattolico ed europeo canto gregoriano con il protestante e afroamericano spiritual, un mix che conferisce una dimensione straniante e piena di suggestione all’antico canto liturgico. L’Enrico Intra – Joyce Yuille Ensemble si esibirà al Castello di Baia in blues, gregoriani e spirituals, accompagnati da Matteo Bortone (già nuovo miglior talento per la critica italiana del top jazz) al contrabasso e Stefano Tamborrino alla batteria.
San Pietroburgo. Il museo Archeologico nazionale di Napoli ospite d’onore per i festeggiamenti del “compleanno” dell’Ermitage con il Galata Morente e altre tre statue riconducibili al cosiddetto Piccolo Donario Attalide nella mostra “The Fallen”

Il “Galata morente” conservato nel museo Archeologico di Napoli e in mostra al museo statale Ermitage di San Pietroburgo

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)
Il 6 e 7 dicembre a San Pietroburgo sono giorni particolari sono “I giorni dell’Ermitage” durante i quali, tra gli eventi previsti, c’è anche l’esposizione di un capolavoro da un grande museo del mondo. Quest’anno è particolarmente importante per l’Italia perché i riflettori si accendono sul museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, con cui Michail Piotrovsky direttore generale dell’Ermitage ha siglato nei mesi scorsi un importante protocollo di collaborazione, insieme a Pompei, che ha già portato a pianificare studi e ricerche congiunte ma anche due grandi mostre nel 2019 che saranno annunciate formalmente in questa occasione. Così il Mann di Napoli, l’ospite d’onore all’Ermitage a San Pietroburgo per gli annuali festeggiamenti del “compleanno” del museo voluto da Caterina La Grande, sarà presente con uno dei gruppi scultorei d’epoca romana delle sue straordinarie collezioni – il Galata Morente e altre 3 statue riconducibili al cosiddetto Piccolo Donario Attalide: si potranno ammirare dal 7 dicembre 2017 al 10 marzo 2018 nella mostra “The fallen. Il Galata Morente e il Piccolo Donario Attalide”, allestita nella magnifica sala dell’Atrio Romano disegnata da Leo von Klenze. “L’internazionalità delle relazioni e dell’immagine del Mann è stato uno degli obiettivi che mi sono posto fin da quando ho assunto la direzione del Museo napoletano che vanta collezioni uniche e straordinarie”, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Collaborare con Istituzioni tanto prestigiose come l’Ermitage o il Getty non è solo un onore, ma il riconoscimento di una nuova politica culturale di sviluppo del museo e nel contempo un enorme stimolo per la ricerca e la salvaguardia, le scelte gestionali e di valorizzazione. D’altra parte per il Mann, considerato da studiosi ed esperti tra i più importanti musei archeologici al mondo, ma fino ieri non adeguatamente radicato nell’immaginario del pubblico internazionale, la vetrina e il prestigio dell’Ermitage rappresentano un momento davvero importante”.
La mostra “The Fallen”, I Caduti, è stata curata da Anna Trofimova, capo del dipartimento di Antichità Classica del museo russo, con le immagini di Vinti più note dell’arte antica, riproposte nella pittura del Rinascimento, nella scultura barocca, fino al XX secolo: personaggi della storia e del mito giunti a noi attraverso alcune copie romane di un articolato monumento celebrativo il Piccolo Donario – ora perduto – che Pausania descriveva sull’Acropoli di Atene. Il Piccolo Donario (chiamato così in contrapposizione al Grande Donario realizzato a Pergamo, che pare coesistesse con un complesso votivo analogo a quello ateniese ) era stato eretto verso il 200 a. C. presso il muro meridionale dell’Acropoli ateniese, per ricordare la vittoria dei sovrani Attalidi sui barbari Galati e doveva contare più di 50 sculture bronzee di dimensioni inferiori al reale. Vi erano rappresentati sia i vinti, i Galati, sia i greci vincitori, a loro volta raffigurati in scene mitologiche, poiché – secondo Pausania – il donario si componeva di quattro sezioni dedicate alle celebrazioni delle battaglie combattute contro le Amazzoni e i Giganti ad Atene, i Persiani a Maratona e i Galli in Mysia.
Le quattro sculture, prima Ludovisi e poi Farnese, conservate al Mann ed esposte al museo Ermitage fino al 10 marzo 2018, costituiscono senza dubbio il nucleo più importante e impressionante delle sole dieci repliche in marmo riconducibili al Piccolo Donario (una sorta di compendio dei soggetti raffigurati nel monumento ateniese) i cui restanti esemplari sono in diversi musei europei. Il gruppo del museo di Napoli, ritrovato nel 1514 in un luogo non precisato di Roma, è composto da un’Amazzone, un Gigante, un Persiano e un Galata morente: figure dalla forte intonazione psicologica, concentrata soprattutto nei tratti del volto. L’Amazzone è distesa su un suolo sassoso sul quale giacciono due lance; il Gigante, anch’esso disteso, è nudo e completamente umanizzato e solo la peluria sul dorso, la chioma scapigliata e il volto coperto da barba e baffi paiono ricordare la sua ferinità; il Persiano con la tunica, i calzari e il berretto di tipo frigio, è posto sul fianco, morto mentre ancora imbraccia lo scudo circolare; infine il Galata morente, completamente nudo, è ferito sul fianco sinistro e sulla spalla destra, ma viene colto dallo scultore mentre tenta di sorreggersi con la mano sinistra poggiata a terra. Pathos e dignità dei Vinti: è l’inizio della scultura barocca.
Le statue del gruppo napoletano, le sole repliche del donario in marmo asiatico, mostrano un soggetto dell’arte ellenistica sviluppato dai romani, mai prima espresso nell’arte classica. È l’idea di una grandezza non già dei vincitori ma dei Caduti, la grandezza della sconfitta. Lo stile altamente espressivo della scultura pergamena incarna nuovi ideali umanistici, la tristezza profonda della morte e la sofferenza dei feriti. “L’arte antica ci dà continui spunti per l’oggi”, spiega Paolo Giulierini, “il patrimonio di opere conservate al Mann è un giacimento di valori universali e di conoscenza quanto mai attuali. In questo senso, salvaguardare e far conoscere questi capolavori è una missione prioritaria per il nostro museo”. ll’Ermitage le opere del Mann saranno esposte su una base circolare nella magnifica sala del Patio Romano tra grandi colonne, consentendo una visuale completa del magnifico gruppo.





















































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