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Cabras (Or). Il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” di Antonio Sanna vince il premio del pubblico del Sardegna Archeofilm Festival, chiuso con la consegna del premio “Archeociak. Raccontami la storia” e del premio “Firenze Archeofilm 2026”

Il regista Antonio Sanna con il premio Sardegna Archeofilm Festival per il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” (foto fondazione mont’e prama)

Il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” del regista Antonio Sanna (Italia, 49’) ha vinto il premio del pubblico del Sardegna Archeofilm Festival, manifestazione organizzata dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm e Archeologia Viva – Giunti Editore. Dal 30 giugno al 5 luglio 2026, il Sardegna Archeofilm Festival ha trasformato il nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu” in una sala cinematografica sotto le stelle, proponendo documentari italiani e internazionali, incontri con registi, archeologi e studiosi e approfondimenti dedicati al rapporto tra ricerca, cinema, memoria e territorio. Dalla preistoria europea alle grandi città dell’antica Cina, dalle civiltà dell’America meridionale alle tradizioni popolari italiane, fino alle storie dell’archeologia e del patrimonio della Sardegna, le opere presentate hanno mostrato la capacità del cinema documentario di rendere accessibili temi complessi senza rinunciare al rigore scientifico. Con la premiazione dei giovani partecipanti ad Archeociak, il riconoscimento dedicato a Carlo Tronchetti, il voto del pubblico e il racconto del viaggio internazionale dei Giganti, la serata conclusiva ha riassunto le diverse anime della manifestazione: divulgazione, formazione, partecipazione e valorizzazione del patrimonio.

Il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” di Antonio Sanna, dedicato a una figura fondamentale dell’archeologia a lungo rimasta lontana dai riflettori, restituisce visibilità e riconoscimento a un protagonista della storia della Sardegna, autore fin da giovanissimo di importanti scoperte. Tra queste spicca il ritrovamento, nel 1962, del Tofet di Monte Sirai, avvenuto quando Zara aveva appena sedici anni. Nel corso della sua attività come assistente tecnico della Soprintendenza partecipò inoltre a numerose campagne di scavo, dal Pozzo Sacro di Santa Cristina al rinvenimento del celebre bronzetto del cosiddetto “Sardus Pater” a Fluminimaggiore, sviluppando una straordinaria capacità di leggere il territorio e riconoscere le tracce del passato.

Al secondo posto si è classificato il film francese “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici” del regista Alexis de Favitski (Francia, 52’), al terzo posto il documentario “Fengyang. La capitale dimenticata dell’antica Cina” con la regia di Stéphane Bégoin (Francia-Cina, 52’).

La consegna del premio “Archeociak. Raccontami una storia” al Sardegna Archeofilm Festival 2026 (foto fondazione mont’e prama)

Il Premio “Archeociak. Raccontami la storia”. L’ultima serata ha riunito cinema, ricerca scientifica, formazione e partecipazione del pubblico. Ad aprire, l’atto conclusivo della rassegna è stata la premiazione del concorso “Archeociak. Raccontami la storia”, promosso in collaborazione con l’Associazione Culturale Babel e rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della Sardegna. Il premio è stato assegnato a “Il Signore del Sale”, con una sceneggiatura dedicata a Luigi Benvenuto Dol, il pioniere francese delle saline sarde. Il progetto cinematografico è stato realizzato dalle classi 5A e 5E della scuola primaria dell’istituto Comprensivo di Sinnai. Il concorso di scrittura cinematografica è dedicato alla valorizzazione dell’archeologia e della storia della Sardegna. “Il Signore del Sale” riporta alla luce una figura straordinaria e quasi dimenticata della Sardegna dell’Ottocento: Monsieur Luigi Benvenuto Dol, imprenditore originario di Martigues, erede di storiche saline francesi, che nel 1854 scelse la Sardegna come terra della propria vita e delle proprie imprese. La premiazione si è svolta alla presenza di Paolo Carboni, direttore artistico dell’associazione Babel e della docente della scuola di Sinnai Valeria Zedda. A seguire la proiezione del cortometraggio “La pietra del tempo”, realizzato dagli alunni della classe 5E della Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo di Uta con il coordinamento di Simona Rotella, vincitore del premio Archeociak nel 2025.

Nicola Castangia e Carlo Tronchetti col premio Firenze Archeofilm consegnato a Cabras al Sardegna Archeofilm (foto fondazione mont’e prama)

Il Premio “Firenze Archeofilm 2026” a Nicola Castangia e Carlo Tronchetti. La serata è proseguita con la consegna del Premio Firenze Archeofilm 2026 al documentario “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica”, diretto da Nicola Castangia e risultato vincitore del premio del pubblico nell’edizione fiorentina della rassegna. Alla cerimonia hanno partecipato l’archeologo Carlo Tronchetti, il regista Nicola Castangia e Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, in un incontro condotto da Giulia Pruneti e Tore Cubeddu. Il documentario, con soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni e consulenza scientifica di Giorgio Murru, ripercorre attraverso la voce dello stesso Tronchetti una lunga stagione della ricerca archeologica in Sardegna. Dagli scavi condotti a partire dal 1977 nei siti di Nora, Mont’e Prama, Sant’Antioco e Tharros, emerge il racconto umano e professionale di uno dei protagonisti dell’archeologia isolana. Immagini storiche d’archivio, riprese aeree e ricostruzioni virtuali accompagnano un racconto nel quale il rigore della ricerca si intreccia con ricordi, incontri e aneddoti personali. Il riconoscimento ricevuto a Firenze e consegnato simbolicamente a Cabras conferma la capacità del documentario di portare la storia dell’archeologia sarda oltre i confini dell’Isola e di raggiungere un pubblico ampio attraverso il linguaggio del cinema.

Film “Il viaggio dei Giganti”: Anthony Muroni, presidente della fondazione Mont’ePrama, col regista Fabio Ortu (foto fondazione mont’e prama)

“Il viaggio dei Giganti” chiude la quinta edizione. A concludere il programma è stata la proiezione fuori concorso di “Il viaggio dei Giganti”, documentario diretto da Fabio Ortu e Andrea Marras che racconta il viaggio delle statue di Mont’e Prama dalla scoperta e dal recupero dei frammenti fino alla loro affermazione come ambasciatori della civiltà nuragica nel mondo. Il cuore dell’opera è il trasferimento di una parte delle sculture di Mont’e Prama dal museo archeologico di Cagliari al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras. Un viaggio concreto, seguito nelle sue diverse fasi, ma anche un ritorno dal forte valore culturale e simbolico: i Giganti lasciano il luogo nel quale erano stati custoditi ed esposti per ricongiungersi agli altri elementi del complesso statuario nel territorio in cui furono scoperti. Il documentario è una testimonianza corale di tutti coloro che in questi anni si sono impegnati per il raggiungimento di un risultato straordinario, a partire da tutto il team della Fondazione Mont’e Prama che ha voluto raccontare l’emozione della riunificazione del complesso statuario nella casa di Cabras.  Un itinerario materiale e simbolico che attraversa ricerca, restauro, tutela, valorizzazione e promozione internazionale, mostrando come le sculture rinvenute nel Sinis siano diventate un riferimento dell’identità culturale della Sardegna e uno strumento di dialogo con pubblici e istituzioni di altri Paesi. La proiezione, che ha strappato un lungo applauso, ha rappresentato una conclusione coerente con il percorso costruito dal Festival: partire dall’archeologia e dalle testimonianze del passato per interrogarsi sul loro significato contemporaneo e sulle nuove forme attraverso le quali possono essere conosciute e condivise.

Cabras (Or). Al via al nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu” del Sardegna Archeofilm Festival: cinque serate dedicate al cinema e all’archeologia, sette film in concorso, proiezioni speciali, incontri con registi e studiosi e il premio assegnato dal pubblico

Le civiltà scomparse del Perù, le più antiche manifestazioni artistiche dell’umanità, una capitale imperiale dimenticata nel cuore della Cina, le tradizioni precristiane sopravvissute nell’Italia contemporanea e il patrimonio archeologico della Sardegna, da Tuvixeddu alle Domus de Janas, fino ai Giganti di Mont’e Prama. Sono alcuni dei temi affrontati dalla quinta edizione del Sardegna Archeofilm Festival, organizzato dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm e Archeologia Viva (Giunti Editore), in programma dal 30 giugno al 5 luglio 2026, al nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or). Cinque serate nelle quali il cinema diventa uno strumento per viaggiare nel tempo e nello spazio, raccontare le nuove frontiere della ricerca archeologica e avvicinare il grande pubblico ai luoghi, alle comunità e alle storie custodite dal patrimonio culturale.

Sardegna archeofilm festival al nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (foto fondazione mont’e prama)

Il programma riunisce documentari provenienti da Italia, Francia, Perù e Cina, opere selezionate nelle edizioni 2025 e 2026 di Firenze Archeofilm, produzioni dedicate al patrimonio sardo e incontri con archeologi, registi, autori e interpreti. Accanto ai sette film in concorso, il Festival propone proiezioni fuori concorso, talk introduttivi, anticipazioni cinematografiche e momenti di approfondimento. “La stretta collaborazione tra Fondazione Mont’e Prama e Firenze Archeofilm – espressione della rivista Archeologia Viva nel settore cinema – sta dando risultati straordinari sul piano della partecipazione popolare al grande festival internazionale di Cabras, quest’anno organizzato sullo sfondo “congeniale” del museo G. Marongiu”, dichiara Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva. “Il programma 2026 di Sardegna Archeofilm Festival è di particolare livello qualitativo con presentazione di opere di assoluta spettacolarità rivolte al grande pubblico e ospiti d’eccezione”. A chiudere la manifestazione sarà, domenica 5 luglio 2026, l’assegnazione del Premio Sardegna Archeofilm 2026, attribuito al film più apprezzato dal pubblico, insieme alla consegna del Premio Firenze Archeofilm 2026 al documentario “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica”. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

PROGRAMMA DI MARTEDÌ 30 GIUGNO 2026: il cinema incontra l’arte. Il Festival si apre martedì 30 giugno 2026, alle 21, con una serata introduttiva dedicata al rapporto tra cinema, arte, paesaggio e costruzione dello sguardo. Il regista Peter Marcias e la storica e critica d’arte Chiara Gatti saranno protagonisti del talk “Cinema e arte”, presentato da Alessandro Pisu con proiezione fuori concorso del film “Looking for Nivola / cercando Nivola” di Peter Marcias (Italia, 80’). Una conversazione sulla capacità del linguaggio cinematografico di interpretare le opere, i luoghi e i processi creativi, trasformando l’immagine in uno strumento di conoscenza e scoperta. A seguire la proiezione fuori concorso del film “Lo sguardo esterno” di Peter Marcias (Italia, 22′), girato interamente in Sardegna, tra le località di San Salvatore di Sinis, San Giovanni di Sinis, Bosa, Posada, San Giovanni di Posada, Cagliari, Alghero, l’isola di Tavolara, Siliqua e Parco Naturale Molentargius Saline. Un itinerario visivo dedicato al viaggio, all’arte, all’osservazione e al rapporto tra l’essere umano e il paesaggio. Un’opera che riflette sul viaggio, lo sguardo, l’arte e la scoperta.

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 2 LUGLIO 2026: dalla civiltà Chachapoya alle contraddizioni dell’Homo sapiens. La cerimonia inaugurale è in programma giovedì 2 luglio 2026, alle 20.30, con i saluti istituzionali dei rappresentanti della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione Mont’e Prama e gli interventi di esperti di archeologia e cinema. La serata sarà presentata da Giulia Pruneti e Tore Cubeddu. Le proiezioni in concorso prenderanno il via subito dopo con il film “Abiseo, la foresta culturale di Chachapoya”, di Rosemarie Lerner (Perù, 22′). Nel cuore del Parco Nazionale Río Abiseo in Perù, un team interdisciplinare del World Monuments Fund Perù intraprende un viaggio senza precedenti nella Zona Storico-Culturale del parco. La loro missione: indagare, documentare e proteggere il Gran Pajatén, una delle più belle eredità della cultura Chachapoya, rivelando le sue strutture circolari in pietra ornate da straordinari fregi, testimoni di una civiltà che prosperava in armonia con la foresta.

Seguirà il film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia, 22’).  Le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’idea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società. La prima serata di concorso si concluderà con il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” di Antonio Sanna (Italia, 49′). A seguire Intervengono Antonio Sanna (regista), Carlo Tronchetti (archeologo), Giovanni Ugas (archeologo). Presenta Alessandro Pisu.

PROGRAMMA DI VENERDÌ 3 LUGLIO 2026: Tuvixeddu, l’arte paleolitica e i riti di una comunità. La serata di venerdì 3 luglio 2026 si aprirà alle 20.45 con il talk “Cinema e Sardegna. Introduzione a Sui tetti di chi dorme”. Il regista Antonello Pisano Murgia dialogherà con gli interpreti e autori Fabio Marceddu, Lia Careddu e Rossella Faa, in un incontro presentato da Giulia Pruneti. Seguirà la proiezione in concorso del film “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia, 15′). Tuvixeddu è la più grande necropoli punica del Mediterraneo. Ciò che rimane della necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo, della storia e dei costruttori. Un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma tra sussurri e grida di fugacità.

Quindi, alle 22, il Festival si sposterà nel cuore della preistoria europea con il film “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici” di Alexis de Favitski (Francia, 52′). Le Gole dell’Ardèche, dicembre 1994: tre speleologi scoprono la Grotta Chauvet la più importante e antica d’Europa. Decorata con innumerevoli figure animali mozzafiato risalenti a 36.000 anni fa. Ventimila anni prima di Lascaux, Homo Sapiens aveva già dimostrato una sorprendente maestria artistica. Per motivi di conservazione, la grotta Chauvet non è mai stata accessibile al pubblico. Solo un team di ricercatori è autorizzato a scendere nella grotta e studiarla per un mese all’anno. La troupe cinematografica avrà il privilegio di accompagnarli e accompagnarci in una delle loro missioni. Ospiti d’onore della serata saranno l’archeologo preistorico Fabio Martini e il regista e produttore Nicolò Bongiorno, che presenterà per la prima volta in Sardegna il teaser del suo nuovo film dedicato alla Grotta dei Cervi di Porto Badisco, nel Salento. L’opera, attualmente in lavorazione, condurrà il pubblico all’interno di un sito archeologico di eccezionale valore, fragile e difficilmente accessibile, che non potrà essere aperto alle visite. Il progetto cinematografico offrirà quindi la possibilità di esplorarne gli spazi più remoti, le pitture e i segni lasciati dalle comunità preistoriche. Il teaser sarà presentato nell’ambito dell’incontro con Fabio Martini e Nicolò Bongiorno, condotto da Piero Pruneti. 

La terza proiezione della serata, alle 23, sarà il film “Il toro e la Madonna” di Claudio Sagliocco e Gianni Nunno (Italia, 30′). A Bacugno, un paese di meno di cento abitanti nel centro Italia, sopravvive una festa di origini pagane. Ogni anno, si ripetono antichi riti precristiani che culminano in un momento solenne: un toro scende dalla montagna per inginocchiarsi davanti alla Vergine Maria. Il toro è stato donato a Bacugno dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nessuno sa da quanto tempo esista questa tradizione. Questo è il primo e unico film a raccontarne l’intera storia.

PROGRAMMA DI SABATO 4 LUGLIO 2026: la capitale dimenticata della Cina e il mondo delle Domus de Janas. Il programma di sabato 4 luglio 2026 inizierà alle 20.45 con il film “Fengyang. La capitale dimenticata dell’antica Cina” di Stéphane Bégoin (FranciaCina, 52′). Cina centro-orientale. Gli archeologi sono al lavoro. I primi scavi dell’antica città imperiale di Fengyang rivelano una città gigantesca, persino più imponente della Città Imperiale di Pechino. Quando e come fu costruita, e perché fu distrutta in circostanze oscure? I ricercatori si stanno immergendo nel cuore di questi misteri per svelare i segreti di questa città dimenticata, testimone di un passato imperiale perduto.

Quindi, alle 22, il Festival tornerà in Sardegna con la tavola rotonda “Archeologia e leggenda. Domus de Janas, tra storia e leggenda”, alla quale parteciperanno l’archeologo Alberto Moravetti, il regista Nicola Castangia, il presidente della Fondazione Mont’e Prama Anthony Muroni e il giornalista e scrittore Tonino Oppes. Presenta Tore Cubeddu. A seguire, alle 22.20, sarà proiettato fuori concorso il film “Domus de Janas, tra storia e leggenda” di Nicola Castangia (Italia, 50′). L’opera racconta le antiche sepolture ipogeiche della Sardegna attraverso un percorso nel quale la ricerca archeologica incontra le tradizioni popolari e le narrazioni tramandate dalle comunità. Le Domus de Janas emergono così non soltanto come testimonianze della preistoria dell’isola, ma anche come luoghi capaci di generare racconti, credenze e immaginari ancora vivi.

PROGRAMMA DI DOMENICA 5 LUGLIO 2026: i premi del pubblico e il viaggio dei Giganti. La serata conclusiva di domenica 5 luglio 2026 si aprirà alle 20.45 con la premiazione del concorso “Archeociak. Raccontami la storia”, edizione 2025. Il progetto, rivolto alle scuole primarie e secondarie della Sardegna, avvicina gli studenti al patrimonio culturale attraverso l’ideazione e la realizzazione di opere audiovisive. Durante la serata saranno proiettati e premiati i lavori selezionati. Presenta Paolo Carboni. Subito dopo sarà consegnato il Premio Firenze Archeofilm 2026 al documentario “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica”, vincitore del premio del pubblico dell’edizione fiorentina. Parteciperanno l’archeologo Carlo Tronchetti, il regista Nicola Castangia e Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. L’incontro sarà condotto da Giulia Pruneti e Tore Cubeddu. Nella parte centrale della serata, alle 22, sarà proclamato il vincitore del Premio Sardegna Archeofilm 2026, assegnato al film in concorso più gradito dal pubblico di Cabras. La quinta edizione si concluderà con un’opera dedicata al patrimonio simbolo del Sinis. I registi Fabio Ortu e Andrea Marras presenteranno il film “Il viaggio dei Giganti” (Italia, 48′) in dialogo con Giulia Pruneti. La proiezione fuori concorso, ripercorre la vicenda delle statue di Mont’e Prama: dalla scoperta e dal lungo lavoro di studio e restauro fino al loro ruolo contemporaneo di ambasciatrici della civiltà nuragica e del patrimonio archeologico della Sardegna nel mondo.

Cabras (Or). Pasqua tra i Giganti: al museo “Marongiu” per la prima volta riuniti in un’unica esposizione le 25 statue scoperte a Mont’e Prama insieme a 15 modelli di nuraghe e un betile. Muroni: “Oggi Cabras riabbraccia la sua storia”. Le anticipazioni (riunione Giganti e mostra Etruschi e Nuragici, due civiltà in dialogo/confronto) ad “archeologiavocidalpassato.com” del presidente Fondazione Mont’e Prama

I Giuganti di Mont’e Prama riuniti nel percorso provvisorio al museo civico Archeologico “Giovanni Marongiu” di Cabras (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)

Pasqua tra i Giganti a Cabras. Per la comunità scientifica e per tutti i residenti, che hanno avuto la possibilità di vederli in anteprima il 3 e 4 aprile 2026: per la prima volta tutti i Giganti di Mont’e Prama riuniti in un’unica esposizione al museo civico Archeologico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or): l’intero complesso scultoreo dei Giganti di Mont’e Prama, precedentemente diviso tra laboratori di restauro e il museo Archeologico nazionale di Cagliari. il percorso espositivo è stato ufficialmente aperto al pubblico domenica 5 aprile 2026. Venticinque le statue, a cui si aggiungono quindici modelli di nuraghe e un betile, per un totale di quaranta reperti. Un evento atteso, reso possibile grazie alla collaborazione tra diverse Istituzioni. E da maggio i Giganti di Mont’e Prama saranno in dialogo con i principi etruschi in una grande mostra.

tourismA 2026: da sinistra, Piero Pruneti, Anthony Muroni, Paolo Giulierini, Ilaria Portas, Giorgio Murru, Nicola Castangia (foto graziano tavan)

È stato proprio il presidente della Fondazione Mont’e Prama, incontrato a Firenze, in occasione di tourismA 2026, dove è intervenuto su “Ricerca e valorizzazione nel Parco archeologico naturale del Sinis (Cabras – Or)” con Paolo Giulierini archeologo, Giorgio Murru archeologo, il fotografo Nicola Castangia e l’assessore regionale ai Beni culturali della Regione Sardegna Ilaria Portas, ad anticipare ad archeologiavocidalpassato.com le novità che avrebbero interessato il museo di Cabras nella primavera 2026.

“Nell’ultimo anno – spiega Muroni ad archeologiavocidalpassato.com – il museo di Cabras è passato da 500 mq dedicato alle esposizioni a 1500 mq. Dunque triplicati gli spazi. Questo ci consente di fare tutta una serie di attività nuove. La prima, riunire finalmente il complesso statuario monumentale di Mont’e Prama a Cabras. Era una promessa che il ministero aveva fatto nel 2021 con l’istituzione della Fondazione Mont’e Prama. Va riconosciuto al ministero, alla soprintendenza, al museo Archeologico nazionale di Cagliari di aver mantenuto l’impegno assunto. E in queste ore le statue sono già tutte a casa. Ora si deve studiare un allestimento temporaneo che sarà pronto nei giorni precedenti la Pasqua e avremo finalmente questa novità. L’avere così tanti spazi ci consente anche di fare mostre temporanee. La prima tra queste, un bellissimo dialogo tra i principi etruschi e nuragici. Un dialogo tra due civiltà che sono state unite più che divise dal mar Mediterraneo. Ci sono stati tanti scambi, tanti spazi che hanno condiviso, e nella mostra che sarà curata dal direttore scientifico Paolo Giulierini e ospitata a Cabras dal mese di maggio al mese di ottobre, avremo veramente la possibilità su un’esposizione di 500 mq di scoprire davvero tante analogie, tange possibilità di studio e di dialogo”.

Scoperti per caso nel 1974 a Mont’e Prama, i Giganti rappresentano la più imponente testimonianza della statuaria antropomorfa del Mediterraneo antico che, grazie ad un lavoro certosino di restauro, si presenta al pubblico nella forma di pugilatori, arcieri e guerrieri. Colossi di pietra, alti oltre due metri, che hanno riscritto la protostoria della Sardegna e del Mediterraneo, portando la civiltà nuragica al centro del dibattito archeologico globale. Oggi, queste figure monumentali non sono solo reperti, ma simboli identitari della Sardegna nel mondo. Questa nuova esposizione traccia un percorso inedito, ripensato da zero, che offrirà ai visitatori una esperienza di visita nuova. I Giganti si potranno ammirare temporaneamente nell’attuale Sala del Paesaggio, tra giochi di luci e ombre sorteggiate da albe e tramonti, in attesa di essere trasferiti definitivamente, nel corso del prossimo anno, nell’ala del Museo progettata appositamente per accoglierli.

Anthony Muroni al centro del gruppo della Fondazione Mont’e Prama davanti ai Giganti riuniti al museo di Cabras (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)

Pasqua 2026: tutti in fila per ammirare i Giganti riuniti al museo di Cabras (foto fond. mont’e prama)

“Oggi Cabras riabbraccia la sua storia”, afferma Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama. “Per la prima volta, i Giganti di Mont’e Prama sono esposti tutti insieme in un unico, suggestivo spazio espositivo. Si tratta di una veste temporanea, senza apparato iconografico, in attesa che la mostra, nella sua versione definitiva, prenda casa nella Sala dei Giganti, il prossimo anno La nuova Sala del Paesaggio, fresca di un intervento infrastrutturale che ne ha permesso il raddoppio in tempi record, si affaccia sulla laguna che porta sulla collina di Mont’e Prama. Una scelta voluta e dovuta alla volontà di mantenere saldo il legame tra il complesso monumentale e il luogo in cui tutto ebbe inizio, con la scoperta del 1974. La riunificazione è il frutto di una sinergia istituzionale senza precedenti che ha visto collaborare il ministero della Cultura, la Regione Sardegna, la soprintendenza, il Comune di Cabras e i musei nazionali di Cagliari. Questa operazione non è solo un atto museale, ma la restituzione di un’identità collettiva ad un territorio che vede, nei suoi Giganti, gli ambasciatori della cultura nel mondo”.

Museo civico di Cabras: la luce del tramonto accarezza i Giganti di Mont’e Prama riuniti (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)

“La riunificazione di tutti i Giganti di Mont’e Prama al museo di Cabras”, sostiene Andrea Abis, sindaco di Cabras, “è il compimento di un percorso lungo e complesso di rivendicazione culturale, legittimità scientifica e attenzione all’interesse economico territoriale Sono stati anni difficili, carichi di momenti in cui questo traguardo appariva lontano, complicato, persino irraggiungibile, eppure oggi possiamo dire tutti insieme di avercela finalmente fatta. Restituiamo al suo luogo di origine, Cabras e il Sinis, ma in fondo a tutta la Sardegna, un patrimonio identitario unico, simbolo di un’eredità che ci appartiene e che abbiamo il dovere di custodire”.

L’assessore regionale Ilaria Portas davanti ai Giganti riuniti al museo di Cabras (foto da FB – profilo ilaria portas)

“Oggi è una giornata che resterà scolpita nella storia della nostra Isola”, commenta Ilaria Portas, assessore regionale ai Beni culturali. “Per la prima volta dal loro ritrovamento nel 1974, i Giganti di Mont’e Prama sono finalmente riuniti tutti insieme, in un’unica sala, nel cuore del Museo Giovanni Marongiu di Cabras. Vedere queste 25 statue monumentali, accompagnate dai modelli di nuraghe e un betile, occupare finalmente lo stesso spazio è un’emozione che tocca nel profondo la nostra identità. Non è solo un’esposizione archeologica, è il ritorno a casa di un popolo. Come assessora, voglio sottolineare con forza che questo risultato straordinario è il frutto di cooperazione. Se oggi possiamo ammirare questo complesso scultoreo unico nel Mediterraneo tutto insieme, è merito di una sinergia senza precedenti tra la Regione autonoma della Sardegna, il ministero della Cultura, il Comune di Cabras, la Fondazione Mont’e Prama, la Soprintendenza e i Musei Nazionali di Cagliari museo Archeologico nazionale di Cagliari. Ognuno ha contribuito in modo giusto e generoso, dimostrando che quando le istituzioni remano nella stessa direzione, la Sardegna vince. Questo è il segnale chiaro di come vogliamo continuare a investire: con una visione che mette al centro il nostro inestimabile patrimonio archeologico come motore di sviluppo e di orgoglio per tutto il territorio. I Giganti, le statue più antiche d’Europa e del Mediterraneo occidentale – conclude -, tornano a guardarsi negli occhi e a dialogare con noi, e come ha affermato oggi Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama Oggi Cabras riabbraccia la sua storia“.

 

Firenze. L’archeologia sarda, il patrimonio distrutto dalle guerre, le riflessioni sull’uomo Sapiens, le pitture rupestri dell’Amazzonia hanno conquistato il pubblico e le giurie dell’VIII edizione di “Firenze Archeofilm”. Ecco tutti i film premiati, le menzioni, e le motivazioni

Firenze Archeofilm 2026: un momento della cerimonia di premiazione (foto AV)

Il fascino dell’archeologia sarda, le pitture rupestri dell’Amazzonia, il patrimonio distrutto dalle guerre, le riflessioni di Bruno Bozzetto sull’uomo “Sapiens” hanno conquistato il pubblico e le giurie dell’VIII edizione di “Firenze Archeofilm”, il festival di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al Cinema La Compagnia di Firenze. In 5 giorni (dall’11 al 15 marzo 2026) sono stati proposti al pubblico 80 film da tutto il mondo di cui oltre la metà anteprime. Domenica 15 marzo 2026, nel pomeriggio, le premiazioni.

Vincitore del Premio “Firenze Archeofilm”, al film più votato dal pubblico in qualità di giuria popolare, è il film “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica” di Nicola Castangia, soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni, consulenza scientifica di Giorgio Murru (Italia 2024-2025, 45’). L’archeologo Carlo Tronchetti racconta l’avventura degli scavi da lui diretti in Sardegna dal 1977 in poi nei siti di Nora, Mont’e Prama, Sant’Antioco e Tharros. Il film conduce lo spettatore in un viaggio, narrato dallo stesso protagonista, che si rivela ricco di suggestione, dove il dato scientifico dello scavo archeo logico è intriso di aneddoti, accompagnato da suggestive riprese aeree, ricostruzioni virtuali e immagini storiche d’archivio.

Frame del film “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica” di Nicola Castangia

“Sono onorato che il nostro documentario abbia ricevuto questo prestigioso premio”, ha dichiarato il regista Castangia. “Mi onora soprattutto il fatto di aver potuto lavorare con Carlo Tronchetti, uno dei padri dell’archeologia sarda e di aver avuto al mio fianco figure autorevoli come Anthony Muroni e Giorgio Murru. A Anthony Muroni va in particolare il merito di aver ideato questo progetto, che ci ha consentito di ascoltare dalla viva voce del protagonista Carlo Tronchetti alcune fasi importanti dell’archeologia sarda del XX secolo. Rivolgo un sincero ringraziamento ai collaboratori che hanno partecipato alla realizzazione del progetto, a tutto il pubblico che ha accolto con grande entusiasmo la proiezione del nostro documentario e all’impeccabile organizzazione della rassegna Firenze Archeofilm”.

Il Premio “Studenti Unfi” per il miglior cortometraggio assegnato da una giuria di 100 studentesse e studenti dell’università di Firenze è andato al film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). Le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’i dea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società.

Il Premio “Università di Firenze” attribuito dai docenti dell’Ateneo fiorentino è stato assegnato al film prodotto da Rai Cultura “Nella mente degli uomini. Unesco 1945-2025” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo (Italia 2025, 60’). “Poiché la guerra ha inizio nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. Le parole nel 1945 pronunciate nel preambolo della costituzione dell’UNESCO risuonano di drammatica attualità. Dal ponte di Mostar ai Buddha di Bamiyan, dalla città vecchia di Mosul, ai monumenti dell’Ucraina, ricostruire il patrimonio culturale distrutto dalla furia delle guerre, continua a essere una delle principali missioni dell’UNESCO.

Frame del film “Nella mente degli uomini. Unesco 1945-2025” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo

Questa la motivazione: “Mescolando sapientemente memoria d’archivio e girato contemporaneo, Nella mente degli uomini racconta l’impegno transnazionale dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale in zone di guerra. L’opera sottolinea con forza non solo il fondamentale operato di questa agenzia, ma soprattutto come i beni archeologici siano pilastri insostituibili dell’identità di un popolo, e che proteggerli o ricostruirli non sia solo un dovere conservativo, ma uno strumento fondamentale di riconciliazione e diplomazia universale”.

Due le menzioni: al film “Fengyang. L’antica capitale dimenticata della Cina” di Stéphane Bégoin (Francia, Cina 2025, 52’). Motivazione: “Una città imperiale dimenticata, riportata alla luce nella Cina centro-orientale grazie alla tenacia di un giovane archeologo. Con una narrazione innovativa che mescola diversi linguaggi e che rifugge ogni retorica, Fengyang ci svela la storia di una grande impresa di ricerca archeologica in una regione del mondo per noi lontana e ancora poco valorizzata dalla pratica documentaristica contemporanea”. E al film “Vitrum – il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Motivazione: “Vitrum racconta con sensibilità e precisione la nascita di una materia che accompagna da millenni la vita dell’uomo, unendo arte, tecnica e quotidianità. La trasparenza del vetro porta luce attraverso le finestre e dà forma a oggetti, contenitori e gioielli, fondendo natura e cultura, bellezza e ingegno umano. Il ritrovamento del relitto da parte di Guido Gay nelle acque italiane al largo della Corsica, dà il via alla ricostruzione di un percorso di scoperta di un materiale antico proiettato verso la contemporaneità”.

Infine il Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria” è stato assegnato all’unanimità, dalla giuria composta da Fabio Martini, Maddalena Chelini e Massimo Tarassi, al film “Les secrets des fresques d’Amazonie / I segreti dipinti dell’Amazzonia” di Juan José Lozano (Francia, Colombia 2025, 55’). Nel sud-est della Colombia, all’interno del Parco Nazionale di Chiribiquete, la foresta pluviale amazzonica custodisce un tesoro archeologico che gli scienziati stanno appena iniziando a esplorare. Enigmatiche pitture rupestri si estendono su centinaia di metri quadrati di parete rocciosa, nascoste alla vista per decenni. Per i ricercatori colombiani, è finalmente giunto il momento di decifrare questa storia dipinta o incisa, per raccontare meglio le vicende dei popoli amazzonici che un tempo vivevano qui.

Frame del film “Les secrets des fresques d’Amazonie / I segreti dipinti dell’Amazzonia” di Juan José Lozano

Motivazione: “Il film narra l’avvio delle ricerche e degli studi nella foresta pluviale amazzonica all’interno del Parco nazionale di Chiribiquete. Il focus è posto sulle numerosissime pitture parietali. Ignote sino a pochi anni orsono, le figurazioni rappresentano personaggi enigmatici, faune, scene di comunità la cui cronologia di dettaglio deve ancora essere definita ma che risalgono probabilmente a più fasi del più antico popolamento umano dell’America meridionale. Il tema viene trattato con prudenza e grande delicatezza, il film trasmette emozione e mostra una notevole capacità empatica che coinvolge lo spettatore, mettendo in secondo piano la pur corretta impostazione scientifica. La sapienza tecnica del regista si fonde con la narrazione sciolta ed essenziale”.

Menzione speciale al film “Abiseo, la foresta culturale del Chachapoya” (Perù) di Rosemarie Lerner (Perù 2025, 22’). Motivazione: “Anche in questo notevole film il tema concerne una cultura precolombiana, la cultura Chachapoya, che ha lasciato all’interno del Parco nazionale di Rio Abiseo una importante documentazione architettonica e figurativa. Il film si caratterizza per il rigore narrativo, la correttezza scientifica, la naturalezza e l’immediatezza della comunicazione”.

 

Verona. Al museo di Storia naturale l’incontro “Francesco Zorzi & Franco Mezzena. Un viaggio tra Verona e Aosta nel segno della ricerca e della memoria” per riflettere sul valore della memoria scientifica e sulla capacità di comunicare l’archeologia con passione e umanità, con presentazione di un libro su Zorzi e un film su Mezzena

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 16.30, nella Sala “Sandro Ruffo” del museo di Storia Naturale di Verona, è in programma il quinto appuntamento con le “Conferenze dei Musei Civici 2025-2026” dal titolo “Francesco Zorzi & Franco Mezzena. Un viaggio tra Verona e Aosta nel segno della ricerca e della memoria”. Un doppio appuntamento per riflettere sul valore della memoria scientifica e sulla capacità di comunicare l’archeologia con passione e umanità, che prevede la presentazione del libro “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” a cura di Massimo Saracino e, a seguire, la proiezione del docu-film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di N. Castangia e A. Fenu, vincitore del Premio Firenze Archeofilm 2024. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Porgono i saluti istituzionali Jacopo Buffolo, assessore alle Politiche giovanili e alla Memoria storica del Comune di Verona, e Stefano Vallani, presidente del consiglio comunale. Moderano Nicoletta Martinelli e Massimo Saracino della sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale.

Presentazione del libro “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” a cura di Massimo Saracino. Il volume, a 60 anni dalla scomparsa di Zorzi, ripercorre la sua attività scientifica, il contributo istituzionale e il profilo umano, restituendo un ritratto ricco e articolato. Interviene Massimo Tarantini, funzionario e responsabile dell’area Educazione e ricerca alla soprintendenza ABAP di Firenze: è allo stesso tempo archeologo e storico dell’archeologia. Come archeologo si è occupato soprattutto di archeologia mineraria, coordinando sul Gargano le ricerche sul più antico distretto minerario preistorico d’Europa. Come storico dell’archeologia si occupa soprattutto delle ricerche preistoriche in Italia tra Ottocento e Novecento. È membro della commissione History of archaeology dell’Unione internazionale delle scienze preistoriche e protostoriche. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La nascita della paletnologia in Italia (2012), la cura di vari volumi – tra i quali Archivi dell’archeologia italiana (2020) e New advances in the history of archaeology (2021) – e il recente capitolo sulla stratigrafia nella storia dell’archeologia pubblicato nel prestigioso Oxford Handbook of the History of archaeology.

A seguire la proiezione del docu-film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di N. Castangia e A. Fenu, vincitore del Premio Firenze Archeofilm 2024 attribuito dal pubblico. Il docu-film rende omaggio alla figura dell’archeologo veronese Franco Mezzena (1940-2024) e a una delle sue scoperte archeologiche più celebri e sorprendenti: il sito megalitico di Saint-Martin-de-Corléans, ad Aosta. Interviene Alessandra Armirotti, soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Valle d’Aosta, con un ricordo inviato e letto in sala. Quindi Nicola Castangia e Andrea Fenu, videomessaggio; Marcello Mezzena, figlio di Franco; Franco Nicolis, già Ufficio Beni Archeologici Provincia Autonoma di Trento, archeologo con consolidata esperienza istituzionale nella tutela, studio e valorizzazione del patrimonio culturale trentino. È stato Direttore dell’Ufficio Beni Archeologici della soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento. Tra le sue attività, è stato curatore della collana AdA – Archeologia delle Alpi, che documenta le ricerche archeologiche più recenti sul territorio provinciale, in collaborazione con studiosi locali e internazionali. Ha diretto numerose pubblicazioni di studi su temi diversificati, quali archeologia alpina, archeologia della Grande Guerra, indagini su siti preistorici e protostorici, oltre a interventi su memoria, ambiente montano, tutela dei reperti da contesti particolari (es. ghiacciai). È riconosciuto per la capacità di coniugare rigore scientifico e impegno divulgativo, rendendo accessibili i risultati delle ricerche anche al grande pubblico.

 

Torino. A Palazzo Madama “arrivano” i Giganti di Mont’e Prama con “Un viaggio nel mondo dell’archeologia della Sardegna” promosso dalla Fondazione Mont’e Prama con il Cagliari Calcio in occasione dell’incontro con la Juventus

I Giganti di Mont’e Prama arrivano a Torino: cultura e sport insieme per celebrare le nostre radici. Sabato 29 novembre 2025, alle 11, la Fondazione Mont’e Prama con l’incontro con “Un viaggio nel mondo dell’archeologia della Sardegna” porta la storia archeologica del Sinis nella suggestiva Sala delle Feste di Palazzo Madama, grazie alla collaborazione con il Cagliari Calcio, che sarà a Torino per il match con la Juventus alle 18. Apriranno l’incontro i saluti istituzionali di Gregorio Thaon Di Revel Mazzonis, responsabile Ufficio Mostre della Fondazione Torino Musei; di Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama; di Stefano Melis, direttore generale del Cagliari Calcio; di Bastianino Mossa, presidente FASI; e di Francesco Pongiluppi, vicepresidente della FASI. Quindi due conferenze per raccontare il passaggio dalla pietra al culto dell’acqua e il motivo per cui oggi, i Giganti, meritino di essere conosciuti e protetti: “Dalla pietra all’acqua” a cura dell’archeologo Giorgio Murru con le immagini di Nicola Castangia e “La scoperta dei Giganti e la loro valorizzazione” a cura dell’archeologa Ilaria Orri.

Aosta. Al Mega Museo, per “Aostae 2025”, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale: Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena. Ecco il programma

Per la rassegna Aostae 2025, che celebra i 2050 anni della fondazione di Augusta Praetoria, sabato 8 novembre 2025, dalle 9.30 alle 17, al Mega Museo – Area megalitica, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale. Attraverso la presentazione di studi scientifici e ricordi personali, verranno omaggiati Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena, gli archeologi scomparsi che hanno fatto la storia della soprintendenza regionale e della ricerca archeologica non solo valdostana. I colleghi di una vita, che con loro hanno condiviso scavi, esperienze, studi, fatiche e successi, si riuniranno nel loro ricordo in una giornata di emozioni e memoria.

Quando non c’erano i droni: Franco Mezzena sulla scala per le foto sull’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta all’inizio degli anni Ottanta del Novecento (foto graziano tavan)

Programma. Alle 9.30, caffè di benvenuto; 10, saluti istituzionali; 10.30, L’ARCHEOLOGIA VALDOSTANA TRA PASSATO E FUTURO (sala Civica): tavola rotonda moderata da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Interventi: “Percorrendo la via delle Gallie: gli studi sulla strada e i ponti romani di Bard” di Maria Clara Conti (già università di Torino) e Alessandra Armirotti (soprintendenza Regione Autonoma Valle d’Aosta); “Quattro interpreti dell’archeologia valdostana, tra impegno scientifico e civile” di Andrea Vanni Desideri (università di Firenze); “Une collaboration exemplaire de part et d’autre des Alpes” di François Wiblé (ancien archéologue cantonal du Valais – Suisse); “Incontri ravvicinati: maestri e compagne di viaggio” di Maria Cristina Ronc (già soprintendenza RAVA); “Rosanna Mollo e il grande progetto stratigrafico del foro” di Sandro Caranzano (Centro Studi Archeologici Herakles); “In ricordo di Rosanna Mollo, Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin e Franco Mezzena. I pionieri e i paladini dell’archeologia valdostana” di Gaetano De Gattis (già soprintendenza RAVA); “Dalla pietra all’acqua. Viaggio nella preistoria della Sardegna” di Giorgio Murru (Museo di Laconi – Or); “Un magistero in levare” di Stefano Mammini, (archeologo e giornalista); “Quarant’anni di archeologia, scienza, passione e persone” di Lorenzo Appolonia, (già soprintendenza RAVA); “La fotografia per la promozione della conoscenza dei beni archeologici” di Nicola Castangia (fotografo e libero professionista); “Non citra nec ultra: un’archeologia di frontiera” di Paolo Güll (università del Salento); “Francesco Zorzi e Franco Mezzena tra scavi e scoperte al servizio del Museo di Storia Naturale di Verona” di Massimo Saracino (Musei civici di Verona); 13.30, pausa pranzo; 15, IN RICORDO DEGLI ARCHEOLOGI: dialogo condotto da Alessandra Armirotti, Gianfranco Zidda e Marcello Mezzena. Intervengono i colleghi di una vita: Lorenzo Appolonia, Giorgio Avati, Laura Berriat, Laura Caserta, Elisabetta Corni, Alda Dal Santo, Luciano David, Battista De Gattis, Gaetano De Gattis, Cristina De La Pierre, Roberto Domaine, Nathalie Dufour, Luciano Finessi, Enrichetta Jorioz, Dante Marquet, Francesca Martinet, René Monjoie, Sandra Moschella, Corrado Pedelì, Renato Perinetti, Enrico Peyrot, Sara Pinacoli, Tonino Sergi, Chantal Trèves, Massimo Vantini; 17, momento conviviale.

Cabras (Or). Il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant si è aggiudicato il premio del pubblico della IV edizione del Sardegna Archeofilm Festival, quattro serate con proiezioni, incontri con registi e studiosi, nell’area archeologica di Mont’e Prama. Il premio Archeociak all’Ic di Uta (Ca). Applausi per il film fuori concorso “Carlo Tronchetti – La mia Sardegna Archeologica” di Nicola Castangia

Giulia Pruneti e Tore Cubeddu proclamano il film “I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant vincitore del premio Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Il pubblico della IV edizione del Sardegna Archeofilm Festival, che si è tenuto nell’area archeologica di Mont’e Prama, a Cabras (Or), ha premiato il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant (Francia, 52’) cui è andato il premio Sardegna archeofilm 2025 a conclusione di una rassegna che ha riunito per quattro giorni – dal 2 al 5 luglio 2025 – archeologi, registi, divulgatori e appassionati da tutta Italia, consolidandosi come uno degli appuntamenti di riferimento per il cinema documentario dedicato all’archeologia, alla storia antica e alla memoria dei popoli. Oltre venti i titoli selezionati, provenienti da diversi Paesi, capaci di raccontare scoperte, ricerche, avventure intellettuali e siti straordinari, con una particolare attenzione ai temi dell’identità e del patrimonio culturale mediterraneo. A consegnare il premio il direttore artistico Tore Cubeddu e Giulia Pruneti di Archeologia Viva che hanno animato le serate del festival. Al secondo posto nella speciale classifica del pubblico si è classificato “Némos andando per mare” di Marco Antonio Pani (Italia, 110’), al terzo “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya, 34’).

Frame del film “Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion / I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant

La pellicola francese “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant (Francia, 52’) rievoca una delle più grandi conquiste intellettuali dell’umanità: la decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion, avvenuta nel 1822 grazie alla stele di Rosetta. Ma il racconto si arricchisce di una nuova prospettiva, rivelando il ruolo determinante del fratello maggiore Jacques-Joseph, figura chiave e fino a oggi rimasta in ombra. Attraverso archivi familiari e studi recenti, il documentario riscrive una pagina di storia della linguistica e della ricerca archeologica.

Giulia Pruneti e Paolo Carboni consegnano il premio Archeociak 2025 all’istituto comprensivo di Uta (Ca) (foto mont’e prama)

Nella serata finale è stato consegnato anche il Premio Archeociak, in collaborazione con l’Associazione Babel, rivolto a studentesse e studenti delle scuole primarie e secondarie della Sardegna con lo scopo di promuovere la conoscenza e la valorizzazione dell’archeologia e della storia dell’Isola attraverso la scrittura cinematografica. Il riconoscimento è andato all’istituto comprensivo di Uta (Ca) con il progetto “La pietra del tempo”. Sul palco, per la consegna, Paolo Carboni, direttore artistico del Babel Festival.

Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama, al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Soddisfatto il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, che ha sottolineato l’importanza di una manifestazione (realizzata in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva e Giunti Editore) che anno dopo anno è riuscita a crescere e ad attirare l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso. Vinta anche la sfida di portare la rassegna cinematografica nell’area archeologica di Mont’e Prama, in un luogo dove la narrazione del passato assume un significato particolare, con gli scavi a poche decine di metri dal pubblico.

Giorgio Murru e Nicola Castangia al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

La serata finale del Sardegna Archeofilm Festival è stata l’occasione per presentare fuori concorso “Carlo Tronchetti – La mia Sardegna Archeologica” (Italia, 45’), un documentario-intervista realizzato da Nicola Castangia, con soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni e consulenza scientifica di Giorgio Murru. Carlo Tronchetti, presente alla proiezione, è stato un protagonista assoluto della scena archeologica sarda, e attraverso un racconto appassionato ha ripercorso dal vivo la sua lunga carriera: dagli scavi di Mont’e Prama e Nora fino a Tharros e Sant’Antioco. Il racconto filmico è scandito da riprese aeree, ricostruzioni tridimensionali e fotografie d’archivio, che restituiscono con intensità la passione, la visione e la dedizione di una vita spesa a difendere e valorizzare il patrimonio della Sardegna.

Giorgio Murru, Nicola Castangia, Giulia Pruneti, Anthony Muroni e Carlo Tronchetti al Sardegna Archeofilm Festival 2025 (foto mont’e prama)

Carlo Tronchetti, al termine della proiezione, ha voluto ringraziare la Fondazione Mont’e Prama per avergli dato la possibilità di raccontare un pezzo memorabile dell’archeologia sarda, che lo ha visto protagonista dagli anni Settanta in poi e, con la consueta ironia, ricordando quel periodo fantastico, ha concluso la sua riflessione sul palco con una citazione del film Blade Runner: “Io ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Muroni, dal suo canto, ha sottolineato come il film sia il giusto tributo a un archeologo vivente e rappresenti anche “un segnale contro la tendenza dei nostri tempi a dimenticare troppo facilmente le persone che hanno lasciato un segno nel corso delle loro attività di ricerca e studio”. Piero Pruneti, fondatore di Archeologia Viva, la prima grande rivista italiana di divulgazione archeologica, partner della manifestazione, è intervenuto a conclusione del Festival per annunciare che il documentario realizzato da Nicola Castangia sarà in concorso alla prossima edizione del Firenze Archeofilm, un riconoscimento per un lavoro, ha affermato, “che avrebbe dato del filo da torcere al film vincitore di questa edizione del Sardegna Archeofilm”.

Cabras (Or). Nell’area archeologica di Mont’e Prama al via il Sardegna Archeofilm Festival: quattro serate con proiezioni, incontri con registi e studiosi, e approfondimenti tematici

Si apre mercoledì 2 luglio 2025, nell’area archeologica di Mont’e Prama a Cabras (Or)la nuova edizione del Sardegna Archeofilm Festival, rassegna cinematografica dedicata all’archeologia e al racconto per immagini, organizzata dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva e Giunti Editore. Per quattro serate consecutive, fino al 5 luglio 2025, l’area archeologica si trasforma in un’arena a cielo aperto, dove si alternano proiezioni, incontri con registi e studiosi, e approfondimenti tematici pensati per un pubblico curioso e appassionato. Ingresso libero e gratuito

Il volto di Alessandro, dal grande mosaico del Mann. reso tridimensionale: frame del documentario di Vanni Gandolfo (foto mann)

La serata inaugurale, mercoledì 2 luglio 2025, apre alle 21, con il film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo (Italia, 52’). Un affascinante viaggio che svela i segreti e le sfide dietro il restauro di uno dei più straordinari tesori dell’arte antica: il leggendario mosaico di Alessandro e Dario raffigurante il volto di Alessandro Magno custodito al MANN. Il capolavoro, il mosaico più importante mai ritrovato a Pompei, costituisce una delle fonti più anomale, ma anche attendibili, per immaginare le vere sembianze del grande condottiero macedone. L’intervento di restauro, che combina tecnologie diagnostiche all’avanguardia e metodologie innovative, ha lo scopo di preservare un’opera importantissima, essenziale per la comprensione della cultura ellenistica. Parallelamente, il documentario dedica spazio significativo alla ricerca del volto “umano” di Alessandro mediante l’intelligenza artificiale. Interviene il regista Vanni Gandolfo. Segue “Il Mito nella Storia del Cinema: dall’epica classica ai blockbuster”, un viaggio attraverso il cinema epico, dall’Odissea agli Avengers, per esplorare la rappresentazione del mito e della storia sul grande schermo. Incontro con Paolo Giulierini (etruscologo). Introducono Tore Cubeddu e Giulia Pruneti. Chiude la serata il film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya, 34’). Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro emotivo rito di passaggio nel 2022, Maasai Eunoto segue il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano, rivelando il passato e il presente nascosti di una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa.

Giovedì 3 luglio 2025, alle 21, la serata apre con il film “Ojo” di Fry J. Apocaloso (Italia, 3’42’’).  In un ritmo serrato, immagini fluide e in continua trasformazione invadono il centro dello schermo, seguendo un moto centripeto che ha origine da un unico punto: l’occhio del gigante. Attraverso un gioco di forme e transizioni, assistiamo a tutto ciò di cui è stato il testimone metaforico, dalla sua costruzione in terra sarda fino alle sue esperienze nel mondo. Intervengono gli autori e i rappresentanti della FSFC, introduce Tore Cubeddu. Segue il film “Boreddu e i giganti di Mont’e Prama” di Salvo Carramusa (Italia, 6’). I giganti di pietra – custodi di una storia non ancora ben conosciuta –   giacevano, nascosti, nel sottosuolo del Sinis. Avrebbero voluto tornare alla luce – dopo quasi tre millenni.  Ma temevamo l’insidia dei tombaroli. Finché non incontrarono un bambino di nome Boreddu, una notte, capace di tender loro un tranello, farli arrestare e aiutarli a ritornare alla luce. Ora vivono, di nuovo, all’interno del museo di Cabras, e hanno incominciato a raccontarci la loro, e la nostra, storia. Intervengono gli autori, introducono Tore Cubeddu e Giulia Pruneti. Chiude il film “Balentes” di Giovanni Columbu (Italia, 70’).  Tratto da un fatto realmente accaduto in Sardegna nel 1940, sullo sfondo del fascismo e alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il film racconta un furto di cavalli compiuto ai danni di un allevamento militare. Protagonisti sono due ragazzini di 11 e 14 anni. I loro propositi sono del tutto idealistici: liberare i cavalli affinché non muoiano in guerra. Riescono nell’intento ma sulla via del ritorno vengono intercettati dalla milizia e uno dei due viene ucciso. Interviene Giovanni Columbu, introducono Tore Cubeddu e Giulia Pruneti.

Venerdì 4 luglio 2025, è il programma, alle 21, il film “Nemos” di Marco Antonio Pani (Italia, 110’). L’Odissea interpretata da pastori, contadini, artigiani, pescatori e marinai della Sardegna, che attraverso l’improvvisazione guidata danno vita a un racconto dolceamaro, epico e universale, in cui la modernità si intreccia con la forza delle tradizioni. Quindi il Talk cinema e archeologia: Tonino Zera scenografo dialoga con Giulia Pruneti e Tore Cubeddu.

Frame del film “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica” di Nicola Castangia

Sabato 5 luglio 2025, ultima serata, alle 21, si inizia con il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant  (Francia, 52’). Duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi della storia dell’umanità̀. Ciò̀ che è poco noto è che dietro questo genio si nasconde un uomo nell’ombra: Jacques-Joseph, il fratello maggiore della famiglia Champollion. Il recente studio degli archivi di famiglia getta nuova luce sull’avventura intellettuale della decifrazione. Segue l’incontro con Carlo Tronchetti archeologo. Interviene Nicola Castangia, introduce Giorgio Murru. Quindi il film “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica” di Nicola Castangia (Italia, 45’I). L’archeologo Carlo Tronchetti racconta l’avventura degli scavi da lui diretti in Sardegna dal 1977 in poi nei siti di Nora, Mont’e Prama, Sant’Antioco e Tharros. Il documentario conduce lo spettatore attraverso un viaggio, narrato dallo stesso protagonista, che si rivela ricco di suggestione, dove il dato scientifico dello scavo archeologico viene intriso di aneddoti che consentono al racconto di scorrere leggero, accompagnato da suggestive riprese aeree, ricostruzioni virtuali e numerose immagini storiche d’archivio. Carlo Tronchetti riesce a miscelare nel suo racconto il dettaglio scientifico, i ricordi ricchi di spensieratezza e le profonde emozioni provate in quei luoghi duranti gli scavi archeologici nei siti che oggi, grazie anche al suo lavoro, hanno una rilevanza internazionale: Nora, Sant’Antioco con l’antica città di Sulky, Tharros e Mont’e Prama con le statue dei Giganti. Chiude la serata e il festival la cerimonia di premiazione con l’assegnazione del premio del pubblico “Sardegna Archeofilm” 2025, e l’assegnazione del premio del concorso “Archeociak”.

 

Milano. Al museo civico Archeologico l’incontro Giganti prima dei Giganti – La statuaria preistorica in Sardegna” promosso da Fondazione Mont’e Prma con Cagliari Calcio e FASI

Sabato 12 aprile 2025, alle 10.30, nella sala conferenze del civico museo Archeologico di Milano nuova tappa della campagna di comunicazione della Fondazione Mont’e Prma congiunta con Cagliari Calcio e FASI – Federazione delle associazioni Sarde in Italia in occasione dell’incontro di calcio di Serie A Inter – Cagliari. Dopo i saluti istituzionali di Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama; Stefano Melis, direttore generale del Cagliari Calcio; e Bastianino Mossa, presidente della FASI, la conferenza “Giganti prima dei Giganti – La statuaria preistorica in Sardegna” a cura di Giorgio Murru e Nicola Castangia. Segue “Il Parco Archeologico Naturale della Penisola del Sinis” a cura di Ilaria Orri. È richiesta la registrazione su Eventbrite.