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Atena ha lasciato Atene per Palermo! Consegnata ufficialmente al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” la statua della dea dal santuario dell’Acropoli di Atene nell’ambito dell’accordo Sicilia-Grecia per il ritorno ad Atene del Reperto Fagan. La cronaca della cerimonia. Godard: “Esempio per il British Museum”

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Le autorità presenti alla consegna ufficiale della statua di Atena al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo dal museo dell’Acropoli di Atene: da sinistra, Alberto Samonà, Nikolaos Stampolidis, Lucia Borgonzoni, Lina Mendoni, Caterina Greco (foto regione siciliana)

Atena ha lasciato il museo dell’Acropoli di Atene si è accasata a Palermo, al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”. Dove rimarrà per quattro anni. L’arrivo a Palermo della statua di Atena è stato possibile grazie all’accordo, siglato fra i due musei ai sensi della legge italiana, in base al quale la Sicilia ha concesso al museo dell’Acropoli (per quattro anni, rinnovabili per un uguale periodo) il frammento del fregio del Partenone appartenuto al console inglese Robert Fagan e che, dopo essere stato venduto nel 1820, era custodito al museo Salinas. Un gesto, con il quale la Sicilia ha voluto dare il proprio fattivo contributo al dibattito internazionale sul tema del ritorno in Grecia dei reperti del Partenone (vedi Accordo storico tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: il frammento del Partenone conservato in Sicilia, il “Reperto Fagan, torna in Grecia per 4 anni (per ora), in cambio di una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. Un segnale concreto di amicizia. E si pensa ai marmi Elgin conservati al British museum | archeologiavocidalpassato). La consegna ufficiale è avvenuta il 9 febbraio 2022 alla presenza della ministra della Cultura e dello Sport della Repubblica Ellenica, Lina Mendoni, e del direttore del museo dell’Acropoli di Atene, Nikolaos Stampolidis, che hanno affidato questo prezioso reperto alla Regione Siciliana, nelle mani dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – che ha portato il saluto del Presidente della Regione, Nello Musumeci – e del direttore del museo Salinas, Caterina Greco. Per l’occasione erano presenti al Salinas il sottosegretario di Stato alla Cultura, senatrice Lucia Borgonzoni e il professor Louis Godart, presidente onorario del Comitato internazionale per la riunificazione dei marmi del Partenone e Accademico dei Lincei, insieme ai rappresentanti della Comunità Ellenica Trinacria di Palermo e della Comunità Ellenica dello Stretto.

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Statua di Atena dal museo dell’Acropoli di Atene (foto museo acropoli)

La posa sinuosa della scultura della dea Atena rende questa statua della seconda metà del V secolo a.C. ancora più bella ed elegante. Realizzata in marmo pentelico alla stregua di altre che provengono dall’area del Partenone, la statua acefala di Atena che per quattro anni potrà essere fruibile a tutti al museo Salinas, raffigura la dea in questa posizione flessuosa, alla maniera dello stile attico di quell’epoca. La scultura sostiene il peso del proprio corpo sulla gamba destra, mentre con il braccio sinistro si appoggia probabilmente ad una lancia. Originariamente decorata con una gòrgone al centro, andata perduta, mostra Atena vestita con un peplo segnato da una cintura portata sulla vita e con un’egida stretta disposta trasversalmente sul petto.

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Il posizionamento della statua di Atena nel museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)

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Anfora del Geometrico medio usata come cinerario, dal museo dell’Acropoli di Atene (foto museo acropoli)

Il trasferimento a Palermo della scultura che raffigura la dea Atena, inoltre, fa segnare un primato: è, infatti, la prima volta che dal celebre museo dell’Acropoli arriva in Sicilia, per un’esposizione di lungo periodo, una testimonianza originale della storia ateniese. Grazie all’accordo, i due musei, ma più in generale, la Sicilia e la Grecia, avviano un percorso di collaborazione nel nome della cultura, grazie al quale saranno organizzate in partnership mostre, iniziative culturali e attività di ricerca. Ed è particolarmente significativo che il momento ufficiale di presentazione della statua sia avvenuto il 9 febbraio, in cui si celebra la Giornata mondiale della Lingua e della Cultura Greca. Alla scadenza di questo periodo di quattro anni, dal museo dell’Acropoli arriverà a Palermo un’anfora geometrica degli inizi dell’VIII secolo a.C.

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L’arrivo a Palermo della statua di Atena dal museo dell’Acropoli di Atene (foto regione siciliana)

“L’arrivo a Palermo della statua della Dea Atena”, ha dichiarato il Sottosegretario di Stato per la Cultura Lucia Borgonzoni, “si inserisce nel rapporto di stretta collaborazione intessuto tra l’Italia e la Grecia e prosegue nel cammino del rispetto delle reciproche storie e culture, a cui anche l’Unesco ha di recente guardato con favore. Restituire l’arte al suo contesto originale: è in questa chiave che va interpretata la sinergia tra i due Paesi, che si scambiano così un gesto dal forte valore simbolico e, ancora di più, politico. Il Museo Salinas – ha proseguito – si arricchisce di una nuova testimonianza di un passato immortale, a disposizione per i prossimi quattro anni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Un passato che le nuove tecnologie ci aiutano a valorizzare: le copie tridimensionali ci permettono infatti di rendere i reperti archeologici ancora più accessibili, consentendoci di preservare il contesto originario dell’opera”.

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La statua di Atena in marmo pentelico dal museo dell’Acropoli di Atene esposta al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)

“L’Accordo stipulato tra il museo Archeologico regionale Antonino Salinas e il museo dell’Acropoli di Atene con il sostegno della Regione Siciliana e della Grecia, frutto di 14 mesi di intensa collaborazione e di consultazioni”, ha evidenziato la ministra della Cultura e dello Sport della Grecia, Lina Mendoni, “prevede l’invio (per quattro anni più quattro) al museo palermitano di due importanti e preziosi reperti provenienti dalle collezioni del museo dell’Acropoli. Quest’accordo, indica la via maestra che Londra ed il British Museum potranno seguire. Atene consegna al Museo Salinas, una statua della sua dea protettrice, Atena. Scolpita anch’essa in marmo pentelico, come le sculture del Partenone, essa ornava la Sacra Roccia dell’Acropoli nel V secolo a.C. Da oggi e per i prossimi quattro anni, Atena vivrà qui, a Panormo, nella fertile terra di Sicilia, per simboleggiare il lungo e fecondo legame che unisce la Sicilia e la Grecia”.

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L’assessore regionale Alberto Samonà alla cerimonia ufficiale di consegna della statua di Atena al “Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)

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Le autorità intervenute alla consegna ufficiale del “Reperto Fagan”: da sinistra, il direttore del museo dell’Acropoli di Atene, Nikolaos Stampolidis; il primo ministro della Repubblica Greca Kyriakos Mitsotakis; l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà; la direttrice del museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, Caterina Greco; la ministra della Cultura Lina Mendoni (foto museo acropoli atene)

“Questo momento, che segue la cerimonia dello scorso mese ad Atene”, ha sottolineato l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, portando il saluto del Presidente Nello Musumeci, “rappresenta per noi l’occasione per scrivere insieme una nuova pagina di storia (vedi Atene. Cerimonia di consegna ufficiale del “reperto Fagan”, frammento del Partenone, dal museo Antonino Salinas di Palermo al museo dell’Acropoli: in attesa di essere inserito nel Blocco Vi del fregio orientale, è esposto provvisoriamente in una vetrina. Il primo ministro greco: “È la prima scultura del Partenone che rientra in Grecia” | archeologiavocidalpassato). Oggi mettiamo insieme un tassello importante che va nella direzione di un’Europa, nuova e antica al tempo stesso, che affonda le proprie radici nella nostra cultura e nella nostra identità plurimillenaria. Nel nome dell’Europa dei popoli e del Mediterraneo, culla di civiltà, festeggiamo l’inizio di questo bellissimo rapporto di collaborazione con la Repubblica Ellenica e con le sue prestigiose istituzioni culturali”.

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La statua di Atene dal museo dell’Acropoli esposta nella sala delle Metope dei templi di Selinunte al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)

“In questo grande salone dove sono esposte le metope dei templi di Selinunte e che è il cuore pulsante del museo”, ha spiegato Caterina Greco, direttrice del museo Archeologico regionale Antonio Salinas, “tutto parla greco. Greche sono le divinità che appaiono davanti ai nostri occhi e i miti che da ogni parte ci circondano, disegnando una geografica del Mediterraneo antico che da secoli è la nostra casa comune. È dunque in buona compagnia la bella statua di Atena che viene dal santuario dell’Acropoli di Atene, prezioso àgalma che custodiremo con cura, e che particolarmente ci commuove perché è la testimonianza della lontana ma umanissima dedica di un devoto, oggi per noi senza volto né nome. Una collaborazione culturale tra nostri due musei, il Salinas e il museo dell’Acropoli, che oggi celebriamo in occasione dell’esposizione a Palermo della scultura ateniese ma che nei prossimi mesi si sostanzierà in un programma di ulteriori iniziative e appuntamenti”.

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Dettaglio dell’egida trasversale che orna il peplo di Atena nella statua dal museo dell’Acropoli (foto regione siciliana)

“Nell’ambito della feconda collaborazione instaurata con l’assessorato ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana impersonato dall’assessore Alberto Samonà, grande amico della Grecia e con il museo Archeologico regionale Antonino Salinas e la sua instancabile collega, la direttrice Caterina Greco”, ha affermato il professor Nikolaos Stampolidis, direttore del museo dell’Acropoli di Atene, “il nostro Museo è oggi particolarmente lieto di concedere per un prestito della durata di quattro anni (cui seguirà, in avvicendamento e per altrettanto tempo, il prestito di un prezioso vaso geometrico dell’VIII secolo a. C.), il prezioso torso di una statua della dea Atena, proveniente dall’Acropoli di Atene. Il peplo che riveste la dea è ornato da una rara egida trasversale, con scolpita sopra una gorgone. Sulla mano sinistra ella portava una lancia. Questo pezzo della nostra Atene e della sua Acropoli, sarà così fruibile ai nostri cari amici siciliani, ricordandogli che anche la città di Atene e nostro museo li ama in quanto nostri fratelli”.

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I restauratori mostrano come verrà posizionato il frammento del Partenone proveniente da Palermo (foto museo acropoli atene)

“Ringrazio la Sicilia, il suo Governo, l’assessore Alberto Samonà e la direttrice del Museo Salinas, Caterina Greco”, ha concluso Louis Godart, Presidente onorario del Comitato internazionale per il ritorno dei marmi del Partenone in Grecia, “di avere ascoltato la preghiera dei tanti che nel mondo credono nei valori promossi dagli antichi Greci, consentendo al frammento del fregio di Fidia conservato al museo Salinas di Palermo di ritrovare la sua giusta collocazione nel nuovo museo dell’Acropoli. L’aver permesso a questo reperto di tornare ad Atene e raccordarsi con la statua della dea Artemide, la Sicilia e il Museo Salinas hanno indicato al mondo la strada che il British Museum dovrà seguire. Li ringrazio a nome della cultura mondiale”.

Palermo. Al museo Archeologico regionale “A. Salinas” arriva (e rimane per 4 anni) la statua della dea Atena dal museo dell’Acropoli di Atene, punto di partenza della sinergia avviata fra la Sicilia e la Grecia  

Statua di Atena dal museo dell’Acropoli di Atene (foto museo acropoli)

Un mese fa l’accordo storico tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: il frammento del Partenone conservato in Sicilia, il “Reperto Fagan, torna in Grecia per 4 anni (per ora), in cambio di una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. Un segnale concreto di amicizia. Venti giorni fa Atene la cerimonia di consegna ufficiale del “reperto Fagan”, frammento del Partenone, dal museo Antonino Salinas di Palermo al museo dell’Acropoli. E ora arriva a Palermo, dal museo dell’Acropoli di Atene, la statua della Dea Atena, che sarà esposta per quattro anni al museo Archeologico regionale A. Salinas. La consegna e la presentazione della scultura sono in programma mercoledì 9 febbraio 2022, alle 11, al museo “Salinas”. Ad accompagnare il prezioso reperto, risalente al V secolo a.C., saranno, per l’occasione, la ministra della Cultura e dello Sport della Grecia, Lina Mendoni, e il direttore del museo ateniese, Nikolaos Stampolidis, che lo affideranno alla Regione Siciliana, alla presenza dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, e del direttore del museo Salinas, Caterina Greco. Per l’occasione sarà presente il sottosegretario alla Cultura, senatrice Lucia Borgonzoni. La statua acefala di Atena, alta 60 centimetri, è in marmo pentelico. Raffigura la dea, vestita con un peplo segnato da una cintura portata sulla vita. Indossa un’egida stretta disposta trasversalmente sul petto, originariamente decorata con una gòrgone al centro, andata perduta. La figura sostiene il peso del proprio corpo sulla gamba destra, mentre con il braccio sinistro si appoggia probabilmente ad una lancia; la posa flessuosa e la resa morbida e avvolgente dell’abbigliamento sono tipiche dello stile attico dell’ultimo venticinquennio del V secolo a.C., influenzato dai modelli delle sculture del Partenone. È la prima volta che dal famoso museo ateniese arriva in Sicilia, per un’esposizione di lungo periodo, una testimonianza originale della storia della città che ha profondamente segnato, con la sua arte, l’intera cultura occidentale. Nell’ambito della visita palermitana, la ministra Mendoni sarà ricevuta a Palazzo d’Orléans dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, e al Palazzo Reale dal presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. La permanenza a Palermo della scultura appartenente alle collezioni del museo dell’Acropoli costituisce il punto di partenza della sinergia avviata fra la Sicilia e la Grecia: una svolta, che avrà effetti positivi sull’offerta culturale regionale, grazie a iniziative che saranno organizzate in comune fra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, quali conferenze, mostre, ricerche scientifiche.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, vetrina delle scoperte dell’archeologia subacquea dal 1950 ad oggi. Viaggio con quattrocento reperti alla scoperta del Mediterraneo nelle sue varie accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio. La mostra esempio di collaborazione tra enti scientifici, amministrativi e privati

Le “costellazioni” illuminano e indicano il percorso della grande mostra “Thalassa” nel Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” dal 12 dicembre 2019 al 9 marzo 2020

Le costellazioni indicano ancora la via. Ieri guidavano i navigli dei popoli che dalle sponde del Mediterraneo affrontavano il mare alla ricerca di approdi dove intessere rapporti commerciali, fondare nuove città, conquistare territori. Oggi, sospese nel “cielo” del Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli, indicano ai visitatori della grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” (fino al 9 marzo 2020) la “rotta” per scoprire i tesori restituiti dal mare. E non sono costellazioni qualsiasi: sono proprio quelle scolpite sul globo sorretto dall’Atlante Farnese, capolavoro marmoreo del II sec. d.C. conservato al Mann, fulcro attorno al quale si sviluppa l’esposizione, dove la grande scultura è mostrato in un modo nuovo e insolito. “Un paravento riflettente”, spiega Simona Ottieri della Gambardellarchitetti che ha curato l’allestimento, “mostra, come in un caleidoscopio, le costellazioni contenute nella parte superiore della meravigliosa scultura. In un unico sguardo è così possibile vedere l’Atlante da più punti di vista”.

Le sculture ritrovate nei fondali della Grotta Azzurra a Capri (foto Mann / Giorgio Albano)

La grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che rappresenta una vera e propria summa di quanto svelato dalla disciplina dell’archeologia subacquea dal 1950 sino ad oggi, raccoglie circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali. Centro simbolico della mostra – come si diceva – è l’Atlante Farnese: il percorso di visita, infatti, con particolarissimi artifici allestitivi e giochi di luce, segue le costellazioni rappresentate nella parte superiore della scultura, assecondando, in una suggestiva rotta artistica tra passato e presente, il modus dei naviganti antichi che orientavano il proprio viaggio seguendo il cielo. Filo conduttore di questo originale itinerario è la scoperta del Mediterraneo che, sin dalle radici storiche più remote delle civiltà occidentali, era interpretato (e vissuto) secondo diverse accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio sono termini legati, da sempre, al Mare Nostrum.

La locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” a museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 agosto 2019 al 31 gennaio 2020

La firma del protocollo d’intesa per la mostra “Thalassa” nel luglio 2018 tra Paolo Giulierini (per il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso tragicamente nel marzo 2019 (per l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Regione Sicilia) e Salvatore Agizza (per Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia)

Così il tema dell’interconnessione (di dimensioni temporali, discipline, contenuti scientifici e linguaggi della comunicazione) ha caratterizzato il progetto espositivo di “Thalassa”, sin dalla sua genesi: la mostra è nata, infatti, nel più ampio framework di collaborazione tra il Mann e l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana; questa sinergia è stata resa possibile grazie all’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019. “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia” ha elaborato il progetto scientifico dell’esposizione, curata da Paolo Giulierini, Sebastiano Tusa, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni. L’exhibit è stato promosso anche in rete con il parco archeologico di Paestum, sede della mostra “gemella” “Poseidonia. Città d’acqua” su archeologia e cambiamenti climatici (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/30/a-paestum-la-mostra-poseidonia-citta-dacqua-archeologia-e-cambiamenti-climatici-che-racconta-i-disastri-ambientali-futuri-scavando-nel-passato-remoto-e-la-storia-del-terri/), e con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, che ospita il percorso espositivo su “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area flegrea e in Sicilia”. La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli e Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia), università di Salerno, università “L’Orientale” e università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’esposizione è stata realizzata anche in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, l’università di Bari, l’università “Parthenope”, ENEA ed INGV.

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “ma è, soprattutto, un esempio di metodo. Segna la fine dei biechi personalismi e mette al centro della questione la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche di natura privata. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Quando l’alchimia dell’alleanza riesce, allora si raggiungono questi fondamentali risultati. Per questo non posso che ringraziare di cuore anzitutto il compianto Sebastiano Tusa, inventore della Soprintendenza del Mare, promotore dell’iniziativa e del protocollo tra Mann e Regione Sicilia. A lui e alla sua umanità sono dedicati l’esposizione e il catalogo. Analoga gratitudine va al Presidente Nello Musumeci e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che da anni sostiene l’attività del nostro museo. Accanto a loro voglio sottolineare il lavoro dei tanti funzionari della Regione Sicilia, del direttore della Fondazione Federico II Patrizia Monterosso, i generosi prestiti e la collaborazione incondizionata dei soprintendenti Teresa Cinquantaquattro e Luigi la Rocca che permettono di far luce su anni di attività scientifica, fino alle clamorose scoperte delle navi del porto di Napoli nonché dei Direttori dei tanti Istituti autonomi: Fabio Pagano (Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Paestum), Carmelo Malacrino (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria), Eva degli Innocenti (Museo Archeologico Nazionale di Taranto). A questi si aggiungono i tanti musei ed enti prestatori nazionali ed internazionali. Ed ancora voglio ricordare Cherubino Gambardella del Dipartimento di Architettura dell’Università Vanvitelli per le linee guida sull’allestimento, il Comune di Napoli, NextGeosolutions, Coelmo, ETT, Snav, Unicocampania, Città del Gusto Gambero Rosso. Un ringraziamento a parte va a Teichos, nella persona di Salvatore Agizza, per aver sostenuto buona parte del peso scientifico, curatoriale e organizzativo dell’intera operazione, Federico Baciocchi per il suo talento artistico e Luigi Fozzati, che si è fatto carico di raccordare tutti gli aspetti di curatela scientifica e di coordinamento editoriale della mostra, ad Electa per la stampa della guida e del catalogo e ai miei solerti colleghi del Mann”.

Il singolare allestimento a specchi che permette di apprezzare l’Atlante Farnese in tutte le sue sfaccettature (foto Graziano Tavan)

La mostra si snoda nel Salone della Meridiana presentando molte sezioni con temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. L’esposizione prosegue con una seconda sezione, ubicata nell’area sotterranea della Metropolitana, che accoglie nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. “Thalassa – continua Giulierini – disegna, nel complesso, rotte culturali di connessione tra tanti siti campani, del Meridione in genere e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum è un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le collaterali a questa mostra, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento. Di più: il mare può essere una fonte di ispirazione letteraria e poetica da Omero in poi. Così andranno inquadrate le prossime presentazioni di libri di grandi autori che hanno scritto di mare, come Erri De Luca. Il mare è avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: ed ecco la mostra su Corto Maltese che abbiamo ospitato al Mann qualche mese fa, nel quadro del progetto Obvia e della collaborazione con il Comicon Napoli, o la ragione della presenza di un Festival dedicato alla distesa blu che accompagnerà i giorni iniziali della mostra”.

“Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra “Capire il cambiamento climatico”, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/09/il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-scende-in-campo-per-lambiente-con-la-mostra-capire-il-cambiamento-climatico-experience-exhibition-mix-tra-il-linguaggio/) . Alla fine del ragionamento possiamo concludere che tutti noi abbiamo un compito da svolgere: ripescare la pagella che si era portato dietro il bambino tragicamente annegato qualche mese fa. Questa pagella, in realtà, non lo riguarda: riguarda noi. Siamo noi sotto esame, ora: non avremo altre occasioni per dimostrare che anche la cultura può far crescere le persone, attraverso una ricerca che ci porti ad una maturazione non solo contenutistica ma etica. Anche noi possiamo dare un senso al nostro lavoro se lavoriamo per aprire le menti, insegnando che il mare deve essere esplosione di vita, non riferimento di morte. Oggi credo che, tutti insieme, con questa importante fatica, abbiamo intrapreso una buona rotta, seguendo la costellazione del Sapere che, guarda caso, è legato nell’etimo a sapidus, dunque salato e pertanto saporito. Ancora una volta – conclude Giulierini – torna in ballo il mare e ci dice di dare un senso a questa conoscenza, perché non sia insipida e priva di obiettivi finali”.

Alcuni reperti del prezioso carico della nave di Antikythera, naufragata tra il 70 e il 60 a.C. recuperati tra il 1900 e il 1901, e conservati al museo Archeologico nazionale di Atene (foto Graziano Tavan)

“Thalassa”: una mostra che crea rete. Il messaggio di tutela e valorizzazione del Mare nostrum, alla base del progetto scientifico di “Thalassa”, ha determinato la creazione di una rete sinergica tra soggetti pubblici e privati, che hanno cooperato, a differenti livelli, alla realizzazione della mostra. Il percorso sulle “Meraviglie sommerse del Mediterraneo” è stato anticipato da altri due importanti appuntamenti espositivi, caratterizzati da una grafica promozionale “Verso Thalassa”: da aprile a settembre del 2019, in collaborazione con il Salone del Fumetto Comicon e nell’ambito del progetto universitario “Obvia-Out of Boundaries Viral Art Dissemination”, è stata in calendario al MANN la mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario”, celebrazione della creatività artistica di Hugo Pratt; ancora, da maggio a settembre, la Sala del Plastico di Pompei ha ospitato l’incursione dello street artist Blub, noto per aver rappresentato, su sportellini di ferro arrugginiti nei centri storici cittadini, personaggi famosi con la maschera da sub (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/06/02/lo-street-artist-blub-invade-il-cuore-di-napoli-con-ritratti-famosi-in-maschera-da-sub-e-al-mann-presenta-la-mostra-blub-larte-sa-nuotare-dove-le-sue-opere-dialogano-con-i/). Una meditazione sulla necessità di difendere l’ambiente marino è rappresentata dalla mostra “Capire il cambiamento climatico” che, sino al 31 maggio 2020, mostrerà al pubblico cause ed effetti del riscaldamento globale. Non soltanto arti visive, ma anche spettacolo: in tre giorni di eventi (5/8 dicembre 2019, con corollario prenatalizio il 20 dicembre), l’Archeologico ha promosso la kermesse “Muse al Museo. Speciale Thalassa”, una produzione FestivalMANN con perfomance e concerti ispirati al mare (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/04/muse-al-museo-speciale-thalassa-al-museo-archeologico-di-napoli-musica-spettacolo-e-performance-dedicati-al-mare-in-attesa-della-grande-mostra-sulle-meraviglie-sommerse-d/).

L’esposizione a Villa San Michele ad Amacapri sull’isola di Capri

La locandina dell’offerta ExtraMann

Questa focalizzazione programmatica, che ha anticipato la mostra nei tempi e nei contenuti, ha consentito di pianificare una comunicazione integrata fra diversi istituti culturali: se con il Parco Archeologico di Paestum è in corso un progetto di valorizzazione social delle mostre “Poseidonia. Città d’acqua” (a Paestum sino al 31 gennaio 2020), “Capire il cambiamento climatico” (all’Archeologico sino al prossimo 31 maggio) e “Thalassa”, anche tutti gli altri musei statali, che custodiscono opere con soggetto marino, saranno invitati a promuovere le proprie collezioni con un’unica grafica riferita alla mostra del MANN. La rete degli istituti culturali, abbracciati dal mare simbolico di “Thalassa”, coinvolgerà anche un altro importante monumento storico-artistico della nostra regione: la Villa San Michele ad Anacapri. La dimora del medico e scrittore Axel Munthe, oggi sede permanente delle istituzioni svedesi, è un capolavoro di architettura perfettamente integrato nel paesaggio dell’isola azzurra (il giardino della Villa è stato premiato come più bel Parco d’Italia nel 2014/2015): al suo interno, è presente una pregevole collezione di vasi, anfore ed oggetti artistici, tra cui figurano anche riproduzioni delle opere del MANN. Assecondando, dunque, una matrice culturale comune (Axel Munthe era uno studioso di archeologia e la sua Villa riflette, nell’assetto museale, questa passione) e una vocazione mediterranea condivisa, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, e la soprintendente di Villa San Michele Kristina Kappelin, hanno firmato una convenzione che promuoverà una scontistica integrata tra i due siti. L’iniziativa è stata inserita nel più ampio quadro di eventi organizzati per ricordare i 70 anni dalla scomparsa di Axel Munthe. In occasione di “Thalassa” anche la rete Extramann si rafforzerà: ogni visitatore dei 16 siti partner (per l’elenco degli istituti aderenti, consultare https://www.museoarcheologiconapoli.it/en/extramann-partner/) potrà richiedere alla biglietteria del MANN un ingresso ridotto (9 euro), mostrando il ticket di uno degli istituti del circuito. Viceversa, il biglietto dell’Archeologico e la card Open Mann daranno diritto all’ ingresso scontato del 25% in tutti i siti Extramann.

Dal mondo della cultura all’imprenditoria: sempre seguendo le rotte della navigazione, a partire dai primi giorni di programmazione della mostra “Thalassa” e per tutto il 2020, sarà attivo l’accordo tra la compagnia SNAV ed il MANN. Non soltanto una convenzione di tipo commerciale, che consentirà uno sconto biunivoco ai visitatori del MANN ed ai clienti di SNAV, ma anche una comunicazione integrata nel moderno circuito on board delle unità della compagnia e nei video all’interno del Museo: un particolare spot spiegherà a visitatori e clienti che “L’arte ti fa viaggiare con SNAV” ed “Al MANN si arriva in aliscafo”. E sempre dal settore imprenditoriale campano provengono altre azioni di supporto alla mostra “Thalassa”: l’azienda COELMO, specializzata nella produzione di gruppi elettrogeni anche a basso impatto ambientale, ha dato un contributo alla realizzazione dell’esposizione, aderendo alla campagna a favore del Mecenatismo promossa con Artbonus. Ancora COELMO, in occasione della manifestazione Nauticsud 2020 (8/16 febbraio), brandizzerà il proprio stand anche con la grafica di “Thalassa”, allestendo un corner multimediale per diffondere i video in mostra. Infine, l’organizzazione della Mostra d’Oltremare per Nauticsud 2020 promuoverà, in rete con il MANN, una scontistica integrata per visitatori del Museo e della fiera, diffondendo anche contenuti multimediali di “Thalassa” nell’esposizione nautica curata da Afina. Dal Mecenatismo alla rete con il territorio: il Consorzio Unicompania metterà in vendita, da metà dicembre, il Ticket integrato del trasporto pubblico con la grafica dell’esposizione sulle “Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”. Città del Gusto Napoli/Gambero Rosso, in qualità di partner ed in occasione del vernissage della mostra “Thalassa”, proporrà un percorso di degustazione di food e wine, selezionando protagonisti di eccellenza per promuovere la cultura gastronomica del territorio. L’azienda Next Geosolutions ha dato supporto per la realizzazione dei pannelli in mostra e dei video dedicati alle esplorazioni subacquee. ETT ha fornito i contenuti multimediali nella sezione “Relitti” dell’esposizione “Thalassa”.

A tre mesi dal disastro aereo dell’Ethiopian Air Lines, in cui perse la vita Sebastiano Tusa, la Regione Sicilia ricorda il “suo” assessore-archeologo con una commemorazione e un video. Il ricordo dell’amico archeologo Luigi Fozzati

Sebastiano Tusa, 66 anni, archeologo subacqueo di fama internazionale, soprintendente del Mare, assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, morto nel disastro areeo dell’Ethiopian Air LInes

10 marzo 2019 – 10 giugno 2019: sembra ieri ma sono già passati tre mesi da quando Sebastiano Tusa, 66 anni, archeologo subacqueo di fama internazionale, soprintendente del Mare, assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, ha trovato la morte sul Boing 737 dell’Ethiopian Air Lines per Nairobi (Kenia), con tutti gli altri 156 passeggeri, tra cui 7 italiani, precipitato appunto il 10 marzo 2019, a Bishoftu (Etiopia) sei minuti dopo il decollo dall’aeroporto della capitale Addis Abeba. Tusa era diretto a Malindi, in Kenia, per una conferenza internazionale promossa dall’Unesco con la partecipazione di archeologi provenienti da tutto il mondo per discutere del progetto Unesco di creare proprio a Malindi un centro di interesse storico e di recupero delle tradizioni e della cultura di tutto il Kenya. Il professor Tusa, soprintendente del mare della Regione Siciliana, era stato chiamato proprio in virtù della sua competenza nel settore dell’archeologia marina. Le ricerche di Tusa e del suo staff, di concerto con il direttore del museo nazionale di Malindi “Caesar Bita”, aveva evidenziato già a Natale (quando vi era stato con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del museo d’Arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo) le grosse potenzialità nell’ambito dei ritrovamenti sotto la superficie dell’oceano Indiano, al largo di Malindi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/03/11/archeologia-in-lutto-nel-disastro-aereo-del-boing-737-precipitato-in-etiopia-e-morto-larcheologo-sebastiano-tusa-siciliano-doc-docente-di-paletnologia-e-archeologia-marina-ha-creato-la-so/).

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, con l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa, il giorno del suo insediamento

Lunedì 10 giugno 2019 la Regione Siciliana ha deciso di ricordare il proprio assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa, a tre mesi dalla tragica scomparsa nell’incidente aereo in Etiopia. Alle 17, nella Cattedrale di Palermo, si terrà una messa di suffragio, celebrata dall’arcivescovo Corrado Lorefice. A seguire, nel Palazzo d’Orleans, sono previsti gli interventi commemorativi del governatore Nello Musumeci, del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, del rettore dell’università Fabrizio Micari, dello scrittore e storico Valerio Massimo Manfredi e della giornalista e conduttrice televisiva Donatella Bianchi. In occasione della giornata dedicata alla commemorazione, negli uffici centrali e periferici della Regione Siciliana, saranno poste le bandiere a mezz’asta. Per l’occasione, sulla pagina Fb della Regione Siciliana è stato postato un video che sulle immagini sfumate di Sebastiano Tusa scorrono le immagini suggestive dell’immenso patrimonio archeologico vanto della Sicilia, mentre l’audio riporta una dichiarazione d’intenti dell’archeologo-neo assessore regionale ai Beni culturali.

Risentirle oggi quelle parole, che dovevano essere il manifesto programmatico di Tusa, diventano l’impegnativa eredità che l’archeologo-politico lascia ai suoi conterranei: quasi un decalogo che lui non ha potuto mettere in pratica ma la cui valenza non è certo venuta meno. “Il futuro strategico della Sicilia deve puntare sulla Cultura, e quindi sui tre pilastri che la reggono: il Turismo, l’Enogastronomia, il Mare. È tempo di pensare a lavorare meglio, senza inventarsi niente di nuovo, ma gestendo al meglio quello che abbiamo. Poi non possiamo più permetterci di avere aree archeologiche sporche, musei che non funzionano, con standard vecchi, oppure musei chiusi; dobbiamo cercare di acquistare e acquisire degli standard europei. Oggi il museo, l’area archeologica, il monumento devono diventare luoghi dove si va anche ripetutamente, si va anche per divertirsi: anche solo per prendere un caffè o ritrovarsi con gli amici. Questi luoghi devono diventare elementi sentiti di tutti, quasi parte di un itinerario quotidiano o comunque frequente. Dobbiamo lavorare sull’offerta culturale che in Sicilia è enorme, rendendo il patrimonio culturale appetibile, perché noi sappiamo che questi luoghi sono importanti, ma gli altri non lo sanno”.

L’archeologo subacqueo Luigi Fozzati, già soprintendente del Friuli-Venezia Giulia

“Non è facile parlare di Sebastiano”, scrive tra l’altro sull’ultimo numero di Archeologia Viva (maggio-giugno 2019) Luigi Fozzati, già soprintendente del Friuli Venezia Giulia, che con Tusa ha condiviso importanti esperienze di archeologia subacquea, e stretto una sincera amicizia, “per quella vita straordinaria che ha vissuto all’insegna del non risparmiarsi mai. In lui convivevano più aspetti, tutti vissuti con passione professionale: lo studioso di preistoria, che ci ha lasciato sintesi esemplari sulla storia più antica della Sicilia; l’archeologo subacqueo, che ha saputo imporsi ai politici della sua isola e saputo istituire la prima e unica Soprintendenza del Mare di tutta l’Italia, dove in questo settore non si muove foglia; il docente, instancabile e lieto di trasmettere il suo sapere nelle università. Infine il politico: ci teneva anche a questo ruolo, convinto che per arrivare a certi obiettivi occorra lo specialista. Dall’11 aprile 2018 rivestiva in Sicilia la carica di assessore ai Beni culturali, indicato da Vittorio Sgarbi, che lo aveva preceduto. Questi profili differenti che dialogavano tra loro si reggevano sulle qualità dell’uomo, superiore alle miserie di un’Italietta quasi indifferente alla bellezza. Pensare che il suo mondo fosse la sola Sicilia sarebbe un errore: adorava la sua terra, ma nel cuore aveva l’Italia. Gli arrivavano continue richieste di consigli per impostare ricerche, mostre, convegni: non si negava mai, con la semplicità e l’avvedutezza di un aristocratico che ben conosce l’animo umano. Con la scomparsa di Sebastiano Tusa l’archeologia perde un interprete di eccezionale umanità e sapere: un vuoto che non si può colmare”.

Archeologia in lutto. Nel disastro aereo del Boing 737 precipitato in Etiopia è morto l’archeologo Sebastiano Tusa: siciliano doc, docente di paletnologia e archeologia marina, ha creato la soprintendenza del Mare. A Malindi con l’Unesco doveva promuovere ricerche subacquee nell’oceano Indiano

Le ricerche sottomarine a Lipari sono state condotte dalla soprintendenza del Mare sotto la direzione di Sebastiano Tusa

L’ultimo applauso, quasi una standing ovation, gliel’ha tributata la competente platea dell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze quindici giorni fa, sabato 23 febbraio, durante i lavori di Tourisma 2019, il salone internazionale dell’Archeologia e del turismo culturale: Sebastiano Tusa, archeologo subacqueo di fama internazionale, soprintendente del Mare, nella sua nuova veste di assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, si confrontava con il presidente del Fai Andrea Carandini, con il critico d’arte Vittorio Sgarbi, cui era subentrato l’11 aprile 2018 nel ruolo di amministratore regionale, e con l’ingegnere di Anas Paolo Mannella, per ragionare sull’opportunità di abbattere il viadotto Morandi di Agrigento (tecnicamente i ponti Akragas 1 e Aktagas 2), chiuso da molti mesi in attesa di urgenti restauri, che deturpa la Valle dei Templi. E due giorni prima, a Milano, aveva presentato ufficialmente la grande mostra di Palazzo Reale dedicata ad Antonello da Messina. Sebastiano Tusa, 66 anni, ha trovato la morte sul Boing 737 dell’Ethiopian Air Lines per Nairobi (Kenia), con tutti gli altri 156 passeggeri, tra cui 7 italiani, precipitato oggi 10 marzo 2019, a Bishoftu (Etiopia) sei minuti dopo il decollo dall’aeroporto della capitale Addis Abeba. Tusa era diretto a Malindi, in Kenia, per una conferenza internazionale promossa dall’Unesco con la partecipazione di archeologi provenienti da tutto il mondo per discutere del progetto Unesco di creare proprio a Malindi un centro di interesse storico e di recupero delle tradizioni e della cultura di tutto il Kenya. Il professor Tusa, soprintendente del mare della Regione Siciliana, era stato chiamato proprio in virtù della sua competenza nel settore dell’archeologia marina. Le ricerche di Tusa e del suo staff, di concerto con il direttore del museo nazionale di Malindi “Caesar Bita”, aveva evidenziato già a Natale (quando vi era stato con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del museo d’Arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo) le grosse potenzialità nell’ambito dei ritrovamenti sotto la superficie dell’oceano Indiano, al largo di Malindi.

L’archeologo Sebastiano Tusa

Sebastiano Tusa era nato a Palermo il 2 agosto 1952: un siciliano doc, che ha sempre amato la sua terra (“Ambientalista vero, amante della bellezza, della sua terra, della vita”, lo ricorda Giuseppe Mazzotta, presidente Wwf Sicilia area mediterranea): archeologo preistorico e subacqueo, politico e professore di Paletnologia all’università Orsola Benincasa di Napoli (ma ha anche insegnato Archeologia marina all’università di Palermo, sede di Trapani; e all’università di Bologna). Figlio d’arte – suo padre era il famoso archeologo Vincenzo Tusa -, si era laureato in Lettere con specializzazione in Paletnologia. Dirigente della Regione Siciliana, negli anni Novanta del Novecento è stato responsabile della sezione archeologica del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro. Nel 2003, durante scavi da lui diretti a Pantelleria, vennero trovati tre ritratti imperiali romani. Abbandonata la ricerca sul campo, si è occupato di amministrazione dei Beni culturali nei ruoli della Regione Siciliana, guidando la soprintendenza di Trapani. Nel 2004 è nominato da parte dell’assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana primo soprintendente del Mare, istituto da lui stesso creato per la tutela del mare, che finora aveva qualcosa di analogo solo la Grecia. Ha organizzato missioni archeologiche in Italia, Pakistan, Iran e Iraq. Nel 2005 ha guidato gli scavi a Mozia, riportando alla luce, sulla strada sommersa che conduce all’isola, delle strutture identificabili come banchine. Nel 2008 ha realizzato un film documentario con Folco Quilici sulla preistoria mediterranea a Pantelleria. Gli scavi da lui promossi, e condotti sul campo da Fabrizio Nicoletti e Maurizio Cattani, hanno anche confermato il ruolo di Pantelleria come “crocevia per i mercanti” in epoca antichissima. Nel gennaio 2010 è stato nominato Socio onorario dell’associazione nazionale Archeologi. Nel 2012 è tornato a dirigere la soprintendenza del Mare della Regione che ha lasciato l’11 aprile 2018 quando è stato nominato assessore ai Beni Culturali dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in sostituzione di Vittorio Sgarbi.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, con l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa, il giorno del suo insediamento

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi (foto Graziano Tavan)

“È una tragedia terribile, alla quale non riesco ancora a credere: rimango ammutolito”, è il messaggio di cordoglio del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, alla notizia dell’improvvisa scomparsa di Sebastiano Tusa. E Vittorio Sgarbi: “Resta il suo pensiero, l’intelligenza, la disponibilità ad ascoltare, la gentilezza, e tanti studi, tante ricerche sospese, tanti sospiri di conoscenza”. Sgarbi sottolinea che “in pochi casi l’archeologo, lo scienziato si era fatto politico con tanta naturalezza, continuando a vedere le cose, la storia e il mondo senza calcoli e strategia, per amore della bellezza, per la certezza che il mondo antico in Sicilia era ancora vivo. Potevano risorgere sculture, rinascere kouroi, uscire Venere dall’acqua. E come vive la storia con noi, vive anche lui oltre la sua apparente fine”. E ad Agrigento è lutto cittadino. Cancellato lo spettacolo del Festival Internazionale del folklore, davanti al Tempio della Concordia, che secondo tradizione chiude le manifestazioni del “Mandorlo in Fiore”. Il cordoglio della città espressi dal sindaco di Agrigento Lillo Firetto: “Se ne va un amico, archeologo di fama, uomo di cultura di alto profilo, un patrimonio di esperienza umana e capacità operativa, una persona da sempre impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale siciliano, con grande dedizione e amore. L’abbiamo sentito sempre vicino nel percorso di crescita culturale della città dei Templi. Per Agrigento, per la Sicilia, per la cultura internazionale una grave perdita”.