Roma-Eur. Al Muciv la mostra “ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026)” a cura di Paolo Boccuccia e Camilla Fratini con Myriam Pierri, e il convegno scientifico internazionale “150_100. Giornate di studio dedicate al centocinquantesimo anniversario dell’istituzione del Museo Preistorico ed Etnografico di Roma e al centenario della morte di Luigi Pigorini, suo ideatore e fondatore”. Ecco il programma.
Centocinquant’anni fa, nel 1876, inaugurava a Roma il museo Preistorico ed Etnografico fondato dall’archeologo Luigi Pigorini. Oggi il MUCIV-Museo delle Civiltà, che dal 2016 ne è l’erede, torna a quel momento fondativo non solo per celebrarne l’origine, ma per condividere con il pubblico le prospettive aperte dalla storia stratificata dell’istituzione: una vicenda che intreccia la storia culturale dell’Italia, le relazioni internazionali e l’evoluzione disciplinare, etica e formativa dei musei. Giovedì 19 marzo 2026, alle 19, al Muciv di Roma-EUR, inaugurazione della mostra “ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026)” a cura di Paolo Boccuccia e Camilla Fratini con Myriam Pierri, in collaborazione con le funzionarie e i funzionari del museo e con la supervisione generale di Andrea Viliani. Dal 20 marzo al 28 giugno 2026, la mostra “ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026)”, a ingresso libero, proporrà quindi un doppio itinerario: da un lato la ricostruzione del museo del 1876 e del progetto museografico pigoriniano; dall’altro la presentazione del museo di oggi, con due percorsi distinti tra archeologia preistorica ed etnografia e due installazioni dedicate ai processi di aggiornamento, all’incremento dell’accessibilità fisica e cognitiva e alle pratiche di compartecipazione attivate dentro e fuori il museo. Attraverso documenti, reperti, arredi e dispositivi espositivi d’epoca, il percorso espositivo ricostruisce la genesi in Italia dell’archeologia preistorica e dell’etnografia, ripercorrendo le trasformazioni che hanno condotto all’attuale configurazione e missione del museo.
La mostra è accompagnata da un convegno scientifico internazionale “150_100. Giornate di studio dedicate al centocinquantesimo anniversario dell’istituzione del Museo Preistorico ed Etnografico di Roma e al centenario della morte di Luigi Pigorini, suo ideatore e fondatore”, dal 19 al 21 marzo 2026, che vuole celebrare il primo secolo e mezzo dell’istituzione non come semplice ricorrenza, ma come occasione di riflessione critica. Ricordare il ruolo fondativo di Luigi Pigorini significa così guardare al passato per comprendere il presente e assumere, con responsabilità, il compito di connettere le proprie origini storiche alle prospettive in divenire. Un museo nato nel XIX secolo si configura oggi come un’istituzione che agisce nel presente e si proietta verso il futuro, con le sue molteplici storie ancora in corso.
PROGRAMMA: I SESSIONE Luigi Pigorini e il suo tempo (1860-1925) – Giovedì 19 marzo 2026. Alle 14.30, saluti istituzionali; 15, relazioni introduttive: Massimo Tarantini, Michele Cupitò, Claudio Mancuso; 15.30, Angela Mutti, Maria Grazia Rossi, “Corso libero di paleoetnologia per servire ai profani. Luigi Pigorini e la divulgazione della novella scienza”; 15.45, Massimo Cultraro, “Vorrei servire il Regno d’Italia: Heinrich Schliemann e Luigi Pigorini”; 16, Maria Gloria Roselli, “Polemiche fiorentine dopo la fondazione del Museo Preistorico Etnografico a Roma”; 16.15, Coffee break; 16.30, Roberto Macellari, Giada Pellegrini, “Gaetano Chierici e Luigi Pigorini. Un difficile equilibrio nella dialettica degli scambi. Il contributo del Museo di Reggio Emilia alla formazione del Museo Preistorico Etnografico di Roma”; 16.45, Nicoletta Martinelli, Massimo Saracino, Alberta Facchi, “Lontano da Roma l’Esposizione Preistorica Veronese del 1876 e la costruzione della cultura scientifica nella provincia post-unitaria”; 17, Elisabetta Mangani, Filippo Comisi, “I materiali del Museo Kircheriano conservati nel museo fondato da Luigi Pigorini”; 17.15, Anna Depalmas, Noemi Fadda, “Luigi Pigorini e la Sardegna. Scoperte, ipotesi archeologiche e politiche culturali”; 17.30, discussione; 18.30, inaugurazione della mostra “Origine e Prospettive. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876-2026)”.
Venerdì 20 marzo 2026. Alla 9.30, Sara Faralli, Andrea Gaucci, Silvia Paltineri, “La politica archeologica nell’Italia post-unitaria alla luce del carteggio tra Luigi Pigorini e Gian Francesco Gamurrini”; 9.45, Fabiana Dimpflmeier, Myriam Pilutti Namer, “Luigi Pigorini, Giacomo Boni e Lamberto Loria. L’impatto del modello dell’archeologia preistorica sull’etnografia italiana”; 10, Pierfrancesco Fedi, “Dalla Cina e dal Giappone: le variegate modalità di acquisizione dei pezzi cinesi e giapponesi del Museo Nazionale Preistorico Etnografico sotto la direzione di Luigi Pigorini”; 10.15, Massimo Casagrande, “Luigi Pigorini, i Taramelli e la Sardegna: mezzo secolo di collaborazioni”; 10.30, Mario Mineo, “La “Capanna Pigorini” e la problematica dei falsi nella costruzione dell’identità nazionale”; 10.45, Gloria Manenti, Marco Foravalle, “La Real Casa nelle collezioni del Museo di Pigorini. Legami e scambi di collezioni extra-europee (1878-1919)”; 11, Stefania Quilici Gigli, “Luigi Pigorini e il valore culturale del progetto di scavo a Norba”; 11.15, Coffee break; 11.30, Paola Poli, Elena Rodriguez, Alessandra Serges, “Una collezione da Verucchio nel Museo preistorico etnografico di Roma”; 11.45, Francesco Rubat Borel, “Un atlante del Bullettino di Paletnologia Italiana degli anni di Luigi Pigorini”; 12, Paolo Boccuccia, Francesca Candilio, Myriam Pierri, “Carissimo amico… i contatti internazionali di Luigi Pigorini attraverso i libri della sua biblioteca”; 12.15, Francesco di Gennaro, “Le antichità di Tolfa e Allumiere nella visione di G.A. Colini”; 12.30, discussione; 13, Pausa pranzo.
II SESSIONE L’eredità di Pigorini dalla crisi alla rinascita (1925-1992). Alle 14.15, relazioni introduttive: Alessandro Guidi, Vito Lattanzi; 14.45, Stefano Pintor, Vincenza Scala, “Dalla gestione museale al recupero delle Navi di Nemi. L’attività scientifica di Ugo Antonielli”; 15, Myriam Pierri, Alessandro Quercia, Francesco Rubat Borel, “Il museo pigoriniano dal 1934 al 1954 tra regime, guerra, dopoguerra. Gli anni di Pietro Barocelli”; 15.15, Antonella Romani, “La tardiva ricezione della Preistoria nella manualistica scolastica. Una revisione critica dei programmi ministeriali e di un campione significativo di libri di testo dall’Unità d’Italia al secondo dopoguerra”; 15.30, Giulia Pessina, Francesca Manuela Anzelmo, Beatrice Falcucci, Silvia Florindi, Myriam Pierri, “La spedizione archeologica italiana in Perù (1959-1962) negli archivi del MUCIV-Museo delle Civiltà e dell’IIPP”; 15.45 Coffee break; 16, Anna De Santis, “Il Museo Nazionale Preistorico-Etnografico “Luigi Pigorini” e le ricerche di protostoria. La necropoli di Osteria dell’Osa”; 16.15, Giulia Recchia, Alberto Cazzella, “Salvatore Maria Puglisi e l’eredità di Luigi Pigorini nel secondo dopoguerra”; 16.30, Elisa Dalla Longa, Alberta Arena, Irene Baroni, Paolo Boccuccia, Diana Dobreva, Ivan Drnić, Michele Pacioni, “Collezioni museali, archivi e storia delle ricerche. I materiali Radmilli dalla Grotta del Gambero (Isola di Lastovo, Dalmazia) tra il MUCIV-Museo delle Civiltà di Roma e il MNU di Padova”; 16.45, Claudio Giardino, “Analisi archeometallurgiche su reperti del Museo Nazionale Preistorico-Etnografico Luigi Pigorini”; 16.45, discussione.

Preistoria, storia dell’antropocene: il nuovo allestimento al Muciv – Palazzo delle scienze (foto giorgio benni)
III SESSIONE Dalla Soprintendenza Speciale al MUCIV-Museo delle Civiltà: musei, saperi disciplinari e politiche della cultura – Sabato 21 marzo 2026. Alle 9, relazioni introduttive: Andrea Cardarelli, Berardino Palumbo, Andrea Viliani; 9.45, Leandro Ventura, Francesco Rubat Borel, “2015-2017, dal Polo Museale al MUCIV-Museo delle Civiltà. Travagli e resilienza di un museo in una età di riforme”; 10, Giulia Cervi, Serena Francone, Alessandra Montedoro, Laura Tocci, “Tra passato e presente. La conservazione del materiale polimaterico dal Regio Museo Preistorico Etnografico al MUCIV-Museo delle Civiltà”; 10.15, Michela Grimaldi, Myriam Pierri, Antonio Borrani, “Il metodo scientifico per Luigi Pigorini e la sua eredità nel MUCIV-Museo delle Civiltà”; 10.30, Rosa Anna Di Lella, “Rifondare un museo, riallestire una collezione. Per una storia critica del ri-allestimento del Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini dagli Anni Sessanta a oggi”; 10.45, Coffee break; 11, Davide Domenici, “Storie di cose. La cultura materiale come terreno di dialogo interdisciplinare al MUCIV-Museo delle Civiltà”; 11.15, Francesca Alhaique, Luca Bondioli, Antonio Tagliacozzo, Alessandra Sperduti, “Il Servizio di Bioarcheologia. Esperienze di laboratorio condiviso al MUCIV- Museo delle Civiltà”; 11.30, Lucia Borrelli, “Valorizzazione e reinterpretazione delle storiche collezioni del Museo di Antropologia dell’Università di Napoli Federico II”; 11.45, Francesca Manuela Anzelmo, “Archivi fotografici e diritto alla memoria. Rilettura storica e pratiche collaborative su alcune fotografie del Fondo Giglioli presso il MUCIV-Museo delle Civiltà”; 12, Gaia Delpino, Amarachi Cynthia Aniagu, Paolo Ricci, Ferdinando Spanò, Adriana Firrincieli, Alessandra Sperduti, “Restituire voci agli oggetti. Un olifante dell’antico regno di Dahomey come caso di studio multidisciplinare”; 12.15, Elisa Dalla Longa, Katalin Jankovits, Paolo Boccuccia, Myriam Pierri, Daniele Rossetti, Francesca Alhaique, “Luigi Pigorini e i reperti pre-protostorici da Ungheria, Serbia e Slovacchia al MUCIV-Museo delle Civiltà. Uno studio di archeologia interdisciplinare, storia degli studi e biografia delle collezioni”; 12.30, Camilla Fratini, Giulia Cantisani, Valeria Bellomia, “Tra archeologia ed etnografia. Nuove acquisizioni e pratiche collaborative per il riallestimento della collezione mesoamericana del MUCIV-Museo delle Civiltà”; 12.45 Pausa pranzo; 14, Laura Giuliano, “L’Asia a Roma. Fusione, dialogo e trasformazione delle collezioni orientali riunite al MUCIV-Museo delle Civiltà”; 14.15, Fabiola Tambone, “Dal collezionismo privato al patrimonio pubblico. La collezione africana di Eugène Berman al museo pigoriniano”; 14.30, Ludovica Piazzi, Sara Visco, “Felice chi gli tocca. La rappresentazione del corpo femminile nelle insegne dei cocomerai delle collezioni di Arti e Tradizioni Popolari del MUCIV-Museo delle Civiltà. Problematiche e prospettive di allestimento”; 14.45, Chiara Cecalupo, “La collezione archeologica e etnografica del Museo della catacomba di Sant’Agata (Malta)”; 15, Marco Izzolino, “Verso un “museo liquido”. L’apporto del visitatore estraneo al contesto territoriale nella conoscenza, la valorizzazione e la gestione del patrimonio culturale”; 15.15, Matteo Lucchetti, “Metodologia contemporanea per le collezioni nazionali del MUCIV-Museo delle Civiltà. Nuovi linguaggi e prospettive per riscrivere storie e creare nuove relazioni”; 15.30, Coffee break; 15.45, Cinzia Lamolinara, “Rendere visibile l’invisibile. Depositi museali etnografici e pratiche etiche di custodia condivisa 16.00 Emanuela Rossi – Indigenità contemporanea e patrimonio culturale. Il caso canadese 16.15 Alessandro Lupo – Le comunità indigene messicane e i musei. Luci e ombre di un secolare rapporto 16.30 Alessandra Sperduti, Luca Bondioli, Giusy Capasso, Claudio Cavazzuti, Viola Cecconi, Carmen Esposito, Luciano Fattore, Ivana Fiore, Melania Gigante, Eveline Guidi, Naomi Imposimato, Federica Iovino, Jessica Melchiorre, Alessia Nava, Serena Vaccaro, Francesca Alhaique – “Quel popolo ebbe il costume di bruciare i propri morti” (L. Pigorini). Conservare, analizzare e valorizzare le sepolture a cremazione al MUCIV-Museo delle Civiltà”; 16.45, Eleonora D’agostino, “Folklore “non conforme” e collezionismo in Italia oggi”; 17, Francesca Coletti, Alessandro Ciccola, Ilaria Serafini, Michela Grimaldi, “Dalla vocazione di Luigi Pigorini al futuro della ricerca museale. Indagini archeometriche sui tessuti copti del MUCIV-Museo delle Civiltà”; 17.15, discussione.
Napoli. Il museo Archeologico nazionale ospita la giornata di studi “Gricignano d’Aversa e Carinaro, un progetto di recupero e riorganizzazione dei dati archeologici tra tutela e valorizzazione”, promossa da Mann, SABAP CE-BN e direzione regionale Musei Campania
L’Auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli ospita la giornata di studi “Gricignano d’Aversa e Carinaro, un progetto di recupero e riorganizzazione dei dati archeologici tra tutela e valorizzazione”, promossa dal Mann, dalla SABAP CE-BN e dalla direzione regionale Musei Campania. Si inizia alle 9.30 con i saluti istituzionali del Comitato promotore: Paolo Giulierini (direttore Mann), Gennaro Leva (soprintendente ABAP CE-BN), Marta Ragozzino (direttore DRM Campania), Luigi La Rocca (direttore generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio).
SESSIONE MATTUTINA Modera: Pierfrancesco Talamo (DRM Campania). Alle 9.45, “Gricignano d’Aversa e Carinaro: un progetto di recupero e riorganizzazione dei dati archeologici tra tutela e valorizzazione” con Ilaria Matarese (SABAP CE-BN), Antonio Salerno (DRM Campania), Emanuela Santaniello (Mann); 10.05, “Il Geoportale Nazionale per l’Archeologia. Presentazione e applicazioni” con Elena Calandra (direttore ICA), Valeria Acconcia, Valeria Boi, Annalisa Falcone (istituto centrale per l’Archeologia- ICA); 10.20, “Deep mapping e ricerca archeologica per la storia della Piana Campana centro-meridionale: il progetto di integrazione digitale dei dati archeografici di Gricignano, Carinaro e Sant’Arpino (CE)”, con Rodolfo Brancato (Unina), Ilaria Matarese (SABAP CE-BN), Emanuela Santaniello (Mann) e il contributo di Giuseppe Luongo, Marta Tosolini, Carla Porciello (Unina); 10.35, “La Piana Campana tra fiumi, paleoambienti e attività vulcanica: un continuum di dati archeo-stratigrafici lungo il Clanis-Regi Lagni” con Vincenzo Amato (Unimol); 10.50, “Forme dell’abitare nell’Eneolitico italiano: Gricignano US Navy e altre evidenze di recenti scavi” con Vincenzo Tinè (soprintendente SABAP area metropolitana di Venezia e province di Belluno Padova Treviso). Dopo la pausa caffè, alle 11.30, “L’importante contributo delle datazioni assolute alla cronologia della piana campana dall’Eneolitico al Bronzo Medio” con Isabella Passariello, F. Marzaioli, F. Terrasi (Uni Campania); 11.45, “L’insediamento dell’Eneolitico recente di Carinaro – Polo Calzaturiero. Dati e riflessioni su un contesto di facies Laterza” con Giuliana Boenzi (SABAP NA); 12, “Gricignano d’Aversa, US Navy: le necropoli di facies Laterza” con Antonio Salerno (DRM Campania); 12.15, “Gli inumati della necropoli eneolitica di Gricignano – Us Navy. Prime evidenze e prospettive di studio” con Luca Bondioli, Alessandra Sperduti (MuCiv); 12.30, “Gricignano d’Aversa U.S. Navy (Caserta) tra passato, presente e futuro: per un’agenda di lavoro” con Fabio Saccoccio (University of Nottingham), Amodio Marzocchella (già DRM Campania), Alessandro Vanzetti (Uni Sapienza); 12.45, domande – dibattito sugli interventi.
SESSIONE POMERIDIANA Modera: Simona Todaro (Uni Catania). Alle 14.15, “Gricignano d’Aversa: analisi tipologica di contesti a cavallo tra Bronzo Antico avanzato e Bronzo Medio 1” con Ilaria Matarese (SABAP CE-BN), Amodio Marzocchella (già DRM Campania); 14.30, “Carinaro e Gricignano: sepolture del Bronzo finale 3” con Francesca D’Apruzzo (università autonoma di Barcellona), Amodio Marzocchella (già DRM Campania), Marco Pacciarelli (Unina), R. Risch (università autonoma di Barcellona); 15.15, “Gricignano d’Aversa: evidenze di abitato del Bronzo finale 3” con Francesco Corpaci (Unina), Concetta Fiorillo (Unina), Ilaria Matarese (SABAP CE-BN), Nadia Nonio, Marco Pacciarelli (Unina); 15.30, “La tomba n. 62 di Gricignano d’Aversa US Navy” con Patrizia Gastaldi (già Unior); 15.45, “Trasformazioni ambientali e nuove acquisizioni, quando il nuovo riscopre l’antico: gli scavi nella base di supporto della U.S. Navy dì Gricignano (CE)” con Elena Laforgia (già DRM Campania); 16, domande – dibattito sugli interventi. Dopo la pausa caffè, alle 16.30, tavola rotonda “Gricignano d’Aversa e Carinaro: quali prospettive di tutela e valorizzazione?”. Modera: Paolo Giulierini. Partecipano: Stefano De Caro (già direttore generale Archeologia), Maria Antonietta Fugazzola (già soprintendente al museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”), Teresa Cinquantaquattro (direttore Segretariato regionale per la Campania), Elena Calandra (direttore ICA), Gennaro Leva (soprintendente SABAP CE-BN), Marta Ragozzino (direttore DRM Campania), Paola Aurino (soprintendente SABAP-CS), Mariano Nuzzo (soprintendente SABAP area metropolitana di Napoli). Apertura serale del museo con visita alla Piana Campana e alle altre collezioni.
Roma-Eur. Il museo delle Civiltà cambia pelle e volto: in quattro anni da museo composto da molti musei diventerà un meta-museo che si propone di riflettere criticamente sulle stratificazioni delle collezioni e delle culture rappresentate. Prime aperture in autunno 2022

Piazza Guglielmo Marconi a Roma-Eur dove si affacciano i musei che costituiscono il museo delle Civiltà (foto andrea ricci)
Quattro anni per cambiare il volto e la pelle del museo delle Civiltà a Roma-Eur. Progressivamente spariranno alcuni termini come “orientale” (museo d’Arte orientale o abbinamenti tipo “preistoria” ed “etnografia”. E ci sono già le date per i primi step di questo imponente programma di rinnovamento. Mercoledì 26 ottobre 2022 si inaugura: Preistoria? Storie dall’Antropocene; I due nuovi ingressi metodologici del Museo delle Civiltà; Le sei Research Fellowship del Museo delle Civiltà; Georges Senga. Comment un petit chasseur païen devient prêtre catholique; Istituzione e avvio del gruppo di ricerca connesso allo studio delle collezioni di provenienza coloniale. Mercoledì 30 novembre 2022 si inaugura: Le collezioni di geo-paleontologia e lito-mineralogia dell’ISPRA. Animali, Piante, Rocce, Minerali > Verso un museo multi-specie.

Andrea Viliani, direttore del museo delle Civiltà di Roma Eur (foto Andrea Guermani)
È lo stesso direttore Andrea Viliani a spiegare in una lettera questo articolato progetto-processo di cambiamento. “A partire dall’autunno 2022, e per il prossimo quadriennio, il Museo delle Civiltà avvierà una programmazione basata su un processo di progressiva e radicale revisione che riscriverà, provando a metterle in discussione, la sua storia e la sua ideologia istituzionale, a partire dalle sue metodologie di ricerca e pedagogiche”, spiega il direttore Andrea Viliani. “La straordinaria articolazione e stratificazione delle opere e dei documenti che il museo conserva – dalla preistoria alla paleontologia, dalle arti e culture extraeuropee alle testimonianze della storia coloniale italiana, fino alle arti e tradizioni popolari italiane – è basata sulla coesistenza fra differenti origini, che hanno però un ricorrente fondamento ideologico nella cultura positivista, classificatoria, eurocentrica e coloniale del XIX e XX secolo. L’urgenza posta dalla tipologia delle sue collezioni, e la necessità di affrontare un rinnovamento dei suoi statuti – continua -, sono le ragioni principali che richiedono al museo delle Civiltà di assumersi e attuare, oggi, una riflessione sistemica sulle sue identità e sulle sue funzioni, interrogandosi se e come possa operare un museo antropologico contemporaneo. Il programma 2022 e del prossimo quadriennio sarà dedicato all’avvio di questa riflessione, volta a ripensare e riattivare il museo come spazio-tempo discorsivo, critico e autocritico: basandosi su progetti di ricerca di lungo periodo, il programma riguarderà principalmente il ripensamento e riallestimento delle collezioni e degli archivi museali e la ridefinizione dei criteri di studio, catalogazione, esposizione e condivisione del sapere che il museo esprime”.

Allestimento delle collezioni etnografiche del Museo “Luigi Pigorini” negli anni ‘70 a Roma Eur (foto muciv)
Conosciuto da molti ancora come “Il Pigorini” – dal nome del suo primo direttore, l’archeologo Luigi Pigorini che, nel 1876, inaugurò il regio museo nazionale Preistorico-Etnografico presso il Collegio Romano – il museo delle Civiltà di Roma è dal 2016 un museo dotato di autonomia speciale. Le collezioni sono composte da circa 2 milioni fra opere e documenti, distribuiti su circa 80mila mq di sale espositive e depositi. Il museo delle Civiltà (termine non a caso declinato al plurale) è quindi innanzitutto un museo “di musei” e “sui musei” in cui sono confluite, dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi, le collezioni di diverse istituzioni, riunite nella seconda metà del XX secolo presso l’attuale sede del museo, il Palazzo delle Scienze e il Palazzo delle Tradizioni Popolari, entrambi edificati per l’Esposizione Universale di Roma (EUR) del 1942.

Presentazione del programma 2022 del museo delle Civiltà 2022 con il direttore Andrea Viliani e il direttore generale musei Massimo Osanna (foto muciv)
Nel contesto più generale del “Grande Progetto Museo delle Civiltà” sostenuto dal ministero della Cultura, il museo delle Civiltà darà avvio a numerosi cantieri, non solo allestitivi ma anche metodologici, che porteranno gradualmente alla riapertura di tutte le sezioni del museo – molte delle quali non ancora pienamente operative o chiuse da decenni – ma anche alla contestuale e compartecipata discussione sull’opportunità di una loro riapertura, almeno secondo gli usuali formati museali. Al termine di questo processo il museo delle Civiltà non sarà più suddiviso e frammentato in singole istituzioni museali indipendenti, ma unito e congiunto in nuclei collezionistici e archivistici fra loro interdipendenti. In questa fase di cambiamento sarà inoltre analizzato, per essere anche dismesso, l’utilizzo di alcuni termini, come quello di “orientale”, o di alcuni abbinamenti, come quello fra “preistoria” ed “etnografia”, così come saranno messe in relazione le collezioni e le istanze più urgenti e radicali espresse dalla contemporaneità. Ciò al fine di connettere le fonti storico-critiche conservate nel museo, spesso non accessibili al pubblico più vasto, ed elementi a cui è imprescindibile riportarle, quali, fra altri, i fenomeni connessi alla crisi climatica e la possibile fine del cosiddetto Antropocene, la disuguaglianza di accesso alle risorse, sia materiali che immateriali, o, ancora, gli articolati processi di de-colonizzazione delle infrastrutture istituzionali. In base a queste premesse, il programma 2022 del museo delle Civiltà di Roma, così come le linee programmatiche per il prossimo quadriennio, intendono incarnare e condividere la consapevolezza di non poter più dare per scontata l’esistenza stessa di un museo come questo, se non attraverso una sua progressiva e radicale revisione.

Fibula prenestina in oro (VII sec. a.C.) con iscrizione in latino arcaico scritta da destra a sinistra, proveniente da Palestrina (Roma) e conservata al museo Pigorini (foto muciv)
“Come sta emergendo da una molteplicità di ricerche teoriche e di pratiche artistiche e intellettuali, sia a livello nazionale che internazionale”, spiega ancora Viliani, “i musei antropologici stanno diventando un caso di studio nella museologia contemporanea, in quanto hanno separato e classificato in modo disuguale intere culture attraverso l’invenzione di categorie come quelle del “primitivo” e dell’“alterità”, funzionali alle narrazioni eurocentriche, divenendo produttori di conoscenze escludenti e fuorvianti. Per non essere un museo “tossico” – in cui la violenza che alcuni membri del pubblico non percepiscono è, invece, chiaramente percepibile e quindi percepita, da parte di alcuni membri di quello stesso pubblico – il museo antropologico contemporaneo può provare a: porre al centro della sua azione un accesso libero, esteso e gratuito ai suoi archivi e un sostegno plurale a quelle ricerche e pratiche che riscrivano la biografia di ogni singola opera e di ogni singolo documento, a partire dalla ricostruzione rigorosa delle provenienze; rinunciare a una politica delle “buone intenzioni”, ovvero a progetti che non affrontano e decostruiscono le storie e le dinamiche su cui le collezioni del museo sono fondate, e che esprimono per questo un atteggiamento unilaterale, e quindi ancora coloniale, che non fa altro che perpetuare una storia e una dinamica di rimozione; distinguere fra le opzioni a cui si richiamano i differenti termini e ambiti di azione “post-coloniale”, “de-coloniale” e “anti-coloniale”; connettere ricerca e pedagogia per accogliere e declinare su questa base una posizionalità, intersezionalità e pluriversalità consapevoli, in cui prendere posizione senza temere i rischi che ciò potrebbe comportare nella trasformazione del museo”.

Plastico storico del Monte Vesuvio dopo l’eruzione del 1906 di Amedeo Aureli in scala: 1: 25.000 (Collezione ISPRA / foto muciv)
“Anche se il museo delle Civiltà già esiste da un secolo e mezzo, quindi, seppur con nomi diversi, è necessario concepirlo come ancora in formazione – sottolinea il direttore -, smettendo di considerarlo quale custode di risposte per iniziare a immaginarlo come un catalizzatore di nuove domande, magari sostituendo il concetto di “patrimonio culturale” (che insiste sul principio esclusivo della proprietà) con la pratica di quello che potremmo definire “matrimonio culturale”: ovvero una serie di azioni interconnesse e inclusive che prevedono pratiche di cura, assunzione di responsabilità, condivisione e restituzione. Per questo il programma proposto interpreta il museo delle Civiltà non come l’istituzione autorevole con cui in genere identifichiamo il “museo”, ma come: centro di ricerca in corso affidato a soggetti, sia interni che esterni al museo, in grado di svolgervi una sperimentazione inter-disciplinare (fra ricercatori universitari, artisti, scrittori, musicisti, chef, attivisti e altre figure di riflessione e produzione del sapere); cantiere epistemico e sociale in contatto permanente con le comunità locali e internazionali; osservatorio/laboratorio istituzionale e procedurale davvero plurale, più di ogni altro museo “specializzato”. Infine, se da un lato possiamo reagire alle collezioni riunite nel museo delle Civiltà interpretandole come espressione della modernità europea costruita sulla creazione sistematica di alterità – intesa come polarità contrapposta alle nuove identità nazionali europee, da cui anche il parallelismo fra culture extraeuropee e preistoria, entrambe intese come qualcosa di “primitivo” –, dall’altro il museo delle Civiltà può ripensarsi anche come l’erede di un’idea pre-moderna di museo, ovvero precedente alla suddivisione da cui originarono i musei moderni con la loro distinzione fra ambiti scientifici e umanistici o fra arte e antropologia. Un suo nucleo fondativo origina infatti dall’eterogenea raccolta del gesuita Athanasius Kircher al Collegio Romano: proprio il museo Kircheriano – ancor più del regio museo nazionale Preistorico-Etnografico con cui si identifica la genesi storica dell’attuale istituzione – può rappresentare una matrice istituzionale su cui, seppur anch’essa problematica, tornare a riflettere per ricomporre quelle fratture disciplinari e normative che le violenze innescate dalla modernità hanno rivelato come limitanti e rischiose, a fronte dello sviluppo di un sapere contemporaneo che tende a formularsi nuovamente all’incontro fra differenti discipline e dalla ridiscussione delle categorie dominanti, per far convivere e collaborare differenti forme di pensiero e sensibilità”.

Ingresso del salone d’onore del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari a Roma Eur (foto Francesca Montuori)
Il museo delle Civiltà di Roma – da museo composto da molti musei, ognuno riflesso di una stratificazione di metodologie museali che rispecchiano le epoche che le hanno generate – diviene quindi anche un meta-museo, ovvero un museo che si propone di riflettere criticamente su queste stratificazioni per contribuire al formarsi di una nuova opinione pubblica sul museo stesso e sulle necessità e modalità della sua trasformazione. “In sintesi la visione espressa dal programma proposto – per cui desidero ringraziare le sue co-autrici e co-autori, che vi hanno messo in comune le loro ricerche e progettualità – articola la necessità di indagare le potenzialità e i limiti, la porosità e trasformatività del concetto stesso di civiltà, e quindi di un museo ad esse dedicato. Le “Civiltà” a cui il museo delle Civiltà è dedicato sono, per essere realmente tali, plurali, policentriche e intersezionali, non solo storiche ma anche potenziali, in divenire o ancora da realizzare. Attraverso la riapertura delle narrazioni sul passato – conclude -, le azioni da intraprendere nel presente e il tentativo di invertire certe previsioni di futuro, che rischia di essere tutt’altro che civile, può forse affermarsi un museo che sia non solo un rassicurante custode istituzionale ma anche un attuatore critico di civiltà, disponibile a diventare un cantiere comunitario in grado di lavorare ritarando ogni giorno i propri strumenti e analizzando giorno per giorno la sua programmazione”.
Roma-Eur- Al museo delle Civiltà per il Darwin day incontro su “Neanderthal e iene: i reperti di Grotta Guattari del Museo delle Civiltà”: incontro ravvicinato con l’Uomo del Circeo nel laboratorio di Bioarcheologia

Era il 24 febbraio 1939. Dei lavoratori stavano togliendo delle pietre da una proprietà del cav. A. Guattari lì dove una frana aveva bloccato l’ingresso alla grotta al Circeo. Tolti i massi, gli operai entrarono. In fondo alla grotta, in un antro terminale poi denominato “Antro dell’Uomo”, assieme a quello che fu interpretato come un approssimativo cerchio di pietre, il proprietario scoprì un cranio evolutivamente attribuibile all’Homo Neanderthalensis, ben conservato, mentre in superficie furono ritrovate due mandibole, conosciute come Guattari 2 e 3. Il cranio si presentava quasi completo tranne la perdita di porzioni ossee pertinenti l’area orbitale destra e parte del margine del forame occipitale, il punto in cui il cranio si articola con la colonna vertebrale. Vennero immediatamente condotti degli scavi dal prof. Alberto Carlo Blanc e Luigi Cardini. Ma non solo, tutt’attorno è stata rinvenuta una gran quantità di ossa fossili di animali preistorici (iene, rinoceronti, ippopotami, elefanti, cervi, buoi primigeni, cavalli). Reperti che oggi sono gelosamente custoditi al museo nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma che oggi fa parte del museo delle Civiltà di Roma-Eur. E recentemente sono stati scoperti i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, oltre alle iene anche i resti di elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. A oltre ottant’anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (Lt), questi rinvenimenti sono fondamentali per lo studio dell’uomo di Neanderthal e del suo comportamento (vedi Preistoria. Eccezionale scoperta nella Grotta Guattari al Circeo (Lt) a 80 anni dai primi ritrovamenti neanderthaliani: trovati da Sabap e università Roma Tor Vergata i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, e i resti di iene, elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. Il Circeo si conferma fondamentale per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal a livello europeo e mondiale | archeologiavocidalpassato).

Giovedì 10 febbraio 2022, alle 17, al museo delle Civiltà di Roma-Eur, si parla di “Neanderthal e iene: i reperti di Grotta Guattari del Museo delle Civiltà”. Per celebrare infatti il Darwin Day (12 febbraio), il Servizio di Bioarcheologia accoglie il pubblico nel suo laboratorio per mostrare e raccontare gli importantissimi reperti provenienti dai primi scavi di Grotta Guattari a partire dal 1939. L’attività prevede una visita introduttiva all’esposizione temporanea della preistoria. La partecipazione all’incontro è gratuita. L’ingresso al Museo è a pagamento. Per agevolazioni e gratuità vedi https://museocivilta.cultura.gov.it/prepara-la-visita/. Appuntamento al piano terra, alla biglietteria del Museo, in piazza Guglielmo Marconi 14, Roma-Eur. Numero massimo di partecipanti 10. È richiesta la prenotazione: 06 549 52 257 o mu-civ.mostre@beniculturali.it. L’accesso al Museo è consentito previa esibizione del Green Pass rafforzato, inoltre, nel corso dell’incontro è obbligatorio l’uso della mascherina FFP2.
“Eredità problematiche. Musei etnografici tra mediazione del patrimonio e decolonizzazione”: dialogo con Giulia Grechi e Vito Lattanzi al museo delle Civiltà di Roma-Eur e on line. Riflessione e confronto su su sguardi, strumenti e prospettive di curatela nei processi di mediazione e decolonizzazione dei patrimoni etnografici

Come esporre, presentare e gestire le eredità problematiche conservate nei musei di etnografia? Quale il ruolo del curatore nel mediare, rimediare e decostruire le narrazioni che circondano oggetti raccolti durante le diverse fasi dell’esplorazione, dell’imperialismo e della conquista coloniale europea sugli altri continenti? Quale il contributo critico dell’antropologia e delle arti contemporanee in una prospettiva decoloniale? Se ne discute sabato 15 gennaio 2022 al museo delle Civiltà a Roma-Eur nell’incontro “Eredità problematiche. Musei etnografici tra mediazione del patrimonio e decolonizzazione”: dialogo con Giulia Grechi e Vito Lattanzi introdotto e moderato da Gaia Delpino e Rossana Di Lella. Sarà un’occasione per riflettere e confrontarci – insieme anche a Simona Bodo – su sguardi, strumenti e prospettive di curatela nei processi di mediazione e decolonizzazione dei patrimoni etnografici. Appuntamento sabato 15 gennaio 2022, dalle 16 alle 18, al museo delle Civiltà, sala conferenze Filippo Maria Gambari, museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”. Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria. Si potrà seguire l’incontro in presenza o da remoto. Per prenotarsi, scrivere a: rosaanna.dilella@beniculturali.it. Nei recenti lavori di Vito Lattanzi, “Musei e antropologia. Storie, esperienze, prospettive” (2021, Carocci editore), e di Giulia Grechi, “Decolonizzare i musei. Mostrazioni, pratiche artistiche, sguardi incarnati” (2021, Mimesis edizioni) possiamo trovare una riserva di riflessioni teoriche, di sguardi e di strumenti di applicazione nelle pratiche curatoriali e nei processi di mediazione e decolonizzazione dei patrimoni etnografici. L’incontro metterà in dialogo le prospettive dei due autori partendo da progetti realizzati al museo delle Civiltà e tentando di ampliare la riflessione oltre le specificità dei patrimoni etnografici.

L’incontro rientra nel programma “Deposti aperti. Come immaginare un museo decoloniale?”, un’installazione-laboratorio nata per dare avvio a un processo partecipativo che proseguirà per tutto il 2022, con la finalità di creare occasioni di confronto, dialogo e discussione sulle collezioni, sull’eredità del colonialismo e sui suoi immaginari. Sarà un percorso che ci porterà a pensare collettivamente la nuova sezione dedicata alle collezioni coloniali, dove verranno presentati oggetti e documenti dell’ex Museo coloniale di Roma.
Testimonial per due anni in grandi mostre, la Venere di Savignano è tornata a casa al Muciv di Roma. Per l’occasione incontro con l’archeologa Alessandra Serges su “La Venere in viaggio: suggestioni e conoscenze da un mondo perduto”
Per due anni, tra il 2017 e il 2019, ha viaggiato da Prato a Udine, da Cagliari a Parigi, protagonista di importanti mostre: è la Venere di Savignano. Ora, in occasione del rientro “a casa” della celebre statuetta paleolitica, il museo delle Civiltà di Roma promuove, venerdì 4 ottobre 2019, alle 16.30, nella sala conferenze del museo nazionale Preistorico-etnografico “Luigi Pigorini”, l’incontro con l’archeologa preistorica Alessandra Serges su “La Venere in viaggio: suggestioni e conoscenze da un mondo perduto”, un breve viaggio per tentare di comprendere la storia della statuetta e le vicende che la portarono al “Pigorini” di Roma. Sarà l’occasione per tentare di aprire uno spiraglio su un mondo lontano, di cui le cosiddette produzioni artistiche possono essere una chiave di lettura proprio in virtù della valenza di comunicazione non verbale che le connota.
La Venere di Savignano è una delle opere maggiormente rappresentative dell’arte mobiliare preistorica italiana. Fu trovata nel 1925 in località Prà Martin di Savignano sul Panaro da Olindo Zambelli durante i lavori di scavo delle fondamenta di un edificio. Il manufatto in pietra inizialmente fu interpretato come un’antica arma per la sua forma appuntita. Lo scultore Giuseppe Graziosi, venuto a conoscenza del ritrovamento e comprendendo che si trattava di una scultura, ottenne il reperto in cambio di due quintali di uva. Venuto a Roma per avere un consulto da Ugo Antonielli, allora direttore del Reale Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma, ne scoprì l’importanza internazionale e consentì che confluisse nelle collezioni della prestigiosa istituzione, nata con l’intento di dare un’impostazione scientifica unitaria agli studi e alle ricerche paletnologiche in Italia. Scavi condotti qualche tempo dopo sul luogo del rinvenimento non riuscirono a chiarire la problematica dell’attribuzione cronologica del reperto. Su basi puramente stilistiche venne attribuita al Paleolitico superiore. Ugo Antonielli, allora direttore del museo Pigorini, sostenne una attribuzione più recente del manufatto anche se con motivazioni attualmente non accettabili. La cosiddetta Venere fu subito riconosciuta come uno dei più importanti ritrovamenti italiani di arte preistorica. Antonielli così la descrive: “Nella statuetta emiliana, dobbiamo riconoscere la più bella per esecuzione, la più grande per dimensioni, fra quante del genere sieno state finora ritrovate”. Nonostante alcuni autori, sia in passato, sia in tempi più recenti, abbiano ritenuto che la statuetta fosse di epoca neolitica, l’attribuzione cronologica più corretta, riconosciuta a suo tempo da Paolo Graziosi e corroborata dai più recenti studi della prof.ssa Margherita Mussi dell’università La Sapienza di Roma, è quella che la colloca nell’ambito del Paleolitico Superiore. Si tratta di una scultura a tutto tondo eseguita in materiale serpentinoso delle dimensioni di 22 cm. Le braccia sono soltanto accennate e sembrano ripiegarsi sul petto, le gambe terminano unite senza accenno dei piedi, mancano completamente i lineamenti del volto ed al posto della testa vi è un’appendice conica che ripete la geometria delle estremità inferiori e che fa assumere un aspetto fusiforme al tutto. Seni, ventre e glutei sono molto sviluppati.
Alessandra Serges, protagonista dell’incontro al Pigorini, è l’autrice di un libro dal titolo emblematico “La Venere in viaggio” (2016). L’archeologo preistorico spesso ha a disposizione pochi elementi per ricostruire quadri di vita quotidiana. Con il racconto “La Venere in viaggio” l’autrice ha cercato proprio di collegare i punti certi tra loro per offrire ai lettori un’immagine più comprensibile della vita dei nostri antenati. Lo ha fatto in modo originale, affidando il racconto a un osservatore inanimato, un sasso molto speciale, a sua insaputa destinato a diventare una statuina femminile, un oggetto di grande importanza culturale per il gruppo umano che lo produsse. Il racconto, una sorta di autobiografia, fatto in prima persona dal grosso ciottolo, tocca diversi aspetti della vita degli uomini che lo scelsero e lo modellarono: la ricerca delle materie prime, la caccia, l’accampamento, cerimonie, incontri con altri gruppi, spostamenti sul territorio, ricerca di altri luoghi più favorevoli alla sopravvivenza. La narrazione è resa più piacevole da alcune licenze “poetiche”. Ma il piccolo libro offre anche delle note storiche utili ad inquadrare il periodo della preistoria oggetto del racconto e le vicende legate al ritrovamento della statuetta e al suo arrivo al museo nazionale Preistorico di Roma.

































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