Archivio tag | museo di Archeologia e Scienze naturali “Giuseppe Zannato” di Montecchio Maggiore

Trissino (Vi). L’archeologo Luca Zaghetto ci fa scoprire “Potere guerre e amori dei veneti antichi” attraverso le raffigurazioni sulle situle in bronzo. E poi visita guidata alla mostra “La scansia di casa mia. 2500 anni fa”

Gli abitanti del Veneto preromano si raccontano nelle raffigurazioni dell’arte delle situle. Martedì 5 ottobre 2021, alle 20.30, nella biblioteca di Trissino (Vi), ne parlerà l’archeologo Luca Zaghetto nell’incontro “Potere guerre e amori dei veneti antichi”, a corollario della mostra archeologica “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” aperta – sempre negli spazi della biblioteca – fino al 24 ottobre 2021. All’incontro si accede con il Green Pass. È gradita la prenotazione allo 0445499340 o inviando una mail a scuolacultura@comune.trissino.vi.it. Le situle, splendidi vasi in bronzo decorati a sbalzo, “raccontano” diversi aspetti della vita degli antichi Veneti: celebrazioni, sacrifici, guerre ma anche gli amori e i momenti più intimi all’interno delle case. Luca Zaghetto, archeologo che più di ogni altro ha indagato il significato dei vari racconti figurati giunti fino a noi, guiderà il pubblico nella loro interpretazione e nella scoperta di significati spesso inaspettati.

La locandina della mostra itinerante “La scansia di casa mia. 2500 anni fa”: prima tappa a Trissino (Vi) dal 18 settembre al 24 ottobre 2021

Al termine dell’incontro sarà possibile partecipare a una visita guidata alla mostra archeologica “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” che ci porta indietro nel tempo, alla metà del I millennio a.C., in una casa del villaggio dell’età del Ferro di Trissino, scoperto nel 1981 durante i lavori di ampliamento del cimitero comunale e parzialmente messo in luce dagli scavi archeologici condotti fino al 1990. L’allestimento è stato curato da Annachiara Bruttomesso, conservatrice archeologa del museo Zannato, e da Angela Ruta Serafini, già direttore del museo nazionale Atestino, con la collaborazione di Fiorenza Bortolami e di Roberto Battiston, conservatore (vedi A Trissino (Vi) prima tappa della mostra itinerante “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” con i reperti di un villaggio dell’età del Ferro scoperto nel 1981. Si entra così in una delle case scoprendo interessanti aspetti della vita alla metà del I millennio a.C.: nella “scansia” coppe, tazze e boccale, stoviglie in ceramica sorprendentemente ben conservate | archeologiavocidalpassato).

“Celti sui monti di smeraldo”: nella mostra di Zuglio, l’antica Iulium Carnicum, per la prima volta la storia dei Celti nelle Alpi Orientali con reperti da Veneto, Friuli Venezia Giulia, Carinzia e Slovenia

Visitatori alla mostra "Celti sui monti di smeraldo" aperta al museo civico archeologico di Zuglio in Carnia

Visitatori alla mostra “Celti sui monti di smeraldo” aperta al museo civico archeologico di Zuglio in Carnia

zuglio_Logo_titolo_mostra_celti_Museo_ZuglioLa storia dei Celti nell’arco alpino orientale: una storia complessa, per certi versi ancora da scrivere che viene ora affrontata per la prima volta attraverso le testimonianze più significative del territorio compreso tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Carinzia e Slovenia occidentale. Dove? Nella straordinaria mostra “Celti sui Monti di Smeraldo”, a Zuglio, l’antica Iulium Carnicum, in provincia di Udine, ideata per per celebrare i venti anni di apertura al pubblico del museo. Dopo il fortunato successo della mostra “In viaggio verso le Alpi. Itinerari romani dell’Italia nord-orientale diretti al Norico” del 2013, il piccolo ma attivissimo museo Archeologico di Zuglio si cimenta in un’esposizione di sicura rilevanza culturale proponendo – fino al 31 ottobre 2015 – appunto una nuova, importante mostra dall’affascinante titolo “Celti sui monti di smeraldo”, frutto della sinergia tra il Comune di Zuglio, la soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia, la soprintendenza Archeologia del Veneto e numerosi musei italiani ed esteri. L’allestimento, curato e pensato per offrire contenuti di qualità anche ad un pubblico non esperto del settore, è stato realizzato con il sostegno di numerosi enti pubblici e privati.

In mostra a Zuglio reperti da Cividale, Udine, Trieste, Montebelluna, Montecchio Maggiore, Klagenfurt, Pieve di Cadore, Pordenone, Ljubijana, Tolmino

In mostra a Zuglio reperti da Cividale, Udine, Trieste, Montebelluna, Montecchio Maggiore, Klagenfurt, Pieve di Cadore, Pordenone, Ljubijana, Tolmino

Un reperto proveniente dal Marc in mostra a Zuglio

Un reperto del Marc in mostra a Zuglio

Il titolo della mostra “Celti sui monti di smeraldo”, interviene la curatrice Angela Ruta, “evoca il paesaggio della Carnia, dove l’archeologia ha acquisito negli ultimi anni dati che hanno cambiato il panorama degli studi. Sappiamo che fu percorsa da guerrieri transalpini, che si soffermarono sulle alture più strategiche, in posizione dominante rispetto ai corsi d’acqua”. Armi celtiche provenienti da rilievi e altipiani carnici sono infatti gli indicatori preziosi della penetrazione, a partire dalla fine del IV-III secolo a.C., di gruppi in movimento dall’area danubiana verso la penisola balcanica (Taurisci, Scordisci). “Ma fin dal V secolo a.C. la documentazione archeologica suggerisce la presenza di stranieri abbigliati alla maniera celtica, inseriti all’interno delle comunità locali”. Numerosi gli studiosi coinvolti e di grande rilievo l’elenco delle istituzioni che hanno collaborato all’esposizione, appoggiata e sostenuta da enti pubblici e privati. Il museo di Zuglio ha realizzato questo importante progetto in collaborazione con la soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia e la soprintendenza Archeologia del Veneto e con numerosi musei: i civici musei e gallerie di Storia e arte di Udine, i civici musei di Storia e arte di Trieste, il Landesmuseum für Kärnten di Klagenfurt, il museo Archeologico nazionale di Cividale, il museo di Storia naturale e Archeologia Città di Montebelluna (TV), il museo di Archeologia e Scienze naturali “Giuseppe Zannato” di Montecchio Maggiore (VI), il museo Archeologico della Magnifica Comunità di Cadore di Pieve di Cadore (BL), il museo Archeologico del Friuli Occidentale – Castello di Torre di Pordenone, il Narodni muzej Slovenije di Ljubljana e il Tolminski muzej di Tolmin in Slovenia.

Il gancio di cintura traforato in ferro trovato a Montebello Vicentino e conservato al museo Zannato di Montecchio

Il gancio di cintura traforato in ferro trovato a Montebello Vicentino e conservato al museo Zannato di Montecchio

Il percorso espositivo è stato pensato per offrire una sintesi ragionata e aggiornata della presenza celtica. Nella sezione “Primi Celti a Nordest (V-IV secolo a.C.)” viene dato risalto a materiali rinvenuti a Montebello Vicentino, Montebelluna e Paularo-Misincinis: la composizione dei corredi tombali suggerisce una mobilità non solo individuale ma anche di gruppi di stranieri, che via via si integrarono con la popolazione locale, dando vita così a nuove produzioni originali, come le fibule tipo Paularo. È in questa sezione che si può osservare il “Gancio di cintura traforato in ferro”, databile tra la metà del V e gli inizi del IV secolo a.C., trovato a Montebello Vicentino (Vicenza) e conservato al museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore. Si tratta di una placca traforata di forma triangolare allungata, che termina a uncino, con fascetta rettangolare ribattuta alla base e chiodo per il fissaggio alla cintura. Raffigura tre coppie di animali sovrapposti: e affrontati, dal basso: uccelli acquatici, dragoni, cavallucci marini. “I ganci da cintura traforati”, spiega Ruta, “costituiscono l’elemento di chiusura del sistema di sospensione che assicurava il fissaggio dell’arma (spada o coltellaccio) al corpo del guerriero. L’avvolgimento delle cinghie di cuoio (non conservate), raccordate da anelli (di solito associati ai ganci), avveniva al fianco o sul torace”.

Morso di cavallo proveniente dalla necropoli di Caporetto/Kobarid

Morso di cavallo proveniente dalla necropoli di Caporetto/Kobarid

La seconda sezione è dedicata ai luoghi di culto tra Cadore e alto Isonzo. I due principali contesti esposti, la straordinaria deposizione di armi e cavalli scoperta di recente a Kobarid/Caporetto e il luogo di culto militare di Monte Sorantri di Raveo, rientrano nei casi di aree consacrate dove venivano conservate le spoglie di nemici vinti o venivano dedicate offerte di armi alle divinità. Va sottolineato che tra Carnia e valli del Natisone risultano ormai numerosi i luoghi di offerta o sacrificio di armi, che trovano confronto in Gallia ed Europa centrale danubiana. Il Monte Sorantri di Raveo, altura che controlla le vallate del Degano e del Tagliamento, è il sito più importante per l’archeologia celtica della Carnia. Sulla sommità del monte, a circa 900 metri di altitudine e sul pendio sudoccidentale, all’esterno di un vasto insediamento cinto da una muraglia, con case in muratura attribuibili, per le parti finora indagate, all’età romana, sono stati raccolti tra il 1995 ed il 1997 numerosi reperti metallici di ambito celtico, databili tra il III ed il I secolo avanti Cristo. Le armi, sia di offesa (spade, cuspidi di lancia) che di difesa (umboni di scudo, elementi di elmi) dovevano in origine far parte di trofei o altre installazioni cultuali collocate probabilmente in un’area sacra, secondo un uso attestato in molti santuari della Gallia. Le armi presentano spesso tracce di defunzionalizzazione rituale. Le pratiche cultuali sono proseguite fino alla prima età imperiale romana.

Una spada piegata ritualmente dalla necropoli di Brezec di San Canzian

Una spada piegata ritualmente dalla necropoli di Brezec di San Canzian

Da ultima la sezione dedicata alle necropoli in uso tra il III e I secolo a.C., rappresentata da diversi corredi funerari, emblematici del Celtismo finale, da Montebelluna a S. Floriano di Polcenigo a Dernazzacco,. a Socerb/San Servolo e Škocjan/S. Canziano del Carso fino a Reka presso Cerkno, Idrija di Bača, Most na Soči /S. Lucia di Tolmino e Kobarid/Caporetto. Le lunghe spade e le lance, spesso ritualmente ripiegate caratterizzano i personaggi maschili, preziosi ornamenti d’argento spiccano nelle tombe femminili. Nè mancano i famosi torques intrecciati che tanto hanno contributo al fascino del Celtismo, tra il Veneto orientale e il golfo di Trieste. Il percorso si conclude con una piccola ma preziosa sezione numismatica.

Il museo civico archeologico "Iulium Carnicum" di Zuglio

Il museo civico archeologico “Iulium Carnicum” di Zuglio

Il foro romano dell'antica Iulium Carnicum

Il foro romano dell’antica Iulium Carnicum

La visita “Celti sui monti di smeraldo” offre l’opportunità di apprezzare anche il museo civico Archeologico “Iulium Carnicum”: inaugurato nel 1995, espone i numerosi reperti provenienti dalle indagini finora effettuate a Zuglio, piccolo centro della Carnia situato a pochi chilometri da Tolmezzo. Il materiale era precedentemente conservato in un antiquarium locale che, come risulta da una serie di documenti manoscritti, esisteva già agli inizi dell’Ottocento, epoca in cui ebbero luogo i primi scavi regolari per iniziativa del Commissario di guerra del Regno d’Italia. Il Museo, che ha sede in un edificio storico di proprietà comunale restaurato dopo il terremoto del 1976, dà al visitatore una panoramica dello stato attuale della ricerca archeologica in Carnia, con particolare riguardo alla realtà di Zuglio, dove le indagini archeologiche hanno consentito di portare alla luce importanti monumenti dell’antica Iulium Carnicum.La superficie espositiva si sviluppa in un percorso che ha lo scopo di far conoscere il territorio gravitante nell’antichità su Zuglio. Una serie di pannelli didattici ed alcune cartine di distribuzione dei siti archeologici accompagnano i reperti che da diverse località della Carnia sono confluiti nella raccolta civica. Si tratta di materiale di notevole interesse, frutto di ritrovamenti occasionali e di scavi sistematici, che si riferisce ad un ampio arco cronologico compreso tra l’età preistorica e quella altomedioevale.