Napoli e Pompei: museo Archeologico nazionale e scavi. Bilancio di una partnership preziosa: mostre, collaborazioni internazionali, restauri, riaperture, e una grande risposta del pubblico. Dopo l’Egitto, ora si affronta il rapporto con la Grecia

Il soprintendente Massimo Osanna e il direttore Paolo Giulierini presentano sotto il Toro Farnese programmi e bilanci degli Scavi di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli
Progetti di mostre ambiziosi, numeri di presenze da capogiro: dati resi noti in occasione della presentazione delle due mostre più prossime da parte del direttore generale della soprintendenza Pompei, Massimo Osanna, e del direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini: Pompei e i Greci (Scavi di Pompei, Palestra Grande, 12 aprile – 27 novembre 2017) e Amori divini (Napoli, Museo Archeologico Nazionale, 7 giugno – 16 ottobre 2017). Ma vediamo con ordine programmi e bilanci, in parte già descritti da archeologiavocidalpassato.

“Ganimede e l’aquila”, gesso dall’Accademia di San Luca di Roma, tra l opere che saranno esposte nella mostra “Amori divini” al Mann
Pompei e le civiltà del Mediterraneo: un progetto espositivo pluriennale Dopo la grande mostra su Pompei e l’Europa, allestita nel 2015 in due sezioni al museo Archeologico nazionale di Napoli e nell’Anfiteatro di Pompei, la soprintendenza di Pompei e il museo Archeologico nazionale hanno ideato e promosso, in stretta collaborazione, un progetto espositivo esteso, con l’organizzazione di Electa. Un programma di grande valore che si inserisce in una ampia riflessione di approfondimento sulle relazioni di Pompei con le grandi civiltà affacciate sul Mediterraneo. Il primo capitolo Egitto Pompei, nel 2016, articolato in tre esposizioni (Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano, Torino, Museo Egizio; Egitto Pompei, Scavi di Pompei, Palestra Grande; Egitto Napoli. Dall’Oriente, Napoli, Museo Archeologico Nazionale), ha raccontato influssi e innesti spirituali, sociali, politici e artistici originati da culti ed elementi di stile nati o transitati per la terra del Nilo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/03/01/egitto-passione-antica-da-torino-a-pompei-a-napoli-tre-sedi-per-un-grande-progetto-espositivo-egitto-pompei-grazie-alla-collaborazione-inedita-tra-enti-diversi-legizio/). Nella primavera 2017, la secondo tappa del progetto vede protagonista la Grecia, nel suo rapporto con Pompei, la Campania e il mondo romano. Il 12 aprile (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/03/27/pompei-e-i-greci-ceramiche-ornamenti-armi-elementi-architettonici-sculture-e-poi-scritte-graffite-sui-muri-la-nuova-mostra-a-pompei-racconta-la-storia-di-un-incontro-tra-due-m/), la mostra Pompei e i Greci, curata dal direttore generale soprintendenza Pompei Massimo Osanna e da Carlo Rescigno (università della Campania Luigi Vanvitelli), racconta al pubblico le storie di un incontro: partendo da una città italica, Pompei, se ne esaminano i frequenti contatti con il Mediterraneo greco, mettendo a fuoco le tante anime diverse di una città antica, le sue identità temporanee e instabili. Il 7 giugno, inaugura al Mann la mostra Amori divini, a cura di Anna Anguissola e Carmela Capaldi, con Luigi Gallo e Valeria Sampaolo, che illustra i miti di trasformazione o metamorfosi e la loro rilettura da parte del mondo romano, permettendo al contempo di mostrare molti dei capolavori del Museo sotto nuova luce, in una collocazione diversa da quella consueta, come tessere più lontane di racconti che dall’antichità arrivano fino a noi anche attraverso opere del Rinascimento e del Neoclassicismo.

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)
Strategie di condivisione e di rete Dopo la prima collaborazione internazionale per la mostra itinerante Pompeii. The Exhibition, negli Usa fino a maggio 2018, il 10 novembre 2016 è stato siglato a San Pietroburgo un accordo di collaborazione che lega per i prossimi quattro anni Ermitage, soprintendenza Pompei e museo Archeologico di Napoli (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/16/mostre-convegni-restauri-scavi-archeologici-scambi-culturali-siglato-protocollo-di-collaborazione-tra-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-gli-scavi-di-pompei-e-il-museo-ermitage-di-san-pie/): oltre allo scambio di opere per la realizzazione di mostre congiunte, le tre istituzioni lavoreranno insieme per condividere esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, per organizzare conferenze scientifiche, seminari e tavole rotonde, confrontandosi sull’utilizzo delle nuove tecnologie per la conservazione, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale. In particolare sarà presentata all’Ermitage, nel 2018, una importante mostra su Pompei e i suoi riflessi nella cultura dell’Impero Russo. Il Mann, oltre all’importante rapporto strutturato con il Getty Museum di Los Angeles, ha potenziato il dialogo con fondazioni private (Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e Fondazione Ligabue) e con associazioni (Scarlatti, Astrea, Festival Barocco) che hanno contribuito alla crescita del numero di visitatori e continuano a farlo.
Dalla mostra alla collezione permanente Nell’ambito del progetto espositivo dedicato alle civiltà del Mediterraneo, la nuova sezione del museo Archeologico Egitto Napoli. Dall’Oriente è stata funzionale alla riapertura della Sezione Egizia (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/10/02/i-faraoni-tornano-a-napoli-dopo-sei-anni-di-chiusura-riapre-la-sezione-egiziana-del-museo-archeologico-di-napoli-1200-reperti-la-piu-antica-collezione-egizia-deuropa-nata-nel-1821-come-rea/) e della Sezione Epigrafica (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/10/06/grandi-riaperture-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-con-la-sezione-egiziana-torna-fruibile-la-sezione-epigrafica-collezione-di-iscrizioni-greco-romane-tra-le-piu-prestigiose-al-mondo-dalle/), riallestite per l’occasione e secondo un itinerario articolato per temi: sono state così esposte testimonianze della diffusione del culto isiaco a Ercolano, a Capua, ancora a Pompei, recuperando opere famosissime (come gli affreschi con cerimonie isiache da Ercolano, o le coppe di ossidiana da Stabia) o opere ritenute disperse (come la nicchia isiaca dai praedia di Giulia Felice a Pompei), ripresentando attestazioni dei contatti con i Nabatei della penisola Arabica devoti a Dusares, scoperte a Pozzuoli negli anni del regno di Carlo di Borbone e già esposte all’Herculanense Museum, o le iscrizioni della necropoli ebraica di Napoli mostrate per la prima volta al pubblico dall’epoca della loro scoperta.
2016: numeri in crescita Il 2016 ha visto un importante incremento degli ingressi nei luoghi della cultura statali, crescita nella quale il sud gioca un ruolo importante: la Campania, al secondo posto della classifica delle regioni con il maggior numero di visitatori nei musei statali, ha registrato oltre 8 milioni di ingressi. Per la visita agli Scavi di Pompei sono stati staccati 3.283.740 biglietti, mentre al museo Archeologico nazionale 452.000, con un aumento di circa 102.000 visitatori rispetto al 2015. Al Mann, la crescita del numero di visitatori è stata sicuramente favorita – oltre che da una innovativa campagna di comunicazione attraverso le varie forme d’arte del progetto Obvia (cartoon, fumetti, spot d’autore, grandi testimonial come Erri De Luca) – da mostre importanti (Mito e Natura, Carlo III), esposizioni di arte contemporanea (Giorni di un futuro passato di Adrian Tranquilli) e mostre di oggetti conservati nei depositi (Mostra su Ercole liberato). Tra le varie iniziative promosse dal museo ricordiamo la riapertura al pubblico dei giardini storici, conferenze e iniziative dedicate (Festival Fuoriclassico, Festival di Musica Borbonica), l’apertura serale del museo ogni giovedì, al costo di soli 2 euro, nonché le azioni di fidelizzazione del grande pubblico (come il calendario con il Calcio Napoli). Ad aprile inaugurerà Festival Mann/Muse al Museo (19-25 aprile 2017), il primo Festival internazionale organizzato da un museo autonomo statale e costruito sui principi della valorizzazione dei Beni Culturali dettati dalla Riforma Franceschini. Sullo sfondo la prossima apertura dei nuovi laboratori di restauro (12 maggio), della sala del plastico con apporti multimediali (19 maggio), della caffetteria entro l’anno.
Nel corso degli ultimi due anni le attività di Pompei hanno seguito un duplice filone, che ha determinato oltre all’aumento dei visitatori che nel 2017 sta registrando in ciascun mese una crescita costante del +20 % circa di pubblico rispetto allo scorso anno, anche il consolidamento di un’immagine positiva del sito che funge da elemento indiscusso di attrazione. Le attività di valorizzazione, quali le mostre condivise con il Mann sono state di fondo precedute dalle numerose attività di restauro e messa in sicurezza delle strutture archeologiche previste dal Grande progetto Pompei, che oltre a restituire l’integrità delle strutture e fermare il degrado, hanno consentito anche l’ampliamento dell’offerta di visita, con l’apertura di ben 30 Domus/edifici restaurati negli ultimi due anni (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/15/pompei-dopo-i-restauri-apre-al-pubblico-una-nuova-domus-la-casa-dei-mosaici-geometrici-una-delle-piu-grandi-della-citta-romana-una-superficie-di-3000-metri-quadrati-e-60-stanze-disposte-a-terrazze/; https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/12/25/scavi-di-pompei-per-natale-i-visitatori-hanno-trovato-tre-doni-restituiti-il-piccolo-lupanare-la-casa-di-obellio-firmo-e-la-casa-di-marco-lucrezio-frontone-grazie-agli-interventi/) e la restituzione della rete viaria completa di intere Regiones. Le attività di valorizzazione che sono seguite si sono concretizzate nella realizzazione di mostre per la prima volta, dopo anni, organizzate all’interno dell’area archeologica (quali quelle condivise con il MANN), alle quali si sono aggiunte: l’esposizione delle colossali sculutre di Mitoraj nel sito fino a maggio 2017; le due mostre all’Antiquarium Per grazia ricevuta ormai conclusa e Il corpo del reato fino al 27 agosto (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/01/17/il-corpo-del-reato-in-mostra-a-pompei-un-primo-lotto-di-tesori-antichi-prove-del-saccheggio-del-patrimonio-archeologico-di-campania-puglia-basilicata-avvenuti-tra-il-1970-e-il-1/). In maniera permanente sono stati anche esposti alla Palestra Grande gli affreschi provenienti da Moregine, e si è avviato l’innovativo progetto di musealizzazione diffusa con la ricollocazione in loco di reperti originali negli ambienti di provenienza (la cucina della Fullonica di Stephanus e il triclinio della Villa imperiale) e che sarà riproposta anche in altri luoghi degli scavi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/08/25/pompei-ecco-il-museo-diffuso-dai-cubicula-ricreati-nella-villa-imperiale-alla-cucina-nella-fullonica-di-stephanus-e-poi-arredi-nelle-domus-e-reperti-organici-alla-palestra-grande/). Una grande riapertura è stata quella dell’Antiquarium di Pompei dopo ben 36 anni, con spazi per mostre temporanee, sale di proiezione multimediale con ricostruzioni in 3d e un grande e attrezzato bookshop. E ancora la riapertura dal 2014 delle scene del Teatro grande con spettacoli dal balletto classico, alla lirica, alle tragedie greche, che con la programmazione estiva di quest’anno si ripeteranno con il Teatro stabile di Napoli. Ancora i due grandi eventi/concerto all’Anfiteatro degli scavi (David Gilmour, corredata dalla Mostra Pompei Underground e Elton John: vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/06/18/musica-e-archeologia-a-pompei-per-la-prima-volta-lanfiteatro-romano-apre-alle-rockstar-con-il-pubblico-il-7-e-8-luglio-david-gilmour-il-12-elton-john-e-nelle-gallerie-divenute-sede-esp/ ), le passeggiate notturne abbinate a spettacoli di danza e performance teatrali che si riproporranno per la stagione estiva nell’area del Foro. L’inaugurazione del percorso Pompei per tutti itinerario facilitato di visita all’area archeologica per persone con difficoltà motorie e non solo. E non ultimo la nuova attività di promozione e comunicazione della soprintendenza con l’attivazione dei Canali Social che hanno determinato un coinvolgimento sempre più ampio e partecipato del pubblico di utenti, visitatori effettivi e potenziali del sito.
Il restauro del monumentale mosaico di Alessandro a Restaura di Ferrara: un milione di tessere, scoperto nella casa del Fauno a Pompei. Il museo Archeologico di Napoli presenta il settore restauro, fiore all’occhiello del Mann

Il monumentale mosaico con la battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III, trovato nella casa del Fauno nel 1831 a Pompei
Lo straordinario e monumentale Mosaico di Alessandro, uno degli emblemi del museo Archeologico nazionale di Napoli, universalmente noto, rinvenuto nel 1831 nella Casa del Fauno di Pompei e trasferito nel 1843, dopo anni di acceso dibattito, al Real Museo Borbonico sarà il protagonista a Ferrara mercoledì 22 marzo 2017 del primo giorno di “Restaura”, il Salone dell’economia, della conservazione, delle tecnologie e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali (22-24 marzo 2017), giunto alla XXIV edizione. Tanto si era consapevoli dell’unicità di questo mosaico che all’epoca re Ferdinando II si preoccupò di raccomandare a Pietro Bianchi – architetto della Real Casa incaricato della direzione degli scavi di Pompei, Ercolano e Paestum – “di badar bene a quello che si facea, perché questo monumento non era nostro, ma dell’Europa, ed alla intera Europa doveasi dar conto delle nostre operazioni”. Di questo capolavoro dell’arte musiva (5,82 x 3,13 m) composto da circa un milione di tessere e realizzato con un finissimo opus vermiculatum sono state ora ricostruite – grazie a un’inedita e puntuale documentazione su lastre fotografiche, datate 1916 e 1917 – le complesse vicende e gli aspetti tecnici della successiva movimentazione, avvenuta in quegli anni, con lo spostamento del grande mosaico pompeiano dal pianoterra del museo all’ammezzato occidentale, nella sala dei mosaici dove si trova tuttora. Un’operazione delicatissima, ricostruita e raccontata a Ferrara per la prima volta il 22 marzo alle 12.30 nella Sala A, tra i pad. 3 e 4.
È la prima volta che il MANN partecipa a “Restaura”. Lo ha deciso il direttore Paolo Giulierini, che ha inteso richiamare la giusta attenzione su uno dei tanti settori di competenza e di attività del Museo napoletano che costituiscono un fiore all’occhiello per dimensione, specializzazione e riconoscibilità nazionale e internazionale, e che il prossimo maggio si arricchirà – nei progetti di ampliamento e di rinnovamento del MANN, con la nuova direzione – di ulteriori 4 nuovi laboratori attrezzati. Il Mann di Napoli infatti, oltre all’enorme patrimonio culturale che custodisce – tra i più importanti musei archeologici al mondo con i suoi 250mila oggetti che comprendono le collezioni Borboniche da Pompei, Ercolano e Paestum e le raccolte Farnesi – rappresenta un’Istituzione di riferimento anche nel campo documentario e in quello del restauro. In particolare quest’ultimo costituisce un vero e proprio dipartimento con 22 operatori (5 funzionari restauratori; 12 assistenti tecnici; 4 operatori tecnici; 1 assistente tecnico fotografo), distribuiti in cinque Sezioni (Materiali Lapidei e Copie; Dipinti Murali e Mosaici; Ceramica, Vetri, Ossi, Avori; Metalli; Allestimenti), prevedendo interventi nei cantieri di scavo – ad esempio il cantiere delle navi romane della Stazione Metro di piazza Municipio a Napoli – o anche su materiali archeologici che ad esso affluiscono, su richiesta delle soprintendenze territoriali, per interventi specializzati. Tantissime sono anche le collaborazioni promosse dall’Ufficio di Restauro del Mann per gli stage formativi degli studenti (Corso di laurea magistrale in Conservazione e restauro dell’università Suor Orsola Benincasa, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, del Centro di restauro Venaria Reale di Torino, del Cesma del Piemonte e di Scuole di Restauro italiane e straniere), così come le collaborazioni con università e istituti di ricerca italiani e stranieri per progetti di diagnostica per la conservazione e per il restauro. Non è un caso che Giulierini abbia voluto inserire anche il tema del restauro nel Memorandum di Collaborazione quadriennale siglato pochi mesi fa con il museo statale Ermitage di San Pietroburgo e che nel contempo abbia rinnovato l’accordo di collaborazione con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles per la realizzazione di progetti di prestiti di lunga durata finalizzati al restauro – congiuntamente seguito dai due musei – su opere di grande rilevanza.
Appuntamento dunque mercoledì 22 marzo a Ferrara con la conferenza “Il Mosaico di Alessandro: da Pompei al Real Museo Borbonico e oltre, alla luce di nuovi documenti inediti”: il racconto e la ricostruzione, grazie a inedite lastre fotografiche datate 1916-1917 delle vicende e delle soluzioni tecniche utilizzate nel primo decennio del Novecento, per la delicata movimentazione del mosaico -composto da oltre 1 milione di tessere – dal piano terra all’ammezzato del museo. Introdurrà i lavori Paolo Giulierini, direttore del Mann. Seguirà l’intervento di Luigia Melillo, funzionario archeologo, responsabile dell’ufficio restauro e dell’ufficio relazioni internazionali del Mann. Ingresso libero.
Mostre, convegni, restauri, scavi archeologici, scambi culturali: siglato protocollo di collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Napoli, gli Scavi di Pompei e il museo Ermitage di San Pietroburgo

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)
L’Ermitage sbarca a Napoli e mette radici alle falde del Vesuvio. L’accordo di collaborazione tra gli Scavi di Pompei, il museo Archeologico nazionale di Napoli (Mann) e il prestigioso museo di San Pietroburgo è stato siglato il 10 novembre 2016 nella storica città russa dal direttore del museo statale Ermitage, Michail Piotrovskij, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna. L’obiettivo è ambizioso: preparare e realizzare un programma di collaborazione culturale e scientifica tra le tre Istituzioni. A darne notizia è stato il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini in visita a Napoli. “Il protocollo della durata di quattro anni – spiega – prevede una condivisione di esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, lo scambio di mostre e la realizzazione congiunta di progetti espositivi e, inoltre, stage di studio tra i collaboratori scientifici e gli specialisti nel campo della storia dell’arte, dell’archeologia, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione e del restauro; l’attuazione di conferenze scientifiche, convegni, seminari, tavole rotonde, sulle problematiche della storia dell’arte, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione, del restauro e della gestione dei Beni Culturali; il confronto in merito all’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative applicate ai beni culturali con particolare riferimento alla digitalizzazione, all’archiviazione, all’applicazione di realtà aumentate e multimedialità finalizzati alla valorizzazione del patrimonio, alla sua conservazione e fruizione pubblica e specialistica; lo studio e confronto sulle nuove forme di approccio e di diffusione della conoscenza, anche attraverso l’interdisciplinarità delle arti, dei patrimoni archeologici e delle eredità storico-artistiche; l’attivazione di borse di studio e la partecipazione reciproca ad attività di indagine e campagne di scavo sulla base di ricerche e progetti condivisi”. Secondo Giulierini “un protocollo con l’Ermitage, il più grande museo del mondo, vale più di una partecipazione a una Borsa del turismo, perché significa disseminare in Russia non solo l’immagine del Mann, ma anche quella della città e di tutta la Campania. E soprattutto fare in modo che i depositi di via Foria continuino a generare profitto senza depauperare l’esposizione permanente”. Il protocollo di San Pietroburgo è la seconda collaborazione internazionale siglata insieme da Pompei e Mann dopo quella per la mostra “Pompeii. The Exhibition” in tour negli Usa fino a maggio 2018 con tappe a Kansas City, Portland e Tampa.
Oggetti d’oro, gioielli in pietre dure e denti di animali, terrecotte e manufatti in pietra e bronzo: fate ancora in tempo a visitare a Cagliari la grande mostra “Eurasia, fino alle soglie della storia”, prorogata al 29 maggio

“Eurasia, , fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna”: la mostra in corso a Cagliari prorogata al 29 maggio
Ne avete sentito parlare bene, avete anche letto dei capolavori esposti, e avevate pure programmato un week end a Cagliari per poter visitare la grande mostra “Eurasia, fino alle soglie della storia” e poi per imprevisti non ce l’avete fatta? Bene, siete fortunati. Fate ancora in tempo, perché la mostra “Eurasia, fino alle soglie della storia”, aperta a Cagliari a Palazzo di Città – che avrebbe dovuto chiudere domenica 10 aprile – è stata prorogata fino al 29 maggio prossimo grazie all’ok di tutti i musei prestatori e soprattutto del museo statale Ermitage e del ministero russo che hanno acconsentito a far permanere a Cagliari le 377 preziosissime opere delle collezioni del museo di San Pietroburgo, testimonianza delle civiltà del Caucaso tra il V e il I millennio a. C., prestate per questo evento (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/12/15/dai-popoli-del-caucaso-alla-civilta-nuragica-leurasia-protagonista-nella-mostra-di-cagliari-con-eccezionali-reperti-dal-museo-dellermitage-di-san-pietroburgo-in-dialogo-con-i-manufa/). La proroga, attesa soprattutto dalle scuole, che numerose hanno chiesto di visitare l’esposizione soprattutto in questi mesi, darà modo anche ai turisti – affascinati da un città che si rivela in questi anni completamente trasformata e rivitalizzata – di godere di un’esposizione anche cui la stampa nazionale (oltre che il pubblico) ha decretato il successo: riconoscendone l’eccezionalità, con opere in gran parte mai esposte in Italia, contributi scientifici trasversali e multidisciplinari ben espressi nei saggi in catalogo (Silvana editoriale: https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/03/21/eurasia-fino-alle-soglie-della-storia-capolavori-dal-museo-ermitage-e-dai-musei-di-sardegna-a-milano-la-presentazione-del-catalogo-della-grande-mostra-in-corso-a-cagliari/) e un taglio contemporaneo e assolutamente innovativo nell’allestimento – curato dal creativo Angelo Figus – che avvicinano l’archeologia al sentire moderno. Dunque si attendono nuovi afflussi straordinari a Palazzo di Città, considerando anche l’appuntamento del 1° maggio con la grande festa di Sant’Efisio, la processione religiosa più importante di Cagliari, dove si svolge interrottamente dal 1657, che porterà fiumi di partecipanti e di turisti.
“Eurasia, fino alle soglie della storia” è una mostra eccezionale – promossa dal Comune di Cagliari e dal museo statale Ermitage con il Mibact-soprintendenza Archeologia Sardegna e Polo Museale della Sardegna, con la Regione Sardegna e la fondazione di Sardegna in collaborazione con Ermitage Italia, curata da Yuri Piotrovsky, Marco Edoardo Minoja e Anna Maria Montaldo. Un’operazione imponente che, nata dalla collaborazione con il Museo russo, ha chiuso con successo l’avventura di Cagliari Capitale Italiana della Cultura 2015, dando l’avvio ad altri importanti progetti che si svilupperanno nei prossimi anni nel quadro del protocollo d’intesa con l’Ermitage. La mostra, che ha visto file di visitatori in attesa di ammirare i circa 500 reperti esposti – con straordinari oggetti d’oro, gioielli in pietre dure e denti di animali, terrecotte e manufatti in pietra e bronzo, espressione della grande rivoluzione del Neolitico e del flusso e dell’intreccio di culture ed esperienze – conduce i visitatori a ripercorrere, dai popoli del Caucaso alla civiltà nuragica, un’epoca cruciale, attraverso le testimonianze di ricchissime civiltà. Queste società costituirono l’avanguardia nelle trasformazioni culturali, presentando aspetti di eccezionale novità in quella fase di grande evoluzione del pensiero, delle capacità, delle tecniche e , ciascuna per il proprio specifico comparto geografico, seppe costruire ponti e forme di contatto, a livello continentale e a livello mediterraneo, tali da assicurare una posizione preminente nelle dinamiche di scambio e circolazione delle idee, dei saperi, delle innovazioni culturali e tecnologiche.
Come i grandi musei internazionali, anche il museo Egizio di Torino pensa a una sede distaccata: a Catania, nell’ex convento dei Crociferi, per sviluppare i rapporti tra la Sicilia e l’Egitto nell’età ellenistica
All’estero per i grandi musei non è una novità avere una sede distaccata. Il Louvre ne ha aperta una a Lens, l’ex cittadina mineraria nella regione francese nord-orientale del Pas de Calais. E un’altra la stanno realizzando sull’isola sabbiosa di Saadyat di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, allo Zayed National Museum dove l’anno prossimo aprirà anche una dependance del newyorkese museo Guggenheim, che da tempo vanta altre due prestigiose sedi, una sul Canal Grande a Venezia e l’altra a Bilbao. L’Ermitage di San Pietroburgo ha aperto sedi in Russia (Kazan, Vyborg, Mosca, e l’elenco è destinato ad allungarsi) e in Europa (prima Ferrara, poi Venezia; e da anni a Amsterdam).
Ora anche un grande museo italiano, l’Egizio di Torino, progetta di aprire una sede distaccata. A Catania. La sede potrebbe essere già stata individuata nell’ex monastero dei Crociferi, ma non ci sarebbero ancora progetto scientifico e piano finanziario. “L’apertura di una seconda sede del Museo Egizio a Catania è un progetto in nuce, per ora un pensiero”, ammette il direttore del Museo Egizio Christian Greco. “C’è stato un avvicinamento ma il progetto scientifico e il piano finanziario non sono stati ancora definiti. Se si riuscisse a realizzare questo progetto desidererei molto che si mettesse in luce il materiale dell’età ellenistica facendolo dialogare con il materiale archeologico presente nell’isola. Il rapporto che si ebbe nell’età ellenistica tra la Sicilia e l’Egitto fu intensissimo. Ricrearlo e rimettere in connessione la Sicilia con la sponda Sud del Mediterraneo è un progetto di diplomazia culturale molto importante. Le aree del Mediterraneo e la Sicilia, che viene invasa, lo dico in termini positivi, da tutti questi immigrati, possono trovare in questa collezione il loro motivo di identificazione culturale”.

L’ex convento dei Crociferi a Catania indicato come possibile sede distaccata del museo Egizio di Torino
Il primo incontro per il progetto di una sede distaccata a Catania del Museo Egizio si è tenuto al ministero dei Beni culturali e del turismo, tra il ministro Dario Franceschini, la presidente dell’Egizio Evelina Christillin, il direttore Christian Greco e il sindaco di Catania Enzo Bianco, che esprime ottimismo: “A Catania stiamo finendo di restaurare un bellissimo monastero, il convento dei Crociferi. Il primo piano sarebbe disponibile ad ospitare una parte delle collezioni del museo Egizio, naturalmente sotto la supervisione dello stesso museo Egizio. Sarebbe una vera e propria sezione staccata. Completeremo il convento entro la fine dell’anno e se ci saranno le condizioni questo progetto potrebbe già essere maturo”.
Siria. Liberata Palmira. Primo bilancio delle distruzioni dell’Isis: cancellati il tempio di Baalshamin e il santuario di Bel e le tombe a torre. Devastato il museo. Salvo l’80 per cento del sito. Si discute per la sua ricostruzione. Il museo dell’Ermitage offre la sua collaborazione

L’esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l’aiuto dei raid aerei russi
Nel giorno di Pasqua liberata Palmira. Ma la “sposa del deserto” sfregiata dall’Isis non sarà più come prima. L’esercito siriano ha ripreso il “pieno controllo” di Palmira, che lo scorso anno era stata conquistata dallo Stato islamico. Lo hanno reso noto fonti militari citate dai media di Damasco e l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui l’esercito è rientrato a Palmira, con il sostegno dei raid russi: più di 200 solo nelle ultime ore dell’attacco. Secondo l’agenzia di stampa Sana le truppe governative e le milizie loro alleate hanno “ripulito” la città da tutti i militanti dell’Isis e “distrutto i loro ultimi covi”, mentre gli artificieri hanno eliminato tutte le mine e gli ordigni lasciati dai terroristi. Dal canto loro, gli attivisti dell’Osservatorio, con sede a Londra, citando “più fonti attendibili”, hanno fatto sapere che i militanti dello Stato islamico hanno ricevuto l’ordine di lasciare Palmira dalla leadership del Califfato a Raqqa. Le tre settimane di guerra per riconquistare la città, secondo l’Osservatorio, sarebbero costate la vita ad almeno 400 militanti e 180 soldati. “Un importante successo nella guerra contro il terrorismo”, proclama il presidente siriano, Bashar al-Assad.

Una veduta aerea del sito archeologico di Palmira: si vedono bene ancora integri il teatro romano e il lungo colonnato
La città di Palmira, sito Unesco patrimonio dell’umanità, ricordiamolo, è una delle più antiche della regione. Esisteva già nel XIX secolo a.C. quando era conosciuta e citata negli antichi documenti con il nome di Tadmor o Tamar, nome registrato anche nella Bibbia che la ricorda come fortificata da Salomone. Per oltre un millennio, però, sulla città cala il silenzio, fino alla conquista da parte dei Seleucidi che, nel 323 a.C. prendono il controllo della Siria. Palmira si mantiene indipendente fino a circa il 19 a.C., nonostante il Paese fosse ormai nelle mani dei Romani. È sotto il regno di Tiberio e poi di Nerone che la città viene annessa all’Impero. Plinio il Vecchio ne racconta le ricchezze del suolo e l’importanza che essa ricopre all’epoca nei commerci tra Roma e l’Oriente, soprattutto Cina, India e Persia. Nel II secolo d.C. Adriano la visita e la proclama città libera, dandole il nome di Palmira Hadriana. Tra la fine del II e l’inizio del III secolo, Settimio Severo o il suo successore, il figlio, Caracalla, concede a Palmira lo statuto di città libera. È nel III secolo che la città diventa famosa sotto il regno della regina Zenobia e del figlio Vaballato, che sognano di formare un impero d’Oriente da affiancare a quello di Roma. La mitica regina, infatti, inizia a ribellarsi al potere della città eterna e conquista Egitto, Palestina e Arabia, spingendosi fino alla Cappadocia e alla Bitinia. Ma la proclamazione di Aureliano a imperatore pone fine alle ambizioni di Zenobia e del figlio. Palmira viene conquistata, abbandonata e diventa base militare per le legioni romane. Dopo un periodo di nuova fioritura con l’impero bizantino, la città va in rovina sotto il dominio arabo.

Un portale in una distesa di detriti è il muto testimone di quanto resta del grande santuario di Bel a Palmira distrutto dai jihadisti
“L’80 per cento dell’architettura dell’antica città siriana non sarebbe stata distrutta dall’Isis, anche se quel 20% non è perdita da poco, se pensiamo solo al tempio romano di Baalshamin e al grande santuario di Bel”, sostiene Selon Maamoun Abdulkarim, direttore di Antichità e Musei in Siria (Dgam), dopo l’esame delle immagini riprese dal drone russo su Palmira liberata. Il colonnato, l’agorà, il teatro, i bagni di Diocleziano, il tempio di Nébo e d’Allat sono ancora in piedi, a testimoniare millenni di arte e di storia, contaminazioni culturali assire, bizantine e greco romane nella città patrimonio dell’Unesco. Distrutto invece il tempio di Bel e Baalshamin, come decine di torri funerarie e l’arco trionfale, e le sculture e i reperti del museo archeologico. Proprio il museo, difeso fino a pagare con la vita dal suo direttore Khaled Asaad, è stato oggetto di saccheggio. “Ci vorranno cinque anni per ricostruirla”, sostiene Maamoun Abdulkarim, direttore di Antichità e Musei in Siria. Dopo la riconquista dell’antica città siriana, la Russia promette il suo aiuto per lo sminamento dell’area e il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo offre la collaborazione di un team di esperti per i restauri. Il direttore Abdul-Karim ha detto che un team di esperti farà una stima dei danni. Ma gli esperti internazionali sono scettici. Credere di poter restaurare il sito archeologico potrebbe rivelarsi illusorio, ha dichiarato Annie Sartre-Fauriat, membro della Commissione di esperti dell’Unesco per il patrimonio siriano. E il 1° aprile a Parigi si terrà un incontro proprio su Palmira.
Esperti di antichità siriani si sono detti profondamente scioccati dalla distruzione dei jihadisti al museo di Palmira: innumerevoli reperti dispersi e statue demolite. Il museo, infatti, ospita una “importante collezione” dell’arte palmirena, frutto di antiche donazioni. “In quanto custodi del patrimonio di Palmira – ha detto Piotrovsky – potremo aiutare ad analizzare la situazione e dare consigli così che questo sito storico diventi un monumento alla cultura, un monumento alla vittoria sul fanatismo e non una replica moderna, semplice attrazione turistica”. La direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova ha detto di sperare in una stretta collaborazione con l’Ermitage.
“Palmira è stata liberata dalle truppe di Assad grazie anche al supporto aereo dell’aviazione russa e di alcuni corpi speciali dispiegati sul campo. Le bande criminali di Daesh sono in ritirata e non hanno potuto portare a termine lo scempio preannunciato del sito archeologico dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Le cancellerie occidentali ed il governo italiano brillano per il loro assordante silenzio, con il quale sembrano voltarsi dall’altra parte mentre qualcuno fa il lavoro sporco della guerra, anche se di liberazione”, denuncia Paolo Romani, presidente del Gruppo Forza Italia al Senato. “Ricordiamo in questa occasione oltre alle centinaia di morti di combattenti siriani due uomini valorosi: Khaled al-Asaad, archeologo e custode dei siti romani, di quell’esempio unico nel mondo della civilizzazione dell’antica Roma, decapitato dai criminali di Daesh perché non ha voluto rivelare il luogo dove erano stati nascosti preziosissimi reperti dell’antica Palmira; e l’anonimo ufficiale delle forze speciali russe che trasmetteva le coordinate dei terroristi del Daesh per effettuare i raid ed ha deciso di indirizzare il fuoco contro se stesso, una volta circondato, pur di non cadere vivo nelle loro mani. È morto da eroe, comunicando la sua ultima posizione così da consentire di eliminare i jihadisti che lo avevano raggiunto. Ora e solo ora, il ministro Franceschini può inviare i caschi blu della cultura approvati dall’Unesco. Grazie al coraggio ed all’abnegazione di tanti altri sconosciuti eroi di guerra”.
“Eurasia, fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei di Sardegna”: a Milano la presentazione del catalogo della grande mostra in corso a Cagliari

“Eurasia, , fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna”: la mostra è in corso a Cagliari
Per chi non ha ancora avuto la possibilità di una gita speciale a Cagliari, il tempo stringe: per poter ammirare i tesori raccolti nella grande mostra “Eurasia, fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna” al Palazzo di Città a Cagliari c’è tempo fino al 10 aprile (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/12/15/dai-popoli-del-caucaso-alla-civilta-nuragica-leurasia-protagonista-nella-mostra-di-cagliari-con-eccezionali-reperti-dal-museo-dellermitage-di-san-pietroburgo-in-dialogo-con-i-manufa/). Intanto martedì 22 marzo 2016 alle 17 a Palazzo Arese-Litta, in corso Magenta 24 a Milano, c’è un’occasione speciale per conoscere da vicino alcuni protagonisti della mostra e approfondire i temi e i tesori esposti a Cagliari: la presentazione del catalogo della mostra “Eurasia, fino alle soglie della storia. Capolavori dal museo Ermitage e dai musei della Sardegna” (Silvana Editoriale).

Placca in oro che raffigura un leone: uno degli eccezionali reperti dall’Ermitage di San Pietroburgo
Eurasia è un importante progetto nato nell’ambito delle attività di Cagliari Capitale Italiana della cultura 2015. La mostra organizzata dai musei Civici di Cagliari e dal museo statale Ermitage di San Pietroburgo, con il Mibact-soprintendenza Archeologia Sardegna e Polo museale della Sardegna e la collaborazione di Ermitage Italia è il primo atto di un protocollo di collaborazione triennale tra la Città e il museo Ermitage, volto a intrecciare rapporti internazionali e a riaffermare la centralità di Cagliari e della Sardegna nelle relazioni e negli scambi culturali tra l’Europa e le sponde del Mediterraneo. 377 eccezionali pezzi delle collezioni del museo Ermitage, dal V al I millennio a.C. – oggetti d’uso comune e straordinari corredi funerari, importanti manufatti in oro e pietre preziose, in argilla e pietra, in bronzo e in rame – affiancati a più di 100 reperti provenienti dai musei sardi e a significativi prestiti italiani, raccontano il progresso delle civiltà antiche, i flussi culturali tra l’Asia e l’Europa, dal Neolitico fino al I millennio a.C. tra relazioni, parallelismi e differenze, in un allestimento di grande suggestione firmato da Angelo Figus. Mai prima d’ora il museo Ermitage aveva prestato ed esposto in una mostra un nucleo così vasto e importante di opere preistoriche, fondamentali testimonianze del progresso della civiltà. Dai popoli del Caucaso alla civiltà nuragica, la mostra conduce dunque i visitatori a ripercorrere un’epoca cruciale attraverso le testimonianze di ricchissime civiltà; società che costituirono l’avanguardia nelle trasformazioni culturali, presentando aspetti di eccezionale novità in quella fase di grande evoluzione del pensiero, delle capacità, delle tecniche. Società che, ciascuna per il proprio specifico comparto geografico, seppero costruire ponti e forme di contatto, a livello continentale e a livello mediterraneo, tali da assicurare una posizione preminente nelle dinamiche di scambio e circolazione delle idee, dei saperi, delle innovazioni culturali e tecnologiche. Pur nel rispetto dei contesti di provenienza e della loro complessità, i materiali esposti, risultato dalle ricerche archeologiche di oltre cento anni tanto in Russia quanto in Sardegna e in Italia, vengono presentati al pubblico facendo riferimento a quattro grandi aree tematiche, in grado di dispiegare e di spiegare alcuni dei principali contenuti culturali oggetto di rapida e inarrestabile affermazione: il nuovo quotidiano e gli strumenti del vivere in “tuttigiorni”, “rivoluzionemetalli”, le forme del lusso e del potere nella sezione “poterevanitas”, l’uomo, il cavallo e altri animali in “bovemachina”.
Temi approfonditi dai saggi contenuti nel catalogo della mostra. Alla presentazione di Milano interverranno Marco Edoardo Minoja, segretario regionale per la Lombardia del Mibact e curatore della mostra; Enrica Puggioni, assessore alla Cultura del Comune di Cagliari; Anna Maria Montaldo, direttore musei Civici di Cagliari e curatore della mostra; Carlo Bertelli, storico dell’arte; Franco Marzatico, soprintendente per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento. Il catalogo edito da Silvana Editoriale in doppia lingua, italiano e inglese, contiene contributi dei curatori della mostra Yuri Piotrovsky, Marco Minoja e Anna Maria Montaldo e di Yekaterina Vasilyeva, Maria Bernabò Brea, Gianfranca Salis, Franco Marzatico, Carlo Bertelli, Pietro Clemente, Tatiana Cossu, Paolo Leon e Angelo Figus.
Dai popoli del Caucaso alla civiltà nuragica: l’Eurasia protagonista nella mostra di Cagliari con eccezionali reperti dal museo dell’Ermitage di San Pietroburgo in dialogo con i manufatti sardi

Placca in oro che raffigura un leone: uno degli eccezionali reperti dall’Ermitage di San Pietroburgo in mostra a Cagliari
Dai popoli del Caucaso alla civiltà nuragica, oltre 250 eccezionali opere dal V al I millennio a. C. nella mostra “Eurasia, fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna”, aperta fino al 10 aprile 2016 nel Palazzo della Città di Cagliari: gli straordinari materiali dall’Ermitage di San Pietroburgo dialogano con manufatti sardi e italiani, assolutamente sorprendenti, selezionati per l’evento. La mostra nasce nell’ambito di Cagliari Capitale Italiana della Cultura 2015 ed è il primo atto di un Protocollo di collaborazione triennale tra la città – che ha da tempo avviato un importante processo di rigenerazione urbana su base culturale, esemplare a livello nazionale – e il museo dell’Ermitage, con l’obiettivo di sviluppare studi, ricerche, sinergie e relazioni anche nei prossimi anni. Curata da Yuri Piotrovsky, Marco Edoardo Minoja e Anna Maria Montaldo, la mostra offre una straordinaria selezione, “capace di ricostruire il processo preistorico che cambiò il volto dell’Eurasia, un intero continente, dove, sul finire dell’età della pietra, prese corpo, inarrestabile, una rivoluzione culturale nata nel Vicino Oriente e diffusa nel giro di pochi millenni su un territorio vastissimo. L’era neolitica aveva infatti portato con sé, con l’affermarsi di un’economia di produzione, un cambiamento radicale spazzando via in poche decine di secoli pratiche e consuetudini esistenti da circa un milione di anni”.
“Eurasia, fino alle soglie della Storia” conduce i visitatori a ripercorrere un’epoca cruciale attraverso le testimonianze di ricchissime civiltà che costituirono l’avanguardia nelle trasformazioni culturali, presentando aspetti di eccezionale novità in quella fase di grande evoluzione del pensiero, delle capacità, delle tecniche. Società che, ciascuna per il proprio specifico comparto geografico, seppero costruire ponti e forme di contatto, a livello continentale e a livello mediterraneo, tali da assicurare una posizione preminente nelle dinamiche di scambio e circolazione delle idee, dei saperi, delle innovazioni culturali e tecnologiche. Dal grande museo russo sono giunti oggetti d’uso comune e straordinari corredi funerari, importanti manufatti in oro e pietre preziose, in argilla e pietra, in bronzo e in rame mentre dai musei della Sardegna sono state selezionate oltre cento opere che insieme ad alcuni reperti prestati da musei italiani contribuiscono a indicare i collegamenti e le vie di penetrazione delle diverse culture. “Siamo di fronte a un evento scientifico e di collaborazione internazionale di grandissima valenza”, spiegano i curatori. “Mai prima d’ora, infatti, il museo Ermitage aveva infatti prestato ed esposto in una mostra un nucleo così vasto e importante di opere preistoriche, fondamentali testimonianze del progresso della civiltà”.
“Nulla fu più come prima”, continuano i curatori. “Popolazioni nomadi divennero progressivamente stanziali, la natura diventò paesaggio all’interno del quale l’uomo lavorò, trasformò, costruì, coltivò campi ed allevò animali. Nacquero i villaggi, le distanze, la ruota e nacquero i mezzi di trasporto, gli scambi e, con essi, il commercio. Con la ricchezza si diffusero le guerre e gli strumenti per combatterle e dunque furono necessari nuovi mezzi e nuovi materiali per produrli. Nel giro di pochi millenni l’uso dei metalli determinò cambiamenti epocali, tanto negli utensili e nelle loro fogge, quanto nei sistemi per realizzarle”.
Dal grande museo di San Pietroburgo – che oltre a raccogliere le collezioni imperiali ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella ricerca archeologica e nelle campagne di scavi – sono giunti anche materiali Neolitici risalenti al V millennio a.C., rinvenuti principalmente nel complesso della tomba di Nalchik, con gioielli realizzati con zanne di cinghiale, collane fatte con i denti incisivi del cervo, braccialetti in pietra e utensili in pietra e corno, punte di freccia in selce. Sono però due i principali gruppi di oggetti provenienti dalla Russia esposti in mostra. Il primo s’incentra su due straordinari corredi funerari appartenenti alla “cultura di Maikop” nota per i suoi eccezionali “kurgan”, tombe a tumulo che hanno restituito parure funerarie prestigiose e ricchissime, dove gli strumenti della vita quotidiana si affiancano a vasellame di prestigio e a gioielli in oro e pietre preziose. Proprio alla cultura di Maikop appartiene la sepoltura di un adolescente dal villaggio Ulskogo (Ulyap), dove sono state rinvenute figurine di argilla e pietra, che consentono di ipotizzare legami con le culture del Mediterraneo. Il secondo gruppo di materiali offre un’ampia esemplificazione della cultura di Koban (II-I millennio a.C.), che ci presenta i tratti caratterizzanti di una civiltà della più evoluta età dei metalli, a cavallo tra le fasi recenti dell’età del bronzo e la piena età del ferro.






















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