Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: con agosto aperti in sicurezza tutti i quattro livelli espositivi, dalle collezioni preistoriche e protostoriche, alle ricche sezioni dedicate alle città e ai santuari della Calabria greca fino alla magnifica sala dei Bronzi di Riace e di Porticello
All’inizio erano stati solo i Bronzi di Riace. Quando il 26 giugno 2020 il direttore Carmelo Malacrino ha riaperto al pubblico il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dopo il forzato lockdown erano stati proprio i celebri Bronzi protagonisti della prima fase sperimentale all’insegna del felice binomio di cultura e salute. Il successo di partecipazione ha convinto tutti: con agosto il MArRC ha aperto alle visite tutti i livelli espositivi per raccontare la meravigliosa storia della Calabria antica attraverso i suoi “testimoni materiali”. il direttore Carmelo Malacrino ha deciso di passare alla seconda fase del servizio di fruizione nello stato di emergenza sanitaria nazionale, aprendo alle visite anche i livelli A e B del percorso espositivo permanente, che ospitano le collezioni preistoriche e protostoriche, nonché le ricche sezioni dedicate alle città e ai santuari della Calabria greca. “Il MArRC ha una missione importante, di promozione culturale del territorio e di memoria storica della Magna Grecia”, spiega Malacrino. “In un percorso su quattro livelli espositivi racconta l’affascinante storia della Calabria antica, concludendo con la magnifica sala dei Bronzi di Riace e di Porticello. Il bilancio della prima fase di riapertura è più che positivo – continua il direttore – in termini non solo di presenze, ma anche di attenzione dei visitatori al rispetto delle regole di sicurezza, elaborate in un dettagliato protocollo anti-COVID. Insieme a tutto lo staff ho voluto dare un ulteriore segnale per la ripresa del territorio con l’apertura straordinaria nelle giornate dei lunedì di agosto con maggiore affluenza di turisti”. Le visite al museo sono contingentate per gruppi di 10 persone al massimo, in turni di ingresso ogni 15 minuti. La prenotazione obbligatoria può essere effettuata inviando una mail a info@koresrl.it, oppure chiamando al numero di telefono: 320.7176148, o direttamente presso il desk di biglietteria del Museo. È possibile acquistare il biglietto online.
Ferragosto 2020. Qualche idea per passare le “Feriae Augusti” nel segno dell’archeologia e dintorni da Treviso a Napoli, da Torino a Bologna, da Roma a Reggio Calabria
Il Riposo di Augusto, Feriae Augusti, da cui Ferragosto, venne istituito dall’imperatore Augusto nel 18 a.C.. In quello stesso mese si festeggiavano i Vinalia Rustica (il vino dell’anno precedente e il raccolto d’uva da venire), i Nemoralia (la sospensione della caccia) e i Consualia (Conso era il dio della terra e della fertilità), ed era il periodo di riposo (detti anche Augustali) per animali e uomini alla fine dei lavori agricoli. Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, ma anche i cani da caccia, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. La festa originariamente cadeva il primo agosto; lo spostamento a metà mese si deve alla Chiesa Cattolica che volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria. Il 15 agosto ricorre anche la data in cui, nel 1275, 745 anni fa, morì Lorenzo Tiepolo, doge in Venezia eletto il 23 luglio 1268. Era figlio terzogenito del doge Giacomo Tiepolo (1229-1249) e di Maria Storlato. Giace a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo dove si trovano le spoglie anche del padre e del fratello Giovanni. Sabato 15 e domenica 16 agosto 2020 a villa Tiepolo Bassi a Carbonera di Treviso visita guidata “Ferragosto. In onore di Augustus e in memoria del Doge Lorenzo Tiepolo” alle 11 (presentarsi alle 10:50) con ingresso da via Brigata Marche, 24 – Carbonera (TV). Prenotazione obbligatoria: 329 7406219 / info@villatiepolopassi.it. Informazioni: parcheggio auto interno, la visita si effettua anche in caso di pioggia. Raccomandazioni: indossare la mascherina, mantenere la distanza interpersonale di almeno 1 metro, evitare strette di mano, abbracci e baci, eseguire le azioni corrette quando si starnutisce o tossisce, avvisare il personale in caso di problemi di salute, soprattutto stati influenzali o febbrili.
Qualche altra idea per un Ferragosto nel segno dell’archeologia. Il parco archeologico del Colosseo sabato 15 agosto 2020 sarà regolarmente aperto con orario 10.30-19.15 (ultimo ingresso alle 18.15). E da venerdì 14 agosto 2020 è nuovamente aperto al pubblico l’ingresso al PArCo dall’Arco di Tito. Sempre da venerdì 14 sarà possibile prenotare le visite al PArCo per il mese di settembre. Del museo Egizio di Torino già abbiamo ricordato l’iniziativa “Vacanze egiziane” che prevede l’apertura del museo per tutto il mese di agosto, e quindi anche a Ferragosto, con orario 9-10.30. E per i bimbi c’è un evento speciale “Storie egizie” promosso da Spazio Zerosei del museo Egizio. Sabato 15 agosto 2020, dalle 10 alle 16, c’è “Chi era la dea delle stelle?”: con una lettura all’ora, i piccoli visitatori potranno ascoltare storie diverse e affascinanti sui miti e le leggende dell’antico Egitto, nella magica atmosfera del museo Egizio di Torino. La partecipazione è gratuita, su prenotazione: https://bit.ly/spazio-egizio-form-prenotazioni. I bambini da 0 a 6 anni dovranno essere accompagnati da un genitore che dovrà indossare la mascherina, ci sarà comunque spazio per stare comodi e in sicurezza, nel rispetto delle distanze e delle normative; le storie durano 15/20 minuti, quindi si raccomanda la puntualità per iniziare la lettura tutti insieme; all’ingresso dello spazio sarà misurata la temperatura e occorrerà firmare il modulo di autocertificazione; l’area con fasciatoio, libri, poltrona allattamento è a disposizione e periodicamente igienizzata; i bagni all’interno di Spazio sono accessibili e periodicamente igienizzati.

L’Atlante Farnese simbolo e fulcro della mostra “Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)
Ferragosto al museo Archeologico nazionale di Napoli: da non perdere le grandi mostre “Thalassa” e “Gli Etruschi e il MANN”. Un tuffo simbolico tra le meraviglie sommerse del Mediterraneo e un viaggio senza tempo alla scoperta delle antiche civiltà che popolarono il nostro territorio: anche a Ferragosto, con i soliti orari (ore 9-19.30), cittadini e turisti potranno esplorare le bellezze delle collezioni permanenti e delle esposizioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. “I primi giorni di agosto hanno già fatto segnare un netto superamento dei numeri dei visitatori dell’intero mese di luglio”, commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Il museo è vivo e offre due splendide mostre (‘ Gli Etruschi e il MANN’ e ‘Thalassa’) e si prepara al rilancio di settembre, quando verrà presentato il prossimo piano strategico e sarà inaugurata l’ala del Braccio Nuovo”. Per chi resta a Napoli, Ferragosto sarà anche occasione per visitare, a prezzi promo, il museo con ticket dei siti Extramann (sul nostro portale, il dettaglio dei siti che fanno parte della rete). Riservato a chi è tornato o è in partenza verso l’isola azzurra, l’accordo che lega il MANN alla villa San Michele e al museo Casa Rossa di Anacapri: anche in questo caso, scontistica integrata per un viaggio imperdibile nel nome dell’arte. Le vie del mare porteranno all’Archeologico anche grazie alle convenzioni siglate con Snav e Traghetti Lines; infine, sempre in tema di promozione turistica in quest’estate 2020, anche gli ospiti di strutture associate Federalberghi Napoli ed Unione Industriali di Napoli riceveranno due euro di riduzione per visitare il MANN.
Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria Restano ancora pochi posti disponibili prima di registrare il “tutto esaurito” per poter visitare nel mese di agosto. È già completo il calendario degli ingressi programmati fino a ferragosto. La prenotazione è obbligatoria, telefonando al numero di telefono: 320.7176148, o al nuovo numero 320.7620091. È stato temporaneamente sospeso, per questo mese, il servizio di prenotazione online. Le norme governative e regionali di prevenzione dalla diffusione e dal contagio da COVID-19 (Coronavirus) hanno imposto le nuove regole di prenotazione obbligatoria e le limitazioni agli ingressi, in forma contingentata, per gruppi composti da massimo 10 persone, scaglionati in turni di visita ogni 15 minuti. Le misure di sicurezza nel rispetto di un protocollo condiviso comportano l’impossibilità di soddisfare tutti coloro che desidererebbero potere ammirare i Bronzi di Riace, protagonisti assoluti del ricco patrimonio archeologico e culturale calabrese, insieme ai Bronzi di Porticello e agli altri “tesori” della collezione museale. I giorni di apertura ordinaria del MArRC al pubblico sono dal martedì alla domenica. Ma proprio per venire incontro alle numerose richieste dei tanti “ammiratori” e dare a tutti una maggiore opportunità, la direzione ha scelto di aprire il museo alle visite in via straordinaria anche i prossimi lunedì 17 e 24 agosto 2020, il mese che registra la massima affluenza e il più elevato numero di richieste nell’arco dell’anno.
Musei aperti per ferie. Anche quest’anno l’Istituzione Bologna Musei offre molteplici proposte, fruibili in sicurezza, per un’estate all’insegna dell’arte e della cultura: le collezioni permanenti, le mostre temporanee, gli eventi, le attività e i nuovi contenuti dell’app MuseOn, scaricabili gratuitamente, per creare un’esperienza di visita più coinvolgente attraverso percorsi ricchi di informazioni e curiosità. I musei civici aperti a Ferragosto 2020: museo civico Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 20; museo civico Medievale (via Manzoni 4), dalle 10 alle 18.30.
Nel nome di Paolo Orsi. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria la mostra “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia”, con oltre 230 reperti, omaggio all’archeologo roveretano fondatore dell’archeologia moderna, “papà” del MArRC, per 40 anni protagonista della ricerca tra Calabria e Sicilia

Il manifesto della mostra al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia” fino all’8 settembre 2019
Nel nome di Paolo Orsi. Proprio a lui, autentica autorità nel mondo della ricerca archeologica, al quale si devono i principali ritrovamenti in Calabria e Sicilia, insieme a una metodologia di ricerca e di analisi e un rigore di ricostruzione dei contesti umani e ambientali che ancora oggi costituiscono un modello di riferimento per archeologi, antropologi culturali e restauratori, è dedicata la mostra-evento dell’estate al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, museo che fu proprio Orsi a ideare e a proporne la nascita, concepito come lo scrigno prezioso in cui raccogliere i reperti provenienti dagli scavi in tutto il territorio regionale. Tra i meriti indiscussi dello studioso, considerato tra i fondatori dell’archeologia moderna, vi è quello di avere ipotizzato e ricostruito per primo le relazioni tra le popolazioni di Calabria e Sicilia, che si sono mantenute strette nel corso dei secoli fin dall’antichità. Fino all’8 settembre 2019, al livello E del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, è aperta la mostra “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia”, a cura del direttore del MArRC Carmelo Malacrino e Maria Musumeci, già alla direzione del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Il progetto è co-finanziato dalla Regione Calabria nell’ambito di un programma europeo di valorizzazione del sistema dei Beni Culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria annualità 2018. “Paolo Orsi può essere considerato il primo narratore della grande cultura di questi nostri meravigliosi luoghi e dei popoli che li hanno abitati”, spiega Malacrino. “La sua passione nella ricerca attraverso lo scavo e lo studio si univa al rigore dello scienziato positivista nell’annotare dettagli, riflessioni, ipotesi ricostruttive sui suoi taccuini, tanto da essere un esempio da seguire anche oggi per gli specialisti. Sulle tracce di Orsi, in collaborazione col museo Archeologico regionale di Siracusa a lui intitolato, proponiamo ai nostri visitatori un percorso straordinario alle origini dell’archeologia”.
Oltre 230 reperti sono esposti in un percorso storico-biografico-tematico articolato attraverso differenti strumenti di comunicazione e apparati didattici, per offrire ai visitatori un unico e straordinario, suggestivo racconto della Calabria e della Sicilia sulle tracce dell’attività svolta da Paolo Orsi in più di quarant’anni. L’allestimento presenta, nella sezione introduttiva, la personalità scientifica e la biografia personale e professionale di Paolo Orsi. I risultati dei principali contesti di ricerca sono esposti secondo un criterio di datazione cronologica in cinque sezioni: Preistoria e Protostoria della Sicilia e della Calabria (dal III millennio all’VIII secolo a.C.), Città e Santuari dei Greci d’Occidente (dal VII al IV secolo a.C.), Sicilia e Magna Grecia in età romana (dal III secolo a.C. al VI d.C.), il Medioevo (fino al XIV secolo d.C.). Tra i meriti riconosciuti a Orsi dagli studiosi vi è, infatti, anche quello di avere per primo indagato il periodo medioevale e, in particolare, a cavallo tra la dominazione bizantina e quella normanna.

Il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino, alla mostra “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia” (foto StrettoWeb / Salvatore Dato)
“Paolo Orsi è una figura eccezionale e complessa”, riprende Malacrino. “Ha improntato tutta la sua attività appassionata e rigorosa sullo scavo in luoghi spesso impervi e inesplorati, il recupero dei materiali rinvenuti, la salvaguardia del patrimonio culturale e la valorizzazione del territorio. L’archeologo di Rovereto ha contribuito in maniera decisiva alla conoscenza del passato della Calabria, nell’ambito di una visione illuminata della cultura come strumento di riscatto di un territorio e di progresso. Fu proprio Orsi – continua il direttore – a sognare un grande museo Archeologico nazionale a Reggio Calabria, capace di unificare in una sola storia le diverse realtà territoriali. Mostrò così una straordinaria capacità di costruzione di una sola identità culturale calabrese, superando i provincialismi. Questa mostra inaugura una collaborazione con il prestigioso museo Archeologico di Siracusa intitolato a Orsi con l’intento di presentare al pubblico la vita e le scoperte archeologiche di questa figura affascinante come occasione per conoscere o riscoprire il patrimonio culturale di due regioni che sono rimaste in stretta relazione, nel corso della storia, condividendo abitudini, tradizioni, esperienze”.

Il meraviglioso complesso statutario del Cavaliere di Marafioti, conservato al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
I reperti testimonial dell’esposizione sono due capolavori dell’arte greca occidentale, entrambi datati V secolo a.C.: il meraviglioso complesso statutario del Cavaliere di Marafioti, della collezione del MArRC, e la seducente seppur mostruosa Gorgone-Medusa, bene culturale del patrimonio archeologico del museo siracusano. Le opere, che sono i “fiori all’occhiello” dei due istituti museali organizzatori, accolgono i visitatori all’ingresso alla mostra, per introdurli al fascino senza tempo di un viaggio straordinario sulle tracce dei reperti rinvenuti da Paolo Orsi nei suoi scavi in Calabria e Sicilia.

Una vetrina dell’allestimento della mostra “Paolo Orsi” con alcune terrecotte da Locri Epizefiri (foto MArRC)
Tra gli oggetti in mostra più suggestivi si segnalano, della collezione del MArRC: gli elementi architettonici di Reggio, di età tardo-arcaica, provenienti dagli scavi dell’Odeon e nell’area in cui è stato costruito il Palazzo della Prefettura; una protome femminile di grandi dimensioni del VI secolo a.C. e una serie di eccezionali pinakes (tavolette in terracotta) del V secolo a.C., provenienti dal Santuario dedicato a Persefone nella valle della Mannella, nell’antica Locri-Epizefiri; un delicato Busto di Afrodite in terracotta con in braccio Eros, del V secolo a.C., proveniente dall’antica Medma. Della collezione del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa: una lekythos (vaso porta unguenti) del V secolo a.C. proveniente da Gela, di alto valore artistico e straordinaria intensità, che ritrae una donna a piedi scalzi e lo sguardo rivolto all’indietro, con indosso un chitone nero e un himation (mantello) raccolto sulla spalla; un’antefissa silenica rinvenuta nella stessa area della Sicilia centrale, tipica della produzione siceliota tra il VI e il IV secolo a.C.; una coppa (kotyle) a tema erotico del VI secolo a.C., che raffigura una scena orgiastica e reca sotto il piede un’iscrizione graffita che attesterebbe la vitalità dell’ethnos indigeno ancora nel VI secolo a.C.; una serie di piatti in maiolica invetriata di epoca medioevale trovati negli scavi nell’area di Siracusa, che testimoniano le influenze arabe nella produzione artistica normanna.

Paolo Orsi con i Dioscuri scoperti a Locri Epizefiri (foto da http://www.giornalesentire.it)
A disposizione dei visitatori un servizio di audioguide in quattro lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo), per offrire un’esperienza di conoscenza approfondita e coinvolgente, nella scoperta a ritroso nel tempo della storia biografica e professionale di Paolo Orsi e, insieme, degli eccezionali risultati della sua attività di archeologo attraverso lo scavo e lo studio in Calabria e Sicilia. E un ricco catalogo, di alto profilo scientifico, che accoglie i contributi degli specialisti in un indice che ripercorre la linea temporale del piano mostra. Il corredo iconografico comprende fotografie originali dell’archivio del MArRC. Tra gli apparati didattici rivolti soprattutto ai ragazzi, è a disposizione una lavagna interattiva, per la ricostruzione storica in una rete di percorsi tematici sulle orme di Paolo Orsi. In un meraviglioso viaggio nel tempo, si potrà conoscere meglio il lavoro dell’archeologo e gli strumenti che usa, il contesto sociale e culturale in cui operò l’illustre intellettuale cui è intitolata la mostra, ruoli e istituzioni nell’ambito dei Beni Culturali, le collezioni dei due principali musei della Calabria e della Sicilia organizzatori, i luoghi in cui avvennero i ritrovamenti di Orsi nelle due regioni e le civiltà che le abitarono.
Con la mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria viaggio nel tempo attraverso la casa degli antichi greci, i suoi spazi, gli arredi, ma anche i suoi abitanti

La locandina della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria
“Un affascinante viaggio nel tempo attraversando la casa greca, per conoscerne la distribuzione degli spazi, gli arredi, gli oggetti d’uso quotidiano comune, ma anche i suoi protagonisti, accolti dal benvenuto dei padroni di casa, con le donne affacciate alla finestra avvolte nei loro himatia”: nelle parole di Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC) sta tutto il senso della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, aperta fino al 18 novembre 2018, a cura dello stesso Malacrino e dell’archeologo del MArRC, Maurizio Cannatà. Tra le attività di valorizzazione del MArRC, la mostra “Oikos” si inserisce nel programma delle celebrazioni del 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale. “Il tema della casa e dell’abitare nel mondo greco antico (dall’età arcaica, VIII sec. a.C., all’età ellenistica, I sec. a.C.), in un percorso espositivo transmediale”, spiegano i promotori, “diventa il viatico per far conoscere e promuovere le tradizioni e il patrimonio culturale dell’Italia meridionale, rafforzando il senso di appartenenza alla comune identità europea mediterranea”.
Nel video postato su Youtube da Holly Reggio ben si coglie la valenza della mostra reggina “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, che presenta oltre 100 preziosi reperti, con prestiti dai musei Archeologici nazionali di Napoli e di Taranto, dal museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, dai parchi Archeologici di Paestum e dei Campi Flegrei e dal museo Archeologico dell’Antica Kaulon che fa riferimento al Polo museale della Calabria, esposti in un allestimento con strumenti multimediali. Attraverso pannelli didattici, ricostruzioni grafiche e digitali dell’architettura e degli ambienti e video in 3D di descrizione di momenti di vita quotidiana, i visitatori sono accolti nell’oikos, nella casa e nella famiglia degli antichi Greci.
Il filo conduttore è l’oikos, termine che “per i Greci era la casa intesa come spazio fisico di vita dei suoi abitanti e, al tempo stesso, la famiglia con i suoi beni e i suoi legami con il territorio”, spiega Malacrino. “Attraverso la scelta espositiva dell’allestimento abbiamo voluto ricreare le forme dell’abitare nel mondo greco antico. È un coinvolgente ritorno al passato, alle fonti delle nostre tradizioni di vita e di famiglia occidentale mediterranea. Varcata la soglia d’ingresso dell’oikos nel mondo magnogreco e siceliota – continua-, i visitatori saranno accompagnati alla scoperta delle abitudini di vita dei Greci d’Occidente, per comprendere il senso delle cose che oggi ci testimoniano quel tempo”. La ricostruzione grafica di una facciata contrassegna l’inizio del percorso, con la donna alla finestra avvolta nel suo himation raffigurata nella piccola ma preziosissima lekythos di Taranto, con uno sguardo misterioso, che invita a compiere un viaggio meraviglioso.
“La casa è per i Greci antichi l’espressione dell’identità della comunità dei suoi abitanti”, interviene Maurizio Cannatà, uno dei curatori della mostra. “E si evolve nel tempo a seconda di come cambia la società. Nella lingua greca non esiste un termine equivalente al latino familia. Esiste un unico termine, oikos. E ciò significa che rispetto ai legami di sangue prevale l’appartenenza al gruppo familiare, cellula base della società. Nel corso dei secoli, nel mondo greco antico in Calabria e in Sicilia, si modifica l’organizzazione strutturale degli spazi della casa, ma non cambia la funzione degli ambienti rispetto ai ruoli all’interno della famiglia. L’uomo, cittadino, politico, atleta e guerriero, vive nell’andron i momenti conviviali, delle relazioni esterne, nel simposio. La donna sovrintende ai lavori domestici e ha nel gineceo il suo regno indiscusso”.
Tra gli oltre cento reperti in mostra, spicca il celebre mosaico del drago dall’andron dell’omonima casa dell’antica Kaulon, giunto a Reggio Calabria – lo ricordiamo – in cambio della testa della Testa della Sfinge della Passoliera ora esposta al museo Archeologico nazionale di Kaulonia (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/08/10/la-testa-della-sfinge-della-passoliera-torna-per-la-prima-volta-a-casa-prestito-del-marrc-al-museo-dellantica-kaulon-dove-paolo-orsi-scopri-la-bellissima-scultura-in-terracotta-del-vi-sec/). Nel settore maschile della casa, dove – come detto – si tenevano i banchetti, troviamo il sontuoso cratere attico a figure rosse con scena di danza della collezione Sant’Angelo del museo Archeologico nazionale di Napoli. Mentre nel gineceo possiamo ammirare la splendida anfora del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa; il monumentale lebes gamikos, vaso a figure rosse attribuito al “Pittore di Afrodite” dal museo Archeologico nazionale di Paestum; e la pittura su marmo delle “Giocatrici di Astragali” da Ercolano: sono tutti elementi che rimandano al ruolo della donna, regina della casa per l’oikonomia domestica, e del gineceo, che rappresenta – parole di Vitruvio – “la sala in cui la padrona di casa lavora la lana insieme alle schiave addette a questa mansione”.
La testa della Sfinge della Passoliera torna per la prima volta a casa: prestito del MArRC al museo dell’antica Kaulon, dove Paolo Orsi scoprì la bellissima scultura in terracotta del VI sec. a.C. all’inizio del Novecento

La Testa della Sfinge della Passoliera esposta temporaneamente a Kaulonia, dove fu rinvenuta da Paolo Orsi
Lo sguardo enigmatico che si sublima in un sorriso ambiguo: quello della Sfinge della Passoliera, bellissima scultura in terracotta di età arcaica, la cui testa fu rinvenuta a Kaulonia (Reggio Calabria) agli inizi del Novecento dall’archeologo Paolo Orsi. Il prezioso reperto è normalmente esposto al MArRC, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Ma dal 10 agosto 2018 per la prima volta è esposta nel luogo dove è stata rivenuta un secolo fa, al museo Archeologico nazionale dell’antica Kaulon, su precisa richiesta del direttore del Polo museale della Calabria, Angela Acordon, e del direttore del museo di Kaulonia, Rossella Agostino. Ciò è stato possibile grazie a uno scambio istituzionale tra Polo museale della Calabria – museo Archeologico nazionale di Kaulonia e il MArRC: così mentre il mosaico pavimentale del Drago da Kaulonia va a Reggio Calabria tra i reperti esposti nella mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” (dal 10 agosto al 18 novembre 2018), la Testa della Sfinge della Passoliera rimane esposta a Kaulonia. La Testa della Sfinge fu rinvenuta, si diceva, da Paolo Orsi in fosse di scarico insieme a elementi architettonici pertinenti a un santuario extraurbano demolito già in antico, costituito da più edifici databili tra la fine VI e la prima metà V secolo a.C.. Parti di questi elementi architettonici caratterizzati dalla presenza di teste leonine dalla vivace policromia, oggi costituiscono un interessante settore espositivo del museo archeologico di Kaulonia che fa parte del Polo Museale della Calabria. La Testa, richiesta in prestito, è un bellissimo esempio di scultura in terracotta, policroma – forse, elemento decorativo forse, offerta votiva – databile alla seconda metà del VI secolo a.C. che ha sempre affascinato i visitatori del museo reggino fin dai tempi della sua prima esposizione. La sua importanza e il legame con il sito della Passoliera già documentato, nell’esposizione museale cauloniate, per il direttore Acordon costituiscono un’opportunità importante per poter ammirare un reperto mai esposto nel territorio in cui fu rinvenuto. L’esposizione della sfinge sarà supportata nei mesi della durata del prestito da iniziative ed attività collaterali curate dalla direzione del museo.
Ferragosto 2016: giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Il ministro Franceschini: un’occasione per scoprire il “museo diffuso Italia”. Particolarmente ricca l’offerta culturale di Pompei e dei siti vesuviani
Ferragosto speciale a Pompei e nei siti vesuviani. Nonostante la superfestività dell’estate quest’anno cada di lunedì, giorno notoriamente riservato alle chiusure e alle manutenzioni dei siti archeologici e dei musei italiani, il 15 agosto 2016 è pronto a offrire ai visitatori e agli ospiti stranieri proposte particolarmente interessanti a cominciare proprio dai siti archeologici vesuviani di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e il museo di Boscoreale che resteranno aperti anche il 15 agosto dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18) con le tariffe ordinarie. Anche a Pompei, per venire incontro agli alti flussi turistici, la soprintendenza speciale di Pompei annuncia che gli Scavi apriranno alle 8.30 come già avviene il sabato e la domenica. E proprio a Pompei, oltre alla mostra “Egitto Pompei” e all’esposizione permanente degli affreschi di Moregine nell’altro porticato della Palestra di recente arricchitosi con l’esposizione di reperti organici provenienti dall’area vesuviana, i turisti potranno ammirare i progetti di musealizzazione diffusa, con il riallestimento della cucina della Fullonica di Stephanus con reperti originali, e quello degli ambienti domestici della Villa Imperiale. E ancora la mostra “Live at Pompei, Underground” dedicata al video girato nel 1971 dai Pink Floyd “Live at Pompeii” allestita nelle gallerie dell’Anfiteatro. E visto che questo agosto 2016 è il mese delle olimpiadi di Rio, in una delle sale dell’Antiquarium di Pompei è stata allestita una vetrina con alcuni strumenti originali utilizzati dagli atleti per la cura del corpo. E sempre nell’Antiquarium sono visitabili sale di proiezione multimediale sulla vita degli antichi abitanti e sull’eruzione del 79 d. C. oltre a sezioni dedicate alle mostre “Per grazia Ricevuta” e “Sacra Pompeiana”.
“Quella di Ferragosto sarà una giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Un’altra importante occasione per cittadini, famiglie e turisti di conoscere e visitare quello straordinario museo diffuso che è l’Italia”, sottolinea soddisfatto il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini. Coinvolti tutti i principali luoghi della cultura, dal Colosseo a Pompei agli Uffizi ma anche, solo per citarne alcuni, i resti dell’antica città italica nell’area archeologica di Alba Fucens a Massa d’Albe in Abruzzo, le opere di Carlo Levi al museo nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata a Matera, i Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, le tante domus riaperte agli Scavi di Pompei, gli affreschi apocalittici dell’Abbazia di Pomposa a Codigoro lungo l’antica strada Romea che conduceva i pellegrini dall’Europa centrale e orientale, la residenza asburgica del Castello di Miramare a Trieste, la più grande area archeologica d’Europa tra il Foro Romano e il Palatino, i capolavori di Van Dyck, Guercino e Tintoretto esposti nelle fastose sale del museo di Palazzo Reale a Genova. E poi la residenza rinascimentale dei Gonzaga a Palazzo Ducale a Mantova, quella di Federico di Montefeltro a Urbino dove oggi ha sede il Museo Nazionale delle Marche, le rovine della capitale dei Sanniti a Pietrabbondante in Molise, i Musei Reali di Torino, il rinnovato allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto, le vestigia della colonia fenicia di Tharros nei pressi di Cabras, la straordinaria collezione degli Uffizi di Firenze, il sito longobardo riconosciuto dall’Unesco del Tempietto sul Clitunno in provincia di Perugia fino ai tesori della Galleria dell’Accademia di Venezia. L’elenco completo dei musei aperti, gli orari e il costo dei biglietti sono consultabili sul sito www.beniculturali.it.
Magna Grecia. Il Cavaliere di Marafioti, eccezionale gruppo in terracotta del V sec. a.C., è esposto per la prima volta a Locri, dove lo scoprì Paolo Orsi nel 1910. Restaurato da Intesa San Paolo, tornerà poi definitivamente al museo di Reggio Calabria

Il Cavaliere di Marafioti, eccezionale gruppo scultoreo in terracotta del V sec. C. scoperto a Locri nel 1910
Il “Cavaliere di Marafioti” per qualche giorno torna a casa, a più di un secolo dalla sua scoperta da parte dell’archeologo Paolo Orsi che ricompose i quasi duecento frammenti riportati alla luce in località Pirettina (Comune di Portigliola), alle spalle dell’antica città di Locri. Si inaugura infatti alle 19 del 30 luglio 2016 al museo e parco archeologico nazionale di Locri la mostra “Il Cavaliere di Marafioti a Locri”, dove rimarrà fino al 7 agosto 2016, prima di tornare nella sua sede naturale, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. L’opera in terracotta del V sec. a.C., elemento architettonico del tempio dorico scoperto nel 1910 dall’archeologo Paolo Orsi, è esposta, per la prima volta, nel territorio da cui proviene, dopo la presentazione a Milano dell’intervento di restauro, promosso e curato da Intesa Sanpaolo nell’ambito della XVII edizione di “Restituzioni. Tesori d’arte restaurati 2016”, fondamentale per la sua conservazione e per una più approfondita conoscenza della tecnica di realizzazione. L’iniziativa, fortemente voluta da Angela Tecce, direttore del Polo Museale della Calabria e da Rossella Agostino, direttore del museo Archeologico nazionale di Locri, è stata realizzata grazie alla proficua collaborazione con il museo Archeologico di Reggio Calabria, la Regione Calabria, il FAI – Presidenza Regionale Calabria, e con il sostegno di Intesa Sanpaolo e delle amministrazioni comunali di Locri e di Portigliola.
“Il gruppo di terracotta”, scrivono Rossella Agostino e Maurizio Paoletti nella scheda del catalogo di Restituzioni 2016, “raffigura un giovane cavaliere nudo che cavalca sostenuto da una sfinge femminile con le braccia levate. Decorava il tetto del tempio dorico scoperto a Locri in località Casa Marafioti, una zona collinare della città greca sovrastante il teatro e prossima alle mura. Gli scavi qui condotti da Paolo Orsi nel 1910 individuarono le fondazioni del tempio dorico (seconda metà del VI secolo a.C.), oltre a pochi elementi superstiti dell’elevato distrutto già in età romana (?) e poi definitivamente spogliato nei primi decenni dell’Ottocento. Si conservano però cospicui elementi del cornicione in terracotta policroma (geison e sima) che sono pertinenti a una nuova decorazione architettonica realizzata quando fu sostituito il tetto del tempio (420- 400 a.C.). A questo grande intervento di rinnovamento edilizio – non sappiamo se scaturito da urgenti necessità di manutenzione o da più specifici motivi religiosi – è riferibile anche lo straordinario Cavaliere Marafioti”.
“Il gruppo statuario, collocato sul lato posteriore del tempio, ne dominava la sommità forse come acroterio centrale”, spiegano ancora Agostino e Paoletti: “Questa almeno è la ricostruzione suggerita da Orsi in base ai dati di scavo. Tuttavia se nel giovane cavaliere va riconosciuto un Dioscuro, non può escludersi che costituisse un acroterio laterale al fianco di un secondo Dioscuro, dal momento che Castore e Polluce, i due fratelli gemelli figli di Zeus e di Leda, erano raffigurati sempre in coppia. Benché ricomposto da moltissimi frammenti e integrato nelle parti lacunose, il Cavaliere Marafioti resta un unicum nella produzione artistica della Magna Grecia, alla cui eccezionalità contribuiscono le notevoli dimensioni e il soggetto privo quasi di confronti, specialmente per la sfinge alata, possente e accosciata, che con la testa e il palmo delle mani sostiene, senza alcuno sforzo, il peso del cavaliere”.
L’intervento di restauro, promosso e curato da Intesa Sanpaolo nell’ambito della XVII edizione di “Restituzioni. Tesori d’arte restaurati 2016”, è stato fondamentale per la sua conservazione e per una più approfondita conoscenza della tecnica di realizzazione. Ha permesso, inoltre, di riscoprire anche con l’ausilio di aggiornate strumentazioni, dettagli affascinanti, quali i segni di stesura a pennello del sottile scialbo originale o la policromia in nero, bianco, rosso che evidenziava meglio nell’intento del coroplasta il muso equino o la criniera rifinita a stecca. Analisi diagnostiche hanno completato il restauro del gruppo che all’epoca della sua scoperta, sul lato occidentale del tempio, era stato rinvenuto in “minuti frammenti” e che fu oggetto di un primo intervento di restauro tra il 1911 ed il 1925 quando Paolo Orsi e il restauratore Giuseppe Damico incollarono e assemblarono con la colofonia, un collante particolarmente adoperato all’epoca, i molti frammenti e integrarono le parti lacunose rafforzando il manufatto con staffe e supporti interni (legno, stucco) e perfino con grappe metalliche (rame-ottone) indispensabili per restituire solidità al grande gruppo fittile. Tutte le parti lacunose furono reintegrate dal restauratore Giuseppe Damico; la testa del cavaliere è quasi completamente di ricostruzione. Il restauro del 2015 è stato curato dai restauratori Giuseppe Mantella e Sante Guidi; le ricerche diagnostiche da Domenico Miriello del dipartimento di Scienze della Terra – Unical. Il gruppo del Cavaliere di Marafioti subito dopo la mostra ritornerà – come detto – nella sua sede, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, e sarà esposto nella sala dedicata alla colonia locrese.
Domeniche gratuite. Il 5 giugno 2016 battuti tutti i record: più di 32mila visitatori al Colosseo, 25mila a Pompei, 4mila al museo dei bronzi a Reggio Calabria, quasi 5mila a Villa Adriana
“Ancora un successo per le domeniche gratuite al museo introdotte nel luglio del 2014 dal ministro Dario Franceschini. In questa prima domenica di giugno, sin dall’inizio della mattinata, tutti i musei statali italiani hanno registrato elevati numeri di affluenza”, è la nota entusiastica del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo. Il Colosseo ha segnato un nuovo record, con oltre 32mila visitatori; Pompei sold out con quasi 25mila turisti e le file che hanno costretto la soprintendenza a chiudere per qualche ora i cancelli degli scavi facendo scattare il piano anti folla appena varato per proteggere le tante meraviglie appena restaurate della spettacolare città campana. Si è conclusa con numeri da boom per musei, monumenti e siti archeologici dello stato, anche la domenica 5 giugno 2016. Con, gratuita. Punte record in Toscana, dove a Firenze il giardino di Boboli ha ospitato quasi 11 mila persone, gli Uffizi oltre 6mila come la Galleria della Accademia, quasi 7 mila la Galleria Palatina. Ma anche il Lazio non è stato da meno, a Roma, dove ha registrato numeri altissimi pure Castel Sant’Angelo (7212). E in provincia con il pienone a Tivoli per Villa D’Este (7951) e Villa Adriana (4819). Bene gli scavi di Ostia Antica (4156). Così come Paestum, in Campania, dove sono entrati 4575 visitatori. Bene i musei e i giardini reali di Torino, con 4mila 582 presenze. Quasi 4mila visitatori hanno scelto a Reggio Calabria il museo dei bronzi. Pochi di meno la Pinacoteca di Brera a Milano o il museo Archeologico di Napoli (3.971). Poco meno di 3mila per le Gallerie dell’Accademia di Venezia (2935) o per il museo di Capodimonte a Napoli (2912). E ancora, oltre 2mila visitatori hanno varcato le porte del Castello di Miramare a Trieste, o delle Terme di Diocleziano a Roma o delle Terme di Caracalla. E sempre a Roma 4429 hanno scelto il museo archeologico nazionale di Palazzo Massimo, 2mila 42 le Terme di Caracalla, 1800 la Galleria Borghese, mille il museo Etrusco di Villa Giulia, 1443 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Gnam). A Milano tutto pieno il Cenacolo Vinciano (1314). A Firenze oltre 2mila persone anche per il museo del Bargello. “La prima domenica del mese – continua la nota del Mibact – è ormai un appuntamento fisso dei cittadini con il proprio patrimonio culturale, una grande festa per le famiglie lungo tutta la penisola italiana. Di grande impatto anche la presenza sui social dove migliaia di utenti stanno caricando foto e apprezzamenti per questa iniziativa. Per questa edizione di giugno il ministero ha dedicato la campagna social della #domenicalmuseo alla rappresentazione figurativa della musica (‘aspettando la festa della musica del 21 giugno’) in opere note e meno note presenti nelle collezioni di diversi musei in tutto il territorio nazionale”.




































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