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Ferragosto 2016: giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Il ministro Franceschini: un’occasione per scoprire il “museo diffuso Italia”. Particolarmente ricca l’offerta culturale di Pompei e dei siti vesuviani

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Ferragosto speciale a Pompei e nei siti vesuviani. Nonostante la superfestività dell’estate quest’anno cada di lunedì, giorno notoriamente riservato alle chiusure e alle manutenzioni dei siti archeologici e dei musei italiani, il 15 agosto 2016 è pronto a offrire ai visitatori e agli ospiti stranieri proposte particolarmente interessanti a cominciare proprio dai siti archeologici vesuviani di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e il museo di Boscoreale che resteranno aperti anche il 15 agosto dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18) con le tariffe ordinarie. Anche a Pompei, per venire incontro agli alti flussi turistici, la soprintendenza speciale di Pompei annuncia che gli Scavi apriranno alle 8.30 come già avviene il sabato e la domenica. E proprio a Pompei, oltre alla mostra “Egitto Pompei” e all’esposizione permanente degli affreschi di Moregine nell’altro porticato della Palestra di recente arricchitosi con l’esposizione di reperti organici provenienti dall’area vesuviana, i turisti potranno ammirare i progetti di musealizzazione diffusa, con il riallestimento della cucina della Fullonica di Stephanus con reperti originali, e quello degli ambienti domestici della Villa Imperiale. E ancora la mostra “Live at Pompei, Underground” dedicata al video girato nel 1971 dai Pink Floyd “Live at Pompeii” allestita nelle gallerie dell’Anfiteatro. E visto che questo agosto 2016 è il mese delle olimpiadi di Rio, in una delle sale dell’Antiquarium di Pompei è stata allestita una vetrina con alcuni strumenti originali utilizzati dagli atleti per la cura del corpo. E sempre nell’Antiquarium sono visitabili sale di proiezione multimediale sulla vita degli antichi abitanti e sull’eruzione del 79 d. C. oltre a sezioni dedicate alle mostre “Per grazia Ricevuta” e “Sacra Pompeiana”.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

“Quella di Ferragosto sarà una giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Un’altra importante occasione per cittadini, famiglie e turisti di conoscere e visitare quello straordinario museo diffuso che è l’Italia”, sottolinea soddisfatto il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini. Coinvolti tutti i principali luoghi della cultura, dal Colosseo a Pompei agli Uffizi ma anche, solo per citarne alcuni, i resti dell’antica città italica nell’area archeologica di Alba Fucens a Massa d’Albe in Abruzzo, le opere di Carlo Levi al museo nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata a Matera, i Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, le tante domus riaperte agli Scavi di Pompei, gli affreschi apocalittici dell’Abbazia di Pomposa a Codigoro lungo l’antica strada Romea che conduceva i pellegrini dall’Europa centrale e orientale, la residenza asburgica del Castello di Miramare a Trieste, la più grande area archeologica d’Europa tra il Foro Romano e il Palatino, i capolavori di Van Dyck, Guercino e Tintoretto esposti nelle fastose sale del museo di Palazzo Reale a Genova. E poi la residenza rinascimentale dei Gonzaga a Palazzo Ducale a Mantova, quella di Federico di Montefeltro a Urbino dove oggi ha sede il Museo Nazionale delle Marche, le rovine della capitale dei Sanniti a Pietrabbondante in Molise, i Musei Reali di Torino, il rinnovato allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto, le vestigia della colonia fenicia di Tharros nei pressi di Cabras, la straordinaria collezione degli Uffizi di Firenze, il sito longobardo riconosciuto dall’Unesco del Tempietto sul Clitunno in provincia di Perugia fino ai tesori della Galleria dell’Accademia di Venezia. L’elenco completo dei musei aperti, gli orari e il costo dei biglietti sono consultabili sul sito www.beniculturali.it.

Taranto. Nuovo allestimento per il museo Archeologico nazionale (il Marta) che racchiude 6500 anni di storia con eccezionali reperti sugli atleti vincitori ai giochi panatenaici. Tra i tesori gli Ori di Taranto, lo Zeus di Ugento e le ceramiche laconiche

Al museo Archeologico di Taranto è stata riesposta l'eccezionale Tomba dell'Atleta, scoperta nel 1959

Al museo Archeologico di Taranto è stata riesposta l’eccezionale Tomba dell’Atleta, scoperta nel 1959

Il premier Renzi con il direttore del Marta, Eva degli Innocenti (Foto Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli )

Il premier Renzi con il direttore del Marta, Eva degli Innocenti (Foto Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli )

Nel mese olimpico per eccellenza come agosto 2016 che vede riuniti a Rio, in Brasile, i migliori atleti del mondo per i Giochi, Taranto apre le porte al rinnovato museo Archeologico nazionale, il MarTa, che dei primi giochi, quelli storici dell’antica Grecia, ha testimonianze forse uniche, come la Tomba dell’Atleta, databile tra il 500 e il 480 a.C., che ora viene riesposta. Rinvenuta nel 1959 in via Genova a Taranto, ha restituito lo scheletro di un giovane uomo di circa trent’anni con un corredo funebre di quattro anfore panatenaiche, testimonianza di altrettante vittorie dei giochi in onore di Atena. A inaugurare il nuovo allestimento e il rinnovato percorso espositivo del museo Archeologico nazionale di Taranto, che coinvolge tutto il secondo piano, sono intervenuti il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Accanto a loro Eva Degl’Innocenti, direttore dal 1° dicembre 2015, in seguito alla Riforma Franceschini che ha creato trenta strutture museali autonome, tra cui appunto il Marta; Maria Piccarreta, alla sua prima uscita da soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Brindisi, Taranto e Lecce; e Luigi La Rocca, l’ex soprintendente dell’Archeologia pugliese ora a capo della soprintendenza unica della Città metropolitana di Bari.

Gli Ori di Tarantoono la collezione più famosa del Marta

Gli Ori di Tarantoono la collezione più famosa del Marta

La sede del Marta a Taranto

La sede del Marta a Taranto

Il Marta è un forziere che raccoglie 6500 anni di storia. Fondato nel 1887, occupa la sede dell’ex Convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel XVIII secolo. L’archeologo Luigi Viola voleva farne un Museo della Magna Grecia, ma esso è sempre stato dedicato, principalmente, alla documentazione archeologica di Taranto e del resto della Puglia. Chiuso per essere sottoposto a lavori di restauro dal gennaio 2000, anno a partire dal quale fu mantenuta un’esposizione parziale a Palazzo Pantaleo, ha riaperto nuovamente al pubblico il 20 dicembre 2007. Il piano rialzato del museo è stato utilizzato finora per esposizioni temporanee e convegni. Il primo piano ospita la sezione greco-romana sulla società tarantina. Il secondo piano è stato fino ad oggi in allestimento. L’ultimo lotto dei lavori del MarTa, sfruttando finanziamenti pubblici pari a 6,2 milioni di euro, è stato realizzato in quattro anni dall’impresa Garibaldi di Bari.

Le anfore panatenaiche assegnate agli atleti che primeggiavano in una specialità

Le anfore panatenaiche assegnate agli atleti che primeggiavano in una specialità

Il percorso espositivo complessivo è di 25 sale, piene di decine di migliaia di reperti di proprietà del museo. Il nuovo percorso espositivo narra la storia e l’archeologia di Taranto e di parte del territorio pugliese dalla preistoria al IV secolo a. C., mentre il primo piano già aperto conserva reperti dall’età ellenistica al medioevo. Tra i pezzi più conosciuti, oltre alla già citata Tomba dell’Atleta, spiccano alcuni oggetti legati al mondo dello sport e dell’atletismo. Eccezionali, tra gli altri, una coppia di bilancieri in piombo che servivano a stabilizzare l’atleta durante il salto in lungo e uno straordinario disco da lancio in ferro. Numerose le anfore panatenaiche utilizzate come premio per i vincitori degli agoni di Atene, che recano su un lato l’immagine di Atena e sull’altro una scena legata alla disciplina in cui l’atleta ha trionfato.

Lo Zeus di Ugento, uno dei capolavori della bronzistica classica: ora è stato restaurato

Lo Zeus di Ugento, uno dei capolavori della bronzistica classica: ora è stato restaurato

Persefone ricostruita col laser scanner

Persefone ricostruita col laser scanner

Ma non si possono dimenticare i famosi ori di Taranto di epoca ellenistica e romana, simbolo del Marta nel mondo, accanto alla più ricca collezione in Italia di ceramiche laconiche di importazione (la Laconia era la regione dell’antica Grecia con capitale Sparta). Ci sono poi sculture di pregio, come il celebre Zeus di Ugento, un bronzo di 74 centimetri ritrovato danneggiato a Ugento, in provincia di Lecce, uno dei capolavori della bronzistica classica che ora è stato restaurato; la copia della “dea in trono” – la Persefone Gaia – ricostruita in laser scanner; e la Kore di Montegranaro.

Aosta. Inaugurato il parco archeologico di Saint Martin de Corleans, la Stonehenge delle Alpi: visita guidata all’area megalitica, 6mila anni di storia in 10mila mq

Il grande dolmen al centro del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

Il grande dolmen al centro del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

È stata definita la “Stonehenge delle Alpi”: è l’area megalitica di Saint Martin de Corleans inaugurata ad Aosta il 24 giugno 2016, dal presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, dal sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni, e dall’assessore alla cultura, Emily Rini: oltre 6mila anni di storia raccolti in quasi 10mila metri quadrati per un incredibile viaggio nel tempo dal Neolitico ad oggi. “Il turismo culturale riveste una grande importanza”, sottolinea il sottosegretario ai beni culturali e turismo, Ilaria Borletti Buitoni, intervenuta all’inaugurazione dell’area megalitica. “Il nostro obiettivo è promuovere un tessuto straordinario che rende il nostro paese unico al mondo. Questo sito è un esempio straordinario”. “È un’area unica e irripetibile”, le fa eco il presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, “che è testimonianza della migrazione dei popoli. La storia si ripete e su questo occorre riflettere”. L’assessore regionale alla cultura, Emily Rini, pone invece l’accento sull’importanza della struttura come “volàno per lo sviluppo del turismo culturale in Valle d’Aosta”. Infine, per il sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, “l’opera è un tassello fondamentale per la Aosta, soprattutto per il passaggio da città industriale a città a vocazione turistica”. Il sito presenta una stratificazione di sei metri con testimonianze che a partire dalla fine del Neolitico, attraversano l’età del Rame, del Bronzo, del Ferro e Romana, per giungere infine al Medioevo e all’età Moderna. Nato come santuario con simulacri di culto, ha poi rivestito una funzione funeraria in cui spiccano imponenti monumenti costruiti con grandi pietre (megaliti) come il dolmen su piattaforma triangolare. Si può visitare anche un museo con importanti reperti e sarà realizzato un centro di ricerca per l’archeologia preistorica e protostorica.

Tracce di aratura sacra risalente al 4mila a.C. nel parco archeologico di Saint Martin de Corleans di Aosta

Tracce di aratura sacra risalente al 4mila a.C. nel parco archeologico di Saint Martin de Corleans di Aosta

La grande piattaforma triangolare su cui poggia il dolmen al centro dell'area megalitica di St-Martin

La grande piattaforma triangolare su cui poggia il dolmen al centro dell’area megalitica di St-Martin de Corleans ad Aosta

LA VISITA AL SITO La visita al sito di Saint Martin de Corléans inizia da un lungo corridoio discendente che porta il visitatore verso le profondità della terra, facendogli compiere un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio. Sulla soglia, un calendario perpetuo indica l’epoca odierna poi, man mano che si prosegue, altri pannelli ricordano i più importanti avvenimenti della storia del luogo, intrecciata con quella planetaria, con i volti e le immagini dei suoi protagonisti, da Neil Amstrong e Buzz Aldrin – protagonisti dell’allunaggio pochi giorni dopo la scoperta dell’area archeologica aostana, – da Napoleone a Cristoforo Colombo, da Carlo Magno a Cesare Augusto, ai faraoni dell’antico Egitto, fino ad accompagnare il visitatore a 6 metri di profondità e indietro di 6000 anni, al momento in cui inizia la frequentazione del sito da parte dell’uomo. La passerella temporale termina il suo conto alla rovescia aprendosi su una grande area coperta di circa 4mila mq per offrire una visione mozzafiato: un imponente dolmen svetta su una piattaforma triangolare di pietre, intorno tombe e arature a scopo di culto orientate secondo criteri astronomici. Un gioco di luci, reso possibile da 500 fari orientabili, fa sorgere e tramontare il sole e proietta sul terreno le ombre dei reperti, immergendo il visitatore nell’atmosfera e nel paesaggio in cui viveva l’uomo dal Neolitico all’età del Ferro, passando per l’età del Rame e quella del Bronzo: dai rosati dell’alba, ai gialli del mezzogiorno, ai bianchi del primo pomeriggio, ai rossi violacei del tramonto, agli azzurri metallici e bluastri della notte. Un grande schermo trasparente si sovrappone alla visione degli scavi per mostrare, attraverso la grafica ricostruttiva, come si svolgeva la vita in quel luogo tra il 4000 e il 1100 a.C., mostrando inoltre com’è stata rinvenuta l’area dai primi archeologi, con la posizione originale dei reperti poi trasferiti nelle teche museali.

La sala delle stele antropomorfe, "pezzo forte" del museo archeologico parte integrante del parco dell'area megalitica

La sala delle stele antropomorfe, “pezzo forte” del museo archeologico parte integrante del parco dell’area megalitica aostana

Ornamento in bronzo di forma lunata proveniente dal dolmen

Ornamento in bronzo di forma lunata proveniente dal dolmen

IL MUSEO ARCHEOLOGICO Il percorso espositivo prosegue salendo su una balconata-belvedere che si affaccia sugli scavi, dove si possono ammirare i monumenti rinvenuti dagli archeologi: qui per la prima volta si realizza un dialogo continuo tra reperti, luogo del loro ritrovamento e didattica museale, una scelta innovativa che offre al visitatore una fruizione completa del sito, regalando un’esperienza conoscitiva ed emotiva ad ampio spettro. Stele antropomorfe, tombe, pali rituali, macine, resti di cereali, testimonianze della lavorazione dei metalli, della semina di denti umani e della trapanazione dei crani di persone viventi (o a scopi medico-terapeutici – il paziente sopravviveva a lungo – o per motivi di carattere rituale) sono esposti in sei diverse sezioni, in un allestimento elegante e minimale che valorizza gli oggetti custoditi, anche grazie a soluzioni tecnologiche all’avanguardia: fasci laser, touch screen e didascalie parlanti sono in grado di suscitare stupore e curiosità per le ipotesi interpretative più seducenti sui miti e le personalità eroiche di un passato lontanissimo. Le stele antropomorfe sono senza dubbio i reperti più emozionanti rinvenuti nel sito archeologico. Si tratta di monumenti celebrativi dedicati al culto di capi guerrieri, eroi o divinità, raffigurati con armi e oggetti forgiati in metallo. Osservando queste sculture di fattura elaborata e grande espressività, sembra quasi di incontrare persone “vive”, con i loro volti, i vestiti ricercati, gli accessori che ne raccontano il ruolo nella società del tempo. Realizzate con lastre monolitiche di rocce scistose bruno rosate o di marmo bardiglio grigio, di forma trapezoidale o rettangolare, riproducono infatti la figura umana in modo sintetico ma ricco di dettagli che lasciano intuire sia il genere che il ruolo sociale: sono infatti visibili le parti del corpo (testa, sopracciglia, naso, braccia allungate o piegate ad angolo retto, mani), gli abiti (intrecciati o tessuti, realizzati con pelli o pellicce, cuoio, fibre vegetali), gli ornamenti (collane, cinture), gli attributi (pendaglio a doppia spirale) e le armi (arco, frecce, accetta, pugnale). Tutte le stele rinvenute, anche quelle non esposte nel museo, sono documentate sotto forma di frottages (copia tramite sfregamento di un carboncino su carta sovrapposta al bassorilievo).

L'ultimo inumato a St-Martin: è stato rinvenuto nella tomba V dell'area megalitica di Aosta

L’ultimo inumato a St-Martin: è stato rinvenuto nella tomba VIII dell’area megalitica di Aosta

Cranio trapanato, proveniente dal dolmen, di individuo sopravvissuto all'operazione

Cranio trapanato, proveniente dal dolmen, di individuo sopravvissuto all’operazione

GLI “ANTENATI” DI SAINT MARTIN Gli studiosi sono ancora al lavoro per chiarire se i protagonisti dell’affascinante storia di Saint Martin de Corléans fossero discendenti dei cacciatori del Mesolitico, insediatisi nel Neozoico al termine della glaciazione, oppure se si trattasse di popolazioni venute dal Mediterraneo, come suggeriscono alcuni reperti riconducibili alla cultura di estrazione egeo-anatolica o transacaucasica. Il luogo dei ritrovamenti è infatti un’antichissima via di comunicazione transalpina che collega la Pianura Padana alla Francia e alla Svizzera, da sempre via di passaggio e migrazioni, come conferma anche il ritrovamento di testimonianze preistoriche nei pressi del Piccolo e del Gran San Bernardo. La stretta relazione culturale tra i versanti alpini è dimostrata anche dai ritrovamenti archeologici di Sion, nell’alta valle del Rodano, dove gli scavi hanno portato alla luce un sito con stele antropomorfe e monumenti funerari, simile e contemporaneo a quello di Aosta. Secondo gli studiosi la funzione unicamente sacrale dell’area di Saint Martin presuppone l’esistenza, nelle immediate vicinanze, di uno o più abitati, forse villaggi che dovrebbero trovarsi a nord-ovest del sito archeologico, ma che non sono stati ancora individuati.

Il rendering del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

Il rendering del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

IL FUTURO DELL’AREA ARCHEOLOGICA Gli oggetti esposti nel museo rappresentano l’epoca più ricca e affascinante di testimonianze archeologiche, quella che va dal Neolitico alla prima Età del Bronzo. In una seconda fase sarà inaugurata la sezione riguardante i reperti che documentano l’occupazione dell’area nelle età del Bronzo e del Ferro, in età romana e infine nel Medioevo. Nel Museo troverà posto anche un Centro di Ricerca per il Megalitismo. Aprirà al pubblico in un momento successivo anche la porzione degli scavi sottostante il lato Sud della lanterna, in superficie divisa in due dalla strada che attraversa il quartiere, ma collegata a livello del giacimento archeologico con l’area Nord, per una futura visione del sito a perdita d’occhio, con circa un ettaro di parco coperto. I reperti rinvenuti in quest’area, attualmente chiusa al pubblico, riguardano la frequentazione del sito nella preistoria recente. Attraverso la realizzazione del parco archeologico l’Amministrazione regionale ha voluto dare una nuova funzione all’area urbana intorno agli scavi, in modo che non rimanesse legata solo alla memoria e alla storia, ma anche all’attualità. Con l’obiettivo di aumentare la fruibilità del quartiere, sopra la struttura del parco-museo è stata realizzata una grande piazza, uno spazio all’aperto che nei prossimi anni costituirà un luogo di aggregazione, ospitando sia manifestazioni locali che attività connesse alla realtà del quartiere. Perché dalle ceneri del Neolitico nasca un nuovo modo di vivere la città e i suoi tesori.

Domeniche gratuite. Il 5 giugno 2016 battuti tutti i record: più di 32mila visitatori al Colosseo, 25mila a Pompei, 4mila al museo dei bronzi a Reggio Calabria, quasi 5mila a Villa Adriana

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma nella "domenica gratis al museo"

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma nella “domenica gratis al museo”

“Ancora un successo per le domeniche gratuite al museo introdotte nel luglio del 2014 dal ministro Dario Franceschini. In questa prima domenica di giugno, sin dall’inizio della mattinata, tutti i musei statali italiani hanno registrato elevati numeri di affluenza”, è la nota entusiastica del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo. Il Colosseo ha segnato un nuovo record, con oltre 32mila visitatori; Pompei sold out con quasi 25mila turisti e le file che hanno costretto la soprintendenza a chiudere per qualche ora i cancelli degli scavi facendo scattare il piano anti folla appena varato per proteggere le tante meraviglie appena restaurate della spettacolare città campana. Si è conclusa con numeri da boom per musei, monumenti e siti archeologici dello stato, anche la domenica 5 giugno 2016. Con, gratuita. Punte record in Toscana, dove a Firenze il giardino di Boboli ha ospitato quasi 11 mila persone, gli Uffizi oltre 6mila come la Galleria della Accademia, quasi 7 mila la Galleria Palatina. Ma anche il Lazio non è stato da meno, a Roma, dove ha registrato numeri altissimi pure Castel Sant’Angelo (7212). E in provincia con il pienone a Tivoli per Villa D’Este (7951) e Villa Adriana (4819). Bene gli scavi di Ostia Antica (4156). Così come Paestum, in Campania, dove sono entrati 4575 visitatori. Bene i musei e i giardini reali di Torino, con 4mila 582 presenze. Quasi 4mila visitatori hanno scelto a Reggio Calabria il museo dei bronzi. Pochi di meno la Pinacoteca di Brera a Milano o il museo Archeologico di Napoli (3.971). Poco meno di 3mila per le Gallerie dell’Accademia di Venezia (2935) o per il museo di Capodimonte a Napoli (2912). E ancora, oltre 2mila visitatori hanno varcato le porte del Castello di Miramare a Trieste, o delle Terme di Diocleziano a Roma o delle Terme di Caracalla. E sempre a Roma 4429 hanno scelto il museo archeologico nazionale di Palazzo Massimo, 2mila 42 le Terme di Caracalla, 1800 la Galleria Borghese, mille il museo Etrusco di Villa Giulia, 1443 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Gnam). A Milano tutto pieno il Cenacolo Vinciano (1314). A Firenze oltre 2mila persone anche per il museo del Bargello. “La prima domenica del mese – continua la nota del Mibact – è ormai un appuntamento fisso dei cittadini con il proprio patrimonio culturale, una grande festa per le famiglie lungo tutta la penisola italiana. Di grande impatto anche la presenza sui social dove migliaia di utenti stanno caricando foto e apprezzamenti per questa iniziativa. Per questa edizione di giugno il ministero ha dedicato la campagna social della #domenicalmuseo alla rappresentazione figurativa della musica (‘aspettando la festa della musica del 21 giugno’) in opere note e meno note presenti nelle collezioni di diversi musei in tutto il territorio nazionale”.

Afghanistan: come tutelare l’archeologia e il paesaggio e insieme avviare progetti di sviluppo. Simposio internazionale a Roma

Dal 25 al 27 maggio 2016 simposio a Palazzo Barberini a Roma

Dal 25 al 27 maggio 2016 simposio a Palazzo Barberini a Roma

Dal 25 maggio 2016 a Roma si terrà un seminario internazionale sul rapporto fra la tutela dell’archeologia e del paesaggio e le iniziative di sviluppo. Organizzato da Unesco, con Banca Mondiale e Repubblica Islamica dell’Afghanistan, vedrà un buon numero di esperti internazionali confrontarsi sui metodi per alimentare il dialogo fra modernizzazione e salvaguardia dei valori culturali. A partire dall’adozione dell’archeologia preventiva in Afghanistan; e dall’ingresso ufficiale della tutela dedicata al patrimonio culturale nell’Agenda dello Sviluppo Sostenibile 2030.

Il simposio di Roma confronta le esigenze dell'archeologia preventiva con le richieste di sviluppo del Paese

Il simposio di Roma confronta le esigenze dell’archeologia preventiva con le richieste di sviluppo del Paese

“L’avvio dello sfruttamento di sei aree minerarie in Afghanistan”, spiegano gli organizzatori, “è subordinato al completamento delle indagini archeologiche e all’individuazione di un piano di gestione per il patrimonio culturale e paesaggistico coinvolto. È il contenuto di un progetto che vede fianco a fianco il Governo Afghano, la Banca Mondiale e l’Unesco per affrontare, in modo concreto, un possibile bilanciamento delle azioni di sviluppo e delle esigenze di conoscenza e conservazione del patrimonio culturale e del paesaggio”. La ricchezza dell’Afghanistan, in termini di eredità storica e di risorse minerarie, rende questo esperimento un efficace punto di partenza per un confronto molto largo: dall’Estremo Oriente all’America, in Africa e in Europa, quali sono le strategie e i modelli di gestione dello sviluppo compatibili con la tutela del patrimonio archeologico? Se ne parlerà dal 25 al 27 maggio 2016 a Palazzo Barberini, nel corso dei lavori del simposio

internazionale su “Cultural heritage & development initiatives: a challenge or a contribution to sustainability?”. Organizzato dall’Unesco, con la Banca Mondiale e il Governo Afghano, l’appuntamento ha potuto contare sulla piena condivisione con il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e con il ministero degli Affari esteri, Agenzia Italiana per la cooperazione allo Sviluppo e con Dafa, Délégation Francaise Archéologique en Afghanistan. Per partecipare ai lavori occorre registrarsi sul sito culturaldevelopment.info/ sul quale è possibile consultarne il programma.

Il simposio sul patrimonio culturale afghano è promosso da Unesco, Banca mondiale e Governo afghano

Il simposio sul patrimonio culturale afghano è promosso da Unesco, Banca mondiale e Governo afghano

Il simposio apre mercoledì 25 alle 9.30 con il saluto delle autorità, tra cui Flaminia Gennari Santori, direttore del museo di Arte antica di Palazzo Barberini, a fare gli onori di casa; Antimo   Cesaro, sottosegretario al ministero italiano per i beni e le attività culturali e il turismo; Abdul Bari Jahani, ministro afghano dell’Informazione e della cultura; Patricia McPhillips, direttore dell’ufficio Unesco in Afghanistan. Alle 10.30, la I sessione “Il patrimonio culturale come vettore per uno sviluppo sostenibile” moderata da Stefano   De   Caro, direttore generale dell’Iccrom; alle 11.35, la II sessione “Conservazione del patrimonio culturale e iniziative di sviluppo: opportunità e buone pratiche per la sostenibilità ambientale” moderata da Andrea Bruno, già professore all’università di Torino ed esperto di conservazione dei beni culturali dell’Afghanistan; alle 14.10, Panel 1 “Comprendere i valori di pianificare dei cambiamenti sostenibili”, moderato da Omar Sultan, già ministro dell’Informazione e della cultura dell’Afghanistan; alle 16.05, Panel 2 “Radicare lo sviluppo in un ambiente naturale e culturale locale” moderato da Cheryl   Benard, president di Arch international. Giovedì 26, alle 9.30, apre la Sessione III “Strumenti normativi e di gestione sostenibile: meccanismi di governo per un processo dinamico di cambiamento attraverso una prospettiva di lungo termine”, moderata da Jukka Jokilehto, consigliere del direttore generale di Iccrom; alle 11.25, Panel 3 “Allineamento delle priorità nazionali e gestione del patrimonio per una programmazione integrata”, moderato da Vincent Negri, docente di diritto dei Beni culturali alla Sorbona di Parigi; alle 14.20, Sessione IV “Cultura come possibile veicolo di inclusione sociale e sviluppo economico” moderata da Daniel   Etongua Manguelle, presidente di Sadeg; alle 16.05, Panel 4 “Patrimonio ed economia sostenibile per lo sviluppo della comunità”, moderato da Rita Gonelli, responsabile del settore cultura all’Aics. Venerdì 27, alle 9.30, tavola rotonda moderata da Caterina Bon Valsassina, direttore generale per l’Archeologia, l’arte e il paesaggio culturale del ministero italiano dei Beni culturali (Mibact); alle 12, cerimonia di chiusura.

25 Aprile: festa della Liberazione all’insegna della cultura. Aperti siti, parchi e musei archeologici statali in tutta Italia. Ecco l’elenco

Il ministro alla cultura Dario Franceschini annuncia per il 25 Aprile un lunedì speciale con musei aperti

Il ministro Dario Franceschini annuncia per il 25 Aprile un lunedì speciale con musei aperti

“Il 25 aprile musei, monumenti e siti archeologici statali saranno aperti per una Festa della Liberazione all’insegna della cultura”. Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, nell’annunciare per lunedì 25 aprile 2016, giorno consueto di chiusura, l’apertura straordinaria di oltre 320 luoghi della cultura statali. Dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia agli Uffizi di Firenze, dal Museo Egizio di Torino agli Scavi di Pompei, dalla Galleria Borghese di Roma al Museo di Capodimonte a Napoli, dal Colosseo alla Reggia di Caserta molti saranno i siti che cittadini e turisti potranno visitare in occasione del 25 aprile. Ecco l’elenco completo delle aperture straordinarie con gli orari di siti, parchi e musei archeologici in tutta Italia.

ABRUZZO

L'anfiteatro romano di Amiternum (L'Aquila)

L’anfiteatro romano di Amiternum (L’Aquila)

Museo Archeologico nazionale d’Abruzzo – Villa Frigerj (CHIETI): 9-20; area archeologica di Iuvanum (MONTENERODOMO, Ch): 8-14; sito archeologico di Forcona (CIVITA DI BAGNO, Aq): 8:30-13:30 e 14:30-19:30; area archeologica Teatro ed Anfiteatro di Amiternum (L’AQUILA): 8:30-19:30; area archeologica di Alba Fucens (MASSA D’ALBE, Aq): 8-14; museo Archeologico nazionale di Campli (CAMPLI, Te): 9-20

BASILICATA

L'area archeologica di Metaponto (Matera)

L’area archeologica di Metaponto (Matera)

Parco e museo dell’area archeologica di Metaponto (BERNALDA, Mt): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” (MATERA): 9-20; parco archeologico di Herakleia e museo nazionale della Siritide (POLICORO, Mt): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale e teatro romano dell’Alta Val d’Agri (GRUMENTO NOVA, Pz): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” (MELFI, Pz): 9-20; museo Archeologico nazionale (MURO LUCANO, Pz): 10:30-12:30 e 17:30-20; museo Archeologico nazionale della Basilicata “Dinu Ademesteanu” (POTENZA): 9-20; catacombe Ebraiche di Venosa (VENOSA, Pz): 9-14; area archeologica di Venosa (VENOSA, Pz): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale (VENOSA, Pz): 9-20.

CALABRIA

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

Museo e parco Archeologico nazionale di Scolacium (ROCCELLETTA DI BORGIA, Cz): museo, 9-13; parco, 8:30-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale di Amendolara (AMENDOLARA, Cs): 9-13:30; museo Archeologico nazionale della Sibaritide (CASSANO ALL’IONIO, Cs): 9-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico di Scalea (SCALEA, Cs): 9-19:30; museo Archeologico nazionale di Crotone (CROTONE): 9-19:30; museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna (CROTONE): museo, 9-13 e 15-19; parco, 8:30-un’ora prima del tramonto; museo e parco Archeologico nazionale (LOCRI, Rc): 9-19:30; museo e parco Archeologico dell’Antica Caulonia (MONASTERACE, Rc): museo chiuso; parco, 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale (REGGIO DI CALABRIA): 9-20; museo Archeologico di Rosarno (ROSARNO, Rc): 9-19; museo statale (MILETO, Vv): 10-18; museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (VIBO VALENTIA): 9-20 (chiusura biglietteria 19:30)

CAMPANIA

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Museo del Palazzo della Dogana dei Grani (ATRIPALDA, Av): 9-13 e 16-20; area archeologica dell’Anfiteatro (AVELLA, Av): 9:30-13 e 14-19; parco archeologico dell’antica Aeclanum (MIRABELLA ECLANO, Av): 9-14; sezione paleontologica all’ex convento San Felice (BENEVENTO): 9-13 e 15-19; area archeologica del teatro Romano di Benevento (BENEVENTO): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale del Sannio Caudino (MONTESARCHIO, Bn): 9-19:30 (ultimo ingresso 19); museo Archeologico nazionale dell’Antica Allifae (ALIFE, Ce): 8:30-19:30; antiquarium del Castello Ducale, teatro e criptoportico di Sessa Aurunca (SESSA AURUNCA, Ce): 10-13 e 16-19; museo Archeologico di Calatia (MADDALONI, Ce): 9-20 (ultimo ingresso 19:30); anfiteatro Campano e museo dei Gladiatori (S. MARIA CAPUA VETERE, Ce): 9-un’ora prima del tramonto (ultimo ingresso 17:50); museo Archeologico statale dell’Antica Capua e Mitreo (S. MARIA CAPUA VETERE, Ce): museo, 9- 19:30 (ultimo ingresso 18:30); mitreo, 9-un’ora prima del tramonto (ultimo ingresso 17:50); museo Archeologico dell’Agro Atellano (SUCCIVO, Ce): 8:30-19:30; museo Archeologico di Teanum Sidicinum (TEANO, Ce): 8:30-19:30; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia (BACOLI, Na): 9-14:20 (ultimo ingresso 13); parco archeologico di Baia (BACOLI, Na): 9-19:20 (ultimo ingresso 18:20); antiquarium di Boscoreale (BOSCOREALE, Na): 8:30-9:30 (chiusura biglietteria 18); scavi di Ercolano (ERCOLANO, Na): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 18); parco archeologico del Pausilypon e grotta di Seiano (NAPOLI): solo visite guidate, 10, 11 e 12; parco e tomba di Virgilio (NAPOLI): 9-19; museo Storico Archeologico (NOLA, Na): 9-14; scavi di Pompei (POMPEI, Na): 9-19:30; anfiteatro Flavio (POZZUOLI, Na): 9-18; parco archeologico di Cuma (POZZUOLI, Na): 9-19:20 (ultimo ingresso 18:20); Villa di Poppea – Oplontis (TORRE ANNUNZIATA, Na): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 18); parco archeologico di Elea – Velia (ASCEA, Sa): 9-un’ora prima del tramonto; area archeologica di Paestum (CAPACCIO, Sa): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:50); museo Archeologico nazionale di Paestum (CAPACCIO, Sa): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:50); museo Archeologico di Eboli e della Media Valle del Sele (EBOLI, Sa): 8:30-13:30; antiquarium e villa romana di Minori (MINORI, Sa): 8-19; museo Archeologico nazionale di Pontecagnano (PONTECAGNANO FAIANO, Sa): 9-19 (ultimo ingresso 18:30); ipogeo del complesso monumentale di San Pietro a Corte (SALERNO): 10-19; museo Archeologico nazionale della Valle del Sarno (SARNO, Sa): 9-19.

EMILIA ROMAGNA

L'area degli scavi del sito etrusco di Marzabotto

L’area degli scavi del sito etrusco di Marzabotto

Museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica (MARZABOTTO, BO): museo, 9-18:30; area archeologica, 8-19; museo Archeologico nazionale di Ferrara (FERRARA): 9:30-17; museo Archeologico nazionale di Sarsina (SARSINA, Fc): 8:30-13:30; area archeologica e antiquarium di Veleia (LUGAGNANO VAL D’ARDA, Pc): 9-19; museo nazionale di Ravenna (RAVENNA): 8:30-19:30; villa romana di Russi (RUSSI, Ra): 9-19 (ultimo ingresso 18:30).

FRIULI-VENEZIA GIULIA

Il museo Archeologico nazionale di Aquileia

Il museo Archeologico nazionale di Aquileia

Aree archeologiche, foro romano e porto fluviale (AQUILEIA, Ud): 8:30-19; museo Archeologico nazionale di Aquileia (AUILEIA, Ud): 14-19:30; museo Paleocristiano di Monastero (AQUILEIA, Ud): 8:30-13:30; museo Archeologico nazionale (CIVIDALE DEL FRIULI, Ud): 9-14 (chiusura biglietteria 13:30)

LAZIO

Tumuli etruschi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Tumuli etruschi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Il Colosseo è al centro della grande area archeologica di Roma

Il Colosseo è al centro della grande area archeologica di Roma

Museo archeologico nazionale “G. Carettoni” e area archeologica di Casinum (CASSINO, Fr): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale di Formia (FORMIA, Lt): 8:30-19:30; comprensorio archeologico e antiquarium di Minturnae (MINTURNO, Lt): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio (SPERLONGA, Lt): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); area archeologica di Lucus Feroniae (CAPENA, Rm): 8-un’ora prima del tramonto; museo nazionale Archeologico Cerite (CERVETERI, Rm): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); necropoli della Banditaccia (CERVETERI, Rm): 8:30-17:30; museo Archeologico nazionale (CIVITAVECCHIA): 8:30-19:30; terme Taurine o di Traiano (CIVITAVECCHIA): 9-13; area archeologica Villa di Orazio (LICENZA, Rm): 7:30-19:30; museo delle Navi Romane (NEMI, Rm): 9-19 (ultimo ingresso 18); museo Archeologico nazionale di Palestrina (PALESTRINA, Rm): 9-20 (ultimo ingresso 19); santuario della Fortuna Primigenia (PALESTRINA, Rm): 9-18 (ultimo ingresso 17); area archeologica di Veio – santuario etrusco dell’Apollo (ROMA): 8-14; circuito archeologico “Colosseo, Foro Romano e Palatino” (ROMA): 8:30-19:15 (ultimo ingresso 18:15); complesso archeologico di Malborghetto (ROMA): 9-13 e 14:30-17 (ultimo ingresso 16:30); museo nazionale Romano – Crypta Balbi (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); museo della via Ostiense (ROMA): 9:30-13:30 (ultimo ingresso 13); museo nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 19); museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (ROMA): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); museo nazionale Preistorico ed Etnografico “L. Pigorini” (ROMA): 9-18 (ultimo ingresso 17:30); museo nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 18:45); museo nazionale Romano – Palazzo Altemps (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); Pantheon (ROMA): 9-13; scavi di Ostia Antica e museo (ROMA): 8:30-19:15 (ultimo ingresso 18); Terme di Caracalla (ROMA): 9-19:15 (ultimo ingresso 18:30); mausoleo di Cecilia Metella (ROMA); 9-19:30 (ultimo ingresso 18); area archeologica di Capo di Bove (ROMA): 9-18:30 (ultimo ingresso 18); Villa dei Quintili (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 18:30); Antiquarium di Pyrgi e area archeologica (SANTA MARINELLA, Rm): 8:30-19; area archeologica di Villa Adriana (TIVOLI, Rm): 9-19; area del Foro e Domus Privatae della Città Romana di Volsinii (BOLSENA, Vt): 8:30-13:30; Tomba Francois (CANINO, Vt): 9-18; museo Archeologico dell’Agro Falisco e Forte Sangallo (CIVITA CASTELLANA, Vt): 8-19 (ultimo ingresso 18); anfiteatro romano (SUTRI, Vt): 9-18; museo Archeologico nazionale (TARQUINIA, Vt): 8:30-19:30; necropoli dei Monterozzi, area del Calvario (TARQUINIA, Vt): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale (TUSCANIA, Vt): 8:30-19:30; necropoli “Madonna dell’Olivo” (TUSCANIA, Vt): 9:30-12:30 e 15-17; visite guidate: 10:30 e 15:30; area archeologica Antica Città di Ferento (VITERBO): 10-19; museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz (VITERBO): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30)

LOMBARDIA

Una visione aerea della villa romana di Sirmione, nota come Grotte di Catullo

Le Grotte di Catullo

Museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica (CAPO DI PONTE, Bs): 14-18; parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo (CAPO DI PONTE, Bs): 8:30-13:30; parco nazionale delle Incisioni Rupestri (CAPO DI PONTE, Bs): 8:30-13:30 (chiusura biglietteria 13); museo Archeologico nazionale della Val Camonica (CIVIDATE CAMUNO, Bs): 8:30-13:30; villa romana e antiquarium (DESENZANO DEL GARDA, Bs): 8:30-19:30; Grotte di Catullo di Sirmione (SIRMIONE, Bs): 8:30-14 (chiusura biglietteria 13:30); museo Archeologico nazionale di Mantova (MANTOVA): 8:30-13:30; parco archeologico e antiquarium (CASTELSEPRIO, Va): 9:45-18 (chiusura biglietteria 19)

MARCHE

Museo archeologico di Ancona

Museo archeologico nazionale di Ancona

Museo Archeologico nazionale delle Marche (ANCONA): 8:30-19:30; museo Archeologico statale (ARCEVIA, An): 8:30-13:30; antiquarium statale (NUMANA, An): 8:15-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico statale (ASCOLI PICENO): 8:30-19:30; museo Archeologico statale (CINGOLI, Mc): 8:15-13:15; museo Archeologico statale (URBISAGLIA, Mc): 8-14.

MOLISE

Il teatro di Pietrabbondante

Il teatro di Pietrabbondante

Museo Sannitico (CAMPOBASSO): 8:30-14:30 e 15-17:30; anfiteatro romano (LARINO, Cb): 8-13; area archeologica di Sepino (SEPINO, Cb): 9:30-15 e 15:30-17:30; museo nazionale del Paleolitico di Isernia (ISERNIA): 8:30-19:30; area archeologica del Santuario Italico e Teatro Sannitico (PIETRABBONDANTE, Is): 10-19; museo Archeologico di Venafro (VENAFRO, Is): 8-19.

PIEMONTE

L'ostrakon con la danzatrice dipinta, uno dei pezzi più famosi conservati al museo Egizio di Torino

Museo Egizio di Torino

Area archeologica di Libarna (SERRAVALLE SCRIVIA, Al): 10-16; area archeologica di Bene Vagienna (BENE VAGIENNA, Cn): 9-19; area archeologica di Industria (MONTEU DA PO, TO): 13-19; Anfiteatro di Segusio e area archeologica (SUSA, TO): 10-18; museo delle Antichità Egizie (TORINO): 8:30-19:30.

PUGLIA

Il museo archeologico nazionale di Taranto (Marta)

Il museo archeologico nazionale di Taranto

Museo nazionale Archeologico (ALTAMURA, Ba): 8-19:45; museo Archeologico nazionale e Castello (GIOIA DEL COLLE, Ba): 8:30-19:30; parco archeologico di Monte Sannace (GIOIA DEL COLLE, Ba): 8:30-15; museo nazionale Archeologico di Jatta (RUVO DI PUGLIA, Ba): 8:30-13:30; museo Archeologico nazionale e zona archeologica di Egnazia (FASANO, Br): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale (TARANTO): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19)

SARDEGNA

Bronzetto della civiltà dei nuraghi in mostra a Cagliari

Bronzetto della civiltà dei nuraghi in mostra a Cagliari

Area archeologica di Nora (PULA, Ca): 9-20; museo Archeologico nazionale (CAGLIARI): 9-20 (ultimo ingresso 19:15); sepolcro “Grotta della Vipera” (CAGLIARI): 9-19:30; area archeologica “Su Nuraxi” (MEDIO CAMPIDANO – BARUMINI): 9-13 e 14-19; complesso archeologico di Tamuli e necropoli ipogeica di Filigosa (MACOMER, Nu): 10-19:30; area archeologica “Nuraghe Losa” (ABBASANTA, Or): 9-19:30: area archeologica di “Tharros” (CABRAS, Or): 9-19:30; ipogeo di San Salvatore di SINIS (CABRAS, Or): 9:30-18; museo Archeologico ed Etnografico “G.A. Sanna” (PERFUGAS, Ss): 9-14 (ultimo ingresso 13.30); museo Archeologico e Paleobotanico (PERFUGAS, Ss): 9-13 e 15-19; museo civico Archeologico (OZIERI, Ss): 9-13 e 15-19; complesso archeologico di Nuraghe Santu Antine (TORRALBA, Ss): 9-un’ora prima del tramonto

TOSCANA

L'area archeologica di Vetulonia

L’area archeologica di Vetulonia

Museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” (AREZZO): 13:30-19:30 (ultimo ingresso 19); area archeologica del Sodo e Tomba di Camucia (CORTONA, Ar): 8-14 (ultimo ingresso 13:15); museo Archeologico nazionale di Firenze (FIRENZE): 8:30-14 (ultimo ingresso 13:15); museo Archeologico nazionale di Cosa (ANSEDONIA, Gr): 10:15-18:30 (ultimo ingresso 18); area archeologica di Vetulonia (CASTIGLIONE DELLA PESCAIA, Gr): 10-19 0 (ultimo ingresso 18:30); area archeologica di Roselle (GROSSETO): 10:15-18:45 (ultimo ingresso 17:45); museo Archeologico nazionale di Castiglioncello (ROSIGNANO MARITTIMA, Li): 10:30-12:30; museo Archeologico nazionale di Chiusi (CHIUSI, Si): 9-20 (ultimo ingresso 19:30); museo Archeologico di Siena (SIENA): 10:30-16:30

UMBRIA

Tempietto del Clitunno

Tempietto del Clitunno

Tempietto sul Clitunno (CAMPELLO SUL CLITUNNO, Pg): 8:30-19:30; teatro romano e antiquarium (GUBBIO, Pg): 10-19:30; ipogeo dei Volumni e necropoli del Palazzone (PERUGIA): 9-18:30; museo Archeologico nazionale (PERUGIA): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale e teatro romano (SPOLETO, Pg): 8:30-19:30; necropoli etrusca “Crocifisso del Tufo” (ORVIETO, Tr): 10-19; museo Archeologico nazionale (ORVIETO, Tr): 8:30-19:30: area archeologica di Carsulae (TERNI): 8:30-19:30

VENETO

Sculture al museo archeologico nazionale Concordiese

Sculture al museo archeologico nazionale Concordiese

Museo nazionale Atestino (ESTE, Pd): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico nazionale di Adria (ADRIA, Ro): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico nazionale (barchessa di Villa Badoer) (FRATTA POLESINE, Ro): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); basilica paleocristiana di Concordia Sagittaria (CONCORDIA SAGITTARIA, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); area archeologica del Ponte Romano Terme delle Mura e Domus dei Signini (CONCORDIA SAGITTARIA, Ve): 10-13 e 15-18 (solo su prenotazione); museo Archeologico nazionale Concordiese (PORTOGRUARO, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico di Quarto d’Altino (QUARTO D’ALTINO, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); area archeologica della Porta-Approdo di Strada e Domus (QUARTO D’ALTINO, Ve): 10-13 e 15-18 (solo su prenotazione); museo Archeologico di Venezia (VENEZIA): 8:15-19:15; area archeologica del criptoportico capitolino (VERONA): 15-17; area archeologica del criptoportico (VICENZA): 10-12 e 15-18; area archeologica della Cattedrale (VICENZA): visite guidate 10, 15:30 e 16.30

“Salviamo l’archeologia italiana”: nuovo appello di 200 tra archeologi, storici dell’arte, architetti, funzionari e docenti universitari per fermare la riforma Franceschini e aprire un confronto

La sede del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo a Roma

La sede del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo a Roma

A fine gennaio l’appello “Salviamo l’archeologia italiana”, lanciato dall’associazione degli archeologi del pubblico impiego – comparto MiBACT (API-MiBACT) all’indomani delle comunicazioni del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, sullo schema di decreto ministeriale di riforma dell’organizzazione del ministero (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/27/salviamo-larcheologia-italiana-appello-denuncia-degli-archeologi-del-pubblico-impiego-contro-il-decreto-franceschini-che-smantella-le-soprintendenze-archeologiche/). Un mese dopo a Firenze a Tourisma un’assemblea degli archeologi italiani ha ribadito il “no” alla riforma per salvare l’archeologia italiana. Passa un altro mese e nei giorni scorsi siamo a Roma al raduno nazionale “Archeologi (ma non solo) contro una riforma –caos” con un nuovo appello “Stop alla riforma Franceschini. Si discuta insieme”, firmato da 200 tra archeologi, storici dell’arte, architetti, funzionari e docenti universitari. Una giornata di lavori “per denunciare i guasti e il sostanziale caos che le misure adottate dal ministro Dario Franceschini, aggravate dalla legge Madia, stanno producendo in una rete di tutela e ricerca già grandemente indebolita”. Misure, dicono gli operatori, “calate dall’alto senza alcuna discussione né organicità”. Negli interventi – tra i molti, Pietro Giovanni Guzzo, l’ex sottosegretario ai beni culturali Roberto Cecchi – si parla di personale sotto organico, di “una totale latitanza di progetto culturale” e di norme che “legano le mani alla tutela, mentre il consumo del suolo incalza”. La richiesta, si legge nel documento finale, è innanzitutto quella di “una moratoria effettiva all’applicazione della riforma Franceschini per la mancanza di una precisa analisi dei fabbisogni di risorse, economiche e professionali, necessarie al buon funzionamento degli istituti” e “il mancato rispetto degli standard museali nei musei istituiti come autonomi o raccolti nei Poli”. Si auspica un confronto e una “stretta collaborazione Mibact e Miur” nel “rafforzamento della tutela del patrimonio culturale”, dice anche l’ex soprintendente all’archeologia di Roma Mariarosaria Barbera. Ma le critiche degli operatori riguardano anche “la mancanza di un rendiconto sull’attuazione del primo anno della riforma; la creazione dell’Istituto centrale di archeologia senza l’ampia consultazione promessa dal ministro; la separazione tra tutela e valorizzazione; il declassamento della funzione conoscitiva e del riconoscimento delle specializzazioni tecniche a partire da quelle del soprintendente”.

Archeologia ferita. Un successo la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: 16mila visitatori in meno di tre mesi. E a giugno arrivano i tesori dell’antica Persia dal museo di Teheran

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R'mel (foto di Gianluca Baronchelli)

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R’mel (foto di Gianluca Baronchelli) nella mostra “Il Bardo ad Aquileia”

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

Aquileia ha scommesso sulla qualità dell’offerta e ha fatto centro con il progetto “Archeologia ferita”. In meno di tre mesi per la prima iniziativa sui tesori del Bardi sfiorati i 16mila visitatori. Numeri da record dunque per la mostra “Archeologia ferita. Il Bardo ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia e promossa dalla Fondazione Aquileia, dall’istituto nazionale per il Patrimonio tunisino e dal Polo museale e soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia. E ora pronti per una nuova proposta: i tesori del museo Archeologico dell’Iran antico di Teheran in mostra ad Aquileia dal prossimo giugno, frutto della disponibilità della Repubblica islamica e del museo Archeologico di Teheran, maturata nella recente visita istituzionale della Regione. I dati sulla mostra “Il Bardo ad Aquileia” sono stati resi noti dal presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, assieme alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha commentato: “Siamo veramente soddisfatti per un evento che ha portato a Aquileia 16mila persone nei due mesi e venti giorni di apertura della mostra, inaugurata nel dicembre scorso: è un dato che confrontato a quello dei 35mila visitatori che mediamente in un anno visitano il Museo archeologico di Aquileia fa capire il successo straordinario di questa iniziativa: una ricaduta per tutto il Friuli Venezia Giulia a livello nazionale e internazionale”.

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all'inaugurazione della mostra "Il Bardo ad Aquileia"

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”

La mostra si era aperta con la presentazione a Roma del ministro Franceschini, che la presidente della Regione Serracchiani ha tenuto a ringraziare: “Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra e devo un grazie anzitutto al ministro perché ha supportato questo evento sin dall’inizio, ma anche all’ambasciatore Zanardi Landi, al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi e anche al sindaco di Aquileia, determinato a raggiungere questo obiettivo con noi, e a tutti gli operatori privati con cui abbiamo chiuso una partnership che ci ha permesso di affrontare le spese più importanti dell’esposizione”. Zanardi Landi ha ricordato i tanti articoli usciti a livello regionale, nazionale e internazionale, i molti commenti e articoli su stampa e siti web di Russia, Francia, Austria, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Iran, Egitto: 32 testate italiane e 25 estere per un totale di 90 articoli sulla stampa, 160 siti web, 15 servizi televisivi e 5 interviste radio anche in Francia e Svizzera. Il presidente ha parlato di una «stimolante scommessa vinta, non solo per il grande afflusso di visitatori, ma perché ha segnato l’inizio di un percorso importante per il rilancio di Aquileia, proposta come luogo simbolo del dibattito sui danni inferti al patrimonio culturale e artistico dal terrorismo fondamentalista”.

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia "Archeologia ferita" (foto Valerio Ricciardi)

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia “Archeologia ferita” (foto Valerio Ricciardi)

Zanardi Landi, come anticipato nella recente edizione di Tourisma a Firenze, ha confermato anche che, dopo la recente visita della presidente Serracchiani a Teheran (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/), si sta lavorando alacremente per poter inaugurare a giugno una mostra sull’archeologia persiana: 15-20 reperti molto importanti provenienti dall’Iran, “oggetti di grande forza comunicativa, che hanno il potere di stupire e di innescare un processo di riflessione. Sarà una mostra importante, la prima da molti anni, che si collocherà in un momento di riapertura dei contatti con l’Iran e che potrà accompagnare l’azione del Governo e della Regione, nonché dei nostri imprenditori che si stanno riaffacciando in forze su quel mercato”. Serracchiani, definendolo “un risultato straordinario”, ha ricordato che questa nuova mostra aprirà nel periodo più intenso dell’afflusso delle presenze nell’area aquileiese. “L’obiettivo resta comunque quello di un’offerta che completi l’afflusso in tutto l’arco dei dodici mesi e che vada di pari passo all’impegno per l’approfondimento dell’attività di scavo nel sito aquileiese”.

Egitto, passione antica. Da Torino a Pompei a Napoli: tre sedi per un grande progetto espositivo “Egitto Pompei” grazie alla collaborazione inedita tra enti diversi, l’Egizio, Pompei, il Mann. E tre inaugurazioni: a Torino lo spazio mostre temporanee; a Pompei la Grande Palestra; a Napoli la collezione egizia

“Il Nilo a Pompei”: affresco dalla Casa del Bracciale d'’Oro, esposto nella mostra al museo Egizio di Torino

“Il Nilo a Pompei”: affresco dalla Casa del Bracciale d’’Oro, esposto nella mostra al museo Egizio di Torino

Il logo del progetto espositivo "Egitto Pompei" tra Torino, Pompei e Napoli

Il logo del progetto espositivo “Egitto Pompei” tra Torino, Pompei e Napoli

Tre sedi diverse (Torino, Pompei, Napoli) e tre enti diversi (Museo Egizio, soprintendenza speciale di Pompei, museo Archeologico nazionale-Mann) per un unico grande progetto espositivo (Egitto Pompei) con un unico comun denominatore: l’Antico Egitto. È questo il tema di una prestigiosa mostra, articolata in tre luoghi e quattro tempi, che racconta influssi e innesti spirituali, sociali, politici e artistici originati da culti ed elementi di stile nati o transitati per la terra del Nilo, che si inserisce in una più ampia riflessione di approfondimento sulle relazioni di Pompei con le grandi civiltà affacciate sul Mediterraneo. E con due novità strutturali favorite dal progetto: al museo Egizio di Torino l’inaugurazione al primo piano del nuovo spazio di 600 mq dedicato alle mostre temporanee, e al museo Archeologico nazionale di Napoli la riapertura della collezione egizia, chiusa da anni.

La parata di statue egizie monumentali che popoleranno la Grande Palestra di Pompei

La parata di statue egizie monumentali che popoleranno la Grande Palestra di Pompei

Il ministro Dario Franceschini

Il ministro Dario Franceschini

Christian Greco, direttore dell'Egizio di Torino

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

Il progetto-mostra “Egitto Pompei” parte il 5 marzo dal museo Egizio di Torino, con “Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano”: 330 reperti, dai delicati affreschi di Pompei a tre intere tombe ricostruite con i loro corredi, che racconteranno l’amore, la moda e in qualche caso le manie del mondo classico affascinato dalla cultura del vicino Egitto. Mentre a Pompei, dal 16 aprile, gli ambienti appena riaperti della Palestra Grande si popoleranno di statue egizie e nuovi percorsi condurranno il visitatore alla scoperta del tempio di Iside e delle tante domus, come quella di Loreio Tiburtino, dove il lusso si esprimeva proprio con decorazioni “egittizzanti”. Il terzo capitolo della mostra, quello legato a Napoli,  comincerà il 28 giugno nel museo Archeologico nazionale della città  partenopea: con “Egitto Napoli. Culti orientali in Campania” sarà inaugurata una nuova sezione del percorso di visita  delle collezioni permanenti. L’obiettivo è quello di focalizzare  l’attenzione su tutti i culti che, nati in Oriente o arrivati in  Occidente attraverso l’Egitto, hanno trovato in Campania terreno  fertile di ricezione e diffusione. Il progetto partenopeo si  concluderà l’8 ottobre con la riapertura della collezione egizia del museo di Napoli. “Siamo di fronte a un grande progetto”, interviene Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali e del  Turismo. “Più volte ho  espresso qualche valutazione critica su un eccessivo numero di mostre  che si fanno in Italia: più volte mi è capitato di vedere negli anni  passati mostre originate da ragioni commerciali e non supportate  invece da un disegno scientifico. Qui siamo di fronte alla prova che tre istituzioni diverse tra di loro, ma collegate dalla proprietà  pubblica delle collezioni, possono davvero costruire un grande  progetto d’interesse internazionale che avrà una grande capacità  attrattiva per tutti e tre i luoghi”. Un progetto che, secondo il ministro, “sta dentro un grande disegno  scientifico e in una linea sulla quale vogliamo lavorare sapendo che i punti di partenza sono differenziati. La mostra è la prova di come  si può fare sistema in modo intelligente e produttivo facendo un  lavoro di importanza scientifica e costruendo potenzialità di  attrazione turistica”. E il direttore dell’Egizio, Christian Greco: “Solo il primo passo di un grande percorso per raccontare negli anni quale è stata la relazione dell’Italia con l’Egitto”. E anche “inizio di una collaborazione tra enti culturali diversi che ci piacerebbe proseguire”, auspica la presidente della Fondazione Egizio Evelina Christillin.

Egitto-Pompei: skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli

Egitto-Pompei: skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Il museo Egizio si presenta rinnovato a questo appuntamento: “Dal 1° aprile ad oggi, da quando il museo è stato riaperto”, sottolinea Christillin, “abbiamo raggiunto 880mila visitatori e  puntiamo a raggiungere un milione di visitatori entro il 1° aprile di  quest’anno”.  E Greco: “La mostra si inserisce in un contesto di ricerca e l’apertura del primo  aprile non è stato un punto di arrivo ma di partenza”. Sul progetto Egitto Pompei il museo Egizio ha investito complessivamente 800mila euro: 136mila dalla Società Serenissima, circa 700mila da propri fondi. Infine il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna: “Per la  mostra inaugureremo un’altra parte della Palestra Grande. Riusciremo  ad aprire l’altro braccio, dopo quello già aperto l’anno scorso, che  sarà destinato a esposizioni temporanee. La mostra fa capire come,  nel Mediterraneo, i contatti di culture e migrazioni siano stati al  centro della nostra cultura”.

Istituiti i “caschi blu della cultura” sotto l’egida dell’Unesco. La prima task force “Unite4Heritage” è italiana, con tecnici specializzati e carabinieri del nucleo tutela, a disposizione della comunità internazionale. Centro di formazione a Torino

Istituiti i "caschi blu della cultura": la prima task force operativa è italiana

Istituiti i “caschi blu della cultura”: la prima task force operativa è italiana

Sono i “monuments men” del Terzo millennio. E sono italiani. Sono i “caschi blu della cultura”. L’idea era stata proprio l’Italia a lanciarla all’Onu all’indomani dello scempio di Palmira da parte dell’Isis. Idea che fu subito approvata dall’Unesco. E la prima task force “Unite4Heritage” sarà composta da esperti italiani al servizio dell’Unesco per la tutela e la ricostruzione di siti culturali danneggiati da guerre e terrorismo, ma anche per il contrasto del traffico di opere d’arte, coordinati dal ministero dei Beni culturali, con la partecipazione dei ministeri degli Esteri, della Difesa e dell’Istruzione, oltre al Comando dei carabinieri per la Tutela del patrimonio Culturale. “Siamo il primo Paese che mette in pratica la risoluzione approvata dall’Unesco”, ha detto il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, alla cerimonia alle Terme di Diocleziano della firma dell’accordo con il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, alla quale hanno partecipato i titolari della Difesa, Roberta Pinotti, dell’Istruzione, Stefania Giannini, e degli Esteri Paolo Gentiloni, oltre al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e al sindaco di Torino, Piero Fassino con il quale è stato sottoscritto un protocollo per l’istituzione nel capoluogo piemontese di un centro per la formazione sulla tutela dei Beni culturali. La task force, ha spiegato Franceschini, “sarà a disposizione della comunità internazionale e non si muoverà su iniziativa di un singolo Stato ma su richiesta dell’Unesco per situazioni in cui è richiesto l’intervento”.

I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale operativi in Iraq

I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale operativi in Iraq

I firmatari del protocollo: da sinistra, Franceschini, Giannini, Pinotti, Bokova e Gentiloni

I firmatari del protocollo: da sinistra, Franceschini, Giannini, Pinotti, Bokova e Gentiloni

Il gruppo di pronto intervento, composto da personale specializzato civile e carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, avrà diversi compiti: valutare i rischi e quantificare i danni al patrimonio culturale, ideare piani d’azione, formare personale nazionale locale, fornire assistenza al trasferimento di oggetti in rifugi di sicurezza e rafforzare la lotta contro il saccheggio e il traffico illecito di reperti. “L’Italia esercita il suo naturale ruolo di leadership nella tutela del patrimonio culturale mondiale con oltre 170 missioni archeologiche in tutto il mondo”, ha aggiunto Franceschini. E il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “La task force italiana, la prima in assoluto, rappresenta un pezzo molto italiano della lotta al terrorismo. “Colpire un monumento è un crimine di guerra”, ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, aggiungendo che il compito della task force sarà anche quello di ridisegnare una nuova “topografia della bellezza” nelle aree violate dai terroristi. Un’operazione che rappresenta un “salto di qualità non solo culturale ma anche politico”. Il ministro della Difesa Pinotti ha posto l’accento sul successo delle missioni italiane di peacekeeping, che è fondato sul “rispetto delle popolazioni locali” e ha ricordato il ruolo dei Carabinieri con “specificità che non si trovano altrove”. Il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette ha citato ad esempio il recupero di “oltre un milione e centomila reperti rubati”. L’iniziativa italiana ha riscosso “l’entusiasmo e la gratitudine” del direttore generale dell’Unesco Irina Bokova, che ha evidenziato come si sia aperto “un nuovo capitolo della lotta al terrorismo, che ha paura della storia e dei simboli”.