Aosta. Inaugurato il parco archeologico di Saint Martin de Corleans, la Stonehenge delle Alpi: visita guidata all’area megalitica, 6mila anni di storia in 10mila mq

Il grande dolmen al centro del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

Il grande dolmen al centro del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

È stata definita la “Stonehenge delle Alpi”: è l’area megalitica di Saint Martin de Corleans inaugurata ad Aosta il 24 giugno 2016, dal presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, dal sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni, e dall’assessore alla cultura, Emily Rini: oltre 6mila anni di storia raccolti in quasi 10mila metri quadrati per un incredibile viaggio nel tempo dal Neolitico ad oggi. “Il turismo culturale riveste una grande importanza”, sottolinea il sottosegretario ai beni culturali e turismo, Ilaria Borletti Buitoni, intervenuta all’inaugurazione dell’area megalitica. “Il nostro obiettivo è promuovere un tessuto straordinario che rende il nostro paese unico al mondo. Questo sito è un esempio straordinario”. “È un’area unica e irripetibile”, le fa eco il presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, “che è testimonianza della migrazione dei popoli. La storia si ripete e su questo occorre riflettere”. L’assessore regionale alla cultura, Emily Rini, pone invece l’accento sull’importanza della struttura come “volàno per lo sviluppo del turismo culturale in Valle d’Aosta”. Infine, per il sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, “l’opera è un tassello fondamentale per la Aosta, soprattutto per il passaggio da città industriale a città a vocazione turistica”. Il sito presenta una stratificazione di sei metri con testimonianze che a partire dalla fine del Neolitico, attraversano l’età del Rame, del Bronzo, del Ferro e Romana, per giungere infine al Medioevo e all’età Moderna. Nato come santuario con simulacri di culto, ha poi rivestito una funzione funeraria in cui spiccano imponenti monumenti costruiti con grandi pietre (megaliti) come il dolmen su piattaforma triangolare. Si può visitare anche un museo con importanti reperti e sarà realizzato un centro di ricerca per l’archeologia preistorica e protostorica.

Tracce di aratura sacra risalente al 4mila a.C. nel parco archeologico di Saint Martin de Corleans di Aosta

Tracce di aratura sacra risalente al 4mila a.C. nel parco archeologico di Saint Martin de Corleans di Aosta

La grande piattaforma triangolare su cui poggia il dolmen al centro dell'area megalitica di St-Martin

La grande piattaforma triangolare su cui poggia il dolmen al centro dell’area megalitica di St-Martin de Corleans ad Aosta

LA VISITA AL SITO La visita al sito di Saint Martin de Corléans inizia da un lungo corridoio discendente che porta il visitatore verso le profondità della terra, facendogli compiere un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio. Sulla soglia, un calendario perpetuo indica l’epoca odierna poi, man mano che si prosegue, altri pannelli ricordano i più importanti avvenimenti della storia del luogo, intrecciata con quella planetaria, con i volti e le immagini dei suoi protagonisti, da Neil Amstrong e Buzz Aldrin – protagonisti dell’allunaggio pochi giorni dopo la scoperta dell’area archeologica aostana, – da Napoleone a Cristoforo Colombo, da Carlo Magno a Cesare Augusto, ai faraoni dell’antico Egitto, fino ad accompagnare il visitatore a 6 metri di profondità e indietro di 6000 anni, al momento in cui inizia la frequentazione del sito da parte dell’uomo. La passerella temporale termina il suo conto alla rovescia aprendosi su una grande area coperta di circa 4mila mq per offrire una visione mozzafiato: un imponente dolmen svetta su una piattaforma triangolare di pietre, intorno tombe e arature a scopo di culto orientate secondo criteri astronomici. Un gioco di luci, reso possibile da 500 fari orientabili, fa sorgere e tramontare il sole e proietta sul terreno le ombre dei reperti, immergendo il visitatore nell’atmosfera e nel paesaggio in cui viveva l’uomo dal Neolitico all’età del Ferro, passando per l’età del Rame e quella del Bronzo: dai rosati dell’alba, ai gialli del mezzogiorno, ai bianchi del primo pomeriggio, ai rossi violacei del tramonto, agli azzurri metallici e bluastri della notte. Un grande schermo trasparente si sovrappone alla visione degli scavi per mostrare, attraverso la grafica ricostruttiva, come si svolgeva la vita in quel luogo tra il 4000 e il 1100 a.C., mostrando inoltre com’è stata rinvenuta l’area dai primi archeologi, con la posizione originale dei reperti poi trasferiti nelle teche museali.

La sala delle stele antropomorfe, "pezzo forte" del museo archeologico parte integrante del parco dell'area megalitica

La sala delle stele antropomorfe, “pezzo forte” del museo archeologico parte integrante del parco dell’area megalitica aostana

Ornamento in bronzo di forma lunata proveniente dal dolmen

Ornamento in bronzo di forma lunata proveniente dal dolmen

IL MUSEO ARCHEOLOGICO Il percorso espositivo prosegue salendo su una balconata-belvedere che si affaccia sugli scavi, dove si possono ammirare i monumenti rinvenuti dagli archeologi: qui per la prima volta si realizza un dialogo continuo tra reperti, luogo del loro ritrovamento e didattica museale, una scelta innovativa che offre al visitatore una fruizione completa del sito, regalando un’esperienza conoscitiva ed emotiva ad ampio spettro. Stele antropomorfe, tombe, pali rituali, macine, resti di cereali, testimonianze della lavorazione dei metalli, della semina di denti umani e della trapanazione dei crani di persone viventi (o a scopi medico-terapeutici – il paziente sopravviveva a lungo – o per motivi di carattere rituale) sono esposti in sei diverse sezioni, in un allestimento elegante e minimale che valorizza gli oggetti custoditi, anche grazie a soluzioni tecnologiche all’avanguardia: fasci laser, touch screen e didascalie parlanti sono in grado di suscitare stupore e curiosità per le ipotesi interpretative più seducenti sui miti e le personalità eroiche di un passato lontanissimo. Le stele antropomorfe sono senza dubbio i reperti più emozionanti rinvenuti nel sito archeologico. Si tratta di monumenti celebrativi dedicati al culto di capi guerrieri, eroi o divinità, raffigurati con armi e oggetti forgiati in metallo. Osservando queste sculture di fattura elaborata e grande espressività, sembra quasi di incontrare persone “vive”, con i loro volti, i vestiti ricercati, gli accessori che ne raccontano il ruolo nella società del tempo. Realizzate con lastre monolitiche di rocce scistose bruno rosate o di marmo bardiglio grigio, di forma trapezoidale o rettangolare, riproducono infatti la figura umana in modo sintetico ma ricco di dettagli che lasciano intuire sia il genere che il ruolo sociale: sono infatti visibili le parti del corpo (testa, sopracciglia, naso, braccia allungate o piegate ad angolo retto, mani), gli abiti (intrecciati o tessuti, realizzati con pelli o pellicce, cuoio, fibre vegetali), gli ornamenti (collane, cinture), gli attributi (pendaglio a doppia spirale) e le armi (arco, frecce, accetta, pugnale). Tutte le stele rinvenute, anche quelle non esposte nel museo, sono documentate sotto forma di frottages (copia tramite sfregamento di un carboncino su carta sovrapposta al bassorilievo).

L'ultimo inumato a St-Martin: è stato rinvenuto nella tomba V dell'area megalitica di Aosta

L’ultimo inumato a St-Martin: è stato rinvenuto nella tomba VIII dell’area megalitica di Aosta

Cranio trapanato, proveniente dal dolmen, di individuo sopravvissuto all'operazione

Cranio trapanato, proveniente dal dolmen, di individuo sopravvissuto all’operazione

GLI “ANTENATI” DI SAINT MARTIN Gli studiosi sono ancora al lavoro per chiarire se i protagonisti dell’affascinante storia di Saint Martin de Corléans fossero discendenti dei cacciatori del Mesolitico, insediatisi nel Neozoico al termine della glaciazione, oppure se si trattasse di popolazioni venute dal Mediterraneo, come suggeriscono alcuni reperti riconducibili alla cultura di estrazione egeo-anatolica o transacaucasica. Il luogo dei ritrovamenti è infatti un’antichissima via di comunicazione transalpina che collega la Pianura Padana alla Francia e alla Svizzera, da sempre via di passaggio e migrazioni, come conferma anche il ritrovamento di testimonianze preistoriche nei pressi del Piccolo e del Gran San Bernardo. La stretta relazione culturale tra i versanti alpini è dimostrata anche dai ritrovamenti archeologici di Sion, nell’alta valle del Rodano, dove gli scavi hanno portato alla luce un sito con stele antropomorfe e monumenti funerari, simile e contemporaneo a quello di Aosta. Secondo gli studiosi la funzione unicamente sacrale dell’area di Saint Martin presuppone l’esistenza, nelle immediate vicinanze, di uno o più abitati, forse villaggi che dovrebbero trovarsi a nord-ovest del sito archeologico, ma che non sono stati ancora individuati.

Il rendering del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

Il rendering del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

IL FUTURO DELL’AREA ARCHEOLOGICA Gli oggetti esposti nel museo rappresentano l’epoca più ricca e affascinante di testimonianze archeologiche, quella che va dal Neolitico alla prima Età del Bronzo. In una seconda fase sarà inaugurata la sezione riguardante i reperti che documentano l’occupazione dell’area nelle età del Bronzo e del Ferro, in età romana e infine nel Medioevo. Nel Museo troverà posto anche un Centro di Ricerca per il Megalitismo. Aprirà al pubblico in un momento successivo anche la porzione degli scavi sottostante il lato Sud della lanterna, in superficie divisa in due dalla strada che attraversa il quartiere, ma collegata a livello del giacimento archeologico con l’area Nord, per una futura visione del sito a perdita d’occhio, con circa un ettaro di parco coperto. I reperti rinvenuti in quest’area, attualmente chiusa al pubblico, riguardano la frequentazione del sito nella preistoria recente. Attraverso la realizzazione del parco archeologico l’Amministrazione regionale ha voluto dare una nuova funzione all’area urbana intorno agli scavi, in modo che non rimanesse legata solo alla memoria e alla storia, ma anche all’attualità. Con l’obiettivo di aumentare la fruibilità del quartiere, sopra la struttura del parco-museo è stata realizzata una grande piazza, uno spazio all’aperto che nei prossimi anni costituirà un luogo di aggregazione, ospitando sia manifestazioni locali che attività connesse alla realtà del quartiere. Perché dalle ceneri del Neolitico nasca un nuovo modo di vivere la città e i suoi tesori.

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Una risposta a “Aosta. Inaugurato il parco archeologico di Saint Martin de Corleans, la Stonehenge delle Alpi: visita guidata all’area megalitica, 6mila anni di storia in 10mila mq”

  1. Italina Bacciga dice :

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