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“Preistorici, Etruschi e Romani…il Mann si fa in tre”: a TourismA il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli presenta le novità del 2020: l’apertura della sezione Preistoria e Protostoria, e l’inaugurazione delle mostre su Etruschi e Gladiatori

Il direttore Paolo Giulierini nello stand del Mann a Tourisma 2020

“Preistorici, Etruschi e Romani…il MANN si fa in tre” è il titolo dell’intervento di Paolo Giulierini al XVI incontro nazionale di Archeologia Viva, in programma domenica 23 febbraio 2020, alle 11.45, nell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze nell’ambito di TourismA, il Salone di archeologia e turismo culturale. Come tradizione ormai da qualche anno, il Mann fa tappa a TourismA con uno stand in cui presenta le principali mostre in programma e l’attività del museo. Con un ulteriore momento di promozione, appunto l’incontro con il direttore Giulierini che si focalizzerà naturalmente sui principali appuntamenti espositivi in calendario al Museo.

Vaso biconico da Sant’Angelo in Formis (Capua) dell’Età del Ferro esposto nella sezione Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Si partirà venerdì 28 febbraio 2020 con la riapertura della sezione “Preistoria e Protostoria”, che raccoglierà circa 3mila reperti, presentati in modo diacronico e per contesti, dal Paleolitico Inferiore (da 450mila a 130mila anni fa) all’Età del Ferro (dal X al VII sec. a.C.). Su tre livelli espositivi sarà riproposto al pubblico il patrimonio di una collezione ricchissima, non fruibile da circa venticinque anni: dall’industria litica alle ceramiche, dalle armi agli ornamenti funerari, gli insediamenti della Campania costiera ed interna (in maniera analoga alle altre aree del Mezzogiorno nazionale ed, in particolare, al territorio di Matera), si configureranno come scrigni di un’arte antichissima, ancora oggi piena di suggestioni. Il nuovo progetto di apparato didattico, aggiornato alla luce degli studi più recenti, adeguato nell’apparato grafico ed accompagnato dai disegni artistici di Giorgio Albertini, aiuterà il visitatore a ripercorrere le tappe più significative nell’evoluzione della storia più antica dell’uomo nell’Italia meridionale.

Il Bronzetto dell’Elba conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Giulierini poi racconterà la mostra “Gli Etruschi e il Mann”, in programma dal 16 marzo 2020, partendo dal “Bronzetto di offerente dell’Elba”, ambasciatore simbolico del museo a TourismA, opera databile a fine VI – inizi V sec. a.C., di probabile produzione populoniese, per descrivere la dimensione innovativa del percorso espositivo, curato da Valentino Nizzo e visitabile sino al 31 ottobre 2020. La mostra sugli Etruschi, infatti, creerà un percorso di approfondimento, per molti aspetti inedito, sull’antica popolazione italica: saranno seicento i pezzi che potranno essere ammirati nelle sale del Mann; mai esposto almeno un terzo delle opere, oggi “riportate alla luce” dai depositi dopo attento restauro.

Marcello Venuti in un disegno di Carl Marcus Tuscher

Carlo di Borbone: promosse gli scavi di Ercolano e Pompei

Due le sezioni nell’itinerario di visita: la prima, “Gli Etruschi in Campania”, avrà un carattere prettamente archeologico ed approfondirà la presenza dell’antica civiltà nel Mezzogiorno d’Italia; la seconda, “Gli Etruschi al Mann”, presenterà, in una prospettiva storico-culturale, i materiali etrusco-italici acquisiti sul mercato collezionistico dal Museo di Napoli. Tra questi preziosi reperti, nuovamente valorizzati dalla mostra, il Bronzetto dell’Elba stabilirà una connessione significativa con la Toscana, che, con TourismA 2020, celebra i nuovi orizzonti degli studi archeologici e della promozione turistica del nostro territorio: il Bronzetto è, infatti, un pezzo storico del museo, rinvenuto nel 1764 e poi donato da tale Agarini a Carlo III di Borbone (all’epoca già Re di Spagna). Si tratta probabilmente del primo e più antico oggetto proveniente dall’Etruria propria che sia entrato a far parte del patrimonio del Mann, mezzo secolo prima che venissero acquistati i materiali della collezione Borgiana; è anche uno dei reperti etruschi di più antico rinvenimento all’Elba, mai presentato in allestimento permanente o temporaneo al museo Archeologico nazionale di Napoli. Ancora una volta, dunque, Campania e Toscana saranno unite nel segno della promozione del patrimonio archeologico nazionale: questa koinè era stata esemplificata dalla vicenda storica di Marcello Venuti che, prima di partecipare alle scoperte di Ercolano, fondò, nel 1727, l’Accademia Etrusca delle antichità ed iscrizioni. Una coincidenza ante litteram, che costituirà quasi una premessa simbolica alla programmazione dell’esposizione sugli Etruschi, ospitata negli spazi appena aperti della collezione Preistoria ed allo stesso livello dei celebri ambienti che custodiscono gli affreschi delle antiche città vesuviane.

Un elmo di gladiatore delle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Tra le grandi mostre archeologiche del 2020 da non perdere, infine, il percorso su “I Gladiatori” (in calendario dall’8 aprile 2020); il progetto della mostra, nato in collaborazione con l’Antikenmuseum di Basilea, sarà un’occasione per valorizzare, in primis, le armi gladiatorie appartenenti al patrimonio del Mann: questi reperti, da anni “in tour” in occasione di importanti mostre internazionali, dal 2021 saranno esposti nell’allestimento permanente delle collezioni pompeiane del museo. Dalla Svizzera, inoltre, saranno dati in prestito importanti reperti, come il grande mosaico di Augusta Raurica, che, esposto per la prima volta interamente dopo il restauro, rappresenta scene di combattimenti su una superficie di eccezionale estensione. In esclusiva per il Mann, un focus sugli anfiteatri campani per valorizzare l’avanguardia architettonica e l’eccezionale patrimonio archeologico regionale, in rapporto ad un fenomeno dalle proporzioni internazionali. Tra le prestigiose collaborazioni della mostra, non poteva mancare, naturalmente, il Parco archeologico del Colosseo.

Tourisma 2019. È tutto pronto a Firenze per il salone di Archeologia e Turismo culturale. Ecco gli appuntamenti da non perdere nei tre giorni di lavori

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Ancora tre settimane di attesa per l’edizione 2019 di TourismA, il salone di Archeologia e Turismo culturale in programma al Palacongressi di Firenze dal 22 al 24 febbraio 2019 con decine di convegni e presentazioni su Archeologia Storia Arte Ambiente Turismo culturale; oltre 20 laboratori per piccoli e grandi, scuole e famiglie; spazi espositivi con stand e box poster di musei e parchi, tour operator, istituti di ricerca, enti per il turismo, stati esteri, associazioni, università. E poi il 2° workshop del turismo culturale in Italia, un evento B2B riservato all’incontro tra domanda e offerta di itinerari culturali tra operatori professionali del settore turistico; e l’Allegro Museo, spazio allestito dal Cnr Itabc con sperimentazione di tecnologie digitali coinvolgenti per i luoghi della cultura: percorso esperienziale alla scoperta di alcuni monumenti come il Tempio di Era II di Paestum, il Tesoro di Mitilene scoperto sull’isola di Kratygos in Grecia o il Foro di Augusto a Roma, fruibili tramite la Realtà Virtuale (VR) immersiva e la Realtà Mista (MR). Il programma è praticamente pronto. Vediamo alcuni appuntamenti da non perdere.

Scavi della missione archeologica italiana a Tell Zurghul, l’antica Nigin, in Iraq

La missione archeologica italiana a Durazzo (Albania) segue il Progetto Durres

La mappa della battaglia di Alalia, che sarà oggetto di una mostra a Vetulonia

Sul Monte Sion che guarda ka Città Vecchia di Gerusalemme trovato un aureus di Nerone

Venerdì 22 febbraio 2019. Auditorium (9–13:15): “Save Art. Arte senza frontiere” a cura di Art e Dossier in collaborazione con Giunti T.V.P. Editori, evento rivolto prevalentemente ai docenti di arte nelle scuole secondarie di I e II grado. Sala Verde (8:45–13:30): “Sardegna: museo a cielo aperto”, incontri con l’archeologia dell’isola; Sala Verde (15–18): “Fare turismo culturale oggi”, innovazione e best practice per gli operatori (Seconda edizione), a cura di CISET – Centro Internazionale di Studi sull’Economia del Turismo. Sala Onice (9:30–13:30): “ITER. Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero”, a cura di Ettore Janulardo, Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Firenze, con interventi di Sonia Antonelli, direttore Missione archeologica italo-albanese “Progetto Durrës”; Nicola Laneri, direttore Ganja Regional Kurgan Archaeological Project; Carlo Lippolis, direttore Missioni archeologiche italiane in Iraq e Turkmenistan: Daniele Petrella, direttore Missione archeologica italiana in Giappone; Serenella Ensoli, direttore Missioni archeologiche italiane nell’Antica Palestina; Paolo Matthiae professore emerito Sapienza Università di Roma e Davide Nadali co-direttore Missione archeologica italiana a Tell Zurghul (Iraq). Sala Onice (14–15:30): “1738, la scoperta di Ercolano” con Marcello Venuti: politica e cultura tra Napoli e Cortona, a cura di MAEC Cortona; Sala Onice (15:45–18:30): “Modica oltre il barocco”, storie di Archeologia Architettura Paesaggio e… Quasimodo, a cura di Comune di Modica (Rg). Sala 4 (9–15:30): “Toscana terra etrusca”, il Prodotto Turistico Omogeneo regionale si presenta; Sala 4 (16–18): “Gerusalemme: suggestioni immagini antichità”, l’impegno dell’Italia per tutela e valorizzazione dei beni culturali, con presentazione degli Atti del Convegno Internazionale e Inter-Ateneo “Tra servizio civile e missioni estere. Il contributo dell’Italia ai Beni Culturali della Terra Santa” (Università del Molise/Università di Bari/Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme). Sala 9 (9–13): “Sipbc incontra le scuole”, giovani allievi e ricerca archeologica, a cura di SIPBC – Società Italiana Protezione Beni Culturali – Sezione Regionale Toscana; Sala 9 (14–17:30): “Alalia: la battaglia che cambiò la storia”, Etruschi Greci e Punici nel Mediterraneo del VI sec. a.C., a cura di Vincent Jolivet, responsabile scientifico Programme Collectif de Recherche “Aleria et ses territoires” e Simona Rafanelli responsabile Progetto espositivo nel Museo di Vetulonia.

L’allestimento della sepoltura di Povegliano Veronese nella mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” (foto Graziano Tavan)

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

Un corno potorio longobardo dalla necropoli di Ponte del Rio di Spilamberto

Il sito celtico in Slovacchia di Liptovska, esempio di un “Open air archeological museum”

Sabato 23 febbraio 2019. Sala Verde (9–13:30): “Longobardi in vetrina” a cura di Associazione Italia Langobardorum, modera Cinzia Dal Maso direttore Archeostorie. 15 Mostre per conoscere un popolo: “Animali totemici dell’immaginario longobardo” a Cividale del Friuli (Ud), Povegliano Veronese (Vr) e Spilamberto (Mo); “L’ideale guerriero” a Brescia e Roma; “Flavia Sebrio. Castelseprio longobarda, presidio militare e città regia” a Castelseprio (Va) e Milano; “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” a Campello sul Clitunno (Pg) e Spoleto (Pg); “L’intelligenza nelle mani: produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda” a Spoleto (Pg) e Roma; “Scritture in-colte: testimonianze di mezzi e strumenti per la comunicazione” a Benevento; “Le armi e il potere” a Monte Sant’Angelo (Fg) e Torino. Sala Verde (14–18): “Il bene nostro: Stati generali della gestione del patrimonio culturale dal basso” a cura di Giuliano Volpe docente di Archeologia all’Università di Foggia. Sala Onice (9:30–13:30): “Viaggi di cultura e archeologia”, rassegna di itinerari turistico-culturali a cura di TRAVELMARK – Comunicazione per il turismo; Sala Onice (14–18:30): “Vivere la preistoria”, l’esperienza degli Archaeological open-air museums a cura di IIPP – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Sala 4 (9–13): “Sardegna: paesi dell’archeologia e archeologia di paesi”, luoghi esperienze idee per vivere l’archeologia con le comunità e far vivere le comunità con l’archeologia – Buone prassi per un turismo culturale condiviso a cura di Clematis Associazione Culturale; “Vestigia” Centro di Comunicazione e Didattica dei Beni Culturali UniCa; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna. Sala 4 (14–18): “L’Italia nel Mediterraneo”, incontro di culture tra passato e presente a cura di Agostino De Angelis attore e regista teatrale. Sala 9 (9–13): “Scavare nei depositi”, esperienze di ricerca, musealizzazione e valorizzazione del patrimonio archeologico dei depositi a cura di ANA – Associazione Nazionale Archeologi; Sala 9 (14–15:30): “#smARTradio”, l’arte di divulgare nell’era dei social – Il caso Aquileia a cura di Fondazione Radio Magica onlus; Sala 9 (16–18): “Sostenibilità e accountability”, un nuovo modello per le eccellenze archeologiche a cura di CoopCulture.

Dall’album della missione archeologica italiana a Usaklı-höyük (Turchia)

La cosiddetta Maschera d’oro di Agamennone conservata al museo Archeologico nazionale di Atene (foto museo Archeologico di Atene)

Visita virtuale alla Tomba di Tutankhamon con La Macchina del Tempo

Locandina della mostra “Mortali immortali. I tesori di Sichuan nell’antica Cina” al Mann di Napoli

Domenica 24 febbraio 2019. Sala Verde (9–14): “L’allegro museo”, metti una visita divertente e piacevole… a cura di CNR Istituto per Tecnologie applicate ai Beni Culturali; Sala Verde (14:30–18:15): “Dal mito alla storia. Le ricerche archeologiche ed epigrafiche dell’Università di Firenze nel Vicino Oriente e nel Mediterraneo” a cura di Ilaria Romeo Dipartimento di Storia Archeologia Geografia Arte Spettacolo (SAGAS) con interventi su “Firenze cuneiforme. I testi del Museo Archeologico Nazionale e il loro futuro (un progetto del Dipartimento SAGAS in collaborazione con il Polo Museale della Toscana)”, “Missione archeologica italiana a Usaklı Höyük (MAIAC): Ittiti, Frigi e Galati a Usaklı Höyük. Continuità, crisi e trasformazione di un centro sacro dell’altipiano anatolico”, “Il culto del dio della Tempesta in Anatolia centrale: feste stagionali ed economia templare”, “Il racconto del viaggio e la realtà degli incontri: contaminazioni culturali nel Levante del nord”, “Micene “ricca d’oro”: la città di Agamennone?”, “Lino per l’eternità: bende di mummia e tessuti decorati”. Sala Onice (9:30–13:30): “Viaggi di cultura e archeologia”, rassegna di itinerari turistico-culturali a cura di TRAVELMARK – Comunicazione per il turismo; Sala Onice (14–17): “Tesori di memoria”, racconti dalle terre fra Adriatico e Tirreno a cura di Simona Rafanelli direttore Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia ed Elena Rodriguez direttore Museo Civico Archeologico di Verucchio. Sala 4 (9:30–10:30): “La macchina del tempo”, divulgazione della storia e passaggio in 3D: l’esperienza della tomba di Tutankhamon a cura de La Macchina del Tempo, coordinamento Massimo Sinigaglia cofounder “La Macchina del Tempo”. Sala 4 (11–13:30): “Il passato sotto i riflettori”, la comunicazione audiovisiva del patrimonio archeologico in Italia a cura di Eugenio Farioli Vecchioli e Luca Peyronel. Sala 4 (14–16): “Tesori del Sichuan”, ricerche siti e musei nella Cina del Sud-ovest. Sala 4 (16:30–18): “Una storia fiorentina. Sulle tracce del Vicino Oriente islamico” a cura della Cattedra di Archeologia medievale – Università di Firenze. Sala 9 (9:30-12:30): “Plug and tour”, storie di turismo culturale e innovazione collaborativa in Salento a cura di Cetma e Vivarch.

Il direttore generale Massimo Osanna mostra l’eccezionale scoperta del larario nella Regio V a Pompei (foto di Ciro Fusco)

“Quinto comandamento”, l’ultimo libro (settembre 2018) di Valerio Massimo Manfredi

Aquileia nel 2019 festeggia i 2200 anni dalla fondazione

XV incontro nazionale di Archeologia Viva. Si tiene sempre nell’auditorium, distribuito nelle tre giornate di lavori. Si inizia venerdì 22 al pomeriggio alle 14 con interventi da Giorgio Ieranò (“Arcipelago: isole e miti del Mar Egeo”) a Pierfrancesco Talamo (“Tra mare e vulcani: l’archeologia nei Campi Flegrei”); al generale Fabrizio Parrulli (“Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e la Task Force Unite4Heritage” a Valerio Massimo Manfredi (“Quinto comandamento. Riflessioni d’autore”). Sabato 23 (8:45-18): presentazione del Festival internazionale del cinema di Archeologia Arte Ambiente 2019 e consegna del premio “Riccardo Francovich” a cura della Società Archeologi Medievisti Italiani. Tra i numerosi interventi da segnalare Don Antonio Loffredo (”Miracolo di San Gennaro” al Rione Sanità: rinascita dal basso (anzi… dal sottosuolo!) di un grande complesso monumentale), Andrea Carandini (“Roma fra Agrippina e Adriano”), Massimo Osanna (“Pompei non finisce mai di sorprendere: ultime dagli scavi”), Giorgio Murru (“Torri e templi nella Sardegna Nuragica”), Miljenko Domijan (“Messaggi dall’Adriatico: Zadar/Zara, storica capitale della Dalmazia”). Domenica 24 (8:45-18): Fabio Martini ricorda “Paolo Graziosi: quel pioniere geniale dell’archeologia preistorica…”, Paolo Giulierini e Giuliano Volpe illustrano “La Cina in Italia. Mortali immortali: i tesori dell’antico Sichuan al Museo archeologico nazionale di Napoli” e Ran Hong Lin e Yi Li parlano de “La collaborazione tra Italia e Cina per i beni culturali”, Antonio Zanardi Landi e Cristiano Tiussi archeologo e direttore Fondazione Aquileia presentano “Aquileia: 2200 anni dalla fondazione”. Infine Alberto Angela porta il pubblico indietro di duemila anni con “Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità”.

Dal 19 al 21 febbraio 2016 appuntamento a Firenze per Tourisma, il salone internazionale dell’Archeologia: decine di incontri con più di duecento relatori

L'auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l'Incontro nazionale di Archeologia Viva (foto Valerio Ricciardi, Roma)

L’auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l’Incontro nazionale di Archeologia Viva (foto Valerio Ricciardi, Roma)

È cominciato il conto alla rovescia: tra un mese, il 19 febbraio 2016, al Palacongressi di Firenze aprirà la seconda edizione di TourismA, il salone internazionale dell’Archeologia, con un ricco calendario di eventi. Oltre a convegni, incontri e workshop (più di venti nei tre giorni del Salone con circa duecentoventi relatori!) sono previsti quattro Archeolaboratori aperti alla partecipazione di grandi e piccoli, singoli, gruppi e scuole. Ospite d’onore di TourismA 2016 è l’archeologo Andrea Carandini che aprirà il XII Incontro Nazionale di Archeologia Viva con una lectio magistralis sulle origini di Roma, mentre il regista Pupi Avati interverrà per ricevere il Premio “R.Francovich” dal ministro Dario Franceschini. Lunghissimo è l’elenco delle grandi personalità del mondo dell’archeologia, della storia, dell’arte e della comunicazione che interverranno nei tre giorni di TourismA, dal 19 al 21 febbraio 2016. Vediamo, a grandi linee, il programma degli eventi, anche se non è ancora quello definitivo.

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal

VENERDÌ 19 FEBBRAIO 2016. Tre i temi particolarmente significativi del primo giorno di lavori. Professione archeologo: all’auditorium (9-13), “Formazione ricerca tutela professione: l’archeologia italiana agli inizi del Terzo millennio”; cui segue nel pomeriggio in sala Verde (14-18), “Archeologi nella società. Archeologia per la comunità”, assemblea nazionale dell’associazione nazionale Archeologi. Prima parte del XII Incontro nazionale di Archeologia Viva, all’auditorium (14.15-18.45): oltre alla lectio magistralis di Carandini, un ricordo dell’archeologo Khaled Asaad, custode dei tesori di Palmira, trucidato dall’Isis con interventi di Paolo Matthie (“La Siria in fiamme”), Viviano Domenici (“Salvare i tesori dalla furia dell’Isis”) e il il film di Alberto Castellani “Khaled al-Asaad: quel giorno a Palmira”. Terzo grande tema: l’archeologia nei territori di guerra. In Sala Verde (9.30-13) e in Sala Onice (14.30-17), “Spes contra Spem: archeologia e ricerca italiana all’estero al tempo della crisi”: sarà un viaggio alla scoperta delle missioni italiane: Phoinike in Albania (Sandro De Maria), Harwa in Egitto (Francesco Tiradritti), Erbil nel Kurdistan iracheno (Luca Peyronel), Afghanistan (Anna Filigenzi), Dmanisi in Georgia (Lorenzo Rook), Althiburos in Tunisia (Gilberto Montali), Gortina di Creta (Enzo Lippolis), Gerico in Palestina (Lorenzo Nigro).

Il paleontologo Lee Berger, capo della missione in Sudafrica, mostra un fossile di Homo Naledi trovato nella grotta Rising Star

Il paleontologo Lee Berger, capo della missione in Sudafrica, mostra un fossile di Homo Naledi trovato nella grotta Rising Star

SABATO 20 FEBBRAIO 2016. La seconda giornata si apre all’auditorium (9-12.15) con un focus su “Vecchi e nuovi direttori: riusciranno i nostri eroi?”, con le testimonianza da Reggio Calabria a Napoli, da Taranto a Paestum; cui segue (12.15-13) la consegna del premio “R.Francovich” al regista Pupi Avati. Nel pomeriggio , sempre all’auditorium (14.15-18.15), la seconda parte del XII Incontro nazionale di Archeologia Viva, si sofferma con Damiano Marchi sulla scoperta in Sudafrica dell’Homo Naledi; riflette con Franco Cardini sul Califfo e l’ipocrisia dell’Occidente; invece Daniele Morandi Bonacossi prende spunto dalla mostra di Aquileia per introdurre il progetto “L’archeologia ferita. Aquileia ponte tra Occidente e Oriente”; infine Alberto Angela si sofferma sulla millenaria storia della basilica di San Pietro tra arte e archeologia. Per chi cerca curiosità o scoperte particolari, da segnalare in Sala Verde (9-12.30), “Toscana archeologica: ultime scoperte tra il mare e l’Appennino”; in Sala 4 (16-17.30), la “Cultura villanoviana: nuovi dati dalle necropoli di Verucchio”; infine il convegno-workshop in Sala 4, “Sudan, il regno dei faraoni neri”.

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

DOMENICA 21 FEBBRAIO 2016. Il terzo e ultimo giorno di Tourisma è praticamente monopolizzato in auditorium (8-18) dalla terza parte del XII incontro nazionale di Archeologia Viva. Il film “Petra. La città perduta” di Gary Glassman apre i lavori. La mattina passa dall’archeologia della Magna Grecia: archeologia pubblica nella valle dei Templi di Agrigento (Giuseppe Parello), pitture campane e paestane a Paestum (Angela Pontrandolfo), ricerche in corso a Pompei (Massimo Osanna). Alla letteratura greca: Luciano Canfora parla di Tucidide e Giorgio Ieranò di Omero. Nel pomeriggio, Sebastiano Tusa ci porterà nei fondali delle Egadi e delle Eolie e Maria Ausilia Fadda nei santuari nuragici. Gran finale con Valerio Massimo Manfredi e Lorenzo Braccesi sulle donne nell’antichità.

Andrea Pessina, soprintendente ai Beni archeologici della Toscana (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Andrea Pessina, soprintendente ai Beni archeologici della Toscana (foto Valerio Ricciardi, Roma)

L’inaugurazione ufficiale di Tourisma 2016 è in programma giovedì 18 febbraio alle 20.45 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza del sindaco Dario Nardella, del soprintendente all’Archeologia della Toscana Andrea Pessina e del direttore di Archeologia Viva Piero Pruneti.  Louis Godart, accademico dei Lincei e consigliere del Presidente della Repubblica per il patrimonio culturale, terrà una conferenza su “Una civiltà per l’Europa”. Ingresso con prenotazione obbligatoria. L’accredito nominativo va richiesto per e-mail a: archeologiaviva@ giunti.it.

2015, anno dell’archeologia in Toscana: a Tourisma il soprintendente Pessina anticipa il ricco programma di eventi

Lo stand della Toscana negli spazi espositivi di Tourisma (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Lo stand della Toscana negli spazi espositivi di Tourisma (foto Valerio Ricciardi, Roma)

2015 anno dell'Archeologia in Toscana

“Venite a scoprire l’archeologia in Toscana”. L’invito lanciato da Andrea Pessina, soprintendente per i Beni archeologici della Toscana, dal palco di Tourisma, il primo salone internazionale dell’archeologia promosso a Firenze dalla rivista Archeologia Viva dal 20 al 22 febbraio, quest’anno ha una valenza particolare. Sì, perché il 2015 è “l’anno dell’archeologia in Toscana”: un anno speciale, dunque, ricco di iniziative che si intrecciano – come vedremo – anche con altri anniversari come “l’anno dell’Egitto in Italia” e il 150° di Firenze capitale. “Il 2015 sarà un anno di grandi eventi di altissima qualità”, ribadisce Pessina presentando il programma di massima della stagione, di cui archeologiavocidalpassato darà ampio conto nelle prossime settimane. Intanto vediamo il programma di massima.

La Minerva di Arezzo conservata al museo Archeologico di Firenze

La Minerva di Arezzo conservata al museo Archeologico di Firenze

Si inizia con due grandi mostre dedicate alla bronzistica nel mondo antico in generale e della Grecia in particolare. La mostra “Potere e pathos. Bronzi nel mondo ellenistico” apre il 14 marzo a Palazzo Strozzi di Firenze dove si potrà visitare fino al 21 giugno. Attraverso l’esposizione di eccezionali esempi di sculture in bronzo di grandi dimensioni provenienti dai più importanti musei archeologici italiani e stranieri, il visitatore potrà seguire lo sviluppo dell’arte dell’età Ellenistica, diffusa in tutto il Mediterraneo e oltre tra il IV e il I sec. a.C. “Ci saranno 50-60 capolavori che non si sono mai visti insieme, e che difficilmente li si potranno vedere in futuro”, spiega il soprintendente. “Il museo Archeologico di Firenze è uno dei grandi prestatori di bronzi. Ci sarà anche il famoso cavallo Medici-Ricciardi, che fu già di Lorenzo il Magnifico, un capolavoro che in questi giorni è ancora in restauro, aperto alla vista del pubblico”. Una settimana dopo, il 20 marzo (e sempre fino al 21 giugno), ma stavolta al museo Archeologico nazionale di Firenze, apre la mostra “Piccoli grandi bronzi. Capolavori greci, etruschi e romani”: “Sarà l’occasione per presentare parte della collezione di statuette bronzee raccolte in circa tre secoli dalle dinastie dei Medici e dei Lorena”, continua Pessina. In tutto 170 reperti che costituiscono un affascinante percorso artistico, mitologico e iconografico.

Il manifesto dell'XI congresso di Egittologia

Il manifesto dell’XI congresso di Egittologia

In agosto sarà il turno dell’Egitto e, quindi, del museo Egizio di Firenze, un’altra eccellenza della città gigliata, seconda per qualità delle collezioni (circa 15mila oggetti conservati) solo all’Egizio di Torino. Dal 23 al 30 agosto il museo Egizio (archeologico) di Firenze ospita l’11° congresso internazionale di Egittologia, promosso dalla soprintendenza ai beni archeologici della Toscana e dal museo Egizio di Firenze con l’università di Firenze e l’associazione Camnes (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies). Un vero successo per Firenze e l’Egittologia italiana se pensiamo che l’ultimo congresso, cioè il 10°, si è tenuto nel lontano 2008. E sempre quest’estate torna un appuntamento di successo “Le notti dell’archeologia”, giunto alla XV edizione. Anche quest’anno parteciperanno all’iniziativa sia i musei e le raccolte che espongono una collezione archeologica, assieme ai parchi e alle aree archeologiche, sia quei musei che, pur non archeologici, intendono valorizzare e promuovere il patrimonio archeologico del proprio territorio, organizzando attività ed esposizioni destinate a diffondere l’interesse per il più lontano passato. “La costante ricerca di occasioni di divulgazione e diffusione dell’attenzione attorno al patrimonio archeologico”, spiegano in Regione, “è un fiore all’occhiello delle strutture espositive e di accoglienza toscane, che hanno saputo fidelizzare un pubblico che ha imparato, proprio con le “Notti dell’Archeologia”, come le tracce delle civiltà antiche siano le fondamenta dell’identità locale odierna, le nostre radici condivise; un patrimonio che è la più concreta e tangibile testimonianza della cultura dell’uomo, fatta non solo di capolavori unici, ma anche di piccoli oggetti apparentemente banali o di uso comune nella quotidianità, dietro ai quali si celano i sogni, le paure, le speranze di vita, il benessere ed il disagio sociale di ogni tempo, in infiniti racconti di esistenze diverse”.

Andrea Pessina, soprintendente ai Beni archeologici della Toscana (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Andrea Pessina, soprintendente ai Beni archeologici della Toscana (foto Valerio Ricciardi, Roma)

L'area archeologica dell'etrusca Roselle

L’area archeologica dell’etrusca Roselle

Intanto per chi vuole organizzarsi un viaggio/vacanza alla scoperta dei tesori archeologici della Toscana, la soprintendenza ha preparato una nuova guida archeologica che è al tempo stesso una rilettura con gli occhi dei viaggiatori del III millennio delle emozioni provate due – tre secoli fa dai pionieri del Grand Tour e un vademecum di itinerari per le strade della Toscana illustrati con le straordinarie foto dall’alto (palloni aerostatici, aquiloni) di Paolo Nannini, fotografo specializzato della stessa soprintendenza toscana. La guida “Sulle strade del Grand Tour. Itinerari archeologici in Toscana”, anticipata da Pessina nella sua introduzione a Tourisma, è stata presentata in anteprima all’XI incontro nazionale di Archeologia Viva.

Il Cortile dei Fiorentini all'inizio del Novecento

Il Cortile dei Fiorentini all’inizio del Novecento

E così arriviamo a settembre con altri due appuntamenti da non perdere. Il primo è intimamente fiorentino. Il soprintendente Pessina l’ha definito come “archeologia per il 150° di Firenze capitale”. Si tratta del restauro e riallestimento – e quindi della riapertura al pubblico – del cosiddetto “Cortile dei Fiorentini”, lo spazio verde del Palazzo della Crocetta, che oggi ospita il museo Archeologico di Firenze, che accolse il materiale archeologico rinvenuto durante i lavori di risistemazione urbanistica di Firenze capitale. Grazie al materiale d’archivio della soprintendenza è stato possibile riconoscere quei reperti e valorizzarli.

L'arte precolombiana sarà protagonista nella mostra "Il mondo che non c'era" promossa dal Centro studi e ricerche Ligabue di Venezia

L’arte precolombiana sarà protagonista nella mostra “Il mondo che non c’era” promossa dal Centro studi e ricerche Ligabue di Venezia

L’ultimo evento anticipato da Pessina non solo ha una valenza intrinseca indiscussa, ma inaugura una collaborazione, che tutti si augurano porterà risultati positivi, tra la soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana e il Centro studi e ricerche Ligabue di Venezia. La mostra “Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana della collezione Ligabue” è prevista al museo Archeologico di Firenze tra settembre 2015 e febbraio 2016. Vita, costumi e cosmogonie delle culture del Centro e Sud America prima di Colombo verranno raccontate attraverso oltre 150 opere d’arte della collezione Ligabue e di importanti musei nazionali e privati. “La mostra Il mondo che non c’era narra di quella parte dell’umanità che apparirà all’Europa solo dopo i viaggi di Colombo e degli altri navigatori ed esploratori”, anticipa a Firenze Inti Ligabue, che ha raccolto l’eredità del padre Giancarlo scomparso recentemente. “Se Spagna e Portogallo sono i due paesi europei che hanno svolto un ruolo centrale nella scoperta e la conquista delle Americhe, anche l’Italia ha giocato un ruolo chiave in questo evento considerato senza dubbio il più importante nella storia dell’umanità, come ha avuto modo di considerare Claude Lévi-Strauss”. La mostra sarà curata da Jaques Blazy, esperto internazionale di arte precolombiana, che ha aiutato a costruire le più importanti collezioni al ondo di musei e privati. “Colgo l’occasione per ringraziarlo: egli mi ha personalmente guidato in musei e gallerie e mi ha fatto conoscere altri collezionisti che condividono la passione verso queste antiche civiltà”. Andrè Delpuech, curatore del patrimonio delle Collezioni Americane al Museo del Quai Branly di Parigi, è invece presidente del comitato scientifico della mostra e riporta tutta la sua vastissima esperienza nel campo con un importante studio sul ruolo del mecenatismo nelle collezioni europee. Il coordinamento sarà assicurato dal Centro Studi e Ricerche Ligabue, nato nel 1973, che ha all’attivo più di 135 spedizioni archeo-paleo ed etnografiche possiede un archivio con oltre 80 mila tra documenti, video e foto. “Mi auguro dunque che questa mostra – conclude Inti –  possa fornire una fresca prospettiva sull’arte dell’antico mondo precolombiano e che la fascinazione verso queste antiche e importanti civiltà possa trovare un numero sempre maggiore di appassionati”.

Dal 20 al 22 febbraio Firenze capitale della divulgazione archeologica e del turismo culturale con TourismA, primo salone dell’archeologia

L'auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l'Incontro nazionale di Archeologia Viva

L’auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l’Incontro nazionale di Archeologia Viva (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Pompei, i Bronzi di Riace, la Valle dei Templi, la Domus Aurea, il Satiro danzante, Paestum, le Navi di San Rossore. Dici Italia e tocchi con mano le più importanti realtà archeologiche mondiali. Un patrimonio d’inestimabile valore, capace di attrarre ogni anno nel nostro Paese milioni di appassionati di antichità. Parte da questo presupposto TourismA, il primo Salone Internazionale dell’Archeologia ideato dalla trentennale rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) che si terrà a Firenze dal 20 al 22 febbraio 2015 nelle strutture del Palazzo dei Congressi. Una solenne inaugurazione la sera precedente (19 febbraio) nel Salone dei Cinquecento dedicata ai “padroni di casa”, gli Etruschi, e poi tre intense giornate di incontri, dibattiti, rassegne di cinema e mostre, dedicati alla divulgazione delle scoperte archeologiche e valorizzazione del nostro immenso patrimonio. Un grande appuntamento per tutti, con interventi dei massimi esperti del settore, laboratori di archeologia sperimentale, esercitazioni con i droni, spazi per i “piccoli archeologi” e un’ampia area espositiva dedicata a parchi, musei, università, operatori turistici, categorie professionali e associazionismo.

Effetti della guerra in Siria: la distruzione della moschea umayyade di Aleppo

Effetti della guerra in Siria: la distruzione della moschea umayyade di Aleppo

GRANDI TEMI L’occasione è giusta anche per guardare oltre i nostri confini attraverso le missioni archeologiche italiane all’estero, soprattutto quelle impegnate nelle zone di guerra come Siria, Iraq, Afghanistan nell’incessante lotta contro il tempo per salvare le realtà monumentali più a rischio. Ma dal momento che a minacciare il patrimonio culturale dell’umanità non sono solo le bombe, a TourismA si parlerà anche dei rischi derivanti dall’incuria e dalla problematica gestione dei nostri tesori nazionali, primo su tutti Pompei: tra cronache di quotidiani disastri e nuove politiche di valorizzazione lo straordinario sito ai piedi del Vesuvio sarà al centro di un importante convegno a cura del presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Giuliano Volpe e dove è atteso il ministro Dario Franceschini.

Uno dei passaggi aperti per accedere al teatro romano del II secolo d.C. sotto Palazzo Vecchio

Uno dei passaggi aperti per accedere al teatro romano del II secolo d.C. sotto Palazzo Vecchio

NOVITÀ ARCHEOLOGICHE Fitto anche il programma di eventi dedicati alle novità archeologiche in Toscana (dai mosaici romani sotto la Fortezza medicea di Arezzo alle mura di Roselle alle scoperte sui fondali dell’Elba) grazie all’attiva partecipazione della soprintendenza per i per Beni archeologici, ma anche del Comune di Firenze che nelle giornate di TourismA spalancherà le porte dei sotterranei di Palazzo Vecchio per mostrare la Florentia di duemila anni fa.

Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, in Siria

Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, in Siria

BIG DELLA RICERCA Tra i big della ricerca e della divulgazione storico-archeologica presenti alla manifestazione, l’archeologo e  scrittore Valerio Massimo Manfredi testimonial di TourismA 2015, lo storico dell’arte Philippe Daverio, il consigliere culturale del Presidente della Repubblica Louis Godart, il medievista di fama internazionale Franco Cardini, il noto divulgatore televisivo Alberto Angela. Ospite speciale sarà Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla che parteciperà a TourismA nel cinquantesimo anniversario degli scavi che portarono al rinvenimento degli Archivi reali della celebre città siriana ora danneggiata dalla guerra in corso. Infine, TourismA affronterà il caso archeologico che sta dividendo l’Europa: la restituzione dei Marmi del Partenone richiesta dalla Grecia all’Inghilterra su cui farà il punto il professor Dusan Sidjanski del Dipartimento di Scienze politiche di Ginevra.  Ma vediamo meglio nel dettaglio.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini affiderà a una commissione la risposta definitiva

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini

SALVARE POMPEI Il ministro Dario Franceschini interverrà a TourismA 2015 sabato 21 febbraio mattina nell’ambito del convegno “Pompei Il Grande Progetto”. Il convegno farà il punto sulla situazione di fatto nell’area archeologica più famosa del mondo, indicando le strategie per una tutela concreta e valida nel tempo. Da cui l’impegno diretto del ministro Franceschini a essere presente. Sempre su Pompei, sabato 21 febbraio pomeriggio, nell’ambito dell’XI Incontro Nazionale di Archeologia Viva, porterà la sua testimonianza di grande divulgatore scientifico Alberto Angela, ripercorrendo gli ultimi momenti della città vesuviana.

L'archeologo Valerio Massimo Manfredi

L’archeologo Valerio Massimo Manfredi

DIFENDERE L’ARTE Il critico d’arte e conduttore televisivo Philippe Daverio aprirà il programma congressuale di TourismA, venerdì 20 febbraio mattina, intervenendo al convegno “Save Art” organizzato da Giunti TVP. Il convegno si concluderà con una relazione di Paolo Matthiae, a cui sarà consegnato il Premio Archeologia Viva per la Salvaguardia dell’Eredità Culturale.  LE SETTE MERAVIGLIE TourismA 2015 si concluderà domenica 22 febbraio sera con un intervento di Valerio Massimo Manfredi. Protagoniste le Meraviglie del Mondo Antico.

Scoperta nella necropoli della Doganaccia a Tarquinia una tomba etrusca di 2600 anni fa ancora inviolata. Progetto per valorizzare la Via dei Principi tra i tumuli del Re e della Regina

L'area dello scavo archeologico nella necropoli della Doganaccia a Tarquinia

L’area dello scavo archeologico nella necropoli della Doganaccia a Tarquinia

È rimasta chiusa per 2600 anni. Ma quando gli archeologi dell’università di Torino e della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale l’hanno aperta, si sono trovati di fronte a qualcosa di eccezionale. Nella necropoli etrusca della Doganaccia a Tarquinia è stata rinvenuta una tomba del VII secolo avanti Cristo, intatta. Dell’eccezionale scoperta hanno parlato a Firenze, al X incontro nazionale di Archeologia Viva, Alfonsina Russo, soprintendente per i Beni archeologici dell’Etruria Meridionale, e Alessandro Mandolesi, docente di Etruscologia e Antichità italiche all’università di Torino.

Alfonsina Russo, soprintendente dell'Etruria Meridionale

Alfonsina Russo, soprintendente dell’Etruria Meridionale

“Se il Vicino Oriente in generale, e la Mesopotamia in particolare, sono territori ad altissimo rischio saccheggi, dove il patrimonio archeologico è alla merce’ di tombaroli, soldataglie e governatori corrotti che alimentano il mercato antiquario depredando i siti del proprio territorio”, esordisce Alfonsina Russo, “c’è un territorio in Italia – l’Etruria – che è stato per lungo tempo altrettanto terra di rapina da parte di tombaroli e oggetto di scavi clandestini che ne hanno depauperato il patrimonio. Almeno fino alla metà degli anni Novanta quando, con l’arrivo del Nucleo Tutela Patrimonio Beni Culturali dell’Arma dei Carabinieri si è posto un freno a queste devastanti attività illecite con l’arresto di numerosi trafficanti di antichità attivi proprio in Etruria. È quindi un fatto eccezionale – continua – poter annunciare il ritrovamento, avvenuto alla fine dell’estate 2013, di una tomba etrusca inviolata, ancora integra all’interno di un territorio particolarmente importante come è quello di Tarquinia, e nello specifico all’interno della famosa necropoli della Doganaccia, dove è ben testimoniato il cosiddetto periodo “orientalizzante” (VII sec. a.C.)”.

Il Tumulo del Re alla necropoli della Doganaccia a Tarquinia

Il Tumulo del Re alla necropoli della Doganaccia a Tarquinia

La scoperta della tomba 6423 che, come vedremo più avanti, è stata chiamata “dell’Aryballos sospeso” risale al 21 settembre scorso: un sepolcro inviolato rinvenuto nel corso della sesta campagna di scavo del Tumulo della Regina, sepolcro monumentale di oltre 40 metri di diametro, situata a poca distanza dal monumento principale che domina, insieme al gemello Tumulo del Re, l’area archeologica della Doganaccia, a Tarquinia. Gli scavi sono iniziati nel 2008, diretti dalla soprintendente Alfonsina Russo e dall’etruscologo Alessandro Mandolesi dell’università di Torino, con il coinvolgimento e la collaborazione delle associazioni locali. Russo e Mandolesi– proprio per questo ritrovamento –  sono stati insigniti di un importante riconoscimento dal presidente Daniele Leodori, a nome del consiglio regionale del Lazio.

La necropoli della Doganaccia a Tarquinia

La necropoli della Doganaccia a Tarquinia

La necropoli della Doganaccia si trova al centro della vasta area sepolcrale di Tarquinia, caratterizzata dalla presenza di due grandi tumuli, che l’immaginario popolare ha chiamato “del Re” e “della Regina”, e che oggi sappiamo divisi dal passaggio (ovvero essere posti ai lati) della strada che collegava il porto di Tarquinia (non ancora localizzato con precisione) con la civita: questa strada, che oggi chiamiamo la Via dei Principi, era già stata ipotizzata dal grande etruscologo Massimo Pallottino nella prima metà del secolo scorso. “Tutta l’area della Doganaccia, come si diceva, dal tumulo del Re a quello della Regina alle tombe a essi collegati”, spiega la soprintendente, “è interessata al periodo culturale “orientalizzante” (VII sec. a.C.) che segna il trionfo della mentalità e delle forme socio-economiche della nascente aristocrazia etrusca, quella dei Principi, che avevano rapporti con Corinto, Cipro e il Mediterraneo Orientale in genere. Questo rapporto è attestato dalla metà dell’VIII secolo (730 a.C.) all’inizio del VI (580 a.C.). È in questo periodo che i Principi, come segno della acquisita potenza economica e politica, allargano i tumuli, e li riempiono di prodotti esotici, soprattutto dall’Egitto, come uova di struzzo e oggetti in faiance, che oggi possiamo ammirare al museo nazionale di Tarquinia. I Principi avevano dunque contatti e traffici regolari con i greci e i fenici”. Non conosciamo ancora l’ubicazione esatta del porto di Tarquinia, ma ci sono testimonianze archeologiche alle Saline (importante insediamento dell’Età del Ferro) e alla foce del fiume Marta. “Fonti antiche latine raccontano che verso la metà del VII secolo a.C.”, continua Russo, “qui approdò – proveniente da Corinto – Demarato, il padre di Tarquinio Prisco. Demarato arrivò a Tarquinia non a caso, ma perché già si conoscevano questi luoghi. Quindi il collegamento dalla costa alla civita, quello che passa attraverso i tumuli, era più antico e già noto”. La soprintendenza dell’Etruria meridionale ha ora lanciato il progetto di valorizzazione della Via dei Principi, sviluppando proprio i rapporti che la vicenda di Demarato sottende. Il progetto collega in un percorso culturale i tumuli del Re e della Regina con il museo archeologico nazionale di Tarquinia e le tombe etrusche dipinte.

La grande gradinata riportata alla luce negli scavi al tumulo della Regina

La grande gradinata riportata alla luce negli scavi al tumulo della Regina

Il tumulo del Re era stato scavato nel 1928, ma per avere idea di cosa poteva custodire il tumulo della Regina si è dovuto attendere 80 anni fino al 2008 quando è iniziata la sua esplorazione ufficiale. Lo scavo ha rivelato un quadro più articolato e complesso. “È stato trovato un grande vestibolo monumentale a cielo aperto a pianta cruciforme”, interviene il prof. Mandolesi: “questa è una tipica espressione della architettura nella Cipro (sito di Salamina) di cultura omerica. Oltre alla gradinata che precede la piattaforma cultuale, sono state ritrovate tracce di intonaco bianco, caso unico a Tarquinia, e anche in questo caso riferibile a un modello presente a Cipro. E un altro ritrovamento eccezionale nel vestibolo riguarda le tracce di pittura murale tarquiniese: sono le più antiche finora trovate. Purtroppo, nonostante queste incoraggianti e stimolanti premesse, le ricerche archeologiche al tumulo della Regina sono state interrotte per mancanza di fondi”.

L'apertura della lastra ancora sigillata a chiusura dell'entrata alla tomba dell'aryballos

L’apertura della lastra ancora sigillata a chiusura dell’entrata alla tomba dell’aryballos

Pianta del tumulo della Regina e della tomba dell'aryballos

Pianta del tumulo della Regina e della tomba dell’aryballos

Si è invece continuato a sondare e scavare l’area vicino al tumulo della Regina. È qui che è stato trovato un sepolcreto che, vista la vicinanza con il tumulo monumentale, si ipotizza possa essere relativo a famiglie di rango collegate in qualche modo al signore (titolare) del tumulo.  È qui che è stata trovata una tomba gemina (640-630 a.C.) realizzata su modello cipriota che imita il tumulo della Regina. È un tumulo di 6 metri di diametro. A una profondità di tre metri si presenta la facciata con lastre a sigillare la porta d’ingresso: una sigillatura compatta che aveva ancora il servizio da simposio posto accanto alla porta. “La perfetta conservazione di quella sigillatura”, sottolinea Mandolesi, “ci ha permesso di dire che eravamo davanti a una tomba integra, non violata né in antico né in tempi recenti: e questo è un fatto eccezionale. L’ingresso presenta una porta ad arco (tipico modello architettonico del VII sec. a.C.) che dà accesso a una piccola camera ricolma di oggetti: la pianta è rettangolare, con due panchine, che sono due letti funerari, più lunga quella a sinistra, più piccola quella a destra. Il corredo funerario è stato posto nello spazio al centro e ai piedi delle due deposizioni. C’erano anche piccoli troni per sostenere il corredo”.

L'interno della tomba dell'aryballos sospeso (si vede appeso sulla parete di testa)

L’interno della tomba dell’aryballos sospeso (si vede appeso sulla parete di testa)

Appeso alla parete di testa un aryballos (di qui il nome dato dalla soprintendente Alfonsina Russo alla tomba: “dell’aryballos sospeso”): quello è l’unico trovato in situ, ma dai fori sulle pareti o dagli appigli (chiodi) ancora visibili si può dire che nella tomba in tutto erano nove gli unguentari appesi al muro. Le differenti dimensioni dei due letti scavati nella roccia per le deposizioni hanno rivelato anche un diverso rito funerario: a inumazione e a incinerazione. Su quello di sinistra infatti c’era uno scheletro, probabilmente di una donna sui 35-40 anni, deposta con ricchi ornamenti e oggetti personali, fra cui una raffinata pisside in lamina di bronzo contenente (secondo uno studio per ora solo con i raggi X) oggetti da ricamo: degli aghi in bronzo o argento, alcuni con la punta ritorta. Sull’altro letto più piccolo sono state ritrovate, invece, le ceneri di un uomo: il marito o il figlio. L’utilizzo della tomba (620-570 a.C.) testimonia una sequenza di deposizione nell’arco di circa mezzo secolo. L’architettura della tomba è tipica del VII secolo: sullo schema a botte viene disegnato un timpano con una linea rossa. La struttura richiama quindi più il concetto di padiglione che quello di casa. Probabilmente l’uomo è morto dopo, quando era già cambiata la mentalità e la cultura. Ricco il corredo funerario composto da vasellame (ceramiche etrusco-corinzie a impasto), oggetti di ornamento, fibule, suppellettili, sigilli, monili e armi tra cui una lancia e un giavellotto.

 

Particolare del corredo ritrovato all'interno della tomba dell'aryballos sospeso

Particolare del corredo ritrovato all’interno della tomba dell’aryballos sospeso

“Ora è necessario fare le analisi dei resti della sepoltura e studiare i materiali del corredo”, annuncia Alfonsina Russo, “per poter così capire meglio l’ordine seguito nelle deposizioni. Questa tomba è importante anche perché segna il passaggio dalla società dei Principi a una società più popolare”. I reperti trovati verranno sottoposti ad analisi scientifiche nei centri di restauro specializzati. “Apriremo il cofanetto, che pensiamo possa contenere anche gioielli; e condurremo indagini sui resti organici per capire cosa mangiavano i principi”, spiega la soprintendente, riferendosi alla pisside. Per quanto riguarda le armi ritrovate (una lancia, un giavellotto e un coltello rituale), anche queste saranno a breve oggetto di studio. I reperti in metallo e il materiale organico andranno ai laboratori di analisi dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali di Roma e il restante materiale sarà analizzato nei laboratori di Diagnostica e Restauro di Montalto di Castro (della società Mastarna), dalla soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale e dall’accademia di Belle arti “Lorenzo da Viterbo”.

L'etruscologo Alessandro Mandolesi

L’etruscologo Alessandro Mandolesi

“È motivo di soddisfazione, in un periodo così difficile per la tutela, perché abbiamo scarse risorse economiche e umane”, conclude Russo, “aver ottenuto questo risultato raggiunto solo grazie a una operazione sinergica con il Comune di Tarquinia, l’Università di Torino e anche, in futuro, con la Regione Lazio, visto che stiamo portando avanti un progetto di valorizzazione di questo sito tramite un finanziamento Por. Tutto ciò dimostra la bontà degli obiettivi che si possono raggiungere grazie alla sinergia tra vari enti e istituzioni”. Saranno infatti presto svolti lavori di valorizzazione dell’intera area, grazie a un finanziamento europeo (Por Fesr), erogato dalla Regione Lazio, nell’ambito del progetto Via dei Principi, che comprenderanno i restauri delle strutture con l’obiettivo di creare un Parco archeologico a tema. Ma è auspicio di tutti che per il futuro si possano proseguire anche gli scavi della Doganaccia.

Dalle tombe dipinte di Tarquinia alla musica perduta degli etruschi: a Firenze “live” coinvolgente con l’etruscologa Simona Rafanelli e il jazzista Stefano Cocco Contini

Le tombe dipinte di Tarquinia testimoniano l'importanza della musica per gli etruschi

Le tombe dipinte di Tarquinia testimoniano l’importanza della musica per gli etruschi

Quando l’archeologia ti coinvolge in un’emozione collettiva: domenica a Firenze più di duemila appassionati del mondo antico, accorsi al centro congressi per il X Incontro nazionale di Archeologia Viva, hanno vissuto momenti intensi “calati” nell’atmosfera magica dei Principes di Tarquinia. Perché l’intervento dell’etruscologa Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, e del sassofonista Stefano Cocco Cantini, musicista jazz, dal titolo “Suoni dal passato: la musica perduta degli etruschi”, più che un momento didattico di archeologia sperimentale è stato un vero e proprio show che ha regalato ai presenti – in anteprima assoluta – un concerto di musica etrusca con gli strumenti ricostruiti sul modello dei reperti archeologici trovati in Etruria e a Paestum.

Il progetto "Musica perduta degli etruschi" è diventato un libro

Il progetto “Musica perduta degli etruschi” è diventato un libro

La ricerca rientra nel progetto “Musica perduta degli etruschi” promossa dalla Rete dei musei della Provincia di Grosseto. “Nell’antichità la musica permeava quasi ogni momento della vita, sia pubblica che privata”, spiega la coordinatrice del progetto Roberta Pieraccioli. “Con il canto e la danza, la musica era infatti presente nelle cerimonie religiose, negli agoni sportivi, nel simposio, nelle feste solenni, perfino nelle contese politiche e aveva un ruolo preponderante anche nei momenti privati come i matrimoni e le cerimonie funebri, l’intrattenimento domestico, il corteggiamento”.  Le informazioni che abbiamo sulla musica nell’antichità classica provengono sia dalle fonti letterarie (molto lacunose) sia dall’archeologia (ma l’archeomuseologia è disciplina molto recente e ancora poco praticata). Paradossalmente è stato proprio l’incontro quasi casuale tra Rafanelli e Cocco Cantini a far emergere sulla musica etrusca osservazioni interessanti e inedite che valeva la pena di approfondire. Di qui il progetto “Musica perduta degli etruschi” presentato domenica a Firenze in un “live” coinvolgente.

Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico "Isidoro Falchi" di Vetulonia

Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia

I due esperti hanno lavorato a stretto contatto. Simona Rafanelli ha sviluppato una ricerca mirata sulle fonti storiche e iconografiche, raccogliendo testi tratti dagli storici antichi che hanno parlato degli etruschi e della loro musica, immagini dell’arte etrusca (pitture parietali delle tombe, pitture vascolari, bassorilievi, incisioni), e una bibliografia alla quale fare riferimento anche per il lavoro del musicista. Stefano Cantini, servendosi dell’archeologia e mettendo in campo le sue competenze musicali, ha studiato le immagini e le informazioni delle fonti antiche interpretandole sulla scorta della sua esperienza per cercare di capire come e che cosa suonavano gli etruschi, quali suoni potevano trarre dai loro strumenti e in che modo questi strumenti potevano essere suonati. Da queste due prospettive, diverse e complementari, è nato un lavoro di alta divulgazione scientifica destinato al pubblico più vasto.

Gli "auloi" di Paestum messi a disposizione di Rafanelli e Cantini

Gli “auloi” di Paestum messi a disposizione di Rafanelli e Cantini

“Di questo popolo musicale sappiamo ben poco e per ogni informazione dobbiamo fare riferimento allo straordinario repertorio iconografico delle tombe dipinte di Tarquinia”, ammette Rafanelli. “Per esempio, del suonatore con lo strumento a fiato a due canne – presente e ricordato ovunque – conosciamo il nome etrusco, suplu, corrispondente al latino subulo (pl. subulones), ma non conosciamo il nome dello strumento a fiato usato dal suonatore per il quale siamo costretti a rifarci ai nomi usati per modelli simili dai greci (aulòi) e dai romani (tibiae)”.  Ma perché due strumenti suonati contemporaneamente? Contini ha cercato di dare una risposta: “Una delle mani del musicista tiene quasi sempre il mignolo sotto una delle due canne. Non solo per sorreggerla”, spiega il jazzista. “Dopo varie osservazioni e riflessioni, posso affermare con certezza che questa impostazione delle dita spiega il ruolo differente delle due parti dello strumento. La canna con il mignolo a sostegno (e con un foro nella parte inferiore) era la parte solista, cioè quella cui era affidato probabilmente il compito di sviluppare le melodie più complesse. L’altra canna, priva del foro sulla parte inferiore, aveva la funzione di “bordone”: poteva emettere meno note, nonostante avesse nella parte superiore un foro in più, perché non avendo il foro al di sotto non poteva innescare armonici complessi”.

Il musicista jazz Stefano Cocco Cantini

Il musicista jazz Stefano Cocco Cantini

Fin qui la teoria. Ma per tentare di riprodurre il suono come all’epoca degli etruschi, che non conoscevano il sistema temperato ma eseguivano scale modali producendo una nota fissa con uno strumento e la melodia con l’altro, il solista, bisognava riprodurre fedelmente uno strumento musicale a fiato etrusco. Pochi gli originali che si conoscono: quelli del relitto dell’isola del Giglio e quelli di Paestum. Grazie alla collaborazione e alla disponibilità delle competenti autorità, il musicista ha avuto modo di studiarli da vicino. “I doppi strumenti, usati anche dai greci e dagli assiri, erano costruiti prevalentemente in bosso – ricorda Cantini – un legno durissimo, stabile e sonoro, principale materiale per la costruzione dei clarinetti e degli oboi del 1700/1800, prima dell’avvento dell’ebano”. Le proprietà del bosso erano state comprese anche dagli etruschi, che avevano costruito strumenti bellissimi e smontabili in più parti. Per questo il sassofonista si è procurato il bosso in Ucraina e ha realizzato una coppia di strumenti a fiato, quelli suonati domenica a Firenze, coinvolgendo nel progetto anche un fisico matematico e un artigiano. “La particolarità di questi strumenti era l’imboccatura speciale”, spiega Cantini. “Se non si capiva questo dettaglio non si sarebbe potuto riprodurre i loro suoni”. Oggi il clarinetto e il sassofono hanno un bocchino. Nell’antichità esisteva ed era comunissima la doppia ancia, esattamente come oggi hanno l’oboe e il fagotto, ben rappresentata in immagini dalla Grecia e dall’Antico Egitto. “Osservando un dipinto della tomba Francesca Giustiniani di Tarquinia”, puntualizza Contini, “si può notare che il pittore ha dipinto l’ancia fuori dalle labbra del musicista, quasi a lasciare una traccia per noi: e non si tratta né di un’ancia doppia, ma di un’ancia semplice battente, come quella ancora oggi impiegata nelle launeddas sarde”. Tenendo presente tutti questi elementi e i calcoli matematici sulle frequenze e sui rapporti proporzionali di ottave e quinte, Stefano Cocco Contini, visibilmente emozionato, ha provato quei preziosi strumenti a fiato “all’etrusca” davanti al pubblico di Firenze, che il fiato lo tratteneva nel pathos di quel momento. Il risultato? Cantini, che quegli strumenti e il modo di suonarli ha immaginato e ricostruito, lo ha definito “strabiliante”. La risposta entusiasta del pubblico, che – come a teatro – ha richiesto il bis, lo ha confermato.

Appuntamento a Firenze con il X Incontro nazionale di Archeologia Viva: a tu per tu con i protagonisti della ricerca e della divulgazione

L'auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l'Incontro nazionale di Archeologia Viva

L’auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l’Incontro nazionale di Archeologia Viva

L’appuntamento per tutti gli appassionati di archeologia è domenica 2 marzo 2014 al Palazzo dei Congressi di Firenze (ingresso libero) per il X Incontro nazionale di Archeologia Viva, dove è possibile conoscere e incontrare i protagonisti della ricerca e della divulgazione. Anche la decima edizione promossa dalla rivista Archeologia Viva non sembra tradire le aspettative: grandi personaggi per una full immersion che è diventata un appuntamento irrinunciabile per quanti hanno fatto proprio il motto della rivista: “Vivere il passato. Capire il presente”.

Il manifesto della 24. Rassegna di Rovereto

Il manifesto della 24. Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Il programma è intenso, si diceva. L’apertura dell’auditorium alle 8. I lavori inizieranno 20 minuti più tardi con il saluto del direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti “Questo nostro decimo incontro”. Alle 8.30, Dario Di Blasi direttore Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico – Fondazione Museo Civico di Rovereto, presenterà il film “L’Italia dei Longobardi” di Eugenio Farioli Vecchioli, prodotto dall’associazione Italia Langobardorum con IULM e Archeoframe, film vincitore del premio “Città di Rovereto-Archeologia Viva” alla XXIV Rassegna di Rovereto dell’ottobre scorso. Alle 9.30, Paolo Brusasco docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico all’Università di Genova interviene su “La storia rubata: il saccheggio archeologico del Vicino Oriente”. Alle 10, Alessandro Mandolesi docente di Etruscologia e Antichità italiche all’Università di Torino, e Alfonsina Russo soprintendente ai Beni archeologici dell’Etruria Meridionale ci riportano all’attualità italiana con “Tarquinia: la scoperta di una tomba etrusca sulla Via dei Principi”.  Alle 10.30, l’Incontro di Archeologia Viva rende omaggio all’astrofisica Margherita Hack, grande ricercatrice e amica dei lettori della rivista, con Viviano Domenici scrittore, già responsabile delle pagine culturali de “Il Corriere della Sera”: “Omaggio a Margherita Hack. La vita extraterrestre: le indagini della scienza e gli inganni della fantarcheologia”. Alle 11 pausa per incontri e documentazione.

L'archeologo prof. Andrea Carandini, presidente del Fai

Andrea Carandini, presidente del Fai

Si riprende a mezzogiorno, Andrea Carandini docente emerito di Archeologia classica alla “Sapienza” Università di Roma, presidente del FAI, interviene sull’archeologia cristiana e romana: “Su questa pietra… Pietro, dalla casa a Cafarnao alla tomba in Vaticano”. Alle 12.30, intervento di denuncia di Danilo Mazzoleni rettore Pontificio Istituto di Archeologia cristiana, su “Chiese siriane del IV secolo: un patrimonio a rischio di estinzione”. Alle 13, pausa per pranzo, incontri e documentazione.

L'archeologo Valerio Massimo Manfredi

Valerio Massimo Manfredi

Si riprende alle 14, con Massimo Rossi comandante Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico – Guardia di Finanza, che spiega i “Crimini contro la Storia e la Cultura. Il fenomeno dei “falsi rinvenimenti” attraverso le indagini della Guardia di Finanza”. Alle 14.30, Simona Rafanelli direttore museo archeologico “I. Falchi” di Vetulonia, e Cocco Cantini musicista jazz, affrontano un tema poco noto ma molto interessante: “Suoni dal passato: la musica perduta degli Etruschi” in collaborazione con Rete dei Musei della Provincia di Grosseto. Alle 15, l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, che ha appena pubblicato in due volumi, l’epopea di Ulisse, parla dei “Nostoi: i ritorni e l’Odissea”.  Segue alle 15.30 la pausa per incontri e documentazione.

Alfredo e Angelo Castiglioni

Alfredo e Angelo Castiglioni

Alle 16, si riprende con Jacopo Bonetto docente di Archeologia greca e romana e direttore della scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Padova, illustra una recente scoperta archeologica: “Aquileia, città di frontiera: la grande Domus di Tito Macro riprende vita fra ricerca e valorizzazione”, in collaborazione con Fondazione Aquileia. Alle 16.30, Alfredo e Angelo Castiglioni direttori Centro Ricerche Deserto Orientale denunciano cosa succede dopo il rinvenimento di un sito archeologico importante: “Berenice Pancrisia dalla scoperta archeologica all’assalto dei metal detector”. Alle 17, ultima pausa per incontri e documentazione.

Alberto Angela con Piero Pruneti a Firenze

Alberto Angela con Piero Pruneti a Firenze

Alle 17.30, Cristina Acidini soprintendente Polo Museale Fiorentino e Gino Fornaciari ordinario di Storia della Medicina all’Università di Pisa in “Giovanni dalle Bande Nere: vita e morte (annunciata?) di un capitano di ventura”. Ultimo intervento di un’intensa giornata, alle 18, con Alberto Angela archeologo e scrittore su “I segreti di Michelangelo nella Cappella Sistina”. Alle 18.30 conclusioni e chiusura della manifestazione.