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Reggio Calabria. Le aperture serali del giovedì e del sabato al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria prorogate per tutto il mese di ottobre. Lo annuncia il direttore Malacrino: “Risposta all’apprezzamento dimostrata dal pubblico”

Doccioni a protome leonina dal tempio della Passoliera di Kaulon, tra i capolavori da ammirare al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
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Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Le aperture serali del giovedì e del sabato al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria continueranno per tutto il mese di ottobre 2021. Ad annunciarlo il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino: “Le temperature ancora miti dell’autunno calabrese ci hanno convinti a proseguire l’orario continuato fino alle 23 in questi due giorni della settimana e ad offrire ai nostri ospiti la possibilità di conoscere le nostre sale espositive nella suggestiva visita dopo il tramonto. Il Museo è luogo di cultura e di divulgazione della storia antica della regione – continua -. La programmazione dei mesi estivi ci ha premiati con migliaia di ingressi in occasione delle iniziative previste per “Notti d’estate”. È un risultato che premia le sinergie con le istituzioni e le associazioni che si sono spese per la realizzazione degli eventi, complice lo splendido scenario dello Stretto di Messina, ma che è indicatore significativo dell’apprezzamento del pubblico verso i reperti e le collezioni del Museo”. Resterà fuori dalla promo serale l’accesso alla terrazza panoramica, che costituisce uno tra i catalizzatori più significativi della bella stagione.  Ma, promettono al MArRC, sono in programmazione altre attività che certamente riscuoteranno l’interesse della comunità. “Un ringraziamento speciale è doveroso nei confronti del personale del Museo – conclude il direttore Malacrino – per l’impegno profuso nell’accoglienza dei visitatori e negli sforzi fatti per garantire la massima sicurezza in tempi di pandemia”. Restano invariate le disposizioni di accesso al museo, con Green Pass obbligatorio, mascherina e distanziamento. Nei giorni di apertura serale, dalle 20, il biglietto costerà 3 euro.

A Noceto (Pr) si stanno ultimando gli ultimi lavori in vista dell’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca Votiva, un unicum a livello europeo che innova le conoscenze scientifiche sull’Età del Bronzo. Gli archeologi anticipano qualche curiosità sugli oggetti ritrovati e qualche ipotesi sull’utilizzo rituale della vasca

Locandina per l’inaugurazione del museo Archeologico Vasca votiva di Noceto (Pr)

Alla vigilia di Ferragosto dal segretariato dell’Emilia Romagna del ministero della Cultura con l’augurio di “Buone vacanze” c’era stato anche un arrivederci importante: “Ci vediamo il 1° ottobre 2021 a Noceto, in provincia di Parma, per l’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca votiva”. La Vasca Votiva rappresenta un unicum a livello europeo tale da innovare profondamente per dimensioni e caratteristiche le conoscenze scientifiche sull’Età del Bronzo. Si tratta infatti di un monumento senza confronti fra le strutture lignee pre-protostoriche europee. Il museo di Noceto è stato costruito proprio per ospitare esclusivamente questo incredibile reperto e gli oggetti ritrovati al suo interno. Ma non sarà aperto il 1° ottobre. L’attesa cerimonia è stata fatta slittare di una settimana. L’appuntamento è per venerdì 8 ottobre 2021, a Noceto (Pr), in via Ignazio Silone 1, per l’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca votiva. L’inaugurazione sarà in presenza nel rispetto delle norme anti-Covid. Per accedere sarà necessario essere dotati di Green Pass. Diretta sul profilo Facebook del Comune di Noceto @ComuneNoceto.

Dettaglio della vasca votiva al centro del nuovo museo Archeologico di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

Programma della giornata. Alle 10.30, inaugurazione e saluti istituzionali: Corrado Azzollini, segretario regionale del ministero della Cultura per l’Emilia-Romagna; Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna; Fabio Fecci, sindaco del Comune di Noceto; Elio Franzini, magnifico rettore dell’università di Milano; Marco Masetti, direttore del dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio”; Franco Magnani, presidente della Fondazione della Cassa di risparmio di Parma; Cristina Ambrosini, direttore del servizio Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna. Alle 11.10, intervengono: Maria Bernabò Brea su “La Vasca di Noceto nel contesto dell’Età del Bronzo”; Mauro Cremaschi, docente dell’università di Milano su “La struttura della Vasca: dallo scavo al museo”; Angela Mutti, funzionaria archeologa del Mic su “Il contenuto della Vasca: dallo scavo al museo”; Guillaume Pacetti, architetto “Il progetto del museo”.

Oggetti recuperati dalla vasca votiva pronti per essere sistemati nelle vetrine del nuovo museo Archeologico di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

Intanto prosegue a ritmo serrato il completamento dell’allestimento. “Allestire una vetrina”, spiega lo staff tecnico sul sito del segretariato regionale del Mic, “è operazione appassionante ma al tempo stesso fonte di preoccupazione, perché maneggiare i reperti comporta sempre un certo rischio. Per di più, quando si prepara un nuovo allestimento non basta spostare un oggetto da un posto all’altro, ma occorre provare più versioni espositive fino a raggiungere quella ottimale. La situazione è ancora più complessa quando il nuovo allestimento è completamente da realizzare: in questo caso sono addirittura da calcolare le dimensioni delle vetrine, la tipologia dei basamenti interni e finanche dei singoli supporti. Non sempre però si dispone di uno spazio e, ancor più, dell’attrezzatura di scena per effettuare queste prove come davvero si vorrebbe. E qui entra in gioco la capacità di immaginazione e l’inventiva degli archeologi, abituati a soluzioni improvvisate degne di un MacGyver o di Archimede pitagorico: i più svariati tipi di oggetti (purché stabili!) diventano utili per una simulazione”.

Prove di allestimento di una vetrina del nuovo museo Archeologico Vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
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Proposta di allestimento di alcuni oggetti lignei recuperati dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Per buona parte dei reperti di Noceto”, continuano i tecnici, “nastro di carta e metro, cassette di svariato materiale, fogli per appunti e macchine fotografiche sono stati più che sufficienti per simulare perimetri di vetrine, suddividere gli spazi interni, riprodurre piani espositivi di diversa altezza, fissare le soluzioni individuate. La stessa procedura era però impossibile per i reperti lignei, troppo delicati per essere ripetutamente maneggiati e spostati. Per loro si è dunque fatto ricorso al modellino in scala: in parte con il vecchio stile (forbici per ritagliare le figurine, cartoncino e colla), in parte con tecniche più moderne, ossia con un programma di grafica. Il timore che la versione reale non fosse all’altezza del modello c’era, ma oggi, ad allestimento avviato, il risultato ci sembra niente male”.

Alcuni vasi in ceramica recuperati dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

La vasca conteneva ben 100/150 vasi interi o “ricomponibili”: si tratta di un ristretto numero di vasi integri, molti vasi “ricomponibili”, ossia in frammenti ma pressoché completi, e altri mancanti di qualche parte che potrebbe essere andata perduta durante lo scavo. “Quasi tutti i vasi rinvenuti nei pressi del fondo della vasca”, intervengono gli archeologi impegnati nelle ricerche, “erano ad esempio “ricomponibili”; sono stati i primi ad esservi depositati e hanno subito più degli altri il peso dei sedimenti e dei manufatti che li hanno coperti. Molti dei vasi “integri” provengono invece da livelli più alti, dove si sono conservati perché probabilmente sottoposti a una pressione minore”.

Vasi ricomposti dopo il restauro, provenienti dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
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Un vaso in ceramica al momento dello scavo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Poi ci sono i vasi scompleti, mancanti di qualche parte”, continuano: “è vero che tali parti potrebbero essere andate perdute in scavo, ma se così non fosse? Se questi vasi fossero stati deposti nella vasca già privati di un frammento o di una parte perché l’offerente desiderava conservare un legame con la divinità destinataria, condividendo con lei un oggetto investito di un importante significato? Bisogna infine dire che la vasca conteneva anche migliaia di frammenti ceramici; dunque come escludere del tutto l’ipotesi che alcuni oggetti fossero intenzionalmente frammentati e poi deposti, oppure che una semplice parte di vaso fosse ritenuta sufficiente a rappresentare, simbolicamente, l’intero dono? Per verificare queste ipotesi bisognerebbe esaminare migliaia di frammenti, cercare quelli cha attaccano e procedere, fino a dove il puzzle lo consente, con la ricomposizione. Oggi un’operazione del genere è quasi un sogno, ma in futuro chissà!”.

Fusaiole e pesi da telaio ritrovati nella vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
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Nel disegno un’ipotesi di ricostruzione e utilizzo del telaio nell’Età del Bronzo (foto Mic-ERO)

“Tra i diversi oggetti in terracotta ritrovati nella vasca”, ricordano gli archeologi, “c’erano una ventina di fusaiole e alcuni (4) pesi da telaio. Fusaiole e pesi si rinvengono abbastanza facilmente negli abitati, mentre gli elementi lignei cui sono associatisi trovano in casi rarissimi: dalla vasca provengono invece almeno tre fusi, bastoncini con le due estremità assottigliate e appuntite e un altro manufatto forse usato con il telaio. Il fuso, con il movimento rotatorio impressogli dalla filatrice, trasforma in filo la matassa informe di fibre, lana o lino, avvolta su una conocchia (o rocca) retta dalla filatrice stessa con l’altro braccio; le fusaiole, infilate nella punta inferiore del fuso, gli garantiscono stabilità durante la rotazione. I fili sono poi collocati su un telaio verticale, tenuti tesi con il peso legato alla loro estremità inferiore; i fili verticali costituiscono l’ordito e un altro filo, intrecciato trasversalmente ai primi con l’aiuto di una spoletta (o navicella), dà origine alla trama. In epoca preistorica filatura e tessitura erano praticate in ambito familiare e dalle donne, comprese quelle appartenenti alle classi sociali più elevate; sappiamo tutti che Penelope, pur regina, trascorreva gran tempo al telaio. E non vorremo certo dimenticare la Bella addormentata, caduta vittima del malefico incantesimo proprio pungendosi con un fuso!”.

Fusaiole affiorano durante lo scavo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Tornando a filatura e tessitura, come interpretare la presenza entro la vasca di oggetti legati a queste attività?”, si chiedono gli esperti. “Un’ipotesi è che nella mitologia di molte culture antiche, anche di aree distanti tra loro, vita e destino dell’uomo sono spesso assimilati a un filo, retto, avvolto e troncato da apposite figure divine e che, sempre nel mondo antico, si riteneva spesso che il passaggio tra mondo dei vivi e mondo dei morti avvenisse attraverso l’acqua”.

Alcuni vasi trovati impilati uno sull’altro sul fondo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Uno dei temi più dibattuti nel corso dello scavo”, spiegano ancora gli archeologi sul sito del segretariato regionale del Mic, “era con quali criteri e, soprattutto, in che modo erano affidati alla vasca gli oggetti che conteneva? Innanzitutto si può constatare che i primi vasi deposti si distribuivano lungo i lati Nord ed Est, formando delle piccole concentrazioni alternate a spazi vuoti. Forse perché questi lati erano quelli rivolti verso il villaggio e quindi i primi a cui si giungeva? E perché le concentrazioni? Corrispondevano forse a offerte effettuate in momenti diversi ma sempre dallo stesso punto del bordo, forse più facilmente accessibile? Ed è possibile che ognuna fosse ricollegabile o addirittura riservata a una stessa famiglia o a un clan familiare?”.

Piccola concentrazione di vasi ritrovati lungo un bordo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Quando poi i doni più antichi e le travi basali erano già sepolti dai sedimenti – continuano -, le offerte (peraltro mai interrotte) si fanno di nuovo numerose. Che fosse in atto una carestia o fosse necessaria una maggiore produttività dei terreni per l’aumento della popolazione? A differenza dei doni più antichi, le offerte di questa fase si concentrano nell’angolo Nord-Est, che viene riempito da un enorme numero di vasi”.

Proposta di ricostruzione dei riti alla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
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Nel disegno un’ipotesi di come venivano depositati gli oggetti sul fondo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“A criteri precisi sembra poi rispondere la distribuzione dei principali manufatti in legno; aratri e vanghe, i più grandi attrezzi ritrovati entro la vasca, erano tutti in corrispondenza di angoli. Rami, intrecci, ghirlande sembrano invece distribuirsi un po’ su tutta la superficie, forse perché, a differenza degli oggetti pesanti che andavano subito a fondo, potevano galleggiare sulla superficie prima di affondare. Infine si tende a pensare che gli oggetti fossero delicatamente posati lungo il bordo, a pelo d’acqua, ma non possiamo non notare alcune stranezze: alcuni vasi sono esattamente sovrapposti tra loro, un grosso vaso rovesciato e privo di fondo era ben lontano dal bordo vasca. Come spiegare questi aspetti? Casualità forse o, come scherzosamente ipotizzato, dovremmo davvero pensare che a qualcuno spettasse l’onore (o l’onere?) di tuffarsi per andare a deporre gli oggetti? Incarico, almeno dal nostro punto di vista, poco attraente e nemmeno agevole data la presenza di un reticolo di travi anche alla sommità della vasca”.

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia”, catalogo della mostra in corso a Palazzo Mocenigo a Venezia in concomitanza con le celebrazioni per i 1600 Anni di Venezia e con il decennale dell’iscrizione nella lista dell’Unesco del sito seriale transnazionale “Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino”. Prenotazione obbligatoria e Green Pass

Locandina dell’incontro di presentazione del catalogo “Vivere tra terra e acqua” al museo di Storia naturale di Verona

È un suggestivo viaggio nel tempo, in due tappe, quello proposto, il 28 settembre 2021, alle 16, al museo di Storia Naturale di Verona, da Federica Gonzato, direttore del museo Archeologico nazionale di Verona e del museo nazionale Atestino di Este che, al museo di Storia Naturale di Verona, presenterà il volume “Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia”, catalogo della mostra in corso sino al 31 ottobre 2021 nella città lagunare, a Palazzo Corner Mocenigo. venezia-1600_logo1600 anni fa prendeva forma la città di Venezia, innalzata su una fitta rete di pali infissi nel terreno limoso della Lagunaunesco_siti-palafitticoli-preistorici-dell-arco-alpino_logo. Più di due millenni prima, lungo l’intero Arco Alpino, le popolazioni dell’Età del Bronzo innalzavano su pali i loro piccoli agglomerati “urbani”, di cui il Museo di Storia Naturale conserva ampia testimonianza. Dieci anni fa, l’UNESCO riconosceva i Siti Preistorici Palafitticoli dell’Arco Alpino come Patrimonio dell’Umanità. Analogo riconoscimento la città di Venezia lo aveva ottenuto nel 1987. Due “storie di pali”, lontane secoli e secoli di storia, ma vicine geograficamente e strutturalmente, che documentano come l’ingegno dell’uomo abbia saputo affrontare la sfida di vivere in un ambiente naturale tra terra e acqua. Prenotazione obbligatoria: segreteria didattica dei Musei Civici di Verona Cooperativa Le Macchine Celibi, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16, tel. 045 8036353 – 045 597140; segreteriadidattica@comune.verona.it (entro le 13 del 28 settembre 2021). Ingresso consentito con Green Pass e mascherina

Tracce di palafitte conservate sotto la superficie dell’acqua (foto comando regionale guardia di finanza)

La mostra a Venezia. Fino al 31 ottobre 2021 in Palazzo Corner Mocenigo, a Venezia, questa doppia storia è riunita nella mostra “Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia”, promossa dalla direzione regionale Musei del Veneto del ministero della Cultura e dal Comando Regionale Veneto della Guardia di Finanza, che ha la propria sede nel nobile palazzo. Alla mostra hanno attivamente collaborato anche la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e il museo di Storia Naturale di Verona.

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Ricerche archeologiche subacquee nelle acque del laghetto del Frassino vicino a Peschiera (foto drm-veneto)

Sono stati proprio gli insediamenti palafitticoli a creare l’occasione per il coinvolgimento del museo di Storia Naturale di Verona, che raccoglie i rinvenimenti avvenuti nelle palafitte del Veronese sin dalla metà dell’Ottocento e ha rivestito nel Novecento un ruolo chiave nella ricerca degli insediamenti palafitticoli dell’Italia settentrionale. Tra le importanti e ricche collezioni di reperti da numerosi siti palafitticoli del Veneto e della Lombardia occidentale che ospita nei suoi depositi e nelle vetrine dell’esposizione, ci sono quelli dell’insediamento di Tombola di Cerea, uno dei siti palafitticoli iscritti nella lista dell’UNESCO (vedi Venezia. Nel 1600 anniversario della fondazione di Venezia e nel decennale del sito Unesco “Siti preistorici palafitticoli dell’arco alpino”, apre a Palazzo Corner Mocenigo la mostra “Vivere tra terra e acqua” – Dalle palafitte preistoriche a Venezia” che avvicina la storia di Venezia e la cultura degli insediamenti palafitticoli | archeologiavocidalpassato).

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Oggetti in mostra a Venezia nell’esposizione “Vivere tra terra e acqua” (foto pm-veneto)

I reperti del museo di Storia Naturale in mostra a Venezia. Tra le opere scelte per raccontare gli aspetti salienti della vita in palafitta nella mostra veneziana ci sono 27 reperti provenienti dalle collezioni della Sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale: in particolare un gruppo di reperti di proprietà civica è presente nella sezione “Scambi, commerci, contatti” della mostra allestita a Palazzo Corner Mocenigo e dimostra che, ben prima di Venezia, gli scambi su lunghe distanze abbiano antecedenti già tra III e II millennio a.C. Altri oggetti preistorici delle collezioni veronesi, legati alla tessitura, sono stati selezionati per l’esposizione nella sezione “Costumi e mode nei secoli”.

La mappa delle palafitte censite nel sito Unesco “Siti preistorici palafitticoli dell’arco alpino” (foto mic-unesco)
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Copertina del catalogo della mostra “Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia”

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L’archeologa Federica Gonzato

Il volume “’Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia” sarà presentato al museo di Storia Naturale dai suoi curatori, Federica Gonzato e Ivan Toluzzo, che illustreranno il grande tema del costruire in ambienti umidi, utilizzando il legno come principale materiale, e il ruolo della Guardia di Finanza nella tutela del patrimonio culturale. Attingendo alle più avanzate ricerche internazionali, Federica Gonzato (funzionario archeologo presso la direzione regionale Musei Veneto, direttore del museo Archeologico nazionale di Verona e direttore del museo nazionale Atestino di Este) illustrerà il mondo palafitticolo e, in particolare, quello dei Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino riconosciuti dall’Unesco. Sono ben 111, localizzati sulle Alpi o nelle immediate vicinanze. Si trovano in Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia. Di questi ben 19 si trovano in Italia, di cui 4 in Veneto: Peschiera del Garda-Belvedere; Peschiera del Garda-Frassino; Arquà Petrarca-Laghetto della Costa e Cerea-Tombola. Una selezione di materiali da quest’ultimo sito è tuttora esposta nella sala di Preistoria del museo di Storia Naturale, frutto delle ricerche condotte negli anni ’50 del secolo scorso dall’allora direttore Francesco Zorzi. Le ricerche condotte nei siti palafitticoli alpini, in Italia e negli altri paesi coinvolti (Svizzera, Francia, Germania, Austria e Slovenia) hanno permesso agli specialisti di ricostruire, come in nessun’altra regione del mondo, la vita nelle società di agricoltori e allevatori degli ultimi cinque millenni a.C. In parallelo, il volume e la mostra analizzano la nascita “su pali” di Venezia. In questo caso i pali vennero infissi per rendere stabile la superficie su cui innalzare palazzi, chiese e case.

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Ivan Toluzzo, tenente colonnello Ufficiale di Stato Maggiore presso il Comando Regionale della Guardia di Finanza di Venezia

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L’archeologa Nicoletta Martinelli

Ivan Toluzzo (tenente colonnello Ufficiale di Stato Maggiore presso il Comando Regionale della Guardia di Finanza di Venezia e referente per il coordinamento delle iniziative congiunte tra il Corpo della Guardia di Finanza e la direzione regionale Musei del Veneto) tratterà delle attività di tutela del patrimonio della Guardia di Finanza attraverso il Comando Regionale Veneto, ma anche dell’attività di valorizzazione e condivisione del patrimonio culturale di cui è detentrice, col supporto del Museo Storico del Corpo, intrapresa dal 2012 con l’organizzazione di mostre tematiche, la partecipazione alla realizzazione di pubblicazioni e con l’opera di conservazione, recupero e valorizzazione architettonica delle proprie sedi in Laguna. Illustrerà, inoltre, il protocollo di intesa sottoscritto nel febbraio 2021 con la direzione regionale Musei del Veneto, che intende rafforzare la dialettica tra istituzioni pubbliche per la promozione della cultura. Infine Nicoletta Martinelli del museo di Storia Naturale illustrerà brevemente i reperti della sezione di Preistoria selezionati per l’allestimento della mostra veneziana.

Al RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie non solo cinema: in programma anche tre corsi di formazione e approfondimento dedicati a insegnanti, giornalisti e documentaristi con esperti del settore

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

RAM film festival: non solo cinema a Rovereto Archeologia Memorie. Ma anche corsi di formazione e approfondimento dedicati a insegnanti, giornalisti e documentaristi con esperti del settore. “Il Festival rimane sì un appuntamento di alto livello, ma non è di nicchia. Oltre al teatro, esce per le strade cittadine, propone appuntamenti per i giovani, intreccia cultura, tradizioni e vita”, ricorda Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo civico di Rovereto. “L’auspicio è che RAM film festival possa raggiungere sempre più persone e ampliare ancora di più il suo pubblico e coinvolgere le giovani generazioni, non solo all’interno della sala cinematografica, ma nei tanti eventi collaterali che arricchiscono il panorama culturale della nostra città”, gli fa eco Micol Cossali, assessore alla Cultura creatività giovanile e innovazione del Comune di Rovereto. E Alessandra Cattoi, direttore della Fondazione Museo Civico di Rovereto, chiude: “Il RAM film festival vuole coinvolgere il suo pubblico e tutta la città di Rovereto, protagonista di un evento culturale che ci auguriamo sia davvero speciale”. Ed ecco quindi la proposta di tre Masterclass dedicate, che si terranno nella sala “Carlo Belli” a Palazzo Alberti Poja in corso Bettini 41 a Rovereto, dove si accederà con il Green Pass.

fondazione-museo-civico-rovereto_fmcr_logoMasterclass per docenti, mercoledì 13 ottobre 2021, dalle 16 alle 18. “Cinema per la didattica: insegnare la cultura con l’audiovisivo” con Romina Zanon, artista visiva che utilizza la fotografia, il video e il disegno per realizzare progetti artistici e di comunicazione, collaborando con diversi enti nazionali e internazionali. In ambito didattico, il cinema può essere uno strumento straordinario. Viene proposto un focus nel quale l’audiovisivo diventa mezzo di conoscenza e comprensione, a disposizione di docenti e studenti. Il corso di aggiornamento è dedicato agli insegnanti di ogni ordine e grado. La Fondazione Museo Civico di Rovereto è ente accreditato per la formazione del personale docente. Partecipazione gratuita. Iscrizioni entro martedì 12 ottobre 2021 all’indirizzo didattica@fondazionemcr.it

sigef_logoMasterclass per giornalisti, giovedì 14 ottobre 2021, dalle 10 alle 12. “Il patrimonio culturale nei conflitti: rischi e riflessioni” con Elena Franchi, giornalista pubblicista, membro della Commissione Sicurezza ed Emergenza dell’International Council of Museums (ICOM) e della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali (SIPBC). Il patrimonio culturale può diventare un “obiettivo pagante” in caso di guerre e terrorismo, volti a eliminare intenzionalmente i simboli di chi è ritenuto “nemico”. Attraverso esempi tratti da guerre diverse si evidenzieranno alcuni problemi particolari, come l’utilizzo improprio di un edificio, la perdita del patrimonio immateriale, le reazioni della popolazione locale, il furto e il traffico illecito di beni culturali, i rischi legati alla ricostruzione e l’importanza dell’educazione di civili e militari, cercando di capire cosa si può imparare dal passato e quali domande può porsi un giornalista di fronte a questi temi, soprattutto se non ha la possibilità di accedere direttamente all’area di crisi. In collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Trentino-Alto Adige. Partecipazione gratuita e iscrizione sulla piattaforma SIGeF.

Locandina della masterclass per videomaker promosso dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto nell’ambito della prima edizione di RAM film festival

Masterclass per videomaker, venerdì 15 ottobre 2021, dalle 9 alle 16. “Non basta un’idea brillante. Il percorso dal progetto al film”. Non basta un’idea brillante per passare da un progetto alla realizzazione di un documentario. Nella Masterclass proposta da RAM film festival, tre insegnanti d’eccezione guidano lungo il fondamentale percorso che fa maturare un’idea, dalla presentazione per i finanziamenti, alla scrittura di un soggetto e una sceneggiatura, all’approccio con le tematiche culturali e al documentario come testimonianza. Costo 50 euro comprensivo di pasto e materiale didattico. Iscrizione online sul sito del festival www.ramfilmfestival.it. Per info: rassegna@fondazionemcr.it.

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Il regista Emanuele Gerosa

Programma: 8.45, accoglienza e registrazione; 9-11, “Il pitch: gettare le basi per passare da un’idea alla realizzazione di un film” con Emanuele Gerosa, regista e documentarista pluripremiato. Dopo i primi lavori selezionati in numerosi festival internazionali, completa nel 2015 il primo lungometraggio “Between Sisters” che ottiene premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Nel 2019 finisce il nuovo film “One More Jump”, selezionato e premiato in numerosi film festival in Italia e all’estero, fra questi il prestigioso Prix Europa 2020 come miglior film documentario di tutti i broadcaster europei. Le regole d’oro del pitch. Il primo passo per realizzare un film è un’idea brillante, ma poi il percorso è molto lungo e uno degli aspetti più complessi è come preparare il materiale per poter coinvolgere nel progetto produttori, partners e finanziatori disposti a scommettere sulla nostra idea. Oltre al talento e alla tenacia ci vogliono anche una grande organizzazione e un metodo. Preparare un dossier e un teaser e presentare il proprio progetto a un pitch, sono degli step obbligatori se vogliamo avere qualche possibilità di cominciare a lavorare e poi portare a termine il nostro film. Coffee Break.

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Il regista Francesco Mattuzzi

Ore 11.15-13.15, “Il cinema documentario come patrimonio culturale” con Francesco Mattuzzi, regista e documentarista. Nel 2010 ha presentato “Future Archaeology”, un film stereo 3D anaglifico nella sezione Orizzonti, alla Biennale di Venezia (67°) e nel 2016 “The Weight of Dreams” ha vinto il Premio RAI Cinema a Visioni dal Mondo International Film Festival di Milano. È stato selezionato come regista al Berlinale Talents 2016 ed è docente in film-making alla Libera Università di Bolzano. Cinema come testimonianza, interpretare un bene da conservare. La rappresentazione della realtà attraverso lo sguardo e la ricerca di nuove forme narrative. Dalla sala cinematografica all’installazione artistica in un museo. Pausa pranzo.

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Il regista Dario Baldi

Ore 14-16, “Come scrivo il mio documentario. Scrivere il soggetto e la sceneggiatura del documentario. Principi di regia” con Dario Baldi. Regista, cresciuto in una famiglia dedita al cinema, dopo un passato da montatore, si dedica alla scrittura e alla regia realizzando diversi videoclip e pubblicità in Italia e all’estero, per poi passare al documentario, e infine al cinema. Ha collaborato con produzioni e clienti internazionali, tra cui Universal Music, BBC, Channel 4, Turner, Rai, Medusa. Realizza inoltre diversi film per il cinema con successo di critica e pubblico, e insegna cinema per diverse accademie. Produce con il suo studio, prodotti e opere di vario genere, spaziando dai crossmedia al cinema.

Soprintendenza di Bologna per GEP 2021: a San Pietro in Casale (Bo) inaugurazione della sezione archeologica del Museo Casa Frabboni dopo gli interventi di riqualificazione”. A Comacchio (Fe) presentazione del libro “Un Emporio e la sua Cattedrale. Gli scavi in piazza XX Settembre e Villaggio San Francesco a Comacchio” e visite guidate agli scavi in corso al sito archeologico di S. Maria in Padovetere 

“Ritorno al Museo Casa Frabbroni – Riapertura dopo gli interventi di riqualificazione”: sabato 25 settembre 2021, alle 15, a San Pietro in Casale (BO), in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, inaugurazione della sezione archeologica del Museo Casa Frabboni che accoglie reperti provenienti dalla pianura settentrionale di Bologna e in particolare dal vicus romano di Maccaretolo. La riqualificazione del museo e l’allestimento permanente della sezione dedicata all’archeologia sono il frutto di una proficua collaborazione tra il Comune di San Pietro in Casale, l’Unione Reno Galliera e la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e sono stati realizzati grazie al sostegno finanziario di ministero della Cultura e con il contributo della Regione Emilia-Romagna nell’ambito del piano museale 2020 L.R. 18/2000.

Il programma. Alle 15, saluti istituzionali e inaugurazione della sezione archeologica “Pianura romana. Villa Vicus Via” e del nuovo percorso espositivo allestito con la mostra fotografica “Giulietta ritrovata”, nel centenario della nascita di Giulietta Masina. Alle 16, visite guidate contingentate  a cura del Gruppo Archeologico Il Saltopiano. Prenotazione obbligatoria, per info: musei@renogalliera.it, tel 051 890482. Alle 21, “Risponde Giulietta”, omaggio a Giulietta Masina nel parco del  Museo. Reading con Donatella Allegro, informazioni biglietteria.teatri@renogalliera.it 333 8839450. Per informazioni più dettagliate: www.renogalliera.com. Obbligo di Green Pass.

Sabato 25 Settembre 2021, alle 16, a ​Comacchio, nella sala polivalente San Pietro, in via Agatopisto 5, presentazione del libro “Un Emporio e la sua Cattedrale”, che racconta i risultati delle ricerche archeologiche condotte dall’università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Comacchio e la soprintendenza di Bologna tra il 2006 e il 2008 in piazza XX Settembre e in loc. Villaggio San Francesco. Gli scavi in piazza XX Settembre e Villaggio San Francesco a Comacchio” a cura di Sauro Gelichi, Claudio Negrelli, Elena Grandi. Interverranno: Pierluigi Negri (sindaco di Comacchio), Sara Campagnari (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara), Maria Del Valle Ojeda Calvo (prorettrice alla Ricerca università Ca’ Foscari Venezia), Luigi Malnati (già soprintendente e direttore generale alle Antichità MIBACT), Sauro Gelichi (professore ordinario; dipartimento di Studi Umanistici – Università Ca’ Foscari Venezia). Conclusioni: Emanuele Mari (assessore alla Cultura del Comune di Comacchio). Coordina: Caterina Cornelio (direttrice museo Delta Antico). L’accesso alla sala sarà soggetto al controllo del Green Pass.

cavi archeologici in piazza XX Settembre a Comacchio (foto unive)

Queste ricerche hanno rivelato un volto del tutto nuovo del passato di Comacchio. Tradizionalmente legata al periodo d’oro della fase etrusca, l’archeologia di Comacchio aveva lasciato in ombra un momento fondamentale per la storia di questo territorio, quando un insediamento, sorto sostanzialmente dal nulla, era diventato l’emporio più importante del nord Italia e tra i più vivaci e floridi dell’Adriatico. Diversi secoli dopo il collasso di Spina, la storia si riproponeva in queste terre con le medesime caratteristiche e dinamiche: come in epoca etrusca, nei secoli VIII e IX dopo Cristo i marinai comacchiesi tornavano ad essere gli indiscussi protagonisti del commercio del sale, del vino, dell’olio, del garum, delle spezie tra il Mediterraneo e l’entroterra padano. Gli scavi archeologici ci hanno rivelato questo e molto di più, facendoci toccare con mano le merci che venivano dall’Oriente, i preziosi cammei di vetro di una bottega artigiana (il primo caso noto in Italia) qui attiva nel VII secolo, le infrastrutture (magazzini, pontili) di uno spazio portuale (segno tangibile della precoce vocazione mercantile dei Comacchiesi), le sepolture della comunità. Uno spaccato di storia che rivive nella pagine di questo libro, ma anche nelle sale del Museo Delta Antico che espone i materiali di quello scavo.

Area archeologica di Pieve di Santa Maria in Padovetere (foto sabap-bo)

In occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio 2021” il Comune di Comacchio, grazie al Progetto VALUE interreg Italia-Croazia, per venerdì 24 e sabato 25 settembre 2021, alle 9, 10, 11, 12, ha previsto visite guidate agli scavi diretti da Sauro Gelichi in corso al sito archeologico di S. Maria in Padovetere (Strada Fiume, Valle Pega) a cura degli archeologi dell’università Ca’ Foscari di Venezia saranno indagati parte dei resti dell’edificio e la zona immediatamente circostante, ricchissima di evidenze databili tra la Tarda Antichità e l’Alto Medioevo. Gli scavi intendono fare luce su una piccola comunità del primo entroterra comacchiese studiandone la vita – dunque l’abitare, le abitudini culturali, il commercio e il rapporto con il territorio – e la morte, attraverso lo studio della ritualità funeraria. Una comunità la cui comprensione si ritiene necessaria per cogliere pienamente le origini del nucleo più antico di Comacchio. Le visite guidate permetteranno di visitare lo scavo archeologico presso la pieve e di riflettere sui temi della ricerca attraverso l’osservazione delle tracce materiali del passato.

Reggio Calabria. Per il diciassettesimo incontro di “Notti d’Estate del MArRC” il Planetario propone “Salutando l’estate sotto le stelle”: l’Equinozio d’Autunno e il mito di Ade e Persefone. Accesso al museo col Green Pass

Il Planetario “Pythagoras” di Reggio Calabria conclude con le stelle l’ultima settimana di programmazione estiva sulla terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Giovedì 23 settembre 2021, alle 21, per il diciassettesimo appuntamento con “Notti d’estate del MArRC”, la fortunata serie di eventi svolti dopo il tramonto nel suggestivo scenario dello Stretto di Messina, conferenza della professoressa Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetario, dal titolo “Salutando l’estate sotto le stelle”. “È stata un’estate ricca di eventi, nata dalla collaborazione con tante istituzioni, con gli enti e con le associazioni”, dichiara il direttore Carmelo Malacrino. “Un successo testimoniato dal pubblico presente, che ha potuto godere di serate culturali sulla magnifica terrazza affacciata sullo Stretto. Il MArRC si conferma quale luogo inclusivo e aperto al territorio. Un museo vivo e dinamico, che negli anni è riuscito a creare un legame sempre più forte con la comunità”. Questa settimana sarà dunque tutta dedicata alle stelle. “L’Equinozio d’Autunno”, spiega la professoressa Misiano, “è un momento particolare dal punto di vista astronomico per il nostro pianeta. Segna il punto di passaggio al periodo di maggiore oscurità, dalla luminosità che è andata in crescendo dalla Primavera all’Estate, all’oscurità che aumenta fino a raggiungere il suo culmine nel Solstizio d’Inverno. In questo momento dell’anno, nel mondo antico, corrispondevano molte attività agricolo-pastorali di “riposo” e altrettanti miti, tra cui quello più noto di Ade e Persefone. Con questa conferenza – conclude Misiano – cercheremo di spiegare questi temi, intrecciando gli aspetti scientifici con quelli legati alla mitologia alla società e al costume”. Per l’occasione sarà anche possibile osservare il cielo con gli strumenti messi a disposizione dallo staff del Planetario: grandi protagonisti saranno i giganti gassosi Giove e Saturno. Ancora per tutto il mese di settembre, ogni giovedì e sabato il museo sarà aperto di fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30) e, a partire dalle 20, il biglietto costerà solo 3 euro. I protocolli di sicurezza impongono ai visitatori il distanziamento e l’uso del gel disinfettante e della mascherina negli spazi chiusi, nonché il possesso del Green Pass. I protocolli di sicurezza impongono ai visitatori il distanziamento e l’uso del gel disinfettante e della mascherina negli spazi chiusi, nonché il possesso del Green Pass.

Padova. Per VenetoNight-Notte della Ricerca il progetto interdipartimentale “CArD 3D – Carta Archeologica Digitale per la Regione Veneto” presenta la prima WebApp archeologica della Regione Veneto: due laboratori, un’escursione archeologica di Padova romana, un webinar

Il progetto interdipartimentale “CArD 3D – Carta Archeologica Digitale per la Regione Veneto”, coordinato dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’università di Padova (resp. scient. Maria Stella Busana) e finanziato dalla Regione Veneto mediante il programma POR FSE 2014-2020, parteciperà all’evento VenetoNight, Notte della Ricerca, che si terrà a Padova venerdì 24 settembre 2021 (https://venetonightpadova.it/). VenetoNight è una manifestazione annuale in cui le ricercatrici e i ricercatori dell’Università incontrano i cittadini per raccontare e vivere assieme la scienza e la ricerca. Nel quadro dell’evento, il progetto CArD 3D presenterà la prima WebApp archeologica della Regione Veneto, www.card3d.org, con alcune attività aperte al pubblico: due laboratori di mezz’ora, alle 16.55 e alle 17.45 alla postazione Beato Pellegrino (link per prenotare); una escursione archeologica di Padova romana, dalle 17.30 alle 19.30, in collaborazione con Studio D, con partenza da Palazzo Maldura (link per prenotare). La partecipazione al Webinar “Smart cities e mobilità sostenibile”, dalle 17 alle 18 (link per partecipare). Ricordiamo che per partecipare a tutti gli eventi in presenza dell’edizione 2021 di Venetonight sarà necessario mostrare il Green Pass all’ingresso.

“CArD 3D: la prima WebApp archeologica della Regione Veneto”. Complesso Beato Pellegrino, via Vendramini 13, Padova. Orario: 16.55-17.45, 10 posti disponibili. Orario: 17.45 – 18.35, 16 posti disponibili. Il progetto interdipartimentale CArD 3D, finanziato dal FSE, ha portato alla creazione di una WebApp per la conoscenza e la fruizione del patrimonio archeologico regionale ricostruito in 3D. Per i siti finora mappati vengono proposte visioni tridimensionali, brevi testi descrittivi e documentazione multimediale (fotografie, video), al fine di rendere più completo ed emozionante il viaggio virtuale nella storia invisibile del nostro territorio.

“Piccolo tour antico: viaggio archeologico nella Padova romana”. Palazzo Maldura, piazzetta Gianfranco Folena 1, Padova. Orario: 17-30 – 20, posti esauriti. Visita immersiva nella Padova romana con una guida d’eccellenza che ci accompagna a scoprire i più importanti monumenti archeologici della città, alternando racconti storici a visioni tridimensionali, mediante l’utilizzo della prima WebApp archeologica del Veneto CArD 3D. Dal suburbio settentrionale della Patavium romana, sede di uno dei più vasti sepolcreti della città, si raggiunge l’anfiteatro, luogo degli antichi ludi gladiatori, prima di giungere nel cuore pulsante della vita cittadina: l’area del foro e il vicino porto fluviale affacciato al corso del fiume Meduacus. Un viaggio nel tempo, accompagnati da modelli 3D, fotografie d’epoca e piante della città tutte da esplorare. Un’occasione unica per vedere la città con occhi diversi e testare in anteprima l’applicativo CArD 3D. Punto di partenza di questo tour esperienziale è Palazzo Maldura, che cela al suo interno un sito tutto da scoprire. Aperitivo finale presso le Piazze offerto dal Progetto CArD 3D.

“Smart cities e mobilità sostenibile”, ore 17-18, on line: Zoom https://unipd.zoom.us/j/82527306876. Nel comune ambito della digitalizzazione e della città del futuro, nel corso dell’evento verranno presentate diverse tematiche che possono essere analizzate dal punto di vista economico-finanziario, facendo riferimento a progetti in corso in cui è coinvolto il dipartimento di Scienze economiche e aziendali, tra cui il progetto CArD 3D.

Rovereto. Presentato il programma della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato: al teatro Zandonai e on-line, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali; all’Alfio Ghezzi Bistrot gli incontri culturali; al museo della Città la mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”. Molti gli eventi speciali

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

Il festival di Rovereto cambia pelle nel segno della tradizione. Così la 32.ma edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, in calendario a Rovereto dal 13 al 17 ottobre 2021, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato che si potrà seguire in presenza, ad acceso gratuito, alcune volte con prenotazione obbligatoria, e sempre con il Green Pass, al teatro Zandonai – sede principale delle proiezioni –, all’Alfio Ghezzi Bistrot – scelto per gli incontri -, al museo della Città e nelle altre location coinvolte. Ma i film in concorso saranno disponibili anche online, attraverso una piattaforma fruibile gratuitamente previa registrazione e comodamente raggiungibile sul sito del RAM film festival.

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Alessandra Cattoi e Giovanni Laezza: direttrice e presidente della fondazione museo civico di Rovereto (foto Graziano Tavan)

“Da ben 32 anni, il mese di ottobre di ogni autunno roveretano è legato a uno degli eventi più importanti e impegnativi per la Fondazione Museo Civico che presiedo, cioè l’annuale rassegna di documentari dedicati alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio culturale mondiale, nata nel 1990 in memoria di uno degli studiosi più grandi della città di Rovereto, l’archeologo Paolo Orsi, uno dei padri della nostra istituzione che quest’anno compie 170 anni”, scrive Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “L’ho sempre considerata una straordinaria opportunità di arricchimento culturale, di scambio e di confronto.  Oggi, dall’interno dell’organizzazione, mi è ancora più chiara l’importante mission di questo evento. La memoria. Fare memoria del patrimonio, materiale e immateriale, che ci definisce, come donne e come uomini. Proprio da qui nasce l’idea del nuovo nome del Festival. RAM – Rovereto, Archeologia, Memorie. La RAM è la memoria operativa del computer, una memoria che lavora, che fa circolare informazioni e idee, e così vuole essere il nostro Festival. Non si può progettare il futuro con tutti gli strumenti necessari – continua – senza conoscere il nostro passato, la nostra storia, senza guardare con interesse e rispetto i popoli che ci hanno preceduto o che vivono anche oggi lontano da noi, con culture diverse. Al contempo, sono particolarmente soddisfatto del cambio di passo operato quest’anno, dei grandi nomi che hanno accettato di far parte, per la prima volta nella storia del Festival del neonato comitato scientifico, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, l’archeologa Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini, lo sceneggiatore e fumettista Andrea Artusi. Sono fiero dello sforzo per aprirsi nei confronti della città e di un pubblico vasto, con un’offerta, oltre che del palinsesto cinematografico, anche di svariate occasioni per riflettere, per incontrare i numerosi ospiti, protagoniste e protagonisti del nostro tempo, per usufruire di corsi di formazione e di masterclass. Il Festival – conclude – rimane sì un appuntamento di alto livello, ma non è di nicchia. Oltre al teatro, esce per le strade cittadine, propone appuntamenti per i giovani, intreccia cultura, tradizioni e vita”.

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film del Rovereto-Archeologia-Memorie (foto fmcr)

In programma, al teatro Zandonai, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali. E qui balza subito all’occhio, scorrendo il programma, la differenza rispetto al passato. C’è un’icona che precede il titolo del film e ne identifica la sezione, cioè il premio cui concorre. Un capitello identifica i 23 film che concorrono per il premio “Paolo Orsi”; una matita gli 11 film per il premio “Cultura animata”; un mappamondo i 13 film per il premio “Sguardi dal mondo” e per la menzione CinemAMoRE; e l’Italia i 12 film per il premio “L’Italia si racconta”. E per ognuno di questi premi c’è una specifica giuria qualificata che decreterà i vincitori nella cerimonia di domenica 17 ottobre, alle 18.40, e la chiusura del Festival.

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Lo chef Alfio Ghezzi

Gli Incontri al Bistrot. La novità della prima edizione di RAM è proprio lo sdoppiamento della sede. Non più al teatro Zandonai, ma all’Alfio Ghezzi Bistrot, sempre in corso Bettin come il teatro, e a pochi passi sull’altro lato della strada, al Mart. Sono su prenotazione, con posti limitati. Gli incontri diventano un aperitivo in compagnia degli ospiti del Festival, nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi. Tre gli “Incontri” in calendario, sempre dalle 17 alle 18.30: il 14 ottobre 2021, con Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’Università di Bologna, su “Il lungo viaggio dell’archeologia”, modera Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo; il 15 ottobre 2021, con Tiziano Straffelini, geologo impegnato nel restauro della cattedrale parigina, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”, modera Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival; e il 16 ottobre 2021, con Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore e conduttore del programma radiofonico Avamposto 31, su “Il fumetto tra storia e fiction: Martin Mystère a Venezia”, modera Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista.

“Frutto di un percorso in divenire, la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico si presenta oggi con la nuova veste del Festival”, spiega Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival e della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Nato come momento per appassionati e addetti ai lavori, è cresciuto e si è trasformato in un appuntamento atteso dalla città e dai tanti affezionati che lo hanno frequentato con regolarità. Una manifestazione non solo roveretana, che negli anni ha proposto migliaia di film, organizzato centinaia di incontri, messo in rete registi, produttori, giovani talenti. Un evento che ad ogni edizione mette in campo il meglio di un team affiatato, creativo ed esperto, che si prende cura e fa crescere anno dopo anno quello che oggi è diventato il RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie. L’esplorazione delle migliori produzioni di documentari a tema archeologico – continua – rimane il cuore di una manifestazione che ha ampliato i propri orizzonti per raccontare antiche tradizioni, luoghi, popoli, lingue, monumenti, temi che rischiano di essere confinati in un cono d’ombra sul quale è invece importante mantenere la luce. Perché rappresentano il nostro patrimonio di culture, la memoria di tutti noi. Il Festival è certamente una rara occasione per promuovere la cultura cinematografica, per mostrare opere che non trovano riscontro nei circuiti commerciali, è anche un momento di confronto e di scambio tra professionisti, ma è soprattutto un’occasione per vivere quella straordinaria e particolarissima “atmosfera di Festival”. Spaziando dalle proiezioni dei film agli incontri, dalle passeggiate alle presentazioni di libri, dalle mostre agli aperitivi, il RAM Film Festival – conclude – vuole coinvolgere il suo pubblico e tutta la città di Rovereto, protagonista di un evento culturale che ci auguriamo sia davvero speciale”.

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Il museo della Città a Rovereto, ospitato a Palazzo Sichardt (foto fmcr)

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Logo della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”

Ci sono poi gli eventi speciali. Il 13 ottobre 2021, alle 18, al museo della Città, inaugurazione della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto. Le misure di contenimento del morbo tra ‘500 e ‘600” in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia – Venezia. La mostra si potrà visitare fino al 9 gennaio 2022. In concomitanza con il RAM Film Festival, da giovedì 14 a sabato 16 ottobre, apertura straordinaria dalle 10 alle 20.30, domenica 17 ottobre, dalle 10 alle 18, con ingresso gratuito per i partecipanti al festival. Inoltre, venerdì 15 ottobre, alle 14.30, visita guidata alla mostra con ingresso gratuito per i partecipanti al Festival. Partecipazione gratuita, posti limitati; su prenotazione: 0464 452820 – rassegna@fondazionemcr.it

Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia_foto-Bundesarchiv

La regista Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia nel 1936 a Berlino (foto Bundesarchiv)

Giovedì 14 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “1936: l’Olimpiade che ha cambiato il cinema”: storie di uomini e di sport e Grande Storia si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl nel racconto di Federico Buffa. Leni Riefenstahl fu incaricata da Hitler di realizzare un documentario delle Olimpiadi del 1936 a Berlino, il primo in assoluto, che raccontasse la più importante avventura dello Sport mondiale. Un documentario che ha attraversato Storia e storie, che ha sperimentato tecniche nuove e che ha rivoluzionato per sempre la nostra visione dello sport e del cinema.

Il maestro Leandro Piccioni (dietro, al centro) con il Quartetto Pessoa (foto fmcr)

Sabato 16 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “Musica per il cinema”, un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzolla. Il RAM Film Festival vuole così rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore, scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto “Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni & Quartetto Pessoa. Evento gratuito, posti limitati.

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Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

Domenica 17 ottobre 2021, alle 16.30, al teatro Zandonai, “Raccontando l’india: il Ladakh”. Nicolò Bongiorno, regista di “Songs of the Water Spirits”, racconta il film realizzato nel Ladakh in India, dialogando con l’antropologo Duccio Canestrini. Proiezione del film fuori concorso “Songs of the Water Spirits / Le canzoni degli spiriti dell’acqua” di Nicolò Bongiorno (Italia 2020, 100’). Il film è il risultato di 3 anni di lavoro sul campo nell’Himalaya Kashmiriano nel tentativo di raccontare la sfida di una società “laboratorio” incastonata tra i deserti di alta quota e alcune delle vette più alte e spettacolari del mondo, travolta dall’impatto dei cambiamenti climatici e alla ricerca di una “nuova” via verso un “antico futuro”.

Roma. A un anno dalle celebrazioni ufficiali per il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, apre la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private”, con parte dei disegni giovanili e della collezione archeologica dell’illustre archeologo donata al museo dai suoi discendenti. Ingresso col Green Pass

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La locandina della mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Il 29 ottobre 2022 ricorrerà il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, Felice Barnabei, figura di spicco nell’ambito della direzione generale Antichità e Belle Arti e deputato alla Camera del Regno d’Italia dal 1899 al 1917 per i Collegi di Teramo e di Atri. Manca ancora un anno, ma in attesa delle celebrazioni ufficiali il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia offre un primo assaggio giovedì 9 settembre 2021, alle 17, quando si inaugura la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private” (fino al 10 ottobre 2021 nella Sala dei Sette Colli, al piano nobile di Villa Giulia), curata da Maria Paola Guidobaldi con il contributo alla progettazione di Antonietta Simonelli, Miriam Lamonaca, Vittoria Lecce e Angela Laganà. La mostra è visitabile negli orari di apertura del museo (martedì-domenica, dalle 9 alle 20) ed è compresa nel costo del biglietto di ingresso. ​ L’ingresso al museo è consentito nel rispetto delle misure di prevenzione anti-Covid. Obbligo di esibizione del Green Pass corredato da un valido documento di riconoscimento. “Dobbiamo essere grati ad alcuni dei suoi discendenti, che in anni recenti hanno donato a questo luogo del cuore del loro illustre antenato venti suoi disegni giovanili e la sua collezione archeologica, di cui il nostro museo si è preso cura e che ora per la prima volta espone al pubblico”, scrive la curatrice Maria Paola Guidobaldi. “Un’occasione per onorare colui che ha legato il proprio nome e la propria intelligente ed energica azione al museo di Villa Giulia, la cui fondazione nel 1889 come sezione extraurbana del museo nazionale Romano si colloca nel fervido clima dell’Italia postunitaria, in cui si gettarono le basi dell’Archeologia Nazionale”.

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Un disegno giovanile di Felice Barnabei, prima e dopo il restauro (foto etru)

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Palazzo Fuschi, casa di Felice Barnabei, a Castelli, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, in Abruzzo (foto etru)

Un primo assaggio dunque in attesa delle celebrazioni per il centenario della sua morte del 2022, e perciò “gocce”, in questo caso di memorie private, restaurate da Barbara Costantini (i disegni) e da Miriam Lamonaca e Irene Cristofari (la collezione archeologica). Si potranno ammirare otto dei venti disegni autografi donati nel 2019 da Lucia, Guido, Maria Angelina, Francesca e Caterina Fiegna, pronipoti di Caterina, sorella di Felice Barnabei, trovati nell’estate del 2018 nelle soffitte di Palazzo Fuschi di Castelli, pittoresco borgo abruzzese alle pendici del Gran Sasso d’Italia, dominato dal Monte Camicia, ferito dal sisma del 2016 e ove Felice Barnabei nacque il 13 gennaio del 1842. Realizzati a matita e a carboncino su carta, sono esercitazioni sul disegno anatomico che denotano spiccate qualità disegnative. Risalgono agli anni 1854-1858, quando Felice Barnabei, grazie a un sussidio del governo borbonico, poté studiare a Teramo presso i Padri Barnabiti e frequentare la scuola di disegno di Pasquale Della Monica.

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Alcune ceramiche della collezione archeologica di Felice Barnabei (foto etru)

Le vetrine accolgono una significativa selezione della collezione archeologica donata nel 2018 dalla pronipote Roberta Nicoli Barnabei. Costituita da ottantuno oggetti fra originali e riproduzioni moderne di reperti antichi, la raccolta riflette gli interessi scientifici e professionali di Barnabei. Fra gli oggetti di bronzo spiccano quelli di provenienza medio-adriatica, molto vicini ai materiali caratteristici della necropoli di Alfedena in Abruzzo, la cui esplorazione era stata condotta dalla direzione generale Antichità e Belle Arti e seguita dallo stesso Barnabei. Rilevanti anche i frammenti di ceramica sigillata, detta anche “aretina” che dalla metà dell’Ottocento destò la curiosità degli studiosi, sia per la tecnica esecutiva, sia per la presenza di marchi di fabbrica.

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Un calco di marchio di fabbrica con il nome Marcus Perennius (foto etru)

Di grande interesse appaiono pertanto i calchi di sette marchi di fabbrica in cui ricorre il nome di Marcus Perennius, titolare della più nota officina aretina, individuata proprio negli anni ’80 dell’Ottocento e pubblicata in “Notizie degli Scavi di Antichità”, periodico dell’Accademia nazionale dei Lincei, di cui dal 1880 Barnabei era redattore ed è dunque probabile, come ha intuito Antonietta Simonelli, che dopo essere stati utilizzati per la pubblicazione tali calchi siano rimasti nella disponibilità dello stesso Barnabei. Analoga spiegazione potrebbe avere la presenza nella collezione del calco del Vaso dei mietitori, opera rinvenuta a Creta nel 1902 e pubblicata l’anno successivo insieme a foto tratte sia dall’originale, sia da calchi appositamente eseguiti in un altro periodico curato da Barnabei, i “Monumenti Antichi”.

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Singolare caricatura di Felice Barnabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio (foto etru)

Completano l’esposizione una singolare caricatura di Felice Barnabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio, prestata per l’occasione dal pronipote Peppino Scarselli, e alcune foto di famiglia prestate dal pronipote Alfredo Celli. Un video realizzato da Mauro Benedetti presenta in modo suggestivo tutte le opere donate e le foto di famiglia e le vedute di Castelli degli inizi del Novecento appartenenti all’archivio di Alfredo Celli. L’allestimento comprende infine due inusitati pannelli dipinti che, lungi dall’essere meri fondali, diventano essi stessi opere esposte. Sono stati eseguiti da artisti generosi che hanno messo a disposizione il proprio talento per onorare insieme a tutti noi il fondatore del Museo e omaggiare, da artisti, le sue inattese qualità disegnative che l’esposizione per la prima volta disvela.

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L’albero genealogico della famiglia Barnabei dipinto da Giampiero Abate e Bianca Maria Scrugli (foto etru)

L’albero genealogico della famiglia Barnabei, ricostruito grazie al contributo fondamentale di Alfredo Celli, è stato mirabilmente trasformato da Giampiero Abate e Bianca Maria Scrugli in un’opera figurativa di grande piacevolezza, dipinta per esigenze di allestimento con colori acrilici su una pellicola in PVC autoadesiva, successivamente applicata a uno dei supporti di sala (1.50×2 metri). Giancarlo Bucci ha invece con grande efficacia e sapienza coloristica trasfigurato una veduta storica del natio borgo di Castelli, ove egli stesso ha studiato, diplomandosi come “Maestro d’arte per la ceramica” in quella Scuola d’arte fondata proprio da Felice Barnabei nel 1906. Il dipinto (3×2 metri) è stato realizzato su pannelli di forex con colori acrilici e con finitura di vernice trasparente opaca, una tecnica sperimentata per la prima volta dall’artista e dettata anch’essa da necessità di allestimento.

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà presentazione (anche in streaming) del libro di Eugenio Fantusati e Marco Baldi “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site” sulla missione archeologica in Sudan di ISMEO e Accademia russa delle Scienze

La copertina del libro “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site” di Eugenio Fantusati e Marco Baldi
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Locandina dell’incontro al Muciv su Abu Erteila (foto muciv)

Mercoledì 15 settembre 2021, alle 17, al museo delle Civiltà di Roma-Eur, presentazione del volume di Eugenio Fantusati e Marco Baldi “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site”. Dopo i saluti istituzionali del museo delle Civiltà, interverranno il min. plen. Mohamed Elmouataz Jaffar E. Osman, ambasciata della Repubblica del Sudan a Roma; dr Hatim Elnour, NCAM General Director; S.E. Gianluigi Vassallo, ambasciatore d’Italia a Khartoum; amb. Fabrizio Lobasso, vice direttore per i Paesi dell’Africa sub-sahariana, ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; prof. Adriano Rossi, presidente ISMEO. È possibile partecipare all’incontro in presenza mostrando all’ingresso la certificazione verde COVID-19 (Green Pass). Contestualmente, l’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube accessibile al seguente link: https://youtu.be/KvbqAKXdcs4.

Il tempio maggiore di Abu Erteila in Sudan nella ricostruzione 3D (foto muciv)

Abu Erteila è situata nel moderno Sudan a Nord-Est della città di Shendi in corrispondenza della bocca del Wadi El-Hawad, circa 9 chilometri dalla necropoli di Meroe e meno di 5 chilometri dalla riva orientale del Nilo. Una missione archeologica congiunta italo-russa di ISMEO e dell’Istituto per gli Studi Orientali dell’Accademia russa delle Scienze, attiva sul campo dal 2008, ha portato alla luce i resti di un insediamento che ebbe la sua massima fortuna nel corso del I secolo d.C. Esso ebbe il suo nucleo in un tempio a più ambienti eretto per volontà della coppia reale Natakamani-Amanitore, e fiancheggiato da un edificio residenziale coevo. Un ulteriore edificio culturale di minori dimensioni, dedicato al dio leone Apedemak, fu presumibilmente costruito in epoca precedente. Numerosi rinvenimenti parrebbero indicare la consacrazione del tempio maggiore alla dea Iside: ne rappresentano testimonianza preminente arredi decorati e iscritti realizzati in arenaria ferrosa, riconosciuti dal National Corporation for Antiquities and Museums of Sudan (NCAM) fra le principali scoperte degli ultimi anni dell’archeologia nubiana.