A Firenze al via TourismA, il salone di Archeologia e Turismo culturale: in 3 giorni 350 relatori e oltre 30 convegni. Ecco alcuni appuntamenti da non perdere
Il conto alla rovescia sta per scadere. Venerdì 21 febbraio 2020, alle 9, all’auditorium del Centro congressi di Firenze, con l’intervento di Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi, al convegno Save Art dedicato al cinquecentenario di Raffaello, apre come da tradizione TourismA 2020, dal 21 al 23 febbraio 2020, l’evento espositivo e congressuale dell’anno a firma Archeologia Viva dedicato ai beni culturali: E come da tradizione sarò anche quest’anno Alberto Angela, domenica 23 febbraio pomeriggio, a concludere il grande evento fieristico. In tre giorni circa 350 relatori interverranno in oltre 30 convegni su temi che spaziano dalle grandi scoperte archeologiche alle proposte di valorizzazione di musei, monumenti e parchi, dall’arte all’ambiente, dalle città murate ai siti Unesco, ai nuovi itinerari, alle tecnologie d’avanguardia, al cinema. Tanti gli ospiti particolari di cui è confermata la partecipazione: Andrea Carandini, Louis Godart, Giuliano Volpe, Pupi Avati, Mario Tozzi, Edoardo Winspeare, Giorgio Ieranò, Eva Cantarella, Philippe Daverio, gen. Roberto Riccardi, Valerio Massimo Manfredi, Vittorio Sgarbi…

Il salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze ospita l’anteprima di TourismA (foto Valerio Ricciardi)
Anteprima, che è un po’ inaugurazione un po’ presentazione, nel Salone de’ Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze, Giovedì 20 febbraio 2020, alle 20. Interverranno: Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Firenze; Giuliano Volpe, del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT; Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e TourismA. Maria Angela Turchetti, etruscologo, della direzione regionale Musei della Toscana, parlerà di “Benvenuti in Toscana, terra degli Etruschi”. Ingresso libero (senza prenotazione). Palazzo Vecchio sarà aperto dalle 19.30 (entrata lato via dei Gondi). L’ambiente monumentale non è riscaldato. Durata dell’evento: un’ora circa.
Il programma. Venerdì 21 febbraio 2020. In Auditorium (9-13.15), “SAVE ART 2020” Che bellezza. Raffaello, l’armonia e i suoi contrari, a cura di Art e Dossier in collaborazione con Giunti T.V.P. Editori. Nel quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) ¬– il pittore più frequentemente associato ai concetti di grazia, armonia e bellezza – Save Art propone una riflessione su alcune questioni connesse al tema: il canone e l’accademia come modelli imprescindibili, il piacere di prescindere da quei modelli, il disinteresse per ogni possibile canone, e infine… brutto è bello? Introduce Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e “tourismA”, coordina Claudio Pescio direttore editoriale Art e Dossier.
Sempre venerdì 21 febbraio, ma in Sala Onice (9.30-12.45), “ITER” Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero, a cura di Ettore Janulardo, della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Firenze. Alle 9.30, i saluti di Piero Pruneti e l’introduzione di Ettore Janulardo; 10, Livio Zerbini, missione archeologica dell’università di Ferrara in Georgia e Romania, “Dalla Colchide alla Dacia di Traiano”; 10.20, Lorenza Manfredi, missione archeologica del Cnr in Marocco-Algeria, “Fabulosissimum Atlantem: presente e futuro delle ricerche sulle miniere e gli itinerari antichi nel Maghreb”; 10.40, Daniele Morandi Bonacossi, missione archeologica dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno, “La Mesopotamia del nord fra impero assiro e Alessandro Magno. Ricerche nel Kurdistan iracheno”; 11, pausa; 11.50, Oliva Menozzi, Eugenio Di Valerio, Maria Giorgia Di Antonio, Luca Cherstich, missione archeologica dell’università di Chieti a Cipro, in Egitto e Libia, “Archeologia a rischio, monitoraggio e sostenibilità”; 12.10, Giovanni Salmeri e Anna Lucia D’Agata, missione archeologica dell’università di Pisa e del Cnr in Turchia, “Archeologia di una città di frontiera tra Anatolia e Siria: Misis (antica Mopsouhestia) in Turchia sud-orientale”; 12.30, pausa; 14:15 (in Auditorium), Patrizia Piacentini Missione archeologica italo-egiziana dell’università di Milano in Egitto, “Ultime dall’Egitto. Le mummie di Assuan: l’anello mancante”. E poi venerdì, si apre un articolato capitolo sugli Etruschi. In Sala 4 (9-14): VIE ETRUSCHE IN TOSCANA, presentazione di percorsi culturali e turistici del costituendo Prodotto Turistico Omogeneo regionale “Toscana Terra Etrusca” – Convegno e Workshop, a cura di Toscana Terra Etrusca(34 Comuni toscani già all’interno del Distretto Etruria Meridionale – capofila Comune della Città di Chiusi), contributi e collaborazioni: Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Comitato Scientifico TTE, Direzione regionale Musei della Toscana; in sala 9 (9.30-13): MARE ETRUSCO, La Corsica nel contesto del Tirreno antico, a cura di Jean Castela, direttore INEACEM – Corsica, e Simona Rafanelli, direttore museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia; in Sala 9 (14-15.30): ARCHEOLOGIA GROSSETANA, Excursus fotografico dall’archivio della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto Arezzo.
Seconda giornata, sabato 22 febbraio 2020. All’Auditorium (8.30-12.20), ARCHEOLOGIA AL FUTURO, esperienze di Archeologia Pubblica in Italia, a cura di Giuliano Volpe dell’università di Foggia, responsabile del Progetto di rilevante interesse nazionale “Archeologia al futuro”. Alle 8.30, i saluti di Piero Pruneti (Archeologia Viva), e introduzione di Giuliano Volpe; 9, Guido Vannini, Michele Nucciotti (università di Firenze), “Archeologia pubblica e territorio. Tra Toscana e Giordania”; 9.20, Daniele Manacorda, Valeria Di Cola (università di Roma Tre), “Alla scoperta del primo miglio della via Appia”; 9.40, Alexandra Chavarria, Gian Pietro Brogiolo, Francesca Benetti, Clemente Santacroce (università di Padova), “Ritorno al futuro: per un’archeologia partecipata, democratica e sostenibile”; 10, Marco Milanese, Pier Giorgio Spanu, Fabio Pinna (università di Sassari e università di Cagliari), “L’isola dell’archeologia. Dalla Sardegna un impegno contro lo spopolamento e la crisi”; 10.20, Enrico Zanini, Franco Cambi, Marco Valenti (università di Siena), “Non petrolio ma energia rinnovabile. Come l’Archeologia Pubblica promuove lo sviluppo”; 10.40, pausa; 11.30, Mario Tozzi CNR, presidente Parco regionale dell’Appia antica, conduttore televisivo, “Raccontare la ricerca annoia? Come stimolare la partecipazione”; 11.50, Andrea Carandini, presidente nazionale FAI e Daniele Manacorda, università di Roma Tre, dialogano con Giuliano Volpe autore del libro “Archeologia pubblica. Metodi, tecniche, esperienze” (Carocci 2020). Segue, sempre in Auditorium (12.20-13.15), proclamazione del PREMIO “RICCARDO FRANCOVICH, a cura della Sami (Società archeologi medievisti italiani), presiede Paul Arthur presidente Sami e docente all’università del Salento: premiazione musei-siti vincitori 2020: Museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno e Complesso archeologico di Sant’Eulalia a Cagliari; premio speciale al regista Edoardo Winspeare per la divulgazione delle tradizioni medievali tramite il cinema (Pizzicata, Filia Solis) e per il suo attivismo a favore di cultura e paesaggio. Omaggio all’antica danza popolare della Terra d’Otranto.
Tra archeologia e turismo l’appuntamento in Sala Onice (10-17), VIAGGI DI CULTURA E ARCHEOLOGIA, rassegna di itinerari turistico-culturali, a cura di TRAVELMARK – Comunicazione per il turismo: alle 10.20, FRANCIA E SPAGNA, a cura di Kailas, Elisa Bianchi e Andrea De Pascale archeologi, “In viaggio con l’archeologo tra Francia e Spagna: dalle grotte preistoriche ai castelli”; 11.10, THAILANDIA, a cura di I Viaggi di Maurizio Levi, Dante Bartoli archeologo, “L’antico Regno del Siam”; 12, PAKISTAN E GIORDANIA, a cura di Azalai Travel Design, Chiara Marcotulli archeologa, “Dalla Via della Seta alla Via dell’Incenso: in Pakistan e Giordania con l’archeologa”; 12.50, pausa; 13.40, ROMAGNA, a cura di Visit Romagna, Chiara Astolfi direttore Visit Romagna, Sergio Fioravanti direttore Fondazione RavennAntica – Parco Archeologico di Classe, Giacomo Costantini assessore al Turismo Comune di Ravenna, Riccardo Pattuelli assessore al Turismo Comune di Comacchio; 14.30, CROAZIA, a cura di Parco Nazionale del Krka (Croazia), Joško Zaninović direttore Museo Archeologico di Puljane, Alessandro Campedelli ricercatore DiSCI – Università di Bologna, “L’anfiteatro romano di Burnum: dall’archeologia alla ricostruzione virtuale”; 15.20, TURCHIA, a cura di I Viaggi di Maurizio Levi, Dante Bartoli archeologo, “Turchia Orientale: in Anatolia tra siti classici e islamici, armeni e siriaci”; 16.10, ALGERIA, EGITTO, a cura di Agenzia Viaggi Rallo / I Viaggi di Archeologia Viva, Roberta Petrilli archeologa, “Algeria: dalle città romane alla pentapoli mozabita. Egitto: sulle orme di Belzoni”.
XVI incontro di Archeologia Viva (sempre in auditorium). Prima parte venerdì pomeriggio (14-18): si inizia alle 14.15, con Patrizia Piacentini (che chiude anche la sezione di Iter sulle missioni italiane all’estero); 14.45, Giorgio Ieranò, docente di Letteratura greca all’università di Trento, “Il mare d’amore. Eros, tempeste e naufragi nella Grecia antica”; 15.15, Ghjuvan-Guido Talamoni, presidente Assemblea della Corsica, “Un saluto dalla Corsica etrusca”; 15.30, pausa; 16.30, Dario Di Blasi, direttore artistico di FIRENZE ARCHEOLFILM, Giuditta Pruneti direttore editoriale, presentazione Festival internazionale del cinema di Archeologia Arte Ambiente 2020; 16.45, Jacopo Tabolli, funzionario archeologo Soprintendenza ABAP di Siena, “HINTHIAL. Un nuovo luogo sacro all’ombra di San Gimignano”; 17.15, Andro Krstulovic-Opara, sindaco di Spalato, “Spalato 1700 anni: dal palazzo di Diocleziano alla città”, introduce Miljenko Domijan presidente Consiglio Nazionale per i Beni culturali della Croazia.
XVI incontro di Archeologia Viva, sabato 22 febbraio 2020, seconda parte (14-18). Si inizia alle 14, Giorgio Murru, coordinatore scientifico Museo Zapata di Barumini e direttore Museo dei Menhir di Laconi, “Spiriti e Dei nella statuaria preistorica della Sardegna”, apertura e chiusura al suono delle launeddas del maestro Luigi Lai; 14.30, Vittorio Sgarbi presidente MART, “Il fenomeno “arte” nella vicenda umana. Dedicato a Sebastiano Tusa”; 15, Eva Cantarella scrittrice, “Gli inganni di Pandora: l’origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica”; 15.30, pausa; 16.10, Donato Coppola, museo Civiltà preclassiche Murgia meridionale – Ostuni (Br), “La grotta di Santa Maria di Agnano a Ostuni nella sua storia millenaria”; 16.30, Louis Godart accademico dei Lincei, “Viaggio nel Mediterraneo antico: da Minosse a Omero”; 17, Eugenio Giani storico e presidente Consiglio Regionale della Toscana, “Magnus Dux Etruriae: gli Etruschi e Cosimo I de’ Medici”; 17.30, Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore, “Malta: viaggio nell’Isola dei Giganti”.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)
XVI incontro di Archeologia Viva, domenica 23 febbraio 2020, terza parte (8.45-18). Si inizia con tre film a cura di Rai Cultura (8.45-10.30): “La falsa bellezza: Rai Storia racconta la storia del falso”, proiezione estratto del ciclo di Rai Storia dedicato al falso in arte e in archeologia “La vera storia del falso”. Introduce Giuseppe Giannotti vicedirettore Rai Storia. Interviene: Marcello Barbanera docente di Archeologia alla Sapienza Università di Roma. “1909-2019: 110 anni di archeologia italiana in Grecia. Rai Storia racconta la Scuola Archeologica Italiana di Atene”, proiezione estratto dal documentario di Rai Storia “A scuola di archeologia. 110 anni di ricerca italiana in Grecia” di Eugenio Farioli Vecchioli, regia Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, consulenza scientifica Luca Peyronel. Introduce Eugenio Farioli Vecchioli, autore e capo progetto Rai Cultura. Interviene: Emanuele Papi, direttore Scuola Archeologica Italiana di Atene. “Gli italiani a Abu Simbel: da Belzoni a Gazzola. Rai Storia racconta l’Egittologia italiana”, proiezione estratto dal documentario di Rai Storia “Nella terra dei Faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di Marta Saviane, consulenza scientifica Luca Peyronel. Introduce Luca Peyronel, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino oriente Antico all’Università degli Studi di Milano. Infine: Rai Storia e i nuovi progetti 2020 sul patrimonio culturale archeologico- Alle 10.30, Lorenzo Nigro, direttore Missione Archeologica in Palestina & Giordania, “Gerico. La rivoluzione della preistoria”; 11, pausa; 11.45, Paolo Giulierini, direttore MANN, “Preistorici, Etruschi e Romani: il MANN si fa in tre…”; 12.15, Pupi Avati regista, “Su Dante e per Dante: il film che mancava…”, interviene Dario Nardella sindaco di Firenze; 13, pausa; 14.30, Roberto Pisoni direttore Sky Arte, “Sky porta l’arte al cinema”: “Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza”, “Raffaello”, “Pompei. Eros e mito”; 14.45, presentazione e proiezione di “Le tre vite di Aquileia” realizzato da Sky Arte – 3D Produzioni e Istituto Luce-Cinecittà, regia Giovanni Piscaglia. Introduce Antonio Zanardi Landi presidente Fondazione Aquileia; 16, pausa; 16.30, Alberto Angela, divulgatore scientifico e scrittore. Intervista “a tutto campo” a cura di Piero Pruneti.
Vieste ArcheoFilm, al castello di Vieste sul Gargano tre serate con il cinema di Archeologia Arte Ambiente e incontri con i protagonisti
Il cinema archeologico del Festival diffuso del Firenze Archeofilm fa tappa sul Gargano al castello di Vieste dove da venerdì 12 a domenica 14 luglio 2019, alle 21, con ingresso libero, arriva l’atteso Festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente organizzato dalla Città di Vieste – assessorato alla Cultura – in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm; direttore artistico Dario Di Blasi, che ha selezionato i filmati dall’archivio di Firenze Archeofilm; direttore editoriale Giuditta Pruneti; coordinatore per il Comune di Vieste Feliciano Stoico; con il contributo di Giuliano Volpe dell’università di Foggia. Cinque film che concorrono al premio “Venere Sosandra – Vieste 2019″ assegnato dal pubblico. Nelle tre serate, condotte dalla giornalista Giulia Pruneti, si spazia dalla nascita dei giochi olimpici in Grecia ai misteri della terra dei faraoni fino ai grandi scontri navali come quello risorgimentale di Lissa. Senza dimenticare i temi ambientali e scoprire l’origine degli sconvolgimenti dell’ecosistema globale ma anche le narrazioni (riviste e corrette) dei grandi eventi che hanno fatto la storia tra cui la celebre battaglia di Canne. Ogni sera, tra una proiezione e l’altra, incontri condotti da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con i grandi esperti della comunicazione del passato tra cui Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore, Daniele Manacorda archeologo medievista dell’Università di Roma3, Giuliano Volpe archeologo dell’università di Foggia e Nicolò Bongiorno regista e produttore cinematografico. In caso di maltempo la manifestazione si svolge nella Sala Normanna del Castello.
Il festival apre venerdì 12 luglio 2019, alle 21, con il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Segue il film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone (Italia, 16’). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Ospite della serata: Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore.
Seconda serata sabato 13 luglio 2019. Alle 21 si inizia con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” (vincitore Premio “Firenze ArcheoFilm 2018”) di Pascal Guérin (Francia, 52’). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Ospite della serata: Daniele Manacorda, archeologo dell’università di Roma3.
Serata finale domenica 14 luglio 2019, alle 21: sullo schermo il film “I leoni di Lissa” (vincitore Premio “Firenze ArcheoFilm 2019”) di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 76’). Il documentario evoca la storia della battaglia navale di Lissa (1866, Terza Guerra d’Indipendenza), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’Unità d’Italia. Un’immersione di grande importanza scientifica e archeologica, raccontata come una fiaba. Ospiti della serata: Giuliano Volpe, archeologo dell’università di Foggia, e Nicolò Bongiorno, regista e produttore cinematografico. Quindi si passa alla cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Venere Sosandra – Vieste 2019″ per il film più votato dal pubblico. Chiude la serata e il festival il docufilm fuori concorso dedicato al Gargano: “Il tesoro di Monte Pucci” di Giorgio Salvatori (Italia, 20’). I lavori di scavo nella necropoli di Monte Pucci continuano a riservare sorprese. L’ultima, sorprendente scoperta è un anello che reca nel castone un’immagine che richiama la figura dell’eroe greco Diomede. Primo e unico indizio della presenza nell’area garganica del leggendario padre fondatore delle Isole Tremiti e di altri antichi insediamenti nel Gargano.
Tourisma 2019. Il premio Riccardo Francovich della Sami assegnato al museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale nel castello Ducale di Crecchio (Ch). Premio speciale a Syusy Blady, Luciano Manzalini, Marco Melusso e Diego Schiavo per il film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo”

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami
Erano in sei in corsa per l’aggiudicazione del Premio Riccardo Francovich 2019, riservato al museo o parco archeologico italiano che, a giudizio dei soci della Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) che ha istituito il premio nel 2013,e dei cittadini partecipanti alla votazione, rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti. Selezionati dalla Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI; professore di Archeologia medievale, università del Salento), e composta da Eva degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Francesca Morandini (musei civici d’Arte e Storia di Brescia), Fabio Pagano (direzione generale Musei, MIBAC), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Giuliano Volpe (professore di Archeologia medievale, università di Foggia), Anna Maria Visser (professore di Museologia, università di Ferrara), fino al 31 gennaio 2019 si poteva scegliere infatti tra museo dell’Abruzzo bizantino ed altomedievale – Castello ducale di Crecchio, Crecchio (Chieti); museo provinciale Castel Tirolo (Bolzano); museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli (Udine); parco archeologico di Castelseprio e Monastero di Torba (Varese); Torre di Satriano in Tito (Pz) – Museo multimediale e area archeologica di Satrianum; museo di Nonantola (Torre dei Bolognesi) e museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra, Abbazia di Nonantola (Modena).

La giuria del premio Francovich con al centro Antonella Scarinci (con la targa), Andrea Staffa e Rocco Valentini per il riconoscimento al museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale di Crecchio (Ch) (foto Graziano Tavan)
Ha vinto il museo dell’Abruzzo bizantino ed altomedievale – Castello ducale di Crecchio, Crecchio (Chieti). La proclamazione sabato 23 febbraio 2019 a Tourisma nell’auditorium del Centro congressi, durante i lavori del XV incontro nazionale di Archeologia Viva. Il museo di Crecchio, sia in base al voto popolare (18880 voti: 49% dei votanti)), sia al voto dei soci SAMI (123 voti: 47%), rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il grande pubblico. Un risultato eccezionale, ha sottolineato il presidente Paul Arthur, per un museo di archeologia bizantina praticamente unico in Italia ma quasi sconosciuto, che è riuscito a lasciarsi alle spalle musei ben più famosi e blasonati: pensiamo al museo Archeologico nazionale di Cividale, giunto secondo con 15mila voti. E la soddisfazione per il riconoscimento era tutta nelle parole del direttore Andrea Staffa (“Un premio non solo alle ricerche archeologiche, allo studio e conoscenza dei reperti, all’impegno dello staff, ma a tutto un borgo che è rinato attorno al museo”), nel sorriso di Antonella Scarinci per il Comune di Crecchio, che ha creduto in questo progetto culturale, e nella contentezza di Rocco Valentini, vice presidente dell’Archeoclub sezione di Crecchio, la cui azione è stata fondamentale negli scavi archeologici, nella fondazione del museo e nelle attività culturali e di promozione dello stesso.

La giuria del premio Francovich con al centro Syusy Blady, i due registi Marco Melluso e Diego Schiavo, e l’attore Luciano Manzalini sul palco di Tourisma (foto Graziano Tavan)
Un premio speciale è stato conferito a Syusy Blady, Luciano Manzalini, Marco Melluso e Diego Schiavo, rispettivamente protagonista, interprete e registi, che si sono distinti per la divulgazione del medioevo italiano presso il grande pubblico con il loro film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo” (POPCult 2017), basato sulla storia di Matilde di Canossa. La premiazione è stata decisa all’unanimità dalla giuria composta da Paul Arthur, Eva degl’Innocenti, Francesca Morandini, Fabio Pagano, Piero Pruneti, Annamaria Visser e Giuliano Volpe. L’obiettivo, spronati anche da questo premio, è di continuare sulla strada tracciata da Matilde: raccontare le figure delle grandi donne, in modo leggero e divertente, nel rigoroso rispetto della storia.
Il museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale è ospitato nel Castello Ducale di Crecchio (Chieti) ed espone oggetti rinvenuti durante i campi di ricerca che l’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio ha condotto, dal 1988 al 1991, in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo, sul sito di una villa romano-bizantina scoperta in località Vassarella di Crecchio. Vi sono inoltre altri reperti ostrogoti e longobardi provenienti dal territorio abruzzese, che insieme riescono a ricostruire la vita dei Bizantini in Abruzzo, la guerra contro i goti, le vicende che riguardarono la zona costiera tra fine del sesto e l’inizio del settimo secolo. La sala Alberto Carlo Fraracci ospita invece una collezione etrusca, donata all’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio nel 1995.
Al via Tourisma 2019 con tanti big, da Angela a Daverio, da Carandini a Osanna, da Matthiae a Manfredi: in tre giorni 250 relatori e un centinaio di espositori. Si inizia con un focus sull’Arte e un report sui beni archeologici in aree di guerra o a rischio
Alberto Angela, ormai acclamato padrino della manifestazione, e poi il presidente del FAI Andrea Carandini, l’ex direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, l’ex presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Giuliano Volpe, l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il gen. Fabrizio Parrulli comandante Carabinieri tutela patrimonio culturale, Paolo Matthiae, l’archeologo scopritore di Ebla, decano degli orientalisti. E ancora i big della divulgazione storico-artistica Philippe Daverio, Eike Schmidt, Antonio Paolucci. Sono alcuni dei nomi famosi protagonisti della quinta edizione di Tourisma, salone dell’Archeologia e del Turismo culturale, organizzato da Archeologia Viva (Giunti editore) dal 22 al 24 febbraio 2019 al centro congressi di Firenze: una tre giorni non stop per sapere tutto e anche di più del passato, presente e futuro dei nostri beni culturali, tra arte, archeologia e ambiente, dedicata alla comunicazione delle grandi scoperte archeologiche e alla promozione del patrimonio e del turismo culturale. Un centinaio di espositori con significative presenze straniere (tra cui Francia, Cipro, Israele, Malta, Croazia, …) ma anche e soprattutto le principiali realtà italiane che proporranno itinerari pensati per un pubblico che non si accontenta certo del mordi e fuggi da cartolina. A “tourismA” si viaggia anche restando comodamente seduti con gli oltre duecentocinquanta relatori che accompagnano il pubblico indietro nel tempo per riscoprire il presente con occhi nuovi e maggior consapevolezza.
Venerdì 22 febbraio 2019 si parte con un grande focus sull’Arte, strumento universale per superare diversità e confini. A far da guida un “trio” d’eccezione: Eike Schmidt, direttore della galleria degli Uffizi, lo storico dell’arte Antonio Paolucci e il critico Philppe Daverio. Spazio poi alla grande storia con lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi, ma anche alle tendenze del turismo culturale per scoprire, con un workshop dedicato al tema, che la ricerca delle nostre radici “muove” un buon numero di viaggiatori anche verso nuove mete tra cui Albania, Armenia, Pakistan, Sudan. Le isole e i miti del Mar Egeo, le battaglie navali tra Etruschi Greci e Punici nel Mediterraneo, l’archeologia a rischio sotto le bombe (e sotto l’Isis) gli altri temi di questa giornata inaugurale. Un focus speciale a questo proposito riguarderà la situazione dei beni culturali in un’area tra le più calde del Medioriente ovvero la Palestina di cui parlerà l ’archeologo, noto per la scoperta della città siriana di Ebla, Paolo Matthiae. Per quanto riguarda invece i rischi del patrimonio di casa nostra si scoprirà quanto e come agisce una speciale “Arma”, quella del Comando tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Il generale Fabrizio Parrulli a tourismA farà il punto della situazione mostrando al pubblico le principali scoperte di trafugamenti e di restituzioni avvenuti negli ultimi tempi. Si parlerà poi anche dei misteriosi dolmen e delle tombe giganti della Sardegna antica per approdare ad un’altra isola, quella siciliana, alla scoperta delle ricchezze non solo architettoniche della Val di Noto. Una speciale sessione sarà dedicata infine ai padroni di casa, gli Etruschi e a come valorizzare in maniera innovativa tutte le testimonianze che hanno lasciato nella nostra regione.
“Faragola siamo noi”: dal palco di TourismA Giuliano Volpe ripercorre le tappe della scoperta e della valorizzazione dell’importante sito pugliese con grande villa tardo-antica fino alla sua distruzione dolosa nel settembre 2017. E lancia l’appello: “La ricostruiremo. Tutti insieme”

Notte tra il 6 e il 7 settembre 2017: un incendio distrugge la copertura e danneggia il sito archeologico di Faragola nel comune di Ascoli Satriano (Foggia)

Il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT,
Era la notte tra il 6 e il 7 settembre 2017 quando nella fertile valle del Carapelle, a pochi chilometri dal comune foggiano di Ascoli Satriano, alte fiamme squarciarono l’oscurità. Un incendio, attizzato da mano vile e malavitosa, stava letteralmente distruggendo la copertura del sito di Faragola, una delle aree archeologiche più belle e suggestive della Puglia. “Quattordici anni di ricerche e interventi, e più di mille anni di storia, andati in fumo in una notte”: Giuliano Volpe, archeologo, oggi presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT, direttore delle missioni archeologiche a Faragola, nel rivivere quei momenti davanti alla platea, ammutolita e sgomenta di TourismA, ha la voce rotta dalla commozione. Sono passati alcuni mesi dallo scempio che ha infierito su Faragola, esteso insediamento di età romana e tardo antica, dove sono stati portati parzialmente alla luce alcuni ambienti residenziali di una ricca villa di cui è stata finora documentata soprattutto la fase tardoantica (IV-VI secolo d.C.), eppure quelle immagini di distruzione che passano sul grande schermo del palazzo dei congressi di Firenze hanno ancora l’effetto di un pugno nello stomaco. “Ci indignamo quando vediamo in tv le vergognose distruzioni delle milizie dell’Isis. Ma quanto abbiamo visto a Faragola non è molto diverso. A volte l’Isis è tra noi”. Ma non tutto è perduto. Faragola può e deve risorgere dalle sue ceneri, come l’araba fenice. Lo ha ribadito a Firenze nel suo intervento “Risorgere dalla cenere: la villa tardo antica di Faragola (Ascoli Satriano). Dopo l’incendio, la ricostruzione” Giuliano Volpe, nella doppia veste di ambasciatore della Daunia e presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali: accogliendo l’appello dell’Archeoclub di Ascoli Satriano, ha acceso i riflettori sulla Villa di Faragola, e sul suo futuro. Probabilmente di proprietà di un ricco senatore romano che possedeva grandi quantità di terreni agrari nel Mezzogiorno, la villa di Faragola conobbe il periodo di massimo fulgore tra il IV e il VI secolo dopo Cristo, quando venne adornata con terme e marmi policromi, una grande sala da pranzo con un divano per banchetto che era tra i meglio conservati al mondo. La rinascita del gioiello archeologico foggiano è la mission del prof. Volpe.

Il prof. Giuliano Volpe mostra dal palco di TourismA il gruppo Generazione Faragola (foto Graziano Tavan)
Faragola siamo noi: parte la campagna di crowdfunding “I danni sono ingenti. Si parla di 3-4 milioni di euro”, spiega Volpe. “Ma qui non si tratta solo di rifare la copertura e la musealizzazione del sito. Le stesse strutture antiche sono state molto compromesse. Molti mosaici sono esplosi per il calore, mentre le pietre si sono calcificate. Il restauro durerà almeno due anni. Con le lamiere contorte si realizzerà un’opera d’arte contemporanea”. E mentre il Mibact annuncia un intervento di somma urgenza per 500mila euro, la Regione Puglia mette a disposizione un fondo da 1 milione 600mila euro, la Fondazione Apulia Felix, guidata dallo stesso Volpe, mobilita l’opinione pubblica e lancia una raccolta fondi per consentire la rinascita di questo autentico gioiello archeologico. “Il cantiere di restauro sarà un cantiere aperto per lavori: una sfida per non far dimenticare Faragola, come sta facendo il gruppo Generazione Faragola”. L’obiettivo è allestire – nel giro di un paio di mesi – un prefabbricato che ospiterà i laboratori di restauro su campo con il sostegno del Mibact. Il progetto di ripristino si svilupperà attraverso un cantiere aperto per consentire di non interrompere la fruizione di uno dei siti più suggestivi del Mezzogiorno: nei mesi di lavoro, l’insediamento rurale di età romana e tardoantica – negli intendimenti dell’archeologo foggiano – sarà arricchito da postazioni multimediali e persino da un plastico.
Volpe è anche il protagonista del bel video di Antonio Forterezza a sostegno della campagna di crowdfunding: “Dobbiamo reagire, non è possibile accettare supinamente quanto è successo a Faragola. Dobbiamo restaurare, ricostruire, restituire il parco archeologico ai cittadini alla comunità locale, alla comunità scientifica internazionale, ai tanti visitatori che sono già venuti e che verranno per conoscere questo straordinario sito archeologico”. E lancia l’appello: “Devono impegnarsi prima di tutto le istituzioni, a tutti i livelli, ma deve esserci anche un impegno del mondo delle associazioni, delle imprese, dei professionisti, di tutti i cittadini perché Villa Faragola è un patrimonio di tutti, e tutti devono sentirsi partecipi. È necessario per ripartire. È un atto di amore, un atto di partecipazione, un impegno di cittadinanza attiva”. Si può partecipare alla raccolta fondi con un bonifico alla Fondazione Apulia Felix (IBAN: IT84I0335901600100000066451) oppure utilizzando la piattaforma Meridonare.

Veduta panoramica della fertile valle del Carapelle con il sito archeologico di Faragola (Ascoli Satriano)
La villa antica di Faragola L’impatto emotivo sul pubblico di TourismA è stato tanto più forte perché le immagini devastanti della violenza perpetrata sul sito del Foggiano, seguivano quelle solari, positive, entusiastiche delle ricerche, scoperte e restauri portati avanti in 14 anni di scavi, dal 2003 al 2014, durante i quali sono stati indagati circa 6mila metri quadri, in 350 giornate lavorative, per un costo di 300mila euro, pari a 857 euro al giorno; e sono stati approntati interventi di musealizzazione per un costo di un milione e mezzo di euro. “Il sito di Faragola è posto a circa tre chilometri a sud-ovest di Ascoli Satriano nella fertile valle del Carapelle”, ricorda Volpe. “Il complesso edilizio fu edificato in una posizione strategica, a metà strada tra i due importanti centri abitati di Ausculum e Herdonia, e in una zona ricca di acqua, grazie alla presenza del fiume Carapelle e di numerose sorgenti”. Noto da tempo, era già stato segnalato nel corso delle ricognizioni archeologiche condotte agli inizi degli anni ’90 dall’università di Bologna. In seguito sono state condotte indagini preliminari da Francesco Paolo Maulucci della soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, che hanno portato al vincolo dell’area, poi parzialmente acquistata dal Comune di Ascoli Satriano. Nel luglio del 2003 ha avuto inizio una campagna di scavi archeologici, preceduta da prospezioni geofisiche, sotto la direzione scientifica del prof. Giuliano Volpe dell’università di Foggia, in collaborazione con la soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e la Città di Ascoli Satriano.

Veduta zenitale della villa romana di Faragola nel 2004, quando gli scavi archeologici erano solo all’inizio
Il sito di Faragola fu occupato per molti secoli, con diverse modalità di vita. Le ricerche archeologiche hanno finora consentito di ricostruire le seguenti fasi: villaggio daunio (dal VI-V sec. a.C. al IV-III a.C. circa); fattoria romana (I a.C. – II d.C. circa); villa tardoantica 1 (III – metà IV d.C. circa); villa tardoantica 2 (fine IV – fine VI d.C. circa); villaggio altomedievale (VII – IX d.C. circa); uso agricolo (IX – XXI d.C.). “I risultati conseguiti sono di grande interesse”, fa presente Volpe, e la rabbia aumenta sapendo il danno subito dal sito. “In località Faragola è stato, infatti, indagato un esteso e articolato insediamento rurale di età romana e tardoantica, che si segnala per le notevoli manifestazioni di lusso. Sono stati parzialmente portati alla luce alcuniambienti residenziali di una ricca villa, di cui è stata finora documentata soprattutto la fase tardoantica (IV-VI secolo d.C.), e in particolare un grande vano, identificabile verosimilmente con una cenatio estiva, dotato di una fontana decorata da un rilievo databile alla prima età imperiale con la raffigurazione di un personaggio femminile danzante e di un serpente e di un pavimento di lastre di marmo, tutte di reimpiego, arricchito dall’inserzione di lussuosi tappeti in opus sectile realizzati con lastrine di vari marmi colorati e di pasta vitrea. A pochi metri da questa lussuosa sala da pranzo sono stati individuati altri vani del settore residenziale, pavimentati con pregevoli mosaici policromi a decorazione geometrica. La villa risulta dotata anche di un settore artigianale: è stata, infatti, indagata anche una fornace per la cottura di laterizi, parte di un più ampio gruppo di strutture produttive. Si tratta di una scoperta di grande importanza per la conoscenza dell’organizzazione delle campagne non solo nel territorio di Ausculum ma dell’intera Puglia: infatti, pur essendo note numerose altre villae romane e tardoantiche nel territorio daunio, quella di Faragola si presenta come una delle più lussuose manifestazioni di questo tipo di edificio rurale finora note in Italia meridionale. È evidente che la villa sia appartenuta a un personaggio di alto rango, proprietario di ampie tenute terriere nella zona, a ulteriore dimostrazione della vitalità dell’economia agraria dell’Apulia in età tardo-antica”.
La villa del V secolo d.C. “La villa conobbe il momento di massimo splendore nel V secolo”, scrive Volpe, “quando il settore residenziale e le terme furono oggetto di importanti interventi edilizi: sulle strutture preesistenti e sui resti degli edifici crollati probabilmente a seguito di terremoti, fu costruita una sontuosa sala da pranzo (cenatio) e le terme furono notevolmente ampliate e abbellite. Le trasformazioni principali riguardarono il pavimento e la sistemazione di un tipo particolare di divano per banchetto (stibadium) in muratura, provvisto di una fontana. Il pavimento, sovrapposto al precedente mosaico, fu realizzato con lastre di marmo di vario tipo e colore. Particolare rilievo avevano tre tappeti in opus sectile, inseriti nella pavimentazione marmorea. Caratterizzati dalla complessa combinazione di forme geometriche, dalla successione di cornici riccamente decorate e da elementi del repertorio vegetale”. L’elemento di maggior spicco della cenatio era costituito dallo stibadium, “il divano in muratura per il banchetto, collocato in posizione dominante della sala. Di forma semicircolare, aveva lo spazio centrale occupato da una vaschetta. Il rivestimento della struttura era costituito da lastre di marmo bianco e da ricercate decorazioni in opus sectile marmoreo, mosaico ed elementi scultorei figurati. Al di sopra della vasca, posta al centro del divano in muratura, era sistemata una mensa di marmo bianco molto pregiata e rara, caratterizzata dalla presenza di lobi circolari per l’alloggiamento dei piatti per il banchetto. È molto probabile che l’acqua fuoriuscisse a cascata dalla vaschetta, andando a riempire la parte centrale della sala da pranzo, ribassata rispetto ai corridoi laterali, formando, con i tappeti in opus sectile, uno straordinario effetto scenografico grazie al gioco di riflessi che enfatizzava la cromia dei marmi, oltre a garantire una piacevole frescura durante i banchetti estivi”. La cura del corpo, la caccia, il banchetto fanno parte dell’ideologia dell’aristocrazia tardo-antica.
“Nel VI secolo spariscono gli aristocratici e arrivano i longobardi che la trasformano in una grande azienda agricola (curtis) alle dipendenze del ducato di Benevento”. La fase altomedievale fu altrettanto importante: dopo la fine della villa, furono realizzati nuovi ambienti residenziali e strutture produttive (fornaci, vasche di decantazione dell’argilla, fosse per la fusione di metalli, ecc.), e furono riutilizzati gli ambienti della precedente villa, con capanne lignee disposte nell’area della antica villa. Faragola era diventata un centro di produzione artigianale: ceramiche e oggetti di metallo.
Dal 2008 è stato avviato il progetto di musealizzazione, con fondi della Regione Puglia, di Arcus e del MiBACT, per complessivi 3 milioni di euro circa: un’innovativa copertura in legno lamellare e teli di gore-tex, che attribuiva agli spazi non solo un’adeguata protezione e una splendida luminosità ma offriva anche ai visitatori una percezione dei volumi e una migliore comprensione del sito. “L’operazione è stata concepita nell’ottica del completamento cercando di suggerire al visitatore del parco la spazialità antica, rispettando il rapporto con il paesaggio, accostandosi e mai sovrapponendosi alle superfici lapidee e musive, prevedendo luoghi di sosta attrezzati con sistemi didattico-informativi, e in generale assicurando anche l’estendibilità del sistema su altre aree in fase di scavo”. Nell’ambito del cantiere in corso, si stavano sia completando le strutture, con un centro servizi, biglietteria, spazio didattico, sia allestendo innovativi sistemi multimediali e, finalmente, anche un impianto di allarme e videosorveglianza. “Ancora poche settimane e l’intervento di musealizzazione sarebbe stato ultimati, e il sito aperto al pubblico in tutta la sua potenzialità”, conclude amaro Giuliano Volpe. “È finito tutto divorato dalle fiamme”.
A mezzo secolo dalla scoperta del grande abitato protostorico dell’età del Bronzo il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo ospita la tre giorni di convegno internazionale “Frattesina cinquant’anni dopo. Il Delta del Po tra Europa e Mediterraneo nei secoli attorno al 1000 a.C.”
Era il 1967 quando i soci del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici di Rovigo (Cpssae) scoprirono nelle campagne a sud-est dell’attuale centro di Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, l’abitato di Frattesina, villaggio protostorico sorto nel XIII secolo a.C. (Bronzo recente) che si estendeva per oltre 20 ettari (come mostra il video qui sopra del 2017 di Michele Baldo) lungo la riva destra del Po di Adria, il maggiore ramo del fiume durante l’età del Bronzo. Frattesina conobbe la sua massima fioritura nel XII-XI sec. a.C. (Bronzo finale) seguita da una fase di decadenza fino all’inizio dell’età del Ferro (X sec. a.C.). Nel 50° anniversario della scoperta di Frattesina, al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo dal 13 al 15 aprile 2018 il Cpssae promuove il convegno internazionale “Frattesina cinquant’anni dopo. Il Delta del Po tra Europa e Mediterraneo nei secoli attorno al 1000 a.C.”. Un convegno che è già un successo a due settimane dalla sua apertura: gli organizzatori avvisano che per le giornate del 14 e 15 aprile non si accettano ulteriori iscrizioni, per superamento degli iscritti rispetto alla capienza della sala.
Il convegno si articolerà in tre giornate e su tre diverse tematiche: venerdì 13, i musei archeologici in Polesine a quattro anni dalla riforma Franceschini; sabato 14, il territorio tra Adige e Po nella tarda età del Bronzo; domenica 15, il “fenomeno Frattesina” tra Europa e Mediterraneo. Sono previste inoltre: una tavola rotonda dedicata alle tematiche della valorizzazione, della ricerca e della tutela nell’ambito archeologico museale; la presentazione del numero LI della rivista Padusa (Nuova Serie); la presentazione del volume “Frattesina: un centro internazionale di produzione e di scambio nella Tarda Età del Bronzo del Veneto” (Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei – Memorie di Scienze Morali); visite guidate del Museo Civico dei Grandi Fiumi di Rovigo e di quello Archeologico Nazionale di Fratta Polesine. Gli atti del convegno saranno pubblicati nel prossimo numero di Padusa, rivista archeologica del Cpssae.
Ricco il programma. Prima giornata venerdì 13 aprile 2018 “Cinquant’anni dopo… Giornata di studi sulla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio”, coordinata da Simonetta Bonomi. Dopo i saluti, apre i lavori alle 10.30, Raffaele Peretto, presidente del Cpssae di Rovigo, “La scoperta di Frattesina, il Cpssae e la nascita del museo Archeologico di Rovigo”; 10.50, Massimo Bergamin, sindaco di Rovigo, “Rovigo capitale europea della cultura 2021: la grande sfida”; 11.10, Cristiano Corazzari, assessore al Territorio, Cultura e Sicurezza della Regione del Veneto, “Musei e valorizzazione del territorio Veneto”; 11.30, Giuliano Volpe, “I musei e la riforma Franceschini”; 12, visita guidata al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo a cura di Raffaele Peretto, già direttore del museo. Dopo la pausa pranzo, la sessione pomeridiana inizia alle 14.30, con la tavola rotonda “Musei e territorio: l’archeologia tra tutela, valorizzazione e ricerca a quattro anni dalla riforma Franceschini” presieduta da Piero Pruneti. Intervengono: Pierluigi Cellarosi, Maria Teresa De Gregorio, Alberta Facchi, Daniele Ferrara, Federica Gonzato, Fabrizio Magani, Franco Nicolis, Carlo Peretto, Cristina Regazzo, Chiara Vallini.

Ambre ritrovate a Campestrin di Grignano Polesine oggi al museo dei Grandi Fiumi (foto RovigoOggi.it)
Seconda giornata sabato 14 aprile 2018 “La bassa pianura tra Adige e Po dalla tarda età del Bronzo all’inizio dell’età del Ferro” coordinata da Maria Bernabò Brea e Anna Maria Bietti Sestieri. Alle 9.30, Paolo Bellintani presenta il numero 51 di Padusa, rivista del Cpssae. La Nuova Serie; 9.45, Giovanna Gambacurta, Claudio Balista, Marco Bertolini, Fiorenza Bortolami, Fiorenzo Fuolega, Marco Marchesini, Silvia Marvelli, Elisabetta Rizzoli, Ursula Thun Hohenstein, Erika Valli su “L’insediamento dell’età del Bronzo medio-recente di Adria (località Amolara) avamposto orientale della polity delle Valli Grandi Veronesi?”; 10.10, Claudio Balista, Maurizio Cattani, Lisa Guerra, Elena Maini, Paolo Marcassa, Marco Marchesini, Silvia Marvelli, Luca Rinaldi, Stefania Zuffi su “L’abitato di Ca’ Spadolino di Coccanile (Copparo – FE) e il popolamento lungo i rami meridionali del delta del Po nell’età del Bronzo”; 10.35, Michele Baldo, Claudio Balista, Paolo Bellintani su “Frattesina di Fratta Polesine: estensione, infrastrutture, definizione di aree funzionali ed evoluzione paleo-idrografia del territorio. Metodologie “a basso impatto” e risultati delle indagini sul campo – anni 2014-2016”. Alle 11.20, Luciano Salzani, Paolo Bellintani, Michele Baldo, Mirka Disarò, Ursula Thun Hohenstein su “Campestrin di Grignano Polesine: le ricerche sul campo”; 11.45, Elodia Bianchin Citton su “L’abitato protostorico di Montagnana-Borgo S. Zeno: aspetti topografici e infrastrutturali”; 12.10, Armando De Guio, Claudio Balista, Andrea Betto, Laura Burigana, Luigi Magnini su “Le Valli Grandi Veronesi e il Progetto AMPBV: linee di una rotta interpretativa bottom-up “contro-corrente” in un’area nodale di formazione della complessità sociale europea”. Dopo la pausa pranzo, la sessione pomeridiana coordinata Andrea Cardarelli e Mark Pearce apre alle 14.30: Thun Hohenstein, Ivana Angelini, Paolo Bellintani su “Aspetti tecnologici e archeometrici delle ambre di Campestrin di Grignano Polesine”; 14.55, Paolo Bellintani su “Le perle d’ambra tipo Tirinto. Per una revisione della problematica”; 15.20, Mateusz Cwaliński, Janusz Czebreszuk su “Circulation of amber in the Western Balkans during the Bronze Age and its significance for tracing trans-Adriatic contacts”. Segue la sessione dei poster col coordinamento scientifico di Massimo Saracino. E alle 18.15, partenza con autobus per Fratta Polesine con visita guidata alle 19 del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine a cura di Federica Gonzato.
Terza e ultima giornata domenica 15 aprile 2018 “Frattesina: una pagina di Storia europea” coordinata da Giovanni Leonardi e Federica Gonzato. Alle 9 si inizia con la presentazione del volume “Frattesina: un centro internazionale di produzione e di scambio nella Tarda Età del Bronzo del Veneto” a cura di Anna Maria Bietti Sestieri, Paolo Bellintani e Claudio Giardino. Interverranno: Anna Maria Bietti Sestieri, Paolo Bellintani, Claudio Giardino, Jacopo De Grossi Mazzorin; 9.45, Andrea Cardarelli, Claudio Cavazzuti, Francesco Quondam, Luciano Salzani su “Oltre il fiume, oltre la vita. Recenti sviluppi delle ricerche sulla necropoli delle Narde a Fratta Polesine”; 10.15, Paolo Bellintani, Ivana Angelini su “Frattesina e le origini del vetro europeo”. Alle 11, Michele Cupitò, Giovanni Leonardi, Elisa Dalla Longa, Claudio Balista, Laura Pau, Claudio Bovolato su “Pianura veronese e Polesine tra Bronzo recente e Primo Ferro iniziale. Dinamiche di popolamento, organizzazione del territorio e modelli di scambio”; 11.25, Marco Bettelli, Sara T. Levi su “Cinquanta sfumature di ceramica italo-micenea: Frattesina e altre nuances dal Mediterraneo centrale”; 11.50, Franco Marzatico su “Le Alpi centro-orientali. Barriera e ponte”. Dopo la pausa pranzo, la sessione pomeridiana coordinata da Armando De Guio e Claudio Giardino apre alle 14.45 con Elisabetta Borgna su “Il Caput Adriae tra Alpi e Adriatico durante la tarda età del Bronzo: apporti transalpini, relazioni pensinsulari, dinamiche di trasformazione”; 15.10, Andrea Cardarelli su “Frattesina e la tarda età del Bronzo fra Po e Tevere”; 15.55, Mark Pearce su “Frattesina: il significato storico”; 16.20, Anthony F. Harding su “The role of Frattesina in European prehistory”; 16.45, Reinhard Jung su “Frattesina fra Europa e Mediterraneo orientale”. Dopo le discussioni, chiusura dei lavori alle 18.20.
TourismA 2018 palcoscenico della cerimonia di consegna del V premio Francovich, assegnato per il 2017 al museo Sannitico di Campobasso (sezione medievale) e alla Domus dei tappeti di pietra di Ravenna. Annunciata l’apertura del museo dell’Antico porto di Classe

La giuria del premio Francovich insieme ai vincitori dell’edizione 2017 sul palco di Tourisma 2018 a Firenze (foto Graziano Tavan)
Il museo Sannitico di Campobasso (sezione medievale) e la Domus dei tappeti di pietra di Ravenna sono i vincitori del premio Francovich 2017 nella classifica votata rispettivamente dai soci e dal pubblico (non soci). La cerimonia di consegna del premio a TourismA, salone Archeologia e Turismo, che si è confermata palcoscenico privilegiato per il premio “Riccardo Francovich”, riconoscimento istituito nel 2013 dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (Sami) per chi rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione verso un pubblico di non specialisti, individuando anno dopo anno un museo o un parco archeologico che a livello nazionale rappresenti un caso di best practice di allestimento museografico, attività didattico-comunicativa e qualità scientifica “in grado di rappresentare adeguatamente le tematiche dell’archeologia post classica”. Sabato 17 febbraio 2018 nell’auditorium del centro congressi di Firenze, gremito per TourismA 2018, è stato consegnato il premio Francovich, giunto alla V edizione. Sul palco, con il presidente della Sami, Giuliano Volpe, tutta la giuria. Nella votazione dei soci si è classificato al primo posto il museo provinciale Sannitico di Campobasso – Sezione Medievale per “l’efficace, affascinante presentazione museologica di una delle più importanti scoperte di archeologia barbarica del Meridione”.
Il museo del Sannio nasce nel 1881 e viene ospitato, insieme alla biblioteca Provinciale, nel Palazzo della Prefettura di Campobasso. Fu l’archeologo Antonio Sogliano a provvedere a una prima catalogazione del materiale, e a pubblicare l’Inventario nel 1889. Da allora il museo e la biblioteca hanno conosciuto vicende alterne e molteplici cambi di sede fino al 1995, quando il museo è stato allestito nei locali del settecentesco Palazzo Mazzarotta, nel centro storico di Campobasso. Al suo interno hanno trovato posto sia l’originaria raccolta provinciale ottocentesca, sia i ritrovamenti avvenuti durante moderni scavi archeologici nella provincia di Campobasso. L’esposizione si articola secondo un criterio cronologico e tematico, per cui per trovare la sezione alto-medievale, premiata dalla Sami, bisogna salire al secondo piano. Qui l’Alto Medioevo è rappresentato dalle ricchissime tombe di cavalieri bulgari ritrovate nella Piana di Bojano: tra queste la ricostruzione integrale della tomba di un guerriero e del suo cavallo con ricche bardature in argento. C’è inoltre una breve sezione con materiali basso medioevali, in particolare ceramiche.
Nella votazione del pubblico al primo posto si è classificata la Domus dei tappeti di pietra di Ravenna, per “il limpido allestimento museale di una ricca domus aristocratica della tarda antichità”. Collocata nella settecentesca chiesa di Santa Eufemia, in un vasto ambiente sotterraneo a circa tre metri sotto il livello stradale, la Domus presenta 14 ambienti con oltre settecento metri quadri di splendide pavimentazioni a mosaico appartenenti ad un palazzetto bizantino del V – VI secolo d.C. “La Domus non ha vinto solo in virtù della sua bellezza”, è intervenuto il presidente di RavennAntica, Giuseppe Sassatelli, “ma anche e soprattutto perché rappresenta un efficace esempio di restituzione del patrimonio archeologico sotto il profilo progettuale, museologico e gestionale. Questa vittoria è stata possibile grazie al sostegno dei cittadini e a quello degli oltre 850mila visitatori che, fino ad oggi, hanno visitato la Domus. Inoltre, grazie alle attività didattiche rivolte ogni anno alle scuole e attraverso le iniziative dello scorso novembre, realizzate per la ricorrenza dei 15 anni di apertura, tante persone hanno avuto occasione di visitare nuovamente il sito e di apprezzarne le modalità espositive. Il premio Francovich è un riconoscimento che ci darà ancora più energia per le molte ed importanti operazioni che dobbiamo affrontare nel 2018, tra le quali, in particolare, l’inaugurazione del Museo di Classe”. RavennAntica, proprio con la Domus, ha inaugurato la sua fortunata stagione di restituzioni del patrimonio e di buone prassi nell’ambito dei beni culturali. La Fondazione – hanno sottolineato i responsabili -, ha poi consolidato “il suo innovativo sistema gestionale con la successiva messa in valore degli altri monumenti da essa concepiti, realizzati e valorizzati: il museo Tamo, la Cripta Rasponi – Giardini pensili e l’Antico Porto di Classe, entrati a pieno titolo nel circuito dei siti cittadini. Tutto questo in attesa di conseguire l’obiettivo principale della sua mission: l’inaugurazione, come si diceva, nel prossimo autunno, del museo di Classe.


































































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