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Paestum. Ritrovato documento degli anni ’30: è l’invito alla conferenza di Amedeo Maiuri sui nuovi scavi di Paestum. Come allora, gli scavi archeologici continuano al parco archeologico e si raccontano on-line

Il documento del 1931 ritrovato: è l’invito del prefetto alla presentazione dei nuovi scavi di Paestum di Amedeo Maiuri (foto pa-paeve)

Giugno 1931. Il prefetto di Salerno invita gli amministratori della provincia salernitana alla conferenza sui “Nuovi scavi di Paestum” tenuta dall’allora soprintendente, Amedeo Maiuri. È quello che si legge nel documento custodito con cura dalla famiglia Soprani da circa 90 anni e che la figlia Enrica ha voluto condividere con il direttore del Parco Archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel. “Durante il periodo di lockdown, tra marzo e maggio, io e mio fratello Leopoldo abbiamo deciso di fare ordine in un deposito dove da anni accumuliamo cose”, racconta la giornalista, Enrica Soprani. “In una cassa metallica ben chiusa, abbiamo trovato alcuni documenti degli anni ’30 e ’40 conservati dal nostro papà Antonio, classe 1909, nato a Ravenna e giunto al Sud nel 1949 per lavoro, ma trasferitosi definitivamente a Salerno per amore di nostra madre. Con estremo piacere ho pensato di consegnare al direttore di Paestum l’originale dell’invito del Prefetto per l’incontro con il prof. Maiuri nella certezza che avrebbe saputo valorizzare un ricordo di famiglia per noi così importante”. L’invito – ingiallito dal tempo – ha aperto una finestra temporale sulla prima stagione degli scavi archeologici a Paestum quando, in piena età fascista, si scavava per riscoprire le gloriose vestigia della romanità. Le testimonianze del periodo greco interessavano meno all’epoca, ma la più grande scoperta dei primi anni Trenta riguardò proprio la grecità con il rinvenimento del Santuario di Hera alla foce del Sele e delle sue spettacolari metope ad opera degli archeologi Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco. Alcuni anni dopo, iniziò la progettazione del nuovo museo di Paestum, interrotta dallo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Il tempio di Nettuno a Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Oggi continuano gli scavi al parco archeologico di Paestum e Velia, mentre il sito resta per ora chiuso al pubblico per il contenimento dei contagi da COVID-19. A Paestum, i lavori si stanno concentrando presso l’altare e le fondazioni del tempio c.d. di Nettuno la cui storia si sta rilevando molto complessa. A Velia, sono in programma gli scavi presso l’acropoli della città antica. La storia del Parco viene raccontata sui canali social e sul sito-web con contenuti digitali creati ad hoc per il pubblico on-line. L’intento è coinvolgere tutti i visitatori in un progetto culturale di più ampio respiro, in cui ognuno è protagonista.

Paestum. Aspettando la XXIII edizione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico 8-11 aprile 2021: nel giorno della prevista apertura cancellata, i “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo” on line e i saluti dei partner e degli enti promotori

La locandina dei “Dialoghi sull’archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo” dedicati a Catastrofi, distruzioni, storia”

paestum_BMTA21-logo19 novembre 2020: per Paestum doveva essere un giorno importante, atteso da mesi: l’apertura della XXIII edizione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico. Ma, come sappiamo, l’edizione – mantenendo lo stesso ricco programma – è stata spostata all’8 aprile 2021. In questo modo la XXIII edizione, assicurando a tutti i protagonisti soprattutto sicurezza ma anche soddisfazione di risultati, consentirà ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del Parco Archeologico, sito Unesco, con i colori della primavera che, auspichiamo, sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale, sostenibile e rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si è ispirata in questa edizione. La data comunque non è passata in silenzio. All’insegna di aspettando la XXIII edizione della Borsa 8-11 aprile 2021, i prestigiosi partner della Bmta (Unesco, Unwto, Mibact) e gli enti promotori (Comune di Capaccio Paestum, parco archeologico di Paestum e Velia, Regione Campania) hanno portato il loro saluto nella giornata di apertura inizialmente prevista, giovedì 19 novembre, in occasione dei “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo”, che la Fondazione Paestum, presieduta dal prof. Emanuele Greco già direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, ha confermato online dal titolo “Catastrofi, distruzioni, storia”.

 

Ernesto Ottone Ramirez, vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco

Per l’occasione hanno portato il loro saluto, come avviene nella giornata di apertura di ogni edizione, i prestigiosi partner, quali le organizzazioni della cultura e del turismo dell’Onu, Unesco e Unwto, che da sempre patrocinano e sostengono la Borsa, unitamente al ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, nelle persone del vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco Ernesto Ottone Ramirez, del direttore Regione Europa dell’Unwto Alessandra Priante, del sottosegretario al Turismo Lorenza Bonaccorsi. “È un piacere unirmi a voi oggi, in quella che avrebbe dovuto essere l’apertura della XXIII BMTA”, ha esordito Ramirez. “Questo evento di lunga durata è unico tra le fiere dedicate al turismo di tutto il mondo e gode del supporto dell’Unesco da molti anni. Alcuni dei più iconici Siti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità sono siti archeologici e la loro salvaguardia va al cuore della missione dell’Unesco. A causa della pandemia da Covid-19 questo evento, come molti altri compreso il World Heritage Committee (Comitato per il Patrimonio Mondiale), è stato posticipato. La crisi ha visto il turismo decrescere rapidamente nella maggior parte dei Paesi, influenzando la capacità di molti Siti Unesco di funzionare in modo corretto per l’immediato futuro. Nuove misure e approcci sono messi alla prova per far ripartire il turismo e alcune tendenze stanno già emergendo: la principale di esse è la crescente importanza della tecnologia digitale, che plasmerà il futuro del patrimonio e del turismo. Durante la pandemia, l’accesso digitale alla cultura ha fornito istruzione, intrattenimento e conforto a milioni di persone confinate nelle proprie case in tutto il mondo. Abbiamo assistito ad una richiesta senza precedenti di accesso online alla cultura, con alcuni Siti Unesco che hanno riscontrato un incremento del 30% del traffico sui loro siti internet e dell’engagement dei loro account sui social media rispetto all’anno precedente. Per supportare l’urgente necessità di rendere la cultura accessibile a tutti, l’Unesco ha lanciato quest’anno le sue campagne Share Culture e Share Our Heritage e abbiamo messo in campo una serie di iniziative che puntano alla digitalizzazione del patrimonio. Molti siti archeologici stanno implementando e esplorando l’innovazione digitale, ed è incoraggiante vedere così tante risposte creative che promuovono l’accesso alla cultura. La vostra mostra digitale ArcheoVirtual è un esempio eccellente. Anche il numero attuale del World Heritage Review ha come tema l’interpretazione del patrimonio culturale e il Covid-19, e fornisce gli ultimi strumenti digitali a supporto dell’accesso al patrimonio culturale, dalle visite virtuali e le mostre online agli inventari di catalogazione di manufatti del patrimonio culturale. Un altro trend emergente è lo spostamento dai mercati internazionali verso la riconnessione con le comunità locali e l’incoraggiarle al coinvolgimento con e alla riscoperta del loro patrimonio culturale. Tuttavia, le comunità locali avranno bisogno di maggior supporto sia per la ripresa dalla crisi in corso che per fronteggiare e adattarsi alle future sfide regionali e globali, dalle pandemie al cambiamento climatico, disastri naturali o conflitti. La pandemia ha dato slancio al ripensamento dei modelli esistenti e all’indirizzamento degli sforzi post Covid-19 verso un turismo culturale basato sulla natura in linea con i valori Unesco, rispettoso del patrimonio e benefico per le comunità. In risposta, l’Unesco ha istituito una task force sul turismo culturale e resiliente, con autorità consultive della Convenzione Unesco per affrontare temi chiave legati al turismo e per promuovere nuovi approcci che sfruttano i valori del patrimonio e contribuiscono allo sviluppo sostenibile durante e oltre la crisi del Covid-19. Guardando avanti, l’aumento del coordinamento, il rafforzamento delle capacità di formazione nell’innovazione digitale e lo scambio di buone pratiche saranno fattori cruciali. Questo sarà il focus del nostro lavoro andando avanti e la vostra collaborazione è benvenuta”.

Alessandra Priante, direttore Regione Europa dell’Unwto

E Alessandra Priante: “L’anno scorso proprio di questi tempi ero alla BMTA e ho avuto il grandissimo piacere di parteciparvi per la prima volta e farlo nel mio nuovo ruolo di Direttore Regione Europa dell’Unwto per dimostrare ancora una volta che le Nazioni Unite sono da sempre accanto a questa manifestazione e che l’Italia può giocare un grande ruolo di eccellenza proprio con eventi di questo tipo, perché con la Borsa si realizza qualcosa di unico nel mondo, non solo per la location dove si svolge ma anche per il modo estremamente professionale con cui si gestiscono il salone espositivo e il programma scientifico. Colgo l’occasione per darci appuntamento ad aprile 2021, sperando che questa situazione così triste per tutti noi abbia trovato una modalità di gestione che ci consenta di portare avanti le nostre attività prioritarie, che in questo caso sono appunto del turismo, e di rifocalizzare la nostra azione verso obiettivi maggiormente sostenibili, innovativi ma soprattutto accessibili e responsabili”.

Lorenza Bonaccorsi, sottosegretario al Turismo

“La BMTA è un appuntamento riconosciuto e apprezzato da tutti i grandi esperti del settore per la grande capacità di coinvolgere gli attori di questo specifico comparto, in cui l’Italia può dire la propria, e per l’originalità della manifestazione”, ha sottolineato Lorenza Bonaccorsi: “Sono certa che poterla svolgere in primavera, nella straordinaria cornice del Parco Archeologico, rappresenterà un ulteriore valore aggiunto all’iniziativa. La fase molto complessa che stiamo vivendo ci impone di ripensare a ciò che sarà il turismo di domani, infatti questa crisi ha accelerato dei fenomeni già in movimento e alcuni di questi riguardano da vicino anche il turismo archeologico: pensiamo al rapporto tra i territori e il turismo di massa, alla gestione dei grandi volumi, agli amministratori che talvolta devono gestire o supportare i nostri siti, alla fragilità stessa di molte nostre ricchezze (beni culturali, archeologici, storici) che vanno tutelate e allo stesso tempo valorizzate, rispettate, fatte conoscere e visitate. Vi sono, dunque, numerosi temi che una manifestazione come la BMTA sarà in grado di approfondire con esperti e operatori. Cito in ultimo anche l’enorme supporto che può arrivare dalla piena digitalizzazione dei nostri servizi nei siti archeologici così come nei musei, un aspetto su cui il MiBACT è particolarmente attento nel sostegno delle tante realtà del Paese, come ovviamente quella di Paestum”.

Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico
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La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

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Gabriel Zuchtriegl, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia

Hanno aperto i lavori per gli enti promotori l’assessore al Turismo della Regione Campania Felice Casucci (“Voglio sottolineare l’importanza, in questo periodo così complesso, dello svolgimento online degli eventi culturali: per questo esprimo il mio apprezzamento all’iniziativa di questi giorni e per coloro che la rendono possibile. La BMTA è un grande evento, unico al mondo, che si avvale di importanti partner; inoltre, vorrei ricordarne l’esemplarità sotto il profilo economico, ancora di più in questo momento storico, legato alla destagionalizzazione e per quanto riguarda la tutela del patrimonio culturale, essenziale alla vita dei territori”), il sindaco di Capaccio Paestum Franco Alfieri (“Conoscendo la tenacia del prof. Emanuele Greco non mi sono meravigliato che abbia voluto non tener conto della pandemia e portare avanti, seppur online, i lavori dei Dialoghi sull’Archeologia. Purtroppo, la situazione che stiamo vivendo ci costringe a una partecipazione virtuale ma non ho voluto far mancare il saluto della Città di Capaccio Paestum e il mio personale, in attesa di rivederci ad aprile in occasione della XXIII BMTA”) e il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia Gabriel Zuchtriegel (“Colgo l’occasione per salutare tutti da un luogo, in cui mi sarebbe piaciuto portarvi per discuterne, ovvero la trincea scavata alla base delle fondazioni del Tempio di Nettuno: i dati mostrano una stratigrafia abbastanza intatta e anche delle strutture che sono molto interessanti per i risultati dello scavo in atto”) e a seguire il rettore dell’università di Salerno Vincenzo Loia ((“L’università di Salerno è partner di riferimento per la BMTA e per i “Dialoghi sull’Archeologia”. L’appuntamento della Fondazione Paestum è, infatti, promosso dalla nostra Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale: tre giorni molto intensi, dove confrontare i nostri risultati di ricerca. Un apprezzamento va alla partecipazione di molti giovani provenienti da diverse Università e Istituti”), il presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello Alfonso Andria (“Oggi avrebbe avuto inizio la XXIII BMTA: non è stato così, ma lo sarà ad aprile perché l’edizione è semplicemente differita di qualche mese. Possiamo già anticipare alcuni momenti che caratterizzeranno la prossima Borsa: l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio alla scoperta archeologica dell’anno e il Premio in memoria di “Sebastiano Tusa”, alla prima edizione, assegnato a personalità impegnate a favore del turismo archeologico subacqueo. Questo tempo “sospeso” che stiamo vivendo deve essere utile per progettare la ripresa e per dare contenuti e la Borsa non è solo incontro tra domanda e offerta, ma è anche contenuti, progettualità, costruzione di reti e relazioni, confronto di esperienze e buone pratiche”), il presidente onorario della Borsa Mounir Bouchenaki (“In questi giorni, in occasione della XXIII Borsa, avremmo dovuto riunirci a Paestum, bellissima città con i suoi meravigliosi templi risalenti alla Magna Grecia e proprio da oggi si svolgono i Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo del collega e amico Emanuele Greco. Tutti noi, che abbiamo partecipato tanti anni alla Borsa, aspettiamo con gioia il momento in cui sarà finita l’emergenza sanitaria e potremo ritrovarci insieme sia nel Parco Archeologico, sia nelle sale in occasione delle Conferenze sull’archeologia moderna e sulle scoperte che portano avanti la conoscenza del nostro passato, soprattutto nel Mediterraneo”). Il fondatore e direttore della Borsa Ugo Picarelli ha sottolineato il prestigioso apporto delle Istituzioni, che sostengono la Borsa quali Unesco, Unwto, MiBACT che non hanno voluto far mancare la loro vicinanza in questo particolare momento e il rinnovato impegno da parte degli enti promotori Regione Campania, Città di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum e Velia. 

“Notte dei Musei” (virtuale): il parco archeologico di Paestum e Velia affida a un Cicerone speciale, Pulcinella, la scoperta della storia e dei tesori del museo Archeologico nazionale di Paestum con simpatia e ironia

“Notte dei musei” (virtuale) speciale al museo Archeologico nazionale di Paestum. “Non potevamo perdere l’occasione per farvi scoprire i tesori di Paestum di notte, così abbiamo organizzato una visita speciale per tutti voi, a cui potete partecipare da casa”, spiegano al paco archeologico di Paestum e Velia. Solo che per le sale del museo pestano non vediamo il direttore Gabriel Zuchtriegel o qualche altro archeologo dello staff, ma la maschera napoletana più famosa al mondo diventa un Cicerone d’eccezione per raccontare con simpatia e ironia la storia in rima dell’antica di Poseidonia-Paestum: Pulcinella.

“Pulcinella racconta Paestum”. L’attore nei panni di Pulcinella introduce la storia di Paestum-Poseidonia, e con uno spettacolo di burattini, scherza sulla dislocazione dei templi dell’area archeologica, introduce i “protagonisti” di questa storia, dalle divinità spesso in disputa tra loro, da Zeus a Poseidone, da Hera ad Atena, da Eracle agli eroi di Troia, fino agli archeologi che queste storie hanno recuperato con le loro ricerche. E poi Pulcinella ci accompagna in una passeggiata tra le sale del museo Archeologico nazionale di Napoli: descrive le grandi metope figurate, si sofferma sulle statuine delle divinità, e conclude nella sala più famosa, quella che ospita le straordinarie lastre dipinte della Tomba del Tuffatore.

Velia e Parmenide: il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia nella newsletter del mese descrive il quartiere arcaico della colonia focea e la mette in rapporto con la filosofia del grande pensatore, che nacque proprio a Velia

Il sito archeologico di Velia (foto pa-paeve)

Fu la città di Velia a “influenzare” in pensiero filosofico di Parmenide, o fu il pensatore a “influenzare” la sua città natale? Alla curiosa domanda in qualche modo risponde il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel, nella newsletter del mese dedicata Velia, un’altra importantissima città della Magra Grecia, famosa per la scuola di filosofia di Parmenide e Zenone. Nel quartiere basso è possibile conoscere la vita quotidiana grazie ai resti delle abitazioni del quartiere arcaico risalenti a più di 2500 anni fa.

“Velia è una città molto particolare anche da un punto di vista topografico”, spiega Zuchtriegl. “Diversamente da altre fondazioni greche in Italia, nella Magna Grecia, come per esempio Poseidonia, Metaponto, Sibari, non occupa una grande pianura ma i due versanti di una catena di colline che vanno dal mare all’entroterra. Ogni anno vengono qua dei pellegrini che con i frammenti del libro di Parmenide, che visse qui a Velia, cercano di comprendere il sito. Così, per esempio, Porta Rosa diventa un elemento della filosofia di Parmenide, la notte e il giorno, ma ci sono altri tentativi di ricollegare il pensiero a questo luogo. Secondo me è un approccio discutibile, sarebbe meglio cominciare dall’altro lato, quindi proprio dal sito, dal contesto, dall’economia, dalla vita quotidiana, dai culti, dalla cultura di questo luogo per comprendere la filosofia e non viceversa, perché il contesto in cui viveva Parmenide è molto significativo per comprendere la sua filosofia”. E continua: “Cominciamo dal contesto. Non dobbiamo immaginare Velia come una città di epoca classica ellenistica. Quando nasce Parmenide probabilmente intorno al 515 a.C. la città era stata fondata solo da vent’anni (535 a.C.) tra l’altro in una situazione precaria: le prime case sono delle capanne di legno di cui sono state trovate le tracce nella città bassa, poi c’è il cosiddetto quartiere arcaico, databile tra la fine del VI secolo e l’inizio del V. Qui la tecnica muraria è quella poligonale che ricorda le tecniche costruttive dell’Asia Minore da dove vengono i Focei, i fondatori di Velia”. È in questo quartiere che nacque Parmenide. “Ovviamente non sappiamo in quale casa viveva Parmenide a Velia, ma possiamo farci un’idea del contesto generale. Le case sono estremamente piccole, composte da due ambienti. Uno molto stretto forse era usato più per lo stoccaggio che per abitarci, nell’altro  c’è un pozzo per l’acqua, forse c’era anche un soppalco, un piccolo piano superiore: la vita si svolgeva qua e fuori in strada. È una situazione che ricorda un po’ la vita negli antichi borghi cilentani dove i baroni latifondisti avevano grandi palazzi mentre i contadini spesso vivevano insieme agli animali in spazi molto ristretti. In un contesto come questo, c’era anche il pericolo di non farcela, di non sopravvivere come colonia. Sappiamo di altre colonie che sono fallite. Qui dunque nasce Parmenide, che poi diventa un grande pensatore che mette l’enfasi sempre sull’immutabilità dell’essere, anche se vive in un contesto che è molto poco stabile, talora dinamico, anche in parte precario. Ciò vuol dire che la migrazione, i contatti e la trasformazione possono essere uno stimolo  per guardare oltre e scoprire invece quello che non muta, non cambia, l’essenza dell’essere secondo Parmenide”.

Paestum. Sopralluogo nella galleria sotterranea tra il tempio di Nettuno e la Basilica per uno studio sistematico della grande cisterna antica. Trovati graffiti dell’Ottocento. Zuchtriegel: obiettivo aprirla al pubblico in futuro

Il sopralluogo nella galleria sotterranea tra il cosiddetto tempio di Nettino e la Basilica a Paestum (foto pa-paeve)

Alla scoperta di Paestum sotterranea: dall’ingegneria antica ai graffiti dell’Ottocento. Nota sin dall’Ottocento, come dimostrano numerosi graffiti, una grande galleria sotterranea che occupa lo spazio tra il tempio c.d. di Nettuno e il tempio noto come “Basilica”, nel santuario meridionale di Paestum, ora è oggetto di uno studio sistematico. Per la prima volta, si è proceduto a realizzare un rilievo dettagliato del monumento sotterraneo. La galleria, accessibile attraverso quattro pozzi chiusi con delle grate, ha una lunghezza di quasi cinquanta metri ed è tuttora percorribile, seppure al momento solo da tecnici muniti di appositi dispositivi di sicurezza. La presenza di malta idraulica che riveste interamente le pareti della struttura, lascia ipotizzare che la galleria servisse in antichità come una grande cisterna. “A Paestum l’approvvigionamento delle acque rappresentava una criticità”, spiega il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “L’acqua del Capodifiume era malsana e i pozzi non risolvevano il problema perché l’acqua di falda tendeva a essere salmastra vista la vicinanza della città al mare. Così, raccogliere l’acqua piovana che scorreva dai tetti dei due templi più grandi della città in una grande cisterna poteva essere una buona idea, anche se ancora ci mancano dati precisi sulla cronologia della struttura”. Come sottolinea il funzionario archeologo del Parco, Francesco Scelza, la posizione della cisterna all’interno del grande santuario urbano della città antica non è casuale: “Nei riti antichi, l’acqua giocava un ruolo fondamentale, anche se, spesso, non è facile distinguerne un uso cultuale da un uso corrente. La cisterna ipogeica del santuario meridionale di Paestum era nota già dai primissimi scavi dell’inizio del ‘900 ma finora è stata esplorata solo in parte”.

Graffiti ottocenteschi trovati nella galleria sotterranea tra il cosiddetto tempio di Nettuno e la Basilica a Paestum (foto pa-paeve

Intanto, si sta già pensando al futuro: “Sarebbe bellissimo poter far visitare un giorno questa Paestum sotterranea a tutti”, dichiara il direttore, “ovviamente solo dopo un restauro attento della struttura e con tutte le misure di sicurezza. È un monumento che come pochi altri illustra come i templi fossero parte di una società, di un’economia e di una vita quotidiana nella quale la gestione delle acque rivestiva un ruolo centrale, dalla bonifica della piana da parte dei coloni greci fino all’impaludamento nell’Alto Medioevo. La storia di Poseidonia, come abbiamo raccontato in una mostra recente su archeologia e cambiamenti climatici, è anche la storia del rapporto tra la comunità e l’acqua”. Il sopralluogo nella cisterna tra i due templi, in data 28 ottobre 2020, al quale ha partecipato anche il direttore, oltre a importanti dettagli sulla costruzione del monumento antico, ha rivelato anche testimonianze molto più recenti: graffiti che viaggiatori dell’Otto e del Novecento hanno lasciato sulle pareti della galleria sotterranea, a volte datandoli. Il più antico finora riscontrato risale al 1855, il più recente al 1965.

Paestum. “Pentito” anonimo consegna 3 monete romane al parco archeologico di Paestum trovate trent’anni fa nell’area archeologica

Un altro pentito restituisce reperti di Paestum alla fruizione di tutti. Trovate circa trent’anni fa nell’area archeologica di Paestum, tre monete antiche di bronzo sono state consegnate il 27 ottobre 2020 in forma anonima al direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel. I funzionari del Parco già stanno provvedendo al restauro e all’inventariazione degli oggetti tra i quali spicca quello che secondo una prima analisi sembra essere un Quadrante di II secolo a.C. con testa barbata del dio Nettuno su un lato e l’immagine di un delfino sull’altro. Sotto la rappresentazione del delfino si leggono le lettere PAIS, abbreviazione del nome romano Paistom/Paestum dell’antica colonia ellenica fondata intorno al 600 a.C. sulla costa tirrenica dell’Italia meridionale e chiamata Poseidonia dai Greci. Si tratta dell’ultima in una serie di restituzioni da parte di persone “pentite” che hanno deciso di consegnare al Parco archeologico materiali custoditi a casa propria per renderli fruibili al pubblico e alla comunità scientifica, spesso dopo molti anni. “Ringraziamo chi ha fatto un gesto del genere”, dichiara il direttore, “anche se ricordiamo che è preferibile segnalare subito ogni ritrovamento di carattere archeologico perché solo in questa maniera possiamo risalire al contesto originario degli oggetti che è fondamentale per la conoscenza e per l’inquadramento scientifico dei materiali”.

Il tempio di Nettuno a Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Intanto continuano gli scavi stratigrafici nei pressi del c.d. tempio di Nettuno, il più grande e meglio conservato dei tre templi pestani ancora visibili sul sito. Il progetto di scavo, che si inserisce in un più ampio intervento volto a implementare un sistema di monitoraggio sismico sul tempio, potrebbe gettare luce su alcuni degli aspetti ancora poco chiari, quali per esempio la cronologia precisa e il culto connesso all’edificio. “Spesso le persone mi chiedono se c’è ancora qualcosa da scoprire in un sito come Paestum”, commenta il direttore. “La verità è che ci sono ancora tante domande aperte persino riguardo un monumento così emblematico e famoso come il tempio di Nettuno. La valorizzazione, come la intendiamo a Paestum e Velia, mira a rendere i siti vivi attraverso un’azione di condivisione e di apertura degli scavi al pubblico, anche attraverso la rete, all’insegna di un approccio di Public Archaeology. Inoltre, quest’ultimo progetto sul tempio si avvale di importanti finanziamenti privati arrivati tramite la piattaforma Artbonus tanto da considerarlo un modello esemplare nel creare un circuito virtuoso tra ricerca, tutela, valorizzazione e partecipazione di cittadini e aziende locali”.

Paestum mette il suo patrimonio in rete: nasce il “Sistema Hera”, il nuovo catalogo digitale del parco archeologico di Paestum e Velia, sviluppato dalla stessa società della App Paestum, tra le applicazioni culturali più scaricate e usate in Italia

La locandina della presentazione del Sistema Hera Paestum

Si chiama “Sistema Hera”. È il nuovo catalogo digitale del parco archeologico di Paestum e Velia, sviluppato da una società specializzata in soluzioni tecnologiche, in rete da martedì 20 ottobre 2020. La presentazione del “Sistema Hera” sarà in videoconferenza sempre martedì 20 ottobre 2020 alle 11 (link gratuito https://zoom.us/s/94109339021). Il nuovo catalogo digitale è un sistema integrato GIS (Geographic Information System) in cui convergono le informazioni di catalogo, i documenti di archivio, il patrimonio monumentale e i dossier di progettazione, inseriti in un’architettura di sistema pensata per garantire il loro coordinamento e la gestione simultaneamente dei procedimenti a essi collegati. Il sistema consente di ricreare in ambiente digitale il legame contestuale dei reperti archeologici con i luoghi del loro rinvenimento, con le indagini che li hanno portati alla luce e con la documentazione ad essi riferita. Ogni elemento schedato è georeferenziato e mappato attraverso geometrie puntuali, lineari e areali. Tutti i dati presenti in “Hera” colloquiano tra loro mediante relazioni logiche e possono essere processati per finalità amministrative, progettuali e di fruizione, nonché essere integrati ai sistemi di catalogazione nazionali adottati dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum e Velia

Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum e Velia, non esita  a definire il nuovo catalogo digitale – battezzato “sistema Hera”- uno “spartiacque”: “Con il nuovo sistema integrato che mette in rete collezioni, monumenti, archivio e processi di studio e monitoraggio, si alza il livello di tutela attraverso una moderna gestione del patrimonio, basata su un database georeferenziato che permette di rintracciare ogni oggetto sia per quanto riguarda il suo contesto di rinvenimento sia per quanto riguarda interventi di restauro, prestiti e studi. Aumentiamo anche l’accessibilità del patrimonio consentendo a utenti esterni da tutto il mondo di accedere a tutti i dati che non sono classificati come sensibili. Infine, l’accesso a archivi, relazioni di scavo, interventi di restauro e dati cartografici è anche un grande passo in avanti per la ricerca all’insegna di un approccio di Public Archaeology”.

Il Sistema Hera applicato nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Il sistema digitale di catalogazione, gestione e studio del patrimonio archeologico di Paestum è online dal 20 ottobre 2020 ed è stato sviluppato in collaborazione con Visivalab, una società specializzata in soluzioni tecnologiche che ha collaborato già in passato con il Parco Archeologico, sviluppando un’app gratuita per i visitatori dal nome “App Paestum”. Il sistema è aperto a tutti, non solo al personale interno, ed è accessibile mediante il sito-web del Parco archeologico (www.paestum.museum): studiosi, professionisti o semplici appassionati potranno consultare in tempo reale il database per mezzo di un sistema di autenticazione che organizza l’accesso in tre livelli. La scelta del Parco di investire in un sistema informativo risulta importante non solo nella gestione di una grande quantità di materiali, ma anche in fase di organizzazione del lavoro e programmazione delle attività e degli investimenti, al fine di ottimizzare le azioni di tutela, conservazione, fruizione e valorizzazione.

La struttura del Sistema Hera del parco archeologico di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

“Il sistema Hera è un grande contenitore formulato su tecnologia GIS che parla di Paestum e Velia”, dichiara il funzionario archeologo, Francesco Uliano Scelza. “Grazie al lavoro di archeologi e collaboratori, è stato possibile raccogliere, digitalizzare e sistematizzare i materiali presenti negli archivi, nei depositi e nelle aree di competenza del Parco: dalle planimetrie e disegni ai documenti scientifici e amministrativi; dalle schede di restauro e manutenzione ai dati di scavo; dal materiale bibliografico a quello fotografico. Il risultato è un sistema circolare dove monumenti, reperti e indagini sono collegati tra loro attraverso relazioni logiche, topografiche e documentali. Le schede inserite nel sistema sono attualmente più di 15.000, ma il lavoro è in continuo divenire, anche alla luce dei nuovi scavi”.

La App Paestum è disponibile in sei lingue e in Lis (foto pa-paeve)

Il viaggio nel mondo del digitale del Parco Archeologico di Paestum e Velia è iniziato già qualche anno fa, in particolare in ambiente social, per poi consolidarsi progressivamente e offrire agli utenti una modalità di fruizione dei monumenti e delle collezioni museali innovativa e complementare a quella tradizionale. Da un anno il Parco archeologico ha una propria app scaricabile gratuitamente su Apple store e Android: è disponibile in 6 lingue ed in LIS ed è stata realizzata da VISIVALAB e ECCOM con l’Istituto Statale per Sordi. L’​App mobile che accompagna i visitatori alla scoperta della città dei templi con testi, audio, immagini e video di approfondimento, è stata aggiornata in questa primavera nel pieno dell’emergenza sanitaria da Covid-19, diventando così un’alleata per la gestione in sicurezza dei flussi dei visitatori grazie alla geolocalizzazione degli ospiti all’interno dell’area archeologica. Positivi i dati in merito all’App che nei mesi di luglio e agosto ha registrato un record di 10.190 download: circa il 18% dei visitatori giunti a Paestum hanno usufruito dell’applicazione per la visita al sito archeologico e ancora oggi sono 4mila gli utenti attivi che continuano ad avere l’applicazione sul proprio smartphone. Numeri che pongono l’App Paestum tra le applicazioni culturali più scaricate e usate in Italia.

Molteplici le funzioni della App Paestum (foto pa-paeve)

“Il nostro obiettivo è quello di migliorare la fruizione del Parco seguendo i principi dell’accessibilità universale anche attraverso il digitale”, commenta il direttore. “Stiamo dando seguito alle indicazioni della Direzione Generale Musei che mira a promuove la digitalizzazione e l’innovazione nei musei e nei luoghi della cultura. Il focus nel processo di digitalizzazione è il miglioramento dei servizi al pubblico ed è proprio quello a cui puntiamo a Paestum e a Velia”. Tra le novità in cantiere, al Parco Archeologico di Paestum e Velia si sta lavorando per la definizione di processi di digitalizzazione come la creazione di modelli in 3D, soluzioni di realtà aumentata ed esperienze di gaming. L’obiettivo è di essere presenti in maniera efficace su tutti i canali digitali con contenuti adeguati e in grado di coinvolgere sempre di più il pubblico, pur “non dimenticando che la prima esperienza che vogliamo far vivere ai nostri visitatori è quella sensoriale con la visita in presenza a Paestum e Velia”, come chiosano dal Parco.

Paestum. Aperta al museo Archeologico nazionale la mostra “Paestum. Fotografie di Marco Divitini” che immortala gli angoli nascosti e le prospettive più belle dell’area archeologica con l’infrarosso andando oltre il visibile e toccando il punto in cui lo spettro dei colori è oramai cessato

La locandina della mostra “Paestum. Fotografie di Marco Divitini” al museo Archeologico nazionale di Paestum

La maggior parte degli scatti di Marco Divitini è avvenuta nel giorno del solstizio d’estate a Paestum: alcune immagini celebrano la solenne magnificenza dei grandi alberi del Santuario meridionale (pini, cipressi, lecci), altre i colonnati dei templi dorici. Alle immagini di Paestum, Divitini ha poi aggiunto quelle di Porta Rosa a Velia. Sospeso in uno spazio e in un tempo che sembrano eterni, l’artista Marco Divitini esplora il mondo dell’archeologia pestana ed espone ventisette immagini realizzate con la tecnica dell’infrarosso nella mostra “Paestum. Fotografie di Marco Divitini”, a cura di Dora Celeste Amato, aperta venerdì 16 ottobre 2020 al museo Archeologico nazionale di Paestum. La mostra offre ai visitatori l’opportunità di esplorare i monumenti dell’area archeologica andando oltre il visibile e toccando il punto in cui lo spettro dei colori è oramai cessato: l’infrarosso dà luce ai Templi di Paestum in ogni loro emozione attraverso la scenografia senza pari della natura circostante.

“È un grande onore per me poter varcare la soglia di Paestum e Velia, siti di unico valore da un punto di vista storico, artistico e architettonico”, interviene il maestro Marco Divitini. “Ho potuto immortalare gli angoli nascosti e le prospettive più belle, provandone a svelare il lato onirico. Ringrazio pertanto il direttore Gabriel Zuchtriegel, per aver creduto nella mia arte, per averne apprezzato il valore e, dunque, per avermi dato la possibilità di realizzare le mie opere. E un ringraziamento va alla curatrice della mostra, la dottoressa Dora Celeste Amato, per il supporto, l’impegno e la profonda competenza che ha profuso dedicandomi tempo ed energie”.

Il santuario Meridionale a Paestum nella magia della vegetazione (foto di Marco Divitini)

La mostra “Paestum. Fotografie di Marco Divitini”, aperta fino al 16 gennaio 2021 (ingresso incluso nel biglietto di accesso al Parco, nell’abbonamento Paestum&Velia e nella card Adotta un Blocco), è racchiusa in un catalogo anch’esso curato dalla giornalista e scrittrice Dora Celeste Amato. Tra le pagine del volume, arricchito di altri scatti dell’artista non esposti in mostra, Divitini racconta la sua arte: guarda, vede, narra un modo passato e interiore di cui ognuno potrà sentirsi partecipe. “Un faro di luce onirica, le fotografie di Marco Divitini, un Tempo orizzontale che racchiude passato, presente, futuro”, sintetizza la curatrice Dora Celeste Amato.

 

A Paestum apre la mostra “Gillo Dorfles. La sua Paestum”: a due anni dalla sua scomparsa, omaggio al sodalizio che, in circa vent’anni, l’artista e critico d’arte triestino ha saputo tessere con il territorio pestano e la sua comunità

Gillo Dorfles a Paestum in occasione della mostra di Arnaldo Pomodoro (foto pa-paeve)

La locandina della mostra “Gillo Dorfles. La sua Paestum” a Paestum dal 17 settembre al 17 novembre 2020

Gillo Dorfles torna nella sua amata Paestum a 2 anni dalla sua scomparsa con una mostra a lui dedicata per celebrare e rendere omaggio al sodalizio che, in circa vent’anni, l’artista e critico d’arte triestino ha saputo tessere con il territorio pestano e la sua comunità. Dal 17 settembre 2020 al 17 novembre 2020, negli spazi della Torre 28 dell’antica cinta muraria di Paestum la mostra  “Gillo Dorfles. La sua Paestum”, a cura di Nuvola Lista e Antonello Tolve (orari d’apertura: tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Ingresso incluso nel biglietto del Parco Archeologico di Paestum e Velia, nell’abbonamento Paestum & Velia e nella card Adotta un blocco), una raccolta di circa cento opere tra materiali minimi, tele, grafiche e ceramiche, realizzate durante i numerosi soggiorni pestani di Dorfles quando, lontano dalle grandi città del Nord, l’“angelo della critica” tornava a dipingere. La mostra nasce da una collaborazione tra il MMMAC | Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea e il Parco Archeologico di Paestum e Velia, con il sostegno economico della Regione Campania e il patrocinio del Comune di Capaccio Paestum. Catalogo Edizioni MMMAC (176 pagine colori, euro 28) con testi di Maria Cristina Di Geronimo, Nuvola Lista, Antonello Tolve, Gabriel Zuchtriegel e una antologia di scritti di Gillo Dorfles pubblicati per le mostre del museo. La mostra di Dorfles negli spazi del Parco Archeologico di Paestum e Velia si pone in continuità con le installazioni di arte contemporanea già presenti a Paestum come l’opera “Tempi Prospettici” di Carlo Alfano nel museo o “Il Cavallo di sabbia” di Mimmo Paladino nell’area archeologica.

Gino Dorfles sul Tempio di Nettuno in fase di restauro (foto pa-paeve)

“Quando mi è stata proposta una mostra su Gillo Dorfles nella Torre 28 di Paestum sono rimasto entusiasta”, dichiara il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “L’intenso rapporto che Gillo aveva con il sito di Paestum e che emerge chiaro nelle sue opere d’arte lo pone tra i protagonisti del Novecento che hanno dato nuovo impulso alla conoscenza, alla fama e alla centralità del sito magno-greco nell’arte, nella letteratura e nella cultura contemporanea. Con questa mostra si vuol far inoltre emergere la connessione tra archeologia e contemporaneità in un sito che continua a fornire stimoli e a restituire nuove scoperte e che è in continuo divenire, anche grazie al coinvolgimento di più realtà del territorio come il MMMAC”.

L’opera “Senza titolo” di Gino Dorfles realizzata nel 1985 (foto Mmmac)

“Tra i disegni e le pitture su tela, le carte e i cartoncini, le ceramiche e le serigrafie e i gioielli, il mondo di Gillo – all’anagrafe Gillo era Angelo Eugenio – è mostrato oggi in tutta la sua coerenza e evoluzione”, spiega Antonello Tolve. “Da alcuni lavori degli anni ‘40 fino ai più recenti del 2009 e 2010, la mostra propone anche un video inedito in cui, in un’atmosfera intima, il maestro è ripreso mentre dipinge”. A rendere ancora più coinvolgente l’esposizione alla Torre 28 è inoltre un denso ventaglio di pannelli che accoglie alcune frasi scritte dal Dorfles che accompagnano il pubblico e lo invitano a riflettere sul vasto orizzonte di interessi che hanno alimentato il suo percorso teorico e creativo. “Il suo soggiorno era scandito da lavoro, relax e abitudini”, ricorda Nuvola Lista nel testo introduttivo al catalogo. “Il lavoro lo vedeva partecipe alle inaugurazioni delle mostre da lui curate, da Mimmo Paladino a Lucio Del Pezzo, da Arnaldo Pomodoro a Carol Rama. Concedeva alcune interviste. Ma in buona parte della sua permanenza era alla ricerca di concentrazione e ispirazione necessarie per dipingere e discutere di progetti futuri. L’atmosfera di Paestum rendeva tutto più semplice”.

Parco archeologico di Paestum e Velia: il sito archeologico di Velia fa +59% di visitatori nonostante il covid-19, agosto da record: +117%. Bene anche Paestum: tutto esaurito rispettando i numeri concessi

L’area archeologica di Velia (foto Pa-Paeve)

Il sito archeologico di Velia ha registrato un’estate da record nonostante l’emergenza sanitaria, con un incremento dei visitatori del 59% rispetto allo scorso anno, nel periodo dal 21 giugno al 6 settembre 2020. Il mese di agosto, in particolare, ha visto un incremento del 117% delle visite. Nel mese di febbraio 2020, il sito magno-greco, patria del filosofo presocratico Parmenide, è stato accorpato all’autonomia di Paestum su volontà del Ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini. “I flussi in forte aumento rappresentano una prima conferma oggettiva che la fusione delle due realtà di Velia e Paestum sta funzionando”, dichiara il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Analizzando i dati, infatti, si evince che molte delle persone che hanno visitato Velia avevano già acquistato il biglietto cumulativo a Paestum. Moltissimi anche gli abbonamenti annuali che abbiamo venduti. Sicuramente ha inciso positivamente anche la messa in sicurezza e riapertura al pubblico di molte aree e monumenti, tra cui Porta Rosa, simbolo del sito archeologico, interdetto al pubblico alcuni anni fa, e il boom del turismo domestico estivo nel Cilento determinato dalla crisi sanitaria. Quando il 18 maggio abbiamo riaperto Velia e Paestum, siamo stati tra i primi siti in Italia a spalancare le porte al pubblico dopo la fase acuta della pandemia e mai avremmo pensato di raggiungere un risultato così incoraggiante. Ora bisogna consolidare il trend e rinforzare la rete con enti pubblici e privati nel territorio per innescare uno sviluppo sostenibile e durativo nel territorio cilentano”. Positiva la partecipazione del pubblico alla prima rassegna culturale “Velia Musica&Parole”: i 5 appuntamenti serali con grandi nomi del mondo dello spettacolo hanno annotato un totale di 1305 ingressi, dato eccezionale per gli spettacoli serali a Velia. Bene anche VeliaTeatro, la rassegna teatrale che da 23 anni si svolge a Velia e ad Ascea e con la quale si mira a creare ulteriori sinergie nel prossimo futuro. Massima attenzione alla sicurezza dei visitatori con ingressi contingentati per fasce orarie, termoscanner agli ingressi, percorsi di visita unidirezionali per evitare assembramenti, visite accompagnate, numerosi cartelli informativi e frequente sanificazione degli ambienti.

L’area archeologica di Paestum (foto Pa-Paeve)

In crescita anche i flussi nell’area archeologica e nel museo di Paestum dove, durante il mese di agosto, in molte giornate è stato raggiunto il numero massimo di visitatori consentiti all’interno del Parco, così come determinato dal piano di sicurezza anti-contagio. “I numeri sono più bassi dell’anno scorso”, commenta il direttore, “ma date le misure anti-Covid, non avremmo potuto accogliere molte persone in più. Ringraziamo ancora tutti i visitatori per il rispetto delle regole e ci scusiamo se ci sono stati disagi legati alla gestione dell’emergenza. Posso confermare che il personale del Parco Archeologico di Paestum e Velia ha lavorato con grande impegno ed entusiasmo e sono orgoglioso dei risultati che abbiamo ottenuto come squadra, anche perché non si sono verificati casi di contagio nel Parco”. Nel periodo dal 21 giugno al 6 settembre 2020, a Paestum sono stati registrati 74mila ingressi, rispetto a 138mila nello stesso periodo dell’anno scorso.

Intanto si lavora alla programmazione delle prossime iniziative: il Parco Archeologico di Paestum e Velia aderisce all’appuntamento nazionale delle Giornate Europee del Patrimonio”, con l’apertura straordinaria dei due siti di Paestum e Velia in programma il 26 settembre 2020, con visite guidate dalle 19 alle 22.30, costo del biglietto 1 euro.