#iorestoacasa. Cinque nuovi “bollettini” di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia: dalla basilica romana al museo Narrante di Hera, dagli studi sulle metope del tempio di Hera a un tour nell’area sacra alle foci del Sele, fino ai depositi del museo

La comunicazione dal parco archeologico di Paestum e Velia non si ferma. Ecco altri cinque “bollettini” del direttore del parco, Gabriel Zuchtriegel, comunicazioni video realizzati fin dai primi giorni della chiusura per decreto e messi in linea sul canale YouTube, con l’obiettivo – nell’impegno #iorestoacasa – di far conoscere Paestum da una prospettiva interna, quella di chi quotidianamente vive il museo e l’area archeologica. Ecco, dunque, il racconto di approfondimenti, aneddoti, anticipazioni e curiosità con riprese dagli scavi, dal museo, dagli uffici e dai depositi.

Con il bollettino numero 16 del Parco Archeologico di Paestum e Velia, il direttore Gabriel Zuchtriegel ci riporta alla Paestum romana e alla “Basilica”, la sede dei tribunali civici. Un’iscrizione ci fa sapere che la Basilica di Paestum fu costruita con il sostegno economico di Mineia, moglie del senatore Flaccus. “La basilica di Paestum”, spiega il direttore, “prende come modello le famose basiliche sul Foro romano a Roma, dove importanti aristocratici e uomini di potere usavano questa tipologia di edifici per esprimere le loro ambizioni: non è un caso che le basiliche a Roma spesso portano il nome di chi ha finanziato l’edificio, come ad esempio la basilica Emilia, dal nome della famiglia che ha contribuito notevolmente a questa costruzione. Qui a Paestum invece è una donna protagonista della ricostruzione della basilica in epoca augustea (15 a.C.), e questo è un dato eccezionale perché nel mondo antico le donne spesso non avevano la stessa visibilità, e non avevano lo stesso accesso alla vita pubblica e al potere come gli uomini. La cosa cambia leggermente con l’epoca romana, ma non bisogna per questo immaginare che ci fosse una vera emancipazione delle donne. Tuttavia hanno delle possibilità, soprattutto chi appartiene ai ceti elevati, di apparire pubblicamente, e Mineia che era sposata con il senatore Flaccus è ricordata in alcune iscrizioni per aver provveduto alla ricostruzione di questo edificio sontuoso, con decorazioni e colonne, e pitture parietali (di cui rimangono ancora delle tracce). Interessanti le nicchie sui due lati corti interni dell’edificio dove c’erano le statue di Minea e della sua famiglia. Qui si vede come Paestum da grande centro della Magna Grecia si trasforma man mano in una città del grande impero romano dove il modello diventa sempre di più la città di Roma, l’Urbe con i suoi monumenti, ma anche nei comportamenti e nelle interazioni sociali”.

Nel bollettino numero 17 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci porta al museo Narrante di Hera alla foce del fiume Sele. Attualmente il museo è oggetto di lavori di ristrutturazione previsti dai fondi PON Cultura e Sviluppo. Non appena l’emergenza terminerà, i lavori riprenderanno veloci. “Vi aspettiamo tutti alla riapertura”. Il sito è estremamente importante con una storia affascinante. “I Greci quando vengono qua”, ricorda Zuchtriegel, “contestualmente o subito dopo la fondazione della città, fondano alla foce del Sele un importante santuario dedicato a Hera, importante divinità soprattutto nel Peloponneso dove è venerata e da dove vengono anche i coloni di Sibari che poi fonderanno Posidonia. Nel museo Narrante – continua il direttore -, museo molto bello con un approccio didattico per le scuole e per le famiglie, si spiega questa parte essenziale della storia di Paestum. E proprio recentemente abbiamo fatto degli studi multispettrali sulle metope che vengono da questo santuario, e oggi sono al museo di Paestum, che risalgono alla prima metà del VI sec. a.C., quindi alla prima o seconda generazione della città, fondata probabilmente intorno al 600 a.C. Secondo queste recenti analisi erano dipinte: quindi la lunga discussione se queste metope furono mai parte di un tempio o solo un progetto iniziato e poi abbandonato, ora si può chiudere perché se le metope erano dipinte, vuol dire che erano anche montate su un edificio. E quindi qua da qualche parte doveva stare questo primo tempio di Hera alla foce del Sile. Probabilmente era proprio sotto il tempio più grande, più recente, che si vede tuttora in fondazione. E al di sotto di questo monumento effettivamente ci sono tracce di un edificio più antico. Quindi l’archeologia continua, le scoperte continueranno anche nel futuro, superata l’emergenza”.

Il bollettino n° 18 il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel, parte dalle metope provenienti dal santuario di Hera alla foce del Sele e conservate al museo Archeologico nazionale di Paestum, per cercare di capire come era fatto questo edificio e come erano disposte le metope sul fregio. Il direttore si sofferma su una metopa in particolare, quella con Aiace suicida. “Aiace aveva tentato di uccidere il re dei Greci Agamennone”, spiega Zuchtriegel, “e, dopo aver realizzato di aver commesso un atto così grave, si suicida perché non si considera più un uomo degno della comunità degli eroi e dei guerrieri greci. È un episodio che richiama all’osservazione del codice d’onore di questa società arcaica in cui la guerra e i comportamenti dei guerrieri sono molto centrali”. Nel precedente bollettino il direttore aveva spiegato come le nuove indagini hanno chiuso la discussione sul collocamento delle metope. “Sappiano oggi che anche queste metope, come quella di Aiace, che sembrano solo abbozzate e semifinite, in realtà erano finite con la pittura e questo vuol dire che un edificio doveva essere lì da qualche parte perché la pitturazione di solito è uno degli ultimi step nella costruzione di un tempio. Non può essere l’edificio cui si pensò in un primo momento, il cosiddetto Thesaurus, ma ci sono altri elementi, come due capitelli in arenaria (esposti in museo) probabilmente parte di un primo tempio, che propendono per la presenza di un edificio al di sotto del tempio tardo arcaico, quindi intorno al 500 a.C.”. Gli scavi diretti da Giovanna Greco hanno permesso di recuperare le trincee di fondazione di un tempio. “E oggi, in base alle recenti analisi sui colori non più visibili ma che possiamo rintracciare con la fotografia multispettrale, pensiamo che questo era il primo tempio di Hera con le metope. E ora stiamo anche lavorando su un’ipotesi di ricostruzione grafica, un’ipotesi ricostruttiva, che si basa appunto sulla presenza delle metope, e di elementi come i capitelli e altri frammenti architettonici: in questa ipotesi, la metopa di Aiace è proprio all’angolo perché è una di quelle che sono un po’ più larghe e quindi potrebbero stare benissimo all’angolo dove c’è il cosiddetto conflitto angolare e quindi la necessità di allargare un po’ il fregio”. Si fanno anche ipotesi su come poteva essere la struttura interna di questo edificio. “Un dato interessante riguarda proprio il fregio delle metope: poiché la superficie di molte metope è irregolare, sembra che non potevano avere una funzione portante. Quindi il fregio di uno pei primi grandi templi dorici in pietra è un elemento puramente decorativo. Ciò dimostra come la volontà di adornare questi templi con immagini sia un fattore determinante nella costruzione di un nuovo linguaggio architettonico quale è quello dorico nella prima metà del VI sec. a.C.”.

Nel bollettino numero 19 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci accompagna in un tour virtuale nel santuario di Hera Argiva alle foci del fiume Sele, a 9 chilometri dalla città, un’area sacra che apparteneva a Paestum e che oggi fa parte del parco archeologico di Paestum e Velia. Sono presenti due altari, uno grande e uno più piccolo. “E questo è uno dei punti interrogativi del santuario, perché quello maggiore sicuramente apparteneva al grande tempio di cui sono state trovate le evidenze, a partire dalle fondazioni, di un grande edificio periptero (circondato da colonne) con una cella centrale e un fregio dorico con le famose danzatrici, rilievi di pietra che adornavano l’edificio oggi esposti al museo di Paestum. A fianco c’è un’area libera dove sono state trovate alcune stele e cippi che troviamo in modo simile anche nel santuario Meridionale urbano di Posidonia: i due luoghi erano probabilmente in qualche modo anche connessi attraverso processioni perché anche a Paestum troviamo Hera in un ruolo da protagonista. E poi più in là c’è questo piccolo edificio che in un primo momento fu interpretato come un Thesaurus, cioè un piccolo sacello dove venivano custoditi i doni votivi per la divinità. Invece recenti scavi diretti da Giovanna Greco dell’università Federico II di Napoli hanno suggerito si tratti di un edificio molto più recente, forse un recinto, perché manca un lato aperto verso l’area degli altari, e questo è sicuramente un aspetto che dobbiamo ancora chiarire. E poi intorno c’è un’area con altri edifici porticati: portici e anche piccoli edifici di culto. Gli scavi continuano sempre da parte dell’università Federico II per capire anche meglio il contesto ambientale più ampio: la situazione di oggi con una zona paludosa e uccelli ricorda un paesaggio molto simile all’antichità, quando la dea Hera qua venerata aveva intorno a sé una specie di giardino sacro”.

Con il bollettino numero 20 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci mostra i depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum, dei luoghi solitamente inaccessibili ai visitatori, ma che a Paestum sono visitabili tutti i pomeriggi tranne il lunedì quando con “Il museo dietro le quinte” va in scena il racconto di una tomba di età lucana e del suo corredo: dopo lo scavo tante sono le strade che un oggetto archeologico può intraprendere, l’esposizione nelle sale del museo è solo una di queste. Gli assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza raccontano di schede di catalogo, di viaggi in altri musei per mostre temporanee e di operazioni di conservazione e di restauro. “Purtroppo l’emergenza sanitaria ha sospeso anche le visite ai depositi, ma noi ci teniamo pronti per farvi rivivere emozioni uniche nei depositi di Paestum”.

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