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Belgrado. Alla XXII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico l’Italia – il Paese ospite – è presente con quattro film portati dall’IIC di Belgrado grazie alla collaborazione del RAM film festival

La locandina della XXII rassegna internazionale del cinema archeologico di Belgrado

Dal 20 al 26 maggio 2022, il museo nazionale di Belgrado ospita nell’atrio la XXII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Belgrado, organizzata dal museo nazionale di Belgrado in collaborazione con principali istituzioni culturali serbe e internazionali attive nella capitale serba. La Rassegna offre agli esperti del settore e al vasto pubblico di appassionati la possibilità di conoscere le produzioni più recenti nel settore dell’archeologia e delle discipline affini. Nei sette giorni di programmazione saranno 31 i film proposti da dieci Paesi diversi, tra cui l’Italia. Proprio grazie all’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado, uno dei principali promotori della Rassegna fin dalla prima edizione, l’Italia, Paese ospite di questa edizione, presenta quattro documentari messi a disposizione dell’IIC Belgrado dai loro autori con la preziosa collaborazione del RAM film festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Ad inaugurare la Rassegna venerdì 20 maggio alle 18.30 sarà il documentario “Langobardi Alboino e Romans” (2021) di Simone Vrech. Seguiranno nei giorni successivi: sabato 21, “Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Scrigno di civiltà” (2021) di Laura Pintus, lunedì 23, “Etiopia. “Lontano” lungo il fiume” (2021) di Lucio Rosa e giovedì 26 maggio chiuderà la rassegna “Agalma” (2020) di Doriana Monaco. Tutti i documentari saranno presentati in versione originale italiana, con sottotitoli in lingua serba.

Venerdì 20 maggio: “Langobardi Alboino e Romans” di Simone Vrech (Italia, 2021; 53’). Produzione: Matteo Grudina. Un innovativo docufilm sul mondo longobardo che, attraverso un equilibrio tra cinema e divulgazione storica ed archeologica, racconta la storia del re Alboino, dell’arrivo del popolo longobardo nella penisola italiana, e della nascita del villaggio di Romans, importante presidio militare friulano che ci ha restituito una delle più grandi necropoli longobarde d’Italia. Nell’anno 551, dopo una grande vittoria contro i Gepidi, emerge la figura dell’eroe Alboino che da quel momento entra nella storia. Seguiranno anni di gloria e di imprese fino a giungere al suo destino fatale a Verona nel 572 ed alla nascita del suo mito. Nel mezzo delle vicende di questo re leggendario verranno mostrate immagini innovative e dal forte impatto emozionale, dove si vedrà come viveva il popolo longobardo a Romans, un importante crocevia della pianura friulana dove uomini e donne svilupparono un villaggio che ancor oggi esiste.

Sabato 21 maggio: “Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Scrigno di civiltà” di Laura Pintus (Italia, 2021; 52’). Produzione: Rai – Tg2. Tra capolavori dell’arte e siti archeologici, i miti della Magna Grecia riemergono nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il direttore Paolo Giulierini mostra alle telecamere del Tg2 i gioielli del più importante museo per l’archeologia classica al mondo, tra cui il celeberrimo mosaico di Alessandro, ritrovato a Pompei nell’800; un viaggio tra passato e presente, tra usi e costumi, in cui rispecchiarsi.

Lunedì 23 maggio: “Etiopia. “Lontano” lungo il fiume” di Lucio Rosa (Italia, 2021; 44’). Produzione: Studio Film TV. È un’Africa profonda, quella del sud della valle dell’Omo. Il tempo resta sospeso, quasi voltando le spalle. Si cela nel lungo passato, dal quale emergono tracce tutt’ora vivide. Natura e uomo indissolubilmente intrecciati danno forma e razze ed etnie adagiate su un mosaico inclinato e multiforme. Occidentali, è d’obbligo denudarsi senza indugio se vogliamo tentare di cogliere le anime originarie e ancestrali della valle dell’Omo. Solo così può emergere un pensiero d’Africa remota, in equilibrio sui pilastri ancestrali della magia e delle origini dell’uomo. Un microcosmo fragile e compatto preserva i tratti dei Karo, dei Konso, dei Mursi, degli Hamer, dei Dassanech, degli Arbore, dei Borana. Eppure, perfettamente visibili, queste isole arcaiche non si sottraggono del tutto alla vista delle nostre presunte civiltà globalizzate. La minaccia resta intatta e la distruzione di queste fragili e preziose culture è sempre una previsione per taluni fin troppo facile. Sarà così?

Giovedì 26 maggio: “Agalma” di Doriana Monaco (Italia, 2020; 54’). Produzione: Parallelo 41 Produzioni. Napoli. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo Archeologico Nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale. Agalma (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del museo non solo nell’evidenza della sua incantevole esposizione dell’arte classica, ma anche nelle relazioni intime e altrimenti invisibili che si realizzano al suo interno: il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana; il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo.

Avio, “La preistoria e la montagna”. La soprintendenza presenta all’auditorium la spada dell’età del Bronzo rinvenuta casualmente nel 2021 sul monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Il prezioso e raro reperto andrà ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium al Palazzo del Vicariato

avio_auditorium_la-montagna-e-la-preistoria_la-spada-dal-monte-baldo_locandinaProviene dal monte Baldo e risale a oltre 3300 anni fa: si tratta di una spada dell’età del Bronzo, rinvenuta casualmente nel 2021 in prossimità del crinale del monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Per questo, la spada era stata consegnato alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona ma poi, grazie alla collaborazione degli archeologi veronesi, una volta appurato che proveniva dal Trentino, in particolare dal territorio del Comune di Avio, è stata recapitata all’Ufficio beni archeologici provinciale. Nel caso di fortuiti ritrovamenti, come accaduto sul Monte Baldo, gli oggetti vanno consegnati alla Provincia, a tutti gli effetti proprietaria del materiale rinvenuto, come previsto dalla legge in materia. “Dei rinvenimenti di spade in Trentino”, spiegano all’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, “non si conoscono quasi mai le esatte condizioni del deposito originario, trattandosi di scoperte casuali. Tuttavia, sembra sempre trattarsi di luoghi di culto legati all’acqua e/o connessi alla frequentazione non occasionale di zone montane come le spade dal fiume Leno, presso Rovereto, dal letto del Sarca, presso Arco, o quella dalla torbiera dell’antico lago Pudro, presso Pergine Valsugana. Un esempio più simile a quello di Avio è quello delle due spade rinvenute presso il passo Vezzena, sugli altipiani di Lavarone e Luserna”. Venerdì 6 maggio 2022, alle 17, all’Auditorium di Palazzo Brasavola di Avio, la soprintendenza per i Beni culturali di Trento ha organizzato l’incontro “La montagna e la preistoria. La spada della tarda età del Bronzo da Avio – Monte Baldo” per presentare l’eccezionale reperto al pubblico. Con un obiettivo: sensibilizzare la popolazione alla valorizzazione del patrimonio culturale e restituire alla cittadinanza un bene archeologico che contribuisce a gettare nuova luce sulla storia antica del territorio. La spada andrà infatti ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium di Avio, allestito a Palazzo del Vicariato. Dopo i saluti di Ivano Fracchetti sindaco di Avio, Mirko Bisesti assessore all’Istruzione Università e Cultura della Provincia autonoma di Trento, di Paola Salzani per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, e di Franco Marzatico soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, la presentazione prevede brevi interventi sull’archeologia locale introdotti e moderati da Paolo Bellintani archeologo della soprintendenza: Franco Nicolis, direttore dell’Ufficio beni archeologici, su “La cazzuola tra le nuvole. Tutela archeologica alle alte quote”; Marco Avanzini, del Muse, su “Il Monte Baldo trentino: le prime tracce dell’uomo”; Mara Migliavacca, dell’università di Verona, su “Armi e pastori: la frequentazione protostorica degli Alti Lessini”; Maurizio Battisti, della Fondazione Museo Civico Rovereto, su “La protostoria del territorio di Ala-Avio e della Vallagarina”; Franco Marzatico su “Nel segno della spada: guerrieri, capi, eroi dell’età del Bronzo”.

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La spada dell’età del Bronzo (3300 anni fa) scoperta sul monte Baldo, in quota (foto archivio ufficio beni archeologici provincia autonoma trento)

Datato alla tarda età del Bronzo (1350 – 1000 a.C. ca) e realizzato in lega di rame e stagno, il reperto è sostanzialmente integro, salvo la perdita degli elementi mobili dell’immanicatura (forse in materiale deperibile), di cui però rimangono i ribattini per il fissaggio. La spada risulta piegata giusto all’altezza dell’attacco dell’immanicatura. “Le caratteristiche della spada di Avio”, spiegano all’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, “rimandano alle cosiddette spade a lingua da presa (forma “Naue II”) peculiari dell’Italia del Nord e dell’Europa centro-orientale. La lingua da presa, ossia la parte del manico fusa assieme alla lama, è un’innovazione tecnologica che consente una presa di precisione e un miglior controllo dello strumento sia come arma da punta che da fendente. Rinvenimenti di questo tipo, ossia provenienti da luoghi isolati in prossimità di percorsi, valichi o picchi montani, vengono in genere interpretati come testimonianza non solo della frequentazione delle alte quote (per il pascolo estivo) ma anche di pratiche di culto che richiamano l’uso delle offerte votive nei santuari pagani e poi della tradizione cristiana. Nel caso della spada di Avio – continuano -, in mancanza di precisi dati sulle condizioni di giacitura originaria, il fatto che risulti intenzionalmente piegata all’attacco dell’immanicatura, ossia che sia stata resa inutilizzabile, potrebbe indicarne la destinazione come offerta votiva. Questa ipotesi può essere avanzata anche nel caso di un rinvenimento molto vicino al punto di scoperta della stessa spada e ad essa grossomodo contemporaneo: un coltello in bronzo da Malga Artilone, anch’esso intenzionalmente piegato. L’origine della spada, strumento da combattimento per eccellenza, risale a più di 5000 anni fa, quando fa la sua prima comparsa nel nord della Mesopotamia, ma si diffonde nel mondo mediterraneo e in Europa oltre mille anni più tardi. Nella provincia di Trento sono note circa una decina di spade dell’età del Bronzo (4300-3000 anni fa) le più antiche delle quali risalgono alla sua fase media (3650-3350 anni fa). Le ricerche archeologiche – concludono – hanno appurato che le spade dell’età del Bronzo erano strumenti con funzionalità molto specifica, destinati ad una élite guerriera e dalla forte connotazione simbolica e sacrale”.

Rovereto. Per il ciclo “Storie e storia 2022” webinar di presentazione del libro di Simona Troilo “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” sulle grandi campagne archeologiche nel Mediterraneo tra Otto e Novecento legate all’espansionismo coloniale europeo

rovereto_pietre-d-oltremare_presentazione-libro_locandinaLe grandi campagne archeologiche nel Mediterraneo tra Otto e Novecento furono operazioni politiche e culturali strettamente legate all’espansionismo coloniale europeo. Se ne parla mercoledì 4 maggio 2022, alle 17.30, per il ciclo di incontri online “Storie e storia 2022”, promosso dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e dall’Accademia Roveretana degli Agiati, nel webinar di presentazione del libro “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” di Simona Troilo (Editori Laterza). Con l’autrice intervengono Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Francesco Frizzera del Museo Storico Italiano della Guerra. Per seguire il webinar andare sulla pagina Facebook del Museo Storico Italiano della Guerra e accedere al link. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Provincia autonoma di Trento, Comune di Rovereto, Fondazione Caritro.

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Copertina del libro “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” di Simona Troilo

Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940). Tra Ottocento e Novecento molti paesi europei si lanciarono in grandi campagne archeologiche nei paesi del Mediterraneo, alimentando le collezioni di prestigiosissimi musei a Londra, Parigi e Berlino. Tali operazioni politiche e culturali servivano a giustificare l’espansionismo coloniale attraverso l’appropriazione e l’uso simbolico dei materiali della storia. Anche in Italia l’archeologia ha svolto un ruolo di primo piano, e mai prima esplorato, nella costruzione di un’alterità barbara, inferiore e subalterna, incapace di aver cura del passato. Un ruolo tanto più rilevante in quanto, nello stato liberale prima che nella propaganda fascista, l’archeologia proiettò l’immagine dell’Impero moderno sulle fondamenta di quello romano. Partendo dall’istituzione della Missione archeologica italiana a Creta (1899), passando per il ‘discorso dell’antico’ nella guerra italo-turca (1911-1912) e la nascita degli organismi di tutela nelle colonie di Libia e del Dodecaneso, il libro ricostruisce questa stagione attraverso il vissuto dei protagonisti (archeologi e “scavatori” reclutati localmente) e getta luce sulle reazioni locali all’‘espropriazione’. Ampio spazio viene dedicato al fascismo, mostrando la centralità dei nuovi siti libici (Cirene, Sabratha e Leptis Magna) nelle politiche del consenso del regime.

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Simona Troilo (università dell’Aquila)

Simona Troilo insegna Storia contemporanea all’università dell’Aquila. È autrice di “La patria e la memoria. Tutela e patrimonio culturale nell’Italia unita” (Electa Mondadori 2005) e di numerosi saggi sull’uso identitario dei materiali della storia in chiave nazionalista e imperialista.

Rovereto. Sta per avere un volto il bambino di 10 anni morto più di 4mila anni fa nelle grotte di castel Corno (Tn) e trovato nella campagna di scavo del museo civico di Rovereto nel 1998. Presto una pubblicazione sul sito preistorico delle grotte di Castel Corno

Cranio di bambino di 10 anni dal sito preistorico delle grotte di Castel Corno (Tn) conservato al museo civico di Rovereto (foto fmcr)

Sta prendendo forma il volto del bambino di Castel Corno di più di quattromila anni fa. Nel 1998 il museo civico di Rovereto ha realizzato uno scavo nelle grotte di Castel Corno, a circa 800 metri di altitudine tra i paesi di Patone e Lenzima, nel comune di Isera (Trento), dove è stata rinvenuta una necropoli del Bronzo Antico le cui prime sepolture risalgono addirittura all’Età del Rame. Sono stati trovati anche i resti di un bambino sepolto all’età di 10 anni.

Una fase degli scavi archeologici all’interno delle grotte di Castel Corno (Tn) (foto fmcr)

Nelle immediate vicinanze del castello medievale di Castel Corno un intricato labirinto di grotte formate da una frana fu infatti utilizzato nell’età del Bronzo antico (2200-1650 a.C.) a scopo cultuale e funerario. Il sito è stato oggetto di numerose campagne di scavo dal 1960 ad oggi; le ultime ricerche, condotte nel 1998-‘99 da parte del museo civico di Rovereto, hanno messo in luce numerosi reperti (vasellame, strumenti in pietra e in osso, resti di ossa umane e animali ed elementi d’ornamento, fra cui un “brassard” in pietra verde), oggi conservati ed esposti nelle sale museali.

Viviana Conti impegnata nella ricostruzione del volto del bambino di Castel Corno (foto fmcr)

Viviana Conti, che sta seguendo un progetto di WeScup – il servizio civile trentino al museo di Rovereto nell’area Archeologia, sta ricostruendo il volto di questo bambino grazie all’esperienza acquisita con la Laurea Magistrale in Arti Forensi in Gran Bretagna. Partendo dal teschio ritrovato ne è stata fatta una riproduzione digitale e una prima ricostruzione del volto in 2 dimensioni con Photoshop. Poi il modello di teschio è stato stampato con una stampante 3D e ricoperto prima ricostruendo i muscoli e poi con una finta pelle, fatta di un materiale utilizzato anche per le protesi cinematografiche che renderà l’effetto finale molto realistico anche al tatto.

Una pagina dei Diari di scavo che riporta le caratteristiche del teschio trovato nelle grotte di Castel Corno (Tn) (foto fmcr)
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Sezione delle grotte di Castel Corno e localizzazione dei sondaggi eseguiti, rielaborata da Regola (foto fmcr)

È in fase di preparazione una pubblicazione sul sito preistorico delle grotte di Castel Corno a cura di Maurizio Battisti della Fondazione museo civico di Rovereto e Umberto Tecchiati dell’università di Milano che comprende anche questo interessante progetto. Ma a breve verrà pubblicato anche un approfondimento sul sito del museo. “Le sepolture, purtroppo depredate da scavi abusivi”, scrivono Battisti e Tecchiati, “sono databili tra la fine dell’Età del Rame e la prima Età del Bronzo. Quasi tutte le ossa provengono dalla Grotta 3. Le ossa e i denti, in numero di 190, rinvenuti in questa grotta, sono di almeno 1 feto, 3 subadulti rispettivamente di circa 8 anni e 2 di circa 11 anni, e 2 adulti di sesso indeterminato. L’unico reperto scoperto nella Grotta 1 è una vertebra di un adulto. Solo un radio e un’ulna retti, e il loro controlaterale, sono stati trovati in connessione e così tante ossa rimangono non attribuite. Sono presenti ipoplasia dello smalto e cribra orbitali, carie, tartaro e abrasione dentale. In generale, la situazione dentale mostra molte anomalie di crescita, magari di carattere ereditario o di aspetto endemico della popolazione. Inoltre, le ossa mostrano un ritardo di crescita per quanto riguarda l’invecchiamento dentale. L’unico teschio e il frammento di fibula mostrano aree carbonizzate probabilmente dovute ad eventi tafonomici (fossilizzazione) o a rituali post-deposizionali”.

Rovereto. La conferenza “Indagine genetica su resti umani preistorici del Trentino Alto Adige” chiude i “Venerdì dell’Archeologia 2021” al museo di Scienze e Archeologia: in presenza e on line. Focus sui più recenti studi sui resti umani del territorio

La conferenza “Indagine genetica su resti umani preistorici del Trentino Alto Adige” chiude i “Venerdì dell’Archeologia 2021” al museo di Scienze e Archeologia (foto fmcr)
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Locandina de “I venerdì dell’archeologia” 2021 a Rovereto

A quale ceppo genetico appartenevano gli antichi abitatori del Trentino Alto Adige e che aspetto dovevano avere? A queste e ad altre domande, per gli appassionati delle nostre origini, risponde la conferenza “Indagine genetica su resti umani preistorici del Trentino Alto Adige”, ultimo appuntamento dei “Venerdì dell’Archeologia 2021”, al museo di Scienze e Archeologia di Rovereto in Borgo Santa Caterina. L’incontro di venerdì 5 novembre 2021, alle 18, in presenza al Museo e on line sul canale YouTube della Fondazione Museo Civico, è con Valentina Coia e Alice Paladin, dell’Istituto per lo studio delle mummie Eurac Research di Bolzano e riguarda l’Indagine genetica su resti umani preistorici del Trentino Alto Adige. I “Venerdì dell’Archeologia” sono organizzati dalla Società Museo Civico con la Fondazione Museo Civico e la Fondazione Comel, con il sostegno del Comune di Rovereto, la Comunità della Vallagarina, in collaborazione con IPRASE.

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Il cranio fossile dalle grotte di Castel Corno a Isera (foto fmcr)

Lo studio del DNA antico in reperti umani è una frontiera che allarga i suoi orizzonti  con l’affinarsi delle tecniche di analisi. Oltre alle caratteristiche dell’individuo, si possono approfondire gli studi dell’evoluzione e la storia delle popolazioni sfruttando questo nostro  inesauribile archivio biologico. La serata, in particolare, presenta gli studi più recenti sui resti umani del Trentino Alto Adige dell’Istituto per lo studio delle mummie Eurac Research di Bolzano.

Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”: ultima visita guidata al museo della Città di Rovereto per il quarto episodio della mostra “Sette storie per un Museo” per i 170 anni del Museo civico: un capitello cretese dalla storia straordinaria, due grandi archeologi e un podcast

Barbara Maurina davanti al capitello cretese in una visita guidata al museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Lo si può vedere in una vetrina del Museo della Città di Rovereto: è un capitello decorativo cretese, finemente scolpito con foglie d’Acanto spinoso, in marmo proconnesio (una varietà proveniente dall’Isola di Proconneso nel Mar di Marmara). Ma cosa ci fa un capitello cretese al Museo della Città di Rovereto? Ne parlerà di sicuro Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto domenica 24 ottobre 2021 alle 16.30, nell’ultima visita guidata a Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”, quarto appuntamento di “Sette storie per un Museo”, la mostra a tappe dedicata ai 170 anni del Museo cittadino, nel quale sono protagonisti due grandi archeologi roveretani, Federico Halbherr e Paolo Orsi, che, pur avendo svolto gran parte della loro attività al di fuori della regione, questi grandi uomini non dimenticarono mai la loro terra natale, che conserva e valorizza documenti e reperti straordinari da loro donati o a loro legati.

Il capitello cretese esposto in una vetrina del museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Il capitello cretese di una lesena è legato proprio ai due archeologi roveretani di fama mondiale, ma anche grandi amici, Paolo Orsi e Federico Halbherr, in onore del quale arriva in dono il capitello, dagli scavi della stele di Gortyna, l’eccezionale scoperta di Halbherr a Creta. Alla morte di Halbherr, come si evince dallo studio sull’inedito epistolario di Paolo Orsi, a cura di Barbara Maurina e Maurizio Battisti, fu proprio Orsi che si adoperò presso le autorità greche perché il monumento funebre di Halbherr fosse impreziosito con un reperto originale da Creta. In realtà Orsi avrebbe chiesto una statua, ma le autorità greche optarono per un capitello che, comunque, non finì mai a far parte del monumento funebre di Halbherr e approdò grazie a Orsi a Rovereto, dove ora fa parte delle collezioni della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Di questo e molto altro parla il nuovo episodio del podcast “Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese” narrato dall’attore Nicola Sordo, con le voci degli archeologi Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia del Museo e Maurizio Battisti, che da tempo studia l’epistolario Orsi. Il podcast si potrà ascoltare sulle principali piattaforme come Spreaker, Spotify, Google Podcasts, Apple Podcasts, Podcast Addict, oppure dal sito web del museo.

“Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”: a Rovereto una giornata di studi con i massimi esperti sulle orme del grande archeologo dal Trentino alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia. Convegno in presenza al museo civico (con Green Pass) e on line

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo civico di Rovereto
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Locandina de “I venerdì dell’archeologia” 2021 a Rovereto

Da Rovereto alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia, sulle orme di Paolo Orsi. Rovereto dedica una giornata di studi per scoprire il grande archeologo roveretano Paolo Orsi, un convegno aperto al pubblico insieme ai massimi esperti da tutta Italia. Appuntamento venerdì 22 ottobre 2021, dalle 9 alle 18.30, in sala convegni F. Zeni del museo di Scienze e Archeologia in Borgo Santa Caterina 41 a Rovereto, con “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”, giornata di studi per il ciclo di incontri “I venerdì dell’archeologia” a cura di Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto. La partecipazione al convegno è libera e gratuita, senza prenotazione. Green Pass obbligatorio. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione vale inoltre come credito formativo per studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sarà possibile anche seguire l’evento in diretta online sul canale YouTube della Fondazione MCR. 

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

L’archeologo Paolo Orsi è uno dei personaggi della cultura roveretana più grandi e forse meno celebrati in terra trentina. Dopo gli studi a Vienna, Padova e Roma e gli anni giovanili in cui ha scavato siti preistorici nella terra d’origine, la Busa dell’Adamo sopra a Lizzana o il Colombo di Mori, ha svolto praticamente tutta la sua entusiasmante carriera fatta di studi e di scoperte eccezionali nelle regioni della Magna Grecia, in Calabria e in Sicilia dove è stato Soprintendente ai beni archeologici, regioni che ha battuto palmo a palmo con un metodo innovativo che gli derivava anche dalla sua antica passione per le passeggiate e le esplorazioni sul territorio (era socio della SAT), e che è diventato un’ispirazione per i futuri archeologi di tutto il mondo.  

L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)
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La sede del museo civico di Rovereto – museo di Scienze e Archeologia (foto fmcr)

Organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto a cura di Barbara Maurina, conservatrice della sezione di archeologia del Museo, la giornata di studi pone il focus su alcuni aspetti inediti o poco esplorati del suo lavoro sul campo, dei suoi metodi di ricerca, delle sue idee e dell’eredità che il suo lavoro rappresenta per noi oggi. Durante il convegno Barbara Maurina e Maurizio Battisti, archeologi del Museo, illustreranno le scoperte e le novità emerse dallo studio delle lettere di Paolo Orsi, ben 7843 documenti, acquisiti dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto nel 2013 e ora inventariati, schedati e liberamente consultabili online, lavoro condotto con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Saranno presenti a Rovereto per esplorare queste tematiche i principali studiosi italiani di Paolo Orsi in rappresentanza delle Istituzioni che hanno conosciuto maggiormente da vicino il lavoro dell’archeologo roveretano. Tra questi Franco Nicolis e Franco Marzatico della soprintendenza per i Beni culturali – Provincia Autonoma di Trento. Per la Sicilia, Anita Crispino e Giuseppina Monterosso del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, e Maria Concetta Parello del parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Concludono la giornata gli interventi di Carmelo Malacrino del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e Maurizio Paoletti dell’università della Calabria.

Locandina della giornata di studi “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee” a Rovereto

Il programma. Alle 9, saluti istituzionali e apertura dei lavori; 10, Franco Marzatico (soprintendenza per i Beni Culturali Provincia autonoma di Trento), su “Paolo Orsi e le radici identitarie”; 10.30, Franco Nicolis (soprintendenza Provincia di Trento) su “Nato per scavare: Paolo Orsi e le ricerche giovanili in Trentino”; 11.15, Barbara Maurina e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Pagine inedite di storia. l’epistolario orsi della Fondazione Museo Civico Di Rovereto”; 12, discussione; 12.30, pausa pranzo; 14.30, Annaluisa Pedrotti (università di Trento) su “Il “neolitico” di Paolo Orsi”; 15, Anita Crispino (parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai) su “Dal naufragio della mia corrispondenza”: l’epistolario di Paolo Orsi conservato al museo di Siracusa e il suo riordino”; 15.30, Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa) su “Paolo Orsi e la “Repubblica Di Catania”; 16, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento) su “L’archeologia a Girgenti negli anni di Paolo Orsi”; 17, Maurizio Paoletti (università della Calabria) su “Paolo Orsi e la Calabria: tra ricerca e tutela”; 17.30, Carmelo Malacrino (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria) su “Scavi e scoperte a Reggio Calabria nei taccuini di Paolo Orsi”; 18, discussione e chiusura dei lavori. Al termine del convegno, per chi lo desidera, è prevista una breve visita alla Sala Paolo Orsi con l’artista Osvaldo Maffei.

Venerdì col Mann protagonista in due prestigiosi festival del cinema archeologico: con il film “Agalma” in concorso al RAM Film Festival di Rovereto, e con il film “Thalassa. Il racconto” in prima internazionale alla XI edizione della rassegna di Licodia Eubea: entrambi visibili anche on line

Il direttore Paolo Giulierini sul set del film “Agalma” di Doriana Monaco (foto Angelo Antolino)

Venerdì di cinema archeologico con protagonista il museo Archeologico nazionale di Napoli. Dal Nord al Sud della Penisola, viaggiando con le emozioni del grande schermo: il MANN porta due opere in concorso, una al I RAM Film Festival di Rovereto, l’altra all’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.

Poster del film “Agalma” di Doriana Monaco in concorso alla prima edizione di RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie (2021)

RAM Film Festival di Rovereto (13/17 ottobre 2021). Nella sezione pomeridiana di venerdì 15 ottobre 2021, va in scena il film “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, che concorre per il Premio Paolo Orsi e per la menzione speciale “Archeoblogger”. Il documentario, già selezionato per le Giornate degli Autori di Venezia 77 è prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico nazionale diretto da Paolo Giulierini; la produzione esecutiva è di Lorenzo Cioffi. Il pubblico potrà seguire la manifestazione in loco e online: sarà possibile, infatti, assistere gratuitamente alla proiezione grazie alla piattaforma digitale raggiungibile dal sito RAM film festival ONLINE | Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico | Fondazione Museo Civico Rovereto (rassegnacinemaarcheologico.it).

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Lo spostamento dell’Atlante Farnese sul set di “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Il film, realizzato con il contributo della Regione Campania e in collaborazione con Film Commission Regione Campania, si sintonizza con lo spirito della rassegna trentina che, promossa dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, sin dal 1990 dedica attenzione ai temi dell’archeologia e della memoria, con uno sguardo privilegiato a tutela e valorizzazione del patrimonio culturale mondiale: in cinquanta (e intensi) minuti, la regista Doriana Monaco segue l’esistenza “dietro le quinte” del MANN, tra lavori di restauro e progetti di allestimento. Filo conduttore della pellicola, la celebrazione dell’impegno e della passione delle persone, che rendono concreto un progetto di promozione culturale.

XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (14-17 ottobre 2021). Non può che partire dalla Sicilia, il viaggio del documentario “Thalassa. Il racconto”, diretto da Antonio Longo e scritto dallo stesso Longo con Salvatore Agizza: venerdì 15 ottobre 2021 (ore 19), il film, prodotto da Teichos srl Servizi e Tecnologie per l’Archeologia e dal Mann, sarà presentato in prima internazionale per la sezione “Cinema e Archeologia” della rassegna. “Thalassa. Il racconto”, in concorso per il Premio Archeoclub d’Italia al film preferito dal pubblico e per il Premio ArcheoVisiva al miglior film, ripercorre, anche grazie a filmati d’archivio di Rai Teche, gli scavi di archeologia subacquea realizzati nelle acque del Sud Italia:

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Frame del film “Thalassa. Il racconto” di Antonio Longo

una vera e propria immersione ricca di suggestioni, per ripercorrere il lavoro che ha permesso di proporre la grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in programma al Mann nella stagione 2019/2020. Da quelle straordinarie ricerche, condotte anche sotto l’egida dell’indimenticabile Sebastiano Tusa, è stato possibile riunire 400 reperti in un unicum espositivo, che ha rappresentato una prospettiva nuova, per complessità di approccio, sui tesori dischiusi dal Mare nostrum. Possibile consultare il calendario della manifestazione dal sito rassegnalicodia.it, mentre la votazione sarà accessibile da streamcult.it.

Rovereto. Si è aperto il primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie con la vernice della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto” e i primi verdetti. Al film “I paesaggi del cibo” il premio L’Italia si racconta; al film “Amerigo e il nuovo mondo” il premio Cultura Animata. Ricco il programma della seconda giornata. Primo incontro al bistrot con Andrea Augenti, e la sera Buffa racconta l’Olimpiade del 1936

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

L’appuntamento, mercoledì 13 ottobre 2021, è stato alle 18, a Palazzo Sichardt sede del Museo della Città di Rovereto, per l’inaugurazione della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto. Le misure di contenimento del morbo tra ‘500 e ‘600” (fino al 9 gennaio 2022): primo grande evento della prima edizione di RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie, che proprio mercoledì 13 ottobre ha aperto il sipario al teatro Zandonai dove, fino al pomeriggio di domenica 17 ottobre 2021, vengono presentati ben 62 film, da 27 diverse nazioni. Presenti anche molti registi e produttori che hanno colto l’invito del festival a presentare personalmente le loro opere. Ma l’apertura della mostra è anche la conferma del salto di qualità da “rassegna” a “festival”, che si diffonde e coinvolge l’intera città.

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Logo della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”

“Senza un vaccino, senza medicinali specifici, senza norme igieniche adeguate”, spiegano alla Fondazione Museo Civico di Rovereto, che ha promosso la mostra in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia, “di fronte ad un morbo che risulta devastante quanto inarrestabile, la Repubblica di Venezia per contrastare la diffusione della peste si affida alle sole misure che all’epoca apparivano efficaci: la disinfezione, il distanziamento, l’isolamento, le preghiere. L’epidemia non conosce confini e Rovereto non fa eccezione, trovandosi costretta a seguire un percorso del tutto simile, disponendo la chiusura della città, i limiti nella circolazione delle persone e delle merci, e costruendo un’ampia rete di lazzaretti, luoghi destinati ad isolare più che a curare le persone infette. Attraverso volumi antichi di medicina, astrologia, farmacia, osservando le mappe del contagio e le testimonianze della devozione popolare, la mostra “C’era una volta la peste. Venezia e Rovereto” racconta una storia che ognuno di noi in realtà conosce già. Specchiarsi in questa storia, che non ci è poi così lontana né così estranea, conduce a un confronto ricco di rimandi e suggestioni. Così la mostra – curata dalla Fondazione Querini Stampalia e arricchita dai documenti della Biblioteca Civica Tartarotti di Rovereto – rivolge lo sguardo all’oggi, alle incognite che ancora abbiamo davanti e alle poche eppure sostanziali differenze rispetto alle grandi pestilenze del passato: ospedali al posto dei lazzaretti, dispositivi di protezione individuale al posto di spezie ed erbe officinali e uno strumento di prevenzione straordinario come il vaccino”.

Consegna del premio “L’Italia si racconta” al film “I paesaggi del cibo” di Michele Trentini e Andrea Colbacchini (foto fmcr)

Nella prima giornata del RAM film Festival sono anche stati annunciati i primi verdetti delle Giurie, con i primi film premiati: Il premio L’ITALIA SI RACCONTA attribuito dalla giuria presieduta dalla scrittrice e giornalista Isabella Bossi Fedrigotti, presidente del Comitato scientifico del RAM FILM FESTIVAL, con l’artista visiva Romina Zanon e Matteo Zadra, presidente del nuovo Cineforum di Rovereto, è andato al film “I paesaggi del cibo” (Italia, 2021; 31’).

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I registi Michele Trentini e Andrea Colbacchini (foto fmcr)

“L’opera di Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prodotta da tsm | step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, nell’ambito del progetto transfrontaliero Alpine Space, prendendo le mosse dall’analisi di un piatto creato dallo chef stellato Alfio Ghezzi, offre un approfondimento su alcune pratiche agroalimentari strettamente legate alla biodiversità del territorio trentino. Alternando un codice narrativo tipico dell’osservazione documentaristica ad un linguaggio lirico-visivo segnato da pause e silenzi evocativi, i registi disegnano un viaggio che conduce lo spettatore dai paesaggi alpini e dolomitici della Val Rendena e della Valle del Vanoi fino a quelli terrazzati dai tratti mediterranei dell’Alto Garda. Volti, gesti e frammenti di vita agreste si fondono in un canto corale allo spazio agricolo del territorio antropico trentino e alla solerzia degli uomini e delle donne che lo abitano”.

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Frame del film “Amerigo et le nouveau monde / Amerigo e il nuovo mondo” di Luis Briceno e Laurent Crouzeix

Per la sezione CULTURA ANIMATA, la giuria presieduta da Andrea Artusi con Dalia Macii e Sabrina Zanetti ha invece premiato il film francese “Amerigo e il nuovo mondo” (Francia, 2020; 14’) di Luis Briceno e Laurent Crouzeix, per la straordinaria capacità di affrontare un tema storico controverso con un’ironia e una padronanza delle diverse tecniche di animazione capaci di rendere il corto in grado di intrattenere e incuriosire sia un pubblico adulto che di ragazzi con ritmo, rigore narrativo e al contempo leggerezza dei toni espressivi. 

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Frame del film “Langobardi. Alboino e Romans” di Simone Vrech

Programma fitto di eventi anche per la seconda giornata del festival, giovedì 14 ottobre 2021. Per quanto riguarda i film al teatro Zandonai, tra gli altri si segnalano, il mattino, l’Italiano “Alighieri Durante, detto Dante”, che vede protagonista Alessandro Barbero che ricostruisce infanzia, giovinezza e formazione del sommo poeta. Chiude il mattino l’innovativo docufilm sul mondo longobardo “Langobardi. Alboino e Romans”.

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Frame del film “The eyes of the land / Gli occhi della terra” di Marcos Altuve Marquina

Nel pomeriggio, il documentario spagnolo “Gli occhi della terra (The eyes of the Land)” sottolinea quanto anche una specie minacciata, come quella delle testuggini speronate del Marocco, sia un patrimonio da proteggere, e come la scienza abbia bisogno della conoscenza dei locali per salvare la biodiversità del pianeta. Sempre il pomeriggio, in programma “PescAmare”, dove un’umanità variegata e instancabile, porta avanti, anche se con modalità diverse dal passato, la tradizionale vita dei pescatori, il timore e il rispetto del mare. 

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L’archeologo Andrea Augenti

Nel pomeriggio, alle 17, prima tappa degli INCONTRI AL BISTROT, i momenti informali con gli ospiti del festival, con aperitivo offerto al Bistrot di Alfio Ghezzi. Il primo incontro è dedicato a “Il lungo viaggio dell’archeologia” con l’archeologo Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’università di Bologna. Modera Andreas Steiner, direttore della rivista ARCHEO, partner editoriale del Festival. L’evento è gratuito, su prenotazione. Da Tutankhamon ai castelli medievali, da Oetzi a Ebla, da Pompei a Machu Picchu e molte altre scoperte presenti, passate e future: l’archeologia ci stupisce continuamente e racconta il nostro passato con metodi sempre più precisi e raffinati. Un viaggio nel tempo e nello spazio che non finirà mai, alla ricerca di luoghi, di persone e di oggetti. Alla ricerca della nostra storia.

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Il giornalista Federico Buffa

La sera alle 20.45 evento speciale al teatro Zandonai. Federico Buffa racconta “1936: l’Olimpiade che ha cambiato il cinema”, storie di uomini e di sport si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl. Federico Buffa, noto giornalista e storyteller racconta le Olimpiadi del 1936 a Berlino, quelle dei 4 ori di J.C. Owens nella Germania nazista, o del primo oro italiano al femminile con Ondina Valla, il tutto documentato per la prima volta su pellicola da Leni Riefenstahl, incaricata da Hitler di raccontare la più importante avventura dello sport mondiale. Un documentario che ha attraversato Storia e storie, che ha sperimentato tecniche nuove e che ha rivoluzionato per sempre la nostra visione dello sport e del cinema.

Rovereto. La Rassegna del cinema archeologico diventa Festival e si apre alla città. Gli interventi di Giovanni Laezza, Alessandra Cattoi e Claudia Beretta per archeologiavocidalpassato.com

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RAM film festival: da sinistra, Micol Cossali, assessore alla Cultura; Alessandra Cattoi, direttrice Fmcr; e Giovani Laezza, presidente della Fondazione museo civico di Rovereto (foto graziano tavan)

Il conto alla rovescia è cominciato. Mancano solo sette giorni alla prima edizione di RAM FILM FESTIVAL Rovereto, in calendario da mercoledì 13 ottobre a domenica 17 ottobre 2021 al teatro Zandonai di Rovereto, e in molti altri spazi di rilievo culturale della città trentina. Il festival, nato 32 anni fa come rassegna del documentario archeologico, cambia nome e si rinnova nella veste, allargando l’orizzonte alla più ampia tematica della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Il RAM film festival è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Caritro, con il patrocinio del ministero della Cultura e del ministero degli Esteri (vedi Rovereto. Presentato il programma della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato: al teatro Zandonai e on-line, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali; all’Alfio Ghezzi Bistrot gli incontri culturali; al museo della Città la mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”. Molti gli eventi speciali | archeologiavocidalpassato).

“Sono particolarmente soddisfatto del cambio di passo operato quest’anno dal Festival”, dichiara Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico, “e dello sforzo per aprirsi nei confronti della città e di un pubblico vasto, con un’offerta, oltre che del palinsesto cinematografico, anche di svariate opportunità in città in collaborazione con APT e Distretto San Marco. Grazie a preziose collaborazioni, sono molte le occasioni culturali, per riflettere, per incontrare i numerosi ospiti, protagoniste e protagonisti del nostro tempo, per usufruire di corsi di formazione e di masterclass”. E l’assessore alla Cultura Micol Cossali: “Oggi la Rassegna del Cinema archeologico diventa Festival e si presenta in un nuovo formato, una naturale evoluzione di un percorso lungo più di tre decenni che l’ha vista crescere e trasformarsi, uscire dai teatri e connettersi con la città. Con l’auspicio che RAM film festival possa raggiungere sempre più persone e ampliare ancora di più il suo pubblico e coinvolgere le giovani generazioni, non solo all’interno della sala cinematografica, ma nei tanti eventi collaterali che arricchiscono il panorama culturale roveretano”.

Il programma del festival è previsto su 5 giornate, durante le quali alle proiezioni dei documentari in concorso si aggiungeranno incontri quotidiani con esperti, conferenze, visite, presentazioni di libri, aperitivi, masterclass, una mostra e un concerto di musica per il cinema. Sono 62 i film, tra documentari, docufiction e animazioni in concorso, selezionati su oltre 1400 iscritti a livello nazionale e internazionale. Immagini spettacolari, luoghi e siti straordinari e popoli poco conosciuti, storie e narrazioni che fanno parte dei tesori culturali del mondo. I documentari provengono da 25 diverse nazioni, con 34 luoghi del mondo rappresentati, con il loro patrimonio materiale e immateriale. 26 première, di cui 10 prime assolute, 2 prime internazionali e 14 prime italiane. Tutti i film saranno visibili anche online attraverso una piattaforma digitale.

Quattro sezioni per i film in concorso con altrettanti premi: “premio Paolo Orsi per il cinema archeologico” (sezione principale): film archeologici dedicati alla tematica della tutela e valorizzazione patrimonio tangibile; “L’Italia si racconta”, sezione dedicata a opere cinematografiche sull’Italia che parlano di patrimonio culturale immateriale come, tradizioni, storia, antiche comunità; “Cultura Animata”: animazioni italiane e straniere dedicate ad archeologia, popoli, culture; “Sguardi dal mondo”, sezione dedicata a opere cinematografiche provenienti da ogni paese del mondo che parlano di patrimonio intangibile, tradizioni, cultura, antiche comunità. A completamento di un programma basato in gran parte sulla proposta di film e documentari, il Festival propone contemporaneamente alle proiezioni: conferenze e momenti di approfondimento con esperti del settore; un concerto dedicato alla musica nel cinema; una serata sul documentario tra Storia e Sport; aperitivi al bistrot sui temi del Festival; laboratori e presentazioni di libri a cura delle librerie della città; visite guidate sul territorio; visite guidate alla mostra “C’era una volta la Peste” allestita al Museo della Città che si terrà in concomitanza con il festival; corsi di approfondimento e aggiornamento professionale (per studenti, giornalisti ed operatori); menù a tema e iniziative varie in collaborazione con gli esercizi commerciali del distretto San Marco nel centro storico cittadino. Prestigiosi gli ospiti di questa edizione, impegnati sia in serate a teatro che in spazi alternativi, sui temi del Festival. Incontri a teatro, giovedì 14 ottobre 2021, alle 20.45, Federico Buffa, su “1936: L’Olimpiade che ha cambiato il cinema”. Storie di uomini e di sport si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl. Sabato 16 ottobre 2021, alle 20.45, Leandro Piccioni e Quartetto Pessoa in concerto per pianoforte e quartetto d’archi “Musica per il cinema. Omaggio a Ennio Morricone”; domenica 17 ottobre 2021, alle 16.30, Nicolò Bongiorno su “Raccontando l’India: Il Ladakh”. Incontri al bistrot: tre aperitivi a tu per tu con l’esperto alle 17 nel Bistrot dello chef stellato Alfio Ghezzi. Giovedì 14 ottobre 2021, “Il lungo viaggio dell’archeologia”, con Andrea Augenti, archeologo; venerdì 15 ottobre 2021, “Nôtre Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”, con Tiziano Straffelini, esperto di restauro di monumenti; sabato 16 ottobre 2021, “Il fumetto tra storia e fiction: Martin Mystère a Venezia”, con Andrea Artusi, disegnatore.