Rovereto celebra il suo archeologo più illustre, Paolo Orsi nel 160.mo della nascita. Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico premiere del docufilm “Paolo Orsi. La Meravigliosa Avventura” di Andrea Andreotti con l’archeologo Carlo Andrea Postinger nei panni del grande studioso roveretano
5 ottobre 2019: è il giorno di Paolo Orsi. Rovereto celebra il suo archeologo più illustre nel 160mo anniversario della sua nascita. Lo fa dedicandogli una serata speciale della XXX rassegna internazionale del cinema archeologico, per la quale la Fondazione museo civico di Rovereto ha realizzato un film documentario “Paolo Orsi. La Meravigliosa Avventura” con première nella serata a ingresso libero sabato 5 ottobre alle 20.45, al teatro Zandonai. “L’obiettivo”, spiegano alla Fondazione, “è quello di arrivare a un pubblico il più vasto possibile, con un documentario che celebra il personaggio e al tempo stesso la manifestazione che nel suo nome è nata Paolo Orsi, la meravigliosa avventura”. E continuano: “La Fondazione Museo Civico di Rovereto sta studiando da anni vita e opere di Orsi, valorizzato anche attraverso mostre e pubblicazioni, ma trent’anni dopo la nascita della Rassegna si è sentita la necessità di narrare con linguaggi attuali i tratti biografici del padre dell’archeologia trentina”.

L’archeologo Carlo Andrea Postinger interpreta l’illustre collega Paolo Orsi: straordinaria somiglianza
“Paolo Orsi, La Meravigliosa Avventura” (52′) è un film della Fondazione Museo Civico di Rovereto, in collaborazione con Sat (Società Alpinisti Tridentini) e Fondazione Museo Storico del Trentino, e con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Provincia di Trento, prodotto dalla FILMWORK di Trento con la regia di Andrea Andreotti. Il documentario si concentra sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue proprio nel nostro territorio montano. Un film fatto di molte voci che accompagnano il documentario perfezionando i dettagli, mostrando anche il lato umano del grande archeologo. L’escamotage narrativo è quello di far dialogare il presente con il passato, attraverso un’intervista impossibile con Paolo Orsi in persona, interpretato per l’occasione dall’archeologo Carlo Andrea Postinger, che stupisce per somiglianza e capacità interpretativa, e che consente di rendere il personaggio particolarmente attuale.

Dal docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: straordinarie le scoperte in Magna Grecia di Paolo Orsi
La sceneggiatura del film è stata in parte realizzata attingendo ai documenti dell’Epistolario Paolo Orsi – Archivio Fondazione Museo Civico di Rovereto, e il documentario diventa occasione per valorizzare il ricco patrimonio di lettere e scritti personali recentemente acquisito dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto dagli eredi Orsi, archivio che gli archeologi del Museo stanno studiando e che è tuttora in parte inedito, e che sarà pubblicato nella sua interezza grazie a un progetto sostenuto dalla Fondazione Caritro. Diverse le altre voci che si intrecciano nella narrazione con interviste a Barbara Maurina, conservatrice per l’archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Maurizio Battisti, archeologo del Museo; Armando Tomasi, presidente della commissione Cultura della Sat e di Mirko Saltori, storico della Fondazione Museo Storico del Trentino, che firmano anche la consulenza scientifica del documentario, e allo storico Fabrizio Rasera, a Franco Marzatico soprintendente per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento e a Franco Nicolis, direttore Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento.
Al via a Rovereto la XXX rassegna internazionale del cinema archeologico: 44 film da 20 Paesi in concorso per il XIV premio “Paolo Orsi” assegnato da una giuria internazionale. Poi il premio del pubblico e degli archeoblogger

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita proiezioni ed incontri della rassegna internazionale del cinema archeologico
Tutto è pronto a Rovereto per la 30ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del ministero ai Beni e alle Attività culturali e del ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2019 a Rovereto, per la prima volta comprendendo anche la domenica per agevolare la partecipazione, il palinsesto cinematografico dedicato all’antichità sarà ricco di proposte, con 44 film in concorso da 20 nazioni diverse, 3 incontri, un evento speciale di celebrazione del trentennale della Rassegna con la première della docufiction su Paolo Orsi, voluto dalla Fondazione con la collaborazione dei produttori trentini della Filmwork (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/24/rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-per-ledizione-del-trentennale-cambia-la-giornata-finale-sara-la-domenica-dedica-ed-evento-speciale-per-larcheologo-rove/). Graditissima la presenza di numerose e nuove produzioni italiane, quasi la metà dei film in cartellone. Full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Si confermano anche le collaborazioni con National Geographic Italia, media partner della manifestazione e con la rivista di settore Archeo, oltre alle quali vanno segnalate le sinergie costruite con numerose realtà che arricchiscono gli eventi della settimana con appuntamenti “Rassegna in città” di grande qualità e interesse. L’intera settimana della manifestazione sarà ospitata nella splendida cornice del Teatro Zandonai, salotto buono cittadino che la città di Rovereto apre al pubblico della Rassegna. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il premio più importante sarà il XIV premio Paolo Orsi attribuito da una giuria internazionale di esperti, composta da Gabriele Carletti, Elli Kriesch, Maria Longhena, Franco Nicolis, Andreas M. Steiner. Per il 2019, il “Premio Paolo Orsi” per la migliore realizzazione cinematografica consisterà in una targa e una somma di tre mila euro che saranno consegnati al produttore dell’opera. Si tratta quindi di un piccolo ma significativo incentivo a nuovi progetti e realizzazioni cinematografiche ad argomento archeologico.
I documentari 2019. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi 49 film in palinsesto in questa XXX Rassegna. Sempre acceso l’obiettivo sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Roma, per il Medioevo, per le civiltà africane o orientali, per i nativi americani, la preistoria di Malta, la paleontologia dell’Alaska e molto altro ancora di curioso e affascinante, come gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Oltre 1200 i film arrivati alla Rassegna da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, alla cinquantina di film in programma, che cercano di coprire un ampio panorama storico e geografico, oltre a garantire un’elevata qualità della proposta cinematografica, che vuole dare spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari come i corti d’autore o l’animazione.

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma
Le conversazioni e gli incontri. Ma la Rassegna è molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dall’archeologia nelle Alpi, al colore nell’antichità e fino al Rinascimento, al movimento di popoli nell’Anatolia, a un evento speciale per il Decennale dell’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e alla fine delle conversazioni le domande si potranno fare a tu per tu, incontrando i protagonisti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole. In particolare, Annaluisa Pedrotti, professore associato di Preistoria e Protostoria dell’università di Trento e Franco Marzatico, soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, parleranno di Archeologia nelle Alpi insieme al giornalista e archeologo Marco Perinelli; successivamente si parlerà deI colore nel tempo: dall’antichità al Rinascimento con Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York, in una conversazione moderata da Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo. Infine con Marcella Frangipane, professore ordinario di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza università di Roma, Fondazione Sapienza e Accademia dei Lincei, si parlerà dell’attualissimo argomento del movimento di popoli con la conversazione “Arslantepe: identità, movimenti e integrazione nell’Anatolia pre-protostorica”, moderata da Alessandra Clementi di National Geographic Italia.
Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. Per l’edizione del trentennale cambia la giornata finale: sarà la domenica. Dedica ed evento speciale per l’archeologo roveretano Paolo Orsi nel 160.mo dalla nascita. In concorso 44 film da 20 Paesi; 3 conversazioni, 2 mattine per le scuole, 3 eventi speciali

La 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è dedicata all’archeologo roveretano nel 160.mo dalla nascita. Premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”

Locandina della 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto dal 2 al 6 ottobre 2019

Alessandra Cattoi e Giovanni Laezza: direttrice e presidente della fondazione museo civico di Rovereto (foto Graziano Tavan)
Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, si cambia. Per l’edizione del trentennale, un traguardo unico nel panorama dei festival dedicati alla storia e all’archeologia, c’è una novità che balza subito all’attenzione: la giornata finale non sarà più il sabato, con le premiazioni la sera, ma la domenica, con gli ultimi film in concorso la mattina, e proclamazione dei film vincitori con proiezioni dei film fuori concorso nel pomeriggio – sera di gala. La 30.ma rassegna, in programma dal 2 al 6 ottobre 2019 al teatro Zandonai di Rovereto, è dedicata all’archeologo roveretano Paolo Orsi, di cui quest’anno si celebrano i 160 anni dalla nascita. Era il maggio 1990 quando il museo civico di Rovereto promosse il convegno scientifico “Paolo Orsi e l’archeologia del Novecento”, in occasione del quale furono proposte tre giornate di proiezioni di film. “È così che è nata la rassegna internazionale del Cinema archeologico”, interviene Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione museo civico di Rovereto, “rassegna che oggi, trent’anni più tardi, è diventata una manifestazione culturale articolata e conosciuta ben al di là della città di Rovereto, con eventi satellite organizzati lungo il corso dell’anno in molte località italiane, da Siracusa ad Agrigento, da Torino a Udine, per spingersi fino a Belgrado e Istanbul. Una manifestazione che è maturata nel tempo, anche grazie all’impegno del museo e a tutte le donne e gli uomini che vi hanno lavorato con passione ed entusiasmo”. Trent’anni dopo, la Fondazione museo civico torna a riflettere sulla figura del celebre archeologo roveretano da cui tutto è partito. “E lo fa – continua Cattoi – con una produzione straordinaria, con un documentario che celebra il personaggio e al tempo stesso la manifestazione che nel suo nome è nata. “Paolo Orsi, la meravigliosa avventura” è dunque il momento clou della Rassegna 2019, una docufiction che rappresenta, più di mille celebrazioni, lo spirito di questi trent’anni di Festival”. L’appuntamento è per la sera di sabato 5 ottobre 2019 al teatro Zandonai con la premiére del film
“Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: introduzione della docufiction e dei suoi protagonisti presentata da Patrizia Orsingher, cui segue la proiezione del documentario “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (52′, produzione Filmwork), realizzato da Fondazione Museo Civico di Rovereto. La docufiction si concentra sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue proprio nel nostro territorio montano. Un film fatto di molte voci che accompagnano il documentario perfezionando i dettagli, mostrando anche il lato umano del grande archeologo. Ma la serata di gala dedicata all’archeologo roveretano sarà solo la conclusione di una giornata speciale, quella di sabato 5 ottobre, che al mattino, dalle 10 alle 12, ha in programma l’evento “La città di Paolo Orsi tra Settecento e Novecento”: percorso lungo le vie di Rovereto, con partenza da piazza Podestà, raccontandone la storia attraverso una prospettiva diversa: seguendo le tracce di Paolo Orsi, roveretano illustre che ha trascorso qui l’infanzia e la giovinezza. Partecipazione gratuita, fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata allo 0464.452800.

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma
La 30. Rassegna in numeri. Quarantaquattro film in concorso da venti Paesi, due mattinate dedicate alle scuole (quella di mercoledì 2: retrospettiva con proiezioni dedicate alla scuola primaria, filmati non in concorso selezionati in collaborazione con gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Villa Lagarina; e di giovedì 3 ottobre 2019: retrospettiva con proiezioni dedicate alla scuola secondaria. Film selezionati e presentati dagli studenti della classe 4A scientifico del liceo “A. Maffei” di Riva del Garda: Giulio Ballardini, Andrea Boninsegna, Damiano Brocchetti, Carlotta Cazzolli, Matteo Crosina, Elia Dassatti, Eleonora Gilardino, Tamina Hunjadi, Samantha Juretig, Fabio Oss, Samuele Pasqualotto, Alice Pelanda, Ilaria Pozzer, Alice Straffelini, Denise Vivori, Mohamed Yassam, Angelica Zani. Coordinatore del progetto: prof. Stefano Lotti); tre conversazioni: mercoledì 2 ottobre, “L’archeologia delle Alpi oggi” con Annaluisa Pedrotti, professore associato di Preistoria e Protostoria dell’università di Trento, Franco Marzatico, soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, e Marco Nicolò Perinelli, giornalista e archeologo; giovedì 3 ottobre, “Il colore nel tempo: dall’antichità al Rinascimento” con Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York, e Andreas M. Steiner, direttore della rivista Archeo; sabato 5 ottobre, “Arslantepe: identità, movimenti e integrazione nell’Anatolia pre-protostorica” con Marcella Frangipane, professore ordinario di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza università di Roma, Fondazione Sapienza e Accademia dei Lincei, con Alessandra Clementi di National Geographic Italia. E poi alcuni film fuori concorso, domenica 6 ottobre, nel pomeriggio: “I bronzi del Quirinale a Roma” di Vinzenz Brinkmann e Elli Gabriele Kriesch (Germania, 2018; 14’); “Mesopotamia in memoriam: appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 2019; 48’); “Ingegneria romana: città II” di José Antonio Muñiz Olivares (Spagna, 2018; 55’); “Prime Civiltà: Città” di Robin Dashwood (Inghilterra, 2018; 52’).
Eventi speciali, non solo Paolo Orsi. Degli eventi legati all’archeologo roveretano nel 160.mo della sua nascita abbiamo già detto. Ma ci sono altri due momenti da non perdere. Venerdì 4 ottobre 2019, alle 16.45, appuntamento della Rete degli Eventi del Decennale dell’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale: “Dolomiti: tra ambiente naturale e paesaggio culturale” con Annibale Salsa, antropologo e presidente del Comitato Scientifico di Accademia della Montagna del Trentino e membro del comitato scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco. Durante l’incontro verrà proiettato il documentario presentato in anteprima al Trento Film Festival 2019: “Annibale Salsa. I Paesaggi del Trentino” di Gianluca Cepollaro e Alessandro De Bertolini (Italia, 2019; 38’). L’altro, domenica 6 ottobre, alle 20.30, chiude la 30. Rassegna, con una serata in collaborazione con il Religion Today Film Festival 2019. Viene proiettato il film “Ani, le monache di Yaqen gar” di Eloise Barbieri (Italia, 2019; 53’). “Tra le prime istituzioni culturali”, commenta il presidente Giovanni Laezza, “la Fondazione Museo Civico ha riconosciuto nel cinema uno strumento per preservare, valorizzare e promuovere il patrimonio mondiale. Ma non solo: ha capito che questi film sono essi stessi preziosi documenti del passato, da conservare con cura, catalogare e promuovere. Il museo ha raccolto così, in questi 30 anni, oltre 4mila film che le produzioni consentono di utilizzare, sempre per manifestazioni non a scopo di lucro: per questo la nostra Rassegna si dirama poi, in Italia e all’estero, creando decine di eventi ogni anno, che fanno ben comprendere come l’unione tra turismo e cultura sia un binomio vincente, e che ci incoraggiano a proseguire su questa strada, impegnativa e affascinante, immaginando e progettando nuovi sviluppi”. E la direttrice chiude: “Oggi la Rassegna è senza dubbio punto di riferimento nazionale per le produzioni cinematografiche in ambito archeologico e mantiene la spinta innovativa rinnovando la sua formula con l’adesione di numerose realtà culturali che arricchiscono il programma delle cinque giornate di una bellissima festa della curiosità e della conoscenza”.
Per i “Giovedì della geologia” al museo civico di Rovereto i dinosauri dei Lavini di Marco, sito unico in Europa, raccontati da chi li ha “riconosciuti”: il prof. Giuseppe Leonardi
Un sito unico in Europa. Centinaia di orme di dinosauri carnivori ed erbivori di forme e dimensioni differenti sono impresse lungo un ripido colatoio di circa duecento metri presso i Lavini di Marco, alle pendici del monte Zugna, a Sud di Rovereto. Gli affioramenti rocciosi sono riferibili all’inizio del Giurassico, circa 200 milioni di anni fa, e rappresentano quello che rimane, allo stato fossile, di una grande piana carbonatica di marea per molti versi paragonabile alle attuali coste del Golfo Persico. Si tratta di sei livelli stratigrafici compresi in un pacchetto di strati potente poco più di cinque metri. Proprio i “dinosauri di Lavini” sono protagonisti dei “Giovedì della geologia” promossi dalla Società del Museo Civico e dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il patrocinio della Società Paleontologica Italiana e il sostegno della Fondazione CARITRO, quest’anno dedicati a “I vertebrati fossili del museo civico di Rovereto: dai reperti il racconto di una storia antica centinaia di milioni di anni”.
Giovedì 21 febbraio 2019, alle 18, nella sala convegni “Federico Zen” di Palazzo Parolari, a Rovereto, “Seguendo la pista, ti trovo il dinosauro: i Lavini di Marco”: Giuseppe Leonardi, specialista di fama internazionale in orme fossili, racconterà al pubblico come sono avvenute la scoperta e le immediate ricerche, le caratteristiche e le prospettive delle orme dei dinosauri dei Lavini di Marco, risalenti al Giurassico. Le orme dei dinosauri dei Lavini di Marco non avranno dunque più segreti: Leonardi fu infatti il primo specialista, dopo il ritrovamento “casuale” di Luciano Chemini alla fine degli anni Ottanta, a certificare le orme dinosauriane dei Lavini. Giuseppe Leonardi, nato a Venezia, 79 anni, vanta origini roveretane, essendo di Rovereto il trisnonno paterno, Demetrio Leonardi, laureato a Padova, farmacista, geologo, socio accademico dell’Accademia Roveretana degli Agiati e primo cugino dell’Abate Antonio Rosmini Serbati. È paleontologo dei Vertebrati, laureato in Scienze Naturali all’Università la Sapienza di Roma, specializzato in Paleontologia dei Vertebrati e particolarmente specialista di orme fossili di vertebrati (Icnologia dei Vertebrati).
Il sito dei Lavini di Marco, con l’ambiente favoloso, i suoi sentieri attrezzati e le piazzole di osservazione, rimane il sito icnologico o “icnosito” più conosciuto e senz’altro il più spettacolare d’Italia, con il suo elevato numero di individui, l’estensione dell’affioramento (un quarto di chilometro quadrato), le dimensioni e la spettacolarità di alcune piste, lo splendore dell’ambiente naturale circostante, l’accessibilità durante tutto l’anno. Le piste fossili appartengono a centinaia di dinosauri carnivori (teropodi, ceratosauri) erbivori (soprattutto sauropodi primitivi, tra i più antichi del mondo, vulcanodontidi; ma anche prosauropodi e forse ornitopodi).
Darwin Day a Rovereto. Tre appuntamenti con esperti etologi e biologi nel 210° anniversario della nascita del famoso naturalista britannico: “Il formichiere intelligente”, “Evoluzione a tutta birra”, “Le forme della natura”
Tre appuntamenti per celebrare il compleanno di Charles Darwin, il famoso naturalista, biologo e geologo britannico, che formulò la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale, nato proprio il 12 febbraio di 210 anni fa. Li promuove la Fondazione Museo Civico di Rovereto, il CIMeC dell’università di Trento e la Società Museo Civico con il sostegno della Fondazione Caritro. Si inizia proprio martedì 12 febbraio, alle 18, in occasione del Darwin Day, alla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con l’incontro con l’etologo Donato Grasso che presenta il suo ultimo libro “Il formicaio intelligente”, edito da Zanichelli. Quali strategie può apprendere l’uomo dal comportamento delle formiche? Si chiede Grasso. Può sembrare strano ma le società di Homo sapiens – fa capire – potrebbero avere molto da imparare dalle colonie di formiche, microcosmi organizzati, efficienti, autonomi, collaborativi. Un super organismo dove i singoli individui, obbedendo ciascuno a semplici regole, fanno emergere complessi comportamenti collettivi da cui senza dubbio si può trarre spunti, studiando il successo evolutivo di questi insetti per inventare applicazioni pratiche utili alla nostra specie.
Donato Grasso è etologo, professore all’università di Parma ed esperto mirmecologo (studioso di formiche). “Le formiche – spiega – costruiscono nidi complessi, coltivano, allevano, sanno combattere come un esercito addestrato ma senza capi. Le nostre società di Homo sapiens sono molto diverse da quelle delle formiche. Possiamo. Gli algoritmi che si ispirano alle regole di un formicaio sono utili in molti ambiti, dall’ottimizzazione di Internet alla gestione del traffico stradale. Le formiche sanno bene come trovare la via più breve ed evitare ingorghi. Le zattere che formano intrecciando i loro corpi quando il nido viene alluvionato potrebbero ispirare la progettazione di nuovi materiali e di robot autoassemblanti. Alcune specie di formiche potrebbero essere usate nella lotta biologica agli insetti nocivi. Nuove molecole che sono state isolate dal veleno delle formiche potrebbero risultare efficaci contro i ceppi di batteri patogeni super resistenti. Ci sono migliaia di modi diversi di essere formica: frammenti di natura che nascondono tesori preziosi di inimmaginabile bellezza”.
Gli altri appuntamenti. Venerdì 15 febbraio, alle 18, al Loco’s Bar (via Valbusa Grande, 7 Rovereto), “Evoluzione a tutta birra”. Il racconto di 9000 anni di arte birraia in compagnia di due biologi evoluzionisti: Omar Rota-Stabelli della Fondazione Edmund Mach e Lino Ometto dell’università di Pavia. Ingresso libero. Si chiude domenica 17 febbraio, nella sede di Palazzo Parolari (borgo S. Caterina, 41 Rovereto), con “Le forme della natura. Ali, pinne, uova, semi… a cosa servono?”. Dalle 14.30 alle 18, si fanno scoperte insieme al Museo Civico in un pomeriggio di attività, per conoscere le sorprendenti forme degli esseri viventi e le loro funzioni. Per l’occasione saranno esposti curiosi reperti zoologici risalenti alla metà dell’Ottocento e conservati nei depositi del museo. Le attività sono comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo.
Rassegna di film archeologici: a Isera (Tn) tre venerdì con i documentari sul mondo antico
Tre film per altrettanti venerdì sera con il mondo antico a Isera. È la Rassegna di Film Archeologici, tre appuntamenti storico-culturali a ingresso libero nei venerdì 9, 16 e 23 novembre 2018 alle 20.45, nella sala della Cooperazione, sopra la Biblioteca Comunale di Isera, promossi dall’assessorato alla Cultura di Isera (Tn), in collaborazione con l’associazione Lagarina di Storia Antica, la Fondazione Museo Civico di Rovereto, la Cassa Rurale Vallagarina e la Cantina d’Isera. La Rassegna di Isera fa parte del circuito degli eventi legati alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto con film provenienti dall’archivio della Fondazione Museo Civico di Rovereto.
Si inizia venerdì 9 novembre 2018, con il film “La Pompei britannique de l’âge du Bronze / La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling (Francia, 2016, 69’). Il film segue un gruppo di scienziati al lavoro su uno scavo multidisciplinare a Must Farm in Inghilterra, dove sono state scoperte le strutture ottimamente conservate di un antico villaggio dell’Età del Bronzo, ribattezzato “la Pompei britannica”. Le case di legno, a pianta circolare, sono state rinvenute con tutto il loro contenuto: dalla più antica ruota trovata sul suolo britannico, a ciotole ancora piene di zuppa, a spade da combattimento, fino al materiale necessario per realizzare vestiti, una vera novità per la Gran Bretagna. I dati emersi contribuiscono a chiarire i rapporti che legavano i popoli del continente europeo nell’Età del Bronzo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/23/preistoria-scoperto-a-must-farm-in-inghilterra-il-piu-antico-e-meglio-conservato-villaggio-palafitticolo-delleta-del-bronzo-definito-la-pompei-britannica/).
Secondo appuntamento venerdì 16 novembre 2018, con il film “Tesori in cambio di armi / Des tresors contre des armes” di Tristan Chytroschek (Francia, 2014; 51’). Il commercio di antichi tesori d’arte finanzia la guerra e la violenza, secondo quanto riferito da Interpol e FBI. La documentazione dimostra come i profitti derivanti dal mercato dell’antiquariato sostengano la fornitura di armi a gruppi terroristici. Ma da dove vengono questi tesori? Mentre in Afghanistan vengono depredate alcune tombe in un tempio buddista, la città siriana di Palmira viene sistematicamente saccheggiata.
Serata finale venerdì 23 novembre 2018, con il film “Bajo la duna / Sotto alla duna” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 2016; 50’). La scoperta di alcuni disegni sulle pareti di un riparo sottoroccia presso lo stretto di Gibilterra, ci parla di antiche colonizzazioni e della più notevole città fenicia dell’est: Gadir. La ricchezza archeologica di questa città ha riempito il vecchio museo di reperti e continua a farlo anche oggi. Il film illustra alcune di queste scoperte e i curiosi ritrovamenti legati al sarcofago fenicio di Sidone.
Il sito palafitticolo di Lucone di Polpenazze del Garda protagonista ai “Giovedì dell’archeologia” di Rovereto. Interviene il direttore dello scavo, Marco Baioni. Tra le scoperte più interessanti il cranio di un bambino di 4000 anni fa: culto dei crani? Rito di rifondazione? E quest’anno anche uno scheletro di bambino
Un sito palafitticolo del lago di Garda protagonista ai “Giovedì dell’archeologia 2018”, organizzati a ingresso gratuito dalla Società Museo Civico, con la Fondazione Museo Civico e la Fondazione Comel. Appuntamento giovedì 18 ottobre 2018, alle 18, in sala convegni “F. Zeni”, a Palazzo Parolari di Rovereto, sede della Fondazione Museo Civico: titolo dell’incontro “Vivere sull’acqua. Scavi nel sito palafitticolo di Lucone di Polpenazze”, con Marco Baioni, direttore del museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (BS) nonché direttore degli scavi del sito di Lucone, sito palafitticolo dell’età del Bronzo che sta regalando anche scoperte eccezionali, come il recentissimo rinvenimento dello scheletro di un bambino vissuto oltre 4000 anni fa. Proprio nell’ultima campagna di scavo di questa estate 2018 al cosiddetto Lucone D gli archeologi hanno trovato lo scheletro parziale di un bambino di circa due anni e mezzo o tre risalente al 2010/2020 a.C. Non è stato rinvenuto il cranio ma al momento non si sa se possa essere lo stesso bambino del quale era stato rinvenuto proprio il cranio nel 2012. Baioni è entusiasta: “Questo è sicuramente il ritrovamento più importante degli ultimi tempi. Tra i resti significativi di questa campagna c’è una fornace di argilla cotta al sole, con all’interno dei frammenti di ceramica, che ipotizziamo possa essere stata utilizzata come silos per i semi”.
“Dal 2 luglio 2012” scrive Baioni sul sito del Mibact, “sono riprese le ricerche del Museo Archeologico della Valle Sabbia nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze, iniziate nel 2007 e sostenute economicamente dal Comune di Gavardo con il contributo di Regione Lombardia, nell’ambito di una serie di progetti sulle palafitte del Garda che hanno avuto come partner i comuni di Polpenazze del Garda e Desenzano del Garda”. Il Lucone è un ampio bacino del settore nord-occidentale dell’anfiteatro morenico del Garda, anticamente occupato da uno specchio d’acqua che venne bonificato in epoca rinascimentale. “Il sito, a differenza di altri bacini inframorenici – continua Baioni -, non conobbe ricerche ottocentesche e venne praticamente riscoperto negli anni ’50 e ’60. Dal 1965 al 1971 P. Simoni dell’Associazione Gruppo Grotte Gavardo, su incarico della soprintendenza, avviò i primi scavi (Lucone A). Le ricerche successive hanno individuato cinque aree (denominate A, B, C, D, E), verosimilmente corrispondenti ad insediamenti di tipo palafitticolo. Dal punto di vista cronologico il bacino del Lucone, dopo una fase tardo-neolitica rappresentata dal Lucone C, risulta abitato stabilmente per tutto il Bronzo Antico e in alcuni punti anche durante il Bronzo Medio iniziale. Nel Bronzo Medio avanzato si assiste a una forte contrazione delle aree abitate e col Bronzo Recente il bacino sembra abbandonato. Di recente il sito di Polpenazze è stato iscritto nella lista del patrimonio dell’Umanità UNESCO nell’ambito del sito seriale transnazionale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”.
Tra le scoperte fatte sul sito palafitticolo di Lucone ricordiamo un vaso contenente cereali (“Straordinario rinvenimento: è un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato in loco e deformato dall’esposizione al calore, che conserva ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali”); un cranio umano in palafitta (“Nella porzione nord-occidentale dello scavo, quella rivolta verso quello che allora era il centro del lago, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio è stato rinvenuto nel 2012 un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni. Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento degli immaturi nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca. Per ora sono in corso accertamenti per capire se si tratti di un resto umano che era conservato nella palafitta bruciata, oppure se la deposizione del cranio possa essere inquadrata in un momento di rifondazione delle strutture, quale rito di fondazione di una casa”); due straordinarie falci (“In due punti differenti del villaggio sono stati rinvenuti due falcetti in legno con lame in selce trattenute da mastice. Essi rappresentano due differenti tipologie di falce in legno. Entrambe presentano una profonda incisione in cui sono inserite lame in selce a ritocco piatto, trattenute da un mastice di origine vegetale. Il primo è però un coltello messorio a corpo rettilineo desinente in un’appendice ricurva, mentre l’altro esemplare è sempre una falce in legno con armatura in selce, ma con corpo ricurvo, detto a mandibola, e manico distinto in un’impugnatura”).
La 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto chiude in un crescendo rossiniano. Assegnato al film francese “L’enigma della tomba celtica” il premio “Città di Rovereto” e attribuite tre menzioni speciali

L’eccezionale sepoltura di Lavau protagonista del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot vincitore del premio “Città di Rovereto” 2018
Con il film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” la Francia si aggiudica il premio “Città di Rovereto” della 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto (2-6 ottobre 2018), assegnato dal pubblico alla fine di cinque giorni di proiezioni, che si sono susseguite nella splendida cornice del teatro Zandonai in un vero e proprio “crescendo rossiniano” come quello proposto al pubblico in chiusura della serata delle premiazioni dal Milano Saxophone Quartet (Stefano Papa, sax soprano; Massimiliano Girardi, sax tenore; Damiano Grandesso, sax contralto; Livia Ferrara, sax baritono) dopo il concerto in cartellone “La sinfonia della Storia. Musica e immagini archeologiche”, con immagini su Roma e Pompei tratte da film conservati nell’archivio della Fondazione Museo Civico che per l’evento ha contato sulla collaborazione del Musica Riva Festival, e del sostegno della fondazione Caritro. Dopo i saluti della direttrice Alessandra Cattoi e del presidente della Fondazione, Giovanni Laezza, si è proceduto all’assegnazione del premio “Città di Rovereto” e alle tre mezioni attribuite da altrettanti giurie specializzate.

Un gioiello dalla sepoltura di Lavau: frame del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot
Il premio “Città di Rovereto” attribuito dal pubblico al più gradito sui 35 documentari in concorso nelle cinque giornate di proiezioni è andato – come detto – al film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot (Francia, 2017; 88’). La scoperta, nel 2014, di una tomba celtica del V secolo in Francia, a Lavau, rivela un periodo poco documentato della storia dei Celti europei, il periodo di Hallstatt, che durò circa un secolo e scomparve lasciando poche tracce. In quel tempo i Celti commerciavano con il resto d’Europa, costruendo città e porti, senza scrittura e senza l’uso della moneta.

Andreas Steiner, direttore di Archeo, con le consulenti scientifiche del film “La fragilità del segno” Anna Revedin e Silvia Florindi (foto Graziano Tavan)
Menzione speciale della rivista Archeo. La prima menzione è stata attribuita dalla redazione di Archeo, che da quest’anno collabora con la manifestazione roveretana. Sono stati valutati i 15 film in concorso che avevano per tema la valorizzazione e la conservazione del patrimonio italiano. Andreas M. Steiner , direttore di Archeo, ha consegnato il premio al film “La fragilità del segno” di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi, prodotto dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Italia, 2017; 22’), con la seguente motivazione: menzione Archeo a “La fragilità del segno” per la sua sapiente capacità di unire, seguendo un filo rosso coerente e dinamico, fotografie, filmati e suoni d’epoca a ricostruzioni digitali, facendo “rivivere”, nel miglior modo possibile, quel meraviglioso mondo perduto rappresentato dall’arte rupestre sahariana (già definito dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan “patrimonio dell’umanità”) quale è emerso dalle straordinarie e avventurose ricerche condotte nella prima metà del Novecento dallo studioso italiano Paolo Graziosi.

Antonia Falcone legge la motivazione della menzione al film “Katman” con i consulenti scientifici Gül Pulhan e Stuart Blaylock (foto Graziano Tavan)
Menzione speciale Archeoblogger. La seconda menzione è stata attribuita da un gruppo dei più noti archeoblogger italiani: Antonia Falcone, Mattia Mancini, Paola Romi, Domenica Pate, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra, Astrid D’eredità, Giovanna Baldassarre, Michele Stefanile, Marina Lo Blundo. I 10 blogger hanno visionato online i 14 documentari che hanno come tema il patrimonio europeo. La menzione speciale è stata attribuita parimerito ai film “Le fils de Neandertal / Il figlio del Neandertal” di Jacques Mitsch (Francia, 2017; 52’) e “Katman / Lo strato” di Melek Ulagay Taylan (Turchia, 2017; 65’), con la consulenza scientifica di Gül Pulhan e Stuart Blaylock, che, presenti a Rovereto, hanno presenziato sul palco. Le motivazione degli archeoblogger sono state rispettivamente: “Le fils de Neanderthal” è un film vero e proprio che gioca con la finzione per disvelare piano piano le verità scientifiche sul rapporto Neanderthal Sapiens, uno degli aspetti più affascinanti della nostra storia evolutiva, nonché uno dei più dibattuti. Uno dei punti di forza del film è la capacità di mettere a nudo il problema del sensazionalismo e delle fake news anche in ambito archeologico perché la nostra disciplina si presta da sempre alla proliferazione di fantasiose interpretazioni e ricostruzioni. In questo senso si pone come esperimento rischiosamente provocatorio, riuscendo comunque a costruire una narrazione articolata e scientificamente corretta. E per “Katman”: il film entra nella quotidianità dello scavo archeologico. Non soltanto il momento del rinvenimento o della ricerca, ma quello della condivisione degli spazi, dei tempi, dello scambio con la popolazione locale, della vita degli operai del luogo. Katman veicola anche un forte messaggio relativo al valore identitario e socio culturale dell’archeologia nel quadro di una nazione in veloce trasformazione come l’odierna Turchia. Questo, insieme al richiamo a una maggiore attenzione al consumo del suolo e dei giacimenti archeologici, fa sì che Katman sia una perfetta fotografia, per una volta non patinata, dell’Archeologia di oggi.

Tommaso Bonazza (Cinemamore) legge la motivazione della menzione del film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (foto Graziano Tavan)
Menzione CinemAMoRe. Attribuita da una giuria congiunta dei tre Festival cinematografici del Trentino, cioé il Trento FilmFestival, il Religion Today e la Rassegna, rappresentati da Tommaso Bonazza, Rossana Stedile, Olha Vozna, visionando i 6 film sul patrimonio extraeuropeo, al film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26’) con questa motivazione: “Con una tecnica documentaristica sobria e anti-sensazionalistica, il lavoro di Agnès Molia e Peter Eeckhout è in grado di illuminare il passato con tinte evocative e al contempo definite. Lo spettatore viene condotto, passo dopo passo, alla scoperta delle città costiere dell’Africa orientale e l’immaginazione viene coadiuvata da efficaci rappresentazioni in 3D. La straordinaria storia degli Swahili, protagonisti di una civiltà aperta al mondo, diviene così un inno ante litteram all’intreccio tra i popoli”.
Rovereto. Tutto è pronto per la 29.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico. Film e molto altro: documentari, libri, conferenze, musica e nuovo logo

Il manifesto della 29.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto 2018
Tutto è pronto per il ciak della 29.ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2018 a Rovereto, 35 nuovissimi film si succederanno in un intenso palinsesto: svariate le nazioni di provenienza dei film, una ventina gli ambienti e le culture rappresentate, cinque incontri con i protagonisti dell’archeologia, per una full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/13/xxix-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-35-film-che-spaziano-dalla-preistoria-allegitto-dalla-grecia-a-roma-al-medioevo-dalle-civilta-africane-allisola-di/). Quello del documentario è un modo di raccontare il passato che riesce a riportarlo vivo, e lo avvicina al grande pubblico con il linguaggio semplice e immediato del cinema, con documentari sempre più contaminati dalla fiction di qualità. “È una rassegna che cambia pelle”, questa la premessa di Alessandra Cattoi, direttora della Fondazione Museo Civico di Rovereto “e, mantenendo al centro la proposta cinematografica, si sforza di guardare oltre, ai libri, agli incontri, alle visite, nell’ottica di una manifestazione diffusa, che allarga i propri orizzonti e vuole dialogare con tutti coloro a cui preme capire chi siamo attraverso ciò che siamo stati” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/10/rovereto-presentata-la-29-ma-edizione-della-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-allinsegna-delle-novita-nuovo-logo-nuova-sede-nuove-partnership-nuova-programmazione-nuovo-co/). Primissima novità dell’edizione 2018: l’intera settimana della manifestazione sarà ospitata al Teatro Zandonai, una splendida cornice che la città di Rovereto mette a disposizione del pubblico, accogliendolo nel salotto buono cittadino. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival di Trento e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il programma nella sua interezza è consultabile sul sito ufficiale del festival http://www.rassegnacinemaarcheologico.it.































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