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“On the road”: la mostra di Reggio Emilia propone una riflessione sulla storia della via Emilia e sul suo fondatore, sul significato della strada nella contemporaneità, in un itinerario che va dalle popolazioni preromane, ai romani, all’avvento del Cristianesimo e Medioevo. Oltre 400 reperti, molti inediti, “messi in scena” con la mediazione di spezzoni di celebri film peplum e il concorso della multimedialità e della tecnologia digitale

Il tracciato della Via Emilia ancora ben visibile in centro a Reggio Emilia (foto Carlo Vannini)

La locandina della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” a Reggio Emilia

Immaginate di essere un centurione romano che marcia al fianco dei legionari agli ordini del console: loro stanno andando a consolidare la sicurezza della Gallia Cisalpina. I Boi sono stati gli ultimi a cadere nell’ultimo scorcio del III sec. a.C. A pochi decenni dalle decisive battaglie di Cremona (200 a.c.) e Mutina (194 a.C.) è ora più facile raggiungere velocemente la pianura Padana: c’è un’asse rettilineo che si incunea come una spada affilata nel cuore della Cisalpina, da Rimini a Piacenza. È la via Emilia, voluta dal console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. Da allora sono passati 2200 anni e noi, come gli antichi legionari, possiamo ancora percorrere fisicamente quella via consolare il cui nome e tracciato rimasti sono così peculiari da dare il nome all’intera regione, l’Emilia-Romagna. Ma possiamo scegliere anche un percorso virtuale che ci permette di conoscere i segreti della via Emilia, la sua costruzione, le sue strutture, i suoi servizi, ma anche le città sorte lungo il suo tracciato e le popolazioni che le abitavano. È quanto proposto dalla mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” aperta fino al primo luglio 2018 in una città simbolo, Reggio Emilia, che ha preso il nome dal console che tracciò la via Emilia, Marco Emilio Lepido appunto, il quale giocò un ruolo da protagonista anche nel dare forma istituzionale al Forum che da lui prese il nome, Forum o Regium Lepidi.

Lo straordinario ritratto del console Marco Emilio Lepido proveniente dal museo Archeologico nazionale di Luni (foto Carlo Vannini)

La presentazione della mostra “On the road”: da sinistra, l’architetto Italo Rota, il soprintendente Luigi Malnati, il ministro Graziano Delrio, il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, la vicepresidente dell’Emilia Romagna Ottavia Soncini, e il direttore dei civici musei Elisabetta Farioli

“On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017”,  curata da Luigi Malnati, Roberto Macellari e Italo Rota, è promossa dai Musei Civici del Comune di Reggio Emilia, dal Segretariato regionale del ministero dei Beni e delle Attività culturali e Turismo (Mibact) per l’Emilia-Romagna unitamente alla stessa soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna e la Fondazione Pietro Manodori, con il contributo Art Bonus di Credem e Iren, il patrocinio di Anas, sponsor CarServer. Nell’ambito del progetto di promozione della cultura e del territorio “2200 anni lungo la Via Emilia”, Reggio Emilia – con la grande mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” propone specificamente una riflessione sulla storia della via Emilia e sul suo fondatore, sul significato della strada nella contemporaneità, in un itinerario che include Età Romana, pre-Romana (Etruschi, Celti, Liguri), avvento del Cristianesimo e Medio Evo, Contemporaneità. Reggio è l’unica città emiliana che conserva nel proprio nome il ricordo del fondatore (eponimo), ma anche della strada su cui si impostava l’intero popolamento della regione che, a sua volta, da essa avrebbe preso nome. Particolare attenzione è dedicata perciò alla riscoperta della figura di Marco Emilio Lepido, il geniale costruttore che, sgominati i Celti e i Liguri, decise la costruzione di una lunghissima strada che collegava le colonie di Rimini e Piacenza, ma anche alla sua fortuna nel corso dei secoli.

Nella suggestiva immagine da satellite dell’Italia si riconosce subito il rettilineo della via Emilia

L’architetto Italo Rota curatore della mostra “On the road”

“C’è tanto di noi in questa On the road “, ha detto il sindaco Luca Vecchi all’inaugurazione, “mostra archeologica in chiave dichiaratamente contemporanea, dedicata a una strada nata come linea di confine tra la civiltà romana e altre popolazioni e divenuta ben presto sistema di connessione e integrazione fra persone, luoghi, città, merci, culture diverse. Edmondo Berselli, a millenni dalla loro fondazione, ha scritto delle città emiliane che sono tanto simili tra loro e quanto sono diverse le une dalle altre: è lo stesso effetto Via Emilia giunto intatto sino a noi, ovvero il saper convivere nelle diversità, connettendole”. E l’architetto Italo Rota, curatore dell’allestimento: “La Via Emilia è per me uno dei grandi gesti dell’umanità. Non a caso è uno dei pochi luoghi perfettamente distinti dai satelliti, e forse non a caso la sua direttrice coincide con tante rotte aeree. Le strade evolvono, possono scomparire senza lasciare traccia: non la Via Emilia, che esiste, vive nei territori che attraversa, si moltiplica senza cambiare percorso ed è nel contempo una miniera di antichi reperti. L’archeologia è materia difficile. Abbiamo pensato di proporre questo grande scenario, che rappresenta una cosa astratta quale la linea della Strada nello spazio e nel tempo, declinando accanto a essa in miniature i luoghi di vita, lavoro, viaggio, che raccontano ai visitatori un luogo antico, contemporaneo, molteplice”.

La statua 3D di Marco Emilio Lepido posta in piazza del Monte, sulla via Emilia, nel cuore di Reggio Emilia

“On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” è articolata in più sedi: quella principale è al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, alla quale si affiancano il Palazzo Spalletti Trivelli del gruppo bancario Credem e il Museo Diocesano. Ma anche non si possono dimenticare altri luoghi pertinenti, fra cui la sede del Municipio, dove è stata restaurata la scultura settecentesca di Marco Emilio Lepido, che accoglie il visitatore ai piedi dello scalone d’onore. E una riproduzione 3D del monumento dedicato al console, realizzata con stampanti digitali e in polistilene è stata collocata nel cuore di Reggio Emilia, in piazza del Monte, sulla Via Emilia e da qui indica la sede espositiva di Palazzo dei Musei. Proprio al Palazzo dei Musei, l’allestimento su tre piani, a cura dello stesso architetto Italo Rota, si pone l’ambizioso obiettivo di restituire alla sensibilità contemporanea i preziosi reperti archeologici esposti – più di 400: della città, della regione e prestati da grandi istituzioni nazionali, quali il museo nazionale Romano e il museo della Civiltà romana di Roma, il museo Archeologico di Bologna e il museo Archeologico nazionale di Luni – nella ferma convinzione che l’antico non possa non essere oggi osservato se non con occhi contemporanei. Persone, vicende storiche, società romana vengono restituite in raffinati display che ricostruiscono in piccola scala i principali ambienti di vita dell’antica strada romana valorizzando e contestualizzando i materiali archeologici originali, “messi in scena” anche tramite la mediazione di spezzoni di celebri film peplum e il concorso della multimedialità e della tecnologia digitale.

Il prezioso bicchiere da Vicarello (Bracciano) con la più antica rappresentazione figurata di una strada (su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Museo Nazionale Romano)

Per tutta l’età romana e fino alla caduta dell’impero, la strada ha costituito un elemento fondamentale di coesione e collaborazione tra le città che attraversava, veicolo indispensabile per persone, merci e idee. Le diverse popolazioni che avevano abitato la regione dalla protostoria proprio attraverso la via Emilia vennero incluse via via nel modello culturale e civile portato da Roma, che successivamente poté essere adottato anche dalle popolazioni che da tutte le parti dell’impero e da oltre il limes confluirono in Emilia. La mostra è l’occasione per presentare le novità provenienti dagli scavi degli ultimi venti anni a Reggio Emilia e nel suo territorio, ma anche per illustrare col prestito di reperti molto significativi l’itinerario della strada. Tra le opere esposte, alcune hanno lasciato per la prima volta la loro sede originaria, come il bicchiere d’argento da Vicarello (Bracciano) del museo nazionale Romano, con la più antica rappresentazione figurata di una strada; il ritratto di Marco Emilio Lepido da Luni; la stele etrusca con la raffigurazione di un carro dal recente scavo di via Saffi a Bologna; o il fregio d’armi di età romana repubblicana di Piacenza. È tempo dunque di conoscere meglio la Via Emilia. “Camminiamo, idealmente e realmente, lungo la via Emilia: quale luogo migliore per avere consapevolezza di noi stessi e per farci conoscere?”, è l’invito del sindaco di Reggio Emilia, Vecchi. E allora mettiamoci in cammino… on the road.

(1 – continua)

Primo Maggio con gli etruschi di Marzabotto: apertura straordinaria del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e dell’area archeologica di Kainua. Un tuffo nel passato in un ambiente unico

Il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e l’area archeologica di Marzabotto aperti il primo maggio

Primo Maggio con gli etruschi di Marzabotto. È la proposta della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara che annuncia l’apertura straordinaria di lunedì 1° Maggio 2017 (Festa del Lavoro) del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” (orario: 9-18-30) e dell’area archeologica di Marzabotto (orario: 8-19). L’area archeologica dell’antica città di Kainua (a monte dell’odierna Marzabotto) è una testimonianza unica nell’ambito della civiltà etrusca. La straordinaria conservazione dell’impianto originale della città – dovuta all’abbandono del luogo a partire dall’invasione celtica- consente un tuffo nel passato che coniuga al grande interesse scientifico una particolare suggestione ambientale. In nessun altro sito etrusco al mondo è possibile visitare il vasto pianoro su cui si snodano i resti dell’abitato e le ampie strade che si incrociano ortogonalmente suddividendo in modo regolare lo spazio urbano orientato secondo i canoni dell’etrusca disciplina, salire alle costruzioni sacre dell’acropoli e ridiscendere alle aree funerarie situate subito al di fuori della città dei vivi. Nel museo dedicato a Pompeo Aria – organizzatore del primo nucleo della collezione – si possono ammirare le testimonianze della vita della città che prosperò dalla fine del VI alla metà del IV secolo a.C., dai ricchi corredi delle necropoli alle ricostruzioni dei tetti e degli alzati delle case, dalle statuette votive in bronzo alla testa di Kouros, fino alle testimonianze recuperate a Sasso Marconi e nel territorio circostante.

Bronzetti votivi esposti al museo Etrusco “Pompeo Aria” (foto Iago Corazza)

“I resti dell’antica Marzabotto/Kainua non cessano mai di stupire”, assicurano gli archeologi della soprintendenza. “Gli Etruschi avevano non solo progettato la città secondo un modello assunto direttamente dal mondo greco (seppur “mediato” dall’etrusca disciplina) ma alimentavano quotidianamente i legami culturali e commerciali con l’Ellade tramite il fiume Reno (che all’epoca sfociava nel ramo spinete del Po), il porto di Spina e l’Adriatico. Di questa grecizzazione sono segno evidente sia la ceramica attica, la cui presenza nei corredi tombali conferma la completa acquisizione dell’ideologia del vino e del banchetto nell’Aldilà, sia gli splendidi reperti come la testa di kouros in marmo greco o la grande kore in bronzo che suggeriscono la possibilità di una produzione anche locale atteggiata fedelmente al mondo greco seppur tradotta in stilemi specificamente etruschi”.

I resti del tempio del dio Tinia, somma divinità degli Etruschi, scoperti a Marzabotto

Ricostruzione del tempio di Tinia (disegno di Paolo Baronio)

“Risale ai primi anni del Duemila”, ricordano gli esperti etruscologi, “la scoperta nella parte bassa della città di un imponente tempio a pianta greca dedicato al dio Tinia, somma divinità degli Etruschi, corrispondente allo Zeus dei Greci. Questo tempio integra la sacra acropoli situata sull’altura – dove si trovano i resti di tre strutture templari, di due altari e della sede augurationis, cioè il punto da cui l’augure eseguiva i riti di fondazione della città- e il cosiddetto Santuario fontile, legato al culto delle acque e a riti di sanatio, situato al di fuori del perimetro urbano”.

Tourisma 2017: a Firenze per tre giorni il più importante evento europeo sulla promozione dei beni culturali. Trenta convegni, 240 relatori, sette laboratori, cento espositori. L’Egitto ospite speciale. Ricostruita la camera funeraria di Tutankhamon. E poi Longobardi, Etruschi, Preistoria, Vicino Oriente, turismo culturale

L'auditorium del centro congressi di Firenze stracolmo per Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

L’auditorium del centro congressi di Firenze stracolmo per Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

Ci siamo. Ancora poche ore, si può dire, e Firenze aprirà le porte alla terza edizione di TourismA 2017, il Salone internazionale dell’Archeologia, che si terrà al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 17 al 19 febbraio. Nei tre giorni sono previsti oltre trenta fra convegni e workshop, con 240 relatori, sette laboratori didattici. Un centinaio gli espostori nel settore fieristico, fra cui cinque Paesi stranieri: Algeria, Cipro, Croazia, Egitto (special guest 2017), Giordania, Turchia. Sarà visitabile la camera funeraria di Tutankhamon ricostruita per la prima volta a grandezza naturale (grazie a Cultour Active) ed è esposta la copia in bronzo del meraviglioso Apoxyomenos di Lussino. Fra gli ospiti speciali: Alberto Angela, Franco Cardini, Valerio Massimo Manfredi, Giuliano Volpe, Louis Godart, Zahi Hawass, Alberto Sironi. Il ministro Dario Franceschini consegnerà a Piero Angela il premio speciale “R. Francovich” attribuito dalla Sami per la comunicazione scientifica. Il ministro greco della cultura Lydia Koniordou lancerà da TourismA il suo appello per la restituzione dei Marmi del Partenone da parte del British Museum. “L’archeologia ha un’attrattiva incredibile”, sottolinea Cristina Giachi, vicesindaco di Firenze. “A TourismA non si trattano solo buone pratiche dal punto di vista della conservazione ma si approfondiscono i temi legati alla valorizzazione dei patrimoni archeologici che si dimostrano in grado di attrarre molto pubblico. Più volte siamo andati a parlare di queste buone prassi in realtà dove si stenta a vedere il potenziale attrattivo di questa ricchezza. Un terreno, oggi, di grande attenzione perché riguarda Paesi interessati dal fuoco incrociato delle guerre e del terrorismo: questo patrimonio è spesso saccheggiato e molti reperti sono trafugati e, venduti sul mercato illegale, diventano un mezzo di sostentamento degli stessi gruppi terroristici”. Per avere il programma completo vedi http://www.tourisma.it/programma-2017/

Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale superiore di Pisa

Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale superiore di Pisa

ANTEPRIMA A PALAZZO VECCHIO L’inaugurazione di TourismA 2017 in realtà non è venerdì 17, ma giovedì 16 febbraio, alle 20.45 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza di Dario Nardella, sindaco di Firenze; Andrea Pessina, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze Pistoia e Prato; Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva; e Giuliano Volpe, presidente Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici. Il moment clou la lectio magistralis su “Firenze ai tempi di Dante e Boccaccio: idealità e realtà nella vita medievale” tenuta da Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale Superiore di Pisa. A Cardini riceverà il premio speciale “R. Francovich” per la divulgazione del Medioevo. Quindi la Società Archeologi medievisti italiani assegnerà il premio “R. Francovich” al miglior museo o parco archeologico a tema medievale. Infine premio speciale alla memoria di Mario Monicelli per la saga di Brancaleone.

L'archeologo Zahi Hawass davanti alla maschera di Tut in un'immagine esclusiva per SC Exhibitions

L’archeologo Zahi Hawass davanti alla maschera di Tut in un’immagine esclusiva per SC Exhibitions

OMAGGIO A TUTANKHAMON  L’Egitto sarà l’ospite speciale della terza edizione di TourismA. E a illustrarlo sarà un testimonial d’eccezione, il noto archeologo Zahi Hawass che venerdì 17 aprirà la manifestazione con un convegno interamente dedicato alla tanto discussa figura di Tutankhamon: Zahi Hawass presenterà al pubblico presente “Ultime notizie dalla tomba del faraone bambino”. Per il direttore dell’Ente del Turismo egiziano in Italia, Emad Fathy, “la partecipazione dell’Egitto in qualità di Paese ospite costituisce un’occasione importante per promuovere la destinazione in collaborazione con i tour operator. Il nostro intento è quello di rivolgersi a una parte importante del target di riferimento del Paese, vale a dire agli appassionati di archeologia e a tutti quei viaggiatori che amano il mondo antico”. L’Egitto, sottolinea dal canto suo Piero Prunetti, direttore di TourismA, “è una vera miniera di meraviglie archeologiche e ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo dell’archeologia mondiale. La collaborazione tra Egitto e Italia in questo campo ha prodotto risultati eccellenti grazie anche alle missioni archeologiche italiane in terra egiziana”.

La ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon in scala 1:1 in esclusiva nella mostra "Omaggio a Tutankhamon" a Oderzo

La ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon in scala 1:1 esposta in esclusiva a Firenze per Tourisma 2017

LA CAMERA FUNERARIA DI TUT E sempre per celebrare la civiltà della terra del Nilo, arriva in anteprima assoluta per la Toscana, l’unica copia esatta della celebre tomba di Tutankhamon scoperta dall’inglese Haward Carter nel lontano 1922. È questo uno dei «regali» più attesi dal pubblico della manifestazione fiorentina (oltre diecimila presenze nella passata edizione) che potrà visitare (gratuitamente) la meravigliosa camera funeraria, ricostruita in scala 1:1 dalle abili mani dell’artigiano e appassionato di egittologia Gianni Moro (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/04/10/legitto-a-oderzo-omaggio-a-tutankhamon-prorogata-a-grande-richiesta-la-mostra-di-palazzo-foscolo-visita-guidata-con-legittologa-avanzo-serata-speciale-con-i-fratelli-castiglioni-e-il-fi/). Si tratta di una vera e propria opera d’arte, proprio come l’originale rivenuta nella Valle dei Re, a cui si è giunti dopo anni di studio e lavoro su progetto scientifico delle università di Torino, Padova e Venezia. Riprodotta al millimetro in scala reale, la tomba del “faraone fanciullo” salito al trono all’età di otto anni e morto a soli diciannove, ripropone anche le copie esatte di gioielli, oggetti e perfino il famoso trono regale. Non solo. All’interno della tomba così come la scoprì Carter, vi erano anche tre anfore contenenti tre diversi tipi di vino. Uno di questi, il più alcolico e dolciastro, che doveva aiutare secondo le credenze a far rinascere il sovrano, era denominato Shedeh. Ebbene, con la stessa etichetta oggi quel vino – grazie al ritrovamento nella tomba stessa di Tutankhamon di alcuni semi utilizzati e alla disponibilità di un produttore vinicolo di Treviso che si è cimentato nell’impresa – è stato riprodotto e sarà presentato per la prima volta proprio a TourismA. Per costruire la copia perfetta della tomba sono stati necessari tre anni. Pazienza, rigore e passione le armi vincenti dell’équipe che adesso può mostrare al pubblico una delle più incredibili scoperte dell’egittologia. “Entrando nella tomba di Tutankhamon che abbiamo ricostruito”, spiega l’egittologa e ideatrice del progetto scientifico Donatella Avanzo, che a Firenze interverrà prima di Zahi Hawass, “si respira un fascino sospeso, come se fossimo accolti anche noi nell’aldilà del sovrano. Sono sicura che per i visitatori sarà un viaggio incredibile”.

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

TURISMO ARCHEOLOGICO Tra le novità di quest’anno, la prima conferenza sul Turismo archeologico. Opportunità per operatori e destinazioni a cura del Centro internazionale Studi Economia del Turismo, in programma sempre venerdì 17 al mattino. TourismA è infatti anche una grande occasione per parlare di parchi, musei e turismo culturale con proposte di nuovi tour nei Paesi mediterranei più ricchi di testimonianze del passato: saranno presenti – come detto – Egitto, Giordania, Turchia, Croazia, Cipro, Algeria. Per la Croazia interverrà (venerdì pomeriggio) il ministro del Turismo Gari Cappelli, per presentare il nuovissimo museo di Lussino dedicato alla preziosa statua greca dell’Apoxyomenos (a TourismA verrà esposta la fedele copia in bronzo) a suo tempo restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure. L’Ente del Turismo Egiziano (Eta) sarà presente con uno stand che ospiterà alcuni dei principali tour operator italiani specializzati, come Agenzia Viaggi Rallo, che da ventotto anni organizza i Viaggi di Archeologia Viva, Mistral Quality Group e Tui. L’area espositiva di TourismA 2017 ospiterà, inoltre, l’Ufficio Cultura e Informazioni della Turchia, l’Ente del turismo della Giordania l’Ente nazionale per il turismo di Cipro, il Consolato Generale d’Algeria che parteciperà con il tour operator Unitour e la Croazia che sarà presente con il Muzej Apoksiomena di Lussino. Storici tour operator specializzati in viaggi culturali presenteranno al pubblico i loro itinerari archeologici, come I Viaggi di Maurizio Levi e Tucano Viaggi, insieme a operatori dedicati a specifiche destinazioni, come “Sardegna Insolita” e “Fantastiche Dolomiti”. Le nuove proposte del turismo culturale in Algeria, Egitto, Giordania e Sicilia saranno presentate da enti del turismo e tour operator in quattro incontri che si succederanno all’interno della Rassegna “Viaggi di Cultura e Archeologia” sabato 18 febbraio dalle 14 alle 18.30. Il pubblico troverà, inoltre, tutte le novità dell’editoria archeologica e le guide di viaggio di Polaris Editore. Si parlerà anche di turismo digitale, storytelling e social media per la comunicazione dei beni culturali con il convegno e workshop su Archeosocial e il convegno sul Digital Storytelling (venerdì pomeriggio e domenica mattina).

Il ministro alla cultura Dario Franceschini annuncia per il 25 Aprile un lunedì speciale con musei aperti

Il ministro alla cultura Dario Franceschini consegnerà il premio “Francovich” per la divulgazione scientifica a Piero Angela

ARRIVA IL MINISTRO Spetterà invece al ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini in persona consegnare sabato 18 alle 11 a Piero Angela l’ambito Premio speciale “Riccardo Francovich” per il suo impegno nella divulgazione scientifica. Alla cerimonia che vede protagonista il popolare conduttore televisivo è presente Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e della Società Archeologi Medievisti Italiani che promuove il prestigioso riconoscimento. Il Premio ordinario viene invece assegnato alle Catacombe di Napoli e all’Area archeologica di Santa Maria di Siponto come migliori siti d’interesse medievale.

Il parco archeologico-naturalistico di Belverde completa la scoperta della preistoria in Valdichiana

Il parco archeologico-naturalistico di Belverde completa la scoperta della preistoria in Valdichiana

LONGOBARDI, ETRUSCHI, PREISTORIA, VICINO ORIENTE, PERSONAGGI Altri protagonisti di TourismA 2017 sono i Longobardi (sabato mattina), con lo storico Franco Cardini che rivede – e corregge – la loro cattiva nomea di distruttori. E Giampietro Brogiolo, ordinario di Archeologia medievale dell’università di Padova, interviene con “Ultime notizie dal fronte (archeologico)”. Omaggio doveroso anche ai “padroni di casa” gli Etruschi, con l’intera mattina di sabato 18 su “Riti e misteri etruschi: sepolture anomale e sacrifici umani”: da non perdere la presentazione di una scoperta sconvolgente in Valdichiana che fa parlare addirittura di sacrifici umani. Partecipa anche l’Università di Firenze con il rettore Luigi Dei ad aprire le comunicazioni (domenica 19 al pomeriggio) sulle ricerche dell’Ateneo fra Oriente e Africa. Poi il fascino misterioso della preistoria d’Italia: quando e come fu popolata la Penisola? Ne parleranno venerdì 18 al pomeriggio gli esperti di sei diversi atenei che da decenni svolgono indagini nel settore. Inoltre, per la prima a Firenze, arriva Ötzi, l’Uomo del Similaun, che non cessa di stupire con le notizie fornite dallo studio della sua mummia e che verranno presentate (venerdì pomeriggio) in anteprima a TourismA da Gunther Kaufmann curatore del Museo dell’Alto Adige. Spazio anche alle ultime scoperte a Pompei illustrate direttamente dal soprintendente Massimo Osanna (sabato 18, al pomeriggio). Tra speranze di rinascita e cronache di distruzione, si parlerà (venerdì pomeriggio) dello stato dei beni culturali in Iraq e Siria (con le ultime da Palmira): Paolo Brusasco, docente di Archeologia del Vicino Oriente antico all’università di Genova su “L’arte violentata della Mesopotamia: estinzione del patrimonio e orizzonti di rinascita”. Tanti i nomi della divulgazione storico-archeologica a corredare il già ricco programma. Sarà lo scrittore-archeologo Valerio Massimo Manfredi a farci rivivere (sabato 18, al pomeriggio) i terribili momenti (per i Romani) della battaglia di Teutoburgo, mentre sapremo qualcosa di più delle donne nell’antica Roma grazie all’intervento del’archeologa e scrittrice Marisa Ranieri Panetta (domenica pomeriggio) con “Messalina imperatrice trasgressiva da… morire”. La ministra greca della cultura Lydia Koniordou sarà presente (domenica 19, al mattino) insieme a Louis Godart, consigliere culturale del presidente della Repubblica italiana, per sostenere la causa della restituzione ad Atene dei marmi del Partenone che sono al British Museum. Mentre il gran finale toccherà ad Alberto Angela che parlerà di Leonardo e la Gioconda. Ma per le migliaia di appassionati che da anni seguono il popolare divulgatore scientifico e scrittore, non sarà possibile, come nei precedenti incontri, intrattenersi con lui alla fine del suo intervento. “Per impegni di lavoro”, avvertono gli organizzatori, “Alberto Angela dovrà ripartire subito dopo il suo intervento, per cui non potrà rilasciare dediche o autografi”.

Laboratori didattici nello spazio fieristico di Tourisma (foto Valerio Ricciardi)

Laboratori didattici nello spazio fieristico di Tourisma (foto Valerio Ricciardi)

LABORATORI  A grande richiesta è stata ampliata infine la proposta di Archeolaboratori per grandi e piccoli, dove sarà possibile simulare lo scavo di una tomba etrusca, sperimentare la scheggiatura della pietra e l’accensione del fuoco, praticare l’antica arte della tessitura, scrivere in geroglifico, giocare alla longobarda. Soddisfatto il direttore della manifestazione, Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva: “In tempi di crisi profonda, TourismA rappresenta una realtà culturale e fieristica in piena espansione. Abbiamo creato, anche grazie alla collaborazione di FirenzeFiera e sotto l’egida del Comune di Firenze, il più importante evento europeo dedicato alla promozione dei beni culturali e ambientali”.

“… comunicare l’archeologia …”: il gruppo archeologico bolognese nel ciclo di incontri d’autunno illustra il territorio bolognese dai villanoviani agli etruschi, dal tardo impero al medioevo

Un basso rilievo del Ramayana: ne ha parlato Silvia Romagnoli al primo incontro del Gabo

Un basso rilievo del Ramayana: ne ha parlato Silvia Romagnoli al primo incontro del Gabo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Con il viaggio alla scoperta dei “Miti sulla pietra: il poema Ramayana in Indonesia” proposto dall’archeologa Silvia Romagnoli, martedì 18 ottobre 2016, è ufficialmente iniziato il tradizionale ciclo di conferenze del quarto trimestre 2016 “… comunicare l’archeologia …” promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese che quest’anno ha concentrato su Bologna e il suo territorio regionale il focus degli incontri: dai villanoviani agli etruschi, dai templari all’archeologia cristiana e medievale, con un excursus sull’alimentazione in età imperiale. Quindi, ancora una volta, un programma ricco in grado di interessare gli appassionati più esigenti, programma reso possibile grazie alle collaborazioni scientifiche che il Gabo ha attivato con il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena, l’università di Bologna, e il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto. Costituito nel 1991, il Gruppo Archeologico Bolognese conta tra i suoi iscritti insegnanti di scuole superiori, studenti universitari, archeologi e appassionati di vario tipo, accomunati dal medesimo interesse per la storia della cultura e dell’arte antica. In questi anni di attività, i soci del gruppo si sono occupati di organizzare cicli di lezioni, incontri e visite guidate che avessero come fine quello di supportare la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico, storico e artistico, locale e non solo. Anche quest’anno il centro sociale “G.Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna ospiterà, salvo rare eccezioni, gli incontri, sempre alle 21, a ingresso libero. Vediamo il programma.

Lo scavo della chiesa di Sant'Agnese a Ravenna: ne parla Valentina Manzelli

Lo scavo della chiesa di Sant’Agnese a Ravenna: ne parla Valentina Manzelli

Martedì 25 ottobre 2016, Valentina Manzelli, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, sezione Archeologia, propone “Alla ricerca della chiesa perduta. Sant’Agnese in piazza Kennedy a Ravenna”. Martedì 8 novembre 2016, ci sarà il primo incontro con gli archeologi del dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’università di Bologna. L’assegnista Stefano Santocchini Gerg parla di “Felsina Princeps Etruriae. Novità su Bologna villanoviana”. E il martedì successivo, 15 novembre 2016, nel secondo incontro con gli archeologi dell’ateneo felsineo, un altro assegnista, Andrea Gaucci, illustra “Kainua. La nuova fisionomia della città etrusca di Marzabotto tra recenti scoperte e innovazioni della ricerca archeologica”. Da non perdere martedì 22 novembre 2016 l’’intervento di Giampiero Bagni, storico alla Nottingham Trent University, su “I Templari a Bologna. Indagini e ricerche alla Magione Templare di Bologna”. Nel week end successivo (25-27 novembre) gli incontri si interrompono per lasciare spazio a “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico, di cui parleremo più avanti.

"Città cristiana, città di pietra", percorso storico-fotografico alle origini della Chiesa di Bologna

“Città cristiana, città di pietra”, percorso storico-fotografico alle origini della Chiesa di Bologna

Si riprende in dicembre con gli ultimi due incontri. Ma attenzione. Martedì 6 dicembre 2016 l’incontro è alle 18 e in un’altra sede: la Raccolta Lercaro di via Riva di Reno 57 a Bologna. Isabella Baldini, professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale all’università di Bologna, farà scoprire un aspetto interessante e spesso poco conosciuto del capoluogo felsineo: “Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della chiesa di Bologna”. Al termine della conferenza sarà possibile la visita al percorso storico-fotografico “Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della chiesa di Bologna”. Ultimo incontro, martedì 13 dicembre 2016, prima della cena sociale del successivo martedì 20. Si torna al centro sociale “G.Costa” dove alle 21 Alessandro Degli Esposti, già professore di Letteratura latina e socio del Gabo, approfondirà “Il valore simbolico del cibo in età imperiale”.

Toscana. Il 27 agosto dichiarato Giornata degli Etruschi che apre le “Celebrazioni etrusche”. Eventi in 20 Comuni. A Firenze mostra dei tesori inediti dell’antico santuario etrusco di Poggio Colla in Mugello. Convegno a Chiusi sulla collezione Paolozzi, nucleo del museo nazionale Etrusco di Chiusi

La bolla papale del 27 agosto 1569 con la quale Papa Pio V assegnava a Cosimo de Medici il titolo di Granduca di Toscana

La bolla papale del 27 agosto 1569 con la quale Papa Pio V assegnava a Cosimo de Medici il titolo di Granduca di Toscana

Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale della Toscana

Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale della Toscana

Il 27 agosto 1569 Pio V concesse con bolla papale il titolo di Granduca di Toscana, “Magnus Dux Etruriae”, per Cosimo dei Medici, ossia “la legittimazione storica di quella che era stata la terra degli Etruschi e che possiamo considerare la Toscana moderna”, come ha proclamato il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Ciani, nell’annunciare che quest’anno, 2016, il 27 agosto viene istituita la Giornata degli Etruschi che apre le Celebrazioni Etrusche, iniziativa dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, per celebrare l’origine etrusca del territorio toscano, anche attraverso il sostegno a iniziative tematiche promosse dagli enti locali e da musei civici della Toscana, con un ricco programma che coinvolge venti Comuni (vedi http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/COCCOINA/documenti/ETRUSCHI%20Le%20Celebrazioni%20nei%20Comuni(1).pdf). “Il giorno della bolla papale sarà il riconoscimento che ogni anno riserveremo ai nostri progenitori, gli Etruschi, un popolo che ha vissuto un vasto territorio italiano passando dal Lazio all’Umbria, traversando gli Appennini, nella Pianura Padana fino al Golfo di Napoli”, sottolinea Giani. “Un popolo che ha avuto un’influenza determinante e che per mille anni ha in qualche modo dominato prima di essere progressivamente assorbito dai romani. Finora abbiamo fatto meno di quanto dovremmo per valorizzare i nostri progenitori, coloro che mille anni prima di Cristo già indicavano la strada per estrarre i metalli e arrivare all’età del Ferro. Erano il popolo più evoluto in Italia e in generale in questa parte di Europa mediterranea. Cercheremo di fare molto di più con iniziative, manifestazioni, illustrazioni di scoperte che sono sempre più frequenti”.

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Sabato 27 agosto 2016 è dunque dichiarata ufficialmente Giornata degli Etruschi. Articolato il programma. Alle 12, consegna della pergamena di riconoscimento alle città che, in periodi diversi ma in Toscana, hanno fatto parte della dodecapoli, ovvero della lega delle principali città Etrusche: tra queste, Arezzo, Volterra, Cortona, Chiusi, Fiesole, Vetulonia (Castiglione della Pescaia), Populonia (Piombino), Grosseto. Poi consegna di uno speciale riconoscimento ad Andrea Pessina della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato (“Ha fatto tanto per la Toscana”, assicura Giani). Nel pomeriggio, alle 17, a palazzo Panciatichi, in via Cavour 2 a Firenze, sede del Consiglio regionale della Toscana, si inaugura la mostra “Scrittura e culto a Poggio Colla: un santuario etrusco nel Mugello” (27 agosto – 31 dicembre 2016) che per la prima volta mostra reperti inediti rinvenuti nel sito di Poggio Colla, presso Vicchio del Mugello in provincia di Firenze, dove ancora sono in corso gli scavi, reperti archeologici di inestimabile importanza non solo per la conoscenza del territorio, ma anche per lo studio della lingua etrusca. La mostra sul sito etrusco di Poggio Colla è promossa in collaborazione tra Consiglio regionale, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato e il concessionario di ricerca e scavo, Mugello Valley Archeological Project (Mvap). Il progetto scientifico, elaborato da soprintendenza e MVAP, è seguito dal professor Gregory Warden della Franklin University Switzerland e dall’archeologo Susanna Sarti della soprintendenza. “Siamo consapevoli”, continua Giani, “che degli Etruschi conosciamo ancora molto poco. Ogni giorno arriva notizia di un nuovo rinvenimento, emerge una loro tavola che ci porta a conoscerne meglio la scrittura. È il caso del complesso di Vicchio, dove è stata recentemente scoperta una stele che qualcuno ha paragonato a quella di Rosetta. Non sappiamo se questo sia vero o meno ma sappiamo che i reperti di Poggio Colla sono importanti e per la prima volta pezzi inediti saranno in Consiglio regionale”.

La stele rinvenuta nel sito etrusco del VII-VI sec. a.C. con un'iscrizione in etrusco

La stele rinvenuta nel sito etrusco del VII-VI sec. a.C. con un’iscrizione in etrusco

La mostra mira a fare luce sul periodo più antico del santuario etrusco di Poggio Colla, dove – come ricorda Giani – di recente è stata scoperta una stele arcaica in arenaria con caratteri etruschi iscritti. Il ritrovamento è di grande rilevanza perché non solo permette “di comprendere la natura del sito etrusco nel VII-VI secolo a.C.”, come si legge nel progetto scientifico della mostra, “ma accresce la conoscenza della lingua e la scrittura etrusca. Il fatto che la stele fosse collocata nelle fondazioni del podio del monumentale tempio tuscanico costruito intorno al 490, 480 a.C. suggerisce che il santuario di Poggio Colla fosse importante già nella fase più antica, ipotesi confermata da altri preziosi ritrovamenti che vengono qui per la prima volta esposti al pubblico”. Della stele, ancora in fase di studio e restauro, è esposto un ologramma. Il manufatto, che contiene la più lunga iscrizione lapidea conosciuta sino a oggi, è eccezionale per la lunghezza dell’iscrizione, la sua antichità e il suo contesto, ma anche perché non è un oggetto di carattere funerario. Il testo fa infatti riferimento a divinità etrusche e in particolare ricorda il “luogo di Uni”, la più importante divinità femminile degli etruschi, paragonabile alla Giunone dei Romani o alla greca Era. La possibilità che il culto di Uni esistesse a Poggio Colla è testimoniata dal ritrovamento di un frammento di bucchero che, assicurano gli etruscologi, “ha restituito la più antica rappresentazione di parto conosciuta nell’arte europea”, verosimilmente un parto sacro. Altro materiale ritrovato testimonia la ricchezza di attività culturali e rituali tra il VII e il V sec. a.C. Così una raffinata produzione di bucchero decorato, vasi che possono essere associati al banchetto e che testimoniano la presenza di ricche élite già prima della costruzione del tempio monumentale. Sono esposte anche quattro figure in bronzo che sono parte di contesti rituali connessi sia con la fondazione che con la distruzione del tempio. Una figura arcaica mostra tracce di fuoco e abrasioni, probabilmente dovute ad azioni rituali: era parte, spiega il comitato scientifico, di una stipe che doveva contenere più di 400 oggetti e frammenti di bronzo. Una eccezionale testa arcaica in bronzo, probabilmente raffigurante una divinità, ha caratteri grecizzanti e indica la qualità delle importazioni nel santuario. Infine, una base di arenaria di forma piramidale, iscritta con il nome di chi, appartenente alla élite etrusca di Poggio Colla, l’aveva dedicata. Essa attesta, come la stele, l’importanza della parola scritta in una fase molto antica del santuario di Poggio Colla.

Il canopo di Dolciano uno dei tesori conservati al museo nazionale Etrusco di Chiusi

Il canopo di Dolciano uno dei tesori conservati al museo nazionale Etrusco di Chiusi

Da Firenze a Chiusi per un altro importante appuntamento nell’ambito del ricco programma delle Celebrazioni etrusche. Domenica 28 agosto 2016 al teatro Mascagni di Chiusi è in programma il convegno “Il patrimonio archeologico etrusco a Chiusi”, dedicato principalmente alla collezione Paolozzi, che costituisce un nucleo importante delle collezioni del museo nazionale Etrusco di Chiusi, e vuole essere propedeutico alla pubblicazione integrale della raccolta. Infatti, anche se la figura di Giovanni Paolozzi è stata già oggetto di diversi contributi e alcuni dei materiali della collezione sono stati ben studiati, manca ancora una ricerca di insieme che renda conto del valore quantitativo e qualitativo della raccolta e presenti al contempo, oltre alla famiglia Paolozzi, documenti e donazioni che l’hanno accompagnata, quali ad esempio il busto in marmo che raffigura il collezionista, opera, nel 1873, di Vincenzo Consani, ceduto nel 1907 al museo chiusino. Intenso il programma della Giornata che prevede anche laboratori didattici per i più piccoli al museo nazionale Etrusco di Chiusi e la visita guidata ai musei cittadini e alla necropoli di Poggio Renzo. La mattinata alle 10.30 apre con i saluti del presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, e del sindaco di Chiusi, Juri Bettolini. Seguono gli interventi di Giulio Paolucci (Giovanni Paolozzi e il patrimonio Archeologico di Chiusi”), Maria Angela Turchetti (“I materiali della Collezione Paolozzi nel museo nazionale Etrusco di Chiusi), Mattia Bischeri (“I materiali della collezione Paolozzi di provenienza visentina”), Alessandra Minetti (“La Tomba della Pania”), Giuseppe Venturini (“Il Cinerario Paolozzi: note tecniche di restauro”). Nel pomeriggio dalle 15, visite guidate al museo civico “La Città Sotterranea”, al museo della Cattedrale – Labirinto di Porsenna, al museo nazionale Etrusco di Chiusi, alla Necropoli di Poggio Renzo. Grazie a questo convegno si pone all’attenzione del pubblico una delle collezioni archeologiche più importanti del territorio chiusino formatasi grazie alla famiglia Paolozzi e soprattutto grazie alle ricerche e acquisizioni di Giovanni Paolozzi che per lascito testamentario ha donato, nel 1907, la parte più cospicua della sua ingente raccolta all’allora museo civico, dal 1962 museo nazionale Etrusco di Chiusi. La collezione – ricorda la soprintendenza Archeologia della Toscana – annovera al suo interno reperti di eccezione quali il Cinerario Paolozzi, il Canopo di Dolciano, le sculture del monumento fatto costruire dalla gens Allia e il mosaico tardo-repubblicano di Monte Venere. L’acquisizione, nel 1876, della Collezione Terrosi permise a Giovanni Paolozzi di entrare in possesso, fra l’altro, del corredo della Tomba della Pania che rappresenta ad oggi il più completo esempio della sepoltura di un princeps chiusino della seconda metà del VII sec. a.C., nota per la pregevole pisside in avorio, (parzialmente riprodotta in locandina) appartenuta ad uno degli individui sepolti nell’ipogeo ed oggi conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze.

“L’ombra degli etruschi”: a Prato una mostra ricostruisce le radici etrusche dei popoli a nord dell’Arno, tra pianura e collina

Le stele esposte nella mostra "L'ombra degli Etruschi" nel museo di Palazzo Pretorio a Prato

Le stele esposte nella mostra “L’ombra degli Etruschi” nel museo di Palazzo Pretorio a Prato

Trenta reperti, alcuni mai visti, una produzione di pregio tra cippi, stele e bronzetti per raccontare una storia ricca di suggestioni, che ricostruisce le lontane radici etrusche di Prato, un tesoro archeologico da Fiesole ad Artimino passando per Gonfienti. La mostra “L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo fra pianura e collina”, allestita negli spazi a piano terra del museo pratese di Palazzo Pretorio, in programma fino al 30 giugno, è dedicata alle popolazioni etrusche stanziate a Nord del fiume Arno, lungo la direttrice della piana di Firenze-Prato-Pistoia, del Mugello/Val di Sieve e del Montalbano. Una produzione unica. L’allestimento, curato dall’architetto Francesco Procopio, punta a catturare l’attenzione del visitatore evocando suggestioni di altre epoche: un gioco di luci e ombre per esaltare il nucleo dei materiali pratesi (bronzetti e coppa attica) e il profilo austero ed elegante delle “pietre fiesolane”. E per orientare meglio il visitatore in questo viaggio nel tempo e nello spazio c’è una gigantesca mappa che mostra la collocazione geografica dei reperti, ricostruendo al tempo stesso i principali collegamenti etruschi. I monumenti sepolcrali esposti provengono in buona parte dalle collezioni del museo Archeologico di Firenze (come lo straordinario cippo di Settimello o la stele di via di Camporella) oltreché dal museo di Casa Buonarroti di Firenze (stele di Larth Ninie), dal museo Archeologico di Artimino, dal museo di Fiesole, dal museo di Dicomano e dalla Villa Medicea di Cerreto Guidi.

Bronzetto etrusco votivo dalla collezione Guasti Badiani esposto nella mostra di Prato

Bronzetto etrusco votivo dalla collezione Guasti Badiani esposto nella mostra di Prato

“La maggior parte dei bronzetti votivi – spiegano gli organizzatori – proviene da una collezione privata, cui si affianca un inedito che arriva dagli scavi di Gonfienti (area Interporto) e mai esposto prima. Questi reperti erano destinati a un ceto medio “allargato” piuttosto che all’aristocrazia etrusca; venivano prodotti in loco e rappresentavano la dedica dell’offerente alla divinità. Due esemplari si distinguono per l’alta qualità artistica e per la ricchezza dei dettagli: l’Offerente di Pizzidimonte conservato al British Museum di Londra dalla fine dell’Ottocento, di cui si espone una riproduzione e il giovane nudo, forse proveniente dalla stessa area, che faceva parte delle collezioni più antiche del museo Archeologico nazionale di Firenze. La seconda sezione (Figure di pietra) illustra la produzione delle “pietre fiesolane”, parte integrante dei tumuli sacri che costellavano le grandi vie di comunicazione fluviali e terrestri lungo il corso dell’Arno e dei suoi affluenti. Terre di viaggio e luoghi sacri per gli etruschi che non di rado si fermavano lungo il cammino per pregare”.

La kylix attica a figure rosse del pittore ateniese Douris conservata a Prato

La kylix attica a figure rosse del pittore ateniese Douris conservata a Prato

Per chi desidera approfondire i temi affrontati dalla mostra come la distribuzione sul territorio, l’iconografia e la storia degli studi, delle iscrizioni e dei collegamenti culturali, è disponibile il catalogo (edito da Edifir – Edizioni Firenze) in cui per la prima volta viene pubblicato l’intero repertorio aggiornato delle “pietre fiesolane” (circa cinquanta esemplari) con le ultime scoperte. Preziosa la collaborazione dell’etruscologo Adriano Maggiani sulle iscrizioni etrusche presenti sulle pietre e dell’archeologo Gregory Warden per una nuova scoperta dall’area di Vicchio.

A Cortona la mostra “Etruschi maestri di scrittura. Cultura e società nell’Italia antica”. Per la prima volta assieme i più importanti testi in etrusco: dalla mummia di Zagabria alla Tabula Cortonensis, dalla Tegola di Capua alle lamine auree di Pyrgi, dal Cippo di Perugia al fegato di Piacenza. Tutte le novità su una scrittura in parte ancora avvolta dal mistero

L'ospite d'onore della mostra: la mummia di Zagabria e il Liber Linteus

L’ospite d’onore della mostra: la mummia di Zagabria e il Liber Linteus

Palazzo Casali, sede del Maec a Cortona (Arezzo)

Palazzo Casali, sede del Maec a Cortona (Arezzo)

Il Cippo di Perugia con il testo di un arbitrato su possedimenti terrieri

Il Cippo di Perugia con il testo etrusco di un arbitrato su possedimenti terrieri

A scorrere l’elenco dei “pezzi pregiati” ti sembra di sfogliare una pagina di un qualsiasi manuale di Etruscologia alla voce “Scrittura etrusca”: dal Liber Linteus della Mummia di Zagabria (200 righe, 1200 parole leggibili, la testimonianza più estesa arrivata ai giorni nostri) alla Tegola di Capua (un calendario di cerimonie funerarie), dalla Tabula Cortonensis (atto giuridico riguardante una compravendita, o forse un’eredità), alle lamine auree di Pyrgi (testo bilingue etrusco/fenicio), dal Cippo di Perugia (arbitrato su possedimenti terrieri), al Fegato di Piacenza (un modellino in bronzo di fegato di ovino utilizzato dagli aruspici per l’arte divinatoria), fino al Piombo di Magliano (una lamina a forma di cuore che riporta indicazioni di preghiere). Ci sono proprio tutti i principali testi in etrusco. Ma qui non si tratta di ripercorrere le straordinarie quanto scarne testimonianze epigrafiche della civiltà etrusca giunte fino a noi, quanto di vederle tutte insieme eccezionalmente. Succede nella mostra “Etruschi maestri di scrittura. Cultura e società nell’Italia antica” aperta al Maec di Cortona (Arezzo) dal 19 marzo al 21 luglio 2016. L’ospite di riguardo più atteso, una delle testimonianze più importanti dell’epigrafia etrusca, la Mummia di Zagabria, il testo etrusco finora conosciuto più lungo al mondo, è già arrivato in questi giorni al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona. Per la Mummia è la prima volta in Italia: ad accoglierla il sindaco Francesca Basanieri con Laurent Haumesser, curatore del museo del Louvre, e alcuni funzionari della soprintendenza Archeologia della Toscana e del Museo di Zagabria. L’esposizione “Etruschi maestri di scrittura”, spiegano i curatori, intende dimostrare, con il nuovo catalogo, i progressi negli studi nella sintassi e nella grammatica, attraverso una rilettura e una nuova interpretazione di molti epigrafi e alcune novità assolute. Le iscrizioni (siano esse su oggetti di uso quotidiano, su oggetti di culto, su statue o su atti) saranno classificate in mostra per settori di appartenenza: dalla sfera del rito a quella del sacro, dall’ambito funerario a quello giuridico.

La Tabula Cortonensis, atto giuridico, la terza iscrizione etrusca per lunghezza finora conosciuta

La Tabula Cortonensis, atto giuridico, la terza iscrizione etrusca per lunghezza finora conosciuta

Il manifesto del progetto-mostra "Etruschi maestri di scrittura"

Il manifesto del progetto-mostra “Etruschi maestri di scrittura”

Il Fegato di Piacenza, modellino in bronzo di fegato di ovino usato dagli aruspici

Il Fegato di Piacenza, modellino in bronzo di fegato di ovino usato dagli aruspici

Sono più di trent’anni che non si organizzano mostre internazionali sulla scrittura etrusca. È per questo che, alla luce delle recenti scoperte di epigrafi etrusche vicino a Montpellier e al ritrovamento a Cortona del terzo più lungo testo etrusco esistente, la Tabula cortonensis, il museo del Louvre, il museo Henri Prades di Lattes (dove la mostra è rimasta fino al 29 febbraio) e il Maec di Cortona hanno deciso di progettare questo grande evento archeologico che illustra ai visitatori, come mai prima d’ora era stato fatto, la diversità dei supporti e delle tecniche di scrittura, così come le scoperte degli ultimi anni di studi in materia. Sono 77 testimonianze epigrafiche, provenienti da 18 musei italiani ed esteri (tra cui Louvre, Villa Giulia e Museo di Zagabria), lasciate in eredità su anfore di bucchero, tegole di terracotta, lamine d’oro, specchi bronzei, cippi in pietra, e perfino sull’unico libro di lino pervenuto dall’antichità, utilizzato per avvolgere una mummia e contenente un calendario rituale che potrebbe — stando a recenti scoperte ermeneutiche — avere elementi cerimoniali comuni alla liturgia cristiana. Tutte queste testimonianze hanno contribuito a districare il mistero che avvolge le parole degli Etruschi che restano per certi versi ancora misteriose. Sono infatti irrisolti i significati specifici di molte parole, in particolare quelle che non presentano parentele con le lingue antiche più note. La difficoltà di comprensione della scrittura etrusca dipende infatti essenzialmente dalla scarsità di testi lunghi e dalla ripetitività dei testi brevi in nostro possesso, spesso di natura funeraria, giuridica o commerciale. “Cortona”, sottolinea la vicepresidente e assessore alla Cultura della Regione Toscana, Monica Barni, “è il polo attrattore regionale della rete toscana di un centinaio di musei archeologici nell’ambito del programma di valorizzazione del patrimonio storico-artistico che vogliamo completare nei prossimi anni. Sono convinta che le lingue rappresentino un legame di comprensione e sentimento tra i popoli fuori dai canoni; distrutto nel racconto della Torre di Babele, quel legame si potrà riallacciare a partire dalla rinascita della comprensione reciproca anche attraverso il confronto linguistico e la conoscenza delle radici”.

Le lamine auree di Pyrgi con un testo bilingue: etrusco e fenicio

Le lamine auree di Pyrgi con un testo bilingue: etrusco e fenicio

Un'anfora con un'iscrizione in etrusco

Un’anfora con un’iscrizione in etrusco

Un'iscrizione etrusca in mostra a Cortona

Un’iscrizione etrusca in mostra a Cortona

“Da sempre”, spiegano gli organizzatori, “un alone di mistero — creato spesso intenzionalmente — avvolge il mondo degli Etruschi, che vissero in Italia 2700 anni fa, prima di venire assorbiti dai Romani, a seguito di una profonda contaminazione sociale, culturale e religiosa. In realtà, dei cosiddetti Rasenna sappiamo molto: da dove provenivano (dalla Lidia, nel rispetto della versione tramandata da Erodoto), cosa mangiavano, cosa commerciavano, quali divinità veneravano. Sappiamo che erano tanto raffinati nelle manifatture e nelle arti figurative quanto feroci nelle imprese per mare (e pare ovvio, visti i coinquilini europei del I Millennio avanti Cristo). Inoltre, siamo a conoscenza del fatto che scrivevano: utilizzavano un alfabeto di derivazione greca e una struttura sintattica elementare simile al latino, e ci hanno consegnato qualche migliaio di vocaboli (soprattutto toponimi, antroponimi e appellativi) dei quali troviamo corrispondenza nella lingua dell’antica Roma, come fa notare il noto linguista sardo Massimo Pittau”. “Con l’arrivo della scrittura in Etruria”, interviene l’etruscologo Giovannagelo Camporeale, “siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione antropologica e la mostra vuole esaltare questa eccezionalità. Ancora conosciamo poco la lingua etrusca, perciò i pannelli illustrativi sono di carattere generale e si limitano a fornire un inquadramento storico- culturale dei testi”. Ma per Massimo Pittau, che da 35 anni studia i testi etruschi e che recentemente ha avanzato due proposte di traduzione per il complicatissimo Liber Linteus e per il Piombo di Magliano, “la lingua etrusca non è un mistero. Possediamo un patrimonio lessicale di oltre 200mila voci latine e greche, ed è un’assurdità pensare che un popolo che è stato in contatto con i greci e i latini, non abbia condiviso questo rapporto di reciproca influenza linguistica”. Grande attenzione è stata riservata all’allestimento della mostra nelle sale di Palazzo Casali, un’esposizione che vuole trasformare il segno della scrittura etrusca in una forma d’arte, al limite del design, con una grafica innovativa e coinvolgente. Di qui a luglio saranno numerose le iniziative culturali previste: conferenze, convegni, mostre di arte contemporanea. “Etruschi maestri di scrittura” rappresenta un appuntamento imperdibile per chi ama gli etruschi nonché una delle più importanti mostre archeologiche in Italia nel 2016. Il catalogo della mostra è di Silvana Editoriale e rappresenta un approfondimento fondamentale per una comprensione della lingua etrusca.