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Torino. Al museo Egizio da oggi apre la Galleria della Scrittura, percorso permanente di mille metri quadrati che ospitano 248 reperti, un viaggio in 10 sezioni all’origine delle scritture dell’antico Egitto, a ritroso nel tempo di 4000 anni. L’intervento del direttore Greco per “archeologiavocidalpassato”

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Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala del Pyramidion di Ramose (foto graziano tavan)

La mostra “Il dono di Thot”, dal 7 dicembre 2022 al 7 settembre 2023, 500 metri quadrati, distribuiti tra piano terreno e ipogeo del museo Egizio di Torino per narrare la scrittura dell’Antico Egitto dal geroglifico al copto, dallo ieratico al demotico, è stata la prova generale, la preparazione di quello che da oggi, 22 dicembre 2023, è il nuovo allestimento permanente: la Galleria della Scrittura, aperta al terzo piano del museo, dopo lavori di consolidamento e restauro, negli spazi finora dedicati alle mostre temporanee le quali, nei progetti di riorganizzazione dell’Egizio per il bicentenario della sua fondazione (1824-2024), troveranno posto al piano terra.

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Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: Paolo Marini. Federico Poole e Susanne Toepfer curatori del progetto espositivo (foto graziano tavan)

Il progetto espositivo della Galleria della Scrittura è stato firmato da tre curatori del Museo: Paolo Marini, Federico Poole e Susanne Toepfer, quest’ultima responsabile della Papiroteca del Museo, che ospita una delle più significative collezioni di papiri al mondo. La Papiroteca dell’Egizio, infatti, è uno scrigno di più di 800 manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 23mila frammenti di papiro, che documentano più di 3000 anni di cultura materiale scritta in sette scritture e otto lingue ed è crocevia di progetti internazionali di restauro e digitalizzazione. I papiri non furono l’unico supporto che ha condotto fino a noi i testi antichi, raccontati nella Galleria della Scrittura anche da postazioni multimediali, alcune delle quali interattive, realizzate grazie al sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.

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Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: l’ingresso (foto graziano tavan)

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Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“Proiettati verso il bicentenario nel 2024”, interviene la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, “tagliamo il traguardo a fine anno del milione di visitatori e riapriamo al pubblico il terzo piano del Museo. Un nuovo tassello arricchisce il percorso espositivo dell’Egizio, che cambierà ancora volto. Grazie al mecenatismo attento di Consulta, con la Galleria della Scrittura proponiamo una sorta di museo nel museo, con cui intendiamo riannodare le fila del racconto di una delle innovazioni che non ha mai smesso di avere un’influenza sull’umanità. Potrebbe infatti esistere l’intelligenza artificiale, senza la scrittura?”.

La Galleria della Scrittura occupa mille metri quadrati che ospitano 248 reperti, un viaggio in 10 sezioni all’origine delle scritture dell’antico Egitto, a ritroso nel tempo di 4000 anni. Sotto i riflettori non solo i geroglifici e l’avventura che nei secoli portò alla loro decifrazione e alla nascita dell’Egittologia, ma anche lo ieratico, il demotico e poi il copto. Raccontare la storia della scrittura antica, nelle sue varianti ed evoluzioni significa anche descrivere la società, le articolazioni dello stato e in ultimo la figura dello scriba, custode della memoria storica dell’antica civiltà egizia e depositario di un saper fare, che affonda le sue origini nel mito ed è avvolto da un’aura quasi sacra.

È proprio il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, a introdurre i lettori di archeologiavocidalpassato.com alla Galleria della Scrittura. “Oggi facciamo un bel regalo di Natale ai nostri visitatori: 1000 mq che offriamo ai nostri visitatori”, spiega Greco. “È un percorso permanente che ci permette di fare un viaggio dall’inizio della scrittura, dai primi testi di senso compiuto, circa il XXVII secolo a.C., per arrivare ai papiri in lingua araba del IX-X secolo d.C. È una galleria che ci permette di capire quale fosse il supporto, che significato avessero i geroglifici, e soprattutto che fa parlare i documenti. Questa galleria che diventa permanente – continua -, rispetto alla mostra temporanea “Il dono di Thot” aggiunge tutta la parte dei soppalchi dove vediamo oggetti monumentali, come il pyramidion di Ramose, che ci fa capire quali fossero i diversi livelli della tomba, e soprattutto ci sembra quasi di entrare nel per hank, nella biblioteca del tempio, e di vedere i vari testi che vi erano contenuti:

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Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala dei papiri (foto graziano tavan)

40 metri di papiri, 32 documenti, che suddivisi tra documenti biografici, amministrativi, mitologici, religiosi e rituali, che ci permettono davvero di entrare nella vita dell’Antico Egitto, e poi concludiamo con una parte anch’essa nuova e molto importante sulla valenza, sulla potenza della parola, e in questa ultima sala il pezzo importante è il sarcofago di Puia, dove facciamo vedere per la prima volta i tenoni che sono iscritti con i nomi delle divinità che devono proteggere le diverse parti del corpo. Ecco quindi come la parola sia davvero la parola degli dei, sia questo dono importantissimo dato agli uomini che – conclude – permette agli uomini di sistematizzare il cosmo e di vivere all’interno di esso. E quindi di dare vita alle strutture fondamentali come la burocrazia, la sistemazione dello Stato, i rituali, e al contempo, tramite i testi rituali, di permettere anche che l’Egitto continui a vivere”.

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Il cartiglio in calcare dal tempio dell’Aten a Karnak datato al regno di Akhenaten (1353-1336 a.C.) parte della Collezione Drovetti, apre la Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Fin dagli esordi la scrittura egizia ebbe una forte componente figurativa e il geroglifico, a cavallo tra tecnica e arte, è giunto a noi prima che sui papiri, su etichette di vasi, o scolpito sulle pareti di templi o su tombe o su statue, assumendo così connotati monumentali e celebrativi. È il caso del Cartiglio in calcare, datato tra il 1353 e il 1336 a.C., che apre la Galleria della Scrittura. Scolpiti su un gigantesco blocco, i geroglifici assumono una valenza quasi sacra e il nome della divinità Aten, riportato nel cartiglio, attraversa i millenni per arrivare intatto fino ai giorni nostri. In esposizione anche una delle prime frasi di senso compiuto conosciuta, contenuta sul frammento di un Monumento del faraone Djoser, datata tra il 2592 e il 2566 a.C. e venuta alla luce a Eliopoli nel secolo scorso.

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Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala del sarcofago di Puia (foto graziano tavan)

“Il pensiero egizio oscillava continuamente fra razionalità ed empirismo”, spiega ancora Greco. “Forse nulla come il geroglifico dà ragione di questa tensione, che vogliamo far scoprire al visitatore. Rivestendo contemporaneamente il ruolo di grafema e simbolo, il geroglifico ci restituisce un doppio significato fonologico ed iconografico e si trova quindi ad assumere due funzioni distinte: quella linguistica e quella semiotica. Testo ed immagine sono reciprocamente complementari e ci permettono di avvicinarci alla comprensione di 4000 anni di storia dell’Antico Egitto. Come e perché si è sviluppata la scrittura, che ruolo ha avuto nella formazione dello Stato in tutte le sue articolazioni e nello sviluppo del discorso religioso e della complessa cosmografia funeraria? Sono alcuni degli interrogativi a cui cerchiamo di dare risposta, con rigore scientifico e allo stesso tempo cercando di interessare e appassionare visitatori di tutte le età, anche attraverso supporti multimediali e interattivi”.

 

Torino. All’Accademia delle Scienze presentazione del documentario “Il grande viaggio” di Giulio Cavallini, sulla Collezione Drovetti, acquistata dai Savoia, che avrebbe creato il museo Egizio più antico al mondo, nel 1824. Intervengono Mori, Greco, Roccati e Donatelli

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Due secoli fa in queste settimane stavano arrivando a Torino le casse con i reperti archeologici che avrebbero creato il museo Egizio più antico al mondo, nel 1824.  Migliaia di statue, papiri, mummie, oggetti della vita quotidiana della Collezione Drovetti, fortemente voluta dall’Accademia delle Scienze e acquistata dal re Carlo Felice di Savoia per una cifra enorme: 400mila lire piemontesi. La celebre collezione egizia di Torino, la seconda per importanza al mondo, si costituisce infatti proprio con l’atto d’acquisto della Collezione Drovetti. Giunti a Torino, i reperti vennero sistemati al pian terreno dell’attuale sede, il palazzo dell’Accademia delle Scienze. Il museo fu ufficialmente inaugurato l’8 novembre 1824. “L’acquisto della Collezione Drovetti”, afferma il direttore Christian Greco, “fu un investimento incredibile, una visione strategica, fu capire che questa città e questo palazzo per sempre sarebbero diventati il centro dell’egittologia internazionale”.

Curiosità e retroscena di questo evento straordinario sono raccontati nel documentario “Il grande viaggio” a cura di Silvia Rosa-Brusin, per la regia di Giulio Cavallini, che sarà presentato giovedì 14 dicembre 2023, alle 17.30, nella Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze di Torino, nell’incontro “Il racconto del grande viaggio”. Prenotazione obbligatoria. Per riservare un posto in sala clicca QUI. Intervengono il presidente dell’Accademia delle Scienze Massimo Mori, il direttore del museo Egizio Christian Greco e gli egittologi Alessandro Roccati, accademico, e Laura Donatelli. Dopo la proiezione verranno intervistati dalla giornalista Silvia Rosa-Brusin e risponderanno alle domande del pubblico. In Sala sarà esposto il Catalogo originale della Collezione Drovetti.

Torino. Al museo Egizio conferenza internazionale “Im/materialities: Museums between Real and Digital”, in presenza e on line: quattro giorni per approfondire aspetti che ruotano attorno alla conservazione, allo studio, all’ampia tecnologia messa a disposizione delle collezioni, alcuni dei principali temi sviluppati e proposti dalla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, inaugurata a marzo 2019

torino_egizio_conferenza-internazionale-immaterialities_locandinaDal 28 novembre al 1° dicembre 2023 studiosi e studiose da tutto il mondo saranno al museo Egizio di Torino nella conferenza internazionale “Im/materialities: Museums between Real and Digital” a cura di Christian Greco, Maria Elena Colombo, Enrico Ferraris, Paolo Del Vesco. La conferenza era programmata per marzo 2020 e approfondisce alcuni dei principali temi sviluppati e proposti dalla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, inaugurata a marzo 2019, che ha esplorato gli oggetti e le loro storie uniche, biografie i cui indizi sono in gran parte condensati nei materiali di cui sono fatti. Restano pochissimi biglietti per i posti in presenza (vedi Museo Egizio di Torino: il nuovo anno porta la proroga di sei mesi della mostra “Archeologia invisibile” che mette al centro i temi della ricerca e dell’interdisciplinarietà per addentrarsi nella biografia dei reperti egittologici. Sul sito del museo la novità del Virtual tour in 3D | archeologiavocidalpassato). Chi fosse interessato può scrivere a Virginia Cimino: virginia.cimino@museoegizio.it. Oratori di spicco illumineranno la discussione il 28 novembre 2023, tra cui Guido Tonelli (CERN), Maurizio Ferraris (università di Torino), Andrea Augenti (università di Bologna), David Pantalony (Ingenium), Paolo Del Vesco (museo Egizio), Luca Ciabarri (università di Milano), Stuart Walker (Manchester Metropolitan University), Enrico Giannichedda (università Cattolica del Sacro Cuore). La conferenza sarà in lingua inglese e potrà essere seguita anche in diretta e, più tardi, in differita su Facebook Youtube, offrendo a un pubblico globale l’opportunità di interagire su questi temi.

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La locandina della mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino

Con più di 40 istituzioni scientifiche coinvolte nel progetto, la mostra ha sottolineato la crescente collaborazione tra Egittologia e Scienze Naturali nello studio dei reperti archeologici e come l’archeometria (sempre più utilizzata dal museo Egizio come metodo standard per indagare gli oggetti) stia cambiando il modo in cui una collezione può essere esplorata, conservata e, infine, presentata ai visitatori. Naturalmente, l’archeometria fornisce informazioni sulla materialità di oggetti che altrimenti sarebbero inaccessibili e invisibili ad occhio nudo, e questo permette ai ricercatori di colmare le lacune su ciò che non si sa della storia/biografia degli oggetti (chi li ha realizzati, perché, quando, dove, con quali materiali ecc.) per definire, ad esempio, i modi migliori per conservarli. L’apertura a discipline esterne all’egittologia è ormai un presupposto indispensabile per dibattere questi argomenti. Da qui il desiderio di coinvolgere alla conferenza molte persone provenienti da contesti diversi, tra cui antropologi fisici e culturali, filosofi, sociologi, archeologi, paleopatologi, storici, scienziati del patrimonio, curatori di musei, museologi e specialisti di intelligenza artificiale. La conferenza si articolerà in sei sezioni.

IM/MATERIALE: 28 novembre 2023. Questa sezione affronta in particolare le principali sfide e opportunità che la grande mole di dati generati dall’imaging e dall’analisi archeometrica rappresentano per la pratica museale nel XXI secolo. Da un lato, le tecnologie digitali consentono di valorizzare la tradizionale pratica museale di copiare gli originali in termini di complessità, durabilità, interazione e diffusione; dall’altro prevedono negli oggetti digitali (descrizioni data-driven di oggetti reali che riassemblano tutti i dati scientifici in nuovi schemi digitali) l’emergere di una nuova forma di materialità, ovvero “una traiettoria di materialità che collega la nostra comprensione comune del digitale all’analogico, dell’informazione al materiale, del sistema alle strutture, della conoscenza alla forma” (Geismar 2018). I contributi metteranno anche in discussione la tradizionale esclusione della tecnologia dalla cultura, esplorando se, nelle pratiche museali, gli oggetti digitali possano essere finalmente intesi come esperienze culturali indipendenti e autentiche in dialogo con gli oggetti.

IN/VISIBILE: 29 novembre 2023. Le indagini scientifiche sugli oggetti antichi hanno portato a una maggiore comprensione della loro materialità, producendo nuove informazioni utili per la loro conservazione e per i loro significati storici. L’archeometria, infatti, restituisce un’immagine diversa ma complementare degli oggetti, attraverso la caratterizzazione e la ricostruzione della biografia dell’oggetto, analizzando le tracce naturali e artificiali lasciate durante la sua vita. In questa sezione scienziati ed egittologi, che hanno contribuito alla mostra con le loro ricerche, delineano il quadro teorico ed empirico presente e futuro della collaborazione tra Scienze Umane e Scienze Naturali.

IN/TANGIBILE: 29 novembre 2023. In questa sezione Filosofia, Sociologia, Archeologia, Antropologia Culturale, Scienze dei Materiali e Storia del Design mettono a confronto ricerche, metodi ed esperienze, per comporre un’introduzione transdisciplinare alla natura degli oggetti e, all’intersezione tra patrimonio materiale e immateriale, alla loro capacità di attivare (agency) e incorporare (object biography) le esperienze della cultura nel tempo.

DE/CODED: 30 novembre 2023. I contributi di questa sezione approfondiscono l’argomento precedente di esplorare come un ecosistema digitale stia catalizzando nuove e diverse forme di azione umana nell’ambiente culturale. La disponibilità senza precedenti di una tale quantità di dati e immagini di oggetti museali non ha senso senza l’analisi per sbloccare connessioni e conoscenze altrimenti fuori dalla portata delle sole capacità umane. Nel quadro generale della trasformazione digitale delle istituzioni culturali, un ambito che merita particolare attenzione è quello delle applicazioni dell’AI e dei Big Data nei campi della gestione delle collezioni e della ricerca scientifica e delle più recenti strategie per ottimizzare gli impatti digitali sull’engagement e la divulgazione museale.

UN/PERCEPITO: 30 novembre 2023. Questa sezione ripercorre il rapporto soggetto-oggetto, ma questa volta affronta alcune questioni riguardanti il primo. Quando si è sviluppato il nostro senso del tempo e della bellezza? Cosa succede alla mente quando ci troviamo di fronte a un oggetto antico o a un’opera d’arte? Quando le tecnologie digitali possono catalizzare o sconvolgere le esperienze culturali? Come può armonizzarsi la dicotomia tra reale e digitale in una percezione aumentata del mondo? Un dialogo tra Museologia e Neuroscienze esplorerà come le strategie museali potrebbero supportare nuove comprensioni del patrimonio culturale e, più in generale, nuove esperienze del mondo degli oggetti che ci circondano.

UN/CONNECTED: 30 novembre – 1° dicembre 2023. L’ultimo giorno del simposio porta il discorso sull’agenzia degli oggetti nel quadro più ampio di ciò che è diventato l’ecosistema museale digitale più di tre anni dopo lo scoppio della pandemia globale. Torneremo alla domanda su cosa rappresentino i musei, a chi si rivolgono e, soprattutto, come possano abbracciare e reindirizzare un cambiamento che non si limiti alla sola innovazione tecnologica, ma sia radicato nelle più ampie trasformazioni storiche, culturali e sociali che modellano il rapporto tra musei, società e media nel 21° secolo. In particolare, questa sezione esplora i nuovi significati e le nuove esigenze della curatela museale, soprattutto nel contesto della digitalizzazione delle collezioni, e i rischi che possono sorgere quando questa mediazione viene interpretata come un fatto puramente tecnico. Infine, si presta attenzione a come la comprensione dei comportamenti, dei bisogni e delle vulnerabilità del nuovo pubblico digitale sia fondamentale per costruire un ambiente digitale che sia reattivo alle persone e crei connessioni piuttosto che isolamento.

Roma. Al Complesso di San Michele la presentazione del libro “Alla ricerca di Tutankhamun” di Christian Greco apre la nuova stagione dei “Percorsi di lettura” dell’Istituto centrale per l’Archeologia (Ica) con Alessia Amenta (musei Vaticani) e Cinzia Dal Maso (Archeostorie). In presenza e on line

roma_ica_libro-alla-ricerca-di-tutankhamon_presentazione_locandinaNell’ambito dei “Percorsi di lettura” dell’Istituto centrale per l’Archeologia, appuntamento giovedì 23 novembre 2023, alle 16, a Roma, nella sala conferenze della Biblioteca delle arti del Complesso monumentale del San Michele, per la presentazione del volume di Christian Greco “Alla ricerca di Tutankhamun” (Franco Cosimo Panini). L’appuntamento inaugura una nuova stagione dei Percorsi di lettura dell’Istituto centrale per l’Archeologia, il ciclo di incontri in cui le migliori proposte editoriali nel settore della ricerca archeologica vengono presentate al pubblico attraverso stimolanti percorsi narrativi e, grazie agli interventi in sala degli autori, arricchite di luce inedita. Dopo il saluto di Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia belle arti e paesaggio, l’incontro sarà introdotto da Elena Calandra, direttore dell’Istituto centrale per l’archeologia (ICA). Quindi sarà lo stesso Christian Greco a guidare i presenti (anche on line) in uno stimolante “percorso di lettura”, grazie a un dialogo dinamico che vedrà coinvolte Alessia Amenta, curatore del Reparto Antichità egizie e del Vicino oriente dei Musei Vaticani, e Cinzia Dal Maso, giornalista culturale e antichista di formazione, oltre che presidente del Centro studi Archeostorie. La presentazione del volume “Alla ricerca di Tutankhamun” sarà fruibile anche online al link: stream.lifesizecloud.com/extension/5961870/eadc6aa3-5ddc-4e6e-b6a4-a0c5b51e13df e, in differita, sui canali social dell’ICA.

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Howard Carter davanti al sarcofago con la mummia del faraone Tutankhamon

Poche scoperte archeologiche hanno avuto sulla cultura collettiva l’impatto di quella della tomba di Tutankhamun, sin dal momento in cui avvenne, nel novembre del 1922, dilagando in tutto il mondo e associando in modo indelebile l’immaginario degli scavi archeologici all’Egitto. La fama immediata e dirompente, le folle di visitatori, la morte prematura del giovane faraone, lo stupore e la leggenda della maledizione per gli scopritori, sono tutte componenti che hanno assicurato alla tomba un fascino che non si è mai sopito e una memoria che rinverdisce alla luce di elementi sempre nuovi e di studi continuamente aggiornati.

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Copertina del libro “Alla scoperta di Tutankhamon” di Christian Greco

È da queste premesse che prende spunto l’ultima fatica di Christian Greco, direttore del museo Egizio dal 2014. Il libro ripercorre in un racconto rigoroso e avvincente le vicende di Tutankhamun in vita e posteriori alla sua morte, facendolo uscire dagli stereotipi e restituendone un’immagine vivificata da documenti e testimonianze messi in valore con lo sguardo dello studioso di oggi, e al tempo stesso porta l’attenzione sulle circostanze e le modalità della scoperta, che per la sua risonanza deflagrante continua ancora oggi a catalizzare le competenze e gli interessi di tutto il mondo scientifico. Al tempo stesso, la lettura porta a comprendere meglio i motivi dell’eterna suggestione che da quel contesto promana, perpetuandosi su generazioni di archeologi e di appassionati.

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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Formatosi principalmente in Olanda – senza trascurare la laurea all’università di Pavia e l’alunnato presso il Collegio Ghislieri -, Christian Greco è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio di Torino ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino, di Pisa, di Napoli, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e della New York University di Abu Dhabi con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.

Torino. Al museo Egizio incontro con Miguel Falomir Faus, direttore del Museo Nacional del Prado, quarto appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei

torino_egizio_what-is-a-museum_miguel-falomir-faus_locandinaCome possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea. Il protagonista del quarto incontro, il 9 novembre 2023, alle 18, sarà Miguel Falomir Faus, direttore del museo nacional del Prado, in dialogo con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. L’evento si terrà nella sala conferenze del Museo, ingresso libero con prenotazione tramite Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-talk-what-is-a… L’incontro sarà in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala e sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Torino.

1824-2024: Bicentenario dell’Egizio di Torino. Il museo cambia pelle con il progetto architettonico di OMA: si apre alla città, con una piazza, un giardino e una sala immersiva; nuove gallerie e nuovi servizi. Ecco il ricco programma delle celebrazioni già iniziate. Greco: “Un nuovo inizio”

“Un nuovo inizio”. “Una nuova nascita”. Ecco cosa rappresenta il Bicentenario per il museo Egizio di Torino. E il direttore Christian Greco lo dice all’egiziana. “È un modo per riflettere su chi siamo e per capire dove dobbiamo andare. E dove dobbiamo andare ha un elemento importante: come possiamo restituire il paesaggio? Perché duecento anni dopo la fondazione c’è una cosa fondamentale che ci manca, ovvero l’Egitto. E come riportiamo l’Egitto al museo? Lo riportiamo attraverso la flora che ricostruiamo nel giardino Egizio, e poi lo ricreiamo nella sala con l’Egitto immersivo che ci fa vedere il paesaggio ricostruito in modo digitale e messo in relazione con gli oggetti”.

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Museo Egizio: presentazione delle celebrazioni del bicentenario. Da sinistra, David Gianotten, Evelina Christillin, Christian Greco, Massimo Mori (foto graziano tavan)

Le riflessioni del direttore Christian Greco chiudono una mattinata intensa in cui, attraverso il contributo dei protagonisti, dalla presidente Christillin al direttore generale Osanna, dall’architetto Gianotten al direttore Greco, ha preso il via la fase “più calda” del progetto architettonico del nuovo museo Egizio firmato da David Gianotten e Andreas Karavanas, dello studio Oma (Office for Metropolitan Architecture) di Rotterdam, momento clou del 2024, anno delle celebrazioni del bicentenario del museo Egizio (in parte già iniziate), stagione di trasformazione del Museo non solo da un punto di vista architettonico, ma anche sotto il profilo dell’allestimento e della ricerca archeologica.

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Rendering della Piazza Egizia, nuova piazza urbana coperta, al museo Egizio di Torino (progetto OMA di Rotterdam)

Dopo la vittoria, nel gennaio 2023, da parte di Oma del concorso internazionale di idee, bandito dalla Fondazione Compagnia di San Paolo nel 2022 (vedi Torino. Per le celebrazioni del bicentenario il museo Egizio cambia volto e si apre alla città: il cortile diventa la Piazza Egizia, urbana e coperta con accesso libero al tempio di Ellesija. Ecco i dettagli del progetto dello studio OMA di Rotterdam vincitore del concorso internazionale indetto dalla Compagnia di San Paolo | archeologiavocidalpassato), si è aperta una fase di gestazione del progetto definitivo, frutto di mesi di confronto tra gli architetti e i vertici e i curatori del Museo, l’Accademia delle Scienze, proprietaria del palazzo barocco del Collegio dei Nobili, sede del Museo, e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering della sala immersiva (foto OMA Rotterdam)

Si darà così concretezza ad un progetto ambizioso di rifunzionalizzazione della corte e di restituzione alla città di un nuovo spazio pubblico, di allestimento di un giardino egizio nella corte coperta, di una nuova sala immersiva all’interno del Museo, del restauro e del riallestimento del Tempio di Ellesija e della Galleria dei Re, progetti per cui si prevedono 23 milioni di investimenti. Tra i primi a credere in questa nuova stagione dell’Egizio, sostenendolo anche dal punto di vista finanziario è stato il ministero della Cultura. C’è stato poi l’appoggio incondizionato di Accademia delle Scienze, che crede in questo ampliamento. Fondazione Compagnia di San Paolo ha dato avvio ad un progetto innovativo di mecenatismo con il Concorso internazionale di idee per il nuovo Egizio e anche Fondazione Crt ha deliberato un sostegno economico all’Egizio, così come la Regione Piemonte e il Comune di Torino. Hanno poi generosamente offerto un sostegno economico per i diversi progetti che riguardano il bicentenario Alpitour, Camera di Commercio di Torino, Consulta di Torino, Ferrovie dello Stato, Intesa Sanpaolo, Lavazza, Reale Mutua.

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Bicentenario del museo Egizio: la presidente Evelina Christillin indica il claim “200 anni di museo Egizio. La memoria è il nostro futuro” (foto graziano tavan)

“Celebrare i 200 anni del Museo”, è intervenuta Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, “non è solo un esercizio di memoria, ma significa anche programmare il futuro. Il progetto architettonico di Oma nasce sulla scorta di nuova visione di Museo, più articolato e multiforme: ente di ricerca, luogo inclusivo, spazio in cui, come recita l’articolo 3.2 della Costituzione italiana, si lavora per abbattere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo armonico della persona. L’idea di coprire la corte nasce quindi dalla volontà di creare una nuova agorà, che sia restituita alla collettività e, al contempo, rendere fruibile gratuitamente il Tempio di Ellesija donato dall’Egitto all’Italia. Dopo la trasformazione del 2015 il Museo si è aperto al mondo, ha cambiato costantemente la sua offerta espositiva, ha studiato nuove strade e ricette per raccontare non solo la cultura materiale, ma anche la storia nascosta dei reperti e della civiltà dell’antico Egitto”. Per l’occasione del bicentenario il museo Egizio ha voluto rinnovare la propria immagine e progettare un’identità visiva dedicata, che è stata creata in collaborazione con Studio FM. La creatività conferisce un grande peso al pittogramma del logo, che diventa motivo decorativo alludendo al percorso fatto in questi 200 anni. Il claim “200 anni di museo Egizio. La memoria è il nostro futuro”, accompagnato da un logo con lettering molto pulito, diviene il segno distintivo del Bicentenario e delle sue celebrazioni.

Collegato dalla sede ministeriale della direzione generale Musei, Massimo Osanna ha portato i saluti di tutto il ministero e della direzione generale che”, ha sottolineato Osanna, “come la presidente Christillin e il direttore Greco sanno è molto vicina al museo Egizio non solo come ente vigilante ma soprattutto come una direzione che fa della rete dei musei del territorio l’aspetto più prezioso del sistema nazionale museale. Noi stiamo cercando di creare un sistema museale nazionale che mette in rete tutto il nostro straordinario patrimonio culturale, e il museo Egizio come è noto è uno dei musei di punta di tutto il nostro sistema museale nazionale. E questo grazie a chi lo dirige adesso, grazie a Christian Greco, grazie alla presidente Evelina Christillin che hanno svolto finora un lavoro straordinario. E io sono qui per testimoniarlo ancora una volta. Il museo che io ho visto quando sono arrivati Christian ed Evelina e ho rivisto poi, anno dopo anno, è un museo assolutamente nuovo, è un museo che si è aperto alla città, e io direi al mondo. È un museo che è diventato un laboratorio di ricerca, un laboratorio di sperimentazione, un laboratorio per la valorizzazione del nostro patrimonio. E diventa quindi veramente una best practice che noi dobbiamo esportare in tutte le altre realtà del sistema museale nazionale. Io ho avuto l’onore di essere nella commissione giudicatrice per il concorso di idee fatto per la copertura del cortile. Il Gruppo Oma, come sappiamo, adesso è al lavoro, sta chiudendo il progetto esecutivo e questo progetto porterà veramente il museo a trasformarsi non solo nei suoi spazi ma anche nell’offerta straordinaria che darà a tutti i pubblici che speriamo sempre più numerosi che raggiungeranno Torino e raggiungeranno il museo.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering della sala conferenze a livello -1 della piazza Egizia (foto OMA Rotterdam)

Il progetto – ha continuato il dg – prevede non solo di creare un’agorà restituita alla città, ma anche spazi immersivi per contestualizzare questo straordinario patrimonio e quindi collegarlo con i luoghi d’Egitto da cui il patrimonio proviene, un giardino egizio, tutta una serie di realtà che sicuramente contribuiranno a cambiare la percezione di questo museo all’interno del panorama torinese e italiano in genere. Ma vorrei ancora sottolineare quanto questo museo sia diventato un museo aperto a tutti, un museo che fa dell’accessibilità declinata a 360 gradi il punto di forza. Ovviamente accessibilità non solo come abbattimento di barriere architettoniche – questi sono temi che abbiamo già da tempo dovuto superare – ma anche l’abbattimento delle barriere cognitive. Ecco il museo Egizio è un museo che parla ai pubblici, che sa dialogare con la comunità ed è veramente un museo aperto come adesso devono essere i nostri musei: luoghi di incontro, luoghi di confronto, luoghi dove il cittadino, il visitatore si sente a casa perché è un luogo dove appunto può incontrare gli altri, può riflettere con gli altri sul significato della memoria e del passato. E mi piace molto il logo che aggancia la memoria al nostro futuro.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering del bookshop accessibile dalla piazza Egizia (foto OMA Rotterdam)

L’archeologia sta conoscendo in questi ultimi anni un grande rigoglio, una grande attenzione mediatica. I musei archeologici sono tra i più d’Italia e del mondo. Pensate a Pompei e Colosseo che sono al primo e secondo posto delle classifiche nazionali per numero di visitatori. E questo vuol dire proprio un’attenzione al nostro patrimonio, in particolare a quello archeologico, che richiede delle risposte chiare, delle risposte puntuali, delle risposte adeguate alle sfide della società contemporanea. E questa è una sfida che il museo Egizio da tempo ha accolto perché il museo Egizio è un luogo del contemporaneo. Non è un luogo che conserva polverosi oggetti della ricerca traghettati dal passato fino al nostro mondo contemporaneo, ma è un luogo della contemporaneità perché, con gli strumenti della contemporaneità, con le esigenze del mondo contemporaneo, sa parlare del passato e lo sa restituire con un linguaggio adeguato ai visitatori della nostra società contemporanea. Quindi buon lavoro oggi. Buon lavoro soprattutto a quelle straordinarie iniziative che saranno messe in campo nel prossimo anno. So che cominceranno subito con il Capodanno. Grazie a tutte le attività messe in campo dalla Città di Torino. E grazie anche al museo Egizio dove io mi sento sempre a casa. Buon lavoro”.

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Bicentenario del museo Egizio: David Gianotten (al centro), Managing Partner di Oma, tra Andreas Karavanas (a destra) di OMA, e Andrea Tabocchini (foto graziano tavan)

Il progetto. A entrare nel merito è stato David Gianotten, Managing Partner di Oma: “Il team OMA è orgoglioso di essere stato nominato progettista architettonico per la trasformazione del museo Egizio. La vasta collezione, la ricca storia che incarna e la visione del bicentenario ci ispirano a rafforzare il significato culturale del museo Egizio attraverso l’architettura. Il museo Egizio trasformato sarà ancora più connesso con la città e pubblicamente accessibile, integrando l’ambizione del Museo di promuovere l’impegno pubblico. Ci complimentiamo con il direttore e il suo team per la loro visione di un museo aperto e contemporaneo”. Il centro di gravità del museo Egizio più antico al mondo si sposta, dunque, nella corte del palazzo barocco del Collegio dei Nobili, che si trasformerà in una nuova agorà, su due livelli, piano terreno e piano ipogeo, coperta da una struttura trasparente in vetro e acciaio. Si tratta di uno spazio aperto gratuitamente, di fatto di un ampliamento del Museo e di Accademia delle Scienze, che avranno a disposizione circa 975 metri quadrati in più. Un luogo in cui convivranno un giardino egizio, un bookshop nel porticato, che sarà nuovamente aperto verso la corte, una caffetteria, la biglietteria e l’info point del Museo e dell’Accademia delle Scienze.

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Bicentenario museo Egizio: rendering della piazza Egizia, veduta zenitale (foto OMA Rotterdam)


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Progetto OMA: la spina che attraversa il museo Egizio e le connessioni con la città di Torino e gli spazi espositivi (foto OMA Rotterdam)

“Il progetto”, ha spiegato Gianotten, “crea un nuovo cortile coperto, chiamato piazza Egizia, e una serie di spazi urbani collegati aperti a tutti, rafforzando il legame del museo con la rete di aree pubbliche torinesi e la sua chiara identità. Il progetto riorganizza le aree pubbliche del museo in sei distinti spazi urbani, ognuno con la propria dimensione, funzione e qualità uniche. Il più grande di questi spazi è la piazza Egizia, concepita come un’area pubblica condivisa tra il museo Egizio e la città. Una “Spina” centrale collega i sei spazi urbani tra loro e anche le due entrate del museo su via Accademia e via Duse. Sono state apportate aperture alla facciata attuale del museo su via Duse, invitando il pubblico all’interno del museo e nella piazza Egizia per varie attività quotidiane di svago. Un motivo geometrico al piano terra, ispirato a reperti del museo come la maschera funeraria di Merit, crea una continuità visiva tra gli spazi urbani”.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering del giardino Egizio al livello -1 della piazza Egizia (foto OMA Rotterdam)

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering della piazza Egizia su due livelli (foto OMA Rotterdam)

La piazza Egizia è un cortile a doppio livello, multifunzionale, concepito come un palinsesto della storia del museo Egizio. Qui vengono esposte l’architettura originale e le tracce delle modifiche nel corso del tempo. Al livello 0, sono state restaurate le numerose aperture storiche del cortile, chiuse sin dalla ristrutturazione del museo nel 2010, ricollegando questo spazio pubblico alla città. Al livello -1, dove si trovano il Giardino Egizio e lo spazio per eventi e apprendimento, viene scoperta la facciata originale del Collegio dei Nobili, anch’essa nascosta dagli anni del 2010. Due aperture a livello 0, direttamente sopra il Giardino Egizio e lo spazio per eventi e apprendimento, portano luce e conducono i visitatori al livello sotterraneo”.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering dell’ingresso da via Duse e visione del tempio di Ellesija (foto OMA Rotterdam)


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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering della piazza Egizia coperta e accessibile anche di sera (foto OMA Rotterdam)

Sopra la piazza Egizia viene installata una copertura trasparente, sostenuta da prolungamenti delle colonne esistenti, per creare un ambiente temperato. La griglia strutturale in acciaio rivestita in alluminio della copertura, definita dal ritmo regolare della facciata del Collegio dei Nobili, funge anche da dispositivo di raccolta delle acque piovane, ventilazione dell’aria e illuminazione, rispondendo alle ambizioni del museo in termini di sostenibilità. La piazza Egizia e gli altri spazi urbani sono accessibili al di fuori dell’orario di lavoro e accolgono tutti i visitatori, con o senza biglietto. La loro natura pubblica offre al museo la possibilità di estendere i suoi orari di apertura. Una selezione di manufatti del museo Egizio è esposta per un primo incontro del pubblico con la collezione museale. Dagli spazi urbani, i visitatori proseguono per visitare le mostre del museo o partecipano a attività gratuite e eventi, oppure continuano a passeggiare in altri spazi pubblici di Torino. “Museo Egizio 2024”, ha concluso Gianotten, “è una destinazione per studiosi e il pubblico interessato, nonché un luogo pubblico riscoperto per tutti”.

Il ricco programma delle celebrazioni per il Bicentenario, i nuovi allestimenti, i nuovi progetti per fare sempre più il museo Egizio un museo trasparente permeabile inclusivo è stato illustrato dal direttore Christian Greco. “Parto da un dato biografico – ha esordito -. Perché quando nel 2014 fui selezionato al concorso di selezione mi chiesero “come lo vedi il museo nel 2015”, dovevano infatti aprire un museo, io ho detto “ma il mio orizzonte è il 2024 perché dobbiamo festeggiare il bicentenario. Non avrei mai pensato, dopo 10 anni, di essere ancora qui. Sono davvero lieto che la programmazione ci porti a celebrare, come diceva la presidente, questo evento importantissimo.

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Ponteggi per il restauro delle facciate interne nel cortile del museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“Lasciatemi cominciare col dire cosa sta già accadendo. Avete visto i ponteggi, che stanno fuori, stiamo restaurando le facciate, ma c’è una programmazione culturale che è già partita. Ringrazio, è in sala, il prof. Ray Johnson che è visiting scholar. Il museo Egizio per il Bicentenario ha intrapreso questa nuova modalità: grandi egittologi che hanno regalato tantissimo alla disciplina, possono stare per sei mesi o un anno da noi e regalare al museo Egizio e alla disciplina un futuro. Raymond W. Johnson sta studiando tutto il nostro materiale di Amarna che confluirà in una pubblicazione. Per chi non lo conoscesse, per chi non è egittologo, è stato per 40 anni all’Epigraphic Survey dell’Oriental Institute di Chicago, che ha diretto per molti anni. Per noi è un grande onore che Ray Johnson sia qui a Torino.

torino_egizio_what-is-a-museum_locandinatorino_egizio_what-is-a-museum_incontri_locandinaPoi abbiamo iniziato un’attività, che tutti voi conoscete, “What is a museum” (vedi Torino. Al museo Egizio al via con Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, il ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei | archeologiavocidalpassato). Il museo Egizio si interroga 200 anni dopo la fondazione su cosa significhi essere museo. Oggi siamo un luogo di conservazione o di distruzione, e come queste due anime possono essere messe assieme in un’ottica completamente cambiata. È un museo che nasce in una città preunitaria, che diventa poi il primo museo archeologico della capitale d’Italia, che poi diventa un museo separato dal museo di antichità dal 1939, e che man mano si è reinventato la sua natura: lo facciamo attraverso i grandi direttori dei musei internazionali. Tutti ci avete risposto a una semplice mail. Grazie davvero. Ricordo che il 9 novembre avremo il direttore del museo del Prado Miguel Falomir Faus, e il 17 gennaio 2024, sempre per rimanere in Olanda, ci sarà Taco Dibbits direttore del Rijksmuseum di Amsterdam. Hanno aperto la dottoressa Barbara Iatta e il direttore generale Massimo Osanna.

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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino

“Dal 28 novembre al 1° dicembre 2023 c’è un grande congresso internazionale. Ringrazio Enrico Ferraris che si sta spendendo per organizzare questo congresso che si chiamerà “Immateriality. Museums between Real and Digital”. Perché il museo Egizio fa ricerca e lo fa a 360°, come la cultura materiale può dialogare l’immateriale e avremo fisici, antropologi, filosofi, socio-linguisti, archeologi, paleopatologi, esperti del patrimonio, curatori, museologi e neuroscienziati – un panel abbastanza ricco – che si interrogheranno su cos’è il museo Egizio.

torino_egizio_capodanno_foto-museo-egizio“L’ha già detto la presidente, il 1° gennaio 2024 la Città di Torino regala il concerto di Capodanno in piazza Castello con l’orchestra Filarmonica di Torino con protagonista l’Egizio, in diretta televisiva su Sky Classica.

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Una pagina del libro “Riassunto del sistema geroglifico degli antichi egizi…” di Jean-François Champollion (1824) conservato nella Biblioteca Silvio Curto (Rari 10) (foto graziano tavan)

“Poi c’è quello che aprirà prima del 1° gennaio 2024. Il 21 dicembre 2023 inaugureremo una nuova Galleria della Scrittura: 600 mq dedicati alla scrittura dalla sua nascita l’implementazione dei documenti. Ci sarà una galleria dedicata ai papiri, dove finalmente moltissimi papiri potranno essere visti. Sarà un museo nel museo: 600 mq che permettono dall’inizio della storia egiziana fino all’età greco-romana di percorrere quell’elemento che è fondamentale per la nostra disciplina, la scrittura, che è stata decifrata 200 anni fa.

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La locandina della mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino

“Poi altra galleria permanente sarà la sala qui immediatamente di fronte alla sala conferenze che sarà la galleria dedicata all’archeologia invisibile. Abbiamo fatto un percorso espositivo nel 2019 che è stato un grande successo in cui materiale e digitale vengono messi assieme. Vi do solo un numero: una vasoteca con 8mila vasi, una vetrina su due piani che permetterà di vedere tutto. Il prof. Osanna diceva “i musei cambiano pelle”. Il museo Egizio è da un po’ che sta cambiando pelle. E come linea guida è quello di essere trasparente permeabile e inclusivo. Significa anche cercare di rendere sempre più visibile la cultura materiale. Apriremo fra poco due nuove gallerie dove sono esposti tutti i tessuti faraonici e l’idea di rendere tutto l’edificio sempre più permeabile.

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Cédric Gobeil curatore della mostra “Sedersi allegramente davanti al dio: le cappelle votive di Deir el-Medina” del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

“Stiamo variando, cambiando completamente l’allestimento della galleria di Deir el Medina. Grazie a tutto il nostro staff curatoriale. Ringrazio Cédric Gobeil che per anni ha diretto lo scavo di Deir el Medina ed è stato un po’ il motore per questa trasformazione di una delle sale fondamentali. Non solo. Vi ho detto trasparente, inclusivo, permeabile. Come ci ha fatto vedere David Gianotten il museo cambierà completamente. Non ci sarà più un percorso fisso. Si potrà entrare da varie parti del museo. Abbiamo lanciato il biglietto on line. Si potrà decidere dove andare. Si entrerà nella piazza Egizia e da lì si possono prendere le scale mobili e andare sopra per fare il percorso espositivo tradizionale, o andare giù e vedere dove la storia incontra il futuro, perché c’è la storia del museo e ci sarà la sala immersiva grazie alla collaborazione con l’istituto italiano di tecnologia di Genova e grazie alla collaborazione con Ca’ Foscari, dove risponderemo a quella domanda che ha posto David: ma dopo 200 anni, cosa manca al museo Egizio di Torino? La risposta è semplicissima: l’Egitto. E come possiamo riportare l’Egitto, come possiamo avere una nuova concezione museologica ovvero che gli oggetti non siano più isolati all’interno delle vetrine ma dialoghino con il paesaggio? Lo facciamo con il giardino Egizio che andrà a immergersi in questa sala immersiva dove riproporremo con le nuove tecnologie il paesaggio prendendo alcuni siti, ad esempio partendo dal sito di Gebelein. E ringrazio anche la Consulta per l’aiuto che ci sta dando anche per questa sala immersiva.

“Dicevo trasparente permeabile e inclusivo. Voglio anche ricordare che per fare questo abbiamo anche un nuovo dipartimento all’interno del museo Egizio che recepisce la nuova definizione Icom. Abbiamo un dipartimento che si chiama Interpretazione accessibilità e condivisione che permette quindi di focalizzarsi su questo: partire da un object-centered museum a un visitor center museum. Vogliamo essere un luogo di incontro per tutti.

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Carla Barbati, presidente dell’associazione dei professori ordinari di Diritto amministrativo, mancato il 6 settembre 2023 (foto museo egizio)

“Altri due progetti. Un’opera celebrerà il Bicentenario ovvero un volume corale in cui il museo Egizio ha chiesto aiuto a tutti. Ha chiesto aiuto a tutte le altre collezioni italiane, perché il museo Egizio vuole celebrare parlando anche delle altre collezioni egizie presenti nel territorio italiano. Abbiamo chiesto aiuto a tantissimi colleghi dell’università per raccontare questi 200 anni. E abbiamo scelto anche un format diverso in cui ognuno di noi è in relazione con uno studioso dell’università e si mette in dialogo. Per esempio io scrivo il mio pezzo insieme a Tarek Tawfik che è presidente dell’associazione internazionale di egittologia, già direttore del Grand Egyptian Museum, e professore ordinario di Egittologia all’università del Cairo. Ci tengo molto a sottolineare, anche perché è una questione personale che riguarda un po’ anche personalmente la presidente ed io, che il volume del Bicentenario sarà dedicato alla professoressa Carla Barbati, già presidente del Consiglio universitario nazionale, presidente dell’associazione dei professori ordinari di Diritto amministrativo, che ha studiato fin dall’inizio il rapporto pubblico-privato nella nascita della fondazione. Purtroppo ci ha lasciato il 6 settembre 2023. Ma il volume sarà a lei dedicato e ci sarà anche un pezzo, l’ultimo lavoro che ha fatto e che entrerà nel nostro lavoro. Per noi è molto importante anche ricordarla in questo modo.

“Concludo dicendo un altro progetto. L’ha citato prima brevemente il prof. Osanna: il PNRR. Abbiamo vinto un bando di 500mila euro del PNRR per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive dei musei. È il modo per dare accessibilità cognitiva. Stiamo lavorando con le associazioni nel territorio per capire come venire incontro a tutti coloro che hanno non solo delle difficoltà fisiche ma delle difficoltà cognitive. Il museo, l’abbiano ripetuto da sempre, è la casa di tutti. E per essere la casa di tutti deve essere a tutti accessibile.

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Mosaico d’insieme di tutto il personale del museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“Ma la cosa più importante l’ho lasciata per ultima, last but not least, perché non si parla mai di questo. Il museo Egizio, i musei, non sono la cultura materiale contenuta all’interno delle proprie vetrine. Non sono solo i palazzi in cui siamo e le trasformazioni architettoniche che ci rendono più permeabili, ma il museo sono tutti i nostri colleghi. Allora voglio ringraziare in primis la presidente che mi ha dato la possibilità: quando sono arrivato 10 anni fa c’erano 13 persone al museo Egizio. Oggi ci sono tutti loro: 75 persone. Il museo è fatto da donne e uomini che ogni giorno si interrogano sulla collezione, scrivono una biografia, Questo è il modo più bello per celebrare il Bicentenario”.

Vicenza. Parte col botto “L’archeologia e la scienza raccontano”, la rassegna mensile del Crt: Christian Greco, direttore del museo Egizio presenta il suo libro “Alla scoperta di Tutankhamon” eccezionalmente in Basilica Palladiana. Ecco tutto il programma fino a maggio

vicenza_gruppo-crt_rassegna-conferenze-2023_locandinaParte col botto “L’archeologia e la scienza raccontano”, il ciclo di conferenze organizzate dal Gruppo archeologico CRT di Vicenza da ottobre a maggio in collaborazione con l’assessorato alla Cultura e i Musei civici di Vicenza che affronteranno temi eterogenei su cui relazioneranno alcuni prestigiosi studiosi in ambito archeologico.

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Christian Greco, direttore del Museo Egizio e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana a Vicenza (foto comune di vi)

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Copertina del libro “Alla scoperta di Tutankhamon” di Christian Greco

Sarà infatti Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, ad aprire la rassegna domenica 29 ottobre 2023 (già sold out), con la presentazione del suo libro “Alla scoperta di Tutankhamon”. E se la sede privilegiata sarà il museo Naturalistico Archeologico di Vicenza che ospiterà gli incontri, a cadenza mensile, la domenica alle 17, per l’incontro di apertura con Greco sarà eccezionalmente in Basilica Palladiana alle 18. La conferenza è organizzata grazie anche alla collaborazione con il progetto Relazionésimo che ha allestito nel salone della Basilica, dove si svolgerà la conferenza la mostra, aperta fino al 10 dicembre 2023, “La proporzione aurea. Un viaggio tra emozioni, armonia e conoscenza”. Durante la conferenza di Greco sarà illustrata la scoperta del XX secolo, il ritrovamento della sepoltura del giovane faraone. Ancor oggi lo studio della tomba continua a fornire nuove informazioni, svelando le tessere di un mosaico di storie intrecciate risalenti a 3.370 anni fa. I posti sono tutti esauriti. Nel caso in cui alle 18 ci fossero posti rimasti liberi verranno assegnati a chi si presenterà.

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Annaluisa Pedrotti dell’università di Trento

La rassegna proseguirà domenica 26 novembre 2023 con Annalisa Pedrotti, professore associato all’università di Trento, che prenderà in considerazione “Ötzi l’uomo dei ghiacci, eccezionale esempio del rapido evolversi dei metodi scientifici in archeologia”. Questa mummia naturale, grazie al suo ottimo stato di conservazione, ha consentito di ricostruire le condizioni di vita di un uomo all’inizio dell’età del Rame.

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Alessia Fassone, curatrice del museo Egizio di Torino

Domenica 28 gennaio 2024 Alessia Fassone, curatore del museo Egizio, intratterrà il pubblico su “Gli Egizi a tavola. Cibo per il corpo e per lo spirito”. Grazie alle raffigurazioni sui monumenti e al ritrovamento eccezionale di alimenti nella tomba di Kha e Merit, è oggi possibile ricostruire la dieta degli antichi Egizi. Analisi sulle mummie e sperimentazioni di produzione alimentare gettano nuova luce su vari aspetti della quotidianità antica.

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La prof.ssa Flavia Frisone dell’università del Salento

Domenica 25 febbraio 2024 sarà la volta di Flavia Frisone, professore ordinario all’università del Salento, che si occuperà di “Antiche epigrafi e nuove tecnologie. Da Scipione Maffei al digitale”. L’epigrafia è una disciplina di straordinaria importanza perché permette di leggere le antiche fonti scritte esattamente come erano state redatte all’epoca, così da indagare e conoscere, non solo la storia ufficiale, ma anche quella di gente comune nella sua quotidianità.

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Marisa Rigoni, archeologa

Domenica 21 aprile 2024 Marisa Rigoni, già direttore della soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, esaminerà “Il campo romano di Schio-Santorso. Dati di scavo e problemi aperti”. Si tratta di un’area archeologica che continua a riservare sorprese, come testimonia anche la mostra permanente sugli accampamenti romani ispirata alle attestazioni in loco.

carabinieri-nucleo-tutela-patrimonio-culturale_logoDomenica 26 maggio 2024 Andrea Russo, Maresciallo dei Carabinieri TPC, affronterà “La tutela del patrimonio archeologico” dalla prospettiva della polizia giudiziaria, considerando lo status giuridico del bene archeologico in maniera esauriente ed esaustiva. Il suo percorso abbraccia la problematica a tutto tondo: dal danno causato dagli scavi clandestini e dal loro contrasto, alla preziosa attività del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri (TPA).

L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti. Per informazioni e modalità di prenotazione: inviare una email gruppoarcheologico.crt@gmail.com oppure un messaggio al 3515409028.

Torino. Al museo Egizio per i Seminari Papirologici Torinesi interviene Gabriella Messeri su “La papirologia: creatrice di fatti”

torino_egizio_seminari-papirologici-torinesi_prima-edizione_locandinaL’obiettivo dei Seminari Papirologici Torinesi è approfondire la storia della papirologia e più in generale l’egittologia e la filosofia antica. La prima edizione articolata in cinque appuntamenti viene ospitata al museo Egizio di Torino nella Sala Conferenze: l’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-seminari…. Dopo il primo appuntamento di mercoledì 4 ottobre 2023 con il direttore Christian Greco che ha introdotto i lavori con un intervento sulla “Storia del Museo Egizio”, i Seminari entrano nel vivo mercoledì 18 ottobre 2023, dalle 15 alle 17, con Gabriella Messeri su “La papirologia: creatrice di fatti”. Gli altri appuntamenti sono: l’8 novembre 2023, 15-17, con Guido Bastianini su “Il papiro di Ierocle Stoico (PBerol. 9780 v)”; il 12 novembre 2023, 15-17, con Susanne Toepfer su “Papirologia al Museo Egizio: storia e contenuti della Collezione dei Papiri”. Chiude il 13 dicembre 2023, 15-17, con Tiziano Dorandi su “I due esemplari ercolanesi del “De Stoicis” di Filodemo (PHerc. 155 + 339)”.

Pompei. All’auditorium il workshop “Tempio di Iside a Pompei. Conoscenza, scavo, restauro e fruizione” per presentare gli esiti dei recenti workshop e gli scavi in corso

pompei_parco_workshop-il-tempio-di-Iside_locandinaUn workshop dedicato al Tempio di Iside a Pompei alla sua conoscenza, scavo, restauro e fruizione. Mercoledì 11 ottobre 2023, all’Auditorium degli scavi di Pompei, dalle 11 alle 16, si terrà il workshop “Tempio di Iside a Pompei. Conoscenza, scavo, restauro e fruizione”, organizzata dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con l’università Federico II di Napoli, la Scuola Superiore Meridionale e la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio (BAP) di Napoli, per presentare gli esiti dei recenti workshop (maggio 2021, aprile 2023, e scavi in corso) per la conoscenza, lo scavo, il restauro e la fruizione del tempio di Iside. L’evento è aperto al pubblico. Il programma della giornata sarà introdotto dal direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e dal coordinatore del dottorato di ricerca Acma Carlo Rescigno, e si concentrerà sull’illustrazione degli esiti della campagna di scavo in corso presso il tempio, a cura dei funzionari del Parco. A seguire la prof.ssa Renata Picone, direttrice della Scuola di Specializzazione in Bap di Napoli, interverrà con un contributo su “Il Tempio di Iside a Pompei. Dalla storia dei restauri alle attuali problematiche conservative”. Tra gli interventi, anche un focus speciale su “Il fascino dell’Egitto nel mondo greco-romano” a cura del direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco. Previsto anche sopralluogo allo scavo del tempio di Iside.

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Il Tempio di Iside agli Scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il Tempio di Iside era dedicato al culto antichissimo (di tipo misterico, cioè riservato ai soli iniziati) della dea egizia, che si diffuse in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C. per il suo messaggio di speranza in una vita oltre la morte. Secondo il mito, infatti, Iside recuperò le parti dello sposo Osiride, ucciso e smembrato da Seth, lo ricompose e gli ridiede la vita. Al centro di un cortile porticato si trova il tempio su alto podio; nello spazio antistante stanno l’altare, la fossa per le offerte e un piccolo edificio (purgatorium) al cui interno una scala porta al bacino cui attingere l’acqua, che si diceva provenisse direttamente dal Nilo. Alle spalle del tempio un’ampia sala era dedicata alle riunioni degli iniziati (ekklesiasterion), mentre in una più piccola (sacrarium) erano visibili pitture che narravano episodi del mito della dea.

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Sistro con gatta e fiori di loto rinvenuto il 4 gennaio 1766 nell’ekklesiasterion del Tempio di Iside a Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Gli apparati decorativi, le sculture e gli arredi rinvenuti nel santuario sono esposti al museo Archeologico nazionale di Napoli, ma è possibile rivivere in parte l’effetto originario grazie alla ricollocazione in situ di alcune copie di affreschi e di statue.

Torino. Al museo Egizio incontro con Hermann Parzinger, direttore del Preußischer Kulturbesitz di Berlino, terzo appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei

torino_egizio_what-is-a-museum_Hermann-Parzinger_locandinaTorna “What is a museum?”. Il 26 settembre 2023, alle 18, in Sala Conferenze del museo Egizio di Torino si terrà il terzo appuntamento della serie che porta a Torino i principali direttori di musei di tutto il mondo. Christian Greco dialogherà con Hermann Parzinger, direttore del Preußischer Kulturbesitz di Berlino. Ingresso libero con prenotazione tramite Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/biglietti-what-is-a-museum…. Il posto in sala verrà riservato fino alle 18. L’incontro sarà in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala e sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo. Come possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea.