Forte dei Marmi (Lu). Fervono i preparativi per la grande mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”, curata da Paolo Marini, unico evento fuori sede del museo Egizio di Torino, nell’anno del bicentenario: un viaggio nel tempo alla scoperta dell’antica civiltà nilotica in 24 reperti, dall’Epoca Predinastica (3900−3300 a.C.) all’età greco-romana (332 a.C.−395 d.C.)

La locandina della mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo” a Forte dei Marmi (Lu) dal 1° agosto 2024 al 2 febbraio 2025
Due mesi. Solo de mesi di attesa. A Forte dei Marmi (Lucca) fervono i preparativi per la grande mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”, curata da Paolo Marini, curatore e coordinatore scientifico delle mostre itineranti del museo Egizio di Torino, unico evento fuori sede nell’anno del bicentenario del più antico museo egizio del mondo. Promossa dalla Fondazione Villa Bertelli e dal Comune di Forte dei Marmi, l’esposizione sarà inaugurata al Forte di Leopoldo I, giovedì 1° agosto 2024, dal sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi; dal presidente di Villa Bertelli, Ermindo Tucci; e dal direttore del museo Egizio, Christian Greco. “Gli Egizi e i doni del Nilo” proporrà un viaggio nel tempo alla scoperta dell’antica civiltà nilotica in 24 reperti, dall’Epoca Predinastica (3900−3300 a.C.) all’età greco-romana (332 a.C.−395 d.C.). Vasi, stele, amuleti e papiri, oltre alla maschera funeraria di età romana (30 a.C.-395 d.C.), una riproduzione, idealizzata del volto del defunto, realizzata in cartonnage e destinata alla protezione magica della mummia, offriranno al pubblico un assaggio del Museo più antico al mondo, dedicato alla civiltà sviluppatasi sulle rive del Nilo. Proprio nell’autunno 2024, infatti, il museo Egizio, che custodisce circa 40mila reperti, di cui 12mila in esposizione, celebrerà il suo bicentenario. E la mostra di Forte dei Marmi rientra tra le iniziative che nel corso dell’anno celebreranno questo importante traguardo, non solo a Torino.
“La mostra Gli Egizi e i doni del Nilo”, spiega il curatore Paolo Marini ad archeologiavocidalpassato.com, “nasce grazie a una collaborazione tra il museo Egizio e il Comune di Forte dei Marmi. Si tratta di una mostra che si rivolge a un pubblico trasversale non soltanto ai locali che vivono a Forte dei Marmi ma anche ai turisti che in estate visitano quella località per cui ha un respiro internazionale. È una mostra che attinge ai magazzini del museo Egizio. Infatti verranno esposti 24 reperti che sono di eccezionale bellezza che raccontano quella che è stata la lunghissima storia dell’Antico Egitto a partire dalla fine del IV millennio a.C. e fino al IV secolo d.C. E in questo lungo percorso vi saranno oggetti che parleranno della realizzazione di vasi, di stele, di vasi canopi, di statue, e quindi di quelle che sono state le grandi arti che hanno fatto l’Egitto il Paese che oggi tutti noi conosciamo”.

Presentazione, al museo Egizio di Torino, della mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”: da sinistra, Ermindo Tucci, Fabio Genovesi, Bruno Murzi ed Evelina Christillin (foto graziano tavan)
“Dopo la trasformazione del 2015 il museo Egizio si è aperto al mondo, ha cambiato costantemente la sua offerta espositiva, ha studiato nuove strade e modalità per raccontare non solo la cultura materiale, ma anche la storia nascosta dei reperti e della civiltà dell’antico Egitto, attraverso la ricerca e le nuove tecnologie”, intervengono la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin e il direttore, Christian Greco. “Ora ci apprestiamo a vivere una nuova stagione di trasformazione, in occasione dei 200 anni del Museo. Celebrarli non è solo un esercizio di memoria, ma significa anche programmare il futuro con un occhio attento anche alla ricostruzione del paesaggio, della natura e della cultura, da cui provengono gli oggetti che custodiamo e raccontiamo al pubblico. Alla base di questa evoluzione c’è l’idea di un museo come laboratorio della contemporaneità, attento alla condivisione dei saperi, in cui la storia, l’archeologia e la ricerca, costituiscono non solo uno strumento per preservare il passato e la memoria, ma anche una sorta di lente di ingrandimento sull’oggi e su un patrimonio archeologico, che ci permette di sentirci parte di un’unica collettività. In quest’ottica, proprio nell’anno del bicentenario è nata la collaborazione con il Comune di Forte dei Marmi e con Villa Bertelli”,

Il Fortino Leopoldo I, luogo iconico di Forte dei Marmi (Lu) (foto comune forte dei marmi)
“Il Comune di Forte dei Marmi, per la prima volta in Toscana”, dichiarato il sindaco Bruno Murzi, “ospiterà la mostra Gli Egizi e i doni del Nilo, a cura del museo Egizio di Torino, prima realtà museale in Italia e seconda nel mondo in grado di raccontare questa meravigliosa storia millenaria. Ringrazio la presidente Evelina Christillin e il direttore Christian Greco per l’opportunità di far vivere ai nostri cittadini, agli ospiti, ma anche a tutti gli studenti di ogni ordine e grado, che inviteremo, questo imperdibile percorso archeologico e storico. È, quindi, con fiera soddisfazione che abbiamo messo a disposizione gli spazi del Forte di Leopoldo I nel cuore del paese, dove sarà possibile vedere l’esposizione con visite guidate e altre iniziative, capaci di far diventare la nostra città, per qualche mese, centro pulsante di storia e cultura a fianco di un museo italiano, gloria e vanto dell’intero Paese”.
“Per la Fondazione Villa Bertelli è un onore, ma anche una grande gioia”, prosegue il presidente di Villa Bertelli, Ermindo Tucci, “presentare questa prestigiosa mostra, che ci ha permesso di collaborare con il museo Egizio di Torino, nell’anno dei festeggiamenti del bicentenario della sua istituzione. Forte dei Marmi è una realtà turistica, che seppure nota in Italia e nel mondo, non vanta una storia antica, come il resto della nostra penisola. Tuttavia, deve il suo nome alla realizzazione del simbolo del paese, il Fortino, che è una struttura fortificata costruita da Leopoldo I Granduca di Toscana, nonno di Leopoldo II, finanziatore, congiuntamente a Carlo X di Francia, della spedizione franco-toscana in Egitto nel 1828, diretta dal grande egittologo francese Jean Francois Champollion e dal giovane collega italiano Ippolito Rosellini. Un legame storico, dunque, che si riallaccia idealmente in questa occasione e La Fondazione Villa Bertelli si inserisce con orgoglio in questa illustre scia, per consentire nel secondo millennio, di accedere a un evento che, sono certo, rimarrà un fiore all’occhiello nella nostra storia culturale e artistica”.

Modellino di imbarcazione dei corredi funerari del Primo Periodo Intermedio (2118-1980 a.C.) consevato al museo Egizio di Torino (foto mudeo egizio)
Tra i reperti in mostra, un tipico modellino di imbarcazione dei corredi funerari del Primo Periodo Intermedio (2118-1980 a.C.), in legno stuccato e dipinto, decorato con la coppia di occhi udjat a protezione dello scavo. Queste imbarcazioni in genere rappresentano il viaggio del defunto verso la città sacra di Abido. Dalla Galleria della Cultura materiale del museo Egizio proviene invece il set completo di vasi canopi in alabastro di Ptahhotep, vissuto durante il Terzo Periodo Intermedio (1076-722 a.C.). I 4 vasi sono chiusi da coperchi che ritraggono i Figli di Horus, con teste zoomorfe, utilizzati per conservare separatamente gli organi del defunto. Il percorso espositivo sarà arricchito da infografiche e da installazioni multimediali, con approfondimenti storico-scientifici sui reperti e i diversi periodi storici. In esposizione anche una riproduzione digitale in 3D della monumentale statua di Ramesse II, uno dei reperti simbolo del Museo Egizio, che risale al XIII secolo a.C. ed è inamovibile.

Riproduzione digitale in 3D della monumentale statua di Ramesse II, uno dei reperti simbolo del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
In preparazione anche una speciale audioguida in italiano e in inglese, con la voce dello scrittore fortemarmino Fabio Genovesi, candidato al Premio Strega con il romanzo “Oro puro”. Sono inoltre allo studio laboratori didattici e visite guidate, che vedono la collaborazione tra Villa Bertelli e il museo Egizio.
Torino. Al museo Egizio lo storico Aldo Schiavone dialoga con Christian Greco e Orazio Licandro sul suo libro suo libro “Cleopatra. Una donna” (Einaudi). Incontro in presenza e on line
Nell’ambito del palinsesto di appuntamenti in occasione del Salone del Libro OFF di Torino, il 13 maggio 2024, alle 18.30, il museo Egizio di Torino ospita un incontro con Aldo Schiavone sul suo libro “Cleopatra. Una donna” (Einaudi), in conversazione con il direttore Christian Greco e l’epigrafista e papirologo Orazio Licandro (università di Catania). Ingresso libero in sala conferenze, con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/aldo-schiavone-cleopatra…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul nostro canale YouTube del museo. L’evento è in collaborazione con Einaudi Editore. Aldo Schiavone ha insegnato all’università di Firenze, l’Istituto Italiano di Scienze Umane, di cui è stato direttore, e la Scuola Normale di Pisa. Nel suo nuovo lavoro racconta la vita di Cleopatra attraverso sette momenti cruciali, recuperando uno sguardo oltre la narrazione dei vincitori e, soprattutto, superando la diffusione dei tanti stereotipi legati ad una donna di grande potere, all’impensabile.

Copertina del libro “Cleopatra. Una donna” di Aldo Schiavone
Cleopatra. Una donna. Nella storia che qui si presenta, a concepire l’idea di conquistare il potere sul mondo è stata una donna. Una regina che avrebbe lottato sino alla fine, mettendo tutto in gioco, per portare a compimento il suo progetto. Un piano che se si fosse realizzato avrebbe spostato definitivamente a Oriente l’asse politico e culturale dell’impero romano. Cleopatra sarebbe diventata così la garante di questo nuovo equilibrio, mettendo l’Egitto alla guida di un sistema di dominio organicamente integrato in quello romano. Il tentativo si concluderà con una rovinosa sconfitta, ma l’intelligenza, l’ambizione e la libertà di cui la protagonista aveva dato prova erano uno scandalo indicibile per il suo tempo, assolutamente da rimuovere e da trasformare in qualcosa di meno sconvolgente e di più comprensibile e familiare: non altro che in una dismisura sfrenata – e tuttavia non eversiva – di sesso, di seduzione e di tradimenti. Cleopatra ha dedicato la sua intera vita alla realizzazione di un progetto di straordinaria ambizione: spostare a Oriente l’asse politico e culturale dell’impero romano, e diventare ella stessa la garante di questo nuovo equilibrio, mettendo l’Egitto alla guida di un sistema di dominio organicamente integrato in quello romano, che sarebbe dovuto arrivare dal Nilo al regno dei Parti e oltre. Se un simile disegno fosse stato realizzato, la storia di Roma avrebbe preso un’altra direzione, e con essa, probabilmente, la storia d’Europa. L’aver concepito questa visione è la chiave del rapporto della regina con Cesare, e poi con Antonio: in apparenza subalterno nel primo caso; da leader incontrastata nel secondo. La vicenda di Cleopatra viene ricostruita illuminandone in presa diretta sette momenti cruciali, intorno ai quali è eseguito il montaggio dell’intero racconto: la notte prima della battaglia di Azio; l’incontro con Cesare, ad Alessandria, nell’autunno del 48; il giorno della morte di Cesare, trascorso dalla regina nella sua villa romana di Trastevere; il primo incontro con Antonio, a Tarso, in Cilicia, sulle rive del Cidno, in un giorno d’estate del 41; la ripresa dei rapporti con lui, nell’estate del 37, ad Antiochia; la giornata di Azio, il 2 settembre del 31; il colloquio con Ottaviano (Augusto) e il suicidio ad Alessandria, nel Palazzo dei Tolomei, fra l’8 e il 10 agosto del 30.
Torino. Al museo Egizio incontro con Tristram Hunt, direttore del Victoria & Albert Museum di Londra, settimo appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei
Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea. Il protagonista del settimo incontro, il 10 maggio 2024, alle 18.30, sarà il direttore del Victoria & Albert Museum di Londra, Tristram Hunt in dialogo con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, per riflettere sul presente e sul futuro dei musei, con particolare riferimento a quelli archeologici. L’evento si tiene nella sala conferenze del Museo, ingresso libero con prenotazione tramite Eventbrite: Talk “What is a museum?” Tristram Hunt in dialogo con Christian Greco Tickets, Thu, May 9, 2024 at 6:30 PM | Eventbrite. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala, disponibile anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio. L’incontro è parte del programma di appuntamenti realizzati dal museo Egizio di Torino in occasione del Salone Off.
Torino. Al museo Egizio l’antropologa Giulia Grechi dialoga con Christian Greco e Maria Elena Colombo sul suo libro “Decolonizzare il museo. Mostrazioni, pratiche artistiche, sguardi incarnati” (Mimesis Edizioni). Incontro in presenza e on line
Martedì 7 maggio 2024, alle 18.30, nella sala conferenza del museo Egizio di Torino l’autrice Giulia Grechi dialogherà con Christian Greco e Maria Elena Colombo sul suo libro “Decolonizzare il museo. Mostrazioni pratiche artistiche sguardi incarnati”, di Mimesis Edizioni. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/giulia-grechi-decolonizzare… L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul nostro canale YouTube del museo. Durante la serata sarà possibile acquistare il volume oggetto dell’incontro. L’incontro è realizzato in collaborazione con Mimesis Edizioni ed è parte del nostro programma di appuntamenti realizzati in occasione del Salone Off.

Copertina del libro “Decolonizzare il museo. Mostrazioni, pratiche artistiche, sguardi incarnati” (Mimesis Edizioni)
Il museo è lo specchio colossale in cui l’Europa si è costruita e rappresentata, anche attraverso il riflesso dell’immagine di altre culture: culture esposte mentre se ne costruiva, parallelamente, l’invisibilizzazione. Museo, nazionalismo e colonialismo parlano la stessa lingua. Oggi il colonialismo cambia forme e modalità di espressione, ma la sua potenza non si è ancora esaurita. Sopravvive anche nei musei contemporanei, in particolare nei musei etnografici, e in tanti altri ambiti del vivere sociale, perché oltre la messa a fuoco museale che questo libro propone, la questione riguarda tutto quello che c’è intorno, a perdita d’occhio. Una colonialità eclatante e millimetrica, pubblica e domestica, che abbiamo interiorizzato nel nostro ordinario, e che abbiamo la necessità di comprendere e trasgredire in tutti i luoghi in cui si esprime. Il museo può diventare un luogo cruciale: a partire da un’analisi riflessiva e critica delle sue radici coloniali, può trasformarsi in un vero e proprio laboratorio di pratiche di decolonizzazione. Il libro propone alcune tracce possibili di questo processo, attraverso la rimediazione delle arti contemporanee.

L’antropologa Giulia Grechi
Giulia Grechi è antropologa. Si interessa di studi culturali e post/de coloniali e di museologia, con un focus sulla corporeità e sulle eredità culturali. La conversazione verterà sul tema del museo come specchio colossale attraverso il quale l’Europa si è rappresentata, anche attraverso l’immagine di cultura altre.
Torino. Il 107.mo Giro d’Italia omaggia l’Egizio nell’anno del bicentenario (1824-2024) e il museo dona al vincitore della prima tappa, Venaria Reale-Torino, una riproduzione 3D della collana d’oro di Kha, l’architetto dei faraoni

La galleria con la Tomba di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La riproduzione 3D della collana d’oro di Kha per il vincitore della prima tappa del Giro d’Italia 2024, Venaria Reale – Torino (foto rcs)
Il 107.mo Giro d’Italia rende omaggio al museo Egizio di Torino, e il museo Egizio di Torino rende omaggio al Giro d’Italia. E non potrebbe essere altrimenti. Sabato 4 maggio 2024, la prima tappa della “corsa rosa” da Venaria Reale a Torino, oltre a commemorare il 75.mo anniversario della tragedia del Grande Torino, con un passaggio al colle di Superga, partecipa anche alle celebrazioni per il bicentenario del museo Egizio (1824 – 2024), il più antico museo egizio al mondo. Così al vincitore della prima tappa sarà assegnato uno speciale premio: una riproduzione in 3D della celebre collana di Kha, l’architetto di grandi faraoni della XVIII dinastia di cui a Torino è conservata la mummia e tutto il corredo della sua tomba scoperta da Ernesto Schiaparelli nel 1906. “Un’idea brillantissima del nostro direttore Christian Greco”, ha spiegato Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, “di omaggiare la prima maglia rosa con la riproduzione della collana di Kha”.

La radiografia alla parte superiore del corpo di Kha che mette in evidenza il collare al valore in dischi doro e i grandi orecchini (foto museo egizio)
La collana è ancora avvolta tra le bende della mummia ed è stata “recuperata” grazie alle nuove tecnologie non invasive, come ben illustrato nella mostra “Archeologia invisibile”. Si tratta di un Il collare shebyu, il cosiddetto “oro del valore” era un’onorificenza con il quale il faraone ricompensava i funzionari più capaci.
Torino. Al museo Egizio, nell’anno del bicentenario, avviato il riallestimento della Galleria dei Re: fino a ottobre le statue di dei e faraoni sono spostate nell’atrio e sotto le arcate del museo Egizio e dell’Accademia delle Scienze. L’esposizione “Verso la nuova Galleria dei Re” ricorda il loro arrivo, 200 anni fa, con la collezione Drovetti

Lo spostamento delle statue degli dei e dei faraoni dalla Galleria dei re nell’atrio e sotto le arcate del museo (foto museo egizio)

Una delle sale dello statuario con l’allestimento di Dante Ferretti, per le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 (foto museo egizio)
Le statue di dei e faraoni della Galleria dei Re del museo Egizio di Torino in questi giorni hanno lasciato la loro sede, un po’ la loro casa, quella dove il pubblico ha imparato a riconoscerli e ad “amarli” soprattutto in quello che doveva essere un allestimento temporaneo realizzato dal premio oscar Dante Ferretti in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Temporaneo, si diceva. Quasi vent’anni dopo, proprio nell’anno del Bicentenario del museo Egizio, è arrivato il momento di affrontare il nuovo allestimento. Così, per consentire i lavori, le statue della Galleria dei Re sono protagoniste dal 23 aprile 2024 di un nuovo allestimento temporaneo nell’atrio e sotto le arcate del museo Egizio e dell’Accademia delle Scienze, dal titolo “Verso la nuova Galleria dei Re”. L’esposizione, frutto della collaborazione tra le due istituzioni, offrirà fino a ottobre 2024 ai visitatori una suggestione dell’origine del museo, 200 anni fa, quando arrivarono a Torino le grandi sculture di faraoni e divinità. Nel 1823 queste, infatti, assieme a migliaia di reperti della collezione Drovetti, varcarono la soglia del palazzo barocco che oggi ospita il museo Egizio e l’Accademia delle Scienze e furono sistemate al piano terreno e nella corte. Un anno dopo nacque a Torino il primo museo Egizio al mondo.

Quadro di Marco Nicolosino rappresentante lo statuario intorno al 1830 nella sala a sinistra del cortile, prima del suo trasferimento nelle attuali sale. museo Egizio (foto museo egizio)

L’allestimento temporaneo “Verso la nuova Galleria dei Re” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
L’allestimento richiama la posizione originale delle statue nei cortili dei grandi templi dell’antico Egitto, dove le divinità e i faraoni, pur manifestando la propria ieraticità e autorevolezza, mantenevano uno stretto legame con i fedeli. In questo nuovo allestimento il visitatore potrà cogliere dettagli dei reperti, che prima non erano fruibili, come le iscrizioni geroglifiche sulla parte alta del trono della statua di Tutmosi I o come la parte posteriore del copricapo del sovrano Horemheb o il suo naso, che da lontano dà la falsa impressione di essere all’insù a causa di un restauro ottocentesco. La maggiore vicinanza alle statue permette al visitatore di fruirle meglio, senza nulla togliere alla loro imponenza. Da 200 anni museo Egizio e Accademia delle Scienze condividono il palazzo barocco già Collegio dei Nobili, intrecciano attività, iniziative, studi e ricerche; condividono uomini e studiosi, da Bernardino Drovetti a Jean François Champollion e persino alcuni direttori dell’Egizio: da Ernesto Schiaparelli a Silvio Curto, ma soprattutto sono chiamati insieme a mantenere e valorizzare un patrimonio di collezioni e di storia.

Una delle sale dello statuario all’epoca della direzione di Ernesto Schiaparelli, a inizio ‘900 (foto museo egizio)

Una delle sale dello statuario all’epoca della direzione di Anna Maria Donadoni-Roveri, anni ‘90 – inizio Duemila (foto museo egizio)
La mostra è l’occasione per fare il punto sull’evoluzione degli allestimenti delle statue al Museo in due secoli di storia e per riportare l’attenzione sui documenti ottocenteschi originali, di una delle collezioni egittologiche più importanti al mondo, custoditi e visibili al Museo e all’Accademia delle Scienze. Raffigurazioni, pitture e foto storiche, lungo il percorso espositivo, richiamano i momenti salienti della collezione di reperti monumentali. All’Accademia sono invece conservate alcune lettere del padre dell’egittologia Jean François Champollion, i carnet di viaggio di Carlo Vidua e altri documenti, che ci hanno permesso di ricostruire l’intreccio di vicende e personaggi storici e accademici che contribuirono a dare i natali al museo Egizio. Un primo catalogo manoscritto che riporta l’inventario della collezione venduta dal console generale di Francia Bernardino Drovetti (1776-1852), socio dell’Accademia delle Scienze, a Carlo Felice di Savoia, per la cifra da capogiro per l’epoca di 400mila lire è conservato in duplice copia al museo Egizio e all’Accademia delle Scienze e riporta suddivisi per materiale più di 8300 reperti, di cui 3007 tra medaglie e monete.

L’allestimento temporaneo “Verso la nuova Galleria dei Re” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
“Questo allestimento permette finalmente di guardare in viso le statue”, dichiarano la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin e il direttore, Christian Greco. “Si coglie il loro valore storico artistico, si notano dettagli fino ad oggi preclusi alla vista a causa del posizionamento su alti piedistalli. Al pomeriggio quando il sole lambisce le Sekhmet penetrando tra le arcate del portico del museo Egizio, esse sembrano tornare alla loro collocazione originaria nel tempio funerario di Amenhotep III a Tebe, l’odierna Luxor. Si nota la ritmicità seriale e al contempo, osservandole da vicino e immerse nella luce naturale, si possono scrutare i dettagli e la resa dissimile di ciascuna. Costituiscono davvero, come afferma il professor Jean Yoyotte, una splendida litania di pietra”.

Incisione di Giuseppe Chiappori di una delle sale dello statuario nel 1851, all’epoca della direzione di Francesco Barucchi (da Stefani e Mondo, Torino e Suoi Dintorni, 1852) (foto museo egizio)
“In occasione dell’allestimento temporaneo della Galleria dei Re”, sottolinea Massimo Mori, presidente dell’Accademia delle Scienze, “abbiamo pensato di condividere i documenti originali che hanno dato vita al Museo come valore aggiunto per meglio comprendere il clima di grande fermento che in quegli anni caratterizzava la vita culturale e intellettuale di Torino: in particolare, l’intervento degli Accademici, mossi da interesse di studio scientifico, è stato fondamentale nel determinare l’arrivo dell’Egitto a Torino. Infatti, all’Accademia non soltanto è custodito il Catalogue originale, ossia l’inventario del fondo Drovetti, ma è conservato tutto il fondo archivistico di Bernardino Drovetti. Si possono inoltre consultare le lettere della corrispondenza di Drovetti, Champollion, Vidua e di altri grandi studiosi dell’egittologia. Si può osservare la copia della monumentale opera Description de l’Égypte raccolta di tavole disegnate tra il 1809 e il 1829 con le indicazioni di tutte le aree di scavo e con la riproduzione a colori dei geroglifici su cui Champollion si formò prima di recarsi in Egitto per la prima volta”.
“L’Accademia delle Scienze sempre più, nel futuro, si vede come un luogo aperto al confronto sui temi scientifici e umanistici di attualità che attraversano la società contemporanea”, dichiara il direttore Chiara Mancinelli, “e siamo consapevoli che per diffondere e condividere i nostri contenuti culturali sia necessario un cambio di linguaggio, di comunicazione e di interazione con il pubblico senza snaturare la vocazione di studio dell’Accademia. Proprio per questo motivo abbiamo prodotto e dedicato a Bernardino Drovetti il primo di una serie di documentari dedicati alle storie che l’Accademia può raccontare (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2023/12/13/torino-allaccademia-delle-scienze-presentazione-del-documentario-il-grande-viaggio-di-giulio-cavallini-sulla-collezione-drovetti-acquistata-dai-savoia-che-avrebbe-creato-il-museo-egiz/). Il grande viaggio è disponibile sul nostro canale YouTube, che conta oggi più di 12.000 iscritti e 1 milione e mezzo di visualizzazioni, affinché l’accessibilità alla conoscenza sia garantita a un vasto pubblico. L’Accademia ha anche lanciato due serie podcast dal titolo La scienza, che storia! che hanno riscontrato grande consenso anche tra i più giovani. Si organizzano poi annualmente molti appuntamenti di divulgazione scientifica gratuiti aperti al pubblico su temi di attualità, approfonditi da studiosi, ricercatori e accademici”.

Il diplomatico Bernardino Drovetti da Barbania (To) (foto museo Egizio)
Originario di Barbania, nel Canavese, Bernardino Drovetti (1776-1852) intraprende la carriera politica e diplomatica dapprima a Torino durante gli anni della Rivoluzione francese, poi, dal 1803 in Egitto, dove opera per il corpo diplomatico francese. Viene nominato Console di Francia nel 1811. In questi anni comincia ad avvicinarsi alle antichità egizie. Grazie anche ai permessi concessi da Mohamed Ali, viceré d’Egitto, avvia una serie di scavi lungo il Nilo al fine di riunire una propria collezione. Questo periodo, denominato “l’età d’oro dei consoli”, vede diversi diplomatici europei competere per acquisire il maggior numero di antichità, da vendere poi ai grandi musei d’Europa. Negli anni della sua permanenza in Egitto, Drovetti riunisce una prima importante collezione di antichità che vende poi nel 1824 ai Savoia. Nell’area del grande tempio di Amon a Karnak (Luxor) dove, a partire dal 1811, Drovetti e i suoi collaboratori riunirono statue di divinità e sovrani, risalenti principalmente al Nuovo Regno (1539-1076 a.C.).

Bernardino Drovetti, al centro, tra le rovine di Tebe nel 1818 (foto museo egizio)
All’inizio del 1820 Bernardino Drovetti incontra al Cairo un viaggiatore e collezionista piemontese, il conte Carlo Vidua (1785-1830). Questo incontro favorisce la riuscita dell’affaire Drovetti, l’arrivo a Torino di una collezione egizia che avrebbe segnato la nascita del museo Egizio. Senza la lungimiranza e la tenacia del giovane conte di Conzano, le antichità di Drovetti sarebbero finite probabilmente in un’altra e più importante capitale europea. “Desidero, che i forestieri non possano più dire: Turin est une ville fort jolie, fort régulière, mais il n’y a presque rien à voir (Torino è una città molto carina, molto regolare, ma non c’è quasi nulla da vedere)”, scriveva Vidua all’epoca.

Giulio Cordero di San Quintino da Mondovì (Cuneo) (foto museo egizio)

La statua monumentale di Seti II al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Vittorio Emanuele I di Savoia, spinto da diversi esponenti dell’élite culturale sabauda, anche rappresentata dai Soci dell’Accademia delle Scienze, mostra un interesse già nel 1820, anno in cui è datata la decisione sovrana di acquisto della collezione in favore dell’università di Torino. I moti del 1821, il cambio del re e dei ministri e la distanza geografica con l’Egitto rallentano l’intera procedura di acquisto e soltanto alla fine del 1823 i primi carri colmi di antichità arrivano a Torino. Dopo aver eseguito il primo riscontro inventariale della collezione a Livorno, Giulio Cordero di San Quintino si occupa del trasporto delle antichità a Torino. I reperti, dopo essere stati imbarcati da Livorno a Genova, vengono trasportati a Torino su carri d’artiglieria, in parte forniti dall’Arsenale Militare, trainati da buoi e cavalli da tiro. San Quintino affronta non poche difficoltà a causa dello stato delle strade in terra battuta e del peso delle antichità: il gigantesco colosso di Seti II viene issato su un carro costruito appositamente e trainato da 16 cavalli da tiro.

Appunti autografi di Jean-François Champollion conservati al museo Egizio di Torino ed esposti nella mostra “Champollion e Torino” (foto museo egizio)
Non possediamo la data ufficiale dell’apertura del museo Egizio, sappiamo però che nei primi allestimenti le statue sono sistemate in una grande sala al piano terreno, in cortile e in una manica dell’arcata del palazzo. E sappiamo che nel 1824 per ammirare la collezione Drovetti giunse a Torino Jean-François Champollion, il padre dell’egittologia, colui che decifrò i geroglifici. “Questa è cosa stupenda!” esclama entrando per la prima al Collegio dei Nobili. Invitato a Torino dall’Accademia delle Scienze, Champollion per quasi nove mesi studia senza tregua tantissimi reperti e papiri del museo Egizio, che costituiscono per lui la prima vera possibilità di entrare in contatto diretto con i geroglifici. Torino ormai si avvia a diventare una delle capitali mondiali dell’egittologia, come certifica la frase di Champollion: “La strada per Menfi e Tebe, passa da Torino”.
Bologna. All’Oratorio San Filippo Neri, e on line, Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, presenta il libro “Alla ricerca di Tutankhamun” in dialogo con Daniela Picchi, curatrice del museo civico Archeologico


Christian Greco presenta il libro “Alla ricerca di Tutankhamun” a Bologna (foto franco cosimo panini)
Quando nel novembre del 1922 Howard Carter entra nella tomba del faraone Tutankhamun, il nome del faraone, dimenticato dalla storia, torna a essere pronunciato dopo tremila anni. La tomba ha garantito al faraone una seconda vita come simbolo dell’intera civiltà egizia. Ma come è stato possibile? Domenica 14 aprile 2024, alle 18.30, Christian Greco presenta “Alla ricerca di Tutankhamun” nella suggestiva cornice dell’Oratorio San Filippo Neri in via Manzoni 5 a Bologna, in dialogo con Daniela Picchi, curatrice del museo civico Archeologico di Bologna. L’evento sarà disponibile anche online in diretta, è possibile utilizzare il pulsante sotto “iscriviti” per ricevere gratuitamente il link della diretta ((1) Domenica 14 Aprile – ore 18.30… – Franco Cosimo Panini Editore | Facebook).

Copertina del libro “Alla ricerca di Tutankhamun” di Christian Greco (Franco Cosimo Panini Editore)
Alla ricerca di Tutankhamun. Il ritrovamento della tomba di Tutankhamun, nel novembre 1922, con i suoi tesori mozzafiato, è l’evento archeologico più sensazionale di tutti i tempi. Sono innumerevoli i libri dedicati al re bambino e alla sua tomba, ma questo è il primo di Christian Greco che racconta in modo appassionato e coinvolgente – ma con rigore scientifico – il ritrovamento della tomba ad opera dell’archeologo britannico Howard Carter e fornisce al lettore una prospettiva unica su questa straordinaria scoperta archeologica, la più emozionante che il mondo abbia mai conosciuto. Sono minuziosamente descritti i tesori ritrovati intatti nella tomba – dalla maschera d’oro al trono, dai sarcofagi alla mummia reale – insieme alla storia del giovane faraone che è da sempre circondata da mistero. Christian Greco conduce i lettori in un viaggio che inizia con la riforma religiosa del faraone “eretico” Akhenaten ed esplora i grandi misteri legati a Tutankhamun – dalla sua ascendenza alle cause della morte – fino a indagare l’impatto che i favolosi oggetti ritrovati nella tomba hanno avuto sull’immaginario contemporaneo. Al centro, le incredibili vicende che hanno portato Howard Carter al ritrovamento della tomba, il lavoro archeologico grazie al quale gli oggetti diventano reperti, il ruolo dei mass-media e della politica, l’impatto che Tutankhamun ha avuto su tutto il Novecento.
Bologna. Al museo civico Archeologico l’incontro con Greco e il concerto “Cantami, o Egitto!” chiudono alla grande il ciclo “L’Egitto dei Musei: Bologna, Città del Vaticano, Firenze, Torino” per i 30 anni del nuovo allestimento della collezione Egizia
“Trent’anni e non sentirli”. Così la direzione del museo civico Archeologico di Bologna aveva lanciato il ciclo “L’Egitto dei Musei: Bologna, Città del Vaticano, Firenze, Torino” (13 gennaio – 13 aprile 2024) che, per ricordare-celebrare l’anniversario del nuovo allestimento della collezione Egizia dell’Archeologico avvenuto nel 1994, ha voluto mettere a confronto, attraverso le voci di direttori e curatori, le principali collezioni egittologiche italiane (vedi Bologna. Nel trentennale del nuovo allestimento della sezione egizia del museo civico Archeologico ciclo di incontri “L’Egitto dei Musei: Bologna, Città del Vaticano, Firenze, Torino”: a confronto le voci di direttori e curatori delle principali collezioni egittologiche italiane | archeologiavocidalpassato). Con sabato 13 aprile 2024 siamo giunti alla fine del ciclo con un doppio appuntamento che chiude in bellezza per “L’Egitto dei Musei”. Alle 17, incontro con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, su “A 200 anni dalla fondazione. Il Museo Egizio di Torino”. E poi alla 21, concerto “Cantami, o Egitto!” con il Coro Athena diretto da Marco Fanti. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti disponibili.
Torino. Al museo Egizio per “Dialoghi di Archeologia” Daniela Frangipane dialoga con il direttore Christian Greco e Andrea Augenti sul loro libro “Un frammento alla volta. Dieci lezioni dall’Archeologia” (Il Mulino). In presenza e on line
Al museo Egizio di Torino nuovo appuntamento con la serie di incontri “Dialoghi di Archeologia”. Giovedì 28 marzo 2024, alle 18, l’autrice Daniela Frangipane dialogherà con Andrea Augenti e Christian Greco sul suo libro “Un frammento alla volta. Dieci lezioni dall’Archeologia”, edito da Il Mulino. L’evento si tiene nella sala Conferenze del Museo e l’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/marcella-frangipane-un…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Frammenti di vita quotidiana, tracce di rituali religiosi, di attività economiche e di relazioni tra persone e con l’ambiente: gli oggetti portano il segno di quanto avvenuto nel tempo in cui furono creati e delle loro funzioni all’interno della comunità. Come schegge di uno specchio ci restituiscono l’immagine di quello che siamo stati e ci aiutano a dar forma al passato. Per riannodare i fili di questi mondi lontani e poco riconoscibili è necessario un lavoro lungo anni. Oltre quaranta sono quelli che Marcella Frangipane ha trascorso sul sito di Arslantepe in Anatolia, dove sorge il palazzo pubblico più antico del mondo: un viaggio nel tempo – che risale al V millennio a.C. e oltre – e nello spazio – esteso a tutto il territorio della Mezzaluna fertile – alla scoperta delle prime civiltà umane e di quei fenomeni politici e sociali che ancora regolano le nostre vite. Dieci lezioni dall’archeologia dei tempi più antichi per capire come siamo arrivati fin qui e come potrebbe essere il nostro domani.
Torino. Al museo Egizio incontro con Anna-Vasiliki Karapanagiotou, direttrice dell’Hellenic National Archaeological Museum di Atene, sesto appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei
Come possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea. Il protagonista del sesto incontro, il 7 marzo 2024, alle 18, sarà Anna-Vasiliki Karapanagiotou, direttrice dell’Hellenic National Archaeological Museum di Atene, in dialogo con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, per riflettere sul presente e sul futuro dei musei, con particolare riferimento a quelli archeologici. L’evento si terrà nella sala conferenze del Museo, ingresso libero con prenotazione tramite Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/anna-vasiliki…. L’incontro sarà in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala e sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino. Si parlerà di esperienza fisica e digitale, ingaggio del pubblico, un’offerta culturale sempre più coinvolgente. Un’occasione unica per riflettere sul futuro del MAN, che ha appena festeggiato i 150 dalla sua fondazione, e del Museo Egizio, che nel 2024 celebra il bicentenario.
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