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Medio Egitto. Ad Antinoupolis, la città romana voluta dall’imperatore Adriano per il favorito Antinoo c’è un tempio ramesside di 1400 anni prima. Ne parla, con le ultime scoperte, l’egittologa Giulia Rosati al museo Egizio di Torino

La locandina dell’incontro con Giulia Rosati al museo Egizio di Torino sul tempio ramesside di Antinoupolis

L’egittologa Giulia Rosati

Poco meno di 300 chilometri a Sud del Cairo, e a una decina da Beni Hasan, nel Medio Egitto sorgono le rovine della città di Antinoupolis, città fondata nel 130 d.C. dall’imperatore Adriano in memoria del suo favorito Antinoo, che secondo la tradizione si sarebbe lasciato annegare nel fiume per salvare il suo imperatore, come vaticinato da un oracolo. Tra le rovine di questa città romana si notano i resti di un tempio realizzato circa 1400 anni prima da Ramses II, riutilizzando gran parte di materiali di Tell el-Amarna, la città del faraone eretico Akhenaten. Prenderà spunto da questo tempio l’incontro con l’egittologa Giulia Rosati al museo Egizio di Torino. Appuntamento martedì 26 marzo 2019 alle 18 nella sala conferenze dell’Egizio. Giulia Rosati parlerà di “Un tempio per Amon e per tutti gli dei nella Città di Antinoo: antichi e nuovi culti nella fondazione di Adriano”. La conferenza sarà introdotta dal direttore del museo Egizio, Christian Greco. Gloria Rosati è professore associato di Egittologia all’università di Firenze dal 2007. Fin dal 1978 ha partecipato alle campagne di scavo dell’università di Firenze ad Antinoupolis, in Medio Egitto, e sta portando a compimento, assieme all’architetto M. Coppola, l’edizione del tempio di Ramses II. Nel corso degli anni ha partecipato a campagne in Egitto (Luxor) e Sudan (Gebel Barkal) dirette dall’università di Roma La Sapienza, e ha fatto pratica di testi funerari e rituali su papiro in scrittura ieratica, contribuendo al riordino della collezione dell’Istituto Papirologico “G. Vitelli” – Università di Firenze.

I resti del tempio ramesside ad Antinoupolis (Egitto)

“Sebbene privo dei muri e delle coperture”, spiegano gli studiosi, “del tempio ramesside di Antinoupolis restano le colonne di corte e sala ipostila e – caso raro – gli architravi dell’ipostila e della terrazza orientale della corte. Ne è stata ormai definita correttamente la pianta e si possono fare ipotesi sulle fasi costruttive. Ufficialmente dedicato ad Amon, di fatto sono le grandi divinità nazionali e locali che vi hanno spicco. Ulteriori conoscenze sulla sua decorazione derivano incredibilmente dalle indagini archeologiche condotte nella città, dove materiali originariamente nel tempio sono stati a loro volta riusati. È recentissima poi una scoperta archeologica inattesa, nella quale si ritrovano geroglifici di età adrianea”.

L’appassionante racconto delle campagne archeologiche dell’antico Oriente da metà Ottocento a oggi rivive nell’incontro al museo Egizio di Torino con Paolo Matthiae che presenta il suo ultimo libro “Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archeologia orientale”

La maschera funeraria di Tutankhamon: uno dei tesori trovati da Carter e Carnarvon nella tomba del giovane faraone

La locandina dell’incontro con l’archeologo Paolo Matthiae al museo Egizio di Torino

L’archeologo Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla

L’appassionante racconto delle campagne archeologiche dell’antico Oriente da metà Ottocento a oggi, dalla decifrazione delle due scritture più antiche dell’umanità alle prime epiche imprese alla ricerca di Ninive, alle grandi scoperte nella Valle dei Re a Tebe, da Ebla, Qatna e Aleppo in Siria a Nimrud e Sippar in Mesopotamia, a Troia e Hattusa in Anatolia, ad Abido e Amarna in Egitto, fino a Gerusalemme in Palestina. Sarà un incontro particolarmente appassionante quello con Paolo Matthiae, il noto archeologo del Vicino Oriente, che mercoledì 20 marzo 2019, alle 12, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, nell’ambito del ciclo “Incontro con gli autori”, presenta il suo ultimo libro “Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archeologia orientale” (Einaudi). Come il titolo del volume fa intendere, Matthiae parte dalle evidenze archeologiche (e anche dalle fonti testuali) per ricostruire la storia culturale, politica ed economica dell’intera area vicino orientale: Anatolia, Siria, Mesopotamia e Levante, e anche l’Egitto. Il volume è suddiviso in dodici capitoli, ognuno dei quali è dedicato ad un sito chiave; la scelta di questi siti non è casuale, ma si tratta di luoghi che sono stati al centro di grandi scoperte archeologiche e continuano ad essere oggetto di nuove analisi e studi anche recenti. Tre siti sono egiziani, rispettivamente Abido, Avaris e Amarna, tre si trovano in Siria, Ebla, Qatna e Aleppo, due sono anatolici, Hattusa e Troia, uno è nel Levante, Gerusalemme, e tre si riferiscono all’area mesopotamica, Nimrud, Babilonia e Sippar. Ingresso libero in sala conferenze fino a esaurimento posti. Al termine della conferenza sarà possibile acquistare il libro “Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archeologia orientale” di Paolo Matthiae.

Il sito di Ebla in Siria: dal 2011, con lo stop alle missioni archeologiche a causa della guerra, non c’è più manutenzione. La città del III millennio a.C. si sta distruggendo

Miliziani dell’Is si accaniscono su un lamassu della città assira di Nimrud in Iraq

Il cosiddetto Grande diadema con pendenti dal Tesoro di Priamo, oggi al museo Puskin di Mosca

Dialogheranno con Paolo Matthiae il direttore Christian Greco, il prof. Stefano de Martino e la prof.ssa Clelia Mora. Paolo Matthiae è accademico dei Lincei, già professore di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente all’università di Roma “La Sapienza”. Dal 1963 ha diretto lo scavo nel sito siriano di Tell Mardikh, l’antica città di Ebla. Matthiae è autore di moltissimi volumi e saggi scientifici. Dopo le distruzioni operate dall’Isis in Siria e Iraq, Matthiae si è molto impegnato sul tema della protezione del patrimonio culturale in aree di guerra, pubblicando recentemente anche il volume “Distruzione, Saccheggi e Rinascite”, o organizzando mostre e convegni. Stefano de Martino è professore ordinario al dipartimento di Studi storici dell’università di Torino, dove insegna Ittitologia e Civiltà dell’Anatolia preclassica. È direttore scientifico del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia. È coordinatore del dottorato dell’università di Torino “Technology Driven Sciences: Technologies for the Cultural Heritage”. È autore di saggi e volumi sulla storia, la civiltà e la lingue degli Ittiti e dei Hurriti; fa parte del team internazionale che studia e pubblica le tavolette in lingua hurrita rinvenute nel sito di Ortaköy (Turchia). Clelia Mora è professore ordinario al dipartimento di Studi umanistici dell’università di Pavia, dove insegna Storia del Vicino Oriente antico e Storia, epigrafia e sistemi di scrittura nel Vicino Oriente antico. Dal 2000 al 2010 ha collaborato con la missione archeologica francese attiva a Terqa in Siria e dal 2010 è responsabile del Progetto Kinik Höyük, nell’ambito del quale sono condotte indagini archeologiche in Cappadocia in sinergia con la New York University.

Il famoso busto della regina Nefertiti, scoperto ad Amarna, conservato al Neues Museum di Berlino

Locandina della mostra sulle scoperte a Qatna, promossa dall’università di Udine a Homs (Siria)

La ricostruzione di Ninive in una stampa antica dà un’idea della magnificenza della capitale assira

Uno dei maggiori protagonisti dell’archeologia orientale rievoca origini, sviluppi e risultati delle più affascinanti imprese degli ultimi decenni. Sempre attento a rilevare, nel passaggio suggestivo dalla terra dello scavo all’interpretazione della storia, l’inestimabile contributo che le scoperte recano alla ricostruzione di un lontano passato fondamentale per lo sviluppo della civiltà umana, che vide il sorgere e l’affermarsi delle prime città, dei primi stati territoriali, dei primi imperi a vocazione universale nella storia mondiale. “Le scoperte rievocate e illustrate nelle pagine di questo libro hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali. In primo luogo, sono il frutto, in modi certo diversi, di esplorazioni archeologiche sistematiche di lungo periodo. In secondo luogo, sono state realizzate, approssimativamente, nell’ultimo mezzo secolo. In terzo luogo, a un giudizio oggettivo e di nuovo in modi diversificati, hanno avuto un significato rivoluzionario. Il loro valore leggendario dipende, da un lato, dal forte impatto di innovazione che è tipico di tutte e, dall’altro, dal loro carattere inatteso e sorprendente. La notevole varietà di queste scoperte, in ambiti differenziati della ricerca storica, ha inciso, volta a volta, sulla storia politica, sulla storia religiosa, sulla storia sociale, sulla storia economica, sulla storia artistica, sulla storia letteraria e, in diversi casi, su più di una di esse…Se è vero che non v’è nulla di più concreto e reale di una scoperta archeologica, è altrettanto vero che le interpretazioni prime di quella scoperta, che sono un’esperienza esaltante, non hanno nulla di definitivo perché esse sono solo un contributo, primario e fondamentale, alle innumerevoli valutazioni storiche future. Le interpretazioni che per ciascuna delle scoperte raccolte in questo saggio sono qui presentate, spesso già oggetto di accesi dibattiti negli ambienti scientifici, nella maggior parte dei casi sono di questo tipo ed esprimono solo una parte iniziale del lungo loro tragitto, di fatto inesauribile, dalla terra alla storia”.

Il museo Egizio di Torino apre una sezione a Catania: firmato l’accordo di collaborazione. Valorizzerà reperti conservati nei depositi con collezioni ellenistiche presenti in Sicilia

La Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino quasi alla fine del percorso espositivo

Il museo Egizio di Torino apre una sezione a Catania per valorizzare reperti conservati nei depositi

La firma dell'accordo a Torino tra il museo Egizio, il ministero e il Comune di Catania

La firma dell’accordo a Torino tra il museo Egizio, il ministero e il Comune di Catania

L'ex convento dei Crociferi a Catania sarà sede distaccata del museo Egizio di Torino

L’ex convento dei Crociferi a Catania sarà sede distaccata del museo Egizio di Torino

Il museo Egizio di Torino sbarca in Sicilia. E apre una sezione a Catania. Il progetto era già stato annunciato nella primavera del 2016 dopo un incontro tra il ministro Dario Franceschini, il direttore dell’Egizio Christian Greco, la presidente della fondazione Evelina Christillin, e il sindaco di Catania Enzo Bianco (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/04/03/come-i-grandi-musei-internazionali-anche-il-museo-egizio-di-torino-pensa-a-una-sede-distaccata-a-catania-nellex-convento-dei-crociferi-per-sviluppare-i-rapporti-tra-la-sicilia-e-l/). Ma se allora si era ai preliminari, alla verifica della fattibilità, oggi è ufficiale: si può fare. È stato infatti firmato a Torino un accordo quadro finalizzato alla realizzazione di un progetto per l’apertura di una sezione del museo Egizio di Torino a Catania. All’incontro hanno partecipato la presidente Evelina Christillin, il direttore Christian Greco, la soprintendente Luisa Papotti, il sindaco Enzo Bianco e l’assessore alla Cultura Orazio Licandro. “In pieno accordo con il ministero dei Beni culturali”, spiegano in Comune a Catania, “il museo Egizio intende valorizzare una selezione di reperti egizi, attualmente custoditi nei depositi di via Accademia delle Scienze, mettendoli in dialogo con alcune collezioni ellenistiche presenti in Sicilia, attraverso un progetto museale che verrà ospitato nel Convento dei Crociferi”. E il soprintendente Papotti: “Il ministero sostiene fortemente l’iniziativa poiché offre l’opportunità di veicolare un modello culturale e gestionale di successo”. Non a caso il sindaco Bianco sottolinea che questo “è il primo caso italiano di collaborazione fra una grande museo internazionale e una città che punta sulla valorizzazione dei beni culturali come volano di sviluppo e di cambiamento”. “Siamo molto soddisfatti”, conclude Christillin, “perché questo accordo ci consente di proseguire un percorso di diplomazia culturale iniziato a Torino con progetti di inclusione sociale che a Catania e in tutta la Sicilia potranno coinvolgere nuovi pubblici e diffondere i legami tra i popoli e le culture del Mediterraneo”.

 

Il corredo della tomba di Nefertari del museo Egizio di Torino star della mostra “Le Regine del Nilo” a Leiden, in Olanda, prima esposizione temporanea all’estero del direttore Greco

Il manifesto della mostra "Regine del Nilo" al Rjiksmuseum van Oudeheden di Leiden

Il manifesto della mostra “Regine del Nilo” al Rjiksmuseum van Oudeheden di Leiden in Olanda

Le “Regine del Nilo” protagoniste fino al 17 aprile 2017 di una grande mostra al museo di Antichità (Rjiksmuseum van Oudeheden) di Leiden, in Olanda. E tra le mogli dei faraoni del Nuovo Regno (1500-1000 a.C.), come Ahmose Nefertari (XVIII dinastia, madre di Amenofi I), Hatshepsut (XVIII dinastia, moglie di Thutmosi II), Tiye (XVIII dinastia, moglie di Amenofi III e madre del futuro Akhenaton), Nefertiti (XVIII dinastia, moglie di Akhenaton)  e Nefertari (XIX dinastia, moglie di Ramses II), donne influenti che gestivano il palazzo del faraone esercitando un potere politico significativo, di certo a Leiden la star è Nefertari, rappresentata da ben 250 reperti del corredo della tomba della regina moglie di Ramses II, provenienti dal museo Egizio di Torino. Questa di Leiden è infatti la prima mostra itinerante all’estero del nuovo corso del museo Egizio di Torino.

In mostra a Leiden la ricostruzione della stupenda tomba di Nefertari scoperta da Schiaparelli

In mostra a Leiden la ricostruzione della stupenda tomba di Nefertari scoperta da Schiaparelli

“È stato per me un onore presentare la mostra “Regine del Nilo” al museo di Leiden alla presenza del ministro olandese della Cultura, Jet Bussenmaker”, interviene Christian Greco, direttore dell’Egizio. “L’esposizione, che per il 95% è composta da oggetti che provengono dal museo Egizio, presenta i risultati della ricerca sullo straordinario patrimonio scoperto da Ernesto Schiaparelli e dalla Missione Archeologica Italiana impegnati nella Valle delle Regine tra il 1903 e il 1905 dove, oltre alla tomba di Nefertari, che rappresenta una delle massime espressioni pittoriche dell’Antico Egitto, portarono alla luce anche altre tombe di principesse come Ahmose, del visir Imhotep e di quattro figli del faraone Ramesse III”.

Il ricco corredo funerario dalla tomba di Nefertari portato a Leiden dal museo Egizio di Torino

Il ricco corredo funerario dalla tomba di Nefertari portato a Leiden dal museo Egizio di Torino

Al Rjiksmuseum van Oudeheden di Leiden i visitatori possono ammirare la bellezza della tomba ed entrare simbolicamente nelle sale grazie all’esposizione del prezioso modellino storico, testimonianza unica che ne ricostruisce l’architettura, per la cui realizzazione Ernesto Schiaparelli incaricò l’assistente Francesco Ballerini: in tutto 350 reperti archeologici di cui 245 provenienti dal museo Egizio con sculture, gioielli, oggetti preziosi oltre al coperchio del sarcofago e al corredo funerario di Nefertari.

Come i grandi musei internazionali, anche il museo Egizio di Torino pensa a una sede distaccata: a Catania, nell’ex convento dei Crociferi, per sviluppare i rapporti tra la Sicilia e l’Egitto nell’età ellenistica

La grande galleria della sede distaccata del museo del Louvre a Lens

La grande galleria della sede distaccata del museo del Louvre a Lens

All’estero per i grandi musei non è una novità avere una sede distaccata. Il Louvre ne ha aperta una a Lens, l’ex cittadina mineraria nella regione francese nord-orientale del Pas de Calais. E un’altra la stanno realizzando sull’isola sabbiosa di Saadyat di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, allo Zayed National Museum dove l’anno prossimo aprirà anche una dependance del newyorkese museo Guggenheim, che da tempo vanta altre due prestigiose sedi, una sul Canal Grande a Venezia e l’altra a Bilbao. L’Ermitage di San Pietroburgo ha aperto sedi in Russia (Kazan, Vyborg, Mosca, e l’elenco è destinato ad allungarsi) e in Europa (prima Ferrara, poi Venezia; e da anni a Amsterdam).

La sala dei sarcofagi al museo Egizio di Torino: si valuta di aprire una sede a Catania

La sala dei sarcofagi al museo Egizio di Torino: si valuta di aprire una sede a Catania

Ora anche un grande museo italiano, l’Egizio di Torino, progetta di aprire una sede distaccata. A Catania. La sede potrebbe essere già stata individuata nell’ex monastero dei Crociferi, ma non ci sarebbero ancora progetto scientifico e piano finanziario. “L’apertura di una seconda sede del Museo Egizio a Catania è un progetto in nuce, per ora un pensiero”, ammette il direttore del Museo Egizio Christian Greco. “C’è stato un avvicinamento ma il progetto scientifico e il piano finanziario non sono stati ancora definiti. Se si riuscisse a realizzare questo progetto desidererei molto che si mettesse in luce il materiale dell’età ellenistica facendolo dialogare con il materiale archeologico presente nell’isola. Il rapporto che si ebbe nell’età ellenistica tra la Sicilia e l’Egitto fu intensissimo. Ricrearlo e rimettere in connessione la Sicilia con la sponda Sud del Mediterraneo è un progetto di diplomazia culturale molto importante. Le aree del Mediterraneo e la Sicilia, che viene invasa, lo dico in termini positivi, da tutti questi immigrati, possono trovare in questa collezione il loro motivo di identificazione culturale”.

L'ex convento dei Crociferi a Catania indicato come possibile sede distaccata del museo Egizio di Torino

L’ex convento dei Crociferi a Catania indicato come possibile sede distaccata del museo Egizio di Torino

L'incontro tra Bianco, Franceschini, Christillin e Greco

L’incontro tra Bianco, Franceschini, Christillin e Greco in ministero a Roma

Il primo incontro per il progetto di una sede distaccata a Catania del Museo Egizio si è tenuto al ministero dei Beni culturali e del turismo, tra il ministro Dario Franceschini, la presidente dell’Egizio Evelina Christillin, il direttore Christian Greco e il sindaco di Catania Enzo Bianco, che esprime ottimismo: “A Catania stiamo finendo di restaurare un bellissimo monastero, il convento dei Crociferi. Il primo piano sarebbe disponibile ad ospitare una parte delle collezioni del museo Egizio, naturalmente sotto la supervisione dello stesso museo Egizio. Sarebbe una vera e propria sezione staccata. Completeremo il convento entro la fine dell’anno e se ci saranno le condizioni questo progetto potrebbe già essere maturo”.

Egitto, passione antica. Da Torino a Pompei a Napoli: tre sedi per un grande progetto espositivo “Egitto Pompei” grazie alla collaborazione inedita tra enti diversi, l’Egizio, Pompei, il Mann. E tre inaugurazioni: a Torino lo spazio mostre temporanee; a Pompei la Grande Palestra; a Napoli la collezione egizia

“Il Nilo a Pompei”: affresco dalla Casa del Bracciale d'’Oro, esposto nella mostra al museo Egizio di Torino

“Il Nilo a Pompei”: affresco dalla Casa del Bracciale d’’Oro, esposto nella mostra al museo Egizio di Torino

Il logo del progetto espositivo "Egitto Pompei" tra Torino, Pompei e Napoli

Il logo del progetto espositivo “Egitto Pompei” tra Torino, Pompei e Napoli

Tre sedi diverse (Torino, Pompei, Napoli) e tre enti diversi (Museo Egizio, soprintendenza speciale di Pompei, museo Archeologico nazionale-Mann) per un unico grande progetto espositivo (Egitto Pompei) con un unico comun denominatore: l’Antico Egitto. È questo il tema di una prestigiosa mostra, articolata in tre luoghi e quattro tempi, che racconta influssi e innesti spirituali, sociali, politici e artistici originati da culti ed elementi di stile nati o transitati per la terra del Nilo, che si inserisce in una più ampia riflessione di approfondimento sulle relazioni di Pompei con le grandi civiltà affacciate sul Mediterraneo. E con due novità strutturali favorite dal progetto: al museo Egizio di Torino l’inaugurazione al primo piano del nuovo spazio di 600 mq dedicato alle mostre temporanee, e al museo Archeologico nazionale di Napoli la riapertura della collezione egizia, chiusa da anni.

La parata di statue egizie monumentali che popoleranno la Grande Palestra di Pompei

La parata di statue egizie monumentali che popoleranno la Grande Palestra di Pompei

Il ministro Dario Franceschini

Il ministro Dario Franceschini

Christian Greco, direttore dell'Egizio di Torino

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

Il progetto-mostra “Egitto Pompei” parte il 5 marzo dal museo Egizio di Torino, con “Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano”: 330 reperti, dai delicati affreschi di Pompei a tre intere tombe ricostruite con i loro corredi, che racconteranno l’amore, la moda e in qualche caso le manie del mondo classico affascinato dalla cultura del vicino Egitto. Mentre a Pompei, dal 16 aprile, gli ambienti appena riaperti della Palestra Grande si popoleranno di statue egizie e nuovi percorsi condurranno il visitatore alla scoperta del tempio di Iside e delle tante domus, come quella di Loreio Tiburtino, dove il lusso si esprimeva proprio con decorazioni “egittizzanti”. Il terzo capitolo della mostra, quello legato a Napoli,  comincerà il 28 giugno nel museo Archeologico nazionale della città  partenopea: con “Egitto Napoli. Culti orientali in Campania” sarà inaugurata una nuova sezione del percorso di visita  delle collezioni permanenti. L’obiettivo è quello di focalizzare  l’attenzione su tutti i culti che, nati in Oriente o arrivati in  Occidente attraverso l’Egitto, hanno trovato in Campania terreno  fertile di ricezione e diffusione. Il progetto partenopeo si  concluderà l’8 ottobre con la riapertura della collezione egizia del museo di Napoli. “Siamo di fronte a un grande progetto”, interviene Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali e del  Turismo. “Più volte ho  espresso qualche valutazione critica su un eccessivo numero di mostre  che si fanno in Italia: più volte mi è capitato di vedere negli anni  passati mostre originate da ragioni commerciali e non supportate  invece da un disegno scientifico. Qui siamo di fronte alla prova che tre istituzioni diverse tra di loro, ma collegate dalla proprietà  pubblica delle collezioni, possono davvero costruire un grande  progetto d’interesse internazionale che avrà una grande capacità  attrattiva per tutti e tre i luoghi”. Un progetto che, secondo il ministro, “sta dentro un grande disegno  scientifico e in una linea sulla quale vogliamo lavorare sapendo che i punti di partenza sono differenziati. La mostra è la prova di come  si può fare sistema in modo intelligente e produttivo facendo un  lavoro di importanza scientifica e costruendo potenzialità di  attrazione turistica”. E il direttore dell’Egizio, Christian Greco: “Solo il primo passo di un grande percorso per raccontare negli anni quale è stata la relazione dell’Italia con l’Egitto”. E anche “inizio di una collaborazione tra enti culturali diversi che ci piacerebbe proseguire”, auspica la presidente della Fondazione Egizio Evelina Christillin.

Egitto-Pompei: skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli

Egitto-Pompei: skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Il museo Egizio si presenta rinnovato a questo appuntamento: “Dal 1° aprile ad oggi, da quando il museo è stato riaperto”, sottolinea Christillin, “abbiamo raggiunto 880mila visitatori e  puntiamo a raggiungere un milione di visitatori entro il 1° aprile di  quest’anno”.  E Greco: “La mostra si inserisce in un contesto di ricerca e l’apertura del primo  aprile non è stato un punto di arrivo ma di partenza”. Sul progetto Egitto Pompei il museo Egizio ha investito complessivamente 800mila euro: 136mila dalla Società Serenissima, circa 700mila da propri fondi. Infine il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna: “Per la  mostra inaugureremo un’altra parte della Palestra Grande. Riusciremo  ad aprire l’altro braccio, dopo quello già aperto l’anno scorso, che  sarà destinato a esposizioni temporanee. La mostra fa capire come,  nel Mediterraneo, i contatti di culture e migrazioni siano stati al  centro della nostra cultura”.

Sei mesi di apertura e già un record frantumato per il Nuovo museo Egizio di Torino: oltre mezzo milione di visitatori affascinati dalla civiltà dei faraoni, in un percorso di oltre 4mila anni di storia dal predinastico al periodo romano

La Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino quasi alla fine del percorso espositivo

La Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino quasi alla fine del percorso espositivo

Il 1° ottobre il “nuovo” museo Egizio ha tagliato il traguardo dei sei mesi dall’inaugurazione con un record già frantumato: il mezzo milione di visitatori toccato lo scorso 9 settembre. Un record di presenze per la collezione torinese che segna un incremento del 40% in più rispetto all’anno precedente. Per festeggiare questo importante risultato la presidente, Evelina Christillin e il direttore, Christian Greco hanno riservato un’accoglienza speciale al fortunato visitatore numero 500.000, salutato da un biglietto formato extralarge e premiato con un Abbonamento Musei che consentirà al premiato di entrare gratuitamente all’Egizio e in tutti i Musei di Torino e del Piemonte per tutto il 2015. “Raggiungere i 500.000 visitatori in pochi mesi dall’apertura”, sottolinea soddisfatta Christillin, “è la conferma di quanto investire nella cultura, e credere in un progetto importante come è stato quello del Nuovo Egizio, sia una scelta vincente. Siamo ancora più soddisfatti poiché questo risultato si inscrive in una politica museale nazionale che sempre più ha scelto di credere e investire nella cultura e nella valorizzazione del nostro patrimonio. È il pubblico con la sua presenza sempre più numerosa ad aver premiato il museo Egizio e oggi noi restituiamo simbolicamente l’affetto dimostratoci omaggiando un nostro visitatore di uno speciale abbonamento”. Anche il direttore Christian Greco si dice “soddisfatto per questo importante traguardo e ancor più contento che il visitatore premiato sia un piccolo appassionato della storia egizia. Il museo ha da sempre una particolare attenzione verso il suo pubblico più giovane e la conferma arriva dal grande interesse che Massimo dimostra verso le nostre collezioni. Accanto al grande risultato di pubblico continua senza sosta il dietro le quinte del museo: lo staff scientifico lavora a pieno ritmo su importanti progetti di ricerca che vedono il museo Egizio proiettato in una dimensione sempre più internazionale”.

Il giovanissimo Massimo Morato tra il direttore Greco e la presidente Christillin

Il giovanissimo Massimo Morato tra il direttore Greco e la presidente Christillin

Il "percorso nilotico" che accompagna il visitatore all'inizio del viaggio nell'Antico Egitto

Il “percorso nilotico” che accompagna il visitatore all’inizio del viaggio nell’Antico Egitto

Il fortunato visitatore è Massimo Morato: nove anni e una grande passione per l’Egitto. Massimo ha trovato nelle rinnovate sale del museo il luogo ideale per soddisfare le sue curiosità e lasciarsi affascinare dagli oltre 3000 oggetti esposti che –  attraverso un percorso cronologico che dal 4000 a.C. arriva sino al 700 d.C. – illuminano la civiltà egizia e regalano al visitatore un affascinante viaggio nel tempo. E allora ripercorriamo velocemente le sale del Nuovo Egizio. Quattro piani per attraversare oltre quattromila anni di storia dell’antico Egitto. Il percorso museale è stato realizzato sul progetto scientifico elaborato dal direttore, Christian Greco e da otto curatori con differenti specializzazioni. La duplice natura delle collezioni torinesi, in parte antiquarie e in parte archeologiche, è raccontata dalle sale sulla storia del museo, che apre la visita dai sotterranei, e risponde alla frequente domanda: perché un museo egizio a Torino? Quindi attraverso alcune rampe di scale mobili che accompagnano il percorso del fiume Nilo, dalle sorgenti al delta, realizzato sulla parete da Dante Ferretti, si sale al terzo piano da dove inizia la visita vera e propria. Il percorso è in discesa: dal predinastico al periodo romano, attraverso l’Antico Regno, il Medio Regno, il Nuovo Regno, i periodi intermedi e quello ellenistico. Al secondo piano è stata allestita la Galleria dei Sarcofagi che ospita alcuni dei più bei sarcofagi del Terzo periodo intermedio e dell’epoca tarda (1100-600 a.C.) molti dei quali restaurati al Centro di restauro della Venaria Reale con il contributo de Gli Scarabei, associazione dei sostenitori del museo. L’allestimento, moderno e con ampi spazi, si avvale anche di tecnologia avanzata. Ci sono infatti ricostruzioni virtuali di alcuni contesti archeologici realizzate nell’ambito della collaborazione scientifica tra museo egizio e Istituto Ibam del Cnr. I visitatori possono così vivere l’esperienza della scoperta grazie a video 3D che, basandosi su preziosi documenti di scavo e fotografie d’epoca, ridanno vita alla tomba di Kha, alla tomba di Nefertari e alla cappella di Maia, tutte e tre scoperte da Ernesto Schiapparelli, tra i primi direttori di questo museo, agli inizi del ‘900. Le videoguide sono disponibili in sei lingue e i testi in sala sono tradotti non solo in inglese, ma anche in arabo per sottolineare lo stretto legame con la terra da cui le collezioni dell’Egizio provengono.

Grandi musei. Nominati i 20 nuovi direttori: quattro sono archeologi, a capo dei musei di Napoli, Reggio Calabria, Taranto e Paestum

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Selezionati i direttori dei 20 principali musei italiani come previsto dalla riforma Franceschini. “Si volta pagina, nuovi direttori da tutto il mondo”. Così il ministro ai Beni e attività culturali Dario Franceschini ha salutato l’esito dei lavori della commissione presieduta da Paolo Baratta e di cui hanno fatto parte Lorenzo Casini (professore di diritto amministrativo dell’Università di Roma ‘la Sapienza’ ed esperto di legislazione per il patrimonio culturale), Claudia Ferrazzi (segretario generale dell’Accademia di Francia-Villa Medici di Roma, già vice amministratore generale del Louvre), Luca Giuliani (professore di Archeologia classica e Rettore del Wissenschaftskolleg di Berlino) e Nicholas Penny (storico dell’arte, direttore della National Gallery di Londra) «ha fatto un grande lavoro ed ha offerto al Direttore Generale dei Musei del Mibact, Ugo Soragni, e a me la possibilità di scegliere in terne di assoluto valore. I nuovi direttori sono italiani, stranieri e italiani che tornano nel nostro Paese dopo esperienze di direzione all’estero». L’età media dei vincitori è di 50 anni. Su 20, 10 sono uomini e 10 sono donne. Gli stranieri, tutti cittadini UE, sono 7 (3 tedeschi, 2 austriaci, 1 britannico e 1 francese), gli italiani che tornano dall’estero sono 4 (Bagnoli, Gennari Santori e D’Agostino che rientrano dagli Stati Uniti e Degl’Innocenti dalla Francia). Quanto alle professioni: 14 storici dell’arte, 4 archeologi, 1 museologo/manager culturale e 1 manager culturale. Nominata anche un’interna del ministero. «Davvero con queste 20 nomine di così grande levatura scientifica internazionale il sistema museale italiano volta pagina e recupera un ritardo di decenni». Tra loro, dunque, anche 4 archeologi posti alla guida del museo archeologico nazionale di Napoli, del museo archeologico della Magna Grecia di Reggio Calabria, del museo archeologico nazionale di Taranto e del parco archeologico di Paestum. Conosciamoli meglio.

Paolo Giulierini, direttore all'Archeologico di Napoli

Paolo Giulierini, direttore all’Archeologico di Napoli

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la guida direzionale è affidata a Paolo Giulierini, archeologo 46enne. Nato a Cortona, si è laureato in archeologia e specializzato in etruscologia nell’Università di Firenze. È direttore del Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, dove lavora dal 2001. Autore di svariate pubblicazioni e relatore a numerosi convegni in Italia e all’estero, ha maturato una lunga esperienza nella direzione museale e nella gestione dei rapporti tra le diverse istituzioni pubbliche e private.

Carmelo Malacrino, direttore dell'Archeologico di Reggio Calabria

Carmelo Malacrino, direttore dell’Archeologico di Reggio Calabria

L’archeologo e architetto Carmelo Malacrino, di 44 anni, è il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Nato a Catanzaro, si è laureato in architettura a Firenze e ha poi conseguito una specializzazione triennale in Archeologia e architettura antica presso la Scuola archeologica italiana di Atene. Nel 2005 ha conseguito un dottorato di ricerca di eccellenza (con borsa di studio) in Storia dell’architettura e della città, Scienze delle Arti, Restauro presso la Fondazione Scuola di Studi Avanzati di Venezia, con una tesi su ‘Acqua e architettura nell’Asklepieion di Kos’. Dal 2010 è ricercatore di storia dell’architettura nel Dipartimento di architettura e territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Autore di quasi oltre settanta pubblicazioni, vanta numerose esperienze nella gestione museale e di scavi archeologici.

Eva Degli Innocenti, direttore dell'Archeologico tarantino

Eva Degli Innocenti, direttore dell’Archeologico tarantino

Eva Degli Innocenti archeologa di 39 anni, dirige il Museo Archeologico Nazionale tarantino. Nata a Pistoia, si è laureata a Pisa in conservazione di beni culturali, indirizzo archeologico, dove ha frequentato anche la Scuola di Specializzazione di Archeologia. Ha poi conseguito il dottorato di ricerca europeo presso l’Università degli studi di Siena in Storia, archeologia e archivi del Medioevo. Dal 1995 al 2008 ha condotto scavi archeologici in Italia e in Tunisia ed è stata ricercatrice e project manager di progetto europeo presso il Museo Nazionale francese del Medioevo di Parigi. Dal 2013 è direttrice del Servizio dei beni culturali e del museo/centro d’interpretazione Coriosolis; della Comunità dei Comuni Plancoët Plélan in Bretagna; (ente locale di 18 comuni del dipartimento delle Côtes-d’Armor), dove lavora dal 2010. È anche autrice di numerose pubblicazioni e ha insegnato in diverse università italiane e francesi.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum

Al Parco Archeologico di Paestum (Salerno) il nuovo direttore è il giovane archeologo 34enne Gabriel Zuchtriegel. Tedesco, nato a Weingarten, nel Baden-Württemberg, si è laureato in Archeologia classica, preistoria e filologia greca alla Humboldt-Universität di Berlino e ha poi conseguito con lode il Dottorato di ricerca in Archeologia classica presso l’Università di Bonn. Ha condotto numerosi scavi archeologici in Italia e all’estero e ha collaborato con importanti istituzioni nazionali e straniere nel settore dell’archeologia, maturando anche esperienza nella gestione museale. Professore a contratto di Archeologia e storia dell’arte greca e romana nell’Università degli Studi della Basilicata, è autore di svariate pubblicazioni.

Christian Greco, direttore dell'Egizio di Torino

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

«Un passo storico per l’Italia e i suoi musei che – riprende Franceschini- colma anni di ritardi, completa il percorso di riforma del ministero e pone le basi per una modernizzazione del nostro sistema museale. I risultati di questo anno di nuove politiche di apertura dei musei italiani e l’investimento sulla valorizzazione dimostrano che grande contributo si può dare alla crescita del Paese con scelte coraggiose sia per una migliore tutela del patrimonio che per una sua valorizzazione, per la cittadinanza e i turisti di tutto il mondo». Giusto chiamare gli stranieri? Netta la risposta dell’egittologo Christian Greco, da un anno direttore del Museo Egizio di Torino, dove è stato chiamato da Leiden in Olanda dove dal 2009 al 2014 ha curato la sezione egizia del museo nazionale delle antichità: “L’arte non ha confini. Quelle che devono essere valutate sono le competenze, senza discriminazioni, da una parte e dall’altra. A tutti i nuovi direttori auguro buon lavoro. Ora che il concorso è stato fatto dobbiamo permettergli di lavorare con serenità, poi li giudicheremo sui fatti».

“Stanotte al museo Egizio” di Torino: il 28 maggio su Rai1 in prima serata Alberto Angela porta il telespettatore “in intimità” tra statue di divinità, sarcofagi, monili, utensili della vita quotidiana, papiri, geroglifici quando l’ultimo visitatore ha lasciato le sale

La magica atmosfera dello statuario del museo Egizio di Torino protagonista di "Stanotte al museo Egizio" su Rai1

La magica atmosfera dello statuario del museo Egizio di Torino protagonista di “Stanotte al museo Egizio” su Rai1

Alberto Angela durante le riprese di "Stanotte al museo Egizio" di Torino

Alberto Angela durante le riprese di “Stanotte al museo Egizio” di Torino

Avete mai pensato di trascorrere un’intera notte al museo, con le sale sgombre da turisti e da curiosi, solo in compagnia di faraoni, sfingi e mummie? Giovedì 28 maggio sera sarà possibile grazie a “Stanotte al Museo Egizio”, una serata ‘speciale’ in onda su Rai1, alle 21.15. Custode d’eccezione Alberto Angela, che accompagnerà gli spettatori all’interno del museo Egizio di Torino, dove i capolavori dell’antico Egitto si lasceranno ammirare “in intimità” dal pubblico. “Siamo arrivati al porto di destinazione. È stata una lunga traversata, per vent’anni abbiamo filmato di notte nei più importanti musei del mondo”, afferma Angela. “Il museo cambia volto di notte, nel silenzio ci sei solo tu e l’opera che ti guarda. È una sensazione straordinaria, un’atmosfera molto particolare da regalare a chi sta a casa, il programma si basa su questa formula. Immaginate: uscito l’ultimo visitatore il direttore vi consegna le chiavi del museo che è ‘vostro’ per tutta la notte, fino all’alba. Solo voi e i capolavori della genialità dell’uomo nei secoli”. Le prime scene del programma non possono che richiamare alla memoria “Notte al museo”, il film con Ben Stiller e Robin Williams ambientato al museo di Storia naturale di New York. Solo che il museo in questione è quello Egizio di Torino, “riaperto” lo scorso 1° aprile dopo un totale rifacimento-restauro. Il programma di Alberto Angela è una sorta di cronaca di una visita notturna nelle diverse sale insieme alle testimonianze filmate di alcuni italiani eccellenti che aiuteranno gli spettatori a comprendere meglio la civiltà egizia come il navigatore Giovanni Soldini (che parlerà delle imbarcazioni degli Egizi), il matematico Piergiorgio Odifreddi (che racconterà la nascita della matematica e della geometria), il maestro Riccardo Muti (che racconterà la storia dell’Aida) e l’oncologo Umberto Veronesi che suggerirà come invecchiare nel modo migliore. Tra gli ospiti d’eccezione anche Alessio Boni, nelle vesti di “vigilante speciale” del museo.

La rappresentazione di Aida per la trasmissione "Stanotte al museo Egizio" di Alberto Angela

La rappresentazione di Aida per la trasmissione “Stanotte al museo Egizio” di Alberto Angela

È notte, nelle grandi sale del museo Egizio di Torino non c’è nessun visitatore, tutto è avvolto in un silenzio suggestivo e irreale, e al centro della scena loro: statue di divinità, sarcofagi, monili, utensili della vita quotidiana, papiri, geroglifici. Proprio quando la giornata sembra finita, inizia la magia. Angela ci porterà alla scoperta delle meraviglie di una civiltà antica che ha segnato l’inizio della storia, permettendo al pubblico di compiere un vero e proprio viaggio indietro nel tempo di oltre 3000 anni. Ad accompagnare la notte saranno le note dell’Aida di Giuseppe Verdi, rielaborate per un quintetto di giovani musicisti, che risuoneranno nelle sale del museo risvegliando antiche sonorità, ambienti arcaici, imitando l’opera lirica nelle sue ambientazioni “egizie”. “Il pubblico da casa – spiega Angela – potrà così soffermarsi nella Galleria dei Re, davanti alle imponenti statue dei Faraoni che incutono timore e rispetto, avere modo di vedere nel dettaglio tutto quello che era contenuto nella tomba – una delle poche rimaste intatte – dell’architetto Kha e di sua moglie Merit. Ci faremo un’idea di quella che era la vita quotidiana degli Egizi, dal momento che la morte secondo la loro concezione era soltanto un passaggio a un’altra dimensione e perciò occorreva portarsi appresso nella tomba tutto ciò che poteva servire nell’aldilà”.

L'ostrakon con la danzatrice dipinta, uno dei pezzi più famosi conservati al museo Egizio di Torino

L’ostrakon con la danzatrice dipinta, uno dei pezzi più famosi conservati al museo Egizio di Torino

Alberto Angela col direttore Christian Greco durante le riprese

Alberto Angela col direttore Christian Greco durante le riprese al museo Egizio di Torino

Girato nell’arco di un mese, dalle 21 alle 5 del mattino all’interno del Museo Egizio di Torino, il più importante al mondo dopo quello del Cairo, il programma si annuncia come il primo tassello di un progetto più ampio: “Stanotte al Museo Egizio non resterà un progetto isolato, ma rappresenta il primo passo, l’inizio di una lunga serie, un programma che deve proseguire”, sottolinea Giancarlo Leone, direttore di Rai1. “Abbiamo già delle idee, come i musei Vaticani e la Galleria degli Uffizi, vorremmo renderlo un appuntamento stabile”. Con la complicità del direttore del museo Christian Greco, e un gruppo di ricercatori al lavoro anche di notte, si potranno osservare, in un laboratorio che ricorda quelli della polizia scientifica, particolari inconsueti della vita quotidiana degli Egizi, come le parrucche, le vesti pieghettate, i sandali infradito, il trucco per il viso e per gli occhi e soprattutto gioielli e amuleti. Sarà inoltre possibile leggere i papiri che hanno affascinato Jean François Champollion, di cui i telespettatori vedranno l’ombra nel museo e ascolteranno le impressioni sulle collezioni torinesi. Grazie alla collaborazione del direttore e degli Allievi del Teatro Stabile di Torino, sarà anche possibile incontrare l’archeologo Schiaparelli, la regina Nefertari, e una giovane acrobata che farà rivivere il salto di una danzatrice immortalato su uno dei reperti più famosi del museo Egizio, da un anonimo artista.

Nuovo Museo Egizio di Torino: cantiere da 50 milioni chiuso a tempo di record. Anteprima con i protagonisti: la presidente Christillin, il direttore Greco, il ministro Franceschini. Museo pronto per l’Expo. Sarà polo di ricerca internazionale

L'atmosfera magica dello Statuario del museo Egizio di Torino nell'allestimento del premio Oscar Dante Ferretti

L’atmosfera magica dello Statuario del museo Egizio nell’allestimento del premio Oscar Dante Ferretti

La grande clessidra di piazza San Carlo ha concluso il conto alla rovescia

La grande clessidra di piazza San Carlo a Torino ha concluso il conto alla rovescia del nuovo museo Egizio

La grande clessidra di piazza San Carlo ha esaurito i suoi granelli di sabbia e mais. Era stata programmata per finire il 1°aprile 2015, giorno fissato per l’inaugurazione del nuovo museo Egizio di Torino. E così è stato. Dopo cinque anni di lavori e un cantiere da 50 milioni di euro, il nuovo museo Egizio ha aperto le porte al mondo rispettando al secondo un cronoprogramma “terribile”, per i più “impossibile”, portato avanti con la determinazione, la forza e l’entusiasmo di Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo Egizio, e con la chiarezza di idee e il pragmatismo del giovane neodirettore Christian Greco. Il risultato è davanti agli occhi del mondo: nel seicentesco palazzo dell’architetto Guarino Guarini è tornato a pulsare prepotente l’Egitto con la sua cultura millenaria, la sua civiltà, la sua storia e la sua arte. Perché l’Egizio non è un museo restaurato e riallestito, è proprio un museo nuovo, destinato a essere polo attrattivo per centinaia di migliaia di visitatori, e centro di ricerca e di incontro dell’Egittologia mondiale, un’eccellenza italiana, modello da esportare di come la collaborazione pubblico/privato possa dare grandi risultati con effetti positivi sulla crescita culturale ed economica di un Paese. Non a caso il direttore Greco ha dichiarato: “Oggi non siamo alla fine di un percorso, ma a un nuovo inizio del museo Egizio”.

Evelina Christillin, presidente della Fondazione museo Egizio, all'anteprima del nuovo museo Egizio

Evelina Christillin, presidente della Fondazione museo Egizio, all’anteprima del nuovo museo Egizio

UN MESE DI RODAGGIO, POI C’È EXPO. Un cantiere da 50 milioni di euro, tra i più grandi in Europa, senza chiudere neppure un giorno al pubblico. È la grande sfida vinta dal museo Egizio di Torino, che il pubblico ha premiato con un numero di presenze record. Nel 2014 i visitatori sono stati infatti 567.688, in aumento rispetto all’anno record delle Olimpiadi invernali del 2006, quando furono “soltanto” 529.911. Numeri che hanno consentito all’Egizio di essere fra i primi dieci musei più visitati d’Italia e fra i primi cento del mondo. “Siamo felici di esserci riusciti”, ha sottolineato con giustificato orgoglio Christillin. Per il secondo museo egizio al mondo, dopo quello del Cairo, quello vissuto a Torino nell’anteprima del 31 marzo è un giorno straordinario. “Aver tenuto aperto il museo durante tutto il periodo dei lavori e consentito al pubblico di non dimenticarlo, ma anzi affollarlo sempre di più visto che il 2014 è stato un anno record, è stata una scelta faticosa ma vincente. Cinquanta milioni sono una cifra che si vede raramente come disponibilità economica per un bene culturale e per questo dobbiamo ringraziare i soci fondatori, Regione Piemonte, Comune e Provincia di Torino, Fondazione Crt e, soprattutto, la Compagnia di San Paolo che ha dato la metà del fondi, 25 milioni. Ringrazio anche il ministero che ci dà il bene in convenzione. Ora abbiamo un mese di rodaggio prima dell’Expo per offrire al suo pubblico un museo perfettamente fruibile”.

Le autorità in visita in anteprima al museo Egizio: da sinistra, davanti, Sergio Chiamparino, Christian Greco e Dario Franceschini; dietro, Luca Remmert, Piero Fassino, Evelina Christillin

Le autorità in visita in anteprima al museo Egizio: da sinistra, davanti, Sergio Chiamparino, Christian Greco e Dario Franceschini; dietro, Luca Remmert, Piero Fassino, Evelina Christillin

COLLABORAZIONE PUBBLICO/PRIVATO: ESEMPIO DA RIPETERE. Particolarmente soddisfatto anche Luca Remmert, presidente della Compagnia di San Paolo che ha contribuito al restyling del museo Egizio con un investimento di 25 milioni di euro: “Un progetto che si conclude con una cosa concreta, frutto di un mix di impegno, serietà, dedizione, rigore e puntualità: dobbiamo lavorare tutti insieme perché sul nostro territorio possano succedere altre cose come questa e noi assicuriamo il nostro concreto impegno. Grandi imprese culturali come questa possono dare una risposta in tema di lavoro in un momento difficile”. E il segretario della Fondazione Crt, Massimo Lapucci: “Questo museo è soprattutto un esempio di cooperazione pubblico-privato. Partendo da qui, vogliamo cominciare a individuare nuove forme di sostegno sempre più evolute e moderne, che possano aiutare sempre più il nostro patrimonio culturale”.

Tavola con il progetto di allestimento del nuovo Museo Egizio a Torino con l'organizzazione degli spazi sui diversi piani

Tavola con il progetto di allestimento del nuovo Museo Egizio a Torino: spazi organizzati su tre piani

PRONTO PER IL GRANDE PUBBLICO. Se per il sindaco Piero Fassino “con l’inaugurazione del nuovo museo Egizio, Torino si conferma capitale, dopo il Cairo, dell’egittologia mondiale”, per Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, il nuovo museo Egizio di Torino “riesce a coniugare tre importanti fruizioni: la salvaguardia del patrimonio, la sua valorizzazione e la divulgazione. Promuovere la fruizione di massa del patrimonio culturale non vuol dire svalorizzarlo, sminuirlo, anzi, a mio dire significa il contrario. Questo spettacolare museo è un dato di fatto dal quale ripartire. E il museo Egizio è il risultato di una importante sinergia tra pubblico e privato. Se la cultura pubblica riflettesse un po’ su questo aspetto si potrebbe fare del patrimonio pubblico culturale italiano una grande risorsa in grado di fare dell’Italia un punto di riferimento nel mondo”.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini e il direttore dell'Egizio Christian Greco

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini e il direttore dell’Egizio Christian Greco

UN MODELLO PER L’ITALIA: PUNTARE AL CROWDFUNDING. L’entusiasmo sincero e il plauso convinto non sono riusciti a dissimulare l’incredulità del ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, lui che aveva visto il cantiere e si era reso conto delle difficoltà che si sarebbero dovute affrontare: “Quando sono venuto qui una decina di mesi fa a visitare il cantiere con la premessa che il museo sarebbe stato riaperto il 1° aprile era difficile credere che la data sarebbe stata rispettata. Ma grazie a un incredibile lavoro di squadra è stato possibile rispettare la data prevista. Oggi il nuovo museo Egizio di Torino è un modello: la collaborazione tra pubblico e privato ha consentito di salvaguardare una grande qualità e mettere le basi per un nuovo museo basato sulla ricerca. Inoltre questo museo è la dimostrazione di come l’istituzione delle Fondazioni sia fondamentale per la tutela e lo sviluppo del nostro immenso patrimonio culturale”. Il ministro Franceschini ha ricordato che in Italia esistono “oltre 4mila musei di cui 400 statali, ma sempre meno disponibilità finanziarie, per cui – ha spiegato – dobbiamo recuperare il denaro necessario in altro modo. Sono recentemente stato a New York dove i direttori del Guggenheim e del Metropolitan mi hanno spiegato che raccolgono i fondi in tutti gli Stati Uniti, una modalità che da noi non funzionerebbe. È difficile pensare che a Napoli darebbero i soldi per gli Uffizi e viceversa, noi dobbiamo partire dal territorio, anche attraverso piccole donazioni: anche questo è un aspetto su cui dobbiamo recuperare il ritardo. Oggi i musei devono rappresentare per il visitatore una vera esperienza, è cambiato totalmente il modo di fruire delle collezioni museali. E l’Egizio di Torino interpreta perfettamente questa nuova filosofia”. E il ministro ha concluso: “Molti nostri musei italiani purtroppo non rispondono alla domanda del turista museale moderno, servono servizi aggiuntivi, anche di tipo digitale, attività correlate, bookshop. E questo vale soprattutto per l’archeologia, una materia non così facile per il visitatore che va accompagnato e preso per mano nel percorso museale. Esattamente come fa questo spettacolare nuovo allestimento”.

Il direttore Christian Greco illustra il nuovo museo Egizio al ministro Dario Franceschini

Il direttore Christian Greco illustra il nuovo museo Egizio al ministro Dario Franceschini

CENTRO DI RICERCA INTERNAZIONALE. Ha chiuso le presentazioni il direttore Christian Greco. “Per far fronte alla sua storia, ormai bicentenaria, il museo Egizio ha affrontato un imponente progetto di rifunzionalizzazione, ampliamento e restauro”, ha spiegato. “Il riordino di un museo implica necessariamente un ripensamento radicale. Il peso e il ruolo che gli oggetti assumono nel tempo, le relazioni che intrattengono con il corpo più vasto delle collezioni, il significato che assumono nella percezione del pubblico sono un campo di valori mutevoli che richiede uno sforzo interpretativo costante, consapevole del passato ma anche aperto e disponibile alle istanze del presente. Il significato dato a una collezione e alla sua organizzazione varia il proprio linguaggio e le proprie finalità scientifiche con il mutare della cultura nel tempo: coloro che sono incaricati del nobile e gratificante impegno di riorganizzare l’allestimento di una collezione importante come quella torinese, si devono dunque concretamente domandare come il museo e la sua collezione possano essere rispondenti agli attuali criteri scientifici della ricerca ed alle mutate esigenze intellettuali del visitatore”. E ha continuato: “Un museo che ormai esiste da 200 anni ha deciso di dare dignità alla sua metastoria e di raccontare la sua evoluzione all’interno del contesto storico politico dell’ Europa. E questa storia non vuole essere una sommatoria di elementi astratti, ordinati secondo un criterio cronologico, ma un racconto prosopografico, la storia di donne e uomini che hanno contribuito a formare, studiare e dare valore alla magnifica collezione che custodiamo. L’allestimento quindi ricostruisce contesti cultuali e abitativi e corredi funerari ma anche la storia delle missioni, la loro organizzazione, il loro modo di operare. È per questo che documenti dell’epoca trovano posto nel nuovo allestimento, che riporta anche visivamente l’Egitto nelle sale. I rapporti tra i diversi reperti non sono sottolineati solo all’interno della collezione torinese: i legami storici e la rete di collaborazioni scientifiche con gli altri enti museali, nazionali ed internazionali, trovano un significativo spazio all’interno del Nuovo Museo Egizio: uno dei più importanti obiettivi è dunque ricomporre i “disiecta membra” sparsi tra le collezioni nazionali e internazionali in modo tale che siano valorizzati e ricomposti i contesti archeologici e storici degli oggetti”. Ma Greco non distoglie l’attenzione dal ruolo dell’Egizio: “Un museo come il nostro, così riallestito, custode di un patrimonio immenso, non potrà esimersi nel fare nuova ricerca. La ricerca oggi è il cuore dell’attività dei grandi musei, un percorso che è andato rallentando all’Egizio negli ultimi anni, per diversi motivi, al quale ora verrà dato nuovo impulso. La ricerca non può essere scissa dalla tutela del patrimonio – ha concluso Greco – ed è una parte fondante dell’attività del nostro museo, accanto a quella divulgativa. Il nostro ora è un vero museo archeologico ragionato, non un’antologia dalla a alla z. Un museo che ha capito la sua metastoria, il valore dello straordinario racconto di se stesso, della sua storia bicentenaria, dei suoi fondatori e curatori dall’Ottocento a oggi». E allora è arrivato il momento di conoscere più da vicino il nuovo museo Egizio. La visita può cominciare.

(1 – continua; nei prossimi giorni il post seguente)