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Firenze. A Tourisma la cerimonia di consegna del Premio Francovich: il pubblico ha indicato il museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno, i soci Sami l’area archeologica di Sant’Eulalia a Cagliari. Omaggio al regista italiano Edoardo Carlo Winspeare Guicciardi

Sul palco di Tourisma il presidente di Sami, Paul Arthur, e l’intera commissione: da sinistra, Pruneti, Visser, Degli Innocenti, Morandini, Pagano e Volpe (foto Graziano Tavan)

Un museo marchigiano, un’area archeologica sarda, un regista salentino d’adozione: sono loro i destinatari del Premio Francovich, il prestigioso riconoscimento che la SAMI (Società Archeologi Medievisti Italiani) conferisce al museo, parco o complesso archeologico che si sia distinto nelle modalità di comunicazione al grande pubblico dei propri contenuti. La cerimonia di proclamazione sabato 22 febbraio 2020 all’auditorium del centro congressi di Firenze, nell’ambito di Tourisma, il salone dell’archeologia e del turismo culturale. A rendere noti i vincitori è stato il presidente di Sami, Paul Arthur, docente Archeologia medievale all’università del Salento, che prima ha voluto rievocare la figura del grande medievista, Roberto Francovich. “Ricordo con nostalgia”, ha esordito il presidente, con una voce visibilmente emozionata, “quando, negli anni ’70, venni in Italia per iniziare a scavare nella villa romana di Settefinestre, fra Capalbio e Orbetello in Toscana, databile all’età tardorepubblicana, vicino a Cosa, una colonia romana fondata nel 273 a.C. Allora il mio direttore era Andrea Carandini. Ma già si parlava che lì vicino scavava un altro archeologo, medievalista, tal Roberto Francovich, che investigava le tracce medioevali sulle colline. C’erano dunque presenti a poca distanza tra loro due linee di lavoro in qualche modo parallele (per i metodi rigorosi adottati da entrambi) e su campi di studio cronologicamente legati tra loro, essendo uno il prosieguo dell’altro. Volli conoscerlo. E abbandonai l’archeologia classica per abbracciare l’archeologia medioevale che si può ben dire, se lo si è visto al lavoro, sia stato proprio Francovich a crearla sia a livello scientifico (adottando tutte quelle nuove tecnologie che potevano essere a supporto della ricerca) sia a livello conoscitivo, cercando fin da subito di rendere partecipe il pubblico dei risultati delle sue ricerche”.

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Il Premio Francovich è nato nel 2013, e viene assegnato annualmente dalla SAMI per ricordare l’archeologo medievista Riccardo Francovich (1946-2007), fondatore della rivista Archeologia Medievale e ritenuto il principale esponente del gruppo di studiosi che in Italia hanno contribuito alla nascita di questa disciplina. Oltre al presidente Paul Arthur, fanno parte della Commissione giudicatrice del Premio Francovich: Eva Degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Francesca Morandini (responsabile Servizio collezioni e aree archeologiche dei musei civici d’Arte e Storia di Brescia), Fabio Pagano (direttore Parco archeologico dei Campi Flegrei), Piero Pruneti (direttore Archeologia Viva), Giuliano Volpe (docente Archeologia medievale all’università di Bari, già presidente SAMI), Anna Maria Visser (docente Museologia all’università di Ferrara). Una volta salita sul palco tutta la commissione, chiamata dal presidente Arthur, si è proceduto alla proclamazione dei vincitori.

La consegna del Premio Francovich a Tourisma: da sinistra, Andrea Staffa, Paul Arthur e Donatella Ferretti (foto Graziano Tavan)

Il premio del pubblico, su una rosa scelta e proposta dalla commissione giudicatrice, è andato al museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno (col 42,48 per cento delle preferenze dei 7580 votanti), come recita la motivazione, “per le innovative soluzioni espositive e comunicative adottate per favorire la conoscenza dello straordinario cimitero longobardo di Castel Trosino e di altri siti tardo antichi e altomedievali per sostenere lo sviluppo del territorio marchigiano attraverso la cultura”. A ricevere la targa dalle mani del presidente l’assessore alla Cultura di Ascoli Piceno, Donatella Ferretti, con fascia tricolore, che ha portato a Tourisma anche il Gonfalone della città. “Grazie per aver acceso con questo premio una luce su un territorio come il nostro ricchissimo di arte e storia, ma porta ancora le ferite del sisma del 2016”, ha commentato mostrando l’orgoglio di tutta la sua città. “Oggi questo premio ci stimola ulteriormente a valorizzare il nostro museo che è uno strumento di crescita”. E Andrea Staffa, archeologo e progettista dell’allestimento del museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno, con voce a tratti rotta dalla commozione, ha voluto ricordare “due persone che hanno dato tanto per questa istituzione e che ora non ci sono più: Lidia Paroli, storica direttrice del museo, e Giuliano De Marinis che ha contribuito alla riorganizzazione della rete museale marchigiana”.

Il museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno

Il museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno è composto principalmente dai corredi in oro di due delle circa 260 tombe longobarde scoperte nel 1893 presso la necropoli di Castel Trosino, in territorio ascolano. Sono esposti inoltre gli oggetti ritrovati nell’ultimo scavo. Oltre alle due tombe nel Museo sono esposti in alcune vetrine perimetrali gli oggetti ritrovati nell’ultimo scavo effettuato dalla Soprintendenza per i beni Archeologici delle Marche nel 2001. Tra questi uno splendido anello d’oro massiccio con incastonata una pietra azzurra raffigurante una coppia di buoi in bassorilievo.

A Tourisma la delegazione di Sant’Eulalia e la commissione Sami del premio Francovich (foto Graziano Tavan)

La consegno del premio Francovic all’area archeologica di Sant’Eulalia: don Marco sorregge la targa (foto Graziano Tavan)

Il premio dei soci Sami è stato conferito all’Area archeologica di Santa Eulalia, nel quartiere storico della Marina di Cagliari, che “consente un viaggio nella storia stratificata, eccellente esempio di collaborazione tra istituzioni e di fusione tra ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e sviluppo locale”. A ritirare il premio don Marco Lai, parroco di Sant’Eulalia, insieme a Giovanna Pietra, responsabile tutela archeologica della Sabap per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna. Don Marco ha ricordato “il contributo del vecchio parroco, don Mario Cucusi, e la preziosa collaborazione con la soprintendenza e l’università di Cagliari, che hanno permesso la scoperta e il recupero di un pezzo importante della città di Cagliari testimone dai punici al medioevo”. Accorato e partecipato l’intervento di Giovanna Pietra: “Noi archeologi della soprintendenza amiamo il proprio lavoro, contro ogni difficoltà o problema. E quando poi ci sono eventi come quello che stiamo vivendo oggi con il riconoscimento del premio Francovich, ci sentiamo ripagati per tutte le nostre fatiche e i nostri sacrifici. Ik premio ci gratifica e ci dice che siamo sulla strada giusta. Oggi il quartiere della Marina a Cagliari è uno di quelli più multietnici della città: lo scavi di Sant’Eulalia ci conferma che lo è sempre stato”.

L’area archeologica di Sant’Eulalia a Cagliari

L’area archeologica di Sant’Eulalia, situata sotto il rilievo su cui sorge la chiesa, gode di una stratificazione architettonica di epoche che vanno dall’età punica e romana repubblicana, passando per il medioevo, fino ai giorni nostri. I reperti archeologici vennero scoperti nel 1990 proprio grazie a lavori di restauro eseguiti nella chiesa. Il complesso archeologico gode di una stratificazione architettonica di epoche che vanno dall’età punica e romana repubblicana, passando per il medioevo, fino ai giorni nostri. Il sito archeologico di Sant’Eulalia è uno scorcio dal quale sono visibili molti elementi caratterizzanti la civiltà Romana nella città di Cagliari, illustrando l’estrazione della materia prima per l’edilizia, l’efficienza della loro rete idrica e fognaria, il loro culto religioso, con il tempietto ed i tesori che erano custoditi al suo interno, la rete stradale e l’abitazione privata, casa e rifugio. Di un periodo storico più tardo, presumibilmente altomedievale, sono le mura che percorrono l’antica strada, probabilmente erette a difesa dalle continue scorribande vandaliche, e successivamente saracene, che coinvolsero l’isola durante la caduta dell’impero romano. Sempre medievali anche degli ambienti in cui sono conservate delle vasche abbeveratoi per animali. Di periodo più tardo è la cripta della stessa chiesa risalente presumibilmente al XVIII secolo.

Il direttore di fotografia Paolo Carnera riceve il premio Francovich per conto del regista Edoardo Carlo Winspeare Guicciardi (foto Graziano Tavan)

Infine la giuria del Premio “Francovich” ha assegnato un riconoscimento speciale al regista italiano Edoardo Carlo Winspeare Guicciardi per la sua opera di divulgazione delle tradizioni medievali (in particolare con i film Pizzicata e Filia Solis) e per il suo attivismo a favore della cultura e del paesaggio. Il premio è stato ritirato dal direttore della fotografia Paolo Carnera, perché il regista ha dovuto rientrare urgentemente per motivi di famiglia.

Tourisma 2019. Il premio Riccardo Francovich della Sami assegnato al museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale nel castello Ducale di Crecchio (Ch). Premio speciale a Syusy Blady, Luciano Manzalini, Marco Melusso e Diego Schiavo per il film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo”

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Erano in sei in corsa per l’aggiudicazione del Premio Riccardo Francovich 2019, riservato al museo o parco archeologico italiano che, a giudizio dei soci della Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) che ha istituito il premio nel 2013,e dei cittadini partecipanti alla votazione, rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti. Selezionati dalla Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI; professore di Archeologia medievale, università del Salento), e composta da Eva degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Francesca Morandini (musei civici d’Arte e Storia di Brescia), Fabio Pagano (direzione generale Musei, MIBAC), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Giuliano Volpe (professore di Archeologia medievale, università di Foggia), Anna Maria Visser (professore di Museologia, università di Ferrara), fino al 31 gennaio 2019 si poteva scegliere infatti tra museo dell’Abruzzo bizantino ed altomedievale – Castello ducale di Crecchio, Crecchio (Chieti); museo provinciale Castel Tirolo (Bolzano); museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli (Udine); parco archeologico di Castelseprio e Monastero di Torba (Varese); Torre di Satriano in Tito (Pz) – Museo multimediale e area archeologica di Satrianum; museo di Nonantola (Torre dei Bolognesi) e museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra, Abbazia di Nonantola (Modena).

La giuria del premio Francovich con al centro Antonella Scarinci (con la targa), Andrea Staffa e Rocco Valentini per il riconoscimento al museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale di Crecchio (Ch) (foto Graziano Tavan)

Ha vinto il museo dell’Abruzzo bizantino ed altomedievale – Castello ducale di Crecchio, Crecchio (Chieti). La proclamazione sabato 23 febbraio 2019 a Tourisma nell’auditorium del Centro congressi, durante i lavori del XV incontro nazionale di Archeologia Viva. Il museo di Crecchio, sia in base al voto popolare (18880 voti: 49% dei votanti)), sia al voto dei soci SAMI (123 voti: 47%), rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il grande pubblico. Un risultato eccezionale, ha sottolineato il presidente Paul Arthur, per un museo di archeologia bizantina praticamente unico in Italia ma quasi sconosciuto, che è riuscito a lasciarsi alle spalle musei ben più famosi e blasonati: pensiamo al museo Archeologico nazionale di Cividale, giunto secondo con 15mila voti. E la soddisfazione per il riconoscimento era tutta nelle parole del direttore Andrea Staffa (“Un premio non solo alle ricerche archeologiche, allo studio e conoscenza dei reperti, all’impegno dello staff, ma a tutto un borgo che è rinato attorno al museo”), nel sorriso di Antonella Scarinci per il Comune di Crecchio, che ha creduto in questo progetto culturale, e nella contentezza di Rocco Valentini, vice presidente dell’Archeoclub sezione di Crecchio, la cui azione è stata fondamentale negli scavi archeologici, nella fondazione del museo e nelle attività culturali e di promozione dello stesso.

La giuria del premio Francovich con al centro Syusy Blady, i due registi Marco Melluso e Diego Schiavo, e l’attore Luciano Manzalini sul palco di Tourisma (foto Graziano Tavan)

Andrea Schiavo, Syusy Blady e Marco Melluso a Tourisma

Un premio speciale è stato conferito a Syusy Blady, Luciano Manzalini, Marco Melluso e Diego Schiavo, rispettivamente protagonista, interprete e registi, che si sono distinti per la divulgazione del medioevo italiano presso il grande pubblico con il loro film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo” (POPCult 2017), basato sulla storia di Matilde di Canossa. La premiazione è stata decisa all’unanimità dalla giuria composta da Paul Arthur, Eva degl’Innocenti, Francesca Morandini, Fabio Pagano, Piero Pruneti, Annamaria Visser e Giuliano Volpe. L’obiettivo, spronati anche da questo premio, è di continuare sulla strada tracciata da Matilde: raccontare le figure delle grandi donne, in modo leggero e divertente, nel rigoroso rispetto della storia.

Il museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale è ospitato nel Castello Ducale di Crecchio (Chieti)

Il museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale è ospitato nel Castello Ducale di Crecchio (Chieti) ed espone oggetti rinvenuti durante i campi di ricerca che l’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio ha condotto, dal 1988 al 1991, in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo, sul sito di una villa romano-bizantina scoperta in località Vassarella di Crecchio. Vi sono inoltre altri reperti ostrogoti e longobardi provenienti dal territorio abruzzese, che insieme riescono a ricostruire la vita dei Bizantini in Abruzzo, la guerra contro i goti, le vicende che riguardarono la zona costiera tra fine del sesto e l’inizio del settimo secolo. La sala Alberto Carlo Fraracci ospita invece una collezione etrusca, donata all’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio nel 1995.

TourismA. Alle catacombe di Napoli il premio nazionale Francovich della società degli Archeologi medievisti italiani: un riconoscimento alla gestione innovativa dei ragazzi del rione Sanità guidati da don Antonio Loffredo. Premiata dal pubblico l’area archeologica di S. Maria di Siponto

Le catacombe di San Gennaro a Napoli premiate dalla Simi col “Francovich 2016”

Don Antonio Loffredo con i ragazzi del rione Sanità a Napoli

Il più emozionato sul palco del centro congressi di Firenze era senz’altro don Antonio Loffredo attorniato dai ragazzi della cooperativa la Paranza a TourismA, salone internazionale dell’archeologia, per il premio nazionale Francovich. “Se succede al rione Sanità di Napoli, c’è speranza per tutti”, ha commentato commosso alla presenza del ministro Dario Franceschini nel ricevere dalle mani di Giuliano Volpe, presidente Sami e presidente del Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici del MiBACT, il premio Francovich 2016, riconoscimento istituito nel 2013 dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (Sami) per chi rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione verso un pubblico di non specialisti. E quest’anno il premio è stato assegnato alle catacombe di Napoli, precisamente quelle di San Gennaro e San Gaudioso “per l’appassionata ed efficace opera di promozione culturale e sociale, per la capacità di coinvolgimento della comunità di patrimonio del rione Sanità e per l’innovativa gestione dal basso  di un importante complesso archeologico”, raggiunto – come si diceva – grazie alla gestione innovativa dei ragazzi del rione Sanità, guidati da don Antonio Loffredo con la cooperativa la Paranza e il sostegno della Fondazione San Gennaro, che ha portato nel 2016 un boom di visite, che quest’anno ha superato i centomila ingressi.

Il suggestivo allestimento dell’area di Santa Maria di Siponto

La commissione, presieduta da Giuliano Volpe, è composta da Paola Galetti (professore di Storia medievale, università di Bologna), Federico Marazzi (professore di Archeologia medievale, università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”), Antonella Pinna (dirigente Regione Umbria), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Ugo Soragni (direttore generale Musei, MiBACT), Anna Maria Visser (professore di Museologia, università di Ferrara). Dallo scorso anno alla votazione dei soci della Sami si è aggiunto anche il voto pubblico dei non soci, in modo da allargare il più possibile la partecipazione e mobilitare, in tal modo anche sensibilizzandoli, i cittadini italiani e in particolare le comunità locali più direttamente coinvolte. Il premio del pubblico è stato conferito all’area archeologica di Santa Maria di Siponto “per il progetto coraggioso e innovativo, capace di coniugare i resti archeologici e una suggestiva installazione di arte contemporanea e di offrire con efficacia evocativa la percezione dei volumi architettonici della chiesa paleocristiana”.

A Rovereto la XXVII rassegna internazionale del cinema archeologico: in cinque giorni più di 50 film da 14 Paesi, conversazioni e incontri con i protagonisti della ricerca archeologica. Le anticipazioni del direttore Dario Di Blasi

Il manifesto della 27.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Il manifesto della 27.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Dario Diblasi direttore della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Dario Diblasi direttore della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Più di cinquanta film in cinque giorni nella sezione principale all’auditorium Melotti, con tre conversazioni, una tavola rotonda e un laboratorio didattico; e altri tre film con altrettante conversazioni nella sezione “Arte, culto e spiritualità” nella sala conferenze del Mart: ecco in cifre la 27. Rassegna internazionale del cinema archeologico in programma a Rovereto (Trento) promossa dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, diretta, ideata e curata da Dadio Di Blasi. “Per molti anni”, scrive Di Blasi nella presentazione della Rassegna, “ho cercato filmati, preparato programmi cinematografici e coinvolto archeologi e uomini di cultura con l’intenzione di far conoscere e interagire tra loro culture e civiltà diverse, anche discordi tra loro, di luoghi ed epoche differenti, convinto di portare un sia pur piccolo contributo alla conoscenza e quindi alla tolleranza. In ventisette anni e altrettante edizioni della Rassegna ho visto con orrore ogni sorta di guerre, crudeltà e sopraffazioni, la guerra nei Balcani, la strage delle torri gemelle, un Medio oriente sempre in fiamme, eccidi di ogni tipo in Africa, migrazioni epocali a causa d’infiniti conflitti, non ultima l’anno scorso l’uccisione di Khaled al-Asaad a Palmira. Anche se malferma la speranza di contribuire alla conoscenza, alla tolleranza e alla pace non è mai morta comunque”. E continua: “Nella proposta di questa XXVII edizione lo spirito e le intenzioni sono e rimangono quelle originali. Il palinsesto cinematografico spazia nelle culture e civiltà di tutti i continenti, così come gli approfondimenti che coinvolgono l’America precolombiana, Pompei, l’Africa dei primi uomini, l’Egitto, l’arte parietale con le prime forme di spiritualità, il mito del mondo classico, ma soprattutto la domanda se i musei al giorno d’oggi abbiano ancora un ruolo e una funzione nella formazione e nella cultura, pur senza indulgere nella significativa ironia di chi disse, a proposito di musei, che Il sonno della ragione genera mostre”.

Un fotogramma del film "Impronta amerinda", una produzione francese

Un fotogramma del film “Impronta amerinda”, una produzione francese

La proposta di questa edizione – riassume Di Blasi – è, come sempre e soprattutto, una proposta cinematografica con film provenienti da 14 paesi ma che documentano epoche e territori diversissimi, la preistoria: Quand homo sapiens faisait son cinema (Francia), venerdì 7, al mattino; Dawn of humanity (Usa), sabato 8, al mattino; la Francia del Re sole: Marly, le Chateau disparu du Roi Soleil (Francia), mercoledì 5, al pomeriggio; mille anni di cultura islamica in Iran: Die Freitagsmoschee von Isfahan (Iran), venerdì 7, al pomeriggio; l’impero Khmer in Cambogia: Aux sources d’Angkor (Francia), mercoledì 5, alla sera; l’epopea vichinga con la scoperta dell’Islanda: Wiking Women-Sigrun’s wrath and discovery of Iceland (Germania), venerdì 7, alla sera; il popolamento delle Antille: Empreinte amerindienne (Francia), giovedì 6, al pomeriggio; il favoloso Perù: Chavin de Huantar. El teatro del Màs Allà (Spagna), giovedì 6, al pomeriggio; la sempre misteriosa Etruria: I confini del mar Tirreno e Adriatico diviso tra etruschi, fenici e focesi (Italia), venerdì 7, al pomeriggio; Sulle note del mistero. La musica perduta degli Etruschi (Italia), venerdì 7, alla sera; e il racconto “del mio eroe dell’infanzia”, Annibale: Tras la huella de Anibal (Spagna), venerdì 7, al pomeriggio.

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Anche nella XXVII Rassegna ci sono alcuni approfondimenti con protagonisti della ricerca: in tre mattine nella sala conferenze del Mart -Museo d’arte moderna e contemporanea per la sezione “Arte, Culto e Spiritualità”: Fabio Martini, archeologo preistorico dell’università di Firenze, il 5 ottobre propone “L’origine dell’arte. Documenti e problemi d’interpretazione “; Silvia Romani, docente di Mitologia classica e lingua greca all’università di Torino, il 6 ottobre “La terra di mezzo. Raccontare storie per comprendere il mondo“, e quindi Francesco Tiradritti, egittologo, docente all’università di Enna, il 7 ottobre “Ricerche nel cenotafio di Harwa: iniziazione e resurrezione nell’Egitto del VII sec a.C.“. In alcuni pomeriggi e mattine, al contrario nell’auditorium Melotti del polo museale, Giuseppe Orefici, archeologo, responsabile della missione a Nazca, giovedì 6, al pomeriggio, racconta “Centri cerimoniali e geoglifi a Cahuachi- Nazca”; Massimo Osanna, soprintendente di Pompei, venerdì 7, al pomeriggio, “Nuove scoperte nei santuari pompeiani”; e Damiano Marchi, antropologo, docente all’università di Pisa, sabato 8, al mattino, “Homo naledi. Nuovi fossili scoperti in Sudafrica: è questa la zona d’origine del genere Homo?“. “A conclusione di queste giornate”, annuncia Di Blasi, “sabato 8, al pomeriggio, abbiamo voluto inserire anche una sorta di tavola rotonda dibattito per capire se il ruolo dei musei nella formazione di cultura sia ancora attuale. La proposta di dibattito con Cinzia Dal Maso, giornalista e blogger, e Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, quali moderatori è “Agitare prima dell’uso. Nuovi orizzonti del Museo”. Partecipano Daniele Jallà, presidente Icom Italia; Anna Maria Visser, università di Ferrara; Carmelo Malacrino, direttore museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; Valentino Nizzo, direzione generale musei del MIBACT; Franco Marzatico, soprintendente ai Beni Culturali di Trento”. La rassegna chiude sabato 8 alla sera al teatro Zandonai di Rovereto con la cerimonia di premiazione e la proiezione del film più gradito dal pubblico con il premio “Città di Rovereto – Archeologia Viva”.