Archivio tag | Andrea Viliani

“Pompei. La città viva”: è il primo podcast prodotto per il parco archeologico di Pompei con la collaborazione di Electa. Sei episodi da ascoltare raccontano la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano

La copertina di “Pompei. La città viva”, il primo podcast prodotto da Piano P per il parco archeologico di Pompei con la collaborazione di Electa

“Vivere” Pompei ascoltando. Dall’8 gennaio 2021 si potrà ascoltare “Pompei. La città viva”, il primo podcast prodotto da Piano P, piattaforma italiana dei podcast giornalistici, per il Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con Electa, in occasione della prossima riapertura al pubblico dell’Antiquarium di Pompei. “Pompei è la città morta più viva che mai…”, “Pompei è un pilastro della nostra cultura e della nostra memoria…”, “Pompei è un mondo ed è anche il mio mondo…”, “Pompei continua a stupirci e lo farà sempre…” sono solo alcune delle dichiarazioni che si possono ascoltare nel trailer di presentazione del podcast (Trailer. Dall’8 gennaio 2021 il primo podcast su Pompei – Pompei. La città viva | Podcast on Spotify). Autori dei testi: Carlo Annese, Enrico Racca, Lucia Stipari; speaker: Matteo Alì, Arianna Granata; illustrazione della cover: Joey Guidone; musiche originali: Nicola Scardicchio, Michele Bozzi, flauto; Antonella Pecoraro, arpa; montaggio e post-produzione: Giacomo Qualcuno; Editing: Giulia Pacchiarini.

Il direttore generale del Parco archeologico di Pompei Massimo Osanna nella cucina ricostruita alla Fullonica di Stephanus (foto parco archeologico Pompei)

La serie prevede 6 episodi, con uscita settimanale il venerdì dall’8 gennaio 2021. Gli episodi saranno disponibili all’ascolto su Spotify, Spreaker, Apple Podcast e su tutte le principali app gratuite per l’ascolto dei Podcast. Sei episodi, condotti da Carlo Annese, nei quali ventisei tra accademici, archeologi, artisti e scrittori, insieme al direttore Massimo Osanna, raccontano la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano: dalla tragica eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. fece scomparire una città intera sotto una coltre di cenere e lapilli alla scoperta casuale che diede inizio agli scavi nel 1748, fino all’ultimo straordinario rilancio del Parco archeologico. Da alcuni anni, infatti, Pompei è una delle mete più richieste del turismo mondiale e non smette di rivelare sempre nuove, sorprendenti testimonianze del suo passato.

Il corto “Pompei. Eternal emotion” di Pappi Corsicato rientra in un progetto di valorizzazione dell’area pompeiana

Valeria Parrella, Pappi Corsicato, Catharine Edwards, Maurizio De Giovanni, Andrea Marcolongo e molti altri contribuiscono a ricostruire la vita quotidiana, le arti e i costumi della città antica – dal cibo all’erotismo, dall’architettura delle domus ai giardini – mettendoli in relazione con i nostri tempi. Insieme a Cesare De Seta e Anna Ottani Cavina analizzano l’influenza che Pompei ha esercitato sulla cultura degli ultimi tre secoli, dal pensiero illuminista sulla catastrofe alla fascinazione dei viaggiatori romantici del Grand Tour fino ai best-seller sugli ultimi giorni prima della tragedia. E con Maria Pace Ottieri scoprono innumerevoli punti di contatto con la realtà di oggi, a cominciare dal rischio che corrono i 700mila abitanti dei sette Comuni dell’area vesuviana. “Quelle rovine ci dicono che siamo sostanzialmente gli stessi”, dice il popolare scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. “Quella città, con i suoi mercati e le sue case, con la sua divisione tra una borghesia commerciale e i suburbi popolari, ricalca nella stessa identica maniera quella che sarebbe oggi la città, se la si fotografasse in una situazione simile. E speriamo che non avvenga mai”.

Il Grande Progetto Pompei, quinquennale, è stato avviato nel 2014

Episodio 1. Il museo vivente. La città più antica del mondo vive nel presente e parla al futuro. Il clamoroso “effetto Pompei”, che ha portato il Parco archeologico quasi a raddoppiare i visitatori nel giro di pochi anni sfiorando i 4 milioni nel 2019, è il frutto di uno dei più ambiziosi interventi mai visti in Italia. Il Grande Progetto Pompei, avviato nel 2014 dopo decenni di incuria e cattiva gestione, coincide con l’ennesima rinascita della città, un patrimonio unico al mondo che il direttore Massimo Osanna ha trasformato in un brand internazionale e in un luogo che non smette di rivelare sempre nuove, straordinarie tracce della sua storia. Intervengono: Maurizio De Giovanni, scrittore; Catharine Edwards, docente di Classici e Storia Antica al Birkbeck College di Londra; Antonia Falcone, archeoblogger; Francesco Jodice, artista visuale; Andrea Marcolongo, giornalista e scrittrice; Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore generale dei musei italiani; Luana Toniolo, funzionario archeologo; Andrea Viliani, responsabile del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

L’altro lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Episodio 2. Vivere a Pompei: dall’arte allo street food. Pompei, museo a cielo aperto, è la maggiore fonte di informazioni sulla vita quotidiana degli antichi romani. E ogni nuovo ritrovamento, come in un puzzle, compone un’immagine in perenne mutamento e regala infinite sorprese. Seguendo idealmente due uomini nel loro ultimo giorno, prima dell’eruzione del Vesuvio, passeggeremo tra le strade traboccanti di vita e scopriremo la Pompei delle botteghe e la Pompei città d’arte, le taverne e le domus affrescate, simbolo di status sociale. Assaggeremo il vino che si è ripreso a produrre da alcuni anni e osserveremo gli edifici ancora intatti che all’inizio del ‘900 offrirono a Le Corbusier le basi per la sua idea di architettura. Intervengono: Giuseppe Di Napoli, docente di Disegno e Colore allo IED di Milano; Massimo Montanari, docente di Storia dell’Alimentazione all’università di Bologna; Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell’Arte romana all’università Orientale di Napoli; Carlo Rescigno, docente di Archeologia classica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Grete Stefani, funzionario archeologo; Marida Talamona, docente di Storia dell’Architettura contemporanea all’università Roma 3; Luana Toniolo, funzionario archeologo.

“L’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.” dipinto di Pierre-Henri de Valenciennes (1813) conservato al musée des Augustins di Tolosa

Episodio 3. Cinquantamila volte Hiroshima. Vivere sotto la minaccia della catastrofe, ieri e oggi. Senza saperlo, come accadde ai pompeiani del primo secolo dopo Cristo, oppure essendone perfettamente consapevoli, com’è oggi per i 700mila abitanti dei sette Comuni della vasta area vesuviana che vivono all’ombra del vulcano. La tragica eruzione che in meno di venti ore, il 24 ottobre dell’anno 79, proiettò in aria dieci miliardi di tonnellate di magma, vapori e gas, seppellendo la città, ha influenzato la scienza, da Plinio il Giovane alla vulcanologia moderna. E ha dato origine a una filosofia del disastro che ha avuto in Rousseau e negli Illuministi i principali interpreti. Intervengono: Francesca Bianco, direttore dell’Osservatorio vesuviano di vulcanologia di Napoli; Luigi Gallo, storico dell’arte e direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino; Maria Pace Ottieri, giornalista e scrittrice; Valeria Parrella, scrittrice; Andrea Tagliapietra, docente di Storia della Filosofia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

L’archeologo Amedeo Maiuri tra gli scavi di Pompei

Episodio 4. I volti della ricerca. La storia di Pompei è anche la storia epica degli scavi, iniziati nel 1748 sotto Re Carlo di Borbone e tuttora in corso, e con la prospettiva di altri importanti ritrovamenti nei 22 ettari ancora da scoprire. Raccontiamo il romanzo della rinascita della città antica, una saga popolata da uomini e donne che, spesso con colpi di genio, hanno restituito Pompei alla vita: da Giuseppe Fiorelli, l’inventore della celebre tecnica dei calchi, a Vittorio Spinazzola, che ebbe l’intuizione del museo diffuso; da Amedeo Maiuri, il “principe degli archeologi” (come lo definì Guido Piovene), ad Annamaria Ciarallo, che ha ricostruito la flora del tempo, fino a Massimo Osanna, che ha traghettato il Parco Archeologico in una nuova dimensione. Intervengono: Andrea Marcolongo, giornalista e scrittrice; Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore generale dei musei italiani; Valeria Parrella, scrittrice; Grete Stefani, funzionario archeologo; Luana Toniolo, funzionario archeologo; Andrea Viliani, responsabile del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Episodio 5. La città dell’amore. Uno dei ritrovamenti più recenti è anche il più affascinante: un piccolo, splendido affresco, sulla parete di una ricca domus, che ritrae Leda sedotta da Zeus. Per poterla avvicinare, il dio ha assunto l’aspetto di un cigno e si protende verso di lei quasi a chiederle un bacio. Le immagini a tema erotico sono molto frequenti, e non solo nelle stanze da letto, confermando l’idea, maturata nei secoli, di Pompei città del piacere, dove la vanità veniva alimentata da gioielli, profumi e unguenti. Fra verità e leggenda, entriamo nei luoghi che da sempre colpiscono l’immaginario popolare e degli studiosi: il lupanare, le terme pubbliche, ma anche gli spazi privati dove si svolgeva la prostituzione. Ancora oggi la città trasuda sensualità e ci racconta un’idea di bellezza che rappresenta un punto di riferimento anche per i canoni estetici attuali. Intervengono: Ria Berg, docente di Archeologia e Studi classici all’università di Helsinki; Pappi Corsicato, regista; Catharine Edwards, docente di Classici e Storia antica al Birkbeck College di Londra; Valeria Parrella, scrittrice; Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell’Arte romana all’università Orientale di Napoli; Danda Santini, direttore di Amica e IoDonna.

Un frame del video “Pink Floyd. Live at Pompeii” girato nell’anfiteatro nel 1971

Episodio 6. Dal Grand Tour a Lonely Planet. La scoperta di Pompei, a metà del Settecento, è una vera rivoluzione, che sposta il baricentro dell’attenzione verso Sud. L’apertura degli scavi fa cambiare le rotte del Grand Tour europeo, e a Pompei arrivano in visita intellettuali e grandi artisti: da Winckelmann a Goethe, da Mozart a Picasso, fino ai… Pink Floyd. Nel frattempo cresce anche l’attrazione per il momento più drammatico per la città antica: l’eruzione del Vesuvio. Gli ultimi giorni di Pompei diventano un best seller nella letteratura, nella lirica e nel cinema, da Edward Bulwer-Lytton a Robert Harris, da Giovanni Pacini a Sergio Leone. Pompei diventa così un generatore di storie, che i nuovi ritrovamenti continuano a rendere praticamente inesauribile. Intervengono: Maurizio De Giovanni, scrittore; Cesare De Seta, professore emerito di Storia dell’Architettura all’università Federico II di Napoli; Luigi Farrauto, autore delle guide Lonely Planet; Luigi Gallo, storico dell’arte e direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino; Anna Ottani Cavina, docente di Storia dell’Arte alla Johns Hopkins University di Bologna; Paola Villani, docente di Letteratura italiana all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Pompei, 21 dicembre 2020: è nato Pompeii Commitment. Materie archeologiche il portale e centro di ricerca digitale del parco archeologico di Pompei per lo studio e la valorizzazione delle “materie archeologiche” custodite nelle aree di scavo e nei depositi

Il parco archeologico di Pompei lancia il portale Pompeii Commitment. Materie archeologiche

21 dicembre 2020, ore 14: aperto ufficialmente pompeiicommitment.org, il portale e centro di ricerca digitale di Pompeii Commitment. Materie archeologiche, il primo programma dedicato all’arte contemporanea commissionato dal parco archeologico di Pompei e basato sullo studio e sulla valorizzazione delle “materie archeologiche” custodite nelle aree di scavo e nei depositi di Pompei. Il progetto è stato ideato nel 2017 da Massimo Osanna, direttore generale ad interim del parco archeologico di Pompei, e Andrea Viliani, responsabile e curatore del CRRI-Castello di Rivoli Research Institute, che è il curatore scientifico del progetto, “manutenuto” insieme con Stella Bottai e Laura Mariano. L’individuazione della parola “manutenzione” non è casuale, in quanto si tratta di un progetto in progress che connota il lavoro di ricerca quale responsabilità e impegno (“commitment”) quotidiano, non solo a concepire ma anche, appunto, a manutenere ovvero a preservare e condividere i risultati che saranno progressivamente raggiunti.

L’home page del portale Pompeii Commitment. Materie archeologiche

Nella sua prima fase, Pompeii Commitment si concentra sulla definizione delle forme di conoscenza che saranno espresse e prodotte dal progetto stesso, attraverso un metodo di ricerca corale, attivato e condiviso su pompeiicommitment.org da dicembre 2020 a dicembre 2021. Anche per questo la piattaforma è concepita come un “portale”, piuttosto che un “sito web”, ovvero come un discrimine e un momento di passaggio in cui possiamo prescindere da ciò che già conosciamo, o crediamo di conoscere, e immaginare invece nuovi saperi. pompeiicommitment.org è stato ideato, quindi, non come uno strumento funzionale o di supporto, ma come l’accesso a un vero e proprio centro di ricerca digitale, in cui pubblicare e diffondere progetti in corso, saggi testuali e visivi, podcast, file audio e video di cui saranno autori oltre cinquanta artisti, curatori, scrittori e attivisti internazionali, invitati a partecipare al progetto con i loro contributi (Commitments), che confluiranno in un catalogo scientifico finale.

La pagina Fabulae/Historiae del portale Pompeii Commitment. Materie archeologiche

Il portale racconta inoltre la storia di come Pompei sia diventata una forma di conoscenza della modernità, prima occidentale e poi globale, come testimoniato da molteplici documenti storici che sono pubblicati settimanalmente (Historiae), e di come Pompei abbia accumulato un sapere transdisciplinare in continua evoluzione, composto da innumerevoli storie sulla fine e sull’inizio di mondi, siano essi reali o fantastici, che formano sul portale una Biblioteca di Archeologia e Futurologia.  I professionisti stessi del Parco Archeologico – tra cui archeologi, storici, archivisti, antropologi, archeozoologi, archeobotanici, agronomi, geologi, chimici, architetti, ingegneri, informatici, restauratori, operatori della manutenzione ordinaria – contribuiranno ad approfondire e condividere con il grande pubblico le proprie conoscenze attraverso una serie di testi inediti e interviste che portano in luce e celebrano il loro metodo di lavoro e il loro lavoro quotidiano (Fabulae).

Pagina Inventario del portale Pompeii Commitment. Materie archeologiche

Ma il portale getta anche le basi per una catalogazione tipologica della “materia archeologica” pompeiana conservata nei depositi del Parco e materia di riflessione degli autori invitati, delineando così un museo, per ora solo ipotetico, ad essa dedicato (Inventario). Tutti questi contributi configurano pompeiicommitment.org come una piattaforma editoriale multi-autoriale e polifonica. Evolvendo progressivamente come una costruzione costantemente ridefinita, Pompeii Commitment genera un’ulteriore porta d’ingresso al sito di Pompei – come le porte monumentali attraverso le quali il visitatore accede abitualmente al sito archeologico (Piazza Anfiteatro, Porta Marina Inferiore e Porta Marina Superiore) ­–, che in questo caso si configura come un accesso malleabile e penetrabile all’episteme di Pompei. Il portale web mira così a definire un’esperienza più estesa e stratificata nel tempo rispetto a quella di una visita fisica a Pompei – ma anche della normale consultazione digitale del suo sito web –, affermando una sensazione di “scoperta” graduale che riflette e approfondisce  l’attività permanente di scavo sostenibile condotta ogni giorno  in quel museo diffuso e all’aperto che comprende, oltre al sito archeologico di Pompei, anche i siti di Oplontis, Boscoreale, il Real Polverificio Borbonico di Scafati, la Reggia del Quisisana e le ville di Castellamare di Stabia.

Giulio Paolini apre i Commitments. Qui l’opera “Senza titolo (Pompei)” 2020 (foto Luca Vianello / Courtesy Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino)

La seconda fase di Pompeii Commitment. Materie archeologiche avrà inizio nel corso del 2021 e si articolerà in un programma di commissione, produzione e presentazione di opere che, progressivamente, costituiranno la collezione d’arte contemporanea (Collectio) del parco archeologico di Pompei. Questa seconda fase è ispirata alle linee guida del progetto Italian Council promosso dal MiBACT-Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo. I Commitments sviluppati per il portale – oltre cinquanta – sono pubblicati settimanalmente nell’arco di dodici mesi, da dicembre 2020 a dicembre 2021. Tra i partecipanti i cui contributi saranno pubblicati nel primo semestre del 2021: Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, Maria Thereza Alves, Marcella Beccaria, Anna Boghiguian, Diana Campbell Betancourt, Cairo Clarke, Cooking Sections, Chiara Costa, Trisha Donnelly, Jimmie Durham, Haris Epaminonda, Eva Fabbris, Milovan Farronato, Simone Fattal,  Lara Favaretto, Liam Gillick, Alexandra Daisy Ginsberg, Prem Krishnamurthy, Mierle Laderman Ukeles, Lina Lapelyte, Matteo Lucchetti, Goshka Macuga, Elena Mazzi, Marzia Migliora, Otobong Nkanga, Henrik Olesen, Charlemagne Palestine, Christodoulos Panayiotou, Giulio Paolini, Lucia Pietroiusti, Walid Raad, Michael Rakowitz, Lucy Raven, Tabita Rezaire, Salvatore Settis, Tai Shani, Paul Sietsema, Himali Singh Soin-David Soin Tappeser, Marianna Vecellio, Adrián Villar Rojas, Kandis Williams, Cerith Wyn Evans, Akram Zaatari.

Mierle Laderman Ukeles Washing / Tracks / Maintenance: Outside, 1973 (courtesy Mierle Laderman Ukeles e Ronald Feldman Gallery, New York)

I Commitments inaugurali sono quelli degli artisti Giulio Paolini (autore anche dell’immagine della holding page del portale) e Mierle Laderman Ukeles. Per tracciare l’orizzonte d’inizio di Pompeii Commmitment. Materie archeologiche, Paolini ha immaginato quattro possibili versioni del portale di accesso al progetto: come in quel “quadro che contiene tutti i quadri” – la prima opera dall’artista, Disegno geometrico, 1960 – Paolini squadra la superficie di quattro fogli bianchi per concentrare la sua e la nostra attenzione su di essi e su ciò che sta per accadervi (o è già accaduto?). Laderman Ukeles partecipa invece con la ripubblicazione del suo MANIFESTO FOR MAINTENANCE ART 1969! Proposal for an exhibition “CARE”, che ha fortemente influenzato la visione curatoriale del progetto, nei termini della sua “cura” intesa come “manutenzione”. Autore della prima Fabula è il professor Pierpaolo Forte, membro del consiglio di amministrazione del parco archeologico di Pompei. Nella primavera 2021 verranno anche presentati il volume monografico Gianni Pettena: 1966-2021 (Mousse Publishing, Milano, 2020, co-prodotto, nell’ambito del progetto, con MAXXI-Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Kunst Meran/Merano Arte) e l’opera di Invernomuto Black Med-POMPEI (2020-2021), vincitrice del bando Italian Council 2019 promosso dalla direzione generale Creatività Contemporanea del MiBACT, su presentazione di Fondazione Morra Greco, Napoli, e donata al parco archeologico di Pompei.

L’ufficio Fundraising del parco archeologico di Pompei ha ideato, a sostegno di Pompeii Commitment, un progetto e un modello di sponsorship, denominato Partners Committee, che sarà sperimentato per la prima volta in questa occasione. Il progetto si presenta come un’opportunità per proporre e valutare nuove modalità di collaborazione pubblico-privato e per interagire con i partner mediante l’attivazione di nuove pratiche dialogiche. Il Partners Committee sarà costituito dal Lead Partner e dai Team Partners. Un ruolo determinante sarà ricoperto dal Lead Partner che curerà la governance della sponsorship, il confronto con i Team Partners e i referenti del Parco Archeologico di Pompei. I Team Partners, a loro volta, potranno suggerire azioni di sostegno al progetto, ma anche nuove modalità di collaborazione e di promozione mediante le stesse organizzazioni coinvolte. L’obiettivo è quello di costituire una squadra di lavoro, dove soggetti pubblici e privati cooperano a sostegno di Pompeii Committment, primo progetto di lungo termine dedicato alle ricerche dell’arte contemporanea a Pompei. Al seguente link l’avviso di sponsorizzazione pubblicato nella sezione amministrazione trasparente del parco di Pompei: http://pompeiisites.org/trasparenza/progetto-pompei-commitment-archaeological-matters-da-parte-del-parco-archeologico-di-pompei/ Il progetto è presente anche sulla piattaforma Art Bonus per consentire a donatori, amici e sostenitori dell’arte di partecipare con erogazioni liberali al sostegno delle creazioni artistiche contemporanee. I nomi dei donatori entreranno a far parte dell’universo progettuale di Pompei, beneficiando degli sgravi fiscali previsti dalle normative Art Bonus. Qui di seguito il link: https://artbonus.gov.it/2267-parco-archeologico-di-pompei.html

“DIGGING UP. ATLAS OF THE BLANK HISTORIES/Indagare il sottosuolo. Atlante delle storie omesse”: a villa Arianna a Stabia in mostra il progetto di Lara Favaretto

Un grande ambiente affrescato di villa Arianna, la più antica villa d’otium di Stabiae

Il progetto “Digging up. Atlas of the blank histories” di Lara Favaretto

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna

Villa Arianna a Castellamare di Stabia, per iniziativa della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Madre, museo d’arte contemporanea della Regione Campania, e della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, dal 25 ottobre al 18 novembre 2018 ospita il progetto di Lara Favaretto “DIGGING UP. ATLAS OF THE BLANK HISTORIES/Indagare il sottosuolo. Atlante delle storie omesse”, vincitore della seconda edizione del Bando Italian Council 2017, ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane (DGAAP) del Ministero per i beni e le attività culturali. “Se ci immergiamo nel futuro immaginato da Chris Marker in La Jetée”, spiega Lara Favaretto, “ci troviamo in un mondo in cui la superficie della Terra si riduce a una gigantesca landa radioattiva e gli umani sono costretti a vivere sottoterra. Qui, i vincitori della guerra eseguono esperimenti sui vinti. Dal momento che non possono usare lo spazio, gli scienziati di questo mondo sotterraneo cercano di sfruttare la dimensione del tempo. Usano i prigionieri come porcellini d’India che rimandano indietro nel passato sperando di trovare risorse che possano usare per assicurare la sopravvivenza dell’umanità e per ripopolare il pianeta usando il presente. In questo presente esteso e mobile, il futuro potrebbe già aver avuto luogo e il passato potrebbe ancora prendere forma”. Digging Up è un tentativo di materializzare ciò che nel film vediamo come una successione di immagini. Lo fa affidando il viaggio nel passato al nucleo noioso, che esemplifica la stratificazione del tempo. I nuclei costituiscono il DNA dei luoghi da cui provengono e il loro campionamento consente di garantire la riproducibilità in futuro. Ciò inverte il passato in una sorta di memoria di ciò che verrà, e questo è impressionato dal materiale estratto dalle viscere della Terra. Con l’Atlante delle storie omesse Lara Favaretto, coadiuvata dal coordinatore scientifico Anna Cuomo per il museo Madre, propone un’indagine del territorio volta a tracciare una mappatura di zone sensibili, luoghi che custodiscono nel sottosuolo tracce di storie laterali e dimenticate che, riportate alla luce attraverso carotaggi, dopo essere state mostrate, studiate e catalogate in una scatola di conservazione, saranno archiviate, insieme, in un contenitore di ferro che verrà sigillato e sepolto come Time Capsule. Il luogo dell’interramento sarà contrassegnato da una pietra lavica recante la data della sepoltura e del futuro dissotterramento, che avverrà tra cento anni, e le sue coordinate saranno inviate all’International Time Capsule Society (ITCS) ad Atlanta. Giovedì 25 ottobre 2018, alle 12, a villa Arianna, alla presentazione del progetto, saranno presenti Federica Galloni, direttore generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane (DGAAP) del ministero per i Beni e le Attività Culturali; Massimo Osanna, direttore generale Parco archeologico di Pompei; Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Laura Valente, presidente Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Andrea Viliani, direttore generale museo Madre e l’artista Lara Favaretto.

Napoli. Visita guidata eccezionale il 25 aprile 2018 al museo Madre: il direttore generale del parco archeologico di Pompei racconta la mostra “Pompei@Madre” alla scoperta delle molteplici relazioni tra patrimonio archeologico e ricerca artistica

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, al museo Madre di Napoli

Il 25 aprile 2018, per tutti gli appassionati che si trovano a Napoli, regala una passeggiata tra materiali archeologici di provenienza pompeiana e opere di artisti contemporanei con una guida speciale. Alle 17, infatti, al museo Madre di Napoli, c’è “Curator’s Tour”:  il direttore generale del parco archeologico di Pompei racconta la mostra “Pompei@Madre” dove i reperti pompeiani, messi a confronto con l’arte moderna, rivelano quanto l’antica città fin dalla sua scoperta nel XVII secolo, abbia influenzato le arti e le culture di ogni epoca fino ai nostri giorni. A  meno di una settimana dalla chiusura della sezione “Pompei@Madre – Materia archeologica”, allestita al terzo piano del museo Madre, Osanna, curatore della mostra assieme ad Andrea Viliani, direttore generale del Madre, guiderà i visitatori alla scoperta  delle molteplici relazioni tra patrimonio archeologico e ricerca artistica, che la mostra ha voluto mettere in risalto. La partecipazione alla visita è gratuita fino ad esaurimento posti disponibili: si paga solo l’ingresso a pagamento al museo Madre. Ma attenzione la prenotazione è obbligatoria: info e prenotazioni  08119737254.”Oggi questa forte presenza di Pompei sul nostro tempo si avverte ancor di più”, spiegano i promotori, “perché si è in una stagione di nuovi scavi e ricerche sul campo che stanno portando alla luce strutture, affreschi, reperti della vita quotidiana che, oltre a contribuire alla ricerca scientifica e a ridefinire la storia di Pompei, regalano emozioni uniche. E il direttore Osanna, protagonista di questo momento unico di trasformazione del sito archeologico, è testimone d’eccezione di questa forte prossimità tra archeologia e contemporaneità”. L’evento sarà raccontato attraverso i social network del museo Madre e del parco archeologico di Pompei, nell’ambito dell’ iniziativa Invasioni digitali (#PompeiMadre)

Alla mostra “Pompei@Madre” a Napoli i reperti pompeiani dialogano con l’arte moderna

La mostra articolata  nelle due sezioni “Pompei@Madre. Materia archeologica” (terzo piano) fino  il 30 aprile, e “Pompei@Madre. Materia archeologica: le collezioni” (ingresso e primo piano) in programma fino al 24 settembre 2018, coinvolge più di 90 artisti e intellettuali moderni e contemporanei, da Johannn Wolfgang Goethe a da François-René de Chateaubriand a Le Corbusier. Il progetto espositivo “Pompei@Madre. Materia archeologica”, a cura  di Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di  Pompei,  e Andrea Viliani, direttore generale del Madre – museo Arte contemporanea Donnaregina di Napoli, con il coordinamento curatoriale per la  sezione moderna  di  Luigi Gallo, si basa su  un  rigoroso  programma  di  ricerca risultante dall’inedita collaborazione istituzionale fra il parco archeologico di  Pompei, uno dei più importanti siti archeologici al mondo, e il  Madre, museo regionale campano d’arte contemporanea (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/15/il-grande-progetto-pompei-protagonista-allunesco-di-parigi-come-modello-da-imitare-tavola-rotonda-della-regione-campania-il-generale-curatoli-entro-dicembre-2018-la-chiusura-di-tutti-i-cantier/).

“Tutto è contemporaneo, attualità dell’antico. Dialoghi intorno a On the road – Via Emilia 187 a.C.-2017”: al via a Reggio Emilia un ciclo di incontri con esperti, da Eva Cantarella ad Andrea Carandini, seguito dalla visita guidata alla mostra sulla Via Emilia e da un “light simposium”

A Reggio Emilia al via il ciclo di incontri “Tutto è contemporaneo, attualità dell’antico. Dialoghi intorno a On the road – Via Emilia 187 a.C.-2017”

Prima un approfondimento con storici dell’antichità, geografi, architetti, latinisti, esperti d’arte, archeologi, poi una visita guidata speciale della mostra “On the road. Via Emila 187 a.C.-2017” al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, e per finire un “light simposium” a cura di ArcheoCucina. Reggio Emilia lancia “Tutto è contemporaneo, attualità dell’antico. Dialoghi intorno a On the road – Via Emilia 187 a.C.-2017”, un ciclo di incontri tra marzo e maggio per avvicinare in modo originale il pubblico alla mostra aperta al Palazzo dei Musei fino all’8 luglio 2018 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/14/on-the-road-la-mostra-di-reggio-emilia-propone-una-riflessione-sulla-storia-della-via-emilia-e-sul-suo-fondatore-sul-significato-della-strada-nella-contemporaneita-in-un-itinerari/). Tutti gli incontri si tengono alle 18 nella Sala del Tricolore in piazza Prampolini n.1 a Reggio Emilia. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. La visita guidata alla mostra inizia alle 19.30. Al termine, il light simposium.

Apre gli incontri di Reggio Emilia la storica dell’antichità e del diritto antico Eva Cantarella

“Come uccidere il padre” di Eva Cantarella

Il ciclo “Tutto è contemporaneo, attualità dell’antico. Dialoghi intorno a On the road – Via Emilia 187 a.C.-2017” inizia venerdì 16 marzo 2018 con Eva Cantarella su “Tra passato e presente: i conflitti di generazione”. La storica dell’antichità e del diritto antico dialoga con Tommaso Ricci, caporedattore cultura del Tg2 RAI. “Eva Cantarella”, spiegano i promotori, “entra subito in medias res, per dirla all’antica, trattando un tema – quello dei conflitti generazionali – che ci sembra appartenere solo all’oggi ma che l’illustre studiosa dimostra essere invece una costante della storia”. Quante volte leggiamo sui giornali che i disagi e i crimini tra le mura di casa derivano dalla crisi della famiglia, una crisi tutta moderna? Come se la famiglia fosse sempre stata un luogo di riparo, di protezione da una società ostile. Ma è davvero così? Eva Cantarella, che al tema ha dedicato il recente, fortunato studio “Come uccidere il padre. Genitori e figli da Roma a oggi” (Feltrinelli Editore) sfata, dati alla mano, questa nostra errata sensazione. “Con gli strumenti di studiosa del diritto e della storia antica, che le sono propri, ricostruisce costumi e abitudini delle famiglie romane, risalendo fino alle origini della civiltà che ha creato i fondamenti della nostra cultura giuridica. Dimostra così che, a partire dai Sette Re di Roma, a metà dell’ottavo secolo a.C., fino al sesto secolo d.C. e alla stesura del Corpus iuris civilis di Giustiniano, il potere di vita e di morte dei padri sui figli è assoluto e l’uccisione del padre appartiene con impressionante frequenza alla realtà sociale di ogni famiglia romana. Cantarella si interroga sulla natura ansiogena e conflittuale dei rapporti tra padri e figli nell’antica Roma e, con una ricerca che guarda al passato per parlare del presente, mostra che le famiglie infelici non appartengono solo al nostro tempo. Da Cicerone a Ovidio, da Seneca a Giustiniano, racconta le norme che regolavano l’abbandono dei figli, la facoltà di venderli come schiavi o addirittura di ucciderli, evocando episodi di sconcertante violenza. Quella che svela è una storia tanto sconosciuta quanto decisiva per le nostre radici culturali, che ci spinge a riflettere sul carattere atavico e profondamente umano dello scontro tra le generazioni”.

L’architetto Italo Rota curatore della mostra “On the road. Via Emila 187 a.C.-2017” a Reggio Emilia

L’archeologo Andrea Carandini, tra i massimi esperti di Roma antica, oggi presidente del Fai

Il ciclo continua venerdì 23 marzo 2018, con Franco Farinelli dell’università di Bologna. Geografo, presidente dell’Associazione dei Geografi italiani, Farinelli parlerà de “L’invenzione dello spazio”. Venerdì 6 aprile 2018, tocca all’architetto milanese Italo Rota, architetto milanese, che a Reggio Emilia ha curato l’allestimento della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C.-2017” con Luigi Malnati e Roberto Macellari. L’architetto, cui si devono – tra l’altro – la promenade del Foro Italico a Palermo (2005), il tempio indù di Lord Hanuman, il padiglione Ciudades de Agua per l’Expo di Saragozza del 2008, l’allestimento del Triennale Design Museum nel 2007, e il Museo del Novecento a Milano inaugurato nel dicembre 2010, dimostrerà come “Tempo e memoria sono oggetti”. Venerdì 13 aprile 2018, sarà la volta del latinista Ivano Dionigi, già Magnifico rettore dell’Alma Mater Studiorum dell’università di Bologna, con “Tra notum e novum. Il destino della parola”. Invece è da confermare l’incontro di venerdì 4 maggio 2018, con Andrea Viliani, curatore di molti musei di Arte dal Castello di Rivoli al MamBo di Bologna, dal Centro di ricerca sulla contemporaneità a Trento al museo Madre di Napoli. Gran finale venerdì 11 maggio 2018 con Andrea Carandini, in un incontro promosso dalla delegazione Fai di Reggio Emilia e da Insieme per i Musei di Reggio Emilia. Il grande archeologo, famoso per i suoi scavi e le ricerche sul Palatino di Roma, oggi presidente del Fondo per l’Ambiente Italiano, dialogherà su “La casa degli Aemilii Scauri a Roma”.